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        <title>Leasenews</title>
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        <description>Leasenews è la prima rivista online dedicata al mondo del lease</description>
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            <title>Leasenews</title>
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            <title>La leva del leasing:educazione finanziaria e piccole imprese</title>
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            <pubDate>Thu, 05 Nov 2026 08:15:00 +0000</pubDate>
            <description>I dati dell’Indagine della Banca d&#039;Italia 2025/2026 sull&#039;alfabetizzazione finanziaria delle piccole imprese mostrano un quadro dai due volti. Se da un lato il livello medio di competenze degli imprenditori è sufficiente (pari a un voto di circa 7,4 su 10), dall&#039;altro emergono ancora forti incertezze su temi chiave come la durata e il costo reale dei finanziamenti (solo il 60,5% risponde correttamente) o la capacità di contrattare i tassi con gli istituti di credito.
In questo contesto, il leasing si conferma uno strumento centrale per l&#039;economia reale, scelto dal 15,4% delle microimprese. L&#039;utilizzo diventa fondamentale nei settori che richiedono continui investimenti in beni strumentali e veicoli, come Trasporto e Magazzinaggio (27,6%), Servizi professionali (19,9%) e Manifattura (19,8%).
Dall&#039;indagine emerge un legame diretto: gli imprenditori con più competenze finanziarie investono di più in tecnologie digitali (Cloud, Intelligenza Artificiale e Robotica) e in misure di protezione dai rischi ambientali ed ESG.
Dalle rilevazioni dell&#039;Istituto di Vigilanza emerge quindi una chiara opportunità per il settore: diffondere una maggiore cultura del leasing rappresenta un volano concreto per guidare le PMI verso la transizione ecologica e digitale, aiutando gli imprenditori a trasformare le competenze finanziarie in investimenti più consapevoli, sostenibili e competitivi per il futuro.</description>
            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>Federauto: moratorie leasing solo per i contratti in essere</title>
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            <pubDate>Wed, 04 Nov 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Si sono svolte ieri presso la Commissione Ambiente del Senato le audizioni di Federauto, Confetra e Unatras nell&amp;rsquo;ambito del procedimento di conversione del DL Autotrasporto&amp;nbsp;(S.2074).&amp;nbsp;In particolare, Federauto ha evidenziato la necessit&amp;agrave; di&amp;nbsp;circoscrivere l&#039;applicazione della moratoria sui canoni di leasing, prevista dall&amp;rsquo;art. 3 del decreto ai contratti di locazione finanziaria gi&amp;agrave; in essere alla data di entrata in vigore del decreto per non impattare sulle condizioni contrattuali delle nuove operazioni di leasing.
Gli altri interventi hanno valutato positivamente la moratoria sui canoni di leasing prevista dal decreto.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Lease 2026, Iperammortamento,  30.000 domande per 8 miliardi</title>
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            <pubDate>Mon, 02 Nov 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La seconda e ultima giornata della nona edizione del Salone del leasing si &amp;egrave; aperta oggi a Milano con l&amp;rsquo;introduzione di Paolo Gerardini, Vicepresidente di Assolombarda con delega al Credito, Finanza e Fisco.
&amp;ldquo;Il nostro obiettivo &amp;egrave; permettere lo sviluppo e la crescita delle imprese. Il leasing &amp;egrave; una delle risorse finanziarie possibili che guardiamo in un&amp;rsquo;ottica di perfetta neutralit&amp;agrave; degli strumenti finanziari che chiediamo anche al regolatore pubblico&amp;rdquo;, ha esordito Gerardini. &amp;ldquo;Il cambiamento dello scenario di mercato accelera il passaggio dal conferimento in propriet&amp;agrave; dell&amp;rsquo;asset al suo uso, anche per via del necessario e sempre pi&amp;ugrave; veloce aggiornamento tecnologico. Questa esigenza si sposa molto bene con il mondo del leasing, di cui apprezziamo come imprese la flessibilit&amp;agrave; e la consulenza e da cui ci aspettiamo ancora pi&amp;ugrave; attenzione all&amp;rsquo;impresa, anche in termini di semplificazione&amp;rdquo;.
La seconda giornata dei lavori &amp;egrave; stata dedicata all&amp;rsquo;approfondimento dei settori Auto (autoveicoli e veicoli commerciali e industriali), Immobiliare e Beni strumentali.
La tavola rotonda LEASING AUTO: LE SFIDE DI MOBILIT&amp;Agrave;, DATI E SERVIZI ha visto intervenire Cristiana Petrucci, Responsabile Centro Studi e Statistiche di UNRAE, che ha introdotto i lavori, Giovanni Rainone, Managing Director MAN Financial Services, Giulio Salvadori, Direttore dell&amp;rsquo;Osservatorio Connected Vehicle &amp;amp; Mobility del Politecnico di Milano, e Claudio Zirilli, Responsabile Leasing &amp;amp; Rental e Amministratore Delegato di Ifis Rental Services.
&amp;ldquo;L&amp;rsquo;automobile rimane centrale negli spostamenti degli italiani che nel 2025 l&amp;rsquo;hanno scelta per il 65% dei casi. Nei primi 9 mesi dell&amp;rsquo;anno il mercato ha registrato 1.268.950 nuove immatricolazioni, +8,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, spinto dai clienti privati, sostenuti dagli incentivi partiti a fine 2025 e dal noleggio a breve termine, che ha beneficiato dell&amp;rsquo;andamento positivo del turismo. Tuttavia va segnalato che l&amp;rsquo;et&amp;agrave; dell&amp;rsquo;utente medio tende a salire, con il 23% di over 65 e il 25% che si colloca tra i 55 e i 64 anni, e con l&amp;rsquo;avanzare del dato anagrafico diminuisce la tendenza al rinnovo del veicolo&amp;rdquo;, ha sottolineato Cristiana Petrucci.
Venendo al veicolo elettrico, &amp;ldquo;al di l&amp;agrave; delle variabili, quali i costi di acquisizione, rileviamo da 3 anni una quota del 40% di italiani, che si mantiene stabile, che &amp;egrave; radicalmente contraria&amp;rdquo;, ha spiegato Giulio Salvadori. &amp;ldquo;Circa le cause, vediamo che un primo tema &amp;egrave; l&amp;rsquo;imposizione del regolatore, che comporta un rifiuto automatico di una parte dei consumatori, mentre la scarsit&amp;agrave; di punti di ricarica &amp;egrave; un tema s&amp;igrave; percepito, ma nel rapporto tra punti di ricarica e veicoli l&amp;rsquo;Italia si attesta su una colonnina ogni 6 auto, in Francia il rapporto &amp;egrave; 1 a 8, in Germania 1 a 12&amp;rdquo;.
Se &amp;egrave; vero che siamo un mercato tra i pi&amp;ugrave; dinamici in Europa, siamo la Cenerentola rispetto all&amp;rsquo;elettrico, specialmente se ci confrontiamo con Francia e Germania che si collocano sul 28-30%. &amp;ldquo;Dobbiamo per&amp;ograve; ricordare che questi due Paesi sono i principali promoter della transizione europea verso l&amp;rsquo;elettrico e hanno messo sul piatto incentivi stabili nel tempo, riuscendo a modificare le resistenze culturali&amp;rdquo;, ha commentato Claudio Zirilli. &amp;ldquo;Credo stia modificandosi anche in Italia l&amp;rsquo;atteggiamento resistente e quindi ci aspettiamo una naturale crescita dell&amp;rsquo;auto elettrica. Le partnership con i player dell&amp;rsquo;automotive possono essere in questo senso strategiche&amp;rdquo;.
&amp;ldquo;Nel caso del veicolo industriale elettrico non abbiamo di fronte il tema del privato, ma di un&amp;rsquo;azienda che sceglie sulla base di un business plan&amp;rdquo;, ha evidenziato Giovanni Rainone. &amp;ldquo;Il nostro mercato rimane solido e nel 2027 manterr&amp;agrave; le quote di quest&amp;rsquo;anno, anche spinto dal caro gasolio che sostiene il rinnovo del parco circolante. Oggi un veicolo industriale arriva a percorrere 700 km con una ricarica e con una vita utile della batteria superiore a quella del mezzo.&amp;nbsp; La rilevazione effettuata sulle flotte europee ci dice che pi&amp;ugrave; del 50% continuer&amp;agrave; a investire e l&amp;rsquo;Italia &amp;egrave; sempre tra le quote pi&amp;ugrave; alte di risposte positive&amp;rdquo;.&amp;nbsp;
La tavola rotonda su LEASING IMMOBILIARE TRA RIGENERAZIONE, SOSTENIBILIT&amp;Agrave; E VALORE DEGLI ASSET ha visto intervenire Marco Clerici, Head of Research &amp;amp; Advisory di World Capital, Christian Fischnaller, Direttore Commerciale di Hypo Vorarlberg Leasing, Flavio Monosilio, Direttore Affari Economici e Centro Studi di Ance, e Stefano Rossi, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Alba Leasing.
In Italia oggi ci sono 52 mln di mq logistici e il 4,5% &amp;egrave; oggetto di contratti di leasing, quindi con ampi spazi di crescita.Dall&amp;rsquo;Atlante realizzato da World Capital &amp;egrave; emersa la forte espansione del mercato immobiliare per la logistica, che ha trainato il boom del leasing immobiliare (+21%) e che, insieme a hotellerie e uffici, &amp;ldquo;&amp;egrave; diventato dopo il Covid un asset strutturale del Paese, con rendimenti dell&amp;rsquo;ordine del 5-5,5%&amp;rdquo;, ha spiegato Marco Clerici.
&amp;ldquo;Oggi siamo al termine di una fase espansiva del PNRR e ci troviamo di fronte a un cambiamento di scenario, che vedr&amp;agrave; il 2027 come soglia oltre la quale c&amp;rsquo;&amp;egrave; un obiettivo abbassamento delle aspettative&amp;rdquo;, ha ricordato Flavio Monosilio. &amp;ldquo;D&amp;rsquo;altro canto emergono esigenze reali e in questo ambito il leasing pu&amp;ograve; avere un ruolo importante, ad esempio nel piano casa e nella risposta alla domanda di housing sociale&amp;rdquo;. 
&amp;ldquo;Registriamo anche le necessit&amp;agrave; delle aziende che non trovano lavoratori disponibili a trasferirsi proprio per via del tema dell&amp;rsquo;alloggio, &amp;egrave; per&amp;ograve; necessaria una modifica del regime IVA nel settore residenziale, oggi penalizzato&amp;rdquo;, ha chiosato Christian Fischnaller. &amp;ldquo;Per gli usi produttivi, sicuramente nel Nord Italia c&amp;rsquo;&amp;egrave; un mercato solido con una domanda forte per nuovi spazi e spazi riqualificati per le aziende che crescono&amp;rdquo;.
&amp;ldquo;In passato c&amp;rsquo;&amp;egrave; stata una forte cautela da parte delle banche sul settore immobiliare, che invece sta registrando un&amp;rsquo;esplosione della domanda degli investitori&amp;rdquo;, ha sottolineato Stefano Rossi, &amp;ldquo;e negli ultimi anni rileviamo un ribilanciamento dei portafogli che ha portato alla crescita del leasing immobiliare anche verso i crediti deteriorati collegati ad asset immobiliari&amp;rdquo;.&amp;nbsp;
Il tema del LEASING STRUMENTALE, INCENTIVI E INVESTIMENTI PRODUTTIVI &amp;egrave; stato affrontato da Raffaele Spallone, Dirigente Divisione II del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Stefania Pigozzi, Responsabile Centro Studi UCIMU-Sistemi per produrre, Salvatore Saulino, &amp;nbsp;Amministratore Delegato di UniCredit Leasing,&amp;nbsp;
Stefano Schiavi, Deputy General Manager e Chief Operating Officer di BNP Paribas Leasing Solutions Italy, e Massimo Tripuzzi, Direttore Generale di Cr&amp;eacute;dit Agricole Leasing Italia.&amp;nbsp;
&amp;ldquo;L&amp;rsquo;iperammortamento ha visto 30.000 domande da giugno ad oggi per circa 8 miliardi di euro&amp;rdquo;, ha comunicato Raffaele Spallone. &amp;ldquo;L&amp;rsquo;erogazione vede in testa la Lombardia, seguita dal Veneto, ricalcando sostanzialmente la geografia della diffusione delle imprese. Si segnalano per&amp;ograve; alcune performance sopra la media rispetto alla domanda negli anni precedenti, ad esempio la Campania, che si colloca al 7% a fronte del 9% dell&amp;rsquo;Emilia-Romagna, bene anche la Puglia&amp;rdquo;. A breve &amp;egrave; attesa la circolare di chiarimenti dell&amp;rsquo;Agenzia delle Entrate.
&amp;ldquo;BIMU, la biennale della macchina utensile e robotica si &amp;egrave; appena conclusa con un mood positivo&amp;rdquo;, ha detto Stefania Pigozzi.&amp;ldquo;Gli ordini dei primi nove mesi si chiudono con un +10%, composto da un +25% di domanda estera e un -7% di domanda interna. Dobbiamo per&amp;ograve; rilevare che l&amp;rsquo;anno &amp;egrave; cominciato con un -30% della domanda domestica. I principali settori sono statinell&amp;rsquo;ordine aerospace e difesa, energia, infrastrutture e AI&amp;rdquo;.
&amp;ldquo;Il -0,9% del leasing strumentale nei primi 9 mesi del 2026 va letto alla luce dell&amp;rsquo;ottimo risultato del 2025 (+15,1%) e con il +7,3% del numero dei contratti di quest&amp;rsquo;anno. Credo che effettivamente se guardiamo il biennio o il triennio non vediamo grandi scostamenti&amp;rdquo;, ha annotato Stefano Schiavi. &amp;ldquo;Credo che anche per i Beni strumentali saranno importanti le partnership con le associazioni di categoria come UCIMU&amp;rdquo;.
&amp;ldquo;Sicuramente ha pesato anche un reindirizzamento della liquidit&amp;agrave; delle aziende verso la gestione corrente, determinato dall&amp;rsquo;aumento dei costi di produzione e dal caro energia che lo alimenta&amp;rdquo;, ha aggiunto Salvatore Saulino. &amp;ldquo;Soprattutto per gli investimenti pi&amp;ugrave; importanti, mentre abbiamo recuperato sugli investimenti pi&amp;ugrave; piccoli. Come ecosistema del leasing, dobbiamo spingere una narrativa diversa per raccontare alle imprese i vantaggi dello strumento al di l&amp;agrave; degli aspetti fiscali&amp;rdquo;.
&amp;ldquo;Un terzo elemento di rallentamento &amp;egrave; l&amp;rsquo;iper-regolamentazione, dobbiamo procedere ad ulteriori semplificazioni normative, specialmente degli strumenti di incentivazione&amp;rdquo;, ha concluso Massimo Tripuzzi, &amp;ldquo;perch&amp;eacute; la complicazione del processo si riflette inevitabilmente in un rallentamento delle dinamiche degli investimenti. Anche noi societ&amp;agrave; di leasing dobbiamo semplificare i processi ed essere ancora pi&amp;ugrave; vicini alle aziende&amp;rdquo;.

LEASE 2026 si &amp;egrave; concluso con il saluto del Presidente di Assilea, Paolo Guzzetti: &amp;ldquo;nel 2027 &amp;egrave; atteso un + 4-5% dello stipulato. Il messaggio che ha accompagnato questa edizione &amp;egrave; quello del leasing quale forza silenziosa che muove le imprese. &amp;Egrave; una definizione che racchiude bene la nostra identit&amp;agrave; e il nostro contributo, non sempre immediatamente visibile, ma decisivo per sostenere la crescita delle imprese, migliorare la produttivit&amp;agrave; e guardare anche alla soluzione di alcune tematiche sociali&amp;rdquo;.
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;</description>
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            <title>Il Salone del Leasing 2026</title>
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            <pubDate>Thu, 29 Oct 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>LEASE 2026, SI È APERTO IERI A MILANO IL SALONE DEL LEASING, “L’ECOSISTEMA” AL SERVIZIO DELLA CRESCITA DELLE IMPRESE. PREVISIONE DI CRESCITA DEL SETORE DEL 4-5% NEL 2027
PRESIDENTE MATTARELLA: IL SALONE E’ UNA SIGNIFICATIVA OCCASIONE DI ANALISI DELLO SCENARIO ECONOMICO E IL LEASING UNO STRUMENTO PREZIOSO A DISPOSIZIONE DEGLI ATTORI ECONOMICI
EMERSE DAL DIBATTITO LE OPPORTUNITÀ CHE IL LEASING PUÒ OFFRIRE ALL’IMPLEMENTAZIONE DELL’HOUSING SOCIALE, DELLE TRANSIZIONI “DIGITALE” ED “ENERGETICA” E DEL RINNOVO DEL PARCO VEICOLI
IA E CAPITALE UMANO SONO I MACRO TREND CHE INFLUENZERANNO SIA IL MERCATO SIA L&#039;ORGANIZZAZIONE DELLE SOCIETÀ
GUZZETTI: LEGGENDO I DATI DEI PRIMI 9 MESI DEL 2026, IL LEASING SI CONFERMA UN FORMIDABILE STRUMENTO DI SVILUPPO E, A MAGGIOR RAGIONE NEL CONTESTO ATTUALE, FA LA DIFFERENZA
 
 
Nel suo messaggio di saluto di indirizzo, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato come il Salone del leasing “costituisce una significativa occasione di analisi sulle evoluzioni che caratterizzano l’attuale scenario economico” e “il leasing è uno strumento prezioso a disposizione degli attori economici per incrementare gli investimenti necessari alla loro crescita”.
Il Presidente di Assilea, Paolo Guzzetti, il Vicepresidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco, Angelo Camilli, e il saluto da remoto di Antonio Patuelli, Presidente ABI, hanno aperto l’evento.
“La nuova geoeconomia: mercato, credito e investimenti” e “Le frontiere del leasing tra regolamen-tazione e innovazione” sono le due Sessioni che hanno animato la mattina e i lavori del pomeriggio.
Renato Loriero, Consigliere del Presidente del Consiglio per le politiche di bilancio ed economiche, intervenendo da remoto ha indicato i “3,4 miliardi per sostegni alle imprese della manovra di bilancio, che mette al centro investimenti strategici e infrastrutturali e il ruolo del leasing quale canale naturale con il quale le politiche pubbliche raggiungono le imprese”.  
Gregorio De Felice, Chief Economist Intesa Sanpaolo, Alessandro Fontana, Direttore Centro Studi Confindustria, Marco Fortis, Vicepresidente e Direttore Fondazione Edison, e Alessandra Lanza, Senior Partner Corporate &amp; Government Prometeia, si sono confrontati su “Gli scenari per l’economia e la finanza”, moderati da Sebastiano Barisoni, Vicedirettore esecutivo di Radio 24.
 
Nel pomeriggio l’intervento di Almorò Rubin de Cervin, Capo del dipartimento Regolamentazione e vigilanza bancaria della DG Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali della Commissione europea, ha aperto il dibattito sugli aspetti normativi.
“Leggendo i dati dei primi 9 mesi del 2026, il leasing si conferma un formidabile strumento di sviluppo e, a maggior ragione nel contesto attuale, fa realmente la differenza sia in ambito economico sia sociale” ha esordito il Presidente Assilea, Paolo Guzzetti. “Dal confronto sui temi macroeconomici, sono emerse le opportunità che può offrire all’implementazione dell’housing sociale, delle transizioni digitale ed energetica e del rinnovo del parco veicoli. Sono però necessari un quadro normativo stabile, regole proporzionate all’oggettiva minore rischiosità e che il leasing sia sempre considerato dalle PP.AA. nei regimi di agevolazione per l’acquisizione di beni produttivi”. 
“Il settore ha poi la responsabilità di continuare a migliorare la capacità di rispondere alle esigenze del mercato e rendere lo strumento sempre più accessibile e conosciuto. IA e capitale umano sono i macro trend che influenzeranno sia il mercato, sia l&#039;organizzazione delle società di leasing”, ha concluso Guzzetti.
“Le prospettive del mercato leasing restano positive e il nostro modello di previsione Assilea-Prometeia segnala una crescita dello stipulato per il 2027 tra il 4% e il 5%”, segnala il Direttore Generale di Assilea, Giuseppe Schlitzer. “Nei primi 9 mesi del 2026 il settore ha messo a segno un +3,2% dei volumi di stipulato e l’industria del leasing italiana, posizionata al 4° posto in Europa, presenta ancora margini di espansione. Nella giornata odierna in programma le tavole rotonde di approfondimento verticale sui mercati Immobiliare, Auto (autoveicoli, veicoli commerciali e industriali) e Beni strumentali”.
CAMILLI: Il leasing è uno strumento fondamentale per finanziare gli investimenti delle imprese, Confindustria è disponibile a collaborare con Assilea per ampliarne ulteriormente l’utilizzo, anche per i beni immateriali. Auspichiamo un rafforzamento delle risorse e un’estensione temporale dell’Iperammortamento, è inoltre fondamentale garantire la proroga del Fondo centrale di garanzia per le Pmi e mantenere strumenti come la Nuova Sabatini, che sostengono l’accesso al credito e gli investimenti. Un’altra priorità è mobilitare maggiori risorse verso l’economia reale, favorendo il contributo del risparmio privato e degli investitori istituzionali al finanziamento delle imprese. Anche il leasing può svolgere un ruolo importante in questo percorso, compreso il settore immobiliare, ad esempio per favorire lo sviluppo di soluzioni abitative accessibili per i lavoratori”.
PATUELLI: Vorrei sottolineare l’importanza del leasing nella ripresa economica, anche nel Mezzogiorno. Ci sarebbe bisogno di un nuovo PNRR europeo, ma non ne vediamo e i bilanci dell’Unione e dell’Italia non consentono politiche espansive. Dunque la trasformazione volontaria del risparmio europeo in investimenti produttivi è essenziale, ma ho maturato la convinzione ci sono Stati che attirano i capitali grazie a una pressione fiscale più bassa e che non hanno interesse alcuno a una fiscalità eguale e l’unione dei risparmi e degli investimenti.
FORTIS: l’Italia ha avuto la più forte crescita del PIL e dei consumi pro capite della UE dal 2022 ad oggi. L’analisi del quadro macroeconomico evidenzia un andamento del Paese migliore di quanto viene raccontato. Vanno valorizzati la forza dei settori emergenti, l’export e il contributo del leasing, che è stato fondamentale per determinare al sorpasso storico sul Giappone proprio in termini di esportazioni. L’aumento della produttività rimane un tema centrale, ma dobbiamo distinguere per comparti, il manifatturiero, ad esempio, ha visto un miglioramento della produttività rispetto ad altri settori.
DE FELICE: la minor vulnerabilità dell’Italia è un fatto, determinato innanzitutto dalla riduzione del fabbisogno energetico per milione di PIL. Il 2027 ci lascia però delle perplessità. Dobbiamo pensare a interventi strutturali, intervenendo sulla produttività - a cominciare dai servizi, dalle libere professioni e dalla PA - e trasformare il Fondo centrale di garanzia da strumento “difensivo” in uno strumento “di attacco” per rafforzare l&#039;accesso delle imprese al mercato dei capitali e supportare il rafforzamento dei settori strategici. Anche perché a dicembre ci aspettiamo un rialzo dei tassi.
LANZA: qualsiasi economia nel mondo ha fatto risultati molto positivi se consideriamo guerre, dazi, caro energia, e credo che questo dipenda fortemente dall’essere in una transizione vera, sia digitale, sia green. Credo che però questo determini una domanda strutturalmente e a lungo più forte dell’offerta, che poggia su risorse scarse, come terre rare, ma anche l’acqua e l’energia necessari per i data center, causando disuguaglianze crescenti che non saranno sostenibili se non interveniamo. Pensiamo alla crescita della produttività del manifatturiero, cuio però non ha corrisposto una coerente crescita dei salari.
FONTANA: i prezzi del petrolio sono aumentati meno delle attese e questo, unitamente all’assorbimento energetico delle nostre produzioni ha certamente contribuito a un risultato positivo in termini di PIL. Negli ultimi decenni siamo cresciuti meno degli altri a causa del declino demografico e della scarsa produttività, che a sua volta si porta dietro la dimensione di impresa, la sua patrimonializzazione e lo stesso costo dell&#039;energia. Dobbiamo traguardare il medio-lungo periodo intervenendo su questi ambiti, unitamente agli accordi commerciali, che sono l’unico strumento di regolamentazione globale condivisa.
I dati del settore leasing nei primi 9 mesi del 2026

Il settore Auto (autoveicoli, veicoli commerciali e industriali) si conferma il principale segmento del mercato leasing, con il 62,1% dei volumi finanziati; seguono lo Strumentale (26,3%) e l’Immobiliare (8,9%). 


Il comparto Auto è in leggero aumento in valore (+2,0%), grazie alla spinta degli autoveicoli e dei veicoli industriali, mentre arretrano i veicoli commerciali dopo la forte crescita registrata nel 2025. Un’autovettura elettrica su quattro è finanziata in leasing o noleggio a lungo termine. 


Lo Strumentale segna un assestamento (-0,9%) da leggersi dopo il +15,2% del 2025, in particolare dovuto alla flessione del segmento “finanziario” sopra i 2,5 milioni di euro, e si conferma lo strumento di finanziamento preferito dalle PMI, scelto per il 67,3% degli investimenti con Nuova Sabatini, Industria 4.0 e Sabatini Green. 


Il leasing Immobiliare (+21,9%) cresce in tutti i comparti, con il picco del +35% del segmento “costruito” (+77,5% per il taglio sopra i 2,5 milioni di euro), e, per tipologia, degli alberghi e dei centri ricreativi (+51,9%) e degli immobili ad uso ufficio (+45,0%).

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            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>BCC Iccrea supera i requisiti BCE, P2R ridotto</title>
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            <pubDate>Tue, 27 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Iccrea Banca rende noto di aver ricevuto da parte della Banca Centrale Europea (“BCE”) la notifica della decisione prudenziale (“SREP decision”), contenente gli esiti del processo annuale di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation Process – “SREP”).
Tenuto conto delle analisi e delle valutazioni effettuate dall’Autorità di Vigilanza, la BCE ha determinato per il 2027, per il Gruppo BCC Iccrea, un “Pillar 2 Requirement” pari a 2,05%[1] (tale requisito era pari al 2,25% nel 2026 e al 2,52% nel 2025).
Per effetto di tale decisione prudenziale il requisito di Common Equity Tier 1 (CET1) ratio da rispettare su base consolidata sarà pari a 9,25%, anche in considerazione dell’identificazione del Gruppo BCC Iccrea quale istituzione a rilevanza sistemica nazionale da parte di Banca d’Italia. In particolare, tale requisito comprende:

il requisito minimo di Pillar 1 pari al 4,50%;
un requisito di capitale Pillar 2 (P2R) pari a 1,15%;
la riserva di conservazione del capitale pari al 2,50%;
la riserva O-SII buffer pari a 0,25%;
la riserva di capitale a fronte del rischio sistemico (Systemic Risk Buffer - SyRB) pari a 0,84%[2];
la riserva di capitale anticiclica (Countercyclical Capital Buffer – CCyB) pari a 0,01%.

Inoltre, per effetto di tale decisione, gli ulteriori requisiti che il Gruppo BCC Iccrea deve rispettare sono i seguenti: 11,14% in termini di Tier 1 Capital Ratio; 13,65% in termini di Total Capital Ratio.
A giugno 2026 i coefficienti patrimoniali del Gruppo BCC Iccrea erano ampiamente superiori ai requisiti richiesti; il Common Equity Tier 1 (CET1) ratio si è attestato al 26,6%, il Tier 1 ratio al 26,7% e il Total Capital Ratio al 27,1%.

[1] Tale P2R del 2,05% deve essere detenuto come minimo sotto forma di capitale CET1 per il 56,25% e di capitale T1 per il 75%.


[2] Calcolata considerando l’esposizione al 30 giugno 2026 verso i residenti in Italia.</description>
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            <title>Bankitalia: pagamenti digitali raddoppiati dal 2022</title>
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            <pubDate>Tue, 27 Oct 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>I pagamenti digitali continuano a guadagnare terreno nelle abitudini di spesa degli italiani. Secondo i dati della Banca d&#039;Italia, il numero delle operazioni effettuate con strumenti elettronici è ormai circa il doppio rispetto ai livelli registrati nel 2022, confermando una trasformazione strutturale nei comportamenti di consumatori e imprese.
A sostenere questa crescita sono soprattutto le carte di pagamento, che rappresentano il principale motore dell&#039;espansione dei pagamenti cashless. L&#039;utilizzo sempre più diffuso di carte di debito, credito e prepagate, insieme alla rapida diffusione dei pagamenti contactless e tramite dispositivi mobili, ha contribuito ad accelerare il passaggio dal contante agli strumenti digitali.
L&#039;incremento interessa trasversalmente diversi settori dell&#039;economia, dal commercio al dettaglio ai servizi, favorito dall&#039;ampliamento delle infrastrutture tecnologiche e dalla maggiore familiarità dei cittadini con le soluzioni di pagamento elettronico. Anche la crescente integrazione tra servizi bancari e piattaforme digitali sta rendendo le transazioni più semplici, rapide e sicure.
Il trend conferma il processo di modernizzazione del sistema dei pagamenti italiano, sostenuto dall&#039;innovazione tecnologica e dagli investimenti realizzati negli ultimi anni. Nonostante il contante mantenga ancora un ruolo rilevante, i pagamenti digitali consolidano la propria posizione come modalità di pagamento sempre più utilizzata nel Paese, avvicinando l&#039;Italia agli standard delle economie europee più avanzate.
Modalità di pagamento disponibili per la clientela: dati nazionali
Infrastrutture di mercato finanziario

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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>ANFIA: mercato Italia veicoli commerciali a settembre</title>
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            <pubDate>Tue, 27 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il mercato dei veicoli commerciali leggeri ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con quasi 134mila veicoli commerciali immatricolati, -5,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando i volumi raggiungevano le 141mila unità. Il terzo trimestre continua a mostrare segnali di calo e un trend negativo: luglio -10,4%, una timida ripresa ad agosto +3,9%, infine settembre -7,1%.
Nel cumulato al terzo trimestre, il mercato degli autocarri pesanti conta 21mila immatricolazioni, in aumento del 2,0%. Luglio, agosto e settembre risultano in calo, rispettivamente, dell&#039;1,6%, del 4,2% e dell&#039;1,9%.
Il mercato dei veicoli trainati con ptt superiore a 3.500 kg, registra una diminuzione dello 0,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, contando 11.385 immatricolazioni. Si segnala un calo dei volumi di luglio, -4,3%, una lieve crescita ad agosto +5,5% e nuovamente un calo dei volumi a settembre, -12,7%.
Nel terzo trimestre 2026, il comparto degli autobus &gt;3,5 tonnellate vede rallentare il trend positivo rilevato nella prima metà dell&#039;anno: luglio segna un -6,3%, agosto +15,0% e settembre un +2,5%. Con un cumulato in crescita del 34,8% rispetto ai nove mesi dell&#039;anno precedente.
Approfondisci sul sito dell&#039;Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Credito imprese: salgono tassi e cala l’offerta di prestiti</title>
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            <pubDate>Mon, 26 Oct 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le condizioni di accesso al credito tornano a peggiorare per le imprese dell’Eurozona. Secondo l’ultima indagine SAFE (Survey on the Access to Finance of Enterprises) della Banca centrale europea, nel terzo trimestre del 2026 cresce la quota di aziende che segnala un aumento dei costi dei finanziamenti bancari, mentre diminuisce la disponibilità di prestiti e si rafforzano le richieste di garanzie da parte degli istituti di credito.
Il 46% netto delle imprese dichiara di aver registrato un incremento dei tassi applicati ai finanziamenti, in aumento rispetto al 42% rilevato nel trimestre precedente. L’incremento appare ancora più marcato tra le grandi aziende, dove il saldo sale al 55%, contro il 41% della precedente rilevazione. Tra le Pmi il dato si riduce leggermente, dal 43% al 38%, ma resta comunque elevato.
La stretta non riguarda soltanto il costo del denaro. Oltre un quarto delle imprese (27% netto) segnala infatti un aumento di commissioni, spese e altri oneri collegati ai finanziamenti, mentre cresce anche la quota di aziende che denuncia maggiori richieste di garanzie, passata dal 10% al 14%.
Peggiora l’offerta di credito
L’indagine evidenzia un deterioramento delle condizioni di accesso ai prestiti. Il saldo netto relativo alla disponibilità di finanziamenti bancari scende al -5%, rispetto al -1% della rilevazione precedente.
Tra le Pmi il dato passa da -4% a -5%, mentre per le grandi imprese il peggioramento è ancora più evidente: il saldo crolla dal +4% al -6%, segnalando una maggiore cautela da parte del sistema bancario.
Parallelamente si registra una diminuzione della domanda di credito. Nel complesso, le imprese riportano una riduzione del fabbisogno di finanziamenti pari al 2% netto, dopo l’aumento del 2% registrato nel trimestre precedente. Per le grandi aziende il saldo passa dal +3% al -6%, mentre rimane sostanzialmente stabile per le Pmi.
Nonostante il rallentamento della domanda, l’indicatore del “financing gap” elaborato dalla BCE resta positivo al 2%, dopo il 3% del trimestre precedente, confermando la presenza di tensioni tra risorse richieste e finanziamenti effettivamente disponibili.
Prospettive economiche sotto osservazione
Tra i fattori che incidono maggiormente sull’accesso al credito emerge il peggioramento delle prospettive economiche generali. Il 31% netto delle imprese considera questo elemento un ostacolo alla disponibilità di finanziamenti esterni, in aumento rispetto al 29% della rilevazione precedente.
Il fenomeno è particolarmente evidente tra le grandi aziende, dove la quota sale al 35%, contro il 29% registrato tra le Pmi. Inoltre, il 9% netto delle imprese segnala che le prospettive specifiche della propria attività, in termini di fatturato e redditività, influenzano negativamente la possibilità di ottenere credito.
Le banche sembrano quindi incorporare una maggiore percezione del rischio nelle proprie politiche di concessione dei finanziamenti, traducendola in criteri più selettivi e condizioni economiche più onerose.
Investimenti a rischio
Il quadro delineato dall’indagine potrebbe avere conseguenze dirette sulla capacità di investimento delle imprese. Tassi più elevati, maggiori costi accessori e richieste di garanzie più stringenti aumentano infatti il costo complessivo del capitale e riducono la convenienza economica di nuovi progetti.
Per le grandi aziende con accesso ai mercati finanziari l’impatto può essere in parte mitigato dal ricorso a fonti alternative di finanziamento. Per le Pmi, invece, il credito bancario continua a rappresentare il principale canale di raccolta delle risorse necessarie per sostenere crescita, innovazione e investimenti.
Una fase prolungata di maggiore selettività potrebbe quindi tradursi in un rinvio dei programmi di sviluppo, in minori investimenti tecnologici e in una gestione più prudente del capitale circolante.
Attese negative per i prossimi mesi
Le prospettive non mostrano segnali di miglioramento. Aumenta infatti il numero di imprese che si aspetta una minore disponibilità di finanziamenti esterni nel prossimo trimestre.
Si tratta di un elemento particolarmente rilevante perché le aspettative influenzano direttamente le decisioni aziendali. La percezione di un accesso al credito più difficile può infatti indurre le imprese a rinviare investimenti, ridimensionare progetti o anticipare richieste di finanziamento.
Coinvolte quasi 13 mila imprese
La quarantesima edizione della SAFE è stata realizzata tra il 26 agosto e il 2 ottobre 2026 e ha coinvolto 12.822 imprese dell’area euro. Di queste, 11.917, pari al 93% del campione, sono Pmi con meno di 250 dipendenti.
L’indagine non descrive una vera e propria crisi del credito, ma segnala un irrigidimento delle condizioni finanziarie che potrebbe pesare sull’economia reale. Il rischio evidenziato dalla BCE è che il progressivo aumento dei costi e la minore disponibilità di finanziamenti si traducano in una frenata degli investimenti e, di conseguenza, della crescita dell’Eurozona nei prossimi trimestri.

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            <category>Economia</category>
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            <title>Credito e privacy: il GPDP chiarisce i SIC</title>
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            <pubDate>Mon, 26 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato nuove FAQ sui Sistemi di Informazione Creditizia (SIC), con l&#039;obiettivo di fornire maggiore chiarezza sul funzionamento delle banche dati private utilizzate per valutare l&#039;affidabilità creditizia di cittadini e imprese. I chiarimenti riguardano le informazioni raccolte, i tempi di conservazione dei dati, i soggetti che possono accedervi e i diritti riconosciuti agli interessati.
I SIC sono archivi gestiti da società private specializzate che raccolgono, attraverso banche e intermediari finanziari, informazioni sui finanziamenti richiesti o ottenuti e sui relativi comportamenti di pagamento. Tali dati vengono utilizzati dagli operatori del credito per valutare la puntualità e l&#039;affidabilità dei richiedenti. Tra i gestori dei SIC viene citata anche Assilea. Questi sistemi sono regolati dal Codice di condotta approvato dal Garante nel 2022 e si distinguono dalla Centrale dei Rischi della Banca d&#039;Italia, che è invece un sistema pubblico.
Tra i principali aspetti chiariti dal Garante vi sono le tipologie di informazioni presenti nei SIC. Le banche dati raccolgono sia dati positivi, relativi a finanziamenti rimborsati regolarmente, sia dati negativi, riferiti a ritardi o inadempimenti nei pagamenti. Le informazioni vengono alimentate e consultate dagli operatori finanziari per le valutazioni sul merito creditizio di famiglie e imprese.
Le FAQ precisano inoltre che, oltre a banche e intermediari finanziari, possono accedere ai SIC anche società telefoniche, compagnie assicurative e fornitori di energia, limitatamente alla consultazione delle informazioni disponibili. Il trattamento dei dati si basa generalmente sul legittimo interesse e non richiede il consenso preventivo dell&#039;interessato.
Particolare attenzione viene dedicata alle garanzie previste per i cittadini. In caso di primo ritardo nei pagamenti, infatti, l&#039;interessato deve ricevere un preavviso almeno 15 giorni prima che la segnalazione diventi visibile all&#039;interno del sistema. Si tratta di una misura pensata per assicurare trasparenza e consentire eventuali verifiche o regolarizzazioni.
Le FAQ riepilogano anche i tempi di conservazione dei dati, che variano in funzione della tipologia delle informazioni trattate e possono andare da 90 giorni fino a un massimo di 60 mesi.
Infine, il Garante ricorda che gli interessati possono esercitare i diritti di accesso, rettifica e cancellazione dei dati nei casi previsti dalla normativa. Qualora ritengano insoddisfacente la risposta ricevuta o riscontrino irregolarità nel trattamento delle informazioni, possono rivolgersi all&#039;Organismo di Monitoraggio dei SIC oppure direttamente al Garante per la protezione dei dati personali.
Con la pubblicazione delle nuove FAQ, l&#039;Autorità punta a rafforzare la trasparenza sul funzionamento dei Sistemi di Informazione Creditizia e ad accrescere la consapevolezza dei cittadini rispetto all&#039;utilizzo dei propri dati finanziari.
Comunicato
FAQ
Deliberazione GDPR 6 ottobre 2022










 

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            <category>Normativa</category>
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            <title>CGIA Mestre: le PMI italiane prime in Europa</title>
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            <pubDate>Fri, 23 Oct 2026 14:29:00 +0000</pubDate>
            <description>Le piccole e medie imprese italiane si confermano il vero motore dell’economia nazionale e, nel confronto con i principali partner del continente, mostrano performance che le collocano ai vertici dell’Unione europea. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, secondo cui le PMI italiane eccellono per occupazione, fatturato, valore aggiunto e, in molti casi, anche per produttività.
Un sistema economico fondato sulle PMI
In Italia operano poco più di 4,7 milioni di piccole e medie imprese, pari al 99,9% del totale delle aziende presenti sul territorio nazionale. Queste realtà impiegano circa 14,2 milioni di lavoratori, il 76,4% dell’occupazione complessiva del Paese, confermando il ruolo centrale che svolgono nella tenuta economica e sociale dell’Italia.
Il confronto con le grandi imprese evidenzia la peculiarità del modello produttivo nazionale. Le aziende con grandi dimensioni sono infatti appena 4.619, equivalente allo 0,1% del totale, pur occupando oltre 4,4 milioni di addetti. Sul fronte economico, le PMI generano il 64% del fatturato nazionale e circa il 65% del valore aggiunto prodotto, mentre alle grandi imprese spetta il restante 35-36%.
Primato europeo per occupazione e valore aggiunto
Secondo la CGIA, il confronto a livello europeo mette in luce la forza competitiva delle PMI italiane. Pur registrando una quota numerica simile a quella degli altri grandi Paesi dell’UE, il loro contributo all’economia è nettamente superiore.
Particolarmente significativo è il raffronto con la Germania. Le PMI italiane impiegano il 74,6% degli addetti complessivi, contro il 55,2% delle omologhe tedesche. Anche sul piano del fatturato il vantaggio è evidente: le imprese italiane sotto i 250 dipendenti generano il 62,9% del totale nazionale, mentre in Germania la quota si ferma al 35,8%.
Lo stesso trend emerge nel valore aggiunto, dove le PMI italiane contribuiscono per il 61,7% al totale dell’economia, contro il 46% registrato dalle imprese tedesche della stessa categoria. Numeri che testimoniano una straordinaria capacità delle aziende italiane di creare ricchezza e occupazione.
Produttività superiore a quella tedesca
L’aspetto forse più sorprendente riguarda la produttività. Le PMI italiane in senso stretto, ossia quelle con un numero di addetti compreso tra 10 e 249, risultano più produttive delle concorrenti tedesche.
Secondo lo studio, il valore aggiunto per occupato supera quello delle aziende tedesche di 4.229 euro, con un vantaggio del 6,6%. Un risultato che sfata il luogo comune secondo cui il modello industriale tedesco sarebbe sistematicamente più efficiente di quello italiano.
Permane tuttavia un divario significativo nelle microimprese, quelle con meno di dieci addetti, dove la produttività italiana resta inferiore di circa il 33% rispetto a quella tedesca. Una differenza che, secondo la CGIA, dipende soprattutto dalla minore dimensione media delle attività economiche e dal conseguente minore livello di investimenti in innovazione, ricerca e sviluppo.
La sfida: innovazione e crescita dimensionale
Per l’associazione artigiana, il rafforzamento degli investimenti tecnologici e l’aumento della dimensione aziendale rappresentano gli strumenti principali per colmare il gap ancora esistente nelle microimprese. Un maggiore impegno su innovazione, digitalizzazione e ricerca potrebbe consentire alle aziende italiane di estendere il vantaggio competitivo anche alla fascia più piccola del tessuto produttivo.
La fotografia scattata dalla CGIA evidenzia dunque una realtà spesso sottovalutata: le PMI italiane non solo costituiscono l’ossatura dell’economia nazionale, ma rappresentano anche un modello di eccellenza a livello europeo. Un patrimonio economico che continua a distinguersi per capacità di creare occupazione, generare valore e competere sui mercati internazionali.

 
Approndisci sul sito di CGIA Mestre</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Bankitalia: proiezioni macro per l’Italia, ottobre 2026</title>
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            <pubDate>Fri, 23 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d&#039;Italia ha pubblicato le nuove proiezioni macroeconomiche per il triennio 2026-2028, delineando uno scenario di crescita moderata per l&#039;economia italiana, ma condizionato dall&#039;incertezza geopolitica e dall&#039;evoluzione dei prezzi energetici. Le stime sono state elaborate sulla base delle informazioni disponibili al 9 ottobre. 
Secondo Via Nazionale, il Pil italiano è atteso in aumento dello 0,9% nel 2026, dello 0,7% nel 2027 e dello 0,8% nel 2028. La crescita beneficerebbe del buon andamento della domanda estera, mentre i consumi delle famiglie e gli investimenti risentirebbero del rincaro dell&#039;energia e dei maggiori costi di finanziamento. 
Sul fronte dei prezzi, l&#039;inflazione al consumo è prevista al 3,2% nel 2026, per poi ridursi al 2,4% nel 2027 e all&#039;1,7% nel 2028. L&#039;inflazione di fondo, al netto delle componenti più volatili, dovrebbe invece mantenersi intorno al 2% nell&#039;intero orizzonte previsivo. 
Le proiezioni evidenziano inoltre una crescita dei consumi delle famiglie dell&#039;1% nel 2026, seguita da un più contenuto +0,2% nel 2027 e da un recupero all&#039;1,2% nel 2028. Gli investimenti fissi lordi sono stimati in aumento del 3,3% quest&#039;anno e del 2,3% nel 2027, prima di rallentare allo 0,6% nel 2028, frenati dall&#039;effetto dei tassi di interesse elevati. 
Nel documento, Bankitalia sottolinea che il quadro previsivo resta fortemente dipendente dagli sviluppi del conflitto in Medio Oriente e dai suoi riflessi sui mercati energetici. Nello scenario di base, il rallentamento delle pressioni inflazionistiche consentirebbe un progressivo rafforzamento dell&#039;attività economica a partire dalla seconda metà del 2027. 
Rispetto alle previsioni formulate a giugno, la Banca d&#039;Italia ha rivisto al rialzo le stime di crescita per il 2026 e il 2027, grazie a un impatto della crisi energetica meno severo del previsto e a una dinamica favorevole degli investimenti legati alla transizione digitale ed energetica, oltre al contributo del turismo.
Proiezioni macroeconomiche per l&#039;Italia - ottobre 2026

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            <category>Economia</category>
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            <title>Unioncamere: saldo imprese ai massimi dal 2021</title>
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            <pubDate>Fri, 23 Oct 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
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Il sistema imprenditoriale italiano archivia il terzo trimestre del 2026 con un saldo positivo di 18.403 imprese, il risultato migliore degli ultimi cinque anni e superiore alle 16.920 unità registrate nello stesso periodo del 2025. A fine settembre le imprese registrate nel Paese hanno raggiunto quota 5.828.620, confermando una dinamica di crescita che torna a rafforzarsi.
A sostenere l&#039;espansione è soprattutto l&#039;aumento delle nuove iniziative imprenditoriali. Tra luglio e settembre sono state infatti registrate 62.788 nuove iscrizioni, in crescita del 2,5% rispetto a un anno fa, mentre le cessazioni, al netto delle cancellazioni d&#039;ufficio, sono rimaste sostanzialmente stabili a 44.385 unità. Il tasso di crescita dello stock imprenditoriale sale così allo 0,32%, dal 0,29% dello stesso trimestre del 2025.
Crescono le società di capitali
L&#039;aspetto più significativo del dato riguarda la composizione della crescita. Le società di capitali continuano infatti a rappresentare il motore principale dello sviluppo imprenditoriale nazionale. Nel trimestre il saldo positivo di questa forma giuridica è stato pari a 14.529 unità, con una crescita dello 0,73%, contribuendo da sola a quasi l&#039;80% dell&#039;incremento complessivo delle imprese italiane. Lo stock ha ormai superato la soglia dei due milioni di società.
Segno positivo anche per le ditte individuali, che registrano un aumento di 5.030 unità e un tasso di crescita dello 0,18%, in miglioramento rispetto allo 0,12% di un anno prima. Continua invece la contrazione delle società di persone, in calo di 1.342 imprese (-0,17%).
Costruzioni e servizi trainano il mercato
La fotografia settoriale evidenzia una crescita diffusa. Diciotto dei diciannove comparti economici monitorati chiudono il trimestre con un saldo positivo.
A guidare l&#039;espansione sono le costruzioni, che aggiungono 3.435 imprese, seguite dal comparto alloggio e ristorazione (+3.389) e dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+2.863). Insieme questi tre settori generano oltre la metà dell&#039;intero saldo nazionale.
Particolarmente significativo il ritorno in territorio positivo di tre pilastri tradizionali dell&#039;economia italiana: commercio, agricoltura e manifattura. Dopo la sostanziale stagnazione del 2025, il commercio cresce di 1.486 imprese, l&#039;agricoltura di 798 e la manifattura di 123 unità.
In termini percentuali spiccano invece i comparti dell&#039;energia elettrica e gas, in crescita del 2,33%, e delle attività finanziarie e assicurative, che avanzano dell&#039;1,49% con un saldo di 2.281 imprese. Buone performance anche per le attività editoriali e radiotelevisive (+1,17%) e per le attività professionali, scientifiche e tecniche (+1,11%).
L&#039;unico settore a chiudere il trimestre in negativo è quello delle attività estrattive, che perde 17 imprese (-0,52%).
Artigianato ancora positivo, ma rallenta
Meno brillante la situazione del comparto artigiano. Pur mantenendo un saldo positivo, la crescita rallenta rispetto al 2025.
Le imprese artigiane aumentano di 1.401 unità, con un tasso di sviluppo dello 0,11%, inferiore allo 0,15% registrato un anno prima. A fine settembre il comparto conta 1.225.910 imprese.
Anche in questo caso sono le ditte individuali a sostenere la crescita (+1.843), mentre le società di capitali aumentano di 480 unità e le società di persone registrano una flessione di 906 imprese.
Dal punto di vista settoriale, nell&#039;artigianato le costruzioni restano il principale motore di crescita con un saldo di 1.040 imprese, mentre la manifattura continua a evidenziare difficoltà, perdendo 615 unità. In calo anche commercio e ristorazione.
Centro e Mezzogiorno accelerano
Sul piano territoriale, tutte le macroaree del Paese chiudono il trimestre in territorio positivo.
Il Mezzogiorno registra l&#039;incremento più elevato in valore assoluto, con 6.521 imprese in più e un tasso di crescita dello 0,33%. Seguono il Nord-Ovest (+4.979 imprese, +0,33%) e il Centro, che mette a segno il tasso di crescita più alto (+0,34%) grazie a un saldo positivo di 4.114 unità. Più contenuto il progresso del Nord-Est, con 2.789 imprese aggiuntive (+0,25%).
Tra le regioni, la Lombardia guida la classifica per incremento assoluto con 3.852 imprese in più, davanti a Lazio (+3.035) e Campania (+2.632). Considerando invece la velocità di crescita, spiccano Valle d&#039;Aosta (+0,55%), Lazio (+0,51%) e Campania (+0,46%).
Il Lazio si conferma una delle aree più dinamiche del Paese, raggiungendo 594.784 imprese registrate, mentre la Lombardia mantiene il primato nazionale con 937.878 imprese. La Campania sale invece a 569.713 imprese.
Roma prima tra le province
La forza delle grandi aree urbane emerge chiaramente anche dall&#039;analisi provinciale. Roma registra il miglior saldo d&#039;Italia con 2.521 imprese in più nel trimestre, seguita da Milano (+1.981) e Napoli (+1.448).
La Capitale si distingue anche per il ritmo di crescita, pari allo 0,57%, seconda soltanto a Benevento, che registra un incremento dello 0,60%.
Un tessuto produttivo sempre più strutturato
Il quadro complessivo restituisce l&#039;immagine di un sistema imprenditoriale in espansione, sostenuto soprattutto dalle società di capitali e dai comparti dei servizi. Permangono tuttavia alcune fragilità, soprattutto in parte dell&#039;artigianato e della manifattura tradizionale.
Il saldo di 18.403 imprese in più rappresenta comunque il miglior risultato dal 2021 e conferma una trasformazione ormai evidente del tessuto produttivo italiano: la crescita si concentra sempre più su forme societarie strutturate e attività a maggiore contenuto professionale e di servizio.

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            <title>ABI, accelera il credito: prestiti a +3,7% annuo</title>
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            <pubDate>Fri, 23 Oct 2026 07:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Prosegue il rafforzamento del mercato del credito in Italia. Secondo i dati diffusi dall’ABI, a settembre 2026 il totale dei prestiti a imprese e famiglie è aumentato del 3,7% su base annua, in accelerazione rispetto al +3,5% registrato ad agosto. Si consolida così il trend positivo avviato nel marzo 2025, che continua a sostenere investimenti, consumi e attività produttive.

L&#039;incremento conferma una dinamica favorevole sia per il comparto delle famiglie sia per quello delle imprese. Per le famiglie si tratta del ventunesimo mese consecutivo di crescita dei finanziamenti, mentre per le imprese l&#039;espansione prosegue da quindici mesi consecutivi, segnalando una domanda di credito ancora vivace nonostante il contesto economico caratterizzato da incertezze internazionali e trasformazioni strutturali.
Nel dettaglio, ad agosto 2026 i prestiti alle imprese hanno registrato un aumento del 4,2% su base annua, evidenziando una crescita più sostenuta rispetto alla media generale. Il dato riflette il recupero degli investimenti produttivi e la necessità delle aziende di finanziare processi di innovazione, digitalizzazione e transizione energetica.
Anche i finanziamenti alle famiglie continuano a mostrare una dinamica positiva, con una crescita del 2,9% ad agosto. A sostenere il comparto contribuiscono soprattutto la ripresa della domanda di mutui e il miglioramento della fiducia dei consumatori, favoriti da condizioni finanziarie più favorevoli rispetto agli anni precedenti.
L&#039;andamento del credito rappresenta un indicatore significativo dello stato di salute dell&#039;economia nazionale. La crescita simultanea dei prestiti a famiglie e imprese segnala infatti una maggiore propensione agli investimenti e ai consumi, elementi essenziali per sostenere l&#039;attività economica e la competitività del sistema produttivo.
I dati di settembre confermano dunque una fase di consolidamento del mercato creditizio italiano, con il settore bancario che continua a svolgere un ruolo centrale nel supportare la crescita dell&#039;economia reale.
Approfondisci sul sito Abi














 




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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Agenti AI, adozione attesa nel 60% dell&#039;industria</title>
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            <pubDate>Thu, 22 Oct 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’intelligenza artificiale agentica si prepara a diventare una delle principali leve di trasformazione del sistema industriale. Secondo le più recenti previsioni di mercato, nei prossimi due anni circa il 60% delle aziende manifatturiere e industriali introdurrà agenti AI nei propri processi operativi, accelerando una transizione già avviata verso modelli produttivi più autonomi, efficienti e data-driven.
A differenza dei tradizionali strumenti di automazione, gli agenti AI sono in grado di analizzare dati, prendere decisioni, interagire con altri sistemi digitali ed eseguire attività complesse con un limitato intervento umano. Si tratta di una nuova generazione di tecnologie che promette di rivoluzionare l’organizzazione del lavoro, la gestione della supply chain e il controllo dei processi produttivi.
Le imprese guardano a queste soluzioni come a uno strumento per aumentare produttività, velocità decisionale e capacità di risposta ai cambiamenti del mercato, riducendo allo stesso tempo costi operativi e inefficienze.
L’adozione degli agenti AI riguarda numerosi ambiti operativi. Tra le applicazioni più diffuse figurano:

manutenzione predittiva degli impianti;
ottimizzazione della produzione in tempo reale;
pianificazione automatizzata della logistica;
monitoraggio delle catene di fornitura;
gestione intelligente delle scorte;
supporto alle attività amministrative e commerciali.

Grazie all’elaborazione continua dei dati, gli agenti possono identificare anomalie, suggerire interventi correttivi e, in alcuni casi, eseguire autonomamente determinate azioni operative.
L&#039;integrazione dell’intelligenza artificiale agentica viene considerata un fattore strategico per rafforzare la competitività delle imprese europee in un contesto caratterizzato da crescente pressione sui costi, instabilità geopolitica e necessità di accelerare la transizione digitale.
Le aziende che adotteranno per prime queste tecnologie potranno beneficiare di processi più flessibili, una migliore allocazione delle risorse e una maggiore capacità di innovazione. Parallelamente, l’utilizzo degli agenti AI richiederà nuovi investimenti in competenze digitali, cybersecurity e governance dei dati.
La diffusione degli agenti intelligenti non comporterà soltanto cambiamenti tecnologici ma anche organizzativi. Le imprese saranno chiamate a sviluppare nuove professionalità capaci di supervisionare, configurare e valutare le decisioni prese dai sistemi AI.
In questo scenario, formazione continua e riqualificazione della forza lavoro diventeranno elementi essenziali per garantire una collaborazione efficace tra persone e tecnologie intelligenti.
L’evoluzione degli agenti AI rappresenta uno dei passaggi più significativi dell’Industria 5.0. Nei prossimi anni la loro presenza nelle fabbriche e nelle filiere produttive è destinata ad aumentare rapidamente, aprendo la strada a modelli operativi sempre più autonomi e interconnessi.
Per il settore industriale si profila quindi una nuova fase della trasformazione digitale, nella quale l’intelligenza artificiale non sarà più soltanto uno strumento di supporto, ma un vero e proprio attore operativo nei processi aziendali.

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            <category>Innovazione</category>
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            <title>Panetta al Festival Economia: sfide e futuro del welfare</title>
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            <pubDate>Thu, 22 Oct 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta è intervenuto al Festival Internazionale dell’Economia di Torino, appuntamento che riunisce economisti, accademici e rappresentanti delle istituzioni per discutere le principali sfide economiche e sociali del nostro tempo. L’edizione 2026 della manifestazione, dedicata al tema “Salvare lo Stato sociale”, pone al centro del dibattito il futuro del welfare europeo in un contesto caratterizzato da transizione demografica, innovazione tecnologica e tensioni geopolitiche.
Nel corso dell’evento, il Governatore ha dialogato con il giornalista Ferruccio De Bortoli, affrontando le questioni più rilevanti dell’economia italiana e internazionale. L’incontro si è concentrato sulle prospettive di crescita, sulle condizioni finanziarie globali e sulle politiche necessarie per rafforzare la competitività del sistema produttivo europeo. 
Panetta ha evidenziato come l’economia mondiale continui a confrontarsi con fattori di incertezza legati al quadro geopolitico, alla frammentazione degli scambi commerciali e alla necessità di sostenere gli investimenti. In questo scenario, ha sottolineato l’importanza di politiche economiche capaci di coniugare stabilità finanziaria, crescita e inclusione sociale, preservando al tempo stesso la sostenibilità dei conti pubblici.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema del welfare, filo conduttore dell’edizione 2026 del Festival. Il Governatore ha richiamato la necessità di adattare i sistemi di protezione sociale ai profondi cambiamenti che stanno interessando le economie avanzate, dall’invecchiamento della popolazione all’evoluzione del mercato del lavoro, fino agli effetti della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale. 
L’intervento di Panetta si inserisce nel programma della quinta edizione del Festival, che vede la partecipazione di numerosi protagonisti del panorama economico internazionale e mira a promuovere un confronto aperto sulle strategie per garantire coesione sociale e sviluppo sostenibile nel lungo periodo.
Il Festival Internazionale dell’Economia si svolge a Torino dal 22 al 25 ottobre sotto la direzione scientifica di Tito Boeri e rappresenta uno dei principali appuntamenti italiani dedicati all’analisi delle trasformazioni economiche globali e delle loro ricadute sulla società. 
Approfondisci sul sito di Banca d&#039;Italia

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            <category>Economia</category>
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            <title>Listing Act II, in GU il decreto per il mercato capitali</title>
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            <pubDate>Thu, 22 Oct 2026 14:45:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 ottobre il Decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 189, che recepisce nell’ordinamento italiano la direttiva Ue 2024/2810 sulle strutture con azioni a voto plurimo e adegua la normativa nazionale al regolamento Ue 2024/2809, parte del pacchetto europeo “Listing Act”, finalizzato a rendere più attrattivi i mercati dei capitali e a facilitare l’accesso delle piccole e medie imprese alla raccolta di risorse finanziarie.
Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 24 settembre in attuazione della Legge di delegazione europea 2025, interviene principalmente sul Testo unico della finanza (TUF), introducendo una disciplina organica per l’ammissione alle negoziazioni delle società che adottano strutture azionarie con diritti di voto plurimo.
Tra le principali novità, il decreto stabilisce che i sistemi multilaterali di negoziazione non possano rifiutare l’ammissione di una società italiana o europea esclusivamente per la presenza di azioni a voto plurimo, purché tali strumenti rispettino le condizioni previste dalla normativa europea e nazionale. L’obiettivo è favorire l’accesso ai mercati dei capitali da parte delle imprese, consentendo agli azionisti fondatori di mantenere un adeguato controllo societario anche dopo l’ingresso di nuovi investitori.
Il testo disciplina inoltre gli obblighi di trasparenza connessi alle strutture a voto plurimo, prevedendo specifici adempimenti informativi per il mercato e attribuendo alla Consob la facoltà di emanare disposizioni attuative per assicurare un’applicazione uniforme delle nuove regole.
Ulteriori interventi riguardano il rafforzamento del quadro regolamentare in materia di abusi di mercato. Il decreto aggiorna infatti gli obblighi di comunicazione, i poteri di vigilanza e di indagine della Consob e il regime sanzionatorio applicabile alle violazioni della disciplina europea, ridefinendo criteri, importi delle sanzioni e misure amministrative nei confronti sia delle persone fisiche sia degli enti.
Nel testo definitivo non emergono modifiche sostanziali rispetto alla bozza approvata dal Governo. Non è stata infatti accolta l’osservazione formulata dalla Commissione Finanze del Senato, che aveva suggerito di valutare l’introduzione di specifiche tutele per bilanciare gli interessi degli azionisti titolari di azioni a voto plurimo con quelli degli investitori privi di tali diritti rafforzati.
Il decreto entrerà in vigore il 22 ottobre 2026, completando il recepimento in Italia di una delle principali riforme europee dedicate allo sviluppo dei mercati dei capitali e alla crescita delle imprese, con particolare attenzione alle PMI interessate a reperire nuove fonti di finanziamento attraverso il mercato.
Provvedimento

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            <category>Normativa</category>
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            <title>DL Autotrasporto: sostegno a carburanti e leasing</title>
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            <pubDate>Thu, 22 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio dei Ministri n. 194 ha approvato il Decreto-Legge Sostegno Autotrasporto, un pacchetto di misure volto a sostenere un comparto messo sotto pressione dal rincaro dei carburanti, dall&#039;aumento dei costi logistici e dalle difficoltà operative registrate negli ultimi mesi. Nel corso della conferenza stampa successiva al CdM, il Viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Edoardo Rixi, e il Ministro dell&#039;Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, hanno illustrato gli interventi previsti a favore dell&#039;autotrasporto, dell&#039;agricoltura e della pesca.

Credito d&#039;imposta carburanti rafforzato
Tra le principali misure figura il potenziamento del credito d&#039;imposta per l&#039;acquisto di carburante destinato alle imprese di autotrasporto. Le risorse stanziate per il periodo compreso tra marzo e agosto 2026 salgono da 430 a 480 milioni di euro, cui si aggiungono ulteriori 60 milioni per le spese sostenute tra settembre e l&#039;inizio di ottobre.
Un elemento particolarmente significativo riguarda la possibilità di utilizzare i crediti maturati anche nel 2027, consentendo alle imprese una maggiore flessibilità nella compensazione fiscale. Rixi ha inoltre annunciato che il MIT ha già avviato le procedure di pagamento e che le prime 2.000 imprese potranno visualizzare a breve il credito nel proprio cassetto fiscale. La platea dei beneficiari raggiunge circa 32.000 aziende.
Per favorire l&#039;accesso alle agevolazioni, a novembre sarà aperta una nuova finestra per la presentazione delle domande.
Stop temporaneo ai canoni di leasing
Una delle novità più attese riguarda la possibilità di sospendere il pagamento dei canoni di leasing relativi agli automezzi.
L&#039;intervento è pensato soprattutto per le piccole e medie imprese dell&#039;autotrasporto che, pur non beneficiando in misura significativa del credito d&#039;imposta, si trovano a fronteggiare problemi di liquidità. La misura consentirà di alleggerire temporaneamente gli impegni finanziari delle aziende, liberando risorse per la gestione operativa.
Accanto alla sospensione dei canoni, il decreto introduce anche il cosiddetto &quot;metodo spagnolo&quot;, un sistema che permette agli autotrasportatori di evidenziare in fattura gli aumenti del costo del carburante e di trasferirne parte dell&#039;impatto economico alla committenza, favorendo una più equa distribuzione degli oneri lungo la filiera.
Sea Modal Shift e sostegno ai collegamenti con le isole
Rixi ha inoltre annunciato l&#039;avvio, dal mese di novembre, delle erogazioni relative agli incentivi Sea Modal Shift, misura particolarmente rilevante per gli operatori che effettuano trasporti da e verso le isole maggiori.
L&#039;iniziativa punta a compensare i maggiori costi generati dall&#039;applicazione del sistema ETS al trasporto marittimo, che ha determinato un incremento delle tariffe praticate dalle compagnie di navigazione. Delle circa 600 domande presentate, 160 richiedono ancora integrazioni e verifiche amministrative, circostanza che ha rallentato l&#039;erogazione dei contributi.
Sbloccati 590 milioni per il rinnovo delle flotte
Il decreto prevede inoltre lo sblocco di 590 milioni di euro destinati al rinnovo del parco veicolare dell&#039;autotrasporto.
L&#039;obiettivo è accelerare la sostituzione dei mezzi più datati e meno efficienti, sostenendo gli investimenti delle imprese e rafforzando la competitività del sistema logistico nazionale. Il Governo ha chiarito che gli incentivi potranno riguardare anche l&#039;acquisto di veicoli con motorizzazione endotermica, ritenuti necessari per garantire la continuità operativa del settore.
Agricoltura e pesca: ulteriori 70 milioni di euro
Nel corso della conferenza stampa, il Ministro Francesco Lollobrigida ha posto l&#039;attenzione sulle ricadute che l&#039;attuale situazione sta producendo sul comparto agroalimentare, in particolare nelle regioni del Sud Italia.
Per l&#039;agricoltura sono stati stanziati ulteriori 60 milioni di euro destinati a compensare l&#039;aumento del costo del carburante. Le risorse, che saranno erogate tramite AGEA, consentiranno di sostenere l&#039;acquisto di circa 121 milioni di litri di carburante agricolo con contributi fino a 45 centesimi al litro.
Al settore della pesca vengono invece destinati altri 10 milioni di euro, con l&#039;obiettivo di garantire il sostegno a tutte le imprese che hanno presentato richiesta di contributo.
L&#039;allarme sui blocchi stradali
Lollobrigida ha espresso forte preoccupazione per gli effetti dei blocchi stradali sulla distribuzione delle merci, in particolare per i prodotti deperibili provenienti dal Mezzogiorno.
Secondo il Ministro, il protrarsi delle interruzioni potrebbe compromettere la presenza delle produzioni italiane nella grande distribuzione, favorendo la sostituzione con merci provenienti da altri Paesi europei. I rischi riguardano non soltanto il comparto ortofrutticolo, ma anche quello lattiero-caseario e zootecnico, dove eventuali ritardi nelle forniture di mangimi potrebbero avere conseguenze dirette sugli allevamenti.
Una risposta per la filiera logistica
Con il nuovo decreto il Governo punta a fornire una risposta immediata alle criticità che stanno interessando trasporto, logistica e filiere produttive. L&#039;insieme degli interventi, dal credito d&#039;imposta alla sospensione dei leasing, dagli incentivi marittimi agli investimenti sulle flotte, mira a preservare la competitività delle imprese e la continuità delle catene di approvvigionamento in una fase particolarmente complessa per l&#039;economia nazionale.

 
Link WebTV Palazzo Chigi</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>ANFIA: mercato vetture Europa, frenata a settembre</title>
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            <pubDate>Thu, 22 Oct 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>A settembre 2026, il mercato auto nell&#039;Unione Europea chiude con risultati in crescita rispetto allo stesso mese del 2025, registrando un 9,3% con 971.048 immatricolazioni. Nell’Unione Europea allargata a EFTA e UK il mercato del mese risulta in crescita del 10,2%. Per quanto riguarda il mercato UE dei nuovi membri, la variazione ammonta a +4,5%.
A settembre, il Regno Unito è al primo posto nel ranking delle immatricolazioni mensili tra i major market . Seguono, Nell’ordine Germania, Francia, Italia e Spagna. I major market hanno una quota pari al 73,1% del mercato totale nel mese e, complessivamente, registrano una crescita di quota pari a 0,3 punti percentuali rispetto all&#039;anno scorso.
Il Gruppo Stellantis, con circa 173mila unità vendute nel mese, rappresenta il 12,7% del mercato europeo allargato a EFTA e UK (0,7 punti percentuali in meno rispetto alla quota di settembre 2025), ed è il secondo dopo il Gruppo Volkswagen, al primo posto con una quota di mercato del 22,6%, mentre il Gruppo Renault è terzo, e ha una quota dell&#039;8,4% e volumi in diminuzione (circa 1.000 unità) rispetto asettembre 2025. Nel cumulato, per Stellantis, assistiamo a un incremento delle immatricolazioni rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno del 4,7%.
Tra i principali mercati extra europei, nel mese di settembre risultati negativi si riscontrano in Russia, Argentina e Turchia. Invece, risultati positivi arrivano da tutti gli altri. I dati della Cina, anch&#039;essi negativi risalgono ad agosto 2026. I numeri in Dettaglio dalla slide 20.
Approfondisci sul sito Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>BEI e Iccrea: 125 milioni per PMI e Mid-Cap</title>
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            <pubDate>Thu, 22 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca europea per gli investimenti (BEI) e BCC Banca Iccrea, capogruppo del Gruppo BCC Iccrea, hanno sottoscritto un accordo che consentirà di mettere a disposizione 125 milioni di euro di nuova finanza a favore delle piccole e medie imprese (PMI) e delle Mid-Cap clienti delle BCC del Gruppo, sostenendone gli investimenti e la crescita.
Una quota pari ad almeno il 25% dell’importo complessivo, corrispondente a 31,25 milioni di euro, sarà destinata a finanziare progetti nel settore dell’agricoltura e della bioeconomia, a supporto delle imprese che operano in comparti strategici per lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione dei territori.
L’operazione è stata strutturata attraverso la sottoscrizione integrale da parte della BEI di un covered bond da 125 milioni di euro emesso da BCC Banca Iccrea. Il titolo, quotato presso il Luxembourg Stock Exchange, ha un rating pari a Aa2 (Moody’s), ha una durata di sette anni e prevede un rendimento a tasso fisso pari al 4,052% (livello finale di spread a mid-swap +43bps).
I destinatari dei nuovi finanziamenti saranno le PMI con meno di 250 addetti, alle quali sarà riservata una quota pari ad almeno il 70% del plafond messo a disposizione dalla BEI, mentre la restante porzione potrà essere destinata a sostenere le imprese Mid-Cap, con un numero di dipendenti compreso tra 250 e 3.000.
Le risorse consentiranno alle imprese di realizzare nuovi progetti beneficiando di un vantaggio finanziario derivante dal sostegno della BEI, attraverso condizioni di finanziamento più favorevoli. In particolare, l’operazione rafforza la capacità delle BCC del Gruppo BCC Iccrea di accompagnare le imprese nei loro percorsi di investimento e sviluppo, con una particolare attenzione al comparto agricolo e alla bioeconomia.
“Attraverso questa operazione con il Gruppo BCC Iccrea, la BEI contribuisce a finanziare gli investimenti delle imprese, con un’attenzione particolare all’agricoltura e alla bioeconomia, settori strategici per lo sviluppo sostenibile e il rafforzamento della coesione economica e sociale”., ha dichiarato Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI. “Le banche svolgono un ruolo fondamentale nel sostenere gli investimenti e la crescita delle PMI, facilitando l’accesso al credito anche attraverso strumenti finanziari come i covered bond, che consentono di mobilitare nuove risorse a favore dell’economia reale”
 
 
“Questa operazione conferma il valore della collaborazione con la BEI nel rafforzare la capacità del Gruppo BCC Iccrea di sostenere concretamente gli investimenti delle imprese – ha commentato Mauro Pastore, Direttore Generale del Gruppo BCC Iccrea. – Le risorse messe a disposizione rappresentano un ulteriore strumento per accompagnare PMI e Mid-Cap nei loro percorsi di crescita, con un’attenzione particolare all’agricoltura e alla bioeconomia, settori strategici per lo sviluppo e la competitività dei nostri territori. È attraverso iniziative di questo tipo che possiamo ampliare le opportunità di accesso al credito e continuare a essere al fianco delle imprese nelle loro scelte di investimento e sviluppo”.
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            <category>Corporate News</category>
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            <title>MIMIT, decreto sui rischi catastrofali e venture capital</title>
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            <pubDate>Thu, 22 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 ottobre il comunicato del Ministero delle Imprese e del Made in Italy relativo al decreto del 7 settembre 2026 che introduce nuove disposizioni in materia di assicurazione dei rischi catastrofali applicabili al Fondo di sostegno al venture capital.
Il provvedimento collega l’accesso agli investimenti del Fondo al rispetto dell’obbligo di copertura assicurativa contro i danni derivanti da calamità naturali ed eventi catastrofali. La misura riguarda le imprese con sede legale in Italia e quelle con sede all’estero che operano nel Paese attraverso una stabile organizzazione iscritta al Registro delle imprese.
In base alle nuove regole, potranno beneficiare degli investimenti del Fondo esclusivamente le imprese che abbiano stipulato le polizze assicurative obbligatorie previste dalla Legge di Bilancio 2024. L&#039;obiettivo è rafforzare la resilienza del tessuto imprenditoriale e promuovere una più efficace gestione dei rischi legati agli eventi naturali estremi.
Il decreto stabilisce inoltre che la verifica del rispetto dell’obbligo assicurativo venga effettuata dalla società di gestione del risparmio (SGR) al momento del perfezionamento degli investimenti diretti. Per gli investimenti indiretti, invece, le modalità di controllo saranno definite attraverso specifici atti di indirizzo adottati dalla stessa SGR.
Restano invariati gli ulteriori requisiti di ammissibilità e le cause di esclusione già previsti dalla disciplina del Fondo di sostegno al venture capital.
Con questa disposizione, il Governo integra la tutela assicurativa tra le condizioni necessarie per l’accesso agli strumenti pubblici di finanziamento destinati alle imprese innovative, rafforzando il legame tra politiche di sostegno alla crescita e gestione preventiva dei rischi.
Provvedimento

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            <category>ESG</category>
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            <title>MIMIT, consultazione sulla filiera IA: scadenza 20 novembre</title>
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            <pubDate>Wed, 21 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha pubblicato una consultazione pubblica finalizzata a mappare la filiera dell’Intelligenza Artificiale (IA) in Italia, raccogliendo informazioni utili a comprendere struttura, competenze, criticità e potenzialità dell’ecosistema nazionale.
L’iniziativa, promossa in collaborazione con l’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I), punta a delineare un quadro aggiornato dei soggetti che operano lungo la catena del valore dell’IA, con l’obiettivo di supportare l’elaborazione di politiche industriali efficaci e favorire lo sviluppo del settore.
La consultazione è articolata in tre sezioni principali.
La Sezione A, dedicata all’anagrafica e alla profilazione dell’impresa, raccoglie informazioni di base sulle organizzazioni partecipanti, tra cui dimensione aziendale, settore di attività, livello di maturità nell’adozione dell’IA ed eventuale utilizzo di strumenti di sostegno pubblico. L’obiettivo è identificare il posizionamento dei diversi soggetti all’interno della filiera.
La Sezione B, relativa agli ambiti di specializzazione, approfondisce le attività svolte nei vari segmenti della catena del valore dell’Intelligenza Artificiale, dalle infrastrutture ai dati, dallo sviluppo dei modelli alle applicazioni, fino all’integrazione tecnologica e ai servizi.
La Sezione C, di carattere trasversale, è invece dedicata alla raccolta di valutazioni sugli ostacoli che frenano lo sviluppo dell’IA nel Paese, sui punti di forza del contesto nazionale, sulle collaborazioni attive e sulle priorità di policy ritenute strategiche dagli operatori.
Possono partecipare alla consultazione, compilando il questionario entro il 20 novembre 2026, imprese, startup, centri di ricerca, provider tecnologici, system integrator, associazioni e tutti i soggetti che contribuiscono allo sviluppo, all’adozione e alla diffusione dell’Intelligenza Artificiale in Italia.
L’iniziativa rappresenta un passaggio importante per consolidare la conoscenza dell’ecosistema nazionale dell’IA e individuare le misure necessarie per rafforzarne competitività, innovazione e capacità di crescita nei prossimi anni.

 
Comunicato</description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>Istat: debito e deficit PA, dati Maastricht 2022-2025</title>
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            <pubDate>Wed, 21 Oct 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Istat ha pubblicato i principali dati della Notifica sull’indebitamento netto e sul debito delle Amministrazioni Pubbliche (AP) per il periodo 2022-2025, trasmessa alla Commissione europea nell’ambito della Procedura per i Disavanzi Eccessivi (PDE) prevista dal Trattato di Maastricht. La comunicazione, che gli Stati membri sono tenuti a effettuare due volte l’anno, rappresenta uno degli strumenti fondamentali per monitorare la sostenibilità dei conti pubblici nell’Unione economica e monetaria.
La Notifica italiana non ha ricevuto alcuna riserva da parte delle autorità europee. I dati costituiscono infatti il principale riferimento per la valutazione delle politiche di convergenza dell’Unione e sono elaborati in conformità alle regole del Sistema Europeo dei Conti (SEC 2010). L’indebitamento netto viene stimato dall’Istat, mentre il debito pubblico è rilevato dalla Banca d’Italia.
Indebitamento netto in miglioramento
Nel 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche si è attestato a 69,7 miliardi di euro, pari al 3,1% del Pil. Rispetto al 2024, quando il deficit era stato di 74,8 miliardi (-3,4% del Pil), si registra un miglioramento di circa 5,1 miliardi di euro.
Segnali positivi emergono anche dal saldo primario, ossia il risultato dei conti pubblici al netto della spesa per interessi. Nel 2025 il saldo è tornato positivo per lo 0,8% del Pil, migliorando di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Parallelamente, la spesa per interessi si è attestata al 3,8% del Pil, in lieve diminuzione rispetto al 2024.
Debito pubblico oltre i 3mila miliardi
Sul fronte del debito, i dati pubblicati dalla Banca d’Italia mostrano un ulteriore aumento del peso dell’indebitamento sul prodotto interno lordo. A fine 2025 il debito delle Amministrazioni Pubbliche ha raggiunto i 3.097 miliardi di euro, equivalenti al 136,7% del Pil.
Il rapporto debito/Pil è cresciuto di 2,5 punti percentuali rispetto al 2024, confermando come la riduzione del deficit non sia stata ancora sufficiente a invertire la dinamica del debito pubblico.
Verifiche Eurostat e trasparenza dei conti
I dati contenuti nella Notifica riguardano i consuntivi degli anni 2022-2025 e sono sottoposti al processo di verifica coordinato da Eurostat e dall’Istat. La pubblicazione include inoltre gli elementi di raccordo tra indebitamento netto, variazione del debito pubblico e fabbisogno del settore pubblico elaborato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Restano invece escluse dalla nota le previsioni ufficiali per il 2026, predisposte dal MEF e non soggette al processo di validazione statistica europeo.
Il quadro che emerge evidenzia quindi un miglioramento dei saldi di finanza pubblica nel 2025, con un deficit in graduale riduzione e il ritorno di un avanzo primario. Al tempo stesso, il livello del debito pubblico continua a rappresentare una delle principali sfide per la sostenibilità dei conti italiani nel medio periodo.

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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Iccrea Banca: rating DBRS, trend passa a positivo</title>
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            <pubDate>Wed, 21 Oct 2026 09:42:07 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;agenzia di rating Morningstar DBRS ha migliorato il trend del rating a lungo termine e del debito senior di Iccrea Banca a “Positivo” da “Stabile”.
Contestualmente l’agenzia ha confermato il rating a lungo termine dell’emittente a BBB (high) e il rating a breve termine a R-1 (low).
Il miglioramento del trend riflette i significativi progressi compiuti dal Gruppo BCC Iccrea in termini di diversificazione dei ricavi, efficienza operativa e gestione dei rischi.
Il trend positivo tiene inoltre conto del continuo miglioramento della qualità degli attivi (NPL ratio netto allo 0,6%1), favorito dalla strategia proattiva di de-risking, dagli elevati livelli di copertura e da un profilo di rischio conservativo, nonché dalla solida posizione patrimoniale (CET1 ratio al 26,6%1), tra le più elevate in Europa.
Secondo l’agenzia, tali punti di forza continueranno a sostenere il profilo creditizio del Gruppo BCC Iccrea e a garantirne la resilienza in un contesto operativo meno favorevole.
Per maggiori informazioni, si veda il comunicato stampa pubblicato da Morningstar DBRS su https://dbrs.morningstar.com/.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Bankitalia: fintech non vigilate tra crescita e sfide</title>
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            <pubDate>Wed, 21 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le imprese fintech italiane non vigilate rafforzano il loro ruolo nell&#039;ecosistema finanziario nazionale, puntando sull&#039;innovazione tecnologica e sull&#039;intelligenza artificiale. Tuttavia, la crescita del settore continua a essere frenata dalle difficoltà di accesso ai finanziamenti, dalle dimensioni ancora contenute delle aziende e dagli ostacoli nell&#039;ingresso sul mercato. È quanto emerge dalla Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati - 2026 pubblicata dalla Banca d&#039;Italia. 
L&#039;indagine, realizzata nel 2026 e riferita all&#039;operatività del 2025, rappresenta la seconda rilevazione dedicata alle imprese attive nel fintech che non rientrano tra gli intermediari sottoposti alla vigilanza delle autorità di controllo. Alla consultazione hanno partecipato 157 società, pari al 47% delle 336 aziende individuate, fornendo un quadro dettagliato di un comparto giovane, innovativo e sempre più connesso al sistema finanziario tradizionale.
Dall&#039;analisi emerge che il 49% delle imprese è stato costituito tra cinque e dieci anni fa e il 93% conta meno di 100 dipendenti. Le dimensioni economiche restano però limitate: il 44% delle aziende registra un fatturato fintech inferiore a 200 mila euro. Inoltre, circa due terzi delle società hanno sede nel Nord Italia. 
Il modello di business prevalente è quello business-to-business (B2B): il 73% degli operatori offre infatti servizi rivolti ad altre imprese, concentrandosi soprattutto nei comparti del credito, dei pagamenti, dell&#039;open banking, della cybersecurity e delle soluzioni RegTech.
Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dall&#039;indagine riguarda la crescente integrazione tra fintech e sistema finanziario tradizionale. Il 66% delle imprese intervistate collabora con almeno un intermediario vigilato, in aumento rispetto al 60% registrato nella precedente rilevazione. Un dato che conferma la complementarità tra innovazione tecnologica e operatori finanziari tradizionali. 
Secondo Banca d&#039;Italia, le evidenze raccolte mostrano come le fintech non vigilate siano ormai parte integrante della filiera dei servizi finanziari, pur continuando a confrontarsi con importanti sfide operative e commerciali.
La tecnologia più diffusa nel settore è l&#039;intelligenza artificiale. Il 70% delle imprese dichiara di utilizzarla nelle proprie attività e per il 29% rappresenta la tecnologia principale. Le applicazioni spaziano dagli strumenti predittivi agli agenti autonomi fino alle soluzioni di IA generativa. 
L&#039;orientamento all&#039;innovazione resta elevato: il 61% delle aziende prevede di lanciare nuovi prodotti e servizi nel corso del 2026, mentre solo una quota limitata intende mantenere invariata la propria offerta.
Nonostante il dinamismo del settore, emergono criticità significative. I mezzi propri continuano a rappresentare la principale fonte di finanziamento, indicata dall&#039;84% delle imprese, mentre il ricorso a venture capital, private equity e credito bancario resta relativamente limitato. Solo il 26% delle società ha completato un round di finanziamento nel 2025. 
Tra i principali ostacoli allo sviluppo figurano la complessità delle procedure di acquisto da parte dei grandi clienti, le difficoltà nell&#039;integrazione dei dati, gli adempimenti regolamentari e la carenza di competenze specialistiche. Non a caso il 26% delle imprese dichiara di aver interrotto almeno un progetto nell&#039;ultimo anno, soprattutto a causa della mancanza di risorse finanziarie o dello scarso interesse del mercato. 
Il quadro delineato dall&#039;indagine evidenzia dunque un ecosistema fintech italiano in evoluzione, caratterizzato da una forte capacità innovativa e da una crescente collaborazione con il settore bancario, ma ancora chiamato a superare barriere strutturali per trasformare le innovazioni sviluppate in opportunità di crescita sostenibile. 

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            <category>Economia</category>
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            <title>MIMIT: nuove FAQ per contrastare il greenwashing</title>
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            <pubDate>Wed, 21 Oct 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha pubblicato una serie di FAQ applicative sul decreto che recepisce la direttiva europea in materia di responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde, il cosiddetto Decreto Greenwashing. I chiarimenti puntano a favorire un&#039;applicazione uniforme delle nuove disposizioni, rafforzando la trasparenza delle informazioni fornite ai consumatori e contrastando le pratiche commerciali potenzialmente ingannevoli.
Le FAQ affrontano tre aspetti centrali della nuova disciplina: le modalità di utilizzo dell&#039;avviso e dell&#039;etichetta armonizzati relativi alla garanzia legale di conformità e alla garanzia commerciale di durabilità, i requisiti applicabili alle asserzioni ambientali e alle asserzioni ambientali generiche, nonché il trattamento dei prodotti già immessi sul mercato prima dell&#039;entrata in vigore delle nuove norme.
Particolare attenzione viene dedicata al tema dei claim ambientali, uno degli ambiti più sensibili nella lotta al greenwashing. Il Ministero precisa che la valutazione di un&#039;eventuale pratica commerciale scorretta deve essere effettuata caso per caso, sulla base delle specifiche circostanze e degli elementi emersi nell&#039;istruttoria.
Secondo le FAQ, l&#039;utilizzo di termini come “verde” o “blu” nel nome di un marchio, di un&#039;impresa o di un prodotto, così come l&#039;impiego di tali colori nella comunicazione commerciale, non costituisce automaticamente un&#039;indicazione ambientale. Ciò vale purché, nel contesto di riferimento, tali elementi non inducano il consumatore medio a ritenere che il prodotto, il marchio o l&#039;azienda offrano particolari benefici ambientali.
Diverso il caso in cui espressioni quali “verde”, “eco”, “naturale”, “blu” o “clima neutro” siano utilizzate in modo da evocare un&#039;associazione con la sostenibilità ambientale. Anche in assenza di ulteriori messaggi pubblicitari espliciti, tali riferimenti possono essere considerati vere e proprie indicazioni ambientali. In queste situazioni, l&#039;operatore economico è tenuto a fornire una specificazione chiara, precisa e facilmente visibile del beneficio ambientale vantato.
Qualora tale precisazione non venga fornita, l&#039;indicazione sarà considerata un&#039;asserzione ambientale generica e dovrà rispettare requisiti particolarmente stringenti. In particolare, l&#039;impresa dovrà essere in grado di dimostrare l&#039;esistenza di un&#039;eccellente prestazione ambientale riconosciuta e coerente con il messaggio comunicato al consumatore.
Le FAQ confermano quindi l&#039;orientamento del legislatore verso una maggiore tutela del consumatore, imponendo che le dichiarazioni ambientali siano fondate su evidenze verificabili, specifiche e correttamente contestualizzate. Un approccio che mira a rafforzare la fiducia del mercato e a garantire che la crescente attenzione alla sostenibilità si traduca in informazioni chiare e trasparenti, evitando messaggi generici o potenzialmente fuorvianti.

 
Approndisci sul sito del MIMIT</description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Bilancio europeo, Orsini rilancia sulla crescita</title>
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            <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Rafforzare il bilancio europeo, sostenere la manifattura e contrastare gli effetti della concorrenza globale. Sono questi i temi che il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha portato al centro della sua missione a Bruxelles, in occasione del Consiglio europeo, nel corso di una serie di incontri con i vertici delle istituzioni comunitarie.
Il numero uno degli industriali italiani ha incontrato Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Coesione e alle riforme, e Maroš Šefčovič, commissario europeo per il Commercio e la sicurezza economica, per rappresentare le principali priorità del sistema produttivo nazionale in una fase segnata da forti tensioni geopolitiche, competizione internazionale e alti costi energetici.
Bilancio europeo e sostegno alla manifattura
Al centro del confronto con Fitto c&#039;è stato il futuro Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Per Orsini l&#039;Unione europea deve dotarsi di un bilancio più ambizioso e orientato alla competitività industriale.
Secondo il presidente di Confindustria, l&#039;Europa non può permettersi di perdere terreno rispetto ai grandi player globali e deve sostenere con risorse adeguate la trasformazione delle proprie filiere produttive.
«Rafforzare il bilancio europeo significa mantenere la competitività dell&#039;Europa», ha affermato Orsini, sottolineando come nessun Paese membro possa affrontare da solo le sfide della transizione industriale e tecnologica.
Il presidente degli industriali ha inoltre evidenziato la necessità di politiche comuni capaci di preservare la produzione manifatturiera europea in un contesto internazionale sempre più competitivo, caratterizzato dal confronto economico tra Stati Uniti e Cina.
La sfida della concorrenza cinese
Tra i temi affrontati con il commissario Šefčovič particolare attenzione è stata dedicata ai rapporti commerciali con la Cina e agli squilibri che interessano il mercato europeo.
Secondo Confindustria, la crescente presenza di prodotti cinesi a prezzi significativamente inferiori rispetto a quelli europei rischia di mettere sotto pressione numerosi comparti industriali. Orsini ha richiamato l&#039;attenzione sul deficit commerciale accumulato dall&#039;Europa nei confronti della Cina e sulle difficoltà che le imprese europee incontrano nel competere con operatori soggetti a standard normativi, ambientali e sociali differenti.
Particolare preoccupazione riguarda il fenomeno del dumping e la crescente dipendenza da componenti e forniture provenienti dal mercato cinese, soprattutto in settori strategici per la manifattura italiana.
Per il presidente di Confindustria, l&#039;Europa deve sviluppare una politica industriale di lungo periodo capace di garantire condizioni di concorrenza equilibrate e di ridurre le dipendenze strategiche dalle catene di approvvigionamento extraeuropee.
Energia ed ETS sotto osservazione
Nel corso degli incontri è stato affrontato anche il tema del costo dell&#039;energia, considerato uno dei principali ostacoli alla competitività delle imprese europee.
Orsini ha espresso forti preoccupazioni sull&#039;impatto del sistema ETS (Emission Trading System), evidenziando come il costo delle quote di emissione sia aumentato significativamente negli ultimi anni, incidendo sui costi di produzione e sulle bollette energetiche.
Le maggiori criticità riguardano i settori energivori, come ceramica, carta e vetro, che secondo Confindustria rischiano di subire pesanti conseguenze senza interventi correttivi a livello europeo.
Da qui la richiesta di introdurre misure che consentano alle imprese di affrontare la transizione ambientale senza compromettere la competitività e la tenuta occupazionale delle filiere industriali.
Una strategia europea per la crescita
Il messaggio portato da Confindustria a Bruxelles è chiaro: per affrontare le sfide della competizione globale servono più investimenti, una politica industriale europea più incisiva e strumenti in grado di sostenere imprese e cittadini.
Per Orsini, la competitività dell&#039;industria europea rappresenta una priorità strategica non solo per la crescita economica, ma anche per l&#039;autonomia produttiva e tecnologica dell&#039;Unione. In questo scenario, il rafforzamento del bilancio comunitario, il contenimento dei costi energetici e una risposta coordinata alla concorrenza internazionale vengono considerati elementi essenziali per garantire un futuro solido alla manifattura europea.

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            <category>Economia</category>
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            <title>Cartolarizzazioni, CONSOB aggiorna gli obblighi</title>
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            <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 19 ottobre la Delibera CONSOB n. 24155 dell&#039;8 ottobre 2026, che modifica le disposizioni di attuazione dell&#039;articolo 4-septies.2 del Testo Unico della Finanza (TUF) in materia di cartolarizzazioni. Le nuove regole, entrate in vigore il 20 ottobre, aggiornano il quadro degli obblighi informativi e delle comunicazioni verso l&#039;Autorità di vigilanza, con l&#039;obiettivo di semplificare gli adempimenti e rendere più chiari alcuni aspetti emersi durante la prima fase applicativa della normativa europea.
L&#039;intervento interessa gli operatori coinvolti nelle operazioni disciplinate dal Regolamento (UE) 2017/2402 sulle cartolarizzazioni e riguarda sia le operazioni tradizionali sia quelle qualificate come STS (Simple, Transparent and Standardised).
Notifiche entro un mese dall&#039;emissione
Tra le principali novità introdotte dalla delibera vi è la definizione di termini uniformi per la trasmissione delle informazioni alla CONSOB. Le operazioni di cartolarizzazione soggette a vigilanza dovranno essere notificate entro un mese dalla data di emissione. Lo stesso termine si applica alle comunicazioni relative alle cartolarizzazioni STS.
Diversamente, gli eventi significativi che possano incidere sulle caratteristiche dell&#039;operazione e le comunicazioni di chiusura dovranno essere trasmessi all&#039;Autorità senza indugio.
Nuove attestazioni di conformità
La delibera interviene anche sulle modalità di attestazione della conformità normativa.
Per le operazioni non STS, il rispetto dei requisiti previsti dagli articoli da 6 a 9 del Regolamento Cartolarizzazioni dovrà essere certificato per iscritto dal responsabile dell&#039;organo con funzione di gestione di ciascun soggetto coinvolto nell&#039;operazione, limitatamente alle rispettive competenze. In presenza di più cedenti, ciascuno dovrà predisporre una propria dichiarazione.
Per le cartolarizzazioni STS, invece, l&#039;attestazione dovrà essere rilasciata dai responsabili degli organi di gestione del cedente e del promotore. Nel caso di enti significativi, l&#039;adempimento potrà essere delegato a un soggetto appositamente designato all&#039;interno dell&#039;organizzazione.
Maggiore attenzione agli eventi significativi
Le nuove disposizioni rafforzano inoltre gli obblighi di comunicazione in caso di eventi rilevanti. Cedenti, prestatori originari e società veicolo dovranno informare tempestivamente la CONSOB di qualsiasi evento che possa incidere sul rispetto dei requisiti previsti dalla disciplina europea per le operazioni STS.
In tali circostanze sarà necessario trasmettere anche una versione aggiornata della dichiarazione di conformità.
Obbligo di comunicare la chiusura dell&#039;operazione
Un&#039;altra novità riguarda l&#039;introduzione di uno specifico obbligo di notifica della chiusura delle operazioni di cartolarizzazione. La chiusura si considera avvenuta quando non risultano più attività o passività collegate all&#039;operazione stessa.
L&#039;adempimento dovrà essere effettuato dai cedenti, dai prestatori originari e dalle società veicolo.
Possibile delega al servicer
La delibera chiarisce infine le modalità operative di trasmissione delle informazioni. Le notifiche dovranno essere effettuate dal soggetto designato ai sensi del Regolamento Cartolarizzazioni, ma l&#039;attività materiale di invio potrà essere delegata al servicer dell&#039;operazione.
Resta comunque fermo il principio secondo cui la responsabilità del corretto adempimento continua a gravare sul soggetto designato. Tutte le comunicazioni dovranno essere effettuate utilizzando i modelli dati e le istruzioni operative pubblicati dalla CONSOB.
Con queste modifiche l&#039;Autorità punta a rendere più efficiente il sistema di vigilanza sulle cartolarizzazioni, favorendo al contempo una maggiore chiarezza degli obblighi a carico degli operatori e un allineamento sempre più stretto alla disciplina europea.
Provvedimento

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            <category>Normativa</category>
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            <title>TORNA IL SALONE DEL LEASING, +3,2% LO STIPULATO 2026</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/torna-il-salone-del-leasing-32-lo-stipulato-2026</link>
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            <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Giunto alla IX edizione, il 28 e 29 ottobre 2026 torna a Milano LEASE - Il Salone del Leasing organizzato da Assilea.
Scenari internazionali e sfide del leasing, politiche europee, mercati e investimenti, A.I. e fattori di cambiamento, transizione energetica e capitale umano, banche e intermediari creditizi, imprese e pubbliche amministrazioni, normativa e semplificazione, sono i principali temi di confronto delle 12 tra tavole rotonde e interventi, organizzati in 3 sessioni tematiche:
28 ottobre La nuova geoeconomia: mercato, credito e investimenti
Le frontiere del leasing tra regolamentazione e innovazione
29 ottobre Il leasing che abilita il cambiamento: Immobiliare, Strumentale, Auto
Tra gli altri, in calendario i contributi  e gli interventi di Angelo Camilli, Vicepresidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco, Gregorio De Felice, Chief Economist Intesa Sanpaolo, Alessandro Fontana, Direttore Centro Studi Confindustria, Marco Fortis, Vicepresidente e Direttore Fondazione Edison, Renato Loiero, Consigliere del Presidente del Consiglio per le politiche di bilancio, Antonio Patuelli, Presidente ABI, Almorò Rubin de Cervin, Capo del dipartimento Regolamentazione e vigilanza bancaria della DG Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali della Commissione europea.
Nel periodo gennaio-settembre 2026 lo stipulato leasing è cresciuto del +3,2%, segnando un picco nel 2° trimestre e una sostanziale stabilità nel 3°, con un volume di 27 mld di euro e un incremento particolarmente solido del comparto Immobiliare. I Beni strumentali mostrano una stabilizzazione, cresce il settore Auto, con un’elevata incidenza delle alimentazioni green.
In Europa il leasing si conferma una delle forme di finanziamento più rilevanti per le PMI e primeggia insieme alle linee di credito/scoperto di conto corrente, posizionandosi ben davanti ai finanziamenti bancari, ai crediti bancari agevolati e al credito per il commercio. Il nostro Paese si assesta al 4° posto per stipulato e l’industria del leasing italiana, guardando a economie paragonabili come quelle di Francia e Germania, presenta ancora margini di espansione.
“Il leasing è un ecosistema al servizio della crescita, dello sviluppo e dell’ammodernamento delle imprese e il Salone è il momento in cui suoi principali attori si incontrano, dialogano con le istituzioni italiane ed europee e le associazioni di categoria e si interrogano sul futuro” - spiega Paolo Guzzetti, Presidente di Assilea. “Nonostante il perdurare di un contesto di elevata incertezza per le imprese, causato dalle tensioni geoeconomiche e dalla ridefinizione dei rapporti commerciali in atto a livello globale, anche nel 2026 cresce il sostegno del credito leasing alle PMI italiane e lo stipulato chiude i primi nove mesi dell’anno in positivo. Dalla lettura dei dati e, soprattutto, dagli autorevoli interventi che saranno ospitati a LEASE 2026, potranno emergere riflessioni e indicazioni per la politica industriale del Paese e della UE”.
“L’edizione di LEASE 2026 si arricchisce ulteriormente nell’offerta, sia in termini qualitativi, sia quantitativi” - aggiunge Giuseppe Schlitzer, Direttore Generale di Assilea - “partendo da un’analisi geopolitica ed economica, passando per la frontiera tecnologica, fino alle verticali sui tre mercati di riferimento. Il leasing rappresenta un formidabile strumento di sviluppo e, a maggior ragione nel contesto attuale, la riflessione del Salone è incentra su come svilupparlo per sostenere la propensione agli investimenti, sulla ricerca dell’equilibrio tra regolamentazione e accesso al credito, sul ruolo dell’Intelligenza artificiale e della transizione energetica e su quello delle politiche e degli incentivi”.
Le principali dinamiche di mercato del leasing nei primi nove mesi del 2026

Il settore Auto (autoveicoli, veicoli commerciali e veicoli industriali) si conferma il principale segmento del mercato leasing, con oltre il 62,1% dei volumi finanziati; seguono lo Strumentale (26,3%) e l’Immobiliare (8,9%).
Il comparto Auto è in leggero aumento in valore (+2,0%), grazie alla spinta degli autoveicoli e dei veicoli industriali, mentre arretrano i veicoli commerciali dopo la forte crescita registrata nel 2025. Un’autovettura elettrica su quattro è finanziata in leasing o noleggio a lungo termine.
Il leasing Strumentale segna un assestamento (-0,9%) da leggersi dopo il +15,2% del 2025, in particolare dovuto alla flessione del segmento “finanziario” sopra i 2,5 milioni di euro, e si conferma lo strumento di finanziamento preferito dalle PMI, scelto per il 67,3% degli investimenti con Nuova Sabatini, Industria 4.0 e Sabatini Green.
Il leasing Immobiliare (+21,9%) cresce in tutti i comparti, con il picco del +35% del segmento “costruito” (+77,5% per il taglio sopra i 2,5 milioni di euro), e, per tipologia, degli alberghi e dei centri ricreativi (+51,9%) e degli immobili ad uso ufficio (+45,0%).

 
 

Dettaglio comparti
Nel comparto auto cresce in valore il sotto-comparto delle autovetture in leasing (5,4%) e a noleggio a lungo termine (+1,7%) in aumento anche quello dei veicoli industriali (+13,3%). Gli altri segmenti mostrano una flessione: i veicoli commerciali in leasing del -4,6% e quelli a noleggio a lungo termine del -20,2%.
Il valore del leasing strumentale finanziario (-1,4%) mostra percentuali positive per le fasce d’importo inferiori a 0,5 mil. € e superiori per le fasce d’importo più elevata. Risulta invece in crescita il leasing strumentale operativo (+1,6%) con dinamiche positive in tutte le fasce d’importo, ad eccezione di quella superiore a 50.000 euro (-0,7%).
Nel comparto immobiliare, il leasing costruito continua a mostrare una forte crescita (+35,9%) con aumenti in tutte le fasce d’importo. Anche per il leasing immobiliare da costruire, si rileva una crescita - complessivamente pari al +2,3% - trainata dalla dinamica della fascia dei contratti di importo compreso tra 0,5 e 2,5 mil.€ (+2,2%) e a quella dei contratti superiori a 2,5 mil.€ (+3,8%).

Immatricolazione di autovetture 1
A settembre 2026 le immatricolazioni di autovetture registrano una crescita del +10,2% rispetto a settembre 2025. Nel periodo gennaio-settembre 2026 si registra un +8,0% nel noleggio e un +5,1% nel leasing rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra le immatricolazioni leasing (59.137 unità), il 37,7% è destinato a privati2, il 43,9% a società e il 18,4% a società di noleggio.
Le autovetture green (elettriche, ibride e plug-in) in leasing e noleggio a lungo termine crescono del +14,7% con incrementi in tutti i comparti fatta eccezione per le ibride diesel e elettriche. Il peso del green sul totale delle immatricolazioni è pari al 66,7% mentre nel comparto del leasing e NLT sale al 71,8%. Leasing e NLT rappresentano il 27,4% delle autovetture green e il 25,5% del totale delle immatricolazioni.


1 Compresi i fuoristrada
2 Si indicano con la dizione “privati” i soggetti dotati di codice fiscale alfanumerico: i privati consumatori, gli esercenti arti e professioni, i titolari di ditte individuali e le imprese familiari. Su tale aggregato, la quota dei privati consumatori è prossima allo zero.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Bankitalia: istruzioni sulla Relazione cyber 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
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La Banca d’Italia ha pubblicato una nota di chiarimento sulla Comunicazione del 17 luglio 2026 relativa al rafforzamento della resilienza operativa digitale e della sicurezza informatica degli intermediari vigilati. Il documento è stato diffuso a seguito del seminario “Resilienza operativa digitale e i modelli avanzati di Intelligenza Artificiale: sfide e prospettive”, organizzato con la partecipazione delle associazioni di categoria del settore finanziario e di alcuni fornitori di servizi ICT.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di rafforzamento dei presidi di sicurezza e resilienza cibernetica richiesto agli operatori finanziari in un contesto caratterizzato da una crescente esposizione ai rischi digitali e dall’adozione sempre più diffusa di tecnologie avanzate, inclusi i sistemi di Intelligenza Artificiale.
Relazione da presentare entro il 31 dicembre 2026
Con la Comunicazione del 17 luglio, l’Autorità di vigilanza aveva invitato i soggetti vigilati, tramite i rispettivi Consigli di Amministrazione riuniti congiuntamente con i Collegi Sindacali, a predisporre una Relazione da trasmettere entro il 31 dicembre 2026.
L’obiettivo è individuare e attuare tempestivamente le misure necessarie per potenziare i processi di sicurezza a protezione dei sistemi informativi e rafforzare la resilienza operativa e cibernetica. L’attenzione dovrà concentrarsi su sei aree chiave:

governance;
igiene informatica;
gestione delle risorse informatiche e della superficie di esposizione;
gestione delle vulnerabilità e degli aggiornamenti;
monitoraggio, rilevazione e misure di difesa;
attività di test.

I contenuti attesi della Relazione
Nell’allegato alla nota, la Banca d’Italia dettaglia i contenuti che gli intermediari dovranno sviluppare per ciascuna delle sei aree individuate.
L’analisi dovrà essere articolata secondo uno schema omogeneo che prevede:

la descrizione dei processi e dei presidi esistenti;
la valutazione dell’attuale livello di esposizione al rischio e dell’adeguatezza dei controlli rispetto al nuovo contesto operativo;
l’individuazione delle carenze e delle priorità di intervento;
la definizione di un piano di lavoro con azioni, tempistiche e investimenti necessari.

L’approccio richiesto punta non soltanto a fotografare lo stato attuale dei presidi di sicurezza, ma anche a delineare un percorso concreto di miglioramento e rafforzamento delle capacità di prevenzione e risposta agli incidenti ICT.
Le indicazioni operative per gli intermediari
La nota fornisce inoltre alcuni chiarimenti applicativi utili per la predisposizione della documentazione.
In particolare, la Relazione dovrà essere trasmessa alla PEC della competente Struttura di Vigilanza e, per conoscenza, all’indirizzo Supervisione_rischio_ICT@pec.bancaditalia.it.
Per i gruppi bancari e finanziari è prevista la redazione di un’unica Relazione su base consolidata, riferita al perimetro di consolidamento prudenziale dei soggetti italiani sottoposti alla vigilanza diretta della Banca d’Italia.
Restano escluse dal perimetro le controllate estere e le componenti assicurative dei gruppi italiani. La documentazione dovrà tuttavia evidenziare le specificità delle società controllate incluse nel perimetro considerato, anche in relazione alle eventuali misure correttive da adottare.
Infine, con riferimento al “punto di responsabilità aziendale” incaricato di fungere da referente per le tematiche oggetto della Relazione, la Banca d’Italia precisa che la scelta è rimessa alla discrezionalità dei singoli intermediari sulla base della propria organizzazione interna. Nel caso dei gruppi dovrà essere indicato un unico referente.
Focus su governance e sicurezza cyber
I chiarimenti pubblicati confermano l’attenzione crescente dell’Autorità verso la resilienza operativa digitale come elemento strategico per la stabilità del sistema finanziario. La Relazione rappresenterà un importante strumento di autovalutazione e pianificazione degli interventi, chiamando gli intermediari a verificare l’efficacia dei propri presidi e ad accelerare gli investimenti necessari per affrontare un panorama delle minacce informatiche sempre più complesso e in continua evoluzione.
Nota di chiarimento

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            <category>Normativa</category>
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                <item>
            <title>UE, aggiornato il regolamento sulle sanzioni alla Russia</title>
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            <pubDate>Mon, 19 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>In data 15.10.2026 l&#039;Unione Europea ha pubblicato il Regolamento di esecuzione (UE) n. 2333/2026 che attua il Regolamento (UE) n. 269/2014 concernente misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l&#039;integrità territoriale, la sovranità e l&#039;indipendenza dell&#039;Ucraina.
L&#039;aggiornamento è consultabile, per pronta informativa, al seguente link del sito dell&#039;Unione europea:
Gazzetta ufficiale dell&#039;Unione europea - serie L del 15.10.2026
Per l&#039;elenco completo di tutti gli atti normativi adottati fino ad ora dall&#039;Unione europea nelle molteplici iniziative in materia di sanzioni finanziarie si rimanda al seguente link: EU Sanctions map
I soggetti designati di cui al provvedimento indicato saranno ricompresi, salvi i tempi strettamente necessari all&#039;aggiornamento, nella lista consolidata di tutte le persone, gruppi ed entità oggetto di congelamento nel territorio europeo, consultabile - previa registrazione di credenziali per l&#039;accesso al sito (indirizzo e-mail e password) - al seguente link: https://webgate.ec.europa.eu/fsd/fsf#!/files
Per informazioni generali sull&#039;applicazione di misure restrittive di &quot;congelamento&quot; dei fondi e delle risorse economiche detenute da persone fisiche e giuridiche, gruppi ed entità specificamente individuati dalle Nazioni Unite e dall&#039;Unione Europea (soggetti &quot;designati&quot;), impiegate anche per contrastare l&#039;attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale si rinvia alla pagina di questo sito specificamente dedicata al tema: https://uif.bancaditalia.it/adempimenti-operatori/contrasto/index.html.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>IVASS, in Gazzetta il comunicato sul Regolamento antifrodi</title>
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            <pubDate>Mon, 19 Oct 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 241 del 16 ottobre 2026 il comunicato dell’IVASS relativo al Regolamento n. 59 del 22 settembre 2026, che disciplina la predisposizione del modello di relazione in materia di repressione delle frodi nel settore assicurativo.
Il provvedimento era già stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre 2026, ma il nuovo comunicato interviene per fornire precisazioni riguardanti la consultazione degli allegati tecnici che accompagnano il regolamento.
In particolare, l’IVASS evidenzia che, a causa della corposità della documentazione e della sua elevata complessità tecnica, gli allegati al Regolamento n. 59/2026 non sono stati riprodotti nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale. La documentazione integrale è comunque disponibile sul sito istituzionale dell’Autorità di vigilanza.
Il Regolamento definisce il modello di relazione che le imprese assicurative dovranno utilizzare per rendicontare le attività svolte nella prevenzione e nel contrasto delle frodi, rafforzando gli strumenti di monitoraggio e controllo in un ambito particolarmente rilevante per la tutela degli assicurati e per la correttezza del mercato.
Con questa precisazione, l’IVASS assicura la piena accessibilità ai contenuti tecnici del provvedimento, consentendo agli operatori del settore di consultare direttamente online tutti gli allegati necessari per l’applicazione delle nuove disposizioni.
Gazzetta Ufficiale n. 241 del 16 ottobre 2026
Regolamento n. 59/2026

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Panetta: il clima minaccia economia e finanza</title>
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            <pubDate>Mon, 19 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il cambiamento climatico non rappresenta più soltanto una sfida ambientale di lungo periodo. I suoi effetti incidono già sulla crescita economica, sull’inflazione, sui conti pubblici e sulla stabilità del sistema finanziario. È questo il messaggio lanciato da Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia e Presidente del Consiglio di amministrazione della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), intervenendo all’apertura della quinta edizione della Green Swan Conference 2026 a Manila.
L’evento, organizzato da Banca d’Italia, BRI, Bangko Sentral ng Pilipinas e Network for Greening the Financial System, ha posto al centro del confronto il tema della resilienza economica e finanziaria di fronte all’aumento dei rischi climatici.
Panetta ha ricordato come nel 2025 gli eventi meteorologici estremi abbiano causato oltre 200 miliardi di dollari di danni diretti, più del doppio rispetto ai livelli registrati nei primi anni Duemila. Costi che non si limitano alla distruzione di infrastrutture e attività economiche, ma che si riflettono sulla produttività, sui prezzi e sui bilanci pubblici.
L’impatto è particolarmente severo nelle economie emergenti e nei Paesi in via di sviluppo, spesso più esposti ai fenomeni estremi e dotati di minori risorse per affrontarne le conseguenze. In questo contesto, secondo il Governatore, la sola mitigazione delle emissioni non è più sufficiente: una parte dei danni climatici è ormai inevitabile e richiede strategie efficaci di adattamento.
Uno dei temi centrali affrontati da Panetta riguarda la necessità di incorporare il rischio climatico nei processi decisionali delle istituzioni finanziarie. Il cambiamento delle condizioni climatiche rende infatti meno affidabili i dati storici utilizzati tradizionalmente per la valutazione del rischio.
Per questo motivo, il Governatore ha invitato banche, assicurazioni e investitori a considerare il rischio climatico come parte integrante della gestione del credito, dei rischi di mercato, operativi e assicurativi, evitando di relegarlo a un semplice adempimento regolamentare.
Anche l’intelligenza artificiale può offrire un contributo importante attraverso strumenti di previsione, monitoraggio e valutazione dei danni potenziali. Tuttavia, ha sottolineato Panetta, la tecnologia deve essere accompagnata da dati affidabili, modelli robusti e adeguate competenze umane.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema delle coperture assicurative contro le catastrofi naturali. Una quota rilevante delle perdite provocate dagli eventi estremi continua infatti a rimanere priva di copertura, trasferendo il peso economico su famiglie, imprese e, successivamente, sulle finanze pubbliche.
Secondo Panetta, il settore assicurativo rappresenta un elemento fondamentale della resilienza climatica. Le polizze non svolgono soltanto una funzione di risarcimento, ma possono incentivare comportamenti e investimenti volti a ridurre l’esposizione ai rischi.
La soluzione, ha spiegato il Governatore, passa attraverso una distribuzione del rischio tra diversi soggetti: assicuratori privati, riassicuratori, interventi pubblici nei casi più estremi e mercato dei capitali. In questo ambito assumono crescente importanza strumenti come i catastrophe bond, che consentono di trasferire parte del rischio agli investitori.
Panetta ha richiamato anche l’esperienza italiana, che ha introdotto l’obbligo di copertura contro alluvioni, terremoti e frane per le imprese non agricole, sostenuto da un meccanismo pubblico di garanzia.
Il Governatore ha evidenziato come l’adattamento ai cambiamenti climatici debba essere considerato un investimento strategico e non un semplice costo. Intervenire preventivamente su infrastrutture, sistemi idrici e opere di protezione consente infatti di ridurre in modo significativo i costi delle future ricostruzioni.
La sfida principale resta quella di mobilitare risorse sufficienti, soprattutto nelle economie emergenti, dove spesso mancano progetti strutturati e condizioni adeguate per attirare capitali privati. Da qui l’importanza del ruolo delle banche multilaterali di sviluppo e degli strumenti di blended finance, in grado di ridurre il rischio per gli investitori e facilitare l’afflusso di capitali.
Nelle conclusioni del suo intervento, Panetta ha sottolineato come gli shock climatici possano propagarsi ben oltre le aree direttamente colpite, influenzando catene globali di fornitura, bilanci aziendali, qualità del credito e conti pubblici.
La resilienza, ha affermato, è lo strumento essenziale per impedire che un disastro naturale si trasformi in una crisi economica e finanziaria. Per raggiungere questo obiettivo occorre migliorare la conoscenza dei rischi, distribuire in modo più efficiente le esposizioni e destinare maggiori risorse agli investimenti che riducono le vulnerabilità future.
In un contesto caratterizzato da eventi climatici sempre più frequenti e costosi, il costo dell’inazione rischia di superare ampiamente quello della prevenzione.
Intervento del Governatore Fabio Panetta alla quinta edizione della Green Swan Conference

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            <category>ESG</category>
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            <title>Bankitalia: l’economia globale regge gli shock</title>
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            <pubDate>Mon, 19 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’economia globale continua a mostrare una resilienza superiore alle attese, sostenuta in larga misura dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Secondo l’analisi della Banca d’Italia, la diffusione delle tecnologie IA sta contribuendo a sostenere l’attività economica e la domanda di beni ad alto contenuto tecnologico, compensando in parte gli effetti negativi derivanti dal rialzo dei prezzi energetici e dalle persistenti tensioni geopolitiche.
Negli Stati Uniti la crescita continua a essere alimentata dalla robustezza della domanda interna, mentre in Cina il sostegno principale proviene dalle esportazioni. Al netto del comparto energetico, il commercio mondiale mantiene una dinamica favorevole grazie all’aumento della domanda di componenti, infrastrutture e tecnologie collegate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Le prospettive restano tuttavia condizionate da diversi fattori di incertezza, tra cui il protrarsi del conflitto in Medio Oriente, le possibili modifiche alle politiche commerciali statunitensi e il progressivo irrigidimento delle condizioni finanziarie globali.
I mercati energetici continuano a caratterizzarsi per condizioni di offerta tese. Nel corso dell’estate il prezzo del petrolio è tornato a superare la soglia dei 100 dollari al barile, mentre le quotazioni del gas naturale hanno raggiunto i livelli più elevati dall’inizio delle ostilità internazionali.
L’incremento dei margini di raffinazione ha inoltre contribuito ad aumentare il costo dei carburanti e degli altri derivati petroliferi, alimentando nuove pressioni inflazionistiche in molte economie avanzate.
I mercati finanziari internazionali hanno mantenuto un andamento complessivamente positivo, sostenuti da risultati societari favorevoli, soprattutto nel comparto tecnologico. Tuttavia, l’aumento dei rendimenti obbligazionari e le elevate valutazioni azionarie stanno accrescendo il rischio di possibili correzioni.
I rendimenti dei titoli pubblici a lungo termine sono saliti per effetto delle aspettative di inflazione più elevate, delle preoccupazioni sulla sostenibilità dei conti pubblici in diversi Paesi avanzati e dell’intenso ricorso al mercato obbligazionario da parte delle grandi aziende tecnologiche.
Il permanere delle tensioni sui prezzi energetici continua a incidere sull’inflazione. Per contrastare questi rischi, alcune importanti banche centrali hanno ulteriormente inasprito la politica monetaria.
A settembre la Federal Reserve e la Banca del Giappone hanno aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, mentre la Bank of England ha optato per una pausa. In Cina, invece, la banca centrale mantiene un orientamento accomodante per sostenere la crescita economica.
Nell’area dell’euro il PIL ha continuato a espandersi a ritmi contenuti. Nel secondo trimestre il prodotto interno lordo, escludendo il contributo particolarmente volatile dell’Irlanda, è cresciuto dello 0,3%, sostenuto dalla domanda estera e dai consumi delle famiglie.
L’inflazione è tornata a salire durante l’estate soprattutto per effetto dell’energia, ma finora non si osservano evidenti effetti di contagio sulle componenti di fondo. Le più recenti proiezioni della BCE indicano una crescita dello 0,9% sia per il 2026 sia per il prossimo anno, mentre l’inflazione è prevista al 3% nel 2026.
Nella riunione di settembre la Banca Centrale Europea ha innalzato di 25 punti base i tassi ufficiali, portando il tasso sui depositi al 2,5%. L’istituto di Francoforte ha sottolineato che le tensioni geopolitiche continuano a rappresentare un rischio significativo per la stabilità dei prezzi.
L’aumento del costo del credito si è riflesso sia sulle famiglie sia sulle imprese, anche se la dinamica dei finanziamenti alle aziende è rimasta sostenuta dalle crescenti esigenze di liquidità.
In Italia il PIL è aumentato dello 0,2% nel secondo trimestre grazie al contributo dei consumi delle famiglie e degli investimenti, in particolare quelli legati alle opere pubbliche e agli asset immateriali.
Nei mesi estivi l’economia avrebbe registrato un lieve rallentamento, influenzata dall’incertezza internazionale e dal rincaro dell’energia. A sostenere l’attività restano gli investimenti nella transizione digitale ed energetica e il buon andamento del turismo.
Secondo le previsioni della Banca d’Italia, il PIL italiano crescerà dello 0,9% nel 2026, dello 0,7% nel 2027 e dello 0,8% nel 2028.
Il mercato del lavoro continua a mostrare una tenuta complessivamente positiva. L’occupazione è cresciuta soprattutto nei servizi privati, mentre il tasso di disoccupazione è aumentato leggermente per effetto della maggiore partecipazione al mercato del lavoro.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione ha accelerato durante l’estate a causa dei rincari dei carburanti e delle tariffe energetiche. Le proiezioni di Bankitalia indicano un’inflazione media del 3,2% nel 2026, in diminuzione al 2,4% nel 2027 e all’1,7% nel 2028.
Il Documento programmatico di bilancio prevede una riduzione dell’indebitamento netto al 2,9% del PIL nel 2026, seguita da un temporaneo aumento al 3,4% nel 2027. Il debito pubblico dovrebbe salire fino al 138,5% del PIL prima di avviare una graduale discesa.
Nel complesso, il quadro delineato da Bankitalia evidenzia un’economia mondiale e italiana ancora in crescita, sostenuta dall’innovazione tecnologica e dagli investimenti nell’intelligenza artificiale, ma sempre più esposta ai rischi derivanti dalle tensioni geopolitiche, dall’energia e dalle condizioni finanziarie più restrittive.
Bollettino Economico n. 4 - 2026

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            <category>Economia</category>
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            <title>ANFIA: negoziati cruciali sulla revisione CO2</title>
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            <pubDate>Fri, 16 Oct 2026 13:35:38 +0000</pubDate>
            <description>Nel pieno del confronto europeo sulla revisione del Regolamento CO₂ per le autovetture e i veicoli commerciali leggeri, è fondamentale ribadire un principio: l’industria automotive europea non è un settore inevitabilmente destinato al declino, ma una filiera viva, che continua ad investire, innovare e competere.
Le imprese automotive stanno affrontando una trasformazione senza precedenti per la quale stanno mettendo in campo tutte le proprie risorse in uno scenario geopolitico sempre più complesso, segnato da una concorrenza internazionale sostenuta da politiche industriali aggressive. Una sfida resa ancora più difficile da norme europee che rischiano di penalizzare proprio le tecnologie e le produzioni sviluppate in Europa, anche quando continuano a rispondere alle esigenze di mobilità dei cittadini.
La decarbonizzazione deve restare un obiettivo prioritario, ma non può tradursi nella rinuncia industriale europea a soluzioni tecnologiche che possono contribuire concretamente alla riduzione delle emissioni alimentate con carburanti rinnovabili e non fossili. Soprattutto se a queste tecnologie non stanno rinunciando in nessuna parte del mondo.
Rivolgiamo un appello diretto ai membri del Parlamento europeo chiamati a pronunciarsi sul futuro del settore: visitate le realtà produttive dei territori che rappresentate prima di assumere decisioni che incideranno profondamente sulla struttura industriale e sociale. Verificate quante imprese, quanti lavoratori e quante competenze ci sono e dipendano dalla filiera automotive. Ascoltate direttamente gli imprenditori, i manager e i lavoratori che ogni giorno affrontano la sfida della competizione globale. Solo attraverso una conoscenza concreta delle condizioni in cui opera l’industria è possibile valutare pienamente l’importanza delle scelte normative.
La politica in questo momento del percorso ha un ruolo chiave e deve comprendere che riconoscere delle flessibilità regolamentari non significa difendere il passato, ma consentire a un’industria che sta già cambiando di continuare a farlo, mantenendo in Europa investimenti, produzione e occupazione.</description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Manovra 2027, banche e assicurazioni finanziano 5 miliardi</title>
            <link>https://leasenews.it/news/economia/manovra-2027-banche-e-assicurazioni-finanziano-5-miliardi</link>
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            <pubDate>Fri, 16 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La manovra di bilancio 2027 prende forma con una dotazione complessiva di 23,5 miliardi di euro e individua nel settore finanziario una delle principali fonti di copertura. Secondo il Documento programmatico di bilancio (DPB) inviato dal Ministero dell’Economia alla Commissione europea, l’obiettivo è sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, tutelare le fasce più fragili della popolazione e rafforzare gli investimenti delle imprese, mantenendo al contempo l’equilibrio dei conti pubblici.
L’impianto della legge di bilancio punta a confermare le misure a favore dei redditi e della crescita economica, in un contesto caratterizzato da incertezze internazionali e da una crescita ancora moderata. Tra le priorità individuate dal Governo figurano il sostegno ai consumi, il rafforzamento della competitività del sistema produttivo e la salvaguardia della sostenibilità finanziaria dello Stato.
Per finanziare gli interventi previsti saranno richiesti contributi a diversi comparti. I ministeri saranno chiamati a realizzare risparmi di spesa superiori a un miliardo di euro, mentre ulteriori risorse arriveranno dal settore dei giochi. Tuttavia, la quota più significativa delle coperture sarà affidata al comparto finanziario.
Il DPB prevede infatti un contributo di circa 5 miliardi di euro nel solo 2027 a carico di banche e compagnie assicurative. Nel complesso, l’apporto richiesto al settore dovrebbe raggiungere quasi 11 miliardi di euro nell’arco del triennio di programmazione.
Una scelta che era stata in qualche modo anticipata nelle scorse settimane da esponenti della maggioranza e del Governo, ma che ora trova una formalizzazione nei documenti ufficiali trasmessi a Bruxelles.
La richiesta ha suscitato perplessità nel mondo finanziario. Sebbene non siano stati diffusi commenti ufficiali da parte delle associazioni di categoria, da diverse fonti del settore emerge un diffuso malcontento. Banche e assicurazioni ricordano infatti che nel recente passato era già stato concordato un contributo pluriennale pari a circa 10 miliardi di euro, considerato da molti operatori un impegno significativo.
L’ipotesi di un nuovo intervento finanziario viene quindi accolta con cautela e preoccupazione, soprattutto in un contesto in cui il settore è chiamato a sostenere investimenti tecnologici, transizione digitale e nuovi requisiti regolamentari.
La manovra si muove lungo un delicato equilibrio tra esigenze di sostegno all’economia e rispetto degli obiettivi di finanza pubblica. Nei prossimi mesi il confronto tra Governo, istituzioni europee e soggetti economici sarà determinante per definire l’assetto definitivo delle misure e delle coperture.
Il Documento programmatico di bilancio rappresenta infatti il primo passaggio di un percorso che porterà alla definizione della legge di bilancio 2027, destinata a incidere sia sulle famiglie sia sul sistema produttivo e finanziario del Paese.
Documento Programmatico di Bilancio













 

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            <title>Istat fotografa l’economia non osservata 2021-2024</title>
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            <pubDate>Fri, 16 Oct 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;economia non osservata continua a rappresentare una componente significativa del sistema produttivo italiano. L&#039;ultima analisi dell&#039;Istat relativa al periodo 2021-2024 offre un aggiornamento sulle dimensioni e sull&#039;evoluzione delle attività economiche non pienamente rilevate dalle statistiche ufficiali, comprendendo sia il sommerso economico sia le attività illegali.
L&#039;indagine rientra nel processo di stima dei conti nazionali e consente di misurare quella parte di ricchezza prodotta che, per diverse ragioni, sfugge all&#039;osservazione diretta delle rilevazioni statistiche e fiscali. Si tratta di un fenomeno che interessa numerosi settori economici e che continua ad avere un impatto rilevante sulla quantificazione del prodotto interno lordo.
Una quota rilevante dell&#039;economia non osservata è riconducibile al sommerso economico, che comprende la sotto-dichiarazione dei ricavi, l&#039;impiego di lavoro irregolare e altre forme di evasione degli obblighi fiscali e contributivi. Le stime Istat consentono di valutare il contributo di queste componenti alla creazione di valore aggiunto e occupazione.
Particolare attenzione viene dedicata al lavoro non regolare, fenomeno che continua a interessare diversi comparti produttivi e che rappresenta uno dei principali fattori alla base della formazione dell&#039;economia sommersa.
Le metodologie adottate dall&#039;Istat permettono di integrare nei conti nazionali anche le attività non osservate, garantendo una rappresentazione più completa dell&#039;economia italiana. Questo approccio assicura la confrontabilità internazionale delle statistiche economiche e consente di valutare con maggiore precisione la reale dimensione del sistema produttivo.
Le stime elaborate per il quadriennio 2021-2024 evidenziano l&#039;evoluzione del fenomeno nel contesto della ripresa economica successiva alla pandemia, caratterizzata da cambiamenti nelle dinamiche occupazionali, nei consumi e nelle modalità di svolgimento delle attività produttive.
La misurazione dell&#039;economia non osservata rappresenta un elemento cruciale per l&#039;analisi economica e per la definizione delle politiche pubbliche. Comprendere dimensioni e caratteristiche del sommerso consente infatti di orientare gli interventi di contrasto all&#039;irregolarità, rafforzare la base imponibile e migliorare l&#039;efficacia delle misure a sostegno della crescita e della competitività del Paese.
I dati diffusi dall&#039;Istat confermano quindi l&#039;importanza di monitorare in modo continuativo il fenomeno, offrendo agli operatori economici e ai decisori pubblici uno strumento essenziale per valutare l&#039;evoluzione dell&#039;economia italiana nella sua interezza.
Approfondisci sul sito Istat

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            <title>Trasparenza finanziaria, arriva il portale ESAP UE</title>
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            <pubDate>Fri, 16 Oct 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il decreto legislativo n. 184 del 25 settembre 2026 introduce nell&#039;ordinamento italiano le norme necessarie per l&#039;attuazione dell&#039;European Single Access Point (ESAP), il punto di accesso unico europeo destinato a raccogliere e rendere facilmente consultabili le informazioni pubbliche riguardanti servizi finanziari, mercati dei capitali e sostenibilità.
Il provvedimento recepisce la direttiva (UE) 2023/2864 e adegua la normativa nazionale ai regolamenti europei 2023/2859 e 2023/2869, completando il quadro normativo necessario all&#039;avvio della piattaforma digitale gestita dall&#039;Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA).
L&#039;obiettivo dell&#039;ESAP è superare l&#039;attuale frammentazione delle informazioni pubbliche disponibili nei diversi Stati membri, creando un punto di accesso centralizzato, gratuito e digitale per investitori, imprese e operatori di mercato.
La piattaforma consentirà di consultare in un unico luogo dati e documenti già soggetti a obblighi di pubblicazione, favorendo una maggiore trasparenza dei mercati e contribuendo all&#039;integrazione del mercato dei capitali europeo.
Il decreto individua gli organismi nazionali incaricati della raccolta e trasmissione delle informazioni all&#039;ESAP. Tra questi figurano Consob, Banca d&#039;Italia, IVASS e COVIP, ai quali viene affidato il compito di trasferire i dati secondo modalità e tempistiche armonizzate a livello europeo.
Il provvedimento precisa inoltre che l&#039;introduzione della nuova piattaforma non comporta nuovi obblighi sostanziali di comunicazione a carico degli operatori, limitandosi a disciplinare il flusso delle informazioni già previste dalla normativa vigente.
Nel corso dell&#039;iter di approvazione sono state recepite alcune osservazioni formulate dalle Camere.
Tra le principali novità figura la precisazione che, dal 10 gennaio 2030, saranno trasmesse all&#039;ESAP esclusivamente le informazioni individuate dall&#039;articolo 106, comma 3, lettere c) e d), del Testo unico della finanza.
Vengono inoltre chiariti gli obblighi informativi applicabili dal 10 gennaio 2028 per le comunicazioni alla Consob relative alle offerte al pubblico di organismi di investimento collettivo del risparmio e agli OICVM italiani destinati agli investitori professionali.
Il testo amplia poi il perimetro delle informazioni accessibili tramite ESAP, includendo anche i provvedimenti adottati dalla Consob e dai gestori delle sedi di negoziazione relativi all&#039;ammissione, sospensione ed esclusione degli strumenti finanziari dalle negoziazioni.
Tra le osservazioni formulate in sede parlamentare non risulta invece recepita la proposta di prorogare di ulteriori due anni il mandato degli attuali componenti del Comitato di vigilanza dell&#039;Organismo di vigilanza e tenuta dell&#039;Albo unico dei Consulenti Finanziari (OCF).
Le nuove disposizioni entreranno in vigore il 30 ottobre 2026, segnando un ulteriore passo avanti nel processo di integrazione dei mercati finanziari europei e nel rafforzamento della trasparenza informativa a beneficio di investitori e operatori economici.

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Consiglio Europeo: focus su energia e bilancio</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Si è aperto a Bruxelles il Consiglio Europeo del 15 e 16 ottobre, appuntamento cruciale per definire gli orientamenti politici dell’Unione su economia, energia, sicurezza e futuro bilancio comunitario. Tra i protagonisti del confronto c’è l’Italia, che punta a ottenere risposte concrete sul caro energia, a difendere le risorse destinate a coesione e agricoltura e a rafforzare la competitività del sistema produttivo europeo. 
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni arriva al vertice con una posizione chiara: servono misure europee e nazionali per contenere l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici su famiglie e imprese. Roma chiede maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole fiscali europee per consentire interventi temporanei a sostegno dell’economia senza compromettere gli equilibri di finanza pubblica.
Un altro dossier centrale riguarda il prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. L’Italia, insieme al gruppo degli “Amici della Coesione”, si oppone a possibili riduzioni delle risorse destinate alle politiche di coesione territoriale e alla Politica agricola comune, ritenute fondamentali per sostenere investimenti, sviluppo regionale e competitività delle imprese.
Sul tavolo dei leader europei vi sono anche il sostegno all’Ucraina, la sicurezza energetica, la difesa comune e la gestione dei fenomeni migratori. Tuttavia, secondo fonti diplomatiche, il vertice difficilmente porterà a decisioni definitive sui temi più divisivi, con l’obiettivo principale di avvicinare le posizioni dei Ventisette in vista dei negoziati che si concluderanno entro la fine dell’anno. 
Per l’Italia, il successo del Consiglio Europeo sarà misurato soprattutto sulla capacità dell’Unione di coniugare transizione energetica, crescita industriale e sostenibilità dei conti pubblici, preservando al tempo stesso gli strumenti finanziari considerati strategici per la crescita del Paese.
Consiglio europeo, 15 e 16 ottobre 2026

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            <category>Economia</category>
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            <title>Iperammortamento, decreto MIMIT operativo</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha pubblicato il decreto direttoriale che dispone l&#039;avvio della presentazione delle comunicazioni di completamento degli investimenti previsti dal Piano Transizione 5.0. A partire dalle ore 12 del 15 ottobre, le imprese che hanno già ricevuto l&#039;esito positivo della comunicazione di conferma possono accedere alla piattaforma del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) per trasmettere la documentazione richiesta.
Il provvedimento segna un passaggio operativo fondamentale per le aziende che intendono beneficiare delle agevolazioni legate agli investimenti in innovazione, digitalizzazione ed efficientamento energetico. Con il decreto vengono infatti approvati anche i modelli di comunicazione e le istruzioni operative necessarie per l&#039;invio delle pratiche.
Le comunicazioni di completamento dovranno essere trasmesse esclusivamente attraverso il sistema telematico dedicato, disponibile nell&#039;Area Clienti del portale GSE. L&#039;apertura della procedura consente alle imprese che hanno concluso i programmi di investimento di completare l&#039;iter amministrativo previsto dalla misura e di procedere verso il riconoscimento del beneficio.
L&#039;avvio della fase di rendicontazione rappresenta un ulteriore passo nell&#039;attuazione del Piano Transizione 5.0, destinato a sostenere la competitività del sistema produttivo attraverso investimenti in tecnologie avanzate e sostenibilità energetica.

 
Decreto – Comunicato</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Istat: nel 2024 crescono imprese e gruppi d&#039;impresa</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel 2024, il numero di imprese industriali e dei servizi cresce in misura contenuta (+0,5% rispetto all’anno precedente) attestandosi a poco più di 4,5 milioni di unità. Tale dinamica è determinata principalmente dai Servizi (+0,8%).
Il valore aggiunto in termini nominali, pari a oltre 1.100 miliardi nel 2024, cresce del 2,5% sostenuto dai Servizi (+4,2%) e, in misura minore, dall’Industria in senso stretto (+0,6%); in calo il valore aggiunto delle Costruzioni (-0,5%). La crescita del valore aggiunto nei servizi è trainata da Attività professionali, scientifiche e tecniche (+0,9 p.p.) e da Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione, Servizi di informazione e comunicazione e Trasporto e magazzinaggio (+0,6 p.p. ciascuno).
L’incremento complessivo dell’occupazione è dell’1,1%, superiore alla media nei servizi (+1,3%) e più elevato per le grandi (3,8%) e medie (2,5%) imprese.
Le imprese organizzate in gruppi (poco più di 200mila imprese) crescono, in termini di numerosità, del 4,8% e generano il 66,4% del fatturato e il 58,7% del valore aggiunto dell’industria e dei servizi.
Cresce l’occupazione, in particolare nelle grandi imprese
Nel 2024, sono oltre 4,5 milioni le imprese attive nell’industria e nei servizi di mercato (+0,5% rispetto al 2023) e occupano poco più di 18,3 milioni di addetti (+1,1% sul 2023). I dipendenti sono oltre 13,7 milioni (+2,5% sul 2023). 
Nell’Industria in senso stretto, opera l’8,1% delle imprese, in calo, in termini di numerosità dell’1,5% rispetto all’anno precedente. Il settore occupa il 23,5% degli addetti e realizza il 34,7% del valore aggiunto totale. Si registra un incremento occupazionale (+0,8% per gli addetti; +1,5% per i dipendenti), ma inferiore alla media generale.
Nelle Costruzioni operano oltre 500mila imprese (11,8% del totale). Il settore occupa l’8,9% degli addetti generando l’8,8% del valore aggiunto totale. L’occupazione, in termini di addetti, cresce lievemente (+0,2%) rispetto all’anno precedente mentre per i dipendenti si registra un incremento più marcato (+3,2%).
Nel settore dei Servizi sono attive oltre l’80% delle imprese (+0,8% rispetto al 2023): occupano il 67,6% degli addetti e generano il 56,6% del valore aggiunto totale. Nei servizi la crescita dell’occupazione (+1,3% per gli addetti, +2,8% per i dipendenti) è superiore alla media generale.
Le grandi imprese (4.752 unità, 0,1% del totale nel 2024) crescono, in termini di numerosità del 4,1%. Tali unità generano circa il 35% del valore aggiunto, occupano un quarto degli addetti e oltre un terzo dei dipendenti totali (33,4%). Per entrambe le variabili occupazionali l’incremento è del 3,8% rispetto all’anno precedente. Incrementi inferiori ma sempre superiori alla media nazionale si registrano per le medie imprese (+2,5% per gli addetti; +2,6% per i dipendenti).
Il 4,4% delle imprese è organizzato in strutture di gruppo (200.016 imprese in 131.212 gruppi), con oltre 7,2 milioni di addetti (+5,1% sul 2023). Le imprese appartenenti a gruppi generano il 58,7% del valore aggiunto dell’industria e dei servizi. Le grandi imprese organizzate in gruppi crescono, in termini di numerosità, del 5,7% e realizzano il 57,3% del valore aggiunto non consolidato dei gruppi.
La crescita occupazionale riguarda le imprese appartenenti a tutte le tipologie di gruppi: +6,0% per le imprese delle multinazionali estere, +4,9% per le imprese dei gruppi domestici e +4,6% per le imprese delle multinazionali italiane.
Valore aggiunto in crescita e intensità degli investimenti in lieve calo
Nel 2024, la crescita del valore aggiunto in termini nominali (+2,5%) è di intensità inferiore rispetto agli anni precedenti. Tale dinamica è determinata da una contenuta riduzione del fatturato (-0,5%) associata a una maggiore contrazione dei costi per l’acquisto di beni e servizi (-1,8%). In particolare, si registra una diminuzione sia dei costi per acquisti di beni (-2,3%) sia, in misura inferiore, di quelli per servizi(-0,7%).
L’aumento del valore aggiunto è più elevato per le grandi imprese (+3,2%) e le microimprese (+3,1%). Leggermente inferiore l’incremento delle medie imprese (+2,8%) mentre, per le piccole, si registra un calo nella classe 10-19 addetti (-0,7%) e una crescita nella classe 20-49 addetti (+1,3%).
La crescita del valore aggiunto è trainata dalle imprese appartenenti a gruppi (+3,9%), mentre le imprese indipendenti registrano una crescita contenuta (+0,6%). In particolare, il valore aggiunto cresce sia per le imprese dei gruppi domestici (+3,7%) sia per quelle appartenenti a gruppi multinazionali (3,9%), in misura più sostenuta per multinazionali estere (+4,3).
Il fatturato cresce solo per le imprese con oltre 50 addetti: +1,6% per le medie e +1,2% per le grandi. I costi per acquisti di beni sono in calo per tutte le classi dimensionali (-6,4% per le microimprese e -0,6% per le grandi) con l’eccezione delle medie imprese (+1,3%). In calo anche i costi per acquisti di servizi (-1,9% per le microimprese e -1,3% per le medie imprese) tranne per le grandi imprese (+1,8%).
Nel 2024, il costo del lavoro cresce in tutte le classi dimensionali: +4,0% per le microimprese, +3,5% e +5,4% rispettivamente per le classi 10-19 e 20-49 addetti e, superando i valori medi generali, +5,7% per le medie imprese e +6,6% per le grandi.
Il margine operativo lordo diminuisce, rispetto al 2023, dello 0,5%, in calo per tutte le classi di addetti con l’eccezione delle microimprese (+2,7%). Il calo è maggiore per le piccole imprese (-6,1% per la classe 10-19 addetti e -4,5% per quella 20-49 addetti) mentre è meno marcato per le medie e grandi imprese (-1,3% per entrambe le classi dimensionali).
Nel 2024, gli investimenti per addetto calano, in termini nominali, del 2,6%, passando da 8,4 a 8,2mila euro. L’andamento è differenziato per classe di addetti delle imprese; si registra un calo per le piccole e medie e un incremento per le microimprese (+10,1%) e le grandi imprese (+6,5%).
Servizi più dinamici dell’Industria per valore aggiunto e produttività
Nel 2024, nell’Industria in senso stretto la crescita del valore aggiunto è dello 0,6% con risultati migliori per le imprese appartenenti a gruppi (+1,9%), ma sempre inferiori alla media generale (+2,5%). In particolare, il valore aggiunto è in crescita per le microimprese (+2,7%) e le grandi imprese (+1,7%). Cala il fatturato (-1,7%) così come la spesa per l’acquisto di beni (-3,3%) mentre si rileva una crescita dei costi per servizi (+1,5%). L’incremento del costo del lavoro è del 4,7% mentre è in calo il margine operativo lordo (-3,5%). Si rileva anche un decremento per gli investimenti per addetto (-3,4%). Il 9,8% delle imprese nel settore è organizzato in strutture di gruppo. Tali imprese realizzano il 74,3% del valore aggiunto dell’Industria in senso stretto e occupano il 57,4% degli addetti e il 62,8% dei dipendenti.
Nelle Costruzioni, il valore aggiunto è in calo (-0,5% rispetto all’anno precedente) mentre per le imprese appartenenti a gruppi si registra un aumento pari al 3,5%. Nello stesso anno, anche gli altri principali indicatori evidenziano una dinamica negativa: il fatturato diminuisce del 7,3%, il margine operativo lordo del 7,1% e gli investimenti per addetto dell’8,4%. Diminuisce anche l’incidenza della spesa per l’acquisto di beni e servizi (rispettivamente, -7,9% e -9,5%) mentre l’incremento del costo del lavoro, rispetto al 2023, è del 7,3%. In controtendenza le grandi imprese del settore che realizzano un incremento del 16,6% del valore aggiunto. Nel settore, il 4,5% delle imprese è organizzato in strutture di gruppo, occupa il 22,2% degli addetti e il 31,1% dei dipendenti e realizza il 33,4% del valore aggiunto del comparto.
Nei Servizi la crescita del valore aggiunto risulta più dinamica (+4,2% nel complesso e +5,7% per le imprese appartenenti a gruppi). Il fatturato cresce dell’1,4% con costi per beni e servizi in lieve diminuzione, rispettivamente del -1,0% e del -0,1%. In calo anche gli investimenti per addetto (-1,1%) mentre, nel settore, si registrano incrementi rispetto all’anno precedente per costo del lavoro (+5,8%) e margine operativo lordo (+2,6%). Il valore aggiunto è in crescita per tutte le classi dimensionali con particolare rilievo per le medie imprese (+7,3%) e le piccole della classe 20-49 addetti (+4,3%). Nei Servizi, il 3,9% delle imprese fa parte di un gruppo, occupa il 35,9% degli addetti del settore e il 50,3% dei dipendenti e realizza il 53,0% del valore aggiunto del settore. La produttività nominale del lavoro cresce del 4,2% nei Servizi e, in misura molto più contenuta, negli altri settori (+0,5% per le Costruzioni e +0,6% per l’Industria in senso stretto). I livelli di produttività, in generale, sono più elevati per le imprese appartenenti a gruppi (quasi 89mila euro per addetto contro i 41mila e 200 delle imprese indipendenti) anche se, rispetto al 2023, si registra un decremento dell’1,2%. La differenza più ampia continua a essere rilevata per le microimprese dove l’indicatore di produttività passa da circa 117mila euro per le imprese appartenenti a gruppi a circa 37mila per le imprese indipendenti.
Approfondisci sul sito Istat</description>
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            <title>Reindustrializzazione, Confindustria accelera</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Rafforzare il ruolo del sistema Confindustria nella gestione delle crisi industriali e avvicinare le politiche nazionali alle esigenze delle imprese sui territori. È questo l&#039;obiettivo dei due protocolli d&#039;intesa firmati il 30 settembre a Palazzo Piacentini dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Gli accordi, della durata di tre anni, consolidano la collaborazione tra Confindustria e Mimit su due ambiti strategici: i processi di reindustrializzazione e il rafforzamento della rete delle Case del Made in Italy, attraverso una più stretta integrazione con le associazioni territoriali e di categoria.
Orsini: &quot;Ora trasformare le intese in progetti concreti&quot;
Secondo il presidente di Confindustria, una politica industriale efficace deve essere in grado di arrivare concretamente alle imprese e ai territori. I protocolli puntano infatti a rafforzare il coordinamento tra istituzioni e sistema produttivo, migliorando la capacità di intervento sia nelle situazioni di crisi sia nell&#039;accompagnamento degli investimenti.
Orsini ha sottolineato la necessità di preservare competenze, occupazione e capacità produttiva, favorendo parallelamente nuovi insediamenti industriali e processi di reindustrializzazione. Un contributo fondamentale potrà arrivare dalla rete di Confindustria, chiamata a intercettare i fabbisogni delle imprese e a facilitare il dialogo con il Ministero.
&quot;Il passo successivo sarà trasformare queste intese in progetti concreti capaci di sostenere la crescita e rafforzare la competitività del sistema industriale italiano&quot;, ha evidenziato il presidente.
Un tavolo permanente per le crisi industriali
Il primo protocollo è dedicato alla gestione delle crisi aziendali e territoriali e ai processi di reindustrializzazione. L&#039;intesa amplia il campo d&#039;azione dalle singole vertenze alle situazioni di difficoltà industriale più complesse, favorendo il contatto tra aziende in crisi e soggetti interessati a investire, acquisire o riconvertire attività produttive.
L&#039;obiettivo è sostenere la continuità industriale, tutelare i livelli occupazionali e promuovere nuovi progetti di sviluppo, comprese operazioni di reshoring e diversificazione produttiva. L&#039;accordo prevede inoltre il supporto a partnership industriali e acquisizioni strategiche.
Per dare continuità all&#039;attività sarà istituito un tavolo tecnico permanente tra Mimit e Confindustria, incaricato di monitorare le situazioni aperte e individuare possibili soluzioni industriali.
Case del Made in Italy più vicine alle imprese
Il secondo protocollo punta invece a rafforzare il collegamento tra le Case del Made in Italy, i presidi territoriali del Ministero, e il sistema associativo di Confindustria.
L&#039;obiettivo è rendere le politiche industriali nazionali più aderenti alle necessità delle imprese e alle caratteristiche dei diversi territori. L&#039;intesa prevede attività di informazione, orientamento e supporto alle aziende, oltre all&#039;organizzazione di incontri, roadshow ed eventi di matchmaking per favorire nuove opportunità di sviluppo.
Tra le iniziative previste figura anche una mappatura delle competenze richieste dal sistema produttivo, realizzata in collaborazione con la Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy.
Urso: strategia condivisa per la competitività
Per il ministro Adolfo Urso i due protocolli rappresentano un ulteriore passo avanti nella collaborazione tra Mimit e Confindustria a sostegno del tessuto produttivo nazionale.
Da un lato, gli accordi rafforzano gli strumenti per affrontare le crisi industriali e salvaguardare impianti e occupazione, anche attraverso l&#039;individuazione di nuovi investitori e partner industriali. Dall&#039;altro, consolidano il ruolo delle Case del Made in Italy come punto di riferimento per le imprese, in particolare per le piccole e medie aziende e per il comparto artigiano.
Le intese si inseriscono nel solco del Libro Bianco del Mimit &quot;Made in Italy 2030&quot; e mirano a costruire una rete di collaborazione capillare per accompagnare la trasformazione del sistema produttivo italiano e rafforzarne la competitività nel lungo periodo.

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            <category>Economia</category>
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            <title>Dpb inviato a Commissione e Parlamento</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato inviato alla Commissione europea e al Parlamento italiano il Documento Programmatico di Bilancio 2027.
Il Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti ha presentato al Cdm il Dpb che conferma tutti gli obiettivi programmatici indicati nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP), come approvato dalle Camere, e, in particolare, il tasso di crescita dell’indicatore della spesa netta. Questo tasso, inclusivo dell’utilizzo degli spazi di bilancio connessi all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale in materia di difesa ed energia, è pari al 3,3 per cento nel 2027 e all’1,7 per cento nel 2028. Nel 2029, l’indicatore è previsto allo 0,2 per cento. Al netto degli impieghi derivanti dall’utilizzo della clausola, il tasso di crescita annuo della spesa netta è previsto all’1,9 per cento nel 2027, all’1,7 per cento nel 2028 e all’1,5 per cento nel 2029, rispettando i limiti previsti dalla raccomandazione del Consiglio.</description>
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            <title>Bankitalia, credito e innovazione tra nuove sfide</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;innovazione tecnologica sta trasformando profondamente il mercato del credito, modificando modelli operativi, processi di valutazione e modalità di accesso ai finanziamenti. Un cambiamento che apre nuove opportunità per imprese e intermediari finanziari, ma che richiede anche un adeguamento degli strumenti di controllo e supervisione da parte delle autorità di vigilanza.
È questo il quadro delineato nell&#039;intervento di Banca d&#039;Italia dedicato al tema &quot;Credito e innovazione: evoluzione del mercato e profili di vigilanza&quot;, che analizza l&#039;impatto delle nuove tecnologie sul sistema finanziario e sulle attività di controllo.
Innovazione e nuovi modelli di credito
La digitalizzazione dei servizi finanziari, insieme alla diffusione dell&#039;intelligenza artificiale, dei big data e delle piattaforme fintech, sta ridefinendo il rapporto tra intermediari e clientela. Le nuove tecnologie consentono infatti di migliorare i processi di valutazione del merito creditizio, accelerare l&#039;erogazione dei finanziamenti e ampliare l&#039;accesso al credito per famiglie e imprese.
L&#039;innovazione favorisce inoltre lo sviluppo di nuovi operatori e modelli di business, aumentando la concorrenza e stimolando l&#039;efficienza del settore.
I rischi da presidiare
Accanto alle opportunità emergono però nuove aree di rischio. L&#039;utilizzo crescente dei dati e degli algoritmi richiede particolare attenzione ai temi della trasparenza, della protezione dei consumatori e della sicurezza informatica.
Tra gli aspetti monitorati dalla vigilanza rientrano anche la qualità dei modelli utilizzati per la concessione del credito, la gestione dei dati, la resilienza operativa delle infrastrutture digitali e i potenziali rischi derivanti dall&#039;esternalizzazione di servizi tecnologici a fornitori specializzati.
Il ruolo della vigilanza
In questo contesto, la vigilanza è chiamata ad accompagnare i processi di innovazione garantendo al tempo stesso stabilità finanziaria, corretto funzionamento dei mercati e tutela della clientela.
L&#039;obiettivo è favorire lo sviluppo di soluzioni innovative senza compromettere la solidità degli intermediari e la fiducia nel sistema finanziario. Per questo motivo, l&#039;evoluzione delle tecnologie richiede un costante aggiornamento degli strumenti di supervisione e un dialogo continuo tra autorità, operatori finanziari e nuovi attori dell&#039;ecosistema fintech.
Una trasformazione destinata a proseguire
La trasformazione digitale del credito rappresenta uno dei principali fattori di cambiamento per il sistema finanziario dei prossimi anni. La sfida sarà cogliere i benefici dell&#039;innovazione, migliorando efficienza e inclusione finanziaria, mantenendo al contempo elevati standard di sicurezza, trasparenza e affidabilità.
In questo equilibrio tra sviluppo tecnologico e presidio dei rischi si giocherà una parte importante dell&#039;evoluzione futura del mercato del credito e dell&#039;azione di vigilanza.

 
 
Credito e innovazione: evoluzione del mercato e profili di vigilanza</description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>IVASS, nuove rilevazioni sulle polizze catastrofali</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 07:30:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 ottobre il Provvedimento n. 175/2026 dell&#039;IVASS che aggiorna il Regolamento n. 36/2017 in materia di comunicazione di dati e informazioni statistiche all&#039;Autorità di vigilanza. Le novità riguardano in particolare l&#039;introduzione di una rilevazione periodica sulle polizze a copertura dei rischi catastrofali e la revisione delle segnalazioni relative alle coperture di responsabilità civile sanitaria.
L&#039;intervento si inserisce nel processo di rafforzamento del monitoraggio del mercato assicurativo e punta a rendere più strutturata e omogenea la raccolta delle informazioni da parte dell&#039;Istituto.
Focus sulle polizze catastrofali
Il Provvedimento introduce una nuova rilevazione semestrale dedicata alle coperture contro i rischi catastrofali, nell&#039;ambito dell&#039;obbligo assicurativo previsto per le imprese con sede legale in Italia e per quelle estere con stabile organizzazione nel Paese.
Le coperture interessate riguardano i danni causati da terremoti, alluvioni, inondazioni, esondazioni e frane ai beni utilizzati nell&#039;attività d&#039;impresa, comprese strutture, terreni, impianti, macchinari e attrezzature.
Le compagnie che operano nel ramo incendio e altri danni ai beni dovranno trasmettere all&#039;IVASS informazioni dettagliate sulle polizze in vigore al 31 marzo e al 30 settembre di ogni anno. Le comunicazioni dovranno essere effettuate rispettivamente entro il 30 aprile e il 31 ottobre.
Tra i dati richiesti figurano:

identificativo del contratto e del contraente;
ubicazione del rischio;
durata della copertura;
garanzie presenti;
premio annuo corrisposto;
somme assicurate;
franchigie, scoperti e limiti di indennizzo;
canale distributivo;
eventuali coperture aggiuntive rispetto a quelle obbligatorie.

La nuova disciplina rende permanente la raccolta delle informazioni, sostituendo le precedenti rilevazioni straordinarie effettuate dall&#039;Autorità.
Semplificazione per la RC sanitaria
Il Provvedimento interviene anche sulle polizze di responsabilità civile sanitaria, introducendo una rilevazione annuale standardizzata che sostituisce il sistema finora basato su specifiche richieste annuali al mercato.
L&#039;obbligo riguarda le imprese italiane, le sedi secondarie di compagnie di Stati terzi e le imprese dello Spazio economico europeo operanti in Italia, sia in regime di stabilimento sia in libera prestazione di servizi.
La raccolta delle informazioni sarà articolata in tre flussi distinti riguardanti:

contratti;
sinistri;
caratteristiche delle coperture.

Le segnalazioni dovranno distinguere tra strutture sanitarie pubbliche, strutture private e personale sanitario e saranno riferite ai contratti in vigore al 31 dicembre di ogni anno, con trasmissione entro il 30 aprile dell&#039;anno successivo.
Prima applicazione e decorrenza
Il Regolamento viene inoltre integrato con due nuovi allegati contenenti le istruzioni operative per la compilazione e l&#039;invio dei dati relativi sia alle coperture per eventi catastrofali sia alle polizze di responsabilità civile sanitaria.
Per la prima applicazione della nuova disciplina, le imprese dovranno trasmettere entro il 31 dicembre 2026 i dati relativi alle polizze di RC sanitaria riferiti all&#039;anno 2025.
Il Provvedimento IVASS n. 175/2026 è entrato in vigore il 30 settembre 2026 e punta a rafforzare la trasparenza e la disponibilità di informazioni statistiche in due comparti assicurativi di crescente rilevanza per il sistema economico e produttivo italiano.
Provvedimento

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            <category>Normativa</category>
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            <title>ANFIA: via libera agli autoarticolati fino a 18 metri</title>
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            <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>ANFIA esprime grande soddisfazione per le disposizioni contenute nel testo del nuovo Codice della Strada, approvato in via preliminare ieri dal Consiglio dei Ministri, che rappresentano un passo decisivo verso il pieno riconoscimento normativo degli autoarticolati con lunghezza fino a 18 metri, portando a compimento il percorso avviato con il Progetto 18, una sperimentazione di successo che ha dimostrato come sia possibile migliorare l&#039;efficienza logistica, ridurre il traffico e le emissioni, senza compromettere la sicurezza stradale.
Si tratta di un risultato importante per l&#039;intera filiera industriale e logistica nazionale, che valorizza oltre quindici anni di sperimentazione sul campo e consente di tradurre un&#039;esperienza di successo in un&#039;opportunità strutturale per il sistema dei trasporti italiano.
Il Progetto 18 ha coinvolto 330 complessi veicolari, costituiti da trattore e semirimorchio con lunghezza complessiva di 18 metri, sottoposti a un&#039;attenta attività di monitoraggio per valutarne le prestazioni operative, la guidabilità, la manovrabilità e la sicurezza stradale.
I risultati avevano confermato la validità della soluzione, evidenziando prestazioni di sicurezza, guidabilità e manovrabilità sostanzialmente equivalenti a quelle dei veicoli tradizionali, a fronte di un significativo miglioramento dell&#039;efficienza del trasporto merci.
Il beneficio più rilevante riguarda proprio l&#039;ottimizzazione dei flussi logistici: grazie alla maggiore capacità di carico, i veicoli da 18 metri permettono di evitare almeno un viaggio ogni dieci, a parità di merci trasportate, contribuendo concretamente alla riduzione dei mezzi in circolazione, della congestione stradale, dei consumi di carburante e delle emissioni di CO2.
Un risultato che dimostra come innovazione tecnologica, competitività industriale, sostenibilità ambientale e sicurezza stradale possano procedere nella stessa direzione.

Accogliamo con grande soddisfazione questo importante risultato, che premia la visione e la determinazione di ANFIA a perorare la causa.
Il Progetto 18 rappresenta un esempio concreto di come una sperimentazione condotta con rigore, attraverso il dialogo tra industria, operatori del trasporto e istituzioni, possa tradursi in un miglioramento strutturale del sistema logistico nazionale.
È infatti su queste basi che la sinergia interassociativa tra ANFIA e ANITA ha portato a questo importante risultato, in cui abbiamo dimostrato insieme sul campo che è possibile trasportare le stesse merci con meno viaggi, mantenendo elevati standard di sicurezza e manovrabilità. Eliminare un viaggio su dieci significa avere meno mezzi sulle strade, meno congestione, meno emissioni e maggiore competitività per le imprese. È questa la direzione in cui deve muoversi l&#039;innovazione nel trasporto merci.
Massimo Menci, Presidente della sezione Rimorchi di ANFIA.

ANFIA sottolinea, inoltre, come il nuovo intervento normativo rappresenti il naturale completamento del percorso avviato con il Decreto Infrastrutture del 2021, che aveva già consentito la circolazione a livello nazionale degli autoarticolati da 18 metri, superando finalmente le residue limitazioni sul piano regolamentare e creando le condizioni per la piena produzione e omologazione di questi veicoli.
L&#039;Associazione esprime pertanto il proprio apprezzamento al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per aver accompagnato e sostenuto nel tempo il Progetto 18 e per aver riconosciuto il valore di un&#039;innovazione sviluppata dall&#039;industria nazionale, auspicando il rapido completamento dell&#039;iter normativo e l’approvazione in via definitiva del testo.
Un risultato che conferma come le politiche per la mobilità sostenibile possano e debbano valorizzare soluzioni tecnologiche concrete, già sperimentate e immediatamente in grado di produrre benefici per le imprese, l&#039;ambiente e la collettività.

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Cartolarizzazioni: Consob pubblica l’aggiornamento</title>
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            <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Consob ha approvato un aggiornamento delle disposizioni di attuazione dell’articolo 4-septies.2 del Testo Unico della Finanza (TUF) in materia di cartolarizzazioni, intervenendo sulla disciplina introdotta con la delibera n. 22833 del 9 ottobre 2023. Le modifiche, adottate con la delibera n. 24155, riguardano gli operatori soggetti al Regolamento europeo sulle cartolarizzazioni (UE 2017/2402) e puntano a rendere più efficiente il sistema degli adempimenti, riducendo gli oneri amministrativi e chiarendo alcuni aspetti applicativi emersi nella prima fase di attuazione della normativa.
Tra le principali novità figura la definizione di termini più chiari per le notifiche alla Consob. Le operazioni di cartolarizzazione soggette a vigilanza dovranno essere comunicate entro un mese dalla data di emissione. Lo stesso termine viene applicato alla trasmissione delle informazioni relative alle operazioni semplici, trasparenti e standardizzate (STS), mentre gli eventi significativi e la chiusura delle operazioni dovranno essere notificati senza indugio.
L’aggiornamento interviene anche sulle modalità di attestazione della conformità alle disposizioni europee. Per le operazioni non STS, il rispetto dei requisiti previsti dagli articoli da 6 a 9 del Regolamento Cartolarizzazioni dovrà essere certificato per iscritto dal responsabile dell’organo con funzione di gestione di ciascun soggetto coinvolto nell’operazione, limitatamente alle rispettive competenze. In presenza di più cedenti, ciascuno sarà tenuto a predisporre una propria dichiarazione.
Per le operazioni STS, invece, la conformità ai requisiti normativi dovrà essere attestata dai responsabili degli organi di gestione del cedente e del promotore. Nel caso di enti significativi, l’adempimento potrà essere delegato a un soggetto appositamente designato all’interno dell’organizzazione.
Particolare attenzione viene riservata agli eventi significativi che potrebbero incidere sulle caratteristiche dell’operazione o sul rispetto dei requisiti STS. In tali circostanze, cedenti, prestatori originari e società veicolo saranno tenuti a notificare tempestivamente la Consob e a trasmettere una versione aggiornata della dichiarazione di conformità.
La delibera introduce inoltre uno specifico obbligo di comunicazione della chiusura delle operazioni di cartolarizzazione. L’operazione sarà considerata conclusa quando non sussisteranno più attività e passività collegate alla struttura finanziaria.
Sul fronte operativo, viene confermato che le notifiche devono essere effettuate dal soggetto designato ai sensi del Regolamento europeo. La trasmissione materiale delle informazioni potrà essere delegata al servicer dell’operazione, ma la responsabilità degli adempimenti resterà in capo al soggetto designato. Le comunicazioni dovranno essere effettuate secondo il modello dati e le istruzioni operative pubblicate dalla Consob.
Le nuove disposizioni entreranno in vigore il giorno successivo alla loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, completando così il percorso di affinamento della disciplina nazionale sulle cartolarizzazioni e rafforzando la chiarezza del quadro regolamentare per gli operatori del mercato.
Comunicato

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Bankitalia, nuovi QEF su credito, IA e investimenti</title>
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            <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d&#039;Italia ha pubblicato una nuova serie di Questioni di Economia e Finanza (QEF) che affrontano alcuni dei temi più rilevanti per l&#039;economia italiana e internazionale: dall&#039;efficienza della giustizia al credito bancario, dall&#039;impatto dell&#039;intelligenza artificiale nelle pubblicazioni economiche alle stablecoin, fino ai passaggi generazionali nelle imprese familiari e alle conseguenze degli shock energetici.
Tra gli studi più interessanti figura quello dedicato al rapporto tra efficienza del sistema giudiziario, credito e investimenti delle imprese. L&#039;analisi evidenzia come un miglior funzionamento dei tribunali possa favorire l&#039;accesso al credito e sostenere la crescita degli investimenti aziendali, confermando il ruolo della qualità delle istituzioni nello sviluppo economico.
Un secondo lavoro esamina gli effetti degli shock di domanda e di offerta sugli investimenti in Italia, mettendo in luce come gli impatti possano essere persistenti e influenzare nel lungo periodo l&#039;accumulazione di capitale e la capacità produttiva del Paese.
Ampio spazio è riservato anche all&#039;innovazione tecnologica. Un QEF valuta infatti il potenziale utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale generativa per supportare la redazione di pubblicazioni economiche, come il Bollettino economico della Banca d&#039;Italia, attraverso modelli linguistici avanzati e sistemi di recupero delle informazioni.
Tra i temi finanziari emerge inoltre l&#039;analisi sulle stablecoin e sulle implicazioni che tali strumenti possono avere per il bilancio delle banche centrali, i sistemi di pagamento e l&#039;attuazione della politica monetaria, in un contesto di crescente digitalizzazione della moneta.
La collana dedica attenzione anche al mercato del lavoro, con uno studio che ricostruisce l&#039;evoluzione della contrattazione collettiva in Italia negli ultimi venticinque anni, evidenziandone il legame con l&#039;andamento delle retribuzioni e dell&#039;inflazione.
Completano il quadro le ricerche sui passaggi generazionali nelle imprese familiari, tema cruciale per la competitività del tessuto produttivo italiano, e sugli effetti della crisi energetica legata allo shock dello Stretto di Hormuz del 2026, che analizza le ripercussioni sui mercati del petrolio e del gas naturale.
Con questa nuova serie di pubblicazioni, la Banca d&#039;Italia offre un contributo di analisi su alcune delle principali sfide che interessano imprese, mercati finanziari e politica economica, fornendo evidenze utili al dibattito pubblico e alle decisioni di policy.
Consulta le pubblicazioni sul sito di Bankitalia</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Confindustria: imprese più forti contro gli shock</title>
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            <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>PIL mondiale in rallentamento quest’anno (+2,8%) a causa di tensioni geopolitiche,  incertezza e conflitti aperti di difficile risoluzione. Recupera il prossimo anno (+3,2%).
Scambi mondiali in forte crescita… Nei primi sette mesi del 2026, in volume, hanno  superato del 9,5% il livello raggiunto nel 2024 e del 18,4% il livello pre-pandemia (2019).  Una dinamica più che doppia rispetto a quella registrata dalla produzione industriale  (+3,8% sul 2024 e +8,8% sul 2019). Trainano Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Hong  Kong e Cina, responsabili di due terzi della crescita. Anche gli USA contribuiscono ma  con una intensità più contenuta. Ferma l’Europa.
…legati alla rapida riconfigurazione delle filiere globali a fronte dei dazi USA e  all’espansione degli scambi high-tech, trainati dagli investimenti digitali. Un boom  che ha origine dalla domanda di investimento negli Stati Uniti e ha attivato soprattutto  le supply chain internazionali, localizzate principalmente in Asia. L’Europa è al momento  esclusa da questa nuova rivoluzione digitale. Perché USA e Cina investono 1000 miliardi  di dollari l’anno (a parità di potere d’acquisto) in R&amp;S, l’UE solo 600, accumulando così un  ritardo importante rispetto ai due paesi. Le prime 5 società al mondo per investimenti  in ricerca sono americane, la sesta è cinese (Huawei).
Le tensioni geopolitiche stanno riducendo gli scambi tra i paesi tra cui c’è attrito e  trasformando relazioni produttive in dipendenze, rendendo necessaria l’adozione di  politiche industriali per ridurle.
Aumentano gli interventi di politica industriale nel mondo ma solo in Europa e ancor  più in Italia sono orizzontali e non riducono le dipendenze. Gli USA fanno politiche  industriali per acciaio e metalli, la Cina per la manifattura avanzata.
Strategico il ricorso a nuovi accordi e partnership commerciali, per diversificare i  mercati di origine e sbocco e ridurre le dipendenze critiche. Ma soprattutto per ricreare  un mondo multipolare: gli accordi commerciali rappresentano lo strumento che più  si avvicina a un quadro di regole condivise. Canada, Sud America, Africa, India, Corea,  Giappone, Australia, ASEAN sono le aree su cui puntare.
L’export italiano tende a beneficiare in misura maggiore degli accordi commerciali,  grazie a una specializzazione nei settori in cui la riduzione dei dazi è generalmente più  ampia e a una struttura del tessuto produttivo nazionale, caratterizzato da una forte  presenza di piccole e medie imprese, che si avvantaggia di più dalla rimozione delle  barriere tariffarie e, soprattutto, non tariffarie.
Nei primi tre mesi di applicazione dell’accordo UE-Mercosur, maggio-luglio 2026, le  esportazioni italiane verso l’area sono cresciute del +10,0% rispetto allo stesso periodo  del 2025, un aumento quasi doppio rispetto a quello registrato verso l’insieme dei paesi  extra-UE (+5,9%).
Per l’Italia, un decimo dell’import proviene dalla Cina (10,2%, +2,8 punti percentuali sul  2019) e un decimo dell’export va negli USA (10,8% nel 2025, +1,3 punti percentuali).  Con entrambi emergono vulnerabilità, sebbene di natura diversa. I dazi USA stanno  riducendo l’export italiano. Quello di beni: -9,8% negli ultimi dodici mesi al netto di  navi e farmaci, il cui aumento potrebbe essere temporaneo, almeno parzialmente. In  prospettiva, la delocalizzazione, che è un fenomeno lento, potrebbe ridurre molto di  più l’export e il valore aggiunto prodotto in Italia ed Europa. In aumento l’import italiano anche al netto delle materie prime energetiche e così anche le dipendenze dagli USA  (primo paese per forniture critiche in termini di quota in valore, 24%).
Cina rivale agguerrito ma fornitore essenziale per la manifattura italiana. La Cina è il  secondo paese fornitore al mondo di input critici per l’industria italiana in valore dopo  gli USA, ma primo per numerosità di prodotti (27%). Larga parte di questi prodotti è  strategica per l’ICT e per la transizione verde. Una parte dell’import dalla Cina accresce  la competitività dei prodotti italiani; un’altra parte, al contrario, accentua la crisi di alcuni  settori (automotive e tessile – abbigliamento).
Rafforzare politicamente l’Unione europea appare essenziale ed è imprescindibile il  completamento del mercato unico così come la rimozione delle barriere interne.
Rispetto alla Cina, difficile pensare che le relazioni possano mantenere l’assetto attuale  perché i rapporti tecnologici e industriali appaiono decisamente sbilanciati. Occorre  soddisfare una serie di condizioni:
1) rafforzare, molto, le politiche industriali europee e italiane. Gli interventi trasversali  mostrano i loro limiti (non è ragionevole pensare di riportare tutte le produzioni in  Europa); per questo gli sforzi vanno concentrati sui settori chiave nei quali possiamo  mantenere, conquistare (o competere per) una leadership tecnologica e industriale.
2) gli investimenti cinesi in Europa devono essere vincolati ponendo soglie per  componenti, lavoro, ricerca e dati.
3) sul versante commerciale, puntare a una partnership centrata sulla reciprocità reale  nell’accesso al mercato e nel trattamento nazionale;
4) irrobustire la difesa commerciale, rendendo gli strumenti antidumping/antisovvenzioni  più accessibili, rapidi ed efficaci; estendendo i meccanismi di protezione strutturale  permanente come quello per l’acciaio (ex salvaguardia) ad altri settori sensibili  e razionalizzando lo strumentario dell’autonomia strategica aperta (sussidi esteri;  screening IDE; accesso agli appalti pubblici, anti-coercizione, ecc.).
5) il tutto va fatto in fretta, prima che diventi troppo tardi.
Per quanto riguarda la fase congiunturale (Tabella A), tiene l’economia europea che  crescerà dello 0,8% nel 2026 e dell’1,0% nel 2027. La Francia, tra i grandi paesi, è quella  più in difficoltà (+0,3% la crescita acquisita a giugno) non solo in termini di crescita del  PIL ma anche per l’instabilità politica e il deficit pubblico che non è previsto rientrare;  la Germania tiene (+0,9%), la Spagna vola grazie al traino del turismo e a bassi costi  dell’energia e tassi minori che spingono i consumi.
Continua a crescere a ritmi sostenuti l’economia americana, spinta dai rincari delle  materie prime energetiche di cui è esportatrice netta e dagli investimenti in data center  connessi all’IA stimati intorno a 580 miliardi di dollari nel 2026 (1,8% del PIL), con un  aumento fino a circa il 2,5% del PIL nel 2027. In negativo i rincari hanno spinto al rialzo  l’inflazione (+3,4% ad agosto) comunque più bassa rispetto all’Europa, che ha costretto  la FED al rialzo dei tassi di interesse che continuerà seppure moderato (un quarto di  punto all’anno).
La Cina nel primo semestre è cresciuta del +4,7% sempre più grazie all’export: ad agosto +25,0% sull’anno, con un avanzo commerciale mensile di 119,1 miliardi di dollari. Non adeguata la domanda interna, con le vendite al dettaglio salite appena del  +0,4% e gli investimenti fissi calati del -7,2% nei primi otto mesi.

In generale, i paesi emergenti stanno soffrendo la guerra nel Golfo ma rimangono spinti  dal traino degli investimenti ICT (che vale circa 2 punti percentuali di crescita l’anno).  Dopo essere cresciuti del +4,5% nel 2025, cresceranno del +3,7% nel 2026 e del +4,5%  nel 2027. Ma quasi tutta la risalita l’anno prossimo dovrebbe venire dalle otto economie  del Golfo che valgono poco più di un ventesimo del PIL, una volta conclusa la guerra.
L’ipotesi alla base dello scenario di previsione per l’economia italiana è che dopo le  elezioni di midterm negli Stati Uniti si trovi una soluzione alla guerra USA-Iran, come  annunciato anche dal Presidente Trump, e da gennaio prenda avvio la normalizzazione  dei transiti. Il protrarsi della chiusura dello Stretto sarebbe sostenibile fino a maggio  prossimo, utilizzando tutte le riserve strategiche e commerciali mondiali. Superato  quel mese senza un reale sblocco dello Stretto, sarebbe difficile approvvigionarsi e  salirebbero le quotazioni del petrolio a livelli mai visti prima.
Inoltre, lo scenario previsivo è, come sempre, da considerarsi a legislazione vigente.  Ciò significa che la clausola nazionale di salvaguardia destinata a finanziare maggiori  spese per difesa e sicurezza energetica, che vale 14,4 miliardi di euro per il 2027, non  è incorporata nello scenario di previsione.
In Italia, crescita del PIL nel 2026 sopra le attese di marzo scorso. Il PIL italiano è atteso  crescere nel 2026 del +1,0%, sostanzialmente in linea con la variazione già acquisita,  ossia quella che si registrerebbe a fine anno in presenza di una crescita congiunturale  nulla nei due trimestri restanti (senza la correzione per i giorni lavorativi). Nel 2027  l’economia italiana dovrebbe rallentare (+0,6%), a un ritmo in linea con quello osservato  nel 2025 (Tabella B). La revisione al rialzo della previsione di crescita del PIL per il 2026,  rispetto al Rapporto di marzo scorso (di +0,5 punti percentuali), riflette diversi fattori:

il buon andamento dell’economia italiana nella prima metà dell’anno (+0,3% nel 1° trimestre e +0,2% nel 2°), con il 1° trimestre rivisto al rialzo rispetto alla stima  preliminare (da +0,2%). Ai positivi primi due trimestri del 2026 si è sommato anche  un buon ritmo nel 4° 2025, chiuso a +0,3%. A questi ha contribuito anche la stabilità  del prezzo del gas prima dell’inizio della guerra;
il decisivo apporto del PNRR (concluso a fine agosto), il cui impatto sul PIL, stimato in circa mezzo punto percentuale nel 2026, ha spinto la dinamica soprattutto degli  investimenti. Tale contributo ha riguardato gli investimenti previsti dal PNRR ma  anche gli investimenti privati sostenuti da incentivi, come Transizione 5.0, che  hanno riscosso molto successo tra le imprese;
il contenuto trasferimento dei rincari energetici agli altri beni e servizi; l’inflazione al netto di energia e alimentari è ancora bassa (al +2,0% a settembre, 1,8% ad agosto  come a gennaio), dopo sette mesi dall’inizio dei rincari, e ciò è attribuibile al fatto  che la guerra ha fatto salire molto il prezzo del petrolio e meno, fino a settembre,  quello del gas. Il rincaro del primo fa salire principalmente il costo dei trasporti  mentre quello del gas, che è utilizzato sia come materia prima industriale che  soprattutto come input produttivo dell’energia elettrica, impatta in modo importante  tutti i settori dell’economia: un aumento del 100% del prezzo del petrolio fa salire  l’incidenza dei costi energetici sui costi di produzione della manifattura di 0,3 punti  percentuali; quello del gas di 0,8 punti percentuali;
il rincaro inferiore alle aspettative del prezzo del petrolio grazie alla frenata della domanda mondiale di petrolio (soprattutto in Cina e Giappone) che ha seguito il calo dell’offerta (causato dalla guerra nei paesi del Golfo). Un divario meno ampio tra domanda e offerta ha limitato l’impennata del prezzo.

La crescita del PIL italiano del 2026 poggia sui consumi delle famiglie (+1,1%, fermi  invece quelli pubblici) e sugli investimenti (+3,3%), trainati nel complesso dalle  costruzioni nonostante il calo della componente abitativa. Resta invece negativo  l’apporto della domanda estera netta nonostante la crescita dell’export (+2,7% quello  di beni, +3,8% quello di servizi).

Rallentamento nei mesi finali dell’anno che si trascinerà al 2027. Nel 2027 la crescita  media annua risentirà della debolezza della fase finale del 2026 e di un recupero solo  moderato a inizio anno. Ciò, nonostante gli effetti positivi derivanti dalla riapertura dello  Stretto di Hormuz: la progressiva discesa dei prezzi delle materie prime energetiche  che consentirà il rientro dell’inflazione, la riduzione dell’incertezza, maggiore fiducia di  famiglie e imprese, la ripartenza del commercio con i paesi del Golfo.
Agiranno negativamente dal 4° trimestre del 2026:

il prezzo del petrolio tornato a settembre sui livelli massimi (102 dollari a barile) e destinato a rimanerci fino alla riapertura dello Stretto di Hormuz;
il prezzo del gas, cresciuto già nei mesi scorsi, che ha raggiunto a settembre i livelli più alti dalla fine del 2022 (77 euro/MWh), ed è atteso rimanere così fino  alla riapertura dello Stretto di Hormuz, sia per i timori di scarsità derivanti dalla  sua chiusura, sia per la necessità, in Europa, di ricostituire le scorte, inferiori di 10  punti percentuali ai livelli normali, prima della stagione invernale;
l’aumento del tasso di inflazione che, a settembre, ha toccato il suo massimo raggiungendo il 4,2% spinto dai rincari energetici e ridurrà il potere d’acquisto delle  famiglie frenando i consumi nella parte finale dell’anno e poi anche all’inizio del  2027;
i rialzi dei tassi di interesse: a settembre secondo rialzo dei tassi BCE di 0,25 punti percentuali che sarà seguito da altri tre rialzi attesi nei prossimi mesi. Il maggior  costo del denaro frenerà consumi e investimenti;
la fine del PNRR nel 2026 comporterà, a legislazione vigente (cui fa riferimento la previsione), un rallentamento della spesa per investimenti, moderato dalle ampie  risorse PNRR residuate che verranno spese dopo il 2026 (circa 47 miliardi, di cui  27 nel 2027, significativamente meno dei circa 42 miliardi spesi nel 2026). In  realtà, con l’adozione della Clausola di salvaguardia, la spesa addizionale prevista,  in larga parte per investimenti, sarà pressoché pari alla spesa del PNRR nel 2026.

Nel 2027 la dinamica del PIL sarà ancora trainata dai consumi delle famiglie e dagli  investimenti che però rallenteranno significativamente: +0,5% e +0,8% rispettivamente.  Le esportazioni nette torneranno a fornire un lieve apporto positivo, favorito dal  miglioramento delle ragioni di scambio ma l’export rallenterà (+1,5% quello di beni,  +2,5% quello dei servizi).
I rischi dello scenario di previsione sono legati all’evolversi dei transiti delle navi per  lo Stretto di Hormuz e più in generale alla guerra nel Golfo.
Una riduzione dei transiti ed eventuali attacchi a impianti di produzione di gas e petrolio  avrebbero impatti negativi sui prezzi delle materie prime energetiche e per questa via  sull’inflazione; le banche centrali potrebbero decidere ulteriori rialzi dei tassi. Sono  escluse dallo scenario azioni o misure governative di riduzione del consumo di petrolio, gas e derivati che riducendo la domanda potrebbero dilatare i tempi di utilizzo delle  scorte.
Un altro rischio dello scenario è legato alla volatilità sui mercati finanziari, causata  proprio dalla tensione nel mercato mondiale del petrolio e del gas e dai suoi riflessi  sulle quotazioni, sull’inflazione e, a cascata, sulle decisioni delle Banche Centrali relative  ai tassi. In Europa negli ultimi giorni sono bruscamente saliti i rendimenti dei titoli  sovrani, di più in Francia, ma anche in Italia, e maggiori acquisti di titoli tedeschi, con  un allargamento degli spread. Se una tale tendenza proseguisse, porrebbe un freno  alla crescita in tutto il Continente.
Dal lato dell’offerta, la produzione industriale sta tenendo grazie a export e  investimenti in impianti e macchinari, spinti dal successo dell’iperammortamento,  beneficiando anche della buona dinamica dei consumi: la crescita acquisita a luglio  è di +0,4%. Sebbene ci siano segnali di miglioramento, la ripresa dell’industria resta  frenata dalle barriere commerciali e soprattutto dall’aumento dei costi di produzione  e trasporto. A livello settoriale, buona la dinamica del settore automotive, che registra  la crescita acquisita più elevata (+8,8%) ma ancora largamente insufficiente a riportare  la produzione ai livelli del 2023; bene anche “altri mezzi di trasporto”, fabbricazione di  computer e prodotti di elettronica, farmaceutica e metallurgia. Male mobili e tessile- abbigliamento-pelletteria, settori alle prese con una crisi strutturale che riguarda anche  altri Paesi europei. In termini di valore aggiunto, invece, l’industria ha perso terreno.  Servizi e costruzioni, invece, hanno trainato la dinamica del valore aggiunto in Italia fino  alla metà del 2026 (+1,5% e +3,0% tendenziale nel 2° trimestre 2026).
L’elevato costo dell’energia rimane la più importante vulnerabilità dell’economia  italiana. Il prezzo dell’energia elettrica è sistematicamente più alto rispetto ai competitor  europei (+35% rispetto alla Germania nei primi 9 mesi del 2026) e a settembre è salito a  un picco di 208 euro/MWh, da 114 a febbraio, prima della Guerra (Grafico A). Rispetto  a 6 anni fa, l’incidenza dei costi energetici (petrolio, gas, energia elettrica e altre fonti)  sui costi totali è cresciuta del 34,5% (e del 40% per la sola manifattura). A settembre  2026 la quotazione del petrolio Brent è pari in media a 102 dollari al barile, da un minimo  di 62 dollari a dicembre 2025 (+65%). Il prezzo del gas in Europa a settembre è salito  al livello massimo da inizio anno, 77 euro/MWh in media, da 33 a febbraio (+133%). Il  prezzo al consumo della benzina in Italia è salito del 26% a settembre 2026 rispetto al  minimo registrato a gennaio.
Adesso il prezzo del gas è ai massimi dal 2022 e il petrolio oltre i 100 dollari, se  continua o peggiora occorrerà intervenire. Secondo stime CSC, con un Brent a circa  126 dollari al barile in media annua nel 2027, rispetto ai 75 dello scenario di base e ai  94 di quest’anno, si potrebbe annullare la crescita del PIL prevista per il 2027; lo stesso  accadrebbe con il prezzo del petrolio in media a 115 dollari al barile e quello del gas a  89 euro/MWh (invece dei 58 dello scenario base).
I recenti rincari riducono la competitività delle imprese italiane rispetto alle altre aree  del mondo, in particolare, agli Stati Uniti. Il prezzo del gas naturale in Europa ad agosto  2026 è stato pari a quasi 8 volte quello in America, dove la quotazione non è aumentata  nel corso di quest’anno.
Il meccanismo di riduzione delle emissioni di CO2 adottato dall’Unione Europea  (ETS) al momento e in prospettiva aggrava tale vulnerabilità. E i benefici in termini di emissioni, nella manifattura, sono in buona parte riconducibili alla chiusura delle imprese mentre è stato efficace nel settore energetico.

Nella sola manifattura italiana sottoposta a ETS, tra il 2005 e il 2025 le emissioni sono diminuite del 43%. Nello stesso periodo sono stati chiusi 386 impianti manifatturieri, a un ritmo di 19 impianti l’anno. Le chiusure di impianti valgono circa la metà (48%) della riduzione delle emissioni. Questa parte della riduzione, quindi, non deriva da un reale processo di decarbonizzazione. Per la parte restante (52%), non è possibile stabilire quanta riduzione sia attribuibile a un calo dei volumi produttivi, che c’è stato, e quanta a un reale processo di decarbonizzazione.
L’azzeramento delle quote gratuite determinerà altre chiusure di imprese. L’acquisto dei diritti di emissione al prezzo di mercato per coprire le quote oggi gratuite determinerebbe un onere di spesa che supererebbe l’EBITDA per il 18% delle imprese manifatturiere in ETS, che impiegano circa 19mila dipendenti (16,5% del totale) e generano 744 milioni di valore aggiunto (5%).
La scarsa dinamica della produttività è la causa principale della bassa crescita dell’Italia. Guardando alle dinamiche di lungo periodo, la bassa crescita dell’economia italiana negli ultimi 30 anni (+0,7% in media all’anno contro l’1,5% dell’Eurozona e il 2,5% degli USA) è attribuibile alla bassa crescita della produttività che contribuisce algebricamente alla crescita del PIL.
Se, in astratto, avessimo la composizione dimensionale dell’economia tedesca la produttività delle imprese italiane salirebbe del +17,6% e supererebbe il livello della Germania del 2,8%; rispetto alla Francia crescerebbe del +14,8% colmando sostanzialmente il ritardo
Sulla sola manifattura, la produttività italiana con la composizione dimensionale tedesca salirebbe del 24,7%, con quella francese del 21,9% e anche in questo caso, il controfattuale azzererebbe il divario con Germania e Francia. La dinamica della produttività in Italia è, quindi, in buona parte legata a effetti di composizione della base  produttiva, basata molto più che altrove su micro e piccole imprese con le prime che  hanno una produttività decisamente più bassa delle corrispettive degli altri principali paesi europei (contrariamente alle altre classi dimensionali). Maggiore produttività  significa anche maggiori salari. Per questo occorre supportare la crescita dimensionale.  In direzione contraria va la riforma dell’artigianato che, oltre a mantenere le attuali  agevolazioni per gli artigiani e a determinare una riduzione del contributo alle entrate  pubbliche delle imprese che verranno assimilate agli artigiani stessi, spingerà le imprese  a rimanere sotto la soglia. Per questo avrà effetti negativi sulla produttività e quindi  sui salari.
Decisivi per l’innalzamento della produttività sono anche gli investimenti, soprattutto  quelli in beni immateriali, che, sebbene in crescita, sono su livelli inferiori a quelli dei  nostri competitor europei. La fine del PNRR causerà un rallentamento degli investimenti  nonostante l’ammontare cospicuo di risorse che si prevede di spendere nel prossimo  triennio. Con quelle che potrebbero derivare dall’attivazione della clausola per energia  e difesa, il rallentamento si avrà nel 2028 e negli anni seguenti.
L’incidenza degli investimenti sul PIL, con il PNRR, è aumentata in Italia di circa 3,7  punti percentuali rispetto al periodo precedente alla pandemia, mentre è diminuita di  circa 2 punti nel gruppo di paesi dell’area euro con una dotazione PNRR più contenuta.  Sarà cruciale trovare le modalità per mantenere elevata la quota di risorse destinate  agli investimenti.
Non sono mancate criticità nell’implementazione del PNRR (a partire dalla selezione  dei progetti), ma la valutazione complessiva appare positiva come mostra la riduzione  dei tempi di realizzazione delle opere (per un’opera media PNRR, dalla progettazione  all’inizio del collaudo, la durata è stimata in 31 mesi rispetto ai 38 delle opere precedenti  al 2018; la riduzione dei tempi amministrativi attribuibile al Piano raggiunge il 55%  nel Mezzogiorno, il 40% nel Centro e il 32% nel Nord), la riduzione dei tempi di  pagamento delle PA (nel 2025 il tempo medio ponderato di pagamento dell’insieme  delle amministrazioni è sceso a 27,2 giorni, dai 33,7 del 2023), la riduzione del tempo  di smaltimento dei procedimenti penali (disposition time penale ridotto nel 2025 del  31,2% rispetto al 2019, superando l’obiettivo PNRR del 25%) e civili (dopo una riduzione  del 28,8% a fine 2025, i dati ministeriali provvisori indicavano ad aprile 2026 un calo  del 40,6%).
Un fattore in grado di incidere sulla resilienza delle imprese è la solidità patrimoniale.  Minori vincoli finanziari migliorano la produttività tra il 5 e il 10%. Nel manifatturiero  italiano, la quota di capitale proprio sul totale delle passività è passata dal 34,5% nel  2007 al 50,0% nel 2024 superando, in aggregato, le imprese spagnole e francesi. Il  divario con la Germania si è ridotto da -21,3 punti percentuali nel 2007 ad appena -2,8  nel 2024.
La patrimonializzazione delle imprese è molto più bassa nelle costruzioni (33,6%) e  nei servizi (40,6%) rispetto al manifatturiero. La stessa quota per il totale economia,  in Italia, scende al 42,0% e, sebbene sia in forte crescita in tutti i settori, rimane ben  lontana dall’ analoga quota in Germania, pari al 50,9%.
Tra il 2015 e il 2024, la dispersione dei livelli di capitalizzazione tra le imprese è  aumentata decisamente e non riguarda esclusivamente la coda inferiore della  distribuzione, ma una fascia estesa di imprese collocate al di sotto della mediana. Queste imprese hanno partecipato solo in parte al  rafforzamento patrimoniale osservato in aggregato e rimangono fragili patrimonialmente con una capacità limitata  di finanziare investimenti e assorbire nuovi shock.
Serve proseguire sulla strada avviata anni fa e poi interrotta nel 2023 con l’eliminazione  dell’ACE che tanti benefici aveva determinato.
Approfondisci sul sito di Confindustria</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>CdM, via libera a DPB 2027 e riforma fiscalie</title>
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            <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio dei ministri n. 192, riunito il 13 ottobre a Palazzo Chigi, ha approvato una serie di provvedimenti di rilievo che spaziano dalla finanza pubblica alla sicurezza stradale, dalla gestione dell&#039;emergenza nei Campi Flegrei alla riforma fiscale. Al centro della riunione il via libera al Documento Programmatico di Bilancio (DPB) 2027, che dovrà essere trasmesso alla Commissione europea entro il 15 ottobre, insieme all&#039;approvazione di nuovi decreti legislativi e decreti-legge su dossier strategici per il Paese. 
Approvato il Documento Programmatico di Bilancio 2027
Su proposta del ministro dell&#039;Economia Giancarlo Giorgetti, il Governo ha approvato il DPB 2027, confermando gli obiettivi delineati nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica. Il tasso di crescita della spesa netta, comprensivo degli spazi di bilancio legati alla clausola di salvaguardia nazionale per difesa ed energia, è fissato al 3,3% nel 2027, all&#039;1,7% nel 2028 e allo 0,2% nel 2029. Al netto di tali componenti, la crescita della spesa si attesterà all&#039;1,9% nel 2027, all&#039;1,7% nel 2028 e all&#039;1,5% nel 2029, nel rispetto delle raccomandazioni europee.
Nuovo piano straordinario per i Campi Flegrei
Tra le misure più rilevanti figura il decreto-legge dedicato ai Campi Flegrei, che introduce un piano straordinario per affrontare gli effetti del bradisismo nell&#039;area. Il provvedimento prevede una struttura commissariale con durata decennale affidata al presidente della Regione Campania e risorse superiori a un miliardo di euro nell&#039;arco di dieci anni.
Sono istituiti fondi dedicati alla riduzione della vulnerabilità sismica, alla riparazione e riqualificazione degli edifici pubblici e privati, delle infrastrutture e dei servizi pubblici. Il decreto contempla inoltre contributi fino a 30 mila euro per gli interventi di pronto ripristino, sospensione di adempimenti tributari e fiscali, stop ai mutui fino al 31 dicembre 2027 e misure di sostegno alle famiglie interessate. 
Via libera al nuovo Codice della strada
Il Consiglio dei ministri ha approvato anche il decreto legislativo recante il nuovo Codice della strada, uno dei principali interventi di aggiornamento della disciplina della circolazione. Il testo punta a modernizzare il quadro normativo, adeguandolo all&#039;evoluzione della mobilità e alle nuove esigenze di sicurezza stradale, introducendo disposizioni integrative e correttive rispetto all&#039;impianto vigente.
Correttivo fiscale e Testi unici
Il CdM ha inoltre esaminato e approvato provvedimenti collegati all&#039;attuazione della delega fiscale, tra cui i decreti correttivi destinati a perfezionare le norme già adottate nei mesi scorsi e i Testi unici finalizzati alla razionalizzazione della legislazione tributaria. L&#039;obiettivo è rendere più organica e accessibile la disciplina fiscale, semplificando il quadro normativo per cittadini, professionisti e imprese.
Altri provvedimenti
Nel corso della seduta è stato approvato anche il decreto-legge a sostegno dei lavoratori dell&#039;ex Ilva e dell&#039;indotto, che introduce misure di integrazione al reddito, risorse aggiuntive per la cassa integrazione straordinaria e incentivi alle assunzioni per favorire il rilancio industriale del territorio di Taranto.
Con il via libera ai principali provvedimenti economici, infrastrutturali e fiscali, il Governo avvia ora l&#039;iter di attuazione delle misure che accompagneranno la predisposizione della manovra di bilancio 2027 e le successive fasi della riforma fiscale.
Comunicato stampa

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Il leasing muove le imprese: la campagna Assilea</title>
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            <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Assilea avvia una nuova campagna stampa istituzionale sulle pagine de Il Sole 24 Ore per valorizzare il contributo del leasing alla crescita delle imprese italiane e accompagnare il percorso verso il Salone del Leasing 2026, in programma a Milano il 28 e 29 ottobre.

La campagna prevede tre uscite strategiche: il 14 e il 21 ottobre con annunci in mezza pagina e il 28 ottobre, giorno di apertura del Salone, con una pagina intera. Al centro della comunicazione il concept &amp;ldquo;La forza che mette in movimento&amp;rdquo;, rappresentato da girandole blu mosse dal vento, simbolo del dinamismo delle imprese.
Con il messaggio &amp;ldquo;La forza silenziosa che muove le imprese&amp;rdquo;, Assilea sottolinea il ruolo del leasing come strumento capace di sostenere investimenti, innovazione e sviluppo delle PMI, contribuendo alla competitivit&amp;agrave; del sistema produttivo nazionale.

&amp;nbsp;</description>
            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>Salone del Leasing 2026: focus su mercato e innovazione</title>
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            <pubDate>Tue, 13 Oct 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description> Mancano pochi giorni all&#039;appuntamento più atteso dal mondo del leasing italiano. Il 28 e 29 ottobre, lo spazio eventi Monte Rosa 91 di Milano ospiterà la 9ª edizione del Salone del Leasing, una manifestazione che riunirà istituzioni, associazioni di categoria, operatori finanziari, imprese e professionisti per confrontarsi sulle principali sfide che stanno trasformando il mercato.

L&#039;evento rappresenta un&#039;occasione unica per analizzare gli scenari economici e finanziari che influenzeranno il settore nei prossimi anni, approfondire l&#039;evoluzione normativa e conoscere le innovazioni che stanno ridefinendo il ruolo del leasing come strumento di crescita e sviluppo per le imprese.
Ad aprire i lavori saranno Paolo Guzzetti, Presidente di Assilea, Antonio Patuelli, Presidente dell&#039;ABI, e Angelo Camilli, Vicepresidente di Confindustria. Due giornate intense durante le quali sul palco si alterneranno esperti, rappresentanti istituzionali, manager e operatori del mercato, chiamati a confrontarsi su temi strategici per il futuro dell&#039;economia e del credito.
Il programma prevede sette tavole rotonde, distribuite in tre sessioni tematiche, pensate per offrire una visione completa delle opportunità e delle trasformazioni che interessano il comparto.
Il programma
28 ottobre 2026 - Ore 10.00
Sessione I
La nuova geoeconomia: mercato, crediti, investimenti
La prima parte dei lavori sarà dedicata ai cambiamenti dello scenario economico internazionale, all&#039;impatto delle dinamiche geopolitiche sui mercati e alle prospettive per il credito e gli investimenti.
28 ottobre 2026 - Ore 14.00
Sessione II
Le nuove frontiere del leasing tra regolamentazione e innovazione
Focus sulle evoluzioni normative, sulla digitalizzazione dei processi, sull&#039;intelligenza artificiale, sulla sostenibilità e sulle nuove opportunità per gli operatori del settore.
29 ottobre 2026 - Ore 9.30
Sessione III
Il leasing che abilita il cambiamento
L&#039;ultima sessione sarà dedicata al ruolo del leasing come leva strategica per accompagnare la trasformazione delle imprese, sostenere gli investimenti produttivi e favorire l&#039;innovazione.
In un contesto economico caratterizzato da profondi cambiamenti, il Salone del Leasing si conferma il punto di riferimento per approfondire tendenze, scenari e strumenti a supporto della competitività del sistema produttivo italiano.
Per operatori del settore, imprese, professionisti e stakeholder, l&#039;edizione 2026 rappresenta un&#039;importante occasione di aggiornamento, networking e confronto sui temi che guideranno l&#039;evoluzione del leasing nei prossimi anni.
Clicca QUI per consultare il programma completo.

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            <title>Anima: Italia-Francia rafforzano la filiera nucleare</title>
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            <pubDate>Tue, 13 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Si è aperto il 12 ottobre, presso l’Hotel Meliá di Milano, il Summit Nucleare Civile Italia-Francia 2026, l’incontro promosso da Anima Confindustria, in collaborazione con AIN, Business France e ICE Agenzia, in programma fino al 15 ottobre con visite ad alcune aziende del settore e visita finale al Centro Casaccia dell’Enea. L’iniziativa ha riunito una delegazione francese composta da aziende leader nei diversi segmenti della catena del valore del nucleare, con l’obiettivo di creare nuove collaborazioni industriali con le imprese italiane. Al Summit erano presenti oltre 100 aziende italiane, a testimonianza dell’interesse del comparto industriale nazionale verso le opportunità offerte dal nucleare.
 
L’appuntamento punta a dare un nuovo impulso allo sviluppo di una filiera nucleare e rappresenta un’occasione unica per delineare la strategia della cooperazione tra i due Paesi, mettendo in relazione il know-how francese nella progettazione, nella costruzione e nella gestione di grandi impianti, con le competenze tecnologiche e manifatturiere dell’industria italiana.
 
La filiera nucleare e la meccanica italiana possono infatti già contare su un patrimonio industriale rilevante. Diverse imprese operano da tempo nel settore nucleare, partecipando a progetti internazionali e fornendo componenti, apparecchiature e servizi ad alto valore aggiunto. Accanto a queste realtà, numerose aziende oggi attive nell’ambito oil&amp;gas dispongono di competenze e capacità produttive che sono facilmente trasferibili, o riconvertibili, al comparto nucleare. L’Italia è già la seconda filiera industriale del nucleare in Europa: una posizione che testimonia la capacità competitiva delle nostre imprese e la possibilità di contribuire a progetti di vasta portata anche in assenza di centrali operative sul territorio nazionale.
 
«Il potenziale industriale esiste già e dobbiamo metterlo nelle condizioni di esprimersi pienamente», dichiara Marco Golinelli, vicepresidente di Anima Confindustria. «Negli ultimi mesi, sul fronte istituzionale, sono stati compiuti passi importanti, a partire dall’approvazione della legge delega sul nucleare sostenibile. Ora occorre dare concretezza a questo percorso, creando le condizioni affinché le imprese possano investire, qualificarsi e partecipare alle nuove opportunità di mercato. Il Summit Italia-Francia è andato proprio in questa direzione: favorire il dialogo tra le aziende e trasformare le competenze già disponibili in collaborazioni industriali reali. Alcune aziende italiane collaborano già attivamente con l’industria francese e il mercato interno europeo costituisce uno sbocco importante, sia per il supporto agli impianti esistenti sia per le nuove centrali che saranno costruite. Per la nostra meccanica si apre un’opportunità di business straordinaria: siamo pronti a raccoglierla, ma serve una riflessione profonda sul futuro energetico europeo. In un contesto geopolitico segnato da tensioni, da dipendenze strategiche e da un’alta volatilità dei prezzi, la diversificazione delle fonti e il rafforzamento della capacità industriale europea si traduce in maggior sicurezza degli approvvigionamenti e in accrescimento della competitività industriale, con una prospettiva, nel lungo periodo, di poter giovare di una stabilità dei costi energetici».
L’incontro con la delegazione francese ha assunto un valore significativo anche per la costruzione di una filiera europea più resiliente e meglio integrata. La cooperazione tra i due Paesi ha favorito lo scambio di competenze e l’incontro tra domanda e offerta industriale, portando all’individuazione di nuove opportunità lungo tutta la catena di fornitura. Perché questo potenziale si realizzi, sarà tuttavia necessario accompagnare il quadro normativo con strumenti attuativi efficaci e tempistiche certe: condizioni necessarie per attrare gli investimenti.
 
«Il confronto con la Francia è importante perché ci permette di rafforzare relazioni industriali strategiche e di individuare nuove occasioni di collaborazione», sottolinea Stefano Monti, presidente di AIN (Associazione Italiana Nucleare). «È doveroso ricordare che le aziende italiane sono già attive a livello internazionale e partecipano a diversi progetti nucleari. In Europa si contano circa 50 iniziative tra progetti avviati, in preparazione e annunciati da qui al 2050: una prospettiva che può generare opportunità concrete per le imprese. Gli studi citati indicano inoltre, in uno scenario di sviluppo del nucleare in Italia, un potenziale fino a 117 mila occupati qualificati entro il 2050. Per cogliere queste opportunità, serve sbloccare le condizioni necessarie per ricostruire una filiera nazionale strutturata e un mercato del lavoro solido, investendo nella formazione e nella collaborazione tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca. Per l’Italia è fondamentale essere presente in questo settore e in questo mercato, valorizzando il contributo della propria industria e rafforzando il dialogo con i partner europei. Il Summit costituisce un’occasione concreta per compiere un passo in questa direzione».</description>
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            <title>ABI: moratoria mutui per i territori colpiti dal meteo</title>
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            <pubDate>Tue, 13 Oct 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’ABI ha diffuso una lettera circolare agli Associati con la quale si dà informativa della pubblicazione, sul sito del Dipartimento della Protezione Civile, dell’Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile che estende ai Comuni di Trabia (Sicilia), Caloveto e Rocca Imperiale (Calabria) la possibilità di accedere alla sospensione del pagamento delle rate dei mutui nell’ambito degli interventi adottati a seguito degli eccezionali eventi meteorologici che, a partire dal 18 gennaio 2026, hanno interessato la fascia costiera della Regione Calabria, della Regione Autonoma della Sardegna e della Regione Siciliana.L’Ordinanza di sospensione della Protezione Civile fa riferimento all’accordo sottoscritto da ABI, Protezione Civile e dalle Associazioni dei consumatori per assicurare tempestività degli interventi a favore delle popolazioni colpite da calamità naturali.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Fisco e flotte, servono norme stabili per investire</title>
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            <pubDate>Tue, 13 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Regole fiscali chiare, coerenti con quanto avviene nel resto dell’Europa e soprattutto stabili nel tempo rappresentano un&#039;esigenza prioritaria e non più rinviabile per il mondo dei fleet e mobility manager.
È questo il principale messaggio emerso nel corso del webinar “La chiarezza fiscale non è un optional”, promosso da Best Mobility (l’Associazione dei Fleet e Mobility manager) con il patrocinio di ANIASA e UNRAE e che ha visto l&#039;intervento del fiscalista Francesco Delli Falconi, Partner di CMS Law Tax Future. Durante l&#039;incontro, incentrato sulle principali criticità e incertezze normative che gravano oggi sulla gestione quotidiana dei veicoli aziendali (dal Decreto Omnibus al valore normale, dalla gestione degli optional alla maggiore tassazione delle auto con più di cinque anni), i rappresentanti di Best Mobility hanno ribadito come l&#039;instabilità del quadro fiscale ostacoli la programmazione dei costi e le scelte d&#039;investimento a medio e lungo termine. Proprio in questa cornice, l&#039;Associazione ha espresso la propria totale condivisione e il sostegno aperto alla proposta di revisione della fiscalità delle auto aziendali recentemente presentata al Ministero dell&#039;Economia e delle Finanze e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dalle Associazioni automotive ANFIA, ANIASA, Motus-E e UNRAE. Un’iniziativa comune che risponde concretamente alle necessità di chi concilia ogni giorno le esigenze di mobilità delle imprese con la sostenibilità, la sicurezza e il contenimento della spesa. Due i punti cardine della proposta condivisa emersi nel corso del dibattito:

Deducibilità e IVA: l&#039;allineamento alle migliori pratiche europee in materia di detraibilità dell&#039;IVA e deducibilità dei costi per rimuovere i freni al rinnovo del parco auto.


Ricarica domestica: la detassazione dei rimborsi aziendali per la ricarica elettrica privata, misura chiave per sostenere la transizione energetica.

Tali interventi velocizzerebbero il ricambio delle flotte (con cicli medi di vita di circa 4 anni) finendo per alimentare il mercato dell&#039;usato con veicoli recenti, sicuri e a basse emissioni, rendendoli accessibili a una platea più ampia di automobilisti. “La gestione di una flotta richiede programmazione e visibilità sui costi, mentre un quadro fiscale caratterizzato da frequenti modifiche crea incertezza e frena gli investimenti”, ha sottolineato il Presidente di Best Mobility Federico Di Paola nel corso dell&#039;evento. “Per chi gestisce la mobilità aziendale, la certezza delle regole non è un dettaglio accessorio, ma la premessa indispensabile per costruire una car policy efficiente. Gli optional possono essere una scelta; la certezza delle regole fiscali no”. I fleet e mobility Manager rappresentati in Best Mobility gestiscono complessivamente oltre 83.000 veicoli per grandi aziende nazionali e multinazionali operative in Italia. Gli interventi nel corso del webinar hanno palesato come in Italia il canale aziendale rappresenti oggi poco meno del 30% delle nuove immatricolazioni, contro una media di circa il 60% nell&#039;Unione Europea: un divario che dimostra l&#039;ampio potenziale ancora inespresso nel nostro Paese. Alla luce di quanto emerso durante l’evento, Best Mobility auspica l&#039;avvio di un confronto strutturato e fattivo con il Governo per valutare l&#039;inserimento della riforma nella prossima Legge di Bilancio, mettendo a disposizione dell&#039;esecutivo l&#039;esperienza sul campo dei propri soci per definire strumenti normativi stabili, efficaci e immediatamente applicabili.  
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            <category>Mercato</category>
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            <title>Sanzioni finanziarie UE: nuovi soggetti designati</title>
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            <pubDate>Tue, 13 Oct 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;Unione Europea ha pubblicato i seguenti Regolamenti che prevedono misure di congelamento nei confronti di soggetti designati:

Regolamento di esecuzione (UE) 2026/2281 che attua il Regolamento (UE) 2014/269 concernente misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l&#039;integrità territoriale, la sovranità e l&#039;indipendenza dell&#039;Ucraina;
Regolamento di esecuzione (UE) 2026/2292 che attua il Regolamento (UE) 2014/269 concernente misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l&#039;integrità territoriale, la sovranità e l&#039;indipendenza dell&#039;Ucraina;
Regolamento di esecuzione (UE) 2026/2278 che attua il Regolamento (UE) 2017/1509 relativo a misure restrittive nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea.

Gli aggiornamenti sono consultabili, per pronta informativa, al seguente link del sito dell&#039;Unione europea: Gazzetta ufficiale dell&#039;Unione europea - serie L del 12.10.2026
Per l&#039;elenco completo di tutti gli atti normativi adottati fino ad ora dall&#039;Unione europea nelle molteplici iniziative in materia di sanzioni finanziarie si rimanda al seguente link: EU Sanctions map
I soggetti designati di cui al provvedimento indicato saranno ricompresi, salvi i tempi strettamente necessari all&#039;aggiornamento, nella lista consolidata di tutte le persone, gruppi ed entità oggetto di congelamento nel territorio europeo, consultabile - previa registrazione di credenziali per l’accesso al sito (indirizzo e-mail e password) - al seguente link: https://webgate.ec.europa.eu/fsd/fsf#!/files
Per informazioni generali sull&#039;applicazione di misure restrittive di &quot;congelamento&quot; dei fondi e delle risorse economiche detenute da persone fisiche e giuridiche, gruppi ed entità specificamente individuati dalle Nazioni Unite e dall&#039;Unione Europea (soggetti &quot;designati&quot;), impiegate anche per contrastare l&#039;attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale si rinvia alla pagina di questo sito specificamente dedicata al tema: https://uif.bancaditalia.it/adempimenti-operatori/contrasto/index.html.



 

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            <category>Economia</category>
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            <title>Istat: più pressione fiscale, meno risparmio</title>
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            <pubDate>Mon, 12 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Conto delle Amministrazioni pubbliche (AP) e le stime relative alle famiglie e alle società presentati in questo comunicato stampa sono parte dei Conti trimestrali dei settori istituzionali. I dati relativi alle AP sono commentati in forma grezza, mentre quelli relativi alle famiglie e alle società in forma destagionalizzata.
Nel secondo trimestre 2026 l’indebitamento netto delle AP in rapporto al Pil è stato pari al -2,0% (-2,1% nello stesso trimestre del 2025). Il saldo primario delle AP (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 3,0% (2,2% nel secondo trimestre del 2025). Il saldo corrente delle AP è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil del 2,9% (3,3% nel secondo trimestre del 2025).
La pressione fiscale è stata pari al 43,5%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,7%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 6,7%, in diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
A fronte di un incremento dell’1,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.
La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,1%, è diminuita di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 26,4%, è aumentato di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
I dati trimestrali relativi al conto delle AP e ai conti dei settori istituzionali sono stati rivisti in modo coerente con la revisione ordinaria dei Conti Economici Nazionali pubblicata lo scorso 22 settembre. In linea con gli obblighi comunitari, a partire dalla pubblicazione odierna sono disponibili sul sito e nelle tavole allegate al comunicato nuove serie destagionalizzate: totale entrate, totale uscite e rapporto deficit/Pil delle AP
 
Il Commento
Nel secondo trimestre del 2026, in termini tendenziali, il saldo primario e l’indebitamento netto delle AP sono migliorati a fronte di una crescita della pressione fiscale. Nello stesso periodo, il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un aumento inferiore a quello della spesa per consumi finali, determinando una contrazione della propensione al risparmio. In diminuzione è risultato anche il potere d’acquisto delle famiglie.
Per le società non finanziarie, la quota di profitto ha registrato una diminuzione, in continuità con la dinamica osservata nel trimestre precedente. Il tasso d’investimento, invece, è aumentato, proseguendo la tendenza già evidenziata nel primo trimestre dell’anno.
Approfondisci qui</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Milano Hub, motore dell’innovazione fintech in Italia</title>
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            <pubDate>Mon, 12 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d&#039;Italia ha pubblicato  &quot;La facilitazione dell&#039;innovazione fintech nelle banche centrali: il caso di Milano Hub&quot;, il nuovo numero della collana &quot;Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento&quot;.
La Banca d&#039;Italia figura tra le banche centrali che hanno istituito gli Innovation Facilitator per dialogare con l&#039;ecosistema fintech. Utilizzando i dati raccolti attraverso i moduli di candidatura e altre fonti complementari, abbiamo condotto un&#039;analisi del capitale umano coinvolto nei progetti presentati nelle tre Call for Proposals (CfP) lanciate dal centro di innovazione della Banca d&#039;Italia, Milano Hub. In linea con il più ampio contesto italiano, le proposte progettuali presentate a Milano Hub vedono il coinvolgimento di persone con una significativa esperienza professionale, anziché neolaureati, una prevalenza di profili con formazione economica e STEM, e un sostanziale divario di genere. Le regressioni mostrano che esperienza lavorativa e formazione STEM sembrano positivamente associate agli esiti della valutazione dei progetti nell&#039;ambito delle CfP. Lo studio intende stimolare la discussione interna alla Banca d&#039;Italia su come migliorare, ove necessario, politiche e modelli operativi di facilitazione dell&#039;innovazione fintech. Più in generale, i risultati vogliono orientare le banche centrali nel posizionamento dei propri Innovation Facilitator al fine di attrarre e sostenere le iniziative fintech.
La facilitazione dell&#039;innovazione fintech nelle banche centrali: il caso di Milano Hub</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Bankitalia: l’impatto dell’IA sul tasso naturale</title>
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            <pubDate>Mon, 12 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;intelligenza artificiale non è soltanto una rivoluzione tecnologica destinata a trasformare modelli di business, produttività e mercati del lavoro. Secondo un nuovo studio della Banca d&#039;Italia, potrebbe influenzare anche alcune delle principali variabili macroeconomiche, tra cui inflazione, tassi di interesse e politica monetaria, con implicazioni rilevanti per investitori, banche e imprese.
L&#039;analisi, firmata da Lucia Esposito, Andrea Fabiani, Elia Moracci, Andrea Papetti e Massimiliano Pisani, affronta una questione destinata a diventare centrale nel dibattito economico dei prossimi anni: un aumento della produttività generato dall&#039;intelligenza artificiale porterà a tassi di interesse più bassi oppure contribuirà ad alzarli?
Il nodo del tasso naturale
Lo studio si concentra sul cosiddetto tasso naturale d&#039;interesse (r*), ossia il livello del tasso reale compatibile con un&#039;economia in equilibrio, senza pressioni inflazionistiche né recessive. Si tratta di un parametro fondamentale per le banche centrali, perché rappresenta il punto di riferimento per valutare se la politica monetaria sia restrittiva o accomodante.
Secondo i ricercatori, la diffusione dell&#039;intelligenza artificiale potrebbe modificare in modo significativo questo equilibrio. Se l&#039;AI sarà in grado di aumentare stabilmente la produttività e il potenziale di crescita dell&#039;economia, il tasso naturale potrebbe crescere a sua volta, rendendo più elevato il livello dei tassi considerato neutrale.
Non sempre più produttività significa meno inflazione
Uno degli aspetti più interessanti dell&#039;analisi riguarda il rapporto tra produttività e inflazione. Contrariamente a una convinzione diffusa sui mercati, l&#039;aumento della produttività non comporta automaticamente una riduzione dell&#039;inflazione e dei tassi di interesse.
Le simulazioni effettuate su un modello macroeconomico calibrato per l&#039;area euro mostrano infatti che gli effetti dipendono dalla velocità con cui si diffondono i benefici dell&#039;intelligenza artificiale.
Se i guadagni di produttività si materializzano rapidamente, la capacità produttiva cresce più velocemente della domanda, favorendo una diminuzione dell&#039;inflazione e consentendo alle banche centrali di ridurre i tassi. In questo scenario, la combinazione tra crescita economica e costo del denaro più contenuto risulterebbe particolarmente favorevole per i mercati finanziari.
Diversa la situazione qualora l&#039;adozione dell&#039;AI fosse accompagnata da un forte aumento degli investimenti. In questo caso, la domanda potrebbe crescere prima dell&#039;offerta, generando pressioni inflazionistiche e richiedendo una politica monetaria più restrittiva.
Quattro scenari per l&#039;area euro
Gli economisti della Banca d&#039;Italia hanno simulato quattro differenti percorsi di diffusione dell&#039;intelligenza artificiale.
Il primo ipotizza un aumento immediato e permanente dell&#039;1% della produttività totale dei fattori. In questo caso inflazione e tassi tendono a diminuire, mentre produzione e crescita aumentano.
Il secondo scenario prevede invece che lo stesso incremento della produttività si realizzi gradualmente nell&#039;arco di cinque anni. Qui gli effetti diventano più complessi e dipendono dalla capacità della banca centrale di interpretare correttamente l&#039;evoluzione dell&#039;economia.
Il terzo scenario, considerato particolarmente rilevante per il medio-lungo termine, simula un aumento permanente del tasso di crescita della produttività del lavoro dall&#039;1% all&#039;1,3% annuo. Le stime indicano che il tasso naturale reale potrebbe salire dall&#039;1,4% all&#039;1,7%, suggerendo che una crescita economica strutturalmente più elevata potrebbe convivere con tassi di equilibrio più alti.
Infine, il quarto scenario analizza un boom degli investimenti legato all&#039;adozione delle tecnologie AI. Il forte aumento della domanda di capitale, infrastrutture digitali, data center, semiconduttori ed energia genera maggiore attività economica, ma anche un incremento dell&#039;inflazione e, nel tempo, dei tassi naturali.
Le implicazioni per banche e mercati
Le conclusioni dello studio hanno potenziali ricadute significative per il sistema finanziario.
Per il settore bancario, uno scenario caratterizzato da tassi naturali più elevati potrebbe sostenere i margini di interesse per un periodo più lungo. Al tempo stesso, tassi più alti potrebbero incidere sul costo del credito e sulla qualità degli attivi, aumentando alcuni profili di rischio.
Anche il mercato obbligazionario potrebbe essere interessato da cambiamenti strutturali. Se l&#039;intelligenza artificiale dovesse accrescere in modo permanente il potenziale di crescita dell&#039;economia, gli investitori potrebbero rivedere al rialzo le aspettative sui rendimenti di equilibrio.
Per i mercati azionari, soprattutto per i titoli tecnologici e growth, la questione appare ancora più delicata. Da un lato l&#039;AI promette maggiori utili grazie all&#039;aumento della produttività; dall&#039;altro, tassi più elevati tendono a ridurre il valore attuale dei profitti futuri e quindi le valutazioni di mercato.
Una sfida anche per la politica monetaria
Secondo gli autori, la vera sfida per le banche centrali sarà comprendere come evolvesse il tasso naturale durante la transizione tecnologica. In una fase di cambiamento strutturale rapido, le stime di r* potrebbero diventare meno affidabili, rendendo ancora più importante il monitoraggio dell&#039;inflazione effettiva.
Il messaggio finale dello studio è chiaro: l&#039;intelligenza artificiale potrebbe modificare non solo la produttività delle imprese, ma anche gli equilibri che governano crescita, inflazione e costo del denaro. Una trasformazione destinata a coinvolgere direttamente politica monetaria, sistema bancario e mercati finanziari nei prossimi anni.
L&#039;intelligenza artificiale, il tasso di interesse naturale e la politica monetaria

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            <category>Economia</category>
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            <title>DL Ambiente: nuove misure su VIA, clima e bonifiche</title>
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            <pubDate>Mon, 12 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È entrato in vigore il 9 ottobre il Decreto-Legge n. 177 dell&#039;8 ottobre 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che introduce disposizioni urgenti in materia di istruttorie ambientali, gestione delle criticità climatiche, economia circolare e bonifiche. Il provvedimento, articolato in sei articoli, punta ad accelerare i procedimenti autorizzativi e a rafforzare gli strumenti di tutela del territorio in un contesto caratterizzato da crescenti sfide ambientali.
Tra le misure di maggiore rilievo figura il rafforzamento delle procedure ambientali attraverso l&#039;ampliamento delle competenze della Commissione tecnica PNRR-PNIEC, che vedrà accresciuto il proprio ruolo nelle verifiche di assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale (VIA). L&#039;obiettivo è rendere più efficienti le istruttorie e favorire una maggiore rapidità nell&#039;esame dei progetti.
Il decreto interviene inoltre sulla disciplina dell&#039;autorizzazione paesaggistica nell&#039;ambito del provvedimento unico ambientale, introducendo modifiche procedurali volte a migliorare il coordinamento tra le amministrazioni coinvolte e a semplificare l&#039;iter autorizzativo.
Particolare attenzione è dedicata anche agli effetti dei cambiamenti climatici. Il testo prevede infatti strumenti per la gestione degli eventi ambientali straordinari e misure finalizzate al rafforzamento delle attività di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico, tema particolarmente rilevante per la sicurezza del territorio e la tutela degli investimenti pubblici e privati.
Sul versante dell&#039;economia circolare, il provvedimento aggiorna alcune disposizioni relative alla responsabilità estesa del produttore e alla gestione dei materiali da imballaggio, comprese le bottiglie per bevande in plastica. Sono inoltre previste misure che interessano i soggetti energivori, nell&#039;ottica di favorire una gestione più sostenibile delle risorse e una maggiore efficienza dei processi produttivi.
Un intero capitolo è dedicato alla bonifica della Terra dei Fuochi. Le nuove norme definiscono modalità operative per accelerare gli interventi di risanamento e introducono alcuni adeguamenti alla disciplina delle ordinanze già in vigore, con l&#039;obiettivo di rafforzare l&#039;efficacia delle azioni di recupero ambientale.
Per il settore immobiliare e delle infrastrutture, così come per gli operatori coinvolti nelle attività di sviluppo, riqualificazione e gestione del territorio, il decreto rappresenta un ulteriore tassello nel processo di semplificazione delle procedure ambientali, con possibili effetti sui tempi di realizzazione degli investimenti. Il provvedimento dovrà ora affrontare l&#039;iter di conversione parlamentare, che dovrebbe avviarsi alla Camera dei Deputati e concludersi entro l&#039;8 dicembre 2026.

 
Provvedimento</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>UniCredit porta a Bari le Conversazioni sul denaro</title>
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            <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il rapporto con il denaro come strumento di autonomia e libertà personale è stato al centro della tappa barese di “Conversazioni sul denaro”, il programma gratuito di educazione finanziaria promosso dalla Banking Academy di UniCredit. L&#039;iniziativa ha acceso i riflettori sull&#039;importanza della consapevolezza economico-finanziaria per affrontare con maggiore serenità le decisioni che influenzano il futuro delle persone, dalla previdenza complementare alla protezione assicurativa.
L&#039;evento, realizzato in collaborazione con Acquedotto Pugliese e l&#039;Università degli Studi di Bari, ha riunito rappresentanti del mondo accademico, istituzionale e del Terzo settore con l&#039;obiettivo di promuovere una riflessione articolata sul valore della pianificazione finanziaria di lungo periodo. Al centro del confronto, il legame tra gestione delle risorse economiche e capacità di scegliere consapevolmente il proprio percorso di vita.
Oltre agli aspetti tecnici e agli strumenti disponibili per la tutela del patrimonio e la costruzione del benessere futuro, il dibattito ha approfondito anche i fattori culturali, psicologici e sociali che influenzano le decisioni economiche. Emozioni, differenze generazionali, stereotipi e modelli culturali sono stati infatti individuati come elementi che incidono significativamente sul modo in cui le persone si rapportano al denaro e pianificano il proprio domani.
Dopo i saluti istituzionali del presidente di Acquedotto Pugliese, Roberto Venneri, e del prorettore dell&#039;Università degli Studi di Bari, Vito Peragine, il confronto ha visto la partecipazione di esperti provenienti da discipline differenti. Tra questi Michela Marzano, professoressa ordinaria di Filosofia morale all&#039;Université Paris Cité, che ha analizzato il rapporto tra autonomia individuale e condizionamenti culturali; Clara Morelli, economista e autrice di Will Media, che ha portato il contributo della divulgazione economica e finanziaria; e Giulia Sesini, ricercatrice in Psicologia presso l&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha approfondito gli aspetti comportamentali e psicologici legati alle scelte finanziarie.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema del rapporto tra donne e denaro. L&#039;incontro ha evidenziato come fattori sociali, culturali e familiari continuino a influenzare la partecipazione femminile alle decisioni economico-finanziarie più rilevanti e, in alcuni casi, rappresentino ancora un ostacolo alla piena inclusione finanziaria.
L&#039;educazione finanziaria è stata quindi presentata non soltanto come un insieme di competenze tecniche, ma come uno strumento di empowerment personale, capace di rafforzare la capacità delle persone di programmare il futuro, valutare le alternative e compiere scelte più informate e consapevoli.
Nel corso dell&#039;evento, Ferdinando Natali, Regional Manager Sud di UniCredit, ha sottolineato come la conoscenza finanziaria rappresenti un fattore di inclusione sociale e di crescita delle comunità, contribuendo a rendere più accessibili decisioni spesso percepite come complesse e a rafforzare la capacità di orientarsi nei momenti più importanti della vita.
La tappa di Bari rientra nel calendario 2026 di “Conversazioni sul denaro”, un percorso che prevede tre appuntamenti in presenza, a Trento, Roma e Bari, oltre a un evento online. Il progetto si avvale della collaborazione di esperti del settore e del supporto di Chora &amp; Will Media per la produzione dei contenuti podcast e per la diffusione in streaming degli incontri.
A completare l&#039;iniziativa, il contributo de La Locanda del Giullare di Trani, realtà impegnata nella promozione dell&#039;inclusione sociale attraverso attività di ristorazione che valorizzano il talento e le competenze di persone con disabilità e fragilità sociali. Un esempio concreto di come inclusione, partecipazione e crescita possano camminare insieme, anche nell&#039;ambito dell&#039;educazione finanziaria.

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            <category>Corporate News</category>
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