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        <title>Leasenews</title>
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        <description>Leasenews è la prima rivista online dedicata al mondo del lease</description>
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            <title>Criteri climatici BCE estesi al collateral dell’Eurosistema</title>
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            <pubDate>Mon, 27 Jul 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La BCE ha annunciato l’estensione dei fattori climatici al collateral framework dell’Eurosistema, includendo anche i crediti delle imprese non finanziarie. Si tratta di un passo che rafforza l’integrazione dei rischi ambientali nella gestione delle garanzie e nella valutazione degli attivi idonei. 
Perché la BCE estende i criteri climatici
L’obiettivo è migliorare la capacità del sistema finanziario di valutare e gestire i rischi legati al clima, in particolare quelli connessi alla transizione energetica e agli impatti fisici. L’inclusione dei crediti corporate non finanziari amplia la copertura degli strumenti soggetti a screening climatico, rendendo più coerente l’approccio dell’Eurosistema. 
Cosa cambia nel collateral framework


Valutazione più completa dei rischi — i fattori climatici diventano parte integrante dell’analisi dei crediti corporate.


Maggiore trasparenza — le imprese dovranno fornire dati più strutturati sulle emissioni e sui piani di transizione.


Incentivi alla decarbonizzazione — gli intermediari saranno spinti a selezionare attivi con profili ESG più solidi.


Allineamento con InvestEU e tassonomia UE — la misura si inserisce nel quadro europeo di finanza sostenibile. 


Implicazioni per banche e imprese
Per le banche, l’estensione dei criteri climatici comporta una maggiore attenzione alla qualità ESG dei portafogli corporate, con possibili effetti sulla selettività del credito. Per le imprese, soprattutto PMI e mid‑cap, diventa più rilevante la rendicontazione climatica, che inciderà sulla loro eleggibilità come collateral. 
Impatto macro-finanziario
L’iniziativa contribuisce a:


migliorare la resilienza del sistema finanziario ai rischi climatici;


favorire la transizione energetica attraverso segnali di mercato più chiari;


rafforzare la coerenza delle politiche monetarie e prudenziali con gli obiettivi climatici UE.


Documento BCE</description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Confindustria: gas e petrolio salgono e l’economia frena</title>
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            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La guerra in Iran è riesplosa a luglio e l’incertezza sui prossimi sviluppi è massima: ne ha risentito subito il prezzo del petrolio. Dopo aver già frenato il PIL italiano nel 2° trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul 3°. L’inflazione resterà alta per un po’ e il canale del credito si sta irrigidendo. L’industria perde colpi dopo mesi di shock, gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapido recupero del turismo estero, ma non crescono.
Prezzi di petrolio e gas in salita. La nuova escalation militare tra USA e Iran ha causato una caduta dei transiti di navi per lo Stretto (32% a metà luglio). Il prezzo del Brent, perciò, ha ripreso a salire (91 dollari al barile il 21/7), dopo una significativa discesa a giugno (a 72): di nuovo ben sopra i livelli di febbraio (69 in media), sebbene sotto il picco di maggio (104). Anche il prezzo del gas, che non è mai sceso vicino ai livelli di febbraio (33 euro/Mwh in media), ha virato nuovamente al rialzo (60 euro).
Dollaro apprezzato. Il dollaro, con la guerra nel Golfo, torna a essere visto come “valuta rifugio” (anche perché il petrolio è quotato in dollari): la domanda di valute sta andando in una direzione opposta a quella presa a seguito dei dazi nel 2025, quando i timori sull’economia USA portarono a una svalutazione consistente del dollaro che ora si sta, invece, rafforzando: 1,14 dollari per euro nella prima metà di luglio, da 1,18 in media a febbraio (pari a -3,4%). Ciò favorisce l’export dei paesi euro.
Rallentano gli investimenti. Nonostante l’aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo); però, sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche, meno per investimenti. A maggio si è fermata la crescita della produzione di beni strumentali e nel 2° trimestre sono calate le previsioni di spesa in investimenti.
Consumi: frenata in vista. Nel 1° trimestre la quota di risparmio è salita appena (8,0%), mentre il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto di più (+0,8%), dando ossigeno alla domanda. Nel 2°, però, il reddito è stato frenato da prezzi e lieve calo degli occupati (a maggio). Le vendite al dettaglio sono salite poco (+0,1% in volume) e a giugno c’è stato un nuovo calo degli acquisti di auto (-1,5%).
L’industria decelera. A maggio la produzione industriale è diminuita (-0,3%), per la caduta dei beni intermedi (-0,8%) e di consumo (-0,5%), mentre la crescita degli energetici (+4,6%) ha attutito la flessione; la variazione acquisita nel 2° trimestre resta positiva. A giugno il PMI manifatturiero è sceso, mantenendosi espansivo (52,2 da 52,9): calano le pressioni sui prezzi, ma inizia a scemare la domanda dettata dall’accumulazione di scorte in un contesto molto incerto.
Servizi stabilizzati. La spesa dei turisti stranieri in Italia è subito ripartita (+6,2% tendenziale a maggio a prezzi correnti, -0,8% a marzo). L’indice S&amp;P Global PMI segnala una stabilizzazione dei servizi a giugno (50,2, da 49,4), coerente con quella mostrata dalla fiducia delle imprese del settore; secondo il PMI, ciò avviene grazie all’attenuarsi delle pressioni sui costi e a una risalita della domanda interna.
Export ancora in calo. A maggio l’export di beni diminuisce di -0,4% a prezzi costanti (-2,6% in aprile); nei primi cinque mesi resta comunque in crescita, a un ritmo inferiore alla media di lungo periodo. Molto eterogenee le dinamiche geografiche e settoriali: in aumento le vendite verso Svizzera e Cina, sostenute da metalli e farmaci; forte accelerazione verso il Mercosur (+21,2% tendenziale) nel 1° mese di applicazione dell’Accordo, grazie ai macchinari, oltre ai farmaci; in calo verso Turchia, Spagna, USA.
Eurozona: rimbalzo dei servizi. A maggio la produzione industriale è aumentata in Spagna (+1,2%) e anche in Germania (+0,8%), dove è divenuta positiva la crescita acquisita nel 2° trimestre; stagnante in Francia (-0,1%). A giugno, il PMI manifatturiero è rimasto quasi neutrale in Germania (50,3), è tornato espansivo in Francia (51,2), mentre è sceso sotto la soglia in Spagna (49,7). Nei servizi, rimbalzo diffuso dopo la flessione dovuta alla guerra, ma solo la Spagna ritorna in territorio espansivo (54,2).
USA in rallentamento. Mentre la FED ribassa le previsioni di crescita dell’economia, la produzione industriale a giugno aumenta meno delle attese (+0,1%; ma +1,0% nel 2° trimestre). Rimangono espansivi, anche se in calo, gli indici dei direttori degli acquisti di Chicago, PMI e ISM manifatturiero. La variazione degli occupati evidenzia, però, un peggioramento inatteso del mercato del lavoro americano, il quale fino a giugno-luglio non ha ancora intaccato la fiducia dei consumatori.
Cina trainata dall’export. Nel 2° trimestre il PIL cinese ha rallentato a +4,3% annuo (+5,0% nel 1°), sotto il target (4,5-5,0%): pesano la debolezza della domanda interna (investimenti -5,7% annuo nel semestre, vendite al dettaglio +1,0% a giugno) e lo shock petrolifero. Tiene invece l’industria: produzione a +5,3% annuo a giugno e PMI manifatturiero in espansione per il settimo mese (51,7); a trainare è l’export (+27,0% annuo, massimo da fine 2021), spinto dal boom dei semiconduttori, legato all’IA...continua a leggere sul sito di Confindustria</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>CDP‑FEI‑MCC: 5,7mld di nuova finanza per le PMI italiane</title>
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            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nuova finanza per 5,7 miliardi di euro da parte del sistema bancario a favore della competitività di oltre 26mila piccole e medie imprese italiane. È questo il principale obiettivo dell’accordo siglato oggi a Roma da Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI, Dario Scannapieco, Amministratore Delegato di CDP e Ferruccio Ferranti, Amministratore Delegato di MCC.
L’intesa rappresenta un nuovo passo avanti nella collaborazione tra le tre Istituzioni dopo l’accordo siglato a ottobre 2023 e diventato operativo l’anno successivo, che sta attivando risorse per oltre cinque miliardi a favore di 68mila aziende. Il totale delle due operazioni sottoscritte supera quindi gli 11 miliardi di euro di nuovi finanziamenti a supporto delle piccole e medie imprese e permetterà di promuovere la crescita e la competitività di oltre 90mila aziende italiane.
Nel dettaglio, grazie al sostegno del Programma InvestEU, il FEI metterà 75 milioni di euro a disposizione di CDP, che a sua volta offrirà contro-garanzie2  pari a 3 miliardi al Fondo di garanzia per le PMI, gestito da Mediocredito Centrale per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’obiettivo di potenziarne ulteriormente la capacità operativa. Questo meccanismo consentirà di generare un effetto leva stimato di 76 volte3  che permetterà di attivare finanziamenti a condizioni vantaggiose da parte del sistema bancario per un ammontare di 5,7 miliardi di euro a sostegno di oltre 26mila piccole e medie imprese italiane. Per facilitare il raggiungimento di questi obiettivi, il nuovo accordo ha introdotto anche alcune modifiche al precedente contratto, tra cui l’incremento dell&#039;importo massimo dei finanziamenti ammissibili.
Nuove misure di garanzia a supporto delle imprese più piccole e degli studenti 
In occasione dell’incontro di oggi, sono state lanciate inoltre ulteriori misure per sostenere gli investimenti di PMI e Small Mid-Cap italiane e per supportare gli studenti nel finanziamento del proprio percorso accademico.
Nel dettaglio, per la prima volta in Italia, il FEI ha concesso a CDP una garanzia diretta dal valore complessivo di 150 milioni con il fine di sostenere la crescita delle imprese, favorendo in questo modo la nuova operatività diretta di Cassa per le aziende con un fatturato a partire da 25 milioni. In questo contesto, CDP costituirà tre portafogli di nuovi finanziamenti dedicati a investimenti in innovazione e digitalizzazione, transizione ambientale e sostenibilità. L’iniziativa, quindi, permetterà di ampliare ulteriormente la capacità di intervento di CDP, mitigando il rischio di credito, offrendo condizioni finanziarie più favorevoli e facilitando l’accesso a nuova liquidità per le imprese.
Nell’ambito dell’accordo, infine, verrà anche lanciata una nuova linea di contro-garanzia per supportare i prestiti agli studenti universitari e post-universitari grazie alla messa a disposizione da parte del FEI di risorse complessive pari a 7,5 milioni.
Tutte le iniziative sono sostenute da InvestEU, il programma della Commissione Europea che punta a mobilitare investimenti a sostegno di alcune delle priorità di sviluppo dell’UE, come la transizione verde e la crescita delle piccole e medie imprese.
Dario Scannapieco, Amministratore Delegato di CDP, ha dichiarato: “Il forte ampliamento della nostra operatività diretta a favore delle piccole e medie imprese è un elemento qualificante del Piano Strategico 2025-2027 di CDP, perché punta a rafforzare la competitività di tutto il tessuto produttivo nazionale. L’accordo con FEI e MCC, mettendo a disposizione delle imprese 5,7 miliardi, si inserisce in questo quadro. Inoltre, esso conferma quanto sia strategica la collaborazione tra Istituzioni europee e nazionali per mobilitare risorse a favore dell’economia reale. Il Gruppo CDP svolge un ruolo centrale su questo fronte: con 5,5 miliardi di garanzie InvestEU, sia dirette che indirette, a supporto di operazioni per 14 miliardi, siamo oggi uno dei maggiori catalizzatori delle risorse InvestEU in Europa”.
Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente BEI, ha commentato: “Questa nuova operazione conferma l’impegno del Gruppo BEI, attraverso il FEI, a sostenere la competitività del tessuto produttivo italiano e a facilitare l’accesso al credito per le piccole e medie imprese. Grazie alla garanzia di InvestEU e alla solida collaborazione con CDP e Mediocredito Centrale, possiamo mobilitare nuove risorse a favore di migliaia di aziende, contribuendo a promuovere investimenti in innovazione, sostenibilità e crescita. È un esempio concreto di come gli strumenti europei possano rafforzare l’economia reale e accompagnare le imprese nei loro percorsi di sviluppo”.
Ferruccio Ferranti, Amministratore Delegato di MCC, ha dichiarato: “Il rinnovo di questo accordo tra MCC, FEI e CDP conferma la solidità di una collaborazione che negli anni ha saputo trasformare competenze, esperienze e obiettivi condivisi in risultati concreti, anche attraverso il potenziamento di strumenti come il Fondo di garanzia per le PMI. Oggi, aggiungiamo un ulteriore tassello a un percorso più ampio che conferma la capacità dell’Italia di attrarre fondi europei contribuendo a creare le condizioni per una crescita più sostenibile e competitiva. Rinnovando questo impregno, siamo convinti che solo facendo sistema sia possibile generare un impatto concreto e duraturo a beneficio delle imprese, dei territori e dell&#039;intero Paese”.
_____________
1 Si tratta di contro-garanzie che Cassa Depositi e Prestiti attiverà per un valore fino a 3 miliardi su un portafoglio di nuove garanzie concesse dal Fondo di garanzia per le PMI, gestito da MCC.2 Ossia coperture ulteriori sulle garanzie attivate dal Fondo di garanzia per le PMI che consentono di amplificare ulteriormente l’effetto leva sulle risorse messe a disposizione dal FEI.3 Calcolato sulla base del rapporto tra i finanziamenti sviluppabili e l&#039;importo della garanzia di prima perdita del FEI. </description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Esito indagine BCE presso gli esperti di previsione Q3 2026</title>
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            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La BCE ha pubblicato i risultati dell’indagine SPF (Survey of Professional Forecasters) per il terzo trimestre 2026, che offre una fotografia aggiornata delle aspettative macroeconomiche degli analisti europei. Le valutazioni confermano un quadro di inflazione in progressiva moderazione, una crescita debole ma stabile e condizioni finanziarie in graduale normalizzazione.
 
Inflazione: attese in ulteriore calo
Gli esperti prevedono una discesa dell’inflazione complessiva nei prossimi trimestri, sostenuta dal rallentamento delle componenti energetiche e alimentari e da una dinamica salariale meno intensa. Le aspettative di medio periodo restano ancorate al target BCE, segnalando fiducia nella trasmissione della politica monetaria.


Previsioni inflazione:


Gli esperti partecipanti allo SPF BCE del terzo trimestre 2026 prevedono una ulteriore moderazione dell’inflazione nei prossimi trimestri, con un ritorno graduale verso il target del 2% nel medio periodo.
Quadro delle aspettative


Inflazione a breve termine — attesa in calo grazie alla normalizzazione dei prezzi energetici e alimentari e al rallentamento delle pressioni salariali.


Inflazione di medio periodo — le aspettative restano ancorate al 2%, segnalando fiducia nella trasmissione della politica monetaria.


Inflazione core — prevista in progressiva discesa, sostenuta da domanda interna contenuta e condizioni finanziarie più stabili.


Fattori chiave individuati dagli esperti


indebolimento delle spinte sui costi;


miglioramento delle catene di approvvigionamento;


effetti cumulati della politica monetaria restrittiva;


dinamiche salariali meno intense rispetto al 2025.


Lettura complessiva
Il quadro delineato dagli analisti suggerisce un’inflazione che continua a convergere verso livelli più coerenti con la stabilità dei prezzi, in un contesto macroeconomico ancora fragile ma in progressivo riequilibrio.
 
Crescita: quadro debole ma stabile
Le proiezioni indicano una crescita moderata, frenata dalla domanda interna contenuta e da un contesto globale ancora incerto. Tuttavia, gli esperti non prevedono un deterioramento significativo dell’attività economica, grazie alla resilienza del mercato del lavoro e al graduale miglioramento della fiducia delle imprese.


Previsioni crescita:


Gli esperti che partecipano allo SPF BCE del terzo trimestre 2026 delineano un quadro di crescita moderata, frenata da domanda interna debole ma sostenuta dalla resilienza del mercato del lavoro e da un progressivo miglioramento della fiducia economica.
Andamento atteso della crescita


Crescita a breve termine — prevista debole, con consumi ancora contenuti e investimenti frenati dall’incertezza globale.


Medio periodo — atteso un graduale rafforzamento, favorito dalla normalizzazione delle condizioni finanziarie e dal miglioramento delle catene di approvvigionamento.


Settori trainanti — servizi e attività ad alta intensità di lavoro continuano a sostenere il PIL, mentre l’industria mostra segnali di stabilizzazione.


Fattori che influenzano le previsioni


domanda interna ancora prudente;


condizioni creditizie in lento miglioramento;


stabilità del mercato del lavoro;


riduzione delle pressioni sui costi produttivi.


Lettura complessiva
Il quadro delineato dagli analisti suggerisce una crescita che rimane debole ma non recessiva, con prospettive di consolidamento nel 2027 se la normalizzazione finanziaria proseguirà.
 
Condizioni finanziarie: normalizzazione graduale
Le condizioni finanziarie nell’area euro risultano in miglioramento, con un allentamento delle tensioni sui mercati e una progressiva stabilizzazione dei rendimenti. Gli analisti ritengono che la politica monetaria BCE stia producendo effetti coerenti con l’obiettivo di riportare l’inflazione verso il 2%.


Condizioni finanziarie:


Gli esperti che partecipano allo SPF BCE del terzo trimestre 2026 descrivono un quadro di condizioni finanziarie in graduale normalizzazione, con segnali di stabilità sui mercati e un allentamento delle tensioni osservate nei trimestri precedenti.
Evoluzione delle condizioni finanziarie


Mercati più stabili — la volatilità si riduce e gli spread creditizi mostrano un progressivo riassorbimento.


Rendimenti in fase di assestamento — i tassi sovrani dell’area euro si stabilizzano, riflettendo aspettative di inflazione più contenute.


Credito in miglioramento — le condizioni di finanziamento per imprese e famiglie si alleggeriscono lentamente, pur restando selettive.


Liquidità ordinata — gli indicatori di liquidità segnalano un sistema finanziario più equilibrato rispetto al 2025.


Fattori che guidano la normalizzazione


rallentamento dell’inflazione;


minori pressioni sui costi di finanziamento;


miglioramento della fiducia degli operatori;


effetti cumulati della politica monetaria restrittiva.


Lettura complessiva
Il quadro delineato dagli analisti suggerisce che le condizioni finanziarie dell’area euro stanno entrando in una fase più ordinata, coerente con il percorso di rientro dell’inflazione e con una crescita moderata ma stabile.
 
Prospettive complessive
Il quadro delineato dall’indagine SPF suggerisce un’economia che procede verso una fase di maggiore equilibrio: inflazione in rientro, crescita moderata e mercati finanziari più ordinati. Le aspettative degli esperti confermano la centralità dell’approccio data‑dependent della BCE nelle decisioni dei prossimi mesi.
Documento BCE </description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
                <item>
            <title>In Gazzetta il Dlgs sul Sistema Sanzionatorio TUF</title>
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            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 23 luglio 2026 il Dlgs 25 giugno 2026, n. 128, che attua la delega prevista dall’art. 19‑bis della Legge Capitali (L. 21/2024) per la riforma organica del sistema sanzionatorio del TUF e delle procedure sanzionatorie di competenza Consob e Banca d’Italia. 
Contenuto del decreto
Il provvedimento, articolato in 10 articoli, introduce una revisione complessiva del quadro sanzionatorio del Testo unico della finanza, con l’obiettivo di renderlo più efficiente, proporzionato e coerente con i principi europei.


Procedimento sanzionatorio — viene istituita una procedura unitaria basata su contraddittorio, piena conoscenza degli atti, separazione tra istruttoria e decisione, e tempestività.


Tutela giurisdizionale — la competenza sui ricorsi contro le sanzioni TUF passa al TAR Lombardia.


Definizione anticipata dei procedimenti — introdotti gli impegni, l’applicazione concordata della sanzione e il pagamento in misura ridotta per violazioni minori.


Criteri di applicazione delle sanzioni — rilevanza della violazione, favor rei, cumulo giuridico, coordinamento Consob‑BdI.


Confisca e sanzioni accessorie — ridefinite le regole, con possibilità di anonimizzazione o differimento della pubblicazione dei provvedimenti.


Coordinamento normativo — modifiche diffuse al TUF e allineamento con AML, revisione legale, strumenti digitali e normative di settore. 


Entrata in vigore e regime transitorio
Il decreto entra in vigore il 7 agosto 2026. Da tale data sono efficaci tutte le disposizioni non differite.
Le principali innovazioni procedurali — tra cui la nuova disciplina del procedimento sanzionatorio, i criteri di rilevanza delle violazioni, il coordinamento tra Autorità e i nuovi istituti degli impegni e dell’applicazione concordata — si applicheranno dal 7 maggio 2027.
Entro la stessa data Consob e Banca d’Italia dovranno adottare i regolamenti attuativi. Fino ad allora continueranno a valere le procedure vigenti. Le nuove regole si applicheranno ai procedimenti avviati dopo la loro entrata in vigore, secondo quanto previsto dalle norme transitorie.</description>
            <category>Normativa</category>
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                <item>
            <title>MIMIT: al via il programma di noleggio sociale</title>
            <link>https://leasenews.it/news/economia/mimit-al-via-il-programma-di-noleggio-sociale</link>
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            <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministro Urso, insieme al Presidente dell’ACI, Geronimo La Russa, ha presentato al Ministero il nuovo programma sperimentale di noleggio sociale a lungo termine dedicato alle autovetture a basse emissioni. L’iniziativa, promossa dal MIMIT e gestita dall’ACI, resterà attiva fino al 30 giugno 2030 e punta a rendere più accessibile la mobilità sostenibile per le fasce di reddito più basse. 
Destinatari e requisiti di accesso
Il programma è rivolto alle persone fisiche con ISEE inferiore a 30.000 euro. Per accedere al noleggio è necessario:


Rottamare un veicolo fino a Euro 4 posseduto da almeno dodici mesi.


Scegliere un’autovettura nuova categoria M1, immatricolata in Italia, Euro 6 e con emissioni ≤ 135 g/km di CO₂.


Caratteristiche del noleggio sociale
Il contratto prevede condizioni agevolate e standard uniformi:


Durata minima 36 mesi


Canone sociale: 100 euro/mese IVA inclusa


Percorrenza annua: 12.000 km


Al termine del periodo di noleggio, l’utente potrà acquistare il veicolo con uno sconto del 10% sul valore di mercato, ampliando l’accessibilità alla proprietà dell’auto.
Operatività e prossimi passi
Le domande saranno presentabili tramite un sportello telematico dedicato, attualmente in fase di definizione. L’avvio della piattaforma sarà decisivo per l’implementazione operativa della misura, che si inserisce nel più ampio quadro delle politiche nazionali per la mobilità sostenibile e il sostegno alle famiglie.
Comunicato</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>Bce: tassi fermi al 2,25%</title>
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            <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La BCE ha confermato il tasso di riferimento al 2,25%, mantenendo un approccio prudente in una fase in cui la dinamica dei prezzi mostra segnali di rallentamento, ma non ancora piena stabilizzazione. La decisione riflette la volontà del Consiglio direttivo di preservare condizioni finanziarie coerenti con l’obiettivo di riportare l’inflazione verso il target nel medio periodo.
La banca centrale ha evidenziato come i dati più recenti su inflazione, mercato del lavoro e crescita rimangano eterogenei: la componente core continua a moderarsi, mentre la domanda interna resta debole. In questo contesto, la BCE preferisce consolidare gli effetti delle misure già adottate, monitorando l’evoluzione dei prezzi e l’impatto della politica monetaria sull’economia reale.
Sul fronte della stabilità finanziaria, l’Eurotower ha ribadito l’importanza di mantenere condizioni ordinate nei mercati, in particolare in una fase di transizione caratterizzata da incertezza geopolitica e da una normalizzazione graduale dei rendimenti sovrani. L’istituto continua inoltre a valutare l’andamento del credito, che mostra segnali di ripresa selettiva, soprattutto nei segmenti corporate.
La traiettoria futura dei tassi dipenderà dai prossimi dati macroeconomici: la BCE ha confermato che ogni decisione sarà guidata da un approccio “data‑dependent”, senza pre‑impegni sulla tempistica di eventuali aggiustamenti. Il mercato guarda ora alle prossime riunioni per comprendere se la fase di pausa potrà evolvere in un ciclo di allentamento più strutturale.
Comunicato stampa</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Dlgs correttivo TUF: parere sul rating ESG approvato</title>
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            <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Commissione Finanze della Camera ha concluso l’esame del Dlgs Correttivo TUF e del Regolamento sui rating ESG (Atto n. 416), approvando il parere favorevole con due osservazioni formulate dal Relatore, On. Centemero. Il provvedimento passa ora alla fase finale: l’approvazione in Consiglio dei Ministri, seguita dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dall’entrata in vigore. 
Osservazione 1 – Introduzione dei Savings and Investment Accounts (SIA)
La Commissione invita il Governo a valutare l’introduzione dei Savings and Investment Accounts (SIA), in linea con la Raccomandazione (UE) 2025/2029, come strumento complementare ai PIR e destinato agli investitori retail.


Nuovo strumento di investimento — conti di risparmio e investimento con regime fiscale semplificato e agevolato, pensati per ampliare le opzioni a disposizione delle famiglie.


Finalità — rafforzare l’integrazione del mercato dei capitali italiano e canalizzare il risparmio privato verso investimenti produttivi, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica. 


Osservazione 2 – Coordinamento della disciplina delle S.r.l.
La Commissione chiede di completare il coordinamento della disciplina delle S.r.l. con le modifiche introdotte dal Dlgs 47/2026 attuativo della Legge Capitali.


Coordinamento normativo — proposta di modifica dell’art. 2475 c.c., con richiamo ai nuovi artt. 2381‑bis e 2381‑ter, per estendere alle S.r.l. le innovazioni sulla governance societaria.


Semplificazione — utilizzo dei futuri decreti integrativi per razionalizzare la disciplina delle S.r.l., in coerenza con l’art. 19 della Legge Capitali (L. 21/2024). 


Iter istituzionale
Il Senato ha già espresso parere favorevole senza osservazioni. Il provvedimento è quindi pronto per l’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri, che ne consentirà la pubblicazione e l’entrata in vigore.
Resoconto
Osservazioni</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Unicredit: migliore semestre della storia, utile a 6,3mld</title>
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            <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Unicredit registra il miglior semestre di sempre, con un utile di 6,3 miliardi, confermando la solidità del modello operativo e la capacità di generare risultati in modo strutturale. La performance riflette ricavi in crescita, disciplina dei costi e una gestione del rischio particolarmente prudente, che continua a sostenere la qualità dell’attivo.
La banca beneficia della tenuta del margine di interesse e del contributo stabile delle commissioni, mentre la generazione organica di capitale rimane uno dei punti di forza del gruppo. Il CET1 si mantiene su livelli elevati, rafforzando la capacità di assorbire shock e sostenere la distribuzione agli azionisti.
Sul fronte operativo, Unicredit prosegue nell’esecuzione del piano strategico, con focus su efficienza, digitalizzazione e semplificazione dei processi, elementi che hanno contribuito alla crescita della redditività e alla riduzione del cost/income. La dinamica del credito mostra segnali di stabilità, con un miglioramento del profilo di rischio e un NPL ratio ai minimi storici.
Il semestre record consolida la posizione di Unicredit tra i principali gruppi europei, con una traiettoria di crescita che appare sostenibile anche nel contesto di normalizzazione dei tassi. Gli investitori guardano ora ai prossimi trimestri per valutare la continuità della performance e l’evoluzione delle politiche di capitale.
Comunicato stampa</description>
            <category>Corporate News</category>
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        </item>
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            <title>BNP Paribas: utile in crescita, piano al 2030 in arrivo</title>
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            <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>BNP Paribas archivia una trimestrale solida, con una crescita a doppia cifra che conferma la capacità del gruppo di mantenere redditività elevata in un contesto di mercato ancora selettivo. L’istituto francese beneficia della tenuta delle attività core, del contributo stabile del corporate banking e di una gestione prudente del rischio, elementi che hanno sostenuto margini e risultato netto.
La banca guarda ora alla definizione del nuovo piano strategico al 2030, atteso nei prossimi mesi. Le linee guida dovrebbero concentrarsi su tre direttrici: rafforzamento del capitale, accelerazione delle attività a maggiore ritorno e consolidamento della leadership nei servizi finanziari digitali. Il gruppo punta inoltre a una maggiore integrazione delle piattaforme internazionali e a un ampliamento dell’offerta nei segmenti corporate e wealth management.
Il contesto competitivo europeo resta sfidante: tassi in normalizzazione, pressione regolamentare e necessità di investimenti tecnologici continui. Tuttavia, la performance trimestrale indica che BNP Paribas dispone di margini per sostenere la transizione verso il nuovo ciclo strategico, con una struttura patrimoniale solida e una capacità di generare capitale organico superiore alla media del settore.
Il piano 2030 sarà quindi il banco di prova per misurare la capacità del gruppo di trasformare la crescita attuale in un percorso strutturale di lungo periodo, mantenendo equilibrio tra redditività, innovazione e requisiti prudenziali.
Approfondisci sul sito di BNP Paribas</description>
            <category>Corporate News</category>
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        </item>
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            <title>Iperammortamento: conferme anche per beni in leasing</title>
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            <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha annunciato, tramite decreto, l’attivazione – dal 21 luglio – della funzionalità che consente alle imprese di trasmettere la comunicazione di conferma dell’investimento prevista nell’ambito del Nuovo Piano Transizione 5.0. Si tratta di un passaggio obbligatorio per accedere al beneficio dell’iper‑ammortamento e completa la procedura avviata con la comunicazione preventiva.
Accesso alla piattaforma GSE
Le imprese che hanno già ottenuto esito positivo sulla comunicazione preventiva possono ora accedere alla sezione dedicata all’interno dell’Area Clienti del portale GSE, dove è disponibile il modulo per la compilazione e l’invio della comunicazione di conferma.
Contenuti obbligatori della comunicazione
La conferma dell’investimento richiede l’inserimento di informazioni e documenti che attestino il rispetto delle condizioni previste dalla disciplina agevolativa. In particolare, devono essere forniti:


Attestazione del pagamento dell’ultima quota di acconto, comprovante il raggiungimento della soglia minima del 20% del costo di acquisizione per ciascun bene agevolato.


Estremi identificativi delle fatture relative ai costi ammissibili, in coerenza con quanto dichiarato nella comunicazione preventiva.


La comunicazione deve mantenere piena corrispondenza con l’investimento già dichiarato: non è possibile includere beni diversi né importi superiori rispetto a quelli originariamente comunicati.
Caso dei beni in leasing
Per gli investimenti effettuati tramite locazione finanziaria, resta l’obbligo di presentare la comunicazione di conferma. In tali casi, il requisito del 20% si considera soddisfatto con la sottoscrizione del contratto di leasing e con l’impegno all’acquisto assunto dalla società concedente verso il fornitore, formalizzato tramite ordine di acquisto.
Documentazione operativa disponibile
Nella sezione dedicata al Piano Transizione 5.0 sul sito del GSE sono stati pubblicati:


il modello della comunicazione di conferma;


le istruzioni operative per la compilazione;


la Guida aggiornata all’utilizzo della piattaforma NPTR5.


Questi materiali forniscono indicazioni puntuali sulle modalità di trasmissione e sugli adempimenti richiesti agli operatori, supportando le imprese nella corretta gestione della procedura.
Approfondisci il tema sul sito del MIMIT</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Draghi: attuato solo il 15,7% del piano Ue, serve scatto</title>
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            <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Mario Draghi è tornato a Palazzo Berlaymont per verificare lo stato di avanzamento del rapporto sulla competitività che porta il suo nome. Dopo il pranzo con Ursula von der Leyen, il giudizio ufficiale è stato positivo, ma i numeri raccontano una realtà più lenta: a quasi due anni dalla presentazione del piano, solo una quota limitata delle riforme è stata tradotta in decisioni operative.
La Commissione rivendica un’accelerazione, citando interventi su mercato unico, intelligenza artificiale, tecnologie pulite e nuove partnership commerciali. Tuttavia, le misurazioni indipendenti mostrano un quadro diverso. L’aggiornamento di luglio del Draghi Observatory indica che solo 60 delle 383 raccomandazioni risultano pienamente attuate (15,7%), mentre 98 sono parzialmente realizzate e 225 ancora da completare. La distinzione tra iniziative annunciate e misure effettivamente operative resta centrale per valutare la reale portata dell’azione europea.
Le stime divergono: l’Institut Montaigne valuta l’attuazione intorno al 30%, con una possibile crescita al 60% entro il 2027. La Commissione, invece, considera anche iniziative presentate, fondi mobilitati e procedimenti legislativi avviati. Le differenze metodologiche non cambiano il punto critico: le riforme che richiedono condivisione di poteri, risorse e regole avanzano più lentamente.
Il rapporto Draghi del 2024 aveva delineato un’Europa frenata da produttività debole, energia costosa, frammentazione finanziaria e ritardi tecnologici. Per colmare il divario con Stati Uniti e Cina, conciliare decarbonizzazione e competitività e rafforzare la sicurezza economica, stimava un fabbisogno aggiuntivo di 750-800 miliardi l’anno. È su questa scala che il bilancio europeo appare insufficiente: senza un mercato dei capitali integrato e strumenti comuni di investimento, molte imprese continueranno a cercare capitali altrove.
Per dimostrare che l’agenda non è rimasta sulla carta, Commissione, Parlamento e Consiglio hanno firmato la roadmap “One Europe, One Market”, con verifiche trimestrali e obiettivi al 2027. I dossier chiave includono appalti pubblici, Industrial Accelerator Act, revisione delle regole sulle fusioni e unione dei mercati dei capitali. Sul commercio, i progressi sono più visibili: accordi con Mercosur, Messico, Svizzera, India e Australia avanzano più rapidamente rispetto alle riforme che toccano competenze nazionali sensibili.
Il nodo più complesso resta l’integrazione dei mercati dei capitali e il finanziamento comune. La proposta spagnola sugli eurobond divide i governi, e Draghi ha precisato che il tema non era all’ordine del giorno dell’incontro. Ma la questione resta centrale: senza risorse comuni e capitali privati mobilitati su scala europea, la trasformazione indicata dal rapporto rimane fuori portata.
L’incontro al Berlaymont riapre così il confronto tra velocità dichiarata e risultati misurabili. Draghi continua a esercitare pressione dall’esterno, trasformando il suo rapporto in un parametro di valutazione dell’azione europea. I prossimi mesi diranno quanto del nuovo calendario diventerà diritto applicabile e quanto resterà ancora in negoziato.
Approfondimenti:


Pagina web della Commissione europea dedicata al report sulla competitività di Mario Draghi </description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Mutui: domanda in calo, saldo BCE a –15%</title>
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            <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il mercato dei mutui mostra segnali di rallentamento significativi, con il saldo BCE che nel 2026 scende a –15%. Il dato riflette un contesto creditizio più selettivo, influenzato dall’orientamento prudenziale degli intermediari e dalla minore propensione delle famiglie a indebitarsi per l’acquisto di immobili.
La frenata è riconducibile a diversi fattori: l’attenuazione della domanda abitativa, l’impatto dei tassi ancora elevati sui costi di finanziamento e l’incertezza macroeconomica che spinge le famiglie a rinviare decisioni di lungo periodo. Le banche, dal canto loro, mantengono criteri di concessione più stringenti, con particolare attenzione alla capacità di rimborso e alla stabilità del reddito.
Nonostante il rallentamento, il mercato resta dinamico nelle fasce di clientela con profili di rischio più solidi e nelle operazioni di surroga, sostenute dalla progressiva normalizzazione dei tassi. Il quadro complessivo indica una fase di transizione, con una domanda che si adegua alle nuove condizioni finanziarie e un’offerta che privilegia qualità e sostenibilità del credito.
Approfondisci il tema
Euro area bank lending survey</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>EY Survey 2026: investimenti esteri resilienti in Italia</title>
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            <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La nuova edizione dell&#039;EY Attractiveness Survey Italy rileva che nel 2025 in Italia sono stati annunciati 206 progetti di investimenti diretti esteri (IDE)1, in calo dell&#039;8% rispetto al 2024. Non si tratta di un arretramento specifico dell&#039;Italia, ma della conferma di un rallentamento generalizzato in Europa, dove il numero complessivo dei progetti si è ridotto del 7%. Nonostante il calo, il Paese mantiene per il secondo anno consecutivo il settimo posto nella classifica europea per numero di progetti IDE e la propria percentuale di quota di mercato europea (4,1%), confermando un posizionamento stabile tra le principali destinazioni europee per gli investimenti e un livello di attrazione ormai consolidato su valori molto più elevati rispetto alla fase pre-Covid.
Le grandi economie europee come Francia, Regno Unito e Germania continuano a guidare la classifica dei Paesi destinatari di IDE, ma nel 2025 registrano contrazioni più marcate rispetto all&#039;Italia, rispettivamente -17%, -14% e -10%. Nonostante ciò, questi tre Paesi concentrano complessivamente il 42% degli IDE europei, a conferma del loro ruolo strutturale nei flussi di investimento del continente, anche se in calo rispetto al 46% del 2024 e al 51% del 2023.







Gli investimenti diretti esteri non sono soltanto una misura dei capitali che entrano in un Paese: sono un indicatore della fiducia degli investitori, della credibilità delle istituzioni e della capacità di un&#039;economia di posizionarsi nelle trasformazioni in corso. Le tensioni internazionali, il protrarsi dei conflitti e politiche commerciali più marcate continuano a influenzare le decisioni di investimento delle imprese e la ridefinizione delle catene del valore, in un quadro di crescita globale in rallentamento, specialmente in Europa. In questo contesto i risultati della nuova edizione dell&#039;EY Attractiveness Survey confermano che l&#039;Italia ha ormai superato la fase in cui la sua attrattività era occasionale e discontinua, consolidando una presenza più stabile e rilevante nella geografia europea degli investimenti

Marco Daviddi
Managing Partner EY-Parthenon in Italia







IDE in Italia: da dove arrivano gli investimenti e in quali settori







Gli IDE in Italia per area di destinazione
Dal punto di vista territoriale si registra un progressivo riequilibrio geografico. Pur in riduzione rispetto agli anni precedenti, gli investimenti restano concentrati nel Nord-Ovest, che intercetta il 59% del totale. La Lombardia si conferma il principale polo attrattivo, con il 44% dei progetti, pur registrando una contrazione del 22%. Il Nord-Est, trainato dall&#039;incremento dei progetti in Friuli-Venezia Giulia e Veneto, sale al 18% (dal 14% del 2024), mentre si rafforza il Centro Italia (13%). Il Sud, invece, si attesta al 10%, con una leggera flessione rispetto al 2024.







Prospettive e sentiment delle imprese</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
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            <title>Bankitalia: online “Questioni di economia e finanza”</title>
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            <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha pubblicato sette nuovi numeri delle Questioni di economia e finanza, ampliando il quadro informativo sulle principali dinamiche che stanno caratterizzando l’economia italiana nel 2026. I nuovi QEF affrontano temi centrali per la valutazione delle condizioni macrofinanziarie del Paese, con analisi che spaziano dall’evoluzione del credito ai comportamenti delle imprese, fino agli effetti delle trasformazioni strutturali in corso.
Le pubblicazioni offrono approfondimenti utili per comprendere l’impatto delle tensioni geopolitiche e delle politiche monetarie sulla crescita, sulla redditività delle aziende e sulla stabilità del sistema finanziario. Particolare attenzione è dedicata ai segnali di rallentamento della domanda interna, alle dinamiche del mercato del lavoro e ai comportamenti di investimento, elementi che contribuiscono a delineare un quadro di espansione moderata del PIL nel 2026.
I nuovi QEF rappresentano un contributo rilevante per operatori, analisti e istituzioni, fornendo evidenze empiriche e indicazioni di policy che arricchiscono il dibattito sulle prospettive economiche del Paese.
Approfondimenti:


N. 1036 - Invecchiamento della popolazione e scelte di portafoglio nei principali paesi dell&#039;Unione europea
portafoglio familiare, ciclo di vita, patrimonio finanziario, patrimonio non finanziario, attività rischiose

N. 1035 - Efficienza della giustizia e decisioni di accesso alle procedure fallimentari
efficienza giudiziaria, procedure di insolvenza, difficoltà finanziarie, aziende zombie

N. 1034 - Una valutazione della propensione marginale al consumo in Italia nella fase di ripresa successiva alla pandemia
modello di consumo, reddito disponibile, Covid-19, dati demografici, occupazione

N. 1033 - Demografia e consumi: evoluzione e composizione della spesa in Italia
modelli di consumo, dati demografici, Covid-19

N. 1032 - La ricchezza che deve ancora arrivare: attese di eredità e decisioni economiche delle famiglie
aspettative di eredità, ricchezza intergenerazionale, finanza delle famiglie, indagine sulle famiglie, famiglie italiane

N. 1031 - L&#039;eccesso di risparmio e la trasmissione degli shock macroeconomici
risparmio in eccesso, politica monetaria, shock energetici, trasmissione macroeconomica

N. 1030 - L&#039;industria automobilistica mondiale dopo la pandemia: domande e risposte
veicoli elettrici, mercato automobilistico</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Leasing, factoring e consumo: in crescita nel 2025‑26</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/leasing-factoring-e-consumo-in-crescita-nel-202526</link>
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            <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La diciannovesima edizione dell&amp;rsquo;analisi annuale dei dati aggregati sui mercati del factoring, del leasing e del credito alle famiglie, realizzata dalle Associazioni di categoria Assifact, Assilea e Assofin, che rappresentano gli operatori bancari e finanziari attivi nei rispettivi mercati, evidenzia un incremento significativo della nuova produzione nel 2025 (+6% rispetto all&amp;rsquo;anno precedente), sostenuto dal contributo positivo di tutti i comparti. La crescita prosegue nei primi quattro mesi del 2026, seppure a ritmi pi&amp;ugrave; contenuti (+2,5%), in un contesto caratterizzato da espansione moderata del PIL, politiche di offerta prudenti e persistenti tensioni geopolitiche, commerciali ed energetiche. Nel complesso il credito specializzato continua a confermarsi uno strumento rilevante a supporto delle esigenze di finanziamento di famiglie e imprese.
Nel dettaglio dei singoli comparti nei primi quattro mesi del 2026 le erogazioni di credito alle famiglie crescono del +2% con il credito al consumo che registra un aumento del +4,8%, in linea con l&amp;rsquo;andamento dei consumi di beni durevoli. Il lieve calo dei mutui immobiliari (-2,7%) &amp;egrave; dovuto al crollo delle surroghe, mentre resta positiva la dinamica dei mutui per acquisto abitazione. Prosegue la crescita della nuova produzione del leasing (+4,2%), coerentemente con la dinamica positiva degli investimenti produttivi. In espansione anche il turnover del factoring (+2,5%), a testimonianza del ruolo consolidato del comparto nel supporto alla gestione del capitale circolante delle imprese e nel finanziamento alle filiere produttive.

&amp;nbsp;
Tornando al 2025, in un quadro economico ancora incerto, la crescita del PIL italiano si mantiene contenuta (+0,5% in volume). In questo scenario, l&#039;attivit&amp;agrave; complessiva delle Associate ad Assifact, Assilea e Assofin, in termini di flussi erogati, registra un aumento del +6% rispetto all&#039;anno precedente, attestandosi a 422,5 miliardi di euro. Tale importo equivale al 18,7% del PIL, valore in linea con il 18,6% registrato l&#039;anno precedente e che conferma la rilevanza dei comparti per l&amp;rsquo;economia italiana. L&amp;rsquo;andamento dei singoli settori risulta positivo: il credito alle famiglie registra un&amp;rsquo;espansione del +13%, il factoring del +3,8% e il leasing del +5,8%. Quanto alla ripartizione per tipologia di operatore, il 62,8% della nuova produzione &amp;egrave; riconducibile agli operatori specializzati, mentre il restante 37,2% proviene dalle banche generaliste (Fig. 1).
&amp;nbsp;
A fine 2025 i crediti in essere complessivi ammontano a circa 561,2 miliardi di euro, in aumento dell&#039;1,4% rispetto al 2024. Nel dettaglio si evidenzia una crescita del credito alle famiglie (+2,6%) e, in misura pi&amp;ugrave; contenuta, del factoring (+0,7%), mentre il leasing registra un&#039;ulteriore flessione (-5,6%). Con riferimento alla tipologia di intermediari, le banche generaliste detengono la quota prevalente dell&#039;outstanding, pari al 64,6% del totale, mentre gli operatori specializzati ne rappresentano il 35,4% (Tab. 1).
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
A fine 2025 lo stock dei crediti incide per il 30,7% sul totale degli impieghi di banche e intermediari finanziari: una quota significativa e invariata rispetto al 2024. Le erogazioni effettuate dalle Associate ad Assifact, Assilea e Assofin confermano il proprio contributo a sostegno dell&amp;rsquo;economia reale: nel 2025 tali flussi finanziano il 7,3% degli investimenti delle imprese e il 7,5% della spesa delle famiglie, valori entrambi superiori a quelli del 2024 (rispettivamente al 6,9% e al 7,0%) (Tab. 2).

&amp;nbsp;
In conclusione, i risultati del 2025 e dei primi mesi del 2026 evidenziano la capacit&amp;agrave; del factoring, del leasing e del credito alle famiglie di sostenere investimenti, consumi interni e liquidit&amp;agrave; delle imprese, confermandone il ruolo strategico per l&#039;economia italiana.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>BCE: credito più selettivo, geopolitica spinge alla prudenza</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Bank Lending Survey della BCE relativa al secondo trimestre 2026 conferma un quadro di credito più selettivo nell’Eurozona. La geopolitica torna a pesare sulle decisioni degli intermediari: conflitti, tensioni energetiche e un contesto internazionale instabile spingono le banche a rafforzare la prudenza e ad adottare criteri di concessione più rigidi. 
Standard più restrittivi: imprese e famiglie sotto esame
Secondo la BCE, gli istituti dell’area euro hanno ulteriormente irrigidito gli standard di erogazione dei prestiti alle imprese. La causa principale è il peggioramento delle prospettive economiche, accompagnato da una minore tolleranza al rischio. Le banche richiamano esplicitamente l’impatto delle tensioni geopolitiche, inclusi gli effetti della guerra in Iran e le possibili ricadute sul mercato dell’energia.
La selettività riguarda anche il credito alle famiglie: mutui e prestiti al consumo continuano a essere concessi con criteri più restrittivi rispetto ai trimestri precedenti.


Criteri di rischio più rigidi


Maggiore attenzione alla qualità del credito


Valutazioni più prudenti sul merito creditizio


Il credito diventa così uno strumento di gestione del rischio, con una selezione della clientela sempre più rigorosa. 
Imprese più dinamiche, famiglie in attesa
Nonostante l’offerta più selettiva, la domanda di finanziamenti da parte delle imprese mostra segnali di ripresa: +3% nel trimestre. A trainare la crescita sono:


esigenze di capitale circolante e scorte;


investimenti fissi, soprattutto delle aziende di maggiori dimensioni;


operazioni di rifinanziamento e ristrutturazione del debito, segno di un riassetto finanziario dopo il ciclo di rialzo dei tassi.


Sul fronte delle famiglie, invece, la domanda di mutui cala del 15%. Pesano:


fiducia dei consumatori in peggioramento;


tassi d’interesse ancora elevati;


prospettive meno favorevoli del mercato immobiliare.


Le decisioni di acquisto vengono rinviate, confermando il rallentamento del settore residenziale. 
Il credito come termometro dell’economia
La rilevazione BCE conferma che il mercato del credito resta uno degli indicatori più sensibili della congiuntura europea. Da un lato, le imprese tornano a investire e cercano nuova finanza per sostenere produzione e crescita. Dall’altro, gli intermediari mantengono un approccio difensivo, privilegiando la solidità dei portafogli rispetto all’espansione degli impieghi.
La trasmissione della politica monetaria non dipende più solo dal costo del denaro: le decisioni delle banche sono sempre più influenzate da incertezza geopolitica, rischi energetici e volatilità dei mercati internazionali. 
Prospettive per la seconda metà dell’anno
La dinamica del credito resterà selettiva: imprese e famiglie continueranno a trovare finanziamenti, ma con criteri di valutazione più rigorosi. La gestione del rischio rimane la priorità del sistema bancario europeo, in un contesto che richiede equilibrio tra sostegno all’economia e tutela della stabilità finanziaria.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Check-up Mezzogiorno 2026:crescita Sud sopra media nazionale</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Presentato a Bari il Check-up Mezzogiorno 2026 realizzato da Confindustria e SRM. L&#039;economia meridionale continua a rafforzarsi grazie a investimenti, occupazione e ZES Unica, pur con criticità ancora aperte su export, produttività e divari territoriali.



Il Mezzogiorno continua a crescere più della media nazionale e consolida il proprio ruolo nel percorso di sviluppo del Paese. È quanto emerge dal Check-up Mezzogiorno 2026, realizzato da Confindustria e SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e presentato oggi a Bari, che fotografa un’economia meridionale sostenuta dagli investimenti, dalla crescita dell’occupazione e da una maggiore solidità del sistema produttivo, pur evidenziando alcune fragilità strutturali che restano da superare.
Il Sud cresce più del resto del Paese
Tra il 2019 e il 2025 il PIL del Mezzogiorno è aumentato dell’8,3%, contro il +6,3% della media italiana. Un andamento che dovrebbe proseguire anche nel 2026, con una crescita stimata dello 0,6%, superiore al +0,5% previsto per il Paese.  A confermare questa dinamica è anche l’Indice sintetico dell’economia meridionale, elaborato da Confindustria e SRM, che nel 2025 raggiunge quota 643, superando il Nord (622,7) e avvicinandosi ai livelli del Centro (661,8). Dopo il lieve rallentamento registrato nel 2024, l’indice torna così a crescere con decisione, sostenuto soprattutto dagli investimenti. Nel confronto con il 2014 il Mezzogiorno guadagna 143 punti, contro i 122,7 del Nord. Anche il mercato del lavoro continua a dare segnali positivi. Gli occupati superano quota 6,52 milioni, con un incremento tendenziale dello 0,6%, tre volte superiore alla crescita media nazionale (+0,2%).
Restano aperte le sfide su export e occupazione
Accanto ai segnali positivi, il rapporto evidenzia tuttavia alcune criticità che continuano a frenare il pieno sviluppo dell’area. Nel primo trimestre del 2026 l’export meridionale registra una flessione dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, a fronte di una crescita nazionale dell’1,3%, risentendo soprattutto della contrazione registrata nelle Isole.
Persistono inoltre importanti divari occupazionali: il tasso di occupazione nel Mezzogiorno si attesta al 50%, contro il 62,5% della media nazionale, mentre il PIL pro capite rimane il più basso tra le macroaree italiane. Limitata anche la presenza di imprese a controllo estero, che altrove rappresentano un importante fattore di crescita in termini di valore aggiunto, export, occupazione e ricerca.  Lo studio richiama infine l’attenzione sui ritardi nell’attuazione della politica di coesione europea, sottolineando come la disponibilità delle risorse debba essere accompagnata da una maggiore capacità di tradurle rapidamente in investimenti e cantieri.
La ZES Unica continua a sostenere gli investimenti
Tra i principali fattori che hanno accompagnato la crescita del Mezzogiorno si conferma la ZES Unica, che continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per attrarre investimenti. A metà 2026 le Autorizzazioni Uniche rilasciate hanno generato oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti e circa 25 mila nuovi posti di lavoro diretti, con effetti ancora più rilevanti considerando l’indotto e il moltiplicatore economico. A crescere non è soltanto il numero dei progetti autorizzati, ma soprattutto la loro dimensione economica media, segnale di una progressiva maturazione dello strumento.
Un dato particolarmente significativo riguarda i nuovi insediamenti produttivi, che rappresentano il 45% delle autorizzazioni, ma concentrano il 65% degli investimenti e il 55% delle ricadute occupazionali, confermando come la ZES favorisca la creazione di nuova capacità produttiva oltre al rafforzamento di quella esistente. A beneficiarne sono soprattutto comparti già radicati nel territorio, come agroalimentare, Made in Italy, automotive, elettronica-ICT e turismo, mentre resta ancora limitata la presenza di settori ad alta intensità tecnologica, come aerospazio e biotech.
L’iniziativa “ZES 2.0” e l’accordo Confindustria-Intesa Sanpaolo
La centralità della ZES come leva di competitività è anche al centro dell’accordo quadriennale tra Confindustria e Intesa Sanpaolo, che punta a sostenere gli investimenti, la crescita dimensionale delle imprese e l’attrazione di capitali. Nell’ambito di questo percorso è stata presentata a Bari l’iniziativa “ZES 2.0”, attraverso la quale Intesa Sanpaolo mette a disposizione 60 miliardi di euro per accompagnare lo sviluppo della Zona Economica Speciale e favorire nuovi investimenti produttivi su scala nazionale.
CONSULTA IL CHECK-UP MEZZOGIORNO 2026</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
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            <title>Bankitalia: resilienza digitale e IA nei modelli avanzati</title>
            <link>https://leasenews.it/news/innovazione/bankitalia-resilienza-digitale-e-ia-nei-modelli-avanzati</link>
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            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Le tecnologie emergenti, e in particolare i sistemi di intelligenza artificiale, stanno trasformando il panorama della cybersicurezza e ponendo nuove sfide per le loro possibili implicazioni per la riservatezza, l&#039;integrità e la resilienza dei sistemi informatici e delle informazioni da essi gestite, anche nel settore finanziario.
In particolare, i modelli di ultima generazione possono avere la capacità di identificare le vulnerabilità dei sistemi software e generare contemporaneamente le relative modalità di sfruttamento in tempi estremamente ridotti e senza la necessità di specifiche competenze tecniche. Ciò comporta una sensibile riduzione dell&#039;intervallo temporale tra l&#039;individuazione delle vulnerabilità e il loro sfruttamento, con conseguente incremento dei rischi di subire attacchi cyber efficaci.
Le nuove tecnologie di intelligenza artificiale potrebbero, quindi, accrescere l&#039;asimmetria fra attaccanti e difensori, a scapito di questi ultimi, tale da rendere necessario un adattamento rapido da parte delle entità finanziarie (1). In questo nuovo contesto, il rafforzamento della resilienza operativa digitale non rappresenta soltanto un&#039;esigenza di conformità, ma una condizione essenziale per assicurare la continuità aziendale e la capacità di offrire servizi finanziari affidabili.
Alla luce di tali evoluzioni, la Banca d&#039;Italia, in coerenza con l&#039;impostazione della Vigilanza unica europea, e tenendo presente i requisiti previsti dal Digital Operational Resilience Act (DORA) che mantengono piena valenza anche in questo contesto, invita gli intermediari a individuare e realizzare con tempestività le misure necessarie per potenziare i processi e i presidi di sicurezza a protezione dei propri sistemi al fine di rafforzare la propria resilienza operativa e cibernetica.
(1) La presente comunicazione è rivolta ai seguenti soggetti direttamente vigilati dal Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d&#039;Italia: banche e gruppi bancari meno significativi (compresa Bancoposta), istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica, imprese di investimento, fornitori di servizi per le cripto-attività, gestori di fondi di investimento alternativi, società di gestione, fornitori di servizi di crowdfunding, intermediari finanziari (ex. 106).
Comunicazione al mercato in materia di resilienza operativa digitale e modelli avanzati di Intelligenza Artificiale</description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>MIMIT: avvio comunicazioni investimenti Transizione 5.0</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description> 
Il MIMIT ha reso operativo, da oggi 21 luglio, l’invio delle comunicazioni di conferma dell’investimento previste dal Nuovo Piano Transizione 5.0 – Iperammortamento, un passaggio particolarmente rilevante per le società di leasing e per le imprese utilizzatrici che hanno attivato investimenti tramite contratti di locazione finanziaria.
Implicazioni per il leasing
Per gli operatori del leasing, la fase di conferma dell’investimento rappresenta un momento chiave per:


validare l’ammissibilità dei beni oggetto dei contratti;


garantire la corretta tracciabilità dei pagamenti, in particolare dell’ultima quota di acconto utile al raggiungimento del 20% del costo del bene;


coordinare la documentazione con l’impresa utilizzatrice per assicurare la completezza degli estremi fattura e dei documenti richiesti dal GSE.


La comunicazione di conferma è infatti presentata dall’impresa utilizzatrice, ma richiede dati e attestazioni che provengono direttamente dalla società di leasing, rendendo essenziale un flusso informativo tempestivo e strutturato.
Accesso alla piattaforma GSE
Le imprese che hanno ottenuto esito positivo della comunicazione preventiva possono accedere all’Area Clienti del GSE per compilare e inviare la comunicazione di conferma. Le società di leasing devono assicurare che l’impresa disponga:


dell’attestazione del pagamento dell’ultima quota di acconto (utile al raggiungimento del 20% del costo del bene agevolato);


degli estremi delle fatture relative ai costi ammissibili.


Questi elementi sono indispensabili per la validazione dell’investimento e per la successiva fruizione dell’iperammortamento.
Documentazione disponibile
Nella pagina GSE dedicata a Transizione 5.0 sono disponibili:


Modello della comunicazione di conferma


Istruzioni operative aggiornate


Guida piattaforma NPTR5


Materiali utili anche per le società di leasing, che devono supportare le imprese nella corretta predisposizione dei documenti.
Sintesi per il settore leasing
L’avvio delle comunicazioni di conferma segna una fase decisiva per gli operatori del leasing:


rafforza il ruolo delle società nella certificazione dei pagamenti e dei documenti;


richiede un coordinamento operativo con le imprese utilizzatrici;


incide direttamente sulla tempistica di accesso agli incentivi del Piano Transizione 5.0.


Comunicato 
Pagina GSE Transizione 5.0</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Banche multilaterali, finanziamenti clima:163 mld$ nel 2025</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le banche multilaterali di sviluppo (MDB), tra cui la Banca europea per gli investimenti (BEI), hanno incrementato i finanziamenti per il clima a livelli record nel 2025, rafforzando il loro ruolo nel sostenere economie resilienti ai cambiamenti climatici e sostenibili. I finanziamenti per il clima erogati dalle MDB nei paesi a basso e medio reddito sono aumentati del 21% rispetto all&#039;anno precedente, raggiungendo il massimo storico di 103 miliardi di dollari, mentre i finanziamenti per il clima delle MDB in tutti i paesi in cui operano sono cresciuti del 19%, arrivando al record di 163 miliardi di dollari.
I risultati, pubblicati oggi nel Rapporto riassuntivo congiunto 2025 sul finanziamento del clima da parte delle banche multilaterali di sviluppo, confermano che queste ultime sono sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi per il 2030 annunciati alla conferenza sul clima delle Nazioni Unite COP29 di Baku nel 2024.
“Questi risultati dimostrano che le banche multilaterali di sviluppo stanno operando su larga scala e accelerando il sostegno laddove è più necessario”, ha affermato il vicepresidente della BEI, Ambroise Fayolle . “Mobilitando investimenti pubblici e privati, aiutiamo i clienti di tutto il mondo a investire nella resilienza, nell&#039;indipendenza energetica e nella crescita sostenibile”.
Nelle economie a basso e medio reddito, i finanziamenti per il clima erogati dalle banche multilaterali di sviluppo (MDB) sono raddoppiati negli ultimi cinque anni. Dei 103 miliardi di dollari previsti per il 2025, la quota maggiore, pari a 68 miliardi di dollari, è stata destinata alla mitigazione, mentre i finanziamenti per l&#039;adattamento hanno continuato a crescere rapidamente, raggiungendo i 35 miliardi di dollari. La mobilitazione del settore privato in questi paesi ha toccato i 35 miliardi di dollari.
Nelle economie ad alto reddito, i finanziamenti per il clima da parte delle banche multilaterali di sviluppo (MDB) nel 2025 sono rimasti consistenti, raggiungendo o superando le proiezioni per il 2030 con cinque anni di anticipo e sostenendo principalmente le iniziative di mitigazione con 53 miliardi di dollari, oltre a investimenti per l&#039;adattamento pari a 7 miliardi di dollari. La mobilitazione di finanziamenti privati ​​in questi paesi ha raggiunto gli 80 miliardi di dollari.
Per consultare il rapporto riassuntivo con la panoramica dei dati relativi al 2025, cliccare  qui .
BEI
Lo scorso anno, la sola BEI ha erogato la cifra record di 52 miliardi di dollari in finanziamenti per il clima nelle economie ad alto reddito e 4,6 miliardi di dollari di tale sostegno nelle economie a basso e medio reddito attraverso il suo braccio specializzato per lo sviluppo, BEI Global. Nel 2025, la BEI ha mobilitato a livello globale 58 miliardi di dollari in finanziamenti privati ​​per il clima.
finanziamenti climatici della MDB
Alla COP29 di Baku, le banche multilaterali di sviluppo (MDB) hanno delineato la loro ambizione collettiva di incrementare i finanziamenti per il clima al fine di sostenere i paesi e altri clienti nei loro piani di sviluppo resilienti e a basse emissioni di carbonio. Entro il 2030, hanno previsto di fornire 120 miliardi di dollari all&#039;anno in finanziamenti collettivi per il clima ai paesi a basso e medio reddito, di cui 42 miliardi per l&#039;adattamento, mobilitando al contempo ulteriori 65 miliardi di dollari all&#039;anno dal settore privato. Per i paesi ad alto reddito, le MDB hanno previsto 50 miliardi di dollari all&#039;anno in finanziamenti per il clima entro il 2030, di cui 7 miliardi per l&#039;adattamento, insieme a ulteriori 65 miliardi di dollari mobilitati da finanziamenti privati.
Alla COP30 di Belém, le banche multilaterali di sviluppo hanno ribadito il loro  impegno  a continuare a lavorare insieme come un sistema per assistere i clienti, aiutandoli a beneficiare delle opportunità offerte dallo sviluppo sostenibile dal punto di vista climatico.
Promuovere la trasparenza
Le banche multilaterali di sviluppo stanno intensificando i loro sforzi congiunti di digitalizzazione per migliorare la trasparenza, l&#039;accessibilità e l&#039;usabilità dei dati relativi alla finanza climatica.
Lanciata nell&#039;aprile 2026, la versione pilota del MDB Climate Finance Dashboard integra il rapporto riassuntivo congiunto fornendo dati più granulari, analisi dettagliate e l&#039;insieme completo delle metodologie armonizzate utilizzate dalle banche multilaterali di sviluppo (MDB). Attraverso tabelle e visualizzazioni interattive, le parti interessate possono esplorare i dati relativi alla finanza climatica in modo più flessibile e intuitivo, migliorando sia la comprensione che l&#039;usabilità.
Rapporto congiunto delle banche multilaterali di sviluppo sul finanziamento del clima.
Il rapporto 2025 delle banche multilaterali di sviluppo (MDB) sul finanziamento del clima è coordinato e preparato per la pubblicazione dalla BEI, con l&#039;assistenza della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS). Il rapporto combina i dati della Banca africana di sviluppo (AfDB), della Banca asiatica di sviluppo (ADB), della Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali (AIIB), della Banca di sviluppo del Consiglio d&#039;Europa (CEB), della BERS, della BEI, del Gruppo della Banca interamericana di sviluppo (IDBG), della Banca islamica di sviluppo (IsDB), della Nuova Banca di sviluppo (NDB) e del Gruppo della Banca Mondiale (WBG).
Informazioni di base
Gruppo BEI 
Il Gruppo della Banca europea per gli investimenti ( BEI ) è il braccio finanziario dell&#039;Unione europea, di proprietà dei 27 Stati membri, e una delle più grandi banche multilaterali di sviluppo al mondo. Nel 2025, il Gruppo BEI ha stanziato 100 miliardi di euro in nuovi finanziamenti e servizi di consulenza per oltre 870  progetti ad alto impatto,  nell&#039;ambito di  otto priorità fondamentali a supporto degli obiettivi politici  dell&#039;UE  : azione per il clima e ambiente, digitalizzazione e innovazione tecnologica, sicurezza e difesa, coesione territoriale, agricoltura e bioeconomia, infrastrutture sociali, solide partnership globali e unione dei risparmi e degli investimenti. Oltre ai prestiti a lungo termine per le grandi infrastrutture, il Gruppo BEI attrae investimenti privati ​​per progetti e imprese innovative ad alto rischio, con un ruolo crescente nei mercati europei del debito di rischio, del capitale di rischio, delle garanzie e delle cartolarizzazioni. 
Il Fondo europeo per gli investimenti ( FEI ) è la filiale del Gruppo BEI specializzata nella fornitura di garanzie, cartolarizzazioni e capitale di rischio per migliorare l&#039;accesso al credito per le piccole e medie imprese e le startup in tutta Europa. Agendo come investitore di riferimento, attraverso la sua vasta rete di banche partner e fondi di investimento, il FEI mobilita investimenti privati ​​e promuove l&#039;ecosistema dei fondi di venture capital a sostegno degli imprenditori europei innovativi. </description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Bankitalia: quadro congiunturale nel Bollettino n. 3/2026</title>
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            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 15:45:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia pubblica il Bollettino Economico n. 3/2026, che aggiorna il quadro congiunturale dell’economia italiana in una fase segnata da rallentamento internazionale, tensioni geopolitiche e condizioni finanziarie ancora restrittive. Il documento conferma una crescita moderata, sostenuta dai servizi e frenata dall’indebolimento della manifattura e della domanda estera.
L’economia globale procede con passo debole. Le tensioni in Medio Oriente continuano a incidere su energia, commercio e fiducia, mentre l’area euro registra un rallentamento più marcato. Le condizioni finanziarie restano selettive e i premi per il rischio elevati.
Bankitalia rileva:


consumi in aumento ma frenati dall’incertezza;


investimenti in rallentamento, soprattutto nell’industria;


servizi dinamici, trainati da turismo e attività professionali;


produzione manifatturiera debole e differenziata tra settori.


Il Pil prosegue su una traiettoria moderata, penalizzato dalla domanda estera e dal contesto globale.
L’occupazione continua a crescere, sostenuta dai servizi. La disoccupazione rimane stabile e la dinamica salariale si riallinea gradualmente all’inflazione.
L’inflazione scende grazie ai prezzi energetici e alla normalizzazione delle filiere, ma quella di fondo resta superiore ai livelli pre‑crisi. La BCE mantiene un orientamento prudente per consolidare la disinflazione.
I prestiti alle imprese crescono lentamente, con domanda debole e criteri di offerta più selettivi. Le famiglie mostrano cautela nell’indebitamento. La qualità del credito rimane complessivamente stabile.
Il deficit si riduce, sostenuto dalle entrate e da investimenti pubblici legati ai programmi europei. Bankitalia richiama la necessità di un consolidamento credibile che preservi gli investimenti strategici.
Le previsioni indicano una crescita moderata nei prossimi trimestri, con inflazione in ulteriore riduzione e condizioni finanziarie in graduale normalizzazione. I rischi restano legati al quadro geopolitico e alla debolezza del commercio internazionale.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>FMI: crescita area euro rivista allo 0,9% nelle stime 2026</title>
            <link>https://leasenews.it/news/economia/fmi-crescita-area-euro-rivista-allo-09-nelle-stime-2026</link>
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            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Fondo Monetario Internazionale ha aggiornato le previsioni macroeconomiche per l’area euro, indicando una revisione significativa al ribasso della crescita attesa per il 2026. Il nuovo scenario prevede un Pil in aumento dello 0,9%, contro stime precedenti più favorevoli. La revisione riflette l’impatto economico della guerra in Medio Oriente, che sta generando pressioni sui prezzi energetici, incertezza geopolitica e un peggioramento delle condizioni finanziarie globali.
Un contesto globale più fragile
Secondo il FMI, la persistenza del conflitto in Medio Oriente sta influenzando negativamente:


la fiducia di imprese e consumatori;


la stabilità dei mercati energetici;


le catene di approvvigionamento internazionali;


le condizioni finanziarie, rese più rigide dall’aumento dei premi per il rischio.


Questi fattori si sommano alle fragilità già presenti nell’area euro, tra cui una dinamica dei consumi moderata, investimenti ancora deboli e un’inflazione che, pur in calo, rimane superiore ai livelli pre‑crisi. 
Impatto sulle principali economie dell’area
Il rallentamento previsto dal FMI riguarda in modo trasversale le economie dell’eurozona, con effetti più marcati nei Paesi maggiormente esposti alle tensioni energetiche e alle fluttuazioni dei mercati globali. Le economie con maggiore apertura commerciale potrebbero registrare un indebolimento delle esportazioni, mentre quelle con consumi interni più robusti potrebbero mostrare una maggiore resilienza. 
Politiche economiche e margini di intervento
Il FMI sottolinea la necessità di:


mantenere un orientamento prudente della politica monetaria, per consolidare la disinflazione;


adottare politiche fiscali mirate, capaci di sostenere i redditi più vulnerabili senza compromettere la stabilità dei conti pubblici;


accelerare gli investimenti in transizione energetica, per ridurre la dipendenza da fonti esposte a shock geopolitici.


La combinazione di questi interventi è considerata essenziale per rafforzare la crescita potenziale e mitigare gli effetti delle tensioni internazionali. 
Prospettive
Nonostante la revisione al ribasso, il FMI evidenzia che l’area euro potrebbe beneficiare, nel medio periodo, del miglioramento delle condizioni geopolitiche e della normalizzazione dei mercati energetici. Tuttavia, la traiettoria di crescita rimane strettamente legata all’evoluzione del conflitto e alla capacità delle economie europee di attuare politiche coordinate e tempestive.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>UE: nuovo regolamento sulle sanzioni per l’Ucraina</title>
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            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;Unione Europea ha pubblicato il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1779 del Consiglio che attua il Regolamento (UE) 2014/269 concernente misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l&#039;integrità territoriale, la sovranità e l&#039;indipendenza dell&#039;Ucraina.



L&#039;aggiornamento è consultabile, per pronta informativa, al seguente link del sito dell&#039;Unione europea: Gazzetta ufficiale dell&#039;Unione europea - serie L del 17.07.2026
Per l&#039;elenco completo di tutti gli atti normativi adottati fino ad ora dall&#039;Unione europea nelle molteplici iniziative in materia di sanzioni finanziarie si rimanda al seguente link: EU Sanctions map
I soggetti designati di cui al provvedimento indicato saranno ricompresi, salvi i tempi strettamente necessari all&#039;aggiornamento, nella lista consolidata di tutte le persone, gruppi ed entità oggetto di congelamento nel territorio europeo, consultabile - previa registrazione di credenziali per l&#039;accesso al sito (indirizzo e-mail e password) - al seguente link: https://webgate.ec.europa.eu/fsd/fsf#!/files
Per informazioni generali sull&#039;applicazione di misure restrittive di &quot;congelamento&quot; dei fondi e delle risorse economiche detenute da persone fisiche e giuridiche, gruppi ed entità specificamente individuati dalle Nazioni Unite e dall&#039;Unione Europea (soggetti &quot;designati&quot;), impiegate anche per contrastare l&#039;attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale si rinvia alla pagina di questo sito specificamente dedicata al tema: https://uif.bancaditalia.it/adempimenti-operatori/contrasto/index.html.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Bankitalia: fattori sociali e governance nella stima default</title>
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            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 10:15:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d&#039;Italia ha pubblicato &quot;Il ruolo dei fattori sociali e di governo societario nella valutazione del rischio di default&quot;, il nuovo numero della collana &quot;Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento&quot;.
Il lavoro valuta se indicatori comunemente associati alle dimensioni sociale (S) e di governo societario (G) migliorino la stima del rischio di default delle imprese non finanziarie italiane nell&#039;ambito del sistema interno di valutazione del merito creditizio (In-house Credit Assessment System, ICAS) della Banca d&#039;Italia. Gli indicatori S utilizzano informazioni tratte dal database dell&#039;INPS. Gli indicatori G derivano da una base dati sulle imprese italiane, dalla quale sono ricavate informazioni su relazioni societarie e assetto di governo non incluse nelle variabili finanziarie standard. I risultati mostrano che gli indicatori S e G migliorano la previsione dell&#039;evento di default. In particolare, essi risultano significativi per imprese micro e piccole, consentendo di affinare le stime del modello statistico di base che include variabili finanziarie e di comportamento creditizio. Il contributo alla performance del modello resta comunque moderato. Per le imprese di medie e grandi dimensioni solo gli indicatori S risultano statisticamente significativi.
Il ruolo dei fattori sociali e di governo societario nella valutazione del rischio di default

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            <category>ESG</category>
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            <title>Codice degli incentivi: pubblicato in Gazzetta il bando‑tipo</title>
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            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Gazzetta Ufficiale del 17 luglio 2026 riporta il decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 18 giugno 2026, che introduce il bando‑tipo destinato alle amministrazioni competenti per l’attivazione degli incentivi alle imprese previsti dal Codice degli incentivi (d.lgs. 184/2025). Si tratta di un tassello centrale nel processo di standardizzazione delle procedure di concessione delle agevolazioni, volto a garantire maggiore uniformità, trasparenza e qualità istruttoria.
 
Finalità del decreto
Il provvedimento dà attuazione all’art. 6, comma 2, del Codice degli incentivi, che impone alle amministrazioni pubbliche di conformarsi al bando‑tipo nella predisposizione dei bandi relativi alle agevolazioni finanziate con risorse pubbliche. L’obiettivo è definire un quadro procedurale omogeneo, ridurre la frammentazione normativa e assicurare criteri valutativi coerenti tra le diverse misure.
La conformità al bando‑tipo non è obbligatoria per:


incentivi contributivi;


incentivi fiscali ad erogazione automatica.


Tuttavia, il decreto chiarisce che le amministrazioni possono comunque adottare il modello anche per tali agevolazioni, qualora intendano uniformare le modalità attuative.
 
Ambito applicativo
Il bando‑tipo diventa invece pienamente operativo per:


incentivi fiscali che richiedono istruttorie valutative di natura tecnica, economica o finanziaria;


agevolazioni che prevedono verifiche sui requisiti del proponente o sulle caratteristiche dell’iniziativa.


In questi casi, il modello ministeriale costituisce la base obbligatoria per la costruzione del bando, salvo deroghe motivate per parti non compatibili con la specifica misura.
 
Struttura del bando‑tipo
Il documento allegato al decreto è organizzato in 15 sezioni, ciascuna delle quali individua – anche tramite tabelle dedicate – i contenuti essenziali che devono essere disciplinati nel bando. Tra gli elementi ricorrenti figurano:


obiettivi e finalità dell’incentivo;


soggetti beneficiari e requisiti di ammissibilità;


tipologia di spese e interventi finanziabili;


criteri di valutazione e graduatorie;


modalità di presentazione delle domande;


obblighi dei beneficiari e controlli;


procedure di erogazione e rendicontazione.


La struttura modulare consente alle amministrazioni di adattare il modello alle specificità della misura, mantenendo però un impianto comune che facilita la comprensione da parte delle imprese e migliora la qualità delle istruttorie.
 
Implicazioni operative
L’introduzione del bando‑tipo rappresenta un passo significativo verso la standardizzazione delle politiche di incentivazione, con effetti attesi su:


semplificazione amministrativa, grazie alla riduzione delle difformità tra bandi;


maggiore certezza per le imprese, che potranno contare su schemi più prevedibili;


rafforzamento dei controlli, grazie a criteri istruttori più chiari e uniformi;


efficienza delle PA, che potranno ridurre tempi di predisposizione e valutazione.


Il decreto si inserisce nel più ampio processo di riforma avviato con il Codice degli incentivi, volto a rendere il sistema nazionale delle agevolazioni più coerente, accessibile e orientato ai risultati.
Provvedimento</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
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            <title>UniCredit migliore banca d&#039;Europa agli Euromoney Awards 2026</title>
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            <pubDate>Fri, 17 Jul 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Per il secondo anno consecutivo, UniCredit è stata nominata Migliore Banca d&#039;Europa agli Euromoney Awards for Excellence 2026. L&#039;importante riconoscimento conferma la posizione di leadership della Banca in Europa, gli eccellenti risultati finanziari raggiunti nel 2025 e il costante impegno nel creare valore per i clienti e tutti i suoi stakeholders nei 14 mercati in cui opera.
 
Oltre a essere stata nominata Migliore Banca d&#039;Europa, UniCredit ha ottenuto altri 11 riconoscimenti a livello europeo nel corso della cerimonia di premiazione annuale svoltasi il 16 luglio 2026 presso il Peninsula Hotel di Londra.
 
Tra i numerosi riconoscimenti, UniCredit è stata inoltre nominata Migliore Banca per le Piccole e Medie Imprese in Germania e in Europa Centrale e Orientale: una testimonianza concreta del ruolo svolto a sostegno della crescita e competitività delle piccole e medie imprese nei suoi mercati di riferimento. UniCredit è stata premiata anche come Migliore Banca Retail in Italia, un risultato che testimonia l&#039;impegno nel rendere i servizi bancari sempre più semplici, innovativi ed efficienti, rispondendo in modo concreto alle esigenze di milioni di clienti.
 
La solida presenza di UniCredit in Europa Centrale e Orientale è stata ulteriormente confermata dai riconoscimenti come Migliore Banca in Croazia, Bosnia-Erzegovina e Bulgaria, a cui si aggiungono numerosi premi nelle categorie dedicate alle PMI, all&#039;ESG, al Corporate Banking e all&#039;Investment Banking.
 
Nel loro insieme, questi premi testimoniano il successo del percorso di trasformazione intrapreso dal Gruppo negli ultimi anni e rappresentano un ulteriore stimolo per la prossima fase di crescita delineata dalla strategia UniCredit Unlimited.
 
Dominic O&#039;Neil, Europe Editor, Euromoney, ha commentato: &quot;Il 2025 è stato un anno record per UniCredit. Il Return on Tangible Equity ha raggiunto il 19,2%, mentre i ricavi sono saliti a 23,9 miliardi di euro, rispetto ai 16,3 miliardi di cinque anni fa, con una base di costi più efficiente. Il rapporto costi/ricavi si è confermato su livelli di eccellenza, pari al 38,5%, e il costo del rischio è rimasto eccezionalmente basso. La forte focalizzazione sull&#039;Europa, le performance finanziarie superiori alla media, la robusta generazione di capitale e una visione strategica lungimirante rendono UniCredit uno dei protagonisti della trasformazione e dell&#039;integrazione del settore bancario europeo&quot;.
 
Andrea Orcel, CEO di UniCredit, ha commentato: &quot;Questo riconoscimento, ottenuto per il secondo anno consecutivo, è la conferma della solidità del nostro modello paneuropeo, della disciplina con cui stiamo realizzando la nostra strategia e, soprattutto, del talento e dell&#039;impegno straordinari delle nostre persone. Oggi siamo una Banca leader in Europa, in grado di competere con successo ai massimi livelli e di generare valore sostenibile per i nostri colleghi, i nostri clienti, le nostre comunità, e i nostri azionisti. Con UniCredit Unlimited siamo pronti a compiere un ulteriore passo avanti nel nostro percorso di crescita. Questo premio rafforza la nostra fiducia di poter continuare a innovare, crescere e contribuire a definire un nuovo standard per il settore bancario&quot;.
 
 
Questo l&#039;elenco completo dei riconoscimenti ottenuti:

Migliore Banca d&#039;Europa
Migliore Banca per le Piccole e Medie Imprese in Germania
Migliore Banca per le Piccole e Medie Imprese in Europa Centrale e Orientale (CEE) - UniCredit
Migliore Banca Retail in Italia - UniCredit
Migliore Banca in Bosnia-Erzegovina - UniCredit Bank Mostar
Migliore Banca per ESG in Bosnia-Erzegovina - UniCredit Bank Mostar
Migliore Banca per le Piccole e Medie Imprese in Bosnia-Erzegovina - UniCredit Bank Mostar
Migliore Banca in Bulgaria - UniCredit Bulbank
Migliore Banca per le Piccole e Medie Imprese in Bulgaria - UniCredit Bulbank
Migliore Banca in Croazia - Zagrebačka banka
Migliore Banca per il Corporate Banking in Croazia - Zagrebačka banka
Migliore Investment Bank in Croazia - Zagrebačka banka</description>
            <category>Corporate News</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Istat: produzione nelle costruzioni in aumento a maggio 2026</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/istat-produzione-nelle-costruzioni-in-aumento-a-maggio-2026</link>
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            <pubDate>Fri, 17 Jul 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A maggio 2026 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni rimanga invariato rispetto ad aprile.
Nella media del trimestre marzo – maggio 2026 la produzione nelle costruzioni, al netto della  stagionalità, aumenta del 2,0% nel confronto con il trimestre precedente.
Su base tendenziale, l’indice grezzo registra una flessione dell’1,6%, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario cresce del 2,9% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20 contro i 21 di maggio 2025).
Nella media dei primi cinque mesi del 2026, l’indice grezzo aumenta del 2,1%, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario cresce del 2,0%.
Il commento
A maggio 2026 l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni rimane stabile rispetto al mese precedente, interrompendo la fase di crescita registrata nei due mesi precedenti (+1,9% a marzo e +0,8% ad aprile).
Nonostante la stasi congiunturale, nella media del trimestre febbraio-maggio si osserva un incremento rispetto al trimestre precedente.
Su base tendenziale, la serie corretta per gli effetti di calendario segna un aumento per il quarto mese consecutivo.
Approfondisci sul sito Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Fondo di Garanzia PMI: Confcommercio promuove la riforma</title>
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            <pubDate>Fri, 17 Jul 2026 14:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Confcom accoglie positivamente lo schema di decreto presentato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la riforma del Fondo di Garanzia per le Pmi, considerandolo un intervento necessario per rendere lo strumento più efficace nel sostenere l&#039;accesso al credito delle piccole e medie imprese. &quot;La riforma segna un cambio di impostazione rispetto al modello adottato durante l&#039;emergenza Covid, introducendo nuovamente un sistema di garanzie pubbliche differenziate in base al rischio delle operazioni finanziarie. Il provvedimento conferma inoltre le procedure semplificate per i finanziamenti di importo ridotto, in particolare per quelli assistiti dalla garanzia dei Confidi&quot;.
Per Confcom, &quot;il prolungamento delle garanzie pubbliche uniformi anche oltre la fase emergenziale ha prodotto effetti non sempre coerenti con gli obiettivi iniziali, favorendo soprattutto le operazioni più semplici da valutare e caratterizzate da minore rischio, spesso rivolte alle imprese più strutturate. Nel frattempo, molte micro e piccole imprese hanno continuato a registrare difficoltà nell&#039;accesso al credito&quot;.
&quot;La reintroduzione di un sistema di coperture graduate permetterà invece di indirizzare meglio il sostegno pubblico verso le imprese economicamente meritevoli che incontrano ostacoli nell&#039;ottenimento dei finanziamenti a causa dei meccanismi automatici di valutazione del merito creditizio&quot;.
Confcom evidenzia poi la &quot;coerenza&quot; della riforma con il principio della funzione sussidiaria delle garanzie pubbliche, richiamato anche dal ministro dell&#039;Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti durante l&#039;Assemblea dell&#039;Abi. L&#039;obiettivo, sottolinea l&#039;associazione, deve essere quello di utilizzare gli strumenti pubblici per accompagnare le imprese che hanno prospettive di sviluppo ma che incontrano difficoltà nell&#039;accesso al credito.
Che cos&#039;è e come funziona il Fondo di garanzia
Il Fondo di garanzia per le PMI è un&#039;agevolazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, finanziata anche con risorse europee, che facilita l&#039;accesso al credito per imprese e professionisti.
La garanzia può essere richiesta esclusivamente a fronte di finanziamenti concessi da banche, società di leasing e altri intermediari finanziari. Possono accedere al Fondo le micro, piccole e medie imprese iscritte al Registro delle imprese e i professionisti titolari di partita IVA.
Il Fondo non interviene direttamente nel rapporto tra banca e cliente: tassi di interesse, durata e condizioni di rimborso restano oggetto di accordo tra le parti. Tuttavia, sulla quota di finanziamento coperta dalla garanzia pubblica non possono essere richieste garanzie reali, assicurative o bancarie.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Leaseurope spinge sui veicoli aziendali ecologici</title>
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            <pubDate>Fri, 17 Jul 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel dicembre 2025, la Commissione europea ha adottato la sua proposta di regolamento sui veicoli aziendali a basse emissioni, volta ad accelerare la diffusione di veicoli a zero o basse emissioni nelle flotte aziendali di tutta l&#039;Unione europea. La proposta introduce obiettivi nazionali obbligatori per la quota di veicoli a basse emissioni nelle flotte aziendali, comprese le auto aziendali, le flotte in leasing e a noleggio. 
La proposta è attualmente al vaglio sia del Parlamento europeo che del Consiglio dell&#039;UE. Prima che la legislazione possa essere finalizzata, entrambe le istituzioni devono definire le rispettive posizioni negoziali e avviare negoziati interistituzionali con la Commissione, il cosiddetto trilogo. 
Considerato il ruolo centrale che le società di leasing e noleggio svolgono nei cicli di rinnovo dei veicoli e nell&#039;elettrificazione delle flotte, la proposta ha implicazioni significative per il nostro settore e per l&#039;intero ecosistema automobilistico. 
Processo legislativo: a che punto siamo
Al Parlamento europeo, i correlatori Tiemo Wölken (S&amp;D) e François Kalfon (S&amp;D) hanno pubblicato la bozza della loro relazione nel maggio 2026 in seno alle commissioni Trasporti (TRAN) e Ambiente (ENVI). La relazione propone un approccio più ambizioso rispetto al testo originale della Commissione. 
In particolare, i relatori propongono di aumentare la quota minima a livello UE di veicoli a emissioni zero (ZEV) nelle flotte aziendali al 54% entro il 2030, rispetto al 45% previsto dalla proposta della Commissione. L&#039;obiettivo combinato per i veicoli a basse e zero emissioni salirebbe inoltre al 70%. 
La bozza di relazione propone inoltre che, a partire dal 2035, solo i veicoli a emissioni zero vengano conteggiati ai fini del raggiungimento degli obiettivi di conformità, escludendo di fatto i veicoli a basse emissioni dal quadro di riferimento. Tra le misure aggiuntive, si prevede anche di limitare progressivamente gli incentivi pubblici ai soli veicoli elettrici. Il Parlamento europeo dovrebbe adottare la propria posizione negoziale nel novembre 2026. 
In seno al Consiglio dell&#039;UE, la proposta sta incontrando una notevole resistenza. Un numero crescente di Stati membri ha espresso riserve sia sulla proposta nel suo complesso, sia sulla sua attuale formulazione. Ciò ha rallentato i progressi e creato significative opportunità per influenzare l&#039;esito finale. 
Leaseurope: azioni e prossimi passi
Quando la proposta fu pubblicata per la prima volta, godette di un notevole sostegno politico e fu ampiamente percepita come un documento destinato a seguire rapidamente l&#039;iter legislativo. Attraverso una strategia di advocacy mirata e basata su dati concreti, Leaseurope ha contribuito a ridefinire il dibattito, evidenziando le potenziali conseguenze economiche, operative e di mercato che la proposta avrebbe comportato per il settore del leasing e del noleggio. 
Lavorando a stretto contatto con parti interessate e partner industriali che condividevano la stessa visione, Leaseurope ha contribuito a costruire un&#039;ampia coalizione di opposizione e preoccupazione sia al Parlamento europeo che al Consiglio. Questa coalizione ha modificato in modo significativo le dinamiche politiche relative al dossier. 
Mentre in seno al Consiglio la proposta sta incontrando una notevole resistenza, al Parlamento europeo diversi deputati hanno presentato emendamenti basati sui suggerimenti elaborati da Leaseurope, respingendo elementi chiave della proposta o modificandone sostanzialmente l&#039;approccio. Questi emendamenti si concentrano sulla salvaguardia della flessibilità del mercato e sulla prevenzione di conseguenze indesiderate per i gestori di flotte e per l&#039;accessibilità economica dei veicoli. 
È importante sottolineare che Leaseurope è riuscita a coordinare con successo un&#039;ampia gamma di parti interessate attorno a una narrazione coerente e basata su dati concreti. Questo sforzo collettivo ha rafforzato la visibilità, la credibilità e l&#039;influenza del settore nell&#039;intero processo legislativo e ha garantito che i responsabili politici fossero pienamente consapevoli delle implicazioni pratiche dell&#039;iniziativa. 
Nei prossimi mesi, la nostra priorità sarà quella di influenzare i negoziati in vista del voto del Parlamento e di continuare a dialogare con gli Stati membri in seno al Consiglio. Ci impegneremo affinché qualsiasi quadro normativo futuro rimanga realistico, economicamente sostenibile e favorevole a una transizione guidata dal mercato verso una mobilità più pulita. 
Approfondisci i temi del leasing e noleggio in Europa su Leaseurope Inside 2026 summer edition</description>
            <category>Mercato</category>
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        </item>
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            <title>UIF: statistiche sulle SOS del 1° semestre 2026</title>
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            <pubDate>Fri, 17 Jul 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel primo semestre del 2026 la UIF ha ricevuto 90.200 segnalazioni di operazioni sospette (SOS), il valore semestrale più elevato mai registrato, con un aumento dell&#039;11,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche il numero di segnalazioni analizzate ha raggiunto il massimo storico di 90.049 unità, in crescita del 10,7 per cento.
Banche e Poste si confermano la principale categoria segnalante con 55.653 SOS (61,7 per cento del totale), in crescita sia in termini assoluti sia percentuali.
Gli altri intermediari e operatori finanziari hanno trasmesso 16.738 segnalazioni (18,6 per cento del totale), in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2025. All&#039;interno del comparto risultano sostanzialmente stabili le segnalazioni provenienti dagli istituti di pagamento, mentre si riducono quelle trasmesse dagli IMEL, dalle imprese di assicurazione e dagli intermediari finanziari ex art. 106 TUB.
I soggetti non finanziari e gli uffici della Pubblica amministrazione hanno inviato 17.809 SOS (19,7 per cento del totale), in crescita rispetto al semestre corrispondente. L&#039;aumento è riconducibile soprattutto agli operatori del comparto oro e preziosi e ai soggetti attivi nella custodia e trasporto valori. In diminuzione, invece, le segnalazioni dei prestatori di servizi di gioco e quelle dei professionisti. In calo anche le segnalazioni trasmesse dagli uffici della Pubblica amministrazione, che si mantengono su livelli molto contenuti.
Gli importi segnalati raggiungono circa 61 miliardi di euro (di cui quasi 55 riferibili a operazioni eseguite), in aumento rispetto ai quasi 53 miliardi registrati nel primo semestre 2025.
Nel semestre la UIF ha adottato 8 provvedimenti di sospensione, in linea con il periodo corrispondente. Le sospensioni hanno riguardato operazioni per 1,1 milioni di euro, a fronte di 64 istanze valutate.
Nell&#039;ambito dell&#039;attività di approfondimento delle SOS, la UIF ha inviato 3.152 richieste di informazioni ai soggetti obbligati (+7,0 per cento) e 84 richieste di informazioni a FIU estere (-49,7 per cento).





Testo della pubblicazione


Statistiche - Segnalazioni di operazioni sospette 1° semestre 2026</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>MEF: saggio d’interesse per ritardi pagamenti commerciali</title>
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            <pubDate>Fri, 17 Jul 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 luglio il nuovo saggio d’interesse applicabile ai ritardi nei pagamenti nelle transazioni commerciali, aggiornando il parametro di riferimento previsto dalla normativa europea e nazionale. L’intervento si inserisce nel quadro delle misure volte a garantire maggiore certezza nei rapporti tra imprese e Pubbliche Amministrazioni, rafforzando la disciplina contro i ritardi nei pagamenti e favorendo la liquidità delle aziende.
Il nuovo tasso, calcolato sulla base del riferimento BCE e della maggiorazione prevista dalla direttiva europea, si applica alle transazioni commerciali concluse tra operatori economici e tra imprese e PA. L’aggiornamento periodico del saggio d’interesse rappresenta un elemento essenziale per assicurare un equilibrio tra tutela dei creditori, prevedibilità dei costi finanziari e corretto funzionamento dei rapporti contrattuali.
Per le imprese, il valore aggiornato costituisce un indicatore operativo rilevante: consente di valutare l’impatto economico dei ritardi, definire strategie di gestione del capitale circolante e impostare correttamente le condizioni contrattuali. Per le PA, il nuovo saggio contribuisce a rafforzare la disciplina dei tempi di pagamento, in linea con gli obiettivi di efficienza amministrativa e con le richieste della normativa europea.
L’aggiornamento del MEF conferma l’importanza di un quadro regolatorio chiaro e stabile, capace di sostenere la competitività del sistema produttivo e di favorire relazioni commerciali più trasparenti e tempestive, il nuovo tasso di riferimento da applicare a favore del creditore nei casi di ritardo nei pagamenti nelle transazioni commerciali, per il periodo 1°  luglio - 31 dicembre 2026, è pari al 2,40 per cento.
Provvedimento</description>
            <category>Normativa</category>
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                <item>
            <title>Iperammortamento e Transizione 5.0: opportunità per imprese</title>
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            <pubDate>Fri, 17 Jul 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La sfida per le imprese di costruzione passa sempre di più dalla capacità di investire in tecnologie, macchinari e processi innovativi. È questo il filo conduttore del webinar organizzato dall’Ance su “Il nuovo iperammortamento e la fase finale di Transizione 5.0 per le imprese di costruzione”. Un’occasione per approfondire l’incentivo fiscale per l’acquisto di beni strumentali nuovi, introdotto dalla legge di Bilancio 2026 (legge 199/2025) ed in vigore per il triennio 2026-2028, con un focus sulle modalità attuative dello stesso, come definite nel Decreto 7 maggio 2026 del Mimit, di concerto con il Mef, di recente pubblicazione.
Ad aprire i lavori è stata Vanessa Pesenti, vicepresidente Ance, che ha espresso un giudizio positivo sul nuovo strumento, definendolo una leva importante di politica industriale. Per il settore delle costruzioni, ha sottolineato, “l’iperammortamento può rappresentare un’occasione concreta per favorire l’acquisto di beni strumentali e tecnologie in grado di rendere più efficienti i cantieri e l’organizzazione aziendale”.
Il passaggio dal credito d’imposta alla maggiorazione degli ammortamenti rende però il meccanismo meno immediato, soprattutto per le piccole e medie imprese. Proprio per questo, “il nuovo incentivo va accompagnato da semplificazioni e correttivi”. La misura resta comunque apprezzata, anche perché prevede una maggiorazione significativa per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro e può contribuire a rafforzare la patrimonializzazione di un tessuto produttivo composto in larga parte da imprese di piccole e micro dimensioni.
Restano, tuttavia, diversi nodi aperti. Il primo riguarda la complessità degli adempimenti. C’è poi una questione specifica del settore edile: le imprese di costruzione lavorano in cantieri temporanei e mobili, anche fuori dall’Italia. Per questo l’Ance chiede che l’utilizzo temporaneo di un bene agevolato in un cantiere estero non comporti automaticamente la decadenza dal beneficio fiscale. Un altro punto riguarda gli “esodati” dei precedenti incentivi: imprese che avevano programmato investimenti ma non sono riuscite a utilizzare pienamente i benefici, per incapienza o per esaurimento delle risorse disponibili. Anche su questo fronte l’associazione chiede correttivi, a partire da tempi più lunghi per la fruizione degli incentivi. Infine, Pesenti ha posto il tema dei software in cloud, oggi non pienamente compresi nel perimetro dell’agevolazione, ma ormai essenziali per la digitalizzazione delle imprese.
Al webinar è intervenuto, poi, Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera. Il parlamentare ha ricordato l’importanza della durata triennale dell’incentivo che consente alle imprese di programmare al meglio gli investimenti. “L’obiettivo – ha aggiunto – dovrebbe essere quello di costruire norme strutturali, stabili nel tempo e definite attraverso un confronto costante con le associazioni di categoria”. Gusmeroli ha richiamato anche la lezione del Superbonus: l’idea di incentivare gli interventi edilizi non era sbagliata, ma una scrittura normativa fragile ha prodotto effetti molto pesanti sui conti pubblici. Da qui la necessità di incentivi più misurati, controllabili, semplici e realmente capaci di generare investimenti. Infine, il presidente della Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera ha condiviso la necessità di accelerare sul fronte della semplificazione. “Le regole spesso trattano allo stesso modo piccole, medie e grandi imprese, ignorando differenze profonde in termini di struttura amministrativa e capacità organizzativa. Una procedura troppo complessa rischia così di scoraggiare proprio le aziende che avrebbero più bisogno dell’incentivo”. Sul fronte dei software, il presidente della Commissione si è detto favorevole a un’estensione del beneficio, perché gli strumenti digitali sono ormai indispensabili per la competitività aziendale.
Nel corso dell’incontro, moderato da Marco Zandonà, Direttore Politiche Fiscali dell’Ance, è intervenuto anche Marco Calabrò, capo Dipartimento per le politiche per le imprese del Mimit, che ha illustrato il funzionamento del meccanismo e fatto il punto su Transizione 5.0, rassicurando sulla disponibilità delle risorse a disposizione. E’ toccato, invece, a Carmelo Fallone, senior expert Affari regolatori del Gse, spiegare nel dettaglio le modalità per la compilazione delle domande, l’utilizzo della piattaforma e le procedure di pagamento. Infine, Stefano Santalucia, senior adviser Fiscalità diretta e locale e Principi contabili di Confindustria, ha approfondito gli aspetti giuridici e fiscali mentre e Marco Viola, responsabile dell’area Consulenza fiscale di Assilea, ha illustrato i vantaggi dei contratti di leasing.
A chiudere i lavori è stato Massimo Angelo Deldossi, vicepresidente Ance, che ha rivendicato la capacità del settore delle costruzioni di adattarsi e investire anche in un quadro normativo spesso complesso. Le imprese, ha sottolineato, sono pronte a cogliere le opportunità della transizione digitale e tecnologica. Il compito dell’Ance sarà continuare ad accompagnarle con informazione, confronto e azione istituzionale, perché l’iperammortamento possa diventare non solo un incentivo fiscale, ma uno strumento concreto di crescita e modernizzazione per tutto il comparto.
Video del webinar su YouTube</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Intesa Sanpaolo‑Confindustria: 60mld per rilanciare il Sud</title>
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            <pubDate>Thu, 16 Jul 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Intesa Sanpaolo e Confindustria hanno annunciato un piano congiunto di forte impatto per sostenere la crescita del Mezzogiorno, mettendo a disposizione 60 miliardi di euro tra credito, strumenti finanziari e iniziative dedicate alle imprese del Sud. L’obiettivo è accelerare investimenti, innovazione e competitività in un’area decisiva per lo sviluppo del Paese.
Il programma nasce per rafforzare la capacità delle imprese meridionali di investire in digitalizzazione, transizione energetica, infrastrutture produttive e internazionalizzazione. La collaborazione tra banca e sistema industriale punta a creare un ecosistema più favorevole allo sviluppo, con interventi mirati per filiere strategiche e PMI.
I 60 miliardi saranno destinati a:


finanziamenti produttivi — sostegno a nuovi investimenti e ampliamenti industriali;


innovazione tecnologica — strumenti per digitalizzazione e trasformazione dei processi;


transizione energetica — progetti di efficientamento e sostenibilità;


export e internazionalizzazione — supporto alle imprese che vogliono crescere sui mercati esteri;


liquidità e crescita dimensionale — strumenti per rafforzare la struttura finanziaria delle aziende.


La partnership prevede interventi dedicati alle principali filiere industriali del Mezzogiorno, con l’obiettivo di consolidare reti di imprese, attrarre investimenti e favorire la crescita di campioni regionali. Particolare attenzione sarà riservata alle aree con maggiori ritardi infrastrutturali e alle imprese che intendono avviare progetti di innovazione.
L’iniziativa si colloca nel quadro delle politiche nazionali per la coesione territoriale e punta a rafforzare l’impatto degli investimenti privati, integrandosi con strumenti pubblici e fondi europei. La sinergia tra banca e sistema industriale è considerata essenziale per superare il “collo di bottiglia” che spesso limita la crescita delle imprese meridionali.
Confindustria e Intesa Sanpaolo mettono in campo un piano di dimensioni eccezionali per sostenere il rilancio del Mezzogiorno. Le risorse mobilitate, unite a un approccio integrato su credito, innovazione e filiere, mirano a trasformare il potenziale del Sud in crescita reale e duratura.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Bankitalia: consultazione su aggiornamento segnalazioni</title>
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            <pubDate>Thu, 16 Jul 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha avviato la consultazione pubblica sull’aggiornamento delle segnalazioni statistiche e di vigilanza rivolte alle banche, con l’obiettivo di adeguare il framework informativo alle evoluzioni normative europee e alle esigenze di monitoraggio del sistema finanziario. I contributi degli operatori potranno essere inviati entro il 14 settembre 2026.
La consultazione interessa l&#039;aggiornamento di dieci discipline segnaletiche, tra cui le Circolari n. 272 (Matrice dei conti), 115, 217, 189, 148, 248, 284 e 154, nonché l&#039;abrogazione della Circolare n. 136 sulle segnalazioni statistiche decadali e delle Segnalazioni ex art. 129 del TUB.
Sono previste nuove voci informative, tra cui quelle relative agli assegni circolari verso banche, alla numerosità della clientela degli intermediari finanziari, ai servizi per cripto-attività e ad alcuni dati riferiti ai CONFIDI e alle SICAF, oltre all&#039;adeguamento delle classificazioni dei ricavi e dei costi secondo l&#039;IFRS 18.
L’aggiornamento proposto mira a rendere più coerenti, tempestive e integrate le informazioni trasmesse dagli intermediari, migliorando la qualità dei dati utilizzati per analisi macroprudenziali, vigilanza microprudenziale e statistiche ufficiali. Le modifiche riguardano sia gli schemi segnaletici sia le istruzioni operative, con particolare attenzione alla standardizzazione dei tracciati e alla riduzione delle ridondanze informative.
L’iniziativa si inserisce nel percorso di armonizzazione europea delle segnalazioni, volto a semplificare gli adempimenti e rafforzare la comparabilità dei dati tra Paesi. Per gli operatori, l’aggiornamento comporterà:


maggiore integrazione tra segnalazioni statistiche e prudenziali;


revisione di alcuni set informativi per allinearli ai nuovi requisiti EBA ed ECB;


possibile adeguamento dei sistemi interni di raccolta e gestione dei dati.


La consultazione resterà aperta fino al 14 settembre, data entro la quale banche e stakeholder potranno inviare osservazioni e proposte di modifica. La Banca d’Italia valuterà i contributi ricevuti prima di procedere alla versione definitiva delle disposizioni.
 
L’aggiornamento delle segnalazioni rappresenta un passo importante verso un sistema informativo più efficiente, coerente e orientato alle esigenze della vigilanza moderna. La partecipazione degli operatori sarà decisiva per garantire un quadro segnaletico più semplice, chiaro e utile per l’intero settore.
Comunicato della Banca d&#039;Italia</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>ABI 2026: solidità banche e sfide per mercato dei capitali</title>
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            <pubDate>Thu, 16 Jul 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel corso dell’Assemblea Annuale ABI 2026 che si è tenuta il 15 luglio 2026, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta hanno delineato lo stato di salute del sistema bancario italiano, le prospettive macroeconomiche e le priorità strategiche per rafforzare il mercato dei capitali.

“Il sistema bancario italiano affronta il percorso verso la Savings and Investments Union partendo da una posizione di forza.”

 
1. Intervento del Ministro Giancarlo Giorgetti
Solidità del sistema bancario
Giorgetti ha evidenziato la robustezza del settore: patrimonializzazione superiore ai requisiti, liquidità equilibrata e qualità degli attivi elevata. La redditività ha raggiunto il 13,8%, massimo dal 2008.

“La qualità degli attivi resta buona… rendimento del capitale pari al 13,8%.”

Credibilità finanziaria e spread
La stabilità politica e il consolidamento dei conti pubblici hanno favorito la riduzione dello spread BTP‑Bund a circa 78 punti base e il miglioramento del rating sovrano nel 2025.
Impatti sul costo della raccolta
Un’emissione senior di una grande banca italiana nel giugno 2026 ha registrato un costo inferiore di 160 punti base rispetto a operazioni analoghe del 2022, grazie alla normalizzazione dei tassi e al miglioramento del rischio sovrano.
Sfide strutturali
Il Ministro ha individuato tre priorità:


contrazione dell’intermediazione creditizia;


concorrenza delle banche digitali;


ruolo dell’Italia nel mercato unico dei capitali.


Credito e PMI
Ripresa dei finanziamenti a famiglie e imprese, ma riduzione del margine di interesse. Le PMI restano fortemente dipendenti dal credito bancario: il Fondo centrale di garanzia continuerà a sostenerle, con maggiore focus su imprese a rating più basso e garanzie per l’export.
Fintech e banche digitali
Nel 2024 il credito digitale valeva l’1,2% dei prestiti alle imprese (1,4 mld €). Crescita rapida, ma rischio che operatori esteri conquistino le nuove generazioni di clienti.
Mercato dei capitali
La Legge Capitali, la revisione del TUF e la riforma della previdenza complementare sono i pilastri della strategia per mobilitare risparmio privato e rafforzare il mercato dei capitali. Avviato un tavolo MEF con investitori e autorità per accelerare gli investimenti nell’economia reale.
Euro digitale e pagamenti elettronici
Sostegno all’euro digitale come strumento di autonomia strategica. Crescono i pagamenti elettronici, anche grazie all’azzeramento delle commissioni sui micropagamenti.
 
2. Intervento del Governatore Fabio Panetta
Scenario internazionale e politica monetaria
Panetta ha descritto una fase globale di transizione: tensioni geopolitiche e rincari energetici da un lato, impulso dell’intelligenza artificiale dall’altro. Nell’area euro l’inflazione resta intorno al 3% e potrebbe mantenersi sopra tale livello fino al 2027. La BCE ha avviato un rialzo prudente dei tassi (+25 pb a giugno 2026).
Mercati finanziari e rischi IA
La volatilità legata al conflitto USA‑Iran si è attenuata, ma Panetta avverte che l’ottimismo sull’IA potrebbe nascondere rischi: valutazioni elevate, concentrazione dei rialzi e indebitamento crescente delle imprese tech.
Solidità del sistema bancario italiano
Il settore resta centrale: i debiti bancari rappresentano il 46% dei debiti finanziari delle imprese.

“La qualità degli attivi è molto buona… l’incidenza dei crediti deteriorati è scesa a circa l’1%.”

Andamento del credito
La domanda di liquidità cresce per effetto dei rincari energetici. A maggio 2026 i prestiti alle imprese accelerano al 6,2% trimestrale annualizzato. Possibili irrigidimenti dell’offerta se le tensioni geopolitiche dovessero persistere.
Governance e consolidamento
Panetta richiama l’importanza di assetti di governo solidi e comportamenti corretti. Le aggregazioni possono migliorare efficienza e sicurezza informatica, ma devono garantire concorrenza e sostenibilità industriale.
Capitale di rischio e ritardi italiani
Il mercato italiano del private equity e venture capital resta sottodimensionato: investimenti concentrati su riorganizzazioni e early stage, poche risorse per scale‑up e internazionalizzazione.

“Si determina così un collo di bottiglia… inducendo spesso le iniziative più promettenti a rivolgersi all’estero.”

Ruolo degli investitori istituzionali
Assicurazioni e fondi pensione investono quote minime (0,5% e 0,7%) in private equity. Serve ampliare la base degli investitori e rafforzare competenze e dimensione dei fondi.
Risparmio delle famiglie e integrazione europea
Strumenti semplici e incentivi fiscali possono mobilitare più risparmio verso il capitale di rischio. Panetta richiama la raccomandazione UE sui Savings and Investment Accounts e la necessità di un mercato europeo dei capitali realmente integrato.
Relazione del Presidente Antonio Patuelli
Il sistema economico e finanziario tra incertezza e innovazione Intervento del Governatore della Banca d&#039;Italia Fabio Panetta
Link diretta video</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Istat: inflazione in calo al 3% a giugno</title>
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            <pubDate>Thu, 16 Jul 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Istat ha confermato che a giugno l’inflazione italiana è scesa al 3%, proseguendo la traiettoria di rallentamento osservata negli ultimi mesi. Il dato riflette soprattutto la frenata dei beni energetici e alimentari, mentre la componente dei servizi continua a mantenere una dinamica più sostenuta, contribuendo alla tenuta del quadro complessivo dei prezzi.
Il calo dell’inflazione è attribuibile principalmente alla normalizzazione dei prezzi energetici, che hanno registrato un significativo ridimensionamento rispetto ai picchi del 2022–2023. Anche i beni alimentari mostrano segnali di stabilizzazione, con effetti diretti sul carrello della spesa delle famiglie.
La componente dei servizi resta più dinamica, sostenuta da fattori strutturali quali salari, domanda turistica e costi operativi. Questo segmento continua a esercitare una pressione moderata sull’indice generale, pur non compromettendo la tendenza al ribasso dell’inflazione.
Il dato di giugno conferma un contesto di progressiva normalizzazione dei prezzi, coerente con le recenti decisioni di politica monetaria e con il miglioramento delle condizioni energetiche internazionali. La discesa dell’inflazione rafforza le prospettive di stabilità per famiglie e imprese, contribuendo a un clima economico più favorevole.
La conferma del 3% a giugno segna un ulteriore passo verso un quadro inflazionistico più equilibrato. L’evoluzione dei servizi e dei prezzi energetici sarà decisiva per valutare la traiettoria dei prossimi mesi.
Approndisci sul sito Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Assilea: il leasing cresce del 4,4% nel primo semestre</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Jul 2026 14:10:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel primo semestre 2026 sono stati stipulati 408.652 nuovi contratti leasing, per un valore di oltre 18,9 mld. di €. Rispetto allo stesso periodo 2025, si rileva una crescita dei volumi del +4,4% e del +0,6% nei numeri. Analizzando solo il mese di giugno si rileva un aumento del +5,6% rispetto a giugno 2025.
L’auto, che rappresenta il 64,0% dello stipulato totale, mostra nel primo semestre 2026 un +2,4% nei volumi a fronte di una flessione di -2,2% nei numeri, registrando una dinamica negativa solo per i veicoli commerciali in leasing e in noleggio a lungo termine.
Il leasing strumentale (24,6% del totale) evidenzia una crescita per numero di operazioni (+9,4%) – all’indomani dell’operatività dell’Iperammortamento - con un -0,5% sui volumi del primo semestre ed un +7,4% a giugno 2026 rispetto a giugno 2025.
Prosegue la dinamica molto positiva dello stipulato leasing immobiliare, +29,9% in valore e +9,6% in numero, tale tendenza risente del notevole incremento, rispetto ai primi 6 mesi del 2025, osservato sia per l’immobiliare «costruito» (+34,8%) sia per l’immobiliare «da costruire», +20,9%. Cresce il valore dello stipulato leasing aeronavale e ferroviario (+50,5%) e quello del leasing di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (+17,5%) che nel mese di giugno ha visto quasi raddoppiare i volumi rispetto a giugno 2025.

 
Ripartizione per comparto (valori di stipulato)

Stipulato leasing auto (€ m)
Nel comparto Auto cresce in valore il sotto-comparto delle autovetture in leasing (+6,4%) e a noleggio a lungo termine (+1,4%) in aumento anche quello dei veicoli industriali (+15,0%). Gli altri segmenti mostrano una flessione: i veicoli commerciali in leasing del -3,7% e quelli a noleggio a lungo termine del -19,4%.

Stipulato leasing strumentale (€ m)
La flessione osservata nel valore di stipulato del comparto strumentale (-0,5%) riflette la dinamica negativa del leasing strumentale finanziario (-0,9%) che mostra percentuali positive per le fasce d’importo inferiori a 0,5 mil. € e flessioni per quelle superiori. Risulta invece in crescita il leasing strumentale operativo con aumenti per tutte le fasce d’importo, ad eccezione di quella più elevata (-2,4%).
 
Stipulato leasing immobiliare (€ m)
Nel comparto immobiliare, il leasing «costruito» mostra una forte crescita (+34,8%) con aumenti in tutte le fasce d’importo. Anche per il leasing immobiliare «da costruire», si rileva una crescita significativa pari al +20,9% grazie alla dinamica della fascia dei contratti di importo compreso tra 0,5 e 2,5 mil.€ (+12,4%) e a quella dei contratti superiori a 2,5 mil.€ (+25,7%).

 
Immatricolazione di autovetture 1
A giugno 2026 le immatricolazioni di autovetture registrano una crescita del +11,0% rispetto a giugno 2025. Nel primo semestre 2026 si registra un +7,9% nel noleggio e un +7,6% nel leasing rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra le immatricolazioni leasing (44.114 unità), il 42,1% è destinato a privati2, il 41,8% a società e il 22,1% a società di noleggio.
 

Le autovetture green (elettriche, ibride e plug-in) in leasing e noleggio a lungo termine crescono del 15,1%, registrando incrementi in tutti i comparti, fatta eccezione per le autovetture ibride diesel e elettriche. Il peso del green sul totale delle immatricolazioni è pari al 67,0%, mentre è pari al 70,1% nel comparto del leasing e NLT. Leasing e NLT presentano un’incidenza del 27,0% sul totale green e del 25,8% sul totale delle immatricolazioni.
 

 
1 Compresi i fuoristrada
2 Si indicano con la dizione “privati” i soggetti dotati di codice fiscale alfanumerico: i privati consumatori, gli esercenti arti e professioni, i titolari di ditte individuali e le imprese familiari. Su tale aggregato, la quota dei privati consumatori è prossima allo zero.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Imprese estere: in Italia 21% fatturato e 35,8% export</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Jul 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le imprese a controllo estero giocano un ruolo sempre più rilevante nello sviluppo economico del nostro Paese: il contributo sul fatturato nazionale passa dal 17,8% del 2014 al 21% del 2023, pari a 887 miliardi di euro, e quello sull’export sale dal 27,4% al 35,8%. Sono quasi 19.000 e generano un valore aggiunto diretto pari a 188 miliardi di euro, dando lavoro a 1,8 milioni di persone.
Pur rappresentando lo 0,4% delle imprese attive, quindi una quota limitata del totale, le imprese estere pesano molto di più nelle grandezze che ne qualificano struttura produttiva e capacità competitiva. Questo è quanto è emerso dal Rapporto Annuale 2026 dell’Osservatorio Imprese Estere dal titolo “Dai flussi di investimento al radicamento produttivo. Il contributo delle imprese estere alla competitività dell’Italia”, realizzato da Osservatorio Imprese Estere con la collaborazione scientifica di Istat, ICE Agenzia, LIUC, Luiss Guido Carli, Scuola IMT Alti Studi Lucca, Centro Studi Assolombarda e, da quest’anno, con il contributo di Cassa Depositi e Prestiti.
Il Rapporto è stato presentato a Roma, presso la Luiss, in occasione dell’Annual Meeting 2026 del Gruppo Tecnico Confindustria Imprese Estere, evento organizzato in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Un importante momento di confronto tra istituzioni, imprese, Regioni e sistema Confindustria sulle condizioni necessarie per rafforzare la capacità dell’Italia di attrarre, accompagnare e consolidare investimenti esteri di qualità.
L’analisi evidenzia il grande contributo delle imprese a controllo estero a crescita, innovazione, export, occupazione qualificata e sviluppo: le imprese estere sono un fattore di sviluppo per i territori; attraverso filiere, fornitori e reti produttive, contribuiscono alla crescita delle PMI e alla diffusione di competenze e innovazione. Con 203 miliardi di export di beni spiegano il 35,8% del complesso dei flussi esportati del Paese; ancora più rilevante è l’attività di importazione, pari a 228 miliardi (il 49,7% dell’import totale delle imprese attive in Italia).
Il Rapporto mostra inoltre che il contributo delle imprese estere non si esaurisce nel perimetro diretto delle aziende, ma si moltiplica lungo le filiere nazionali. A fronte di 188 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, il valore complessivamente collegato alle filiere raggiunge 398 miliardi, pari a 2,1 volte il valore diretto; sul fronte occupazionale, agli 1,8 milioni di addetti impiegati direttamente corrispondono 6,2 milioni di addetti complessivamente sostenuti, pari a 3,4 volte l’occupazione diretta. Questo effetto di indotto su fornitori, PMI, distretti e territori conferma che il radicamento delle imprese estere è una leva centrale di crescita e competitività per il Paese.
Rilevante anche il contributo sul fronte dell’innovazione e del capitale umano. Le imprese a controllo estero realizzano il 38,3% della ricerca e sviluppo privata in Italia, con investimenti pari a 6,5 miliardi di euro, e portano nel Paese competenze, tecnologie e modelli organizzativi avanzati, generando occupazione qualificata e contribuendo ad attrarre e trattenere giovani talenti ad alta specializzazione.
L’analisi territoriale conferma, inoltre, l’esigenza di valorizzare il potenziale ancora inespresso di molte aree del Paese. Le prime cinque regioni concentrano il 76% del valore aggiunto prodotto dalle imprese estere, con la Lombardia che rappresenta il 37,9% del valore aggiunto estero nazionale. Dal Rapporto emerge anche che tra il 2017 e il 2023 l’incidenza occupazionale delle imprese estere è aumentata in tutte le regioni: crescita della presenza e concentrazione del valore descrivono, quindi, due dimensioni della stessa geografia produttiva. Accanto ai territori che esprimono già una forte capacità attrattiva, emergono aree con margini di crescita significativi, sulle quali è bene rafforzare la collaborazione tra Governo, Regioni e sistema produttivo.
In questo quadro, Confindustria consolida il proprio ruolo di raccordo tra imprese, istituzioni e investitori internazionali, contribuendo a rendere il sistema produttivo italiano più attrattivo, integrato e competitivo.
“Il messaggio del Rapporto è chiaro: la crescita passa anche dal rafforzamento di chi ha già scelto l’Italia. Circa tre quarti dell’aumento occupazionale recente viene da imprese estere già presenti sul territorio: accompagnarne consolidamento e reinvestimenti significa generare nuovo valore, nuova occupazione e indotto lungo le filiere italiane. Per questo attrazione e radicamento devono essere due leve della stessa strategia”, ha dichiarato Barbara Cimmino, Vice Presidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti.
“Forte vocazione all’export e apertura internazionale sono i veri tratti distintivi della nostra industria, una proiezione globale che trova conferma nel Rapporto presentato oggi, in cui si evidenzia come le imprese estere siano partner strategici per lo sviluppo economico e la competitività del Paese. Il loro apporto va oltre i capitali: generano innovazione, creano valore per le filiere nazionali e liberano un potenziale per i territori in parte ancora inespresso. Una dinamica virtuosa, in un contesto in cui l’Europa e l’Italia devono rafforzare la propria posizione industriale di fronte alla spinta dei grandi mercati globali, dall’Asia agli Stati Uniti. In questo scenario, la Luiss conferma il proprio impegno nella formazione di nuovi leader e imprenditori capaci di guidare e far crescere le nostre aziende, in Italia e sui mercati internazionali” ha dichiarato Giorgio Fossa, Presidente Luiss.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>ANFIA: produzione auto maggio e mercato giugno 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 14 Jul 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Secondo i dati ISTAT, a maggio 2026, l’indice (anno base 2021 = 100) della produzione industriale è in crescita dell&#039;1,1% rispetto a maggio 2025 e cala dello 0,3% rispetto ad aprile 2026.
L’indice della produzione per il solo settore automotive, è in crescita, nello specifico del 16,1% rispetto a maggio 2025, e in calo dello -0,2% rispetto al mese precedente.Nel cumulato dei primi cinque mesi del 2025, l’indice della produzione industriale, nel suo complesso registra un aumento (+0,7%). Nello stesso periodo, il settore automotive registra unincremento del 16,0%.
A maggio 2026, i singoli comparti del settore automotive mostrano le seguenti variazioni tendenziali:• l’indice della produzione di autoveicoli (cod. ATECO 29.1) è in crescita del 27,8% nel mese e incrementa del 25,5% nel cumulato.• l’indice della produzione di carrozzerie R&amp;S (cod. ATECO 29.2) cresce del 1,3%% nel mese e cala (-6,1%) nel cumulato.• l’indice della produzione di parti e accessori per autoveicoli (cod. ATECO 29.3) incrementa del 3,4% nel mese e del 4,9% nel cumulato.
Per quanto riguarda la produzione rilevata da ANFIA, il totale delle autovetture prodotte nel mese di maggio ammonta a circa 29.000 unità di volume, in aumento del 22,7% rispetto a maggio) del 2025. Nel cumulato dei cinque mesi, il totale delle autovetture prodotte si attesta a 139.046, il 26,9% in più dei primi 5 mesi del 2025.
Approfondisci sul sito Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Intesa Sanpaolo-BEI-ESA: primo accordo UE per PMI aerospace</title>
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            <pubDate>Tue, 14 Jul 2026 14:10:00 +0000</pubDate>
            <description>Intesa Sanpaolo, la Banca Europea per gli investimenti (BEI) e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno sottoscritto un accordo biennale per sostenere le piccole e medie imprese della filiera italiana dell’aerospazio, tra le più strategiche e innovative dell’economia italiana ed europea.Grazie alla disponibilità di risorse europee e strumenti di garanzia dedicati, saranno attivati 300 milioni di euro di nuovi finanziamenti per gli investimenti delle Pmi di un’industria che nel 2025 ha generato un valore aggiunto stimato di circa 7 miliardi di euro e un export di 8 miliardi, l’1,2% del manifatturiero.
Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della Banca europea per gli investimenti: “Con questa prima operazione in Europa a sostegno delle Pmi della filiera spaziale, realizzata insieme a Intesa Sanpaolo ed ESA, la BEI conferma il proprio impegno nel rafforzare la competitività e l’autonomia strategica dell’industria europea in un settore chiave per innovazione, sicurezza e transizione digitale. La Space Lending Facility permette di mobilitare fino a circa 300 milioni di nuovi finanziamenti e ampliare l’accesso al credito per imprese altamente innovative. Per il settore spaziale italiano, la collaborazione con Intesa Sanpaolo e il contributo tecnico dell’ESA rappresentano un canale concreto per sostenere investimenti in crescita, ricerca e industrializzazione. In questo modo, la finanza europea contribuisce a trasformare eccellenze e competenze in investimenti, occupazione qualificata e maggiore competitività sui mercati internazionali”.
Intesa Sanpaolo è l’unica banca italiana e la prima a livello europeo ad avviare una collaborazione con BEI ed ESA, attraverso il nuovo accordo sottoscritto dalla Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, con l’obiettivo di imprimere un impulso alla crescita delle Pmi del settore aerospaziale e ai loro processi di sviluppo internazionale.
Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo: “L’industria aerospaziale italiana è caratterizzata dalla presenza di imprese in alcuni casi molto piccole e fortemente specializzate, connesse alle aziende grandi da esigenze complementari che sono ben rappresentate nella filiera industriale. Per Intesa Sanpaolo la filiera resta un importante indicatore del potenziale di crescita e di innovazione, in particolare per questo settore sempre più strategico per il Paese.
Grazie all’accordo con BEI ed ESA, offriamo da oggi una nuova opportunità unica in Europa per favorire la collaborazione tra imprese, la condivisione di competenze e il rafforzamento delle relazioni industriali lungo tutta la catena del valore domestica e internazionale, mettendo a disposizione strumenti finanziari, consulenza specialistica e opportunità di networking per cogliere le sfide dei mercati globali”.
Josef Aschbacher, Direttore Generale dell’ESA: “Siamo lieti che Intesa Sanpaolo sia la prima banca a sottoscrivere un accordo nell’ambito della Space Lending Envelope di BEI ed ESA. Per molte Pmi del settore spaziale, il principale ostacolo alla crescita non è la tecnologia, bensì l’accesso ai capitali. Questo accordo cambia le cose, offrendo alle imprese italiane un’opportunità concreta per crescere, competere a livello globale e rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa nel settore spaziale. L’ESA è orgogliosa di affiancare la BEI e gli istituti finanziari per colmare questo divario, e questa prima firma con Intesa Sanpaolo rappresenta esattamente il risultato che ci eravamo prefissati di raggiungere, primo passo di un percorso destinato a proseguire”.
Le opportunità che attendono le piccole e medie imprese della Space Economy in un contesto dal forte dinamismo sono state al centro dell’incontro odierno “Finanza e aerospazio: le sfide per la creazione di campioni globali italiani” promosso dal Gruppo guidato dal CEO Carlo Messina presso il Grattacielo della banca a Torino, città che ospita uno dei poli d’eccellenza dell’industria aerospaziale nazionale.Questa iniziativa, dedicata a rafforzare la competitività e il riconoscimento internazionale dell’Italia nell’ecosistema spaziale europeo e globale, si è aperta con i saluti di Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo, e di Giorgio Marsiaj, Vice Presidente di Confindustria con delega all’aerospazio.
E’ stata presentata da Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, un’analisi relativa alla Space Economy italiana a cui sono seguiti due momenti di discussione sui fabbisogni delle Pmi della filiera aerospaziale in Italia, con interventi di Gemma Feliciani, Director Financial Institutions Department European Investment Bank, Anna Roscio, Executive Director Sales &amp; Marketing Imprese Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo, e Massimo Comparini, Managing Director Space Division Leonardo.
A seguire si è tenuta una tavola rotonda con le testimonianze di numerose imprese leader del settore, da Andrea Romiti, Founder e Ceo APR, a Massimo Bercella, Ceo Bercella, da Nicoletta Regazzo, CFO D-Orbit, a Pietro Andronico, Ceo e Founder Nurjana Technologies, e Viviana Bacigalupo, Direttore Generale Intesa Sanpaolo Innovation Center.
Importanti i contributi di esponenti di spicco di istituzioni italiane ed europee come Giancarlo Granero, Responsabile della Space Economy Unit della Commissione europea, Antonio Bartoloni, Responsabile Ufficio per le Politiche spaziali e aerospaziali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianluigi Baldesi, Responsabile Ventures and Financing Office ESA, e Matteo Coletta, Responsabile del Settore Centro Studi &amp; New Space Economy di ASI. Le conclusioni sono state affidate a Marco Gay, Presidente Unione Industriali di Torino.
Il ruolo di Intesa Sanpaolo, BEI ed ESA per la Space Economy
Intesa Sanpaolo è la prima banca commerciale europea ad aver aderito all&#039;ESA Investor Network e ha già contribuito concretamente allo sviluppo del settore aerospaziale: ha sostenuto oltre 500 Pmi operanti nella filiera, a cui ha erogato finanziamenti per oltre 1 miliardo di euro, con una quota di mercato del 33%.Intesa Sanpaolo, attraverso la Banca dei Territori, serve e sviluppa una ampia gamma di servizi per le imprese della filiera, dalle soluzioni di debito alla crescita attraverso l’Equity, alle collaborazioni con tutti i distretti tecnologici e gli EDIH (European Digital Innovation Hubs), alla consulenza dedicata all’accesso ai programmi europei. Sotto un profilo organizzativo, Intesa Sanpaolo ha dedicato un desk specializzato al supporto delle filiere, costituito da ingegneri in grado di valutare le singole tecnologie, e un desk specializzato sull’accompagnamento ai programmi europei. Grazie alla collaborazione con Confindustria, verrà inoltre agevolata la strategia di condivisione e la spinta agli investimenti delle PMI in nuovi modelli produttivi evoluti ad alto potenziale del settore Aerospazio, come previsto nell’accordo pluriennale rinnovato lo scorso anno.
L’accordo con BEI ed ESA si aggiunge alle soluzioni già disponibili per Pmi e Mid-Cap che consentiranno al primo Gruppo bancario italiano di supportare nuovi impieghi per oltre 2 miliardi di euro nel 2026, consolidando una partnership pluriennale basata su strumenti innovativi di finanziamento e mitigazione del rischio a sostegno dello sviluppo del tessuto imprenditoriale.
La Banca Europea per gli investimenti svolge un ruolo centrale nell&#039;architettura finanziaria dell&#039;accordo, mettendo a disposizione 150 milioni di risorse europee che costituiscono il motore della Space Lending Facility. Attraverso un meccanismo di risk sharing, la BEI garantirà il 50% di ciascun finanziamento erogato da Intesa Sanpaolo, con una durata fino a 11 anni e un pre-ammortamento di 12 mesi, ampliando significativamente la capacità della banca di sostenere le imprese della filiera che altrimenti difficilmente accederebbero al credito ordinario. Questo approccio rappresenta uno strumento innovativo che permetterà di generare un effetto leva considerevole: i 150 milioni di euro messi a disposizione dalla BEI abiliteranno fino a 300 milioni di euro di nuovi finanziamenti a medio-lungo termine.
L&#039;Agenzia Spaziale Europea contribuisce all&#039;iniziativa mettendo a disposizione competenze tecniche e industriali. Attraverso attività di promozione, ESA punterà a massimizzare l&#039;impatto a favore delle imprese spaziali italiane ed europee, assicurandosi che quelle supportate attraverso contratti ESA e programmi ad alto contenuto tecnologico abbiano accesso al capitale necessario per crescere su scala industriale.
I punti chiave della collaborazione
La collaborazione tra Intesa Sanpaolo, BEI ed ESA è maturata nell’ambito del Consiglio ministeriale europeo dell’ESA dello scorso novembre ed è articolata nei seguenti filoni programmatici:
·       Incentivare la crescita delle Pmi dell’intera filiera aerospaziale italiana lungo tutta la catena del valore attraverso la produzione di sistemi satellitari e di geolocalizzazione, lo sviluppo di infrastrutture spaziali e di telecomunicazione, gli investimenti in ricerca e sviluppo
·       Facilitare l’accesso al credito delle Pmi dello spazio europeo attraverso l’erogazione di nuove risorse finanziarie: la BEI metterà a disposizione 150 milioni di euro che saranno in grado di abilitare circa 300 milioni di euro di finanziamenti a medio-lungo termine grazie alla condivisione del rischio di credito tra la stessa BEI e Intesa Sanpaolo
·       Advisory dedicata ai processi di innovazione e internazionalizzazione con l’apertura verso nuovi mercati, crescita dimensionale, operazioni di equity, soluzioni di finanziamento ad hoc come Nova+Space e Security di Intesa Sanpaolo, gestione innovativa della value chain, costruzione di un ecosistema industriale connesso 
·       L&#039;iniziativa si inserisce nel più ampio percorso europeo volto a rafforzare la competitività e l&#039;autonomia strategica dell&#039;industria spaziale, settore considerato essenziale per sicurezza, telecomunicazioni e riconversioni industriali
     *****
L’aerospazio, un settore strategico in rapida crescita: peculiarità e sfide della filiera italianaLa Space Economy è oggi uno degli ecosistemi produttivi a più alto potenziale di crescita a livello globale. Secondo la Space Foundation, le attività connesse al settore hanno generato nel 2024 un valore di 613 miliardi di dollari, in crescita del 7,8% rispetto al 2023. Secondo le stime della stessa Fondazione le attività della Space Economy dovrebbero raggiungere circa 800 miliardi di dollari entro il 2027 e 1.000 miliardi di dollari entro il 2032. Il settore integra industria manifatturiera ad alto contenuto tecnologico, servizi avanzati e ricerca scientifica, con ricadute positive trasversali su energia, ambiente, ICT, salute e trasporti.
L&#039;Italia è tra i principali Paesi europei nel settore aerospaziale con un’industria, che conta oltre 50.000 addetti, attiva nei settori della fabbricazione di veicoli aerospaziali, nelle riparazioni e nelle telecomunicazioni satellitari. L’Italia spicca anche per una specializzazione nella Space Economy, con una filiera articolata che va dal software all&#039;elettronica, dall&#039;ingegneria alle telecomunicazioni, dalla meccanica alla fabbricazione di veicoli spaziali. Le Pmi del settore sono spesso specializzate in nicchie produttive ad alto contenuto tecnologico. A queste si affiancano grandi player integrati con un’offerta altamente diversificata. La forte multidisciplinarietà della filiera favorisce la collaborazione tra soggetti diversi e il trasferimento continuo di conoscenze, alimentando uno sviluppo sinergico e innovativo.
I lunghi cicli di sviluppo, la prevalenza di asset immateriali e la limitata disponibilità di garanzie reali rendono difficile per molte Pmi ottenere finanziamenti ordinari. Rafforzare il sostegno finanziario al settore privato è essenziale per garantire continuità industriale, competitività e la capacità dell&#039;Europa di realizzare missioni strategiche e commerciali.</description>
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            <title>SCIPAFI: relazione 2025 sul credito al consumo</title>
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            <pubDate>Tue, 14 Jul 2026 14:01:00 +0000</pubDate>
            <description>La Relazione MEF 2025 conferma l’efficacia di SCIPAFI nel contrasto alle frodi identitarie: oltre 189 mln interrogazioni e 2,5 mld dati verificati, con decine di migliaia di casi intercettati nel 2025. In corso la revisione del Regolamento, con estensione AML, nuove regole privacy, riduzione dei costi e introduzione del Modulo di allerta. Si amplia la platea degli aderenti, inclusi nuovi operatori come l’autonoleggio. Prevista l’integrazione con ulteriori banche dati pubbliche e un rafforzamento tecnologico legato all’evoluzione dell’identità digitale.
 Relazione</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>UIF: sanzioni per cyberattacchi</title>
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            <pubDate>Tue, 14 Jul 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;Unione Europea ha pubblicato i seguenti Regolamenti che prevedono misure di congelamento nei confronti di soggetti designati:

Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1708 che attua il&amp;nbsp;Regolamento (UE) 2024/1485&amp;nbsp;concernente misure restrittive in considerazione della situazione in Russia;
Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1710 che attua il&amp;nbsp;Regolamento (UE) 2024/2642&amp;nbsp;concernente misure restrittive in considerazione delle attivit&amp;agrave; di destabilizzazione praticate dalla Russia;
Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1720 che attua il&amp;nbsp;Regolamento (UE) 2020/1998&amp;nbsp;relativo a misure restrittive contro gravi violazioni e abusi dei diritti umani;
Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1714 che attua il&amp;nbsp;Regolamento (UE) 2019/796&amp;nbsp;concernente misure restrittive contro gli attacchi informatici che minacciano l&amp;rsquo;Unione o i suoi Stati membri.

Gli aggiornamenti sono consultabili, per pronta informativa, al seguente link del sito dell&#039;Unione europea:&amp;nbsp;Gazzetta ufficiale dell&#039;Unione europea - serie L del 13.07.2026
Per l&#039;elenco completo di tutti gli atti normativi adottati fino ad ora dall&#039;Unione europea nelle molteplici iniziative in materia di sanzioni finanziarie si rimanda al seguente link:&amp;nbsp;EU Sanctions map
I soggetti designati di cui al provvedimento indicato saranno ricompresi, salvi i tempi strettamente necessari all&#039;aggiornamento, nella lista consolidata di tutte le persone, gruppi ed entit&amp;agrave; oggetto di congelamento nel territorio europeo, consultabile - previa registrazione di credenziali per l&amp;rsquo;accesso al sito (indirizzo e-mail e password) - al seguente link:&amp;nbsp;https://webgate.ec.europa.eu/fsd/fsf#!/files
Per informazioni generali sull&#039;applicazione di misure restrittive di &quot;congelamento&quot; dei fondi e delle risorse economiche detenute da persone fisiche e giuridiche, gruppi ed entit&amp;agrave; specificamente individuati dalle Nazioni Unite e dall&#039;Unione Europea (soggetti &quot;designati&quot;), impiegate anche per contrastare l&#039;attivit&amp;agrave; dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale si rinvia alla pagina di questo sito specificamente dedicata al tema:&amp;nbsp;https://uif.bancaditalia.it/adempimenti-operatori/contrasto/index.html.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Bankitalia: aspettative inflazione e crescita, 2° trimestre</title>
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            <pubDate>Tue, 14 Jul 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Secondo l&#039;indagine condotta tra il 19 maggio e il 16 giugno 2026 presso le imprese italiane dell&#039;industria e dei servizi con almeno 50 addetti, nel secondo trimestre i giudizi sulla situazione economica generale sono ulteriormente peggiorati rispetto alla rilevazione precedente, con un deterioramento diffuso a tutti i settori. Le aziende indicano che il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello stretto di Hormuz hanno inciso sulla loro attività attraverso i rincari dei beni energetici e degli altri fattori produttivi.
Le prospettive sulle proprie condizioni operative per il trimestre successivo sono nel complesso meno sfavorevoli, riflettendo il miglioramento dei giudizi sull&#039;andamento della domanda totale, in particolare nei servizi. Le attese a breve termine sulla domanda sono positive, rimanendo più caute per la componente estera.
Nonostante un peggioramento delle condizioni per investire, il saldo tra le imprese che prevedono di aumentare gli investimenti e quelle che si aspettano di ridurli nel 2026 è rimasto positivo, solo lievemente inferiore a quello registrato nella scorsa rilevazione.
Le attese sull&#039;inflazione al consumo si collocano su valori compresi tra il 2,5 e il 2,8 per cento a seconda dell&#039;orizzonte temporale. I prezzi praticati dalle imprese hanno accelerato e continuerebbero ad aumentare nei prossimi 12 mesi, sospinti anche dai rincari degli input produttivi connessi con il conflitto in Medio Oriente, che la maggior parte delle imprese intervistate dichiara di avere trasferito, o di voler trasferire, sui prezzi di vendita anche se in misura contenuta.
Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita - 2° trimestre 2026
Questionario dell&#039;Indagine sul 2026 - 2° trimestre</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>BCC Iccrea e Fondosviluppo: sostegno a 16mila imprese</title>
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            <pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:35:00 +0000</pubDate>
            <description>Fondosviluppo Confcooperative e BCC Banca Iccrea, capogruppo del Gruppo BCC Iccrea, hanno rinnovato la convenzione che mette a disposizione, delle cooperative aderenti a Confcooperative, un canale di credito dedicato, con condizioni agevolate e un possibile contributo in conto interessi a carico del Fondo.
L&#039;accordo, d’intesa tra Confcooperative e Federcasse, coinvolge l&#039;intera rete del Gruppo BCC Iccrea: 111 Banche di Credito Cooperativo, con oltre 2.400 sportelli sul territorio nazionale e le società del Gruppo, tra le quali: BCC Banca Iccrea, BCC Leasing, BCC Rent &amp; Lease e BCC Factoring. L’intesa è riservata a 16.000 cooperative associate a Confcooperative, con oltre 550.000 persone occupate, un fatturato complessivo di 85 miliardi di euro e circa 3,3 milioni di soci.
La convenzione risponde all&#039;intera gamma delle esigenze finanziarie delle imprese cooperative, accompagnando sia le piccole realtà radicate nei territori sia le filiere cooperative più strutturate.
Tra i servizi previsti nell’accordo rientrano: mutui a medio-lungo termine, finanziamenti a breve termine, leasing finanziario e operativo, factoring pro-solvendo e pro-soluto, finanza straordinaria e di progetto, operazioni in pool e strumenti a supporto dell&#039;export e dell&#039;internazionalizzazione, oltre a interventi settoriali dedicati come le cambiali agrarie per il comparto agroalimentare.
«Il rinnovo di questa convenzione rafforza la solidità di un percorso costruito insieme al Gruppo BCC Iccrea negli anni e conferma la nostra missione – dice Maurizio Gardini, presidente di Fondosviluppo Confcooperative – mettere a disposizione delle cooperative aderenti a Confcooperative strumenti concreti per crescere, investire e competere sui mercati. In un momento, in cui l&#039;accesso al credito resta una leva decisiva per lo sviluppo delle imprese, questa collaborazione permette al movimento cooperativo di contare su un partner bancario di riferimento e su risorse dedicate del Fondo per accompagnare i piani di investimento più ambiziosi».
«Il rinnovo dell&#039;accordo con Fondosviluppo conferma la vocazione originaria delle Banche di Credito Cooperativo: promuovere la crescita dei territori e delle imprese che vi operano, con un’attenzione particolare al mondo della cooperazione, che condivide con il nostro modello bancario i valori della mutualità, della prossimità e dello sviluppo sostenibile. Grazie alla rete delle 111 BCC del Gruppo e alle competenze delle nostre società prodotto specializzate – afferma Giuseppe Maino, Presidente del Gruppo BCC Iccrea – siamo in grado di mettere a disposizione delle cooperative aderenti a Confcooperative un’offerta completa di soluzioni finanziarie, che spazia dal credito a breve termine al leasing, dal factoring ai servizi di supporto per i processi di internazionalizzazione».
Le richieste di finanziamento, presentate dagli enti cooperativi in regola con l&#039;adesione a Confcooperative e con i versamenti al Fondo, vengono valutate dai soggetti finanziatori del Gruppo BCC Iccrea entro 60 giorni dal ricevimento della documentazione completa. Per le operazioni che lo richiedono, il sostegno può essere rafforzato dalle garanzie di Cooperfidi Italia - il Consorzio di Garanzia Fidi di riferimento per l&#039;economia cooperativa, per il no-profit e per il settore primario- individuato dalle due parti come partner privilegiato per le imprese aderenti a Confcooperative.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Leaseurope Inside: aggiornamenti UE per il leasing</title>
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            <pubDate>Mon, 13 Jul 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>In un contesto europeo in cui il leasing e il noleggio auto sono sempre più influenzati da evoluzioni normative, iniziative politiche e cambiamenti di mercato, disporre di informazioni tempestive e affidabili è diventato essenziale. Leaseurope Inside nasce proprio con questo obiettivo: offrire ai professionisti del settore una sintesi autorevole delle novità che contano davvero, direttamente nella loro casella di posta.
Ogni edizione della newsletter seleziona e approfondisce i temi più rilevanti per gli operatori, dalle proposte legislative della Commissione europea alle attività di advocacy di Leaseurope, fino alle analisi di mercato che aiutano a interpretare le tendenze emergenti. Il valore aggiunto sta nella capacità di trasformare contenuti complessi in insight chiari, utili e immediatamente applicabili.
L’ultima uscita, Summer 2026, affronta dossier strategici: la proposta per il Clean Corporate Vehicles Regulation, il trattamento prudenziale del leasing nel quadro del CRR III, e i nuovi standard semplificati di sustainability reporting per i locatori. Temi che incidono direttamente sull’operatività delle imprese e sulle scelte di pianificazione.
Leaseurope Inside è pensata per essere condivisa all’interno delle organizzazioni: uno strumento che supporta la consapevolezza normativa, facilita il coordinamento tra funzioni e rafforza la capacità di anticipare i cambiamenti del settore.
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            <category>Mercato</category>
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            <title>Consob 2025: integrazione mercati e vigilanza digitale</title>
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            <pubDate>Mon, 13 Jul 2026 13:50:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Presidente vicario della Consob, Chiara Mosca, ha presentato la Relazione annuale 2025 durante l’Incontro con il mercato finanziario, delineando le priorità strategiche dell’Autorità in una fase cruciale per l’evoluzione dei mercati dei capitali europei. Come evidenziato nel documento, «è stata dedicata particolare attenzione alla riforma del Testo Unico della Finanza, alle operazioni di consolidamento del settore bancario, alla diffusione delle cripto-attività e delle frodi digitali» .
Verso mercati dei capitali più integrati e competitivi
Mosca ha sottolineato che l’armonizzazione delle regole non basta più: serve una convergenza delle prassi di vigilanza e un rafforzamento del ruolo dell’ESMA. Il nuovo Market Integration and Supervision Package (MISP) punta proprio a questo, attribuendo all’Autorità europea competenze dirette su infrastrutture di trading, post‑trading e operatori crypto di rilevanza sistemica.
Le autorità nazionali, tuttavia, resteranno centrali, operando in una rete europea che dovrà garantire applicazione uniforme delle regole ed evitare fenomeni di gold plating. 
Il divario con gli Stati Uniti e la necessità di crescere
Il documento richiama un dato chiave: «a maggio 2026 il rapporto tra capitalizzazione di mercato e PIL si attestava al 75% nell’Unione europea e al 51% in Italia, contro il 247% degli Stati Uniti» . Un gap strutturale che riflette anche la minore capacità dei mercati europei di sostenere la crescita delle imprese innovative.
Le IPO europee tra il 2015 e il 2025 hanno raccolto 221 miliardi di dollari, meno della metà degli Stati Uniti e un terzo della Cina. Solo l’8,4% è stato sostenuto da private equity o venture capital, contro circa il 20% nelle principali economie concorrenti.
PMI, nuova società europea e Savings &amp; Investments Union
Mosca ha richiamato la proposta della EU Inc., una forma societaria armonizzata che potrebbe facilitare l’accesso delle imprese innovative ai mercati europei fin dalla fase di start‑up. Parallelamente, la strategia europea Savings and Investments Union mira a convogliare una parte degli oltre 11.000 miliardi di ricchezza finanziaria delle famiglie verso innovazione, difesa, AI, tecnologie quantistiche e clean tech. 
Riforma del TUF e semplificazione normativa
Il decreto legislativo n. 47/2026 assegna alla Consob oltre 20 deleghe regolamentari. La riforma introduce un regime societario semplificato per l’accesso al mercato regolamentato, con l’obiettivo di ridurre complessità e oneri per le PMI. La consultazione sul meccanismo di whitewash si concluderà il 31 luglio 2026.
La semplificazione è vista come leva competitiva: «evitare oneri e forme di gold plating non necessari, valorizzando innovazione ed efficienza». 
Mercato italiano: crescita dei valori, calo delle quotazioni
Il FTSE MIB ha registrato nel 2025 una crescita del 31,5%, la migliore degli ultimi vent’anni. Tuttavia, il numero di società quotate continua a diminuire: nel 2025 i delisting hanno sottratto 2,5 miliardi di capitalizzazione e non si è registrata alcuna nuova quotazione sul mercato regolamentato. 
Cripto-attività, frodi digitali e vigilanza tecnologica
L’applicazione del regolamento MiCA amplia le competenze della Consob: nel 2025 sono state ricevute «nove notifiche di white paper come autorità dello Stato membro d’origine e 651 come autorità dello Stato membro ospitante» . L’Autorità vigila anche sui registri digitali e partecipa alla supervisione dei fornitori critici ICT nell’ambito di DORA.
Grande attenzione è dedicata alle frodi digitali e alla gamification degli investimenti, che rischia di evolvere verso forme di “gamblification”. Dal 2026, l’educazione finanziaria rientra formalmente tra i compiti della Consob. 
Verso una vigilanza più collaborativa e basata sui rischi
La Consob sta rafforzando un modello di vigilanza risk‑based, fondato sull’analisi dei dati e sulla proporzionalità degli interventi. I soggetti vigilati potranno sottoporre quesiti preventivi alla Consob e alla Banca d’Italia, rafforzando il modello collaborativo.
L’intervento di Chiara Mosca delinea un percorso chiaro: integrazione dei mercati, semplificazione normativa, innovazione tecnologica e tutela degli investitori come pilastri per rafforzare la competitività del sistema finanziario italiano ed europeo.
 
Link diretta video – Relazione anno 2025
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            <title>AMLD VI: accesso al Registro titolari effettivi</title>
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            <pubDate>Mon, 13 Jul 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>E&#039; stato pubblicato nella G.U. n. 156 dell’8 luglio 2026 il Decreto legislativo 10 giugno 2026, n. 122, di recepimento degli artt. 11, 12, 13 e 15 della Direttiva (UE) 2024/1640 (AMLD VI), con particolare riferimento alle norme che armonizzano l’accesso al Registro dei titolari effettivi.
Il Decreto in esame interviene principalmente sulla disciplina dell’accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva contenute nel Registro delle imprese di cui al D. Lgs. n. 231/2007 (decreto antiriciclaggio).
In particolare, l’art. 21-ter reca la disciplina dell’accesso da parte dei soggetti obbligati — tra cui anche banche e intermediari finanziari — i quali possono accedere esclusivamente a supporto degli adempimenti concernenti l’adeguata verifica della clientela.
L’articolo in questione dispone che:

l’accesso dei soggetti obbligati avvenga previo accreditamento e dietro pagamento dei diritti di segreteria di cui al nuovo art. 21-septies(1);
i soggetti obbligati accreditati segnalano tempestivamente alla Camera di commercio territorialmente competente le eventuali incongruenze tra le informazioni sulla titolarità effettiva ottenute per effetto della consultazione della sezione autonoma e della sezione speciale del Registro e le informazioni acquisite in sede di adeguata verifica della clientela;
la consultazione del Registro non esonera i soggetti obbligati dal valutare il rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo cui sono esposti nell’esercizio della loro attività e dall’adottare misure adeguate al rischio medesimo;
i soggetti obbligati che consultano il Registro a supporto degli adempimenti di adeguata verifica del titolare effettivo acquisiscono e conservano prova dell’iscrizione del titolare effettivo nelle predette sezioni del Registro, ovvero conservano un estratto idoneo a documentare tale iscrizione.

Nota: 1 Quanto alle voci e agli importi dei diritti di segreteria dovuti alla Camera di commercio a copertura dei costi per la tenuta della sezione autonoma e della sezione speciale del Registro delle imprese nonché dei costi per l’accesso alle stesse, si applica il decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy 20 aprile 2023. Le modifiche e gli aggiornamenti dei diritti di segreteria sono stabiliti con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.</description>
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            <title>OAM: vigilanza, segnalazioni semplificate</title>
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            <pubDate>Mon, 13 Jul 2026 08:45:00 +0000</pubDate>
            <description>Grazie a queste innovazioni il sistema delle Segnalazioni coinvolgerà il 92% del mercato della mediazione creditizia e il 52% di quello degli Agenti con effetti positivi sul mercato, stimolando l’innalzamento dei presidi di controllo interni
 
Modalità più semplici per la compilazione e l’invio delle Segnalazioni di Vigilanza da parte di Agenti e Mediatori. Le ha decise l’Organismo, con la Comunicazione n. 42/26, nella quale si chiarisce che l’informatizzazione del servizio di trasmissione è volta ad agevolare l’adempimento segnaletico da parte dei soggetti vigilati, attraverso funzionalità che consentono una gestione più efficiente, uniforme e controllata del flusso informativo.
 
Nella Comunicazione l’OAM sottolinea che il controllo sugli iscritti mediante il sistema delle Segnalazioni rafforza l’efficienza delle azioni di vigilanza e innalza il livello qualitativo dell’attività dei singoli operatori con effetti positivi sul mercato di riferimento e rappresenterà un incentivo all’implementazione di adeguati presidi di rischio e procedure di controllo da parte degli operatori. Il nuovo sistema garantirà inoltre un importante flusso di dati statistici che potrà essere elaborato e messo a disposizione del settore: sarà infatti coinvolto il 92% circa del mercato della mediazione creditizia e il 52% di quello degli Agenti.
 
Grazie alle novità introdotte, il servizio informatico rende disponibile la precompilazione dei campi contenenti i dati anagrafici del soggetto segnalante e, con riferimento ai flussi segnaletici relativi a periodi di rilevazione consecutivi, la messa a disposizione dei dati già comunicati nel periodo precedente, sui quali l’intermediario del credito deve intervenire mediante aggiornamento, integrazione o modifica. Tale assetto operativo consente di ridurre gli oneri di data entry. Viene inoltre prevista esclusivamente la compilazione della sezione “Analitico” del Profilo Economico/Operativo, che diventa obbligatoria.
 
La Comunicazione ricorda che gli Agenti in attività finanziaria e i Mediatori creditizi, solo in seguito a richiesta ricevuta a mezzo PEC, sono tenuti a trasmettere le Segnalazioni di Vigilanza mediante il servizio informatico dedicato presente nell’Area Privata del portale dell’Organismo, accedendo alla predetta area riservata e utilizzando l’apposita funzionalità resa disponibile. Le nuove istruzioni hanno ora una specifica articolazione riferita, rispettivamente, agli Agenti in attività finanziaria e ai Mediatori creditizi. Dal punto di vista strutturale, la matrice segnaletica mantiene un’organizzazione interna dei dati suddivisi per profili tematici articolati in Profilo Anagrafico; Profilo Economico/Operativo Analitico; Profilo Prudenziale; Profilo Informativo e di Trasparenza (quest’ultimo previsto soltanto per i Mediatori creditizi) ed Elenco delle sedi territoriali. I dati e le informazioni richiesti dovranno essere trasmessi entro e non oltre il 30 settembre, per il periodo di riferimento 1° gennaio - 30 giugno, ed entro il 31 marzo dell’anno successivo, per il periodo 1° luglio - 31 dicembre dell’anno precedente.
 
I manuali sono consultabili on line nella sezione Vigilanza, sottosezione Segnalazioni di Vigilanza del sito web dell’Organismo - all’indirizzo https://www.organismo-am.it/vigilanza/segnalazioni-vigilanza.</description>
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            <title>Bruxelles: debito, fisco e produttività nell’agenda Italia</title>
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            <pubDate>Mon, 13 Jul 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Europa richiama l’Italia su tre fronti decisivi — debito, fisco e produttività — delineando una strategia di riforme che punta a rafforzare la crescita e la sostenibilità dei conti pubblici. Le raccomandazioni del Consiglio UE tracciano una road map che tocca i nodi strutturali del Paese e indica le priorità per il biennio 2026‑2027.
 
Debito pubblico sotto osservazione
Il disavanzo è sceso al 3,1% del PIL nel 2025, consentendo la sospensione della procedura per disavanzi eccessivi. Ma la traiettoria del debito resta preoccupante:


134,7% del PIL nel 2024


137,1% nel 2025


138,5% nel 2026 (stima UE)


139,2% nel 2027


A pesare sono i crediti d’imposta dei bonus edilizi e la debole crescita nominale. Bruxelles chiede un controllo rigoroso della spesa e un percorso credibile di riduzione del debito.
 
Riforma del fisco e lotta all’evasione
Il sistema tributario italiano mostra squilibri significativi:


eccessiva dipendenza dal lavoro dipendente;


regimi forfettari che erodono la base imponibile;


evasione persistente, soprattutto IVA e autonomi.


Il Consiglio UE sollecita l’aggiornamento dei valori catastali, una revisione delle agevolazioni e un contrasto più efficace all’evasione.
 
Produttività stagnante e frammentazione del tessuto produttivo
La produttività del lavoro è ferma da anni. Le cause principali:


prevalenza di micro‑imprese familiari con scarsa managerializzazione;


investimenti insufficienti in R&amp;S;


divari territoriali persistenti tra Nord e Sud.


Bruxelles chiede una strategia industriale mirata, razionalizzando oltre 2.700 incentivi oggi frammentati, e lo sviluppo dei mercati dei capitali per mobilitare il risparmio privato verso imprese innovative.
 
Capitale umano e demografia: un’emergenza nazionale
L’Italia affronta una crisi demografica profonda:


fecondità tra le più basse dell’UE;


popolazione anziana;


fuga di giovani qualificati.


Il mercato del lavoro resta segmentato: molti contratti a termine, part‑time involontario, salari reali in calo dal 2019. La povertà assoluta colpisce 8,4% delle famiglie e 13,8% dei minori. Bruxelles chiede più servizi per l’infanzia e un welfare territoriale più efficace.
 
Giustizia, PA e competitività
I tempi della giustizia civile restano tra i più lunghi d’Europa. La PA mostra inefficienze: il 41% delle imprese è insoddisfatto delle procedure (media UE 24%). Priorità:


stabilizzare gli uffici del processo;


accelerare la digitalizzazione;


semplificare le autorizzazioni.


 
Transizione verde e sicurezza energetica
La dipendenza dal gas mantiene i prezzi elettrici tra i più alti dell’UE, frenando l’elettrificazione industriale. Le rinnovabili crescono troppo lentamente. Servono:


iter autorizzativi più rapidi;


investimenti nella rete elettrica;


interventi su acqua e rifiuti;


gestione del rischio idrogeologico.


 
Le priorità UE per il 2026‑2027


Contenere la spesa e garantire la sostenibilità del debito.


Riformare il fisco, aggiornando catasto e contrastando evasione.


Stimolare il mercato, rafforzando concorrenza e capitali privati.


Dinamizzare il lavoro, riducendo precarietà e lavoro sommerso.


Accelerare la transizione verde, investendo in reti e rinnovabili.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Bankitalia: PIL +0,5% nel 2026, debito su nuovi massimi</title>
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            <pubDate>Fri, 10 Jul 2026 15:29:00 +0000</pubDate>
            <description>Tra segnali di resilienza del sistema produttivo e le persistenti fragilità della finanza pubblica, l’Italia entra nella seconda metà del 2026 in una fase di transizione macroeconomica complessa. Il numero di luglio di “L’economia italiana in breve” di Banca d’Italia offre una lettura tecnica e aggiornata di questo equilibrio delicato. 
PIL +0,5% nel 2026
Le nuove proiezioni di Via Nazionale confermano per il 2026 una crescita del PIL limitata allo 0,5%, perfettamente in linea con le stime della Commissione Europea e del FMI. La dinamica riflette consumi delle famiglie ancora deboli, nonostante un lieve recupero del reddito reale e una propensione al risparmio che rimane elevata.
Sul fronte dei prezzi, il quadro è più favorevole: l’inflazione IPCA, attesa in media al 3,1%, mostra un deciso raffreddamento. Le stime preliminari di giugno indicano un incremento tendenziale dell’1,7%, contribuendo a migliorare il potere d’acquisto e a ridurre le pressioni sui bilanci familiari. 
Sistema bancario solido
Il comparto creditizio continua a rappresentare un pilastro di stabilità. Gli indicatori patrimoniali restano robusti:


Total Capital Ratio medio: 19,47%


CET1 Ratio: 15,43% (18,53% per le banche meno significative)


La qualità del credito rimane sotto controllo, con un NPL ratio lordo stabilizzato attorno al 2,5%, segnale di un deterioramento fisiologico e gestibile. 
Debito pubblico ai massimi
La criticità strutturale del Paese resta la finanza pubblica. Il debito delle Amministrazioni pubbliche è atteso al 138,6% del PIL a fine 2026, il valore più elevato dell’area euro (media 90,2%), superiore a Francia (118,1%), Spagna (99,6%) e Germania (65,8%).
Nonostante la dimensione del debito, emergono segnali di consolidamento:


Saldo primario in forte miglioramento all’1,2% del PIL


Deficit complessivo in riduzione al -2,9%


La sostenibilità è favorita anche dalla distensione sui mercati: i rendimenti dei BTP decennali scendono al 2,90% (giugno 2026). A ciò si aggiunge una posizione patrimoniale netta sull’estero ampiamente positiva, pari a circa 15% del PIL, che conferma il ruolo decisivo del risparmio privato nel bilanciare le fragilità del settore pubblico. 
Il quadro tratteggiato da Bankitalia descrive un Paese che procede con cautela: crescita moderata, inflazione in rientro, banche solide e finanza pubblica ancora sotto pressione. Una combinazione che richiede politiche coerenti e un monitoraggio costante, mentre l’economia italiana cerca di consolidare la ripresa in un contesto internazionale instabile.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Economia mondiale in rallentamento, Italia cresce dello 0,3%</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/economia-mondiale-in-rallentamento-italia-cresce-dello-03</link>
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            <pubDate>Fri, 10 Jul 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Negli Stati Uniti l’economia cresce a tassi ancora sostenuti, mentre la più contenuta espansione nell’area euro è dovuta al maggior impatto degli shock energetici legati alle tensioni in Medio Oriente. La manifattura in Cina continua a essere trainata dall’export nei settori a elevata tecnologia, a fronte di una debolezza dei consumi privati.
Le prospettive dell’economia mondiale restano incerte, sebbene lo scenario geopolitico abbia mostrato un lieve miglioramento rispetto alle forti tensioni di inizio anno. Nonostante la recente riduzione dei costi energetici, gli effetti sistemici della guerra tra Usa e Iran pesano ancora sull’inflazione globale.
Nei primi tre mesi del 2026 il Pil italiano è cresciuto dello 0,3% in termini congiunturali, a fronte di una flessione dello 0,2% dell’area euro. La crescita acquisita per il 2026 si attesta allo 0,6%.
A maggio, l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha registrato un calo dello 0,3% rispetto ad aprile, interrompendo tre mesi consecutivi di incrementi. Nella media del trimestre marzo-maggio, tuttavia, in termini congiunturali, l’indice segna un aumento dello 0,9%.
Il numero di occupati diminuisce a maggio, attestandosi a 24 milioni 336mila unità. La flessione coinvolge gli uomini, le donne e tutte le classi d’età ad eccezione di chi ha almeno 50 anni. Per posizione professionale l’occupazione scende solo tra i dipendenti a termine. Il tasso di disoccupazione, che nell’ area euro è stabile al 6,2%, risulta in calo al 5,0% (-0,1 punti rispetto ad aprile).
A giugno, secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto del 3,1% su base tendenziale, superando per la prima volta da ottobre 2023 l’inflazione della media dell’area euro (+2,8% a giugno; +3,2% a maggio).
 
Focus: Tra il 2019 e il primo trimestre del 2026, il sistema produttivo italiano, a fronte dei numerosi shock internazionali, ha registrato forti aumenti sia nei prezzi di vendita (+18,4%) sia in quelli degli input produttivi (+17,7%), oltre a evidenziare, da metà 2022, una rilevante crescita del costo del lavoro (+12,9%). I margini di profitto delle imprese, dopo un aumento nel 2023, hanno iniziato a scendere. All’inizio del 2026 si registra una riduzione dei margini diffusa a tutti i settori (soprattutto agricoltura e manifattura) causata da un incremento dei costi variabili superiore a quello dei listini di vendita.


Approfondisci su Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
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            <title>Istat: produzione industriale -0,3% a maggio, annuo +1,1%</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/istat-produzione-industriale-03-a-maggio-annuo-11</link>
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            <pubDate>Fri, 10 Jul 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>A maggio 2026 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dello 0,3% rispetto ad aprile. Nella media del periodo marzo-maggio si registra una crescita del livello della produzione dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti.
L’indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale solo per l’energia (+4,6%), mentre diminuisce per i beni strumentali (-0,1%), i beni di consumo (-0,5%) e i beni intermedi (-0,8%).
Al netto degli effetti di calendario, a maggio 2026 l’indice generale aumenta in termini tendenziali dell’1,1% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20 contro i 21 di maggio 2025). Crescono in misura marcata i beni strumentali (+5,0%) e con minore intensità l’energia (+1,9%) e i beni intermedi (+0,8%); diminuiscono, invece, i beni di consumo (-3,2%).
I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali più elevati sono la fabbricazione di mezzi di trasporto (+11,6%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+3,5%) e la fabbricazione di prodotti chimici (+3,3%). Le flessioni più ampie si rilevano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-6,6%), nelle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchinari ed apparecchiature (-3,8%) e nella fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-2,6%).
 
Il commento
A maggio, dopo tre mesi di aumenti congiunturali, l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisce rispetto ad aprile. Il calo è diffuso ai principali raggruppamenti di industrie, con esclusione dell’energia. Risulta invece positivo l’andamento congiunturale nella media degli ultimi tre mesi.
Su base annua l’indice corretto per gli effetti di calendario è in aumento. Ad eccezione dei beni di consumo, tutti i principali settori di attività mostrano incrementi rispetto all’anno precedente.
Approfondisci sul sito Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>EBA finalizza i modelli per i dati sui contratti di leasing</title>
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            <pubDate>Fri, 10 Jul 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;Autorità bancaria europea (EBA) ha finalizzato la metodologia, le istruzioni per la rendicontazione e i modelli di raccolta dati per la sua relazione sul trattamento prudenziale del leasing ai sensi del CRR III (articolo 495c). Sviluppati a seguito di un ampio confronto tecnico con Leaseurope, i modelli definitivi riflettono i punti chiave concordati durante il processo di consultazione e sono stati utilizzati per l&#039;esercizio di raccolta dati una tantum da parte degli istituti di credito partecipanti.Dopo la trasmissione dei dati alle autorità nazionali competenti (ossia le autorità di vigilanza finanziaria e/o le banche centrali), l&#039;esercizio è ora entrato nella fase di verifica della qualità dei dati. Leaseurope continua a supportare gli istituti partecipanti fornendo assistenza tecnica e chiarimenti per garantire che i dati riportati riflettano accuratamente il modello di business del leasing. La relazione dell&#039;EBA costituirà la base per la proposta legislativa della Commissione europea sul trattamento prudenziale del leasing.













 










A seguito del successo ottenuto da Leaseurope nell&#039;inserire una disposizione specifica sul leasing nel CRR III (articolo 495c), il processo a supporto della relazione dell&#039;Autorità bancaria europea (EBA) sul trattamento prudenziale del leasing ha raggiunto un altro importante traguardo. 
L&#039;EBA ha finalizzato la metodologia, le istruzioni e i modelli di raccolta dati che sono alla base della sua relazione sul trattamento prudenziale del leasing, sia secondo l&#039;approccio standardizzato che secondo quello basato sui rating interni (IRB). La versione definitiva riflette le approfondite discussioni tecniche tenutesi tra l&#039;EBA e Leaseurope nel corso dei mesi e incorpora i punti chiave concordati durante tutto il processo, al fine di garantire che l&#039;analisi rilevi accuratamente le caratteristiche specifiche e il profilo di basso rischio del leasing. 
I modelli sono stati distribuiti tramite le Autorità Nazionali Competenti (ANC) alle banche capogruppo partecipanti all&#039;esercizio di raccolta dati una tantum, e gli istituti di credito partecipanti hanno ora trasmesso i propri dati alle rispettive ANC. 
Per supportare le istituzioni partecipanti, Leaseurope ha organizzato un incontro del suo gruppo informale di esperti in rischi di leasing per presentare in dettaglio i modelli definitivi, rispondere a quesiti tecnici e discutere l&#039;implementazione dell&#039;esercizio. 
Parallelamente, l&#039;EBA ha anche organizzato un seminario dedicato ai rappresentanti delle banche partecipanti all&#039;esercitazione. L&#039;incontro ha riunito oltre 200 partecipanti e ha offerto alle istituzioni un&#039;importante opportunità per chiedere chiarimenti direttamente all&#039;EBA sui requisiti di rendicontazione e sugli aspetti pratici dei modelli. 
Il processo è ora entrato nella fase di revisione della qualità dei dati, durante la quale le Autorità nazionali competenti valutano la completezza e la coerenza delle informazioni fornite prima di trasmetterle all&#039;EBA. Nel corso dell&#039;intero processo, Leaseurope ha continuato a supportare le istituzioni partecipanti rispondendo alle domande sui modelli e facilitando il dialogo tra i membri per garantire che i dati riportati riflettano accuratamente la realtà economica e il profilo di rischio delle attività di leasing. 
Leaseurope continuerà a collaborare strettamente con l&#039;EBA e le altre parti interessate nelle prossime fasi del processo, al fine di supportare lo sviluppo del rapporto dell&#039;EBA, che costituirà la base per la proposta legislativa della Commissione europea sul trattamento prudenziale del leasing, prevista entro il 31 dicembre 2028. </description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Parlamento UE approva il Regolamento sull’euro digitale</title>
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            <pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Regolamento per l&#039;euro digitale è stato approvato in prima lettura dal Parlamento europeo il 9 luglio 2026, con 416 voti a favore su 607 votanti. La misura fa parte del cosiddetto &quot;pacchetto moneta unica&quot;. Si tratta di un avanzamento fondamentale per un progetto strategico per il futuro dei pagamenti nell&#039;eurozona.
A questo punto si aprirà, entro il mese di luglio, la fase del Trilogo, cioè dei negoziati che coinvolgono Parlamento europeo, Consiglio dell&#039;Unione europea e Commissione europea, necessari per definire il testo finale del regolamento. L&#039;obiettivo istituzionale è quello di completare il processo entro il 2026.
L&#039;euro digitale sarebbe una evoluzione della moneta unica nell&#039;era digitale. Consentirebbe ai cittadini di utilizzare, anche in formato elettronico, una forma di moneta emessa direttamente dalla banca centrale. Sarebbe un&#039;opzione in più oltre al contante e agli strumenti di pagamento privati già esistenti. Il progetto punta a preservare la disponibilità della moneta pubblica, rafforzando l&#039;autonomia e la capacità innovativa dell&#039;Europa nel settore dei pagamenti.
Parallelamente al confronto tra le istituzioni europee, l&#039;Eurosistema procede con il lavoro di progettazione e sperimentazione. In questo contesto, la Banca d&#039;Italia è impegnata, insieme alla BCE e alle altre banche centrali dell&#039;area dell&#039;euro, nelle attività di preparazione tecnica del progetto. Nei prossimi mesi il confronto legislativo e le attività di sperimentazione proseguiranno in parallelo, con ulteriori sviluppi attesi sia sul fronte istituzionale sia su quello tecnico.
Sempre nell&#039;ambito del &quot;pacchetto moneta unica&quot; è stato approvato dal Parlamento europeo anche il Regolamento sul corso legale delle banconote e delle monete in euro volto a salvaguardare l&#039;accesso al contante e la sua accettazione negli Stati Membri. La fase del Trilogo verrà avviata anche per questo Regolamento.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>BCE: rialzo di giugno votato all’unanimità per caro energia</title>
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            <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nella riunione di politica monetaria del 10‑11 giugno a Francoforte, tutti i membri del Consiglio direttivo della BCE hanno sostenuto la proposta del capo economista Philip Lane di aumentare di 25 punti base i tre tassi di interesse. La decisione è stata ritenuta coerente con l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2% nel medio termine, in un contesto segnato da pressioni persistenti sui prezzi dell’energia.
Pressioni energetiche e inflazione in rialzo
Dai verbali pubblicati emerge che la guerra in Medio Oriente stava generando nuove spinte inflazionistiche. La maggiore inflazione dovuta al persistente shock energetico “non era più soltanto prevista ma si era già materializzata”, con effetti indiretti “sempre più visibili e diffusi” sull’inflazione al netto dell’energia.
Secondo la BCE, questi effetti erano destinati a propagarsi lungo la catena produttiva, aumentando il rischio di second-round effects qualora lo shock energetico fosse perdurato. 
Proiezioni riviste al rialzo
Le prospettive di inflazione risultavano peggiorate:


le proiezioni di base dello staff erano state riviste al rialzo;


l’inflazione complessiva era attesa più pronunciata e persistente rispetto alle stime precedenti;


l’inflazione core era prevista sopra il 2% per l’intero orizzonte di previsione.


Il rialzo dei tassi è stato quindi interpretato come un intervento necessario per contenere pressioni diffuse e prevenire un radicamento dell’inflazione. 
La riunione di giugno conferma un orientamento unanime del Consiglio direttivo verso una politica monetaria più restrittiva, motivata dall’intensificarsi delle pressioni energetiche e dal deterioramento delle prospettive inflazionistiche. La BCE ribadisce così la priorità di riportare l’inflazione al target, preservando la stabilità dei prezzi nell’area euro.
Conferenza stampa di Christine Lagarde, Presidente della BCE e Boris Vujčić, Vicepresidente della BCE</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Anfia: mercato auto Italia in crescita a giugno (+10,6%)</title>
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            <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 12:14:00 +0000</pubDate>
            <description>A giugno 2026, il mercato italiano dell’auto totalizza 146.423 immatricolazioni, pari al 10,6%[1] in più rispetto ai volumi di giugno 2025.Nei primi sei mesi del 2026 i volumi complessivi si attestano a 936.783 unità, con una crescita del 9,6% rispetto al primo semestre 2025.

A giugno il mercato italiano dell’auto si mantiene in crescita (+10,6%) anche grazie ad un giorno lavorativo in più rispetto allo stesso mese del 2025 (21 giorni contro 20).
Il primo semestre dell’anno chiude con una variazione positiva del 9,6%, oltre 80mila unità in più rispetto a gennaio-giugno 2025.
Buona la crescita dell’elettrico, con una quota delle vetture BEV che supera il 10% nel mese e si attesta all’8,5% nella prima metà dell&#039;anno.
Si tratta di un segnale incoraggiante, che auspichiamo possa consolidarsi con una programmazione quinquennale di misure a sostegno dell&#039;installazione delle infrastrutture di ricarica private e condominiali – come previsto dal recente DPCM Automotive - provvedimento essenziale per superare uno dei principali gap che limitano la diffusione della mobilità elettrica in Italia.
Parallelamente, è necessario che il percorso di decarbonizzazione della mobilità continui ad essere accompagnato da un approccio pragmatico e tecnologicamente neutrale nella definizione del quadro regolatorio, tenendo conto che oltre il 90% degli automobilisti italiani continua a orientarsi verso altre tecnologie di alimentazione. Riteniamo che la transizione debba essere sostenuta con strumenti volti a favorire l&#039;evoluzione della domanda, tenendo conto, al contempo, delle esigenze dell&#039;intero mercato e dei consumatori finali.
Roberto Vavassori, Presidente di ANFIA

Analizzando nel dettaglio le immatricolazioni per alimentazione[2], le autovetture a benzina vedono il mercato di giugno in calo del 15,6%, con quota di mercato del 18,1%; allo stesso modo, le diesel calano del 30,3%, con una quota del 6,5%. Nel primo semestre 2026, le immatricolazioni di auto a benzina calano del 17,1% e quelle delle auto diesel del 25,4%, rispettivamente con quote di mercato del 19,8% e del 6,9% (prima volta sotto il 7%).
Le autovetture mild e full hybrid aumentano del 17,7% nel mese, con una quota del 45,9%; nel cumulato crescono invece del 23%, con una quota del 49,5%.
Le immatricolazioni di autovetture ricaricabili risultano in rialzo del 72,4% a giugno e rappresentano il 20,8% del mercato del mese (13,3% a giugno 2025); nel cumulato incrementano dell&#039;81% e hanno una quota del 17,5% (in aumento di 6,9 punti percentuali rispetto al cumulato del 2025).
Nel dettaglio, le auto elettriche hanno una quota del 10,2% nel mese e dell&#039;8,5% nel cumulato, con vendite in aumento dell&#039;86,4% e del 77,7% rispettivamente nel mese e nel progressivo da inizio anno. Le ibride plug-in crescono del 60,9% a giugno e dell&#039;84,2% nel cumulato, rappresentando il 10,7% delle immatricolazioni del singolo mese e il 9% del totale da inizio anno.
Infine, le autovetture a gas rappresentano l&#039;8,7% dell’immatricolato di giugno, interamente composto da autovetture GPL (in crescita dello 0,2% nel mese). Nel cumulato, le immatricolate a gas calano del 23,3%. Nel semestre del 2026, le alimentate a gas costituiscono il 6,3% del mercato.
Le emissioni medie di CO2 delle nuove immatricolazioni di giugno decrescono dell&#039;8,1% e scendono a 107,7 g/km rispetto a quelle di giugno 2025. Nel cumulato, calano del 6,3% e si attestano a 110,3 grammi per km percorso...continua a leggere sul sito Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Finanza e AI per lo sviluppo e la competitività</title>
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            <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel suo intervento, Fabio Panetta sottolinea come la combinazione tra finanza, innovazione tecnologica e intelligenza artificiale rappresenti una leva decisiva per rilanciare la crescita del Paese. La capacità di mobilitare capitali verso progetti ad alto contenuto tecnologico, sostiene Panetta, è essenziale per aumentare produttività, competitività e modernizzazione del sistema economico italiano.
L’AI, in particolare, può accelerare processi industriali, migliorare l’efficienza delle imprese e favorire nuovi modelli di business, ma richiede investimenti mirati, infrastrutture digitali adeguate e un quadro regolatorio che garantisca sicurezza e corretto utilizzo dei dati. La finanza, pubblica e privata, deve quindi orientarsi verso strumenti capaci di sostenere l’adozione di tecnologie avanzate e la crescita delle imprese innovative.
Panetta evidenzia infine che innovazione e AI non sono solo opportunità tecnologiche, ma scelte strategiche per rafforzare il potenziale di sviluppo del Paese e colmare i divari che frenano la crescita.
Leggi tutto l&#039;intervento sul sito Bankitalia</description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>FMI: Pil Italia +0,5% nel 2026‑2027, confermate le stime</title>
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            <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Fondo Monetario Internazionale conferma le previsioni di crescita per l’Italia: il Pil è atteso in aumento dello 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027, delineando uno scenario di espansione moderata ma stabile. Le nuove stime si inseriscono in un contesto internazionale caratterizzato da rallentamenti ciclici, tensioni geopolitiche e condizioni finanziarie ancora restrittive, elementi che continuano a influenzare la dinamica economica globale.
La conferma del +0,5% riflette un equilibrio tra fattori di sostegno e elementi di fragilità:


contributo positivo degli investimenti pubblici, in particolare quelli legati al PNRR;


tenuta della domanda interna, pur con consumi ancora condizionati dall’inflazione passata;


rallentamento del commercio internazionale, che limita la spinta dell’export;


produttività strutturalmente debole, che continua a frenare il potenziale di crescita.


Il FMI sottolinea che la traiettoria italiana rimane dipendente dalla capacità di consolidare riforme e investimenti, soprattutto in innovazione, capitale umano e transizione energetica.
Secondo il Fondo, tre ambiti risultano decisivi per migliorare le prospettive:


Produttività — accelerare digitalizzazione, innovazione e formazione.


Investimenti privati — rafforzare strumenti di sostegno e semplificare procedure.


Riforme strutturali — migliorare efficienza amministrativa e competitività del sistema economico.


Il FMI evidenzia inoltre l’importanza di mantenere un percorso di finanza pubblica credibile, capace di sostenere la crescita senza compromettere la stabilità dei conti.
La crescita moderata prevista per il biennio 2026‑2027 suggerisce:


condizioni operative stabili ma non espansive;


necessità di strategie aziendali orientate a innovazione e resilienza;


attenzione ai costi finanziari, ancora influenzati da tassi elevati;


opportunità legate alla transizione green e digitale, che restano tra i principali driver di investimento.


Per il settore finanziario, il quadro macroeconomico confermato dal FMI implica una domanda di credito selettiva e una maggiore attenzione alla qualità degli attivi.
La conferma delle stime del FMI restituisce un’immagine di crescita contenuta ma stabile, che richiede continuità nelle politiche economiche e un forte impegno nel rafforzamento del potenziale produttivo del Paese. Il biennio 2026‑2027 sarà determinante per consolidare gli effetti delle riforme e degli investimenti, trasformando una crescita moderata in un percorso più solido e competitivo.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Dlgs antiriciclaggio e antiterrorismo in Gazzetta Ufficiale</title>
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            <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale di mercoledì 8 luglio il decreto legislativo che rafforza in modo significativo l’architettura nazionale di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, introducendo nuovi obblighi, controlli più stringenti e una cooperazione istituzionale più strutturata. Il provvedimento si inserisce nel percorso di allineamento dell’Italia al quadro europeo AML/CFT e punta a migliorare la capacità del sistema di individuare tempestivamente rischi e flussi finanziari illeciti.
Obiettivi del decreto
Il Dlgs mira a:


potenziare i presidi di controllo su operazioni e soggetti a rischio;


rafforzare gli obblighi di adeguata verifica e di segnalazione;


migliorare la cooperazione tra autorità nazionali e organismi europei;


aumentare la tracciabilità dei flussi finanziari e la qualità delle informazioni disponibili.


L’intervento si colloca nel quadro delle riforme che accompagneranno l’operatività della futura Autorità europea antiriciclaggio (AMLA).
Rafforzamento dei controlli
Il decreto introduce misure che incidono direttamente sui processi di vigilanza e prevenzione:


ampliamento delle categorie soggette a obblighi AML/CFT;


controlli più rigorosi su operazioni sospette e profili di rischio;


maggiore integrazione tra funzioni di compliance, audit e controllo interno;


utilizzo più esteso di strumenti digitali per la gestione dei dati e delle segnalazioni.


Cooperazione tra autorità
Un elemento centrale del provvedimento è il rafforzamento della cooperazione istituzionale:


scambio informativo più rapido e strutturato tra UIF, MEF, Guardia di Finanza, autorità giudiziarie e organismi europei;


procedure uniformi per la trasmissione e l’analisi dei dati;


maggiore coordinamento nelle attività di prevenzione e contrasto dei flussi illeciti.


La cooperazione diventa così un pilastro operativo per aumentare l’efficacia delle attività di controllo.
Impatti per operatori e intermediari
Gli operatori dovranno adeguare processi e procedure interne, con particolare attenzione a:


aggiornamento dei modelli di risk assessment;


rafforzamento dei sistemi di monitoraggio e tracciamento;


formazione del personale su nuovi obblighi e procedure;


revisione delle policy di gestione dei dati e delle segnalazioni.


Il Dlgs richiede un approccio più strutturato e proattivo alla prevenzione dei rischi AML/CFT.
 
La pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale rappresenta un passo decisivo verso un sistema antiriciclaggio più moderno, integrato e coerente con gli standard europei. Il rafforzamento dei controlli, degli obblighi e della cooperazione tra autorità costituisce un investimento strategico per la tutela del sistema economico e finanziario nazionale.
Provvedimento</description>
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