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        <title>Leasenews</title>
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        <description>Leasenews è la prima rivista online dedicata al mondo del lease</description>
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            <title>Antiriciclaggio: la memoria della Banca d&#039;Italia</title>
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            <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha pubblicato la propria memoria nell’ambito dell’esame parlamentare, presso le Commissioni riunite II (Giustizia) e VI (Finanze) della Camera dei Deputati, dello schema di decreto legislativo A.G. 385. Il provvedimento è finalizzato al recepimento di alcune disposizioni della direttiva (UE) 2024/1640 (cosiddetta AMLD6), relativa ai meccanismi di prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
Il contesto europeo: l’AML Package
L’intervento normativo si inserisce nel più ampio quadro del nuovo pacchetto europeo antiriciclaggio (AML Package), con il quale l’Unione europea ha rafforzato e armonizzato la disciplina in materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. L’obiettivo è quello di rendere più omogenee le regole applicabili negli Stati membri, colmando le differenze emerse nell’attuazione delle precedenti direttive e rafforzando la cooperazione tra autorità competenti.
In questo contesto, la direttiva AMLD6 introduce specifiche innovazioni sia sul piano sostanziale sia su quello organizzativo, incidendo in particolare sugli strumenti di trasparenza e sull’accessibilità delle informazioni rilevanti ai fini dei controlli.
La memoria della Banca d’Italia
Nel documento trasmesso alle Commissioni parlamentari, la Banca d’Italia fornisce un contributo tecnico-istituzionale volto a supportare il legislatore nel processo di recepimento della direttiva. La memoria analizza lo schema di decreto legislativo, evidenziandone le principali novità e soffermandosi sugli impatti operativi per gli intermediari finanziari e per le autorità di vigilanza.
L’Autorità sottolinea l’importanza di mantenere un equilibrio tra l’efficacia degli strumenti di prevenzione e la tutela dei diritti fondamentali, in particolare con riferimento alla protezione dei dati personali e alla proporzionalità degli obblighi introdotti.
Focus sui registri della titolarità effettiva
Un’attenzione specifica è dedicata alla disciplina dei registri della titolarità effettiva, elemento centrale dell’architettura antiriciclaggio europea. La Banca d’Italia esamina i requisiti relativi alla raccolta, all’aggiornamento e alla qualità delle informazioni sui titolari effettivi, nonché le modalità di accesso ai registri da parte dei soggetti legittimati.
In particolare, la memoria evidenzia come la disponibilità di informazioni accurate e tempestive sulla titolarità effettiva rappresenti uno strumento essenziale per prevenire l’utilizzo improprio del sistema finanziario, rafforzando l’attività di adeguata verifica e favorendo l’individuazione di strutture societarie opache.
Considerazioni conclusive
Il contributo della Banca d’Italia si colloca nel solco del dialogo istituzionale tra autorità tecniche e Parlamento, offrendo elementi di valutazione utili a un recepimento efficace e coerente della normativa europea. L’obiettivo rimane quello di rafforzare il presidio nazionale contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, assicurando al contempo certezza giuridica e sostenibilità operativa per gli operatori del sistema finanziario.
Comunicato

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Inflazione marzo 2026 sale all&#039;1,7%, spinge caro energia</title>
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            <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel mese di marzo 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,5% su base mensile e del +1,7% su base annua (da +1,5% di febbraio), confermando la stima preliminare.
L’aumento dell’inflazione risente principalmente della risalita dei prezzi degli Energetici, regolamentati (da -11,6% a -1,6%) e non (da -6,2% a -2,0%), e dell’accelerazione di quelli degli Alimentari non lavorati (da +3,7% a +4,7%); in netto rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,9% a +3,0%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,9% a +2,2%).
L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si riduce (da +2,4% a +1,9%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +2,5% a +2,1%).
A marzo 2026, i prezzi dei beni invertono la tendenza su base annua tornando su valori positivi (da -0,1% a +0,8%), mentre i prezzi dei servizi attenuano il loro ritmo di crescita (da +3,6% a +2,8%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni diminuisce, passando da +3,7 a +2,0 punti percentuali.
Accelerano i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +2,0% a +2,2%) e, ancor più marcatamente, quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +1,9% a +3,1%).
La variazione congiunturale dell’indice generale risente principalmente dell’aumento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (+8,5%) e non (+5,0%), degli Alimentari non lavorati (+0,7%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+0,5%). Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,2%).
L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +1,5% per l’indice generale e a +1,0% per la componente di fondo.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +1,7% su base mensile, per la fine dei saldi stagionali di cui il NIC non tiene conto, e a +1,6% su base annua (da +1,5% del mese precedente), la stima preliminare era +1,5%.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,6% e una tendenziale di +1,5%.
Nel primo trimestre 2026 i prezzi al consumo, misurati dall’IPCA, evidenziano aumenti più contenuti per le famiglie con bassi livelli di spesa e più alti per quelle con livelli di spesa elevati (+1,0% e +1,6% rispettivamente).
Il commento
A marzo 2026 l’inflazione si porta a +1,7% (dal +1,5% di febbraio), soprattutto per effetto della risalita dei prezzi degli Energetici (-2,1% da -6,6% di febbraio) e della sensibile accelerazione di quelli degli Alimentari non lavorati (+4,7% da +3,7%). Un freno alla crescita del tasso di inflazione si deve invece ai prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0% da +4,9%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+2,2% da +2,9%).
Il ritmo di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” sale al +2,2% (da +2,0%), mentre si attenua quello dell’inflazione di fondo (+1,9%, da +2,4%).
Approfondisci sul sito dell&#039;Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>FMI: deficit Italia in calo, debito sale al 138,4%</title>
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            <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevede un miglioramento dei conti pubblici italiani sul fronte del deficit, ma segnala al tempo stesso un ulteriore aumento del debito pubblico. Secondo le stime del Fondo, nel 2026 il disavanzo dell’Italia dovrebbe scendere al 2,8% del PIL, mentre il rapporto debito/PIL è atteso salire fino al 138,4%.
La riduzione del deficit riflette un progressivo rientro delle misure straordinarie di sostegno all’economia e un maggiore controllo della spesa pubblica. Il dato si colloca al di sotto della soglia del 3%, indicata come riferimento nelle regole fiscali europee, e segnala un orientamento verso una politica di bilancio più prudente.
Diversa la dinamica del debito, che resta su un sentiero crescente. Secondo il FMI, l’aumento è legato principalmente alla combinazione di una crescita economica moderata e a un livello dei tassi di interesse più elevato rispetto agli anni precedenti. In questo contesto, la capacità di generare avanzi primari duraturi rimane un elemento cruciale per stabilizzare il rapporto debito/PIL nel medio periodo.
Il Fondo ribadisce che la sostenibilità del debito italiano dipende in larga misura dal rafforzamento della crescita potenziale. Le raccomandazioni restano orientate verso l’attuazione di riforme strutturali in grado di aumentare la produttività, migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione e sostenere gli investimenti, anche attraverso un utilizzo efficace delle risorse europee.
Secondo il FMI, una strategia fiscale credibile, accompagnata da riforme pro‑crescita, può contribuire a contenere i rischi legati all’elevato indebitamento e a preservare la fiducia dei mercati finanziari. Il miglioramento del deficit rappresenta quindi un segnale positivo, ma non sufficiente, in assenza di un’inversione strutturale della dinamica del debito.
Nel complesso, le nuove previsioni del Fondo delineano un quadro di graduale consolidamento dei conti pubblici, ma confermano il debito come uno dei principali nodi dell’economia italiana, destinato a rimanere al centro del confronto tra istituzioni nazionali, europee e organismi internazionali.

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            <category>Economia</category>
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            <title>Abi: Torriero audito sulla semplificazione parlamentare</title>
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            <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Vice direttore generale vicario dell’ABI, Gianfranco Torriero, in Audizione presso la Commissione parlamentare per la semplificazione.
Indagine conoscitiva in materia di rapporti tra cittadini, imprese private e pubblica amministrazione con riferimento alla semplificazione e alla trasparenza dei contratti pubblici e delle clausole contrattuali per l’accesso ai servizi.
L’Audizione</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Da Bankitalia il &quot;vademecum DORA&quot;</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 11:14:00 +0000</pubDate>
            <description>Le segnalazioni inviate sulla base informativa DORA sono soggette alla verifica delle regole tecniche di compilazione definite nelle EBA Filing Rules 5.7 e nel documento Overview of technical checks, validation rules and business checks to be applied by the EBA for RoI reporting. Il presente documento ha l’obiettivo di evidenziare le principali regole tecniche di compilazione più comunemente oggetto di violazione e illustrare le corrette modalità da seguire per evitare che le segnalazioni siano scartate.
Documento completo</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Stipulato leasing: primo trimestre 2026 a +3,5%, marzo vola</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:20:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Centro Studi e Statistiche Assilea diffonde l’analisi statistica dello stipulato leasing relativo al mese di marzo 2026.
Nel primo trimestre del 2026 sono stati stipulati 201.443 nuovi contratti leasing, per un valore di oltre 8,9 mld. di euro. Rispetto allo stesso periodo 2025, si rileva una crescita dei volumi del +3,5% e del +0,1% nei numeri. Analizzando solo il mese di marzo si rileva un incremento del valore di stipulato del +34,8% rispetto al mese precedente e del +10,6% rispetto a marzo 2025.
L’auto, che rappresenta il 68,5% dello stipulato totale, mostra nel primo trimestre 2026 un +3,6% nei volumi a fronte di una flessione di -2,3% nei numeri, registrando una dinamica positiva nel segmento delle autovetture in noleggio a lungo termine e nei veicoli industriali.
Il leasing strumentale (21,5% del totale) vede una crescita del +8,2% in numero a fronte di una flessione del -4,4% nei volumi, con una dinamica positiva nel segmento del leasing operativo (+4,0%) che non compensa la flessione nel leasing finanziario in valore (-6,1%).
Molto positiva la dinamica dello stipulato leasing immobiliare, +36,8% in valore e +1,5% in numero, tale trend risente del notevole incremento osservato per l’immobiliare «costruito» (+53,6%), in crescita anche l’immobiliare «da costruire», +8,9% rispetto al primo trimestre 2025. Lo stipulato leasing aeronavale e ferroviario e quello di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili registrano una flessione in valore rispettivamente pari al -1,6% e al -51,4%.
 

 
Ripartizione per comparto (valori di stipulato)

Stipulato leasing auto (€ m)
Nel comparto Auto cresce in valore il sotto-comparto delle autovetture a noleggio a lungo termine (+7,9%) e quello dei veicoli industriali (+19,3%). Gli altri segmenti mostrano una flessione: i veicoli commerciali in leasing del -3,9% e quelli a noleggio a lungo termine del -21,6%, in diminuzione anche le autovetture in leasing (-3,9%).

 
Stipulato leasing strumentale (€ m)
La flessione osservata nei volumi del comparto strumentale (-4,4%) riflette la dinamica negativa del leasing strumentale finanziario (-6,1%) che mostra percentuali negative in tutte le fasce d’importo, ad eccezione di quella inferiore a 50.000€ (+8,2%). Risulta invece in crescita il leasing strumentale operativo (+4,0%) con aumenti diffusi in tutte le fasce d’importo.

 
Stipulato leasing immobiliare (€ m)
Nel comparto immobiliare, il leasing «costruito» mostra una forte crescita (+53,6%) grazie alla dinamica molto positiva della fascia d’importo più elevata (+143,1%). Anche per il leasing immobiliare «da costruire», si rileva una crescita pari al +8,9% grazie alla dinamica della fascia dei contratti di importo superiore a 2,5 mil.€ (+26,5%).

Immatricolazione di autovetture 1
A marzo 2026 le immatricolazioni di autovetture registrano una crescita del +7,6% rispetto a marzo 2025.
Nel primo trimestre dell’anno si registra un +5,9% nel leasing ed un +10,9% nel noleggio rispetto allo stesso periodo del 2025.
Tra le immatricolazioni leasing (21.832 unità), il 42,1% è destinato a privati2, il 41,4% a società e il 21,4% a società di noleggio.

Le autovetture green (elettriche, ibride e plug-in) in leasing e noleggio a lungo termine crescono del 15,2%, registrando incrementi in tutti i comparti, fatta eccezione per le autovetture ibride diesel e elettriche.
Il peso del green sul totale delle immatricolazioni è pari al 67,8%, mentre è pari al 71,0% nel comparto del leasing e NLT.
Leasing e NLT presentano un’incidenza del 26,6% sul totale green e del 25,4% sul totale delle immatricolazioni.
 
1 Compresi i fuoristrada
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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Economia circolare: consultazione su Passaporto digitale PMI</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Il DPP è una delle innovazioni chiave introdotte dal Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR) del 2024, pensato per archiviare e condividere dati rilevanti sulla sostenibilità, la durabilità e altri aspetti ambientali di ciascun prodotto. In pratica, ogni articolo messo in commercio nell’Unione Europea dovrà essere accompagnato da una scheda digitale accessibile — tramite QR code o altri sistemi — a consumatori, imprese e autorità di vigilanza. Un documento invisibile ma sempre presente, capace di raccontare la storia di un prodotto: da dove vengono i materiali, quanto dura, come si ricicla.
Per preparare un atto delegato che stabilisca le regole per i fornitori di questi servizi digitali, la Commissione ha affiancato alla consultazione pubblica che si è svolta tra aprile e luglio del 2025 un questionario specifico rivolto alle PMI. L’obiettivo è capire come queste imprese — spesso prive di grandi strutture informatiche o uffici legali dedicati — si rapportano con un sistema che cambierà radicalmente le modalità di documentazione e tracciabilità dei prodotti in tutta Europa.
Chi gestirà i dati dei passaporti digitali?
Al centro della consultazione c’è una domanda concreta: chi gestirà i dati dei passaporti digitali, e secondo quali regole? Il regolamento ESPR lascia agli operatori economici la libertà di scegliere se archiviare i dati del DPP nei propri sistemi oppure affidarsi a fornitori terzi specializzati. Ma la libertà di scelta, in questo caso, rischia di essere più teorica che reale. Si prevede che molte PMI non dispongano delle risorse necessarie per creare, autenticare, elaborare e conservare autonomamente tutti i passaporti, rendendo di fatto indispensabile il ricorso a servizi esterni. Ed è proprio qui che entra in gioco la questione della certificazione di questi fornitori: chi garantisce che i dati siano gestiti in modo sicuro, affidabile e interoperabile?
Il questionario ha esplorato diverse opzioni. Tra i partecipanti alla consultazione più ampia, circa un quarto ha espresso preferenza per un modello ibrido che combini l’autodichiarazione con la certificazione da parte di un ente accreditato. Altri hanno indicato la preferenza per una certificazione rilasciata direttamente da organismi di valutazione della conformità, accreditati a livello europeo o nazionale. Il dibattito è aperto, e le PMI hanno ora l’occasione di far sentire la propria voce prima che le regole vengano scritte definitivamente.
Dal 2027 arrivano i primi passaporti digitali
Le scadenze, nel frattempo, si avvicinano. Dal 2027, le prime categorie di prodotti — tra cui tessili, mobili, pneumatici e materassi — dovranno essere accompagnate da un DPP obbligatorio. Tra il 2028 e il 2029 toccherà ad acciaio, alluminio, elettronica e batterie. Ignorare questi tempi non è una strategia percorribile: chi si presenta sul mercato europeo senza il passaporto digitale rischierà di non poter vendere, indipendentemente dalla qualità del prodotto.
Per le PMI italiane ed europee, che rappresentano la stragrande maggioranza del tessuto produttivo continentale, adeguarsi in tempo non è un’opzione ma una necessità. La consultazione lanciata dalla Commissione è un segnale positivo: Bruxelles sembra intenzionata a costruire questo sistema insieme alle imprese, ascoltando le difficoltà pratiche prima di imporre obblighi. Ma la finestra per influenzare le scelte regolatorie si sta chiudendo. Il conto alla rovescia è già iniziato, e farsi trovare impreparati potrebbe costare molto caro.
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            <category>ESG</category>
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            <title>CSRD e leasing: impatti degli standard di sostenibilità ESG</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
            <description>L’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) segna un cambio strutturale nel modo in cui le imprese europee sono chiamate a rendicontare la sostenibilità. L’allineamento ai European Sustainability Reporting Standards (ESRS) amplia in modo significativo il perimetro informativo, con riflessi diretti anche su ambiti tradizionalmente considerati tecnici, come il leasing.
Il ruolo del leasing nella rendicontazione di sostenibilità
I contratti di leasing, sia operativi sia finanziari, assumono una rilevanza crescente all’interno della CSRD per diversi profili:

ambientale, in relazione all’uso di beni strumentali (immobili, veicoli, impianti) e alle emissioni associate;
economico‑finanziario, per gli effetti su indebitamento, capitale investito e flussi di cassa;
governance, in termini di scelte strategiche, gestione dei rischi e allocazione delle risorse.

In particolare, i beni detenuti in leasing incidono sugli indicatori ESG legati all’efficienza energetica, all’impronta di carbonio (Scope 1, 2 e, in alcuni casi, Scope 3) e sull’utilizzo sostenibile degli asset nel lungo periodo.
Integrazione tra CSRD, ESRS e principi contabili
La CSRD richiede coerenza tra informativa di sostenibilità e bilancio, rafforzando il collegamento con gli standard contabili internazionali, tra cui IFRS 16 – Leases. Le informazioni sui leasing devono quindi essere:

coerenti con i dati contabili e finanziari;
riconciliabili con le metriche ambientali e sociali dichiarate;
supportate da processi di controllo interno e tracciabilità dei dati.

Questo implica un’evoluzione dei sistemi informativi aziendali e una maggiore collaborazione tra funzioni finance, sostenibilità, procurement e risk management.
Impatti operativi e organizzativi
Per molte imprese, l’applicazione della CSRD comporta una revisione delle politiche di leasing, valutando:

la durata dei contratti e la flessibilità degli asset;
la sostenibilità ambientale dei beni utilizzati;
l’esposizione a rischi normativi, climatici e di transizione.

Il leasing diventa così uno strumento non solo finanziario, ma anche strategico, in grado di supportare obiettivi di decarbonizzazione, innovazione tecnologica e ottimizzazione del capitale.
Verso una rendicontazione più integrata
Nel nuovo quadro delineato dalla CSRD, il leasing non è più un tema marginale, ma parte integrante della narrazione di sostenibilità dell’impresa. La capacità di integrare correttamente dati finanziari e non finanziari rappresenta un fattore chiave per garantire trasparenza, comparabilità e affidabilità delle informazioni verso investitori, autorità di vigilanza e mercato.
L’evoluzione normativa conferma come la sostenibilità non sia più un esercizio descrittivo, ma un elemento strutturale della strategia e della governance aziendale.

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            <category>ESG</category>
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            <title>AGCM: Relazione annuale 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha presentato la Relazione annuale 2026, offrendo un quadro aggiornato dell’attività svolta nell’ultimo anno a tutela della concorrenza, dei consumatori e del corretto funzionamento dei mercati.
Il documento evidenzia come l’azione dell’Autorità si sia concentrata su settori strategici dell’economia nazionale, con particolare attenzione ai mercati digitali, all’energia, ai trasporti e ai servizi finanziari. In un contesto economico ancora segnato da incertezza macroeconomica e tensioni sui prezzi, l’AGCM ha intensificato gli interventi volti a contrastare pratiche anticoncorrenziali e abusi di posizione dominante.
Sul fronte della tutela dei consumatori, la Relazione segnala un rafforzamento delle attività di vigilanza contro pratiche commerciali scorrette, clausole vessatorie e fenomeni di falsa informazione, anche nell’e-commerce e nella pubblicità online. Particolare rilievo assume l’attenzione verso le famiglie più vulnerabili, soprattutto nei mercati regolati e ad alta rilevanza sociale.
Ampio spazio è dedicato all’attività di advocacy, attraverso cui l’Autorità ha formulato segnalazioni e pareri a Governo e Parlamento per promuovere riforme pro-concorrenziali, ridurre le barriere all’ingresso e migliorare l’efficienza del sistema economico. La Relazione sottolinea il ruolo della concorrenza come leva fondamentale per la crescita, la produttività e la sostenibilità di lungo periodo.
Nel suo complesso, la Relazione annuale 2026 conferma il ruolo centrale dell’AGCM come garante dell’equilibrio tra libertà d’impresa, corretto funzionamento dei mercati e protezione dei diritti dei consumatori, in un contesto economico in rapida trasformazione.
Relazione annuale 2026
Presentazione Rustichelli

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Bankitalia: aspettative su inflazione e crescita Q1 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;indagine sul primo trimestre del 2026 è stata condotta tra il 20 febbraio e il 18 marzo 2026, a cavallo dello scoppio del conflitto nel Golfo Persico, a seguito del quale si è registrato un marcato deterioramento delle valutazioni delle imprese sull&#039;evoluzione del quadro macroeconomico (Tavola c20, dell&#039;appendice statistica).
Rispetto alla precedente rilevazione, i giudizi sulla situazione economica generale sono peggiorati in tutti i settori, così come le prospettive sulle proprie condizioni operative. Queste ultime risentono in particolare dell&#039;incremento del prezzo delle materie prime energetiche e dell&#039;incertezza economica e politica legata al conflitto in corso.
La domanda totale si è indebolita in tutti i comparti; l&#039;industria in senso stretto ha registrato un peggioramento anche nella componente estera. Per i prossimi tre mesi le attese delle imprese sulle vendite complessive rimangono positive, a fronte tuttavia di un calo delle prospettive sull&#039;export. Anche le condizioni per investire segnalano un marcato peggioramento, accentuato dallo scoppio della guerra. Tuttavia, i piani di investimento per il 2026 sono sostanzialmente invariati rispetto a quanto prefigurato nella precedente rilevazione, salvo una moderata flessione nell&#039;industria in senso stretto.
L&#039;adozione dell&#039;intelligenza artificiale (IA) nelle imprese italiane all&#039;inizio del 2026 è ancora moderata, con un impiego più diffuso nelle grandi aziende e nei servizi. Le principali barriere all&#039;adozione o a un utilizzo più estensivo di questa tecnologia deriverebbero dalla mancanza di competenze adeguate e dalla percezione di scarsa applicabilità dell&#039;IA all&#039;attività specifica della propria impresa.
I prezzi praticati negli ultimi 12 mesi sono cresciuti a un ritmo sostanzialmente analogo rispetto alla precedente rilevazione; nei prossimi 12 mesi i listini aumenterebbero in misura moderata, nonostante le attese di maggiori costi di produzione, prefigurando una riduzione dei margini. Le aspettative sull&#039;inflazione al consumo continuano ad attestarsi al di sotto del 2 per cento su tutti gli orizzonti temporali.
 




Testo del report



14 aprile 2026
Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita - 1° trimestre 2026
PDF 4 MB





14 aprile 2026
Questionario dell&#039;Indagine sul 2026 - 1° trimestre
PDF 456 KB





14 aprile 2026
Tavole</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Leaseurope: IA prioritaria, ma l’IT aziendale resta legacy</title>
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            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Quattro leader su cinque nel settore del finanziamento degli asset sono desiderosi di adottare l&#039;intelligenza artificiale, ma quasi la metà (47%) del budget IT del settore viene spesa per la manutenzione di sistemi legacy obsoleti. È quanto emerge da una ricerca commissionata da NETSOL Technologies, fornitore leader di soluzioni basate sull&#039;intelligenza artificiale per il settore globale del leasing e del finanziamento.
La spinta verso l&#039;intelligenza artificiale e l&#039;integrazione digitale deriva da una serie di sfide operative che rallentano l&#039;erogazione dei servizi e riducono i margini di profitto. I risultati della ricerca mostrano che circa due quinti di tutti gli istituti di credito e i broker citano tempi di decisione lenti (43%), mancanza di visibilità o tracciabilità lungo tutto il percorso (42%) e gestione e risoluzione dei reclami (39%) come i tre principali punti critici nel percorso del cliente e dell&#039;intermediario.
In un nuovo rapporto, &quot; Perché la trasformazione digitale nel finanziamento degli asset necessita di un cambio di marcia basato sull&#039;intelligenza artificiale&quot;, NETSOL ha intervistato 100 tra i principali istituti di credito e broker specializzati nei settori del finanziamento di autoveicoli e attrezzature. L&#039;analisi ha rivelato evidenti discrepanze tra i piani di trasformazione digitale del settore e gli investimenti effettivi in ​​termini di tempo e risorse.
A che punto è la vostra maturità digitale? Quattro quinti (80%) degli intervistati ritengono che la maturità digitale della propria azienda sia &quot;elevata&quot; o &quot;molto elevata&quot;. L&#039;intelligenza artificiale è stata inoltre indicata come obiettivo di investimenti futuri dal 44% delle aziende. Tuttavia, solo il 41% sta dando seguito ai propri piani di investimento e più della metà (54%) descrive ancora il proprio atteggiamento nei confronti dell&#039;IA come &quot;sperimentale&quot;.
La discrepanza tra la percezione della maturità digitale e l&#039;atteggiamento nei confronti dell&#039;IA potrebbe essere indicativa di un &quot;divario di realtà&quot; tra i leader dei settori automobilistico e del finanziamento di attrezzature. È chiaro, tuttavia, che i leader devono essere certi del proprio livello di maturità digitale per sfruttare appieno il potenziale della tecnologia, inclusa l&#039;IA, al fine di risolvere le sfide operative e garantire la scalabilità necessaria.
I modelli basati sull&#039;intelligenza artificiale potrebbero ridurre gli attriti e migliorare l&#039;esperienza del cliente, ma le aziende devono essere oneste riguardo alla loro reale disponibilità ad adottare l&#039;IA. Se i dati sono incoerenti, di bassa qualità o difficili da reperire, anche i modelli di IA più sofisticati faranno fatica a produrre risultati utilizzabili. I risultati del rapporto dimostrano che le conseguenze dell&#039;esitazione sono troppo gravi per essere ignorate.
I dati devono essere pronti per l&#039;IA
I dati stanno rapidamente diventando una risorsa preziosa per le società di finanziamento di beni strumentali e gli intervistati si dichiarano fiduciosi circa la qualità dei propri dati. Gli istituti di credito che finanziano il settore automobilistico sono risultati i più ottimisti. Oltre la metà (55%) si è dichiarata &quot;molto fiduciosa&quot; nella qualità dei propri dati e il 61% si è dichiarata &quot;molto fiduciosa&quot; nella loro accessibilità.
Gli istituti di credito che erogano finanziamenti per attrezzature si sono mostrati leggermente più pessimisti rispetto ai loro omologhi del settore automobilistico, ma una quota significativa ha comunque mantenuto fiducia nei propri dati: il 45% degli istituti di credito che erogano finanziamenti per attrezzature si è dichiarato &quot;molto fiducioso&quot; e un ulteriore 45% &quot;moderatamente fiducioso&quot; nella loro qualità. Inoltre, il 42% si è dichiarato &quot;molto fiducioso&quot; nell&#039;accessibilità dei propri dati.
Oltre la metà (53%) dei broker si è dichiarata &quot;molto fiduciosa&quot; nella qualità dei propri dati, ma solo il 38% ripone la stessa fiducia nell&#039;accessibilità degli stessi: una discrepanza fondamentale che potrebbe indicare la necessità per le aziende di rivalutare la propria preparazione all&#039;implementazione dell&#039;intelligenza artificiale.
 
Jason Hurwitz, direttore vendite per l&#039;Europa di NETSOL Technologies, ha dichiarato:
“Il settore del finanziamento degli asset sta certamente esplorando le opzioni offerte dall&#039;intelligenza artificiale, ma c&#039;è ancora un divario tra le intenzioni e la realtà. I ​​costosi sistemi legacy rappresentano innegabilmente un freno al progresso e molte aziende sono ancora caute nell&#039;adottare l&#039;IA su larga scala. Tuttavia, c&#039;è anche il rovescio della medaglia: chi è entusiasta di adottare l&#039;IA deve analizzare attentamente i propri dati ed essere onesto riguardo alla propria preparazione operativa per un progetto di IA.”
“Nessuno nega che le previsioni utopistiche di un mondo basato sull&#039;intelligenza artificiale siano allettanti e che l&#039;IA sia da tempo un tema di discussione per i consigli di amministrazione. Tuttavia, se uno strumento di IA può attingere solo a dati disordinati, i risultati potrebbero essere ben al di sotto delle proiezioni degli stakeholder. Sono necessari interventi urgenti. I responsabili della finanza patrimoniale devono migliorare le competenze del proprio personale, assumere nuovi esperti e sfruttare appieno l&#039;architettura API-first. Sta diventando sempre più evidente l&#039;esistenza di un divario generazionale e gli stakeholder devono garantire che i progetti di trasformazione digitale vengano realizzati con una cultura del cambiamento ben definita, al fine di ottenere i migliori risultati.”
“Dati di qualità rappresentano la preziosa risorsa ad alto margine del futuro e, garantendosi le riserve oggi, il settore si assicurerà un futuro migliore.”
Naeem Ghauri, Presidente e co-fondatore di NETSOL Technologies, ha dichiarato:
“Il nostro nuovo report dimostra che il settore del finanziamento degli asset non manca certo di ambizione. I leader aziendali desiderano abbracciare l&#039;innovazione ed eliminare i punti critici che rallentano il percorso del cliente. Sfruttando l&#039;intelligenza artificiale e altre tecnologie digitali, il nostro settore può compiere un passo fondamentale verso un futuro in cui questi punti critici saranno solo una nota a piè di pagina nella storia.”
“C&#039;è però un problema. Molti leader nel settore della finanza patrimoniale valutano il proprio livello di maturità digitale come &#039;elevato&#039;, ma la disponibilità e l&#039;accessibilità dei dati sono carenti. Le organizzazioni devono essere audaci e trasformare il loro approccio all&#039;IA. Ciò potrebbe includere lo smantellamento delle infrastrutture obsolete esistenti e la definizione di ambiziosi obiettivi di trasformazione digitale.”
&quot;Come dimostra la ricerca, i sistemi legacy rappresentano un enorme onere finanziario per le aziende. Investendo in un sistema più moderno, basato sia su API che su intelligenza artificiale, le organizzazioni potranno risparmiare di più nel lungo termine, liberando capitali da investire in progetti di intelligenza artificiale più ambiziosi e innovativi.&quot;
 
Informazioni su NETSOL Technologies   NETSOL Technologies offre soluzioni all&#039;avanguardia per il settore del finanziamento e del leasing di beni strumentali, servendo case automobilistiche e produttori di attrezzature, captive del settore automobilistico e istituzioni finanziarie in oltre 30 paesi. Fin dalla sua fondazione nel 1996, NETSOL è stata all&#039;avanguardia della tecnologia, pioniera di innovazioni con le sue soluzioni di finanziamento di beni strumentali, e oggi sfrutta l&#039;intelligenza artificiale avanzata e i servizi cloud per soddisfare le complesse esigenze del mercato globale. Rinomata per la sua profonda esperienza nel settore, l&#039;approccio incentrato sul cliente e l&#039;impegno per l&#039;eccellenza, NETSOL promuove solide partnership con i suoi clienti, garantendo il loro successo in un panorama in continua evoluzione. Con una ricca storia di innovazione, pratiche commerciali etiche e un&#039;attenzione alla sostenibilità, NETSOL si impegna a supportare le aziende in tutto il mondo, consolidando la sua posizione di partner di fiducia per le aziende leader a livello globale. 
Visita il sito Leaseurope
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            <category>Innovazione</category>
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            <title>Stop rate mutui per maltempo a Catanzaro e Cosenza</title>
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            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’ABI ha diffuso il 10 aprile una lettera circolare agli Associati nella quale segnala che è stata pubblicata, sul sito del Dipartimento della Protezione Civile, l’Ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione Civile con cui è stata adottata una misura di sospensione del pagamento delle rate dei mutui, in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici verificatisi dall’11 al 20 febbraio 2026 nel territorio delle province di Catanzaro e di Cosenza. Tale Ordinanza, in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, recepisce i contenuti dell’accordo sottoscritto da ABI, Protezione Civile e dalle Associazioni dei consumatori per assicurare tempestività degli interventi a favore delle popolazioni colpite da calamità naturali. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale sarà possibile per le banche dare immediata attuazione alla sospensione dei mutui per questi territori.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Anfia, produzione automotive italiana: +13,3% a febbraio</title>
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            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A febbraio 2026, secondo i dati ISTAT, la produzione dell’industria automotive italiana nel suo insieme[1] registra una crescita del 13,3% rispetto a febbraio 2025, mentre nei primi due mesi del 2026 aumenta del 12,6%.
Guardando ai singoli comparti produttivi del settore, l’indice della fabbricazione di autoveicoli[2] (codice Ateco 29.1) registra una variazione tendenziale positiva del 9,8% a febbraio e del 17,7% nei primi due mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025; quello della fabbricazione di carrozzerie per autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (codice Ateco 29.2) cala del 7% nel mese e del 6,8% nel bimestre; infine, quello della fabbricazione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori[3] aumenta del 20,4% a febbraio e del 6,7% nel periodo gennaio-febbraio 2026.
Secondo i dati preliminari di ANFIA, la produzione domestica delle sole autovetture a febbraio 2026 ammonta a circa 24.000 unità, in calo del 2,5% rispetto a febbraio 2025.
Il comparto produttivo automotive si colloca nel contesto di una produzione industriale italiana complessiva in lieve crescita a febbraio 2026 rispetto ai livelli del secondo mese dello scorso anno. L’indice della produzione industriale nel suo complesso[4], infatti, aumenta dello 0,5% a febbraio e chiude con una variazione nulla (+0,0%) i primi due mesi dell’anno in corso rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il fatturato dell’industria in senso stretto (escluso il comparto Costruzioni) registra un decremento del 3,9% a gennaio 2026, ultimo dato disponibile (-3,6% sul mercato interno e -4,5% sui mercati esteri)...continua a leggere sul sito dell&#039;Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Caro energia, Ue: misure il 22 aprile</title>
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            <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Commissione europea si prepara a intervenire contro il nuovo aumento dei prezzi dell’energia. Il prossimo 22 aprile, il collegio dei commissari dovrebbe adottare una comunicazione sull’energia contenente una prima serie di misure per fronteggiare il caro energia innescato dalle recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente. L’iniziativa figura nell’ultimo ordine del giorno della Commissione, pubblicato nei giorni scorsi, e resta suscettibile di modifiche. 
Al centro del documento vi sarà una “toolbox” di strumenti pensata per aiutare gli Stati membri a proteggere famiglie e imprese dall’impatto dei rincari delle bollette. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva annunciato questo pacchetto di interventi già durante il Consiglio europeo di marzo, sottolineando la necessità di una risposta coordinata a livello Ue per evitare reazioni nazionali frammentate. 
Una risposta alla crisi in Medio Oriente
L’iniziativa di Bruxelles arriva in un contesto di forte instabilità dei mercati energetici. Dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente, i prezzi di gas e petrolio hanno registrato forti rialzi, con il gas che – secondo stime recenti – ha segnato aumenti intorno al 70% rispetto ai livelli precedenti alla crisi. Una dinamica che rischia di ripercuotersi sulla competitività dell’industria europea e sul potere d’acquisto delle famiglie. 
La comunicazione del 22 aprile avrà natura non legislativa, ma a Bruxelles non si esclude che possa essere affiancata, in una fase successiva, da proposte legislative vere e proprie qualora la situazione dovesse peggiorare o protrarsi nel tempo.
Le ipotesi sul tavolo
Tra le opzioni allo studio figurano il rafforzamento degli aiuti di Stato, una maggiore flessibilità per i contratti di fornitura di lungo periodo dell’elettricità e interventi mirati per ridurre la domanda energetica, evitando al contempo misure che possano distorcere il mercato. La Commissione insiste sulla necessità che le misure siano temporary, mirate e coordinate, per non compromettere gli obiettivi della transizione verde né la sostenibilità delle finanze pubbliche.
Resta invece esclusa, almeno per il momento, l’ipotesi di una nuova sospensione generalizzata del Patto di stabilità, che secondo la Commissione non sarebbe “appropriata in questa fase”, nonostante le sollecitazioni arrivate da alcuni Stati membri, tra cui l’Italia.
I prossimi passi
Il 22 aprile rappresenterà dunque un primo snodo politico. La comunicazione servirà soprattutto a indicare la direzione dell’azione europea e a fornire agli Stati membri una cornice comune entro cui muoversi. Eventuali misure più incisive, comprese quelle di carattere legislativo, potrebbero arrivare nelle settimane successive, in base all’evoluzione dei prezzi e del quadro geopolitico internazionale.
Approfondimenti sul tema

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            <category>Economia</category>
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            <title>CDP, Regioni e Finanziarie: investimenti da 2,6 mld</title>
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            <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Individuare nuove forme di partnership per realizzare investimenti strategici per i territori e dare slancio al tessuto imprenditoriale locale. Questi gli obiettivi al centro di “Oggi, per l’Italia del futuro: quarto Incontro Annuale per lo sviluppo sostenibile delle Regioni”, la nuova edizione dell’appuntamento organizzato da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) insieme alla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e all’Associazione Nazionale delle Finanziarie Regionali (ANFIR).
In apertura della giornata sono intervenuti il Presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini, l’Amministratore Delegato di CDP, Dario Scannapieco, il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Massimiliano Fedriga, e il Presidente dell’ANFIR, Michele Vietti. I lavori sono proseguiti nel corso della mattinata con la partecipazione di oltre 130 rappresentanti del sistema regionale.
Le sinergie fra Cassa Depositi e Prestiti, Istituzioni locali e forze economiche del territorio costituiscono un volano sempre più rilevante, come dimostra quanto mobilitato tra il 2022 e il 2025. Si tratta di oltre 2,6 miliardi di euro, relativi al quadriennio guidato dall’attuale management, impegnati in progetti a favore di Regioni, Province Autonome, Società partecipate dalle Regioni e che includono anche i programmi condotti insieme alle Finanziarie regionali.
Di questi, circa 1,8 miliardi sono stati indirizzati al sostegno di investimenti chiave per i territori; si registra inoltre un ulteriore rafforzamento nel ricorso a soluzioni di finanza innovativa, come i Basket Bond Regionali volti a facilitare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese.
Nell’ultimo periodo Cassa Depositi e Prestiti ha rafforzato la sua vicinanza al tessuto e alle comunità locali con una rete di 28 presidi tra uffici e spazi dedicati che comprendono anche sei Hub macroregionali di coordinamento, per garantire un contatto ancora più diretto con gli Enti e le aziende del territorio. Una presenza che si è concretizzata anche in numerose attività, tra cui la sottoscrizione di accordi finalizzati a potenziare la capacità di utilizzo dei Fondi europei a livello regionale attraverso il sostegno tecnico-finanziario di CDP. Recente è anche la firma del cosiddetto “Addendum 2025 al Protocollo ANFIR-CDP” che ha prorogato e ampliato la cooperazione tra le parti nei settori del credito agevolato e delle garanzie.
L’incontro organizzato presso la sede di Cassa Depositi e Prestiti si è articolato in tre tavoli di confronto sui temi riguardanti: gli strumenti finanziari per gli investimenti; la rigenerazione urbana sostenibile e gli interventi per l’abitare; le soluzioni per accelerare la crescita dimensionale e l’innovazione tecnologica di PMI e Mid Cap.
Il Presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini, ha sottolineato: “La quarta edizione dell’incontro annuale con Regioni, Province autonome e Finanziarie regionali si inserisce in uno scenario, per il Paese e per l’Europa, nel quale fare sistema non è solo un valore ma una necessità. In questo contesto, Cassa Depositi e Prestiti rafforza il proprio impegno nel dialogo strutturato con i suoi partner, per individuare nuove traiettorie di crescita sostenibile e duratura nel tempo, anche attraverso il pieno utilizzo delle tecnologie più avanzate. Nel suo ruolo di Banca promozionale, CDP è chiamata a dare continuità allo sviluppo e alla competitività dei territori, agevolando la diffusione capillare dei benefici dell’innovazione e accompagnando le imprese nelle trasformazioni in atto. La solida relazione con le Regioni e l’ANFIR è un’importante leva per affrontare con successo questi snodi decisivi e i lavori di oggi costituiscono la base per rinnovare questa alleanza”.
L’Amministratore Delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco, ha evidenziato: “Questo incontro, espressione della solida partnership tra CDP, Regioni e Finanziarie regionali, rappresenta non soltanto un’importante occasione di confronto ma un tassello fondamentale di una strategia condivisa per lo sviluppo del Paese. La collaborazione con le Regioni e le loro partecipate ha consentito a Cassa Depositi e Prestiti di sostenere realtà pubbliche e private in oltre il 78% dei Comuni, raggiungendo aree in cui vive più del 97% della popolazione italiana. Guardando agli ultimi anni, dal 2022 ad oggi, grazie al lavoro con le Regioni è stato attivato un volume di iniziative di valore pari a 2,6 miliardi. Le risorse straordinarie del PNRR hanno consentito di accelerare investimenti indispensabili. La priorità, ora, è rendere strutturale la capacità di programmazione e attuazione degli investimenti pubblici anche oltre la stagione del Piano e assicurare continuità e coesione quali fattori chiave per la competitività nazionale”.
Il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Massimiliano Fedriga, ha commentato: “Gli investimenti pubblici sono diventati sempre più complessi, richiedono maggiori capacità progettuali, sostenibilità finanziaria e integrazione tra diverse fonti di finanziamento. In questo senso la collaborazione delle Regioni con Cassa Depositi e Prestiti e ANFIR è centrale ed è destinata a rafforzarsi. Penso agli strumenti agevolativi e alle soluzioni innovative a supporto della crescita nazionale e internazionale delle imprese, nonché ai modelli di residenzialità e di risposta all’emergenza abitativa da sviluppare anche in un’ottica di rigenerazione urbana, sino agli investimenti in infrastrutture e in sanità. La sfida che abbiamo davanti è quindi duplice: da un lato consolidare i risultati ottenuti con il PNRR; dall’altro costruire un nuovo ciclo di investimenti pubblici per la fase del post-PNRR capace di sostenere la crescita, ridurre i divari territoriali e rafforzare la qualità dei servizi ai cittadini”.
Il Presidente dell’ANFIR, Michele Vietti, ha dichiarato: “Le finanziarie regionali possono svolgere un ruolo sempre più strategico nel collegare la programmazione pubblica con il mercato dei capitali. Rafforzare l’uso degli strumenti finanziari e la collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti significa rendere più efficaci le politiche di investimento e sostenere concretamente PMI e territori. Per questo è fondamentale coinvolgere gli istituti di promozione già nella fase di programmazione delle politiche europee”.
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            <category>Corporate News</category>
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            <title>Dlgs Riforma TUF: approvato il Testo bollinato</title>
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            <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 06:49:52 +0000</pubDate>
            <description>Il percorso di riforma del Testo Unico della Finanza (TUF) giunge a una fase decisiva con la predisposizione del testo bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) del decreto legislativo attuativo della delega contenuta nella legge 5 marzo 2024, n. 21 (c.d. “Legge Capitali”), come successivamente integrata dalla legge 11 marzo 2025, n. 28. Il bollino della RGS certifica la neutralità finanziaria del provvedimento e rappresenta un passaggio cruciale verso l’approvazione definitiva.
La riforma si inserisce in un più ampio disegno di modernizzazione dei mercati dei capitali italiani, con l’obiettivo di rafforzarne la competitività, favorire l’accesso delle imprese al capitale di rischio e rendere il quadro normativo più semplice e attrattivo per gli investitori, in linea con i principali ordinamenti europei. 
Ambito e struttura del decreto legislativo
Il decreto legislativo interviene in modo organico e sistematico sia sul D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF), sia su numerose disposizioni del Codice civile applicabili alle società emittenti. Il testo si articola in undici articoli, cui si affiancano disposizioni transitorie e di coordinamento. 
Gli interventi riguardano:

disposizioni comuni e definizioni;
disciplina degli intermediari;
gestione collettiva del risparmio;
funzionamento dei mercati;
appello al pubblico risparmio;
disciplina degli emittenti e corporate governance;
apparato sanzionatorio;
coordinamento con il Codice civile.

Mercati dei capitali e semplificazione regolamentare
Uno dei pilastri della riforma è la semplificazione della disciplina dei mercati, con una riduzione degli oneri amministrativi e un rafforzamento del dialogo tra autorità di vigilanza e operatori. In tale prospettiva, il decreto razionalizza le competenze tra Consob e Banca d’Italia, valorizzando anche il ruolo dell’educazione finanziaria quale obiettivo della vigilanza pubblica. 
Particolare attenzione è riservata alla gestione collettiva del risparmio, con il riconoscimento del ruolo strategico di private equity e venture capital nello sviluppo del sistema produttivo. Il testo introduce e disciplina nuovi modelli organizzativi, come le società di partenariato, ampliando le forme giuridiche ammissibili per l’investimento collettivo.
Offerte pubbliche di acquisto e tutela del mercato
Il decreto modifica in modo significativo la disciplina delle offerte pubbliche di acquisto (OPA), introducendo una soglia unica del 30% per l’obbligo di OPA totalitaria e riducendo da dodici a sei mesi il periodo di riferimento per il calcolo del prezzo d’offerta. Tra le novità più rilevanti figura anche:

l’innalzamento al 10% della soglia per l’OPA da consolidamento;
la riduzione al 90% della soglia per l’esercizio del diritto di squeeze-out;
l’introduzione della regola del “put up or shut up” in caso di indiscrezioni su possibili operazioni straordinarie. 

Tali interventi mirano a incrementare la trasparenza del mercato e a garantire una maggiore certezza regolamentare per emittenti e investitori.
Emittenti quotati e corporate governance
Ampio spazio è dedicato alla disciplina degli emittenti quotati, con una revisione profonda delle regole sulla governance societaria. Il testo bollinato introduce un modello più flessibile per lo svolgimento delle assemblee, valorizzando il ricorso a strumenti digitali, alla partecipazione a distanza e al voto elettronico, anche al di fuori di contesti emergenziali. 
La riforma distingue inoltre tra società già quotate e società in fase di prima quotazione, prevedendo per queste ultime un regime più leggero e graduale, al fine di favorire l’accesso al mercato dei capitali delle PMI e degli emittenti di nuova quotazione.
Sul versante del Codice civile, il decreto introduce una disciplina autonoma dei sistemi alternativi di amministrazione e controllo, ampliando la libertà statutaria nella scelta dei modelli di governance. 
Significato del testo bollinato e prospettive
La bollinatura da parte della Ragioneria Generale dello Stato conferma il rispetto della clausola di invarianza finanziaria e consente il completamento dell’iter di approvazione del decreto. Una volta entrato in vigore, il nuovo Dlgs rappresenterà uno dei più importanti interventi di aggiornamento del TUF dal 1998, destinato a incidere in modo strutturale sul funzionamento del mercato finanziario italiano. 
La riforma si propone, in definitiva, di rendere il sistema più moderno, competitivo e allineato agli standard europei, rafforzando la capacità del mercato dei capitali di sostenere la crescita economica del Paese.

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Bankitalia: proiezioni macroeconomiche Italia, aprile 2026</title>
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            <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha pubblicato ad aprile 2026 l’aggiornamento delle proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana, offrendo un quadro di riferimento sull’evoluzione congiunturale nel prossimo triennio. Lo scenario delineato indica una crescita ancora moderata, condizionata dal contesto internazionale e dall’orientamento restrittivo, seppur gradualmente più neutrale, della politica monetaria.
L’inflazione è attesa in progressivo rientro rispetto ai picchi degli anni precedenti, grazie alla normalizzazione dei prezzi energetici e al rallentamento delle pressioni sui beni importati. Rimangono tuttavia elementi di attenzione legati ai costi dei servizi e alle dinamiche salariali. Sul fronte della domanda interna, i consumi delle famiglie mostrano segnali di recupero, sostenuti dal miglioramento del reddito reale, mentre gli investimenti restano selettivi e sensibili alle condizioni di finanziamento.
Il documento sottolinea anche i rischi al ribasso, riconducibili alle tensioni geopolitiche, alla volatilità dei mercati finanziari e a un possibile indebolimento del commercio globale. In questo quadro, Bankitalia evidenzia il ruolo cruciale delle politiche strutturali e dell’efficace utilizzo delle risorse europee per rafforzare il potenziale di crescita dell’economia italiana.

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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>DFP, il Parlamento approva la Risoluzione</title>
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            <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Parlamento ha approvato la Risoluzione sul Documento di Finanza Pubblica (DFP), dando il via libera all’impianto complessivo della strategia di politica economica e di bilancio delineata dal Governo. Il voto rappresenta un passaggio chiave nel ciclo della programmazione finanziaria, poiché definisce gli indirizzi macroeconomici e di finanza pubblica che guideranno le scelte dell’Esecutivo nei prossimi mesi.
Con l’approvazione della Risoluzione, le Camere hanno espresso una valutazione politica sul quadro programmatico, confermando – pur con osservazioni e impegni specifici – la linea tracciata dal DFP in un contesto ancora caratterizzato da incertezze economiche e geopolitiche.
Il ruolo della Risoluzione nel ciclo di bilancio
La Risoluzione sul DFP non modifica il Documento, ma ne costituisce il passaggio parlamentare centrale, attraverso il quale il legislatore:

approva o indirizza gli obiettivi macroeconomici;
valuta l’andamento dei conti pubblici;
impegna il Governo su specifiche priorità di intervento.

Il voto parlamentare assume quindi una funzione di raccordo tra la cornice programmatica e le successive decisioni di politica fiscale, che troveranno attuazione nei provvedimenti collegati e nella prossima legge di bilancio.
Crescita, conti pubblici e sostenibilità
Al centro del dibattito sulla Risoluzione vi è stato l’equilibrio tra sostegno alla crescita economica, controllo del debito pubblico e rispetto degli impegni europei. Il DFP delinea un percorso graduale di rientro, compatibile con la necessità di non comprimere gli investimenti e di accompagnare il sistema produttivo in una fase ancora complessa.
La Risoluzione richiama l’esigenza di mantenere una gestione prudente dei conti pubblici, valorizzando al contempo gli strumenti di politica economica più orientati allo sviluppo, all’innovazione e alla competitività.
Attenzione a imprese, lavoro e investimenti
Nel corso dell’esame parlamentare, un’attenzione particolare è stata rivolta al ruolo delle imprese e degli investimenti, considerati fattori determinanti per il consolidamento della crescita. La Risoluzione impegna il Governo a:

favorire un contesto normativo stabile;
sostenere gli investimenti produttivi;
accompagnare le transizioni digitale ed energetica.

In questo quadro, il DFP viene letto come un documento di impostazione strategica, che dovrà tradursi in misure coerenti nei successivi provvedimenti fiscali e settoriali.
Rapporti con l’Unione europea
La Risoluzione assume rilievo anche in chiave europea. Il DFP costituisce infatti la base del dialogo con le istituzioni UE nell’ambito del coordinamento delle politiche di bilancio. L’approvazione parlamentare rafforza quindi la posizione del Governo nel confronto con Bruxelles, in una fase di evoluzione delle regole fiscali europee.
Il Parlamento ha richiamato l’esigenza di salvaguardare margini di flessibilità utili a sostenere la crescita, senza compromettere la credibilità finanziaria del Paese.
Testo approvato

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            <category>Economia</category>
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            <title>Istat, Industria: a febbraio +0,1%, annuo +0,5%</title>
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            <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 06:49:24 +0000</pubDate>
            <description>A febbraio 2026 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,1% rispetto a gennaio. Nella media del trimestre dicembre-febbraio il livello della produzione diminuisce dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti.
L’indice destagionalizzato aumenta su base mensile per i beni strumentali (+1,1%) e i beni intermedi (+0,2%); mentre si osservano flessioni per i beni di consumo (-0,4%) e l’energia (-4,8%).
Al netto degli effetti di calendario, a febbraio 2026 l’indice generale aumenta in termini tendenziali dello 0,5% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20, come a febbraio 2025). Crescono in misura più marcata i beni strumentali (+4,4%) e con minore intensità i beni intermedi (+0,1%); variazioni negative registrano invece, i beni di consumo e l’energia (-2,1% per entrambi i raggruppamenti).
I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali più elevati sono la fabbricazione di mezzi di trasporto (+10,0%), la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (+7,8%) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+5,2%). Le flessioni più ampie si rilevano nella fabbricazione di prodotti chimici (-6,8%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-6,4%) e nelle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchinari ed apparecchiature (-5,8%). 
Il commento
A febbraio l’indice destagionalizzato della produzione industriale registra un modesto incremento congiunturale. Risulta, tuttavia, negativo l’andamento congiunturale complessivo nella media del periodo dicembre-febbraio. Si rileva, tra i principali raggruppamenti di industrie, una dinamica mensile positiva per i beni strumentali e i beni intermedi, mentre sono in flessione i beni di consumo e l’energia. Su base annua, dopo la flessione di gennaio, l’indice generale, al netto degli effetti di calendario, torna a crescere.
Approfondisci sul sito dell&#039;Istat</description>
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            <title>GU: pubblicato il Dlgs di recepimento AIFMD II</title>
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            <pubDate>Thu, 09 Apr 2026 15:45:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo di recepimento della direttiva AIFMD II, che aggiorna in modo significativo il quadro normativo europeo e nazionale sui gestori di fondi di investimento alternativi (GEFIA). Il provvedimento introduce nuove regole in materia di gestione del rischio, leva finanziaria, deleghe, reporting e accesso ai servizi di deposito, con l’obiettivo di rafforzare la stabilità del sistema finanziario e la tutela degli investitori.
Il decreto segna un passaggio rilevante per il mercato italiano del risparmio gestito, chiamato ora ad adeguarsi a un assetto regolamentare più armonizzato a livello UE.
Le principali novità per i gestori
Il recepimento di AIFMD II interviene su alcuni profili chiave dell’operatività dei GEFIA. In primo luogo, vengono rafforzate le regole sulla gestione della leva finanziaria, con maggiori poteri attribuiti alle autorità di vigilanza per limitare o vietare l’uso eccessivo della leva in presenza di rischi per la stabilità finanziaria.
Il decreto aggiorna inoltre il regime delle deleghe, introducendo criteri più stringenti per evitare fenomeni di “letter-box entities” e garantire che le funzioni essenziali rimangano effettivamente sotto il controllo del gestore autorizzato.
Depositary passport e servizi transfrontalieri
Una delle innovazioni più rilevanti riguarda l’introduzione del depositary passport, che amplia la possibilità per i fondi alternativi di avvalersi di depositari stabiliti in altri Stati membri. La misura mira a rafforzare il mercato unico dei capitali, aumentando la concorrenza e l’efficienza dei servizi di deposito, pur nel rispetto di requisiti prudenziali elevati.
Per gli operatori italiani, la novità apre nuove opportunità, ma richiede al tempo stesso un’attenta valutazione dei profili contrattuali e di responsabilità.
Rafforzamento di trasparenza e reporting
Il decreto recepisce anche le nuove disposizioni in materia di trasparenza e obblighi informativi. I gestori sono tenuti a fornire dati più dettagliati alle autorità di vigilanza sui portafogli, sull’esposizione ai rischi di liquidità e sull’utilizzo della leva finanziaria, con l’obiettivo di migliorare il monitoraggio macroprudenziale.
Aumentano inoltre gli obblighi informativi nei confronti degli investitori, in un’ottica di maggiore chiarezza su strategie, costi e rischi dei fondi alternativi.
Impatti per il mercato italiano
L’entrata in vigore del decreto impone agli operatori una revisione delle strutture organizzative, dei processi di controllo interno e dei sistemi di reporting. Per i gestori di dimensioni medio‑piccole, l’adeguamento potrebbe comportare costi organizzativi rilevanti, mentre per gli operatori più strutturati AIFMD II rappresenta un ulteriore passo verso una gestione più integrata a livello europeo.
Le autorità di vigilanza avranno un ruolo centrale nella fase di prima applicazione, chiamate ad accompagnare il mercato nel passaggio al nuovo regime regolamentare e a fornire indicazioni interpretative sulle disposizioni più complesse.
Le prossime scadenze
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il decreto entra formalmente in vigore secondo i termini previsti. I gestori sono ora chiamati a valutare tempestivamente l’impatto delle nuove regole sui modelli operativi e a pianificare gli interventi necessari per assicurare la piena conformità.
Il recepimento di AIFMD II rappresenta un tassello importante nel percorso di rafforzamento dell’Unione dei mercati dei capitali, ponendo nuove sfide ma anche opportunità per l’industria italiana dei fondi alternativi.
Provvedimento

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            <category>Normativa</category>
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            <title>OCSE: Italia in crescita, ma freni su produttività e debito</title>
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            <pubDate>Thu, 09 Apr 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Secondo l’OCSE, l’economia italiana continua a mostrare una capacità di crescita e di tenuta superiore alle attese, ma resta penalizzata da criticità strutturali che ne limitano il potenziale nel medio‑lungo periodo. Accanto ai segnali positivi sul fronte macroeconomico, l’Organizzazione evidenzia ritardi persistenti in tre aree chiave: produttività, partecipazione femminile al mercato del lavoro e debito pubblico.
Un quadro che restituisce l’immagine di un Paese resiliente sul piano congiunturale, ma ancora fragile sul versante strutturale.
Crescita moderata, ma inferiore al potenziale
L’OCSE riconosce che l’Italia ha beneficiato di una fase di crescita favorita dalla ripresa degli investimenti, dal miglioramento dell’occupazione e dal sostegno delle politiche pubbliche. Tuttavia, il ritmo di espansione rimane moderato e inferiore al potenziale necessario per ridurre in modo duraturo le distanze con le principali economie avanzate.
La crescita appare inoltre più esposta ai rischi esterni rispetto ad altri Paesi, a causa di una struttura produttiva frammentata e di margini di manovra di politica economica più limitati.
Produttività: il nodo irrisolto
Il principale freno alla crescita di lungo periodo rimane la bassa produttività del lavoro, tema ricorrente nelle analisi OCSE sull’Italia. La produttività stagnante riflette una combinazione di fattori strutturali:

prevalenza di imprese di piccola dimensione;
lenta adozione delle tecnologie digitali;
investimenti in innovazione ancora insufficienti;
complessità regolatorie e amministrative.

Senza un aumento significativo della produttività, avverte l’OCSE, diventa difficile sostenere salari più elevati, rafforzare la competitività internazionale e migliorare la qualità dell’occupazione.
Partecipazione femminile: grande potenziale inutilizzato
Un altro elemento critico riguarda la bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro, che continua a collocare l’Italia nelle retrovie tra i Paesi OCSE ed europei. Il divario occupazionale di genere riduce non solo l’equità sociale, ma anche il potenziale di crescita economica.
Secondo l’Organizzazione, un maggiore inserimento delle donne nel mercato del lavoro avrebbe effetti positivi su:

PIL e produttività complessiva;
sostenibilità del sistema previdenziale;
resilienza del mercato del lavoro.

Tra gli ostacoli principali permangono la carenza di servizi per l’infanzia, le difficoltà di conciliazione lavoro‑famiglia e le disuguaglianze territoriali.
Debito pubblico: un vincolo strutturale permanente
Il debito pubblico elevato resta uno dei principali punti di attenzione nelle valutazioni OCSE. Pur riconoscendo i progressi nella gestione dei conti e il graduale rientro dai livelli emergenziali, l’Organizzazione sottolinea che l’elevato rapporto debito‑PIL continua a comprimere i margini di politica fiscale.
Questo vincolo:

limita la capacità di risposta a nuovi shock;
rende l’economia più sensibile alle variazioni dei tassi di interesse;
impone scelte di bilancio particolarmente prudenti.

Per l’OCSE, la riduzione del debito deve procedere in modo graduale e credibile, evitando di penalizzare gli investimenti produttivi.
Riforme e investimenti al centro della strategia
Il messaggio complessivo dell’OCSE è chiaro: la crescita italiana può consolidarsi solo affrontando in modo strutturale le debolezze storiche del Paese. Le priorità individuate riguardano:

riforme che aumentino la produttività e la dimensione media delle imprese;
politiche attive del lavoro più efficaci;
investimenti in capitale umano, istruzione e competenze;
rafforzamento dei servizi di welfare per favorire l’occupazione femminile.

Solo intervenendo su questi fronti sarà possibile trasformare la crescita congiunturale in sviluppo duraturo.
Una sfida di lungo periodo
L’analisi OCSE restituisce dunque un’immagine a doppia velocità: da un lato un’economia che cresce e mostra resilienza, dall’altro un Paese ancora frenato da nodi strutturali irrisolti. Produttività, partecipazione femminile e debito pubblico restano le tre grandi sfide su cui si gioca la credibilità economica dell’Italia nei prossimi anni.
La capacità di affrontarle determinerà se la crescita attuale potrà tradursi in un percorso più solido di competitività, inclusione e stabilità finanziaria.
Fondamenti per la crescita e la competitività 2026

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            <category>Economia</category>
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            <title>Dl Fiscale, il leasing tra regole e crescita</title>
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            <pubDate>Thu, 09 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il DL Fiscale, al centro del recente confronto tra Governo e rappresentanze imprenditoriali, interviene su un quadro normativo che incide direttamente sulle decisioni di investimento delle imprese. In questo contesto, il leasing emerge come uno degli strumenti più sensibili agli effetti delle misure fiscali, sia per il suo ruolo nel finanziamento dei beni strumentali sia per l’impatto che eventuali modifiche normative possono avere sulla convenienza economica degli investimenti.

Le preoccupazioni espresse dal mondo produttivo dopo la pubblicazione del decreto hanno riportato l’attenzione sull’importanza di preservare stabilità, prevedibilità e neutralità fiscale, elementi chiave per il pieno utilizzo del leasing come leva di sviluppo.
Leasing e certezza del quadro fiscale
Il leasing rappresenta da anni uno strumento centrale per sostenere gli investimenti in:

macchinari e impianti industriali,
tecnologie digitali e 4.0/5.0,
mezzi di trasporto e infrastrutture,
soluzioni per efficienza energetica e sostenibilità.

La sua efficacia dipende in larga misura da un quadro fiscale stabile, in particolare per quanto riguarda:

deducibilità dei canoni,
tempi di ammortamento,
coordinamento con crediti d’imposta e incentivi.

Ogni intervento del DL Fiscale che incida su questi meccanismi ha quindi effetti immediati sulla programmazione finanziaria delle imprese e sull’operatività degli intermediari specializzati.
Il leasing come strumento anticiclico
In una fase economica caratterizzata da incertezza, costo del credito elevato e pressione sui margini, il leasing svolge una funzione implicitamente anticiclica. Consente infatti di:

realizzare investimenti senza immobilizzare capitale;
preservare liquidità e linee di credito;
allineare i flussi di cassa al reale utilizzo del bene.

Il DL Fiscale, pur avendo obiettivi di gettito e razionalizzazione, è chiamato a tenere conto di questo ruolo, evitando interventi che possano disincentivare l’utilizzo di strumenti finanziari orientati alla crescita produttiva.
Imprese e dialogo con l’Esecutivo
Dal confronto avviato con il Governo sono arrivate prime rassicurazioni sulla possibilità di interventi correttivi, segnale ritenuto fondamentale dalle imprese. Per il settore del leasing, il dialogo istituzionale è cruciale per garantire che le misure fiscali non compromettano l’accesso agli investimenti, soprattutto per le PMI, che fanno ampio ricorso a questo strumento.
In questo senso, il leasing non è solo una tecnica di finanziamento, ma un abilitatore di politica industriale, capace di tradurre gli incentivi fiscali in investimenti reali.
Coordinamento con gli incentivi pubblici
Un altro elemento centrale riguarda il coordinamento tra DL Fiscale e strumenti agevolativi. Il leasing è spesso utilizzato in combinazione con:

crediti d’imposta per beni strumentali;
misure per l’innovazione tecnologica;
interventi legati alla transizione energetica.

Un impianto fiscale coerente consente di massimizzare l’efficacia di queste misure, mentre disallineamenti normativi rischiano di rallentare l’attuazione degli investimenti, con effetti negativi sull’intero tessuto produttivo.
Prospettive
Il DL Fiscale rappresenta un banco di prova per la capacità di coniugare esigenze di bilancio pubblico e sostegno alla crescita. In questo equilibrio, il leasing occupa una posizione strategica: proteggerne la piena operatività significa favorire investimenti, innovazione e competitività.
La fiducia richiamata dalle associazioni imprenditoriali passa anche da qui: da regole fiscali chiare e stabili che permettano al leasing di continuare a svolgere il suo ruolo di ponte tra politiche pubbliche e economia reale.

  Provvedimento</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Dl Energia e leasing, spinta a investimenti e rinnovabili</title>
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            <pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge di conversione del DL Energia (S.1857), rinnovando la fiducia al Governo. Con il voto favorevole di Palazzo Madama si chiude così l’iter parlamentare del provvedimento, che diventa legge dello Stato in vista della prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, attesa entro il 21 aprile. 

Il DL Energia rafforza il quadro degli interventi a sostegno di famiglie e imprese contro l’impatto dei costi energetici e rilancia il percorso di transizione verso un sistema più efficiente e sostenibile. In questo contesto, il leasing si conferma uno degli strumenti finanziari più efficaci per tradurre le misure del decreto in investimenti concreti.
Il leasing come leva operativa del Dl Energia
Molte delle misure contenute nel DL Energia presuppongono la realizzazione di nuovi investimenti, in particolare in:

impianti per l’efficienza energetica,
autoproduzione da fonti rinnovabili,
ammodernamento di macchinari e infrastrutture,
riduzione dei consumi energetici nei processi produttivi.

Il leasing consente alle imprese di affrontare questi investimenti senza immobilizzare capitale, rendendo immediatamente operativi gli interventi incentivati dal decreto.
Riduzione dei costi e tutela della liquidità
In una fase di prezzi energetici ancora volatili, il DL Energia punta a garantire continuità produttiva e sostenibilità dei costi. Il leasing si inserisce perfettamente in questo disegno perché:

limita l’esborso iniziale,
consente di distribuire il costo dell’investimento nel tempo,
preserva liquidità e capacità di autofinanziamento.

Per le PMI e le imprese energivore, spesso più esposte all’incremento dei costi energetici, il leasing rappresenta uno strumento di equilibrio finanziario fondamentale.
Leasing e investimenti in rinnovabili
Il decreto dedica ampio spazio alla semplificazione e accelerazione delle fonti rinnovabili, favorendo nuovi impianti e il repowering di quelli esistenti. Il leasing è particolarmente adatto a finanziare:

impianti fotovoltaici ed eolici,
sistemi di accumulo,
soluzioni integrate per l’autoconsumo energetico.

In questo modo, le imprese possono ridurre strutturalmente la dipendenza dai mercati energetici esterni, trasformando una misura emergenziale in un vantaggio competitivo di medio‑lungo periodo.
Compatibilità con incentivi e agevolazioni
Uno dei principali punti di forza del leasing è la compatibilità con regimi di incentivo, crediti d’imposta e contributi pubblici collegati alle politiche energetiche e industriali. Anche nell’ambito del DL Energia, il leasing può:

anticipare l’investimento,
facilitare l’accesso alle misure di sostegno,
migliorare la pianificazione finanziaria e fiscale.

Questo aspetto è particolarmente rilevante in un contesto in cui le imprese devono agire rapidamente per rispettare scadenze e requisiti normativi.
Acceleratore della transizione energetica
Il DL Energia si configura come un provvedimento ponte tra gestione dell’emergenza e strategia di lungo periodo. Il leasing svolge un ruolo coerente con questo approccio: da un lato sostiene la risposta immediata ai costi elevati dell’energia, dall’altro abilita investimenti strutturali che riducono consumi e rischi nel tempo.
Grazie alla flessibilità contrattuale e alla rapidità di attivazione, il leasing diventa così un acceleratore della transizione energetica, contribuendo a trasformare gli obiettivi del decreto in interventi misurabili sull’economia reale.
Prospettive
Con l’entrata in vigore del DL Energia dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, l’efficacia delle misure dipenderà anche dalla capacità delle imprese di utilizzarne appieno gli strumenti finanziari disponibili. In questo scenario, il leasing si conferma un alleato strategico per coniugare sostenibilità ambientale, competitività industriale e stabilità finanziaria.

 
 
 

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            <title>Intesa Sanpaolo presenta la reportistica ESG 2025</title>
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            <pubDate>Thu, 09 Apr 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Anche per il 2025, Intesa Sanpaolo ha pubblicato un set articolato di reportistica volontaria di sostenibilità che rendiconta i risultati ESG ottenuti nell’arco del Piano di Impresa 2022-2025 e, facendo leva sui risultati raggiunti, delinea le linee strategiche del nuovo Piano d’Impresa 2026-2029 confermando l’impegno verso la sostenibilità. Il set di rendicontazione è composto da:
o   SDGs Report che riporta il contributo del Gruppo agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, focalizzato su impegni, azioni, iniziative e risultati che contribuiscono agli SDGs;
o   Climate Report, dedicato alla rendicontazione delle informazioni relative al clima;
o   Responsible Banking Progress Statement che presenta i progressi raggiunti rispetto ai Principles for Responsible Banking dell’UNEP FI, il Programma delle Nazioni Unite per l&#039;Ambiente dedicato al settore finanziario.
Questi documenti di natura volontaria si aggiungono alla Rendicontazione Consolidata di Sostenibilità inserita in un’apposita sezione della Relazione sull’andamento della gestione del Bilancio consolidato, come previsto dalla normativa che ha dato attuazione in Italia alla Direttiva UE Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD. I tre Report, oltre ad informazioni quantitative e qualitative comprendono anche approfondimenti e case study.
Tra i principali risultati dell’impegno di sostenibilità al 31 dicembre 2025, rispetto agli obiettivi definiti nel pilastro ESG del Piano d’Impresa 2022-2025, si evidenziano:
·       89,4 miliardi di euro di nuovo credito erogato a supporto della green economy, circular economy e transizione ecologica nel periodo 2021-2025 (incluso la Missione 2 del PNRR) superando l’obiettivo di 76 miliardi previsto tra 2021 e 2026;
·       15,2 miliardi di euro di mutui green erogati nel periodo 2022-2025, superando l’obiettivo di 12 miliardi di euro nell’intero arco del Piano d’Impresa 2022-2025;
·       39% di riduzione complessiva delle emissioni proprie di CO2 [Scope 1 + Scope 2] rispetto al 2019;
·       95% di energia acquistata da fonte rinnovabile a livello di Gruppo nel 2025;
·       12% di riduzione delle emissioni finanziate assolute nei settori oggetto di target di decarbonizzazione nel 2025;
·       pubblicate le Regole sulla biodiversità e natura;
·       26,7 miliardi di euro di social lending erogati nel periodo 2022-2025, superando l’obiettivo di 25 miliardi di euro;
·       68,2 milioni di interventi dal 2022 relativi al programma Cibo e Riparo per i bisognosi, superando l’obiettivo di 50 milioni di interventi;
·       5.600 studenti formati e in formazione nel programma “Giovani e Lavoro” finalizzato alla formazione e all’accesso al mercato del lavoro italiano, superando l’obiettivo di 3.000 nell’arco del Piano;
·       creata la Corporate Academy con focus sulla formazione trasformativa (8 Faculty create) con l’obiettivo di coinvolgere 20.000 persone l’anno con progressiva estensione anche al personale estero;
·       9.327 persone coinvolte nel piano di upskilling/reskilling nel periodo 2022-2025, volto al miglioramento delle competenze e alla riqualificazione professionale;
·       986 persone iscritte nel periodo 2022-2025 a programmi di talent management Leader del Futuro;
·       904 progetti di innovazione lanciati nel periodo 2022-2025, superando l’obiettivo di 800 in arco Piano;
·       750.000 visitatori alle Gallerie d’Italia nel corso del 2025.
Paola Angeletti, Chief Sustainability Officer Intesa Sanpaolo, ha commentato: “Intesa Sanpaolo ha raggiunto e in molti casi superato gli obiettivi ESG del Piano di Impresa 2022–2025 nonostante il contesto macroeconomico complesso. Il nuovo Piano 2026–2029 consolida l’impegno sociale, destinando 1 miliardo di euro a iniziative contro povertà e disuguaglianze e supporta la transizione sostenibile della clientela: il 30% dei nuovi prestiti a medio-lungo termine nell’arco del Piano di Impresa sarà dedicato ad attività sociali e ambientali, proseguendo al contempo l&#039;impegno per la decarbonizzazione”.
Reportistica di sostenibilità di Intesa Sanpaolo</description>
            <category>Corporate News</category>
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        </item>
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            <title>UIF: Alert sanzioni finanziarie mirate UE</title>
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            <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;Unione Europea ha pubblicato il Regolamento di esecuzione (UE) n. 2026/830 recante modifica al Regolamento (CE) n. 881/2022 del Consiglio che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate alle organizzazioni dell&#039;ISIL (Da&#039;esh) e di Al-Qaeda.
L&#039;aggiornamento è consultabile, per pronta informativa, al seguente link del sito dell&#039;Unione europea:
Gazzetta ufficiale dell&#039;Unione europea - serie L del 08.04.2026
Per l&#039;elenco completo di tutti gli atti normativi adottati fino ad ora dall&#039;Unione europea nelle molteplici iniziative in materia di sanzioni finanziarie si rimanda al seguente link: EU Sanctions map
I soggetti designati di cui al provvedimento indicato saranno ricompresi, salvi i tempi strettamente necessari all&#039;aggiornamento, nella lista consolidata di tutte le persone, gruppi ed entità oggetto di congelamento nel territorio europeo, consultabile - previa registrazione di credenziali per l’accesso al sito (indirizzo e-mail e password) - al seguente link: https://webgate.ec.europa.eu/fsd/fsf#!/files
 
Per informazioni generali sull&#039;applicazione di misure restrittive di &quot;congelamento&quot; dei fondi e delle risorse economiche detenute da persone fisiche e giuridiche, gruppi ed entità specificamente individuati dalle Nazioni Unite e dall&#039;Unione Europea (soggetti &quot;designati&quot;), impiegate anche per contrastare l&#039;attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale si rinvia alla pagina di questo sito specificamente dedicata al tema: https://uif.bancaditalia.it/adempimenti-operatori/contrasto/index.html.</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
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            <title>Consob: consultazione su modifiche alle cartolarizzazioni</title>
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            <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Consob ha sottoposto alla consultazione con il mercato alcune modifiche alle proprie Disposizioni in tema di cartolarizzazioni, emanate in attuazione del Testo Unico della Finanza (art. 4-septies.2).
Alla luce delle evidenze raccolte dopo un primo periodo di applicazione delle Disposizioni Consob, si propongono modifiche essenzialmente volte a ridurre gli oneri gravanti sugli operatori, in particolare nei casi in cui siano tenuti a rendere informative sulle operazioni di cartolarizzazione oltre che alla Consob anche alle autorità prudenziali.
Tra gli interventi più significativi:

l’estensione della tempistica prevista per la notifica delle operazioni di cartolarizzazione ad un mese dalla data di emissione, a fronte degli attuali 5 e 15 giorni rispettivamente per le cartolarizzazioni semplici, trasparenti e standardizzate (“STS”) e per quelle non-standardizzate. Tale proposta allinea i termini di notifica alla Consob con quelli stabiliti dalle autorità prudenziali, favorendo una gestione unitaria degli obblighi di notifica gravanti sulle banche coinvolte in operazioni di cartolarizzazione STS;
l’introduzione per le banche significative della possibilità di trasmettere le attestazioni di conformità al Regolamento Cartolarizzazioni a firma di soggetti delegati dall’organo con funzioni di gestione.

Altre proposte di modifica sono volte ad affinare il contenuto delle Disposizioni Consob, in linea con quanto attualmente previsto dalle FAQ, ad esempio con riferimento alla possibilità di delegare al servicer dell’operazione di cartolarizzazione l’attività di trasmissione delle informazioni alla Consob.
Le osservazioni al documento di consultazione dovranno pervenire entro il 27 aprile 2026 on-line per il tramite del SIPE - Sistema Integrato per l’Esterno.</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
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            <title>Transizione 5.0 e leasing: confronto costruttivo al MIMIT</title>
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            <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Dal confronto tra Governo e imprese sulla Transizione 5.0 arrivano segnali di continuità e rafforzamento della misura. Le linee di intervento restano confermate e, soprattutto, si profila una dotazione finanziaria aggiuntiva fino a 1,5 miliardi di euro, pensata per sostenere la ripresa degli investimenti produttivi e accompagnare la doppia transizione digitale ed energetica del sistema industriale.
Un quadro che viene accolto con attenzione dal mondo delle imprese e dagli operatori finanziari, in particolare dal settore del leasing, che si conferma uno degli strumenti chiave per la messa a terra degli incentivi.
Il ruolo del leasing nella Transizione 5.0
Il leasing si candida a essere uno dei principali veicoli di accesso alla Transizione 5.0, soprattutto per le PMI. La possibilità di finanziare beni strumentali ad alto contenuto tecnologico e soluzioni per l’efficienza energetica senza immobilizzare capitale rappresenta un fattore decisivo in una fase di costo del credito ancora elevato e di grande incertezza macroeconomica.
Già con le precedenti misure di Industria 4.0, il leasing aveva dimostrato di saper intercettare una quota significativa degli investimenti agevolati. Anche nel nuovo schema 5.0, l’attesa è che continui a svolgere una funzione di abilitatore finanziario, consentendo alle imprese di anticipare l’investimento e di beneficiare successivamente del credito d’imposta legato al miglioramento dell’efficienza energetica.
Incentivi e sostenibilità finanziaria
Le conferme arrivate dal tavolo di confronto con il Governo rafforzano la sostenibilità del modello. La disponibilità di risorse aggiuntive riduce il rischio di esaurimento anticipato dei fondi e rende più programmabile l’operatività per società di leasing, intermediari e imprese beneficiarie.
In particolare, il leasing si presta a finanziare:

macchinari interconnessi;
impianti a minore consumo energetico;
soluzioni integrate che combinano digitalizzazione e risparmio energetico.

Strutture contrattuali flessibili e tempi rapidi di istruttoria permettono di allineare l’investimento industriale con i criteri richiesti dalla Transizione 5.0, senza rallentare i piani aziendali.
Impatto su PMI e filiere produttive
Per le piccole e medie imprese, spesso più esposte alle tensioni di liquidità, il leasing può diventare lo strumento centrale per cogliere le opportunità della misura. La possibilità di distribuire nel tempo l’onere finanziario, mantenendo capacità di investimento su altri fronti, è un elemento che rende la Transizione 5.0 più accessibile e meno selettiva.
Anche lungo le filiere – dalla meccanica all’automazione, dall’energia alle tecnologie digitali – l’effetto leva del leasing può accelerare la diffusione delle tecnologie incentivabili, ampliando l’impatto complessivo della misura sull’economia reale.
Le attese del mercato
Gli operatori si attendono ora chiarimenti applicativi e conferme definitive sulle modalità di cumulo e sulle procedure, elementi essenziali per rendere pienamente operativo l’intervento. In questo contesto, la fiducia nel dialogo tra imprese ed Esecutivo resta un fattore chiave per trasformare le risorse stanziate in investimenti concreti.
Se le promesse verranno tradotte in regole chiare e tempi certi, la Transizione 5.0 potrà contare sul leasing come alleato strategico, capace di sostenere innovazione, competitività e transizione energetica del tessuto produttivo italiano.

 </description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
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            <title>ANFIA: mercato auto Italia, marzo 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A marzo 2026, il mercato italiano dell’auto totalizza 185.367 immatricolazioni, pari al 7,6%[1] in più rispetto ai volumi di marzo 2025.Nei primi tre mesi del 2026 i volumi complessivi si attestano a 484.802 unità, con una crescita del 9,2% rispetto al primo trimestre 2025.
Analizzando nel dettaglio le immatricolazioni per alimentazione[3], le autovetture a benzina vedono il mercato di marzo in calo del 18,6%, con quota di mercato del 20,2%; allo stesso modo, le diesel calano del 29,6% con quota del 6,9%. Nel primo trimestre dell’anno, le immatricolazioni di auto a benzina calano del 18,6% e quelle delle auto diesel registrano una flessione del 23,6%, rispettivamente con quote di mercato del 19,8% e del 7%.
Le autovetture mild e full hybrid aumentano del 20,2% nel mese, con una quota del 50,3%, mentre nel cumulato crescono del 25,8%, con una quota del 51,5%.
Le immatricolazioni di autovetture ricaricabili incrementano dell&#039;85,2% a marzo e rappresentano il 17,2% del mercato del mese (10% a marzo 2025); nel primo trimestre aumentano dell&#039;85,8% e hanno una quota del 16,1% (in aumento di 6,7 punti percentuali rispetto al primo trimestre del 2025).
Nel dettaglio, le auto elettriche hanno una quota dell&#039;8,7% nel mese e del 7,9% nel cumulato; le vendite crescono del 72,1%, a marzo e del 65,7% nei primi tre mesi dell’anno. Le ibride plug-in aumentano del 100,7% a marzo e del 110,1% nel cumulato, rappresentando l&#039;8,5% delle immatricolazioni complessive del singolo mese e l&#039;8,3% del totale da inizio anno.
Infine, le autovetture a gas rappresentano il 5,3% dell’immatricolato di marzo, interamente composto da autovetture GPL (in calo del 25,6% nel mese). Nel cumulato, le immatricolate a gas calano del 34,4%. Nel primo trimestre del 2026, le alimentate a gas costituiscono il 5,5% del mercato.
Le emissioni medie di CO2 delle nuove immatricolazioni di marzo calano del 6,4% e scendono a 110,0 g/km rispetto a quelle di marzo 2025. Nel cumulato, diminuiscono del 5,7% e si attestano a 111,2 grammi per km percorso...continua a leggere sul sito dell&#039;Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Bollettino BCE: invariati i tassi</title>
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            <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nella riunione del 19 marzo 2026 il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Il Consiglio &amp;egrave; determinato ad assicurare che l&#039;inflazione si stabilizzi sull&#039;obiettivo del 2 per cento a medio termine. Il conflitto in Medio Oriente ha reso le prospettive notevolmente pi&amp;ugrave; incerte, generando rischi al rialzo per l&#039;inflazione e al ribasso per la crescita economica. Il conflitto avr&amp;agrave; un impatto rilevante sull&#039;inflazione a breve termine per effetto dei rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall&#039;intensit&amp;agrave; e dalla durata della guerra, nonch&amp;eacute; dal modo in cui le quotazioni dei beni energetici influenzeranno i prezzi al consumo e l&#039;economia.
Il Consiglio direttivo si trova in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza. Negli ultimi trimestri l&#039;inflazione si &amp;egrave; collocata intorno all&#039;obiettivo del 2 per cento, le aspettative di inflazione a pi&amp;ugrave; lungo termine risultano saldamente ancorate e l&#039;economia ha evidenziato una buona capacit&amp;agrave; di tenuta. Le informazioni che si renderanno disponibili nel prossimo periodo consentiranno al Consiglio direttivo di valutare l&#039;impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati. Il Consiglio direttivo segue attentamente la situazione e il suo approccio guidato dai dati contribuir&amp;agrave; alla definizione di una politica monetaria adeguata.
Le nuove proiezioni macroeconomiche per l&#039;area dell&#039;euro formulate dagli esperti della BCE a marzo 2026 includono, in via eccezionale, le informazioni disponibili fino all&#039;11 marzo, una data di aggiornamento posticipata rispetto al consueto. Nello scenario di base si stima che l&#039;inflazione complessiva si attester&amp;agrave; in media al 2,6 per cento nel 2026, al 2,0 nel 2027 e al 2,1 nel 2028. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche per l&#039;area dell&#039;euro condotte nello scorso dicembre dagli esperti dell&#039;Eurosistema, l&#039;inflazione &amp;egrave; stata rivista verso l&#039;alto, specialmente per il 2026, in ragione dell&#039;incremento dei prezzi dell&#039;energia causato dalla guerra in Medio Oriente. Secondo gli esperti l&#039;inflazione al netto della componente energetica e alimentare si collocherebbe in media al 2,3 per cento nel 2026, al 2,2 nel 2027 e al 2,1 nel 2028. Tale dato &amp;egrave; superiore anche rispetto agli andamenti delineati nelle proiezioni di dicembre 2025, principalmente a causa dell&#039;aumento dei prezzi dell&#039;energia che incide sull&#039;inflazione al netto dei beni energetici e alimentari. Gli esperti prevedono una crescita economica pari in media allo 0,9 per cento nel 2026, all&#039;1,3 nel 2027 e all&#039;1,4 nel 2028. Ci&amp;ograve; implica una revisione verso il basso, in particolare per il 2026, che rispecchia gli effetti a livello mondiale della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Al tempo stesso, il basso livello di disoccupazione, la solidit&amp;agrave; dei bilanci del settore privato e la spesa pubblica per difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere la crescita.
In linea con l&#039;impegno previsto dalla strategia di politica monetaria del Consiglio direttivo di integrare rischi e incertezze nel processo decisionale, gli esperti hanno analizzato come la guerra in Medio Oriente potrebbe incidere su crescita economica e inflazione, sulla scorta di alcuni scenari alternativi formulati a titolo illustrativo. Tali scenari sono inclusi nelle proiezioni di marzo 2026, disponibili sul sito Internet della BCE. Secondo l&#039;analisi di scenario, un&#039;interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un&#039;inflazione pi&amp;ugrave; alta e una crescita pi&amp;ugrave; bassa rispetto ai livelli dello scenario di base delle proiezioni. Le implicazioni per l&#039;inflazione a medio termine dipendono in misura determinante dall&#039;entit&amp;agrave; degli effetti indiretti e di secondo impatto di uno shock energetico pi&amp;ugrave; forte e persistente.
Per definire l&#039;orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo seguir&amp;agrave; un approccio guidato dai dati secondo il quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonch&amp;eacute; della dinamica dell&#039;inflazione di fondo e dell&#039;intensit&amp;agrave; della trasmissione della politica monetaria. Il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Inflazione marzo 2026 in rialzo all’1,7% secondo Istat</title>
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            <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Secondo le stime preliminari, nel mese di marzo 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,5% su base mensile e del +1,7% su base annua (da +1,5% nel mese precedente).
L’andamento dell’inflazione risente prevalentemente della netta risalita dei prezzi degli Energetici – regolamentati (da -11,6% a -1,3%) e non (da -6,2% a -2,4%) – e dell’accelerazione di quelli degli Alimentari non lavorati (da +3,7% a +4,4%); in rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,9% a +3,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,8% a +2,4%) e dei Servizi relativi all’abitazione (da +4,5% a +4,2%).
Nel mese di marzo l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, mostra un rallentamento (da +2,4% a +1,9%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +2,5% a +2,1%).
A marzo 2026, i prezzi dei beni registrano una sensibile accelerazione su base annua (da -0,1 a +0,7%), mentre i prezzi dei servizi diminuiscono il loro ritmo di crescita (da +3,6% a +2,8%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni, dunque, diminuisce, passando da +3,8 punti percentuali a +2,1 p.p..
Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona evidenzia una moderata accelerazione (da +2,0% a +2,2%).
La variazione congiunturale dell’indice generale risente principalmente dell’aumento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (+8,9%) e non (+4,6%), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,7%) e degli Alimentari non lavorati (+0,4%). Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,2%).
In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +1,6% su base mensile, per la fine dei saldi stagionali di cui il NIC non tiene conto, e a +1,5% su base annua (stabile rispetto al mese precedente).
Il commento
A marzo 2026, secondo le stime preliminari, l’inflazione registra una risalita (+1,7%, dal +1,5% di febbraio), dovuta soprattutto all’accelerazione dei prezzi nel settore energetico (-2,3% da -6,6%).
Un sostegno alla dinamica inflazionistica deriva anche dall’accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+4,4% da +3,7%), mentre un effetto di contenimento si deve al rallentamento dei prezzi di alcune tipologie di servizi, in particolare quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0% da +4,9%).
La crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” è pari a +2,2% (da +2,0%), mentre l’inflazione di fondo scende a +1,9% (da +2,4%).
Approfondisci sul sito dell&#039;Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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                <item>
            <title>Decreto MEF: nuovi TEGM per aprile‑giugno 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), con decreto datato 27 marzo 2026, ha pubblicato la rilevazione ufficiale dei Tassi Effettivi Globali Medi (TEGM) relativi al periodo 1° ottobre – 31 dicembre 2025, come previsto dalla Legge n.108/1996 in materia di usura. Tali valori costituiscono la base per la determinazione dei tassi soglia applicabili nel trimestre 1° aprile – 30 giugno 2026, oltre i quali gli interessi sono considerati sempre usurari ai sensi dell’art. 644 del Codice penale.
Finalità del decreto
Il decreto rientra nell’attività trimestrale del MEF volta a:

rilevare i tassi medi applicati dagli intermediari finanziari;
aggiornare i tassi soglia antiusura;
garantire la tutela dei consumatori e la trasparenza del mercato del credito;
vigilare sul corretto funzionamento del sistema finanziario in conformità alla normativa vigente.

La rilevazione tiene conto dei tassi praticati da banche e intermediari finanziari nel trimestre precedente, includendo interessi, commissioni e remunerazioni a qualunque titolo, con esclusione delle imposte.
Metodologia di rilevazione
In base alla Legge 108/1996, il MEF — previa consultazione con la Banca d’Italia — determina trimestralmente il TEGM per ciascuna categoria omogenea di operazioni creditizie. Queste categorie comprendono, tra le altre:

aperture di credito in conto corrente;
scoperti non autorizzati;
finanziamenti personali e finalizzati;
leasing;
factoring;
mutui;
credito revolving;
altre forme di prestito alle famiglie e alle imprese.

La base statistica utilizzata dal MEF deriva dai dati segnalati dagli intermediari finanziari alla Banca d’Italia e successivamente trasmessi al Ministero.
Calcolo dei tassi soglia
Come previsto dalla normativa, i tassi soglia vengono determinati applicando al TEGM:

un incremento di un quarto del tasso medio;
un’aggiunta di quattro punti percentuali;
con un limite massimo di differenza pari a otto punti percentuali tra tasso medio e tasso soglia.

Queste modalità sono state introdotte dal Decreto-legge n.70/2011, che ha modificato l’art. 2, comma 4 della Legge 108/1996. 
Validità temporale
Il decreto specifica che i valori rilevati si applicano dal 1° aprile al 30 giugno 2026, e saranno sostituiti dalla successiva rilevazione trimestrale prevista per fine giugno.
Il decreto deve inoltre essere:

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale;
affisso presso tutte le banche e intermediari finanziari aperti al pubblico;
reso disponibile sul sito del MEF nella sezione dedicata ai “Decreti tassi”.

Implicazioni per operatori e consumatori
Il decreto ha un impatto significativo su:
Consumatori e famiglie

consente di verificare la correttezza dei tassi applicati nei contratti di finanziamento;
permette di individuare eventuali pratiche illecite legate a interessi usurari.

Imprese

offre un riferimento normativo per la valutazione dei costi del credito a breve e lungo termine.

Intermediari finanziari

impone l’obbligo di adeguare i propri prodotti ai nuovi limiti;
richiede trasparenza espositiva mediante affissione e pubblicazione dei tassi.

In caso di superamento delle soglie, gli interessi applicati diventano nulli e si può configurare il reato di usura, con conseguenze civili e penali.
Conclusioni
Il Decreto MEF 27 marzo 2026 rappresenta un aggiornamento fondamentale nell’ambito della normativa antiusura, assicurando un adeguamento dei tassi soglia al contesto economico e ai dati di mercato rilevati nel trimestre precedente. L’applicazione dei nuovi valori dal 1° aprile al 30 giugno 2026 garantisce continuità, trasparenza e tutela per tutti gli attori del sistema creditizio.
Provvedimento

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            <category>Economia</category>
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            <title>BCC Iccrea e Caritas insieme per inclusione social</title>
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            <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Gruppo BCC Iccrea e Caritas Italiana hanno sottoscritto un protocollo d’intesa volto a rafforzare la collaborazione su iniziative di inclusione sociale e finanziaria, sostegno alle persone in condizioni di vulnerabilità economica e promozione dell’educazione finanziaria.
L’accordo siglato consolida una collaborazione, già attiva in molti territori, orientata a promuovere la coesione sociale e il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale e finanziaria.
Con una presenza in quasi 1.700 comuni italiani e più di 2.400 sportelli, le Banche del Gruppo BCC Iccrea costituiscono l’unico presidio bancario in 398 comuni (24% del totale). In modo analogo, Caritas Italiana sostiene e coordina la rete delle 217 Caritas diocesane diffuse su tutto il territorio nazionale.
Il protocollo nasce con l’obiettivo di sviluppare strumenti concreti a supporto di famiglie e individui in difficoltà, mettendo a sistema l’esperienza di Caritas nell’ascolto e nell’accompagnamento sociale e le competenze finanziarie del Gruppo BCC Iccrea, con le sue 111 Banche di Credito Cooperativo sul territorio nazionale.
“Questo accordo rappresenta un passo concreto verso un modello di finanza sempre più attento alla persona e alle fragilità sociali”, ha dichiarato Giuseppe Maino Presidente del Gruppo BCC Iccrea. “Nel Gruppo sentiamo la responsabilità di sostenere le comunità in cui operiamo. La collaborazione con Caritas Italiana ci consente di unire competenze sociali e strumenti finanziari per offrire risposte efficaci e sostenibili a chi si trova in situazioni di difficoltà”.
“Per Caritas Italiana è importante promuovere percorsi che non si limitino ad affrontare l’emergenza, ma che accompagnino le persone nella costruzione di nuove opportunità e di maggiore autonomia”, ha dichiarato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. “L’accesso al credito, quando è accompagnato da relazioni di fiducia, educazione finanziaria e prossimità territoriale, può diventare uno strumento di inclusione e di sviluppo delle comunità”.
In particolare, l’intesa prevede la promozione di iniziative nei seguenti ambiti:

Microcredito imprenditoriale, con garanzia dell’apposita sezione del Fondo Garanzia PMI, finalizzato a sostenere l’autoimprenditorialità e a favorire la creazione di nuova occupazione;
Microcredito sociale, rivolto a persone fisiche e nuclei familiari in situazioni di vulnerabilità economica e sociale, per far fronte a spese urgenti di carattere personale o familiare (sanitarie, scolastiche, abitative, pagamento di rate di mutuo o canoni di locazione);
Finanziamenti di piccolo importo, destinati a sostenere situazioni di fragilità;
Finanziamenti per l’acquisto della prima casa da parte di giovani coppie, con garanzia del Fondo Prima Casa gestito da Consap;
Finanziamenti per percorsi di studio di giovani studenti, con garanzia del Fondo per lo Studio gestito da Consap.

Nell’ambito del microcredito sociale, l’accordo valorizza anche le esperienze già attive tra alcune BCC e le Caritas diocesane, promuovendo la stipula di nuovi accordi locali che tengano conto delle specificità territoriali e rafforzino la prossimità alle comunità.
Il protocollo prevede inoltre la valorizzazione di alcune esperienze comuni di garanzia privata – anche attraverso fondi dedicati alimentati da risorse proprie di Caritas o da campagne di raccolta fondi – per mitigare il rischio di credito, nei casi in cui non sia possibile accedere a garanzie pubbliche.
Nell’accordo è dedicato anche ampio spazio alle iniziative di educazione finanziaria, con percorsi formativi rivolti alle realtà territoriali, in collaborazione con le BCC e le Caritas diocesane, per promuovere una maggiore consapevolezza economica, la cultura della legalità e un accesso responsabile al credito.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Panetta: guerra e nuove stime a lungo termine</title>
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            <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha lanciato un forte monito sugli impatti economici del conflitto in Medio Oriente, spiegando che la guerra sta modificando profondamente le previsioni su crescita, inflazione e stabilità dei mercati. Anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno alla normalità nel settore energetico richiederà tempi non brevi. 
La crisi, infatti, ha provocato un brusco aumento dei prezzi di gas e petrolio, indebolendo le prospettive di crescita e generando nuove pressioni inflazionistiche in tutta l’area euro. Panetta ha sottolineato che ci troviamo di fronte a un contesto di elevata incertezza destinato a protrarsi, con ripercussioni strutturali sull’economia europea e italiana. 
Secondo il governatore, gli effetti della guerra non saranno temporanei: influenzeranno a lungo le catene energetiche, gli scambi globali e la fiducia degli operatori. L’impatto ricorda, per intensità e complessità, lo shock vissuto nel 2022 con la guerra in Ucraina.
Sul fronte interno, Panetta ha presentato anche i risultati del bilancio di Bankitalia, tornato in utile dopo due anni difficili, con oltre 3 miliardi di euro di utile lordo, dei quali 1,27 miliardi destinati allo Stato.
L’intervento del governatore si inserisce in una fase in cui le autorità monetarie devono valutare attentamente come calibrare le politiche future, bilanciando la necessità di sostenere la crescita con il contenimento dell’inflazione in uno scenario globale sempre più fragile e imprevedibile.

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            <category>Economia</category>
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        </item>
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            <title>EBA e leasing: focus sul rischio credito</title>
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            <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
            <description>La European Banking Authority (EBA) ha avviato il 9 febbraio 2026 una consultazione pubblica sul Discussion Paper on the simplification and assessment of the credit risk framework, con l’obiettivo di rendere l’intero impianto regolamentare più usabile, coerente ed efficiente, senza ridurre la sensibilità al rischio o modificare i requisiti prudenziali previsti dal CRR3. La consultazione resterà aperta fino al 10 maggio 2026. 
Questa iniziativa rappresenta un passaggio strategico per gli intermediari finanziari, incluse le società di leasing, che operano in un contesto caratterizzato da requisiti prudenziali altamente dettagliati e da un crescente onere regolamentare.
✅ 1. Perché l’EBA punta alla semplificazione
Il credit risk framework europeo ha accumulato negli anni un numero significativo di norme, mandati e prodotti regolamentari (RTS, ITS, Guidelines). L’EBA, nel suo 2025 Report on the efficiency of the regulatory and supervisory framework, ha riconosciuto la necessità di:

razionalizzare la struttura normativa,
rimuovere duplicazioni e incoerenze,
allineare le definizioni tra diversi prodotti regolamentari,
ridurre costi operativi e oneri documentali per gli intermediari.

Il nuovo Discussion Paper analizza quindi sia lo Stock (regole esistenti) sia il Flow (mandati futuri), con l’obiettivo di costruire una cornice più ordinata e leggibile.
✅ 2. Impatti per il leasing nel Standardised Approach (SA)
2.1. Trattamento delle esposizioni verso immobili
Uno dei temi chiave riguarda il bilanciamento fra specificità nazionali e convergenza supervisoria per le real estate exposures. Per il leasing immobiliare, ciò potrebbe tradursi in:

criteri più uniformi nell’assegnazione delle ponderazioni,
minore variabilità nell’applicazione delle valutazioni immobiliari,
riduzione delle incertezze nelle istruzioni di segnalazione.

Si tratta di un&#039;area particolarmente sensibile, poiché il leasing immobiliare rappresenta una parte significativa del portafoglio di rischio degli operatori del settore. Le proposte mirano a semplificare le regole senza compromettere la robustezza prudenziale.
2.2. Razionalizzazione dei requisiti di reporting
Il DP suggerisce che parte della complessità potrebbe essere ridotta tramite:

consolidamento dei template,
eliminazione di ridondanze,
maggiore armonizzazione dei dati richiesti.

Per le società di leasing – tradizionalmente caratterizzate da sistemi dati eterogenei – ciò potrebbe significare riduzione dei costi amministrativi e maggiore chiarezza nelle aspettative regolamentari.
✅ 3. Impatti per il leasing nell’Internal Ratings-Based Approach (IRB)
Gran parte delle novità tocca l’IRB, cruciale per gli operatori di leasing che adottano modelli interni.
3.1. Consolidamento e armonizzazione delle regole IRB
L’EBA propone:

aggregazione di normative oggi sparse (RTS, linee guida, Q&amp;A),
criteri univoci per testare modelli continui e discreti,
definizioni più chiare di facility e representativeness.

Per gli operatori leasing con portafogli specialistici (es. auto e equipment leasing), ciò ridurrà ambiguità nei modelli di PD/LGD.
3.2. Semplificazioni metodologiche
Il Discussion Paper introduce diverse possibili semplificazioni:

MoC (Margin of Conservatism) più standardizzato,
metodi più lineari per stimare LGD su esposizioni defaulted,
maggiore flessibilità sul CCF a orizzonte fisso 12 mesi,
opzione per approcci “semplificati” nelle stime downturn.

Per il leasing, caratterizzato da beni fisici riutilizzabili e valori residui più prevedibili, questi interventi:

potrebbero ridurre gli oneri di modellizzazione,
aumentare l’allineamento tra prassi di mercato e requisiti regolamentari,
limitare il rischio di divergenze nelle stime LGD su categorie come veicoli o macchinari.

✅ 4. Opportunità e rischi per gli operatori di leasing
4.1. Opportunità

Maggiore certezza regolamentare: definizioni chiare e documenti consolidati riducono l’interpretazione soggettiva.
Riduzione dei costi: minori obblighi di reporting e semplificazioni nei modelli IRB comportano meno risorse dedicate alla compliance.
Incentivo a utilizzare modelli interni: semplificazioni potrebbero rendere l’IRB più accessibile anche a intermediari non bancari.

4.2. Rischi

Transitional effort iniziale: aggiornamenti a policy interne, IRB governance e sistemi IT.
Coordinamento con autorità nazionali: nonostante la spinta alla convergenza, restano elementi legati a specificità locali (es. real estate).

✅ 5. Quali prossimi passi per il settore leasing?
La consultazione è in corso, quindi gli operatori hanno la possibilità di:

Contribuire con feedback formali sul portale EBA entro il 10 maggio 2026.
Analizzare internamente:

portafogli leasing immobiliari e strumentali,
processi di reporting,
modelli IRB attuali (PD, LGD, CCF).


Anticipare l’impatto potenziale sulla struttura dei dati, sui sistemi e sulle politiche del credito.

Conclusione
La strategia EBA di semplificazione apre una fase di profonda revisione del framework europeo sul rischio di credito. Per il settore del leasing, questa è un’importante occasione per:

ridurre gli oneri amministrativi,
migliorare la qualità e comparabilità dei dati,
rafforzare la coerenza dei modelli di valutazione del rischio,
accrescere l’efficienza operativa.

L’obiettivo finale non è cambiare il livello di capitale, ma rendere il sistema più semplice, trasparente e sostenibile.

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            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>BCP: utile 2025 a 12,5 milioni, forte crescita annuale</title>
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            <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio di Amministrazione della Banca di Credito Popolare (BCP) approva il progetto di bilancio al 31 dicembre 2025. 
Nel corso del 2025 la Banca ha proseguito nell’attuazione delle iniziative strategiche e organizzative individuate nel Piano Industriale 2024-2028, portando a compimento interventi mirati al miglioramento dell’efficienza gestionale, alla razionalizzazione della rete e al rafforzamento della struttura patrimoniale, conseguendo nei vari comparti risultati in significativo miglioramento rispetto all’esercizio precedente. 
Con riferimento all’andamento delle masse, al 31 dicembre 2025 queste si attestano a 5,2 miliardi di euro, in lieve incremento rispetto al dato di fine 2024 (+0,5%). La raccolta diretta pari a 2,5 miliardi di euro registra un aumento complessivo di 25 milioni di euro. La raccolta indiretta, pari a 869 milioni di euro, evidenzia una riduzione di 13 milioni; al suo interno, il risparmio investito in fondi comuni e SICAV segna un aumento del 28%. I prestiti lordi alla clientela risultano pari a 1,79 miliardi di euro, in linea con il dato dell’esercizio precedente. 
Il margine di interesse è pari a 75 milioni di euro, in diminuzione del 5,6% rispetto al 2024 per effetto della contrazione della forbice dei tassi bancari. Le commissioni nette sono pari a 35 milioni di euro, in linea con il dato del 2024.
Il margine di intermediazione si attesta a 108 milioni di euro, in crescita del 2,6% rispetto al 2024. 
L’esercizio chiude con un utile netto pari a 12,5 milioni di euro, in sensibile incremento rispetto ai 4,7 milioni di euro registrati nel 2024. Tale risultato include proventi e oneri straordinari relativi, rispettivamente, alla cessione del ramo di azienda del merchant acquiring, al piano di esodi volontari del personale e alla risoluzione di taluni contenziosi. 
Il miglioramento della redditività si riflette nel ROE, che si attesta al 6,6%, rispetto al 2,8%% di fine 2024.
Inoltre, si conferma il sensibile miglioramento della qualità dell’attivo. Il volume dei crediti deteriorati lordi si riduce del 17% rispetto a fine 2024, attestandosi a 119,1 milioni di euro, rispetto ai 143,7 milioni di fine 2024, mentre il tasso di copertura dei crediti deteriorati sale al 47,26%, rispetto al 40,99% dell’anno precedente. 
I tipici indicatori di rischiosità del credito evidenziano anch’essi un’evoluzione favorevole, con l’NPE ratio lordo che si attesta al 6,7% rispetto all’8,1% dell’esercizio precedente e l’NPE ratio netto al 3,3%, in calo rispetto al 5,0%. Anche il Texas ratio è in miglioramento, attestandosi al 34% rispetto al 55% di fine 2024.
Sul piano patrimoniale, i Fondi Propri, determinati computando l’utile netto di periodo al netto della quota destinata al fondo beneficenza, assistenza, iniziative culturali e di interesse sociale (pari a 150 mila euro), si attestano a 185 milioni di euro, in aumento rispetto ai 154 milioni di euro al 31 dicembre 2024. 
L’incremento è riconducibile, oltre che alla redditività dell’esercizio, anche al rafforzamento della componente di capitale primario e alla rilevazione di strumenti di capitale aggiuntivo di classe 1 per 17 milioni di euro, connessi all’emissione di azioni di finanziamento e di un prestito obbligazionario perpetuo additional tier 1. 
Gli indicatori di solidità patrimoniale risultano in rafforzamento, con un CET1 capital ratio pari al 16,7% e un Total Capital Ratio pari al 17,5%, livelli entrambi superiori al requisito complessivo di capitale fissato dall’Autorità di Vigilanza, comprensivo della Componente Target (Pillar 2 Guidance). 
Il Patrimonio netto di fine esercizio, comprensivo dell’utile dell’esercizio 2025, si porta a 203 milioni di euro, in crescita del 17% rispetto ai 173 milioni di euro di fine 2024. 
Il profilo di liquidità della Banca si mantiene su livelli ampiamente adeguati, con indicatori superiori ai minimi regolamentari: il Liquidity Coverage Ratio si attesta al 187%, in crescita rispetto al 155% di fine 2024, mentre il Net Stable Funding Ratio raggiunge il 139%, rispetto al 129% dell’esercizio precedente. 
Il Consiglio di Amministrazione informa di aver inoltre deliberato l’affrancamento integrale della riserva di 6,86 milioni di euro costituita ai sensi dell’art. 26 del D.L. n. 104/2023, assoggettandola al contributo straordinario nella misura del 27,5%, pari a 1,89 milioni di euro, da liquidare nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2025. 
Tra quelle ammesse dalla normativa fiscale, l’opzione scelta è stata ritenuta la più vantaggiosa, anche in considerazione del limitato impatto sui coefficienti di vigilanza. 
“L’esercizio 2025 evidenzia un significativo rafforzamento della Banca, sia sotto il profilo della redditività sia in termini di solidità patrimoniale. I risultati conseguiti confermano la validità delle scelte strategiche intraprese e la capacità della BCP di proseguire, con determinazione, nel percorso di sviluppo delineato dal Piano Industriale. Il valore generato ha effetti diretti sulle comunità e sui territori che presidiamo e che supportiamo come parte attiva di un ecosistema vivo e dinamico” ha dichiarato Mauro Ascione, Presidente di BCP. 
“I risultati raggiunti nel 2025 sono il frutto delle azioni di efficientamento operativo del processo del credito, insieme all’attuazione del piano strategico e di una gestione attenta del ricambio generazionale. Il significativo miglioramento dei coefficienti patrimoniali rappresenta una base solida per le prossime fasi del Piano. In questo contesto ci apprestiamo inoltre a presentare il rebranding della BCP: un’evoluzione dell’immagine e identità della banca che l’accompagnerà nel suo sviluppo digitale e commerciale” ha dichiarato Mario Crosta, Direttore Generale di BCP.
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            <category>Corporate News</category>
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                <item>
            <title>Auto, nell’era dell&#039;online il concessionario resta al centro</title>
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            <pubDate>Mon, 30 Mar 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nell&amp;rsquo;era delle ricerche online e dei configuratori digitali, il concessionario continua a giocare un ruolo chiave nel percorso di acquisto dell&amp;rsquo;auto.
&amp;Egrave; quanto emerge dalla nuova instant survey &amp;ldquo;Come si sceglie una nuova auto?&amp;rdquo; realizzata da Aret&amp;eacute;, azienda di consulenza operativa e strategica, che fotografa comportamenti e priorit&amp;agrave; degli italiani alle prese con la scelta della nuova vettura.&amp;nbsp;Se da un lato cresce il peso del digitale, con un italiano su due che consulta i siti ufficiali delle Case automobilistiche prima di acquistare, dall&amp;rsquo;altro il momento decisivo resta ancora legato all&amp;rsquo;esperienza fisica: l&amp;rsquo;84% degli acquirenti visita pi&amp;ugrave; di una concessionaria e ben il 64% ne esplora almeno tre prima di prendere una decisione.&amp;nbsp;L&amp;rsquo;online si conferma quindi uno strumento di orientamento iniziale: oltre ai siti delle Case, circa il 20% degli italiani consulta portali e riviste specializzate, mentre social media (13%) e passaparola (14%) giocano un ruolo pi&amp;ugrave; marginale nel processo informativo.&amp;nbsp;A guidare davvero la scelta del modello, per&amp;ograve;, sono soprattutto fattori economici: il prezzo rappresenta il primo criterio per il 38% degli intervistati, seguito da consumi (22%) e costi di manutenzione (10%). Nel complesso, quasi tre italiani su quattro (74%) dichiarano di basare la decisione su variabili legate alla sostenibilit&amp;agrave; economica dell&amp;rsquo;acquisto.In questo contesto, il concessionario si conferma un punto di riferimento centrale. Non solo come luogo di acquisto, ma come spazio di consulenza: il 36% degli intervistati si aspetta di ricevere indicazioni utili per individuare il modello pi&amp;ugrave; adatto, mentre il 19% cerca un vero e proprio supporto per definire le proprie esigenze di mobilit&amp;agrave;.&amp;nbsp;Determinanti, durante la visita in showroom, risultano la chiarezza su prezzi e promozioni (26%), la capacit&amp;agrave; di comprendere i bisogni del cliente (21%), l&amp;rsquo;accoglienza e la disponibilit&amp;agrave; del venditore (20%) e la possibilit&amp;agrave; di effettuare un test drive (14%). Al contrario, un approccio poco professionale o poco trasparente rappresenta il principale elemento di allontanamento.&amp;nbsp;&amp;ldquo;Dalla nostra analisi emerge con chiarezza che il concessionario resta un attore essenziale nel processo di acquisto dell&amp;rsquo;auto&amp;rdquo;, ha commentato Massimo Ghenzer, Presidente di Aret&amp;eacute;. &amp;ldquo;Oltre sei italiani su dieci individuano la vettura pi&amp;ugrave; adatta grazie al supporto del dealer, che viene scelto soprattutto per la fiducia che &amp;egrave; in grado di infondere, per la trasparenza con cui comunica e per la reputazione di cui gode&amp;rdquo;.&amp;nbsp;&amp;nbsp;</description>
            <category>Mercato</category>
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            <title>La BCE semplifica i modelli interni delle banche</title>
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            <pubDate>Mon, 30 Mar 2026 14:41:09 +0000</pubDate>
            <description>La BCE semplifica il modo in cui supervisiona i modelli interni delle banche
&amp;bull; La BCE accelera l&amp;rsquo;approvazione delle modifiche ai modelli interni, con adeguate garanzie&amp;bull; L&amp;rsquo;attenzione si sposta verso le aree a maggior rischio&amp;bull; I nuovi standard dell&amp;rsquo;EBA riducono ulteriormente il carico di lavoro per banche e autorit&amp;agrave; di vigilanza
La Banca Centrale Europea (BCE) sta semplificando il modo in cui valuta le modifiche ai modelli interni delle banche per il rischio di credito. Passando da una valutazione ex ante a una ex post, la BCE rende il processo di approvazione pi&amp;ugrave; rapido e prevedibile per le banche. Questa riforma consente alle banche di implementare rapidamente le modifiche ai modelli, senza dover mantenere in parallelo vecchi e nuovi modelli in attesa della revisione da parte della vigilanza. Il tutto &amp;egrave; soggetto a garanzie volte a mantenere la solidit&amp;agrave; delle banche.
Secondo le norme bancarie dell&amp;rsquo;UE, e con l&amp;rsquo;autorizzazione della BCE, le banche possono utilizzare modelli interni al posto dei pesi di rischio standard per calcolare i propri requisiti patrimoniali. Le banche devono inoltre richiedere l&amp;rsquo;approvazione della BCE per modifiche rilevanti ai modelli esistenti. Il nuovo approccio della BCE accelera questo processo di approvazione per le modifiche materiali.
La riforma fa parte dell&amp;rsquo;agenda della BCE per semplificare la vigilanza bancaria mantenendo al contempo elevati standard di supervisione e salvaguardando la resilienza del sistema. Essa si basa su diversi anni di attivit&amp;agrave; di vigilanza volte a rendere i modelli interni delle banche pi&amp;ugrave; affidabili e coerenti. Ci&amp;ograve; consente ora alla BCE di supervisionare questi modelli in modo pi&amp;ugrave; mirato e basato sul rischio.
In allegato il comunicato della Banca europea</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Mimit: monitoraggio carburanti, inflazione e materie prime</title>
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            <pubDate>Thu, 26 Mar 2026 17:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Si è svolto al Mimit un nuovo incontro della Commissione Allerta Rapida, dedicato all’andamento dei prezzi dei carburanti, dell’inflazione e alle possibili ripercussioni dell’escalation delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici, sull’approvvigionamento di materie prime critiche e su altri input strategici per il sistema produttivo, come fertilizzanti, materie plastiche e costi dei noli marittimi.
Nel corso del confronto - alla presenza dei rappresentanti dei Ministeri e delle autorità competenti, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria - è emerso come l’intervento del Governo di riduzione delle accise abbia contribuito a contenere il prezzo della benzina, portandolo a un livello inferiore rispetto alle medie degli anni precedenti: -2 centesimi rispetto al 2025, -10 centesimi rispetto al 2024, -15 centesimi rispetto al 2023 e -9 centesimi rispetto al 2022. Ribasso rispetto ai livelli registrati nelle scorse settimane anche per il gasolio, carburante maggiormente utilizzato per il trasporto delle merci e quindi con un impatto diretto sui costi dei beni e sull’inflazione, per il quale si stanno registrando le principali tensioni sui mercati internazionali, anche alla luce delle aspettative di breve periodo sull’evoluzione dei prezzi. Peraltro, proprio per prevenire effetti inflattivi sul trasporto delle merci, il decreto-legge approvato in Cdm ha introdotto uno specifico credito d’imposta.
Permane, nel complesso, una buona performance dell’Italia nel confronto con i principali Paesi europei: anche nelle settimane successive allo scoppio delle tensioni, la dinamica dei prezzi risulta più contenuta rispetto a quella registrata in altri grandi Paesi industriali come Francia e Germania.
Sul fronte delle commodities, il Centro studi del Mimit ha presentato un primo monitoraggio delle importazioni italiane di materie prime industriali provenienti dall’area del Golfo, con particolare riferimento ai comparti energetico, petrolchimico, dei fertilizzanti, delle plastiche, nonché dei minerali e dei metalli. Dall’analisi emerge un gruppo di 26 materie prime industriali di rilevanza strategica, per un valore complessivo delle importazioni pari a circa 9 miliardi di euro. È stato inoltre evidenziato il ruolo centrale di Arabia Saudita e Qatar tra i principali Paesi fornitori, a conferma della rilevanza dell’area del Golfo per l’approvvigionamento nazionale di risorse critiche.
Nel dettaglio, nel comparto dei fertilizzanti si registrano già tensioni sui prezzi, con aumenti soprattutto per l’urea. Si rilevano inoltre incrementi significativi delle quotazioni internazionali delle materie plastiche, utilizzate nei comparti del packaging, dell’automotive e dell’edilizia. Al contrario, dallo scoppio del conflitto emerge una flessione delle quotazioni dei metalli industriali. In aumento, infine, anche il costo dei noli marittimi per il trasporto di container: le tariffe sulla tratta Shanghai–Genova hanno registrato un incremento del 10% dall’inizio delle tensioni in Medio Oriente.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Sud, CDP: 319 mln per la transizione energetica</title>
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            <pubDate>Thu, 26 Mar 2026 17:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’operazione è stata realizzata con il supporto congiunto di CDP, BNP Paribas, Crédit Agricole CIB, ING Bank, Intesa Sanpaolo e UniCredit
Una delle transazioni più innovative nel panorama energetico nazionale, per la combinazione unica di infrastrutture agrivoltaiche e sistemi di accumulo energetico di nuova generazione
Il Gruppo Whysol Renewables, piattaforma attiva nel settore delle energie rinnovabili e della transizione energetica, ha sottoscritto – tramite la controllata Whysol ION Holding – un finanziamento green del valore complessivo di 319 milioni di euro, messo a disposizione da primarie banche e istituti finanziari nazionali e internazionali.
Il pool è composto da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) in qualità di original lender, structuring mandated lead arranger e bookrunner, BNP Paribas Italian Branch, Crédit Agricole Corporate &amp; Investment Bank – Milan Branch, ING Bank N.V. – Milan branch, Intesa Sanpaolo – Divisione IMI Corporate &amp; Investment Banking e UniCredit, nel ruolo di original lenders, structuring mandated lead arrangers, global coordinators, hedging bank, green loan coordinators e bookrunners. Intesa Sanpaolo ha ricoperto inoltre il ruolo di banca agente, issuing bank e banca depositaria.
Il finanziamento consentirà a Whysol ION Holding di sostenere un importante piano di crescita nel Mezzogiorno, attraverso la realizzazione di 2 impianti di stoccaggio energetico a batteria (BESS) e di 4 impianti agrivoltaici in Puglia, Sardegna e Campania, per una capacità complessiva di circa 328 MW.
Il finanziamento rappresenta una delle iniziative più avanzate nel panorama energetico nazionale, grazie alla combinazione di impianti agrivoltaici e sistemi di accumulo di nuova generazione, una configurazione ancora rara in Italia per dimensione e struttura. Si tratta di interventi che contribuiranno in modo significativo all’incremento della capacità di produzione da fonti rinnovabili, generando benefici concreti per i territori e per il processo di decarbonizzazione del Paese.
L’operazione, pienamente conforme ai Green Loan Principles, include inoltre la predisposizione delle garanzie necessarie per l’accesso ai diversi profili regolatori e ai meccanismi di incentivazione previsti. Gli impianti agrivoltaici beneficeranno dei meccanismi FER X ed Energy Release 2.0, gestiti dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), mentre i sistemi BESS accederanno al Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico (MACSE).
Nell’ambito dell’operazione, la Società è stata assistita da Legance – Avvocati Associati in qualità di drafting counsel e da Arcus Financial Advisors. Gli istituti bancari sono stati affiancati da BonelliErede quale advisor legale, da Fichtner Italia in qualità di consulente tecnico, da Marsh come consulente assicurativo, da Aurora Energy Research in qualità di consulente market. Infine, il financial model audit è stato effettuato da KPMG.
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            <category>ESG</category>
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            <title>UIF: Rassegna normativa del secondo semestre 2025</title>
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            <pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il quarto numero della Rassegna normativa approfondisce il tema delle partnership pubblico‑privato (PPP) nella prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, a cui si affianca la consueta sintesi dei principali provvedimenti del semestre. Vengono illustrati i principali modelli di cooperazione operativa e strategica già attivi in diversi Paesi, evidenziando come le PPP migliorino l&#039;efficacia della prevenzione grazie alla condivisione strutturata delle informazioni tra autorità e settore privato. Un focus è dedicato anche alle iniziative italiane e all&#039;evoluzione normativa europea: l&#039;AML Package riconosce formalmente il ruolo delle partnership e definisce un quadro più omogeneo per lo scambio informativo.





Testo della pubblicazione


Rassegna normativa 2° semestre 2025</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Istat: fiducia imprese stabile a marzo 2026</title>
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            <pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A marzo 2026, l’indicatore di fiducia dei consumatori cala da 97,4 a 92,6 mentre l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese subisce una riduzione marginale (da 97,4 a 97,3).
Tra i consumatori, si evidenzia un diffuso peggioramento delle opinioni, soprattutto di quelle sulla situazione economica del Paese: il clima economico cade da 99,1 a 88,1, il clima futuro scende da 93,1 a 85,3, quello personale cala da 96,8 a 94,2 e il clima corrente diminuisce da 100,7 a 98,0.
Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia aumenta in tutti i comparti indagati ad eccezione del commercio al dettaglio: nella manifattura e nelle costruzioni il clima sale, rispettivamente, da 88,5 a 88,8 e da 103,1 a 103,6, nei servizi di mercato aumenta da 102,1 a 102,7 e nel commercio al dettaglio cala da 104,9 a 100,6.
Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nell’industria manifatturiera gli imprenditori giudicano in miglioramento l’andamento del livello degli ordini ma si attendono una diminuzione del livello della produzione; le scorte di prodotti finiti sono giudicate in diminuzione. Nelle costruzioni tutte le componenti sono in miglioramento.
Nei servizi di mercato emerge una dinamica positiva dei giudizi sugli ordini mentre le relative attese sono in calo; le valutazioni sull’andamento degli affari sono improntate all’ottimismo. Nel commercio al dettaglio tutte le componenti peggiorano.
In base alle valutazioni fornite dagli imprenditori del comparto manifatturiero sulla variazione degli investimenti rispetto all’anno precedente, nel 2026 emerge un minore ottimismo rispetto all’analoga variazione rilevata per il 2025 (rispetto al 2024).
Il commento
A marzo 2026, l’indicatore di fiducia delle imprese subisce una riduzione marginale sintetizzando opinioni complessivamente positive nel comparto dell’industria e dei servizi di mercato e un diffuso peggioramento delle valutazioni degli imprenditori che operano nel commercio al dettaglio.
L’indice di fiducia dei consumatori subisce un marcato calo dovuto ad un peggioramento di tutte le componenti dell’indice, ad eccezione della variabile sull’opportunità di risparmiare nella fase attuale.
Si segnala che le componenti che registrano il peggioramento più accentuato sono i giudizi e soprattutto le attese sulla situazione economica generale.
Si ricorda che la raccolta dati è avvenuta nei primi 15 giorni del mese di marzo.
Approfondisci sul sito Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
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            <title>“LEASING E SOSTENIBILITÀ”: IL LEASING ACCELERA</title>
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            <pubDate>Thu, 26 Mar 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Assilea ha presentato oggi a Roma, presso la propria sede, i risultati della Survey annuale 2025 sulla sostenibilit&amp;agrave; nell&amp;rsquo;industria del leasing, che offre una fotografia della situazione e anche una lettura dinamica della sua evoluzione. A partire dai dati emersi, si &amp;egrave; sviluppato un dibattito sull&amp;rsquo;integrazione dei fattori ESG e un confronto pi&amp;ugrave; ampio sul settore bancario. I lavori, aperti dal Direttore Generale Giuseppe Schlitzer, hanno visto gli interventi di Federica Sist (Area Vigilanza Assilea), della Prof.ssa Giuliana Birindelli (Universit&amp;agrave; di Pisa), di Piergiuseppe D&amp;rsquo;Innocenzo (Banca d&amp;rsquo;Italia) e di Angela Tanno (ABI, Associazione Bancaria Italiana), alla presenza di rappresentanti di istituzioni e associazioni di settore, tra cui Consob, Assifact, Aniasa, Confindustria, FEBAF, OAM e OIC, oltre a numerosi partecipanti collegati da remoto.
Il 2025 rappresenta un anno di consolidamento per le societ&amp;agrave; di leasing coinvolte nell&amp;rsquo;indagine: il 73,1% ha definito gli obiettivi ESG all&amp;rsquo;interno della strategia commerciale ed economico-finanziaria e il 59,6% delle azioni pianificate per l&amp;rsquo;integrazione ESG risulta completato, mentre il 25,0% &amp;egrave; in corso di attuazione. Le iniziative riguardano principalmente la governance, il modello di business e la strategia, l&amp;rsquo;organizzazione e i processi, il risk management e l&amp;rsquo;informativa al mercato, in coerenza con le aspettative di vigilanza sui rischi climatici e ambientali della Banca d&amp;rsquo;Italia.
La mappatura dei fattori di rischio ESG delle nuove operazioni di leasing, propedeutica ad altre azioni attuative dell&amp;rsquo;integrazione, &amp;egrave; effettuata da quasi la met&amp;agrave; delle societ&amp;agrave; (46,2%) e per la grandissima parte dei casi riguarda sia il bene, sia il cliente. Il 61,5% delle societ&amp;agrave; include le caratteristiche ESG nell&amp;rsquo;offerta di prodotti, dato raddoppiato nel biennio, tra cui spiccano le basse emissioni di CO2 e il risparmio energetico. Pi&amp;ugrave; che raddoppiata la capacit&amp;agrave; di misurare l&amp;rsquo;impatto ESG dei prodotti, che passa dall&amp;rsquo;8% al 19,2%, e tuttavia rimane limitata dall&amp;rsquo;indisponibilit&amp;agrave; di dati sul bene. Proprio per sostenere le attivit&amp;agrave; delle associate, Assilea nel corso dell&amp;rsquo;anno avvier&amp;agrave; il modulo &amp;ldquo;BDCR Beni&amp;rdquo;, il servizio della Banca Dati Centrale Rischi Leasing dell&amp;rsquo;Associazione che fornir&amp;agrave; indicazioni sugli impatti climatico-ambientali dei beni, con informazioni utili sia nella fase precontrattuale, sia in quella successiva. In un biennio sono invece quasi triplicate le societ&amp;agrave; che sono in grado di rilevare i dati sulla sostenibilit&amp;agrave; dei clienti, passando dall&amp;rsquo;8,7% del 2023 al 23,1% del 2025.
La met&amp;agrave; dichiara che questa attivit&amp;agrave; &amp;egrave; un obiettivo da raggiungere nel breve e medio periodo. Sul piano organizzativo, prevalgono i modelli ibridi (61,5%), costituiti da una figura come il Sustainability manager con il compito di interagire con le altre funzioni, seguiti da quelli accentrati (30,8%). Il 69,2% delle societ&amp;agrave; ha integrato i fattori ESG nei processi di controllo interno e oltre la met&amp;agrave; include obiettivi ESG nei sistemi incentivanti per il management dell&amp;rsquo;azienda. In aumento anche l&amp;rsquo;attenzione ai rischi: il 46,2% valuta i fattori ESG nelle nuove operazioni e il 53,8% monitora l&amp;rsquo;esposizione ai rischi climatico-ambientali. Permangono tuttavia alcune criticit&amp;agrave;, in particolare la maggior parte delle societ&amp;agrave; (61,5%) non pubblica un report di sostenibilit&amp;agrave; autonomo, contribuendo invece a quello del gruppo di appartenenza.
L&amp;rsquo;indagine ha coinvolto 26 societ&amp;agrave;, rappresentative dell&amp;rsquo;82% dello stock dei contratti di leasing al 31 dicembre 2024.
&amp;ldquo;Il leasing sta giocando un ruolo determinante nel tradurre gli obiettivi di sostenibilit&amp;agrave; in risultati concreti per la modernizzazione e la competitivit&amp;agrave; del Paese, grazie soprattutto alla sua capacit&amp;agrave; di sostenere gli investimenti delle PMI e al suo contributo nel promuovere un&amp;rsquo;economia pi&amp;ugrave; sostenibile, favorendo e accelerando l&amp;rsquo;adozione e l&amp;rsquo;utilizzo di tecnologie innovative e green, a pi&amp;ugrave; bassa emissione di CO2, in tutte le categorie di beni&amp;rdquo;, ha commentato Giuseppe Schlitzer, Direttore Generale Assilea.
&amp;ldquo;I dati della nostra survey confermano che il leasing non &amp;egrave; solo uno strumento di finanziamento, ma un vero e proprio partner capace di accompagnare le imprese verso modelli di business sempre pi&amp;ugrave; responsabili e trasparenti&amp;rdquo;. Lo studio &amp;ldquo;Analisi dei rischi climatici: survey sulle banche del territorio&amp;rdquo; presentato da Giuliana Birindelli (Professoressa dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Pisa), Vera Palea (Professoressa dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Torino) e Aline Miazza (ricercatrice GRINS presso l&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Torino) ha analizzato come 150 banche territoriali italiane, prevalentemente di credito cooperativo, stiano affrontando i rischi climatici. &amp;ldquo;L&amp;rsquo;indagine evidenzia che gli istituti percepiscono soprattutto il rischio di transizione e lo integrano nel risk appetite framework con un approccio proattivo e forward-looking, in linea con le aspettative regolamentari. Tuttavia, emergono anche limiti operativi: scarsa misurazione diretta dell&amp;rsquo;impronta carbonica e assenza di target Scope 3. Le banche sembrano inoltre privilegiare una strategia di accompagnamento delle imprese tramite engagement. I meccanismi di governance risultano sviluppati, ma incidono pi&amp;ugrave; sull&amp;rsquo;offerta di prodotti green che sulla riallocazione del credito&amp;rdquo;.
E&amp;rsquo; seguito un dibattito dove tra gli altri sono intervenuti il Prof. Alessandro Carretta, Segr. Gen. Assifact, che ha sottolineato come &amp;ldquo;finch&amp;eacute; i fattori ESG non divengono convenienti rischiamo di rimanere in un limbo e anche se oggi la convenienza inizia ad emergere, non &amp;egrave; ancora cos&amp;igrave; chiaro. Peraltro, nell&amp;rsquo;apprezzare i risultati dell&#039;indagine di Assilea, noto che sono nel complesso coerenti con quelli che rileviamo per il factoring&amp;rdquo;.
Alessandra Greco, referente di Confindustria per la finanza sostenibile, ha ricordato come &amp;ldquo;le nostre imprese da tempo sono impegnate in questo percorso di qualificazione e la pubblicazione del Pacchetto Omnibus 1, approvato nel febbraio 2026, &amp;egrave; stato accolto molto favorevolmente perch&amp;eacute; contiene un insieme di misure di semplificazione normativa volte a ridurre gli oneri burocratici per le PMI europee in materia di sostenibilit&amp;agrave;, mentre le precedenti regole avevano introdotto pesanti oneri&amp;rdquo;.
Paolo Marullo Reedtz, Vice Presidente OIC ha messo in evidenza come a fronte di un problema di regolamentazione secondaria, troppo farraginosa, e si &amp;egrave; modificata quella primaria. &amp;ldquo;Il mio timore &amp;egrave; che ci saranno imprese, originariamente obbligate e oggi non pi&amp;ugrave;, che decideranno di aderire alla rendicontazione volontaria ESG, pescando in maniera occasionale tra gli standard obbligatori. Questo comporter&amp;agrave; difficolt&amp;agrave; di confronto dei dati&amp;rdquo;.
Il tema &amp;egrave; stato ripreso da Guglielmina Onofri, General officer in CONSOB, che gli ha fatto eco sulla &amp;ldquo;preoccupazione circa la frammentazione delle informazioni; per questo chiediamo alla UE che le societ&amp;agrave; che aderiscono volontariamente debbano adottare uno specifico standard e non possano scegliere liberamente qua e l&amp;agrave; a piacimento&amp;rdquo;.
Dal punto di vista dell&amp;rsquo;approccio agli standard delle PMI, Eleonora Rizzuto di AISEC - Associazione Italiana per lo Sviluppo dell&amp;rsquo;Economia Circolare - ha dato testimonianza di come &amp;ldquo;l&amp;rsquo;approccio della responsabilit&amp;agrave; delle aziende capofila anche per la propria filiera, attraverso un&amp;rsquo;unica rendicontazione, ha dato ottimi risultati&amp;rdquo;.</description>
            <category>ESG</category>
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            <title>UniCredit: 40 mln per crescita sostenibile</title>
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            <pubDate>Thu, 26 Mar 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È stata perfezionata un&#039;operazione di finanziamento con caratteristiche ESG a favore del Gruppo Goglio per un importo complessivo massimo pari a 40 milioni di euro, destinata a supportare il piano di investimenti previsto dal piano industriale.
Il finanziamento è stato strutturato da un pool bancario composto da Banco BPM, BPER (Divisione BPER Corporate &amp; Investment Banking), Intesa Sanpaolo (Divisione IMI CIB) e UniCredit.
L&#039;operazione si articola in due linee di credito.
La prima linea (TLA1), per un importo massimo di 30 milioni di euro, è finalizzata al finanziamento di costi e spese per investimenti (capex). La linea è assistita da ipoteche di grado successivo al primo sugli stabilimenti di Daverio, Cadorago, Crosio della Valle e Zeccone.
La seconda linea (TLA2), per un importo massimo di 10 milioni di euro, è destinata al finanziamento di investimenti volti a sostenere la crescita internazionale del gruppo da realizzare nei 18 mesi successivi alla sottoscrizione, in coerenza con l&#039;ultimo piano industriale del Gruppo. La linea è assistita da Garanzia SACE.
Banco BPM ha ricoperto il ruolo di Agent, SACE Agent e Global Coordinator dell&#039;operazione, oltre a quello di MLA, Arranger e Sustainability Coordinator. BPER (Divisione BPER CIB), Intesa Sanpaolo e UniCredit, hanno agito in qualità di MLA, Arranger e Sustainability Coordinator.
DICHIARAZIONI:
«L&#039;operazione conferma la fiducia delle aziende di credito nel nostro modello di business e nella nostra strategia di crescita sostenibile», dichiara Marco Vanoni, Cfo del Gruppo Goglio. Con questo finanziamento il Gruppo Goglio, che ha festeggiato i 175 anni di attività nel 2025, mira a consolidare il proprio posizionamento nel settore del Packaging Flessibile ed a cogliere le opportunità di sviluppo in un contesto di mercato in continua evoluzione in coerenza con il Piano Industriale Aziendale.
«Questa operazione - dichiara Gianluca Colombo, Responsabile Mercato Corporate Nord-Ovest di Banco BPM - conferma il nostro impegno nel sostenere i piani di crescita e innovazione delle imprese italiane, accompagnandole in percorsi di sviluppo coerenti con criteri ESG. Il supporto a investimenti industriali strategici rappresenta per noi una leva fondamentale per rafforzare la competitività del sistema produttivo e favorire una crescita sostenibile nel lungo periodo».
«Questa operazione - dichiara Andrea Del Moretto, Head of Large Corporate Italy di BPER Corporate &amp; Investment Banking - conferma il nostro approccio di vicinanza ed affiancamento alle migliori aziende familiari italiane come Goglio, sostenendo finanziariamente le loro progettualità ed i loro piani di investimento»
«La collaborazione con il Gruppo Goglio rappresenta un esempio concreto del nostro approccio di lungo periodo al fianco delle imprese italiane. Da diversi anni accompagniamo la società nel suo percorso di sviluppo e continuiamo a supportarne i progetti di investimento e innovazione, contribuendo a rafforzarne la competitività e a promuovere un modello di crescita sempre più sostenibile», dichiara Michele Sorrentino, Responsabile Italian Network della Divisione IMI Corporate &amp; Investment Banking di Intesa Sanpaolo.  
«Siamo orgogliosi di sostenere il percorso di sviluppo del Gruppo Goglio - dichiara Marco Bortoletti, Regional Manager Lombardia di UniCredit. - Questa operazione rafforza una partnership di lungo periodo con uno dei player industriali di eccellenza del territorio e conferma l&#039;impegno di un Gruppo paneuropeo come UniCredit nel mettere a disposizione delle imprese soluzioni finanziarie mirate, capaci di favorire investimenti, crescita internazionale e maggiore competitività».
«Siamo orgogliosi di essere al fianco di una realtà ad alta proiezione internazionale come Gruppo Goglio - dichiara Mario Melillo, Chief Network Officer di SACE. - Con la nostra garanzia sosteniamo gli investimenti necessari per rafforzare la competitività e continuare a crescere in Italia e nel mondo: un impegno che conferma il nostro ruolo al fianco delle imprese italiane con l&#039;obiettivo di rafforzare la presenza del Made in Italy nelle filiere globali».
Chiomenti ha assistito il pool di banche, mentre il Gruppo Goglio è stato assistito da PedersoliGattai.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>ABI Lab 2026: investimenti su sicurezza e AI</title>
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            <pubDate>Wed, 25 Mar 2026 15:45:00 +0000</pubDate>
            <description>Sicurezza e Intelligenza Artificiale sono al centro delle strategie di investimento in tecnologia per le banche operanti in Italia, in linea con i macro-trend che orientano le attività di ABI e del settore. È quanto emerge dall’ultimo rapporto di ABI Lab, il Centro di ricerca e innovazione per la banca promosso dall’ABI. L’indagine, condotta su un campione che rappresenta circa l’89% del settore bancario in termini di dipendenti, è stata presentata oggi al Forum ABI Lab. Lo studio evidenzia un settore fortemente orientato all’innovazione: per la quasi totalità degli istituti, infatti, il budget ICT (Information and Communication Technology) per il 2026 è in aumento o stabile rispetto al 2025.
“Il Forum ABI Lab rappresenta oggi più che mai un momento di confronto di assoluta importanza per il settore bancario italiano – ha dichiarato Marco Elio Rottigni, Direttore Generale dell’ABI – In una fase di profonda trasformazione tecnologica e culturale è fondamentale che la velocità dell’innovazione venga vista con fiducia e consapevolezza. Lo scenario competitivo, regolamentare e tecnologico richiede infatti un’evoluzione continua: l’adozione di tecnologie come l’intelligenza artificiale, la blockchain e il cloud, la necessità di modernizzare i sistemi legacy e la competizione con i nuovi attori che si affacciano nel mercato europeo stanno ridefinendo il futuro del banking. In questo percorso il tema della cultura assume un ruolo centrale: non basta introdurre nuove tecnologie, è necessario sviluppare una cultura orientata al digitale, ampliare e rafforzare le competenze e valorizzare i talenti”.
La sfida per il settore bancario è quindi integrare innovazione, trasformazione, solidità e visione strategica, continuando a investire nella sicurezza, nella qualità dei servizi e nella fiducia dei clienti. Secondo l’indagine di ABI Lab, le principali priorità di investimento del settore sono: l’Intelligenza artificiale, indicata come la principale area di intervento per rendere più efficienti i processi interni e migliorare i servizi rivolti alla clientela; il rafforzamento della sicurezza, che per il mondo bancario rappresenta una priorità assoluta, anche alla luce dei recenti cambiamenti nello scenario geopolitico; l’implementazione e ottimizzazione dei processi, per la maggiore efficienza operativa. Un’attenzione significativa è rivolta anche alla gestione strutturata dei dati (Data Governance), alle iniziative di modernizzazione dei sistemi informativi centrali (Core Banking Systems) e all’evoluzione del CRM (Customer Relationship Management), il sistema che consente alle aziende di gestire in modo organizzato ed efficace i rapporti con i clienti. A questi aspetti si affiancano l’acquisizione digitale dei clienti, l’evoluzione in ambito cloud computing, la trasformazione delle architetture tecnologiche, il potenziamento dei servizi di mobile banking, e soluzioni per la resilienza operativa...continua a leggere sul sito dell&#039;Abi




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            <category>Innovazione</category>
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            <title>Confcommercio: buon avvio, ma ripresa a rischio guerra</title>
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            <pubDate>Wed, 25 Mar 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le fondate preoccupazioni per l’ennesimo conflitto in corso rischiano di produrre analisi confuse. Per evitare ciò, nella Congiuntura di questo mese la descrizione del quadro congiunturale emerso alla fine di febbraio scorso viene separata dalla riflessione sulle prospettive del PIL, da marzo fino a dicembre 2026, in caso di conflitto breve e in caso di conflitto prolungato. Per la prima parte, dunque, al di là dei molti indicatori congiunturali in miglioramento progressivo tra ottobre 2025 e febbraio 2026, le stime dell’Indicatore Consumi Confcommercio chiariscono in modo esplicito il rafforzamento dell’economia italiana. Nel complesso, le variazioni tendenziali passano dal +0,5% di dicembre 2025 al +1,3% di febbraio 2026. Non sono solo cura della persona, tempo libero, turismo e tecnologia a sostenere la spesa. Il supposto miglioramento della propensione al consumo appare coinvolgere anche altri settori. Crescono le automobili, si arresta la caduta dell’abbigliamento, si rafforza l’elettronica di consumo. Ciò si traduce, col supporto dell’occupazione in rallentamento ma sui massimi e dell’inflazione sotto controllo, in una variazione tendenziale del PIL mensile che passa dal +0,5% di gennaio al +1,4% di febbraio (tab. 1).
Poi, una nuova guerra, con impatti immediati anche sui prezzi dell’energia che si riverberano sui prezzi al consumo. A marzo stimiamo un’inflazione all’1,8%, un valore ancora molto gestibile e dentro i target delle autorità monetarie. L’aspetto preoccupante è che non può essere liquidato come un caso isolato, ovviamente. Già questo, però, avrebbe un impatto negativo sull’attività del mese di marzo che fletterebbe di un decimo di punto rispetto a febbraio. Il tendenziale del PIL di marzo sarebbe comunque sopra l’1%: ciò che comporterebbe un primo trimestre in crescita all’1% rispetto a un anno prima, un valore che non si registrava dall’ultimo quarto del 2023.
Gli shock avranno, però, impatti nei prossimi mesi, di intensità correlata alla durata della crisi e, facendo passare lo shock dal solo canale «maggiori prezzi delle materie prime, maggiore inflazione, riduzione del reddito disponibile reale, riduzione dei consumi, riduzione del PIL», abbiamo fatto due ipotesi (tab. 1bis): (1) crescita del 40% dei prezzi degli energetici (con TTF perfettamente correlato al Brent) per un periodo di due mesi dopo marzo e rientro, quindi, a giugno (cioè da 70 a 100$ per barile di Brent e ritorno a 70$) e (2) crescita da 70 a 100$ per barile con stabilizzazione su tale valore per nove mesi dopo marzo (cioè fino a dicembre).
Il risultato, presentato nella tabella, dice che uno shock temporaneo avrebbe impatti molto limitati: ricalcolando l’inflazione su base annuale e confrontandola con la baseline (senza guerra) la crescita media dei prezzi sarebbe di quattro decimi superiore, con un PIL sotto di un decimo rispetto al riferimento. Lo scenario di conflitto prolungato, invece, ridurrebbe significativamente il PIL: dalla baseline a +1% la crescita sarebbe limitata a 0,5%/0,6%, soprattutto per una minore dinamica dei consumi via minore reddito reale causato da un’inflazione al 2,6% rispetto a una base all’1,7%. Svanirebbe, insomma, la ripresa dell’economia italiana.
Nello scenario peggiore abbiamo anche considerato un impatto negativo sul livello di attività economica derivante da minori investimenti e da minore domanda mondiale, con riflessi negativi sulle esportazioni di beni e di servizi (turismo). Infine, sempre nello scenario peggiore a dicembre 2026 l’inflazione oscillerebbe attorno al 4% tendenziale: non si potrebbero escludere pregiudizi rilevanti anche sulle performance dell’economia italiana nel 2027.
ICC (INDICATORE CONSUMI CONFCOMMERCIO)
A febbraio 2026 l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) è stimato in crescita dell’1,3% nel confronto con lo stesso mese del 2025. Il dato è sintesi di un aumento sia della spesa per i beni (1,4%) sia di quella per i servizi (1,1%; tab. 2). Le dinamiche dell’ultimo mese rappresentano un consolidamento dei segnali di recupero emersi nel bimestre precedente. A conferma di una evoluzione più favorevole della domanda si rileva come la tendenza si stia diffondendo ai diversi segmenti di consumo. Rispetto al recente passato, infatti, si riduce il numero di settori che presentano variazioni negative. In questo contesto di recupero della propensione al consumo, si inseriscono i timori di un possibile ritorno a comportamenti di spesa più restrittivi. L’inizio del conflitto in Iran, con il ritorno dell’incertezza e i timori di una recrudescenza dell’inflazione, potrebbero bloccare sul nascere le possibilità di passare da una fase di recupero ad una di vera crescita.
LE DINAMICHE TENDENZIALI
Analizzando quanto rilevato a febbraio 2026 per le diverse funzioni di consumo si osserva come, dopo un lungo periodo in territorio negativo, la componente più dinamica sia risultata quella relativa ai beni e ai servizi per la mobilità (+6,0). Lievemente più contenuta è risultata la crescita per i beni e servizi per la comunicazione (+5,8%), segmento da anni tra i più dinamici. In territorio positivo, sia pure con variazioni più modeste, si trovano anche i beni e i servizi per la cura della persona (+1,8%), i beni e i servizi per la casa (0,8%), gli alberghi e i pasti e le consumazioni fuori casa (+0,4%), gli alimentari, le bevande e i tabacchi (0,3%) e l’abbigliamento e le calzature (0,1%). Tra le macro-funzioni solo il segmento dei beni e servizi ricreativi (-2,1%) ha mostrato un andamento negativo, sintesi, peraltro, di dinamiche articolate al suo interno.
A livello di singole voci di consumo si segnala, a febbraio, come a differenza del recente passato quasi tutti gli aggregati mostrino, sia pure con diverse intensità, andamenti favorevoli. In particolare spicca il recupero dell’automotive che, dopo 13 mesi di riduzioni, registra una crescita degli acquisti da parte dei privati (+9,5%). In linea con quanto si rileva da tempo le famiglie continuano a prestare molta attenzione a quei beni e servizi la cui domanda è attinente al tempo libero come i servizi ricreativi in senso stretto (+6,9%, grazie al permanere di performance positive per gli spettacoli cinematografici), gli elettrodomestici (6,2%), i trasporti aerei (+3,9%) e i carburanti (+3,4%). Positivi anche gli andamenti per la spesa per l’energia elettrica (1,7%), gli alberghi (+1,5%), i prodotti farmaceutici e terapeutici (+1,1%) e, in misura più contenuta, l’alimentazione domestica (+0,3%) e i pasti e le consumazioni fuori casa (+0,1%).
Anche per i mobili e gli articoli d’arredamento la diminuzione della domanda, dopo alcuni mesi di recupero appare abbastanza contenuta (-0,1%).
I recuperi vanno, comunque, valutati con cautela e per molte funzioni di consumo limitano solo la caduta rispetto ai volumi acquistati alla fine dello scorso decennio.
PREZZI AL CONSUMO: LE TENDENZE A BREVE TERMINE
Sulla base degli andamenti registrati dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, si stima per il mese di marzo 2026 un aumento dello 0,6% dell’indice in termini congiunturali, con una variazione su base annua dell’1,8% (tab. 3). L’aumento atteso per il mese in corso riflette i primi effetti sui prezzi derivanti dall’inizio del conflitto in Iran. Al momento le tensioni sembrano essersi scaricate su quei prodotti, come i carburanti, per i quali i tempi di trasferimento dalle materie prime alla fase finale, cioè al consumo, sono più rapide. Tali impulsi risulterebbero parzialmente mitigati dai recenti provvedimenti del governo in materia di riduzione delle accise. Se, al momento, la ripresa dell’inflazione è entro i limiti stabiliti dalla BCE, rimangono molte incognite sulla sua possibile futura evoluzione. Come illustrato nella tabella 1bis con il prolungarsi del conflitto le tensioni, che al momento sono concentrate su pochi segmenti, rischiano di trasferirsi lungo le diverse filiere, innescando una nuova fiammata inflazionistica che, seppure di dimensioni inferiori a quella del 2022-2023, potrebbe compromettere le possibilità di recupero dei consumi e la crescita.

 

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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Confindustria: guerre e dazi frenano la crescita</title>
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            <pubDate>Wed, 25 Mar 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Lo scenario economico internazionale era caratterizzato da grande incertezza già prima dello scoppio della guerra in Iran il 28 febbraio 2026, allargatasi poi ai paesi vicini. Incertezza dovuta soprattutto ai dazi americani introdotti nel 2025. Questo stava determinando importanti correzioni nei flussi commerciali tra le varie economie.
Su questo scenario in aggiustamento, si è innestato il conflitto in Medio Oriente, che aggiunge incertezza e avrà altri impatti negativi per le economie. L’ipotesi di base della previsione CSC per il 2026 e 2027, che modella tutte le variabili esogene internazionali (Tabella A), è che il conflitto in Iran non si protragga oltre il mese di marzo. Tuttavia, dato che il quadro internazionale presenta un elevato grado di volatilità, sono stati disegnati anche due scenari alternativi, descritti nella Premessa, che ipotizzano un conflitto in Iran più lungo (4 mesi e 10 mesi) e con conseguenze peggiori per l’economia italiana e internazionale.
Per il petrolio, lo scenario baseline assume che l’abbondanza di produzione mondiale prevista prima della guerra rimanga come trend sottostante e che la guerra, pur pesando nel breve termine sulla disponibilità di petrolio a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, terminando a fine mese di marzo consenta di riprendere la produzione di petrolio a ritmi vicini a quelli pre-attacco. L’impatto principale del conflitto riguarderebbe l’aumento del prezzo del petrolio. Il Brent salirebbe in media a 78 dollari nel 2026 (da 69 nel 2025) e poi scenderebbe a 65 nel 2027. Rispetto allo scenario di ottobre, ciò comporta una revisione al rialzo nel 2026 di +16 dollari. Allo stesso modo per il gas, dopo la fine della guerra tornerebbero a prevalere i fondamentali ribassisti del mercato fisico mondiale. La quotazione in Europa salirebbe a 41 euro/mwh in media nel 2026 (da 36 nel 2025) e poi tornerebbe verso i 30 euro in media nel 2027. Per il 2026, si tratta di una revisione al rialzo di +9 euro/mwh.
Nello scenario baseline del CSC, il commercio mondiale di beni crescerà a ritmi modesti nel 2026 (+1,8%), sebbene più elevati rispetto a quanto incorporato nel Rapporto di Autunno 2025. L’impatto negativo crescente dei dazi USA sarà compensato, almeno in parte, dal proseguimento della riconfigurazione dei flussi commerciali, in particolare in Asia, mentre la guerra nel Golfo avrebbe un effetto negativo contenuto, grazie alla breve durata ipotizzata. Il commercio accelererà nel 2027 (+2,5%), sui ritmi del PIL mondiale, che crescerà a ritmi lievemente ridotti, a fronte delle profonde tensioni geopolitiche e dell’incertezza che rimane molto elevata.
La crescita degli USA è attesa al +2,2% nel 2026, di poco sopra quella del 2025, e in lieve rallentamento al +2,0% nel 2027. La dinamica del PIL è supportata soprattutto dalla buona tenuta delle abitudini di consumo delle famiglie e, in misura minore, dal contributo degli investimenti. Invece, è molto incerto quello delle esportazioni nette, per via dei continui cambiamenti sulle politiche tariffarie, e quello della spesa pubblica, per la possibilità di nuovi periodi di shutdown. Gli USA sono diventati nel tempo un esportatore netto sia di petrolio che di gas (sebbene continuino a importare alcune qualità di petrolio), quindi non sono soggetti a rischi di scarsità in termini di volumi e a contraccolpi sulla bilancia commerciale, anche se risentono comunque dell’aumento dei prezzi energetici. Ma questi aumenti sono più moderati di quanto si registra in Europa: il gas perché ha prezzi regionali più che globali; il petrolio perché negli Stati Uniti viene usato come riferimento il WTI la cui quotazione si sta significativamente discostando da quella del Brent e ora costa 15-20 dollari al barile in meno.
La guerra in Iran impatta in modo importante sulle prospettive di crescita delle economie emergenti. L’entità del rallentamento passa attraverso vari canali: distruzione di base produttiva in alcune economie, tra cui l’Iran che è la 12esima economia emergente per peso sul PIL mondiale; aumento dei prezzi di gas e petrolio, a cui sono più esposte Cina e India; difficoltà di approvvigionamento, per la riduzione della capacità estrattiva dei paesi del Golfo e l’impossibilità di far transitare le merci, anche non energetiche, per lo Stretto di Hormuz. Gli impatti sono eterogenei tra paesi, anche perché l’aumento nei prezzi degli idrocarburi produce effetti vantaggiosi per paesi esportatori lontani dal Golfo, come Russia e Nigeria. In aggregato, lo scenario base del CSC ipotizza che la crescita degli emergenti frenerà al +4,1% nel 2026 (da +4,4% nello scorso anno) e poi risalirà al +4,3% nel 2027.
Per l’Eurozona, lo scenario baseline del CSC ipotizza una crescita del PIL in frenata al +1,1% nel 2026, dopo il +1,5% nel 2025, a causa dell’evoluzione negativa dello scenario geopolitico mondiale. Seguirà poi una ripresa al +1,3% nel corso del 2027. La crescita dell’Eurozona è più elevata di quella delle tre principali economie (Germania, Francia, Italia), grazie al contributo vigoroso dell’economia spagnola e di alcuni paesi più piccoli. In prospettiva, l’andamento dell’Area dipenderà molto dal contributo della Germania, che sta provando a ripartire grazie a enormi piani di stimolo fiscale. Tra le componenti della domanda interna, i consumi sono l’elemento più stabile, mentre gli investimenti restano quella con la tendenza meno chiara. L’export netto ha incorporato chiaramente l’effetto peggiorativo delle tariffe nella seconda parte del 2025.
I mercati finanziari segnalavano fino a febbraio una stabilità dei tassi nell’Eurozona quest’anno e il prossimo, non più un orientamento al ribasso come sei mesi fa. Dopo lo scoppio della guerra in Iran, però, i future sui tassi si sono rialzati, indicando un’inversione di rotta da parte della BCE. Lo scenario base del CSC incorpora tali indicazioni e ipotizza che nell’Eurozona ci sarà un rialzo di 0,25 entro dicembre 2026, seguito da una fase di stabilità nel 2027. Questo significa che mancherà uno stimolo monetario alla domanda interna dell’economia europea. I rischi sono elevati: a seconda della durata del conflitto e l’impatto sui prezzi, la BCE potrebbe alzare ulteriormente i tassi.

 
Continua a leggere il Report sul sito di Confindustria</description>
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                <item>
            <title>MIMIT: credito d’imposta 8% per incubatori certificati</title>
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            <pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha adottato il decreto che stabilisce le modalità e i termini di presentazione delle domande di accesso al contributo sotto forma di credito d’imposta riservato agli incubatori e agli acceleratori certificati che investono nel capitale di startup innovative in forma diretta, o, per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) o di altre società che investono prevalentemente in startup innovative, in forma indiretta.
Le risorse stanziate per il provvedimento, previsto dalla Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023, sono pari a 1,8 milioni di euro all’anno.
I soggetti interessati potranno inviare istanza dal 30 marzo, fino ad esaurimento delle risorse disponibili, all’indirizzo PEC creditoimpostaincubatori@postacert.invitalia.it, compilando l’apposito modulo elettronico.
L&#039;obiettivo dell&#039;agevolazione è incentivare il sistema nazionale dell’innovazione e sostenere gli investimenti degli incubatori e acceleratori certificati nel capitale sociale di startup innovative, attraverso un credito d’imposta pari all&#039;8% dell&#039;investimento agevolabile.L&#039;importo massimo dell’investimento agevolabile è fissato a 500mila euro per ciascun periodo d&#039;imposta. Inoltre, gli investimenti dovranno essere mantenuti per almeno tre anni.Il credito sarà concesso nel rispetto del regime de minimis (massimo 300mila euro in tre anni) e utilizzabile in compensazione a partire dal periodo d’imposta in cui è riconosciuto.
L’agevolazione potrà essere utilizzata esclusivamente in compensazione nel modello F24 attraverso i canali telematici dell&#039;Agenzia delle Entrate, non sarà rimborsabile e non potrà essere ceduta o trasferita a terzi.
Per accedere all’incentivo, i richiedenti devono essere regolarmente attivi e iscritti al Registro delle Imprese. Sono esclusi dal beneficio le imprese in difficoltà, in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali con finalità liquidatoria; i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti considerati illegali o incompatibili dalla Commissione Europea; coloro che sono destinatari di sanzioni interdittive ai sensi del D.Lgs. 231/2001 e che si trovano in condizioni ostative alla concessione di agevolazioni pubbliche.
Per maggiori informazioni

Incubatori ed acceleratori certificati – Credito d’imposta</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Credem: utile 2025 a 621,5 mln e dividendo a 0,75</title>
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            <pubDate>Tue, 24 Mar 2026 16:46:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio di Amministrazione di Credem, sotto la presidenza di Lucio Igino Zanon di Valgiurata, ha approvato il 12 marzo 2026 il progetto di bilancio d’esercizio ed il bilancio consolidato al 31 dicembre 2025 confermando integralmente i dati preliminari comunicati lo scorso 5 febbraio(1) . Il 2025, in particolare, si è chiuso con un utile netto consolidato di 621,5 milioni di euro, +0,2% a/a (pari a 522,8 milioni di euro, al netto del beneficio di 98,6 milioni di euro derivanti dalla cessione delle attività di merchant acquiring). La raccolta da clientela(2) ha raggiunto 114,1 miliardi di euro (+8,4% rispetto all’anno precedente), i prestiti(2) 37,7 miliardi di euro (+3,6% rispetto allo stesso periodo del 2024) ed i nuovi clienti sono stati oltre 181 mila(3). Il Gruppo ha confermato una forte capacità di crescita organica, un’eccellente solidità patrimoniale e una qualità dell’attivo ai vertici del sistema bancario italiano ed europeo. Gli ottimi risultati conseguiti consentono di proporre la distribuzione di un dividendo pari a 0,75 euro per azione (in pagamento il 20 maggio 2026 con stacco il 18 maggio 2026 e record date il 19 maggio 2026). Il monte dividendi complessivo risulta quindi di 255,1 milioni di euro, quasi 950 milioni di euro negli ultimi cinque anni. Il progetto di bilancio sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea degli Azionisti che si terrà il 29 aprile 2026. Piani di remunerazione basati su strumenti finanziari Il Consiglio di Amministrazione, nella seduta odierna, ha deliberato di sottoporre all&#039;autorizzazione dell&#039;Assemblea ordinaria del 29 aprile 2026 il sistema di remunerazione basato su strumenti finanziari denominato “Piano Incentivante 2026”. Il Piano Incentivante è volto a motivare e fidelizzare le Persone che occupano posizioni chiave nel Gruppo, nonché ad assicurare il rispetto delle previsioni normative di settore ed è destinato ai 4 Amministratori esecutivi, al Direttore Generale, a 17 Dirigenti con responsabilità strategiche e all’altro “Personale Più Rilevante” del Gruppo Credito Emiliano (32 manager). Nel dettaglio è prevista l&#039;assegnazione gratuita di azioni ordinarie Credito Emiliano S.p.A. di almeno il 50% dei premi riconosciuti da differire su un arco temporale di 5 anni per il “Personale Più Rilevante” cd. “Apicale” e di 4 anni per il restante “Personale Più Rilevante”. L&#039;attribuzione è prevista in costanza di rapporto professionale e al raggiungimento di predefiniti livelli di performance, complessiva e individuale, così come dettagliati nel “Documento Informativo” relativo al Piano stesso. Poiché l&#039;attivazione del Piano è condizionata al raggiungimento di obiettivi futuri, le informazioni relative al numero massimo di strumenti finanziari assegnati saranno diffuse, nel rispetto delle previsioni normative, non appena disponibili alla Banca. Nella medesima seduta, il Consiglio di Amministrazione, tenuto conto del parere del Comitato Remunerazioni, ha verificato le condizioni per l&#039;attivazione del “Piano Incentivante 2025”, per un numero massimo di azioni ordinarie Credito Emiliano S.p.A. assegnate pari a n. 290.935. Ulteriori dettagli relativi ai Piani sopra indicati saranno illustrati nelle tabelle che verranno allegate alla &quot;Relazione sulla Politica di Gruppo in materia di Remunerazione e Incentivazione e sui Compensi Corrisposti&quot;. Il “Documento informativo relativo al Piano Incentivante 2026 basato su azioni” sarà messo a disposizione degli Azionisti presso la Sede Sociale e sul sito www.credem.it, sezione “Chi siamo - assemblee” entro i termini e con le modalità di cui alla vigente normativa; la “Relazione sulla Politica di Gruppo in materia di Remunerazione e Incentivazione e sui Compensi Corrisposti” redatta ai sensi della disciplina vigente sarà messa a disposizione degli Azionisti presso la Sede sociale e sul sito www.credem.it - Sezione “Chi Siamo – Assemblee” entro i termini e con le modalità di cui alla vigente normativa.
(*) INDICATORI ALTERNATIVI DI PERFORMANCE Il Gruppo Credem utilizza alcuni indicatori alternativi di performance (IAP) al fine di trasmettere in modo più efficace le informazioni sull’andamento economico e finanziario. Al seguente link è presente un documento che illustra contenuto e criterio di determinazione di ogni singolo IAP utilizzato, nonché una riconciliazione con le voci degli schemi di bilancio adottati e le relative note di commento.
NOTE
(1) risultati annuali preliminari diffusi il 5 febbraio 2026, comunicato stampa Credem, risultati preliminari 2025
(2) gli impieghi non comprendono i finanziamenti erogati, nella forma tecnica dei pronti contro termine attivi, alla Cassa di Compensazione e Garanzia e i titoli valutati al costo ammortizzato, pari a 7.578 milioni di euro al 31 dicembre 2025. Dalla raccolta diretta complessiva sono esclusi i pronti contro termine Cassa Compensazione e Garanzia mentre è compreso l’apporto delle Società appartenenti al Gruppo bancario. Nella raccolta assicurativa sono comprese le riserve tecniche e le passività finanziarie valutate al fair value di Credemvita. Per la raccolta da clientela sono dedotti, per tutti i periodi di riferimento, i titoli di debito emessi sui mercati istituzionali e la raccolta indiretta di natura finanziaria. Nella raccolta complessiva da clientela sono ricomprese anche le riserve assicurative; infine è esclusa la contropartita alla capitalizzazione degli immobili e auto in affitto (IFRS16) per circa 128 milioni di euro. La produzione netta complessiva comprende la raccolta netta diretta e indiretta da clientela;
(3) il dato è riferito ai nuovi clienti acquisiti da Credem, Credem Euromobiliare Private Banking ed Avvera.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Agenda 2030: Centro Italia sopra la media ASviS</title>
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            <pubDate>Tue, 24 Mar 2026 15:45:00 +0000</pubDate>
            <description>Le Regioni del Centro Italia – Toscana, Marche, Lazio e Umbria – mostrano performance migliori rispetto alla media nazionale sugli Obiettivi sociali ed economici dell’Agenda 2030, secondo quanto emerge dal Rapporto Territori ASviS 2025 presentato a Roma. 
Avanzamenti su benessere, istruzione, lavoro e parità di genere
Il Centro Italia evidenzia risultati superiori alla media nazionale in molti ambiti chiave dello sviluppo sostenibile, tra cui:

salute e istruzione,
lavoro e crescita economica,
parità di genere,
produzione e consumo responsabili.

Regioni come Umbria, Lazio, Marche e Toscana mostrano trend positivi soprattutto nei Goal dedicati a inclusione, benessere e produttività.
Le criticità: ambiente e istituzioni restano indietro
Nonostante i progressi, le stesse aree registrano criticità significative sulle dimensioni:

ambientale (ecosistemi terrestri, qualità dell’aria, acqua e dissesto idrogeologico),
istituzionale (giustizia, qualità delle istituzioni).

In particolare, diversi indicatori relativi a povertà, acqua pulita, disuguaglianze e governance mostrano un peggioramento o stagnazione rispetto al passato.
Uno sviluppo non omogeneo
Il direttore scientifico di ASviS, Enrico Giovannini, sottolinea come il territorio presenti “segnali contrastanti”, con aree molto avanzate e altre in ritardo soprattutto su innovazione e imprese. Una situazione che richiede politiche territoriali mirate per colmare i divari interni. 
Conclusione
Il quadro tracciato da ASviS evidenzia un Centro Italia dinamico e in miglioramento sugli obiettivi sociali ed economici, ma ancora fragile sul versante ambientale e istituzionale. Un equilibrio che rende cruciale l’adozione di politiche sostenibili e coordinate per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 nei tempi previsti.
Approfondisci il tema sul sito di ASviS

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            <category>ESG</category>
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            <title>Bankitalia: mercato BNPL, rischi e nuove regole UE 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il fenomeno Buy Now Pay Later (BNPL) continua a crescere rapidamente in Italia ed Europa, diventando una delle soluzioni di pagamento più diffuse grazie alla possibilità di rateizzare piccoli acquisti senza interessi e con procedure rapide. La Banca d’Italia aveva già evidenziato nel 2022 le caratteristiche del mercato e i potenziali rischi legati a una diffusione non regolamentata del modello, soprattutto in un contesto di crescita dell’inflazione e dei tassi di interesse. 
Un mercato in forte espansione
Nel 2025 il BNPL ha raggiunto in Italia un transato di 9,9 miliardi di euro, in aumento del 45% rispetto all’anno precedente, con un utilizzo da parte del 17% dei consumatori e una forte crescita del canale online (+50%). Questa accelerazione ha attirato l’attenzione delle autorità, che vedono nel BNPL uno strumento ibrido tra pagamento e credito, con rischi legati alla trasparenza e all’indebitamento.
I rischi individuati da Bankitalia e dal nuovo quadro normativo
La Banca d’Italia ha sottolineato come la mancanza di verifiche strutturate del merito creditizio e la “gratuità apparente” possano spingere i consumatori ad accumulare debiti in modo inconsapevole. Tra i rischi evidenziati troviamo:

sottovalutazione dell’indebitamento complessivo;
debolezza dei controlli sulla solvibilità;
possibili costi indiretti nascosti o penali;
rischi di arbitraggio regolamentare da parte di operatori non bancari.

Dal 2026 entrano in vigore le nuove regole europee
Dal 20 novembre 2026 il BNPL rientrerà pienamente nel perimetro della Direttiva europea sul credito ai consumatori (CCD2). Le nuove norme prevedono:

obbligo di valutazione del merito creditizio;
maggiore trasparenza su condizioni e costi;
informative precontrattuali più dettagliate;
limiti più stringenti sulle dilazioni (da 90 a 50 giorni nei negozi fisici e a 14 giorni online).

Questa svolta normativa punta a proteggere i consumatori dal sovraindebitamento e ad allineare il BNPL agli standard del credito tradizionale.

Effetti del nuovo quadro BNPL sul settore del leasing
Sebbene il leasing non sia menzionato esplicitamente nei documenti su BNPL e CCD2, la regolamentazione più severa che entrerà in vigore nel 2026 produce tre effetti indiretti ma rilevanti sul mercato dei finanziamenti, incluso il leasing.
1. Riallineamento competitivo: il leasing diventa più trasparente e “sicuro”
Con la nuova disciplina europea sul credito ai consumatori (CCD2), il BNPL perderà parte del vantaggio competitivo legato alla rapidità e all’assenza di controlli.Dal 2026, infatti, gli operatori BNPL dovranno effettuare:

valutazione del merito creditizio del cliente,
maggiore trasparenza contrattuale,
informative precontrattuali più strutturate.

Questo avvicina il BNPL ai finanziamenti tradizionali.Effetto sul leasing:➡️ Il leasing torna ad apparire uno strumento più chiaro e regolamentato, riducendo la distanza percepita rispetto ai pagamenti rateali “leggeri” del BNPL
2. Possibile spostamento della domanda dalle rate “veloci” al leasing
Con maggiori barriere regolamentari, il BNPL potrebbe risultare:

meno immediato,
meno accessibile ai consumatori con profilo borderline,
più costoso per i merchant.

Effetto sul leasing:➡️ Una parte della domanda oggi attratta dai modelli BNPL per acquisti di importo medio‑alto potrebbe tornare verso prodotti finanziati tramite leasing, specialmente per beni durevoli (auto, attrezzature, tecnologie).
3. Maggiore attenzione alla solvibilità e al rischio: vantaggio per gli operatori leasing
Il leasing è già costruito su:

valutazioni rigorose della solvibilità del cliente,
strutture di garanzia,
pricing legato al rischio reale.

Il nuovo scenario BNPL — più regolamentato e più vicino ai prodotti creditizi — implica che:

i player BNPL dovranno introdurre controlli simili,
i costi operativi cresceranno,
alcuni operatori meno solidi potrebbero uscire dal mercato.

Effetto sul leasing:➡️ Gli operatori leasing, abituati da sempre a operare in un quadro regolato e prudenziale, risultano avvantaggiati in termini di affidabilità, sostenibilità e accesso alla raccolta.
4. Riduzione del rischio di sovraindebitamento del consumatore
BNPL ha generato rischi significativi:

scarsa percezione del debito complessivo,
assenza di controlli sul merito creditizio,
accumulo di rate multiple. 

La nuova disciplina porta a:

maggior monitoraggio dei debiti del consumatore,
riduzione del rischio di insolvenza.

Effetto sul leasing:➡️ Un consumatore meno indebitato e più valutato correttamente è anche un cliente potenziale più sicuro per i contratti di leasing.
5. Ricadute sul B2B e sui merchant
Molti merchant usano BNPL per aumentare conversioni e vendite.Con regole più severe:

il BNPL diventerà più costoso da integrare,
i tempi di approvazione aumenteranno,
i modelli di business dei provider BNPL verranno rivisti.

Effetto sul leasing:➡️ Nel B2B, il leasing torna il principale strumento per finanziare beni strumentali, mentre nel B2C i merchant potrebbero incentivare formule di leasing per auto, elettronica, mobilità e beni durevoli.
6. Convergenza dei modelli: nascita di “ibridi” leasing–BNPL
Il riallineamento regolamentare riduce la distanza tra BNPL e credito tradizionale.È plausibile un mercato in cui:

gli operatori BNPL adottano logiche di underwriting simili al leasing,
gli operatori leasing offrono micro‑rate per piccoli importi,
nascono prodotti ibridi di “micro‑leasing a breve termine”.

Conclusione
Il nuovo quadro regolamentare BNPL non colpisce direttamente il leasing, ma favorisce un riequilibrio competitivo.Il leasing emerge come:
✅ più solido,✅ più regolamentato,✅ più sicuro,✅ più vantaggioso nei beni durevoli e negli investimenti.
In sintesi, il 2026 potrebbe segnare un rafforzamento strutturale del leasing rispetto al BNPL, sia per famiglie che per imprese.
Documento di Banca d&#039;Italia</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>Nuova Sabatini 2026: leasing più conveniente per le PMI</title>
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            <pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il 2026 segna un anno decisivo per gli investimenti delle piccole e medie imprese italiane. Grazie al rifinanziamento della Nuova Sabatini e alle nuove misure fiscali introdotte dalla Legge di Bilancio, il leasing torna a essere uno degli strumenti più convenienti e strategici per sostenere la crescita, l’innovazione e la trasformazione tecnologica del tessuto produttivo italiano.
1. Nuova Sabatini rifinanziata: più risorse per investire anche tramite leasing
La Nuova Sabatini — lo strumento che sostiene l’acquisto di beni strumentali da parte delle PMI — viene rifinanziata con:

200 milioni di euro nel 2026,
450 milioni nel 2027,

per favorire l’adozione di macchinari, impianti e tecnologie digitali, inclusi i beni acquisiti tramite leasing.
Questo rifinanziamento elimina la tipica incertezza legata ai cicli di esaurimento dei fondi, garantendo:

continuità operativa,
maggiore programmazione degli investimenti,
stabilità nelle linee di finanziamento.

Per molte imprese, la combinazione leasing + Sabatini aumenta la convenienza finanziaria, perché il contributo in conto impianti riduce il costo complessivo dell’operazione.
2. Leasing e maxi‑deduzioni: un 2026 di forte vantaggio fiscale
Parallelamente, la Legge di Bilancio 2026 introduce misure che potenziano il ruolo del leasing come canale preferenziale per investire:
Ritorno dell’iper‑ammortamento
Il 2026 reintroduce un sistema di maggiorazioni fiscali fino al +180% del costo del bene, applicabili anche ai canoni di leasing. L’incentivo riguarda i beni strumentali tecnologicamente avanzati installati tra il 1° gennaio 2026 e il 26 settembre 2028. 
Maxi‑deduzioni al posto dei crediti d’imposta
Con l’uscita di scena dei crediti “Transizione 4.0” e “5.0”, il sistema fiscale punta su maxi‑deduzioni più facili da applicare e contabilizzare anche nei contratti di leasing.
3. Perché il leasing diventa la scelta ideale per le PMI nel 2026
L’interazione tra rifinanziamento Sabatini e nuovi incentivi fiscali rende il leasing estremamente vantaggioso:
Liquidità preservata
Il leasing consente di diluire l’investimento senza immobilizzare capitale, un vantaggio cruciale per PMI e professionisti.
Benefici fiscali potenziati
L’iper‑ammortamento applicato ai canoni rende il leasing più conveniente rispetto all’acquisto diretto. 
Maggior accesso ai contributi Sabatini
La Sabatini continua a finanziare anche acquisizioni tramite leasing, riducendo ulteriormente i costi. 
Pianificazione più semplice
Grazie al rifinanziamento e agli incentivi validi fino al 2028, le imprese possono programmare investimenti pluriennali.
4. Quali investimenti sono favoriti?
Beni strumentali e macchinari
Il leasing permette di rinnovare rapidamente il parco produttivo, sfruttando le maxi‑deduzioni. 
Tecnologie digitali e automazione
Sabatini e iper‑ammortamento sostengono l’acquisizione di robot, software avanzati e sistemi interconnessi. 
Sostenibilità e risparmio energetico
Gli incentivi favoriscono investimenti in efficienza energetica, spesso realizzati tramite leasing operativo.
5. Nuovi vantaggi anche nel leasing auto aziendale
Nel 2026 sono confermate le regole aggiornate su fringe benefit e tabelle ACI, che incidono anche sulla convenienza delle auto aziendali in leasing.Questo rende il leasing un&#039;opzione competitiva anche per flotte aziendali e professionisti.
6. Conclusioni: un 2026 di forte spinta agli investimenti
La combinazione tra:
rifinanziamento della Nuova Sabatini,iper‑ammortamento applicabile ai canoni,maxi‑deduzioni fiscali,stabilità normativa fino al 2028,
crea un ecosistema dove il leasing diventa il mezzo più conveniente, flessibile e fiscalmente premiato per rinnovare impianti, tecnologie e beni strumentali.
Il 2026 rappresenta dunque un&#039;opportunità unica per le PMI che vogliono crescere, innovare e aumentare la propria competitività sfruttando strumenti finanziari solidi e incentivati.

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            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>PMI 2026: nuove agevolazioni leasing per investimenti</title>
            <link>https://leasenews.it/news/normativa/pmi-2026-nuove-agevolazioni-leasing-per-investimenti</link>
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            <pubDate>Tue, 24 Mar 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Legge annuale PMI, approvata definitivamente dal Senato il 4 marzo 2026 (L’entrata in vigore del provvedimento è prevista per il prossimo 7 aprile), rappresenta il primo provvedimento organico dedicato alle micro, piccole e medie imprese dopo quattordici anni di attesa. Il nuovo quadro normativo introduce strumenti che puntano a rafforzare la competitività del sistema produttivo, intervenendo su accesso al credito, reti d’impresa, semplificazioni e innovazione. 
Sebbene il testo non contenga misure dedicate esclusivamente al leasing, la riforma si intreccia con un contesto fiscale e finanziario che rende la locazione finanziaria uno degli strumenti più importanti per sostenere investimenti e sviluppo nelle PMI.
1. La Legge annuale PMI 2026: interventi per competitività e credito
Il provvedimento punta a:

migliorare l’accesso al credito, grazie al riordino dei Confidi e alla valorizzazione finanziaria del magazzino; 
incentivare aggregazioni e reti d’impresa, con misure fiscali che esentano parte degli utili destinati al fondo patrimoniale comune dal calcolo del reddito d’impresa per il triennio 2026–2028; 
favorire la crescita delle imprese con strumenti che rendono più fluido l’investimento in beni strumentali e capitale produttivo.

Questi interventi creano un ambiente più favorevole all’utilizzo del leasing finanziario, soprattutto grazie alle misure contenute nella Legge di Bilancio 2026, che interagisce fortemente con la Legge annuale PMI.
2. Leasing 2026: un quadro di incentivi senza precedenti
La Legge di Bilancio 2026 introduce un pacchetto di misure che rendono il leasing uno strumento particolarmente conveniente per le PMI. Tra le più rilevanti:
Ritorno dell’iper‑ammortamento applicabile anche ai canoni di leasing
La reintroduzione dell’iper‑ammortamento permette una maggiorazione fino al 180% del costo fiscalmente deducibile dei beni tecnologicamente avanzati, applicabile anche ai contratti di leasing stipulati dal 1° gennaio 2026 al 26 settembre 2028. [leasenews.it]
Questo significa che un’impresa può:

rinnovare impianti e macchinari senza immobilizzare capitale;
usufruire di maxi‑deduzioni applicate ai canoni;
accelerare il processo di trasformazione digitale.

Addio ai crediti d’imposta: arrivano le maxi‑deduzioni
Il sistema si semplifica: invece dei programmi “Transizione 4.0” e “5.0”, subentrano deduzioni fiscali potenziate, più immediate e semplici da gestire anche nei contratti di leasing. [leasenews.it]
Nuova Sabatini rifinanziata anche per investimenti in leasing
La Nuova Sabatini è rifinanziata con:

200 milioni di euro nel 2026,
450 milioni nel 2027,

e continua a coprire investimenti effettuati tramite leasing, rendendo l’accesso alla finanza più agevole per le PMI. 
3. Perché il leasing diventa centrale per le PMI nel 2026
L’interazione tra Legge annuale PMI e Legge di Bilancio 2026 crea un quadro coerente in cui il leasing diventa:
Strumento finanziario privilegiato
Grazie alle maxi‑deduzioni e all’iper‑ammortamento, il leasing consente di rinnovare rapidamente il parco macchine e le tecnologie a costi ridotti. [leasenews.it]
Soluzione ideale per programmare investimenti pluriennali
La certezza normativa su incentivi e agevolazioni fino al 2028 permette alle PMI di pianificare investimenti senza l’incertezza dei cicli di rifinanziamento. [leasenews.it]
Alternativa alla scarsità di credito bancario
Le misure della Legge annuale PMI puntano a migliorare l’accesso al credito, ma nel frattempo il leasing permette:

minori garanzie richieste,
piani più flessibili,
minore impatto sui bilanci.

Supporto trasversale a tutti i settori chiave
Dalla manifattura all’artigianato, dal turismo alla moda, il leasing diventa il meccanismo naturale per acquisire beni strumentali in settori oggetto della riforma PMI.
4. Impatto concreto per le PMI: esempi operativi
Macchinari e industria 4.0
Grazie all’iper‑ammortamento applicabile ai canoni, un macchinario “Industria 4.0” preso in leasing può generare un vantaggio fiscale fino al +180% rispetto al costo sostenuto. [leasenews.it]
Tecnologie digitali e software
La combinazione di maxi-deduzioni e Nuova Sabatini rende gli investimenti in digitalizzazione più accessibili. [leasenews.it]
Rinnovamento del parco auto aziendale
Il 2026 introduce anche novità per i fringe benefit auto e per il leasing veicoli, con tabelle ACI aggiornate. 
5. Conclusione: una stagione favorevole per investimenti e crescita
La Legge annuale PMI 2026 e la Legge di Bilancio 2026 insieme creano uno scenario estremamente favorevole per l’utilizzo del leasing come strumento di investimento.
Il quadro normativo:

rafforza la competitività del tessuto produttivo;
riduce gli oneri fiscali e finanziari degli investimenti;
sostiene innovazione, digitalizzazione e rinnovo tecnologico;
permette alle imprese di programmare investimenti con maggiore certezza.

Per le PMI italiane, il 2026 rappresenta una nuova stagione di opportunità, in cui il leasing assume un ruolo centrale per sostenere crescita, modernizzazione e transizione digitale.

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            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Bankitalia: surplus estero italiano in forte crescita</title>
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            <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>All’inizio del 2026 l’economia italiana mostra segnali positivi sul fronte dei rapporti con l’estero. La Banca d’Italia registra infatti un marcato miglioramento della bilancia dei pagamenti, con un surplus in crescita che riflette la buona performance dell’export, il contributo positivo dei redditi primari e una struttura economica più resiliente rispetto ai trimestri precedenti.
Un surplus in aumento: +30,1 miliardi a gennaio 2026
Secondo le rilevazioni diffuse da Bankitalia, il surplus di conto corrente ha raggiunto i 30,1 miliardi di euro a gennaio 2026 — pari all’1,3% del PIL — in forte aumento rispetto ai 21,1 miliardi dei dodici mesi precedenti.
Questo incremento rappresenta un segnale rilevante per la posizione finanziaria dell’Italia, evidenziando un miglioramento delle condizioni esterne nonostante un contesto internazionale ancora caratterizzato da volatilità e tensioni sui mercati.
Driver della crescita: il ruolo dei redditi primari
Il miglioramento della bilancia dei pagamenti è legato principalmente all’evoluzione dei redditi primari, che passano da un saldo negativo di -6,5 miliardi ai 3,8 miliardi positivi registrati nei dodici mesi precedenti gennaio 2026. 
Questa dinamica è particolarmente significativa, in quanto segnala:

maggiori entrate derivanti da investimenti all’estero,
un rafforzamento della posizione patrimoniale netta dell’Italia verso l’estero,
un miglioramento dei flussi finanziari legati al capitale.

Buone notizie anche per il saldo delle merci
Un altro pilastro del miglioramento è rappresentato dalla voce “merci”, il cui saldo si attesta a 52,7 miliardi, in aumento rispetto ai 52 miliardi del periodo precedente. 
Questo risultato riflette la competitività del settore manifatturiero italiano, in particolare in segmenti come:

meccanica strumentale,
beni a medio-alto valore tecnologico,
agroalimentare di qualità,
settori legati alle filiere dell’automazione e delle produzioni sostenibili.

In un contesto in cui i prezzi delle materie prime restano altalenanti, la capacità italiana di mantenere un surplus stabile sulle merci rappresenta un elemento di forza strutturale.
Servizi e redditi secondari in peggioramento
A fronte dei miglioramenti sul fronte merci e redditi primari, altre componenti della bilancia dei pagamenti registrano segnali meno favorevoli:

servizi: deficit in peggioramento, da -4,8 a -5,6 miliardi;
redditi secondari (trasferimenti senza contropartita): passano da -19,6 a -20,9 miliardi. 

Il deterioramento dei servizi può riflettere una combinazione di fattori, tra cui:

aumento delle importazioni di servizi digitali e tecnologici,
maggiori costi logistici e di trasporto,
una temporanea decelerazione del turismo in entrata nei mesi invernali.

Il peggioramento dei redditi secondari, invece, è in linea con i trend degli ultimi anni e incorpora principalmente trasferimenti verso l’UE e flussi legati ai migranti.
Nel contesto europeo: un trend generale di rafforzamento
Il quadro italiano si inserisce in un trend più ampio che riguarda l’Area Euro, anch’essa protagonista di un miglioramento della bilancia corrente. A gennaio 2026 il surplus europeo ha raggiunto i 38 miliardi di euro, uno dei valori più alti del periodo recente, sostenuto dal forte avanzo delle merci (+33 miliardi) e da un solido contributo dei servizi. 
Questo contesto europeo favorevole contribuisce a sostenere l’interscambio dell’Italia con i suoi principali partner.
Cosa indica questo miglioramento per l’economia italiana
L’aumento del surplus di conto corrente a inizio 2026 ha diverse implicazioni positive:
1. Rafforzamento della posizione finanziaria esterna
Un surplus più elevato contribuisce a una riduzione della vulnerabilità rispetto agli shock esterni.
2. Maggiori risorse per finanziare gli investimenti
L’aumento dell’avanzo può riflettersi in una maggiore disponibilità di capitali per imprese e istituzioni finanziarie.
3. Conferma della competitività del sistema produttivo
Il saldo merci elevato indica che l’Italia continua a essere competitiva nei settori chiave del suo export.
4. Indicatori favorevoli per la fiducia degli investitori
Un miglioramento della bilancia dei pagamenti rafforza l’attrattività del Paese sui mercati internazionali.
Conclusione
All’inizio del 2026 l’Italia mostra un quadro esterno solido: il surplus della bilancia dei pagamenti cresce in modo significativo grazie al miglioramento dei redditi primari e al contributo positivo del commercio di beni. Mentre permangono alcune fragilità nel settore dei servizi e nei redditi secondari, l’economia italiana beneficia di un contesto europeo favorevole e di una crescente competitività delle sue esportazioni.
L’evoluzione dei prossimi mesi sarà cruciale per confermare se questa dinamica positiva si consoliderà nel medio periodo, ma i segnali attuali indicano una direzione incoraggiante per i conti con l’estero.

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            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>Rapporto ABI Marzo 2026: prestiti e tassi in evidenza</title>
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            <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 12:45:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Rapporto ABI di marzo 2026 conferma un&#039;evoluzione positiva del mercato del credito italiano, con segnali di consolidamento sia per famiglie che imprese. All’interno di questo contesto, il leasing emerge come uno strumento finanziario sempre più strategico per sostenere investimenti e rinnovo dei capitali produttivi.
1. Andamento generale del credito bancario nel marzo 2026
Secondo i dati ABI relativi a febbraio–marzo 2026, il comparto dei prestiti registra un miglioramento significativo. I prestiti complessivi a famiglie e imprese crescono del 2,1% su base annua, segnando il quattordicesimo mese consecutivo di aumento per le famiglie e l’ottavo per le imprese. I tassi medi restano nel complesso stabili, elemento che favorisce fiducia e pianificazione finanziaria.
Le condizioni finanziarie nel loro complesso costituiscono un terreno favorevole anche per gli strumenti para-bancari come il leasing, che opera a stretto contatto con le dinamiche del credito.
2. Il leasing nel 2026: segnali dal settore
Per quanto riguarda il leasing nel 2026 il settore mostra segnali di vivacità, confermati da indicatori come:

la Scheda di sintesi dei dati Nuova Sabatini – Marzo 2026, che fotografa l’andamento delle agevolazioni agli investimenti produttivi effettuati anche tramite leasing;
la Scheda sulle immatricolazioni e stipulati di febbraio 2026, utile per comprendere l’evoluzione del leasing strumentale e del leasing automotive. 

Questi dati, seppur non integrati direttamente nel Rapporto ABI, sono strettamente connessi alle dinamiche del credito complessivo e aiutano a leggere il quadro di domanda e investimenti.
3. Perché il leasing diventa sempre più rilevante
Il contesto delineato dall’ABI mostra tassi relativamente stabili su nuovi prestiti e un progressivo consolidamento della domanda creditizia. Ciò crea condizioni favorevoli anche per la crescita del leasing.
Il leasing sta assumendo un ruolo chiave per diverse ragioni:
a) Supporto agli investimenti produttivi
Le agevolazioni come la Nuova Sabatini continuano a incentivare il finanziamento di beni strumentali tramite leasing. Il sostegno a macchinari, attrezzature e tecnologie digitali appare determinante nei processi di modernizzazione delle PMI. 
b) Crescita dei settori automotive e industriali
La disponibilità di dati sulle immatricolazioni e sugli stipulati riflette una domanda ancora solida di leasing nel settore automotive e in quello industriale, favorendo il rinnovo dei mezzi aziendali.
c) Condizioni finanziarie stabili
La stabilità dei tassi interbancari, evidenziata dall’ABI, contribuisce a mantenere competitivo il costo del leasing rispetto all’acquisto tramite finanziamento tradizionale. 
4. Leasing e credito: un ecosistema integrato
Il leasing risulta complementare all’evoluzione del credito monitorata dall’ABI. Mentre i prestiti bancari aumentano in modo solido, il leasing:

amplia le possibilità di investimento per le imprese,
riduce l’impatto iniziale sull’esborso,
offre soluzioni flessibili in un contesto economico ancora incerto.

La combinazione di credito bancario stabile e leasing in crescita sostiene un percorso di rinnovamento del capitale produttivo, contribuendo alla competitività del sistema industriale italiano.
5. Conclusioni
Il marzo 2026 segna un momento positivo per il sistema del credito italiano, grazie a prestiti in crescita e tassi stabili. In questo quadro, il leasing continua a rafforzarsi come strumento essenziale per sostenere investimenti e modernizzazione.
I dati disponibili mostrano un settore in buona salute, alimentato anche dalle misure di incentivazione e dalla solidità della domanda interna. L’integrazione tra credito bancario e leasing appare sempre più un asse strategico per la crescita delle imprese italiane.

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            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>Rapporto Istat 2026: Competitività dei settori produttivi</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/rapporto-istat-2026-competitivita-dei-settori-produttivi</link>
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            <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi, giunto alla quattordicesima edizione, fornisce un approfondimento di analisi e un quadro informativo dettagliato e tempestivo sulla struttura, la performance e la dinamica del sistema produttivo italiano. Si tratta di un prodotto digitale composto da un e-book e da un’appendice statistica.
L’appendice statistica valorizza l’ampia informazione disponibile sui settori economici. Per ciascun comparto produttivo viene offerta una base dati di circa 80 indicatori, ove possibile in serie storica e con dettagli settoriali, territoriali, dimensionali e per varie tipologie d’impresa. Nel corso degli anni tali database sono stati progressivamente arricchiti con informazioni provenienti dai registri statistici sulle imprese e relative alla forza lavoro interna alle imprese, agli scambi con l’estero, ai gruppi aziendali, alla presenza sul territorio.
Per ogni settore della manifattura e dei servizi sono inoltre disponibili schede di sintesi che riportano i principali indicatori sulla struttura, le strategie e la performance delle imprese. Le informazioni di natura congiunturale presenti nelle schede sono aggiornate in tempo reale e scaricabili dalla pagina Competitività dei settori produttivi.
La quattordicesima edizione del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi ha come obiettivo l’analisi del posizionamento dell’economia, dei settori e delle imprese italiane nell’attuale scenario internazionale, caratterizzato dalle restrizioni al commercio imposte dall’amministrazione statunitense.
Approfondisci sul sito dell&#039;Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Cyber Index PMI 2025: cresce la consapevolezza digitale</title>
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            <pubDate>Sat, 21 Mar 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Presentato il terzo Rapporto promosso da Confindustria e Generali con il supporto del Politecnico di Milano e dell&#039;Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale: il livello medio di consapevolezza delle PMI sale a 55 su 100, ancora sotto la soglia di sufficienza



La consapevolezza delle piccole e medie imprese italiane sui rischi cyber cresce, ma resta ancora lontana da livelli pienamente adeguati. È quanto emerge dal Cyber Index PMI 2025, l’indice che misura il livello di maturità e di preparazione delle PMI italiane nella gestione dei rischi digitali.
Il rapporto, promosso da Confindustria e Generali, con il contributo scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e la partnership istituzionale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, monitora nel tempo la capacità delle imprese di governare il rischio cyber attraverso strategie, processi organizzativi e strumenti operativi.
Secondo i dati dell’ultima rilevazione, il livello medio di consapevolezza delle PMI italiane raggiunge 55 punti su 100, in crescita di tre punti rispetto al 2024 ma ancora sotto la soglia di sufficienza fissata a 60. Il rapporto si basa su un campione di oltre 1.500 imprese, offrendo una fotografia aggiornata della maturità cyber del sistema produttivo italiano.
Cybersecurity nelle PMI: consapevolezza in crescita ma sotto la soglia di sufficienza
L’analisi del Cyber Index PMI evidenzia una forte polarizzazione nel livello di preparazione delle imprese italiane. Accanto a un nucleo di aziende più strutturate e consapevoli dei rischi digitali, rimane una quota ampia di PMI che non dispone ancora degli strumenti necessari per gestire in modo efficace la sicurezza informatica.
Solo il 16% delle PMI ha una postura di sicurezza adeguata
Il rapporto evidenzia come solo il 16% delle PMI italiane possa essere considerato “maturo” nella gestione della sicurezza informatica, cioè capace di adottare un approccio strategico e di implementare strumenti efficaci per proteggere dati e infrastrutture digitali.
La maggioranza delle imprese si colloca ancora in livelli intermedi di maturità. Il 32% delle PMI può essere definito “consapevole“, con una buona comprensione dei rischi ma capacità operative ancora limitate, mentre il 38% rientra nella categoria delle imprese “informate“, caratterizzate da un approccio ancora poco strutturato alla sicurezza informatica. Rimane infine una quota del 14% di imprese “principianti”, con scarsa consapevolezza dei rischi cyber e una quasi totale assenza di misure di protezione.
Un elemento positivo riguarda il fatto che per la prima volta le imprese mature superano numericamente quelle principianti, segnale di un progressivo miglioramento nella diffusione della cultura della sicurezza digitale tra le PMI.
Strategia cyber in miglioramento, ma l’attuazione resta il punto critico
L’indice si basa su tre dimensioni principali: approccio strategico, identificazione dei rischi e attuazione delle misure di sicurezza. Tra queste, la componente più avanzata riguarda la strategia, che raggiunge un punteggio medio di 62 su 100, superando la soglia di sufficienza grazie a una maggiore attenzione alla governance del rischio e alla pianificazione degli investimenti da parte delle imprese.
Permangono invece criticità nelle fasi successive del percorso. La capacità di identificazione dei rischi cyber si ferma a 47 su 100, mentre la dimensione dell’attuazione delle misure operative raggiunge 57 su 100, indicando che molte PMI faticano ancora a tradurre la consapevolezza strategica in strumenti concreti di protezione.
Cybersecurity e competitività: la sfida per il sistema delle PMI
Il rapporto evidenzia come la sicurezza informatica stia assumendo un ruolo sempre più centrale per la competitività delle imprese. Negli ultimi tre anni quasi una PMI su quattro ha subito una violazione informatica, segnale di un contesto di rischio crescente alimentato dalla trasformazione digitale e dall’evoluzione delle minacce cyber.
Fausto Bianchi, Presidente di Piccola Industria Confindustria, ha dichiarato: “Se vogliamo che le PMI italiane colmino il gap di produttività che scontano con i principali partner europei, la trasformazione digitale è un passo necessario. Digitalizzare senza proteggersi, però, espone le imprese a rischi concreti: oggi chi non garantisce standard minimi di sicurezza informatica rischia di essere escluso dalle filiere produttive. Confindustria lavora su più fronti: dialoghiamo con le istituzioni nazionali ed europee per un’adozione efficace di normative cogenti come il NIS2 e il Cyber Resilience Act e informiamo le PMI sui fondi e sulle agevolazioni disponibili per la messa in sicurezza. Sostenere le piccole imprese in questo percorso non è solo una priorità di Piccola Industria, ma una condizione essenziale per la competitività dell’intero sistema Paese”.
Pietro Labriola, Delegato del Presidente di Confindustria per la Transizione Digitale, ha aggiunto: “La sovranità digitale europea si costruisce anche attraverso le scelte quotidiane delle imprese. Servono più trasparenza lungo la filiera tecnologica, requisiti minimi di sicurezza nei contratti e criteri di procurement che valorizzino soluzioni verificabili, affidabili e resilienti. È una questione di fiducia industriale e di autonomia tecnologica. In questo contesto la cybersecurity diventa una leva strategica per la competitività e un presidio fondamentale di sicurezza economica e nazionale. Per questo l’Italia deve puntare su regole chiare e stabili, su incentivi che orientino gli investimenti e su un modello di collaborazione pubblico-privato capace di rafforzare e proteggere l’intero ecosistema produttivo. Il Cyber Index PMI mostra che la consapevolezza sta crescendo, ma il salto di qualità passa dall’esecuzione attraverso governance, gestione del rischio e competenze. Come Confindustria vogliamo accompagnare le imprese in questo percorso con strumenti operativi, standard di riferimento e iniziative concrete che rendano la sicurezza accessibile a tutto il sistema produttivo, soprattutto alle realtà più piccole”.
Il ruolo della prevenzione e della gestione del rischio cyber
Secondo Barbara Lucini, Responsabile Country Sustainability &amp; Social Responsibility di Generali Italia, la crescente esposizione delle imprese alle minacce digitali rende sempre più necessario rafforzare strumenti di prevenzione e capacità di risposta. “Le piccole e medie imprese italiane rappresentano una componente essenziale del tessuto economico e sociale del Paese: sostenerne la capacità di affrontare le sfide legate alla trasformazione tecnologica significa rafforzare la solidità e la continuità del sistema produttivo nel lungo periodo”, spiega Lucini. “In questo contesto, Generali interpreta il proprio ruolo di Partner del Paese come un impegno concreto ad affiancare le imprese, non solo attraverso soluzioni assicurative, ma anche favorendo consapevolezza, prevenzione e capacità di risposta di fronte alle minacce digitali. Con il Cyber Index PMI mettiamo a disposizione competenze, esperienza e strumenti per aiutare le aziende a comprendere la propria esposizione, a gestire i rischi legati all’operatività digitale e a integrare prevenzione, protezione e copertura assicurativa in un approccio responsabile e orientato al lungo periodo”.
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            <category>Innovazione</category>
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            <title>Competitività UE: Confindustria chiede stop temporaneo ETS</title>
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            <pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Orsini: &quot;Sistema squilibrato, va sospeso e ripensato per tutelare l&#039;industria europea&quot;



Mentre ad Alden Biesen si apre il ritiro informale dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea dedicato alla competitività, Confindustria interviene nel dibattito rilanciando il tema del costo dell’energia e dell’impatto delle politiche climatiche sulla manifattura. Viale dell’Astronomia chiede infatti la sospensione temporanea del Sistema di Scambio delle Emissioni per il settore manifatturiero, lo stop all’ETS2 prima della sua entrata in vigore e la sospensione dell’ETS marittimo.
La richiesta arriva in vista della revisione del sistema prevista nel terzo trimestre dell’anno, in un contesto economico, tecnologico e geopolitico che – secondo Confindustria – sta ampliando il divario tra obblighi normativi e condizioni reali per sostenere la decarbonizzazione, soprattutto nei settori hard-to-abate.
Perché Confindustria chiede la sospensione del sistema europeo sulle emissioni
“In qualità di seconda potenza industriale ed esportatrice d’Europa, chiediamo all’Unione Europea di sospendere temporaneamente il Sistema di Scambio delle Emissioni (ETS) per il settore manifatturiero, la produzione termoelettrica a gas, il trasporto marittimo, gli edifici e la mobilità”, ha dichiarato il Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.
“In un contesto geopolitico profondamente cambiato, l’ETS, nella sua attuale configurazione, ha mostrato tutti i suoi limiti, trasformandosi da strumento di decarbonizzazione a veicolo di speculazione finanziaria. Per questo, anche rappresentando la seconda nazione industriale e esportatrice Europea, chiediamo che il sistema venga sospeso per essere ripensato profondamente”, ha aggiunto il numero uno di Confindustria.
ETS, emissioni globali e divario competitivo
Secondo Orsini, “l’oggettività dei fatti è sotto gli occhi di tutti. L’ETS è un sistema squilibrato che di fatto grava sulla capacità competitiva dell’industria europea. Dal 1990, le emissioni globali sono aumentate del 70%, spinte principalmente dalla Cina, le cui emissioni cumulative superano ormai quelle dell’intera Unione Europea”.
Attualmente solo circa il 25% delle emissioni globali è coperto da sistemi di tipo ETS, mentre quello europeo resta il più costoso. Settori strategici – come acciaio, chimica e ceramica, già tra i più decarbonizzati a livello globale – rischiano, secondo Confindustria, di essere espulsi dai mercati internazionali senza un rapido intervento dell’UE.
Energia, prezzi e politica industriale europea
“E non basta, andando avanti sarà peggio. La domanda di energia è destinata a crescere a ritmi sostenuti nei prossimi anni e questo determinerà uno stress nelle forniture e un aumento dei prezzi”, spiega ancora Orsini.
“Pertanto, è urgente bloccare l’ETS per evitare di aggravare ancor più il peso del costo dell’energia su imprese e famiglie. E questo è anche responsabilità di un meccanismo distorsivo per la formazione del prezzo, che, in parole povere, fa pagare tanto non solo l’energia a gas ma anche (ed è micidiale) le fonti rinnovabili e dell’idroelettrico. Praticamente chi consuma energia buona o cattiva la paga nello stesso modo, non incentivando comportamenti virtuosi. La somma di tutti questi costi sta mettendo in ginocchio l’industria e la nostra sicurezza non solo economica”.
“Serve una strategia industriale credibile e complessiva. La riduzione delle emissioni di CO2 deve procedere di pari passo con le condizioni necessarie per competere a livello globale – soprattutto l’accesso a energia a prezzi accessibili e completamente decarbonizzata. Per questo occorre sospendere l’ETS e ripensare la politica energetica e di decarbonizzazione all’interno di un quadro olistico per la difesa e la promozione dell’industria europea“, ha concluso il Presidente.
Confindustria porta così al centro del confronto europeo il tema dell’equilibrio tra transizione climatica e competitività industriale, in vista della revisione del sistema prevista nei prossimi mesi.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Costruzioni Istat: produzione in calo a gennaio 2026</title>
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            <pubDate>Fri, 20 Mar 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A gennaio 2026 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni diminuisca dell’1,3% rispetto a dicembre 2025.
Nella media del trimestre novembre 2025 – gennaio 2026 la produzione nelle costruzioni aumenta dello 0,1% nel confronto con il trimestre precedente.
Su base tendenziale, l’indice grezzo registra una flessione del 4,9%, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario cala dello 0,6% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20, contro i 21 di gennaio 2025).
A partire da questa statistica flash viene rivista la metodologia di stima dei dati destagionalizzati. Per ulteriori informazioni si rimanda alla nota metodologica.
 
Il commento
A gennaio 2026, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni registra la terza diminuzione consecutiva. Su base trimestrale, la dinamica congiunturale è sostanzialmente stazionaria (+0,1%). In termini tendenziali, l’indice corretto per gli effetti di calendario mostra la prima flessione dopo dodici mesi di crescita.
Approfondisci sul sito dell&#039;Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>UE: pubblicato il nuovo pacchetto per il settore automotive</title>
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            <pubDate>Fri, 20 Mar 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Commissione pubblica un ampio pacchetto di misure per il settore automobilistico, con un impatto significativo sulle società di leasing e noleggio.













Il 16 dicembre 2025, la Commissione europea ha adottato il Pacchetto Automotive, un insieme di proposte volte a migliorare la competitività del settore automobilistico europeo e a facilitare la transizione verso una mobilità pulita. Il pacchetto comprende 3 iniziative, ciascuna incentrata su questioni distinte: (1) Revisione del regolamento sugli standard di emissione di CO2 per autovetture e furgoni; (2) Legge omnibus sull&#039;automotive; (3) Regolamento sui veicoli aziendali a basse emissioni e (4) la strategia Battery Booster. Mentre le prime tre iniziative sono proposte legislative, la strategia Battery Booster assume la forma di una comunicazione non vincolante della Commissione.
Revisione del regolamento sugli standard di emissione di CO2 per auto e furgoni
Nell&#039;ambito della revisione della normativa vigente in materia di emissioni di CO₂, la Commissione propone diverse modifiche significative.
A partire dal 2035, i produttori di automobili saranno tenuti a ridurre del 90% le emissioni allo scarico. Il restante 10% potrà essere compensato attraverso l&#039;utilizzo di acciaio a basso tenore di carbonio prodotto nell&#039;UE, nonché di carburanti elettronici e biocarburanti.
In vista del 2035, la proposta introduce una serie di flessibilità. Le case automobilistiche potrebbero beneficiare di &quot;super-crediti&quot; per la produzione di auto elettriche piccole ed economiche prodotte nell&#039;UE, con l&#039;obiettivo di accelerare la diffusione sul mercato dei modelli elettrici compatti.
Per gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ entro il 2030, viene introdotta una maggiore flessibilità attraverso un meccanismo di finanziamento e indebitamento per il periodo 2030-2032. La Commissione propone inoltre agevolazioni specifiche per il segmento dei furgoni, dove l&#039;elettrificazione si è rivelata più complessa, riducendo l&#039;obiettivo di riduzione delle emissioni di CO₂ entro il 2030 dal 50% al 40%.
Omnibus automobilistico
L&#039;iniziativa Automotive Omnibus mira a ridurre la complessità amministrativa e i costi per i produttori europei attraverso misure di semplificazione mirate, tra cui:

Furgoni elettrici (eVan): Rimozione degli ostacoli normativi attraverso l&#039;esenzione degli eVan dai requisiti relativi al tachigrafo e ai limiti di velocità, unitamente all&#039;estensione dei requisiti di idoneità per la categoria B della patente di guida.
Euro 7: Riduzione dei costi di adeguamento legati alle prove di emissione in laboratorio a bassa temperatura; omologazione dei veicoli per le prove sui motori dei veicoli pesanti; e metodologie più chiare per l&#039;elaborazione dei dati OBM e OBFCM.
Veicoli elettrici compatti ed economici: introduzione di una nuova sottocategoria M1 (“M1E”) per i veicoli elettrici di piccole dimensioni, definita da una lunghezza massima di 4,2 metri.
Interoperabilità dei veicoli elettrici: nuovi requisiti per garantire l&#039;interoperabilità tra veicoli, infrastrutture di ricarica e rete elettrica.
Rumore e AVAS: valori limite aggiornati per i sistemi di allerta acustica dei veicoli, in linea con gli ultimi sviluppi dell&#039;UNECE.

Dopo l&#039;adozione da parte della Commissione, il Parlamento europeo e il Consiglio dovranno ora definire le proprie posizioni negoziali prima di concordare un testo definitivo. Si prevede che le discussioni inizieranno nel primo trimestre del 2026.
Avendo contribuito allo sviluppo di queste iniziative attraverso le risposte alle consultazioni pubbliche, Leaseurope monitorerà attentamente il processo legislativo e si impegnerà ulteriormente laddove opportuno.
Focus sulla regolamentazione dei veicoli aziendali a basse emissioni: un mandato introdotto di nascosto.
Nell&#039;ambito del suo Pacchetto Automotive, la Commissione europea ha pubblicato una proposta di regolamento sui veicoli aziendali a basse emissioni. L&#039;iniziativa mira a sostenere la decarbonizzazione del trasporto stradale nell&#039;UE attraverso tre obiettivi principali: stimolare la domanda di veicoli a zero e basse emissioni (ZEV), ridurre la spesa per combustibili fossili nel settore e accelerare la disponibilità di ZEV sul mercato dell&#039;usato.
Per raggiungere tali obiettivi, la proposta introduce traguardi obbligatori a livello degli Stati membri per il 2030 e il 2035. Questi traguardi richiederebbero che una quota definita di nuove immatricolazioni di auto e furgoni aziendali da parte di grandi imprese sia a emissioni zero. Pur mantenendo la discrezionalità sulle modalità di raggiungimento dei propri obiettivi nazionali, la proposta include anche una restrizione significativa: a partire dal 2028, agli Stati membri sarebbe vietato fornire sostegno finanziario per veicoli aziendali che non siano a basse o zero emissioni e che non siano fabbricati nell&#039;UE.
Le società europee di leasing e noleggio stanno già svolgendo un ruolo di primo piano nella transizione verso una mobilità a basse e zero emissioni. In quanto maggiori acquirenti di veicoli a basse e zero emissioni, stanno investendo ingenti risorse per rendere l&#039;adozione di questi veicoli attraente e accessibile a consumatori, PMI, grandi aziende ed enti pubblici. Infatti, i membri di Leaseurope stanno già superando la media del mercato automobilistico in termini di adozione di veicoli a basse e zero emissioni.
In questo contesto, Leaseurope ritiene che la proposta della Commissione rischi di non raggiungere gli obiettivi dichiarati. Anziché favorire la transizione, potrebbe comportare conseguenze negative indesiderate per i consumatori, le PMI e l&#039;economia dell&#039;UE nel suo complesso.
In particolare, Leaseurope non ritiene che gli obiettivi nazionali di acquisto siano lo strumento adatto per promuovere l&#039;adozione dei veicoli a emissioni zero (ZEV). Al contrario, invitiamo l&#039;UE e gli Stati membri a concentrarsi sul miglioramento delle condizioni favorevoli all&#039;elettrificazione, ad affrontare le persistenti sfide del mercato dell&#039;usato e a introdurre incentivi e quadri di supporto efficaci per l&#039;adozione di ZEV da parte delle imprese. Senza queste misure, esiste il rischio concreto che gli Stati membri ricorrano a rigidi obblighi nazionali di acquisto per le imprese, creando oneri finanziari e amministrativi significativi che potrebbero in definitiva rallentare, anziché accelerare, la transizione verso una mobilità a emissioni zero.
Leaseurope sta collaborando attivamente con il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione e continuerà a farlo durante tutto il processo legislativo, considerandolo una priorità fondamentale per l&#039;intero settore del leasing e del noleggio. </description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Moody’s conferma rating UniCredit dopo offerta Commerzbank</title>
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            <pubDate>Fri, 20 Mar 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;agenzia di rating Moody&#039;s ha confermato i rating Senior Preferred e Long-Term Deposit di UniCredit SpA ad A3, due livelli al di sopra del rating sovrano dell&#039;Italia, con outlook stabile.
Moody&#039;s ribadisce che, in caso di acquisizione di Commerzbank da parte di UniCredit, il rating stand-alone di UniCredit (Baseline Credit Assessment) potrebbe essere alzato dall&#039;attuale baa2 a baa1, un gradino al di sopra del rating sovrano dell&#039;Italia. Ciò comporterebbe un miglioramento dei rating anche per il debito senior non-prferred e per quello junior.</description>
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