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        <title>Leasenews</title>
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        <description>Leasenews è la prima rivista online dedicata al mondo del lease</description>
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            <title>Leasenews</title>
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            <title>MIMIT: apertura piattaforma Bonus Colonnine il 22 settembre</title>
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            <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>A partire dalle 12 di martedì 22 settembre sarà possibile presentare domanda per accedere al contributo del MIMIT dedicato all’acquisto e all’installazione di infrastrutture di ricarica elettrica ad uso privato, il cosiddetto Bonus Colonnine domestiche. La procedura sarà attiva sulla piattaforma dedicata, attraverso cui cittadini e condomìni potranno inoltrare la richiesta in modalità digitale.
La misura rientra nel programma pluriennale per il settore automotive definito con il DPCM di giugno e dispone di una dotazione complessiva di 68 milioni di euro fino al 2030, con l’obiettivo di accelerare la diffusione delle infrastrutture di ricarica e sostenere la transizione verso la mobilità elettrica.
Il contributo copre l’80% delle spese sostenute per l’acquisto e la posa in opera delle colonnine domestiche. Per le persone fisiche è previsto un massimale di 1.500 euro, mentre per gli interventi sulle parti comuni condominiali il limite sale a 8.000 euro, favorendo così l’adeguamento degli edifici e la creazione di punti di ricarica condivisi.
La nuova apertura della piattaforma segna un ulteriore passo nella strategia nazionale di sostegno alla mobilità elettrica, con incentivi mirati a rendere più accessibile l’installazione delle infrastrutture e a rafforzare la rete di ricarica privata.
Comunicato
Piattaforma
Pagina dedicata</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>ANFIA: produzione automotive italiana rallenta a luglio</title>
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            <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A luglio 2026, secondo i dati ISTAT, l’indice della produzione dell’industria automotive italiana nel suo insieme[1] registra una crescita dell’1,6% rispetto a luglio 2025, mentre nei primi sette mesi del 2026 aumenta dell’11,7%.
Guardando ai singoli comparti produttivi del settore, l’indice della fabbricazione di autoveicoli[2] (codice Ateco 29.1) registra una variazione tendenziale positiva del 10,5% a luglio e del 21% nei primi sette mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025; quello della fabbricazione di carrozzerie per autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (codice Ateco 29.2), invece, si mantiene in calo a luglio (-7,4%), risultando in flessione del 5,5% nel cumulato 2026; infine, quello della fabbricazione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori[3] registra ancora una variazione negativa, del 9,5%, nel mese e resta pressocché stabile nei  primi sette mesi dell’anno (+0,3%).
Secondo i dati preliminari di ANFIA, la produzione domestica delle sole autovetture a luglio 2026 ammonta a circa 21.000 unità, in aumento dell’11,4% rispetto a luglio 2025. Nel cumulato dei sette mesi, il totale delle autovetture prodotte si attesta a 188.365, il 24,3% in più rispetto ai primi sette mesi del 2025.
Il comparto produttivo automotive si colloca nel contesto di una produzione industriale italiana complessiva stabile a luglio 2026 rispetto ai livelli del settimo mese dello scorso anno. L’indice della produzione industriale nel suo complesso[4], infatti, registra una variazione nulla (+0,0%) a luglio, mentre chiude con un lieve incremento dello 0,4% i primi sette mesi dell’anno corrente rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il fatturato dell’industria in senso stretto (escluso il comparto Costruzioni) registra un incremento del 6,2% a giugno 2026, ultimo dato disponibile (+5,4% sul mercato interno e +8% sui mercati esteri) e chiude i primi sette mesi dell’anno a +3,2% (+3% il mercato interno e +3,6% i mercati esteri).

A luglio 2026, l’indice della produzione automotive italiana rallenta ulteriormente la crescita (+1,6%).
L’indice della fabbricazione di autoveicoli resta in rialzo a doppia cifra (+10,5%) – grazie al segno positivo registrato, secondo i dati preliminari di ANFIA, dalla produzione di autovetture nel mese (+11,4%) - mentre l’indice della produzione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori riporta nuovamente una flessione, -9,5%.
Su quest’ultimo comparto pesa inevitabilmente l’impatto dovuto alla profonda crisi che il settore automotive sta attraversando anche in Germania, primo mercato di destinazione della componentistica italiana, con inevitabili ripercussioni sui fornitori italiani maggiormente integrati nelle catene di fornitura tedesche. Nei primi cinque mesi dell’anno in corso, infatti, il valore delle esportazioni italiane di componenti automotive verso la Germania ha registrato una contrazione del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.
A questo si aggiunge un elemento di incertezza sul fronte della domanda domestica ed europea: il consumatore appare ancora disorientato nelle proprie scelte d’acquisto, in una fase di transizione tecnologica caratterizzata dalla disponibilità di diverse soluzioni e da traiettorie regolamentari in corso di revisione. Il recente sondaggio CLEPA-YouGov, condotto su oltre 5.200 cittadini nei cinque principali mercati europei, conferma infatti l’orientamento verso una pluralità di tecnologie: solo l’8% degli intervistati indica un veicolo elettrico a batteria come prossima auto da acquistare e, parallelamente, il 47% degli intervistati dichiara di preferire, da parte dell’Europa, un approccio basato sull’incentivazione delle tecnologie a basse e zero emissioni, anziché sul divieto di alcune tecnologie esistenti.
Questo non fa che rafforzare l’idea che il percorso di transizione debba tener conto delle effettive dinamiche del mercato e delle esigenze dei consumatori, adottando un approccio tecnologicamente neutrale e pragmatico. Per l’industria automotive, componentistica inclusa, inoltre, operare in un quadro regolatorio stabile e prevedibile è ovviamente una condizione indispensabile per poter programmare gli investimenti e preservare la propria competitività a livello globale.
Gianmarco Giorda, Direttore Generale di ANFIA

A gennaio-maggio 2026 (ultimo dato disponibile), l’export di autoveicoli (autovetture e veicoli industriali nuovi) dall’Italia vale 7,40 miliardi di euro, mentre l’import vale 17,20 miliardi di euro. La Germania rappresenta, in valore, il primo Paese di destinazione dell’export di autoveicoli dall’Italia, con una quota del 17,2%, seguita da Stati Uniti (15,6%) e Francia (12,2%).
Nello stesso periodo, l’export della componentistica automotive vale 10,82 miliardi di euro, con un saldo positivo di 2,66 miliardi.
Il fatturato[5] del settore automotive nel suo complesso inverte nuovamente la tendenza e presenta un calo del 2% a giugno (ultimo dato disponibile), con la componente interna in flessione del 7,5% e la componente estera a +3,1%. A gennaio-giugno 2026, il fatturato aumenta invece del 4,6% (+5,7% il fatturato interno e +3,6% quello estero).
Infine, il fatturato delle parti e accessori per autoveicoli e loro motori presenta una variazione tendenziale positiva del 7,5% a giugno (+7,5% la componente interna e +7,4% la componente estera). Nel periodo gennaio-giugno 2026, l’indice del fatturato di questo comparto registra un incremento del 2,6%, con una crescita dell’1,5%, della componente interna, mentre la componente estera chiude a +3,5%.
 
[1]Codice Ateco 29: fabbricazione di autoveicoli, fabbricazione di carrozzerie autoveicoli, rimorchi e semirimorchi e fabbricazione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori (esclusi penumatici).
[2] Per “autoveicoli” si intendono le autovetture e i veicoli commerciali leggeri e pesanti.
[3]Codice Ateco 29.3, non include pneumatici.
[4]Corretto per gli effetti di calendario: i giorni lavorativi sono stati 23 sia a luglio 2026 che a luglio 2025 (è escluso il comparto Costruzioni). A partire da gennaio 2024, gli indici della produzione industriale sono diffusi da ISTAT nella nuova base di riferimento 2021=100.
[5] Dati grezzi. I dati aggiornati a luglio saranno pubblicati da Istat il 29 settembre 2026.</description>
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            <title>Bankitalia: mercato finanziario luglio‑agosto 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il bimestre luglio‑agosto 2026 ha mostrato un mercato finanziario in progressiva stabilizzazione, secondo gli indicatori diffusi da Bankitalia. La fase estiva è stata caratterizzata da una moderata riduzione della volatilità, da un miglioramento della liquidità nei segmenti obbligazionari e da un rafforzamento della domanda di titoli governativi, sostenuta dal contesto macroeconomico più prevedibile e dal rallentamento dell’inflazione.
Nel comparto dei titoli di Stato, i rendimenti dei BTP hanno registrato un lieve calo rispetto ai picchi di inizio anno, con il decennale stabilizzato su livelli più contenuti. La domanda degli investitori istituzionali è rimasta solida, favorita da un quadro internazionale meno teso e da una politica monetaria che procede verso una fase di maggiore gradualità. Le emissioni del Tesoro nel periodo hanno incontrato una buona partecipazione, contribuendo a mantenere condizioni di finanziamento favorevoli.
Il mercato azionario italiano ha mostrato un andamento laterale, con una crescita moderata dei titoli bancari e assicurativi e una correzione nei comparti più ciclici. L’indice principale ha risentito della debolezza del settore industriale europeo, ma ha beneficiato della resilienza dei servizi finanziari e dell’energia. La stagione delle trimestrali ha confermato una redditività stabile per gli intermediari, elemento che ha contribuito a contenere la volatilità.
Bankitalia segnala un miglioramento delle condizioni di liquidità nel sistema, con una riduzione delle tensioni sui mercati monetari e un ricorso più contenuto alle operazioni di rifinanziamento. Il costo del credito per imprese e famiglie si è mantenuto stabile, con un lieve allentamento dei tassi sui nuovi prestiti, coerente con il rallentamento dell’inflazione e con le aspettative di politica monetaria.
Il bimestre conferma una fase di normalizzazione dei mercati finanziari italiani, sostenuta da fondamentali macroeconomici più equilibrati e da un contesto internazionale meno instabile. Bankitalia evidenzia come la combinazione di rendimenti più contenuti, liquidità in miglioramento e volatilità ridotta contribuisca a rafforzare la stabilità del sistema finanziario nel secondo semestre del 2026.
Mercato Finanziario luglio-agosto 2026
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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>BCC Leasing: risultati al 30 giugno 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 13:59:00 +0000</pubDate>
            <description>Nei primi sei mesi del 2026 stipulato in crescita del 8,5% pari a 431 milioni di euro, con oltre 1.700 nuovi contratti. La quota di mercato si è mantenuta stabile, confermando il posizionamento competitivo della Banca.
Giancoli, DG di BCC Leasing: “Numeri che confermano la bontà del nostro piano triennale e delle sinergie con la capogruppo BCC Banca Iccrea e con le BCC del Gruppo”.
BCC Leasing, Banca del Gruppo BCC Iccrea attiva nei servizi di leasing a supporto delle imprese, chiude il primo semestre 2026 con risultati positivi in termini di volumi, di redditività e di qualità del credito, confermandosi come punto di riferimento per le 111 BCC del Gruppo BCC Iccrea e per il sostegno del tessuto produttivo dei territori. 
“Siamo particolarmente soddisfatti dei risultati raggiunti – ha commentato Enrico Giancoli, Direttore Generale di BCC Leasing – che confermano la bontà del percorso compiuto sinora e di quello che abbiamo avviato con il nostro piano 2025-2027. I nostri risultati hanno superato le aspettative e di ciò dobbiamo dare merito alla dedizione del personale, alla sinergia con la capogruppo, ma in particolare alla forte partnership che ci lega con le BCC del Gruppo. Le principali direttrici della nostra azione sono la continua evoluzione dell’autonomia delle BCC, la digitalizzazione dei processi e l’attenzione alla risoluzione delle problematiche, sia contingenti che strutturali, che i clienti e le BCC ci rappresentano”. 
Al 30 giugno 2026, lo stipulato complessivo, con oltre 1.700 contratti si attesta, a oltre 430 milioni di euro (+8,5% rispetto allo stesso periodo del 2025). Il risultato lordo di gestione è pari a 28,4 milioni di euro e il risultato netto ammonta a 18,5 milioni di euro. L’ammontare del patrimonio netto, pari a 408 milioni di euro, conferma la solidità patrimoniale della Banca con un Total Capital Ratio e di un CET 1 pari al 16,7%.
La qualità del credito evidenzia un ulteriore miglioramento: la copertura media del portafoglio NPE è pari a circa il 70% (media mercato pari a 58,2%*), mentre l’NPE ratio lordo è pari al 2,96% (media mercato a 4,8%*) e quello netto pari all’0,92% (media mercato a 2,1%*), con un complessivo rapporto sofferenze lorde su impieghi lordi del 1% (media mercato a 2,2%*). 
“Vogliamo continuare così e confermarci tra le eccellenze del mercato – ha concluso Giancoli – non solo per i risultati economici e commerciali, ma anche per l’attenzione posta al miglioramento della qualità del servizio e per la costante ricerca di una giusta declinazione tra efficienza delle strutture e di efficacia dell’offerta”.
 
 
*Dati di mercato Assilea al 30/06/2026
 
 
 
BCC Leasing è la società del Gruppo BCC Iccrea specializzata nella locazione finanziaria.
Il Gruppo BCC Iccrea è il maggiore gruppo bancario cooperativo italiano, il primo gruppo bancario in Italia per solidità patrimoniale e liquidità e il secondo per numero di sportelli, l’unico gruppo bancario nazionale a capitale interamente italiano e tra i 7 istituti bancari a rilevanza sistemica in Italia. Il Gruppo è costituito oggi da 112 Banche di Credito Cooperativo, presenti in oltre 1.700 comuni italiani con quasi 2.500 sportelli, e da altre società bancarie, finanziarie e strumentali controllate da BCC Banca Iccrea. Il Gruppo partecipa alla Fondazione del Credito Cooperativo “Tertio Millennio” – ETS, un organismo senza fini di lucro istituito nel 2002 nell’ambito del Credito Cooperativo, che si prefigge di sviluppare attività di solidarietà sociale in Italia e all’estero, in particolare all’interno del sistema delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali.
www.gruppobcciccrea.it
 
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            <category>Corporate News</category>
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            <title>Intesa Sanpaolo: comunicazione ESG nel Lab delle Marche</title>
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            <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Da un lato la sostenibilità è un fattore competitivo cruciale per le imprese ed una corretta comunicazione ESG contribuisce a rafforzare la credibilità e la creazione di valore delle imprese, dall’altro le nuove regole europee per combattere il fenomeno del “Greenwashing ”, richiedono che le dichiarazioni ambientali siano verificabili e documentate per proteggere i consumatori contro le dichiarazioni ingannevoli. Consapevoli di questa doppia evidenza anche per le nostre piccole e medie imprese il Laboratorio ESG Marche - attivato nel 2024 da Intesa Sanpaolo, Confindustria Macerata e Fondazione Marche proprio per accelerare la crescita sostenibile delle PMI marchigiane – ha voluto mettere a disposizione delle piccole e medie imprese delle Marche un webinar che approfondisca la tematica delle “green claims”, le ‘affermazioni ecologiche’ fatte dalle imprese per comunicare i benefici ambientali dei propri processi, investimenti, prodotti e servizi.
L’appuntamento in live streaming è per le ore 16 di mercoledì 16 settembre. Per partecipare all’appuntamento è possibile scrivere a laboratorioesg.marche@intesasanpaolo.com.
Ad aprire i lavori e tirare le fila dell’evento saranno Paola Bara, Responsabile Ambiente, Economia Circolare e Sostenibilità di Confindustria Macerata, e Monica Roncato, Direttrice Area Imprese Marche nell’ambito della Direzione Regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo. Agli esperti di Nativa (Società Benefit specializzata nel supporto alle aziende nell’evoluzione del proprio business) spetterà poi il compito di entrare nel vivo della sessione plenaria dal titolo “Comunicare la sostenibilità in modo conforme ed efficace: dalla normativa ai processi di gestione e controllo dei green claim”: argomento che sarà approfondito e illustrato da Federica Bombacci (Evolution Guide), Guido Ferrari Bravo (Regenerative Finance Catalyst) e Silvia Zanazzi (Chief Regenerative Scientist).
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            <category>Corporate News</category>
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            <title>Investitori e criteri ESG: evoluzione metriche e priorità</title>
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            <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Durante la Euronext Sustainability Week, che si è aperta il 14 settembre, gli investitori istituzionali hanno evidenziato come l’evoluzione dei criteri ESG stia ridefinendo approcci, metriche e priorità nelle strategie di allocazione del capitale. La crescente pressione regolamentare europea, unita alla domanda di trasparenza da parte del mercato, sta accelerando la maturazione dei modelli di valutazione della sostenibilità.
Gli investitori segnalano un passaggio netto: l’ESG non è più percepito come un esercizio di reporting, ma come un driver di performance. Le analisi presentate durante la settimana mostrano che:


la qualità dei dati è diventata un elemento decisivo per valutare la credibilità ESG delle imprese;


cresce l’attenzione verso metriche forward‑looking, in particolare su clima, governance dei dati e gestione dei rischi;


aumenta la richiesta di indicatori comparabili e verificabili, in linea con gli standard europei (CSRD, ESRS).


Gli investitori hanno posto l’accento su tre direttrici chiave:


Materialità finanziaria — valutare gli impatti ESG realmente rilevanti per il modello di business;


Governance della sostenibilità — integrare competenze ESG nei board e nei processi decisionali;


Piani di transizione — preferenza per imprese con strategie credibili, obiettivi misurabili e investimenti coerenti.


La prospettiva degli investitori converge su un punto: la sostenibilità deve essere integrata nel core business, non trattata come elemento accessorio.
Euronext ha evidenziato come le infrastrutture di mercato stiano evolvendo per supportare la transizione:


ampliamento degli indici tematici ESG;


strumenti di finanza sostenibile più sofisticati;


maggiore disponibilità di dati certificati e comparabili.


Questi elementi favoriscono una valutazione più accurata del rischio e una migliore allocazione del capitale verso imprese con strategie di sostenibilità solide.
La Euronext Sustainability Week conferma che l’evoluzione dei criteri ESG è guidata sempre più dagli investitori, che richiedono dati affidabili, governance robusta e piani di transizione credibili. La sostenibilità diventa così un fattore competitivo e un elemento strutturale nelle decisioni di investimento, con impatti diretti sulla capacità delle imprese di attrarre capitali e posizionarsi nei mercati europei.</description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Deloitte: maturità digitale e IA, si riduce divario Italia</title>
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            <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Secondo l’ultima analisi Deloitte, la maturità digitale delle imprese italiane mostra un miglioramento significativo. L’adozione di soluzioni digitali avanzate e l’integrazione dell’intelligenza artificiale stanno contribuendo a ridurre il divario storico con la media europea, grazie a investimenti più mirati e a una maggiore consapevolezza strategica.
L’IA emerge come uno dei principali fattori di accelerazione. Le imprese stanno ampliando l’utilizzo di algoritmi per analisi dei dati, automazione dei processi e miglioramento dell’efficienza operativa. L’incremento della capacità di utilizzo delle tecnologie cognitive indica un passaggio da una fase sperimentale a una più matura e orientata ai risultati.
Il gap con l’Ue si riduce, ma resta ancora evidente in alcune aree: infrastrutture digitali, competenze avanzate e integrazione dei dati. Tuttavia, la crescita registrata nell’ultimo anno mostra un cambio di passo, sostenuto da investimenti pubblici e privati e dalle iniziative legate al PNRR.
Per mantenere la traiettoria positiva, Deloitte individua alcune direttrici chiave:


Competenze digitali — rafforzare formazione e upskilling.


Infrastrutture — accelerare la diffusione di reti ad alta capacità.


Governance dei dati — migliorare qualità, interoperabilità e sicurezza.


Adozione IA — integrare l’IA nei processi core, non solo in progetti pilota.


La crescita della maturità digitale e dell’adozione dell’IA indica che il sistema produttivo italiano sta compiendo un salto qualitativo. La riduzione del divario con l’Europa è un segnale incoraggiante, ma richiede continuità negli investimenti, sviluppo delle competenze e una governance tecnologica più solida per consolidare i progressi e rafforzare la competitività del Paese.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Ritardi pagamenti: Italia peggiore in Ue, PMI penalizzate</title>
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            <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
            <description> 
Il problema dei ritardi nei pagamenti commerciali sta assumendo dimensioni sempre più critiche in Italia, sia nei rapporti tra imprese private sia nelle transazioni con la Pubblica Amministrazione. La lentezza negli incassi sta diventando un fattore strutturale che incide sulla liquidità e sulla capacità di investimento delle piccole e medie imprese.
Secondo l’Ufficio Studi della CGIA, le grandi aziende utilizzano sistematicamente il rinvio dei pagamenti come una forma di finanziamento a costo zero, migliorando il proprio capitale circolante. Questo comportamento si traduce in un trasferimento del rischio finanziario lungo la filiera: i fornitori più piccoli, privi di potere contrattuale, sono costretti a ricorrere a anticipi bancari, linee di credito o factoring per coprire il divario tra costi sostenuti e incassi ritardati.
Le conseguenze sono rilevanti:


Liquidità PMI — tensioni finanziarie che limitano investimenti e crescita.


Costi finanziari — aumento del ricorso al credito per compensare i ritardi.


Competitività — peggioramento della capacità di pianificazione e della stabilità operativa.


Il fenomeno contribuisce a indebolire ulteriormente il tessuto produttivo italiano, già caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese.
L’Italia si conferma tra i Paesi con le peggiori performance in Europa in materia di puntualità nei pagamenti. La distanza rispetto agli standard Ue evidenzia un problema sistemico che richiede interventi normativi e un cambio di comportamento lungo le catene del valore.
I ritardi nei pagamenti rappresentano un freno alla competitività del sistema produttivo italiano. Senza un miglioramento strutturale delle pratiche di pagamento e un rafforzamento delle tutele per i fornitori più piccoli, la pressione sulla liquidità delle PMI continuerà a crescere, con effetti negativi su investimenti, occupazione e stabilità finanziaria.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>ANIASA: nuove norme aumentano rischi sicurezza e burocrazia</title>
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            <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Chi commette un’infrazione deve essere chiamato a risponderne direttamente. La difficoltà di alcune amministrazioni locali nel notificare e riscuotere una multa da un conducente residente all’estero non può trasformarsi in una responsabilità economica per l’impresa che ha noleggiato il veicolo.
È questo il punto centrale delle osservazioni presentate da ANIASA, l’Associazione che rappresenta in Confindustria i servizi di mobilità, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito della consultazione sulla revisione del Codice della Strada. L’Associazione chiede di eliminare la previsione che, in caso di mancato pagamento di una sanzione da parte di un locatario residente all’estero, trasferisce l’obbligo sul proprietario del veicolo, quindi sulla società di noleggio. 
Il rischio: una “zona franca” per chi non paga
La proposta di riforma del Codice conferma correttamente il principio secondo cui, in caso di violazione commessa con un veicolo a noleggio, è il locatario, cioè chi dispone materialmente e giuridicamente del mezzo, a essere responsabile della sanzione; ma specifica che in caso di mancato pagamento da parte di cliente residente all’estero, le Amministrazioni possono rivalersi sulle società di noleggio. Secondo ANIASA, il principio che sancisce la responsabilità di chi è alla guida dell’auto deve valere indipendentemente dal Paese di residenza del conducente, nel pieno rispetto del principio costituzionale secondo il quale “la legge è uguale per tutti”.
In Italia ogni anno sono circa 3,5 milioni le contravvenzioni elevate nei confronti dei veicoli a noleggio, il 43% delle quali commesse da cittadini non residenti in Italia. Le principali infrazioni riguardano l’accesso a zone a traffico limitato (20%), il superamento dei limiti di velocità (15%) e la circolazione su corsie riservate a mezzi pubblici (3%), con una media complessiva di multe sulla flotta a noleggio ben inferiore a quella nazionale. 
“Non si può trasformare una difficoltà amministrativa dello Stato in una responsabilità per l’impresa di noleggio – sottolinea il Presidente ANIASA Italo Folonari –. Se un automobilista residente all’estero commette un’infrazione in Italia, deve essere messo nelle condizioni di pagare la sanzione e deve sapere che quella violazione avrà conseguenze effettive. Spostare sul proprietario del veicolo l’onere del mancato pagamento rischia invece di produrre l’effetto opposto: deresponsabilizzare il trasgressore e indebolire la funzione deterrente delle sanzioni. Si finirebbe per creare una sorta di ‘zona franca’ per chi commette infrazioni e non paga, mentre le imprese di noleggio diventerebbero il soggetto chiamato a farsi carico delle inefficienze del sistema”.
ANIASA propone quindi di cancellare tale nuova norma, accelerare l’adeguamento dell’Italia alla Direttiva UE 2024/3237 sullo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale e di valutare, nell’ambito del recepimento, un sistema ministeriale centralizzato per la gestione e riscossione delle sanzioni, evitando in questo modo di scaricare ancora una volta le inefficienze amministrative sulle imprese. 
Dai pedaggi alla sublocazione, le altre proposte al MIT
Le osservazioni inviate da ANIASA al MIT riguardano anche altri aspetti della revisione del Codice della Strada che incidono direttamente sull’operatività delle imprese di noleggio. L’Associazione chiede, infatti:

di fare chiarezza sulla responsabilità per il mancato pagamento dei pedaggi autostradali, applicando correttamente, anche in questo, caso il principio per cui risponde chi ha l’effettiva disponibilità del veicolo;
di disciplinare espressamente la sublocazione dei veicoli tra operatori professionali, superando le attuali incertezze interpretative;
di semplificare e rendere più coerenti gli obblighi di comunicazione sulla disponibilità dei veicoli, evitando che la gestione di flotte e contratti si traduca in un aggravio burocratico per le imprese.

 
 
 
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            <category>Normativa</category>
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            <title>Informativa Giorgetti su richiesta flessibilità Ue energia</title>
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            <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 17:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel corso della riunione del Consiglio dei ministri del 10 settembre, il ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti ha svolto un’informativa sulla lettera che l’Italia ha inviato alla Commissione europea per attivare le clausole di flessibilità previste dal quadro di governance economica in materia di energia e difesa. La comunicazione si inserisce nel confronto in corso con Bruxelles sulla definizione degli obiettivi di finanza pubblica e sulla costruzione della prossima manovra.
Giorgetti ha evidenziato che la domanda di flessibilità risponde a tre esigenze principali:


Sicurezza energetica — accelerare investimenti su approvvigionamenti, reti, stoccaggi e infrastrutture critiche.


Capacità di difesa — garantire continuità ai programmi di modernizzazione e agli impegni europei.


Stabilità macroeconomica — evitare che spese strategiche comprimano altre priorità di bilancio.


Il ministro ha sottolineato che il protrarsi delle tensioni internazionali e la necessità di rafforzare la resilienza energetica rendono indispensabile l’utilizzo degli strumenti previsti dalle regole fiscali europee.
L’informativa ha chiarito che l’esito della valutazione della Commissione sarà determinante per:


la definizione della Nota di aggiornamento al DEF,


la costruzione della legge di bilancio,


la quantificazione degli spazi fiscali disponibili per gli investimenti strategici.Il Governo attende ora il riscontro formale da parte della Commissione europea. La risposta sarà integrata nel quadro programmatico autunnale e nel dialogo con le istituzioni europee sulla gestione delle regole fiscali.


L’informativa di Giorgetti conferma la volontà del Governo di collocare energia e difesa al centro della strategia economica nazionale, chiedendo all’Ue margini aggiuntivi per sostenere investimenti considerati essenziali per la sicurezza e la stabilità del Paese.
Comunicato stampa CdM 187 del 10 settembre 2026</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Intesa Sanpaolo: DBRS migliora il rating a lungo termine</title>
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            <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 16:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Intesa Sanpaolo informa che l’agenzia internazionale Morningstar DBRS ha migliorato il rating a lungo termine senior preferred (unsecured) della Banca a ‘A’ da ‘A (low)’, con trend stabile, a seguito dell’aggiornamento della Global Methodology for Rating Banks and Banking Organizations adottata dall’agenzia e pubblicato nello scorso mese di luglio. Il rating a lungo termine della Banca è ora superiore di un livello rispetto al rating sovrano dell’Italia.
Il rating a breve termine è stato confermato a ‘R-1 (low)’ con trend stabile.
Non sono attesi riflessi economico-patrimoniali significativi per la Banca.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>ABI: sospensione rate mutui per meteo avverso nel bellunese</title>
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            <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’ABI il 9 settembre ha diffuso una lettera circolare agli Associati in cui segnala che è stata pubblicata, nella Gazzetta Ufficiale, la Delibera del Consiglio dei Ministri con la quale è prorogata per 12 mesi la misura di sospensione delle rate dei mutui prevista dall’Ordinanza del Capo della Protezione Civile in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici verificatisi dal 15 giugno 2025 al 1° luglio 2025 e dal 12 al 13 luglio 2025 nel territorio del comune di Borca di Cadore e di San Vito di Cadore in provincia di Belluno.
L’Ordinanza della Protezione Civile fa riferimento all’accordo sottoscritto da ABI, Protezione Civile e dalle Associazioni dei consumatori per assicurare tempestività degli interventi a favore delle popolazioni colpite da calamità naturali.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>GU: DL Carburanti VI e norme su coltivazione idrocarburi</title>
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            <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 13:29:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato pubblicato il 10 settembre 2026, in Gazzetta Ufficiale il Decreto‑legge n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche. Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei Ministri nella stessa giornata, consta di 4 articoli e interviene su due fronti: sostegno immediato ai prezzi dei carburanti e accelerazione dei procedimenti autorizzativi nel settore degli idrocarburi.Il decreto proroga fino al 17 settembre 2026 la riduzione già in vigore di 17 centesimi al litro sul prezzo del gasolio utilizzato come carburante. La misura risponde alla persistente instabilità dei mercati petroliferi internazionali, con l’obiettivo di contenere gli effetti immediati sui consumatori e sulle imprese di trasporto.
Il DL introduce una procedura accelerata per i procedimenti relativi alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi su terraferma, rafforzando la capacità amministrativa nelle fasi autorizzative.
Le principali novità:


Termine per l’intesa regionale Se la Regione non si esprime entro 45 giorni dalla ricezione della documentazione, viene assegnato un ulteriore termine per provvedere.


Nomina del Commissario ad acta In caso di mancata risposta regionale, è prevista la nomina di un Commissario ad acta per garantire la conclusione del procedimento.


Queste misure mirano a evitare stalli amministrativi e a sostenere la realizzazione di attività considerate strategiche per la sicurezza energetica nazionale.
Il decreto stabilisce che il Consiglio dei Ministri può nominare un subcommissario, con funzioni di supporto al Commissario ad acta e con la possibilità di esercitarne i poteri in caso di assenza o impedimento temporaneo. La norma rafforza la continuità operativa dei procedimenti, riducendo il rischio di ulteriori rallentamenti.
Il DL 157/2026 entra in vigore oggi 11 settembre 2026. La trasmissione alle Camere per l’avvio dell’iter di conversione non è ancora avvenuta, ma è attesa nelle prossime ore, in vista della scadenza dei termini ordinari.
Il DL 157/2026 interviene con misure immediate per contenere l’impatto della crisi petrolifera e con strumenti amministrativi volti a velocizzare le attività energetiche strategiche. La combinazione di sostegno ai prezzi e semplificazioni procedurali riflette l’esigenza di garantire stabilità e continuità operativa in un contesto di forte tensione dei mercati internazionali.
Provvedimento
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            <category>Normativa</category>
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            <title>Focus Italia Produzione Automotive LUGLIO 2026</title>
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            <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Secondo i dati ISTAT, a luglio 2026, l’indice (anno base 2021 = 100) della produzione industriale risulta invariato rispetto a luglio 2025 e cresce dello 0,7% rispetto ad giugno 2026. L’indice della produzione per il solo settore automotive, è in crescita, nello specifico dell&#039;1,6% rispetto a luglio 2025, e in calo del 3,0% rispetto al mese precedente.
Nel cumulato dei primi sette mesi del 2025, l’indice della produzione industriale, nel suo complesso registra un aumento (+0,4%). Nello stesso periodo, il settore automotive registra un incremento dell&#039;11,7%.
A luglio 2026, i singoli comparti del settore automotive mostrano le seguenti variazioni tendenziali:• l’indice della produzione di autoveicoli (cod. ATECO 29.1) è in crescita del 10,5% nel mese e incrementa del 21,0% nel cumulato.• l’indice della produzione di carrozzerie R&amp;S (cod. ATECO 29.2) cala del 7,4%% nel mese e cala (-5,5%) nel cumulato.• l’indice della produzione di parti e accessori per autoveicoli (cod. ATECO 29.3) cala del 9,5% nel mese e incrementa dello 0,3% nel cumulato.
Per quanto riguarda la produzione rilevata da ANFIA, il totale delle autovetture prodotte nel mese di luglio ammonta a circa 21.000 unità di volume, in aumento dell&#039;11,4% rispetto a luglio) del 2025. Nel cumulato dei cinque mesi, il totale delle autovetture prodotte si attesta a 188.365, il 24,3% in più dei primi 7 mesi del 2025.
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            <category>Dati di Settore</category>
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                <item>
            <title>BCE porta i tassi al 2,5% e rafforza la linea anti‑shock</title>
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            <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca centrale europea ha aumentato i tassi di interesse al 2,5%, in quello che la presidente Christine Lagarde ha definito un “no brainer”: una scelta scontata e approvata all’unanimità dal Consiglio direttivo. Si tratta del secondo rialzo consecutivo nella fase di stretta monetaria avviata a giugno, in risposta alle pressioni inflazionistiche generate dalla guerra in Medio Oriente.
Se il rialzo era previsto, è sul “dopo” che si concentra l’attenzione degli investitori. La conferenza stampa di Lagarde, fortemente incentrata sui rischi inflazionistici legati alla guerra d’Hormuz e allo shock energetico, ha spinto il mercato a prezzare tre ulteriori rialzi dei tassi entro ottobre 2027. Il quadro macroeconomico dell’area euro viene definito “resiliente”, con una crescita che continua a mostrare solidità nonostante il contesto geopolitico instabile.
La riunione, ospitata a Berlino dalla Bundesbank, ha confermato la BCE come prima banca centrale del G7 a reagire con decisione allo shock energetico derivante dal conflitto con l’Iran. Per ora solo il Giappone ha intrapreso una traiettoria simile. La Federal Reserve potrebbe essere costretta a seguire: i prezzi alla produzione statunitensi sono saliti al 5,4%, oltre le attese, e i dati sull’inflazione USA attesi nelle prossime ore potrebbero accelerare la discussione in vista della riunione del 16 settembre.
Contestualmente alla decisione sui tassi, la BCE ha pubblicato le stime d’autunno:


crescita dell’area euro rivista al rialzo a +0,9% nel 2026,


+1,4% nel 2027,


+1,5% nel 2028.


Sul fronte dei prezzi, l’inflazione è attesa:


al 3% nel 2026,


al 2,5% nel 2027,


al 2,1% nel 2028.


Lagarde ha sottolineato che la crescita del secondo trimestre, pari a +0,6%, è ai massimi da quattro anni e “attesa continuare nel terzo”.
La presidente ha evidenziato che, al momento, la stretta monetaria non sta frenando la ripresa del manifatturiero, pur con differenze tra Paesi. L’Italia resta in difficoltà, con la produzione industriale ferma a luglio. Il messaggio della BCE è chiaro: la resilienza dell’economia offre margini per proseguire con la normalizzazione della politica monetaria.
Lagarde ha avvertito che “lo shock energetico potrebbe intensificarsi ulteriormente”, mentre il petrolio supera i 105 dollari al barile e il gas gli 81 euro/MWh. La BCE ritiene che la dinamica dei prezzi dell’energia rappresenti il principale fattore di rischio per l’inflazione nei prossimi trimestri, e che la politica monetaria debba restare pronta a reagire.
La BCE conferma la sua linea di intervento rapido e deciso contro l’inflazione, sostenuta da un quadro di crescita più solido del previsto. I mercati guardano già ai prossimi mesi, dove la traiettoria dei prezzi dell’energia e l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente potrebbero determinare nuovi rialzi dei tassi.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>UCIMU: ordini -25,8% nel II trimestre 2026</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/ucimu-ordini-258-nel-ii-trimestre-2026</link>
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            <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel secondo trimestre 2026, l’indice degli ordini di macchine utensili elaborato dal Centro Studi &amp; Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE segna un calo del -25,8% rispetto al periodo aprile-giugno 2025. In valore assoluto l’indice si è attestato a 47,8 (base 100 nel 2021).
Il risultato esprime la difficoltà che i costruttori italiani di macchine utensili hanno incontrato sia sul mercato interno che su quello estero.
In particolare, gli ordini raccolti oltreconfine hanno segnato un decremento del -15,3% rispetto al secondo trimestre del 2025, per un valore assoluto di 63,2.
In calo anche la raccolta ordinativi in Italia, risultata pari a -38,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il valore assoluto dell’indice si è attestato a 33,1.
Riccardo Rosa, presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, ha affermato: “L’incertezza del contesto geopolitico - agitato dalle guerre, dalla crisi di Hormuz e dall’atteggiamento decisamente preoccupante del presidente degli Stati Uniti rispetto alla politica internazionale - ha minato profondamente l’equilibrio già precario in cui l’industria di settore si trovava a operare”.
“Il calo delle consegne all’estero, visto il momento, è comprensibile e ce lo aspettavamo. L’attività ha rallentato ma, come è nelle nostre corde, abbiamo cercato di orientare l’offerta verso quelle aree che sono interessate meno direttamente da conflitti e criticità, differenziando, ove possibile i settori di sbocco della nostra offerta”.
“Certo è - ha continuato il presidente Riccardo Rosa - che i numeri e i valori di investimento assicurati un tempo dall’automotive non possono essere rimpiazzati dalla domanda espressa da altri settori seppur dinamici, come difesa, aerospace ed energia. Per tale ragione, ancora una volta, chiediamo a chi ci rappresenta in Europa di tornare sui propri passi adottando, nella definizione dei piani di sviluppo per l’auto, il principio di neutralità tecnologica. Questo approccio permetterebbe infatti alla filiera, e a tutto il suo ampio indotto, di gestire correttamente il passaggio in atto non solo nel rispetto dell’ambiente ma anche salvaguardando, ove possibile, l’occupazione”.
“Sul fronte interno le imprese hanno atteso i chiarimenti dell’iperammortamento per confermare le loro intenzioni di acquisto. Dal 12 giugno, giorno in cui tutti i passaggi operativi sono stati completati, l’iperammortamento sta dando i suoi frutti. Da subito abbiamo rilevato un cambio di atteggiamento degli utilizzatori italiani: gli ordini cominciano ad arrivare”.
“Dovremo però attendere ancora qualche mese affinché l’effetto sia ben espresso nelle nostre rilevazioni ma siamo decisamente fiduciosi. Anche perché, nel frattempo, abbiamo il dato del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che, al 9 luglio, segnalava l’inserimento di 7.000 comunicazioni sulla piattaforma GSE per un valore di 2,5 miliardi”.
“Al MIMIT va il grande merito di aver previsto per questo incentivo una durata pluriennale. La sua operatività fino a settembre 2028 dovrebbe garantire una programmazione ragionata degli investimenti in nuove macchine utensili e tecnologie di produzione da parte dei clienti italiani, permettendo anche a noi costruttori di pianificare l’attività di produzione sul medio periodo”.
“L’auspicio - ha concluso Riccardo Rosa - è quello di veder tornare presto il mercato italiano sui livelli del 2021-2022 quando valeva oltre 6 miliardi di euro. Anche perché la nostra industria manifatturiera ha necessità di innovare per mantenersi competitiva nel contesto internazionale dove digitale e AI stanno ridisegnando completamente le regole del gioco”.
Approfondisci sul sito di UCIMU</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Pil in crescita, inflazione accelera; industria e lavoro su</title>
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            <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Le differenze nei tassi di crescita tra le principali economie si attenuano nel secondo trimestre del 2026. Negli Stati Uniti la dinamica del Pil rallenta pur restando robusta sostenuta da consumi e investimenti in IA, nell’area euro l’economia cresce dopo i primi tre mesi di stasi; in Cina l’attività decelera.
Le prospettive internazionali rimangono incerte. La prosecuzione dei conflitti, in particolare quello tra Stati Uniti e Iran, continua ad avere effetti negativi sulle catene di approvvigionamento globali.
Nel secondo trimestre, in Italia si conferma la crescita del prodotto interno lordo dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, sostenuta da consumi privati e investimenti. Prosegue quindi la fase di espansione iniziata nel terzo trimestre del 2025. La variazione acquisita del Pil per il 2026 è pari a 0,8%.
Torna a crescere la produzione industriale, dopo i due cali registrati a maggio e giugno (rispettivamente -0,2% e -1,1% in termini congiunturali), l’indice destagionalizzato della produzione industriale a luglio è aumentato dello 0,7% rispetto al mese precedente.
A luglio rimane stabile il numero di occupati rispetto a giugno, pari a a 24 milioni 370mila unità. Questo risultato è sintesi di un aumento tra gli uomini e i 35-49enni, a fronte di una diminuzione tra le donne e in tutte le altre classi d’età. Nel confronto mensile, il tasso di disoccupazione, che nell’area euro è 6,4%, scende al 5,8%.
L’incremento dei prezzi dei beni energetici alimenta un’accelerazione dell’inflazione: ad agosto secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto del 3,2% in termini tendenziali (+3,3% il dato per l’area euro), in aumento rispetto al 2,9% di luglio. 
Focus: Tra il 2021 e il 2026 il mercato del lavoro italiano ha mostrato un trend positivo, con un incremento del tasso di occupazione e una flessione della disoccupazione. La crescita occupazionale ha riguardato tutte le classi di età ad eccezione dei più giovani, risultando più elevata per la classe di età 50-64 anni (+7,8 punti), anche a causa del progressivo invecchiamento demografico e delle riforme pensionistiche. A livello contrattuale si consolida il lavoro stabile, con un aumento dei dipendenti permanenti e una contestuale riduzione di quelli a termine.
Approfondisci il tema sul sito dell&#039;Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Ue, riforma appalti: introdotta la preferenza europea</title>
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            <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Commissione europea ha presentato una riforma del quadro sugli appalti pubblici, introducendo il principio della preferenza europea per rafforzare la competitività delle imprese dell’Unione e garantire maggiore sicurezza delle forniture in settori strategici. L’iniziativa si inserisce nel percorso di revisione delle politiche industriali volto a consolidare la resilienza delle filiere e a ridurre la dipendenza da Paesi terzi.
La proposta mira a:


aumentare la partecipazione delle imprese europee alle gare pubbliche;


introdurre criteri di reciprocità nei confronti dei mercati extra‑UE;


rafforzare la sicurezza economica e tecnologica;


sostenere innovazione, qualità e standard produttivi europei.

La riforma mira a semplificare e armonizzare le procedure, riducendo gli oneri amministrativi per circa 650 milioni di euro l’anno.

La preferenza europea non è un vincolo automatico, ma un criterio che le amministrazioni potranno applicare quando la natura dell’appalto richiede tutela strategica o affidabilità delle catene di approvvigionamento, permette, inoltre, alle autorità pubbliche di privilegiare imprese e prodotti UE in settori essenziali, quando necessario per sicurezza economica o reciprocità.
Per le stazioni appaltanti, la riforma comporta una revisione dei criteri di valutazione delle offerte, con maggiore attenzione a:


origine e tracciabilità delle forniture;


continuità e sicurezza delle supply chain;


contributo alla competitività europea;


coerenza con obiettivi di transizione digitale ed energetica.


Per le imprese, si apre un quadro più favorevole alla partecipazione alle gare, con incentivi alla localizzazione delle produzioni e alla cooperazione tra operatori europei.
La proposta sarà ora esaminata da Parlamento e Consiglio. L’adozione potrebbe avvenire nel 2027, con una fase di implementazione graduale per consentire a amministrazioni e imprese di adeguarsi ai nuovi criteri e alle linee guida operative.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>La produzione industriale a luglio  segna +0,7% su giugno</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/la-produzione-industriale-a-luglio-segna-07-su-giugno</link>
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            <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Istat registra a luglio un incremento dello 0,7% della produzione industriale rispetto al mese precedente, confermando una dinamica congiunturale positiva in un contesto economico ancora caratterizzato da incertezza e rallentamenti disomogenei tra settori. Su base trimestrale, l’indice mostra un profilo di stabilità, sostenuto dalla tenuta delle filiere a maggiore contenuto tecnologico e dalla ripresa graduale della domanda interna.
Il miglioramento mensile è trainato da comparti che negli ultimi mesi hanno mostrato maggiore resilienza:


beni strumentali, sostenuti da investimenti e domanda estera;


beni intermedi, in recupero dopo la debolezza primaverile;


alcune nicchie della manifattura legate a tecnologie e componentistica.


Permangono invece dinamiche più contenute nei beni di consumo, in particolare non durevoli, ancora influenzati dal clima di prudenza delle famiglie.
Il dato di luglio si inserisce in un contesto di graduale stabilizzazione dell’attività produttiva, con imprese che continuano a gestire pressioni sui costi, cicli di approvvigionamento non pienamente normalizzati e una domanda internazionale meno vivace rispetto al 2025. Nonostante ciò, la capacità di adattamento delle filiere industriali italiane resta elevata, sostenuta da investimenti in automazione, digitalizzazione e efficientamento energetico.
Approfondisci sul sito Istat
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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Banca Ifis accelera e punta a 75 mln di sinergie</title>
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            <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 07:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Le dismissioni di Hype, ARECneprix e Abilio, realizzate come da cronoprogramma, insieme alla rimodulazione dei principali contratti IT di illimity, consentono di accelerare il conseguimento delle sinergie di costo attese di 50 milioni di euro, oltre a semplificare il modello operativo del Gruppo e a rafforzarne il focus strategico sulle attività a più elevato valore aggiunto.
Focus sul sostegno all’economia reale, grazie anche al contributo di illimity. Già avviate le prime sinergie commerciali che valorizzano le competenze nel Corporate &amp; Investment Banking, Finanza Strutturata, Capital Markets e servizi per le imprese. La nuova divisione Fürstenberg rappresenta un asset strategico per lo sviluppo dell’attività nel private banking.
Prosegue il processo competitivo di valorizzazione e deconsolidamento del business Npl, che registra un forte interesse da parte di un ampio e diversificato gruppo di potenziali controparti, tra cui investitori italiani e internazionali, operatori specializzati, istituzioni finanziarie e fondi di private equity.

 
Nel primo semestre 2026, Banca Ifis conferma la solidità patrimoniale e il focus nel Commercial Banking

Il margine di intermediazione si attesta a 406,5 milioni di euro grazie al positivo contributo del settore Commercial &amp; Corporate Banking che si conferma come il principale pilastro del modello di business di Banca Ifis con impieghi di circa 9,6 miliardi di euro, sostenuti da una base clienti ampia e diversificata.
L’utile netto del primo semestre 2026 si attesta a 8 milioni di euro. Il dato include circa 30 milioni di euro di rettifiche e accantonamenti riconducibili agli esiti delle attività di revisione interna a seguito dell’ispezione on-site condotta dalla Banca d’Italia su Banca Ifis.
CET1 ratio pari al 13,4% al 30 giugno 2026, ampiamente superiore ai requisiti regolamentari della Banca d’Italia (9,9%). Posizione di liquidità pari a circa 2,1 miliardi di euro e LCR pari al 550% circa, a conferma della forte capacità del Gruppo di sostenere il percorso di integrazione e sviluppo.
Nuovo requisito MREL in vigore dal 31 marzo 2026, fissato al 13,13% del TREA (incluso il CBR ai sensi dell’Art. 128 della CRD) e al 4,67% della LRE, interamente soddisfatto tramite capitale CET1 e sostanzialmente invariato rispetto al requisito precedente.

Risultati consolidati del primo semestre 2026
Dati consolidati riclassificati[1] – 1° gennaio 2026 / 30 giugno 2026

L’utile netto del primo semestre 2026 si attesta a 8 milioni di euro. Il dato include circa 30 milioni di euro di rettifiche e accantonamenti riconducibili agli esiti delle attività di revisione interna a seguito dell’ispezione on-site condotta dalla Banca d’Italia su Banca Ifis.
Il margine di intermediazione si attesta a 406,5 milioni di euro, trainati da un margine di interesse pari a 261,7 milioni di euro, da commissioni nette per 71,3 milioni di euro e da ricavi da attività di trading e altri proventi per 73,5 milioni di euro. La performance è stata sostenuta dal contributo del business Commerciale di Banca Ifis, dalla gestione del portafoglio finanziario e del Turnaround di illimity. I ricavi del settore Npl riflettono la prudente e disciplinata strategia della Banca adottata negli ultimi trimestri nell’acquisizione di nuovi portafogli NPL, anche alla luce degli effetti della normativa sul calendar provisioning.
Il costo del credito del semestre è pari a 83,6 milioni di euro e comprende le attività poste in essere dalla Banca per ottimizzare il proprio profilo di rischio. Nel semestre il Gruppo ha accelerato le attività di armonizzazione dei criteri valutativi a seguito dell’integrazione con illimity. Nell’ambito di questo processo, nel primo semestre la Banca ha contabilizzato 34 milioni di euro dei 70 milioni di aggiustamenti incrementali annunciati al mercato lo scorso 25 giugno. La quota residua, pari a circa 36 milioni di euro, è attesa, in base alla guidance data al mercato, nella seconda parte del 2026.
I costi operativi complessivi del semestre 2026 si attestano a 308,8 milioni di euro, di cui 125,4 milioni di euro relativi al costo del personale e 172,5 milioni di euro ad altre spese amministrative. Le sinergie di costo diventeranno visibili dal 2027, a seguito del completamento del percorso di integrazione e della piena attuazione delle iniziative di efficientamento, inclusa la razionalizzazione delle strutture operative, dei sistemi informativi e delle spese amministrative.
Il risultato ante imposte del semestre è pari a 13,2 milioni di euro, con imposte per 5,0 milioni di euro.
La posizione di liquidità al 30 giugno 2026 è pari a circa 2,1 miliardi di euro di riserve e attivi liberi finanziabili in BCE (LCR pari al 550% circa). Il solido profilo di liquidità e funding del Gruppo è stato ulteriormente rafforzato con il collocamento a gennaio 2026 di un prestito subordinato Tier 2 per ammontare di 400 milioni di euro con scadenza decennale e con cedola del 4,55%.

Requisiti di capitale

Il CET1 è pari a 13,4% (13,0% al 31 dicembre 2025) e il TCR è pari a 18,4% (15,3% al 31 dicembre 2025), e tali indicatori sono calcolati escludendo l’utile generato nel primo semestre 2026.

***
Il Consiglio di Amministrazione di Banca Ifis, riunitosi il 4 agosto sotto la Presidenza di Ernesto Fürstenberg Fassio, ha approvato i risultati consolidati relativi al primo semestre 2026.
«Nel primo semestre del 2026 abbiamo compiuto passi decisivi per il percorso di integrazione con illimity, che procede secondo i piani e che prevediamo di completare pienamente in autunno. Nel periodo, abbiamo terminato la valorizzazione degli asset non core e ridefinito l’infrastruttura IT del Gruppo con una partnership strategica con Finomnia che darà un contributo rilevante alle sinergie di costo e una decisiva spinta a quelli di ricavo. Queste iniziative ci consentono di confermare l’obiettivo di 75 milioni di euro di sinergie annue a partire dal 2027, come annunciato lo scorso anno nell’ambito dell’offerta di acquisto e scambio su illimity Bank. Con l’obiettivo di rafforzare il nostro posizionamento di banca al servizio dell’economia reale, abbiamo inoltre avviato il processo competitivo per il deconsolidamento del business Npl, per cui stiamo registrando un forte interesse da primari operatori italiani e internazionali. Con queste premesse, il 2026 si conferma dunque come anno di transizione propedeutico alla piena realizzazione del nuovo modello di business interamente focalizzato ad essere un gruppo bancario di riferimento al servizio dell’economia reale. In quest’ottica, nel semestre abbiamo registrato un utile netto di 8 milioni di euro, dopo avere avviato le attività propedeutiche al rafforzamento del profilo di rischio. Affrontiamo questa fase di trasformazione con fondamentali solidi, una posizione patrimoniale ampiamente superiore ai requisiti regolamentari e una chiara visibilità sulle opportunità derivanti dall’integrazione. Le azioni intraprese nel semestre pongono basi ancora più solide per la creazione di valore sostenibile nel lungo periodo», dichiara Frederik Geertman, Amministratore Delegato di Banca Ifis.
***
Il Settore Commercial &amp; Corporate Banking di Banca Ifis, che non include il contributo del Gruppo illimity, ha generato ricavi complessivi per 168,3 milioni di euro nel periodo, confermandosi il principale pilastro del modello di business di Banca Ifis. Gli impieghi medi si attestano a 7,2 miliardi di euro, sostenuti da una base clienti ampia e diversificata. L’Area Factoring resta la principale fonte di ricavi con 75,7 milioni di euro, affiancato dall’Area Corporate Banking &amp; Lending (59,4 milioni di euro) e dall’Area Leasing (33,3 milioni di euro), che continuano a mostrare dinamiche operative resilienti. Nel complesso, il segmento evidenzia tenuta dei volumi, qualità degli impieghi e forte posizionamento sulle PMI.
I ricavi del Settore Npl di Banca Ifis del primo semestre 2026 sono pari a 94,9 milioni di euro. Gli incassi dell’attività di recupero, escludendo le cessioni di portafogli, sono stati pari a 192 milioni di euro. Il dato evidenzia la buona efficacia delle attività di recupero, sia giudiziali sia stragiudiziali, e conferma la resilienza operativa della piattaforma Npl, anche in un contesto di maggiore selettività sugli acquisti e di progressivo riposizionamento del business.
La strategia sul fronte della raccolta è concentrata sul rifinanziamento dei depositi retail in scadenza a tassi di interesse più favorevoli che riflettano la riduzione del tasso base mantenendo al contempo la tradizionale relazione con la base clienti. Il costo medio della raccolta di Banca Ifis, escludendo il contributo di illimity, nel primo semestre 2026 si è attestato a 3,0%, in costante riduzione trimestre dopo trimestre. Sul mercato dei capitali, il 13 gennaio 2026 Banca Ifis ha emesso un’obbligazione Tier 2 a 10 anni da 400 milioni di euro, con una cedola del 4,55%. Questa emissione rafforza il capitale regolamentare della Banca, segnando lo spread più basso di sempre per un’obbligazione Tier 2 della Banca.
I Core originated Npe ratio lordo e netto del Gruppo Banca Ifis al 30 giugno 2026 relativi alla propria attività creditizia verso la clientela sono pari rispettivamente al 7,4% e al 4,9% , in aumento rispetto al 6,2% e al 3,9% del 31 marzo 2026 per effetto della riclassificazione a Npe di alcune esposizioni dei portafogli Ifis riconducibili agli esiti delle attività di revisione interna e dell’ispezione on-site condotta dalla Banca d’Italia presso Banca Ifis, e al deterioramento di specifiche esposizioni del portafoglio illimity e di B-ilty. Si evidenzia che le posizioni di B-ilty sono coperte per l’80% dalla garanzia statale.
I ratios di asset quality sono calcolati escludendo i crediti del Settore Npl, i titoli di Stato valutati al costo ammortizzato nonché le attività finanziarie deteriorate acquisite o originate (POCI), o con essi come sottostanti, sia per finalità di business (ad esempio, per il rilancio e la valorizzazione di imprese in situazioni di temporanea difficoltà) sia emerse in seguito ad operazioni di business combination. Analogamente sono stati esclusi dal calcolo dei ratios i portafogli che hanno come sottostante contenziosi in materia di appalti, emersi in seguito ad operazioni di business combination in quanto non aderenti al modello di business del Gruppo.
I coefficienti patrimoniali confermano la forte solidità del Gruppo. Entrambi i principali indicatori si mantengono ampiamente superiori ai livelli minimi richiesti, con il CET1 Ratio consolidato pari a 13,4% (13,0% al 31 dicembre 2025) e il Total Capital Ratio consolidato pari al 18,4% (15,3% al 31 dicembre 2025). Tali Ratios non includono l’utile del primo semestre 2026.
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Ridisegnata la partnership strategica con il Gruppo Finomnia, con un contributo rilevante alle sinergie di costo attese
Nell’ambito del percorso di integrazione tra Banca Ifis e illimity, è stata perfezionata la riorganizzazione dei contratti IT di illimity attraverso la sottoscrizione di un nuovo accordo pluriennale che consolida la partnership strategica con il Gruppo Finomnia. L’accordo, che rappresenta un passo significativo verso la piena realizzazione delle sinergie di costo per un totale di 50 milioni di euro annui a partire dal 2027, prevede l’adozione di un nuovo modello operativo e tecnologico, maggiormente allineato agli obiettivi strategici futuri del Gruppo bancario e si sviluppa lungo due direttrici.
Il Gruppo Finomnia acquisirà, da Banca Ifis, il controllo totale della società Finomnia Banking, focalizzata sull’offerta di servizi IT per il settore bancario e sullo sviluppo di piattaforme digitali a supporto della trasformazione tecnologica delle istituzioni finanziarie. Il rapporto contrattuale di lungo termine con Banca Ifis sarà conseguentemente evoluto, con un focus sulle soluzioni applicative a maggiore valore strategico e fonte di differenziazione competitiva per il business futuro della banca, tra cui le piattaforme a supporto dei canali digitali e del customer relationship management.
Contestualmente, Banca Ifis e il Gruppo Finomnia manterranno una partnership strategica di lungo periodo nella società altermAInd, focalizzata sullo sviluppo di prodotti e servizi basati su soluzioni digitali e di Intelligenza Artificiale. La valorizzazione da parte di Banca Ifis delle piattaforme e delle competenze sviluppate da altermAInd consentirà al Gruppo Finomnia di consolidare il proprio ruolo di partner strategico della banca anche nell’ambito dell’innovazione tecnologica e della trasformazione dei processi aziendali.
Il rafforzamento della partnership con il Gruppo Finomnia lungo queste due direttrici contribuirà in misura rilevante al conseguimento delle sinergie di integrazione complessivamente attese, pari a 50 milioni di euro, supportando la generazione di benefici economici ricorrenti sia su fronte dei costi che dei ricavi.
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Banca Ifis e l’impegno nella sostenibilità
Banca Ifis integra la sostenibilità nelle proprie strategie e nel modello di business, declinandola nelle dimensioni ambientale, sociale e di governance. Nel primo semestre 2026, il Gruppo ha compiuto un ulteriore passo in avanti nel proprio percorso ESG aderendo ai Principles for Responsible Banking (PRB) promossi dalle Nazioni Unite e allo United Nations Global Compact (UNGC), tra le principali iniziative globali per la promozione di un’economia sostenibile e inclusiva.
L’impegno di Banca Ifis, rafforzato anche dalle expertise incorporate con l’acquisizione di illimity Bank, è riconosciuto anche dalle principali agenzie internazionali di valutazione ESG. MSCI ha confermato alla Banca il rating ESG AAA, il massimo livello previsto dalla propria scala di valutazione, attribuito a un numero limitato di istituzioni finanziarie a livello globale. Il giudizio, migliorato per due anni consecutivi, conferma il posizionamento del Gruppo tra i leader internazionali della sostenibilità. Banca Ifis ha inoltre ottenuto da CDP un rating B (in una scala che va da F ad A), a conferma dell’attenzione riservata ai temi ambientali e climatici. A questi risultati si aggiunge, per il secondo anno consecutivo, il riconoscimento assegnato da Extel Institutional Investors quale miglior programma ESG europeo nel segmento Specialty Finance.
I riconoscimenti ottenuti sono il risultato di una strategia che mette al centro la generazione di valore condiviso. In questo contesto si inserisce Kaleidos, il Social Impact Lab nato su iniziativa del Presidente Ernesto Fürstenberg Fassio per promuovere progetti sociali, culturali e di sostegno ai territori e alle comunità. Dalla sua costituzione, Kaleidos ha realizzato oltre 90 iniziative sociali. Per misurare in modo oggettivo il valore prodotto da tali interventi, Banca Ifis ha sviluppato insieme a Triadi, spin-off del Politecnico di Milano guidato dal professor Mario Calderini, un modello proprietario di valutazione dell’impatto sociale. L’applicazione del modello alle iniziative realizzate da Kaleidos ha evidenziato che ogni euro investito dalla Banca genera mediamente 5,2 euro di valore sociale.
La ricerca medico-scientifica rappresenta uno dei campi in cui si concentra maggiormente l’azione di Kaleidos. Tra le principali iniziative in questo ambito si segnalano il sostegno alla Fondazione Ospedale Pediatrico Bambino Gesù nella ricerca sui tumori maligni pediatrici del sistema nervoso centrale; la collaborazione pluriennale con la Fondazione Ricerca Biomedica Avanzata di Padova, attraverso i progetti “Adotta un Ricercatore”; la prevenzione sanitaria con il progetto di screening cardiologico “Primavera del Cuore”, promosso a Venezia dal professor Fausto Rigo.
Sempre attraverso Kaleidos, Banca Ifis sostiene iniziative rivolte alle persone più vulnerabili. In particolare, la collaborazione con la Fondazione Banco Alimentare ETS ha consentito di distribuire l’equivalente di oltre dieci milioni di pasti e di sviluppare un innovativo progetto per il recupero delle eccedenze di carne provenienti dalla Grande Distribuzione Organizzata, trasformate e redistribuite sotto forma di pasti pronti alle persone in difficoltà.
L’impegno sociale del Gruppo si esprime anche nell’allargamento della fruizione della cultura presso il grande pubblico, attraverso l’azione di Ifis art. Il cuore delle progettualità di Ifis art è rappresentato dal Parco Internazionale di Scultura di Villa Fürstenberg, lo spazio museale di 27 ettari aperto gratuitamente al pubblico ogni domenica. Nel primo semestre del 2026, il Parco Internazionale di Scultura ha allargato la propria collezione con una nuova opera di Anselm Kiefer, che arricchisce una collezione composta da 27 installazioni di arte contemporanea di alcuni tra i maggiori artisti italiani e internazionali. Nel corso del primo semestre del 2026, inoltre, Banca Ifis ha completato il salvataggio, la messa in sicurezza e il restauro di The Migrant Child, una delle sole due opere di Banksy presenti in Italia. L’opera è stata presentata al pubblico in occasione dell’apertura di Biennale di Venezia, accompagnata dal lancio di un progetto educativo sviluppato in collaborazione con Treccani. L’iniziativa, denominata “Migrant Child. Diritti all’opera”, è coinvolgerà gli studenti delle scuole secondarie di primo grado con l’obiettivo di promuovere la riflessione sui temi dell’arte, della cittadinanza e dei diritti.
 
 
[1] Le riclassificazioni e aggregazioni del conto economico consolidato riguardano le seguenti fattispecie:

le rettifiche/riprese di valore nette afferenti al Settore Npl sono riclassificate fra gli interessi attivi e proventi assimilati (e quindi all’interno della voce “Margine di interesse”) nella misura in cui rappresentative dell’operatività di tale business e parte integrante del rendimento dell’attività di business;
gli accantonamenti netti su fondi per rischi e oneri sono esclusi dal computo dei “Costi operativi”;
le voci di costo e ricavo ritenute come “non ricorrenti” (ad esempio perché connesse direttamente o indirettamente ad operazioni di aggregazione aziendale, come il c.d. “gain on a bargain purchase” ai sensi dell’IFRS 3), sono esclusi dal computo dei “Costi operativi”, e pertanto sono stornati dalle rispettive voci da Schema di Bilancio Circolare 262 (es. “Spese amministrative”, “Altri oneri/proventi di gestione”) e inseriti in una specifica voce “Oneri e proventi non ricorrenti”;
gli oneri ordinari e straordinari introdotti a carico delle banche del Gruppo (Banca Ifis, Banca Credifarma e illimity Bank) in forza dei meccanismi di risoluzione unico e nazionale (FRU e FRN) e del meccanismo di tutela dei depositi (c.d. DGS o FITD) sono esposti in una voce separata denominata “Oneri relativi al sistema bancario” (la quale è esclusa dal computo dei “Costi operativi”), anziché essere evidenziati nelle voci “Altre spese amministrative” o “Accantonamenti netti ai fondi per rischi e oneri“;
sono ricondotti nell’ambito dell’unica voce “Rettifiche/riprese di valore nette per rischio di credito”:

le rettifiche/riprese di valore nette per rischio di credito relative ad attività finanziarie valutate al costo ammortizzato (ad eccezione di quelle relative al Settore Npl di cui al punto sopra) e ad attività finanziarie valutate al fair value con impatto sulla redditività complessiva;
gli accantonamenti netti ai fondi per rischi e oneri per rischio di credito riferiti a impegni e garanzie rilasciate;
gli utili (perdite) da cessione/riacquisto di finanziamenti al costo ammortizzato diversi da quelli del Settore Npl.



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            <category>Corporate News</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Buy Now Pay Later (BNPL):dati, diffusione e rischi in Italia</title>
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            <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia, con lo studio “Chi utilizza il Buy Now, Pay Later in Italia?”, fotografa un mercato in rapida espansione. Le transazioni BNPL sono passate da 3,9 milioni nel 2021 a 32,4 milioni nel 2024, per un valore di 6,8 miliardi di euro, oltre il 75% generato online. L’Italia resta però indietro rispetto ai Paesi nordici: il BNPL pesa il 5% dei pagamenti e‑commerce, contro il 21% della Svezia e il 20% della Germania.
Secondo l’Indagine sui Bilanci delle Famiglie, l’utilizzatore tipo è un lavoratore dipendente o manager, 35‑44 anni, residente nel Centro Italia, con reddito medio‑alto (50.000–100.000 euro). Non è un prodotto usato principalmente da soggetti in difficoltà, ma da consumatori digitalmente avanzati.
La propensione al digitale è decisiva: chi usa home banking, social network o ha richiesto prestiti online mostra una probabilità molto più alta di ricorrere al BNPL. Tra chi non utilizza internet, il fenomeno è quasi assente.
Le modalità di pagamento più diffuse sono carte di credito (35%), prepagate (33%) e carte revolving, mentre il contante è marginale. Il mercato italiano si articola in due modelli:


Pay in X, tipico degli acquisti online (importo medio 171 euro), gestito da fintech;


POS lending, usato nei negozi fisici (importo medio 731 euro), offerto da intermediari tradizionali con controlli più rigorosi.


Un dato rilevante: il BNPL è utilizzato dal 12% di chi ha ricevuto un rifiuto per un prestito bancario, segnale che sta diventando una forma di credito alternativa per chi ha accesso limitato ai canali tradizionali.
La rapida diffusione dopo il 2022 ha coinvolto anche consumatori più fragili, aumentando il rischio di sovraindebitamento. La nuova direttiva europea CCD2 introduce requisiti più stringenti su trasparenza dei costi e valutazione della capacità di rimborso, con l’obiettivo di tutelare gli utenti e garantire la sostenibilità del mercato.
Approfondisci sul sito di Bankitalia</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Manifattura 2026: resilienza, investimenti e slancio export</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/manifattura-2026-resilienza-investimenti-e-slancio-export</link>
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            <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description>I dati dell’Osservatorio MECSPE 2026 delineano un settore manifatturiero che continua a mostrare resilienza nonostante un contesto internazionale complesso. Il comparto raggiungerà nel 2026 un valore stimato di 1.168 miliardi di euro, con una crescita media annua dell’1% fino al 2030.
Oltre tre aziende su quattro dichiarano un fatturato stabile o in aumento rispetto al 2025, mentre il 63% risulta pienamente allineato agli obiettivi di budget. Il sentiment imprenditoriale riflette questa solidità: il 55% esprime soddisfazione “media” e il 29% “alta”, con solo il 16% che segnala criticità.
L’85% delle imprese mantiene una visione positiva per il biennio 2026‑2027, pur riconoscendo tre principali fattori di rischio:


incertezza internazionale (48%),


rallentamento dei mercati (41%),


rincaro materie prime (40%).


Le pressioni globali stanno accelerando la trasformazione tecnologica:


automazione e robotica (34%),


digitalizzazione e interconnessione (33%),


produzione personalizzata (31%).


Le imprese puntano a processi più efficienti, flessibili e orientati alla marginalità.
Pur prevedendo un ulteriore incremento dei costi energetici, il 57% delle aziende ritiene l’impatto gestibile. Il 42% ha già avviato investimenti in:


energie rinnovabili,


tecnologie ad alta efficienza,


riduzione strutturale dei consumi.


Le difficoltà di approvvigionamento hanno inciso marginalmente per sette imprese su dieci, grazie a strategie di mitigazione:


aumento scorte,


diversificazione fornitori,


contratti pluriennali.


L’88% delle imprese guarda all’export con aspettative positive:


rafforzamento dei mercati consolidati (33%),


apertura verso nuove aree geografiche (32%).


La maggior parte non teme un inasprimento delle politiche daziarie.
Consulta il documento sul sito MECSPE</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Sace, Piattaforma Italia: operazione pilota con Banca Finint</title>
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            <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Entra nel vivo Piattaforma Italia, l’innovativo programma di SACE che mette in connessione il risparmio degli investitori istituzionali con i fabbisogni concreti delle imprese. Conclusa la fase di confronto con il mercato, sono stati individuati gli operatori che affiancheranno SACE, l&#039;Export Credit Agency italiana partecipata dal Ministero dell&#039;Economia e delle Finanze, nell&#039;implementazione operativa della soluzione.
Piattaforma Italia, un nuovo strumento operativo e concreto previsto da SACE50, il Piano Strategico 2026-2028 di SACE, si affianca al canale bancario tradizionale come una modalità di finanziamento complementare, trasformando i pagamenti futuri legati a contratti già acquisiti dalle aziende italiane in liquidità immediatamente disponibile. Un supporto importante nei casi di commesse di lungo periodo che vedono le imprese sostenere costi rilevanti nella fase iniziale dei contratti — per materiali, forniture e lavorazioni — a fronte di incassi che maturano solo progressivamente, in base agli stati di avanzamento lavori. Grazie a Piattaforma Italia di SACE le aziende potranno così contare su nuova liquidità nella fase più critica delle commesse, rafforzando la propria capacità di pianificare, produrre e investire; le filiere ne traggono vantaggio in termini di maggiore continuità operativa e finanziaria lungo la catena dei fornitori.
Il percorso ha visto SACE confrontarsi con i principali operatori di mercato allo scopo di definire una soluzione finanziaria calibrata sulle reali esigenze delle imprese e degli investitori. Da questo dialogo è emersa una soluzione progettuale strutturata, standardizzata e replicabile, che costituisce oggi la base operativa dell&#039;Iniziativa.
&quot;Con Piattaforma Italia costruiamo un nuovo ponte tra capitali privati ed economia reale, mettendo le imprese nelle condizioni di realizzare le proprie commesse, investire e crescere&quot;, ha dichiarato Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE. &quot;Il confronto con il mercato ci ha permesso di costruire la struttura più efficace e la qualità dei partner che hanno partecipato ci consente di avviare il progetto pilota con solide basi e, al tempo stesso, di disporre di una squadra pronta a moltiplicare le operazioni a beneficio del Sistema Paese&quot;.
Il funzionamento poggia sull&#039;interazione di tre soggetti. Il fondo di investimento raccoglie i capitali degli investitori istituzionali e li impiega per finanziare le imprese, anticipando il valore dei crediti legati alle commesse. SACE interviene garantendo una quota dell&#039;investimento, così da contenere il rischio e favorire l&#039;ingresso di capitali privati. Le imprese ottengono in questo modo liquidità immediata a fronte di pagamenti futuri già contrattualizzati. La stessa architettura è utilizzabile anche per operazioni di destocking, trasformando le scorte di magazzino in una leva per nuova liquidità.
I profili dell&#039;ecosistema operativo
Hanno concluso il processo di confronto con SACE, funzionale alla definizione della soluzione progettuale, gli operatori di mercato riportati nel seguito:

La Società di Gestione del Risparmio (SGR) costituisce e gestisce il fondo, raccoglie i capitali presso gli investitori istituzionali e alloca gli investimenti, in coordinamento con SACE. Operatori: Finint Investments, Miria Asset Management Ltd, SAGITTA SGR S.p.A.
Il Master Servicer presidia la costituzione delle Società Veicolo e il set-up delle cartolarizzazioni, la governance operativa, gli adempimenti e il reporting verso SACE e gli investitori. Operatori: Banca Finint, 130 Servicing.
Il Sub-Servicer gestisce la piattaforma tecnologica attraverso cui transitano i flussi documentali e informativi, dall&#039;onboarding delle imprese al monitoraggio in tempo reale degli stati di avanzamento. Operatori: Collextion Services S.r.l., AATech Credit Service (Gruppo AATech), iQera Italia S.p.A., Quinservizi S.p.A.

Gli operatori che hanno preso parte al percorso di confronto concorrono a comporre un ecosistema qualificato, funzionale allo sviluppo dell&#039;Iniziativa e della sua progressiva estensione a settori e filiere strategiche per il Paese.
L&#039;avvio della prima operazione pilota
 Per l’avvio della prima operazione pilota, prevista entro la fine del 2026, all’esito della procedura di confronto, SACE ha selezionato, Banca Finint nel ruolo di Master Servicer, Finint Investments quale SGR e Collextion Services S.r.l. come Sub-Servicer.
Per approfondire: Piattaforma Italia





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            <category>Corporate News</category>
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            <title>BankItalia: crescita lieve, solidità bancaria e sfida debito</title>
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            <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 10:45:00 +0000</pubDate>
            <description>L’edizione di settembre di L’economia italiana in breve della Banca d’Italia offre una lettura aggiornata della congiuntura macroeconomica nazionale, delineando un quadro di crescita moderata, robusta stabilità finanziaria e persistenti criticità sul fronte del debito pubblico. I dati più recenti confermano un’economia che avanza con gradualità, sostenuta dalla domanda interna e da un mercato del lavoro in consolidamento.
Nel primo semestre del 2026 il PIL italiano ha registrato una variazione congiunturale dello 0,3% nel primo trimestre e dello 0,2% nel secondo. La dinamica è trainata dalla domanda nazionale, cresciuta dello 0,4% nel secondo trimestre, e da esportazioni in aumento dello 0,8%.
Il mercato del lavoro conferma segnali di forza: l’occupazione supera i 24 milioni di unità, con un tasso di partecipazione nella fascia 15‑64 anni vicino al 67%. Le retribuzioni contrattuali nel settore privato non agricolo crescono del 4% su base annua, sostenendo il reddito disponibile.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) di agosto 2026 mostra un incremento tendenziale dell’1,7%, nettamente inferiore al 3,2% dell’area euro. La inflazione di fondo rimane però più rigida: 3,3% in Italia contro 2,4% della media europea, segnale di pressioni persistenti nei servizi e nei beni non energetici.
La bilancia dei pagamenti conferma la solidità della posizione esterna del Paese: nel primo semestre 2026 il conto corrente + conto capitale registra un surplus di 13 miliardi di euro. La posizione patrimoniale netta sull’estero resta stabilmente positiva, pari a circa il 15% del PIL, elemento che rafforza la resilienza finanziaria complessiva.
Le famiglie italiane mantengono un livello di indebitamento pari al 60% del reddito disponibile lordo, inferiore a Francia, Germania e Regno Unito. Le imprese proseguono nella riduzione della leva finanziaria, con un debito finanziario sul PIL inferiore alla media dell’area euro.
I tassi sui nuovi prestiti si stabilizzano intorno al 3,5%, sia per le società non finanziarie sia per i mutui delle famiglie.
Il comparto bancario italiano continua a mostrare fondamentali robusti:


CET1 ratio medio ponderato: 15,43%


ROE: circa 14%


NPL ratio lordo: 2,5%


NPL netto: sotto l’1%


La qualità del credito e la patrimonializzazione confermano un sistema in grado di sostenere l’economia reale in una fase di crescita moderata.
Il saldo primario delle Amministrazioni pubbliche torna positivo:


0,5% del PIL nel 2024,


0,8% nel 2025,


1,2% nel 2026.


Il deficit complessivo migliora fino al –2,9% atteso nel 2026. Tuttavia, il debito pubblico continua a crescere: dal 134,7% del PIL nel 2024 al 138,6% nel 2026, con un onere medio del debito intorno al 3%.
Le stime della Banca d’Italia per il 2026 indicano:


crescita del PIL: 0,5%,


inflazione media: 3,1%.


Valori in linea con le previsioni della Commissione europea e del Fondo Monetario Internazionale, che confermano un quadro di stabilità, pur in presenza di rischi legati alla rigidità dell’inflazione di fondo e alla dinamica del debito.Il quadro delineato da Banca d’Italia mostra un Paese che avanza con prudenza: crescita moderata, mercato del lavoro solido, banche robuste, posizione esterna favorevole. La principale sfida resta la gestione del debito pubblico, che richiede continuità nel consolidamento fiscale e politiche capaci di sostenere la produttività e l’attrattività degli investimenti.
 Approfondisci il tema: L&#039;economia italiana in breve, n. 9 - settembre 2026</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Leasing e beni 4.0: cosa dice l’Agenzia delle Entrate</title>
            <link>https://leasenews.it/news/normativa/leasing-e-beni-40-cosa-dice-lagenzia-delle-entrate</link>
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            <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Agenzia delle Entrate ha fornito negli anni un quadro interpretativo molto preciso sul trattamento dei beni 4.0 acquisiti tramite leasing ai fini del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati. Gli interpelli e le circolari hanno consolidato principi che oggi rappresentano un riferimento operativo essenziale per imprese e operatori del leasing.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, il beneficiario del credito è sempre l’utilizzatore del bene, cioè l’impresa locataria. La società di leasing, pur essendo proprietaria del bene, non può fruire del credito.
Questo principio è stato ribadito in numerosi interpelli, che hanno chiarito la piena ammissibilità del leasing come forma di acquisizione dei beni 4.0.
Il credito d’imposta matura solo quando il bene è:


messo in funzione,


interconnesso ai sistemi aziendali.


La proprietà del bene in capo al locatore non ostacola la fruizione del credito. L’interconnessione può avvenire anche successivamente alla consegna, senza perdita del diritto.
Per essere considerato “acquisito” ai fini dell’agevolazione, il bene deve essere oggetto di un contratto di leasing con facoltà di riscatto. Gli interpelli chiariscono che:


senza riscatto, il bene non è agevolabile;


il riscatto deve essere previsto contrattualmente, anche se esercitato solo al termine.


L’Agenzia delle Entrate ha precisato che:


è agevolabile solo la quota capitale dei canoni di leasing;


la quota interessi e gli oneri accessori non rientrano nel costo agevolabile;


il costo agevolabile è quello sostenuto dal locatore, ma il credito spetta all’utilizzatore.


Gli interpelli confermano che la documentazione deve includere:


contratto di leasing,


verbale di consegna,


attestazione di messa in funzione,


evidenze dell’interconnessione,


perizia tecnica che certifichi caratteristiche 4.0 e interconnessione.


La perizia può essere acquisita anche dopo l’interconnessione, purché entro i termini previsti.
L’Agenzia ha chiarito anche situazioni operative complesse:


beni consegnati ma non ancora interconnessi;


interconnessione in stabilimenti diversi;


leasing operativo (non agevolabile);


sostituzione del bene durante il contratto 


Implicazioni operative per imprese e operatori leasing


Coordinare consegna, messa in funzione e interconnessione.


Verificare la presenza della facoltà di riscatto.


Predisporre una documentazione tecnica completa.


Pianificare la perizia e le evidenze digitali.


Supportare il cliente nella corretta fruizione del credito.


Le interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate rendono il leasing uno strumento pienamente compatibile con il credito d’imposta 4.0. La chiarezza dei requisiti — beneficiario, interconnessione, riscatto, quota capitale — consente alle imprese di programmare gli investimenti con maggiore sicurezza e agli operatori di leasing di offrire un supporto tecnico e documentale di alto livello.
Approfondimenti sul tema sul sito dell&#039;AdE
Leggi anche la  Circolare n. 9/E del 2021</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Orientamenti e Raccomandazioni Autorità vigilanza UE</title>
            <link>https://leasenews.it/news/normativa/orientamenti-e-raccomandazioni-autorita-vigilanza-ue</link>
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            <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’aggiornamento dell’elenco degli Orientamenti e delle Raccomandazioni emanati dalle Autorità europee di vigilanza (EBA, ESMA, EIOPA), diffuso da Bankitalia, rappresenta uno strumento essenziale per garantire uniformità applicativa e convergenza della supervisione nel mercato finanziario dell’Unione. La raccolta consolidata consente agli operatori di monitorare in modo sistematico l’evoluzione della guidance europea, facilitando l’adeguamento dei processi interni e delle funzioni di controllo.
Le tre ESA adottano Orientamenti e Raccomandazioni per:


promuovere una supervisione coerente nei diversi Stati membri;


chiarire aspetti applicativi delle normative europee;


rafforzare la stabilità finanziaria e la tutela degli utenti;


supportare l’implementazione di nuovi framework regolamentari.


Pur non essendo atti vincolanti, il meccanismo “comply or explain” impone alle autorità nazionali di dichiarare se intendono conformarsi, rendendo tali documenti di fatto un riferimento imprescindibile per gli intermediari.
L’elenco comprende Orientamenti e Raccomandazioni relativi a:


governance, risk management e controlli interni;


adeguatezza patrimoniale, reporting e disclosure;


prodotti finanziari, tutela dei consumatori e condotta di mercato;


ICT risk, operational resilience e cybersecurity;


AML/CFT e presidi antiriciclaggio;


atti collegati all’implementazione di CRR3/CRD6, MiCA, DORA, Solvency II e altre normative settoriali.


La disponibilità di un repertorio aggiornato consente agli operatori di mantenere una visione completa delle disposizioni applicabili e delle evoluzioni regolamentari in corso.
Per intermediari, funzioni di controllo e compliance, l’elenco rappresenta una base operativa per:


aggiornare i presidi interni e le policy aziendali;


valutare gli impatti regolamentari su processi e sistemi;


programmare attività di formazione e aggiornamento del personale;


garantire un allineamento costante con le aspettative delle autorità di vigilanza.


Nel 2026 è atteso un incremento della produzione di guidance su:


resilienza operativa digitale (DORA);


sostenibilità e reporting ESG;


nuovi requisiti prudenziali;


mercati delle cripto‑attività (MiCA);


modelli di business fintech e AI.


Approndisci il tema sul sito di Bankitalia</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>UniCredit &quot;Danish compromise&quot;: la BCE dice si</title>
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            <pubDate>Tue, 08 Sep 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La decisione della Banca centrale europea di autorizzare UniCredit all’applicazione del cosiddetto Danish compromise rappresenta un passaggio rilevante per la solidità patrimoniale del gruppo. Il via libera consente alla banca di adottare un trattamento regolamentare più favorevole per le partecipazioni assicurative, riducendo l’impatto di tali asset sul calcolo dei coefficienti patrimoniali consolidati.
Secondo le stime comunicate dal gruppo guidato da Andrea Orcel, l’autorizzazione si traduce in un beneficio di circa 52 punti base sul Cet1 consolidato, calcolato sulla situazione del secondo trimestre 2026. Si tratta di un miglioramento significativo, che rafforza ulteriormente la posizione di capitale di UniCredit in una fase in cui la vigilanza europea continua a richiedere livelli elevati di resilienza e capacità di assorbimento dei rischi.
Il Danish compromise è uno strumento regolamentare pensato per evitare penalizzazioni eccessive nei gruppi bancari che detengono partecipazioni assicurative rilevanti. L’applicazione del regime consente di sterilizzare parte dell’impatto prudenziale, allineando il trattamento contabile e regolamentare a quello adottato in altri ordinamenti europei. Per UniCredit, questo intervento contribuisce a consolidare un profilo patrimoniale già robusto, sostenuto da una gestione prudente del rischio e da una politica di capitale orientata alla stabilità.
In prospettiva, il rafforzamento del Cet1 offre alla banca maggiore flessibilità nell’allocazione del capitale, nella pianificazione delle attività e nella capacità di sostenere l’economia reale. L’autorizzazione della Bce conferma inoltre la qualità del dialogo tra il gruppo e l’autorità di vigilanza, in un contesto di crescente attenzione alla solidità dei bilanci bancari e alla coerenza dei modelli di business.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>ANFIA–CLEPA: consumatori Ue e decarbonizzazione</title>
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            <pubDate>Tue, 08 Sep 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>I cittadini europei sostengono la decarbonizzazione della mobilità, ma chiedono una transizione che mantenga aperte diverse soluzioni tecnologiche e tenga maggiormente conto delle condizioni reali del mercato e della capacità dei singoli Paesi di accompagnare il cambiamento.
È quanto emerge dal nuovo sondaggio YouGov commissionato da CLEPA su oltre 5.200 cittadini di Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna, Paesi che, insieme, rappresentano oltre il 70% del mercato automobilistico dell’UE.
In media, soltanto l’8% degli intervistati indica un veicolo elettrico a batteria come prossima auto, mentre le intenzioni di acquisto restano distribuite tra diverse tecnologie. Parallelamente, il 47% ritiene preferibile incentivare i veicoli più puliti senza vietare le tecnologie esistenti, mentre solo il 17% sostiene un divieto completo.
Il sondaggio evidenzia, inoltre, una diffusa percezione di scarsa preparazione alla piena elettrificazione: il 75% degli intervistati ritiene che il proprio Paese non sia ancora pronto, indicando tra le principali criticità la disponibilità delle infrastrutture di ricarica, il costo dei veicoli e i costi dell’energia.
I risultati italiani rafforzano l’idea che sia necessaria una transizione fondata sulla neutralità e pluralità tecnologica e sull’accelerazione nello sviluppo delle condizioni abilitanti, piuttosto che sull’imposizione di un’unica soluzione tecnologica.
Tra gli intervistati italiani, solo il 6% indica un BEV come prossima auto, contro il 23% per gli HEV, il 12% per PHEV/EREV e il 26% per le vetture a benzina. Allo stesso tempo, il 47% degli italiani preferisce una politica europea basata su incentivi alle tecnologie a basse emissioni senza divieti al motore endotermico, mentre il 22% sostiene un bando completo.
Il dato più significativo riguarda tuttavia la percezione della preparazione del Paese: il 77% degli italiani ritiene che l’Italia non sia ancora pronta alla piena elettrificazione, mentre soltanto il 17% la considera preparata. Anche a livello individuale, il 67% degli intervistati dichiara di non sentirsi pronto a uno scenario in cui tutte le nuove auto siano esclusivamente elettriche.
Le principali criticità indicate sono il costo dei veicoli elettrici (47%), il prezzo dell’elettricità (42%), la disponibilità delle infrastrutture di ricarica (40%) e l’autonomia dei veicoli (32%).
I risultati, in tutti i Paesi, indicano, quindi, che il tema non è rallentare la decarbonizzazione, ma renderla concretamente sostenibile per cittadini e imprese. La revisione europea degli standard CO₂ per auto e veicoli commerciali leggeri rappresenta in questo senso l’occasione per affiancare agli obiettivi ambientali un approccio più pragmatico: neutralità tecnologica, accessibilità economica dei veicoli, infrastrutture adeguate ed energia a costi competitivi, valorizzando tutte le soluzioni capaci di contribuire alla riduzione delle emissioni.
 Leggi il comunicato compleso sul sito dell&#039;Anfia</description>
            <category>ESG</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Piccole imprese: Bankitalia misura le competenze finanziarie</title>
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            <pubDate>Tue, 08 Sep 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Sono stati pubblicati oggi i risultati della seconda edizione dell&#039;indagine condotta dalla Banca d&#039;Italia sull&#039;alfabetizzazione finanziaria e la digitalizzazione delle microimprese italiane. La rilevazione, svolta nel primo semestre del 2025 su 5.000 titolari di microimprese con fino a 9 addetti, rappresentativi della popolazione di riferimento, misura la comprensione dei concetti finanziari di base e i comportamenti adottati in ambito finanziario. Raccoglie inoltre informazioni sul ricorso a strumenti di pagamento, finanziari e assicurativi, sull&#039;adozione di tecnologie digitali e sulle strategie utilizzate per fronteggiare i rischi legati al cambiamento climatico.
Il punteggio medio di alfabetizzazione finanziaria resta migliorabile (74 punti su 100) anche se leggermente aumentato rispetto all&#039;indagine del 2021, grazie ai progressi nelle componenti relative ai comportamenti e agli atteggiamenti finanziari. Permangono tuttavia difficoltà nella comprensione dei concetti economico-finanziari di base.
Il punteggio risulta più elevato tra le imprese con fatturato maggiore e tra quelle che esportano; non emergono invece differenze tra uomini e donne.
Una migliore comprensione dei concetti economico-finanziari è associata a comportamenti finanziari più efficaci. Anche la propensione ad adottare tecnologie digitali mostra una correlazione positiva con la comprensione dei concetti finanziari.
L&#039;indagine evidenzia infine un&#039;associazione positiva tra la dimensione comportamentale dell&#039;alfabetizzazione finanziaria e l&#039;adozione di strategie volte a mitigare i rischi connessi al cambiamento climatico, come il ricorso ad assicurazioni, gli investimenti per la sicurezza aziendale e il trasferimento delle attività produttive.
Indagini sull&#039;alfabetizzazione finanziaria e le competenze di finanza digitale in Italia: piccole imprese</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Imprese italiane: elettricità al 23% sopra la media Ue</title>
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            <pubDate>Tue, 08 Sep 2026 09:14:00 +0000</pubDate>
            <description> 
Le considerazioni espresse dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al Forum Ambrosetti di Cernobbio riportano al centro dell’agenda economica un tema che l’Italia non può più eludere: l’energia come fattore determinante della competitività del sistema produttivo. Le tensioni internazionali e i conflitti in corso hanno semplicemente reso più visibile una realtà già consolidata: l’energia non è soltanto una voce di costo nei bilanci aziendali, ma la variabile che condiziona investimenti, innovazione e capacità di competere sui mercati globali.
Il caro energia continua a rappresentare un limite strutturale per le imprese italiane. L’analisi di Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa, quantifica con precisione questo divario. Nel primo semestre del 2025, un’impresa con consumi tra 500 e 2.000 megawattora ha pagato l’elettricità 23,36 centesimi per kilowattora, contro i 19,02 centesimi della media dell’Unione europea: un differenziale del 23%.
Per un’azienda che consuma un milione di kilowattora all’anno, questo scarto si traduce in circa 43.000 euro di costi aggiuntivi rispetto ai concorrenti europei. Risorse che vengono sottratte a investimenti, digitalizzazione, innovazione tecnologica, formazione e nuove assunzioni. In un contesto di margini compressi, questo gap diventa un ostacolo diretto alla crescita e alla competitività.
Il tema dei costi si intreccia con un problema ancora più profondo: la storica dipendenza dell’Italia dalle forniture estere. Le crisi in Ucraina e in Medio Oriente hanno dimostrato quanto sia rischioso affidare una quota rilevante dell’approvvigionamento a equilibri geopolitici instabili, sui quali il nostro Paese esercita un’influenza inevitabilmente limitata.
Rincorrere le emergenze, intervenendo solo quando il prezzo del gas sale o quando le catene di fornitura si complicano, non è più una strategia sostenibile. La diagnosi formulata dal governo e dagli operatori economici richiede ora una risposta coerente e strutturale.
Secondo Unimpresa, la priorità è chiara:


diversificare ulteriormente gli approvvigionamenti;


accelerare in modo deciso sulle rinnovabili;


potenziare reti, sistemi di accumulo e infrastrutture;


affrontare senza pregiudizi il dibattito sulle nuove tecnologie.


Ridurre progressivamente il gap del 23% rispetto alla media europea significherebbe restituire slancio competitivo a migliaia di imprese. Per un Paese a forte vocazione manifatturiera, l’autonomia e la sicurezza degli approvvigionamenti non sono più obiettivi strategici generici, ma la precondizione necessaria per la crescita economica.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Crif 2026: cresce il credito, su anche l’indebitamento medio</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/crif-2026-cresce-il-credito-su-anche-lindebitamento-medio</link>
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            <pubDate>Tue, 08 Sep 2026 07:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Oltre il 60% della popolazione in Italia ha un contratto di credito rateale attivo, la platea è in crescita del +1,8% rispetto a un anno fa.
In crescita l’ammontare medio delle rate pagate dalle famiglie per mutui e prestiti: 285 euro al mese (+2,5%).
La regione con la quota più elevata di crediti attivi è la Toscana, con il 69,2% del totale, seguita dal Lazio (con il 67,4%) e dalla Valle d&#039;Aosta (con il 66,5%).

 
Nonostante un contesto economico che risente del clima di incertezza globale, le famiglie italiane non hanno smesso di rivolgersi agli istituti di credito per sostenere i propri consumi e gli investimenti sulla casa. Anzi, nei primi sei mesi dell’anno si allarga ulteriormente la platea di italiani che ha almeno un contratto di credito rateale attivo, pari al 60,7% della popolazione maggiorenne (+1,8% rispetto al 2025). La dinamica in atto riflette la ripresa dei consumi e degli acquisti sostenuti da un finanziamento e anche dello sviluppo dei prestiti small ticket.Per fotografare la dinamica in atto, Mister Credit - l’area di CRIF che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti educational per i consumatori - ha presentato l’aggiornamento relativo al primo semestre 2026 della Mappa del Credito, lo studio sull’utilizzo del credito rateale da parte degli italiani. Tutti i dati della Mappa del Credito con il dettaglio relativo a regioni e singole province sono pubblicamente consultabili e navigabili in maniera interattiva.
Dall’analisi dei dati disponibili in EURISC, il sistema di informazioni creditizie gestito da CRIF, emerge che a livello pro-capite nel primo semestre dell’anno in corso la rata media rimborsata ogni mese è pari a 285 euro (+2,5% rispetto a un anno fa). Mentre l’esposizione residua – intesa come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare in futuro per estinguere i contratti in essere – è pari a 32.899 euro (+4,0% rispetto a un anno fa).Osservando in particolare i mutui, si nota una sostanziale stabilità della rata media, di poco inferiore ai 600 euro, mentre risulta in crescita l’esposizione residua, che supera di poco i 99.500 euro. Per quanto riguarda i prestiti finalizzati, cresce leggermente la rata mensile, che si attesta a 139 euro, così come l’esposizione residua (+7,7%), che rimane comunque contenuta e di poco inferiore a 6.000 euro. In leggera crescita (+1,9%) la rata media dei prestiti personali, che si attesta a 259 euro, con un’esposizione residua intorno ai 16.400 euro (+1,3%).
“I dati della prima parte dell’anno confermano quanto il credito continui a rappresentare uno strumento importante per sostenere i progetti e le spese delle famiglie italiane. Oggi oltre sei adulti su dieci hanno almeno un finanziamento in corso e l’esposizione residua media sfiora i 32.900 euro”commenta Beatrice Rubini, Direttrice della linea Mister Credit di CRIF.“I mutui rappresentano il 23,9% dei finanziamenti attivi, mentre i prestiti personali incidono per il 30,4%. La forma di credito più diffusa resta però quella dei prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, che raggiungono il 45,7% del totale. Analizzando le finalità di spesa, emerge come il credito venga richiesto soprattutto per esigenze legate alla casa (42,8%), seguite dall’acquisto di mezzi di trasporto (30,6%) e di elettronica ed elettrodomestici (17,9%).”
 
Come è cambiato il ricorso al credito degli italiani negli ultimi anni







 
1° sem 2022
1° sem 2023
1° sem 2024
1° sem 2025
1° sem 2026




Quota di italiani con un credito attivo
46,0%
51,4%
52,7%
59,6%
60,7%


Rata media mensile
305 €
322 €
278 €
278 €
285 €


Importo residuo per estinguere i finanziamenti attivi
31.893 €
34.875 €
35.167 €
31.637 €
32.899 €


Quota contratti prestiti finalizzati sul totale dei crediti attivi
50,6%
51,3%
47,7%
47,1%
45,7%


Quota contratti prestiti personali sul totale dei crediti attivi
29,2%
29,4%
28,7%
29,3%
30,4%


Quota contratti mutui sul totale dei crediti attivi
20,2%
19,3%
23,6%
23,6%
23,9%







Resta ancora elevata la sostenibilità del debito
Dall’ultima rilevazione prodotta da Assofin, CRIF e Prometeia, il rischio di credito relativo al totale dei prestiti alle famiglie è pari all’1,5% a marzo 2026. Si tratta di livelli di rischiosità contenuti, che non sembrano destare allarmi.Le politiche di concessione dei prestiti rimangono prudenti, riflettendo anche l’incertezza legata alle tensioni geopolitiche e commerciali e il loro impatto sulla capacità di rimborso dei richiedenti.
La Mappa del Credito a livello regionale
La fotografia che si ricava dall’ultimo aggiornamento della Mappa del Credito mostra una situazione estremamente composita a livello territoriale, che rispecchia i fattori economici e sociali quali, ad esempio, la propensione a fare ricorso al credito per finanziare l’acquisto di un’abitazione o le proprie spese correnti, la capacità reddituale e di risparmio delle famiglie, il diverso costo degli immobili o la tendenza ad allungare la permanenza nell’abitazione di famiglia, la diversa intensità della ripresa dei consumi e del mercato immobiliare, la maggiore abitudine a rivolgersi alla cerchia familiare o amicale per pianificare gli acquisti rispetto agli istituti di credito, ecc.Nel complesso, la regione con la quota più elevata di popolazione maggiorenne con almeno un rapporto di credito attivo è la Toscana, con il 69,2% del totale, seguita dal Lazio (con il 67,4%) e dalla Valle d&#039;Aosta (con il 66,5%). All’estremo opposto del ranking si colloca il Trentino-Alto Adige, regione in cui solamente il 37,9% della popolazione risulta avere almeno un rapporto di credito attivo, preceduto dalla Basilicata (con il 48,8%) e dal Molise (con il 53,3%).
L’importo della rata media mensile: guidano Trentino-Alto Adige, Lombardia e Veneto
Nel primo semestre 2026, le regioni in cui i cittadini ogni mese sostengono la rata più elevata sono il Trentino-Alto Adige, con 455 euro di media, la Lombardia (329 euro) e il Veneto (317 euro). Seguono l’Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia, rispettivamente con 307 e 297 euro.Per interpretare questa dinamica va però considerato che in queste regioni si rileva una elevata incidenza dei mutui, che presentano un importo da rimborsare più alto rispetto alle altre forme tecniche considerate, senza considerare il valore degli immobili che potrebbe risultare superiore alla media. Inoltre, in queste regioni il reddito disponibile risulta tendenzialmente più elevato della media e, di conseguenza, i consumatori possono permettersi di rimborsare una rata più elevata senza intaccare la sostenibilità degli impegni finanziari.Nel complesso, è al Sud e nelle Isole che troviamo le rate mensili più leggere, soprattutto in Calabria, in Sardegna e in Sicilia, dove si attestano a 240 euro di media in virtù di una maggiore incidenza dei prestiti finalizzati, che hanno un importo più contenuto rispetto alle altre forme tecniche.
L’esposizione residua nelle diverse regioni
Per quanto riguarda l’esposizione residua ancora da rimborsare, per estinguere i finanziamenti in corso, troviamo il Trentino-Alto Adige in vetta al ranking nazionale, con 57.793 euro (in aumento rispetto ai 49.226 euro del 2025), seguito dalla Lombardia, che si colloca al 2° posto della classifica con 41.825 euro. Seguono il Veneto, che con 40.389 euro supera di poco l’Emilia-Romagna, con 40.053 euro, e il Friuli-Venezia Giulia, con 37.932 euro.All’estremo opposto della classifica, con 19.647 euro, i cittadini della Calabria risultano avere un debito residuo pari a meno della metà di quello dei Trentini, in virtù di un peso dei mutui casa inferiore alla media. Insieme alla Sicilia e al Molise, sono le sole 3 regioni in cui il valore che rimane ancora da rimborsare risulta inferiore ai 23.000 euro.
Il profilo dei soggetti con finanziamenti in corso
Sono soprattutto gli appartenenti alle fasce di età dai 30 ai 60 anni ad avere finanziamenti in corso. Infatti, sono oltre 4 persone su 5 nella fascia dai 41 ai 50 anni, mentre solo il 30,7% nella fascia dai 18 ai 30 anni. Nelle fasce di età “centrali” si concentra chiaramente la maggior parte della popolazione attiva, che potendo contare su un reddito da lavoro può avere maggior propensione ad accendere finanziamenti.Per quanto riguarda il genere, sono in maggioranza gli uomini (59,0%) ad essere attivi nel mondo del credito, mentre per il 41,0% sono donne. Gli uomini hanno la tendenza a utilizzare più frequentemente il credito rispetto alle donne, con una media di contratti attivi pari a 1,1.La quota delle donne si alza però se guardiamo ai mutui, arrivando al 45,7%, anche perché probabilmente per poter sostenere le rate più elevate (tipiche di questa tipologia di finanziamenti rispetto alle altre) è preferibile suddividerle tra più soggetti. In tutte le tipologie, gli importi medi delle rate sono leggermente più bassi per le donne rispetto agli uomini.I giovani dai 18 ai 30 anni sono più attivi sui prestiti finalizzati, che rappresentano una possibilità meno impegnativa di approcciare il mondo del credito rispetto ai mutui o ai prestiti personali; mentre gli over 60, in generale, utilizzano meno il credito rispetto alla media della popolazione - con una percentuale di utilizzatori pari al 42,8% - e hanno una maggior propensione all’utilizzo dei prestiti personali.
Approfondisci sul sito Crif</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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                <item>
            <title>UniCredit, Accenture e IBM per la piattaforma bancaria UE</title>
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            <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>UniCredit, uno dei principali gruppi bancari paneuropei, Accenture e IBM hanno annunciato una collaborazione strategica di lungo termine che pone le basi tecnologiche a supporto della crescita di UniCredit nei tredici mercati europei in cui il Gruppo opera.
 
Le aziende collaboreranno alla progettazione di un nuovo modello operativo per la tecnologia bancaria, che consentirà a UniCredit di avere un maggiore controllo sull&#039;evoluzione delle proprie tecnologie, combinando al contempo la resilienza dei sistemi mission-critical con la flessibilità delle moderne piattaforme digitali, favorendo l&#039;innovazione continua.
 
Nell&#039;ambito dell&#039;accordo, Accenture acquisirà da IBM la quota di maggioranza della joint venture che attualmente gestisce una parte significativa dell&#039;infrastruttura tecnologica di UniCredit. Inoltre, IBM fornirà a UniCredit piattaforme tecnologiche modernizzate, tra cui IBM Z, software e servizi di consulenza. L&#039;accordo rappresenta l&#039;avvio di un programma pluriennale finalizzato al potenziamento dei sistemi core e del modello operativo della banca.
 
L&#039;annuncio odierno si inserisce nella più ampia strategia di crescita di UniCredit e mira a definire un modello di riferimento per la prossima generazione di tecnologie bancarie in Europa, consentendo un&#039;innovazione più rapida e la scalabilità delle capacità di intelligenza artificiale in tutto il Gruppo.
 
&quot;La tecnologia è un fattore strategico abilitante per la crescita e la trasformazione di UniCredit&quot;, ha dichiarato Ali Khan, Group Digital &amp; Information Officer di UniCredit. &quot;La nostra partnership con Accenture e IBM segna una tappa importante nella costruzione della nostra piattaforma bancaria di prossima generazione, combinando la resilienza che i nostri clienti si aspettano con l&#039;agilità necessaria per innovare più rapidamente e scalare in modo responsabile l&#039;intelligenza artificiale all&#039;interno del Gruppo. Insieme stiamo creando le fondamenta tecnologiche che rafforzeranno la nostra competitività, sosterranno una crescita sostenibile e genereranno valore duraturo per clienti, colleghi e azionisti.&quot;
 
&quot;Questa partnership dimostra come la tecnologia possa diventare un motore strategico di crescita&quot;, ha affermato Mauro Macchi, Chief Executive Officer di Accenture EMEA. &quot;Unendo una presenza paneuropea, solide capacità di esecuzione e tecnologie mission-critical, stiamo creando un modello di trasformazione progettato per scalare nei diversi mercati. Insieme a UniCredit, puntiamo ad accelerare l&#039;adozione di cloud, dati e intelligenza artificiale per sbloccare nuove fonti di valore e generare maggiori benefici per clienti, persone e comunità.&quot;
 
&quot;La nostra rafforzata collaborazione con UniCredit, che comprende sia le nostre capacità tecnologiche sia quelle di consulenza, riflette un impegno condiviso verso l&#039;innovazione e la trasformazione&quot;, ha dichiarato Ana Paula Assis, Senior Vice President e Chair IBM EMEA &amp; APAC. &quot;Combinando infrastrutture moderne e competenze in materia di innovazione, in linea con la strategia di UniCredit per il cloud ibrido e l&#039;intelligenza artificiale, contribuiamo a creare una base tecnologica in grado di sostenere la crescita di lungo termine di UniCredit, offrendo al contempo esperienze d&#039;uso migliori ai suoi clienti.&quot;
 
Il completamento dell&#039;operazione è subordinato alle consuete condizioni di chiusura, incluse le necessarie approvazioni regolamentari e l&#039;espletamento delle procedure di informazione e consultazione applicabili.
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            <category>Corporate News</category>
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            <title>Automotive:300mln per filiera con mini contratti di sviluppo</title>
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            <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Trecento milioni di euro attraverso lo strumento dei mini contratti di sviluppo, sono le risorse che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha disposto a favore delle aziende della filiera dell&#039;automotive con un decreto firmato dal ministro, sen. Adolfo Urso. Il provvedimento segue quanto previsto dal dpcm dello scorso 10 giugno che ha rifinanziato le risorse disponibili del Fondo Automotive, per favorire la transizione verde, lo sviluppo di tecnologie avanzate per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura, in coerenza con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e di riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti.
“Con questo provvedimento diamo a tutte le imprese della filiera uno strumento mirato per continuare a investire nelle tecnologie e nella transizione, accompagnando così il settore in questa fase di trasformazione industriale per rispondere alle esigenze del mercato e tutelare un settore chiave del Made in Italy”, ha dichiarato il Ministro Urso.
Nel dettaglio, i programmi finanziabili devono essere diretti allo sviluppo, all’ingegnerizzazione, al testing e alla produzione di nuovi veicoli e soluzioni di mobilità, nonché di sistemi di alimentazione e propulsione a basse emissioni; allo sviluppo di parti, componenti, sistemi e tecnologie avanzate per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura; oppure alla diversificazione e riconversione industriale verso tecnologie strategiche ad alta intensità di ricerca e sviluppo. Gli investimenti produttivi potranno essere accompagnati da progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, nonché da percorsi di formazione del personale, questi ultimi nel limite del 10% dell’investimento complessivo.
Per quanto attiene alla ripartizione delle risorse un 60% delle stesse è riservato a iniziative proposte da PMI - di cui un quarto per le sole micro e piccole imprese - mentre un 40% è rivolto a programmi da realizzare in stabilimenti del Mezzogiorno, più specificatamente nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Infine, alle imprese in possesso del rating di legalità e della certificazione della parità di genere sono riservate due quote del 10%.
Le agevolazioni saranno concesse sotto forma di contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato e potranno coprire fino al 75% delle spese ammissibili. Le aziende potranno, inoltre, proporre richieste anche in forma congiunta, fino a un massimo di cinque partecipanti. Le domande saranno valutate sulla base dell’ordine cronologico di presentazione, attraverso un’istruttoria articolata in due fasi. La concessione delle agevolazioni verrà deliberata entro 120 giorni dal ricevimento della domanda.
Con successivo decreto direttoriale saranno dettagliate le modalità per le richieste e per la concessione degli incentivi
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            <category>Economia</category>
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        </item>
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            <title>Cernobbio: Giorgetti vede il Pil vicino all’1%</title>
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            <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel confronto di Cernobbio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha delineato un quadro macroeconomico improntato a cauta fiducia, indicando che il Pil italiano potrebbe avvicinarsi all’1% nel 2026. Una stima prudenziale, che riflette segnali di stabilizzazione dopo mesi di rallentamento, ma che non cancella le criticità strutturali che continuano a frenare la crescita.
Un Pil che torna a muoversi
Secondo Giorgetti, la dinamica del Pil mostra un progressivo consolidamento, sostenuto da:


tenuta della domanda interna;


investimenti pubblici legati al PNRR;


performance più robuste di alcuni comparti industriali e dei servizi.


Il ministro ha sottolineato che il dato non rappresenta una svolta, ma un graduale recupero in un contesto internazionale ancora complesso.
I nodi ancora aperti
Giorgetti ha richiamato alcuni fattori che potrebbero limitare la crescita:


inflazione ancora superiore ai target BCE;


costo del denaro elevato;


produttività stagnante;


ritardi infrastrutturali e amministrativi.


Il ministro ha ribadito che la traiettoria del Pil dipenderà dalla capacità di rafforzare competitività e investimenti privati.
Una prospettiva di “realismo operativo”
Il messaggio centrale è quello di un realismo operativo: nessun trionfalismo, ma la consapevolezza che l’Italia può mantenere una crescita moderata se riuscirà a gestire con efficacia le risorse europee e a sostenere le imprese nei settori più esposti.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Scoperta imprenditoriale II: 505mln per R&amp;S nel Mezzogiorno</title>
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            <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 09:45:00 +0000</pubDate>
            <description>Firmato il decreto direttoriale che definisce i termini e le modalità per la presentazione delle domande per le agevolazioni previste da “Scoperta imprenditoriale II (2026)&quot;.
La misura , disciplinata dal decreto ministeriale 19 maggio 2026, mette a disposizione oltre 505 milioni di euro a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo da realizzare nelle Regioni del Mezzogiorno (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) , coerenti con le aree della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente (SNSI) o orientati a individuarne nuove evoluzioni tecnologiche e applicative.
Le domande potranno essere precompilate a partire dal 24 settembre 2026 attraverso la piattaforma informatica del Fondo per la crescita sostenibile. Lo sportello per la presentazione delle istanze aprirà alle ore 10.00 del 7 ottobre 2026.
I progetti ammessi alle agevolazioni dovranno riguardare attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzate alla realizzazione o alla innovazione di prodotti, processi e servizi. L&#039;iniziativa punta a generare un significativo avanzamento tecnologico – non limitandosi alla sola fase di ricerca - attraverso l&#039;uso delle tecnologie abilitanti fondamentali I progetti potranno seguire i filoni della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente (SNSI) o esplorare nuove traiettorie di sviluppo non rientranti nella Strategia, alimentando così il processo di scoperta imprenditoriale e il conseguente adattamento evolutivo della stessa.
Le agevolazioni copriranno i costi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale sostenibili (in linea con il principio DNSH) combinando un finanziamento agevolato al 40% (a tasso ridotto dell&#039;80% e durata fino a 8 anni) con un contributo a fondo perduto fino al 40% per le piccole imprese, 35% per le medie, 30% per le grandi, e fino al 60% per gli enti di ricerca.
Per maggiori informazioni

Scoperta imprenditoriale II (2026)
Decreto direttoriale 6 agosto 2026
Scoperta imprenditoriale II (2026) - Risposta alle domande frequenti (FAQ)

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            <category>Economia</category>
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            <title>Tassi operazioni di credito agevolato per settembre 2026</title>
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            <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 09:25:00 +0000</pubDate>
            <description>Banca d&#039;Italia diffonde  i dati utili per la determinazione dei tassi di riferimento relativamente alle operazioni di credito agevolato da stipularsi nel mese di settembre 2026:
- rendimento medio ponderato riferito all’anno commerciale dei BOT, relativo al mese di agosto 2026: 2,693%
- media mensile dei rendimenti lordi dei titoli pubblici soggetti a tassazione, relativa al mese di luglio 2026: 3,508%</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Mobilità elettrica UE: crescita a due velocità nel 2026</title>
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            <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La mobilità elettrica europea continua a crescere, ma il panorama 2026 delineato da Acea evidenzia un’Europa che procede a due velocità, con differenze strutturali sempre più marcate tra Paesi.
Secondo i dati Acea, le immatricolazioni di veicoli elettrici mostrano un’espansione significativa nei Paesi del Nord e del Centro Europa, mentre rallentano nel Sud e in parte dell’Est. La distanza non riguarda solo la domanda, ma anche la capacità infrastrutturale, la disponibilità di incentivi e la solidità delle filiere industriali.
I mercati più maturi – Germania, Paesi Bassi, Scandinavia – consolidano la leadership grazie a politiche stabili, reti di ricarica capillari e una forte integrazione tra industria automotive e transizione energetica. Al contrario, Italia, Spagna e Grecia registrano una crescita più contenuta, frenata da infrastrutture insufficienti, costi elevati e una domanda ancora disomogenea.
Il quadro Acea mette in evidenza tre fattori chiave:


Infrastrutture di ricarica — la densità dei punti di ricarica varia enormemente tra Paesi, condizionando la diffusione dei veicoli elettrici.


Politiche e incentivi — dove gli incentivi sono stabili e prevedibili, la domanda cresce; dove cambiano frequentemente, il mercato rallenta.


Capacità industriale — la presenza di produttori e filiere avanzate accelera l’adozione, mentre la dipendenza dall’import rallenta la transizione.


La mobilità elettrica è sempre più integrata con le strategie di decarbonizzazione e con gli investimenti nelle energie rinnovabili. Le case automobilistiche europee stanno ampliando l’offerta di modelli elettrici, mentre utility e operatori energetici accelerano sulla realizzazione di reti di ricarica ad alta potenza.
Tuttavia, la frammentazione normativa e la diversa velocità di implementazione delle politiche nazionali continuano a rappresentare un ostacolo alla creazione di un mercato unico europeo della mobilità elettrica.
Acea prevede che il divario tra Paesi possa ridursi solo con:


un rafforzamento coordinato delle infrastrutture;


politiche di incentivo più stabili e armonizzate;


investimenti industriali mirati alla competitività europea.


La mobilità elettrica rimane un pilastro della transizione energetica, ma la sua crescita richiede un’Europa più allineata e capace di sostenere l’innovazione lungo tutta la filiera.
Approfondisci sul sito Acea</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Salone del Leasing 2026: al via le iscrizioni</title>
            <link>https://leasenews.it/news/formazione-ed-eventi/salone-del-leasing-2026-al-via-le-iscrizioni</link>
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            <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Sono aperte le iscrizioni alla 9ª edizione del Salone del Leasing, intitolata “Scenari di crescita in un mondo complesso”, in programma il 28 e 29 ottobre 2026 a Milano, presso lo spazio Monte Rosa 91.
Il Salone rappresenta il principale momento pubblico di confronto tra istituzioni, imprese e operatori del mercato del leasing, l’evento è infatti pensato come piattaforma di dialogo strategico per interpretare le trasformazioni in atto e delineare le priorità del comparto.
L’edizione 2026 approfondirà i grandi fenomeni che stanno ridisegnando gli equilibri globali:


nuova geoeconomia — impatti su mercati, credito e investimenti;


transizione energetica — tecnologie, filiere e competitività;


intelligenza artificiale — applicazioni per processi, rischio e modelli di business.


Il focus sarà su come le aziende del settore stanno adattando strategie, prodotti e governance a un contesto in rapida evoluzione.
I lavori saranno articolati in tre momenti di approfondimento, pensati per offrire analisi concrete e visioni prospettiche:


28/10 mattina – “La nuova geoeconomia: mercato, credito e investimenti” Una lettura delle dinamiche macroeconomiche e dei futuri scenari dell’economia globale.


28/10 pomeriggio – “Le nuove frontiere del leasing tra regolamentazione e innovazione” Un confronto sulle sfide regolamentari e sulle leve per rilanciare la competitività europea del settore.


29/10 mattina – “Il leasing che abilita il cambiamento” Il leasing come motore di trasformazione del sistema produttivo: mobilità, manifattura, immobiliare.


L’agenda prevede interventi e tavole rotonde con esponenti di rilievo delle istituzioni, dell’industria e della finanza, insieme ai protagonisti del settore. Ampi spazi saranno dedicati al networking e al confronto diretto tra operatori.
La partecipazione è gratuita e aperta a più sessioni.
 
Per informazioni sul Salone del Leasing e iscrizioni clicca qui</description>
            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>Professionisti del credito: nel 2025 77% Cdv e 42% mutui</title>
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            <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Con un intermediato che rappresenta il 77% della cessione del V dello stipendio o della pensione e il 42% dei mutui residenziali, Agenti in attività finanziaria e Mediatori creditizi sono ormai a tutti gli effetti un’industria della distribuzione del credito. È la fotografia scattata dal III rapporto OAM-Prometeia – attraverso i dati raccolti tramite survey nei confronti di banche e intermediari finanziari per il secondo anno consecutivo – sui professionisti del credito, per i quali si stima un fatturato nel 2024 tra i 2 e i 2,2 miliardi di euro e il cui ruolo è destinato a crescere in futuro, guardando anche agli spazi da occupare nell’intermediazione dei finanziamenti alle imprese che attualmente rappresenta appena il 2% del totale.
Prosegue l’effetto ‘sostituzione’ degli sportelli bancari
Il processo di sostituzione degli sportelli bancari, iniziato nell’ultimo decennio, sta proseguendo: anche nel 2025 la forza lavoro complessiva dei professionisti del credito cresce di un ulteriore 2% (di cui +4% tra i Mediatori creditizi e circa +1% tra gli Agenti in attività finanziaria), a fronte di una riduzione del 2% dei dipendenti bancari. In generale, nel corso degli ultimi 10 anni, il rapporto tra forza lavoro “terza” e dipendenti bancari è passato da circa “1 professionista del credito ogni 20 dipendenti bancari” a “1 professionista del credito ogni 10 dipendenti bancari”, di cui “1 ogni 5” tra le banche specializzate, “1 ogni 8” tra le banche commerciali di minori dimensioni (cd. “Less Significant Institutions”) e “1 ogni 40” tra i grandi gruppi bancari (cd. “Significant Institutions”). Il numero di Agenti (in attività finanziaria e nei servizi di pagamento) e di Mediatori creditizi attivi in Italia, incluse le relative reti di collaboratori, è passato da circa 19mila a oltre 30mila unità.
Il mercato ‘occupato’ da Agenti e Mediatori
Il mercato ‘occupato’ dalle reti terze si stima possa generare fatturato di circa 2 - 2,2 miliardi di euro di cui circa 1/3 generato dai Mediatori creditizi e 2/3 da parte degli Agenti in attività finanziaria. Tale livello di fatturato corrisponde a circa 5-6 €mln di produzione giornaliera da parte del settore. Il comparto è comunque caratterizzato da una concentrazione dei volumi d’affari a fronte di un’elevata polverizzazione del mercato: circa il 60% del fatturato e degli utili è infatti concentrato nei primi 40 operatori che rappresentano solo il 5% del totale. Specularmente il 70% degli operatori (oltre #500), mediamente di dimensioni “micro” (meno di #5 collaboratori) rappresenta solo il 15% del fatturato. A conferma esiste una correlazione tra performance e dimensione degli operatori. Nello specifico, tra il 2022 e il 2024 i Top 10 Mediatori creditizi hanno registrato una crescita del 4% delle marginalità, a fronte di una riduzione del 13% del mercato complessivo (-23% tra i Mediatori di minori dimensioni); i Top 10 Agenti in attività finanziaria hanno invece registrato una crescita del 26%, a fronte di un +16% complessivo del settore.
Le quote di mercato intermediate dai professionisti del credito mostrano un ruolo differenziato tra Agenti e Mediatori. Del 77% della cessione del V erogato attraverso le reti terze circa 61 punti percentuali sono riconducibili agli Agenti in attività finanziaria e solo 16 ai Mediatori creditizi. Inverso il rapporto sul fronte dei mutui residenziali dove, a fronte di un intermediato dai professionisti del credito pari al 42%, 34 punti percentuali passano attraverso i Mediatori creditizi, e appena 8 attraverso gli Agenti.
Relativamente ai prestiti personali, il canale delle reti terze registra, al 2025, una quota di mercato pari a circa il 22%, di cui circa 1 punto percentuale riconducibile ai Mediatori creditizi, e 21 agli Agenti in attività finanziaria che occupano un ruolo di preminenza assoluta anche nel comparto dei prestiti finalizzati con una quota di mercato pari al 26%.
Il ‘nodo’ dei finanziamenti alle imprese
Il volume di erogato verso le imprese attraverso le reti terze è stato pari, nel 2025, a circa il 2% del totale, una quota di mercato assolutamente minoritaria, quasi interamente riconducibile ai Mediatori. Il credito alle imprese rappresenta infatti, per i professionisti del credito, un mercato fortemente basato sulle competenze più che sulle dimensioni, in cui la “specializzazione” è un elemento imprescindibile e dove la concorrenza si sposta da fattori di prezzo, a fattori qualitativi basati sul livello di assistenza offerta. Tra i più grandi professionisti del credito operanti nel settore retail, comunque, si osservano già tentativi di ingresso nel mercato corporate, mediante primi progetti di set-up di team dedicati o collaborazioni con soggetti specializzati che, tuttavia, richiedono un ampio percorso di realizzazione per il raggiungimento di una piena efficacia.
 
Un capitolo a parte merita il leasing finanziario che, al netto del noleggio a lungo termine auto, ha visto un totale di 24,2 miliardi di nuove erogazioni nel 2025, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente ed un +15% rispetto al 2021, con un ruolo non marginale delle reti terze. Le quote intermediate da Agenti in attività finanziaria e del canale Mediatori creditizi si sono infatti attestate nel 2025 rispettivamente al 9,2% ed al 4,8% dello stipulato leasing.
Previsioni in crescita nel prossimo futuro
Dalla survey contenuta nel Rapporto emerge che l’industria della distribuzione del credito avrà un ruolo crescente anche nel futuro. In particolare, l’80-90% dei soggetti finanziatori intervistati valuta nel medio termine un ampliamento della “portata” distributiva delle reti terze, attraverso un allargamento della gamma di prodotti di credito intermediati, confermando la centralità del ruolo di Agenti e Mediatori nelle proprie strategie distributive.
Anche il 75% degli Agenti in attività finanziaria intervistati prospetta un ampliamento nei prossimi 5-10 anni della propria operatività nei confronti delle mandanti. Infine, la totalità dei Mediatori creditizi prospetta una crescita del numero dei collaboratori nello stesso arco temporale di previsione.
 

 
 
Incremento peso reti terze rispetto a canale tradizionale bancario
 
 

 
Fonte: Elaborazione Prometeia su dati OAM e Banca d’Italia
 
 

 
Fonte: Elaborazione Prometeia su dati Banca d’Italia, Assofin e dati raccolti mediante survey
 
 

 
Fonte: Elaborazione Prometeia su dati Assofin e dati raccolti mediante survey
 
Approfondisci sul sito dell&#039;OAM</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Rapporto annuale Osservatorio Digital Banking di ABI Lab</title>
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            <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Si rafforza l’utilizzo dei canali digitali per le operazioni bancarie nel 2025. È quanto emerge dal quindicesimo Rapporto annuale dell’Osservatorio Digital Banking di ABI Lab, il Consorzio per la Ricerca e l’Innovazione per la banca promosso dall’ABI, che fa il punto sullo sviluppo e sulle potenzialità del settore.




“In un contesto caratterizzato da una trasformazione sempre più rapida e da una crescente complessità dello scenario, innovazione e sicurezza assumono un ruolo centrale per il mondo bancario, richiedendo un impegno condiviso tra tutti gli attori dell’ecosistema”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’ABI, Marco Elio Rottigni. “Il settore ha progressivamente intensificato la spesa in tecnologia, che nel 2025 ha superato i 6,3 miliardi di euro. Tra le principali priorità, inoltre, si confermano gli investimenti in cybersecurity, che, tra il 2020 e il 2025, sono stati quasi 2,5 miliardi di euro, per tutelare dati e operazioni da minacce sempre più evolute.”




La crescita è guidata dal mobile banking, con i clienti attivi su app (applicazioni) in aumento del 5,7% nel 2025 rispetto al 2024 (del 141% confrontando il 2025 con il 2018). Il canale mobile si conferma punto di riferimento nell’operatività del cliente: le operazioni dispositive da app crescono del 18,6% rispetto al 2024 e raggiungono un volume quasi 3 volte superiore a quello dell’internet banking. Particolarmente significativa anche la crescita dei bonifici istantanei, in aumento del 130,5% da mobile banking e del 154% da Internet banking.




La ricerca sottolinea che le banche operanti in Italia continuano ad ampliare la propria offerta digitale, con il 77% che ha aumentato gli investimenti sul mobile banking: tra le principali direttrici di intervento si confermano la vendita di prodotti e servizi bancari, il miglioramento dell’esperienza cliente, l’efficientamento dei processi e il rafforzamento della sicurezza. Inoltre, il 52% delle realtà prevede un incremento di investimenti su processi che abilitano l’interoperabilità dei diversi canali.




Si consolida l’offerta digitale a supporto del credito e della gestione finanziaria: la sottoscrizione dei prestiti personali interamente online è disponibile nel 68% dei casi, mentre quella dei mutui nel 32%. Le soluzioni di gestione finanziaria personale sono diffuse nel 64% dei casi.




Si amplia anche l’offerta per segmenti specifici di clientela, con soluzioni dedicate ai giovani: il 43% delle realtà propone offerte verticali per i minori di 18 anni e per la fascia di età 18-35 anni. Forte attenzione verso clienti sensibili a tematiche ambientali e sociali (29%).




Sul fronte tecnologico, cresce l’adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale a supporto dell’acquisizione digitale dei clienti, tra cui il rilevamento automatico dei documenti di identità (62%) e il video-selfie con verifica biometrica in tempo reale (48%).




In questo contesto di crescente digitalizzazione e innovazione dei servizi bancari, alcuni dei principali trend emersi dal Rapporto saranno ripresi al WeSec – Il Salone della Sicurezza, il nuovo appuntamento promosso da ABI e organizzato da ABIServizi, in programma il 22 e 23 settembre 2026 all’Allianz MiCo di Milano, un hub di confronto tra settore bancario, istituzioni, imprese, mondo della tecnologia, consulenza, accademia e cittadini sulle sfide che stanno ridefinendo la protezione dei dati, delle infrastrutture e dei servizi essenziali.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Pmi UE: Camisa rilancia lo spirito dei Trattati di Roma</title>
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            <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le piccole e medie imprese europee hanno presentato la nuova Agenda per la crescita, un documento programmatico che punta a rilanciare competitività, innovazione e capacità produttiva del tessuto imprenditoriale continentale. L’iniziativa, promossa da European Entrepreneurs CEA‑PMI e sostenuta da Confapi, arriva in una fase cruciale per l’economia europea, segnata da rallentamenti strutturali, transizioni complesse e un quadro geopolitico instabile.
Nel corso della presentazione, Camisa, presidente di European Entrepreneurs e di Confapi, ha richiamato la necessità di recuperare lo spirito originario dei Trattati di Roma, fondato su integrazione economica, libertà d’impresa e sviluppo condiviso. Secondo Camisa, l’Unione europea deve tornare a essere un motore di crescita per le Pmi, evitando eccessi burocratici e regolatori che ostacolano la competitività.
La richiesta è chiara: politiche più semplici, più rapide e più vicine alle imprese, capaci di sostenere innovazione, digitalizzazione e investimenti produttivi.
La nuova Agenda individua alcune priorità strategiche per rilanciare il ruolo delle Pmi nel mercato unico:


rafforzare la competitività industriale, con strumenti più efficaci e meno frammentati;


semplificare il quadro normativo, riducendo oneri amministrativi e costi di conformità;


sostenere innovazione e digitalizzazione, con incentivi mirati e accessibili;


favorire l’accesso ai capitali, ampliando strumenti finanziari dedicati alle Pmi;


promuovere una transizione sostenibile realistica, che non penalizzi le imprese più piccole.


Questi elementi mirano a costruire un ambiente europeo più favorevole allo sviluppo imprenditoriale, in cui le Pmi possano competere alla pari con le grandi aziende e con i mercati extra‑UE.
Camisa ha sottolineato che la crescita europea passa necessariamente dalle Pmi, che rappresentano oltre il 99% delle imprese e una quota decisiva dell’occupazione. Per questo, l’Agenda per la crescita non è solo un documento politico, ma un invito a ripensare il modello europeo, rendendolo più dinamico, più competitivo e più vicino alle esigenze reali delle imprese. 
La presentazione dell’Agenda per la crescita segna un passaggio importante nel dibattito europeo sul futuro dell’economia. Il richiamo allo spirito dei Trattati di Roma diventa un simbolo: ritornare ai principi fondativi per costruire un’Europa più forte, più semplice e più orientata allo sviluppo.
Approfondisci il tema sul sito Confapi</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Intesa Sanpaolo: oltre 4mld al cinema e mille produzioni</title>
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            <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Intesa Sanpaolo sarà presente all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con nuove iniziative a supporto del settore, rafforzando il proprio impegno a sostegno dell’industria cinematografica e audiovisiva.
La banca affianca le competenze specialistiche del Desk Media &amp; Cultura della Banca dei Territori a strumenti finanziari dedicati e iniziative mirate allo sviluppo del settore. Un comparto strategico per il Paese, che impiega oltre 124 mila persone e contribuisce per circa lo 0,73% del PIL (media 2018-2024), assumendo un ruolo sempre più rilevante per la crescita economica e culturale dell&#039;Italia. Dal 2009 Intesa Sanpaolo ha erogato circa 4 miliardi di euro a sostegno delle imprese dell&#039;audiovisivo, contribuendo alla realizzazione di oltre 750 opere tra film e serie televisive nazionali e internazionali, oltre a 214 produzioni tra spot pubblicitari, factual e format televisivi, per un totale di 964 contenuti audiovisivi.
Nell’ambito della manifestazione saranno presentate numerose opere sostenute dalla banca. Tra queste, nella sezione Venice Open, Dio Ride (Indiana Production) e la serie TV Peccato (Be Water Film); nella sezione Venice Spotlight, Serpenti (Paco Cinematografica); nella sezione Orizzonti, Una Storia (HT Film) e La Città dei Vivi (Eagle Pictures).
Nel corso degli anni la banca ha accompagnato importanti produzioni esecutive internazionali realizzate in Italia, tra cui The White Lotus, Ferrari di Michael Mann, Those About To Die, Ripley, The Decameron, Emily in Paris, The Hand of Dante e, tra le più recenti, The Resurrection of the Christ (TROC), Eternity, Solo Mio, Young Sherlock 2 e Grown Ups 3, attraverso strumenti quali co-finanziamenti, syndicated loan con banche americane e operazioni di smobilizzo del tax credit.
In particolare, per favorire l’ingresso delle nuove generazioni e l’innovazione, Intesa Sanpaolo promuove attraverso isybank, la banca digitale di Gruppo, il Contest cinematografico per nuovi autori dedicato ai giovani talenti del cinema con l&#039;obiettivo di valorizzare idee, linguaggi e talenti emergenti, e di far crescere l&#039;ecosistema audiovisivo italiano. L’iniziativa, in collaborazione con Mastercard e, OffiCine-IED verrà presentata nel corso di un evento in programma il 7 settembre al Lido di Venezia a cui parteciperanno alcuni membri della giuria, composta da rappresentanti eccellenti del panorama cinematografico nazionale.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Riforma incentivi: leasing centrale nel nuovo sistema</title>
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            <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 13:15:00 +0000</pubDate>
            <description>La riforma degli incentivi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ridisegna l’intero sistema di sostegno alle imprese, concentrando l’offerta su cinque strumenti principali. All’interno di questo nuovo assetto, il leasing assume un ruolo ancora più rilevante, grazie alla centralità attribuita agli investimenti produttivi, alla transizione tecnologica e all’accesso al credito: tre ambiti nei quali il leasing è già oggi uno dei principali canali di finanziamento delle Pmi.
Il nuovo impianto normativo punta a semplificare, concentrare e rendere più efficaci gli incentivi. Questo approccio favorisce il leasing perché:


valorizza strumenti già consolidati come la Nuova Sabatini, che sostiene gli investimenti in beni strumentali tipicamente finanziati tramite leasing;


rafforza le politiche per innovazione, digitalizzazione e transizione verde, aree in cui il leasing è il canale preferito dalle Pmi per investire senza immobilizzare capitale;


amplia gli interventi dedicati a credito, capitale e continuità aziendale, creando sinergie con il ruolo del leasing nella gestione finanziaria delle imprese.


In sintesi, la riforma non modifica direttamente il leasing, ma ne potenzia il contesto operativo, aumentando le opportunità di utilizzo e ampliando le aree di investimento agevolabili.
Il Fondo per la crescita sostenibile: il perno che rafforza il leasing
Il Fondo per la crescita sostenibile (FCS) diventa il fulcro della riforma e viene articolato in quattro sezioni. Tre di queste hanno impatti diretti sul leasing.
1. Ricerca, sviluppo e innovazione
Progetti di innovazione, digitalizzazione, trasferimento tecnologico e valorizzazione della proprietà industriale potranno essere finanziati anche tramite leasing, soprattutto per:


macchinari avanzati;


tecnologie digitali;


beni ad alta intensità di capitale.


2. Start‑up e nuove imprese
Il leasing è già oggi uno strumento chiave per start‑up e imprese giovani che non dispongono di garanzie tradizionali. La sezione dedicata a nuove imprese e cooperative potrà:


favorire investimenti in beni strumentali tramite leasing;


creare sinergie con il venture capital;


sostenere iniziative giovanili e femminili che utilizzano il leasing per avviare attività produttive.


3. Investimenti produttivi per transizione verde e digitale
Questa sezione è la più rilevante per il settore:


i Contratti di sviluppo e i bandi tematici finanzieranno investimenti in impianti, macchinari, tecnologie green e digitali;


il leasing è il canale naturale per questi investimenti, soprattutto per Pmi che devono aggiornare rapidamente i propri asset produttivi.


4. Accesso al credito e mercato dei capitali
La sezione dedicata al credito potrà sostenere:


imprese in temporanea difficoltà che utilizzano il leasing per preservare liquidità;


operazioni di continuità aziendale;


interventi di riequilibrio finanziario che includono contratti di leasing in corso. 


Nuova Sabatini: conferma e rafforzamento del ruolo del leasing
Tra i cinque strumenti della riforma, la Nuova Sabatini rimane uno dei pilastri più solidi. La misura:


incentiva l’acquisto di beni strumentali tramite leasing;


sostiene investimenti in tecnologie 4.0, macchinari, impianti e attrezzature;


è particolarmente utilizzata dalle Pmi che preferiscono il leasing per la flessibilità finanziaria.


La conferma della Sabatini nel nuovo sistema è un segnale chiaro: il leasing resta centrale nelle politiche industriali italiane. 
La riforma definisce l’architettura, ma sarà la legge di bilancio a stabilire:


quante risorse confluiranno nel FCS;


quanto sarà destinato alle sezioni che impattano sul leasing;


la dotazione della Nuova Sabatini;


le risorse per venture capital e credito.


La capacità del leasing di sostenere investimenti dipenderà quindi dalla quantità di fondi assegnati e dalla rapidità con cui saranno resi disponibili.
Il Mimit dovrà definire entro 180 giorni:


obiettivi e beneficiari;


forme e intensità delle agevolazioni;


modalità di erogazione;


procedure di monitoraggio e controllo.


Per il leasing, saranno cruciali:


la chiarezza dei requisiti;


la semplicità delle domande;


la prevedibilità delle finestre temporali;


la certezza dei tempi di erogazione.


La riforma elimina alcune agevolazioni minori, ma non tocca gli strumenti che sostengono il leasing, né quelli che finanziano investimenti produttivi.
La riforma non introduce nuovi incentivi specifici per il leasing, ma rafforza il suo ruolo all’interno delle politiche industriali:


più risorse per investimenti produttivi;


più sostegno alla transizione tecnologica;


più strumenti per credito e capitale;


conferma della Nuova Sabatini.


Il leasing emerge come uno dei principali canali attraverso cui la riforma potrà tradursi in investimenti reali, soprattutto per le Pmi.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>doValue: prima emissione tokenizzata nelle cartolarizzazioni</title>
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            <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A poco più di un mese dall&#039;annuncio della collaborazione strategica tra doValue e Weltix per applicare la tecnologia Distributed Ledger Technology - DLT alle operazioni di cartolarizzazione, il 3 Agosto scorso il progetto ha raggiunto una significativa tappa operativa, con il perfezionamento di una prima emissione tokenizzata nell’ambito di una cartolarizzazione di crediti NPL. doValue S.p.A., operatore europeo di servizi finanziari, e Weltix S.p.A., infrastruttura autorizzata da CONSOB come Responsabile del Registro DLT, hanno dato concreta attuazione alla visione industriale presentata dalle due società lo scorso giugno, testimoniando la capacità di doValue di trasformare molto rapidamente questa visione in una soluzione operativa e regolamentata, applicata ad un&#039;operazione reale di mercato. Il gruppo doValue, tramite la controllata doNext S.p.A., si è occupato della costituzione della società veicolo e ricopre i ruoli di Master Servicer, Corporate Servicer Provider, Calculation Agent, Rappresentante dei portatori dei titoli e di Paying Agent, mettendo a disposizione la propria esperienza nella strutturazione e gestione delle operazioni di cartolarizzazione. Teda Service S.r.l. agisce in qualità di Special Servicer dell’operazione e ha coordinato il club deal di investitori. Weltix S.p.A. ha agito in qualità di Responsabile del Registro DLT, garantendo l&#039;emissione, la gestione e la circolazione digitale degli strumenti finanziari nel rispetto della normativa italiana introdotta dal Decreto FinTech, con il supporto legale di Simmons &amp; Simmons e tecnologico di BlockInvest. L&#039;assistenza legale dell&#039;operazione è stata svolta da Intellexia Sta S.r.l. con un team guidato dal managing partner Vanessa Solimeno.
L&#039;utilizzo della tecnologia DLT consente ai titoli di nascere direttamente in formato digitale, senza la necessità di una successiva dematerializzazione, rendendo più efficienti i processi di emissione, gestione e trasferimento dei titoli. L&#039;infrastruttura sviluppata da Weltix permette inoltre una maggiore tracciabilità delle operazioni, una governance digitale dell&#039;intero ciclo di vita dello strumento finanziario e un regolamento più rapido rispetto ai modelli tradizionali. L&#039;operazione conferma il crescente interesse del mercato verso l&#039;utilizzo delle tecnologie DLT nella finanza strutturata e rappresenta un ulteriore passo verso la digitalizzazione delle cartolarizzazioni. Armando La Morgia, Chief Business Development Officer di doValue Italia, ha dichiarato: «A poche settimane dall&#039;avvio della collaborazione con Weltix, siamo già passati dalla progettazione all&#039;esecuzione della prima operazione sul mercato. Con questo risultato, doValue conferma la centralità che la tecnologia riveste nei servizi a valore aggiunto offerti ai propri clienti. La tokenizzazione delle cartolarizzazioni rappresenta la naturale evoluzione del settore e siamo orgogliosi di aver realizzato una delle prime applicazioni operative di questo modello in Italia».
Antonio Chiarello, Founder e CEO di Weltix, ha dichiarato: «La tokenizzazione rivoluzionerà il mondo delle cartolarizzazioni e il modo in cui tutti gli attori si interfacciano tra loro. Con l&#039;autorizzazione CONSOB come Responsabile del Registro DLT, Weltix permette agli strumenti finanziari di nascere digitali: nessuna dematerializzazione successiva, tracciabilità nativa e regolamento più rapido, all&#039;interno del perimetro del Decreto FinTech. Il lavoro con doValue mostra come operatori diversi possano fare sistema per accelerare l&#039;innovazione del mercato, e questa operazione con Teda dimostra che le tecnologie DLT generano valore tangibile per emittenti, intermediari e investitori».
Francesco Caggiano, Amministratore Unico di Teda Service S.r.l., ha dichiarato: «Questa operazione conferma quanto la tecnologia DLT non sia più soltanto una prospettiva teorica, ma uno strumento concreto capace di ridisegnare i processi della finanza strutturata. Come Special Servicer abbiamo avuto l&#039;opportunità di utilizzare un’infrastruttura digitale che rende più efficiente e programmabile la gestione dei Crediti, con la quale potremo verificare sul campo i benefici della tokenizzazione: maggiore trasparenza nella gestione del portafoglio, tempi di regolamento più rapidi, trasparenza di tutta la documentazione societaria con effettiva accessibilità e un livello di tracciabilità che semplifica il dialogo con gli investitori lungo tutto il ciclo di vita dell&#039;operazione».</description>
            <category>Corporate News</category>
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                <item>
            <title>Investimenti sostenibili 4.0: termini e modalità per domande</title>
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            <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato firmato il decreto direttoriale che stabilisce termini e modalità operative per la presentazione delle domande relative alla misura Investimenti sostenibili 4.0, uno degli strumenti chiave per sostenere programmi di investimento innovativi, tecnologici e ad elevata sostenibilità ambientale, in linea con gli obiettivi del Piano Transizione 4.0.
Fase di precompilazione delle domande dal 10 settembre e apertura dello sportello dal 6 ottobre. 
Risorse disponibili e imprese beneficiarie
La misura mette a disposizione 448 milioni di euro destinati a micro, piccole e medie imprese con sede in:


Basilicata


Calabria


Campania


Molise


Puglia


Sicilia


Sardegna


Una quota pari al 25% delle risorse è riservata alle micro e piccole imprese, per favorire l’accesso alle realtà produttive più piccole e sostenere la loro capacità di innovazione.
Le imprese potranno:


precompilare le domande dal 10 settembre 2026 sulla piattaforma di Invitalia, che gestisce la misura per conto del Mimit;


presentare le istanze dal 6 ottobre 2026, data di apertura ufficiale dello sportello.


Le domande saranno valutate in ordine cronologico di arrivo e, in caso di esaurimento delle risorse, tramite graduatoria di merito. 
Finalità degli investimenti
Le agevolazioni sostengono programmi orientati a:


trasformazione digitale e tecnologica dei processi produttivi;


utilizzo delle tecnologie abilitanti del Piano Transizione 4.0;


progetti con elevata sostenibilità ambientale.


Saranno premiati gli interventi che favoriscono:


economia circolare,


efficienza energetica con riduzione dei consumi di almeno il 5%,


innovazione dei processi produttivi, in coerenza con gli obiettivi climatici UE e con il Programma nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021‑2027. 


Spese ammissibili e importi degli investimenti
Sono finanziabili spese relative a:


macchinari, impianti e attrezzature;


software, licenze e certificazioni ambientali;


opere murarie nei limiti previsti;


consulenze specialistiche ed energetiche.


I programmi devono prevedere investimenti tra 750 mila e 5 milioni di euro. 
Struttura dell’agevolazione
Le agevolazioni coprono fino al 75% delle spese ammissibili, attraverso:


35% contributo a fondo perduto,


40% finanziamento agevolato a tasso zero, con rimborso fino a 7 anni.


Il nuovo decreto rende pienamente operativa una misura strategica per la competitività delle imprese del Mezzogiorno, favorendo investimenti ad alto contenuto tecnologico e sostenibile. Con l’apertura dello sportello prevista per ottobre, le imprese possono ora programmare con precisione la presentazione delle domande e l’avvio dei progetti.
Per maggiori informazioni

Investimenti sostenibili 4.0 (2026)
Decreto direttoriale 5 agosto 2026 – Investimenti sostenibili 4.0. Bando 2026</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Credem: leasing a 560 milioni nel primo semestre 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel primo semestre 2026 il Gruppo Credem conferma il ruolo strategico del leasing a supporto dell’economia reale, con 560 milioni di euro di stipulato e 2.897 nuovi contratti attraverso Credemleasing, guidata dal direttore generale Gabriele Decò. L’attività si integra con le 18 filiali specializzate e con l’intera rete del Gruppo, rafforzando la capacità di risposta alle esigenze delle imprese.
A fine giugno 2026, Credemleasing registra:


Crediti netti +2% a/a,


Margine di intermediazione a 43 milioni (+2,7%),


ROE annualizzato al 10,1%,


Utile netto di 20,6 milioni, in aumento del 2% sul primo semestre 2025.


La qualità del portafoglio si conferma solida: i crediti deteriorati lordi scendono all’1,36% degli impieghi (1,44% a fine 2025), con un grado di copertura NPL al 43,6%. Tra i principali driver emerge il leasing nautico, comparto in cui la società consolida la propria presenza. Parallelamente, Credemleasing rafforza il sostegno alle PMI, facilitando l’accesso al leasing strumentale e alle relative opportunità agevolative, contribuendo alla competitività delle imprese in un contesto economico complesso.
Il Direttore Generale Gabriele Decò evidenzia la solidità del modello di business e la fiducia crescente della clientela:

“Continuiamo a ottenere risultati di grande valore. La crescita della nostra base clienti testimonia la fiducia nella nostra competenza. Avanziamo nel percorso di innovazione e digitalizzazione, ponendo al centro il supporto tangibile alle imprese e ai clienti.”

Nel quadro del piano di digitalizzazione, Credemleasing sta potenziando:


il CRM come strumento avanzato di gestione delle relazioni,


l’area riservata come canale informativo e operativo privilegiato.


L’obiettivo è migliorare l’esperienza del cliente, valorizzando la ricchezza informativa e la qualità del servizio.
La società continua a sviluppare partnership commerciali e a rafforzare l’integrazione con le diverse realtà del Gruppo Credem, collaborando attivamente con mediatori e canali terzi per ampliare la capacità distributiva e la diffusione delle soluzioni di leasing.
Il primo semestre 2026 conferma la solidità, la crescita equilibrata e la capacità di sostegno alle imprese da parte di Credemleasing. Innovazione, qualità del credito e integrazione commerciale restano i pilastri del percorso di sviluppo della società.</description>
            <category>Corporate News</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Inflazione Eurozona 3,3% ad agosto, energia ancora decisiva</title>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>L’inflazione dell’Eurozona torna a salire ad agosto, attestandosi al 3,3% su base annua, in accelerazione rispetto ai mesi precedenti. A trainare il rialzo è ancora una volta la componente energetica, che registra aumenti significativi e continua a rappresentare il principale fattore di pressione sui prezzi al consumo. Le altre componenti dell’indice mostrano invece una dinamica più stabile, con beni industriali e servizi in lieve moderazione.
Il quadro complessivo conferma come il caro‑energia resti il nodo centrale per la stabilità dei prezzi nell’area euro. Nonostante il rallentamento della componente core, l’inflazione complessiva rimane superiore all’obiettivo del 2% fissato dalla BCE, alimentando aspettative di una politica monetaria ancora improntata alla prudenza. Le pressioni inflazionistiche persistenti, unite alla volatilità dei mercati energetici, mantengono infatti l’istituto di Francoforte orientato verso una linea restrittiva, con l’obiettivo di consolidare il percorso di rientro dell’inflazione nei prossimi trimestri.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>IVASS: Rapporto 2026 su rischi catastrofali e sostenibilità</title>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’IVASS ha diffuso il Rapporto 2026 sui rischi da catastrofi naturali e di sostenibilità, quarto monitoraggio annuale dedicato alla valutazione dell’esposizione del mercato assicurativo italiano ai rischi climatici, ambientali e di transizione. L’analisi coinvolge le imprese di assicurazione e riassicurazione vigilate dall’Istituto e approfondisce governance, gestione dei rischi, coperture catastrofali, politiche di sottoscrizione e sostenibilità degli investimenti.  
Governance e integrazione dei rischi ESG
L’89% delle compagnie ha integrato i fattori ESG nei sistemi di governo e gestione dei rischi, confermando un’evoluzione strutturale nella valutazione dei rischi climatici. Oltre l’80% delle imprese considera materiali i rischi fisici e di transizione; tra queste, l’84% ha già condotto analisi di scenario, individuando nei rischi fisici a medio‑lungo termine i profili più impattanti per solidità patrimoniale e continuità operativa. 
Coperture contro le catastrofi naturali
Nel 2024 la raccolta premi per le coperture dei rischi catastrofali ha raggiunto 3,1 miliardi di euro, di cui 2,7 miliardi riferiti ai rischi climatici. Le esposizioni risultano concentrate su grandine, tempesta e inondazione, confermando la crescente vulnerabilità del territorio italiano.
Il combined ratio dei rischi climatici scende in modo significativo: dal 351,7% del 2023 al 105,2% nel 2024, grazie alla forte riduzione degli oneri per sinistri dopo gli eventi estremi dell’anno precedente. 
Protection gap: un divario ancora ampio
Nonostante la crescita delle coperture, permane un ampio gap di protezione tra perdite economiche e rischi assicurati, soprattutto nel comparto residenziale. A fine 2024 risulta assicurato solo il 5,1% delle abitazioni contro il rischio di inondazione e il 5,6% contro il rischio terremoto.
Il Rapporto evidenzia che i dati non incorporano ancora gli effetti del nuovo obbligo assicurativo catastrofale per le imprese, che potrà ridurre progressivamente il divario. 
Politiche di sottoscrizione in evoluzione
Le compagnie stanno adeguando le strategie di sottoscrizione alla maggiore esposizione ai rischi climatici, intervenendo su:

tariffe,
franchigie e massimali,
condizioni contrattuali,
programmi di riassicurazione,
strumenti di valutazione basati su vulnerabilità climatica e localizzazione delle esposizioni.

L’approccio risulta più selettivo e orientato alla resilienza tecnica. 
Investimenti sostenibili e rischi di transizione
L’82,5% delle imprese adotta una politica di investimento sostenibile. Gli investimenti ammissibili alla Tassonomia UE sono stimati tra 59,3 e 65,9 miliardi di euro, mentre quelli allineati si collocano tra 13,2 e 20,6 miliardi, a seconda dei criteri applicati.
Gli investimenti potenzialmente esposti ai rischi di transizione ammontano a circa 68 miliardi di euro, pari al 6,5% del portafoglio complessivo. 
Piani di transizione e qualità dei dati
I piani di transizione risultano ancora poco diffusi: solo quattro compagnie capogruppo dichiarano di averli adottati, mentre 18 sono in fase di elaborazione. Persistono criticità nella qualità e omogeneità dei dati, soprattutto per quanto riguarda:

la georeferenziazione delle esposizioni assicurative,
le emissioni associate agli investimenti,
la disponibilità di informazioni comparabili tra imprese.  

Il Rapporto 2026 conferma un mercato assicurativo sempre più impegnato nella gestione dei rischi climatici e nella transizione verso modelli sostenibili, ma evidenzia anche la necessità di colmare il protection gap, migliorare la qualità dei dati e rafforzare la capacità di valutazione delle esposizioni. Un percorso che richiede investimenti, innovazione e una crescente integrazione tra politiche di rischio, sostenibilità e strategie di mercato.
Comunicato 
Rapporto 
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            <category>ESG</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Anfia: mercato auto italiano in pausa ad agosto</title>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Ad agosto 2026, il mercato italiano dell&amp;rsquo;auto totalizza&amp;nbsp;69.411&amp;nbsp;immatricolazioni, pari al&amp;nbsp;3,2%&amp;nbsp;in pi&amp;ugrave; rispetto ai volumi di agosto 2025. In realt&amp;agrave;, si tratta di una crescita apparente dovuta ad un giorno lavorativo in pi&amp;ugrave; (21 giorni contro 20): a parit&amp;agrave; di giorni lavorativi (20), agosto 2026 avrebbe infatti registrato una flessione dell&amp;rsquo;1,7%.Nei primi otto mesi del 2026 i volumi complessivi si attestano a&amp;nbsp;1.129.596&amp;nbsp;unit&amp;agrave;, con una crescita dell&amp;rsquo;8,5%&amp;nbsp;rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nonostante la scarsa rappresentativit&amp;agrave; del mese di agosto, il dato delle immatricolazioni non ci lascia tranquilli.
Sul fronte delle alimentazioni, rallenta ancora il trend di crescita delle vetture elettriche non pi&amp;ugrave; sostenuto dagli incentivi all&amp;rsquo;acquisto, strumento essenziale per accelerare il processo di elettrificazione. A confronto con agosto 2025, comunque, le immatricolazioni mensili delle BEV risultano in rialzo del 34%, con una quota di mercato che si ferma al 6,4%.
Prosegue, invece, il buon andamento delle vetture PHEV, che raggiungono una quota del 12,1% nel mese e del 9,4% nel cumulato gennaio-agosto spinte dal canale di vendita del noleggio e dal canale dei privati, a riprova del ruolo chiave svolto dalle tecnologie che sfruttano in maniera intelligente la piena neutralit&amp;agrave; tecnologica nella transizione all&amp;rsquo;elettrico.
Infine, non pu&amp;ograve; lasciare indifferenti la crescita del 92,1% registrata nel cumulato dei primi otto mesi dalle auto Made in China di tutti gli OEMs, che raggiungono una quota di mercato del 15% - a evidenziare ancora una volta la fortissima pressione competitiva esercitata dalle produzioni extra-europee.
Roberto Vavassori, Presidente di ANFIA
Analizzando nel dettaglio&amp;nbsp;le immatricolazioni per alimentazione, le autovetture a benzina vedono il mercato di agosto in calo del 15,6%, con quota di mercato del 20,2%; allo stesso modo, le diesel calano del 28,6%, con una quota del 5,8%. Nel cumulato dei primi otto mesi del 2026, le immatricolazioni di auto a benzina calano del 16,7% e quelle delle auto diesel calano del 26%, rispettivamente con quote di mercato del 19,7% e del 6,8%.
Rallenta la crescita delle autovetture mild e full hybrid, in aumento del 6,9% nel mese, con una quota del 46,6%; nel cumulato, invece, l&amp;rsquo;incremento &amp;egrave; del 20,6%, con una quota del 49%.
Le immatricolazioni di autovetture ricaricabili risultano in rialzo del 58,1% ad agosto e rappresentano il 18,5% del mercato del mese (12,1% ad agosto 2025); nel cumulato incrementano del 73,7% e hanno una quota del 17,5% (in aumento di 6,6 punti percentuali rispetto al cumulato del 2025).
Nel dettaglio, le auto elettriche hanno una quota del 6,4% ad agosto e dell&#039;8,1% nei primi otto mesi dell&amp;rsquo;anno; le vendite sono in aumento del 34,5% nel mese e del 69,3% nel cumulato. Le ibride plug-in, invece, crescono del 74,3% ad agosto e del 77,6% nel cumulato, rappresentando il 12,1% delle immatricolazioni del singolo mese e il 9,4% del totale da inizio anno.
Infine, le autovetture a gas rappresentano l&#039;8,9% dell&amp;rsquo;immatricolato di agosto, interamente composto da autovetture GPL (in calo del 7,4% nel mese). Nel cumulato, le immatricolate a gas diminuiscono del 18,3% e costituiscono il 7% del mercato.
Le emissioni medie di CO2&amp;nbsp;delle nuove immatricolazioni di agosto calano del 5,1% rispetto a quelle di agosto 2025, scendendo a 111,0 g/km. Nel cumulato, decrementano del 6% e si attestano a 110,6 grammi per km percorso.
Nel cumulato degli otto mesi, tra le mild/full hybrid troviamo Fiat Panda, Jeep Avenger e Fiat Grande Panda tra i modelli Stellantis pi&amp;ugrave; venuti, rispettivamente al primo, secondo e settimo posto. Tra le dieci PHEV pi&amp;ugrave; immatricolate non ci sono modelli a rappresentare il Gruppo Stellantis, mentre tra le elettriche, Leapmotor T03, pur rallentando nelle vendite rispetto al primo semestre, si trova al primo posto e Citroen C3 al quinto posto. Segue ancora Leapmotor, con il modello B10, al nono posto.
Leggi il comunicato integrale sul sito Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Assilea: 468.330 nuovi contratti leasing, volumi su del 4,5%</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/assilea-468330-nuovi-contratti-leasing-volumi-su-del-45</link>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel periodo tra gennaio e luglio 2026 sono stati stipulati 468.330 nuovi contratti leasing, per un valore di oltre 22,4 mld. di &amp;euro;. Rispetto allo stesso periodo 2025, si rileva una crescita dei volumi del +4,5% e una sostanziale stabilit&amp;agrave; nei numeri.
L&amp;rsquo;auto, che rappresenta il 62,1% dello stipulato totale, mostra nei primi 7 mesi del 2026 un +1,7% nei volumi a fronte di una flessione di -2,8% nei numeri, registrando una dinamica negativa solo per i veicoli commerciali in leasing e in noleggio a lungo termine.
Il leasing strumentale (25,7% del totale) evidenzia una crescita del +8,3% nel numero dei contratti e del +0,3% nel valore dei contratti.
Prosegue la dinamica molto positiva dello stipulato leasing immobiliare, +29,8% in valore e +9,2% in numero, tale trend risente del notevole incremento, rispetto ai primi 7 mesi del 2025, osservato sia per l&amp;rsquo;immobiliare &amp;laquo;costruito&amp;raquo; (+39,4%) sia per l&amp;rsquo;immobiliare &amp;laquo;da costruire&amp;raquo;, +13,9%. Cresce il valore dello stipulato leasing aeronavale e ferroviario (+60,1%) e quello del leasing di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (+19,7%).

&amp;nbsp;
Ripartizione per comparto (valori di stipulato)

Stipulato leasing auto (&amp;euro; m)
Nel comparto Auto cresce in valore il sotto-comparto delle autovetture in leasing (+5,5%) e a noleggio a lungo termine (+0,6%) in aumento anche quello dei veicoli industriali (+13,8%). Gli altri segmenti mostrano una flessione: i veicoli commerciali in leasing del -4,7% e quelli a noleggio a lungo termine del -18,0%.

Stipulato leasing strumentale (&amp;euro; m)
Il valore del leasing strumentale finanziario (+0,3%) mostra percentuali positive per le fasce d&amp;rsquo;importo inferiori a 0,5 mil. &amp;euro; e flessioni per quelle superiori. Risulta invece in crescita il leasing strumentale operativo (+0,4%) con riferimento a tutte le fasce d&amp;rsquo;importo, ad eccezione di quella pi&amp;ugrave; elevata (-4,1%).

Stipulato leasing immobiliare (&amp;euro; m)
Nel comparto immobiliare, il leasing &amp;laquo;costruito&amp;raquo; mostra una forte crescita (+39,4%) con aumenti in tutte le fasce d&amp;rsquo;importo. Anche per il leasing immobiliare &amp;laquo;da costruire&amp;raquo;, si rileva una crescita significativa pari al +13,9% grazie alla dinamica della fascia dei contratti di importo compreso tra 0,5 e 2,5 mil.&amp;euro; (+2,5%) e a quella dei contratti superiori a 2,5 mil.&amp;euro; (+19,3%).

Immatricolazione di autovetture 1
A luglio 2026 le immatricolazioni di autovetture registrano una crescita del +4,4% rispetto a luglio 2025. Nel periodo gennaio-luglio 2026 si registra un +7,4% nel noleggio e un +5,5% nel leasing rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra le immatricolazioni leasing (50.085 unit&amp;agrave;), il 36,4% &amp;egrave; destinato a privati2, il 43,0% a societ&amp;agrave; e il 20,6% a societ&amp;agrave; di noleggio.

Le autovetture green (elettriche, ibride e plug-in) in leasing e noleggio a lungo termine crescono del 13,8%, registrando incrementi in tutti i comparti, fatta eccezione per le autovetture ibride diesel e elettriche. Il peso del green sul totale delle immatricolazioni &amp;egrave; pari al 66,6%, mentre &amp;egrave; pari al 70,6% nel comparto del leasing e NLT. Leasing e NLT presentano un&amp;rsquo;incidenza del 27,1% sul totale green e del 25,5% sul totale delle immatricolazioni.

1 Compresi i fuoristrada
2 Si indicano con la dizione &amp;ldquo;privati&amp;rdquo; i soggetti dotati di codice fiscale alfanumerico: i privati consumatori, gli esercenti arti e professioni, i titolari di ditte individuali e le imprese familiari. Su tale aggregato, la quota dei privati consumatori &amp;egrave; prossima allo zero.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Pil +0,2% nel II trimestre e crescita degli occupati</title>
            <link>https://leasenews.it/news/economia/pil-02-nel-ii-trimestre-e-crescita-degli-occupati</link>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 08:50:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel secondo trimestre del 2026 il Pil italiano registra una crescita dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,0% rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando integralmente le stime preliminari diffuse da Istat il 30 luglio. Il dato, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020 e corretto per effetti di calendario e destagionalizzazione, evidenzia una dinamica espansiva moderata ma costante, sostenuta soprattutto dai servizi e da una domanda interna in progressivo recupero.
L’industria mostra segnali di rallentamento, mentre i servizi continuano a rappresentare il principale motore dell’attività economica, con contributi positivi da turismo, commercio e trasporti. Il quadro macroeconomico resta complessivamente stabile, con un mercato del lavoro in miglioramento: gli occupati aumentano nel trimestre, confermando la resilienza dell’economia nonostante un contesto internazionale ancora incerto.
La revisione dei conti trimestrali non modifica la lettura del ciclo: la crescita procede a ritmo contenuto, ma diffuso, con un contributo significativo delle attività terziarie e una tenuta dei consumi delle famiglie. Il dato del secondo trimestre si inserisce così in una traiettoria di espansione moderata, coerente con le previsioni formulate per la seconda metà dell’anno.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Istat: fatturato industria e servizi, giugno 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A giugno 2026 si stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, diminuisca in termini congiunturali dell’1,0% in valore e dello 0,7% in volume, registrando dinamiche negative sia sul mercato interno (-1,0% in valore e -0,4% in volume) sia su quello estero (-1,0% in valore e -1,3% in volume). Per il settore dei servizi in termini congiunturali si stima una variazione nulla in valore e una diminuzione dello 0,4% in volume, sintesi di una crescita nel commercio all’ingrosso (+0,5% in valore e +0,9% in volume) e di un calo negli altri servizi (-0,4% in valore e -0,7% in volume).
Gli indici destagionalizzati del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano a giugno un aumento congiunturale per i beni di consumo (+0,3%) e per quelli intermedi (+0,4%), mentre si osservano una diminuzione per i beni strumentali (-2,6%) e un calo più accentuato per l’energia (-7,1%).
Nel secondo trimestre 2026, in termini congiunturali, il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenta in valore (+1,2%) e diminuisce in volume (-0,9%). Nello stesso arco temporale, per i servizi, si registrano incrementi dello 0,9% in valore e dello 0,1% in volume.
Su base tendenziale, a giugno 2026, il fatturato dell’industria, corretto per gli effetti di calendario, registra un aumento in valore (+3,1%) e un calo in volume (-0,9%), sintesi di una crescita del 2,3% in valore e di una flessione dell’1,8% in volume sul mercato interno e di un incremento del 4,6% in valore e dello 0,8% in volume sul mercato estero. Per il settore dei servizi, al netto degli effetti di calendario, si rileva un incremento tendenziale del 3,2% in valore e una diminuzione dello 0,5% in volume. Nel commercio all’ingrosso si registra una crescita dell’indice del fatturato sia in valore (+4,2%) sia in volume (+0,8%), mentre negli altri servizi si rileva una variazione positiva dell’1,9% in valore e una diminuzione dello 0,5% in volume. I giorni lavorativi di calendario nel mese di giugno 2026 sono stati 21 contro i 20 di giugno 2025.
Gli indici corretti per gli effetti di calendario del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano, su base annua, una flessione per i soli beni di consumo (-1,2%), mentre si rileva un marcato aumento per l’energia (+22,2%) e incrementi più contenuti per i beni intermedi (+5,4%) e per quelli strumentali (+0,8%).
Il commento
A giugno, l’indice destagionalizzato del fatturato dell’industria diminuisce su base mensile sia in valore sia in volume. Il calo ha interessato sia il mercato interno sia quello estero. Nei servizi le dinamiche sono differenziate, con una variazione nulla in valore e un calo in volume.
Su base trimestrale la variazione congiunturale in valore è positiva in entrambi i comparti, mentre i volumi diminuiscono per l’industria e crescono in misura modesta per i servizi.  Il confronto in termini tendenziali, al netto degli effetti di calendario, evidenzia, a giugno 2026, una crescita in valore a cui si contrappone una dinamica negativa per i volumi, sia nell’industria sia nei servizi.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Assilea: estensione CRR3 e impatti su segnalazioni 106 TUB</title>
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            <pubDate>Tue, 01 Sep 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Assilea promuove il workshop &amp;ldquo;Estensione del CRR3 agli intermediari finanziari&amp;rdquo;, focalizzato sugli impatti del nuovo quadro prudenziale sulle segnalazioni di vigilanza. Appuntamento il 17 settembre 2026, 10:00‑16:30, presso l&amp;rsquo;Hotel Ibis Milano Centro, con taglio operativo per le funzioni coinvolte nei processi segnaletici.
Nel secondo semestre del 2026 &amp;egrave; atteso l&amp;rsquo;aggiornamento della Circolare n. 288/2015 di Banca d&amp;rsquo;Italia, che estender&amp;agrave; formalmente l&amp;rsquo;applicazione del Regolamento CRR3 a tutti gli Intermediari Finanziari ex art. 106 TUB. Si tratta di un passaggio regolamentare decisivo: il nuovo quadro prudenziale introduce novit&amp;agrave; rilevanti nel calcolo dei requisiti patrimoniali, con impatti diretti su processi, controlli e segnalazioni di vigilanza.
Un workshop pensato per chi deve applicare il CRR3
L&amp;rsquo;iniziativa offre una panoramica operativa delle principali innovazioni normative, con un focus specifico sulle societ&amp;agrave; di leasing, tra i soggetti pi&amp;ugrave; coinvolti dall&amp;rsquo;evoluzione del framework prudenziale.
Il percorso formativo approfondisce:


Novit&amp;agrave; CRR3 e impatti sui requisiti patrimoniali


Modifiche alle normative interne necessarie per l&amp;rsquo;adeguamento


Processi di produzione delle segnalazioni e controlli pre‑invio


Analisi dei nuovi template segnaletici, con esempi concreti e casi pratici


Obiettivi del workshop


Fornire un quadro sintetico e operativo delle novit&amp;agrave; introdotte dal CRR3


Individuare gli adeguamenti richiesti alle procedure interne


Esaminare i nuovi schemi segnaletici e definire controlli di qualit&amp;agrave; e coerenza


Supportare gli intermediari nell&amp;rsquo;implementazione del nuovo assetto prudenziale


Destinatari
Il workshop &amp;egrave; rivolto alle unit&amp;agrave; organizzative coinvolte nella predisposizione e nel controllo delle segnalazioni di vigilanza prudenziali: funzioni Risk Management, Compliance, Segnalazioni, Pianificazione e Controllo, Internal Audit.
Agli iscritti verr&amp;agrave; rilasciato attestato di partecipazione.
Perch&amp;eacute; partecipare
L&amp;rsquo;estensione del CRR3 agli intermediari 106 TUB rappresenta una svolta regolamentare: anticipare gli impatti, comprendere i nuovi requisiti e adeguare tempestivamente processi e controlli &amp;egrave; essenziale per garantire conformit&amp;agrave;, qualit&amp;agrave; segnaletica e solidit&amp;agrave; patrimoniale.
La docenza del workshop &amp;egrave; affidata a:&amp;nbsp;&amp;nbsp;Cristina Pulvirenti, Ermanno Albizzati, Elisa Gheller, Laura Longo (SWING)
Per maggiori informazioni e modalit&amp;agrave; d&#039;iscrizione clicca qui</description>
            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>ANFIA - Focus Italia Trade automotive, Maggio 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 01 Sep 2026 12:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel periodo gennaio - maggio del 2026, l’import di autoveicoli nuovi in valore verso l’Italia risulta in crescita (+ 9,5% rispetto ai primi cinque mesi del 2025). Il comparto delle autovetture, mostra incrementi nelle importazioni (+11,4%), e al contrario modo quello dei veicoli industriali cala del 5,0%. Incrementi anche nell’export, il cui valore risulta in crescita rispetto a quello dei primi cinque mesi del 2025 del 3,2% : il valore dei veicoli industriali, nel periodo analizzato del 2026, cresce del 3,0% ; le autovetture esportate, allo stesso modo, sono in crescita del 3,3% . Il saldo è negativo per circa 10,1 miliardi di Euro per le autovetture e positivo di circa 308,4 milioni per i veicoli industriali.
Mentre l’import di autoveicoli ha origine quasi totalmente da paesi europei (l&#039;85,0% del valore totale importato), nei primi cinque mesi del 2026, l’export con destinazione Europa rappresenta il 66,5% del totale. Tra i paesi di destinazione extra europei, gli Stati Uniti rimangono il primo mercato (15,6%), seguiti da Giappone (5,3%) e Corea del Sud (1,5%).
Per quanto riguarda il comparto della componentistica, nel periodo analizzato, incrementano l’import, del 9,3%, e l’export del 3,5%, con un saldo positivo di circa 2,7 miliardi di euro (era di 3,0 miliardi nello stesso periodo del 2025). L’Europa rappresenta il 79,1% del valore dell’import e l&#039;82,0% del valore dell’export.
Al di fuori del continente europeo, la prima macroarea di origine è l’Asia, da cui l’Italia importa il 15,4% di parti e componenti (in valore), mentre la prima macroarea di destinazione dell’export è il Nord America con il 6,9% del totale.Lo Stato da cui importiamo e a cui esportiamo più componentistica automotive è la Germania, che, rispettivamente rappresenta il 23,9% delle importazioni ed il 19,0% delle esportazioni del trade italiano. Seguono, nell&#039;ordine, a completare la Top3, la Francia e la Cina per quanto riguarda le importazioni e Francia e Spagna considerando le esportazioni.
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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>L&#039;inflazione di agosto: l’energia torna a spingere i prezzi</title>
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            <pubDate>Tue, 01 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Istat stima che ad agosto 2026 l’inflazione salga al 3,3%, in accelerazione rispetto al 2,9% di luglio. Su base mensile, l’indice Nic registra +0,5%, confermando pressioni ancora significative sul quadro dei prezzi.
Energia: il principale motore dell’aumento
La crescita è trainata dai beni energetici, che risentono delle tensioni internazionali:


energetici totali +17,0%


non regolamentati +16,9%


regolamentati +18,8%


La componente energetica resta quindi il fattore dominante dell’inflazione, con un impatto diretto sia sul dato mensile sia su quello tendenziale.
Beni in accelerazione, servizi in rallentamento
Il mese evidenzia una dinamica divergente tra beni e servizi:


beni: accelerano da +3,2% a +4,1%


servizi: rallentano da +2,7% a +2,4%


Il differenziale tra i due comparti si amplia a –1,7 punti percentuali, segnalando un’inflazione più concentrata sui beni e meno sui servizi.
Inflazione di fondo in lieve calo
L’inflazione di fondo scende leggermente:


al netto di energetici e alimentari freschi 1,5%


al netto dei soli energetici 1,7%


Segnale di un contesto sottostante più stabile, nonostante la forte spinta dell’energia.
Ipca e carrello della spesa
L’indice armonizzato Ipca registra:


+0,1% mensile (effetto saldi)


+3,2% annuo


Il carrello della spesa resta stabile a +1,0%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano a +4,3%.
In sintesi
Agosto conferma una ripresa dell’inflazione, guidata quasi interamente dall’energia. I beni accelerano, i servizi rallentano e l’inflazione di fondo si indebolisce leggermente. Il quadro rimane caratterizzato da pressioni esterne e da una dinamica dei prezzi ancora disomogenea tra comparti.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
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            <title>Leasenews augura buona estate e torna il primo settembre</title>
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            <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 22:05:00 +0000</pubDate>
            <description>La Redazione di Leasenews augura una buona estate a tutti i suoi Lettori, ringraziandoli per l’interesse e la costante partecipazione dimostrata nel corso dell’anno.
Durante la pausa estiva le pubblicazioni saranno sospese: torneremo il primo settembre con nuove analisi, approfondimenti e aggiornamenti sul mondo del leasing, della finanza e della normativa di settore.
Un sincero grazie a tutta la community di Leasenews: la vostra presenza rende possibile il nostro lavoro quotidiano.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>RTTI e Indagine rapida CSC sulle grandi imprese, luglio 2026</title>
            <link>https://leasenews.it/news/economia/rtti-e-indagine-rapida-csc-sulle-grandi-imprese-luglio-2026</link>
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            <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>RTT 2.0, risultato di un aggiornamento della metodologia e calcolato in base ai dati sul fatturato (destagionalizzato e deflazionato) del campione di imprese clienti di TeamSystem, registra un&amp;nbsp;+0,1% a giugno, con variazioni positive in tutti i settori dell&amp;rsquo;economia.
Il dato aggregato di RTT per l&amp;rsquo;economia italiana

A giugno RTT indica un piccolo aumento: +0,1% normalizzato, dopo il calo di -0,4% registrato a maggio (Grafico 1).
Grazie a tale incremento e a quello di aprile, RTT registra una variazione di poco positiva nel 2&amp;deg; trimestre (+0,2% normalizzato).


RTT per i macro-settori produttivi

RTT a giugno indica un&amp;rsquo;industria in lieve recupero (+0,2%), dopo la forte flessione di maggio (Grafico 2).
Nei servizi si registra un maggior aumento a giugno (+0,7%), comunque insufficiente a recuperare il calo di maggio.
Anche RTT nelle costruzioni &amp;egrave; in aumento (+0,7%), dopo la stabilit&amp;agrave; del mese precedente.
La variazione nel 2&amp;deg; trimestre &amp;egrave; positiva per i servizi, un po&amp;rsquo; meno per le costruzioni, negativa invece nell&amp;rsquo;industria (-0,8%).


RTT per le macro-aree

RTT a giugno &amp;egrave; positivo in tutte le macro-aree, di pi&amp;ugrave; al Sud (+2,6%) e al Nord-Est (+1,4%; Grafico 3).
La variazione nel 2&amp;deg; trimestre &amp;egrave; positiva al Nord-Ovest e al Centro, mentre &amp;egrave; di poco negativa al Nord-Est e quasi nulla al Sud (-0,1%).

RTT per le dimensioni d&amp;rsquo;impresa

RTT a giugno registra un incremento per tutte le classi dimensionali, pi&amp;ugrave; ampio per le grandi imprese dopo il forte calo di maggio.
La variazione nel 2&amp;deg; trimestre &amp;egrave; positiva per tutte le dimensioni, pi&amp;ugrave; ampia per le grandi imprese.


&amp;nbsp;Continua a leggere sul sito di Confindustria:
bit.ly/45bVHZx
bit.ly/4pWlEG7
&amp;nbsp;</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Banca Mondiale:IA spinta alla crescita nei Paesi in sviluppo</title>
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            <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca Mondiale evidenzia il potenziale dell&amp;rsquo;intelligenza artificiale come leva di sviluppo economico nei Paesi a basso e medio reddito, con impatti diretti su produttivit&amp;agrave;, servizi pubblici e inclusione. L&amp;rsquo;adozione dell&amp;rsquo;IA pu&amp;ograve; ridurre inefficienze strutturali, migliorare l&amp;rsquo;accesso ai mercati e rafforzare la resilienza dei sistemi economici.
Punti chiave


Produttivit&amp;agrave; &amp;mdash; Automazione, analisi predittiva e ottimizzazione dei processi possono generare incrementi significativi, soprattutto in economie con bassa digitalizzazione.


Servizi pubblici &amp;mdash; Diagnostica automatizzata, gestione intelligente delle infrastrutture e monitoraggio ambientale migliorano efficienza e qualit&amp;agrave; dei servizi.


Inclusione economica &amp;mdash; Piattaforme digitali e strumenti di traduzione automatica ampliano l&amp;rsquo;accesso ai mercati globali per microimprese, agricoltori e lavoratori informali.


Governance e rischi &amp;mdash; Per evitare nuovi divari tecnologici servono infrastrutture digitali robuste, competenze, standard regolatori e misure di tutela (privacy, sicurezza, bias).


L&amp;rsquo;IA pu&amp;ograve; diventare un acceleratore di crescita nei Paesi in via di sviluppo, ma solo se accompagnata da politiche pubbliche mirate, investimenti in capitale umano e una governance tecnologica solida. La Banca Mondiale invita i governi a integrare l&amp;rsquo;IA nelle strategie nazionali di sviluppo, con un approccio che bilanci innovazione e inclusione.
Approfondisci il tema sul sito della Banca Mondiale</description>
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            <title>DM MIMIT: contributo Fondo garanzia mediatori 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 luglio il decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che definisce, per l’anno 2026, il contributo dovuto dagli aderenti al Fondo di garanzia per i mediatori di assicurazione e riassicurazione, in attuazione dell’articolo 115 del Codice delle assicurazioni private.
Contenuto del decreto
Il provvedimento, articolato in un unico articolo, stabilisce che il contributo 2026 è fissato allo 0,06% delle provvigioni acquisite nel 2025 dai mediatori di assicurazione e riassicurazione. Questa percentuale costituisce la base di calcolo uniforme per tutti gli aderenti al Fondo, garantendo continuità con il quadro regolatorio vigente.
Scadenze e adempimenti
Gli aderenti devono:


versare il contributo entro il 31 ottobre 2026;


trasmettere entro la stessa data una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti l’ammontare delle provvigioni percepite nel 2025.


Questi obblighi assicurano la corretta alimentazione del Fondo e la trasparenza dei flussi dichiarativi, essenziali per la tutela del mercato e degli operatori.
Provvedimento
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            <category>Normativa</category>
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            <title>CdM 185: misure su accise, PA, 231, fisco e Consob</title>
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            <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio dei ministri si è riunito martedì 4 agosto, approvando un ampio pacchetto di misure che spaziano da interventi urgenti su accise, pubblica amministrazione e imballaggi compostabili, fino a riforme strutturali in materia di difesa, responsabilità amministrativa degli enti, giurisdizione tributaria e attuazione di direttive europee. È stata inoltre deliberata la nomina del dott. Guido Stazi a Presidente della Consob.
 
1. Misure urgenti: accise, PA e imballaggi compostabili
Il Governo ha approvato tre decreti-legge:


DL Accise bis: proroga dal 7 al 24 agosto 2026 la riduzione di 17 centesimi al litro sul gasolio, estesa anche ai gasoli paraffinici e al biodiesel; confermata la proroga del credito d’imposta per l’autotrasporto. «Il provvedimento proroga […] la riduzione già in vigore di 17 centesimi al litro del prezzo del gasolio»




DL Pubblica Amministrazione e Protezione Civile: interventi per Campi Flegrei, ricostruzione post-sisma nel Centro Italia, rafforzamento dei servizi sanitari, scolastici e di controllo delle frontiere; misure per enti locali, immigrazione, agricoltura e politiche del mare. «Per l’area dei Campi Flegrei […] è riconosciuto ai nuclei familiari […] un contributo per l’autonoma sistemazione»




DL Imballaggi compostabili: obbligo di compostabilità per specifiche categorie di imballaggi (ortofrutta, ristorazione, catering, ospitalità), per preservare la filiera nazionale delle bioplastiche. «L&#039;obbligo riguarda gli imballaggi impiegati per il confezionamento di prodotti ortofrutticoli freschi […]»


 
2. Riforme strutturali: difesa, Corte dei conti, responsabilità 231


Disegno di legge Difesa: riorganizzazione dell’ordinamento militare, rafforzamento della capacità cyber, nuove figure professionali, semplificazioni per programmi internazionali e infrastrutture strategiche.


Riorganizzazione Corte dei conti: riduzione delle sezioni centrali, nuova disciplina dei procedimenti di controllo, rafforzamento della funzione requirente e strumenti deflativi del contenzioso.


Riforma della responsabilità amministrativa degli enti (D.lgs 231): la colpa di organizzazione diventa criterio unico di imputazione; ampliamento delle cause di estinzione; rafforzamento dei modelli organizzativi e delle linee guida.


 
3. Attuazione del diritto UE: delegazione europea, IVA digitale, qualità dell’aria, prodotti difettosi, Carta europea della disabilità
Il CdM ha approvato diversi decreti legislativi in esame preliminare:


Legge di delegazione europea 2026: recepimento di 20 direttive e 7 regolamenti UE.


IVA digitale: aggiornamento delle norme IVA per piattaforme e vendite online.


Qualità dell’aria: nuovi limiti più stringenti per gli inquinanti, allineati alle linee guida OMS.


Responsabilità per prodotti difettosi: estensione della disciplina a software, servizi digitali e piattaforme.


Carta europea della disabilità: rilascio gratuito da parte dell’INPS, formato fisico e digitale, riconoscimento UE.


 
4. Intelligenza artificiale: due decreti attuativi del regolamento UE 2024/1689


IA per attività di polizia: disciplina dell’uso dei sistemi AI, limiti alla biometria, nuove fattispecie penali e tutela del danneggiato.


IA e poteri delle autorità nazionali: governance nazionale, vigilanza, formazione, limiti all’uso dell’AI nei rapporti di lavoro.


 
5. Ulteriori provvedimenti approvati


Giurisdizione tributaria (esame definitivo).


Omnibus fiscale (esame definitivo).


Tributi locali e federalismo fiscale (esame definitivo).


Ponte sullo Stretto di Messina: dichiarazione di motivi imperativi di rilevante interesse pubblico.


Assunzioni scuola 2026/2027: oltre 46.000 docenti, 12.284 ATA, 365 dirigenti scolastici.


Piano Casa: nomina del Commissario straordinario Elisabetta Pellegrini.


Grandi programmi di investimento: due data center strategici per 6,8 miliardi complessivi.


Piano sociale per il clima: misure per famiglie e microimprese contro l’impatto ETS2.


Stati di emergenza: proroghe per eventi meteorologici e deficit idrico Veneto.


Elezioni suppletive: convocazione nel collegio Reggio Calabria.


Piano di rientro SSN Calabria.


Nomine: Guido Stazi Presidente Consob; altre nomine in ambito giustizia, MIMIT, ambiente.


 Comunicato stampa</description>
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