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        <title>Leasenews</title>
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        <description>Leasenews è la prima rivista online dedicata al mondo del lease</description>
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            <title>Leasenews</title>
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            <title>Automotive:300mln per filiera con mini contratti di sviluppo</title>
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            <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Trecento milioni di euro attraverso lo strumento dei mini contratti di sviluppo, sono le risorse che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha disposto a favore delle aziende della filiera dell&#039;automotive con un decreto firmato dal ministro, sen. Adolfo Urso. Il provvedimento segue quanto previsto dal dpcm dello scorso 10 giugno che ha rifinanziato le risorse disponibili del Fondo Automotive, per favorire la transizione verde, lo sviluppo di tecnologie avanzate per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura, in coerenza con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e di riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti.
“Con questo provvedimento diamo a tutte le imprese della filiera uno strumento mirato per continuare a investire nelle tecnologie e nella transizione, accompagnando così il settore in questa fase di trasformazione industriale per rispondere alle esigenze del mercato e tutelare un settore chiave del Made in Italy”, ha dichiarato il Ministro Urso.
Nel dettaglio, i programmi finanziabili devono essere diretti allo sviluppo, all’ingegnerizzazione, al testing e alla produzione di nuovi veicoli e soluzioni di mobilità, nonché di sistemi di alimentazione e propulsione a basse emissioni; allo sviluppo di parti, componenti, sistemi e tecnologie avanzate per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura; oppure alla diversificazione e riconversione industriale verso tecnologie strategiche ad alta intensità di ricerca e sviluppo. Gli investimenti produttivi potranno essere accompagnati da progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, nonché da percorsi di formazione del personale, questi ultimi nel limite del 10% dell’investimento complessivo.
Per quanto attiene alla ripartizione delle risorse un 60% delle stesse è riservato a iniziative proposte da PMI - di cui un quarto per le sole micro e piccole imprese - mentre un 40% è rivolto a programmi da realizzare in stabilimenti del Mezzogiorno, più specificatamente nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Infine, alle imprese in possesso del rating di legalità e della certificazione della parità di genere sono riservate due quote del 10%.
Le agevolazioni saranno concesse sotto forma di contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato e potranno coprire fino al 75% delle spese ammissibili. Le aziende potranno, inoltre, proporre richieste anche in forma congiunta, fino a un massimo di cinque partecipanti. Le domande saranno valutate sulla base dell’ordine cronologico di presentazione, attraverso un’istruttoria articolata in due fasi. La concessione delle agevolazioni verrà deliberata entro 120 giorni dal ricevimento della domanda.
Con successivo decreto direttoriale saranno dettagliate le modalità per le richieste e per la concessione degli incentivi
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            <category>Economia</category>
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            <title>Cernobbio: Giorgetti vede il Pil vicino all’1%</title>
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            <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel confronto di Cernobbio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha delineato un quadro macroeconomico improntato a cauta fiducia, indicando che il Pil italiano potrebbe avvicinarsi all’1% nel 2026. Una stima prudenziale, che riflette segnali di stabilizzazione dopo mesi di rallentamento, ma che non cancella le criticità strutturali che continuano a frenare la crescita.
Un Pil che torna a muoversi
Secondo Giorgetti, la dinamica del Pil mostra un progressivo consolidamento, sostenuto da:


tenuta della domanda interna;


investimenti pubblici legati al PNRR;


performance più robuste di alcuni comparti industriali e dei servizi.


Il ministro ha sottolineato che il dato non rappresenta una svolta, ma un graduale recupero in un contesto internazionale ancora complesso.
I nodi ancora aperti
Giorgetti ha richiamato alcuni fattori che potrebbero limitare la crescita:


inflazione ancora superiore ai target BCE;


costo del denaro elevato;


produttività stagnante;


ritardi infrastrutturali e amministrativi.


Il ministro ha ribadito che la traiettoria del Pil dipenderà dalla capacità di rafforzare competitività e investimenti privati.
Una prospettiva di “realismo operativo”
Il messaggio centrale è quello di un realismo operativo: nessun trionfalismo, ma la consapevolezza che l’Italia può mantenere una crescita moderata se riuscirà a gestire con efficacia le risorse europee e a sostenere le imprese nei settori più esposti.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Scoperta imprenditoriale II: 505mln per R&amp;S nel Mezzogiorno</title>
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            <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 09:45:00 +0000</pubDate>
            <description>Firmato il decreto direttoriale che definisce i termini e le modalità per la presentazione delle domande per le agevolazioni previste da “Scoperta imprenditoriale II (2026)&quot;.
La misura , disciplinata dal decreto ministeriale 19 maggio 2026, mette a disposizione oltre 505 milioni di euro a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo da realizzare nelle Regioni del Mezzogiorno (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) , coerenti con le aree della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente (SNSI) o orientati a individuarne nuove evoluzioni tecnologiche e applicative.
Le domande potranno essere precompilate a partire dal 24 settembre 2026 attraverso la piattaforma informatica del Fondo per la crescita sostenibile. Lo sportello per la presentazione delle istanze aprirà alle ore 10.00 del 7 ottobre 2026.
I progetti ammessi alle agevolazioni dovranno riguardare attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzate alla realizzazione o alla innovazione di prodotti, processi e servizi. L&#039;iniziativa punta a generare un significativo avanzamento tecnologico – non limitandosi alla sola fase di ricerca - attraverso l&#039;uso delle tecnologie abilitanti fondamentali I progetti potranno seguire i filoni della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente (SNSI) o esplorare nuove traiettorie di sviluppo non rientranti nella Strategia, alimentando così il processo di scoperta imprenditoriale e il conseguente adattamento evolutivo della stessa.
Le agevolazioni copriranno i costi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale sostenibili (in linea con il principio DNSH) combinando un finanziamento agevolato al 40% (a tasso ridotto dell&#039;80% e durata fino a 8 anni) con un contributo a fondo perduto fino al 40% per le piccole imprese, 35% per le medie, 30% per le grandi, e fino al 60% per gli enti di ricerca.
Per maggiori informazioni

Scoperta imprenditoriale II (2026)
Decreto direttoriale 6 agosto 2026
Scoperta imprenditoriale II (2026) - Risposta alle domande frequenti (FAQ)

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            <category>Economia</category>
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            <title>Tassi operazioni di credito agevolato per settembre 2026</title>
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            <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 09:25:00 +0000</pubDate>
            <description>Banca d&#039;Italia diffonde  i dati utili per la determinazione dei tassi di riferimento relativamente alle operazioni di credito agevolato da stipularsi nel mese di settembre 2026:
- rendimento medio ponderato riferito all’anno commerciale dei BOT, relativo al mese di agosto 2026: 2,693%
- media mensile dei rendimenti lordi dei titoli pubblici soggetti a tassazione, relativa al mese di luglio 2026: 3,508%</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Mobilità elettrica UE: crescita a due velocità nel 2026</title>
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            <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La mobilità elettrica europea continua a crescere, ma il panorama 2026 delineato da Acea evidenzia un’Europa che procede a due velocità, con differenze strutturali sempre più marcate tra Paesi.
Secondo i dati Acea, le immatricolazioni di veicoli elettrici mostrano un’espansione significativa nei Paesi del Nord e del Centro Europa, mentre rallentano nel Sud e in parte dell’Est. La distanza non riguarda solo la domanda, ma anche la capacità infrastrutturale, la disponibilità di incentivi e la solidità delle filiere industriali.
I mercati più maturi – Germania, Paesi Bassi, Scandinavia – consolidano la leadership grazie a politiche stabili, reti di ricarica capillari e una forte integrazione tra industria automotive e transizione energetica. Al contrario, Italia, Spagna e Grecia registrano una crescita più contenuta, frenata da infrastrutture insufficienti, costi elevati e una domanda ancora disomogenea.
Il quadro Acea mette in evidenza tre fattori chiave:


Infrastrutture di ricarica — la densità dei punti di ricarica varia enormemente tra Paesi, condizionando la diffusione dei veicoli elettrici.


Politiche e incentivi — dove gli incentivi sono stabili e prevedibili, la domanda cresce; dove cambiano frequentemente, il mercato rallenta.


Capacità industriale — la presenza di produttori e filiere avanzate accelera l’adozione, mentre la dipendenza dall’import rallenta la transizione.


La mobilità elettrica è sempre più integrata con le strategie di decarbonizzazione e con gli investimenti nelle energie rinnovabili. Le case automobilistiche europee stanno ampliando l’offerta di modelli elettrici, mentre utility e operatori energetici accelerano sulla realizzazione di reti di ricarica ad alta potenza.
Tuttavia, la frammentazione normativa e la diversa velocità di implementazione delle politiche nazionali continuano a rappresentare un ostacolo alla creazione di un mercato unico europeo della mobilità elettrica.
Acea prevede che il divario tra Paesi possa ridursi solo con:


un rafforzamento coordinato delle infrastrutture;


politiche di incentivo più stabili e armonizzate;


investimenti industriali mirati alla competitività europea.


La mobilità elettrica rimane un pilastro della transizione energetica, ma la sua crescita richiede un’Europa più allineata e capace di sostenere l’innovazione lungo tutta la filiera.
Approfondisci sul sito Acea</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Professionisti del credito: nel 2025 77% Cdv e 42% mutui</title>
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            <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Con un intermediato che rappresenta il 77% della cessione del V dello stipendio o della pensione e il 42% dei mutui residenziali, Agenti in attività finanziaria e Mediatori creditizi sono ormai a tutti gli effetti un’industria della distribuzione del credito. È la fotografia scattata dal III rapporto OAM-Prometeia – attraverso i dati raccolti tramite survey nei confronti di banche e intermediari finanziari per il secondo anno consecutivo – sui professionisti del credito, per i quali si stima un fatturato nel 2024 tra i 2 e i 2,2 miliardi di euro e il cui ruolo è destinato a crescere in futuro, guardando anche agli spazi da occupare nell’intermediazione dei finanziamenti alle imprese che attualmente rappresenta appena il 2% del totale.
Prosegue l’effetto ‘sostituzione’ degli sportelli bancari
Il processo di sostituzione degli sportelli bancari, iniziato nell’ultimo decennio, sta proseguendo: anche nel 2025 la forza lavoro complessiva dei professionisti del credito cresce di un ulteriore 2% (di cui +4% tra i Mediatori creditizi e circa +1% tra gli Agenti in attività finanziaria), a fronte di una riduzione del 2% dei dipendenti bancari. In generale, nel corso degli ultimi 10 anni, il rapporto tra forza lavoro “terza” e dipendenti bancari è passato da circa “1 professionista del credito ogni 20 dipendenti bancari” a “1 professionista del credito ogni 10 dipendenti bancari”, di cui “1 ogni 5” tra le banche specializzate, “1 ogni 8” tra le banche commerciali di minori dimensioni (cd. “Less Significant Institutions”) e “1 ogni 40” tra i grandi gruppi bancari (cd. “Significant Institutions”). Il numero di Agenti (in attività finanziaria e nei servizi di pagamento) e di Mediatori creditizi attivi in Italia, incluse le relative reti di collaboratori, è passato da circa 19mila a oltre 30mila unità.
Il mercato ‘occupato’ da Agenti e Mediatori
Il mercato ‘occupato’ dalle reti terze si stima possa generare fatturato di circa 2 - 2,2 miliardi di euro di cui circa 1/3 generato dai Mediatori creditizi e 2/3 da parte degli Agenti in attività finanziaria. Tale livello di fatturato corrisponde a circa 5-6 €mln di produzione giornaliera da parte del settore. Il comparto è comunque caratterizzato da una concentrazione dei volumi d’affari a fronte di un’elevata polverizzazione del mercato: circa il 60% del fatturato e degli utili è infatti concentrato nei primi 40 operatori che rappresentano solo il 5% del totale. Specularmente il 70% degli operatori (oltre #500), mediamente di dimensioni “micro” (meno di #5 collaboratori) rappresenta solo il 15% del fatturato. A conferma esiste una correlazione tra performance e dimensione degli operatori. Nello specifico, tra il 2022 e il 2024 i Top 10 Mediatori creditizi hanno registrato una crescita del 4% delle marginalità, a fronte di una riduzione del 13% del mercato complessivo (-23% tra i Mediatori di minori dimensioni); i Top 10 Agenti in attività finanziaria hanno invece registrato una crescita del 26%, a fronte di un +16% complessivo del settore.
Le quote di mercato intermediate dai professionisti del credito mostrano un ruolo differenziato tra Agenti e Mediatori. Del 77% della cessione del V erogato attraverso le reti terze circa 61 punti percentuali sono riconducibili agli Agenti in attività finanziaria e solo 16 ai Mediatori creditizi. Inverso il rapporto sul fronte dei mutui residenziali dove, a fronte di un intermediato dai professionisti del credito pari al 42%, 34 punti percentuali passano attraverso i Mediatori creditizi, e appena 8 attraverso gli Agenti.
Relativamente ai prestiti personali, il canale delle reti terze registra, al 2025, una quota di mercato pari a circa il 22%, di cui circa 1 punto percentuale riconducibile ai Mediatori creditizi, e 21 agli Agenti in attività finanziaria che occupano un ruolo di preminenza assoluta anche nel comparto dei prestiti finalizzati con una quota di mercato pari al 26%.
Il ‘nodo’ dei finanziamenti alle imprese
Il volume di erogato verso le imprese attraverso le reti terze è stato pari, nel 2025, a circa il 2% del totale, una quota di mercato assolutamente minoritaria, quasi interamente riconducibile ai Mediatori. Il credito alle imprese rappresenta infatti, per i professionisti del credito, un mercato fortemente basato sulle competenze più che sulle dimensioni, in cui la “specializzazione” è un elemento imprescindibile e dove la concorrenza si sposta da fattori di prezzo, a fattori qualitativi basati sul livello di assistenza offerta. Tra i più grandi professionisti del credito operanti nel settore retail, comunque, si osservano già tentativi di ingresso nel mercato corporate, mediante primi progetti di set-up di team dedicati o collaborazioni con soggetti specializzati che, tuttavia, richiedono un ampio percorso di realizzazione per il raggiungimento di una piena efficacia.
 
Un capitolo a parte merita il leasing finanziario che, al netto del noleggio a lungo termine auto, ha visto un totale di 24,2 miliardi di nuove erogazioni nel 2025, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente ed un +15% rispetto al 2021, con un ruolo non marginale delle reti terze. Le quote intermediate da Agenti in attività finanziaria e del canale Mediatori creditizi si sono infatti attestate nel 2025 rispettivamente al 9,2% ed al 4,8% dello stipulato leasing.
Previsioni in crescita nel prossimo futuro
Dalla survey contenuta nel Rapporto emerge che l’industria della distribuzione del credito avrà un ruolo crescente anche nel futuro. In particolare, l’80-90% dei soggetti finanziatori intervistati valuta nel medio termine un ampliamento della “portata” distributiva delle reti terze, attraverso un allargamento della gamma di prodotti di credito intermediati, confermando la centralità del ruolo di Agenti e Mediatori nelle proprie strategie distributive.
Anche il 75% degli Agenti in attività finanziaria intervistati prospetta un ampliamento nei prossimi 5-10 anni della propria operatività nei confronti delle mandanti. Infine, la totalità dei Mediatori creditizi prospetta una crescita del numero dei collaboratori nello stesso arco temporale di previsione.
 

 
 
Incremento peso reti terze rispetto a canale tradizionale bancario
 
 

 
Fonte: Elaborazione Prometeia su dati OAM e Banca d’Italia
 
 

 
Fonte: Elaborazione Prometeia su dati Banca d’Italia, Assofin e dati raccolti mediante survey
 
 

 
Fonte: Elaborazione Prometeia su dati Assofin e dati raccolti mediante survey
 
Approfondisci sul sito dell&#039;OAM</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Salone del Leasing 2026: al via le iscrizioni</title>
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            <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Sono aperte le iscrizioni alla 9ª edizione del Salone del Leasing, intitolata “Scenari di crescita in un mondo complesso”, in programma il 28 e 29 ottobre 2026 a Milano, presso lo spazio Monte Rosa 91.
Il Salone rappresenta il principale momento pubblico di confronto tra istituzioni, imprese e operatori del mercato del leasing, l’evento è infatti pensato come piattaforma di dialogo strategico per interpretare le trasformazioni in atto e delineare le priorità del comparto.
L’edizione 2026 approfondirà i grandi fenomeni che stanno ridisegnando gli equilibri globali:


nuova geoeconomia — impatti su mercati, credito e investimenti;


transizione energetica — tecnologie, filiere e competitività;


intelligenza artificiale — applicazioni per processi, rischio e modelli di business.


Il focus sarà su come le aziende del settore stanno adattando strategie, prodotti e governance a un contesto in rapida evoluzione.
I lavori saranno articolati in tre momenti di approfondimento, pensati per offrire analisi concrete e visioni prospettiche:


28/10 mattina – “La nuova geoeconomia: mercato, credito e investimenti” Una lettura delle dinamiche macroeconomiche e dei futuri scenari dell’economia globale.


28/10 pomeriggio – “Le nuove frontiere del leasing tra regolamentazione e innovazione” Un confronto sulle sfide regolamentari e sulle leve per rilanciare la competitività europea del settore.


29/10 mattina – “Il leasing che abilita il cambiamento” Il leasing come motore di trasformazione del sistema produttivo: mobilità, manifattura, immobiliare.


L’agenda prevede interventi e tavole rotonde con esponenti di rilievo delle istituzioni, dell’industria e della finanza, insieme ai protagonisti del settore. Ampi spazi saranno dedicati al networking e al confronto diretto tra operatori.
La partecipazione è gratuita e aperta a più sessioni.
 
Per informazioni sul Salone del Leasing e iscrizioni clicca qui</description>
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            <title>Rapporto annuale Osservatorio Digital Banking di ABI Lab</title>
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            <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Si rafforza l’utilizzo dei canali digitali per le operazioni bancarie nel 2025. È quanto emerge dal quindicesimo Rapporto annuale dell’Osservatorio Digital Banking di ABI Lab, il Consorzio per la Ricerca e l’Innovazione per la banca promosso dall’ABI, che fa il punto sullo sviluppo e sulle potenzialità del settore.




“In un contesto caratterizzato da una trasformazione sempre più rapida e da una crescente complessità dello scenario, innovazione e sicurezza assumono un ruolo centrale per il mondo bancario, richiedendo un impegno condiviso tra tutti gli attori dell’ecosistema”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’ABI, Marco Elio Rottigni. “Il settore ha progressivamente intensificato la spesa in tecnologia, che nel 2025 ha superato i 6,3 miliardi di euro. Tra le principali priorità, inoltre, si confermano gli investimenti in cybersecurity, che, tra il 2020 e il 2025, sono stati quasi 2,5 miliardi di euro, per tutelare dati e operazioni da minacce sempre più evolute.”




La crescita è guidata dal mobile banking, con i clienti attivi su app (applicazioni) in aumento del 5,7% nel 2025 rispetto al 2024 (del 141% confrontando il 2025 con il 2018). Il canale mobile si conferma punto di riferimento nell’operatività del cliente: le operazioni dispositive da app crescono del 18,6% rispetto al 2024 e raggiungono un volume quasi 3 volte superiore a quello dell’internet banking. Particolarmente significativa anche la crescita dei bonifici istantanei, in aumento del 130,5% da mobile banking e del 154% da Internet banking.




La ricerca sottolinea che le banche operanti in Italia continuano ad ampliare la propria offerta digitale, con il 77% che ha aumentato gli investimenti sul mobile banking: tra le principali direttrici di intervento si confermano la vendita di prodotti e servizi bancari, il miglioramento dell’esperienza cliente, l’efficientamento dei processi e il rafforzamento della sicurezza. Inoltre, il 52% delle realtà prevede un incremento di investimenti su processi che abilitano l’interoperabilità dei diversi canali.




Si consolida l’offerta digitale a supporto del credito e della gestione finanziaria: la sottoscrizione dei prestiti personali interamente online è disponibile nel 68% dei casi, mentre quella dei mutui nel 32%. Le soluzioni di gestione finanziaria personale sono diffuse nel 64% dei casi.




Si amplia anche l’offerta per segmenti specifici di clientela, con soluzioni dedicate ai giovani: il 43% delle realtà propone offerte verticali per i minori di 18 anni e per la fascia di età 18-35 anni. Forte attenzione verso clienti sensibili a tematiche ambientali e sociali (29%).




Sul fronte tecnologico, cresce l’adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale a supporto dell’acquisizione digitale dei clienti, tra cui il rilevamento automatico dei documenti di identità (62%) e il video-selfie con verifica biometrica in tempo reale (48%).




In questo contesto di crescente digitalizzazione e innovazione dei servizi bancari, alcuni dei principali trend emersi dal Rapporto saranno ripresi al WeSec – Il Salone della Sicurezza, il nuovo appuntamento promosso da ABI e organizzato da ABIServizi, in programma il 22 e 23 settembre 2026 all’Allianz MiCo di Milano, un hub di confronto tra settore bancario, istituzioni, imprese, mondo della tecnologia, consulenza, accademia e cittadini sulle sfide che stanno ridefinendo la protezione dei dati, delle infrastrutture e dei servizi essenziali.</description>
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            <title>Pmi UE: Camisa rilancia lo spirito dei Trattati di Roma</title>
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            <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le piccole e medie imprese europee hanno presentato la nuova Agenda per la crescita, un documento programmatico che punta a rilanciare competitività, innovazione e capacità produttiva del tessuto imprenditoriale continentale. L’iniziativa, promossa da European Entrepreneurs CEA‑PMI e sostenuta da Confapi, arriva in una fase cruciale per l’economia europea, segnata da rallentamenti strutturali, transizioni complesse e un quadro geopolitico instabile.
Nel corso della presentazione, Camisa, presidente di European Entrepreneurs e di Confapi, ha richiamato la necessità di recuperare lo spirito originario dei Trattati di Roma, fondato su integrazione economica, libertà d’impresa e sviluppo condiviso. Secondo Camisa, l’Unione europea deve tornare a essere un motore di crescita per le Pmi, evitando eccessi burocratici e regolatori che ostacolano la competitività.
La richiesta è chiara: politiche più semplici, più rapide e più vicine alle imprese, capaci di sostenere innovazione, digitalizzazione e investimenti produttivi.
La nuova Agenda individua alcune priorità strategiche per rilanciare il ruolo delle Pmi nel mercato unico:


rafforzare la competitività industriale, con strumenti più efficaci e meno frammentati;


semplificare il quadro normativo, riducendo oneri amministrativi e costi di conformità;


sostenere innovazione e digitalizzazione, con incentivi mirati e accessibili;


favorire l’accesso ai capitali, ampliando strumenti finanziari dedicati alle Pmi;


promuovere una transizione sostenibile realistica, che non penalizzi le imprese più piccole.


Questi elementi mirano a costruire un ambiente europeo più favorevole allo sviluppo imprenditoriale, in cui le Pmi possano competere alla pari con le grandi aziende e con i mercati extra‑UE.
Camisa ha sottolineato che la crescita europea passa necessariamente dalle Pmi, che rappresentano oltre il 99% delle imprese e una quota decisiva dell’occupazione. Per questo, l’Agenda per la crescita non è solo un documento politico, ma un invito a ripensare il modello europeo, rendendolo più dinamico, più competitivo e più vicino alle esigenze reali delle imprese. 
La presentazione dell’Agenda per la crescita segna un passaggio importante nel dibattito europeo sul futuro dell’economia. Il richiamo allo spirito dei Trattati di Roma diventa un simbolo: ritornare ai principi fondativi per costruire un’Europa più forte, più semplice e più orientata allo sviluppo.
Approfondisci il tema sul sito Confapi</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Intesa Sanpaolo: oltre 4mld al cinema e mille produzioni</title>
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            <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Intesa Sanpaolo sarà presente all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con nuove iniziative a supporto del settore, rafforzando il proprio impegno a sostegno dell’industria cinematografica e audiovisiva.
La banca affianca le competenze specialistiche del Desk Media &amp; Cultura della Banca dei Territori a strumenti finanziari dedicati e iniziative mirate allo sviluppo del settore. Un comparto strategico per il Paese, che impiega oltre 124 mila persone e contribuisce per circa lo 0,73% del PIL (media 2018-2024), assumendo un ruolo sempre più rilevante per la crescita economica e culturale dell&#039;Italia. Dal 2009 Intesa Sanpaolo ha erogato circa 4 miliardi di euro a sostegno delle imprese dell&#039;audiovisivo, contribuendo alla realizzazione di oltre 750 opere tra film e serie televisive nazionali e internazionali, oltre a 214 produzioni tra spot pubblicitari, factual e format televisivi, per un totale di 964 contenuti audiovisivi.
Nell’ambito della manifestazione saranno presentate numerose opere sostenute dalla banca. Tra queste, nella sezione Venice Open, Dio Ride (Indiana Production) e la serie TV Peccato (Be Water Film); nella sezione Venice Spotlight, Serpenti (Paco Cinematografica); nella sezione Orizzonti, Una Storia (HT Film) e La Città dei Vivi (Eagle Pictures).
Nel corso degli anni la banca ha accompagnato importanti produzioni esecutive internazionali realizzate in Italia, tra cui The White Lotus, Ferrari di Michael Mann, Those About To Die, Ripley, The Decameron, Emily in Paris, The Hand of Dante e, tra le più recenti, The Resurrection of the Christ (TROC), Eternity, Solo Mio, Young Sherlock 2 e Grown Ups 3, attraverso strumenti quali co-finanziamenti, syndicated loan con banche americane e operazioni di smobilizzo del tax credit.
In particolare, per favorire l’ingresso delle nuove generazioni e l’innovazione, Intesa Sanpaolo promuove attraverso isybank, la banca digitale di Gruppo, il Contest cinematografico per nuovi autori dedicato ai giovani talenti del cinema con l&#039;obiettivo di valorizzare idee, linguaggi e talenti emergenti, e di far crescere l&#039;ecosistema audiovisivo italiano. L’iniziativa, in collaborazione con Mastercard e, OffiCine-IED verrà presentata nel corso di un evento in programma il 7 settembre al Lido di Venezia a cui parteciperanno alcuni membri della giuria, composta da rappresentanti eccellenti del panorama cinematografico nazionale.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Riforma incentivi: leasing centrale nel nuovo sistema</title>
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            <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 13:15:00 +0000</pubDate>
            <description>La riforma degli incentivi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ridisegna l’intero sistema di sostegno alle imprese, concentrando l’offerta su cinque strumenti principali. All’interno di questo nuovo assetto, il leasing assume un ruolo ancora più rilevante, grazie alla centralità attribuita agli investimenti produttivi, alla transizione tecnologica e all’accesso al credito: tre ambiti nei quali il leasing è già oggi uno dei principali canali di finanziamento delle Pmi.
Il nuovo impianto normativo punta a semplificare, concentrare e rendere più efficaci gli incentivi. Questo approccio favorisce il leasing perché:


valorizza strumenti già consolidati come la Nuova Sabatini, che sostiene gli investimenti in beni strumentali tipicamente finanziati tramite leasing;


rafforza le politiche per innovazione, digitalizzazione e transizione verde, aree in cui il leasing è il canale preferito dalle Pmi per investire senza immobilizzare capitale;


amplia gli interventi dedicati a credito, capitale e continuità aziendale, creando sinergie con il ruolo del leasing nella gestione finanziaria delle imprese.


In sintesi, la riforma non modifica direttamente il leasing, ma ne potenzia il contesto operativo, aumentando le opportunità di utilizzo e ampliando le aree di investimento agevolabili.
Il Fondo per la crescita sostenibile: il perno che rafforza il leasing
Il Fondo per la crescita sostenibile (FCS) diventa il fulcro della riforma e viene articolato in quattro sezioni. Tre di queste hanno impatti diretti sul leasing.
1. Ricerca, sviluppo e innovazione
Progetti di innovazione, digitalizzazione, trasferimento tecnologico e valorizzazione della proprietà industriale potranno essere finanziati anche tramite leasing, soprattutto per:


macchinari avanzati;


tecnologie digitali;


beni ad alta intensità di capitale.


2. Start‑up e nuove imprese
Il leasing è già oggi uno strumento chiave per start‑up e imprese giovani che non dispongono di garanzie tradizionali. La sezione dedicata a nuove imprese e cooperative potrà:


favorire investimenti in beni strumentali tramite leasing;


creare sinergie con il venture capital;


sostenere iniziative giovanili e femminili che utilizzano il leasing per avviare attività produttive.


3. Investimenti produttivi per transizione verde e digitale
Questa sezione è la più rilevante per il settore:


i Contratti di sviluppo e i bandi tematici finanzieranno investimenti in impianti, macchinari, tecnologie green e digitali;


il leasing è il canale naturale per questi investimenti, soprattutto per Pmi che devono aggiornare rapidamente i propri asset produttivi.


4. Accesso al credito e mercato dei capitali
La sezione dedicata al credito potrà sostenere:


imprese in temporanea difficoltà che utilizzano il leasing per preservare liquidità;


operazioni di continuità aziendale;


interventi di riequilibrio finanziario che includono contratti di leasing in corso. 


Nuova Sabatini: conferma e rafforzamento del ruolo del leasing
Tra i cinque strumenti della riforma, la Nuova Sabatini rimane uno dei pilastri più solidi. La misura:


incentiva l’acquisto di beni strumentali tramite leasing;


sostiene investimenti in tecnologie 4.0, macchinari, impianti e attrezzature;


è particolarmente utilizzata dalle Pmi che preferiscono il leasing per la flessibilità finanziaria.


La conferma della Sabatini nel nuovo sistema è un segnale chiaro: il leasing resta centrale nelle politiche industriali italiane. 
La riforma definisce l’architettura, ma sarà la legge di bilancio a stabilire:


quante risorse confluiranno nel FCS;


quanto sarà destinato alle sezioni che impattano sul leasing;


la dotazione della Nuova Sabatini;


le risorse per venture capital e credito.


La capacità del leasing di sostenere investimenti dipenderà quindi dalla quantità di fondi assegnati e dalla rapidità con cui saranno resi disponibili.
Il Mimit dovrà definire entro 180 giorni:


obiettivi e beneficiari;


forme e intensità delle agevolazioni;


modalità di erogazione;


procedure di monitoraggio e controllo.


Per il leasing, saranno cruciali:


la chiarezza dei requisiti;


la semplicità delle domande;


la prevedibilità delle finestre temporali;


la certezza dei tempi di erogazione.


La riforma elimina alcune agevolazioni minori, ma non tocca gli strumenti che sostengono il leasing, né quelli che finanziano investimenti produttivi.
La riforma non introduce nuovi incentivi specifici per il leasing, ma rafforza il suo ruolo all’interno delle politiche industriali:


più risorse per investimenti produttivi;


più sostegno alla transizione tecnologica;


più strumenti per credito e capitale;


conferma della Nuova Sabatini.


Il leasing emerge come uno dei principali canali attraverso cui la riforma potrà tradursi in investimenti reali, soprattutto per le Pmi.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>doValue: prima emissione tokenizzata nelle cartolarizzazioni</title>
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            <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A poco più di un mese dall&#039;annuncio della collaborazione strategica tra doValue e Weltix per applicare la tecnologia Distributed Ledger Technology - DLT alle operazioni di cartolarizzazione, il 3 Agosto scorso il progetto ha raggiunto una significativa tappa operativa, con il perfezionamento di una prima emissione tokenizzata nell’ambito di una cartolarizzazione di crediti NPL. doValue S.p.A., operatore europeo di servizi finanziari, e Weltix S.p.A., infrastruttura autorizzata da CONSOB come Responsabile del Registro DLT, hanno dato concreta attuazione alla visione industriale presentata dalle due società lo scorso giugno, testimoniando la capacità di doValue di trasformare molto rapidamente questa visione in una soluzione operativa e regolamentata, applicata ad un&#039;operazione reale di mercato. Il gruppo doValue, tramite la controllata doNext S.p.A., si è occupato della costituzione della società veicolo e ricopre i ruoli di Master Servicer, Corporate Servicer Provider, Calculation Agent, Rappresentante dei portatori dei titoli e di Paying Agent, mettendo a disposizione la propria esperienza nella strutturazione e gestione delle operazioni di cartolarizzazione. Teda Service S.r.l. agisce in qualità di Special Servicer dell’operazione e ha coordinato il club deal di investitori. Weltix S.p.A. ha agito in qualità di Responsabile del Registro DLT, garantendo l&#039;emissione, la gestione e la circolazione digitale degli strumenti finanziari nel rispetto della normativa italiana introdotta dal Decreto FinTech, con il supporto legale di Simmons &amp; Simmons e tecnologico di BlockInvest. L&#039;assistenza legale dell&#039;operazione è stata svolta da Intellexia Sta S.r.l. con un team guidato dal managing partner Vanessa Solimeno.
L&#039;utilizzo della tecnologia DLT consente ai titoli di nascere direttamente in formato digitale, senza la necessità di una successiva dematerializzazione, rendendo più efficienti i processi di emissione, gestione e trasferimento dei titoli. L&#039;infrastruttura sviluppata da Weltix permette inoltre una maggiore tracciabilità delle operazioni, una governance digitale dell&#039;intero ciclo di vita dello strumento finanziario e un regolamento più rapido rispetto ai modelli tradizionali. L&#039;operazione conferma il crescente interesse del mercato verso l&#039;utilizzo delle tecnologie DLT nella finanza strutturata e rappresenta un ulteriore passo verso la digitalizzazione delle cartolarizzazioni. Armando La Morgia, Chief Business Development Officer di doValue Italia, ha dichiarato: «A poche settimane dall&#039;avvio della collaborazione con Weltix, siamo già passati dalla progettazione all&#039;esecuzione della prima operazione sul mercato. Con questo risultato, doValue conferma la centralità che la tecnologia riveste nei servizi a valore aggiunto offerti ai propri clienti. La tokenizzazione delle cartolarizzazioni rappresenta la naturale evoluzione del settore e siamo orgogliosi di aver realizzato una delle prime applicazioni operative di questo modello in Italia».
Antonio Chiarello, Founder e CEO di Weltix, ha dichiarato: «La tokenizzazione rivoluzionerà il mondo delle cartolarizzazioni e il modo in cui tutti gli attori si interfacciano tra loro. Con l&#039;autorizzazione CONSOB come Responsabile del Registro DLT, Weltix permette agli strumenti finanziari di nascere digitali: nessuna dematerializzazione successiva, tracciabilità nativa e regolamento più rapido, all&#039;interno del perimetro del Decreto FinTech. Il lavoro con doValue mostra come operatori diversi possano fare sistema per accelerare l&#039;innovazione del mercato, e questa operazione con Teda dimostra che le tecnologie DLT generano valore tangibile per emittenti, intermediari e investitori».
Francesco Caggiano, Amministratore Unico di Teda Service S.r.l., ha dichiarato: «Questa operazione conferma quanto la tecnologia DLT non sia più soltanto una prospettiva teorica, ma uno strumento concreto capace di ridisegnare i processi della finanza strutturata. Come Special Servicer abbiamo avuto l&#039;opportunità di utilizzare un’infrastruttura digitale che rende più efficiente e programmabile la gestione dei Crediti, con la quale potremo verificare sul campo i benefici della tokenizzazione: maggiore trasparenza nella gestione del portafoglio, tempi di regolamento più rapidi, trasparenza di tutta la documentazione societaria con effettiva accessibilità e un livello di tracciabilità che semplifica il dialogo con gli investitori lungo tutto il ciclo di vita dell&#039;operazione».</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Investimenti sostenibili 4.0: termini e modalità per domande</title>
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            <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato firmato il decreto direttoriale che stabilisce termini e modalità operative per la presentazione delle domande relative alla misura Investimenti sostenibili 4.0, uno degli strumenti chiave per sostenere programmi di investimento innovativi, tecnologici e ad elevata sostenibilità ambientale, in linea con gli obiettivi del Piano Transizione 4.0.
Fase di precompilazione delle domande dal 10 settembre e apertura dello sportello dal 6 ottobre. 
Risorse disponibili e imprese beneficiarie
La misura mette a disposizione 448 milioni di euro destinati a micro, piccole e medie imprese con sede in:


Basilicata


Calabria


Campania


Molise


Puglia


Sicilia


Sardegna


Una quota pari al 25% delle risorse è riservata alle micro e piccole imprese, per favorire l’accesso alle realtà produttive più piccole e sostenere la loro capacità di innovazione.
Le imprese potranno:


precompilare le domande dal 10 settembre 2026 sulla piattaforma di Invitalia, che gestisce la misura per conto del Mimit;


presentare le istanze dal 6 ottobre 2026, data di apertura ufficiale dello sportello.


Le domande saranno valutate in ordine cronologico di arrivo e, in caso di esaurimento delle risorse, tramite graduatoria di merito. 
Finalità degli investimenti
Le agevolazioni sostengono programmi orientati a:


trasformazione digitale e tecnologica dei processi produttivi;


utilizzo delle tecnologie abilitanti del Piano Transizione 4.0;


progetti con elevata sostenibilità ambientale.


Saranno premiati gli interventi che favoriscono:


economia circolare,


efficienza energetica con riduzione dei consumi di almeno il 5%,


innovazione dei processi produttivi, in coerenza con gli obiettivi climatici UE e con il Programma nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021‑2027. 


Spese ammissibili e importi degli investimenti
Sono finanziabili spese relative a:


macchinari, impianti e attrezzature;


software, licenze e certificazioni ambientali;


opere murarie nei limiti previsti;


consulenze specialistiche ed energetiche.


I programmi devono prevedere investimenti tra 750 mila e 5 milioni di euro. 
Struttura dell’agevolazione
Le agevolazioni coprono fino al 75% delle spese ammissibili, attraverso:


35% contributo a fondo perduto,


40% finanziamento agevolato a tasso zero, con rimborso fino a 7 anni.


Il nuovo decreto rende pienamente operativa una misura strategica per la competitività delle imprese del Mezzogiorno, favorendo investimenti ad alto contenuto tecnologico e sostenibile. Con l’apertura dello sportello prevista per ottobre, le imprese possono ora programmare con precisione la presentazione delle domande e l’avvio dei progetti.
Per maggiori informazioni

Investimenti sostenibili 4.0 (2026)
Decreto direttoriale 5 agosto 2026 – Investimenti sostenibili 4.0. Bando 2026</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Credem: leasing a 560 milioni nel primo semestre 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel primo semestre 2026 il Gruppo Credem conferma il ruolo strategico del leasing a supporto dell’economia reale, con 560 milioni di euro di stipulato e 2.897 nuovi contratti attraverso Credemleasing, guidata dal direttore generale Gabriele Decò. L’attività si integra con le 18 filiali specializzate e con l’intera rete del Gruppo, rafforzando la capacità di risposta alle esigenze delle imprese.
A fine giugno 2026, Credemleasing registra:


Crediti netti +2% a/a,


Margine di intermediazione a 43 milioni (+2,7%),


ROE annualizzato al 10,1%,


Utile netto di 20,6 milioni, in aumento del 2% sul primo semestre 2025.


La qualità del portafoglio si conferma solida: i crediti deteriorati lordi scendono all’1,36% degli impieghi (1,44% a fine 2025), con un grado di copertura NPL al 43,6%. Tra i principali driver emerge il leasing nautico, comparto in cui la società consolida la propria presenza. Parallelamente, Credemleasing rafforza il sostegno alle PMI, facilitando l’accesso al leasing strumentale e alle relative opportunità agevolative, contribuendo alla competitività delle imprese in un contesto economico complesso.
Il Direttore Generale Gabriele Decò evidenzia la solidità del modello di business e la fiducia crescente della clientela:

“Continuiamo a ottenere risultati di grande valore. La crescita della nostra base clienti testimonia la fiducia nella nostra competenza. Avanziamo nel percorso di innovazione e digitalizzazione, ponendo al centro il supporto tangibile alle imprese e ai clienti.”

Nel quadro del piano di digitalizzazione, Credemleasing sta potenziando:


il CRM come strumento avanzato di gestione delle relazioni,


l’area riservata come canale informativo e operativo privilegiato.


L’obiettivo è migliorare l’esperienza del cliente, valorizzando la ricchezza informativa e la qualità del servizio.
La società continua a sviluppare partnership commerciali e a rafforzare l’integrazione con le diverse realtà del Gruppo Credem, collaborando attivamente con mediatori e canali terzi per ampliare la capacità distributiva e la diffusione delle soluzioni di leasing.
Il primo semestre 2026 conferma la solidità, la crescita equilibrata e la capacità di sostegno alle imprese da parte di Credemleasing. Innovazione, qualità del credito e integrazione commerciale restano i pilastri del percorso di sviluppo della società.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Inflazione Eurozona 3,3% ad agosto, energia ancora decisiva</title>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>L’inflazione dell’Eurozona torna a salire ad agosto, attestandosi al 3,3% su base annua, in accelerazione rispetto ai mesi precedenti. A trainare il rialzo è ancora una volta la componente energetica, che registra aumenti significativi e continua a rappresentare il principale fattore di pressione sui prezzi al consumo. Le altre componenti dell’indice mostrano invece una dinamica più stabile, con beni industriali e servizi in lieve moderazione.
Il quadro complessivo conferma come il caro‑energia resti il nodo centrale per la stabilità dei prezzi nell’area euro. Nonostante il rallentamento della componente core, l’inflazione complessiva rimane superiore all’obiettivo del 2% fissato dalla BCE, alimentando aspettative di una politica monetaria ancora improntata alla prudenza. Le pressioni inflazionistiche persistenti, unite alla volatilità dei mercati energetici, mantengono infatti l’istituto di Francoforte orientato verso una linea restrittiva, con l’obiettivo di consolidare il percorso di rientro dell’inflazione nei prossimi trimestri.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>IVASS: Rapporto 2026 su rischi catastrofali e sostenibilità</title>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’IVASS ha diffuso il Rapporto 2026 sui rischi da catastrofi naturali e di sostenibilità, quarto monitoraggio annuale dedicato alla valutazione dell’esposizione del mercato assicurativo italiano ai rischi climatici, ambientali e di transizione. L’analisi coinvolge le imprese di assicurazione e riassicurazione vigilate dall’Istituto e approfondisce governance, gestione dei rischi, coperture catastrofali, politiche di sottoscrizione e sostenibilità degli investimenti.  
Governance e integrazione dei rischi ESG
L’89% delle compagnie ha integrato i fattori ESG nei sistemi di governo e gestione dei rischi, confermando un’evoluzione strutturale nella valutazione dei rischi climatici. Oltre l’80% delle imprese considera materiali i rischi fisici e di transizione; tra queste, l’84% ha già condotto analisi di scenario, individuando nei rischi fisici a medio‑lungo termine i profili più impattanti per solidità patrimoniale e continuità operativa. 
Coperture contro le catastrofi naturali
Nel 2024 la raccolta premi per le coperture dei rischi catastrofali ha raggiunto 3,1 miliardi di euro, di cui 2,7 miliardi riferiti ai rischi climatici. Le esposizioni risultano concentrate su grandine, tempesta e inondazione, confermando la crescente vulnerabilità del territorio italiano.
Il combined ratio dei rischi climatici scende in modo significativo: dal 351,7% del 2023 al 105,2% nel 2024, grazie alla forte riduzione degli oneri per sinistri dopo gli eventi estremi dell’anno precedente. 
Protection gap: un divario ancora ampio
Nonostante la crescita delle coperture, permane un ampio gap di protezione tra perdite economiche e rischi assicurati, soprattutto nel comparto residenziale. A fine 2024 risulta assicurato solo il 5,1% delle abitazioni contro il rischio di inondazione e il 5,6% contro il rischio terremoto.
Il Rapporto evidenzia che i dati non incorporano ancora gli effetti del nuovo obbligo assicurativo catastrofale per le imprese, che potrà ridurre progressivamente il divario. 
Politiche di sottoscrizione in evoluzione
Le compagnie stanno adeguando le strategie di sottoscrizione alla maggiore esposizione ai rischi climatici, intervenendo su:

tariffe,
franchigie e massimali,
condizioni contrattuali,
programmi di riassicurazione,
strumenti di valutazione basati su vulnerabilità climatica e localizzazione delle esposizioni.

L’approccio risulta più selettivo e orientato alla resilienza tecnica. 
Investimenti sostenibili e rischi di transizione
L’82,5% delle imprese adotta una politica di investimento sostenibile. Gli investimenti ammissibili alla Tassonomia UE sono stimati tra 59,3 e 65,9 miliardi di euro, mentre quelli allineati si collocano tra 13,2 e 20,6 miliardi, a seconda dei criteri applicati.
Gli investimenti potenzialmente esposti ai rischi di transizione ammontano a circa 68 miliardi di euro, pari al 6,5% del portafoglio complessivo. 
Piani di transizione e qualità dei dati
I piani di transizione risultano ancora poco diffusi: solo quattro compagnie capogruppo dichiarano di averli adottati, mentre 18 sono in fase di elaborazione. Persistono criticità nella qualità e omogeneità dei dati, soprattutto per quanto riguarda:

la georeferenziazione delle esposizioni assicurative,
le emissioni associate agli investimenti,
la disponibilità di informazioni comparabili tra imprese.  

Il Rapporto 2026 conferma un mercato assicurativo sempre più impegnato nella gestione dei rischi climatici e nella transizione verso modelli sostenibili, ma evidenzia anche la necessità di colmare il protection gap, migliorare la qualità dei dati e rafforzare la capacità di valutazione delle esposizioni. Un percorso che richiede investimenti, innovazione e una crescente integrazione tra politiche di rischio, sostenibilità e strategie di mercato.
Comunicato 
Rapporto 
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            <category>ESG</category>
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            <title>Anfia: mercato auto italiano in pausa ad agosto</title>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Ad agosto 2026, il mercato italiano dell&amp;rsquo;auto totalizza&amp;nbsp;69.411&amp;nbsp;immatricolazioni, pari al&amp;nbsp;3,2%&amp;nbsp;in pi&amp;ugrave; rispetto ai volumi di agosto 2025. In realt&amp;agrave;, si tratta di una crescita apparente dovuta ad un giorno lavorativo in pi&amp;ugrave; (21 giorni contro 20): a parit&amp;agrave; di giorni lavorativi (20), agosto 2026 avrebbe infatti registrato una flessione dell&amp;rsquo;1,7%.Nei primi otto mesi del 2026 i volumi complessivi si attestano a&amp;nbsp;1.129.596&amp;nbsp;unit&amp;agrave;, con una crescita dell&amp;rsquo;8,5%&amp;nbsp;rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nonostante la scarsa rappresentativit&amp;agrave; del mese di agosto, il dato delle immatricolazioni non ci lascia tranquilli.
Sul fronte delle alimentazioni, rallenta ancora il trend di crescita delle vetture elettriche non pi&amp;ugrave; sostenuto dagli incentivi all&amp;rsquo;acquisto, strumento essenziale per accelerare il processo di elettrificazione. A confronto con agosto 2025, comunque, le immatricolazioni mensili delle BEV risultano in rialzo del 34%, con una quota di mercato che si ferma al 6,4%.
Prosegue, invece, il buon andamento delle vetture PHEV, che raggiungono una quota del 12,1% nel mese e del 9,4% nel cumulato gennaio-agosto spinte dal canale di vendita del noleggio e dal canale dei privati, a riprova del ruolo chiave svolto dalle tecnologie che sfruttano in maniera intelligente la piena neutralit&amp;agrave; tecnologica nella transizione all&amp;rsquo;elettrico.
Infine, non pu&amp;ograve; lasciare indifferenti la crescita del 92,1% registrata nel cumulato dei primi otto mesi dalle auto Made in China di tutti gli OEMs, che raggiungono una quota di mercato del 15% - a evidenziare ancora una volta la fortissima pressione competitiva esercitata dalle produzioni extra-europee.
Roberto Vavassori, Presidente di ANFIA
Analizzando nel dettaglio&amp;nbsp;le immatricolazioni per alimentazione, le autovetture a benzina vedono il mercato di agosto in calo del 15,6%, con quota di mercato del 20,2%; allo stesso modo, le diesel calano del 28,6%, con una quota del 5,8%. Nel cumulato dei primi otto mesi del 2026, le immatricolazioni di auto a benzina calano del 16,7% e quelle delle auto diesel calano del 26%, rispettivamente con quote di mercato del 19,7% e del 6,8%.
Rallenta la crescita delle autovetture mild e full hybrid, in aumento del 6,9% nel mese, con una quota del 46,6%; nel cumulato, invece, l&amp;rsquo;incremento &amp;egrave; del 20,6%, con una quota del 49%.
Le immatricolazioni di autovetture ricaricabili risultano in rialzo del 58,1% ad agosto e rappresentano il 18,5% del mercato del mese (12,1% ad agosto 2025); nel cumulato incrementano del 73,7% e hanno una quota del 17,5% (in aumento di 6,6 punti percentuali rispetto al cumulato del 2025).
Nel dettaglio, le auto elettriche hanno una quota del 6,4% ad agosto e dell&#039;8,1% nei primi otto mesi dell&amp;rsquo;anno; le vendite sono in aumento del 34,5% nel mese e del 69,3% nel cumulato. Le ibride plug-in, invece, crescono del 74,3% ad agosto e del 77,6% nel cumulato, rappresentando il 12,1% delle immatricolazioni del singolo mese e il 9,4% del totale da inizio anno.
Infine, le autovetture a gas rappresentano l&#039;8,9% dell&amp;rsquo;immatricolato di agosto, interamente composto da autovetture GPL (in calo del 7,4% nel mese). Nel cumulato, le immatricolate a gas diminuiscono del 18,3% e costituiscono il 7% del mercato.
Le emissioni medie di CO2&amp;nbsp;delle nuove immatricolazioni di agosto calano del 5,1% rispetto a quelle di agosto 2025, scendendo a 111,0 g/km. Nel cumulato, decrementano del 6% e si attestano a 110,6 grammi per km percorso.
Nel cumulato degli otto mesi, tra le mild/full hybrid troviamo Fiat Panda, Jeep Avenger e Fiat Grande Panda tra i modelli Stellantis pi&amp;ugrave; venuti, rispettivamente al primo, secondo e settimo posto. Tra le dieci PHEV pi&amp;ugrave; immatricolate non ci sono modelli a rappresentare il Gruppo Stellantis, mentre tra le elettriche, Leapmotor T03, pur rallentando nelle vendite rispetto al primo semestre, si trova al primo posto e Citroen C3 al quinto posto. Segue ancora Leapmotor, con il modello B10, al nono posto.
Leggi il comunicato integrale sul sito Anfia</description>
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            <title>Assilea: 468.330 nuovi contratti leasing, volumi su del 4,5%</title>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel periodo tra gennaio e luglio 2026 sono stati stipulati 468.330 nuovi contratti leasing, per un valore di oltre 22,4 mld. di &amp;euro;. Rispetto allo stesso periodo 2025, si rileva una crescita dei volumi del +4,5% e una sostanziale stabilit&amp;agrave; nei numeri.
L&amp;rsquo;auto, che rappresenta il 62,1% dello stipulato totale, mostra nei primi 7 mesi del 2026 un +1,7% nei volumi a fronte di una flessione di -2,8% nei numeri, registrando una dinamica negativa solo per i veicoli commerciali in leasing e in noleggio a lungo termine.
Il leasing strumentale (25,7% del totale) evidenzia una crescita del +8,3% nel numero dei contratti e del +0,3% nel valore dei contratti.
Prosegue la dinamica molto positiva dello stipulato leasing immobiliare, +29,8% in valore e +9,2% in numero, tale trend risente del notevole incremento, rispetto ai primi 7 mesi del 2025, osservato sia per l&amp;rsquo;immobiliare &amp;laquo;costruito&amp;raquo; (+39,4%) sia per l&amp;rsquo;immobiliare &amp;laquo;da costruire&amp;raquo;, +13,9%. Cresce il valore dello stipulato leasing aeronavale e ferroviario (+60,1%) e quello del leasing di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (+19,7%).

&amp;nbsp;
Ripartizione per comparto (valori di stipulato)

Stipulato leasing auto (&amp;euro; m)
Nel comparto Auto cresce in valore il sotto-comparto delle autovetture in leasing (+5,5%) e a noleggio a lungo termine (+0,6%) in aumento anche quello dei veicoli industriali (+13,8%). Gli altri segmenti mostrano una flessione: i veicoli commerciali in leasing del -4,7% e quelli a noleggio a lungo termine del -18,0%.

Stipulato leasing strumentale (&amp;euro; m)
Il valore del leasing strumentale finanziario (+0,3%) mostra percentuali positive per le fasce d&amp;rsquo;importo inferiori a 0,5 mil. &amp;euro; e flessioni per quelle superiori. Risulta invece in crescita il leasing strumentale operativo (+0,4%) con riferimento a tutte le fasce d&amp;rsquo;importo, ad eccezione di quella pi&amp;ugrave; elevata (-4,1%).

Stipulato leasing immobiliare (&amp;euro; m)
Nel comparto immobiliare, il leasing &amp;laquo;costruito&amp;raquo; mostra una forte crescita (+39,4%) con aumenti in tutte le fasce d&amp;rsquo;importo. Anche per il leasing immobiliare &amp;laquo;da costruire&amp;raquo;, si rileva una crescita significativa pari al +13,9% grazie alla dinamica della fascia dei contratti di importo compreso tra 0,5 e 2,5 mil.&amp;euro; (+2,5%) e a quella dei contratti superiori a 2,5 mil.&amp;euro; (+19,3%).

Immatricolazione di autovetture 1
A luglio 2026 le immatricolazioni di autovetture registrano una crescita del +4,4% rispetto a luglio 2025. Nel periodo gennaio-luglio 2026 si registra un +7,4% nel noleggio e un +5,5% nel leasing rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra le immatricolazioni leasing (50.085 unit&amp;agrave;), il 36,4% &amp;egrave; destinato a privati2, il 43,0% a societ&amp;agrave; e il 20,6% a societ&amp;agrave; di noleggio.

Le autovetture green (elettriche, ibride e plug-in) in leasing e noleggio a lungo termine crescono del 13,8%, registrando incrementi in tutti i comparti, fatta eccezione per le autovetture ibride diesel e elettriche. Il peso del green sul totale delle immatricolazioni &amp;egrave; pari al 66,6%, mentre &amp;egrave; pari al 70,6% nel comparto del leasing e NLT. Leasing e NLT presentano un&amp;rsquo;incidenza del 27,1% sul totale green e del 25,5% sul totale delle immatricolazioni.

1 Compresi i fuoristrada
2 Si indicano con la dizione &amp;ldquo;privati&amp;rdquo; i soggetti dotati di codice fiscale alfanumerico: i privati consumatori, gli esercenti arti e professioni, i titolari di ditte individuali e le imprese familiari. Su tale aggregato, la quota dei privati consumatori &amp;egrave; prossima allo zero.</description>
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            <title>Pil +0,2% nel II trimestre e crescita degli occupati</title>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 08:50:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel secondo trimestre del 2026 il Pil italiano registra una crescita dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,0% rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando integralmente le stime preliminari diffuse da Istat il 30 luglio. Il dato, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020 e corretto per effetti di calendario e destagionalizzazione, evidenzia una dinamica espansiva moderata ma costante, sostenuta soprattutto dai servizi e da una domanda interna in progressivo recupero.
L’industria mostra segnali di rallentamento, mentre i servizi continuano a rappresentare il principale motore dell’attività economica, con contributi positivi da turismo, commercio e trasporti. Il quadro macroeconomico resta complessivamente stabile, con un mercato del lavoro in miglioramento: gli occupati aumentano nel trimestre, confermando la resilienza dell’economia nonostante un contesto internazionale ancora incerto.
La revisione dei conti trimestrali non modifica la lettura del ciclo: la crescita procede a ritmo contenuto, ma diffuso, con un contributo significativo delle attività terziarie e una tenuta dei consumi delle famiglie. Il dato del secondo trimestre si inserisce così in una traiettoria di espansione moderata, coerente con le previsioni formulate per la seconda metà dell’anno.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Istat: fatturato industria e servizi, giugno 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A giugno 2026 si stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, diminuisca in termini congiunturali dell’1,0% in valore e dello 0,7% in volume, registrando dinamiche negative sia sul mercato interno (-1,0% in valore e -0,4% in volume) sia su quello estero (-1,0% in valore e -1,3% in volume). Per il settore dei servizi in termini congiunturali si stima una variazione nulla in valore e una diminuzione dello 0,4% in volume, sintesi di una crescita nel commercio all’ingrosso (+0,5% in valore e +0,9% in volume) e di un calo negli altri servizi (-0,4% in valore e -0,7% in volume).
Gli indici destagionalizzati del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano a giugno un aumento congiunturale per i beni di consumo (+0,3%) e per quelli intermedi (+0,4%), mentre si osservano una diminuzione per i beni strumentali (-2,6%) e un calo più accentuato per l’energia (-7,1%).
Nel secondo trimestre 2026, in termini congiunturali, il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenta in valore (+1,2%) e diminuisce in volume (-0,9%). Nello stesso arco temporale, per i servizi, si registrano incrementi dello 0,9% in valore e dello 0,1% in volume.
Su base tendenziale, a giugno 2026, il fatturato dell’industria, corretto per gli effetti di calendario, registra un aumento in valore (+3,1%) e un calo in volume (-0,9%), sintesi di una crescita del 2,3% in valore e di una flessione dell’1,8% in volume sul mercato interno e di un incremento del 4,6% in valore e dello 0,8% in volume sul mercato estero. Per il settore dei servizi, al netto degli effetti di calendario, si rileva un incremento tendenziale del 3,2% in valore e una diminuzione dello 0,5% in volume. Nel commercio all’ingrosso si registra una crescita dell’indice del fatturato sia in valore (+4,2%) sia in volume (+0,8%), mentre negli altri servizi si rileva una variazione positiva dell’1,9% in valore e una diminuzione dello 0,5% in volume. I giorni lavorativi di calendario nel mese di giugno 2026 sono stati 21 contro i 20 di giugno 2025.
Gli indici corretti per gli effetti di calendario del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano, su base annua, una flessione per i soli beni di consumo (-1,2%), mentre si rileva un marcato aumento per l’energia (+22,2%) e incrementi più contenuti per i beni intermedi (+5,4%) e per quelli strumentali (+0,8%).
Il commento
A giugno, l’indice destagionalizzato del fatturato dell’industria diminuisce su base mensile sia in valore sia in volume. Il calo ha interessato sia il mercato interno sia quello estero. Nei servizi le dinamiche sono differenziate, con una variazione nulla in valore e un calo in volume.
Su base trimestrale la variazione congiunturale in valore è positiva in entrambi i comparti, mentre i volumi diminuiscono per l’industria e crescono in misura modesta per i servizi.  Il confronto in termini tendenziali, al netto degli effetti di calendario, evidenzia, a giugno 2026, una crescita in valore a cui si contrappone una dinamica negativa per i volumi, sia nell’industria sia nei servizi.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Assilea: estensione CRR3 e impatti su segnalazioni 106 TUB</title>
            <link>https://leasenews.it/news/formazione-ed-eventi/assilea-estensione-crr3-e-impatti-su-segnalazioni-106-tub</link>
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            <pubDate>Tue, 01 Sep 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Assilea promuove il workshop &amp;ldquo;Estensione del CRR3 agli intermediari finanziari&amp;rdquo;, focalizzato sugli impatti del nuovo quadro prudenziale sulle segnalazioni di vigilanza. Appuntamento il 17 settembre 2026, 10:00‑16:30, presso l&amp;rsquo;Hotel Ibis Milano Centro, con taglio operativo per le funzioni coinvolte nei processi segnaletici.
Nel secondo semestre del 2026 &amp;egrave; atteso l&amp;rsquo;aggiornamento della Circolare n. 288/2015 di Banca d&amp;rsquo;Italia, che estender&amp;agrave; formalmente l&amp;rsquo;applicazione del Regolamento CRR3 a tutti gli Intermediari Finanziari ex art. 106 TUB. Si tratta di un passaggio regolamentare decisivo: il nuovo quadro prudenziale introduce novit&amp;agrave; rilevanti nel calcolo dei requisiti patrimoniali, con impatti diretti su processi, controlli e segnalazioni di vigilanza.
Un workshop pensato per chi deve applicare il CRR3
L&amp;rsquo;iniziativa offre una panoramica operativa delle principali innovazioni normative, con un focus specifico sulle societ&amp;agrave; di leasing, tra i soggetti pi&amp;ugrave; coinvolti dall&amp;rsquo;evoluzione del framework prudenziale.
Il percorso formativo approfondisce:


Novit&amp;agrave; CRR3 e impatti sui requisiti patrimoniali


Modifiche alle normative interne necessarie per l&amp;rsquo;adeguamento


Processi di produzione delle segnalazioni e controlli pre‑invio


Analisi dei nuovi template segnaletici, con esempi concreti e casi pratici


Obiettivi del workshop


Fornire un quadro sintetico e operativo delle novit&amp;agrave; introdotte dal CRR3


Individuare gli adeguamenti richiesti alle procedure interne


Esaminare i nuovi schemi segnaletici e definire controlli di qualit&amp;agrave; e coerenza


Supportare gli intermediari nell&amp;rsquo;implementazione del nuovo assetto prudenziale


Destinatari
Il workshop &amp;egrave; rivolto alle unit&amp;agrave; organizzative coinvolte nella predisposizione e nel controllo delle segnalazioni di vigilanza prudenziali: funzioni Risk Management, Compliance, Segnalazioni, Pianificazione e Controllo, Internal Audit.
Agli iscritti verr&amp;agrave; rilasciato attestato di partecipazione.
Perch&amp;eacute; partecipare
L&amp;rsquo;estensione del CRR3 agli intermediari 106 TUB rappresenta una svolta regolamentare: anticipare gli impatti, comprendere i nuovi requisiti e adeguare tempestivamente processi e controlli &amp;egrave; essenziale per garantire conformit&amp;agrave;, qualit&amp;agrave; segnaletica e solidit&amp;agrave; patrimoniale.
La docenza del workshop &amp;egrave; affidata a:&amp;nbsp;&amp;nbsp;Cristina Pulvirenti, Ermanno Albizzati, Elisa Gheller, Laura Longo (SWING)
Per maggiori informazioni e modalit&amp;agrave; d&#039;iscrizione clicca qui</description>
            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>ANFIA - Focus Italia Trade automotive, Maggio 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 01 Sep 2026 12:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel periodo gennaio - maggio del 2026, l’import di autoveicoli nuovi in valore verso l’Italia risulta in crescita (+ 9,5% rispetto ai primi cinque mesi del 2025). Il comparto delle autovetture, mostra incrementi nelle importazioni (+11,4%), e al contrario modo quello dei veicoli industriali cala del 5,0%. Incrementi anche nell’export, il cui valore risulta in crescita rispetto a quello dei primi cinque mesi del 2025 del 3,2% : il valore dei veicoli industriali, nel periodo analizzato del 2026, cresce del 3,0% ; le autovetture esportate, allo stesso modo, sono in crescita del 3,3% . Il saldo è negativo per circa 10,1 miliardi di Euro per le autovetture e positivo di circa 308,4 milioni per i veicoli industriali.
Mentre l’import di autoveicoli ha origine quasi totalmente da paesi europei (l&#039;85,0% del valore totale importato), nei primi cinque mesi del 2026, l’export con destinazione Europa rappresenta il 66,5% del totale. Tra i paesi di destinazione extra europei, gli Stati Uniti rimangono il primo mercato (15,6%), seguiti da Giappone (5,3%) e Corea del Sud (1,5%).
Per quanto riguarda il comparto della componentistica, nel periodo analizzato, incrementano l’import, del 9,3%, e l’export del 3,5%, con un saldo positivo di circa 2,7 miliardi di euro (era di 3,0 miliardi nello stesso periodo del 2025). L’Europa rappresenta il 79,1% del valore dell’import e l&#039;82,0% del valore dell’export.
Al di fuori del continente europeo, la prima macroarea di origine è l’Asia, da cui l’Italia importa il 15,4% di parti e componenti (in valore), mentre la prima macroarea di destinazione dell’export è il Nord America con il 6,9% del totale.Lo Stato da cui importiamo e a cui esportiamo più componentistica automotive è la Germania, che, rispettivamente rappresenta il 23,9% delle importazioni ed il 19,0% delle esportazioni del trade italiano. Seguono, nell&#039;ordine, a completare la Top3, la Francia e la Cina per quanto riguarda le importazioni e Francia e Spagna considerando le esportazioni.
 </description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>L&#039;inflazione di agosto: l’energia torna a spingere i prezzi</title>
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            <pubDate>Tue, 01 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Istat stima che ad agosto 2026 l’inflazione salga al 3,3%, in accelerazione rispetto al 2,9% di luglio. Su base mensile, l’indice Nic registra +0,5%, confermando pressioni ancora significative sul quadro dei prezzi.
Energia: il principale motore dell’aumento
La crescita è trainata dai beni energetici, che risentono delle tensioni internazionali:


energetici totali +17,0%


non regolamentati +16,9%


regolamentati +18,8%


La componente energetica resta quindi il fattore dominante dell’inflazione, con un impatto diretto sia sul dato mensile sia su quello tendenziale.
Beni in accelerazione, servizi in rallentamento
Il mese evidenzia una dinamica divergente tra beni e servizi:


beni: accelerano da +3,2% a +4,1%


servizi: rallentano da +2,7% a +2,4%


Il differenziale tra i due comparti si amplia a –1,7 punti percentuali, segnalando un’inflazione più concentrata sui beni e meno sui servizi.
Inflazione di fondo in lieve calo
L’inflazione di fondo scende leggermente:


al netto di energetici e alimentari freschi 1,5%


al netto dei soli energetici 1,7%


Segnale di un contesto sottostante più stabile, nonostante la forte spinta dell’energia.
Ipca e carrello della spesa
L’indice armonizzato Ipca registra:


+0,1% mensile (effetto saldi)


+3,2% annuo


Il carrello della spesa resta stabile a +1,0%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano a +4,3%.
In sintesi
Agosto conferma una ripresa dell’inflazione, guidata quasi interamente dall’energia. I beni accelerano, i servizi rallentano e l’inflazione di fondo si indebolisce leggermente. Il quadro rimane caratterizzato da pressioni esterne e da una dinamica dei prezzi ancora disomogenea tra comparti.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Leasenews augura buona estate e torna il primo settembre</title>
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            <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 22:05:00 +0000</pubDate>
            <description>La Redazione di Leasenews augura una buona estate a tutti i suoi Lettori, ringraziandoli per l’interesse e la costante partecipazione dimostrata nel corso dell’anno.
Durante la pausa estiva le pubblicazioni saranno sospese: torneremo il primo settembre con nuove analisi, approfondimenti e aggiornamenti sul mondo del leasing, della finanza e della normativa di settore.
Un sincero grazie a tutta la community di Leasenews: la vostra presenza rende possibile il nostro lavoro quotidiano.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>RTTI e Indagine rapida CSC sulle grandi imprese, luglio 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>RTT 2.0, risultato di un aggiornamento della metodologia e calcolato in base ai dati sul fatturato (destagionalizzato e deflazionato) del campione di imprese clienti di TeamSystem, registra un&amp;nbsp;+0,1% a giugno, con variazioni positive in tutti i settori dell&amp;rsquo;economia.
Il dato aggregato di RTT per l&amp;rsquo;economia italiana

A giugno RTT indica un piccolo aumento: +0,1% normalizzato, dopo il calo di -0,4% registrato a maggio (Grafico 1).
Grazie a tale incremento e a quello di aprile, RTT registra una variazione di poco positiva nel 2&amp;deg; trimestre (+0,2% normalizzato).


RTT per i macro-settori produttivi

RTT a giugno indica un&amp;rsquo;industria in lieve recupero (+0,2%), dopo la forte flessione di maggio (Grafico 2).
Nei servizi si registra un maggior aumento a giugno (+0,7%), comunque insufficiente a recuperare il calo di maggio.
Anche RTT nelle costruzioni &amp;egrave; in aumento (+0,7%), dopo la stabilit&amp;agrave; del mese precedente.
La variazione nel 2&amp;deg; trimestre &amp;egrave; positiva per i servizi, un po&amp;rsquo; meno per le costruzioni, negativa invece nell&amp;rsquo;industria (-0,8%).


RTT per le macro-aree

RTT a giugno &amp;egrave; positivo in tutte le macro-aree, di pi&amp;ugrave; al Sud (+2,6%) e al Nord-Est (+1,4%; Grafico 3).
La variazione nel 2&amp;deg; trimestre &amp;egrave; positiva al Nord-Ovest e al Centro, mentre &amp;egrave; di poco negativa al Nord-Est e quasi nulla al Sud (-0,1%).

RTT per le dimensioni d&amp;rsquo;impresa

RTT a giugno registra un incremento per tutte le classi dimensionali, pi&amp;ugrave; ampio per le grandi imprese dopo il forte calo di maggio.
La variazione nel 2&amp;deg; trimestre &amp;egrave; positiva per tutte le dimensioni, pi&amp;ugrave; ampia per le grandi imprese.


&amp;nbsp;Continua a leggere sul sito di Confindustria:
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&amp;nbsp;</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
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            <title>Banca Mondiale:IA spinta alla crescita nei Paesi in sviluppo</title>
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            <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca Mondiale evidenzia il potenziale dell&amp;rsquo;intelligenza artificiale come leva di sviluppo economico nei Paesi a basso e medio reddito, con impatti diretti su produttivit&amp;agrave;, servizi pubblici e inclusione. L&amp;rsquo;adozione dell&amp;rsquo;IA pu&amp;ograve; ridurre inefficienze strutturali, migliorare l&amp;rsquo;accesso ai mercati e rafforzare la resilienza dei sistemi economici.
Punti chiave


Produttivit&amp;agrave; &amp;mdash; Automazione, analisi predittiva e ottimizzazione dei processi possono generare incrementi significativi, soprattutto in economie con bassa digitalizzazione.


Servizi pubblici &amp;mdash; Diagnostica automatizzata, gestione intelligente delle infrastrutture e monitoraggio ambientale migliorano efficienza e qualit&amp;agrave; dei servizi.


Inclusione economica &amp;mdash; Piattaforme digitali e strumenti di traduzione automatica ampliano l&amp;rsquo;accesso ai mercati globali per microimprese, agricoltori e lavoratori informali.


Governance e rischi &amp;mdash; Per evitare nuovi divari tecnologici servono infrastrutture digitali robuste, competenze, standard regolatori e misure di tutela (privacy, sicurezza, bias).


L&amp;rsquo;IA pu&amp;ograve; diventare un acceleratore di crescita nei Paesi in via di sviluppo, ma solo se accompagnata da politiche pubbliche mirate, investimenti in capitale umano e una governance tecnologica solida. La Banca Mondiale invita i governi a integrare l&amp;rsquo;IA nelle strategie nazionali di sviluppo, con un approccio che bilanci innovazione e inclusione.
Approfondisci il tema sul sito della Banca Mondiale</description>
            <category>Innovazione</category>
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        </item>
                <item>
            <title>DM MIMIT: contributo Fondo garanzia mediatori 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 luglio il decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che definisce, per l’anno 2026, il contributo dovuto dagli aderenti al Fondo di garanzia per i mediatori di assicurazione e riassicurazione, in attuazione dell’articolo 115 del Codice delle assicurazioni private.
Contenuto del decreto
Il provvedimento, articolato in un unico articolo, stabilisce che il contributo 2026 è fissato allo 0,06% delle provvigioni acquisite nel 2025 dai mediatori di assicurazione e riassicurazione. Questa percentuale costituisce la base di calcolo uniforme per tutti gli aderenti al Fondo, garantendo continuità con il quadro regolatorio vigente.
Scadenze e adempimenti
Gli aderenti devono:


versare il contributo entro il 31 ottobre 2026;


trasmettere entro la stessa data una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti l’ammontare delle provvigioni percepite nel 2025.


Questi obblighi assicurano la corretta alimentazione del Fondo e la trasparenza dei flussi dichiarativi, essenziali per la tutela del mercato e degli operatori.
Provvedimento
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            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>CdM 185: misure su accise, PA, 231, fisco e Consob</title>
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            <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio dei ministri si è riunito martedì 4 agosto, approvando un ampio pacchetto di misure che spaziano da interventi urgenti su accise, pubblica amministrazione e imballaggi compostabili, fino a riforme strutturali in materia di difesa, responsabilità amministrativa degli enti, giurisdizione tributaria e attuazione di direttive europee. È stata inoltre deliberata la nomina del dott. Guido Stazi a Presidente della Consob.
 
1. Misure urgenti: accise, PA e imballaggi compostabili
Il Governo ha approvato tre decreti-legge:


DL Accise bis: proroga dal 7 al 24 agosto 2026 la riduzione di 17 centesimi al litro sul gasolio, estesa anche ai gasoli paraffinici e al biodiesel; confermata la proroga del credito d’imposta per l’autotrasporto. «Il provvedimento proroga […] la riduzione già in vigore di 17 centesimi al litro del prezzo del gasolio»




DL Pubblica Amministrazione e Protezione Civile: interventi per Campi Flegrei, ricostruzione post-sisma nel Centro Italia, rafforzamento dei servizi sanitari, scolastici e di controllo delle frontiere; misure per enti locali, immigrazione, agricoltura e politiche del mare. «Per l’area dei Campi Flegrei […] è riconosciuto ai nuclei familiari […] un contributo per l’autonoma sistemazione»




DL Imballaggi compostabili: obbligo di compostabilità per specifiche categorie di imballaggi (ortofrutta, ristorazione, catering, ospitalità), per preservare la filiera nazionale delle bioplastiche. «L&#039;obbligo riguarda gli imballaggi impiegati per il confezionamento di prodotti ortofrutticoli freschi […]»


 
2. Riforme strutturali: difesa, Corte dei conti, responsabilità 231


Disegno di legge Difesa: riorganizzazione dell’ordinamento militare, rafforzamento della capacità cyber, nuove figure professionali, semplificazioni per programmi internazionali e infrastrutture strategiche.


Riorganizzazione Corte dei conti: riduzione delle sezioni centrali, nuova disciplina dei procedimenti di controllo, rafforzamento della funzione requirente e strumenti deflativi del contenzioso.


Riforma della responsabilità amministrativa degli enti (D.lgs 231): la colpa di organizzazione diventa criterio unico di imputazione; ampliamento delle cause di estinzione; rafforzamento dei modelli organizzativi e delle linee guida.


 
3. Attuazione del diritto UE: delegazione europea, IVA digitale, qualità dell’aria, prodotti difettosi, Carta europea della disabilità
Il CdM ha approvato diversi decreti legislativi in esame preliminare:


Legge di delegazione europea 2026: recepimento di 20 direttive e 7 regolamenti UE.


IVA digitale: aggiornamento delle norme IVA per piattaforme e vendite online.


Qualità dell’aria: nuovi limiti più stringenti per gli inquinanti, allineati alle linee guida OMS.


Responsabilità per prodotti difettosi: estensione della disciplina a software, servizi digitali e piattaforme.


Carta europea della disabilità: rilascio gratuito da parte dell’INPS, formato fisico e digitale, riconoscimento UE.


 
4. Intelligenza artificiale: due decreti attuativi del regolamento UE 2024/1689


IA per attività di polizia: disciplina dell’uso dei sistemi AI, limiti alla biometria, nuove fattispecie penali e tutela del danneggiato.


IA e poteri delle autorità nazionali: governance nazionale, vigilanza, formazione, limiti all’uso dell’AI nei rapporti di lavoro.


 
5. Ulteriori provvedimenti approvati


Giurisdizione tributaria (esame definitivo).


Omnibus fiscale (esame definitivo).


Tributi locali e federalismo fiscale (esame definitivo).


Ponte sullo Stretto di Messina: dichiarazione di motivi imperativi di rilevante interesse pubblico.


Assunzioni scuola 2026/2027: oltre 46.000 docenti, 12.284 ATA, 365 dirigenti scolastici.


Piano Casa: nomina del Commissario straordinario Elisabetta Pellegrini.


Grandi programmi di investimento: due data center strategici per 6,8 miliardi complessivi.


Piano sociale per il clima: misure per famiglie e microimprese contro l’impatto ETS2.


Stati di emergenza: proroghe per eventi meteorologici e deficit idrico Veneto.


Elezioni suppletive: convocazione nel collegio Reggio Calabria.


Piano di rientro SSN Calabria.


Nomine: Guido Stazi Presidente Consob; altre nomine in ambito giustizia, MIMIT, ambiente.


 Comunicato stampa</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>BCE: stress inverso 2026 sui rischi geopolitici</title>
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            <pubDate>Wed, 05 Aug 2026 07:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca Centrale Europea ha diffuso i risultati della prova di stress inversa dedicata ai rischi geopolitici per il 2026, un esercizio volto a individuare gli shock estremi che potrebbero mettere sotto pressione la stabilità del sistema bancario dell’area euro. L’analisi, condotta nell’ambito del framework di vigilanza prudenziale, mira a valutare la resilienza degli intermediari in scenari caratterizzati da tensioni internazionali, frammentazione commerciale e volatilità dei mercati energetici.
Obiettivi dell’esercizio
La prova di stress inversa è stata progettata per:


identificare gli shock geopolitici minimi in grado di portare gli indicatori di solidità bancaria sotto soglie critiche;


valutare l’impatto su liquidità, qualità degli attivi e redditività;


analizzare la capacità delle banche di assorbire perdite in condizioni di stress severo;


individuare vulnerabilità strutturali legate a esposizioni settoriali e geografiche.


Principali risultati
Secondo la BCE:


gli shock più rilevanti derivano da interruzioni prolungate delle catene di approvvigionamento, tensioni commerciali e volatilità dei prezzi energetici;


gli istituti dell’area euro mostrano una resilienza complessivamente adeguata, grazie a livelli di capitale solidi e a una migliore diversificazione delle esposizioni;


alcune banche risultano più sensibili a scenari di aumento del rischio sovrano e a shock sui mercati emergenti;


la trasmissione degli shock avviene principalmente attraverso il calo della redditività e l’aumento dei crediti deteriorati.


Implicazioni per la vigilanza
La BCE utilizzerà i risultati per:


affinare la valutazione SREP 2026;


orientare le richieste di capitale aggiuntivo nei confronti degli intermediari più esposti;


rafforzare il monitoraggio dei rischi geopolitici e delle vulnerabilità macrofinanziarie;


integrare gli esiti nelle future prove di stress climatiche e macroeconomiche.


L’esercizio conferma l’importanza di una vigilanza proattiva in un contesto globale caratterizzato da incertezza e frammentazione.
Prospettive per il 2026
La BCE evidenzia che il 2026 sarà un anno segnato da:


rischi geopolitici persistenti;


pressioni sui costi energetici;


possibili tensioni sui mercati del credito;


necessità di strategie di mitigazione più robuste da parte degli intermediari.


La prova di stress inversa rappresenta quindi uno strumento essenziale per anticipare shock estremi e rafforzare la stabilità finanziaria dell’area euro.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Istat: stima preliminare del Pil II trimestre 2026</title>
            <link>https://leasenews.it/news/economia/istat-stima-preliminare-del-pil-ii-trimestre-2026</link>
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            <pubDate>Tue, 04 Aug 2026 14:50:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel secondo trimestre del 2026 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% in termini tendenziali.
Il secondo trimestre del 2026 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al secondo trimestre del 2025.
La variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dei servizi e di una diminuzione in quello dell’agricoltura e dell’industria. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale al lordo delle scorte e un apporto negativo della componente estera netta.
La variazione acquisita per il 2026, corretta per gli effetti di calendario, è pari allo 0,8%. Si informa che il 2026 ha 3 giornate lavorative in più rispetto al 2025.
Il commento
Sulla base delle informazioni disponibili a 30 giorni, si stima che nel secondo trimestre 2026 l’economia italiana abbia mostrato un lieve rallentamento congiunturale rispetto al trimestre precedente. In termini tendenziali, si è registrata una crescita dell’1,0%, in lieve accelerazione rispetto allo 0,8% del trimestre precedente. La dinamica congiunturale positiva osservata nel secondo trimestre determina una revisione al rialzo di due decimali della crescita acquisita per l’anno 2026, da 0,6 a 0,8.
Dal lato dell’offerta la crescita congiunturale risulta trainata dal comparto terziario, mentre si registrano flessioni per il valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria. Dal lato della domanda, si rileva un contributo negativo della componente estera netta al quale si associa un più marcato contributo positivo della domanda interna al lordo delle scorte.
Approfondisci sul sito dell&#039;Istat</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>GU: Comunicato Bankitalia su cessioni di rapporti in blocco</title>
            <link>https://leasenews.it/news/normativa/gu-comunicato-bankitalia-su-cessioni-di-rapporti-in-blocco</link>
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            <pubDate>Tue, 04 Aug 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Comunicato della Banca d’Italia relativo alla disciplina delle cessioni in blocco di rapporti giuridici di maggiore rilevanza, un ambito che coinvolge intermediari vigilati e operazioni di trasferimento di portafogli, crediti e altri rapporti contrattuali. Il provvedimento  modifica la circolare n. 229 del 21 aprile 1999 (Istruzioni di vigilanza per le banche) in materia di cessione di rapporti giuridici individuabili in blocco di maggiore rilevanza, adeguando la disciplina nazionale alle novità introdotte dal decreto legislativo n. 208 del 2025, di recepimento della direttiva (UE) 2024/1619 (CRD VI). L&#039;intervento è finalizzato ad allineare il quadro di vigilanza italiano alla normativa europea, che non prevede più un regime di autorizzazione preventiva per i trasferimenti rilevanti di attività e passività.
Il documento fornisce chiarimenti operativi e interpretativi sulle modalità con cui gli intermediari devono gestire le cessioni in blocco, con particolare attenzione agli obblighi informativi, ai criteri di rilevanza e alle procedure da adottare per garantire trasparenza e correttezza nei confronti dei soggetti coinvolti.
Il testo chiarisce:


criteri di maggiore rilevanza dei rapporti giuridici oggetto di cessione;


obblighi informativi verso clienti, controparti e autorità di vigilanza;


modalità operative da seguire nelle fasi di trasferimento;


requisiti di coerenza documentale e tracciabilità delle operazioni;


indicazioni per assicurare la continuità dei rapporti e la corretta comunicazione ai soggetti ceduti.


Il Comunicato si inserisce nel quadro delle norme che regolano le cessioni di rapporti giuridici ai sensi dell’art. 58 del TUB e delle disposizioni di vigilanza applicabili agli intermediari.
Gli operatori sono chiamati a:


verificare la corretta classificazione dei rapporti oggetto di cessione;


predisporre informative complete e tempestive;


assicurare la piena conformità delle procedure interne;


garantire la trasparenza verso clienti e controparti;


documentare adeguatamente ogni fase dell’operazione.


Provvedimento
 </description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>S&amp;P: Pmi europei a velocità diverse, Italia in espansione</title>
            <link>https://leasenews.it/news/economia/sp-pmi-europei-a-velocita-diverse-italia-in-espansione</link>
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            <pubDate>Tue, 04 Aug 2026 11:20:00 +0000</pubDate>
            <description>Il quadro congiunturale europeo di luglio 2026, fotografato dagli indici Pmi S&amp;P Global, evidenzia una dinamica a più velocità tra le principali economie dell’area. Mentre Francia e Germania mostrano segnali di rallentamento, l’Italia continua a mantenersi in territorio espansivo, sostenuta dalla resilienza dei servizi e dalla stabilità della manifattura.
 
Andamento europeo: crescita disomogenea
I dati Pmi confermano una fase di eterogeneità ciclica:


Francia e Germania registrano un indebolimento dell’attività, con valori che si avvicinano alla soglia dei 50 punti.


L’area euro nel complesso mostra un ritmo moderato, frenato dalla domanda interna debole e dall’incertezza geopolitica.


Persistono differenze significative tra comparti, con i servizi più dinamici rispetto alla manifattura.


Questa divergenza riflette condizioni macroeconomiche non uniformi e una diversa esposizione ai fattori di rallentamento globale.
 
Italia: espansione trainata dai servizi
L’Italia si distingue per un profilo più solido:


Il Pmi composito resta in area espansiva, sostenuto dalla buona performance dei servizi.


La manifattura mostra stabilità, con ordini e produzione in lieve miglioramento.


La domanda interna contribuisce a mantenere un ritmo positivo, mentre l’export rimane condizionato dal rallentamento europeo.


La combinazione di servizi resilienti e industria stabile consente al Paese di mantenere un passo migliore rispetto ai principali partner europei.
 
Implicazioni macroeconomiche
La divergenza tra economie europee suggerisce:


un contesto di crescita moderata e non sincronizzata;


la necessità di politiche di sostegno mirate nei Paesi più esposti al rallentamento;


un ruolo crescente dei servizi come motore dell’attività economica;


un quadro complessivo che rimane fragile, ma con segnali di tenuta in alcune economie, tra cui l’Italia.</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>ANFIA: mercato vetture Italia – dati luglio 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 04 Aug 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A luglio 2026, il mercato italiano dell’auto totalizza 123.184 immatricolazioni, pari al 3,9%[1] in più rispetto ai volumi di luglio 2025.Nei primi sette mesi del 2026 i volumi complessivi si attestano a 1.060.175 unità, con una crescita del 8,9% rispetto allo stesso periodo del 2025.

A luglio il mercato italiano dell’auto registra la settima variazione positiva consecutiva da inizio anno (+3,9%).
Sul fronte dell&#039;elettrificazione, tuttavia, si osserva un ridimensionamento della quota di vetture BEV immatricolate nel mese, che si attesta al 5,9% del mercato contro il 10,2% a giugno 2026.
Questa flessione, che era attesa con la conclusione dei recenti incentivi all’acquisto dei veicoli elettrici, conferma, una volta di più, che se si intende accelerare l’elettrificazione del parco veicolistico italiano rispetto a una dinamica naturale assai più lenta e progressiva, gli incentivi rimangono uno strumento essenziale. È d’altro canto quanto succede in altri settori che vengono incentivati verso l’elettrificazione, si pensi ai pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica o alle pompe di calore per riscaldamento domestico.
Rispetto alle immatricolazioni di auto Made in China di tutti gli OEMs, si registrano 17.622 unità a luglio 2026 (il 14,3% del mercato), in aumento del 58% circa rispetto allo stesso mese del 2025. Nel cumulato dei primi sette mesi sono oltre 158mila (quasi il doppio rispetto ai primi sette mesi del 2025), con una quota di mercato del 14,9%.
In questa prospettiva, invitiamo il Governo a valutare di utilizzare parte dello scostamento di Bilancio per l&#039;introduzione di nuovi incentivi destinati ai veicoli Made in Europe, in coerenza con gli obiettivi di rafforzamento della competitività della filiera industriale europea e di sostegno al processo di decarbonizzazione della mobilità.
Roberto Vavassori, Presidente di ANFIA


Analizzando nel dettaglio le immatricolazioni per alimentazione[2], le autovetture a benzina vedono il mercato di luglio in calo del 14,2%, con quota di mercato del 19,2%; allo stesso modo, le diesel calano del 30,2%, con una quota del 6,6%. Nel cumulato dei primi sette mesi del 2026, le immatricolazioni di auto a benzina calano del 16,8% e quelle delle auto diesel del 25,9%, rispettivamente con quote di mercato del 19,7% e del 6,9%.
Le autovetture mild e full hybrid aumentano del 10,9% nel mese, con una quota del 47,1%; nel cumulato crescono invece del 21,5%, con una quota del 49,2%.
Le immatricolazioni di autovetture ricaricabili risultano in rialzo del 36,8% a luglio e rappresentano il 16,5% del mercato del mese (12,5% a luglio 2025); nel cumulato incrementano del 74,8% e hanno una quota del 17,4% (in aumento di 6,6 punti percentuali rispetto al cumulato del 2025).
Nel dettaglio, le ibride plug-in aumentano del 44,6% a luglio e del 77,9% nel cumulato, rappresentando il 10,6% delle immatricolazioni del singolo mese e il 9,2% del totale da inizio anno. Le auto elettriche, seppure in aumento del 24,7% rispetto a luglio 2025, crollano a quota 5,9%; nel cumulato risultano comunque in aumento del 71,6%, ma con una market share dell&#039;8,2%.
Le immatricolazioni di BEV mostrano un andamento fortemente influenzato dagli incentivi: al picco di giugno 2024, sostenuto dall’Ecobonus MIMIT, segue un netto salto di livello tra novembre 2025 e giugno 2026 grazie ai contributi PNRR gestiti dal MASE, la cui erogazione si è chiusa lo scorso 30 giugno. La brusca flessione di luglio riflette quindi la conclusione della misura.
Le autovetture a gas rappresentano il 10,7% dell’immatricolato di luglio, interamente composto da autovetture GPL (in crescita del 6,9% nel mese). Nel cumulato, le immatricolate a gas calano del 19,1%. Nei sette mesi del 2026, le alimentate a gas costituiscono il 6,8% del mercato.
Le emissioni medie di CO2 delle nuove immatricolazioni di luglio decrescono del 4,2% e scendono a 113,2 g/km rispetto a quelle di luglio 2025. Nel cumulato, calano del 6,1% e si attestano a 110,6 grammi per km percorso.
Nel cumulato dei sette mesi, tra le mild/full hybrid troviamo Fiat Panda, Jeep Avenger e Fiat Grande Panda tra i modelli Stellantis più venuti, rispettivamente al primo, secondo e settimo posto. Tra le dieci PHEV più immatricolate non ci sono modelli a rappresentare il Gruppo Stellantis, mentre tra le elettriche, Leapmotor T03 si trova al primo posto e Citroen C3 al quarto posto. Segue ancora Leapmotor, con il modello B10, al nono posto...continua a leggere sul sito Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
                <item>
            <title>GU: Dlgs sulla revisione del sistema degli incentivi</title>
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            <pubDate>Tue, 04 Aug 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>&amp;Egrave; stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3 agosto 2026 il Decreto legislativo 26 giugno 2026, n. 13, che attua la delega prevista dall&amp;rsquo;articolo 3 della legge 160/2023 e introduce una revisione organica del sistema degli incentivi alle imprese. Il provvedimento, composto da 13 articoli, punta a razionalizzare l&amp;rsquo;offerta agevolativa, ridurre la frammentazione degli strumenti e migliorare la programmazione degli interventi a sostegno della competitivit&amp;agrave;.
&amp;nbsp;
Finalit&amp;agrave; del decreto
Il nuovo impianto normativo mira a:


ricondurre gli incentivi a un quadro pi&amp;ugrave; coerente e coordinato;


semplificare la ricognizione delle misure esistenti;


concentrare gli strumenti per evitare sovrapposizioni;


rafforzare la programmazione degli interventi a supporto degli investimenti.


Il testo recepisce i pareri delle Commissioni parlamentari e l&amp;rsquo;intesa raggiunta in Conferenza Stato‑Regioni, introducendo alcune modifiche rispetto alla versione inizialmente trasmessa al Parlamento.
&amp;nbsp;
Principali modifiche introdotte


Articolo 1 &amp;mdash; Soppressione del comma 5, che prevedeva il coordinamento tra incentivi statali e regionali secondo il codice degli incentivi.


Articolo 5 &amp;mdash; Inserimento del comma 2: i bandi tematici del Fondo per la crescita sostenibile favoriscono, ove compatibile, forme di collaborazione tra imprese tramite contratti di rete o altre modalit&amp;agrave; aggregative.


Articolo 9 &amp;mdash; Eliminato il riferimento alla possibilit&amp;agrave; di operare, nell&amp;rsquo;attuazione degli interventi del FCS, anche in deroga all&amp;rsquo;articolo 23, comma 4, del DL 83/2012.


Articolo 12 &amp;mdash; Soppressione del comma 1, che fissava l&amp;rsquo;entrata in vigore delle disposizioni degli articoli 10 e 11 alla data di efficacia del decreto.


&amp;nbsp;
Implicazioni per le imprese
La revisione del sistema degli incentivi:


semplifica il quadro normativo;


riduce la frammentazione delle misure;


favorisce strumenti aggregativi e collaborativi;


migliora la programmazione degli interventi agevolativi;


rende pi&amp;ugrave; chiara la governance degli incentivi.


Il decreto rappresenta un passo verso una maggiore efficienza e coerenza delle politiche di sostegno alle imprese, con impatti rilevanti sulla pianificazione degli investimenti.
&amp;nbsp;
Entrata in vigore
Il D.Lgs. n. 13/2026 entrer&amp;agrave; in vigore il 18 agosto 2026.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>CONSOB avvia consultazione sul Manuale obblighi informativi</title>
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            <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La CONSOB ha avviato la consultazione pubblica sul nuovo Manuale degli obblighi informativi rivolto ai soggetti vigilati. L’iniziativa punta ad aggiornare e razionalizzare procedure, adempimenti e flussi comunicativi, con l’obiettivo di rendere più chiaro e uniforme il quadro regolamentare. Le osservazioni potranno essere inviate entro il 29 settembre 2026.
 
Obiettivi della revisione del Manuale
La consultazione mira a:


aggiornare le procedure di comunicazione alla luce dell’evoluzione normativa e tecnologica;


semplificare gli adempimenti per gli operatori vigilati;


rafforzare la trasparenza informativa verso il mercato;


migliorare la coerenza tra obblighi, tempistiche e modalità operative.


Il nuovo Manuale intende diventare un riferimento unico e più strutturato per tutti i soggetti tenuti alla trasmissione di informazioni regolamentate.
 
Contenuti principali della consultazione
La proposta di aggiornamento riguarda:


definizione delle tipologie di comunicazioni richieste;


specifiche tecniche per l’invio dei dati;


chiarimenti sulle responsabilità dei soggetti vigilati;


indicazioni sulle modalità di pubblicazione delle informazioni rilevanti.


La revisione punta a ridurre frammentazioni e sovrapposizioni, favorendo una maggiore efficienza nei processi di vigilanza.
 
Implicazioni per gli operatori
Per intermediari, emittenti e altri soggetti vigilati, la consultazione rappresenta un passaggio rilevante per:


adeguare tempestivamente i propri processi interni;


valutare eventuali impatti organizzativi;


contribuire alla definizione di un quadro informativo più chiaro e coerente.


Le osservazioni potranno essere trasmesse alla CONSOB entro il 29 settembre 2026, tramite il SIPE, utilizzando l&#039;apposito modulo allegato al documento di consultazione e disponibile sul sito dell&#039;Autorità.
Comunicato</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>SACE‑SIMEST spingono l’export con la leva della dilazione</title>
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            <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>SACE e SIMEST intensificano la collaborazione per sostenere l’export delle imprese italiane, con un focus particolare sulle PMI che operano in mercati esteri sempre più competitivi. La dilazione di pagamento – strumento chiave per agevolare le vendite internazionali – diventa oggi una leva strategica grazie a un’offerta coordinata e più accessibile.
 
Perché la dilazione di pagamento è decisiva per le PMI
La possibilità di offrire ai clienti esteri condizioni di pagamento più flessibili rappresenta un vantaggio competitivo rilevante. In molti mercati, la dilazione è ormai una prassi consolidata e spesso una condizione necessaria per chiudere contratti. SACE e SIMEST intervengono proprio su questo fronte, fornendo:


coperture assicurative contro il rischio di mancato pagamento;


finanziamenti agevolati per sostenere la gestione del capitale circolante;


soluzioni integrate che permettono alle PMI di proporre dilazioni senza compromettere liquidità e solidità finanziaria.


 
Un approccio coordinato per rafforzare l’export
La sinergia tra i due poli della finanza per l’internazionalizzazione consente alle imprese di accedere a un pacchetto più completo di strumenti, con processi semplificati e maggiore continuità operativa. In particolare, l’integrazione tra garanzie, assicurazioni del credito e finanziamenti dedicati permette di:


ampliare la platea dei clienti esteri raggiungibili;


ridurre i rischi commerciali;


sostenere la competitività delle PMI nei mercati più dinamici.


 
Implicazioni per le imprese
Per le PMI esportatrici, la dilazione di pagamento diventa una leva commerciale e finanziaria:


migliora la capacità di negoziazione;


facilita l’ingresso in nuovi mercati;


riduce l’esposizione ai rischi di credito;


supporta la gestione dei flussi di cassa.


La collaborazione SACE‑SIMEST si inserisce in un contesto di crescente attenzione alle esigenze delle imprese esportatrici, contribuendo a rafforzare la resilienza e la competitività del Made in Italy.
Approfondisci sul sito SIMEST</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>MIMIT: proroga per comunicare i beni strumentali 4.0</title>
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            <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il MIMIT ha pubblicato il decreto che proroga al 15 settembre 2026 il termine per la presentazione delle comunicazioni di completamento degli investimenti in beni strumentali 4.0. La misura offre alle imprese un margine temporale aggiuntivo per adempiere agli obblighi previsti nell’ambito del piano di incentivazione alla trasformazione digitale.
 
Nuova scadenza per gli investimenti ultimati al 30 giugno 2026
Il decreto stabilisce che il modello di comunicazione debba essere trasmesso dalle imprese entro il 15 settembre 2026 per tutti gli investimenti che risultano ultimati al 30 giugno 2026. La proroga consente una gestione più ordinata delle procedure, soprattutto per le imprese che hanno completato gli investimenti nella prima metà dell’anno.
 
Comunicazioni in caso di nuova disponibilità di risorse
Il provvedimento chiarisce inoltre che, nell’ambito delle comunicazioni del GSE alle imprese relative alla nuova disponibilità di risorse, ai fini del perfezionamento della procedura per la fruizione del credito d’imposta, le imprese dovranno inviare i modelli di comunicazione entro il 15 settembre 2026, anche per gli investimenti ultimati entro il 31 dicembre 2025.
Questa indicazione uniforma le scadenze e semplifica il quadro operativo, evitando sovrapposizioni tra diverse finestre temporali.
 
Implicazioni operative per le imprese
La proroga:


offre maggiore flessibilità nella gestione degli adempimenti;


consente di completare con più calma la documentazione necessaria;


facilita il coordinamento con le comunicazioni del GSE;


riduce il rischio di errori o ritardi nella procedura di accesso al credito d’imposta 4.0.


Le imprese sono invitate a verificare tempestivamente lo stato dei propri investimenti e a predisporre la documentazione in vista della nuova scadenza.
Decreto</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Istat: l&#039;inflazione rallenta a luglio al 2,8%</title>
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            <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Secondo le stime preliminari, nel mese di luglio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,2% su base mensile e a +2,8% su base annua (da +3,0% del mese precedente).
Il lieve rallentamento dell’inflazione riflette la dinamica dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +4,4% a +3,8%), degli Energetici non regolamentati (da +13,3% a +10,6%) e dei Servizi vari (da +2,5% a +1,8%); in accelerazione sono, invece, i prezzi degli Alimentari lavorati (da -0,2% a +0,2%), degli Energetici regolamentati (da +9,2% a +14,9%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,1% a +1,6%).
Nel mese di luglio l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta stabile a +1,6%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rallenta da +1,9% a +1,8%.
I prezzi dei beni decelerano (da +3,3% a +3,1%), mentre la dinamica di quelli dei servizi resta stabile (+2,6%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni passa da -0,7 a -0,5 punti percentuali.
Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona si mantiene a +1,3%, mentre quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto si riduce (da +3,9% a +3,6%).
La variazione congiunturale dell’indice generale riflette l’aumento dei prezzi degli Energetici regolamentati (+6,6%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,4%), degli Alimentari lavorati (+0,7%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5%); tali effetti sono solo parzialmente compensati dalla diminuzione degli Alimentari non lavorati (-1,1%) e degli Energetici non regolamentati (-0,3%).
L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +2,7% per l’indice generale e a +1,8% per la componente di fondo.
In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a -1,0% su base mensile, a causa dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +2,9% su base annua (da +3,0% del mese precedente).
 
Il commento
A luglio 2026 l’inflazione cala al +2,8% (dal +3,0% di giugno), per effetto soprattutto della dinamica dei prezzi degli Alimentari non lavorati e degli Energetici non regolamentati. Di contro, un sostegno all’inflazione è esercitato dai prezzi degli Alimentari lavorati e degli Energetici regolamentati. I prezzi dei beni che compongono il “carrello della spesa” sono stabili su base annua (a +1,3%), così come l’inflazione di fondo (a +1,6%). L’inflazione acquisita a luglio, per il 2026, sale a +2,7%.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Premio aggiuntivo FG: calcolo diretto sul Portale del Fondo</title>
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            <pubDate>Mon, 03 Aug 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Gestore del Fondo di Garanzia per le PMI comunica la disponibilità, all’interno del Portale FdG, di una nuova funzionalità dedicata alla determinazione del premio aggiuntivo previsto dall’art. 1, commi 451‑454 della Legge di Bilancio 2025 e disciplinato dal Decreto Interministeriale del 21 gennaio 2026. La novità consente agli operatori di consultare in modo immediato l’importo garantito totale rilevante ai fini del calcolo del premio aggiuntivo.
 
La nuova funzionalità: “Esposizioni premi aggiuntivi”
La sezione è disponibile per tutte le utenze con ruolo di richiedente e permette di visualizzare, per ciascun soggetto:


importo garantito totale;


quota dell’importo garantito totale riferita alle sole garanzie valutate tramite modello di valutazione, distinte per fascia di merito.


Questi dati costituiscono la base informativa per la corretta determinazione del premio aggiuntivo secondo quanto stabilito dal Decreto Interministeriale.
 
Aggiornamento mensile degli importi
Il Gestore precisa che gli importi saranno aggiornati mensilmente, con elaborazione al ultimo giorno del mese di riferimento, considerando l’importo garantito concesso.
 
Criteri di calcolo dell’importo garantito totale
Ai fini della determinazione del premio aggiuntivo, vengono considerate solo:


garanzie rilasciate in forma diretta;


garanzie non riferite a portafogli di finanziamenti;


garanzie non rinunciate e non decadute entro l’anno di riferimento.


Sono quindi escluse le garanzie su portafogli e quelle non più valide nel periodo considerato.
 
Implicazioni operative
La nuova funzionalità:


semplifica la ricognizione delle esposizioni rilevanti;


migliora la trasparenza del processo di calcolo;


consente agli operatori di monitorare con maggiore precisione l’evoluzione dell’importo garantito utile ai fini del premio.


Per ulteriori dettagli, si rinvia alla comunicazione ufficiale del Gestore del Fondo.</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Criteri climatici BCE estesi al collateral dell’Eurosistema</title>
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            <pubDate>Mon, 27 Jul 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La BCE ha annunciato l’estensione dei fattori climatici al collateral framework dell’Eurosistema, includendo anche i crediti delle imprese non finanziarie. Si tratta di un passo che rafforza l’integrazione dei rischi ambientali nella gestione delle garanzie e nella valutazione degli attivi idonei. 
Perché la BCE estende i criteri climatici
L’obiettivo è migliorare la capacità del sistema finanziario di valutare e gestire i rischi legati al clima, in particolare quelli connessi alla transizione energetica e agli impatti fisici. L’inclusione dei crediti corporate non finanziari amplia la copertura degli strumenti soggetti a screening climatico, rendendo più coerente l’approccio dell’Eurosistema. 
Cosa cambia nel collateral framework


Valutazione più completa dei rischi — i fattori climatici diventano parte integrante dell’analisi dei crediti corporate.


Maggiore trasparenza — le imprese dovranno fornire dati più strutturati sulle emissioni e sui piani di transizione.


Incentivi alla decarbonizzazione — gli intermediari saranno spinti a selezionare attivi con profili ESG più solidi.


Allineamento con InvestEU e tassonomia UE — la misura si inserisce nel quadro europeo di finanza sostenibile. 


Implicazioni per banche e imprese
Per le banche, l’estensione dei criteri climatici comporta una maggiore attenzione alla qualità ESG dei portafogli corporate, con possibili effetti sulla selettività del credito. Per le imprese, soprattutto PMI e mid‑cap, diventa più rilevante la rendicontazione climatica, che inciderà sulla loro eleggibilità come collateral. 
Impatto macro-finanziario
L’iniziativa contribuisce a:


migliorare la resilienza del sistema finanziario ai rischi climatici;


favorire la transizione energetica attraverso segnali di mercato più chiari;


rafforzare la coerenza delle politiche monetarie e prudenziali con gli obiettivi climatici UE.


Documento BCE</description>
            <category>ESG</category>
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                <item>
            <title>Confindustria: gas e petrolio salgono e l’economia frena</title>
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            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La guerra in Iran è riesplosa a luglio e l’incertezza sui prossimi sviluppi è massima: ne ha risentito subito il prezzo del petrolio. Dopo aver già frenato il PIL italiano nel 2° trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul 3°. L’inflazione resterà alta per un po’ e il canale del credito si sta irrigidendo. L’industria perde colpi dopo mesi di shock, gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapido recupero del turismo estero, ma non crescono.
Prezzi di petrolio e gas in salita. La nuova escalation militare tra USA e Iran ha causato una caduta dei transiti di navi per lo Stretto (32% a metà luglio). Il prezzo del Brent, perciò, ha ripreso a salire (91 dollari al barile il 21/7), dopo una significativa discesa a giugno (a 72): di nuovo ben sopra i livelli di febbraio (69 in media), sebbene sotto il picco di maggio (104). Anche il prezzo del gas, che non è mai sceso vicino ai livelli di febbraio (33 euro/Mwh in media), ha virato nuovamente al rialzo (60 euro).
Dollaro apprezzato. Il dollaro, con la guerra nel Golfo, torna a essere visto come “valuta rifugio” (anche perché il petrolio è quotato in dollari): la domanda di valute sta andando in una direzione opposta a quella presa a seguito dei dazi nel 2025, quando i timori sull’economia USA portarono a una svalutazione consistente del dollaro che ora si sta, invece, rafforzando: 1,14 dollari per euro nella prima metà di luglio, da 1,18 in media a febbraio (pari a -3,4%). Ciò favorisce l’export dei paesi euro.
Rallentano gli investimenti. Nonostante l’aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo); però, sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche, meno per investimenti. A maggio si è fermata la crescita della produzione di beni strumentali e nel 2° trimestre sono calate le previsioni di spesa in investimenti.
Consumi: frenata in vista. Nel 1° trimestre la quota di risparmio è salita appena (8,0%), mentre il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto di più (+0,8%), dando ossigeno alla domanda. Nel 2°, però, il reddito è stato frenato da prezzi e lieve calo degli occupati (a maggio). Le vendite al dettaglio sono salite poco (+0,1% in volume) e a giugno c’è stato un nuovo calo degli acquisti di auto (-1,5%).
L’industria decelera. A maggio la produzione industriale è diminuita (-0,3%), per la caduta dei beni intermedi (-0,8%) e di consumo (-0,5%), mentre la crescita degli energetici (+4,6%) ha attutito la flessione; la variazione acquisita nel 2° trimestre resta positiva. A giugno il PMI manifatturiero è sceso, mantenendosi espansivo (52,2 da 52,9): calano le pressioni sui prezzi, ma inizia a scemare la domanda dettata dall’accumulazione di scorte in un contesto molto incerto.
Servizi stabilizzati. La spesa dei turisti stranieri in Italia è subito ripartita (+6,2% tendenziale a maggio a prezzi correnti, -0,8% a marzo). L’indice S&amp;P Global PMI segnala una stabilizzazione dei servizi a giugno (50,2, da 49,4), coerente con quella mostrata dalla fiducia delle imprese del settore; secondo il PMI, ciò avviene grazie all’attenuarsi delle pressioni sui costi e a una risalita della domanda interna.
Export ancora in calo. A maggio l’export di beni diminuisce di -0,4% a prezzi costanti (-2,6% in aprile); nei primi cinque mesi resta comunque in crescita, a un ritmo inferiore alla media di lungo periodo. Molto eterogenee le dinamiche geografiche e settoriali: in aumento le vendite verso Svizzera e Cina, sostenute da metalli e farmaci; forte accelerazione verso il Mercosur (+21,2% tendenziale) nel 1° mese di applicazione dell’Accordo, grazie ai macchinari, oltre ai farmaci; in calo verso Turchia, Spagna, USA.
Eurozona: rimbalzo dei servizi. A maggio la produzione industriale è aumentata in Spagna (+1,2%) e anche in Germania (+0,8%), dove è divenuta positiva la crescita acquisita nel 2° trimestre; stagnante in Francia (-0,1%). A giugno, il PMI manifatturiero è rimasto quasi neutrale in Germania (50,3), è tornato espansivo in Francia (51,2), mentre è sceso sotto la soglia in Spagna (49,7). Nei servizi, rimbalzo diffuso dopo la flessione dovuta alla guerra, ma solo la Spagna ritorna in territorio espansivo (54,2).
USA in rallentamento. Mentre la FED ribassa le previsioni di crescita dell’economia, la produzione industriale a giugno aumenta meno delle attese (+0,1%; ma +1,0% nel 2° trimestre). Rimangono espansivi, anche se in calo, gli indici dei direttori degli acquisti di Chicago, PMI e ISM manifatturiero. La variazione degli occupati evidenzia, però, un peggioramento inatteso del mercato del lavoro americano, il quale fino a giugno-luglio non ha ancora intaccato la fiducia dei consumatori.
Cina trainata dall’export. Nel 2° trimestre il PIL cinese ha rallentato a +4,3% annuo (+5,0% nel 1°), sotto il target (4,5-5,0%): pesano la debolezza della domanda interna (investimenti -5,7% annuo nel semestre, vendite al dettaglio +1,0% a giugno) e lo shock petrolifero. Tiene invece l’industria: produzione a +5,3% annuo a giugno e PMI manifatturiero in espansione per il settimo mese (51,7); a trainare è l’export (+27,0% annuo, massimo da fine 2021), spinto dal boom dei semiconduttori, legato all’IA...continua a leggere sul sito di Confindustria</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>CDP‑FEI‑MCC: 5,7mld di nuova finanza per le PMI italiane</title>
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            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nuova finanza per 5,7 miliardi di euro da parte del sistema bancario a favore della competitività di oltre 26mila piccole e medie imprese italiane. È questo il principale obiettivo dell’accordo siglato oggi a Roma da Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI, Dario Scannapieco, Amministratore Delegato di CDP e Ferruccio Ferranti, Amministratore Delegato di MCC.
L’intesa rappresenta un nuovo passo avanti nella collaborazione tra le tre Istituzioni dopo l’accordo siglato a ottobre 2023 e diventato operativo l’anno successivo, che sta attivando risorse per oltre cinque miliardi a favore di 68mila aziende. Il totale delle due operazioni sottoscritte supera quindi gli 11 miliardi di euro di nuovi finanziamenti a supporto delle piccole e medie imprese e permetterà di promuovere la crescita e la competitività di oltre 90mila aziende italiane.
Nel dettaglio, grazie al sostegno del Programma InvestEU, il FEI metterà 75 milioni di euro a disposizione di CDP, che a sua volta offrirà contro-garanzie2  pari a 3 miliardi al Fondo di garanzia per le PMI, gestito da Mediocredito Centrale per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’obiettivo di potenziarne ulteriormente la capacità operativa. Questo meccanismo consentirà di generare un effetto leva stimato di 76 volte3  che permetterà di attivare finanziamenti a condizioni vantaggiose da parte del sistema bancario per un ammontare di 5,7 miliardi di euro a sostegno di oltre 26mila piccole e medie imprese italiane. Per facilitare il raggiungimento di questi obiettivi, il nuovo accordo ha introdotto anche alcune modifiche al precedente contratto, tra cui l’incremento dell&#039;importo massimo dei finanziamenti ammissibili.
Nuove misure di garanzia a supporto delle imprese più piccole e degli studenti 
In occasione dell’incontro di oggi, sono state lanciate inoltre ulteriori misure per sostenere gli investimenti di PMI e Small Mid-Cap italiane e per supportare gli studenti nel finanziamento del proprio percorso accademico.
Nel dettaglio, per la prima volta in Italia, il FEI ha concesso a CDP una garanzia diretta dal valore complessivo di 150 milioni con il fine di sostenere la crescita delle imprese, favorendo in questo modo la nuova operatività diretta di Cassa per le aziende con un fatturato a partire da 25 milioni. In questo contesto, CDP costituirà tre portafogli di nuovi finanziamenti dedicati a investimenti in innovazione e digitalizzazione, transizione ambientale e sostenibilità. L’iniziativa, quindi, permetterà di ampliare ulteriormente la capacità di intervento di CDP, mitigando il rischio di credito, offrendo condizioni finanziarie più favorevoli e facilitando l’accesso a nuova liquidità per le imprese.
Nell’ambito dell’accordo, infine, verrà anche lanciata una nuova linea di contro-garanzia per supportare i prestiti agli studenti universitari e post-universitari grazie alla messa a disposizione da parte del FEI di risorse complessive pari a 7,5 milioni.
Tutte le iniziative sono sostenute da InvestEU, il programma della Commissione Europea che punta a mobilitare investimenti a sostegno di alcune delle priorità di sviluppo dell’UE, come la transizione verde e la crescita delle piccole e medie imprese.
Dario Scannapieco, Amministratore Delegato di CDP, ha dichiarato: “Il forte ampliamento della nostra operatività diretta a favore delle piccole e medie imprese è un elemento qualificante del Piano Strategico 2025-2027 di CDP, perché punta a rafforzare la competitività di tutto il tessuto produttivo nazionale. L’accordo con FEI e MCC, mettendo a disposizione delle imprese 5,7 miliardi, si inserisce in questo quadro. Inoltre, esso conferma quanto sia strategica la collaborazione tra Istituzioni europee e nazionali per mobilitare risorse a favore dell’economia reale. Il Gruppo CDP svolge un ruolo centrale su questo fronte: con 5,5 miliardi di garanzie InvestEU, sia dirette che indirette, a supporto di operazioni per 14 miliardi, siamo oggi uno dei maggiori catalizzatori delle risorse InvestEU in Europa”.
Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente BEI, ha commentato: “Questa nuova operazione conferma l’impegno del Gruppo BEI, attraverso il FEI, a sostenere la competitività del tessuto produttivo italiano e a facilitare l’accesso al credito per le piccole e medie imprese. Grazie alla garanzia di InvestEU e alla solida collaborazione con CDP e Mediocredito Centrale, possiamo mobilitare nuove risorse a favore di migliaia di aziende, contribuendo a promuovere investimenti in innovazione, sostenibilità e crescita. È un esempio concreto di come gli strumenti europei possano rafforzare l’economia reale e accompagnare le imprese nei loro percorsi di sviluppo”.
Ferruccio Ferranti, Amministratore Delegato di MCC, ha dichiarato: “Il rinnovo di questo accordo tra MCC, FEI e CDP conferma la solidità di una collaborazione che negli anni ha saputo trasformare competenze, esperienze e obiettivi condivisi in risultati concreti, anche attraverso il potenziamento di strumenti come il Fondo di garanzia per le PMI. Oggi, aggiungiamo un ulteriore tassello a un percorso più ampio che conferma la capacità dell’Italia di attrarre fondi europei contribuendo a creare le condizioni per una crescita più sostenibile e competitiva. Rinnovando questo impregno, siamo convinti che solo facendo sistema sia possibile generare un impatto concreto e duraturo a beneficio delle imprese, dei territori e dell&#039;intero Paese”.
_____________
1 Si tratta di contro-garanzie che Cassa Depositi e Prestiti attiverà per un valore fino a 3 miliardi su un portafoglio di nuove garanzie concesse dal Fondo di garanzia per le PMI, gestito da MCC.2 Ossia coperture ulteriori sulle garanzie attivate dal Fondo di garanzia per le PMI che consentono di amplificare ulteriormente l’effetto leva sulle risorse messe a disposizione dal FEI.3 Calcolato sulla base del rapporto tra i finanziamenti sviluppabili e l&#039;importo della garanzia di prima perdita del FEI. </description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Esito indagine BCE presso gli esperti di previsione Q3 2026</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/esito-indagine-bce-presso-gli-esperti-di-previsione-q3-2026</link>
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            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La BCE ha pubblicato i risultati dell’indagine SPF (Survey of Professional Forecasters) per il terzo trimestre 2026, che offre una fotografia aggiornata delle aspettative macroeconomiche degli analisti europei. Le valutazioni confermano un quadro di inflazione in progressiva moderazione, una crescita debole ma stabile e condizioni finanziarie in graduale normalizzazione.
 
Inflazione: attese in ulteriore calo
Gli esperti prevedono una discesa dell’inflazione complessiva nei prossimi trimestri, sostenuta dal rallentamento delle componenti energetiche e alimentari e da una dinamica salariale meno intensa. Le aspettative di medio periodo restano ancorate al target BCE, segnalando fiducia nella trasmissione della politica monetaria.


Previsioni inflazione:


Gli esperti partecipanti allo SPF BCE del terzo trimestre 2026 prevedono una ulteriore moderazione dell’inflazione nei prossimi trimestri, con un ritorno graduale verso il target del 2% nel medio periodo.
Quadro delle aspettative


Inflazione a breve termine — attesa in calo grazie alla normalizzazione dei prezzi energetici e alimentari e al rallentamento delle pressioni salariali.


Inflazione di medio periodo — le aspettative restano ancorate al 2%, segnalando fiducia nella trasmissione della politica monetaria.


Inflazione core — prevista in progressiva discesa, sostenuta da domanda interna contenuta e condizioni finanziarie più stabili.


Fattori chiave individuati dagli esperti


indebolimento delle spinte sui costi;


miglioramento delle catene di approvvigionamento;


effetti cumulati della politica monetaria restrittiva;


dinamiche salariali meno intense rispetto al 2025.


Lettura complessiva
Il quadro delineato dagli analisti suggerisce un’inflazione che continua a convergere verso livelli più coerenti con la stabilità dei prezzi, in un contesto macroeconomico ancora fragile ma in progressivo riequilibrio.
 
Crescita: quadro debole ma stabile
Le proiezioni indicano una crescita moderata, frenata dalla domanda interna contenuta e da un contesto globale ancora incerto. Tuttavia, gli esperti non prevedono un deterioramento significativo dell’attività economica, grazie alla resilienza del mercato del lavoro e al graduale miglioramento della fiducia delle imprese.


Previsioni crescita:


Gli esperti che partecipano allo SPF BCE del terzo trimestre 2026 delineano un quadro di crescita moderata, frenata da domanda interna debole ma sostenuta dalla resilienza del mercato del lavoro e da un progressivo miglioramento della fiducia economica.
Andamento atteso della crescita


Crescita a breve termine — prevista debole, con consumi ancora contenuti e investimenti frenati dall’incertezza globale.


Medio periodo — atteso un graduale rafforzamento, favorito dalla normalizzazione delle condizioni finanziarie e dal miglioramento delle catene di approvvigionamento.


Settori trainanti — servizi e attività ad alta intensità di lavoro continuano a sostenere il PIL, mentre l’industria mostra segnali di stabilizzazione.


Fattori che influenzano le previsioni


domanda interna ancora prudente;


condizioni creditizie in lento miglioramento;


stabilità del mercato del lavoro;


riduzione delle pressioni sui costi produttivi.


Lettura complessiva
Il quadro delineato dagli analisti suggerisce una crescita che rimane debole ma non recessiva, con prospettive di consolidamento nel 2027 se la normalizzazione finanziaria proseguirà.
 
Condizioni finanziarie: normalizzazione graduale
Le condizioni finanziarie nell’area euro risultano in miglioramento, con un allentamento delle tensioni sui mercati e una progressiva stabilizzazione dei rendimenti. Gli analisti ritengono che la politica monetaria BCE stia producendo effetti coerenti con l’obiettivo di riportare l’inflazione verso il 2%.


Condizioni finanziarie:


Gli esperti che partecipano allo SPF BCE del terzo trimestre 2026 descrivono un quadro di condizioni finanziarie in graduale normalizzazione, con segnali di stabilità sui mercati e un allentamento delle tensioni osservate nei trimestri precedenti.
Evoluzione delle condizioni finanziarie


Mercati più stabili — la volatilità si riduce e gli spread creditizi mostrano un progressivo riassorbimento.


Rendimenti in fase di assestamento — i tassi sovrani dell’area euro si stabilizzano, riflettendo aspettative di inflazione più contenute.


Credito in miglioramento — le condizioni di finanziamento per imprese e famiglie si alleggeriscono lentamente, pur restando selettive.


Liquidità ordinata — gli indicatori di liquidità segnalano un sistema finanziario più equilibrato rispetto al 2025.


Fattori che guidano la normalizzazione


rallentamento dell’inflazione;


minori pressioni sui costi di finanziamento;


miglioramento della fiducia degli operatori;


effetti cumulati della politica monetaria restrittiva.


Lettura complessiva
Il quadro delineato dagli analisti suggerisce che le condizioni finanziarie dell’area euro stanno entrando in una fase più ordinata, coerente con il percorso di rientro dell’inflazione e con una crescita moderata ma stabile.
 
Prospettive complessive
Il quadro delineato dall’indagine SPF suggerisce un’economia che procede verso una fase di maggiore equilibrio: inflazione in rientro, crescita moderata e mercati finanziari più ordinati. Le aspettative degli esperti confermano la centralità dell’approccio data‑dependent della BCE nelle decisioni dei prossimi mesi.
Documento BCE </description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
                <item>
            <title>In Gazzetta il Dlgs sul Sistema Sanzionatorio TUF</title>
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            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 23 luglio 2026 il Dlgs 25 giugno 2026, n. 128, che attua la delega prevista dall’art. 19‑bis della Legge Capitali (L. 21/2024) per la riforma organica del sistema sanzionatorio del TUF e delle procedure sanzionatorie di competenza Consob e Banca d’Italia. 
Contenuto del decreto
Il provvedimento, articolato in 10 articoli, introduce una revisione complessiva del quadro sanzionatorio del Testo unico della finanza, con l’obiettivo di renderlo più efficiente, proporzionato e coerente con i principi europei.


Procedimento sanzionatorio — viene istituita una procedura unitaria basata su contraddittorio, piena conoscenza degli atti, separazione tra istruttoria e decisione, e tempestività.


Tutela giurisdizionale — la competenza sui ricorsi contro le sanzioni TUF passa al TAR Lombardia.


Definizione anticipata dei procedimenti — introdotti gli impegni, l’applicazione concordata della sanzione e il pagamento in misura ridotta per violazioni minori.


Criteri di applicazione delle sanzioni — rilevanza della violazione, favor rei, cumulo giuridico, coordinamento Consob‑BdI.


Confisca e sanzioni accessorie — ridefinite le regole, con possibilità di anonimizzazione o differimento della pubblicazione dei provvedimenti.


Coordinamento normativo — modifiche diffuse al TUF e allineamento con AML, revisione legale, strumenti digitali e normative di settore. 


Entrata in vigore e regime transitorio
Il decreto entra in vigore il 7 agosto 2026. Da tale data sono efficaci tutte le disposizioni non differite.
Le principali innovazioni procedurali — tra cui la nuova disciplina del procedimento sanzionatorio, i criteri di rilevanza delle violazioni, il coordinamento tra Autorità e i nuovi istituti degli impegni e dell’applicazione concordata — si applicheranno dal 7 maggio 2027.
Entro la stessa data Consob e Banca d’Italia dovranno adottare i regolamenti attuativi. Fino ad allora continueranno a valere le procedure vigenti. Le nuove regole si applicheranno ai procedimenti avviati dopo la loro entrata in vigore, secondo quanto previsto dalle norme transitorie.</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>MIMIT: al via il programma di noleggio sociale</title>
            <link>https://leasenews.it/news/economia/mimit-al-via-il-programma-di-noleggio-sociale</link>
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            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministro Urso, insieme al Presidente dell’ACI, Geronimo La Russa, ha presentato al Ministero il nuovo programma sperimentale di noleggio sociale a lungo termine dedicato alle autovetture a basse emissioni. L’iniziativa, promossa dal MIMIT e gestita dall’ACI, resterà attiva fino al 30 giugno 2030 e punta a rendere più accessibile la mobilità sostenibile per le fasce di reddito più basse. 
Destinatari e requisiti di accesso
Il programma è rivolto alle persone fisiche con ISEE inferiore a 30.000 euro. Per accedere al noleggio è necessario:


Rottamare un veicolo fino a Euro 4 posseduto da almeno dodici mesi.


Scegliere un’autovettura nuova categoria M1, immatricolata in Italia, Euro 6 e con emissioni ≤ 135 g/km di CO₂.


Caratteristiche del noleggio sociale
Il contratto prevede condizioni agevolate e standard uniformi:


Durata minima 36 mesi


Canone sociale: 100 euro/mese IVA inclusa


Percorrenza annua: 12.000 km


Al termine del periodo di noleggio, l’utente potrà acquistare il veicolo con uno sconto del 10% sul valore di mercato, ampliando l’accessibilità alla proprietà dell’auto.
Operatività e prossimi passi
Le domande saranno presentabili tramite un sportello telematico dedicato, attualmente in fase di definizione. L’avvio della piattaforma sarà decisivo per l’implementazione operativa della misura, che si inserisce nel più ampio quadro delle politiche nazionali per la mobilità sostenibile e il sostegno alle famiglie.
Comunicato</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Bce: tassi fermi al 2,25%</title>
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            <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La BCE ha confermato il tasso di riferimento al 2,25%, mantenendo un approccio prudente in una fase in cui la dinamica dei prezzi mostra segnali di rallentamento, ma non ancora piena stabilizzazione. La decisione riflette la volontà del Consiglio direttivo di preservare condizioni finanziarie coerenti con l’obiettivo di riportare l’inflazione verso il target nel medio periodo.
La banca centrale ha evidenziato come i dati più recenti su inflazione, mercato del lavoro e crescita rimangano eterogenei: la componente core continua a moderarsi, mentre la domanda interna resta debole. In questo contesto, la BCE preferisce consolidare gli effetti delle misure già adottate, monitorando l’evoluzione dei prezzi e l’impatto della politica monetaria sull’economia reale.
Sul fronte della stabilità finanziaria, l’Eurotower ha ribadito l’importanza di mantenere condizioni ordinate nei mercati, in particolare in una fase di transizione caratterizzata da incertezza geopolitica e da una normalizzazione graduale dei rendimenti sovrani. L’istituto continua inoltre a valutare l’andamento del credito, che mostra segnali di ripresa selettiva, soprattutto nei segmenti corporate.
La traiettoria futura dei tassi dipenderà dai prossimi dati macroeconomici: la BCE ha confermato che ogni decisione sarà guidata da un approccio “data‑dependent”, senza pre‑impegni sulla tempistica di eventuali aggiustamenti. Il mercato guarda ora alle prossime riunioni per comprendere se la fase di pausa potrà evolvere in un ciclo di allentamento più strutturale.
Comunicato stampa</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Dlgs correttivo TUF: parere sul rating ESG approvato</title>
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            <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Commissione Finanze della Camera ha concluso l’esame del Dlgs Correttivo TUF e del Regolamento sui rating ESG (Atto n. 416), approvando il parere favorevole con due osservazioni formulate dal Relatore, On. Centemero. Il provvedimento passa ora alla fase finale: l’approvazione in Consiglio dei Ministri, seguita dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dall’entrata in vigore. 
Osservazione 1 – Introduzione dei Savings and Investment Accounts (SIA)
La Commissione invita il Governo a valutare l’introduzione dei Savings and Investment Accounts (SIA), in linea con la Raccomandazione (UE) 2025/2029, come strumento complementare ai PIR e destinato agli investitori retail.


Nuovo strumento di investimento — conti di risparmio e investimento con regime fiscale semplificato e agevolato, pensati per ampliare le opzioni a disposizione delle famiglie.


Finalità — rafforzare l’integrazione del mercato dei capitali italiano e canalizzare il risparmio privato verso investimenti produttivi, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica. 


Osservazione 2 – Coordinamento della disciplina delle S.r.l.
La Commissione chiede di completare il coordinamento della disciplina delle S.r.l. con le modifiche introdotte dal Dlgs 47/2026 attuativo della Legge Capitali.


Coordinamento normativo — proposta di modifica dell’art. 2475 c.c., con richiamo ai nuovi artt. 2381‑bis e 2381‑ter, per estendere alle S.r.l. le innovazioni sulla governance societaria.


Semplificazione — utilizzo dei futuri decreti integrativi per razionalizzare la disciplina delle S.r.l., in coerenza con l’art. 19 della Legge Capitali (L. 21/2024). 


Iter istituzionale
Il Senato ha già espresso parere favorevole senza osservazioni. Il provvedimento è quindi pronto per l’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri, che ne consentirà la pubblicazione e l’entrata in vigore.
Resoconto
Osservazioni</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Unicredit: migliore semestre della storia, utile a 6,3mld</title>
            <link>https://leasenews.it/news/corporate-news/unicredit-migliore-semestre-della-storia-utile-a-63mld</link>
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            <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Unicredit registra il miglior semestre di sempre, con un utile di 6,3 miliardi, confermando la solidità del modello operativo e la capacità di generare risultati in modo strutturale. La performance riflette ricavi in crescita, disciplina dei costi e una gestione del rischio particolarmente prudente, che continua a sostenere la qualità dell’attivo.
La banca beneficia della tenuta del margine di interesse e del contributo stabile delle commissioni, mentre la generazione organica di capitale rimane uno dei punti di forza del gruppo. Il CET1 si mantiene su livelli elevati, rafforzando la capacità di assorbire shock e sostenere la distribuzione agli azionisti.
Sul fronte operativo, Unicredit prosegue nell’esecuzione del piano strategico, con focus su efficienza, digitalizzazione e semplificazione dei processi, elementi che hanno contribuito alla crescita della redditività e alla riduzione del cost/income. La dinamica del credito mostra segnali di stabilità, con un miglioramento del profilo di rischio e un NPL ratio ai minimi storici.
Il semestre record consolida la posizione di Unicredit tra i principali gruppi europei, con una traiettoria di crescita che appare sostenibile anche nel contesto di normalizzazione dei tassi. Gli investitori guardano ora ai prossimi trimestri per valutare la continuità della performance e l’evoluzione delle politiche di capitale.
Comunicato stampa</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>BNP Paribas: utile in crescita, piano al 2030 in arrivo</title>
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            <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>BNP Paribas archivia una trimestrale solida, con una crescita a doppia cifra che conferma la capacità del gruppo di mantenere redditività elevata in un contesto di mercato ancora selettivo. L’istituto francese beneficia della tenuta delle attività core, del contributo stabile del corporate banking e di una gestione prudente del rischio, elementi che hanno sostenuto margini e risultato netto.
La banca guarda ora alla definizione del nuovo piano strategico al 2030, atteso nei prossimi mesi. Le linee guida dovrebbero concentrarsi su tre direttrici: rafforzamento del capitale, accelerazione delle attività a maggiore ritorno e consolidamento della leadership nei servizi finanziari digitali. Il gruppo punta inoltre a una maggiore integrazione delle piattaforme internazionali e a un ampliamento dell’offerta nei segmenti corporate e wealth management.
Il contesto competitivo europeo resta sfidante: tassi in normalizzazione, pressione regolamentare e necessità di investimenti tecnologici continui. Tuttavia, la performance trimestrale indica che BNP Paribas dispone di margini per sostenere la transizione verso il nuovo ciclo strategico, con una struttura patrimoniale solida e una capacità di generare capitale organico superiore alla media del settore.
Il piano 2030 sarà quindi il banco di prova per misurare la capacità del gruppo di trasformare la crescita attuale in un percorso strutturale di lungo periodo, mantenendo equilibrio tra redditività, innovazione e requisiti prudenziali.
Approfondisci sul sito di BNP Paribas</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Iperammortamento: conferme anche per beni in leasing</title>
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            <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha annunciato, tramite decreto, l’attivazione – dal 21 luglio – della funzionalità che consente alle imprese di trasmettere la comunicazione di conferma dell’investimento prevista nell’ambito del Nuovo Piano Transizione 5.0. Si tratta di un passaggio obbligatorio per accedere al beneficio dell’iper‑ammortamento e completa la procedura avviata con la comunicazione preventiva.
Accesso alla piattaforma GSE
Le imprese che hanno già ottenuto esito positivo sulla comunicazione preventiva possono ora accedere alla sezione dedicata all’interno dell’Area Clienti del portale GSE, dove è disponibile il modulo per la compilazione e l’invio della comunicazione di conferma.
Contenuti obbligatori della comunicazione
La conferma dell’investimento richiede l’inserimento di informazioni e documenti che attestino il rispetto delle condizioni previste dalla disciplina agevolativa. In particolare, devono essere forniti:


Attestazione del pagamento dell’ultima quota di acconto, comprovante il raggiungimento della soglia minima del 20% del costo di acquisizione per ciascun bene agevolato.


Estremi identificativi delle fatture relative ai costi ammissibili, in coerenza con quanto dichiarato nella comunicazione preventiva.


La comunicazione deve mantenere piena corrispondenza con l’investimento già dichiarato: non è possibile includere beni diversi né importi superiori rispetto a quelli originariamente comunicati.
Caso dei beni in leasing
Per gli investimenti effettuati tramite locazione finanziaria, resta l’obbligo di presentare la comunicazione di conferma. In tali casi, il requisito del 20% si considera soddisfatto con la sottoscrizione del contratto di leasing e con l’impegno all’acquisto assunto dalla società concedente verso il fornitore, formalizzato tramite ordine di acquisto.
Documentazione operativa disponibile
Nella sezione dedicata al Piano Transizione 5.0 sul sito del GSE sono stati pubblicati:


il modello della comunicazione di conferma;


le istruzioni operative per la compilazione;


la Guida aggiornata all’utilizzo della piattaforma NPTR5.


Questi materiali forniscono indicazioni puntuali sulle modalità di trasmissione e sugli adempimenti richiesti agli operatori, supportando le imprese nella corretta gestione della procedura.
Approfondisci il tema sul sito del MIMIT</description>
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            <title>Draghi: attuato solo il 15,7% del piano Ue, serve scatto</title>
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            <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Mario Draghi è tornato a Palazzo Berlaymont per verificare lo stato di avanzamento del rapporto sulla competitività che porta il suo nome. Dopo il pranzo con Ursula von der Leyen, il giudizio ufficiale è stato positivo, ma i numeri raccontano una realtà più lenta: a quasi due anni dalla presentazione del piano, solo una quota limitata delle riforme è stata tradotta in decisioni operative.
La Commissione rivendica un’accelerazione, citando interventi su mercato unico, intelligenza artificiale, tecnologie pulite e nuove partnership commerciali. Tuttavia, le misurazioni indipendenti mostrano un quadro diverso. L’aggiornamento di luglio del Draghi Observatory indica che solo 60 delle 383 raccomandazioni risultano pienamente attuate (15,7%), mentre 98 sono parzialmente realizzate e 225 ancora da completare. La distinzione tra iniziative annunciate e misure effettivamente operative resta centrale per valutare la reale portata dell’azione europea.
Le stime divergono: l’Institut Montaigne valuta l’attuazione intorno al 30%, con una possibile crescita al 60% entro il 2027. La Commissione, invece, considera anche iniziative presentate, fondi mobilitati e procedimenti legislativi avviati. Le differenze metodologiche non cambiano il punto critico: le riforme che richiedono condivisione di poteri, risorse e regole avanzano più lentamente.
Il rapporto Draghi del 2024 aveva delineato un’Europa frenata da produttività debole, energia costosa, frammentazione finanziaria e ritardi tecnologici. Per colmare il divario con Stati Uniti e Cina, conciliare decarbonizzazione e competitività e rafforzare la sicurezza economica, stimava un fabbisogno aggiuntivo di 750-800 miliardi l’anno. È su questa scala che il bilancio europeo appare insufficiente: senza un mercato dei capitali integrato e strumenti comuni di investimento, molte imprese continueranno a cercare capitali altrove.
Per dimostrare che l’agenda non è rimasta sulla carta, Commissione, Parlamento e Consiglio hanno firmato la roadmap “One Europe, One Market”, con verifiche trimestrali e obiettivi al 2027. I dossier chiave includono appalti pubblici, Industrial Accelerator Act, revisione delle regole sulle fusioni e unione dei mercati dei capitali. Sul commercio, i progressi sono più visibili: accordi con Mercosur, Messico, Svizzera, India e Australia avanzano più rapidamente rispetto alle riforme che toccano competenze nazionali sensibili.
Il nodo più complesso resta l’integrazione dei mercati dei capitali e il finanziamento comune. La proposta spagnola sugli eurobond divide i governi, e Draghi ha precisato che il tema non era all’ordine del giorno dell’incontro. Ma la questione resta centrale: senza risorse comuni e capitali privati mobilitati su scala europea, la trasformazione indicata dal rapporto rimane fuori portata.
L’incontro al Berlaymont riapre così il confronto tra velocità dichiarata e risultati misurabili. Draghi continua a esercitare pressione dall’esterno, trasformando il suo rapporto in un parametro di valutazione dell’azione europea. I prossimi mesi diranno quanto del nuovo calendario diventerà diritto applicabile e quanto resterà ancora in negoziato.
Approfondimenti:


Pagina web della Commissione europea dedicata al report sulla competitività di Mario Draghi </description>
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            <title>Mutui: domanda in calo, saldo BCE a –15%</title>
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            <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il mercato dei mutui mostra segnali di rallentamento significativi, con il saldo BCE che nel 2026 scende a –15%. Il dato riflette un contesto creditizio più selettivo, influenzato dall’orientamento prudenziale degli intermediari e dalla minore propensione delle famiglie a indebitarsi per l’acquisto di immobili.
La frenata è riconducibile a diversi fattori: l’attenuazione della domanda abitativa, l’impatto dei tassi ancora elevati sui costi di finanziamento e l’incertezza macroeconomica che spinge le famiglie a rinviare decisioni di lungo periodo. Le banche, dal canto loro, mantengono criteri di concessione più stringenti, con particolare attenzione alla capacità di rimborso e alla stabilità del reddito.
Nonostante il rallentamento, il mercato resta dinamico nelle fasce di clientela con profili di rischio più solidi e nelle operazioni di surroga, sostenute dalla progressiva normalizzazione dei tassi. Il quadro complessivo indica una fase di transizione, con una domanda che si adegua alle nuove condizioni finanziarie e un’offerta che privilegia qualità e sostenibilità del credito.
Approfondisci il tema
Euro area bank lending survey</description>
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            <title>EY Survey 2026: investimenti esteri resilienti in Italia</title>
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            <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La nuova edizione dell&#039;EY Attractiveness Survey Italy rileva che nel 2025 in Italia sono stati annunciati 206 progetti di investimenti diretti esteri (IDE)1, in calo dell&#039;8% rispetto al 2024. Non si tratta di un arretramento specifico dell&#039;Italia, ma della conferma di un rallentamento generalizzato in Europa, dove il numero complessivo dei progetti si è ridotto del 7%. Nonostante il calo, il Paese mantiene per il secondo anno consecutivo il settimo posto nella classifica europea per numero di progetti IDE e la propria percentuale di quota di mercato europea (4,1%), confermando un posizionamento stabile tra le principali destinazioni europee per gli investimenti e un livello di attrazione ormai consolidato su valori molto più elevati rispetto alla fase pre-Covid.
Le grandi economie europee come Francia, Regno Unito e Germania continuano a guidare la classifica dei Paesi destinatari di IDE, ma nel 2025 registrano contrazioni più marcate rispetto all&#039;Italia, rispettivamente -17%, -14% e -10%. Nonostante ciò, questi tre Paesi concentrano complessivamente il 42% degli IDE europei, a conferma del loro ruolo strutturale nei flussi di investimento del continente, anche se in calo rispetto al 46% del 2024 e al 51% del 2023.







Gli investimenti diretti esteri non sono soltanto una misura dei capitali che entrano in un Paese: sono un indicatore della fiducia degli investitori, della credibilità delle istituzioni e della capacità di un&#039;economia di posizionarsi nelle trasformazioni in corso. Le tensioni internazionali, il protrarsi dei conflitti e politiche commerciali più marcate continuano a influenzare le decisioni di investimento delle imprese e la ridefinizione delle catene del valore, in un quadro di crescita globale in rallentamento, specialmente in Europa. In questo contesto i risultati della nuova edizione dell&#039;EY Attractiveness Survey confermano che l&#039;Italia ha ormai superato la fase in cui la sua attrattività era occasionale e discontinua, consolidando una presenza più stabile e rilevante nella geografia europea degli investimenti

Marco Daviddi
Managing Partner EY-Parthenon in Italia







IDE in Italia: da dove arrivano gli investimenti e in quali settori







Gli IDE in Italia per area di destinazione
Dal punto di vista territoriale si registra un progressivo riequilibrio geografico. Pur in riduzione rispetto agli anni precedenti, gli investimenti restano concentrati nel Nord-Ovest, che intercetta il 59% del totale. La Lombardia si conferma il principale polo attrattivo, con il 44% dei progetti, pur registrando una contrazione del 22%. Il Nord-Est, trainato dall&#039;incremento dei progetti in Friuli-Venezia Giulia e Veneto, sale al 18% (dal 14% del 2024), mentre si rafforza il Centro Italia (13%). Il Sud, invece, si attesta al 10%, con una leggera flessione rispetto al 2024.







Prospettive e sentiment delle imprese</description>
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            <title>Bankitalia: online “Questioni di economia e finanza”</title>
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            <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha pubblicato sette nuovi numeri delle Questioni di economia e finanza, ampliando il quadro informativo sulle principali dinamiche che stanno caratterizzando l’economia italiana nel 2026. I nuovi QEF affrontano temi centrali per la valutazione delle condizioni macrofinanziarie del Paese, con analisi che spaziano dall’evoluzione del credito ai comportamenti delle imprese, fino agli effetti delle trasformazioni strutturali in corso.
Le pubblicazioni offrono approfondimenti utili per comprendere l’impatto delle tensioni geopolitiche e delle politiche monetarie sulla crescita, sulla redditività delle aziende e sulla stabilità del sistema finanziario. Particolare attenzione è dedicata ai segnali di rallentamento della domanda interna, alle dinamiche del mercato del lavoro e ai comportamenti di investimento, elementi che contribuiscono a delineare un quadro di espansione moderata del PIL nel 2026.
I nuovi QEF rappresentano un contributo rilevante per operatori, analisti e istituzioni, fornendo evidenze empiriche e indicazioni di policy che arricchiscono il dibattito sulle prospettive economiche del Paese.
Approfondimenti:


N. 1036 - Invecchiamento della popolazione e scelte di portafoglio nei principali paesi dell&#039;Unione europea
portafoglio familiare, ciclo di vita, patrimonio finanziario, patrimonio non finanziario, attività rischiose

N. 1035 - Efficienza della giustizia e decisioni di accesso alle procedure fallimentari
efficienza giudiziaria, procedure di insolvenza, difficoltà finanziarie, aziende zombie

N. 1034 - Una valutazione della propensione marginale al consumo in Italia nella fase di ripresa successiva alla pandemia
modello di consumo, reddito disponibile, Covid-19, dati demografici, occupazione

N. 1033 - Demografia e consumi: evoluzione e composizione della spesa in Italia
modelli di consumo, dati demografici, Covid-19

N. 1032 - La ricchezza che deve ancora arrivare: attese di eredità e decisioni economiche delle famiglie
aspettative di eredità, ricchezza intergenerazionale, finanza delle famiglie, indagine sulle famiglie, famiglie italiane

N. 1031 - L&#039;eccesso di risparmio e la trasmissione degli shock macroeconomici
risparmio in eccesso, politica monetaria, shock energetici, trasmissione macroeconomica

N. 1030 - L&#039;industria automobilistica mondiale dopo la pandemia: domande e risposte
veicoli elettrici, mercato automobilistico</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Leasing, factoring e consumo: in crescita nel 2025‑26</title>
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            <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La diciannovesima edizione dell&amp;rsquo;analisi annuale dei dati aggregati sui mercati del factoring, del leasing e del credito alle famiglie, realizzata dalle Associazioni di categoria Assifact, Assilea e Assofin, che rappresentano gli operatori bancari e finanziari attivi nei rispettivi mercati, evidenzia un incremento significativo della nuova produzione nel 2025 (+6% rispetto all&amp;rsquo;anno precedente), sostenuto dal contributo positivo di tutti i comparti. La crescita prosegue nei primi quattro mesi del 2026, seppure a ritmi pi&amp;ugrave; contenuti (+2,5%), in un contesto caratterizzato da espansione moderata del PIL, politiche di offerta prudenti e persistenti tensioni geopolitiche, commerciali ed energetiche. Nel complesso il credito specializzato continua a confermarsi uno strumento rilevante a supporto delle esigenze di finanziamento di famiglie e imprese.
Nel dettaglio dei singoli comparti nei primi quattro mesi del 2026 le erogazioni di credito alle famiglie crescono del +2% con il credito al consumo che registra un aumento del +4,8%, in linea con l&amp;rsquo;andamento dei consumi di beni durevoli. Il lieve calo dei mutui immobiliari (-2,7%) &amp;egrave; dovuto al crollo delle surroghe, mentre resta positiva la dinamica dei mutui per acquisto abitazione. Prosegue la crescita della nuova produzione del leasing (+4,2%), coerentemente con la dinamica positiva degli investimenti produttivi. In espansione anche il turnover del factoring (+2,5%), a testimonianza del ruolo consolidato del comparto nel supporto alla gestione del capitale circolante delle imprese e nel finanziamento alle filiere produttive.

&amp;nbsp;
Tornando al 2025, in un quadro economico ancora incerto, la crescita del PIL italiano si mantiene contenuta (+0,5% in volume). In questo scenario, l&#039;attivit&amp;agrave; complessiva delle Associate ad Assifact, Assilea e Assofin, in termini di flussi erogati, registra un aumento del +6% rispetto all&#039;anno precedente, attestandosi a 422,5 miliardi di euro. Tale importo equivale al 18,7% del PIL, valore in linea con il 18,6% registrato l&#039;anno precedente e che conferma la rilevanza dei comparti per l&amp;rsquo;economia italiana. L&amp;rsquo;andamento dei singoli settori risulta positivo: il credito alle famiglie registra un&amp;rsquo;espansione del +13%, il factoring del +3,8% e il leasing del +5,8%. Quanto alla ripartizione per tipologia di operatore, il 62,8% della nuova produzione &amp;egrave; riconducibile agli operatori specializzati, mentre il restante 37,2% proviene dalle banche generaliste (Fig. 1).
&amp;nbsp;
A fine 2025 i crediti in essere complessivi ammontano a circa 561,2 miliardi di euro, in aumento dell&#039;1,4% rispetto al 2024. Nel dettaglio si evidenzia una crescita del credito alle famiglie (+2,6%) e, in misura pi&amp;ugrave; contenuta, del factoring (+0,7%), mentre il leasing registra un&#039;ulteriore flessione (-5,6%). Con riferimento alla tipologia di intermediari, le banche generaliste detengono la quota prevalente dell&#039;outstanding, pari al 64,6% del totale, mentre gli operatori specializzati ne rappresentano il 35,4% (Tab. 1).
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
A fine 2025 lo stock dei crediti incide per il 30,7% sul totale degli impieghi di banche e intermediari finanziari: una quota significativa e invariata rispetto al 2024. Le erogazioni effettuate dalle Associate ad Assifact, Assilea e Assofin confermano il proprio contributo a sostegno dell&amp;rsquo;economia reale: nel 2025 tali flussi finanziano il 7,3% degli investimenti delle imprese e il 7,5% della spesa delle famiglie, valori entrambi superiori a quelli del 2024 (rispettivamente al 6,9% e al 7,0%) (Tab. 2).

&amp;nbsp;
In conclusione, i risultati del 2025 e dei primi mesi del 2026 evidenziano la capacit&amp;agrave; del factoring, del leasing e del credito alle famiglie di sostenere investimenti, consumi interni e liquidit&amp;agrave; delle imprese, confermandone il ruolo strategico per l&#039;economia italiana.</description>
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            <title>BCE: credito più selettivo, geopolitica spinge alla prudenza</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Bank Lending Survey della BCE relativa al secondo trimestre 2026 conferma un quadro di credito più selettivo nell’Eurozona. La geopolitica torna a pesare sulle decisioni degli intermediari: conflitti, tensioni energetiche e un contesto internazionale instabile spingono le banche a rafforzare la prudenza e ad adottare criteri di concessione più rigidi. 
Standard più restrittivi: imprese e famiglie sotto esame
Secondo la BCE, gli istituti dell’area euro hanno ulteriormente irrigidito gli standard di erogazione dei prestiti alle imprese. La causa principale è il peggioramento delle prospettive economiche, accompagnato da una minore tolleranza al rischio. Le banche richiamano esplicitamente l’impatto delle tensioni geopolitiche, inclusi gli effetti della guerra in Iran e le possibili ricadute sul mercato dell’energia.
La selettività riguarda anche il credito alle famiglie: mutui e prestiti al consumo continuano a essere concessi con criteri più restrittivi rispetto ai trimestri precedenti.


Criteri di rischio più rigidi


Maggiore attenzione alla qualità del credito


Valutazioni più prudenti sul merito creditizio


Il credito diventa così uno strumento di gestione del rischio, con una selezione della clientela sempre più rigorosa. 
Imprese più dinamiche, famiglie in attesa
Nonostante l’offerta più selettiva, la domanda di finanziamenti da parte delle imprese mostra segnali di ripresa: +3% nel trimestre. A trainare la crescita sono:


esigenze di capitale circolante e scorte;


investimenti fissi, soprattutto delle aziende di maggiori dimensioni;


operazioni di rifinanziamento e ristrutturazione del debito, segno di un riassetto finanziario dopo il ciclo di rialzo dei tassi.


Sul fronte delle famiglie, invece, la domanda di mutui cala del 15%. Pesano:


fiducia dei consumatori in peggioramento;


tassi d’interesse ancora elevati;


prospettive meno favorevoli del mercato immobiliare.


Le decisioni di acquisto vengono rinviate, confermando il rallentamento del settore residenziale. 
Il credito come termometro dell’economia
La rilevazione BCE conferma che il mercato del credito resta uno degli indicatori più sensibili della congiuntura europea. Da un lato, le imprese tornano a investire e cercano nuova finanza per sostenere produzione e crescita. Dall’altro, gli intermediari mantengono un approccio difensivo, privilegiando la solidità dei portafogli rispetto all’espansione degli impieghi.
La trasmissione della politica monetaria non dipende più solo dal costo del denaro: le decisioni delle banche sono sempre più influenzate da incertezza geopolitica, rischi energetici e volatilità dei mercati internazionali. 
Prospettive per la seconda metà dell’anno
La dinamica del credito resterà selettiva: imprese e famiglie continueranno a trovare finanziamenti, ma con criteri di valutazione più rigorosi. La gestione del rischio rimane la priorità del sistema bancario europeo, in un contesto che richiede equilibrio tra sostegno all’economia e tutela della stabilità finanziaria.</description>
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            <title>Check-up Mezzogiorno 2026:crescita Sud sopra media nazionale</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Presentato a Bari il Check-up Mezzogiorno 2026 realizzato da Confindustria e SRM. L&#039;economia meridionale continua a rafforzarsi grazie a investimenti, occupazione e ZES Unica, pur con criticità ancora aperte su export, produttività e divari territoriali.



Il Mezzogiorno continua a crescere più della media nazionale e consolida il proprio ruolo nel percorso di sviluppo del Paese. È quanto emerge dal Check-up Mezzogiorno 2026, realizzato da Confindustria e SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e presentato oggi a Bari, che fotografa un’economia meridionale sostenuta dagli investimenti, dalla crescita dell’occupazione e da una maggiore solidità del sistema produttivo, pur evidenziando alcune fragilità strutturali che restano da superare.
Il Sud cresce più del resto del Paese
Tra il 2019 e il 2025 il PIL del Mezzogiorno è aumentato dell’8,3%, contro il +6,3% della media italiana. Un andamento che dovrebbe proseguire anche nel 2026, con una crescita stimata dello 0,6%, superiore al +0,5% previsto per il Paese.  A confermare questa dinamica è anche l’Indice sintetico dell’economia meridionale, elaborato da Confindustria e SRM, che nel 2025 raggiunge quota 643, superando il Nord (622,7) e avvicinandosi ai livelli del Centro (661,8). Dopo il lieve rallentamento registrato nel 2024, l’indice torna così a crescere con decisione, sostenuto soprattutto dagli investimenti. Nel confronto con il 2014 il Mezzogiorno guadagna 143 punti, contro i 122,7 del Nord. Anche il mercato del lavoro continua a dare segnali positivi. Gli occupati superano quota 6,52 milioni, con un incremento tendenziale dello 0,6%, tre volte superiore alla crescita media nazionale (+0,2%).
Restano aperte le sfide su export e occupazione
Accanto ai segnali positivi, il rapporto evidenzia tuttavia alcune criticità che continuano a frenare il pieno sviluppo dell’area. Nel primo trimestre del 2026 l’export meridionale registra una flessione dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, a fronte di una crescita nazionale dell’1,3%, risentendo soprattutto della contrazione registrata nelle Isole.
Persistono inoltre importanti divari occupazionali: il tasso di occupazione nel Mezzogiorno si attesta al 50%, contro il 62,5% della media nazionale, mentre il PIL pro capite rimane il più basso tra le macroaree italiane. Limitata anche la presenza di imprese a controllo estero, che altrove rappresentano un importante fattore di crescita in termini di valore aggiunto, export, occupazione e ricerca.  Lo studio richiama infine l’attenzione sui ritardi nell’attuazione della politica di coesione europea, sottolineando come la disponibilità delle risorse debba essere accompagnata da una maggiore capacità di tradurle rapidamente in investimenti e cantieri.
La ZES Unica continua a sostenere gli investimenti
Tra i principali fattori che hanno accompagnato la crescita del Mezzogiorno si conferma la ZES Unica, che continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per attrarre investimenti. A metà 2026 le Autorizzazioni Uniche rilasciate hanno generato oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti e circa 25 mila nuovi posti di lavoro diretti, con effetti ancora più rilevanti considerando l’indotto e il moltiplicatore economico. A crescere non è soltanto il numero dei progetti autorizzati, ma soprattutto la loro dimensione economica media, segnale di una progressiva maturazione dello strumento.
Un dato particolarmente significativo riguarda i nuovi insediamenti produttivi, che rappresentano il 45% delle autorizzazioni, ma concentrano il 65% degli investimenti e il 55% delle ricadute occupazionali, confermando come la ZES favorisca la creazione di nuova capacità produttiva oltre al rafforzamento di quella esistente. A beneficiarne sono soprattutto comparti già radicati nel territorio, come agroalimentare, Made in Italy, automotive, elettronica-ICT e turismo, mentre resta ancora limitata la presenza di settori ad alta intensità tecnologica, come aerospazio e biotech.
L’iniziativa “ZES 2.0” e l’accordo Confindustria-Intesa Sanpaolo
La centralità della ZES come leva di competitività è anche al centro dell’accordo quadriennale tra Confindustria e Intesa Sanpaolo, che punta a sostenere gli investimenti, la crescita dimensionale delle imprese e l’attrazione di capitali. Nell’ambito di questo percorso è stata presentata a Bari l’iniziativa “ZES 2.0”, attraverso la quale Intesa Sanpaolo mette a disposizione 60 miliardi di euro per accompagnare lo sviluppo della Zona Economica Speciale e favorire nuovi investimenti produttivi su scala nazionale.
CONSULTA IL CHECK-UP MEZZOGIORNO 2026</description>
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            <title>Bankitalia: resilienza digitale e IA nei modelli avanzati</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Le tecnologie emergenti, e in particolare i sistemi di intelligenza artificiale, stanno trasformando il panorama della cybersicurezza e ponendo nuove sfide per le loro possibili implicazioni per la riservatezza, l&#039;integrità e la resilienza dei sistemi informatici e delle informazioni da essi gestite, anche nel settore finanziario.
In particolare, i modelli di ultima generazione possono avere la capacità di identificare le vulnerabilità dei sistemi software e generare contemporaneamente le relative modalità di sfruttamento in tempi estremamente ridotti e senza la necessità di specifiche competenze tecniche. Ciò comporta una sensibile riduzione dell&#039;intervallo temporale tra l&#039;individuazione delle vulnerabilità e il loro sfruttamento, con conseguente incremento dei rischi di subire attacchi cyber efficaci.
Le nuove tecnologie di intelligenza artificiale potrebbero, quindi, accrescere l&#039;asimmetria fra attaccanti e difensori, a scapito di questi ultimi, tale da rendere necessario un adattamento rapido da parte delle entità finanziarie (1). In questo nuovo contesto, il rafforzamento della resilienza operativa digitale non rappresenta soltanto un&#039;esigenza di conformità, ma una condizione essenziale per assicurare la continuità aziendale e la capacità di offrire servizi finanziari affidabili.
Alla luce di tali evoluzioni, la Banca d&#039;Italia, in coerenza con l&#039;impostazione della Vigilanza unica europea, e tenendo presente i requisiti previsti dal Digital Operational Resilience Act (DORA) che mantengono piena valenza anche in questo contesto, invita gli intermediari a individuare e realizzare con tempestività le misure necessarie per potenziare i processi e i presidi di sicurezza a protezione dei propri sistemi al fine di rafforzare la propria resilienza operativa e cibernetica.
(1) La presente comunicazione è rivolta ai seguenti soggetti direttamente vigilati dal Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d&#039;Italia: banche e gruppi bancari meno significativi (compresa Bancoposta), istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica, imprese di investimento, fornitori di servizi per le cripto-attività, gestori di fondi di investimento alternativi, società di gestione, fornitori di servizi di crowdfunding, intermediari finanziari (ex. 106).
Comunicazione al mercato in materia di resilienza operativa digitale e modelli avanzati di Intelligenza Artificiale</description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>MIMIT: avvio comunicazioni investimenti Transizione 5.0</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
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Il MIMIT ha reso operativo, da oggi 21 luglio, l’invio delle comunicazioni di conferma dell’investimento previste dal Nuovo Piano Transizione 5.0 – Iperammortamento, un passaggio particolarmente rilevante per le società di leasing e per le imprese utilizzatrici che hanno attivato investimenti tramite contratti di locazione finanziaria.
Implicazioni per il leasing
Per gli operatori del leasing, la fase di conferma dell’investimento rappresenta un momento chiave per:


validare l’ammissibilità dei beni oggetto dei contratti;


garantire la corretta tracciabilità dei pagamenti, in particolare dell’ultima quota di acconto utile al raggiungimento del 20% del costo del bene;


coordinare la documentazione con l’impresa utilizzatrice per assicurare la completezza degli estremi fattura e dei documenti richiesti dal GSE.


La comunicazione di conferma è infatti presentata dall’impresa utilizzatrice, ma richiede dati e attestazioni che provengono direttamente dalla società di leasing, rendendo essenziale un flusso informativo tempestivo e strutturato.
Accesso alla piattaforma GSE
Le imprese che hanno ottenuto esito positivo della comunicazione preventiva possono accedere all’Area Clienti del GSE per compilare e inviare la comunicazione di conferma. Le società di leasing devono assicurare che l’impresa disponga:


dell’attestazione del pagamento dell’ultima quota di acconto (utile al raggiungimento del 20% del costo del bene agevolato);


degli estremi delle fatture relative ai costi ammissibili.


Questi elementi sono indispensabili per la validazione dell’investimento e per la successiva fruizione dell’iperammortamento.
Documentazione disponibile
Nella pagina GSE dedicata a Transizione 5.0 sono disponibili:


Modello della comunicazione di conferma


Istruzioni operative aggiornate


Guida piattaforma NPTR5


Materiali utili anche per le società di leasing, che devono supportare le imprese nella corretta predisposizione dei documenti.
Sintesi per il settore leasing
L’avvio delle comunicazioni di conferma segna una fase decisiva per gli operatori del leasing:


rafforza il ruolo delle società nella certificazione dei pagamenti e dei documenti;


richiede un coordinamento operativo con le imprese utilizzatrici;


incide direttamente sulla tempistica di accesso agli incentivi del Piano Transizione 5.0.


Comunicato 
Pagina GSE Transizione 5.0</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Banche multilaterali, finanziamenti clima:163 mld$ nel 2025</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le banche multilaterali di sviluppo (MDB), tra cui la Banca europea per gli investimenti (BEI), hanno incrementato i finanziamenti per il clima a livelli record nel 2025, rafforzando il loro ruolo nel sostenere economie resilienti ai cambiamenti climatici e sostenibili. I finanziamenti per il clima erogati dalle MDB nei paesi a basso e medio reddito sono aumentati del 21% rispetto all&#039;anno precedente, raggiungendo il massimo storico di 103 miliardi di dollari, mentre i finanziamenti per il clima delle MDB in tutti i paesi in cui operano sono cresciuti del 19%, arrivando al record di 163 miliardi di dollari.
I risultati, pubblicati oggi nel Rapporto riassuntivo congiunto 2025 sul finanziamento del clima da parte delle banche multilaterali di sviluppo, confermano che queste ultime sono sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi per il 2030 annunciati alla conferenza sul clima delle Nazioni Unite COP29 di Baku nel 2024.
“Questi risultati dimostrano che le banche multilaterali di sviluppo stanno operando su larga scala e accelerando il sostegno laddove è più necessario”, ha affermato il vicepresidente della BEI, Ambroise Fayolle . “Mobilitando investimenti pubblici e privati, aiutiamo i clienti di tutto il mondo a investire nella resilienza, nell&#039;indipendenza energetica e nella crescita sostenibile”.
Nelle economie a basso e medio reddito, i finanziamenti per il clima erogati dalle banche multilaterali di sviluppo (MDB) sono raddoppiati negli ultimi cinque anni. Dei 103 miliardi di dollari previsti per il 2025, la quota maggiore, pari a 68 miliardi di dollari, è stata destinata alla mitigazione, mentre i finanziamenti per l&#039;adattamento hanno continuato a crescere rapidamente, raggiungendo i 35 miliardi di dollari. La mobilitazione del settore privato in questi paesi ha toccato i 35 miliardi di dollari.
Nelle economie ad alto reddito, i finanziamenti per il clima da parte delle banche multilaterali di sviluppo (MDB) nel 2025 sono rimasti consistenti, raggiungendo o superando le proiezioni per il 2030 con cinque anni di anticipo e sostenendo principalmente le iniziative di mitigazione con 53 miliardi di dollari, oltre a investimenti per l&#039;adattamento pari a 7 miliardi di dollari. La mobilitazione di finanziamenti privati ​​in questi paesi ha raggiunto gli 80 miliardi di dollari.
Per consultare il rapporto riassuntivo con la panoramica dei dati relativi al 2025, cliccare  qui .
BEI
Lo scorso anno, la sola BEI ha erogato la cifra record di 52 miliardi di dollari in finanziamenti per il clima nelle economie ad alto reddito e 4,6 miliardi di dollari di tale sostegno nelle economie a basso e medio reddito attraverso il suo braccio specializzato per lo sviluppo, BEI Global. Nel 2025, la BEI ha mobilitato a livello globale 58 miliardi di dollari in finanziamenti privati ​​per il clima.
finanziamenti climatici della MDB
Alla COP29 di Baku, le banche multilaterali di sviluppo (MDB) hanno delineato la loro ambizione collettiva di incrementare i finanziamenti per il clima al fine di sostenere i paesi e altri clienti nei loro piani di sviluppo resilienti e a basse emissioni di carbonio. Entro il 2030, hanno previsto di fornire 120 miliardi di dollari all&#039;anno in finanziamenti collettivi per il clima ai paesi a basso e medio reddito, di cui 42 miliardi per l&#039;adattamento, mobilitando al contempo ulteriori 65 miliardi di dollari all&#039;anno dal settore privato. Per i paesi ad alto reddito, le MDB hanno previsto 50 miliardi di dollari all&#039;anno in finanziamenti per il clima entro il 2030, di cui 7 miliardi per l&#039;adattamento, insieme a ulteriori 65 miliardi di dollari mobilitati da finanziamenti privati.
Alla COP30 di Belém, le banche multilaterali di sviluppo hanno ribadito il loro  impegno  a continuare a lavorare insieme come un sistema per assistere i clienti, aiutandoli a beneficiare delle opportunità offerte dallo sviluppo sostenibile dal punto di vista climatico.
Promuovere la trasparenza
Le banche multilaterali di sviluppo stanno intensificando i loro sforzi congiunti di digitalizzazione per migliorare la trasparenza, l&#039;accessibilità e l&#039;usabilità dei dati relativi alla finanza climatica.
Lanciata nell&#039;aprile 2026, la versione pilota del MDB Climate Finance Dashboard integra il rapporto riassuntivo congiunto fornendo dati più granulari, analisi dettagliate e l&#039;insieme completo delle metodologie armonizzate utilizzate dalle banche multilaterali di sviluppo (MDB). Attraverso tabelle e visualizzazioni interattive, le parti interessate possono esplorare i dati relativi alla finanza climatica in modo più flessibile e intuitivo, migliorando sia la comprensione che l&#039;usabilità.
Rapporto congiunto delle banche multilaterali di sviluppo sul finanziamento del clima.
Il rapporto 2025 delle banche multilaterali di sviluppo (MDB) sul finanziamento del clima è coordinato e preparato per la pubblicazione dalla BEI, con l&#039;assistenza della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS). Il rapporto combina i dati della Banca africana di sviluppo (AfDB), della Banca asiatica di sviluppo (ADB), della Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali (AIIB), della Banca di sviluppo del Consiglio d&#039;Europa (CEB), della BERS, della BEI, del Gruppo della Banca interamericana di sviluppo (IDBG), della Banca islamica di sviluppo (IsDB), della Nuova Banca di sviluppo (NDB) e del Gruppo della Banca Mondiale (WBG).
Informazioni di base
Gruppo BEI 
Il Gruppo della Banca europea per gli investimenti ( BEI ) è il braccio finanziario dell&#039;Unione europea, di proprietà dei 27 Stati membri, e una delle più grandi banche multilaterali di sviluppo al mondo. Nel 2025, il Gruppo BEI ha stanziato 100 miliardi di euro in nuovi finanziamenti e servizi di consulenza per oltre 870  progetti ad alto impatto,  nell&#039;ambito di  otto priorità fondamentali a supporto degli obiettivi politici  dell&#039;UE  : azione per il clima e ambiente, digitalizzazione e innovazione tecnologica, sicurezza e difesa, coesione territoriale, agricoltura e bioeconomia, infrastrutture sociali, solide partnership globali e unione dei risparmi e degli investimenti. Oltre ai prestiti a lungo termine per le grandi infrastrutture, il Gruppo BEI attrae investimenti privati ​​per progetti e imprese innovative ad alto rischio, con un ruolo crescente nei mercati europei del debito di rischio, del capitale di rischio, delle garanzie e delle cartolarizzazioni. 
Il Fondo europeo per gli investimenti ( FEI ) è la filiale del Gruppo BEI specializzata nella fornitura di garanzie, cartolarizzazioni e capitale di rischio per migliorare l&#039;accesso al credito per le piccole e medie imprese e le startup in tutta Europa. Agendo come investitore di riferimento, attraverso la sua vasta rete di banche partner e fondi di investimento, il FEI mobilita investimenti privati ​​e promuove l&#039;ecosistema dei fondi di venture capital a sostegno degli imprenditori europei innovativi. </description>
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