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        <title>Leasenews</title>
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        <description>Leasenews è la prima rivista online dedicata al mondo del lease</description>
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            <title>BCC Iccrea: 1,6 mld sociali, 52 mln donazioni, 16 mld ESG</title>
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            <pubDate>Tue, 19 May 2026 12:45:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Gruppo BCC Iccrea presenta il documento “Il Valore di Crescere Insieme”, il report che analizza l’impatto economico e sociale generato nel 2025 sui territori serviti dal Gruppo, oggi composto da 111[1] BCC sui territori serviti.
Nel 2025 il Gruppo BCC Iccrea ha realizzato 97, 9 miliardi di crediti netti alla clientela (+4,7%[2] a/a vs +2,3%media mercato [3]). Il 48,5% dei finanziamenti lordi è destinato alle famiglie, mentre il 27,6% è destinato esclusivamente alle PMI.
In particolare, tra le erogazioni effettuate nell’anno, 6 miliardi sono stati destinati a favore di piccole e micro imprese con meno di 20 addetti.
Inoltre, l’anno passato le BCC del Gruppo hanno realizzato finanziamenti a valenza sociale per 1,6 miliardi di euro.
Nel corso del 2025, le BCC del Gruppo hanno realizzato poi oltre 25mila erogazioni liberali per 70 milioni di euro, di cui 52 milioni in beneficenza e circa 17 milioni in sponsorizzazioni, supportando importanti iniziative sul territorio che hanno spaziato dall’arte alla cultura, dallo sport alla salute, dal welfare allo sviluppo economico.
Gli investimenti sostenibili delle BCC del Gruppo, tra gestione diretta, attività di collocamento e distribuzione, si sono attestati a oltre 16 miliardi di euro.
Il Gruppo BCC Iccrea è il secondo gruppo per sportelli in Italia. Le BCC del Gruppo sono presenti in 1.674 comuni bancarizzati su 4.436 e in 398 di questi, circa il 24%, rappresentano l’unica presenza bancaria[4].
Nel corso dell’anno il Gruppo, confermando il suo contributo alla Fondazione del Credito Cooperativo “Tertio Millennio” – ETS, ha consolidato e ampliato le iniziative di educazione finanziaria, con 75 BCC attive e 560 attività, proseguendo i percorsi di divulgazione e formazione su tutto il territorio nazionale.
Note:

[1] 112 BCC al 31 dicembre 2025.


[2] Dati gestionali al 31 dicembre 2025.


[3] ABI Monthly report – January 2026.


[4] Fonte: Relazione e Bilancio consolidato al 31 dicembre 2025.</description>
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            <title>S&amp;P conferma rating Italia, outlook positivo sui conti</title>
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            <pubDate>Tue, 19 May 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>S&amp;P Global Ratings ha confermato il rating dell’Italia a BBB+, mantenendo l’outlook positivo introdotto a gennaio. Una scelta che rafforza la percezione di stabilità fiscale in una fase segnata da tensioni energetiche e incertezze geopolitiche.
L’agenzia riconosce la resilienza dei conti pubblici, con un percorso di graduale riduzione dell’indebitamento netto e un lento calo del rapporto debito/Pil atteso entro il 2028. La conferma arriva mentre il governo è impegnato a fronteggiare il caro energia legato alla crisi iraniana e alle tensioni nello Stretto di Hormuz.
Le dichiarazioni del vicepremier Antonio Tajani su una possibile manovra correttiva – poi ridimensionate – avevano agitato i mercati a fine settimana, spingendo il rendimento del BTP decennale al 3,93%. La conferma di S&amp;P ha riportato calma: lo spread BTP‑Bund si attesta a 78 punti base, con il decennale al 3,95%.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti lavora intanto con Bruxelles per estendere la flessibilità europea anche alle misure legate all’emergenza energetica, sulla scia della clausola già prevista per la difesa.
Per Palazzo Chigi, l’outlook positivo è un segnale incoraggiante, ma anche un invito alla prudenza: la sfida resta conciliare sostegno all’economia, disciplina di bilancio e gestione dei costi energetici in un contesto internazionale ancora instabile.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Confindustria al B7: dazi e instabilità minacciano le PMI</title>
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            <pubDate>Tue, 19 May 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Alla conference internazionale promossa dal MEDEF nell&#039;ambito della presidenza francese del G7, la vicepresidente Barbara Cimmino richiama l&#039;urgenza di maggiore coordinamento tra i Paesi avanzati per difendere competitività industriale, filiere strategiche e stabilità economica.



“L’ordine internazionale che ha finora governato le relazioni economiche non è scomparso, ma è diventato invisibile. Due conflitti di crescente intensità stanno alimentando rischi severi per l’economia globale e uno di essi potrebbe portare diversi Paesi G7 in recessione entro la fine dell’anno”. Con queste parole Barbara Cimmino, vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti di Confindustria, è intervenuta alla Conference on International Trade and Supply Chain Security, organizzata dal MEDEF a Parigi nell’ambito della presidenza francese del G7. L’appuntamento ha riunito i rappresentanti delle principali organizzazioni imprenditoriali dei Paesi avanzati per discutere le sfide del commercio globale e della sicurezza economica, in vista del Final Summit del B7 in programma a giugno.
Commercio globale: l’impatto della frammentazione normativa sulle PMI
Nel panel dedicato al futuro del commercio internazionale, la vicepresidente di Confindustria ha evidenziato come la crescente frammentazione regolatoria e l’adozione di misure di sicurezza economica non coordinate stiano generando effetti sempre più pesanti sulle imprese, non solo italiane ma di tutti i Paesi del G7. Una frammentazione che, ha sottolineato Cimmino, “colpisce in modo più duro le PMI, che soffrono per picchi dei prezzi energetici, aumento dei costi di trasporto e maggiore volatilità dei mercati”. “Le implicazioni sono chiare: senza coordinamento, aumentano chiusure e perdita di capacità industriale. La depressione economica rischia di essere più ampia e profonda”.
I tre rischi segnalati da Confindustria
Nel suo intervento, Cimmino ha richiamato tre fattori di rischio che oggi pesano sulla competitività del sistema industriale internazionale: “l’incertezza, dazi che non dovrebbero esistere nel G7 e normative divergenti tra i Paesi G7”. Secondo Confindustria, il disallineamento normativo e commerciale tra economie alleate rischia infatti di indebolire le catene globali del valore proprio in una fase caratterizzata da forti tensioni geopolitiche e trasformazioni tecnologiche.
Supply chain, tecnologie strategiche e unità del G7

“Se crediamo – come credo – che le imprese abbiano la capacità di vedere soluzioni dove noi vediamo ostacoli, allora la nostra responsabilità è essere all’altezza del loro impegno rendendo le nostre raccomandazioni più efficaci”, ha aggiunto Cimmino che ha indicato alcune priorità strategiche per il G7: rafforzare l’unità tra i Paesi partner, consolidare le catene del valore per i beni critici ed estendere la cooperazione industriale alle tecnologie pulite, al digitale e ai settori strategici. “Dobbiamo impegnarci per salvare ciò che resta dell’ordinamento multilaterale del commercio, prima che si sposti completamente in altre mani. Solo così le nostre imprese – soprattutto le PMI – potranno continuare a competere, innovare e creare benessere”.

Il peso dell’export italiano nelle catene globali del valore

“L’Italia – ha concluso Cimmino – è uno dei Paesi più integrati nelle catene globali del valore: esporta circa 9.000 categorie di beni in 232 mercati, e nel 2025 l’export ha raggiunto 643 miliardi di euro, pari a circa un terzo del PIL”. Una struttura industriale fortemente internazionalizzata che, ha ribadito la vicepresidente di Confindustria, “fa forte affidamento su regole condivise, stabilità normativa e prevedibilità”.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>ABI: Pil a rischio -18% per declino demografico</title>
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            <pubDate>Tue, 19 May 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Italia sta entrando in una fase in cui la demografia non è più uno sfondo, ma una variabile che condiziona direttamente la crescita economica. L’ABI lo dice con una cifra che non lascia spazio a interpretazioni: senza interventi, il Pil potrebbe essere più basso del 18% nel 2050 rispetto a uno scenario in cui popolazione e occupazione restano stabili. Un impatto che diventerebbe ancora più pesante nel 2080, quando la perdita potenziale supererebbe il 30%.
Il calo delle nascite non è un fenomeno recente, ma oggi assume una dimensione strutturale. L’Istat prevede che la popolazione residente scenderà dagli attuali 59 milioni a 54,7 milioni nel 2050, fino a 45,8 milioni nel 2080. Non è solo un tema di numeri: è la composizione a cambiare. La popolazione in età lavorativa passerà dal 67,3% al 58,2% entro metà secolo.
Significa che ogni persona attiva dovrà sostenere un numero crescente di giovani e anziani. Nel 2050, 100 lavoratori ne sosterranno 72; nel 2080, 75. È un equilibrio che mette sotto pressione pensioni, sanità, assistenza e finanza pubblica.
L’ultimo bilancio demografico mostra una popolazione quasi invariata, ma è un’illusione statistica. Il saldo naturale è profondamente negativo: 355 mila nati contro 652 mila decessi. La fecondità è scesa a 1,14 figli per donna, uno dei valori più bassi d’Europa. A evitare un calo immediato è solo il saldo migratorio positivo.
L’ABI individua quattro direttrici su cui agire subito, perché la natalità – pur essenziale – produce effetti solo nel lungo periodo. Le leve immediate sono:


giovani: troppo spesso intrappolati in percorsi precari e poco retribuiti;


donne: l’Italia continua ad avere uno dei tassi di occupazione femminile più bassi dell’Ue;


laureati: formati, ma non sempre assorbiti da imprese e servizi ad alto valore aggiunto;


immigrazione regolare: da programmare come risorsa economica e sociale, non come emergenza.


Il confronto europeo è eloquente: l’82,3% dei giovani neodiplomati e neolaureati lavora nell’Ue, contro il 69,6% in Italia. Per i percorsi tecnico-professionali il divario è ancora più marcato.
Gli over 65 rappresentano il 25,1% della popolazione, con un’età media di 47,1 anni. È il valore più alto dell’Unione europea. Ma l’invecchiamento non pesa allo stesso modo su tutti. Le famiglie con risorse possono acquistare servizi, integrare la pensione, sostenere i figli. Quelle più fragili subiscono ogni passaggio: salari bassi, carriere discontinue, assistenza agli anziani, affitti elevati, rinvio della maternità.
La demografia, così, diventa un amplificatore delle disuguaglianze.
Le banche non osservano da lontano. Gianni Franco Papa, presidente del Comitato ABI “Evoluzione Demografica e Servizi Bancari”, sintetizza la sfida: la transizione demografica va gestita come una strategia nazionale.
Nel perimetro individuato dall’ABI rientrano:


previdenza complementare;


assicurazioni;


credito per innovazione e imprese;


educazione finanziaria;


imprenditoria giovanile e femminile.


Marco Elio Rottigni, direttore generale dell’ABI, ribadisce che il sistema bancario è pronto a collaborare con le istituzioni. Ma senza una regia pubblica, gli strumenti rischiano di essere frammentati o di raggiungere solo chi è già incluso.
La parte più scomoda dell’analisi è anche quella più promettente: il declino non è scritto nel destino. È scritto nei numeri di oggi, ma può essere corretto dalle scelte di domani.
Il 2050 non arriverà all’improvviso. È già visibile nelle classi scolastiche meno affollate, nei reparti ospedalieri più pieni, nelle imprese che cercano tecnici e non li trovano, nelle famiglie che vivono con un solo stipendio.
La differenza la farà la capacità di intervenire ora, prima che la curva demografica diventi una barriera.

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            <category>Economia</category>
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            <title>Inflazione al 2,7%, energia riaccende i prezzi</title>
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            <pubDate>Mon, 18 May 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel mese di aprile 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +1,1% su base mensile e del +2,7% su base annua (da +1,7% di marzo); la stima preliminare era +2,8%.
La dinamica dell’inflazione riflette principalmente la netta risalita dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da -2,0% a +9,6%), di quelli regolamentati (da -1,6% a +5,3%) e dell’accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%); in rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,2% a +0,6%).
Nel mese di aprile l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, mostra un rallentamento (da +1,9% a +1,6%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +2,1% a +1,9%).
I prezzi dei beni registrano una marcata accelerazione su base annua (da +0,8% a +3,1%), mentre quelli dei servizi rallentano (da +2,8% a +2,4%). Di conseguenza, il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni diventa negativo, portandosi a -0,7 punti percentuali (dai +2,0 p.p. del mese precedente).
Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona sale (da +2,2% a +2,3%), come anche quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,1% a +4,2%).
La variazione congiunturale dell’indice generale risente prevalentemente dell’aumento dei prezzi degli Energetici non regolamentati (+5,4%), degli Alimentari non lavorati (+2,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,7%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%); tali effetti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-0,3%).
Il tasso di inflazione acquisito ad aprile è pari a +2,3% per l’indice generale e a +1,3% per la componente di fondo.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) evidenzia una variazione pari a +1,6% su base mensile, per effetto della fine dei saldi stagionali di cui il NIC non tiene conto, e a +2,8% su base annua (da +1,6% del mese precedente); la stima preliminare era +2,9%.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +1,0% e una tendenziale di +2,6%.
 
Il commento
Ad aprile 2026 l’inflazione sale a +2,7%, sostenuta essenzialmente dalle tensioni che si registrano sui prezzi degli Energetici (da -2,1% a +9,2%) e degli Alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%). Un parziale effetto di freno alla crescita dell’inflazione si deve alla dinamica dei prezzi di alcune tipologie di servizi, tra cui quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%).
La crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” sale a +2,3% (da +2,2%), mentre l’inflazione di fondo scende a +1,6% (da +1,9%). L’inflazione acquisita ad aprile, per il 2026, è pari a +2,3%.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>AMLA: pubblicato il modello per la vigilanza diretta</title>
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            <pubDate>Mon, 18 May 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il 12 maggio l&#039;Autorità antiriciclaggio europea (AMLA) ha pubblicato sul proprio sito un template di segnalazione destinato all&#039;individuazione dei gruppi e/o degli intermediari finanziari che, operando in almeno sei Paesi europei (secondo le modalità previste dall&#039;articolo 12, paragrafi 1 e 7, lettera a, del Regolamento UE 2024/1620), saranno inclusi nel processo di selezione dei soggetti da sottoporre alla vigilanza diretta dell&#039;AMLA (cfr. https://www.amla.europa.eu/amla-takes-next-step-toward-2027-selection-entities-direct-supervision_en). Il template di segnalazione è corredato da una nota interpretativa.
Le autorità nazionali cureranno la raccolta dei dati richiesti dall&#039;AMLA. Nelle prossime settimane, la Banca d&#039;Italia comunicherà agli intermediari vigilati le tempistiche e le modalità per la trasmissione dei dati all&#039;Istituto.
L&#039;AMLA organizzerà un webinar pubblico il 10 giugno 2026, durante il quale sarà illustrato in dettaglio il template di segnalazione.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>GU: pubblicata la legge di conversione del DL Carburanti I</title>
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            <pubDate>Mon, 18 May 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge di conversione del DL Carburanti I, che rende definitive le misure introdotte dal decreto in materia di trasparenza dei prezzi, monitoraggio dei mercati e rafforzamento dei controlli sulla rete distributiva.
La norma conferma l’obbligo per i punti vendita di esporre con maggiore evidenza i prezzi medi regionali, con l’obiettivo di aumentare la comparabilità per i consumatori e ridurre le asimmetrie informative. Viene inoltre potenziato il sistema di comunicazione dei prezzi al MIMIT, con procedure più rapide e sanzioni più incisive in caso di omissioni o irregolarità.
Sul fronte dei controlli, la legge rafforza il ruolo dell’Antitrust e della Guardia di Finanza, prevedendo verifiche più frequenti e coordinate per contrastare pratiche speculative e garantire il corretto funzionamento del mercato. Confermata anche la possibilità di interventi straordinari in caso di tensioni sui prezzi o anomalie territoriali.
Per gli operatori della rete carburanti, la conversione del decreto rappresenta un passaggio chiave verso un sistema più trasparente, tracciabile e monitorato, con impatti diretti sugli obblighi informativi, sulla compliance e sulla gestione operativa dei punti vendita.
Provvedimento – Testo coordinato</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Banca Più nasce dall’acquisizione di Banca Privata Leasing</title>
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            <pubDate>Mon, 18 May 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il 31 marzo 2026 si è perfezionata , a seguito di un processo competitivo che ha visto la partecipazione di diversi player nazionali ed internazionali, l&#039;acquisizione del pacchetto di controllo di Banca Privata Leasing S.p.A. da parte di Next.us S.p.A., società controllata da Alberto Di Tanno, presidente del Gruppo Intergea, tra i principali operatori nella distribuzione auto in Italia. L&#039;operazione è stata autorizzata dalla Banca Centrale Europea e dalla Banca d&#039;Italia.
Banca Privata Leasing rinnova la propria identità : assume la denominazione di BANCA PIÙ e avvia una nuova fase di sviluppo e di rafforzamento sul mercato.
L&#039;operazione rappresenta l&#039;inizio di una nuova fase di sviluppo della banca, fondata a Reggio Emilia nel 1987 dalla famiglia Spallanzani come realtà specializzata nel leasing con l&#039;obiettivo di imprimere un&#039;accelerazione al rilancio e ampliare il perimetro delle attività.
Il nuovo Consiglio di Amministrazione, di cui Alberto Di Tanno diventa Presidente, vede Enrico Fagioli Marzocchi assumere il ruolo di Amministratore Delegato, Giorgio Introvigne di Vicepresidente, Sabrina Filiberto di amministratore e Michele Meneghetti e Alberto Merchiori quella di amministratori indipendenti.
Nel contesto dell&#039;acquisizione è stato deliberato un aumento di capitale sociale di 40 milioni di euro, con la finalità di rafforzare la solidità patrimoniale della banca e sostenere i futuri programmi di crescita, ad esito del quale, in caso di mancata sottoscrizione dell&#039;aumento da parte dei soci di minoranza, Next.us potrebbe raggiungere la quota di capitale del 95,77%.
&quot;Con Banca Più avviamo un progetto industriale ambizioso, volto al potenziamento delle attività già in essere, accompagnato da un ampliamento delle competenze e dell&#039;offerta&quot;, commenta Alberto Di Tanno neo Presidente di Banca Più. &quot;Costruiremo una banca ancora più vicina ai suoi clienti, capace di generare valore nel lungo periodo&quot;.
Le direttrici strategiche che guideranno l&#039;evoluzione della banca si fondano sull&#039;ampliamento e la diversificazione dei servizi, sull&#039;innovazione e lo sviluppo di soluzioni con un forte contenuto digitale. Centrale sarà la vicinanza alle imprese e ai privati, con un modello di banca specializzata ma sempre più integrata e diversificata.
Il Dott. Fernando Spallanzani ha dichiarato: &quot;Questa operazione assicura continuità alla missione avviata dalla mia famiglia dopo quasi quarant&#039;anni di gestione con l&#039;obiettivo di favorire l&#039;accesso al credito per le PMI radicate sul territorio, sostenendone la crescita e lo sviluppo. In questo contesto, che vede una generale ristrutturazione del comparto bancario a livello nazionale, abbiamo maturato la decisione di concentrare l&#039;attenzione sulle attività core del nostro gruppo industriale&quot;.
&quot;Il cambio di denominazione riflette l&#039;evoluzione concreta del modello di business&quot;, sottolinea l&#039;Amministratore Delegato Enrico Fagioli Marzocchi. &quot;Continueremo a presidiare e a rafforzare il leasing, che rappresenta il dna dell&#039;Istituto, oltre offrire finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio/pensione, e svilupperemo nuove aree come i prestiti auto a privati e il factoring per le imprese, ampliando la gamma di servizi finanziari. Metteremo al centro le competenze interne e l&#039;innovazione digitale, per cogliere le opportunità di mercato&quot;.
L&#039;attività di Banca Più si articolerà su quattro ambiti principali:

Leasing: prodotto tradizionalmente offerto nelle forme di leasing targato e strumentale, che si rafforzerà grazie anche al consolidato know-how nel settore automotive;
Prestito a privati per l&#039;acquisto dell&#039;auto: una nuova linea di sviluppo dedicata ai consumatori, per il tramite di distributori di automobili, con soluzioni di finanziamento mirate;
Factoring: finanziamento alle imprese attraverso l&#039;acquisto dei crediti commerciali delle PMI, per supportarne liquidità e crescita;
Cessione del quinto: attività già operativa e orientata al segmento retail, effettuata dalle società controllate ADV Finance e ADV Family.

Con la nascita di Banca Più, la banca si presenta al mercato con una nuova identità, una governance rafforzata e linee guida strategiche orientate alla crescita e alla creazione di valore per tutti gli stakeholder.
L&#039;acquisizione comprende anche le controllate ADV Finance S.p.A. e ADV Family S.r.l., così da garantire piena continuità e sviluppo dei servizi a clienti, partner e fornitori nell&#039;ambito della cessione del quinto.
L&#039;operazione di cessione e di rafforzamento patrimoniale di Banca Privata Leasing è stata coordinata dal Commissario in temporaneo affiancamento del Consiglio di Amministrazione, Dott. Paolo D&#039;Alessio, nominato con provvedimento della Banca d&#039;Italia del 6 agosto 2024.
Next.us è stata assistita da Deloitte (Dott. Umberto Rorai) quale advisor finanziario e da Gatti Pavesi Bianchi Ludovici Studio Legale Associato (Avv. Gianni Martoglia) e dallo Studio Antoniotti, con un team coordinato dalla Dott.ssa Sabrina Filiberto.
Banca Privata Leasing S.p.A. è stata assistita dal Financial Advisor Vitale &amp; Co (Dr.ssa Gaia Mazzalveri) e dal Legal Advisor Studio Legale Giliberti Triscornia e Associati (Avv.to Elena Pierini).Privata Holding S.p.A. è stata assistita dal Financial Advisor Sinergetica (Dott.ri Alessandro Ermolli e Giacomo Garbuglia) e dallo Studio Legale Lener &amp; Partners (Prof. Raffaele Lener).</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>CONSOB: modifiche su emittenti, mercati e operazioni</title>
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            <pubDate>Mon, 18 May 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>CONSOB, con delibera n. 23979 del 14 maggio 2026, ha approvato un pacchetto di aggiornamenti regolamentari che interessa emittenti, mercati e operazioni, con l’obiettivo di rafforzare trasparenza, tutela degli investitori e corretto funzionamento dei mercati finanziari. Le novità intervengono su più ambiti, allineando il quadro nazionale all’evoluzione europea e alle migliori pratiche di vigilanza.
Le modifiche riguardano in particolare gli obblighi informativi degli emittenti, i presidi a tutela dell’integrità dei mercati e gli adempimenti connessi alle operazioni societarie. L’intervento si inserisce nel percorso di aggiornamento continuo della regolamentazione, volto a migliorare la qualità delle informazioni disponibili agli investitori e a garantire maggiore efficienza nei processi di mercato.
Per gli operatori del settore, gli aggiornamenti rappresentano un passaggio rilevante per adeguare procedure interne, flussi informativi e presidi di controllo, in un contesto caratterizzato da crescente attenzione alla trasparenza e alla correttezza dei comportamenti.
 Comunicato Stampa </description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Bollettino BCE n. 3/2026: quadro economico aggiornato</title>
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            <pubDate>Fri, 15 May 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nella riunione del 30 aprile 2026 il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Le nuove informazioni sono sostanzialmente in linea con la valutazione precedente circa le prospettive di inflazione, ma i rischi al rialzo per l&#039;inflazione e quelli al ribasso per la crescita si sono intensificati. Il Consiglio direttivo si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l&#039;inflazione si stabilizzi sull&#039;obiettivo del 2 per cento a medio termine.
Il conflitto in Medio Oriente ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l&#039;inflazione e gravando sul clima di fiducia. Le implicazioni della guerra per l&#039;inflazione a medio termine e per l&#039;attività economica dipenderanno dall&#039;intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell&#039;energia, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell&#039;energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell&#039;inflazione e sull&#039;economia.
Il Consiglio direttivo si trova tuttora in una posizione favorevole per affrontare l&#039;attuale incertezza. L&#039;area dell&#039;euro è entrata in questo periodo di forti rincari dell&#039;energia con un&#039;inflazione intorno all&#039;obiettivo del 2 per cento e un&#039;economia che ha mostrato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri. Le aspettative di inflazione a più lungo termine rimangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa.
Per definire l&#039;orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo seguirà attentamente la situazione e adotterà un approccio guidato dai dati, in base al quale le decisioni vengono assunte di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell&#039;inflazione di fondo e dell&#039;intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.
Bollettino economico BCE, n. 3 - 2026</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Economia italiana: la nota Istat marzo‑aprile 2026</title>
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            <pubDate>Fri, 15 May 2026 10:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel primo trimestre del 2026 il ciclo economico internazionale è caratterizzato da un marcato dinamismo della regione asiatica, una buona performance degli Stati Uniti e una persistente debolezza in Europa.
I dati disponibili incorporano solo in parte gli effetti del conflitto in Medio Oriente, che sta determinando una forte riduzione nell’offerta e un marcato rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche. Le prospettive restano incerte, strettamente legate alla durata della guerra e ai suoi effetti sul mercato energetico.
Il Pil italiano, è cresciuto, secondo la stima preliminare del primo trimestre 2026, dello 0,2% su base congiunturale, proseguendo il percorso di espansione iniziato nel secondo semestre 2025.
A marzo, l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha segnato il secondo incremento consecutivo in termini congiunturali (+0,7%, dopo +0,2% a febbraio). Nella media del primo trimestre la produzione è, tuttavia, leggermente diminuita rispetto ai tre mesi precedenti (-0,2%).
Sul mercato del lavoro, scende lievemente il numero di occupati a marzo (-0,1% rispetto a febbraio), attestandosi a 24 milioni e 124mila unità. Il calo coinvolge le sole donne, i 15-24enni e chi ha almeno 50 anni di età. Per posizione professionale, l’occupazione si riduce tra i dipendenti a termine e tra gli autonomi. Nel primo trimestre 2026, la dinamica congiunturale degli occupati risulta in lieve crescita (+0,1%).
Ad aprile, secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è aumentato in Italia del 2,9% su base tendenziale, con una accelerazione (+1,6% a marzo) causata dai recenti eventi internazionali, avvicinandosi alla media dell’area euro (+3,0% ad aprile; +2,6% a marzo).
Focus: L’impennata inflazionistica registrata tra il 2022 e il 2023 e le recenti pressioni al rialzo dei prezzi hanno riacceso il dibattito sul drenaggio fiscale (fiscal drag), il fenomeno per cui l’aumento nominale dei redditi spinge i contribuenti verso scaglioni d’imposta più alti, aumentando l’aliquota media. Secondo le stime Istat condotte con il modello FaMiMod, le riforme fiscali attuate tra il 2021 e il 2026 hanno più che compensato il drenaggio osservato nello stesso periodo, comportando un beneficio medio pari a 40 euro per contribuente. Un ruolo cruciale è stato svolto dal passaggio dalle detrazioni per i figli a carico all’Assegno unico, la cui legge istitutiva ne prevede l’indicizzazione al costo della vita. Le misure hanno avuto un forte profilo redistributivo, favorendo i redditi medio-bassi e i lavoratori dipendenti, mentre i pensionati e i redditi più elevati risultano penalizzati o non interamente compensati.
Approfondisci sul sito dell&#039;Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Formazione Assilea: ESG e leasing, norme e gestione rischi</title>
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            <pubDate>Fri, 15 May 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’integrazione dei fattori ESG è oggi una priorità strategica per tutte le società di leasing. Il webinar Assilea rappresenta il corso base pensato per fornire agli operatori del settore una visione chiara dell’evoluzione normativa e degli approcci operativi necessari per gestire in modo efficace i rischi ESG.
Il percorso offre una panoramica completa sul quadro regolamentare in rapido cambiamento, dal recepimento del decreto Omnibus alle nuove Linee Guida EBA su rischi ESG e analisi di scenario. Accanto all’inquadramento normativo, il corso illustra come integrare gli ESG nei processi aziendali: governance, valutazione del merito creditizio, monitoraggio del rischio e impatti sul modello di business.
L’obiettivo è fornire strumenti concreti per accompagnare le società di leasing nel percorso di transizione verso la sostenibilità, con un taglio operativo e immediatamente applicabile.
A chi si rivolge
Il webinar è destinato ai professionisti del leasing che operano nelle funzioni:


Commerciale


Risk Management


Operations


ed è ideale per chi desidera acquisire le competenze fondamentali per comprendere e gestire l’impatto dei fattori ESG nel settore.
La docenza è affidata a Emanuele Simoncelli - Associate Partner (KPMG Advisory)
Agli iscritti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Iscriviti ora</description>
            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>Leasing: I quadrimestre +4,2% in valore e +0,3% in contratti</title>
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            <pubDate>Fri, 15 May 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel primo quadrimestre del 2026 sono stati stipulati 271.775 nuovi contratti leasing, per un valore di oltre 12,1 mld di euro, secondo i dati diffusi dal Centro Studi e Statistiche Assilea.
L&amp;rsquo;auto (autovetture, veicoli commerciali, veicoli industriali), rappresenta il 66,6% dello stipulato totale, e mostra un +2,8% nei volumi a fronte di una flessione di -2,4% nei numeri, registrando una dinamica positiva nel segmento delle autovetture in leasing e in noleggio a lungo termine e nei veicoli industriali.
Il leasing strumentale (23,3% del totale) vede una crescita del +9,2% in numero a fronte di una flessione del -0,2% nei volumi, registrando una stabilit&amp;agrave; nel segmento del leasing finanziario e una flessione nel leasing operativo in valore (-1,0%).
Prosegue la dinamica positiva dello stipulato leasing immobiliare, +39,7% in valore e +11,0% in numero, tale trend risente del notevole incremento, rispetto al primo quadrimestre 2025, osservato sia per l&amp;rsquo;immobiliare &amp;laquo;costruito&amp;raquo; (+48,5%) sia per l&amp;rsquo;immobiliare &amp;laquo;da costruire&amp;raquo;, +23,4%. Lo stipulato leasing aeronavale e ferroviario mostra un incremento del +4,7% in valore mentre quello di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili registra una flessione del -37,7%.
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;
Ripartizione per comparto (valori di stipulato)

Stipulato leasing auto (&amp;euro; m)
Nel comparto Auto cresce in valore il sotto-comparto delle autovetture in leasing (+3,4%) e a noleggio a lungo termine (+2,5%) in aumento anche quello dei veicoli industriali (+18,4%). Gli altri segmenti mostrano una flessione: i veicoli commerciali in leasing del -2,5% e quelli a noleggio a lungo termine del -20,6%.

&amp;nbsp;
Stipulato leasing strumentale (&amp;euro; m)
La flessione osservata nei volumi del comparto strumentale (-0,2%) riflette la dinamica negativa del leasing strumentale operativo (-1,0%) che mostra percentuali positive in tutte le fasce d&amp;rsquo;importo, ad eccezione di quella superiore a 50.000&amp;euro; (-8,5%). Risulta invece stabile il leasing strumentale finanziario con aumenti per le fasce d&amp;rsquo;importo inferiori a 0,5 mil. &amp;euro; e flessioni per quelle superiori.
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
Stipulato leasing immobiliare (&amp;euro; m)
Nel comparto, il leasing &amp;laquo;costruito&amp;raquo; mostra una forte crescita (+48,5%) con aumenti in tutte le fasce d&amp;rsquo;importo. Anche per il leasing immobiliare &amp;laquo;da costruire&amp;raquo;, si rileva una crescita significativa pari al +23,4% grazie alla dinamica della fascia dei contratti di importo compreso tra 0,5 e 2,5 mil.&amp;euro; (+8,7%) e a quella dei contratti superiori a 2,5 mil.&amp;euro; (+31,7%).
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
Immatricolazione di autovetture 1
Ad aprile 2026 le immatricolazioni di autovetture registrano una crescita del +11,7% rispetto ad aprile 2025.
Nei primi 4 mesi dell&amp;rsquo;anno si registra un +8,6% sia nel leasing sia nel noleggio rispetto allo stesso periodo del 2025.
Tra le immatricolazioni leasing (29.649 unit&amp;agrave;), il 42,1% &amp;egrave; destinato a privati2, il 40,7% a societ&amp;agrave; e il 23,8% a societ&amp;agrave; di noleggio.
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
Le autovetture green (elettriche, ibride e plug-in) in leasing e noleggio a lungo termine crescono del 15,1%, registrando incrementi in tutti i comparti, fatta eccezione per le autovetture ibride diesel e elettriche.
Il peso del green sul totale delle immatricolazioni &amp;egrave; pari al 67,5%, mentre &amp;egrave; pari al 70,2% nel comparto del leasing e NLT.
Leasing e NLT presentano un&amp;rsquo;incidenza del 26,6% sul totale green e del 25,6% sul totale delle immatricolazioni.

1 Compresi i fuoristrada</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
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            <title>Sabatini e leasing: leva chiave per gli investimenti PMI</title>
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            <pubDate>Thu, 14 May 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description> 
Sintesi iniziale: La Nuova Sabatini resta nel 2026 lo strumento più utilizzato dalle imprese italiane per finanziare investimenti in beni strumentali tramite leasing, grazie alla combinazione di contributo pubblico e flessibilità operativa del contratto.
Ruolo della Sabatini nel finanziamento degli investimenti
La Nuova Sabatini sostiene l’acquisto di beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, favorendo la competitività delle PMI. Il leasing continua a essere la forma tecnica privilegiata perché:


Riduce l’impegno finanziario iniziale — anticipo contenuto e rateizzazione allineata ai flussi aziendali.


Accelera l’erogazione del contributo — la procedura è più rapida rispetto al finanziamento bancario tradizionale.


Ottimizza la gestione del bene — proprietà in capo al locatore fino al riscatto, con vantaggi operativi e contabili.


Le tipologie di Sabatini più rilevanti per il leasing nel 2026


Sabatini Ordinaria — per beni strumentali standard, con contributo calcolato su un tasso convenzionale del 2,75%.


Sabatini 4.0 — per beni interconnessi e digitali, con contributo maggiorato (tasso convenzionale 3,575%).


Sabatini Green — per investimenti in efficienza energetica e tecnologie a ridotto impatto ambientale.


Tutte le versioni sono pienamente compatibili con il leasing finanziario, che rimane la modalità più utilizzata dalle imprese per accedere al contributo. 
Perché il leasing è la forma tecnica dominante


Processo più rapido: la filiera Assilea–MIMIT garantisce tempistiche ridotte per la richiesta e l’erogazione del contributo.


Maggiore bancabilità: il bene funge da garanzia reale, riducendo l’assorbimento di capitale e facilitando l’approvazione.


Flessibilità contrattuale: durata, maxi-canone, riscatto e struttura dei flussi adattabili alle esigenze dell’impresa.


Gestione del rischio: la proprietà del bene in capo al locatore tutela in caso di insolvenza o criticità operative. 


Impatti per gli operatori del leasing
Per le società di leasing, la Sabatini rappresenta nel 2026:


Un driver stabile di volumi, soprattutto nei comparti macchinari, impianti e tecnologie 4.0.


Un’opportunità commerciale per rafforzare la relazione con le PMI e supportare la transizione digitale ed energetica.


Un processo operativo consolidato grazie alle procedure standardizzate con il MIMIT e alla piattaforma dedicata. 


Conclusione
La combinazione Sabatini + leasing continua a essere nel 2026 uno dei principali motori degli investimenti produttivi in Italia. Per le imprese significa accesso agevolato a tecnologie e beni strumentali; per gli operatori del leasing rappresenta un ambito strategico, stabile e ad alto valore aggiunto.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>CreditWeek 2026: innovazione, rischio e nuove regole</title>
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            <pubDate>Thu, 14 May 2026 12:31:00 +0000</pubDate>
            <description>Credit Week 2026, che si terrà a Milano SMARTCITY LAB, Via Giuseppe Ripamonti, 88 dall’8 all’11 giugno 2026,  ha riunito istituzioni, operatori finanziari, servicer, società di leasing e noleggio per analizzare le trasformazioni che stanno ridisegnando il mercato del credito. L’edizione di quest’anno ha messo in luce tre direttrici decisive: nuova regolazione, gestione del rischio e accelerazione tecnologica.
Sul fronte normativo, forte attenzione agli impatti del DL Fiscale, alle novità del CRR3+ e alle linee guida EBA, con gli operatori che chiedono maggiore certezza applicativa per evitare contenziosi e frammentazione territoriale.
Nei panel dedicati al rischio, gli esperti hanno segnalato un progressivo aumento delle pressioni su famiglie e PMI, la crescita degli UTP e la necessità di modelli predittivi più granulari, integrati con indicatori ESG.
Grande spazio anche alla tecnologia: AI generativa, automazione dei workflow e cybersecurity stanno diventando la nuova infrastruttura del credito, con impatti diretti su efficienza e qualità del rischio.
Per leasing, noleggio e mobilità finanziata, focus su transizione energetica, fiscalità locale e digitalizzazione dei processi.
CreditWeek conferma così il suo ruolo di osservatorio privilegiato sulle sfide che attendono il settore nel 2026. Assilea patrocina l’Evento.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Bankitalia: effetti del Piano 4.0 su investimenti e imprese</title>
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            <pubDate>Thu, 14 May 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha pubblicato il Rapporto finale sul Piano Transizione 4.0, offrendo una valutazione complessiva degli effetti prodotti dagli incentivi fiscali su investimenti, produttività e occupazione. L’analisi fornisce indicazioni utili per imprese, intermediari finanziari e operatori del leasing, chiamati a interpretare l’evoluzione delle politiche industriali e il loro impatto sulla domanda di beni strumentali.
Secondo Bankitalia, il Piano ha generato un aumento significativo degli investimenti in beni strumentali, con una concentrazione nei comparti più innovativi:


macchinari connessi e digitalizzati


software e soluzioni gestionali


tecnologie per automazione e controllo


Per il settore, conferma della centralità del leasing strumentale come canale di finanziamento degli investimenti 4.0.
Il Rapporto evidenzia un miglioramento della produttività delle imprese che hanno investito, soprattutto nei settori manifatturieri e nei servizi avanzati. Gli effetti risultano più marcati nelle aziende che hanno integrato:


formazione del personale


revisione dei processi


adozione di tecnologie digitali interoperabili


Le imprese che hanno combinato investimenti e competenze hanno ottenuto i risultati migliori. 
Gli incentivi hanno sostenuto anche l’occupazione qualificata, con un incremento della domanda di:


tecnici specializzati


profili digitali


figure legate alla manutenzione evoluta


Il Piano ha favorito un miglioramento della qualità del lavoro più che un aumento dei volumi occupazionali.
Il Rapporto conferma che il leasing ha svolto un ruolo decisivo nel sostenere gli investimenti 4.0, grazie a:


rapidità di attivazione


copertura dei beni ad alta tecnologia


integrazione con i crediti d’imposta


maggiore accessibilità per PMI e microimprese


La domanda di leasing per beni 4.0 resta strategica anche in vista dei futuri programmi di politica industriale.
La valutazione di Bankitalia mostra che il Piano Transizione 4.0 ha prodotto effetti positivi su investimenti, produttività e qualità dell’occupazione, pur con differenze tra settori e dimensioni aziendali. Per il leasing, il Rapporto conferma un ruolo strutturale nel supporto alla trasformazione digitale delle imprese italiane.
Rapporto finale su Piano Transizione 4.0: una valutazione degli effetti su investimenti, occupazione e produttività</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Incentivi 2026: nuove opportunità leasing tra retrofit e VCL</title>
            <link>https://leasenews.it/news/mercato/incentivi-2026-nuove-opportunita-leasing-tra-retrofit-e-vcl</link>
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            <pubDate>Thu, 14 May 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il nuovo piano incentivi 2026 segna una svolta per il mercato automotive e per il settore del leasing. Il Governo ha scelto di eliminare i bonus per l’acquisto di auto nuove, concentrando le risorse su interventi ritenuti più efficaci per sostenere la transizione energetica e la mobilità professionale. Una decisione che modifica gli equilibri della domanda e apre nuove opportunità per gli operatori finanziari.
La misura più rilevante riguarda i veicoli commerciali leggeri, oggi fondamentali per logistica, artigiani e microimprese. Gli incentivi saranno destinati a furgoni elettrici o a basse emissioni, mezzi per consegne urbane e flotte aziendali.
Per il settore, si apre una fase di crescita del leasing veicoli commerciali, sostenuta dal rinnovo del parco circolante e dalla spinta alla mobilità professionale.
Il piano introduce incentivi per il retrofit di veicoli già circolanti, con conversioni a elettrico, GPL o metano. Una scelta che punta a ridurre le emissioni senza imporre l’acquisto di un mezzo nuovo.
Opportunità per operatori che integrano servizi di conversione nei contratti di leasing o noleggio.
Il Governo sostiene anche microcar elettriche, quadricicli leggeri e soluzioni di micromobilità urbana, segmenti in forte crescita tra giovani, city user e flotte di sharing.
Potenziale sviluppo del leasing microcar, con ticket ridotti e cicli di sostituzione più rapidi.
Il piano incentivi 2026 ridisegna le priorità della mobilità italiana. Per il leasing, si apre una fase di riposizionamento strategico: meno auto private, più veicoli professionali, retrofit e microcar. Un cambiamento che richiede nuovi modelli commerciali e servizi integrati, ma che offre anche spazi di crescita significativi.
 
 
 </description>
            <category>Mercato</category>
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            <title>DL Fiscale: norma su noleggi e IPT rischia più contenziosi</title>
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            <pubDate>Thu, 14 May 2026 07:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Una norma che frena sviluppo e investimenti e contraria ai principi di modernizzazione e semplificazione, che peraltro rischia di aprire la strada a una nuova fase di contenziosi. Occorre aprire un nuovo tavolo di confronto sulla proposta avanzata dalle imprese di un meccanismo che consenta un’equa distribuzione del gettito fiscale così raccolto su tutto il territorio nazionale.
 
È questo l’appello al Governo di ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, dopo l’inserimento nel DL Fiscale, oggi in votazione al Senato, dell’emendamento che stabilisce che le società di noleggio devono versare l’imposta provinciale di trascrizione (IPT) all’ente territoriale in cui svolgono la “gestione ordinaria in via principale” dell’attività.
Il concetto di “gestione ordinaria” è infatti di arbitraria individuazione, soprattutto per imprese con numerose sedi distribuite sul territorio nazionale e attività frazionate tra più strutture operative. Si pensi agli uffici delle imprese di noleggio situate negli aeroporti o presso le stazioni ferroviarie, dove sono offerti alla clientela veicoli che circolano continuamente sull’intero territorio nazionale.
Si tratta di una proposta in totale antitesi sia con l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate (Circolare n. 20/E del 2024), sia con l’articolo 73 del Testo unico delle imposte sui redditi, discostandosi perfino dalle linee guida dell’OCSE e dal consolidato orientamento in materia della Corte di Cassazione.
Le conseguenze della proposta sarebbero contradittorie: il gettito si sposterebbe da un’area geografica ad un’altra, mentre verrebbero penalizzati i territori in cui i veicoli realmente circolano e consumano infrastrutture. Ne deriverebbe un aumento dei contenziosi, come già avvenuto in passato, che ha visto in maniera preponderante la PA soccombente.
L’Associazione propone da anni l’adozione di un modello alternativo: la centralizzazione della riscossione dei tributi dovuti dalle società di noleggio, con successiva redistribuzione alle Regioni e Province sulla base di criteri oggettivi da queste ultime determinate. Un modello analogo esiste già in Francia e Germania, dove sistemi di compensazione interterritoriale evitano distorsioni e assicurano equità tra le amministrazioni locali.
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            <category>Mercato</category>
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            <title>ICCREA: Fitch alza il rating a BBB+, allineato al sovrano</title>
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            <pubDate>Thu, 14 May 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;agenzia di rating Fitch, a seguito dell’aggiornamento dei propri criteri di rating sulle banche (avvenuto in data 8 maggio 2026 e disponibile al seguente link https://www.fitchratings.com/site/pr/10343755) ha migliorato di un notch i principali rating del Gruppo BCC Iccrea e di Iccrea Banca, tra cui:

il rating a lungo termine (Long-Term IDR) sul Gruppo BCC Iccrea e su Iccrea Banca da &#039;BBB&#039; a &#039;BBB+&#039;;
il rating sul debito Senior Preferred di Iccrea Banca da &#039;BBB&#039; a &#039;BBB+&#039;;
il rating di lungo termine sui Depositi da &#039;BBB+&#039; a &#039;A-&#039;.

L’outlook è stabile.
Il miglioramento del rating riflette principalmente la solidità patrimoniale del Gruppo e, nello specifico, sia la sua capacità di soddisfare il requisito MREL attraverso il capitale CET1 (senza ricorso al debito senior non garantito), sia l’attesa che il suo capitale rimanga strutturalmente elevato.
A dicembre 2025, il CET1 ratio e l’indicatore MREL della banca, esclusi il debito senior non garantito, si sono attestati rispettivamente al 26% e al 26,5%, rispetto al livello obbligatorio finale del requisito MREL pari al 26,03%.
Per ulteriori informazioni, si rimanda al comunicato stampa pubblicato da Fitch Ratings, sul sito www.fitchratings.com.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Bankitalia: L’economia italiana in breve, maggio 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 13 May 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description> 
L’economia italiana mostra un ritmo di crescita moderato. Nel primo trimestre del 2026 il PIL ha registrato una variazione lievemente positiva, sostenuta soprattutto dai servizi, mentre industria e costruzioni hanno rallentato. La domanda interna rimane debole: i consumi delle famiglie crescono poco, frenati dal potere d’acquisto ancora in fase di recupero.
Consumi e investimenti


Consumi delle famiglie — L’inflazione in calo ha alleggerito la pressione sui bilanci, ma l’incertezza economica induce prudenza. La spesa si concentra su beni essenziali e servizi ricreativi.


Investimenti — Le imprese rimandano nuovi progetti, soprattutto nei settori energivori. Rimane invece solido l’interesse per digitalizzazione e automazione.


Commercio estero
Le esportazioni risultano stabili. La domanda europea rallenta, ma cresce quella proveniente da Stati Uniti e Asia. Il saldo commerciale resta positivo grazie alla riduzione dei prezzi dell’energia importata.
Mercato del lavoro
Il mercato del lavoro continua a mostrare resilienza:


occupazione in lieve aumento;


tasso di disoccupazione stabile;


crescita salariale moderata ma superiore all’inflazione.


La dinamica occupazionale è trainata dai servizi, mentre l’industria registra un rallentamento delle assunzioni.
Inflazione e politica monetaria
L’inflazione prosegue la sua discesa, avvicinandosi al 2%. Il calo dei prezzi energetici e la normalizzazione delle catene di fornitura contribuiscono al rallentamento. Le condizioni di credito restano selettive, ma i tassi sui nuovi prestiti mostrano segnali di allentamento.
Finanza pubblica
Il deficit rimane elevato ma in linea con le previsioni. La spesa per interessi si stabilizza grazie alla riduzione dei rendimenti sui titoli di Stato. Prosegue il percorso di rientro del debito, seppur lentamente.
Prospettive per i prossimi mesi
Bankitalia prevede una crescita moderata nel resto del 2026. I principali fattori di rischio riguardano:


rallentamento globale;


tensioni geopolitiche;


condizioni finanziarie ancora restrittive.


La ripresa potrà rafforzarsi se consumi e investimenti torneranno a crescere in modo più deciso.
L&#039;Economia italiana in breve, maggio 2026</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Il Presidente ABI, Patuelli interviene all’Assemblea Assilea</title>
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            <pubDate>Wed, 13 May 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>All’Assemblea Assilea, il Presidente ABI Antonio Patuelli ha richiamato la centralità della collaborazione istituzionale tra sistema bancario e settore del leasing, sottolineando come il dialogo stabile tra le due filiere rappresenti un elemento essenziale per sostenere investimenti, imprese e crescita economica in una fase caratterizzata da incertezza e transizione.
Patuelli ha evidenziato l’importanza della stabilità finanziaria come prerequisito per lo sviluppo del credito e del leasing, richiamando il ruolo delle regole europee, della vigilanza e della responsabilità degli operatori. Ha inoltre rimarcato la necessità di un quadro normativo coerente e prevedibile, capace di accompagnare le imprese nei processi di innovazione e trasformazione digitale.
Nel suo intervento, il Presidente ABI ha valorizzato il contributo del leasing come strumento strategico per la competitività del Paese, in particolare nei settori produttivi, nella transizione energetica e nel rinnovo tecnologico. La collaborazione tra banche e società di leasing è stata indicata come leva per rafforzare l’accesso al credito, sostenere gli investimenti e favorire una crescita equilibrata.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Anfia: produzione automotive Italia in calo a marzo 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 13 May 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Secondo i dati ISTAT, a marzo 2026, l’indice (anno base 2021 = 100) della produzione industriale è in crescita dell&#039;1,5% rispetto a marzo 2025 e cresce dello 0,7% rispetto ad febbraio 2026. L’indice della produzione per il solo settore automotive, è in crescita, nello specifico del 14,8% rispetto a marzo 2025, e in crescita del 6,0% rispetto al mese precedente.Nel cumulato del primo trimestre del 2025, l’indice della produzione industriale, nel suo complesso registra un aumento (+0,5%). Nello stesso periodo, il settore automotive registra un incremento del 13,6%.
A marzo 2026, i singoli comparti del settore automotive mostrano le seguenti variazioni tendenziali:• l’indice della produzione di autoveicoli (cod. ATECO 29.1) è in crescita del 20,5% nel mese e incrementa del 19,1% nel cumulato.• l’indice della produzione di carrozzerie R&amp;S (cod. ATECO 29.2) cala del -3,2%% nel mese e cala (-5,3%) nel cumulato.• l’indice della produzione di parti e accessori per autoveicoli (cod. ATECO 29.3) incrementa del 5,5% nel mese e del 6,3% nel cumulato.
Per quanto riguarda la produzione rilevata da ANFIA, il totale delle autovetture prodotte nel mese di marzo ammonta a circa 34.000 unità di volume, in aumento del 14,5% rispetto a marzo del 2025. Nel cumulato trimestrale, il totale delle autovetture prodotte si attesta a 79.340, il 18,4% in più del primo trimestre del 2025. Il totale degli autoveicoli, nel trimestre, ammonta invece a circa 144.000 unità prodotte, il 7,9% in più rispetto al 2025...continua a leggere sul sito Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
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            <title>Guzzetti: leasing strutturale nelle politiche industriali</title>
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            <pubDate>Tue, 12 May 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Si &amp;egrave; tenuta oggi a Roma l&amp;rsquo;Assemblea annuale di Assilea, l&amp;rsquo;Associazione nazionale di categoria delle imprese del leasing e del noleggio a medio-lungo termine. I lavori sono stati aperti da un video messaggio augurale del Ministro dell&#039;Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, e dall&amp;rsquo;intervento del Presidente di ABI, Antonio Patuelli, seguiti dalla relazione del Presidente di Assilea, Paolo Guzzetti, che ha analizzato lo scenario macroeconomico degli investimenti in Italia. I lavori dell&amp;rsquo;Assemblea sono proseguiti con l&amp;rsquo;autorevole intervento di Ugo Bassi, DG FISMA -Commissione Europea, incentrato sulla semplificazione della regolamentazione bancaria e sulla competitivit&amp;agrave; internazionale del sistema bancario europeo.
&amp;ldquo;Quale sia il bene, il leasing ha sempre un elemento comune: la propensione a investire, proprio per questo il MEF lo monitora con attenzione&amp;rdquo; - ha sottolineato il Ministro dell&amp;rsquo;Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, nel suo saluto.&amp;nbsp; &amp;ldquo;I vostri dati del primo trimestre evidenziano un&amp;rsquo;espansione che si affianca alla stabilit&amp;agrave; del numero di contratti: molto bene l&amp;rsquo;immobiliare, il settore auto, sostenuto dai veicoli industriali e green. Le misure del governo a sostegno degli investimenti&amp;rdquo; - ha concluso il Ministro - &amp;ldquo;sono mirate, perch&amp;eacute; rivolte a chi investe, selettive, perch&amp;eacute; premiano la produttivit&amp;agrave;, e sostenibili, perch&amp;eacute; compatibili con gli obiettivi di finanza pubblica&amp;rdquo;.
Sul fronte europeo &amp;ldquo;stiamo collazionando tutti gli imput ricevuti per produrre il rapporto sulla competitivit&amp;agrave; del settore bancario in Europa e il sentimento di urgenza rappresentato dal mercato ci &amp;egrave;&amp;nbsp;ben chiaro, tanto &amp;egrave;&amp;nbsp;vero che la chiusura del lavoro &amp;egrave;&amp;nbsp;staro anticipato a met&amp;agrave; luglio, proprio per dare risposte al sistema&amp;rdquo;, ha chiosato Ugo Bassi, DG FISMA -Commissione Europea.
&amp;nbsp;&amp;nbsp;
In un contesto globale segnato da incertezze e crisi energetica, Guzzetti ha indicato nel leasing lo strumento finanziario ideale per realizzare investimenti produttivi superando i vincoli di liquidit&amp;agrave;. 
&amp;ldquo;Gli investimenti, insieme alle riforme strutturali, sono la chiave per l&amp;rsquo;accrescimento della capacit&amp;agrave; produttiva e della produttivit&amp;agrave;.&amp;rdquo; - ha dichiarato Guzzetti - &amp;ldquo;Essi richiedono certezza di regole, poca burocrazia, un sistema infrastrutturale e logistico efficiente e capillare, un accesso agevole a tutte le varie forme di finanziamento. E nel finanziamento degli investimenti il leasing gioca un ruolo significativo.&amp;rdquo; &amp;nbsp;Lo dimostrano i numeri riportati nel Rapporto annuale sul leasing, curato dal Centro Studi e Statistiche di Assilea, che &amp;egrave; stato distribuito in anteprima ai partecipanti dell&amp;rsquo;Assemblea.
Nell&amp;rsquo;ultimo decennio il settore ha vissuto una crescita costante, raddoppiando lo stipulato dai 17 miliardi del 2015 ai 36 miliardi del 2025 (+5,8% rispetto al 2024). Nel 2025 ben il 65% degli investimenti in beni strumentali acquisiti con le agevolazioni della Nuova Sabatini sono stati finanziati in leasing. Nel primo trimestre del 2026, dopo un inizio incerto, lo stipulato &amp;egrave; cresciuto del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell&amp;rsquo;anno precedente. Del resto, l&amp;rsquo;Italia &amp;egrave; il secondo paese manifatturiero in Europa e tra quelli che presentano il pi&amp;ugrave; elevato numero di piccole e medie imprese.
Eppure, nonostante questi dati positivi, il leasing presenta in Italia una diffusione ampiamente al di sotto della media UE, sia in termini di volumi di finanziamenti che di numero di imprese che ricorrono a questo strumento. Secondo i dati del Rapporto, l&amp;rsquo;intensit&amp;agrave; del leasing sugli investimenti in beni strumentali e mezzi di trasporto si ferma al 16% contro il 28% dell&amp;rsquo;Europa.&amp;nbsp;
Il Presidente Guzzetti ha poi ribadito la necessit&amp;agrave; di una revisione del quadro prudenziale basata sul riconoscimento di una minore rischiosit&amp;agrave; del leasing rispetto a strumenti di finanziamento pi&amp;ugrave; tradizionali, come testimonia una ormai abbondante evidenza empirica: tassi di perdita mediamente inferiori del 16%, rischiosit&amp;agrave; media delle imprese che fanno ricorso al leasing inferiore a quella delle imprese che non lo utilizzano, tassi di default pi&amp;ugrave; bassi rispetto ai prestiti bancari.
Un minore assorbimento patrimoniale riferito all&amp;rsquo;esposizione leasing libererebbe, nuove importanti risorse per il finanziamento degli investimenti delle PMI, necessari ad accelerare la transizione ambientale e digitale dell&amp;rsquo;intero sistema europeo. Una semplice elaborazione del Centro Studi e Statistiche di Assilea ha calcolato per l&amp;rsquo;Italia che una riduzione media dei requisiti patrimoniali di 15 punti percentuali libererebbe 2 miliardi di capitale traducendosi in un incremento dello stipulato del 10%.
&amp;ldquo;Certi del ruolo importante che il leasing pu&amp;ograve; giocare come fattore di sviluppo per la nostra economia, Assilea continuer&amp;agrave; a presidiare la normativa di settore, sia a livello europeo che nazionale; ad adoperarsi per ottenere un pieno riconoscimento del leasing in tutti i programmi di agevolazione e incentivo per le imprese; a diffondere una migliore conoscenza del leasing a tutti i livelli.&amp;rdquo; Queste le conclusioni della relazione del Presidente Guzzetti.
&amp;nbsp;</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Bankitalia: merito creditizio con modelli ML e stacking</title>
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            <pubDate>Mon, 11 May 2026 16:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La crescente complessità dei mercati finanziari e la disponibilità di grandi moli di dati stanno trasformando in profondità i processi di valutazione del merito creditizio. Bankitalia ha recentemente approfondito l’utilizzo di tecniche di machine learning avanzate, con particolare attenzione ai modelli basati su stacking, per migliorare accuratezza, stabilità e capacità predittiva dei sistemi di scoring. 




L’adozione di modelli di machine learning consente di superare i limiti degli approcci tradizionali, spesso basati su relazioni lineari e su un numero ridotto di variabili. Le tecniche ML permettono invece di:


catturare relazioni non lineari tra variabili finanziarie e comportamentali


gestire dataset ad alta dimensionalità


migliorare la capacità predittiva grazie a modelli più flessibili


ridurre il rischio di errore nei processi di concessione del credito


Lo stacking è una tecnica di ensemble learning che combina più modelli eterogenei — ad esempio regressioni, alberi decisionali, reti neurali — per ottenere una previsione finale più robusta. Secondo Bankitalia, questo approccio:


aumenta la stabilità delle previsioni rispetto ai singoli modelli


riduce l’overfitting grazie alla diversificazione degli algoritmi


migliora la generalizzazione su nuovi portafogli e contesti di mercato


Il risultato è un sistema di valutazione più affidabile, capace di cogliere segnali deboli e pattern complessi nei comportamenti creditizi.
L’integrazione di modelli ML con stacking nei processi creditizi può generare benefici significativi:


decisioni più rapide e basate su evidenze


migliore allocazione del capitale


riduzione delle perdite attese


maggiore inclusione finanziaria grazie a valutazioni più accurate anche per soggetti con informazioni limitate


L’adozione di modelli avanzati richiede un quadro di governance solido, in linea con le aspettative delle autorità di vigilanza:


trasparenza dei modelli


spiegabilità delle decisioni


controlli su bias e discriminazioni


validazione continua per garantire performance costanti nel tempo


Bankitalia sottolinea l’importanza di bilanciare innovazione e affidabilità, assicurando che i modelli ML siano pienamente integrati nei processi di gestione del rischio.
L’utilizzo di tecniche di machine learning con approccio stacking rappresenta un’evoluzione significativa nella valutazione del merito creditizio. L’analisi di Bankitalia evidenzia come questi strumenti possano migliorare la qualità delle decisioni, rafforzare la stabilità del sistema finanziario e supportare una gestione del rischio più moderna ed efficace.
Consulta il documento</description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>Intesa Sanpaolo è la Banca più resiliente d&#039;Europa</title>
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            <pubDate>Mon, 11 May 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo in data 8 maggio 2026 ha approvato il resoconto intermedio consolidato al 31 marzo 2026 (*) (**).
I risultati del Gruppo nel primo trimestre 2026, con un utile netto pari a 2,8 miliardi di euro, evidenziano la capacità di Intesa Sanpaolo, la Banca più resiliente in Europa (come dimostrato dallo stress test EBA), di operare con successo in ogni scenario e di realizzare una significativa e sostenibile creazione e distribuzione di valore. Si conferma la previsione di un utile netto a circa 10 miliardi per il 2026.
Il solido andamento economico e patrimoniale del trimestre si è tradotto in una significativa creazione di valore per tutti gli stakeholder da parte del Gruppo, che si posiziona ai vertici mondiali per impatto sociale. In particolare:-    significativo ritorno cash per gli azionisti: 2,6 miliardi di euro di distribuzione maturata nel trimestre, di cui 2,1 miliardi come dividendi, che si aggiungono ai 3,3 miliardi di saldo dividendi 2025 da pagare a maggio 2026 e al buyback pari a 2,3 miliardi di euro da avviare a luglio 2026;-    1,8 miliardi di euro di imposte (°) generate;-    rafforzamento dell’inclusione finanziaria, con circa 1,4 miliardi di euro di social lending erogati nel primo trimestre 2026;-    circa 1,1 miliardi di euro già investiti (°°) nel 2023 - primo trimestre 2026 (di cui circa 60 milioni nel primo trimestre 2026) per contrastare la povertà e ridurre le disuguaglianze.
Intesa Sanpaolo è pienamente in grado di operare con successo in ogni scenario grazie ai punti di forza che contraddistinguono il Gruppo, tra cui:
▪   la redditività resiliente, dovuta anche alla gestione integrata dei ricavi per creare valore, evidenziata in particolare nello stress test EBA;_________(*)  Ai sensi dell’art. 65-bis e dell’art. 82-ter del Regolamento Emittenti in vigore dal 2 gennaio 2017, Intesa Sanpaolo ha optato per la pubblicazione su base volontaria di informazioni finanziarie periodiche aggiuntive, rispetto alla relazione finanziaria annuale e semestrale, riferite al 31 marzo e al 30 settembre di ciascun esercizio, che prevedono - per quanto riguarda i relativi elementi informativi - la redazione di resoconti intermedi sulla gestione approvati dal Consiglio di Amministrazione, in sostanziale continuità con il passato.(**) Nota metodologica sul perimetro di consolidamento a pagina 20.(°)  Imposte dirette e indirette.(°°) Inclusi i costi di struttura relativi alle persone dedicate al sostegno di iniziative/progetti.
 
▪   la solida patrimonializzazione, con un Common Equity Tier1 ratio al 13%, il basso leverage, la forte liquidità e lo status di banca a “zero NPL”;
▪   l’elevata flessibilità nella gestione dei costi operativi anche grazie all’accelerazione nella trasformazione tecnologica (5,7 miliardi di euro già investiti e circa 2.500 specialisti IT già assunti, dal 2022 al primo trimestre 2026), che abilita il ricambio generazionale, senza impatti sociali, e risparmi di costi (circa 570 milioni di euro a regime, nel 2030), senza impatti sui ricavi grazie allo snellimento dei processi abilitato dalla tecnologia e dall’AI; riduzione di circa 6.100 persone del Gruppo entro il 2029, risultante da circa 12.400 uscite che si aggiungono alle circa 3.900 nel 2025 (circa 1.400 uscite già avvenute nel primo trimestre 2026), conseguenti a circa 9.750 uscite volontarie - incluso il turnover naturale - in Italia (1) (circa 1.125 già avvenute nel primo trimestre 2026) e circa 2.650 uscite nette per turnover naturale nelle controllate internazionali (2) (circa 275 già avvenute nel primo trimestre 2026), e circa 6.300 assunzioni di giovani in Italia (3), di cui circa 2.300 come Global Advisor (4), in aggiunta alle circa 1.300 nel 2025 principalmente Global Advisor (circa 500 persone già assunte nel primo trimestre 2026, di cui circa 350  Global Advisor);
 ▪  la leadership nell’attività di Wealth Management, Protection &amp; Advisory, con oltre 1.400 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela, contraddistinta dalle fabbriche di prodotto interamente controllate che rendono possibile un rapido time-to-market e sinergie di produzione/distribuzione, dalle distintive reti di consulenza con circa 19.000 persone (5) dedicate, circa 350 in più rispetto alla fine del 2025 e previste in crescita a circa 22.500 entro il 2029, e dai servizi di consulenza a 360 gradi (6), che fungono anche da stabilizzatore delle commissioni a fronte dell’impatto della volatilità di mercato e riguardano un ammontare di  attività finanziarie della clientela pari a 171 miliardi di euro al 31 marzo 2026, in crescita di 26 miliardi rispetto al 31 marzo 2025.
_______(1) Circa 1.600 uscite dall’accordo sindacale dell’ottobre 2024 integrato a dicembre 2025 (con relativi costi già interamente spesati), circa 4.500 potenziali uscite di persone che hanno già fatto richiesta di partecipazione ai precedenti schemi di pensionamento anticipato e uscite per turnover naturale.(2) Concentrate nelle funzioni centrali.(3) Di cui circa 2.200 dagli accordi sindacali già siglati.(4) Con contratto ibrido (combinato tra rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato part-time e rapporto di lavoro autonomo in capo alla stessa persona), per conseguire una maggiore prossimità alla clientela in particolare nel Wealth Management &amp; Protection.(5) Consulenti finanziari, Private Banker, Global Advisor, gestori per la clientela Exclusive, gestori per la clientela Affluent, Relationship Manager e consulenti finanziari della Divisione International Banks.(6) Valore Insieme, Private Advisory, WE ADD e Sei.
L’attuazione del Piano di Impresa 2026-2029 procede a pieno ritmo. In particolare:
·   riduzione dei costi, beneficiando dei forti investimenti in tecnologia già effettuati:- in corso l’implementazione progressiva e l’estensione di isytech 2.0;- lanciati 15 progetti di AI / GenAI / Agentic AI;- in corso l’accelerazione del ricambio generazionale, con circa 1.400 persone uscite nel primo trimestre 2026 (delle circa 12.400 previste entro il 2029);
·   crescita dei ricavi, alimentata dalla leadership nel Wealth Management, Protection &amp; Advisory:- nel primo trimestre 2026, assunti circa 350 Global Advisor, superando le 2.150 persone, e aperti oltre 70 uffici Global Advisor in aree ad alto potenziale non coperte dalle filiali Exclusive;- rafforzata la rete di specialisti del ramo Danni della Divisione Banca dei Territori (da circa 210 a oltre 280 persone);- in corso il rafforzamento della rete di Private Banker / Consulenti Finanziari in Italia, con un aumento di circa 60 persone dalla fine del 2025;- continua crescita di Isybank, che ha raggiunto 1,1 milioni di clienti, con circa 980.000 conti aperti da nuovi clienti (circa 80.000 nel primo trimestre 2026);- lanciato il nuovo modello di Financial Advisor nella Divisione International Banks, con 40 Consulenti finanziari in Slovacchia e Ungheria;
·   basso costo del rischio, grazie allo status di banca a “zero NPL” e a una origination di elevata qualità:- crediti in sofferenza quasi azzerati;- potenziamento della struttura di governo del credito, con la costituzione di nuovi comitati creditizi strategici e operativi;- evoluzione dei modelli di rischio di credito, con l’inclusione di dati aggiornati e nuove metodologie (es. Machine Learning);
·   significativi investimenti nelle persone del Gruppo, che sono la risorsa più importante:- circa 550 persone coinvolte nel primo trimestre 2026 in iniziative di riconversione/riqualificazione verso attività ad elevato valore aggiunto per la Banca;- circa 7.300 persone con meno di 35 anni coinvolte nella Fase 1 dell’iniziativa di ascolto Future Gen;- Intesa Sanpaolo è stata confermata Top Employer Europe 2026 e Top Employer Italy rispettivamente per il secondo e il quinto anno consecutivo da Top Employers Institute;
·   leadership nell’impatto sociale, supportando la clientela nella transizione sostenibile e confermando gli impegni alla decarbonizzazione:
□  social impact:-  circa 1,4 miliardi di euro di social lending erogati nel primo trimestre 2026 per rafforzare l’inclusione finanziaria;-  lanciate varie iniziative nell’istruzione, orientamento e occupabilità, raggiungendo oltre 11.000 giovani e migliorato il benessere socio-economico di oltre 52.000 persone vulnerabili per far fronte ai principali cambiamenti sociali sistemici (circa 60 milioni di euro già investiti nel primo trimestre 2026 per contrastare la povertà e ridurre le disuguaglianze);
□  transizione sostenibile:- erogati 4,2 miliardi di euro per la transizione sostenibile nel primo trimestre 2026;
□  cultura e innovazione:- continuo impegno a favore della cultura: tre nuove mostre, con oltre 224.000 visitatori;- promozione dell’innovazione: nel primo trimestre 2026, 156 iniziative innovative e servizi per startup realizzate da Intesa Sanpaolo Innovation Center e circa un milione di euro di investimenti in startup gestiti da Neva SGR.
Nel primo trimestre 2026, per il Gruppo si registra:
●  utile netto in crescita del 5,6% a 2.761 milioni di euro, da 2.615 milioni del primo trimestre 2025;
●  risultato corrente lordo in crescita del 9,7% rispetto al primo trimestre 2025;
●  risultato della gestione operativa in aumento del 9% rispetto al primo trimestre 2025;
●  proventi operativi netti in crescita del 5,3% rispetto al primo trimestre 2025, con un +3,1% per le commissioni nette, un +3% per il risultato dell’attività assicurativa, un forte aumento per il risultato netto delle attività e passività finanziarie al fair value e un +0,1% per gli interessi netti;
●  costi operativi in diminuzione dello 0,7% rispetto al primo trimestre 2025;
●  elevata efficienza, con un cost/income al 35,9%, tra i migliori nell’ambito delle maggiori banche europee;
●  costo del rischio annualizzato a 16 centesimi di punto, con un ammontare di overlay pari a 0,9 miliardi di euro;
●  qualità del credito (°):-    a fine marzo 2026, l’incidenza dei crediti deteriorati (°°) sui crediti complessivi è pari allo 0,9% al netto delle rettifiche di valore e all’1,8% al lordo. Considerando la metodologia adottata dall’EBA, l’incidenza dei crediti deteriorati è pari allo 0,8% al netto delle rettifiche di valore e all’ 1,5% al lordo;-    l’esposizione verso la Russia (^) è in ulteriore riduzione, diminuita di oltre il 94% (oltre 3,4 miliardi di euro) rispetto a fine giugno 2022 e scesa allo 0,05% dei crediti a clientela complessivi del Gruppo: crediti a clientela della controllata russa vicini allo zero, crediti a clientela cross-border verso la Russia in larga parte in bonis e classificati a Stage 2;
●  elevati livelli di copertura dei crediti deteriorati:-    copertura specifica dei crediti deteriorati al 49,5% a fine marzo 2026, con una copertura specifica della componente costituita dalle sofferenze al 68,6%;-    robusto buffer di riserva sui crediti in bonis, pari allo 0,4% a fine marzo 2026;
________(°) Nessun ammontare materiale di moratorie in essere a fine marzo 2026. L’ammontare di crediti garantiti dallo Stato, in applicazione delle misure a sostegno del sistema produttivo previste a seguito della pandemia da COVID-19, è pari a circa 6,5 miliardi di euro (circa 0,9 miliardi SACE e circa 5,6 miliardi Fondo PMI).(°°) Dai crediti deteriorati a fine marzo 2026 sono esclusi i portafogli classificati come destinati a prossime cessioni, contabilizzati nella voce attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione, pari a circa 1,4 miliardi di euro al lordo delle rettifiche di valore e circa 0,4 miliardi al netto.(^) Esposizione creditizia verso clientela on-balance, cross-border e della controllata Banca Intesa in Russia, al netto delle garanzie di Export Credit Agencies e post rettifiche di valore. Al 31 marzo 2026, post rettifiche di valore, l’esposizione creditizia on-balance cross-border verso la Russia è pari a 0,22 miliardi di euro di cui 0,21 miliardi verso clientela, al netto di 0,6 miliardi di euro di garanzie di Export Credit Agencies (off-balance pari a 0,01 miliardi verso clientela, al netto di 0,3 miliardi di garanzie ECA, e pari a 0,02 miliardi verso banche) e quella on-balance delle controllate è pari a 0,04 miliardi, di cui 0,01 miliardi verso clientela, per Banca Intesa in Russia e a 0,1 miliardi, verso banche, per Pravex Bank in Ucraina (off-balance, verso clientela, pari a 0,01 miliardi per la controllata in Russia e 0,03 miliardi per la controllata in Ucraina). L’esposizione creditizia verso controparti russe attualmente inserite nelle liste SDN dei soggetti a cui si applicano sanzioni è pari a 0,26 miliardi di euro.
 
●  patrimonializzazione molto solida, con coefficienti patrimoniali su livelli largamente superiori ai requisiti normativi. Al 31 marzo 2026, deducendo dal capitale (°) 2,6 miliardi di euro di distribuzione maturata nel primo trimestre 2026 e 2,3 miliardi di euro di buyback da avviare a luglio 2026, il Common Equity Tier 1 ratio è risultato pari al 13% (°°), al 13,9% considerando oltre 80 centesimi di punto di beneficio derivante dall’assorbimento delle imposte differite attive (DTA) (°°°), rispetto a un requisito SREP - comprensivo di Capital Conservation Buffer, O-SII Buffer, Countercyclical Capital Buffer (*) e Systemic Risk Buffer (**) - pari al 9,96% (***);
●  elevata liquidità e forte capacità di funding: a fine marzo 2026, attività liquide per 299 miliardi di euro ed elevata liquidità prontamente disponibile per 206 miliardi; ampiamente rispettati i requisiti normativi di liquidità Liquidity Coverage Ratio (pari a 139% (^)) e Net Stable Funding Ratio (pari a 121% (#));
● ampiamente rispettato il requisito normativo Minimum Requirement for own funds and Eligible Liabilities (MREL): ratio, calcolato sui Risk Weighted Assets, a fine marzo 2026 (#) pari a 34,7% per il totale e a 21,8% per la componente subordinata, a fronte di requisiti pari rispettivamente a 25,5% e a 18% comprensivi di un Combined Buffer Requirement pari a 4,5%;
●  supporto all’economia reale: circa 22 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine nel primo trimestre 2026, con circa 13 miliardi in Italia, di cui circa 12 miliardi erogati a famiglie e piccole e medie imprese; circa 560 aziende italiane riportate in bonis da posizioni di credito deteriorato nel primo trimestre 2026 e circa 147.300 dal 2014, preservando rispettivamente circa 2.800 e 737.000 posti di lavoro;
________(°) Deducendo dal capitale anche 0,1 miliardi di euro di cedole maturate sulle emissioni di Additional Tier 1.(°°) Common Equity Tier 1 ratio pari al 13% anche non includendo nel capitale alcun utile del primo trimestre 2026, in conformità all’indicazione della BCE, la quale in particolare prevede che un soggetto vigilato non possa includere alcun utile infrannuale o annuale nel Common Equity Tier 1 nel caso in cui adotti una politica di distribuzione che non specifichi alcun limite superiore per dividendi cash ed eventuali buyback azionari e non si impegni a non distribuire né mediante dividendi cash né mediante buyback azionari gli utili che intende includere nel Common Equity Tier 1.(°°°) Common Equity Tier 1 ratio pro-forma stimato pari al 13,9% considerando: (i) l’assorbimento totale delle imposte differite attive (DTA) relative all’affrancamento del goodwill e alle rettifiche su crediti, alla prima applicazione del principio contabile IFRS 9 e al contributo pubblico cash di 1.285 milioni di euro - esente da imposte - a copertura degli oneri di integrazione e razionalizzazione connessi all’acquisizione dell’Insieme Aggregato di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e (ii) l’atteso assorbimento delle DTA relative alle perdite pregresse, all’acquisizione di UBI Banca, agli accordi sindacali di novembre 2021 e ottobre 2024 integrato a dicembre 2025 e alla riorganizzazione dell’asset management.(*) Countercyclical Capital Buffer calcolato considerando l’esposizione al 31 marzo 2026 nei vari Paesi in cui è presente il Gruppo e i rispettivi requisiti stabiliti dalle competenti autorità nazionali relativi al 2027 se disponibili o al più recente aggiornamento del periodo di riferimento (requisito pari a zero per l’Italia per il primo semestre 2026).(**) Systemic Risk Buffer calcolato considerando l’esposizione al 31 marzo 2026 verso i residenti in Italia.(***) Applicando la modifica regolamentare introdotta dalla BCE a decorrere dal 12 marzo 2020, che prevede che il requisito di Pillar 2 venga rispettato utilizzando parzialmente strumenti di capitale diversi da Common Equity Tier 1.(^)  Media degli ultimi dodici mesi.(#)  Dati gestionali preliminari, tenendo conto del buyback da avviare a luglio 2026. I dati rimangono invariati non includendo alcun utile del primo trimestre 2026.
 
I risultati di conto economico del primo trimestre 2026
Il conto economico consolidato del primo trimestre 2026 registra interessi netti pari a 3.636 milioni di euro, in flessione dell’ 1,3% rispetto ai 3.684 milioni del quarto trimestre 2025 e in aumento dello 0,1% rispetto ai 3.632 milioni del primo trimestre 2025.
Le commissioni nette sono pari a 2.515 milioni di euro, in diminuzione del 5,3% rispetto ai 2.655 milioni del quarto trimestre 2025. In dettaglio, si registra una diminuzione del 7,5% per le commissioni da attività bancaria commerciale e dell’ 1,6% per le commissioni da attività di gestione, intermediazione e consulenza (risparmio gestito, prodotti assicurativi, collocamento titoli,...), nel cui ambito si registra un aumento del 19,9% per la componente relativa a intermediazione e collocamento di titoli e una diminuzione dell’ 11,9% per quella relativa al risparmio gestito (commissioni di performance pari a 6 milioni di euro nel primo trimestre 2026 e a 99 milioni nel quarto trimestre 2025) e dell’ 1,2% per quella relativa ai prodotti assicurativi. Le commissioni nette del primo trimestre 2026 crescono del 3,1% rispetto ai 2.439 milioni del primo trimestre 2025. In dettaglio, si registra una crescita dell’ 1,3% delle commissioni da attività bancaria commerciale e del 3,6% delle commissioni da attività di gestione, intermediazione e consulenza, nel cui ambito si registra un aumento del 12,9% per la componente relativa a intermediazione e collocamento di titoli e del 4,5% per quella relativa ai prodotti assicurativi e una flessione dello 0,3% per la componente relativa al risparmio gestito (con commissioni di performance pari a 9 milioni nel primo trimestre 2025).
Il risultato dell’attività assicurativa ammonta a 476 milioni di euro, rispetto ai 443 milioni del quarto trimestre 2025 e ai 462 milioni del primo trimestre 2025.
Il risultato netto delle attività e passività finanziarie valutate al fair value ammonta a 505 milioni di euro, rispetto ai 58 milioni del quarto trimestre 2025, con la componente relativa alla clientela che si attesta a 82 milioni rispetto a 85 milioni, quella di capital market che registra un saldo positivo per 19 milioni rispetto a un saldo negativo per 60 milioni e quella dell’attività di securities portfolio and treasury che aumenta a 404 milioni da 33 milioni. Il risultato pari a 505 milioni del primo trimestre 2026 si confronta con i 265 milioni del primo trimestre 2025, trimestre in cui l’apporto della componente relativa alla clientela era stato di 83 milioni, quello della componente di capital market di 90 milioni e quello dell’attività di securities portfolio and treasury di 92 milioni.
I proventi operativi netti sono pari a 7.154 milioni di euro, in crescita del 4,6% rispetto ai 6.841 milioni del quarto trimestre 2025 e del 5,3% rispetto ai 6.796 milioni del primo trimestre 2025.
I costi operativi ammontano a 2.569 milioni di euro, in diminuzione del 27,6% rispetto ai 3.549 milioni del quarto trimestre 2025, a seguito di un calo del 27,3% per le spese del personale, del 36,6% per le spese amministrative e del 6,4% per gli ammortamenti; i costi operativi del primo trimestre 2026 scendono dello 0,7% rispetto ai 2.588 milioni del corrispondente trimestre 2025, a seguito di una diminuzione dello 0,6% per le spese del personale e del 2,4% per gli ammortamenti e di una stabilità delle spese amministrative.
Conseguentemente, il risultato della gestione operativa ammonta a 4.585 milioni di euro, in crescita del 39,3% rispetto ai 3.292 milioni del quarto trimestre 2025 e del 9% rispetto ai 4.208 milioni del primo trimestre 2025. Il cost/income ratio nel primo trimestre 2026 è pari al 35,9%, rispetto al 51,9% del quarto trimestre 2025 e al 38,1% del primo trimestre 2025.
Le rettifiche di valore nette su crediti sono pari a 170 milioni di euro (comprendenti 6 milioni di riprese di valore relative all’esposizione a Russia e Ucraina), rispetto a 962 milioni del quarto trimestre 2025 (che includevano 7 milioni relativi all’esposizione a Russia e Ucraina e 648 milioni di rettifiche aggiuntive per favorire il de-risking e rafforzare lo stato patrimoniale) e a 224 milioni del primo trimestre 2025 (che includevano un milione relativo all’esposizione a Russia e Ucraina).
L’ammontare di altri accantonamenti netti e rettifiche di valore nette su altre attività è pari a 64 milioni di euro (nessun apporto per l’esposizione a Russia e Ucraina), rispetto ai 250 milioni del quarto trimestre 2025 (che includevano un milione per l’esposizione a Russia e Ucraina e 80 milioni per favorire il de-risking e rafforzare lo stato patrimoniale) e ai 23 milioni del primo trimestre 2025 (che includevano 20 milioni di riprese di valore per l’esposizione a Russia e Ucraina).
Gli altri proventi netti registrano un saldo negativo per 12 milioni di euro, rispetto a un saldo negativo per 190 milioni nel quarto trimestre 2025 (che includevano oneri pari a 176 milioni per favorire il de-risking e rafforzare lo stato patrimoniale) e un saldo negativo per 4 milioni nel primo trimestre 2025.
L’utile delle attività operative cessate è nullo, analogamente al quarto trimestre 2025 e al primo trimestre 2025.
Il risultato corrente lordo è pari a 4.339 milioni di euro, rispetto a 1.890 milioni del quarto trimestre 2025 e a 3.957 milioni del primo trimestre 2025.
Il risultato netto consolidato è pari a 2.761 milioni di euro, dopo la contabilizzazione di:-    imposte sul reddito pari a 1.482 milioni di euro;-    oneri di integrazione, trasformazione e incentivazione all’esodo (al netto delle imposte) per 60 milioni;-    effetti economici negativi derivanti dall&#039;allocazione dei costi di acquisizione (al netto delle imposte) per 17 milioni;-    tributi ed altri oneri riguardanti il sistema bancario e assicurativo (al netto delle imposte) per 9 milioni di euro, derivanti dai seguenti apporti ante imposte: oneri per un milione relativo al fondo di risoluzione, per 6 milioni relativi ai contributi al fondo di garanzia dei depositi di unità operanti all’estero e per 5 milioni relativi a tributi sostenuti da controllate estere e variazioni positive di fair value per 2 milioni riguardanti Atlante. Nel quarto trimestre 2025, la voce era ammontata a 60 milioni di euro, derivanti da oneri ante imposte per 27 milioni relativi ai contributi al fondo di garanzia dei depositi italiano, per 6 milioni relativi ai contributi al fondo di garanzia dei depositi di unità operanti all’estero, per 7 milioni relativi a tributi sostenuti da controllate estere, per 43 milioni relativi al fondo di garanzia assicurativo dei rami vita e per un milione relativo a variazioni negative di fair value riguardanti Atlante. Nel primo trimestre 2025 questa voce era ammontata a 9 milioni di euro, derivanti dai seguenti apporti ante imposte: oneri per 2 milioni relativi al fondo di risoluzione, per 5 milioni relativi ai contributi al fondo di garanzia dei depositi di unità operanti all’estero e per 6 milioni relativi a tributi sostenuti da controllate estere e variazioni positive di fair value per 3 milioni riguardanti Atlante;-    un utile di pertinenza di terzi per 10 milioni.
Il risultato netto pari a 2.761 milioni di euro nel primo trimestre 2026 si confronta con quello pari a 1.733 milioni nel quarto trimestre 2025 e a 2.615 milioni nel primo trimestre 2025...leggi il comunicato integrale  sul sito di Intesa Sanpaolo</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>UE: aggiornamento sanzioni e liste dei soggetti designati</title>
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            <pubDate>Mon, 11 May 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il 23 febbraio 2022 l&#039;Unione europea ha adottato un pacchetto di misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l&#039;integrità territoriale, la sovranità e l&#039;indipendenza dell&#039;Ucraina.
Tra queste figurano, innanzitutto, le misure di congelamento di fondi e risorse economiche previste dal Regolamento (UE) n. 269/2014 nei confronti di soggetti designati, il cui elenco, contenuto nell&#039;allegato I, è stato progressivamente ampliato.
L&#039;ultimo aggiornamento del citato regolamento è consultabile, per pronta informativa, al seguente link del sito dell&#039;Unione europea:
Gazzetta ufficiale dell&#039;Unione europea - serie L del 11.05.2026
***
Per l&#039;elenco completo di tutti gli atti normativi adottati fino ad ora dall&#039;Unione europea nelle molteplici iniziative in materia di sanzioni finanziarie si rimanda al seguente link:
EU Sanctions map
***
I soggetti designati di cui ai provvedimenti indicati saranno ricompresi, salvi i tempi strettamente necessari all&#039;aggiornamento, nelle liste complete dei soggetti designati disponibili al seguente link: https://webgate.ec.europa.eu/fsd/fsf#!/files
***
Per informazioni generali sull&#039;applicazione di misure restrittive di &quot;congelamento&quot; dei fondi e delle risorse economiche detenute da persone fisiche e giuridiche, gruppi ed entità specificamente individuati dalle Nazioni Unite e dall&#039;Unione Europea (soggetti &quot;designati&quot;), impiegate anche per contrastare l&#039;attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale si rinvia alla pagina di questo sito specificamente dedicata al tema: https://uif.bancaditalia.it/adempimenti-operatori/contrasto/index.html.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>PMI, soluzioni digitali avanzate: dal Mimit il Voucher Cloud</title>
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            <pubDate>Fri, 08 May 2026 16:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Voucher Cloud &amp; Cybersecurity, introdotto dal decreto ministeriale 18 luglio 2025, nasce per sostenere la domanda di servizi e prodotti di cloud computing e cyber security da parte di PMI e lavoratori autonomi. L’obiettivo è favorire l’adozione di soluzioni tecnologiche nuove, aggiuntive o più avanzate rispetto a quelle già in uso, rafforzando digitalizzazione e sicurezza informatica. 
1. Fornitori abilitati
Per essere ammissibili, i servizi devono essere erogati da soggetti iscritti all’elenco dei fornitori qualificati, istituito dal Ministero e disciplinato dal decreto direttoriale 21 novembre 2025. L’iscrizione richiede la presentazione di un’istanza con autocertificazione dei requisiti previsti dall’art. 4 del decreto.
I termini di iscrizione, inizialmente fissati tra il 4 marzo e il 23 aprile 2026, sono stati prorogati al 27 maggio 2026 alle ore 12.00. 
2. Risorse disponibili
La misura dispone di 150 milioni di euro, finanziati dal Fondo sviluppo e coesione (FSC) 2014‑2020. 
3. Destinatari
Possono accedere alle agevolazioni:


PMI di qualsiasi settore e localizzazione;


lavoratori autonomi.


Requisito obbligatorio: un contratto di connettività ≥ 30 Mbps in download al momento della domanda. 
4. Piani di spesa ammissibili
Sono finanziabili piani di spesa ≥ 4.000 euro, relativi a servizi/prodotti di cloud computing e cyber security, acquisiti tramite acquisto diretto, abbonamento o modalità mista.
Soluzioni ammissibili:


Hardware cybersecurity — firewall, NGFW, router/switch, IPS.


Software cybersecurity — antivirus, antimalware, monitoraggio reti, crittografia, SIEM, vulnerability management.


Servizi cloud IaaS/PaaS — VM, storage &amp; backup, network &amp; security, database.


Servizi SaaS — contabilità, HRM, ERP (anche con AI), CMS, e‑commerce, CRM, UCC/PABX.


Servizi professionali di configurazione e supporto, fino al 30% del piano.


Durata dei piani:


max 12 mesi per acquisto diretto;


min 24 mesi per abbonamenti (finanziabili solo i primi 24 mesi).


Sono escluse le spese per soluzioni analoghe a quelle già in uso. 
5. Agevolazioni
Il contributo è concesso in regime de minimis come fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili, fino a un massimo di 20.000 euro.
L’erogazione può avvenire:


in due quote (50% spesa sostenuta + saldo finale), oppure


in un’unica soluzione a piano completato. 


6. Accesso alle agevolazioni
Le modalità operative per la presentazione delle domande da parte di PMI e autonomi saranno definite con successivo provvedimento direttoriale, dopo la chiusura dell’elenco dei fornitori qualificati.
Approfondisci sul sito del Mimit</description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>Confindustria: iperammortamento anche ai software cloud</title>
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            <pubDate>Fri, 08 May 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description> “Accogliamo positivamente la firma del decreto attuativo sul nuovo iperammortamento, attesa da cinque mesi, insieme alla conferma della valorizzazione degli investimenti già fatti nel 2026 in piena coerenza con l’articolo 109, TUIR: ora è essenziale che la piattaforma per il caricamento delle comunicazioni sia operativa in tempi rapidi, per non vanificare gli sforzi fatti e per dare certezze alle imprese. L’auspicio è che anche la gestione delle comunicazioni che le imprese dovranno trasmettere al GSE non si tramuti in oneri eccessivamente complessi e forieri di rallentamenti”. Ha dichiarato Marco Nocivelli, Vice Presidente di Confindustria per le Politiche Industriali e il Made in Italy. 
“Peccato che al momento al Mef si sia persa un’occasione per estendere la misura anche ai canoni dei software con abbonamento, auspichiamo quindi che questo nodo venga sciolto al più presto, con una modifica normativa oppure con un’interpretazione come avvenuto in precedenza, sempre nell’ottica del consueto spirito di collaborazione”, prosegue il Vice Presidente di viale dell’Astronomia.
“Oggi l’as a service è la modalità prevalente con cui le imprese italiane adottano software e servizi digitali e vale l’80% del mercato del Cloud. Senza i software non si può realizzare la transizione digitale. Escluderli dall’iperammortamento significa, di fatto, privare la maggioranza delle imprese di un’agevolazione pensata per accompagnarle nel percorso di digitalizzazione e aiutarle ad avvicinarsi alle nuove tecnologie – in particolare all’intelligenza artificiale, strumento essenziale per la competitività, per la maggior efficienza dei processi produttivi e per l’innovazione di prodotti e modelli di business. Per questi motivi, in passato, nell’ambito del precedente iperammortamento, questa problematica era stata superata con una norma interpretativa contenuta nella Legge di Bilancio 2019, soluzione che nei mesi scorsi Confindustria ha chiesto fosse ripresa. Lavoreremo insieme perché questo avvenga”.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Imprese italiane: più derivati per coprire i tassi</title>
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            <pubDate>Fri, 08 May 2026 14:45:00 +0000</pubDate>
            <description>La politica monetaria restrittiva attuata dalla Banca centrale europea nel periodo 2022-23 ha determinato un marcato aumento dei tassi di interesse e, di conseguenza, dei costi di finanziamento per le imprese, in particolare per quelle con un maggiore indebitamento a tasso variabile. Questo studio analizza in che misura l&#039;utilizzo di derivati su tassi di interesse abbia attenuato l&#039;impatto dell&#039;aumento dei costi di finanziamento per le imprese italiane. Sfruttando i dati granulari sui derivati presenti nella base dati EMIR - integrati con i dati sui prestiti bancari di fonte AnaCredit, con le informazioni sulle obbligazioni societarie rilevati nell&#039;Anagrafe titoli e con i bilanci d&#039;impresa di fonte Cerved - vengono fornite evidenze empiriche sull&#039;utilizzo dei derivati da parte delle aziende non finanziarie italiane nel periodo 2021-24. I risultati mostrano che questi strumenti sono ampiamente utilizzati dalle imprese, in particolare da quelle di maggiore dimensione, per coprirsi dal rischio di rialzo dei tassi di interesse, rafforzando così la posizione finanziaria. Dall&#039;avvio della fase di restrizione monetaria nel luglio del 2022, le strategie di copertura hanno svolto un ruolo cruciale nell&#039;attenuare gli effetti negativi dell&#039;aumento dei tassi di interesse. Combinando i flussi di cassa, pagati e incassati, generati dalle posizioni in interest rate swap con quelli corrisposti sui prestiti bancari e sulle obbligazioni emesse, lo studio stima che i derivati abbiano ridotto mediamente di circa il 20 per cento il costo annuo del debito delle imprese che hanno fatto ricorso a questi strumenti nel periodo della restrizione monetaria.
N. 51 - Il ricorso delle imprese italiane ai derivati per la copertura del rischio di tasso di interesse</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Leasing e Industria 5.0: spinta a investimenti e innovazione</title>
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            <pubDate>Fri, 08 May 2026 13:40:00 +0000</pubDate>
            <description>L’iniziativa Industria 5.0 rappresenta l’evoluzione naturale del paradigma 4.0: non solo automazione e digitalizzazione, ma integrazione tra tecnologia, sostenibilità e centralità del lavoratore. Per il leasing, significa nuovi investimenti, nuovi beni finanziabili e una domanda più ampia e diversificata.
Il modello 5.0 spinge le imprese verso tre direttrici che coincidono con i principali driver di crescita del leasing:


Digitalizzazione avanzata → macchinari intelligenti, robot collaborativi, sistemi IoT, piattaforme AI.


Efficienza energetica → impianti fotovoltaici, storage, pompe di calore, sistemi di monitoraggio.


Sostenibilità e sicurezza → tecnologie per ridurre consumi, emissioni e rischi operativi.


Tutti beni tipicamente finanziabili in leasing, con ticket elevati e cicli di rinnovo rapidi.
Le categorie più rilevanti:


Robotica collaborativa (cobot)


Macchine utensili con AI integrata


Sistemi IoT e sensoristica avanzata


Software industriali e piattaforme di orchestrazione


Impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo


Soluzioni di cybersecurity industriale


Sistemi di realtà aumentata per manutenzione e training


Industria 5.0 amplia il perimetro rispetto al 4.0: non solo beni produttivi, ma anche tecnologie per sostenibilità, sicurezza e benessere del lavoratore.
Gli operatori possono beneficiare di:


Aumento della domanda di investimenti da parte delle PMI.


Ticket medi più elevati grazie a beni complessi e integrati.


Maggiore ricorrenza per aggiornamenti tecnologici rapidi.


Possibilità di combinare beni materiali e immateriali (hardware + software + servizi).


Allineamento con incentivi pubblici, che storicamente favoriscono il leasing.


Industria 5.0 si intreccia con:


Transizione 5.0


Voucher Cloud &amp; Cybersecurity


Incentivi energia e rinnovabili


Fondi PNRR e FSC


Tutte misure che storicamente generano volumi significativi per il leasing.
Industria 5.0 rappresenta una nuova stagione di investimenti per le imprese italiane. Per il leasing significa:


più domanda


beni più complessi


maggiore integrazione digitale


nuove opportunità commerciali


necessità di aggiornare modelli di rischio e RV


Chi saprà posizionarsi come partner tecnologico-finanziario potrà intercettare una quota rilevante del mercato emergente.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Mobilità a noleggio in crescita, tra fisco e vincoli UE EV</title>
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            <pubDate>Fri, 08 May 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il settore del noleggio veicoli continua a crescere, consolidando il proprio ruolo strategico nel sistema automotive e a supporto della mobilità cittadina, turistica e aziendale del Paese. Con 1,5 milioni di veicoli in flotta e oltre un terzo (34%) delle immatricolazioni nazionali, il comparto si conferma motore di innovazione e rinnovo del parco circolante. Il contesto normativo e fiscale resta un fattore critico. ANIASA esprime forte preoccupazione per il possibile recepimento delle quote obbligatorie europee di elettrico per flotte aziendali e società di noleggio: misure troppo rigide rischiano di rallentare gli investimenti e frenare ulteriormente il ricambio del parco auto, con effetti opposti rispetto agli obiettivi di transizione ecologica.
 
È quanto emerge dalla presentazione della 25esima edizione del Rapporto ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità.
In un mercato dell’auto stagnante, il settore del noleggio veicoli ha proseguito nel 2025 la graduale crescita, raggiungendo un giro d’affari di 17 mld di €, una flotta di 1,5 milioni di veicoli e registrando 526.500 immatricolazioni (+11% vs 2024).
 
Breve termine: la spinta arriva dagli aeroporti
Il noleggio a breve termine è cresciuto, ma a velocità variabile. Sono aumentati fatturato (1,6 miliardi, +6,4%), noleggi (quasi 5 milioni) e immatricolazioni (+8,4%), mentre sono rimasti stabili i giorni di noleggio (38 milioni) e si sono ridotte durata media dei noleggi (-3%) e flotta (-2%).
Il vero traino per il settore è il canale aeroportuale, che ha generato il 60% del business ed è cresciuto dell’11%. In aumento anche i clienti diretti (34% del totale), mentre i broker si sono confermati fondamentali (31%) per sostenere i volumi.
 
Lungo termine: nuovi massimi storici
Il noleggio a lungo termine ha continuato la sua espansione strutturale, toccando livelli record: oltre 13 miliardi di € di fatturato, 1,3 milioni di veicoli in flotta, 411mila immatricolazioni (+10%) che hanno portato al 24% l’incidenza sul mercato auto nazionale. In crescita i clienti privati (185mila e +4%), segnale di un cambio culturale dalla proprietà verso l’uso del veicolo. Sul fronte delle alimentazioni, continua a calare il diesel (sceso al 28% delle immatricolazioni), mentre elettrico e plug-in hanno raggiunto complessivamente il 20%. Sempre più lunghi i contratti: il 78% supera i 36 mesi.
 
Car sharing in crisi: modello da ripensare
Dopo anni di investimenti, il car sharing attraversa oggi una fase critica. Il settore non ha raggiunto il break-even e paga l’effetto congiunto dello scarso supporto degli enti locali, dell’assenza di regole nazionali uniformi, di un adeguato impianto normativo, dell’aumento dei costi operativi (furti, usi impropri, sanzioni) e di una fiscalità sfavorevole (IVA al 22%, anziché al 10% come per il TPL).
I numeri certificano l’involuzione del servizio con i noleggi passati dagli oltre 13 milioni del 2019 a meno di 4 milioni e la flotta ridotta di oltre il 70% rispetto al periodo pre-pandemia.
Senza interventi mirati, il comparto rischia di perdere il proprio ruolo strategico nella mobilità urbana.
 
Primo trimestre 2026: noleggio in crescita, avanzano i brand cinesi
Il primo trimestre dell’anno in corso ha confermato il trend di crescita del long term, anche se con primi segnali di rallentamento, e quello altalenante dello short. Il breve termine, infatti, ha registrato uno sviluppo del fatturato (+3,6%), dei noleggi (+1,5%) e un incremento significativo delle immatricolazioni (+51%), ma, contestualmente, un calo dei giorni di noleggio (-3%) e della consistenza della flotta (-2,5%). Nel lungo termine alla crescita del giro d’affari (+5,6%) e della flotta, che ha raggiunto 1.337.000 veicoli (+3,2%), fa da contraltare il calo delle immatricolazioni (-4,3%), su cui pesano i numerosi rinvii dei rinnovi delle flotte decisi dalla clientela aziendale per evitare di incorrere nelle nuove penalizzanti regole sul fringe benefit. In crescita la presenza di vetture di brand cinesi, che hanno complessivamente raggiunto il 12,4% delle immatricolazioni; nel breve termine addirittura 1 vettura su 5 arriva dalla Cina.
 
Le preoccupazioni del settore su fiscalità e quote europee di elettrico
“L’avanzata della mobilità a noleggio nel nostro Paese è oramai un trend strutturale che comporta effetti positivi per l’industria automotive, la sicurezza delle strade e la riduzione delle emissioni grazie a un rinnovo della propria flotta decisamente più veloce della media nazionale (circa 4 anni vs oltre 13 anni). Il contesto fiscale continua a penalizzare le aziende clienti del settore, frenando lo sviluppo e gli investimenti. Auspichiamo che nel 2026 si intervenga finalmente sulla fiscalità dell’auto aziendale: l’appuntamento è l’attuazione della Legge Delega per la riforma tributaria che prevede proprio la revisione dei costi parzialmente deducibili per le imprese. Auspichiamo parallelamente che nell’attuazione della riforma possa essere adottata l’aliquota IVA agevolata del 10% per i noleggi di veicoli a breve termine con finalità turistiche e per i servizi di car sharing”, ha dichiarato il Presidente ANIASA – Italo Folonari.
 
“Contestualmente sul settore grava oggi il possibile recepimento della proposta UE su quote obbligatorie di elettrico per le flotte aziendali e le società di noleggio: 45% delle immatricolazioni al 2030 e 80% al 2035%. Un obbligo stringente, lontano dalle reali dinamiche di mercato, che potrebbe costringere gli operatori, soprattutto nel breve termine, a ridurre o rinviare ulteriormente il rinnovo delle flotte per via dei costi più elevati e delle difficoltà operative legate all’infrastruttura di ricarica. Il risultato sarebbe paradossale: meno ricambio del parco auto, aumento dell’anzianità dei veicoli in flotta, forti criticità per il turismo nei centri minori che necessita del noleggio a breve termine, un pericoloso ritorno al rimborso chilometrico con veicoli datati e possibili forme di evasione fiscale. Di fatto, un rallentamento concreto del percorso di decarbonizzazione”, ha concluso Folonari.
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            <category>Mercato</category>
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        </item>
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            <title>IIF: debito mondiale ai massimi, resilienza o rischio?</title>
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            <pubDate>Fri, 08 May 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il nuovo rapporto dell’IIF segnala che il debito globale ha raggiunto livelli record, trainato sia dal settore pubblico sia da quello privato. Nonostante l’aumento dell’indebitamento, i mercati finanziari mostrano una resilienza superiore alle attese, sostenuta da liquidità abbondante, politiche monetarie più prevedibili e un miglioramento del sentiment degli investitori. Secondo l’IIF, l’espansione del debito è attribuibile a:


Aumento del debito pubblico legato a misure fiscali espansive e maggiori costi di rifinanziamento.


Crescita del debito privato, soprattutto corporate, favorita da condizioni finanziarie ancora accomodanti.


Pressioni inflazionistiche che hanno spinto governi e imprese a ricorrere a maggiore leva finanziaria.


Il risultato è un quadro globale in cui l’indebitamento continua a salire più rapidamente della crescita economica. Nonostante il contesto, i mercati mostrano:


Spread contenuti su obbligazioni corporate e sovrane.


Domanda stabile per asset rischiosi.


Volatilità sotto controllo, anche grazie alla percezione di un ciclo dei tassi più prevedibile.


Questa resilienza alimenta un clima di ottimismo moderato, ma non privo di rischi. L’IIF invita alla prudenza. Restano infatti elementi critici:


Sostenibilità del debito in un contesto di tassi ancora elevati.


Rischi di rollover per economie emergenti e imprese con rating più basso.


Possibili shock macro (geopolitica, energia, inflazione) che potrebbero invertire rapidamente il sentiment.


Il nodo centrale è la capacità dei Paesi e delle imprese di gestire il servizio del debito senza compromettere investimenti e crescita. Per valutare la solidità della resilienza dei mercati, l’IIF suggerisce di osservare:


Evoluzione delle politiche monetarie delle principali banche centrali.


Flussi verso asset rischiosi e condizioni di finanziamento.


Dinamica dei deficit pubblici e dei costi di rifinanziamento.


Leggi il Rapporto</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>UIF: prevenzione illeciti legati alle misure restrittive UE</title>
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            <pubDate>Thu, 07 May 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) ha pubblicato il 7 maggio 2026 una comunicazione dedicata al rafforzamento dei presidi di prevenzione contro attività illecite connesse alla violazione delle misure restrittive dell’Unione europea. L’intervento si inserisce nel quadro delle crescenti attenzioni internazionali verso i rischi di elusione delle sanzioni, in particolare attraverso schemi finanziari complessi, triangolazioni commerciali e utilizzo improprio di intermediari. 
Le misure restrittive UE rappresentano uno strumento essenziale di politica estera e di sicurezza. La UIF evidenzia come, negli ultimi anni, siano aumentati:


tentativi di aggirare i divieti tramite società schermo;


operazioni di pagamento che mascherano beneficiari effettivi;


utilizzo di intermediari non vigilati o situati in giurisdizioni ad alto rischio;


schemi di esportazione/importazione finalizzati a occultare beni o tecnologie soggette a restrizioni.


Questi fenomeni richiedono un rafforzamento dei controlli e una maggiore capacità di intercettare indicatori di anomalia. 
La comunicazione UIF invita banche e operatori finanziari a intensificare:


verifiche rafforzate su clienti, controparti e beneficiari effettivi;


monitoraggio delle operazioni con Paesi o settori sensibili;


analisi dei flussi commerciali per individuare triangolazioni sospette;


cooperazione interna tra funzioni compliance, antiriciclaggio e risk management.


Particolare attenzione è richiesta nei casi in cui emergano elementi di rischio collegati a misure restrittive UE, beneficiari effettivi o operazioni ad alto rischio.
La UIF sottolinea che le SOS rappresentano uno strumento cruciale per intercettare tentativi di elusione delle sanzioni. Gli intermediari sono invitati a:


segnalare tempestivamente operazioni incoerenti con il profilo del cliente;


includere nelle SOS riferimenti espliciti alle misure restrittive potenzialmente violate;


documentare analisi, controlli e motivazioni della segnalazione.


Il rafforzamento dei presidi richiesto dalla UIF ha impatti diretti su:


processi di onboarding e due diligence;


sistemi di monitoraggio automatico;


formazione del personale;


aggiornamento dei modelli di rischio AML/CFT.


Per gli operatori del settore, la comunicazione rappresenta un chiaro invito a consolidare un approccio proattivo, capace di anticipare schemi illeciti sempre più sofisticati.
La comunicazione del 7 maggio 2026 conferma il ruolo centrale della UIF nel presidiare la legalità del sistema finanziario italiano e nel supportare gli intermediari nella prevenzione di attività connesse alla violazione delle misure restrittive UE. In un contesto geopolitico complesso, la capacità di individuare tempestivamente anomalie e schemi elusivi diventa un elemento essenziale di stabilità e sicurezza.
Comunicazione UIF del 7 maggio 2026</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>BCE: scenario base lontano e rischio rialzo tassi in aumento</title>
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            <pubDate>Thu, 07 May 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca Centrale Europea segnala un progressivo allontanamento dallo scenario base delineato nei precedenti esercizi previsivi, a causa di un contesto macroeconomico più instabile e di pressioni inflazionistiche che faticano a rientrare nei tempi attesi. Le ultime analisi dell’Eurotower mostrano come la traiettoria di disinflazione stia procedendo con maggiore lentezza, mentre alcuni indicatori anticipatori evidenziano rischi al rialzo sui prezzi, in particolare nei settori energia, servizi e salari.
In questo quadro, la BCE riconosce che la probabilità di un nuovo rialzo dei tassi è aumentata rispetto alle valutazioni precedenti. Pur mantenendo un approccio data‑dependent, il Consiglio direttivo sottolinea che la politica monetaria dovrà rimanere sufficientemente restrittiva finché non emergeranno segnali chiari e duraturi di convergenza dell’inflazione verso il target del 2%. 
Pressioni inflazionistiche persistenti
Le ultime rilevazioni mostrano che:


l’inflazione core rimane più elevata delle attese;


i salari continuano a crescere a ritmi sostenuti;


le tensioni geopolitiche mantengono alta la volatilità dei prezzi energetici;


la domanda interna, pur debole, non si è contratta quanto previsto.


Questi elementi rendono meno probabile un rapido ritorno allo scenario base, che prevedeva un progressivo allentamento delle condizioni monetarie nel corso dell’anno. 
Implicazioni per mercati e operatori
L’aumento della probabilità di un rialzo dei tassi comporta:


maggiore prudenza nei mercati obbligazionari;


possibili revisioni al rialzo dei tassi di riferimento per mutui, prestiti e leasing;


un impatto diretto sulle condizioni di finanziamento di imprese e famiglie;


un rafforzamento dell’euro sui mercati valutari.


Gli operatori finanziari dovranno quindi monitorare con attenzione le prossime comunicazioni della BCE, in particolare i dati su inflazione, salari e dinamica del credito. 
Prospettive
La BCE ribadisce che ogni decisione sarà guidata dai dati, ma il messaggio è chiaro: la fase di politica monetaria restrittiva non è conclusa. Se le pressioni sui prezzi non rallenteranno in modo convincente, un nuovo rialzo dei tassi tornerà sul tavolo del Consiglio direttivo.
Comunicato BCE</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>Unicredit: trimestre record e crescita redditizia continua</title>
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            <pubDate>Wed, 06 May 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;utile netto del 1trim26 è cresciuto del 16,1% anno su anno a €3,2 miliardi, EPS in rialzo del 19,7% a €2,15, RoTE in rialzo di 2,7 p.p. al 25,8%, a riprova della continua redditività di qualità e del conseguimento costante di rendimenti eccellenti ad alta generazione di capitale
 
I ricavi del 1trim26 sono cresciuti del 5% anno su anno a €6,9 miliardi e i ricavi netti del 3,3% a €6,7 miliardi, assorbendo gli impatti negativi legati ai tassi, alle rettifiche su crediti e alla Russia, a sottolineare la resilienza e la diversificazione di un modello strutturato per funzionare su tutto l&#039;arco del ciclo macroeconomico
 
Le commissioni e il risultato netto assicurativo sono cresciuti del 8% anno su anno a €2,5 miliardi; il margine di interesse è stato resiliente e pari a €3,6 miliardi, grazie ad una crescita di qualità dei prestiti pari al 6%4, ad una crescita dei depositi pari al 5%4, e ad un pass-through dei depositi migliorato al 30,4%5. Il forte slancio commerciale di tutte le nostre divisioni ha più che bilanciato gli impatti negativi attesi
 
I costi sono diminuiti del 2%6 a parità di perimetro e del 1% anno su anno a €2,3 miliardi, a dimostrazione dei continui miglioramenti in termini di efficienza spinti dalla ottimizzazione operativa, dalla tecnologia e dalla IA, mentre continuiamo ad investire. Il nostro rapporto costi/ricavi leader nel settore è migliorato ulteriormente al 33,4%
 
La qualità degli attivi si conferma solida, con un net NPE ratio al 1,4%, un rapporto di copertura sulle esposizioni deteriorate migliorato trim/trim al 45,8%, un basso costo del rischio pari a 17 punti base - ampiamente entro il range previsto - e overlay invariati pari a circa €1,7 miliardi7, a conferma di una gestione del rischio disciplinata e della resilienza in diversi possibili scenari macroeconomici
 
La generazione organica di capitale si è confermata robusta a 98 punti base, più che in grado di supportare €2,48 miliardi di distribuzioni accantonate per gli azionisti e gli impatti derivanti dal quadro regolamentare e da altri fattori. L&#039;impatto degli investimenti azionari è stato maggiore delle attese per via di un impatto temporaneo negativo di 19 punti base9 dall&#039;aumento del valore del patrimonio netto di Commerzbank e Alpha Bank, causato dall&#039;utile netto del FY259
 
Il CET1 ratio al 14,2%, o al 14,8% proformato per il Danish Compromise10, e a circa il 15% ulteriormente aggiustato per il già menzionato impatto temporaneo9 legato al valore del patrimonio netto di Commerzbank e Alpha Bank, rimane solido e migliore delle aspettative
 
Ambizione per l&#039;utile netto del FY26 aumentata a uguale o superiore a €11 miliardi. Ambizioni per l&#039;utile netto per il FY28 e per il FY30 confermate, nonostante un contesto macroeconomico più complesso, sulla base della fiducia nella rapidità della trasformazione, nei nostri punti di forza idiosincratici, e nella protezione senza pari garantita dalle nostre linee di difesa




 
 
 NOTE:
1 Ricavi core intesi come somma di margine di interesse, commissioni e risultato netto della gestione assicurativa.
2 Rispetto al consensus company-compiled al 14 aprile 2026, disponibile sul nostro sito web.
3 CoR del 1trim25 (8 punti base) ampiamente inferiore rispetto a quello del FY25 (15 punti base) - per via di rettifiche su crediti non uniformemente distribuite nel corso dell&#039;anno - mentre le rettifiche su crediti del 1trim26 sono in linea con l&#039;ambizione per il FY26.
4 Al netto delle operazioni di pronti contro termine e dei rapporti infragruppo.
5 Gruppo esclusa la Russia.
6 i.e. escludendo l&#039;acquisizione di Vodeno e l&#039;internalizzazione del business assicurativo ramo vita.
7 Sulle esposizioni in bonis e incluso un fattore di calibrazione.
8 Distribuzioni accantonate sulla base del 80% dell&#039;utile netto del 1trim26, aggiustato per le poste straordinarie non distribuibili relative al badwill derivante dal consolidamento a patrimonio netto di Commerzbank e Alpha Bank.
9 I -19 punti base rappresentano la parte di incremento del valore del patrimonio netto di Commerzbank e Alpha Bank relativa alle rispettive distribuzioni a valere sul 2025 ancora da eseguire nel 2026. Si ricorda che, in futuro, ogni anno la generazione dell&#039;utile netto da parte di Commerzbank e Alpha Bank porterà nuovamente, a parità di altre condizioni, ad un aumento del patrimonio netto consolidato, con il relativo impatto di capitale; tale impatto sarà ancora una volta parzialmente recuperato a seguito dell&#039;esecuzione delle rispettive distribuzioni da parte di Commerzbank e Alpha Bank, a seconda dei rispettivi payout di distribuzione.
10 Soggetto all&#039;autorizzazione dell&#039;autorità di vigilanza.







 


 
Andrea Orcel, Amministratore Delegato di UniCredit S.p.A. ha dichiarato:
&quot;UniCredit ha riportato un&#039;altra serie record di risultati trimestrali in tutte le principali metriche finanziarie, dando prova della solidità e della coerenza del nostro modello, e della esecuzione della nostra strategia. L&#039;utile netto ha raggiunto €3,2 miliardi, in rialzo del 16% rispetto all&#039;anno precedente, e ad un RoTE eccellente pari al 26%. Questi risultati riflettono una esecuzione disciplinata su tutte le leve - crescita dei ricavi, efficienza dei costi e solidità del capitale - dando prova di come una banca ben gestita e diversificata possa conseguire rendimenti eccellenti su tutto l&#039;arco del ciclo macroeconomico, mentre investe per il proprio futuro. Mentre lo scenario geopolitico e macroeconomico si fa più incerto e complesso, la nostra cultura vincente che unisce le nostre persone, la nostra continua trasformazione e i nostri punti di forza unici e linee di difesa ci preparano al meglio per il futuro in un&#039;ampia serie di scenari.&quot;
 





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            <category>Corporate News</category>
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        </item>
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            <title>PMI: Sviluppo Competenze per innovazione e transizione green</title>
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            <pubDate>Wed, 06 May 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Sviluppo Competenze è un regime di aiuto destinato alle PMI localizzate nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, per l’acquisizione, anche in un’ottica di rafforzamento delle filiere di appartenenza, di servizi finalizzati allo sviluppo e all’accrescimento delle competenze del relativo personale dipendente.
L’obiettivo è consentire loro di affrontare le sfide e cogliere le opportunità connesse all’innovazione tecnologica e alla transizione verde e digitale.
La dotazione finanziaria complessiva dello strumento è di 50 milioni di euro a valere sull’Azione 1.4.1 “Sviluppo di una forza lavoro qualificata che sia in grado di cogliere le opportunità derivanti dalla duplice transizione verde e digitale all’interno delle imprese” prevista nell’ambito dell’Obiettivo Specifico 1.4 del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027 (PN RIC 2021-2027).
Le agevolazioni sono concesse sulla base di una procedura valutativa a graduatoria. Una quota pari al 40% delle risorse è destinata al sostegno delle imprese operanti nella filiera automotive e nella filiera della moda, del tessile e dell’arredamento. 
A chi si rivolge
Le agevolazioni sono concesse alle micro, piccole e medie imprese (PMI) localizzate nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia che alla data di presentazione della domanda devono:

essere regolarmente costituite, iscritte e «attive» nel registro delle imprese;
essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non essere in liquidazione volontaria e non essere sottoposte a procedure concorsuali;
disporre di almeno un bilancio approvato e depositato presso il Registro delle imprese. Nel caso di imprese individuali e società di persone è necessario che sia stata presentata almeno una dichiarazione dei redditi;
non rientrare tra le imprese che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea;
essere in regola con la restituzione di somme dovute in relazione a provvedimenti di revoca di agevolazioni concesse dal Ministero;
non operare nei settori esclusi dall’articolo 7 del Regolamento (UE) 2021/1058;
essere in regola con gli obblighi previsti dall’articolo 1 del decreto-legge 31 marzo 2025, n. 39, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.75 del 31 marzo 2025, recante “Misure urgenti in materia di assicurazione dei rischi catastrofali”. 

Cosa finanzia
Sono ammissibili alle agevolazioni le iniziative finalizzate all’acquisizione di percorsi di formazione diretti a sviluppare o a consolidare le competenze del personale dipendente nell’ambito delle tematiche strategiche per la transizione tecnologica, digitale e verde delle imprese.
Le iniziative di formazione, aderenti alle caratteristiche oggetto della misura, possono essere presentate anche nell’ambito di progetti integrati sovraregionali, qualora l’integrazione consenta alle imprese proponenti di realizzare effettivi vantaggi in relazione all’attività oggetto dell’iniziativa di formazione, anche in ottica di sviluppo della filiera di appartenenza. Il progetto integrato sovraregionale può includere iniziative relative a percorsi di formazione del personale presentate da un massimo di 10 imprese.
I percorsi di formazione devono:

prevedere costi ammissibili non inferiori a 10 mila euro e non superiori a 60 mila euro. Nel caso di progetti integrati sovraregionali tali limiti si intendono riferiti al singolo soggetto beneficiario partecipante al progetto integrato sovraregionale che può includere iniziative relative a percorsi di formazione del personale presentate da un massimo di 10 imprese;
essere realizzate nell’ambito di una o più unità locali, ubicate nei territori delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia;
essere erogati da soggetti/manager qualificati ovvero da società di consulenza/fornitori di servizi di formazione e consulenza indipendenti rispetto all’impresa proponente, in possesso di una significativa e comprovata esperienza in ambito di Strategia nazionale di specializzazione intelligente e/o digitalizzazione e/o transizione ecologica, dimostrabile attraverso l’elenco dei progetti realizzati almeno negli ultimi 3 anni nelle materie oggetto della consulenza;
essere oggetto di un contratto sottoscritto dopo la presentazione della domanda di agevolazione;
essere avviati entro 6 mesi dalla data di concessione dell’agevolazione e concludersi entro massimo 12 mesi dalla medesima data, salvo eventuale proroga di ulteriori 6 mesi;
avere come oggetto uno o più delle seguenti tematiche:

traiettorie tecnologiche della Strategia nazionale di specializzazione intelligente;
conoscenza, utilizzo e diffusione delle tecnologie individuate dal regolamento STEP;
processi di transizione verde e digitale. 



Ambiti di intervento ammessi
Sono ammesse alle agevolazioni le iniziative di formazione che si rivolgono ad uno o più dei seguenti ambiti di intervento:

Aerospazio e Difesa;
Salute, alimentazione, qualità della vita;
Industria intelligente e sostenibile, energia e ambiente;
Turismo, patrimonio culturale e industria della creatività;
Agenda Digitale, Smart Communities, sistemi di mobilità intelligente;
Tecnologie digitali;
Tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse;
Biotecnologie;
Processi di transizione verde e digitale. 

Spese ammissibili
Sono ammissibili alle agevolazioni le seguenti voci di costo:

le spese di personale relative ai formatori per le ore di partecipazione alla formazione;
i costi di esercizio relativi a formatori e partecipanti alla formazione direttamente connessi al progetto di formazione, quali le spese di viaggio, le spese di alloggio, i materiali e le forniture con attinenza diretta al progetto, l’ammortamento degli strumenti e delle attrezzature nella misura in cui sono utilizzati esclusivamente per il progetto di formazione;
i costi dei servizi di consulenza strettamente connessi all’iniziativa di formazione;
le spese di personale relative ai partecipanti alla formazione per le ore durante le quali i partecipanti hanno seguito la formazione.

Le spese sono ritenute ammissibili, ai sensi dell’articolo 53, comma 1, del Regolamento (UE) n. 1060/2021, sulla base di opzioni semplificate di costo che assumono, nel caso, la forma di costi unitari. 
Le agevolazioni
Le agevolazioni sono concesse, ai sensi e nei limiti del regolamento de minimis, nella forma del contributo diretto alla spesa, nella misura pari al 50% delle spese ammissibili.
Nel caso di progetti integrati sovraregionali, il contributo diretto alla spesa è maggiorato di 20 punti percentuali per le micro e piccole imprese e di 10 punti percentuali per le medie imprese.
Le agevolazioni possono essere cumulate con altri aiuti di Stato nei limiti previsti dalla disciplina europea in materia di aiuti di Stato di riferimento. 
Termini e modalità di presentazione delle domande
 Con decreto direttoriale del 26 gennaio 2026, come modificato dal successivo decreto direttoriale del 10 febbraio 2026, sono stati definiti i termini e le procedure per l’apertura dello sportello, nonché le modalità di presentazione delle domande e la documentazione necessaria per l’accesso alle agevolazioni.
A partire dalle ore 12:00 del 21 aprile 2026 e fino alle ore 12:00 del 23 giugno 2026 le PMI possono presentare le domande di agevolazione esclusivamente tramite la procedura informatica disponibile nell’apposita sezione del sito web del Soggetto gestore (www.invitalia.it).
Le agevolazioni sono concesse sulla base di una procedura valutativa a graduatoria.
Le domande di agevolazione presentate sono istruite nel rispetto della posizione assunta dalle stesse nell’ambito di una graduatoria, formata in ordine decrescente, sulla base del punteggio attribuito a ciascuna iniziativa in relazione ai criteri di valutazione riportati nell’allegato n. 1 del decreto ministeriale 4 settembre 2025 e tenuto conto dell’eventuale possesso, da parte del soggetto richiedente, delle certificazioni di cui all’articolo 7, comma 2, lettera e) del medesimo decreto.

Le domande possono essere presentate dal 21 aprile al 23 giugno 2026.


 

Informazioni e contatti
Per tutte le richieste di chiarimenti e informazioni contattare esclusivamente il Soggetto gestore utilizzando le modalità indicate nell’apposita sezione del sito web:

Sviluppo competenze specialistiche delle Pmi | Invitalia</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Guida per l&#039;attività di Vigilanza: la circolare Bankitalia</title>
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            <pubDate>Wed, 06 May 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Circolare 269 (&quot;Guida per l&#039;attività di vigilanza&quot;) accoglie i riferimenti metodologici e procedurali per lo svolgimento delle attività di vigilanza prudenziale sulle banche e sugli intermediari non bancari (INB). Emanata nel 2008, la Guida è aggiornata - di norma - con cadenza annuale, al fine di adeguare le metodologie all&#039;evoluzione dei rischi, incorporare le migliori prassi di supervisione e tenere conto dell&#039;evoluzione della normativa e degli orientamenti che emergono nelle sedi internazionali.
Non rientrano nell&#039;ambito di competenza della Guida i compiti in materia di tutela della clientela svolti dal Dipartimento Tutela della clientela ed educazione finanziaria e quelli di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo svolti dall&#039;Unità di Supervisione e normativa antiriciclaggio. Inoltre, rimangono escluse le attività relative alla gestione della risoluzione e delle liquidazioni di banche e intermediari finanziari attribuite all&#039;Unità di Risoluzione e gestione delle crisi.
A partire dal 17° aggiornamento è stata introdotta una revisione strutturale della Guida. La nuova articolazione prevede 5 Moduli (SREP e vigilanza su altri intermediari e organismi, Attività ispettiva, Azione di vigilanza e procedure sanzionatorie, Procedimenti amministrativi, Organizzazione e coordinamento). Per ciascun modulo sono previsti tre livelli di dettaglio dei contenuti: i) il livello 1 illustra i principi generali; ii) il livello 2 raccoglie gli aspetti più analitici sulle metodologie e i processi di vigilanza; iii) il livello 3 comprende gli allegati tecnici più operativi.
L&#039;estratto della Circolare 269 attualmente disponibile sul sito internet della Banca d&#039;Italia contiene i principi generali, le logiche complessive che guidano gli schemi di analisi e i processi di vigilanza, nonché i criteri che orientano l&#039;azione di supervisione cartolare e ispettiva. In una fase successiva, anche in relazione all&#039;evoluzione del quadro di riferimento, si valuteranno possibili ampliamenti della versione pubblica, la condivisione di ulteriori iniziative di semplificazione dei processi e delle metodologie, lo sviluppo di ulteriori funzionalità per la ricerca e l&#039;accesso ai contenuti.
 
Circolare 269 - Guida per l&#039;attività di vigilanza 17° aggiornamento 
 
Approfondimenti sul sito di Bankitalia


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            <category>Normativa</category>
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            <title>Assilea: webinar formativo sul recupero crediti</title>
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            <pubDate>Wed, 06 May 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il recupero crediti è una delle attività più strategiche per società di leasing, banche e intermediari finanziari: tutela la qualità del portafoglio, riduce il rischio e sostiene la solidità economica dell’impresa. L’iniziativa formativa Assilea nasce per offrire ai professionisti del settore strumenti concreti, aggiornamento normativo e competenze operative indispensabili per gestire in modo efficace e conforme l’intero processo di recupero.
Il corso organizzato dalla Formazione Assilea che si terrà il 7 maggio su “Microsoft Teams”, dallle 10:00 alle 13:00, approfondisce obiettivi, modelli organizzativi e modalità di intervento, analizzando sia le procedure stragiudiziali sia quelle giudiziali. Particolare attenzione è dedicata alle peculiarità giuridiche, alle responsabilità degli operatori e alle ricadute sull’operatività quotidiana, con un approccio pratico e orientato ai risultati. 
Gli obiettivi del corso


Comprendere l’apparato organizzativo dedicato al recupero crediti all’interno di banche e finanziarie, con ruoli, responsabilità e flussi operativi.


Conoscere le tipologie di recupero previste dalla normativa, distinguendo strumenti, limiti e opportunità delle procedure stragiudiziali e giudiziali.


Analizzare le condotte degli operatori e le reazioni dei debitori, per gestire in modo efficace comunicazioni, negoziazioni e situazioni critiche.


Il percorso formativo permette ai partecipanti di acquisire una visione completa e aggiornata, utile per migliorare performance, compliance e qualità della relazione con il cliente. 
A chi si rivolge
Il webinar è pensato per tutte le funzioni coinvolte, a vario titolo, nella gestione del credito:


Servizio Recupero Crediti


Legale


Organizzazione


Commerciale


Credito


Amministrazione


Un’opportunità formativa trasversale, ideale per rafforzare competenze interne e allineare processi e comportamenti alle migliori pratiche del settore. 
Attestato di partecipazione
Al termine del corso, tutti gli iscritti riceveranno un attestato di partecipazione, utile ai fini dell’aggiornamento professionale e della formazione continua. La docenza è affidata a Giuseppe Roddi - GR CONSULTING
Per approndimenti e iscrizioni clicca qui</description>
            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>I tassi di riferimento per credito agevolato di maggio</title>
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            <pubDate>Tue, 05 May 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d&#039;Italia comunica i dati utili per la determinazione dei tassi di riferimento relativamente alle operazioni di credito agevolato da stipularsi nel mese di maggio 2026:
- rendimento medio ponderato riferito all’anno commerciale dei BOT, relativo al mese di aprile 2026: 2,418%
- media mensile dei rendimenti lordi dei titoli pubblici soggetti a tassazione, relativa al mese di marzo 2026: 3,345 %</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Automotive e nuova mobilità: prezzi auto +50% in dieci anni</title>
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            <pubDate>Tue, 05 May 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il settore della mobilità vive una fase di grande discontinuità, ma non nella direzione immaginata negli ultimi anni: la promessa di una “nuova mobilità di massa” fatta di 100% auto elettriche, monopattini per tutti, car sharing al posto dell’auto privata e vendite completamente online si scontra con una realtà molto più lenta, disomogenea e, soprattutto, sempre meno accessibile per i consumatori.Secondo la nuova ricerca “Il futuro sbagliato della mobilità. Rimettere il cliente al volante del settore per evitare l’uscita di strada”, realizzata da ANIASA e Bain &amp; Company e presentata oggi a Milano, l’Italia conferma il ruolo centrale dell’auto privata, mentre le nuove forme di mobilità condivisa restano residuali e l’elettrico cresce in modo diseguale, guidato da incentivi temporanei e campagne commerciali aggressive più che da una domanda davvero matura. Una rivoluzione annunciata, ma che non arrivaLo studio mostra come molti dei trend più raccontati degli ultimi vent’anni (dalle auto vendute interamente online al car sharing come alternativa strutturale alla proprietà) non abbiano generato la discontinuità attesa: l’acquisto dell’auto resta fortemente analogico e di prossimità, con il concessionario locale che rimane il perno del percorso di acquisto.A livello globale, il 62% dei clienti inizia il percorso di acquisto online, ma circa il 90% delle vendite viene comunque finalizzato entro cinque interazioni, prevalentemente offline e in concessionaria: oltre tre quarti degli automobilisti dichiara di voler continuare a concludere l’acquisto di persona.In Italia, la mobilità quotidiana continua a ruotare attorno all’auto privata, con oltre il 75% degli utenti che ne fa un uso ricorrente, mentre car sharing, bike sharing, monopattini e taxi rimangono soluzioni di nicchia, utilizzate in modo soprattutto occasionale e da una quota limitata della popolazione. Elettrico: crescita a scatti, spinta da incentivi e campagne promoSul fronte dell’elettrico, la ricerca evidenzia una transizione più fragile del previsto. A livello europeo, dopo anni di target normativi molto ambiziosi, gli analisti convergono su uno scenario in cui le auto BEV si assesteranno intorno a una quota “più naturale” del 30% del mercato complessivo al 2030, mentre diversi Paesi stanno iniziando a rivalutare o diluire il divieto per i motori termici alla luce delle difficoltà industriali e della domanda reale.In Italia, nel 2025 le BEV rappresentavano tra il 5% e il 7% delle immatricolazioni, in maniera abbastanza omogenea tra Nord, Centro e Sud e con una penetrazione limitata nel canale privati.Nel primo trimestre 2026 si è registrata una forte discontinuità: la quota di veicoli elettrificati (BEV+PHEV) è salita all’8% del totale a livello Paese, ma soprattutto il Sud è volato al 15,4% del mercato complessivo, sfiorando il 20% nel canale privati. Un’analisi per provincia mostra però che circa metà di questa quota è riconducibile ad un solo brand, protagonista di una campagna straordinaria sulla citycar elettrica offerta a meno di 5.000 euro, resa possibile dalla combinazione tra forti incentivi statali e condizioni promozionali temporanee.Al netto di questo effetto, la penetrazione dell’elettrico torna su livelli molto più vicini ai valori storici, confermando come il mercato risponda soprattutto a promozioni e incentivi “a tempo” e molto meno a una domanda strutturalmente convinta. Prezzi alle stelle, redditi fermi: l’auto torna un lussoLa ricerca ANIASA–Bain mette al centro anche il tema della sostenibilità economica dell’auto. Dal 2013 al 2024 il prezzo medio delle vetture nuove in Italia è cresciuto di oltre il 50%, spinto da inflazione, carenza di semiconduttori e spostamento verso segmenti più alti, mentre il reddito familiare netto è aumentato molto meno (+29%), ampliando in modo significativo il divario tra capacità di spesa e costo d’acquisto.Il risultato è che sempre più famiglie rinviano l’acquisto di un’auto nuova o ripiegano sull’usato, mentre anche l’accesso ai modelli elettrici – tipicamente più costosi – si concentra nelle aree e nelle fasce di reddito più alte. A livello europeo, la correlazione tra PIL pro capite e quota di auto elettrificate supera l’80%, segno che l’adozione dell’elettrico segue la ricchezza molto più delle intenzioni normative; in Italia lo stesso legame si osserva tra PIL regionale e diffusione di BEV e PHEV. Monopattini e car sharing: dalla corsa iniziale al rallentamentoAnche le nuove soluzioni di micromobilità e condivisione mostrano un forte scarto tra annunci e realtà. Il monopattino elettrico, introdotto nel 2019 e inizialmente sostenuto da bonus e incentivi, ha vissuto una breve stagione di espansione seguita da una flessione del parco circolante negli ultimi tre anni, complici i numerosi decreti restrittivi e l’inasprimento delle regole su assicurazione, targa e aree di utilizzo. Nel frattempo, gli incidenti con monopattino sono quasi raddoppiati tra il 2021 e il 2024, mentre in molte capitali europee – da Parigi a Madrid, da Berlino a Bruxelles – si è assistito a un giro di vite su flotte, autorizzazioni e servizi in sharing, con riduzione significativa dei mezzi in circolazione.In assenza di adeguato supporto da parte delle Istituzioni nazionali e locali e a causa del boom dei costi operativi (per furti, usi impropri, multe, truffe), il car sharing, nato per sostituire l’auto privata, ha invece dovuto “cambiare pelle” avvicinandosi al modello del Rent-a-Car. Rimettere il cliente al centro per evitare “il futuro sbagliato della mobilità”“Lo studio mostra con chiarezza che la transizione verso la nuova mobilità è molto meno lineare e molto più complessa di quanto previsto. In questo scenario, il noleggio veicoli rappresenta già oggi una risposta concreta ed efficace: consente ai cittadini e alle imprese di accedere a soluzioni di mobilità aggiornate, senza dover sostenere i maggiori costi e rischi legati alla proprietà. È uno strumento che aumenta l’accessibilità, accelera il ricambio del parco circolante e accompagna in modo pragmatico la transizione energetica, mettendo davvero il cliente al centro”, ha commentato Italo Folonari, Presidente ANIASA.“Il messaggio che arriva dai dati è inequivocabile: per rimettere il settore in carreggiata occorre rimettere il cliente al volante. Significa – sottolinea Gianluca Di Loreto, Partner di Bain &amp; Company e responsabile italiano automotive – ripensare prodotti, prezzi, canali e politiche industriali a partire da come le persone si muovono davvero, da quanto guadagnano e da che cosa si aspettano dall’esperienza d’acquisto. Solo con un’attenzione radicale all’accessibilità economica e a una transizione energetica meno ideologica e più pragmatica, l’Europa potrà evitare l’uscita di strada e costruire un sistema di mobilità davvero sostenibile, per l’ambiente e per i consumatori”.  </description>
            <category>Mercato</category>
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            <title>Formazione Assilea: gestione operativa post‑stipula leasing</title>
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            <pubDate>Tue, 05 May 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La formazione Assilea presenta un percorso formativo completo e modulare, articolato in tre moduli acquistabili anche singolarmente, pensato per offrire una visione chiara, operativa e immediatamente applicabile della gestione del contratto di leasing dopo il suo perfezionamento. Il programma guida i partecipanti attraverso tutti gli eventi che caratterizzano la vita del contratto, dalle attività ricorrenti fino all’estinzione finale o anticipata, con un focus costante sull’elemento distintivo del leasing: la proprietà del bene.
Il percorso illustra in modo pratico:


le diverse tipologie di leasing e le peculiarità dei beni locati


i principali processi operativi e amministrativi lungo l’intero ciclo di vita del contratto


le attività di monitoraggio, gestione delle variazioni e trattamento delle criticità


l’organizzazione interna delle società di leasing e i modelli di controllo basati sulla separatezza tra funzioni operative e funzioni di controllo


L’obiettivo è fornire strumenti concreti per migliorare l’efficienza dei processi, la qualità dei controlli e la gestione del rischio operativo. 
Destinatari
Il percorso è rivolto a:


professionisti che già operano nel settore del leasing, in particolare nelle funzioni operations e amministrazione


figure impegnate in organizzazione, compliance, risk management e internal audit


risorse che desiderano consolidare competenze operative e comprendere in modo strutturato l’intero ciclo di vita del contratto


È la soluzione ideale per chi vuole rafforzare la propria preparazione tecnica e contribuire allo sviluppo di processi più solidi, controllati e orientati alla qualità.
Per maggiori informazioni e modalità d&#039;iscrizione clicca qui</description>
            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>Il settore dell’Aftermarket dell’automotive in movimento</title>
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            <pubDate>Tue, 05 May 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Ricerca “Il settore dell’Aftermarket dell’automotive in movimento”, realizzata dal Centro Studi Tagliacarne per conto della Camera di commercio di Modena, in collaborazione con la Camera di commercio di Torino e con il supporto di ANFIA punta i riflettori sulle imprese operanti nella produzione e nella vendita di ricambi di auto.Il 24,8% delle aziende dell’aftermarket auto prevede per quest’anno un aumento del fatturato e il 36% un incremento delle assunzioni. Ma per il 2026 due imprese su tre lamentano difficoltà a trovare le figure professionali e per il 36,8% questo potrebbe tradursi in un freno alla crescita. Mentre un’impresa su quattro teme per quest’anno problemi di approvvigionamento delle materie prime e semilavorati critici, come semiconduttori e batterie.
Leggi lo studio</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Europa: mercato vetture in calo a marzo 2026 secondo ANFIA</title>
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            <pubDate>Mon, 04 May 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A marzo 2026, il mercato auto nell&#039;Unione Europea chiude con risultati in crescita rispetto allo stesso mese del 2025, registrando un +12,5% con 1.158.317 immatricolazioni. Nell’Unione Europea allargata a EFTA e UK il mercato del mese risulta in crescita del 11,1%. Nel cumulato del primo trimestre, il mercato europeo dell&#039;Unione chiude a +4% rispetto al primo trimestre del 2025. Considerando anche EFTA e UK, i volumi risultano in crescita del 4,1%.
A marzo, il Regno Unito è al primo posto nel ranking delle immatricolazioni mensili tra i major market2. Seguono, nell’ordine Germania, Italia, Francia, Spagna. I major market hanno una quota pari al 73,6% del mercato totale nel mese e, complessivamente, registrano una flessione di quota pari a -0,4 punti percentuali rispetto all&#039;anno scorso.
Il Gruppo Stellantis, con oltre 228mila unità unità vendute nel mese, rappresenta il 14,4% del mercato europeo allargato a EFTA e UK (0,7 punti percentuali in meno rispetto alla quota di marzo 2025), ed è il secondo dopo il Gruppo Volkswagen, che ha una quota di mercato del 24%, mentre il Gruppo Renault è terzo, e ha una quota del 9,1% e volumi in crescita (circa 5mila unità) rispetto a marzo 2025. Nel cumulato, per Stellantis, assistiamo a un incremento delle immatricolazioni rispetto al primo trimestre dello scorso anno del 7,3%...continua a leggere sul sito Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Antiriciclaggio: il GAFI-FATF promuove il sistema italiano</title>
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            <pubDate>Mon, 04 May 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il sistema italiano di prevenzione e contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo ottiene una valutazione positiva a livello internazionale. È quanto emerge dal nuovo Mutual Evaluation Report del GAFI-FATF (Gruppo di Azione Finanziaria), approvato nel corso della sessione plenaria svoltasi a Città del Messico nel febbraio 2026 e pubblicato il 23 aprile.
Il Rapporto esprime un giudizio favorevole complessivo sull’Italia, riconoscendo la solidità ed efficacia del sistema nazionale nelle attività di prevenzione e contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e del finanziamento della proliferazione delle armi di distruzione di massa. Rispetto alla precedente valutazione del 2016, il GAFI-FATF rileva un significativo rafforzamento dell’assetto istituzionale e operativo, nonché un miglioramento delle capacità di individuazione e contrasto dei fenomeni finanziari illeciti. In particolare, tra le altre cose, sono valutati positivamente la qualità e completezza dell’analisi dei rischi; l’elevato livello di coordinamento tra le autorità competenti; l’efficacia della supervisione sul settore finanziario insieme alla accresciuta consapevolezza del settore privato; il contributo dell’Italia alla cooperazione internazionale. Il Rapporto riconosce inoltre la presenza di presìdi specifici per la vigilanza sui fornitori di servizi in valute virtuali, a conferma dell’attenzione del sistema italiano verso i nuovi rischi emergenti.
L’attività di coordinamento con il GAFI-FATF è svolta dalla direzione Prevenzione e Contrasto dell’utilizzo del sistema finanziario per fini illeciti del ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del Tesoro.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Transizione 5.0: MIMIT invia avvisi su pratiche ammissibili</title>
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            <pubDate>Mon, 04 May 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato l’invio degli avvisi relativi alle pratiche risultate tecnicamente ammissibili nell’ambito del Piano Transizione 5.0, segnando un passaggio operativo rilevante nel percorso di attuazione degli incentivi destinati alla trasformazione digitale ed energetica delle imprese. 
La comunicazione del MIMIT riguarda le domande che hanno superato la verifica tecnica preliminare, ossia la fase in cui vengono valutati:

la coerenza del progetto con gli obiettivi del Piano Transizione 5.0
la presenza dei requisiti tecnologici richiesti
la corretta compilazione della documentazione
la conformità delle spese previste alle categorie ammissibili

Il superamento di questa fase non equivale ancora all’assegnazione definitiva del credito d’imposta, ma rappresenta un passaggio necessario per accedere alla valutazione successiva. 
Le prossime fasi del procedimento
Con l’invio degli avvisi, si apre ora la fase successiva dell’iter amministrativo:

Verifica completa di ammissibilità: controllo formale e sostanziale dell’intera domanda.
Determinazione dell’importo agevolabile: calcolo del credito d’imposta spettante sulla base delle spese validate.
Comunicazione di concessione: atto finale che autorizza l’impresa a fruire dell’agevolazione.

Le imprese dovranno monitorare eventuali richieste di integrazione documentale, che potrebbero essere necessarie per completare l’istruttoria.
La ricevuta sarà consultabile all’interno della piattaforma informatica Transizione 5.0
 Obblighi dei beneficiari:
le imprese destinatarie della ricevuta sono tenute a:

comunicare tempestivamente al GSE eventuali variazioni societarie e ogni fatto o circostanza che comporti il venir meno dei requisiti di ammissione, intervenuti nel quinquennio successivo alla data di presentazione della comunicazione di completamento;
conservare e rendere disponibile, ai fini delle attività di vigilanza e controllo, tutta la documentazione necessaria all’accertamento della correttezza delle dichiarazioni rese, ivi comprese certificazioni, perizie, fatture e documenti di trasporto relativi ai beni agevolati;
comunicare al GSE l’eventuale cessione a terzi dei beni agevolati, la loro destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ovvero a strutture produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all’agevolazione, nonché il mancato esercizio dell’opzione di riscatto per i beni in leasing.

Impatto per le imprese
L’avviso del MIMIT rappresenta un segnale di avanzamento concreto nell’attuazione del Piano Transizione 5.0, particolarmente atteso dalle imprese che hanno programmato investimenti in:

tecnologie 4.0 e 5.0
sistemi per l’efficienza energetica
soluzioni digitali avanzate
progetti di riduzione dei consumi e ottimizzazione dei processi

La conferma della ricevuta delle pratiche tecnicamente ammissibili consente alle aziende di pianificare con maggiore certezza i passaggi successivi, soprattutto in vista della rendicontazione e dell’avvio operativo degli investimenti. 
L’avanzamento dell’iter amministrativo è un elemento chiave per garantire la piena operatività del Piano Transizione 5.0. L’invio degli avvisi da parte del MIMIT rappresenta un passo atteso e necessario per accelerare l’erogazione degli incentivi e sostenere la competitività del sistema produttivo.
Avviso MIMIT</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Chigi: via libera a Piano Casa, Carburanti III e Trasparenza</title>
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            <pubDate>Mon, 04 May 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio dei Ministri n. 173, riunitosi il 30 aprile 2026, ha approvato tre provvedimenti centrali per le politiche abitative, il contenimento dei prezzi dei carburanti e l’attuazione della direttiva UE sulla trasparenza retributiva. Le misure intervengono su tre fronti: emergenza casa, caro-carburanti e parità salariale. 
1. DL Piano Casa: 100mila alloggi in dieci anni
Il Governo ha varato un decreto-legge organico per contrastare l’emergenza abitativa, con un piano decennale che punta a rendere disponibili circa 100mila alloggi.
I tre pilastri del Piano Casa


Recupero dell’edilizia residenziale pubblica (ERP) Previsto un programma straordinario per ristrutturare 60mila alloggi popolari oggi non assegnabili. È nominato un Commissario straordinario per accelerare gli interventi.


Fondo nazionale per l’housing sociale Le risorse europee e nazionali destinate all’emergenza abitativa confluiranno in un fondo gestito da Invimit SGR, con comparti regionali dedicati.


Attivazione degli investimenti privati Il Piano crea condizioni per favorire edilizia a prezzi calmierati, senza consumo di suolo, con formule di locazione a lungo termine e possibilità di riscatto. Le risorse pubbliche ammontano a oltre 10 miliardi di euro. 


2. DL Carburanti III: proroga del taglio delle accise 
Il CdM ha approvato un nuovo decreto sui carburanti che proroga per 21 giorni il taglio delle accise, con una differenziazione tra diesel e benzina:


Diesel: confermato il taglio di 20 centesimi/litro


Benzina: riduzione del taglio a 5 centesimi/litro, pari a circa il 6% del prezzo


La misura è finanziata tramite sanzioni Antitrust ed extragettito IVA. Il Governo ha annunciato ulteriori interventi per l’autotrasporto in un provvedimento successivo. 
3. Dlgs Trasparenza salariale: attuazione della direttiva UE
 
Il CdM ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che recepisce la direttiva UE sulla trasparenza retributiva, con l’obiettivo di:


rafforzare il principio di parità salariale tra uomini e donne;


introdurre obblighi di trasparenza per le imprese;


migliorare i meccanismi di controllo e applicazione;


ridurre il gender pay gap attraverso reportistica e strumenti di verifica.


Il provvedimento si inserisce nel pacchetto lavoro che comprende anche misure su salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale. 
Conclusione
Il CdM n. 173 segna un passaggio rilevante nelle politiche sociali ed economiche del Governo:


un Piano Casa strutturale e decennale;


un intervento immediato sul caro-carburanti;


l’attuazione della direttiva UE sulla trasparenza salariale.


Tre misure che incidono su settori chiave per famiglie, imprese e pubblica amministrazione.
 
 




 
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            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>CRR3+ 2026: impatti chiave sul leasing italiano</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’entrata in vigore del pacchetto CRR3+ ridisegna il quadro prudenziale per tutte le istituzioni finanziarie europee, incluse le società di leasing italiane, che operano in un mercato caratterizzato da forte specializzazione settoriale, elevata presenza di PMI e crescente domanda di investimenti green. Il 2026 diventa quindi un anno di transizione regolamentare e strategica. 
1. Un settore italiano fortemente esposto al rischio di credito e al valore residuo
Il leasing in Italia presenta caratteristiche che amplificano l’impatto del CRR3+:


forte concentrazione su PMI, più sensibili alle nuove ponderazioni;


peso rilevante di beni mobili (auto, macchinari, attrezzature), dove il valore residuo è determinante;


crescita dei portafogli green (fotovoltaico, efficienza energetica), che richiedono metriche ESG più strutturate;


utilizzo diffuso di modelli standardizzati, ma con operatori che adottano IRB per specifici segmenti.


Il nuovo quadro prudenziale incide su tutti questi elementi. 
2. Output Floor: aumento degli RWA anche per chi usa modelli standard
In Italia molti operatori leasing utilizzano approcci standardizzati, ma il floor del 72,5% impatta comunque:


gruppi bancari con società di leasing integrate;


operatori che applicano modelli IRB su specifici portafogli;


segmenti con bassa rischiosità storica (auto, strumentale), che vedranno un incremento dei requisiti.


Effetto Italia
Aumento del capitale assorbito e conseguente pressione su:


pricing;


durata dei contratti;


selezione dei beni finanziabili. 


3. Nuove ponderazioni: impatto diretto su PMI e beni strumentali
Il leasing italiano è fortemente orientato alle PMI, che beneficiano della conferma dello SME supporting factor, ma subiscono:


maggiore granularità nelle ponderazioni corporate;


requisiti più stringenti per beni con valore residuo incerto;


necessità di documentare meglio la liquidabilità del bene.


Settori più esposti


macchinari specialistici;


veicoli industriali;


attrezzature con mercato secondario limitato. 


4. Valore residuo: il punto più sensibile per il mercato italiano
Il CRR3+ introduce requisiti più severi per il residual value risk, cruciale in Italia dove:


il leasing auto rappresenta una quota significativa del mercato;


il leasing strumentale include beni con forte volatilità di prezzo;


il leasing green richiede stime di valore residuo su tecnologie in rapida evoluzione.


Impatti operativi


modelli di stima più sofisticati;


stress test obbligatori;


maggiore documentazione sul mercato secondario. 


5. ESG e green asset: un’opportunità per il leasing italiano
Il leasing in Italia è tra i principali finanziatori di:


impianti fotovoltaici;


sistemi di accumulo;


tecnologie per efficienza energetica;


macchinari 4.0 con componenti green.


Il CRR3+ introduce i primi requisiti ESG, che diventano:


un obbligo di raccolta dati (consumi, emissioni, performance energetica);


un vantaggio competitivo per chi finanzia asset sostenibili;


un prerequisito per futuri incentivi regolamentari (Green Supporting Factor). 


6. Reporting e compliance: costi in aumento per gli operatori italiani
Il settore leasing italiano, composto da:


società captive;


società bancarie;


operatori indipendenti,


dovrà sostenere investimenti significativi in:


sistemi informativi;


raccolta dati granulari sul bene;


reporting prudenziale e ESG;


integrazione dei processi di valutazione del rischio.


Gli operatori più piccoli sono quelli più esposti all’aumento dei costi di compliance. 
7. Impatti sul mercato italiano: verso un leasing più selettivo e più green
Il CRR3+ porterà a:


pricing più elevato per beni con valore residuo incerto;


maggiore selezione dei beni finanziabili;


contratti più brevi per ridurre volatilità e assorbimento di capitale;


spinta verso asset green, più facilmente valorizzabili e con migliori prospettive regolamentari;


maggiore attenzione alle PMI, che restano centrali ma richiedono valutazioni più granulari.


 
Conclusione: il CRR3+ ridisegna il leasing italiano tra capitale, rischio e sostenibilità
Per il leasing in Italia, il CRR3+ non è solo un aggiornamento regolamentare, ma un cambio di paradigma:


più capitale richiesto;


più qualità del rischio;


più dati e trasparenza;


più attenzione al valore residuo;


più spazio agli investimenti green.


Gli operatori che sapranno integrare modelli di rischio avanzati, dati ESG e specializzazione settoriale trasformeranno la compliance in vantaggio competitivo.
Scheda tecnica:
1. Ambito normativo


Regolamento (UE) CRR3+: completamento dell’attuazione di Basilea III.


Entrata in vigore: 2025–2030 con fasi progressive.


Impatto diretto su: requisiti patrimoniali, RWA, rischio di credito, valore residuo, reporting. 


2. Output Floor (OF)


Livello finale: 72,5% dei requisiti standardizzati.


Applicazione graduale fino al 2030.


Effetti per il leasing italiano:


aumento RWA per portafogli auto, strumentale, rinnovabili;


pressione su pricing e durata;


impatto anche per operatori che usano approcci standardizzati tramite gruppi bancari. 




3. Rischio di credito – nuove ponderazioni


Maggiore granularità per esposizioni corporate.


Confermato SME Supporting Factor per PMI.


Revisione criteri di ammissibilità dei beni come collateral.


Effetti:


ponderazioni più elevate per beni con mercato secondario debole;


necessità di valutazioni più robuste su liquidabilità e recuperi. 




4. Rischio di valore residuo (Residual Value Risk)


Requisiti più stringenti su:


modelli di stima;


stress test;


documentazione del mercato secondario.




Settori più esposti: automotive, macchinari specialistici, tecnologie green. 


5. ESG e Green Asset


Introduzione di metriche ESG nei processi di concessione.


Obbligo di raccolta dati su: consumi, emissioni, performance energetica.


Preludio al futuro Green Supporting Factor.


Opportunità: vantaggio competitivo per operatori specializzati in rinnovabili ed efficienza energetica. 


6. Reporting e Pillar 3


Maggiore granularità nei dati richiesti.


Nuovi template per rischi ESG e climate-related.


Impatto operativo:


investimenti in sistemi informativi;


aumento costi di compliance;


necessità di integrazione dati bene/cliente. 




7. Impatti di mercato per il leasing italiano


Pricing: tendenza al rialzo per beni con volatilità elevata.


Durata contratti: preferenza per durate più brevi.


Selezione beni: focus su asset liquidi e green.


PMI: restano centrali ma richiedono valutazioni più granulari.


Operatori piccoli: maggiore pressione su capitale e compliance. 


8. Azioni raccomandate per gli operatori


Rafforzare modelli di rischio e stime del valore residuo.


Investire in sistemi di raccolta dati ESG.


Rivedere politiche di pricing e durata.


Specializzarsi in segmenti con mercato secondario solido.


Integrare stress test e scenari climatici nei processi di rischio.</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Pool di banche finanzia Lavazza con loan ESG da 900 mln</title>
            <link>https://leasenews.it/news/mercato/pool-di-banche-finanzia-lavazza-con-loan-esg-da-900-mln</link>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Un pool di banche formato da BofA Securities, BNL BNP Paribas, Crédit Agricole Italia, Crédit Agricole Corporate and Investment Bank Milan Branch, Intesa Sanpaolo (IMI CIB), Mediobanca e Rabobank - che hanno agito in qualità di Finanziatori e congiuntamente a BNP Paribas Italian Branch, anche in qualità di Mandated Lead Arrangers - ha sottoscritto un contratto di finanziamento con il Gruppo Lavazza, fra le aziende leader a livello globale nel mercato del caffè. Nell’ambito dell’operazione, hanno agito in qualità di Sustainability Coordinator, BNP Paribas Italian Branch e Intesa Sanpaolo – Divisione IMI Corporate &amp; Investment Banking – che ha svolto anche il ruolo di Agent.
L’importo complessivo di 900 milioni di euro è articolato in una linea di credito Term Loan e una linea di credito Revolving, entrambe con durata di 5 anni, ed è finalizzato a generiche esigenze del Gruppo.
Il Finanziamento è legato a specifici obiettivi ESG (Environmental, Social and Governance) del Gruppo Lavazza, con la previsione di un meccanismo premiante collegato al raggiungimento di determinati parametri di sostenibilità.
Le banche sono state assistite dallo studio legale Hogan Lovells, mentre Lavazza è stata assistita dallo studio legale Eversheds Sutherland.</description>
            <category>Mercato</category>
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        </item>
                <item>
            <title>GAFI: valutazione Italia su antiriciclaggio e terrorismo</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 13:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Il 23 aprile 2026 il GAFI ha pubblicato il rapporto di Mutual Evaluation del sistema italiano di prevenzione e contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della proliferazione delle armi di distruzione di massa (AML/CFT/CPF). 
Con riferimento alla UIF, il rapporto riconosce l&#039;elevata qualità dell&#039;analisi operativa - in grado di fornire efficace supporto all&#039;attività degli Organi investigativi e dell&#039;Autorità giudiziaria - e dell&#039;analisi strategica svolte dall&#039;Unità. Sono espresse considerazioni positive anche in riferimento alle attività condotte dalla UIF nell&#039;ambito della collaborazione domestica e internazionale, dei controlli e dell&#039;implementazione delle sanzioni finanziarie internazionali. </description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Automotive: l’AI accelera la rivoluzione e la guida autonoma</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 12:58:00 +0000</pubDate>
            <description>L’innovazione tecnologica sta ridisegnando l’industria automotive, che oggi si posiziona come secondo settore per livello di maturità nell’adozione dell’AI, subito dopo il comparto tecnologico. Una trasformazione che promette impatti rilevanti: fino a 6,1 miliardi di euro di potenziali benefici complessivi in Italia entro il 2050 grazie allo sviluppo della guida autonoma. L’utilizzo dell’AI è destinato semplificare e rendere più efficiente la gestione delle flotte aziendali. 
Sono stati questi i principali dati e trend emersi nel corso dell’evento “AI: innovazione al servizio della sicurezza e mobilità accessibile”, promosso a Roma dall’Associazione di fleet e mobility manager Best Mobility. Nel corso dell’incontro, che ha visto la partecipazione di alcuni esponenti parlamentari, esperti e primari rappresentanti di aziende e Associazioni della filiera della mobilità hanno delineato l’impatto dell’intelligenza artificiale sugli scenari futuri dell’intera industry della mobilità aziendale, tenendo in considerazione aspetti etici e di regolamentazione, di sicurezza e ambientali, ma anche le trasformazioni del lavoro. 
AI e auto: tra fiducia e timori
Ad aprire i lavori sono stati i dati illustrati da Giulio Salvadori - Direttore Osservatorio Connected Vehicle &amp; Mobility del Politecnico di Milano, che ha evidenziato come l’automotive sia oggi il secondo settore, dopo il “tech”, ma prima di “aereospace&amp;difence” e di “life sciences”, per livello di maturità raggiunto dall’applicazione dell’intelligenza artificiale lungo l’intera catena del valore: dalla ricerca e sviluppo alla fase di fabbricazione dei veicoli, passando per la vendita, l’utilizzo da parte dei consumatori, fino al post vendita. Secondo i dati dell’Osservatorio (in collaborazione con Ipsos Doxa) oggi il 52% dei consumatori ha una percezione positiva dell’AI applicata ai veicoli. I principali vantaggi percepiti riguardano: maggiore sicurezza grazie alla prevenzione degli incidenti (indicata dal 38% del campione), ottimizzazione dei consumi (34%), manutenzione predittiva (33%). Restano però alcune criticità: il rischio di malfunzionamenti dei software (temuto dal 35% dei rispondenti), la perdita di controllo del veicolo (33%) e la vulnerabilità ai cyberattacchi (30%). 
Guida autonoma: il futuro è già tracciato
I dati illustrati da Salvadori hanno poi fotografato l’avanzata della guida autonoma, altro megatrend della mobilità: oggi il 54% degli italiani si dichiara pronto a utilizzare veicoli a guida autonoma, soprattutto per tragitti ripetitivi come casa-lavoro o spostamenti urbani in condizioni di traffico intenso. Secondo lo studio, nei prossimi anni lo sviluppo di robotaxi e servizi di mobilità condivisa autonoma potrebbe generare impatti significativi: -90% di feriti sulle strade, fino a 900.000 auto in meno nelle città e la riduzione di 41.000 tonnellate di emissioni inquinanti annue. 
“Il settore della mobilità sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da sfide complesse, ma anche da grandi opportunità. - ha affermato Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle &amp; Mobility - In questo contesto, la guida autonoma rappresenta una delle evoluzioni più significative per il futuro della mobilità, con un impatto diretto sulla sicurezza stradale. Riducendo o eliminando il fattore umano, i sistemi autonomi possono contribuire in modo decisivo a diminuire il numero di feriti per chilometro, le emissioni inquinanti e i costi sociali”. 
In rappresentanza del settore della mobilità aziendale è intervenuto Federico Antonio Di Paola, Presidente di Best Mobility che ha sottolineato come: “L’intelligenza artificiale rappresenta un acceleratore fondamentale per la mobilità delle imprese, sempre più spesso utilizzato. Le flotte diventano così sempre più ‘intelligenti’, con benefici concreti in termini di efficienza, sostenibilità e sicurezza. Per le imprese significa poter prendere decisioni basate sui dati, ottimizzare i costi e migliorare l’esperienza dei dipendenti”. 
Nel suo intervento Roberto Pietrantonio - Presidente UNRAE si è soffermato sugli aspetti normativi, evidenziando come: “L’AI Act rappresenta un passaggio importante, perché introduce regole necessarie su sicurezza, trasparenza e responsabilità. È fondamentale però che sia accompagnato da politiche industriali e strumenti di domanda che rendano queste innovazioni accessibili e sostenibili. Come UNRAE riteniamo che l’AI sia prima di tutto un’opportunità: per ridurre gli incidenti, migliorare l’efficienza e rendere la mobilità più sostenibile. Allo stesso tempo, dobbiamo evitare che un eccesso di complessità regolatoria rallenti l’innovazione o sposti altrove lo sviluppo tecnologico. La sfida è trovare un equilibrio: proteggere i cittadini senza indebolire la competitività europea. Perché il rischio non è avere regole, ma avere le regole migliori applicate a tecnologie sviluppate fuori dall’Europa.”
 </description>
            <category>Innovazione</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Istat, aprile 2026: giù fiducia per consumatori e imprese</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Ad aprile 2026 sia il clima di fiducia dei consumatori sia l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese sono stimati in diminuzione (da 92,6 a 90,8 e da 97,3 a 95,2 rispettivamente).
Tra i consumatori, si evidenzia un diffuso peggioramento delle opinioni, soprattutto di quelle sulla situazione economica del Paese: il clima economico si riduce da 88,1 a 82,7, il clima futuro scende da 85,3 a 82,5, quello personale cala da 94,2 a 93,8 e il clima corrente diminuisce da 98,0 a 96,9.
Con riferimento alle imprese, la flessione risulta più marcata nei servizi di mercato e nelle costruzioni. In particolare, il clima di fiducia delle imprese dei servizi di mercato scende da 102,6 a 99,1 e quello delle costruzioni flette da 103,6 a 100,9; nella manifattura l’indicatore di fiducia diminuisce da 88,7 a 87,9, mentre migliora nel commercio al dettaglio (l’indice sale da 100,5 a 100,8).
Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione e le scorte sono giudicate invariate. Nelle costruzioni sia i giudizi su ordini e/o piani di costruzione sia le attese sull’occupazione subiscono un calo.
Nei servizi di mercato si evidenzia un diffuso peggioramento di tutte le componenti. Il deterioramento dell’indice del comparto è influenzato, principalmente, dalla caduta nel settore del turismo. Nel commercio al dettaglio, l’aumento della fiducia è dovuto essenzialmente al miglioramento dei giudizi sulle vendite in presenza di una diminuzione delle relative attese e di una stabilità delle scorte di magazzino. A livello di circuito distributivo, l’indice scende nella distribuzione tradizionale mentre nella grande distribuzione si registra un aumento.
Il commento
Ad aprile 2026 si registra una flessione diffusa del clima di fiducia sia tra i consumatori sia tra le imprese. In particolare, tutte le componenti dell’indicatore di fiducia dei consumatori si deteriorano ad eccezione dei giudizi sul bilancio familiare e delle opinioni sul risparmio.
Quanto alle imprese, il calo della fiducia interessa in misura più marcata i servizi di mercato, in particolare il turismo, e le costruzioni; in controtendenza solo il commercio al dettaglio, dove la fiducia cresce nella grande distribuzione.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>BCE: ad aprile 2026 credito più rigido e domanda debole</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
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La Bank Lending Survey (BLS) della BCE, pubblicata il 28 aprile 2026, mostra un ulteriore irrigidimento dei criteri di concessione del credito nell’area euro, più marcato delle attese, in un contesto di rischi elevati e domanda debole. 
1. Offerta di credito: criteri più rigidi in tutte le categorie
Le banche dell’area euro hanno segnalato:


Netto irrigidimento dei criteri per i prestiti alle imprese (saldo netto +10%), il più forte dal terzo trimestre 2023.


Lieve stretta sui mutui casa (+2%).


Stretta marcata sul credito al consumo (+15%).


Le cause principali sono rischi percepiti più elevati, minore propensione al rischio e pressioni derivanti da geopolitica ed energia, con alcune banche che citano esposizioni verso imprese energivore e Medio Oriente.
Per il secondo trimestre 2026, le banche prevedono un inasprimento ancora più diffuso, soprattutto per imprese e mutui. 
2. Domanda di credito: imprese e famiglie rallentano
La domanda di prestiti:


Imprese: in calo, soprattutto per la riduzione degli investimenti fissi e l’incertezza economica.


Famiglie: stabile per i mutui, in lieve aumento per il credito al consumo, sostenuto da maggiore spesa in beni durevoli.


Nel complesso, la BCE prevede una diminuzione della domanda in tutte le categorie nel secondo trimestre. 
3. Termini e condizioni: più rigidi per imprese e consumatori
Le condizioni effettive dei prestiti si sono:


inasprite per i prestiti alle imprese;


inasprite per il credito al consumo;


mantenute stabili per i mutui casa.


Aumenta anche la quota di richieste di prestito respinte in tutte le categorie, con un incremento più forte nel credito al consumo. 
4. Securitisation: un ruolo crescente
Quasi la metà delle banche dell’area euro utilizza la cartolarizzazione per:


concedere nuovi prestiti,


gestire il rischio di credito,


migliorare liquidità e funding.


Il ricorso a investitori non bancari resta significativo. 
5. Focus Italia: criteri stabili, domanda in calo
Secondo la Banca d’Italia:


Criteri di offerta invariati per i prestiti alle imprese nel primo trimestre.


Lieve irrigidimento per il credito al consumo.


Domanda delle imprese in flessione, soprattutto per minori investimenti fissi.


Attese di inasprimento nel secondo trimestre, trainate da rischi geopolitici ed energetici.


 
La BLS di aprile 2026 conferma un quadro di stretta creditizia crescente, domanda debole e rischi elevati. Le imprese rinviano investimenti e chiedono credito più per esigenze difensive che espansive, mentre le banche mantengono un approccio prudente in un contesto di incertezza geopolitica ed energetica.
Indagine sul credito bancario nell’area dell’euro</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
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            <title>Legge 59/2026: sospensione canoni leasing nelle aree colpite</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description> 
La Legge 27 aprile 2026, n. 59, che converte con modifiche il decreto-legge 25/2026, introduce un pacchetto articolato di misure urgenti per sostenere territori e imprese colpiti dagli eccezionali eventi meteorologici verificatisi dal 18 gennaio 2026 in Calabria, Sardegna e Sicilia, oltre a interventi specifici per la frana di Niscemi e nuove disposizioni in materia di protezione civile.
Il provvedimento, composto da 30 articoli, punta a garantire la continuità dei servizi essenziali, il ripristino delle infrastrutture e il sostegno economico a famiglie e imprese. Per il settore del leasing, alcune norme assumono un rilievo diretto e immediato, soprattutto in relazione alla sospensione dei pagamenti e alla gestione dei beni strumentali danneggiati.
Misure chiave della legge: il quadro generale
La legge interviene su quattro fronti principali:


Ripristino dei servizi pubblici essenziali e delle infrastrutture di rete.


Sostegno economico a privati e imprese colpiti dagli eventi meteo.


Sospensione di adempimenti fiscali, contributivi e societari.


Rafforzamento dei poteri commissariali per accelerare la messa in sicurezza del territorio.


All’interno di questo impianto, alcune disposizioni incidono direttamente sulle operazioni di locazione finanziaria, sia immobiliare sia strumentale.
Focus leasing: cosa cambia con l’Articolo 2
L’Articolo 2 è il punto di maggiore interesse per il settore del leasing. La norma prevede la sospensione dei pagamenti dei canoni di locazione finanziaria relativi a:


edifici distrutti o divenuti inagibili, anche parzialmente;


immobili strumentali all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale, agricola o professionale;


beni mobili strumentali utilizzati per le medesime attività.


La sospensione riguarda sia i versamenti tributari e contributivi, sia i canoni di leasing, con l’obiettivo di evitare che imprese già colpite dai danni materiali subiscano ulteriori pressioni finanziarie.
Implicazioni operative per le società di leasing


Necessità di identificare i contratti relativi a beni situati nei territori colpiti.


Gestione delle richieste di sospensione con criteri uniformi e documentazione semplificata.


Adeguamento delle segnalazioni alla Centrale dei rischi, poiché la legge riconosce formalmente gli eventi meteo come cause di forza maggiore.


Possibile impatto sulla durata residua dei contratti e sulla contabilizzazione dei crediti.


Articolo 8: sospensione di adempimenti e riconoscimento della forza maggiore
L’Articolo 8 introduce ulteriori misure rilevanti per il leasing:


Sospensione dei versamenti del diritto annuale e degli adempimenti contabili e societari fino al 31 marzo 2026.


Riconoscimento esplicito che gli eventi meteo costituiscono cause di forza maggiore, con effetti diretti sulla normativa bancaria e sulle segnalazioni creditizie.


Per le società di leasing, ciò significa:


maggiore tutela nella gestione dei crediti deteriorati;


riduzione del rischio di classificazioni negative per clienti temporaneamente inadempienti;


possibilità di applicare moratorie senza impatti prudenziali eccessivi. 


Altre misure che interessano indirettamente il settore
Articolo 7 – Sostegno alle imprese esportatrici
Le imprese esportatrici dei territori colpiti possono accedere a risorse SIMEST fino a 130 milioni di euro. Per il leasing, ciò può tradursi in nuovi investimenti finanziabili una volta superata la fase emergenziale.
Articolo 9 – Misure per imprese agricole e della pesca
Accesso al Fondo di solidarietà nazionale e proroga al 31 dicembre 2026 per le polizze catastrofali. Il leasing strumentale agricolo e nautico può beneficiare di una maggiore stabilità finanziaria delle imprese clienti.
Articolo 19 – Esperti assicurativi catastrofali
L’istituzione del ruolo presso CONSAP migliora la valutazione dei danni e accelera i rimborsi assicurativi, con effetti positivi anche sui beni in leasing. 
La Legge 59/2026 rappresenta un intervento organico per sostenere territori e imprese colpiti da eventi meteorologici eccezionali. Per il settore del leasing, le misure introdotte:


alleggeriscono la pressione finanziaria sulle imprese clienti;


riducono il rischio di deterioramento dei portafogli;


chiariscono il quadro prudenziale grazie al riconoscimento della forza maggiore;


favoriscono una ripresa più rapida delle attività produttive.


Il provvedimento è in vigore dal 28 aprile 2026 e richiede ora un’attenta implementazione operativa da parte degli intermediari.</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>BEI: 10 miliardi per accelerare la transizione pulita</title>
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            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>I consigli di amministrazione del Gruppo della Banca europea per gli investimenti (BEI) hanno approvato un finanziamento complessivo di 10 miliardi di euro, di cui quasi 2 miliardi destinati a iniziative volte ad ampliare gli investimenti europei nelle energie pulite, a garantirne l&#039;accessibilità economica e a rafforzarne la competitività.
Il Consiglio della BEI ha approvato prestiti a sostegno della produzione di energia eolica offshore in Germania e di energia solare in Italia, nonché dell&#039;accelerazione dell&#039;utilizzo delle energie rinnovabili da parte delle imprese in Austria. Il finanziamento sostiene inoltre il miglioramento del risparmio energetico negli impianti di riscaldamento in Lettonia e l&#039;ammodernamento della rete elettrica olandese, che aumenta la capacità di produzione di energia rinnovabile ed espande le possibilità di ricarica per i veicoli elettrici.
L&#039;aumento dell&#039;energia pulita e del risparmio energetico nell&#039;Unione Europea si verifica in un contesto di crisi di approvvigionamento durante il quinto anno della guerra della Russia contro l&#039;Ucraina e di tensioni in Medio Oriente.
“Dall’invasione russa dell’Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente si può trarre una lezione chiara: l’Europa deve liberarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili”, ha affermato Nadia Calviño, Presidente del Gruppo BEI . “Gli investimenti approvati oggi confermano l’impegno del Gruppo BEI a realizzare la transizione energetica e a rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa”.
Il nuovo finanziamento sostiene le priorità politiche dell&#039;UE e la &quot;Strategia di investimento nelle energie pulite&quot; della Commissione europea, che entrerà in vigore a marzo 2026, nonché il piano &quot;AccelerateEU&quot; pubblicato questa settimana. Nell&#039;ambito di entrambe le iniziative, il Gruppo BEI collaborerà con la Commissione per accelerare la transizione dell&#039;Europa dai combustibili fossili alle energie pulite.
Sostegno alle priorità dell&#039;UE in tutto il continente.
Inoltre, 8 miliardi di euro di nuovi finanziamenti copriranno progetti nei settori dello sviluppo urbano, della competitività delle imprese e dei trasporti ferroviari e stradali. Il Consiglio della BEI ha approvato il finanziamento di progetti di rigenerazione urbana in Belgio, nuove strade e ammodernamenti in Romania e investimenti aziendali in Bulgaria, Italia e Spagna.
Il Consiglio del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) ha approvato nuovi accordi di garanzia e cartolarizzazione per sbloccare i finanziamenti per le imprese europee, promuovendo la competitività e la digitalizzazione. Il FEI ha inoltre sostenuto nuovi investimenti azionari, anche in fondi focalizzati su sicurezza e difesa, energia e parità di genere. Infine, ha approvato otto operazioni TechEU che amplieranno le opportunità di finanziamento per gli innovatori europei.
Promuovere solide partnership globali
Al di fuori dell&#039;UE, la BEI ha approvato finanziamenti per imprese agricole in Benin, nonché per l&#039;ampliamento dell&#039;accesso a Internet a banda larga in tutta l&#039;Africa subsahariana. Queste iniziative contribuiscono alla strategia &quot;Global Gateway&quot; dell&#039;UE e promuovono solide partnership e la voce dell&#039;Europa a livello globale.
Informazioni di base    
Gruppo BEI   
Il Gruppo della Banca europea per gli investimenti ( BEI ) è il braccio finanziario dell&#039;Unione europea, di proprietà dei 27 Stati membri, e una delle più grandi banche multilaterali di sviluppo al mondo. Nel 2025, il Gruppo BEI ha stanziato 100 miliardi di euro in nuovi finanziamenti e servizi di consulenza per oltre 870  progetti ad alto impatto,  nell&#039;ambito di  otto priorità fondamentali a supporto degli obiettivi politici  dell&#039;UE  : azione per il clima e ambiente, digitalizzazione e innovazione tecnologica, sicurezza e difesa, coesione territoriale, agricoltura e bioeconomia, infrastrutture sociali, solide partnership globali e unione dei risparmi e degli investimenti. Oltre ai prestiti a lungo termine per le grandi infrastrutture, il Gruppo BEI attrae investimenti privati ​​per progetti e imprese innovative ad alto rischio, con un ruolo crescente nei mercati europei del debito di rischio, del capitale di rischio, delle garanzie e delle cartolarizzazioni. 
Il Fondo europeo per gli investimenti ( FEI ) è la filiale del Gruppo BEI specializzata nell&#039;erogazione di garanzie e partecipazioni azionarie per migliorare l&#039;accesso al credito per le piccole e medie imprese e le startup in tutta Europa. Agendo come investitore di riferimento, attraverso la sua vasta rete di banche partner e fondi di investimento, il FEI mobilita investimenti privati ​​e promuove l&#039;ecosistema dei fondi di venture capital a sostegno degli imprenditori europei innovativi. 
Nel 2023, il FEI, insieme a sei Stati membri (Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi), ha lanciato l&#039;iniziativa European Tech Champions, un fondo di fondi per sostenere la crescita di startup innovative. Ad oggi, questa iniziativa ha già permesso la creazione di 14 mega-fondi di venture capital europei e ha contribuito alla crescita di 43 aziende, tra cui 11 unicorni (con oltre 1 miliardo di euro di capitale). 
Qui sono disponibili foto dei rappresentanti e della sede centrale del Gruppo BEI, file del logo e filmati di repertorio per uso mediatico . </description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Giorgetti: sul DFP 2026 prudenza e conti sotto controllo</title>
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            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’audizione del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026 ha delineato un quadro improntato a prudenza, realismo e forte attenzione all’evoluzione del contesto internazionale. Il Ministro ha rivendicato la riduzione del deficit senza manovre restrittive, grazie a una gestione “prudente e responsabile” della finanza pubblica e a un monitoraggio costante della spesa.
Deficit in calo senza austerità: la linea del Governo
Giorgetti ha sottolineato che il Governo è riuscito a ridurre significativamente il deficit senza ricorrere a politiche restrittive, grazie a entrate solide e a un controllo rigoroso della spesa. Ha però avvertito che i margini di manovra restano limitati, non tanto per le regole europee, quanto per la necessità di porre il debito su un sentiero discendente, obiettivo che secondo il quadro tendenziale del DFP potrebbe concretizzarsi dal 2027, con effetti positivi sulla fiducia dei mercati. 
Un contesto globale instabile: energia, geopolitica e tassi
Il Ministro ha richiamato l’attenzione su un contesto internazionale caratterizzato da forte incertezza, aggravata dal conflitto in Medio Oriente, dall’aumento dei prezzi energetici e dalle tensioni sulle catene di approvvigionamento. Questi fattori incidono sulle aspettative degli operatori economici, sugli investimenti e sulla dinamica dei tassi di interesse.
Formulare previsioni, ha spiegato Giorgetti, è oggi “particolarmente complesso”, poiché l’evoluzione dei prezzi energetici e la disponibilità di materie prime dipendono da variabili geopolitiche difficilmente prevedibili. 
Le nuove regole europee e la flessibilità necessaria
Giorgetti ha evidenziato che le nuove regole della governance economica europea non sono peggiori delle precedenti, ma resta da verificare se garantiranno flessibilità sufficiente nelle fasi non ordinarie come quella attuale.
Il Ministro ha ricordato l’esistenza delle clausole di deroga (art. 25 e 26), che l’Italia ritiene applicabili in presenza di condizioni eccezionali, mentre la Commissione europea mantiene una posizione più prudente. 
Energia, inflazione e possibili interventi
Sul fronte dell’energia, Giorgetti ha ribadito che eventuali interventi — come la proroga del taglio delle accise — saranno valutati in base all’evoluzione dei prezzi e al quadro europeo. L’aumento dei costi energetici resta uno dei principali rischi per famiglie e imprese, con effetti diretti sull’inflazione e sulla crescita. 
Conclusione
L’audizione del Ministro Giorgetti sul DFP 2026 conferma una strategia fondata su rigore, adattabilità e realismo. Il Governo punta a mantenere i conti in ordine senza frenare la crescita, in un contesto globale che richiede prudenza e capacità di risposta rapida.
Video Audizione</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>BCC Roma: bilancio 2025 in crescita e capitale più forte</title>
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            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Oltre 11 miliardi di impieghi (+0,7% sul 2024) e una raccolta allargata che ha toccato quota 18,6 miliardi (+6,2%). Sono questi i numeri principali, ancora una volta largamente positivi, del Bilancio 2025 della BCC di Roma, la più grande banca di credito cooperativo in Italia, approvato dall’Assemblea dei soci, riunitasi domenica 26 aprile, presso la Fiera di Roma e nel teatro Alta Forum di Campodarsego (Padova), che ha visto la partecipazione di oltre 6mila persone in presenza e per delega. 
L’utile netto di 302,6 milioni di euro è stato destinato principalmente al rafforzamento del patrimonio aziendale e a fini di beneficenza e mutualità, per dare sempre più corpo al sostegno del tessuto civico e sociale dei territori di appartenenza. 
I fondi propri hanno superato l’ammontare di 1,6 miliardi. Il CET1 della banca è salito al 31%, il Total Capital Ratio al 32%, entrambi largamente sopra i requisiti prudenziali richiesti e tra i più alti in Italia. 
Il grado di copertura dei crediti deteriorati si è mantenuto su valori molto elevati, pari al 93,5%, così come quello delle sofferenze, attestatosi al 98,7%, di gran lunga superiore a quello medio delle altre banche, cooperative e non. 
Di particolare importanza anche la politica sociale e gli interventi di solidarietà e sostegno ai territori. I 27 Comitati locali dei soci della Banca, che distribuiscono nelle aree di competenza il cosiddetto “budget sociale”, hanno erogato nel 2025 la cifra record di 2,5 milioni di euro a fondo perduto per attività di beneficenza a parrocchie, enti di volontariato e associazioni. Il tutto per un totale di quasi 2.900 interventi. 
Inoltre, lo scorso anno la Banca, oltre alle erogazioni dei Comitati Locali, ha sostenuto altri importanti progetti a favore di realtà territoriali che si occupano di disabilità, disagio sociale, sanità, educazione e ambiente, con un ammontare di donazioni di circa 450mila euro. A queste, si sono aggiunte altrettante donazioni erogate dalla Fondazione BCC di Roma Ets, per un totale di ulteriori 170mila euro. L’ammontare complessivo delle erogazioni a carattere sociale e solidaristico effettuate da BCC Roma nel 2025 supera dunque i 3 milioni di euro. 
«In un contesto complessivo caratterizzato da perduranti incertezze e preoccupazioni - ha detto il Presidente Maurizio Longhi - la nostra Banca ha chiuso ancora una volta un esercizio con risultati di grande soddisfazione, che mi consentono di poter affermare che oggi BCC Roma non solo continua ad essere un punto di riferimento per PMI e famiglie, ma è ormai perfettamente in grado di essere un interlocutore creditizio affidabile per tutte le tipologie di clienti, anche per le imprese più strutturate e complesse. Inoltre, i risultati raggiunti ci consentono di continuare a garantire quell’azione mutualistica e sociale che da sempre contraddistingue il nostro operato di banca cooperativa». 
Per il Direttore Generale, Gilberto Cesandri: «I risultati degli ultimi anni vanno oltre ogni previsione e nascono da un lavoro quotidiano in cui tutta la squadra si è riconosciuta, animata da un forte senso di appartenenza. Una coesione che ha permesso di costruire nel tempo legami profondi con il territorio: presenza concreta nelle comunità locali, supporto alle economie del tessuto produttivo e una visione orientata alla crescita sostenibile e di lungo periodo». 
BCC Roma, nella top 20 delle banche più grandi in Italia, è oggi presente in Lazio, Abruzzo, Veneto e Molise, per un totale di oltre 500 comuni di competenza e 195 agenzie (al 31 dicembre 2025). Conta più di 450mila clienti e 56mila soci. Negli ultimi 30 anni la compagine sociale è aumentata di 15 volte.
La Banca di Credito Cooperativo di Roma è la prima banca di Credito Cooperativo in Italia. Fondata nel 1954 con il nome di Cassa Rurale ed Artigiana dell’Agro Romano, opera nel Lazio, nell’Abruzzo interno, in Veneto e in Molise con 197 agenzie e oltre 150 servizi di tesoreria (dati ad aprile 2026). I soci sono 56mila e i clienti quasi mezzo milione.
BCC Roma fa parte del Gruppo BCC Iccrea, il più grande gruppo bancario cooperativo italiano e il quarto gruppo bancario per totale attivo del Paese.
La Banca nella sua attività si ispira ai principi fondanti della cooperazione, quali la mutualità e la solidarietà, che si concretizzano nell’orientamento al cliente e nel radicamento sul territorio di riferimento, contribuendo a promuovere il benessere delle comunità dove opera e il loro sviluppo economico e culturale attraverso un’attiva azione di responsabilità sociale.
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            <category>Corporate News</category>
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            <title>ZES Unica e Leasing: binomio vincente per il Mezzogiorno</title>
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            <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La ZES Unica, operativa dal 2024, rappresenta una delle più importanti leve di politica industriale introdotte in Italia negli ultimi anni. Riunendo in un’unica zona economica speciale l’intero Mezzogiorno, offre un quadro semplificato di incentivi fiscali, amministrativi e logistici per attrarre investimenti e favorire la competitività delle imprese. In questo contesto, il leasing emerge come uno strumento finanziario particolarmente efficace per sfruttare appieno i vantaggi della ZES. 
Cosa offre la ZES Unica
La ZES Unica mette a disposizione delle imprese:


Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, immobili e macchinari


Procedure autorizzative accelerate e sportello unico digitale


Agevolazioni doganali e logistiche nelle aree portuali e retroportuali


Semplificazioni per nuovi insediamenti produttivi


L’obiettivo è creare un ambiente favorevole per attrarre capitali, rilanciare la manifattura e sostenere la transizione tecnologica e green. 
Perché il leasing è un alleato naturale della ZES Unica
Il leasing — finanziario o operativo — consente alle imprese di acquisire beni strumentali senza immobilizzare capitale, mantenendo flessibilità e capacità di investimento. Integrato con gli incentivi della ZES, diventa un moltiplicatore di vantaggi.
I principali benefici:


Massimizzazione del credito d’imposta: i beni acquisiti in leasing sono ammissibili agli incentivi, permettendo alle imprese di ridurre il costo effettivo dell’investimento.


Maggiore accessibilità: anche le PMI con minore capacità di indebitamento possono investire in tecnologie, impianti e immobili produttivi.


Flessibilità finanziaria: canoni diluiti nel tempo, senza impatto immediato sulla liquidità.


Aggiornamento tecnologico rapido: il leasing operativo consente di rinnovare macchinari e attrezzature in linea con i requisiti di innovazione richiesti dalla ZES.


Ottimizzazione fiscale: i canoni sono deducibili, migliorando la gestione del carico fiscale complessivo. 


Settori che possono beneficiare maggiormente
La combinazione ZES + leasing è particolarmente efficace per:


Manifattura avanzata


Logistica e trasporti


Agroindustria


Energia rinnovabile e impianti green


Tecnologie digitali e automazione


Questi comparti richiedono investimenti significativi in beni strumentali, spesso ad alta obsolescenza tecnologica: il leasing permette di sostenerli con maggiore agilità. 
Un volano per il Mezzogiorno
L’integrazione tra ZES Unica e strumenti finanziari come il leasing può generare un impatto macroeconomico rilevante:


aumento degli investimenti privati


crescita dell’occupazione


rafforzamento delle filiere produttive locali


attrazione di imprese estere


accelerazione della transizione digitale e green


In altre parole, un ecosistema più competitivo e capace di trattenere e valorizzare capitale industriale.
 
Conclusione
La ZES Unica rappresenta una svolta per lo sviluppo del Sud Italia. Il leasing, grazie alla sua flessibilità e alla compatibilità con gli incentivi fiscali, si configura come uno strumento ideale per permettere alle imprese di cogliere appieno questa opportunità. La combinazione dei due elementi può diventare un motore concreto di crescita, innovazione e rilancio produttivo.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Confindustria: sul Digital Omnibus servono regole più chiare</title>
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            <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Digital Omnibus rappresenta un passaggio chiave per semplificare e rendere più coerente il quadro normativo europeo in materia digitale, ma per essere davvero efficace dovrà garantire maggiore certezza giuridica e regole proporzionate alle esigenze delle imprese. È questo il messaggio centrale del position paper con cui Confindustria interviene sul pacchetto presentato dalla Commissione il 19 novembre 2025, indicando una serie di correttivi mirati per rafforzare la competitività e sostenere l’innovazione del sistema industriale.
L’impostazione generale è, in generale, positiva: l’obiettivo di armonizzare norme spesso frammentate e ridurre gli oneri burocratici è considerato essenziale, soprattutto in una fase di forte competizione globale. Tuttavia, senza interventi puntuali, il rischio è che la complessità regolatoria continui a rappresentare un ostacolo per le imprese, in particolare nell’adozione di tecnologie avanzate.
Intelligenza artificiale, più chiarezza su regole e tempi per favorire l’adozione
Sul fronte dell’IA, l’iniziativa di semplificare l’applicazione dell’AI Act è positiva, ma richiede più impegno su regole certe e tempi di adeguamento realistici. Serve maggiore chiarezza nell’interpretazione dei principi e un impegno più incisivo della Commissione europea nella definizione di linee guida operative. Nonostante le proposte del Parlamento sull’Annex I siano positive, restano comunque alcune criticità, soprattutto nella formulazione dell’articolo relativo al regolamento macchine che rischiano di generare sovrapposizioni e incertezze applicative. L’obiettivo è costruire un quadro stabile e prevedibile, che possa contribuire a raggiungere gli intenti della regolamentazione senza rallentare l’adozione dell’IA nelle imprese.
Cybersecurity, serve una vera armonizzazione europea su obblighi e segnalazioni
In materia di sicurezza informatica, la priorità è una vera armonizzazione a livello europeo. La proposta di una piattaforma unica per la segnalazione degli incidenti è una proposta che merita attenzione, ma non è sufficiente senza regole uniformi su soglie, tempistiche e modalità di reporting. Occorre introdurre criteri comuni per individuare gli incidenti significativi e allineare i tempi di notifica, oltre a garantire maggiore coerenza tra le diverse normative, incluso il Cyber Resilience Act. Centrale è anche il riconoscimento reciproco delle certificazioni tra autorità nazionali, essenziale per ridurre costi e complessità operative.
Protezione dei dati personali, semplificazioni utili ma restano nodi su consenso e applicazione
Le modifiche al GDPR sono positive perché intervengono su aspetti che negli anni hanno generato incertezze interpretative. Tra i punti più rilevanti vi sono la precisazione della nozione di dato personale e il riconoscimento del legittimo interesse come base giuridica per alcune applicazioni legate all’intelligenza artificiale. Sono rilevanti anche le semplificazioni sugli obblighi di notifica dei data breach, sulla valutazione d’impatto e sull’informativa. Restano aperte alcune criticità, tra cui la necessità di rivedere i meccanismi di consenso basati su segnali automatizzati, soprattutto nel contesto del tracciamento online, e di chiarire meglio alcuni rapporti operativi tra i soggetti coinvolti nel trattamento dei dati.
Data Act, condivisione dei dati da calibrare per tutelare industria e innovazione
Sul Data Act emerge l’esigenza di un approccio più calibrato alla condivisione dei dati. L’obiettivo di promuovere l’economia dei dati è condiviso, ma è necessario distinguere a livello legale tra contesti B2C e B2B, dove i dati sono spesso parte integrante dei processi produttivi. Servono modelli di accesso graduati e basati sul rischio, strumenti per garantire la tracciabilità dell’uso dei dati e misure specifiche per la tutela dei segreti commerciali. È inoltre necessario evitare effetti retroattivi sugli obblighi contrattuali e definire standard di interoperabilità attraverso processi condivisi con l’industria.
Nel complesso, la sfida non è solo semplificare le norme, ma renderle realmente applicabili e coerenti con le esigenze produttive. Un passaggio cruciale per sostenere lo sviluppo tecnologico delle imprese e rafforzare la competitività dell’industria italiana nel contesto internazionale.</description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>Confindustria: al Sud serve una crescita stabile</title>
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            <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Check-up Mezzogiorno 2025, realizzato da Confindustria e SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, ha fotografato l’immagine di un’area che, pur all’interno di un contesto macroeconomico e geopolitico ancora segnato da forti incertezze, mostra segnali di progressivo rafforzamento strutturale. Negli ultimi anni, la dinamica di crescita del Sud si è rivelata mediamente più sostenuta rispetto a quella del resto del Paese, aprendo una traiettoria credibile di recupero dei divari storici.
Il percorso non è lineare né omogeneo tra territori e settori, ma evidenzia elementi di consolidamento che meritano attenzione, soprattutto alla luce del ruolo crescente svolto dagli investimenti e dal sostegno delle politiche pubbliche.
Investimenti e politiche pubbliche al centro della crescita
Entrando nel dettaglio, l’indice sintetico dell’economia meridionale, aggiornato con una nuova impostazione metodologica che assume il 2014 come anno base e consente un confronto diretto con Centro e Nord, colloca nel 2025 il Mezzogiorno a un livello intermedio tra le altre macroaree. Il Check-up evidenzia che dopo il rallentamento del 2024, l’Indice torna a crescere in modo significativo, trainato soprattutto dagli investimenti.
Nel medio periodo, il Sud mostra una dinamica più vivace anche sul fronte del PIL, con una crescita cumulata superiore alla media nazionale e prospettive di ulteriore rafforzamento legate alla progressiva messa a terra degli investimenti del PNRR. Accanto agli investimenti, le politiche pubbliche hanno svolto un ruolo decisivo nel sostenere la tenuta del sistema produttivo, contribuendo ad attivare nuova capacità produttiva e occupazionale.
ZES Unica e PNRR: risultati incoraggianti, ma restano criticità
Tra gli strumenti più efficaci si confermano il credito di imposta per gli investimenti nella ZES Unica Mezzogiorno e il modello delle autorizzazioni uniche, che hanno favorito un’accelerazione degli investimenti grazie alla semplificazione amministrativa. I dati mostrano una forte partecipazione delle imprese e un significativo volume di investimenti attivati, con ricadute rilevanti anche sul piano occupazionale.
Il PNRR rappresenta un’altra leva fondamentale per il Mezzogiorno, che concentra una quota rilevante dei progetti e delle risorse. Tuttavia, sul fronte dell’attuazione persistono una serie di criticità: tra queste il tasso di pagamento che resta inferiore a quello del Centro-Nord e che evidenzia la necessità di rafforzare la capacità amministrativa e di accelerare i processi di realizzazione.
Il “Fattore Mezzogiorno” e la sfida della fase post-PNRR
Guardando il quadro generale, il Check-up conferma l’attualità del “Fattore Mezzogiorno”. Una combinazione che vede insieme crescita economica, politiche pubbliche e capacità imprenditoriale, capace di restituire al Sud una rinnovata centralità nello sviluppo nazionale. Allo stesso modo però, resta evidente il rischio di un rallentamento e di una riapertura dei divari, soprattutto considerando l’attuale incertezza del contesto internazionale.
«Per consolidare la fase di crescita e trasformarla in sviluppo strutturale è necessario garantire certezza delle regole, continuità degli strumenti e coerenza delle politiche, in una visione di medio-lungo periodo», ha commentato Natale Mazzuca, vicepresidente di Confindustria per le Politiche Strategiche per lo Sviluppo del Mezzogiorno.
Secondo il vicepresidente, «è cruciale preservare e rafforzare strumenti che stanno funzionando, a partire dalla ZES Unica Mezzogiorno, e affrontare nodi ancora aperti come la capacità di attrarre grandi imprese, il rafforzamento delle filiere innovative, il riequilibrio territoriale degli investimenti e la costruzione di una strategia chiara per la fase post-PNRR. Solo così, anche avvalendosi del contributo del partenariato economico e sociale, sarà possibile consolidare il “Fattore Mezzogiorno”, a beneficio del Sud e del Paese».
SCARICA QUI IL CHECK-UP MEZZOGIORNO 2025</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Istat: crescita fragile e salari deboli nel DFP 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’audizione dell’Istat davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica (DFP) 2026 restituisce un quadro economico più debole rispetto alle attese del Governo. L’Istituto segnala infatti una dinamica del Pil meno positiva nei primi mesi del 2026, un potere d’acquisto ancora eroso e rischi significativi legati all’energia e all’accesso al credito. 
Un’economia che rallenta
Secondo Istat, i dati congiunturali dei primi mesi del 2026 mostrano un’evoluzione meno favorevole rispetto alla fine del 2025. La crescita prevista allo 0,6% per il 2026, già considerata modesta, potrebbe essere ulteriormente compromessa da shock esterni, in particolare l’aumento dei prezzi energetici dovuto alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Le simulazioni dell’Istituto indicano che un rialzo più marcato del prezzo del petrolio potrebbe ridurre la crescita del Pil di 0,3 punti nel 2026 e 0,5 punti nel 2027, peggiorando il quadro delineato dal Governo nel DFP. 
Salari reali ancora depressi
Uno dei punti più critici evidenziati da Istat riguarda l’andamento delle retribuzioni. Tra il 2021 e il 2025, i salari reali hanno registrato una contrazione del 7,8%, con cali più marcati nei servizi privati e nella Pubblica amministrazione.
Nel 2025 si è osservato un parziale recupero grazie a incrementi contrattuali superiori all’inflazione, ma il divario accumulato resta significativo. Questo elemento pesa sulla domanda interna e sulla capacità delle famiglie di sostenere consumi e investimenti. 
Conti pubblici: stime aggiornate ma non definitive
Istat conferma che le stime dei conti pubblici incluse nel DFP 2026 sono complete ma non definitive, soprattutto per quanto riguarda la “coda” del Superbonus. L’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli sui crediti ceduti, rilevando un aumento delle irregolarità che ha portato allo scarto o alla sospensione preventiva di una quota rilevante dei crediti.
La spesa per il Superbonus relativa al 2025 è stimata in 8,4 miliardi, in linea con i crediti comunicati e depurati dalle irregolarità. 
Un quadro internazionale incerto
L’audizione richiama anche il contesto globale, segnato dal conflitto in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha provocato un forte aumento dei prezzi del greggio e del gas. Secondo il FMI, la crescita mondiale dovrebbe rallentare dal 3,4% del 2025 al 3,1% del 2026, aggravando l’incertezza per l’economia italiana. 
Conclusione
L’Istat delinea un quadro prudente e complesso: crescita debole, salari ancora insufficienti a recuperare l’inflazione passata, rischi energetici elevati e conti pubblici sotto pressione. L’audizione suggerisce la necessità di politiche economiche capaci di sostenere redditi, investimenti e produttività, evitando che il rallentamento si trasformi in una nuova fase di stagnazione.
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            <category>Economia</category>
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