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        <title>Leasenews</title>
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        <description>Leasenews è la prima rivista online dedicata al mondo del lease</description>
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            <title>Leasenews</title>
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            <title>ANFIA: negoziati cruciali sulla revisione CO2</title>
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            <pubDate>Fri, 16 Oct 2026 13:35:38 +0000</pubDate>
            <description>Nel pieno del confronto europeo sulla revisione del Regolamento CO₂ per le autovetture e i veicoli commerciali leggeri, è fondamentale ribadire un principio: l’industria automotive europea non è un settore inevitabilmente destinato al declino, ma una filiera viva, che continua ad investire, innovare e competere.
Le imprese automotive stanno affrontando una trasformazione senza precedenti per la quale stanno mettendo in campo tutte le proprie risorse in uno scenario geopolitico sempre più complesso, segnato da una concorrenza internazionale sostenuta da politiche industriali aggressive. Una sfida resa ancora più difficile da norme europee che rischiano di penalizzare proprio le tecnologie e le produzioni sviluppate in Europa, anche quando continuano a rispondere alle esigenze di mobilità dei cittadini.
La decarbonizzazione deve restare un obiettivo prioritario, ma non può tradursi nella rinuncia industriale europea a soluzioni tecnologiche che possono contribuire concretamente alla riduzione delle emissioni alimentate con carburanti rinnovabili e non fossili. Soprattutto se a queste tecnologie non stanno rinunciando in nessuna parte del mondo.
Rivolgiamo un appello diretto ai membri del Parlamento europeo chiamati a pronunciarsi sul futuro del settore: visitate le realtà produttive dei territori che rappresentate prima di assumere decisioni che incideranno profondamente sulla struttura industriale e sociale. Verificate quante imprese, quanti lavoratori e quante competenze ci sono e dipendano dalla filiera automotive. Ascoltate direttamente gli imprenditori, i manager e i lavoratori che ogni giorno affrontano la sfida della competizione globale. Solo attraverso una conoscenza concreta delle condizioni in cui opera l’industria è possibile valutare pienamente l’importanza delle scelte normative.
La politica in questo momento del percorso ha un ruolo chiave e deve comprendere che riconoscere delle flessibilità regolamentari non significa difendere il passato, ma consentire a un’industria che sta già cambiando di continuare a farlo, mantenendo in Europa investimenti, produzione e occupazione.</description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Manovra 2027, banche e assicurazioni finanziano 5 miliardi</title>
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            <pubDate>Fri, 16 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La manovra di bilancio 2027 prende forma con una dotazione complessiva di 23,5 miliardi di euro e individua nel settore finanziario una delle principali fonti di copertura. Secondo il Documento programmatico di bilancio (DPB) inviato dal Ministero dell’Economia alla Commissione europea, l’obiettivo è sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, tutelare le fasce più fragili della popolazione e rafforzare gli investimenti delle imprese, mantenendo al contempo l’equilibrio dei conti pubblici.
L’impianto della legge di bilancio punta a confermare le misure a favore dei redditi e della crescita economica, in un contesto caratterizzato da incertezze internazionali e da una crescita ancora moderata. Tra le priorità individuate dal Governo figurano il sostegno ai consumi, il rafforzamento della competitività del sistema produttivo e la salvaguardia della sostenibilità finanziaria dello Stato.
Per finanziare gli interventi previsti saranno richiesti contributi a diversi comparti. I ministeri saranno chiamati a realizzare risparmi di spesa superiori a un miliardo di euro, mentre ulteriori risorse arriveranno dal settore dei giochi. Tuttavia, la quota più significativa delle coperture sarà affidata al comparto finanziario.
Il DPB prevede infatti un contributo di circa 5 miliardi di euro nel solo 2027 a carico di banche e compagnie assicurative. Nel complesso, l’apporto richiesto al settore dovrebbe raggiungere quasi 11 miliardi di euro nell’arco del triennio di programmazione.
Una scelta che era stata in qualche modo anticipata nelle scorse settimane da esponenti della maggioranza e del Governo, ma che ora trova una formalizzazione nei documenti ufficiali trasmessi a Bruxelles.
La richiesta ha suscitato perplessità nel mondo finanziario. Sebbene non siano stati diffusi commenti ufficiali da parte delle associazioni di categoria, da diverse fonti del settore emerge un diffuso malcontento. Banche e assicurazioni ricordano infatti che nel recente passato era già stato concordato un contributo pluriennale pari a circa 10 miliardi di euro, considerato da molti operatori un impegno significativo.
L’ipotesi di un nuovo intervento finanziario viene quindi accolta con cautela e preoccupazione, soprattutto in un contesto in cui il settore è chiamato a sostenere investimenti tecnologici, transizione digitale e nuovi requisiti regolamentari.
La manovra si muove lungo un delicato equilibrio tra esigenze di sostegno all’economia e rispetto degli obiettivi di finanza pubblica. Nei prossimi mesi il confronto tra Governo, istituzioni europee e soggetti economici sarà determinante per definire l’assetto definitivo delle misure e delle coperture.
Il Documento programmatico di bilancio rappresenta infatti il primo passaggio di un percorso che porterà alla definizione della legge di bilancio 2027, destinata a incidere sia sulle famiglie sia sul sistema produttivo e finanziario del Paese.
Documento Programmatico di Bilancio













 

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            <category>Economia</category>
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            <title>Istat fotografa l’economia non osservata 2021-2024</title>
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            <pubDate>Fri, 16 Oct 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;economia non osservata continua a rappresentare una componente significativa del sistema produttivo italiano. L&#039;ultima analisi dell&#039;Istat relativa al periodo 2021-2024 offre un aggiornamento sulle dimensioni e sull&#039;evoluzione delle attività economiche non pienamente rilevate dalle statistiche ufficiali, comprendendo sia il sommerso economico sia le attività illegali.
L&#039;indagine rientra nel processo di stima dei conti nazionali e consente di misurare quella parte di ricchezza prodotta che, per diverse ragioni, sfugge all&#039;osservazione diretta delle rilevazioni statistiche e fiscali. Si tratta di un fenomeno che interessa numerosi settori economici e che continua ad avere un impatto rilevante sulla quantificazione del prodotto interno lordo.
Una quota rilevante dell&#039;economia non osservata è riconducibile al sommerso economico, che comprende la sotto-dichiarazione dei ricavi, l&#039;impiego di lavoro irregolare e altre forme di evasione degli obblighi fiscali e contributivi. Le stime Istat consentono di valutare il contributo di queste componenti alla creazione di valore aggiunto e occupazione.
Particolare attenzione viene dedicata al lavoro non regolare, fenomeno che continua a interessare diversi comparti produttivi e che rappresenta uno dei principali fattori alla base della formazione dell&#039;economia sommersa.
Le metodologie adottate dall&#039;Istat permettono di integrare nei conti nazionali anche le attività non osservate, garantendo una rappresentazione più completa dell&#039;economia italiana. Questo approccio assicura la confrontabilità internazionale delle statistiche economiche e consente di valutare con maggiore precisione la reale dimensione del sistema produttivo.
Le stime elaborate per il quadriennio 2021-2024 evidenziano l&#039;evoluzione del fenomeno nel contesto della ripresa economica successiva alla pandemia, caratterizzata da cambiamenti nelle dinamiche occupazionali, nei consumi e nelle modalità di svolgimento delle attività produttive.
La misurazione dell&#039;economia non osservata rappresenta un elemento cruciale per l&#039;analisi economica e per la definizione delle politiche pubbliche. Comprendere dimensioni e caratteristiche del sommerso consente infatti di orientare gli interventi di contrasto all&#039;irregolarità, rafforzare la base imponibile e migliorare l&#039;efficacia delle misure a sostegno della crescita e della competitività del Paese.
I dati diffusi dall&#039;Istat confermano quindi l&#039;importanza di monitorare in modo continuativo il fenomeno, offrendo agli operatori economici e ai decisori pubblici uno strumento essenziale per valutare l&#039;evoluzione dell&#039;economia italiana nella sua interezza.
Approfondisci sul sito Istat

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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Trasparenza finanziaria, arriva il portale ESAP UE</title>
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            <pubDate>Fri, 16 Oct 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il decreto legislativo n. 184 del 25 settembre 2026 introduce nell&#039;ordinamento italiano le norme necessarie per l&#039;attuazione dell&#039;European Single Access Point (ESAP), il punto di accesso unico europeo destinato a raccogliere e rendere facilmente consultabili le informazioni pubbliche riguardanti servizi finanziari, mercati dei capitali e sostenibilità.
Il provvedimento recepisce la direttiva (UE) 2023/2864 e adegua la normativa nazionale ai regolamenti europei 2023/2859 e 2023/2869, completando il quadro normativo necessario all&#039;avvio della piattaforma digitale gestita dall&#039;Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA).
L&#039;obiettivo dell&#039;ESAP è superare l&#039;attuale frammentazione delle informazioni pubbliche disponibili nei diversi Stati membri, creando un punto di accesso centralizzato, gratuito e digitale per investitori, imprese e operatori di mercato.
La piattaforma consentirà di consultare in un unico luogo dati e documenti già soggetti a obblighi di pubblicazione, favorendo una maggiore trasparenza dei mercati e contribuendo all&#039;integrazione del mercato dei capitali europeo.
Il decreto individua gli organismi nazionali incaricati della raccolta e trasmissione delle informazioni all&#039;ESAP. Tra questi figurano Consob, Banca d&#039;Italia, IVASS e COVIP, ai quali viene affidato il compito di trasferire i dati secondo modalità e tempistiche armonizzate a livello europeo.
Il provvedimento precisa inoltre che l&#039;introduzione della nuova piattaforma non comporta nuovi obblighi sostanziali di comunicazione a carico degli operatori, limitandosi a disciplinare il flusso delle informazioni già previste dalla normativa vigente.
Nel corso dell&#039;iter di approvazione sono state recepite alcune osservazioni formulate dalle Camere.
Tra le principali novità figura la precisazione che, dal 10 gennaio 2030, saranno trasmesse all&#039;ESAP esclusivamente le informazioni individuate dall&#039;articolo 106, comma 3, lettere c) e d), del Testo unico della finanza.
Vengono inoltre chiariti gli obblighi informativi applicabili dal 10 gennaio 2028 per le comunicazioni alla Consob relative alle offerte al pubblico di organismi di investimento collettivo del risparmio e agli OICVM italiani destinati agli investitori professionali.
Il testo amplia poi il perimetro delle informazioni accessibili tramite ESAP, includendo anche i provvedimenti adottati dalla Consob e dai gestori delle sedi di negoziazione relativi all&#039;ammissione, sospensione ed esclusione degli strumenti finanziari dalle negoziazioni.
Tra le osservazioni formulate in sede parlamentare non risulta invece recepita la proposta di prorogare di ulteriori due anni il mandato degli attuali componenti del Comitato di vigilanza dell&#039;Organismo di vigilanza e tenuta dell&#039;Albo unico dei Consulenti Finanziari (OCF).
Le nuove disposizioni entreranno in vigore il 30 ottobre 2026, segnando un ulteriore passo avanti nel processo di integrazione dei mercati finanziari europei e nel rafforzamento della trasparenza informativa a beneficio di investitori e operatori economici.

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Consiglio Europeo: focus su energia e bilancio</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Si è aperto a Bruxelles il Consiglio Europeo del 15 e 16 ottobre, appuntamento cruciale per definire gli orientamenti politici dell’Unione su economia, energia, sicurezza e futuro bilancio comunitario. Tra i protagonisti del confronto c’è l’Italia, che punta a ottenere risposte concrete sul caro energia, a difendere le risorse destinate a coesione e agricoltura e a rafforzare la competitività del sistema produttivo europeo. 
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni arriva al vertice con una posizione chiara: servono misure europee e nazionali per contenere l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici su famiglie e imprese. Roma chiede maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole fiscali europee per consentire interventi temporanei a sostegno dell’economia senza compromettere gli equilibri di finanza pubblica.
Un altro dossier centrale riguarda il prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. L’Italia, insieme al gruppo degli “Amici della Coesione”, si oppone a possibili riduzioni delle risorse destinate alle politiche di coesione territoriale e alla Politica agricola comune, ritenute fondamentali per sostenere investimenti, sviluppo regionale e competitività delle imprese.
Sul tavolo dei leader europei vi sono anche il sostegno all’Ucraina, la sicurezza energetica, la difesa comune e la gestione dei fenomeni migratori. Tuttavia, secondo fonti diplomatiche, il vertice difficilmente porterà a decisioni definitive sui temi più divisivi, con l’obiettivo principale di avvicinare le posizioni dei Ventisette in vista dei negoziati che si concluderanno entro la fine dell’anno. 
Per l’Italia, il successo del Consiglio Europeo sarà misurato soprattutto sulla capacità dell’Unione di coniugare transizione energetica, crescita industriale e sostenibilità dei conti pubblici, preservando al tempo stesso gli strumenti finanziari considerati strategici per la crescita del Paese.
Consiglio europeo, 15 e 16 ottobre 2026

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            <category>Economia</category>
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            <title>Iperammortamento, decreto MIMIT operativo</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha pubblicato il decreto direttoriale che dispone l&#039;avvio della presentazione delle comunicazioni di completamento degli investimenti previsti dal Piano Transizione 5.0. A partire dalle ore 12 del 15 ottobre, le imprese che hanno già ricevuto l&#039;esito positivo della comunicazione di conferma possono accedere alla piattaforma del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) per trasmettere la documentazione richiesta.
Il provvedimento segna un passaggio operativo fondamentale per le aziende che intendono beneficiare delle agevolazioni legate agli investimenti in innovazione, digitalizzazione ed efficientamento energetico. Con il decreto vengono infatti approvati anche i modelli di comunicazione e le istruzioni operative necessarie per l&#039;invio delle pratiche.
Le comunicazioni di completamento dovranno essere trasmesse esclusivamente attraverso il sistema telematico dedicato, disponibile nell&#039;Area Clienti del portale GSE. L&#039;apertura della procedura consente alle imprese che hanno concluso i programmi di investimento di completare l&#039;iter amministrativo previsto dalla misura e di procedere verso il riconoscimento del beneficio.
L&#039;avvio della fase di rendicontazione rappresenta un ulteriore passo nell&#039;attuazione del Piano Transizione 5.0, destinato a sostenere la competitività del sistema produttivo attraverso investimenti in tecnologie avanzate e sostenibilità energetica.

 
Decreto – Comunicato</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Istat: nel 2024 crescono imprese e gruppi d&#039;impresa</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel 2024, il numero di imprese industriali e dei servizi cresce in misura contenuta (+0,5% rispetto all’anno precedente) attestandosi a poco più di 4,5 milioni di unità. Tale dinamica è determinata principalmente dai Servizi (+0,8%).
Il valore aggiunto in termini nominali, pari a oltre 1.100 miliardi nel 2024, cresce del 2,5% sostenuto dai Servizi (+4,2%) e, in misura minore, dall’Industria in senso stretto (+0,6%); in calo il valore aggiunto delle Costruzioni (-0,5%). La crescita del valore aggiunto nei servizi è trainata da Attività professionali, scientifiche e tecniche (+0,9 p.p.) e da Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione, Servizi di informazione e comunicazione e Trasporto e magazzinaggio (+0,6 p.p. ciascuno).
L’incremento complessivo dell’occupazione è dell’1,1%, superiore alla media nei servizi (+1,3%) e più elevato per le grandi (3,8%) e medie (2,5%) imprese.
Le imprese organizzate in gruppi (poco più di 200mila imprese) crescono, in termini di numerosità, del 4,8% e generano il 66,4% del fatturato e il 58,7% del valore aggiunto dell’industria e dei servizi.
Cresce l’occupazione, in particolare nelle grandi imprese
Nel 2024, sono oltre 4,5 milioni le imprese attive nell’industria e nei servizi di mercato (+0,5% rispetto al 2023) e occupano poco più di 18,3 milioni di addetti (+1,1% sul 2023). I dipendenti sono oltre 13,7 milioni (+2,5% sul 2023). 
Nell’Industria in senso stretto, opera l’8,1% delle imprese, in calo, in termini di numerosità dell’1,5% rispetto all’anno precedente. Il settore occupa il 23,5% degli addetti e realizza il 34,7% del valore aggiunto totale. Si registra un incremento occupazionale (+0,8% per gli addetti; +1,5% per i dipendenti), ma inferiore alla media generale.
Nelle Costruzioni operano oltre 500mila imprese (11,8% del totale). Il settore occupa l’8,9% degli addetti generando l’8,8% del valore aggiunto totale. L’occupazione, in termini di addetti, cresce lievemente (+0,2%) rispetto all’anno precedente mentre per i dipendenti si registra un incremento più marcato (+3,2%).
Nel settore dei Servizi sono attive oltre l’80% delle imprese (+0,8% rispetto al 2023): occupano il 67,6% degli addetti e generano il 56,6% del valore aggiunto totale. Nei servizi la crescita dell’occupazione (+1,3% per gli addetti, +2,8% per i dipendenti) è superiore alla media generale.
Le grandi imprese (4.752 unità, 0,1% del totale nel 2024) crescono, in termini di numerosità del 4,1%. Tali unità generano circa il 35% del valore aggiunto, occupano un quarto degli addetti e oltre un terzo dei dipendenti totali (33,4%). Per entrambe le variabili occupazionali l’incremento è del 3,8% rispetto all’anno precedente. Incrementi inferiori ma sempre superiori alla media nazionale si registrano per le medie imprese (+2,5% per gli addetti; +2,6% per i dipendenti).
Il 4,4% delle imprese è organizzato in strutture di gruppo (200.016 imprese in 131.212 gruppi), con oltre 7,2 milioni di addetti (+5,1% sul 2023). Le imprese appartenenti a gruppi generano il 58,7% del valore aggiunto dell’industria e dei servizi. Le grandi imprese organizzate in gruppi crescono, in termini di numerosità, del 5,7% e realizzano il 57,3% del valore aggiunto non consolidato dei gruppi.
La crescita occupazionale riguarda le imprese appartenenti a tutte le tipologie di gruppi: +6,0% per le imprese delle multinazionali estere, +4,9% per le imprese dei gruppi domestici e +4,6% per le imprese delle multinazionali italiane.
Valore aggiunto in crescita e intensità degli investimenti in lieve calo
Nel 2024, la crescita del valore aggiunto in termini nominali (+2,5%) è di intensità inferiore rispetto agli anni precedenti. Tale dinamica è determinata da una contenuta riduzione del fatturato (-0,5%) associata a una maggiore contrazione dei costi per l’acquisto di beni e servizi (-1,8%). In particolare, si registra una diminuzione sia dei costi per acquisti di beni (-2,3%) sia, in misura inferiore, di quelli per servizi(-0,7%).
L’aumento del valore aggiunto è più elevato per le grandi imprese (+3,2%) e le microimprese (+3,1%). Leggermente inferiore l’incremento delle medie imprese (+2,8%) mentre, per le piccole, si registra un calo nella classe 10-19 addetti (-0,7%) e una crescita nella classe 20-49 addetti (+1,3%).
La crescita del valore aggiunto è trainata dalle imprese appartenenti a gruppi (+3,9%), mentre le imprese indipendenti registrano una crescita contenuta (+0,6%). In particolare, il valore aggiunto cresce sia per le imprese dei gruppi domestici (+3,7%) sia per quelle appartenenti a gruppi multinazionali (3,9%), in misura più sostenuta per multinazionali estere (+4,3).
Il fatturato cresce solo per le imprese con oltre 50 addetti: +1,6% per le medie e +1,2% per le grandi. I costi per acquisti di beni sono in calo per tutte le classi dimensionali (-6,4% per le microimprese e -0,6% per le grandi) con l’eccezione delle medie imprese (+1,3%). In calo anche i costi per acquisti di servizi (-1,9% per le microimprese e -1,3% per le medie imprese) tranne per le grandi imprese (+1,8%).
Nel 2024, il costo del lavoro cresce in tutte le classi dimensionali: +4,0% per le microimprese, +3,5% e +5,4% rispettivamente per le classi 10-19 e 20-49 addetti e, superando i valori medi generali, +5,7% per le medie imprese e +6,6% per le grandi.
Il margine operativo lordo diminuisce, rispetto al 2023, dello 0,5%, in calo per tutte le classi di addetti con l’eccezione delle microimprese (+2,7%). Il calo è maggiore per le piccole imprese (-6,1% per la classe 10-19 addetti e -4,5% per quella 20-49 addetti) mentre è meno marcato per le medie e grandi imprese (-1,3% per entrambe le classi dimensionali).
Nel 2024, gli investimenti per addetto calano, in termini nominali, del 2,6%, passando da 8,4 a 8,2mila euro. L’andamento è differenziato per classe di addetti delle imprese; si registra un calo per le piccole e medie e un incremento per le microimprese (+10,1%) e le grandi imprese (+6,5%).
Servizi più dinamici dell’Industria per valore aggiunto e produttività
Nel 2024, nell’Industria in senso stretto la crescita del valore aggiunto è dello 0,6% con risultati migliori per le imprese appartenenti a gruppi (+1,9%), ma sempre inferiori alla media generale (+2,5%). In particolare, il valore aggiunto è in crescita per le microimprese (+2,7%) e le grandi imprese (+1,7%). Cala il fatturato (-1,7%) così come la spesa per l’acquisto di beni (-3,3%) mentre si rileva una crescita dei costi per servizi (+1,5%). L’incremento del costo del lavoro è del 4,7% mentre è in calo il margine operativo lordo (-3,5%). Si rileva anche un decremento per gli investimenti per addetto (-3,4%). Il 9,8% delle imprese nel settore è organizzato in strutture di gruppo. Tali imprese realizzano il 74,3% del valore aggiunto dell’Industria in senso stretto e occupano il 57,4% degli addetti e il 62,8% dei dipendenti.
Nelle Costruzioni, il valore aggiunto è in calo (-0,5% rispetto all’anno precedente) mentre per le imprese appartenenti a gruppi si registra un aumento pari al 3,5%. Nello stesso anno, anche gli altri principali indicatori evidenziano una dinamica negativa: il fatturato diminuisce del 7,3%, il margine operativo lordo del 7,1% e gli investimenti per addetto dell’8,4%. Diminuisce anche l’incidenza della spesa per l’acquisto di beni e servizi (rispettivamente, -7,9% e -9,5%) mentre l’incremento del costo del lavoro, rispetto al 2023, è del 7,3%. In controtendenza le grandi imprese del settore che realizzano un incremento del 16,6% del valore aggiunto. Nel settore, il 4,5% delle imprese è organizzato in strutture di gruppo, occupa il 22,2% degli addetti e il 31,1% dei dipendenti e realizza il 33,4% del valore aggiunto del comparto.
Nei Servizi la crescita del valore aggiunto risulta più dinamica (+4,2% nel complesso e +5,7% per le imprese appartenenti a gruppi). Il fatturato cresce dell’1,4% con costi per beni e servizi in lieve diminuzione, rispettivamente del -1,0% e del -0,1%. In calo anche gli investimenti per addetto (-1,1%) mentre, nel settore, si registrano incrementi rispetto all’anno precedente per costo del lavoro (+5,8%) e margine operativo lordo (+2,6%). Il valore aggiunto è in crescita per tutte le classi dimensionali con particolare rilievo per le medie imprese (+7,3%) e le piccole della classe 20-49 addetti (+4,3%). Nei Servizi, il 3,9% delle imprese fa parte di un gruppo, occupa il 35,9% degli addetti del settore e il 50,3% dei dipendenti e realizza il 53,0% del valore aggiunto del settore. La produttività nominale del lavoro cresce del 4,2% nei Servizi e, in misura molto più contenuta, negli altri settori (+0,5% per le Costruzioni e +0,6% per l’Industria in senso stretto). I livelli di produttività, in generale, sono più elevati per le imprese appartenenti a gruppi (quasi 89mila euro per addetto contro i 41mila e 200 delle imprese indipendenti) anche se, rispetto al 2023, si registra un decremento dell’1,2%. La differenza più ampia continua a essere rilevata per le microimprese dove l’indicatore di produttività passa da circa 117mila euro per le imprese appartenenti a gruppi a circa 37mila per le imprese indipendenti.
Approfondisci sul sito Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Reindustrializzazione, Confindustria accelera</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Rafforzare il ruolo del sistema Confindustria nella gestione delle crisi industriali e avvicinare le politiche nazionali alle esigenze delle imprese sui territori. È questo l&#039;obiettivo dei due protocolli d&#039;intesa firmati il 30 settembre a Palazzo Piacentini dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Gli accordi, della durata di tre anni, consolidano la collaborazione tra Confindustria e Mimit su due ambiti strategici: i processi di reindustrializzazione e il rafforzamento della rete delle Case del Made in Italy, attraverso una più stretta integrazione con le associazioni territoriali e di categoria.
Orsini: &quot;Ora trasformare le intese in progetti concreti&quot;
Secondo il presidente di Confindustria, una politica industriale efficace deve essere in grado di arrivare concretamente alle imprese e ai territori. I protocolli puntano infatti a rafforzare il coordinamento tra istituzioni e sistema produttivo, migliorando la capacità di intervento sia nelle situazioni di crisi sia nell&#039;accompagnamento degli investimenti.
Orsini ha sottolineato la necessità di preservare competenze, occupazione e capacità produttiva, favorendo parallelamente nuovi insediamenti industriali e processi di reindustrializzazione. Un contributo fondamentale potrà arrivare dalla rete di Confindustria, chiamata a intercettare i fabbisogni delle imprese e a facilitare il dialogo con il Ministero.
&quot;Il passo successivo sarà trasformare queste intese in progetti concreti capaci di sostenere la crescita e rafforzare la competitività del sistema industriale italiano&quot;, ha evidenziato il presidente.
Un tavolo permanente per le crisi industriali
Il primo protocollo è dedicato alla gestione delle crisi aziendali e territoriali e ai processi di reindustrializzazione. L&#039;intesa amplia il campo d&#039;azione dalle singole vertenze alle situazioni di difficoltà industriale più complesse, favorendo il contatto tra aziende in crisi e soggetti interessati a investire, acquisire o riconvertire attività produttive.
L&#039;obiettivo è sostenere la continuità industriale, tutelare i livelli occupazionali e promuovere nuovi progetti di sviluppo, comprese operazioni di reshoring e diversificazione produttiva. L&#039;accordo prevede inoltre il supporto a partnership industriali e acquisizioni strategiche.
Per dare continuità all&#039;attività sarà istituito un tavolo tecnico permanente tra Mimit e Confindustria, incaricato di monitorare le situazioni aperte e individuare possibili soluzioni industriali.
Case del Made in Italy più vicine alle imprese
Il secondo protocollo punta invece a rafforzare il collegamento tra le Case del Made in Italy, i presidi territoriali del Ministero, e il sistema associativo di Confindustria.
L&#039;obiettivo è rendere le politiche industriali nazionali più aderenti alle necessità delle imprese e alle caratteristiche dei diversi territori. L&#039;intesa prevede attività di informazione, orientamento e supporto alle aziende, oltre all&#039;organizzazione di incontri, roadshow ed eventi di matchmaking per favorire nuove opportunità di sviluppo.
Tra le iniziative previste figura anche una mappatura delle competenze richieste dal sistema produttivo, realizzata in collaborazione con la Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy.
Urso: strategia condivisa per la competitività
Per il ministro Adolfo Urso i due protocolli rappresentano un ulteriore passo avanti nella collaborazione tra Mimit e Confindustria a sostegno del tessuto produttivo nazionale.
Da un lato, gli accordi rafforzano gli strumenti per affrontare le crisi industriali e salvaguardare impianti e occupazione, anche attraverso l&#039;individuazione di nuovi investitori e partner industriali. Dall&#039;altro, consolidano il ruolo delle Case del Made in Italy come punto di riferimento per le imprese, in particolare per le piccole e medie aziende e per il comparto artigiano.
Le intese si inseriscono nel solco del Libro Bianco del Mimit &quot;Made in Italy 2030&quot; e mirano a costruire una rete di collaborazione capillare per accompagnare la trasformazione del sistema produttivo italiano e rafforzarne la competitività nel lungo periodo.

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            <category>Economia</category>
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            <title>Dpb inviato a Commissione e Parlamento</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato inviato alla Commissione europea e al Parlamento italiano il Documento Programmatico di Bilancio 2027.
Il Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti ha presentato al Cdm il Dpb che conferma tutti gli obiettivi programmatici indicati nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP), come approvato dalle Camere, e, in particolare, il tasso di crescita dell’indicatore della spesa netta. Questo tasso, inclusivo dell’utilizzo degli spazi di bilancio connessi all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale in materia di difesa ed energia, è pari al 3,3 per cento nel 2027 e all’1,7 per cento nel 2028. Nel 2029, l’indicatore è previsto allo 0,2 per cento. Al netto degli impieghi derivanti dall’utilizzo della clausola, il tasso di crescita annuo della spesa netta è previsto all’1,9 per cento nel 2027, all’1,7 per cento nel 2028 e all’1,5 per cento nel 2029, rispettando i limiti previsti dalla raccomandazione del Consiglio.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Bankitalia, credito e innovazione tra nuove sfide</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;innovazione tecnologica sta trasformando profondamente il mercato del credito, modificando modelli operativi, processi di valutazione e modalità di accesso ai finanziamenti. Un cambiamento che apre nuove opportunità per imprese e intermediari finanziari, ma che richiede anche un adeguamento degli strumenti di controllo e supervisione da parte delle autorità di vigilanza.
È questo il quadro delineato nell&#039;intervento di Banca d&#039;Italia dedicato al tema &quot;Credito e innovazione: evoluzione del mercato e profili di vigilanza&quot;, che analizza l&#039;impatto delle nuove tecnologie sul sistema finanziario e sulle attività di controllo.
Innovazione e nuovi modelli di credito
La digitalizzazione dei servizi finanziari, insieme alla diffusione dell&#039;intelligenza artificiale, dei big data e delle piattaforme fintech, sta ridefinendo il rapporto tra intermediari e clientela. Le nuove tecnologie consentono infatti di migliorare i processi di valutazione del merito creditizio, accelerare l&#039;erogazione dei finanziamenti e ampliare l&#039;accesso al credito per famiglie e imprese.
L&#039;innovazione favorisce inoltre lo sviluppo di nuovi operatori e modelli di business, aumentando la concorrenza e stimolando l&#039;efficienza del settore.
I rischi da presidiare
Accanto alle opportunità emergono però nuove aree di rischio. L&#039;utilizzo crescente dei dati e degli algoritmi richiede particolare attenzione ai temi della trasparenza, della protezione dei consumatori e della sicurezza informatica.
Tra gli aspetti monitorati dalla vigilanza rientrano anche la qualità dei modelli utilizzati per la concessione del credito, la gestione dei dati, la resilienza operativa delle infrastrutture digitali e i potenziali rischi derivanti dall&#039;esternalizzazione di servizi tecnologici a fornitori specializzati.
Il ruolo della vigilanza
In questo contesto, la vigilanza è chiamata ad accompagnare i processi di innovazione garantendo al tempo stesso stabilità finanziaria, corretto funzionamento dei mercati e tutela della clientela.
L&#039;obiettivo è favorire lo sviluppo di soluzioni innovative senza compromettere la solidità degli intermediari e la fiducia nel sistema finanziario. Per questo motivo, l&#039;evoluzione delle tecnologie richiede un costante aggiornamento degli strumenti di supervisione e un dialogo continuo tra autorità, operatori finanziari e nuovi attori dell&#039;ecosistema fintech.
Una trasformazione destinata a proseguire
La trasformazione digitale del credito rappresenta uno dei principali fattori di cambiamento per il sistema finanziario dei prossimi anni. La sfida sarà cogliere i benefici dell&#039;innovazione, migliorando efficienza e inclusione finanziaria, mantenendo al contempo elevati standard di sicurezza, trasparenza e affidabilità.
In questo equilibrio tra sviluppo tecnologico e presidio dei rischi si giocherà una parte importante dell&#039;evoluzione futura del mercato del credito e dell&#039;azione di vigilanza.

 
 
Credito e innovazione: evoluzione del mercato e profili di vigilanza</description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>IVASS, nuove rilevazioni sulle polizze catastrofali</title>
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            <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 07:30:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 ottobre il Provvedimento n. 175/2026 dell&#039;IVASS che aggiorna il Regolamento n. 36/2017 in materia di comunicazione di dati e informazioni statistiche all&#039;Autorità di vigilanza. Le novità riguardano in particolare l&#039;introduzione di una rilevazione periodica sulle polizze a copertura dei rischi catastrofali e la revisione delle segnalazioni relative alle coperture di responsabilità civile sanitaria.
L&#039;intervento si inserisce nel processo di rafforzamento del monitoraggio del mercato assicurativo e punta a rendere più strutturata e omogenea la raccolta delle informazioni da parte dell&#039;Istituto.
Focus sulle polizze catastrofali
Il Provvedimento introduce una nuova rilevazione semestrale dedicata alle coperture contro i rischi catastrofali, nell&#039;ambito dell&#039;obbligo assicurativo previsto per le imprese con sede legale in Italia e per quelle estere con stabile organizzazione nel Paese.
Le coperture interessate riguardano i danni causati da terremoti, alluvioni, inondazioni, esondazioni e frane ai beni utilizzati nell&#039;attività d&#039;impresa, comprese strutture, terreni, impianti, macchinari e attrezzature.
Le compagnie che operano nel ramo incendio e altri danni ai beni dovranno trasmettere all&#039;IVASS informazioni dettagliate sulle polizze in vigore al 31 marzo e al 30 settembre di ogni anno. Le comunicazioni dovranno essere effettuate rispettivamente entro il 30 aprile e il 31 ottobre.
Tra i dati richiesti figurano:

identificativo del contratto e del contraente;
ubicazione del rischio;
durata della copertura;
garanzie presenti;
premio annuo corrisposto;
somme assicurate;
franchigie, scoperti e limiti di indennizzo;
canale distributivo;
eventuali coperture aggiuntive rispetto a quelle obbligatorie.

La nuova disciplina rende permanente la raccolta delle informazioni, sostituendo le precedenti rilevazioni straordinarie effettuate dall&#039;Autorità.
Semplificazione per la RC sanitaria
Il Provvedimento interviene anche sulle polizze di responsabilità civile sanitaria, introducendo una rilevazione annuale standardizzata che sostituisce il sistema finora basato su specifiche richieste annuali al mercato.
L&#039;obbligo riguarda le imprese italiane, le sedi secondarie di compagnie di Stati terzi e le imprese dello Spazio economico europeo operanti in Italia, sia in regime di stabilimento sia in libera prestazione di servizi.
La raccolta delle informazioni sarà articolata in tre flussi distinti riguardanti:

contratti;
sinistri;
caratteristiche delle coperture.

Le segnalazioni dovranno distinguere tra strutture sanitarie pubbliche, strutture private e personale sanitario e saranno riferite ai contratti in vigore al 31 dicembre di ogni anno, con trasmissione entro il 30 aprile dell&#039;anno successivo.
Prima applicazione e decorrenza
Il Regolamento viene inoltre integrato con due nuovi allegati contenenti le istruzioni operative per la compilazione e l&#039;invio dei dati relativi sia alle coperture per eventi catastrofali sia alle polizze di responsabilità civile sanitaria.
Per la prima applicazione della nuova disciplina, le imprese dovranno trasmettere entro il 31 dicembre 2026 i dati relativi alle polizze di RC sanitaria riferiti all&#039;anno 2025.
Il Provvedimento IVASS n. 175/2026 è entrato in vigore il 30 settembre 2026 e punta a rafforzare la trasparenza e la disponibilità di informazioni statistiche in due comparti assicurativi di crescente rilevanza per il sistema economico e produttivo italiano.
Provvedimento

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            <category>Normativa</category>
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                <item>
            <title>ANFIA: via libera agli autoarticolati fino a 18 metri</title>
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            <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>ANFIA esprime grande soddisfazione per le disposizioni contenute nel testo del nuovo Codice della Strada, approvato in via preliminare ieri dal Consiglio dei Ministri, che rappresentano un passo decisivo verso il pieno riconoscimento normativo degli autoarticolati con lunghezza fino a 18 metri, portando a compimento il percorso avviato con il Progetto 18, una sperimentazione di successo che ha dimostrato come sia possibile migliorare l&#039;efficienza logistica, ridurre il traffico e le emissioni, senza compromettere la sicurezza stradale.
Si tratta di un risultato importante per l&#039;intera filiera industriale e logistica nazionale, che valorizza oltre quindici anni di sperimentazione sul campo e consente di tradurre un&#039;esperienza di successo in un&#039;opportunità strutturale per il sistema dei trasporti italiano.
Il Progetto 18 ha coinvolto 330 complessi veicolari, costituiti da trattore e semirimorchio con lunghezza complessiva di 18 metri, sottoposti a un&#039;attenta attività di monitoraggio per valutarne le prestazioni operative, la guidabilità, la manovrabilità e la sicurezza stradale.
I risultati avevano confermato la validità della soluzione, evidenziando prestazioni di sicurezza, guidabilità e manovrabilità sostanzialmente equivalenti a quelle dei veicoli tradizionali, a fronte di un significativo miglioramento dell&#039;efficienza del trasporto merci.
Il beneficio più rilevante riguarda proprio l&#039;ottimizzazione dei flussi logistici: grazie alla maggiore capacità di carico, i veicoli da 18 metri permettono di evitare almeno un viaggio ogni dieci, a parità di merci trasportate, contribuendo concretamente alla riduzione dei mezzi in circolazione, della congestione stradale, dei consumi di carburante e delle emissioni di CO2.
Un risultato che dimostra come innovazione tecnologica, competitività industriale, sostenibilità ambientale e sicurezza stradale possano procedere nella stessa direzione.

Accogliamo con grande soddisfazione questo importante risultato, che premia la visione e la determinazione di ANFIA a perorare la causa.
Il Progetto 18 rappresenta un esempio concreto di come una sperimentazione condotta con rigore, attraverso il dialogo tra industria, operatori del trasporto e istituzioni, possa tradursi in un miglioramento strutturale del sistema logistico nazionale.
È infatti su queste basi che la sinergia interassociativa tra ANFIA e ANITA ha portato a questo importante risultato, in cui abbiamo dimostrato insieme sul campo che è possibile trasportare le stesse merci con meno viaggi, mantenendo elevati standard di sicurezza e manovrabilità. Eliminare un viaggio su dieci significa avere meno mezzi sulle strade, meno congestione, meno emissioni e maggiore competitività per le imprese. È questa la direzione in cui deve muoversi l&#039;innovazione nel trasporto merci.
Massimo Menci, Presidente della sezione Rimorchi di ANFIA.

ANFIA sottolinea, inoltre, come il nuovo intervento normativo rappresenti il naturale completamento del percorso avviato con il Decreto Infrastrutture del 2021, che aveva già consentito la circolazione a livello nazionale degli autoarticolati da 18 metri, superando finalmente le residue limitazioni sul piano regolamentare e creando le condizioni per la piena produzione e omologazione di questi veicoli.
L&#039;Associazione esprime pertanto il proprio apprezzamento al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per aver accompagnato e sostenuto nel tempo il Progetto 18 e per aver riconosciuto il valore di un&#039;innovazione sviluppata dall&#039;industria nazionale, auspicando il rapido completamento dell&#039;iter normativo e l’approvazione in via definitiva del testo.
Un risultato che conferma come le politiche per la mobilità sostenibile possano e debbano valorizzare soluzioni tecnologiche concrete, già sperimentate e immediatamente in grado di produrre benefici per le imprese, l&#039;ambiente e la collettività.

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Cartolarizzazioni: Consob pubblica l’aggiornamento</title>
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            <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Consob ha approvato un aggiornamento delle disposizioni di attuazione dell’articolo 4-septies.2 del Testo Unico della Finanza (TUF) in materia di cartolarizzazioni, intervenendo sulla disciplina introdotta con la delibera n. 22833 del 9 ottobre 2023. Le modifiche, adottate con la delibera n. 24155, riguardano gli operatori soggetti al Regolamento europeo sulle cartolarizzazioni (UE 2017/2402) e puntano a rendere più efficiente il sistema degli adempimenti, riducendo gli oneri amministrativi e chiarendo alcuni aspetti applicativi emersi nella prima fase di attuazione della normativa.
Tra le principali novità figura la definizione di termini più chiari per le notifiche alla Consob. Le operazioni di cartolarizzazione soggette a vigilanza dovranno essere comunicate entro un mese dalla data di emissione. Lo stesso termine viene applicato alla trasmissione delle informazioni relative alle operazioni semplici, trasparenti e standardizzate (STS), mentre gli eventi significativi e la chiusura delle operazioni dovranno essere notificati senza indugio.
L’aggiornamento interviene anche sulle modalità di attestazione della conformità alle disposizioni europee. Per le operazioni non STS, il rispetto dei requisiti previsti dagli articoli da 6 a 9 del Regolamento Cartolarizzazioni dovrà essere certificato per iscritto dal responsabile dell’organo con funzione di gestione di ciascun soggetto coinvolto nell’operazione, limitatamente alle rispettive competenze. In presenza di più cedenti, ciascuno sarà tenuto a predisporre una propria dichiarazione.
Per le operazioni STS, invece, la conformità ai requisiti normativi dovrà essere attestata dai responsabili degli organi di gestione del cedente e del promotore. Nel caso di enti significativi, l’adempimento potrà essere delegato a un soggetto appositamente designato all’interno dell’organizzazione.
Particolare attenzione viene riservata agli eventi significativi che potrebbero incidere sulle caratteristiche dell’operazione o sul rispetto dei requisiti STS. In tali circostanze, cedenti, prestatori originari e società veicolo saranno tenuti a notificare tempestivamente la Consob e a trasmettere una versione aggiornata della dichiarazione di conformità.
La delibera introduce inoltre uno specifico obbligo di comunicazione della chiusura delle operazioni di cartolarizzazione. L’operazione sarà considerata conclusa quando non sussisteranno più attività e passività collegate alla struttura finanziaria.
Sul fronte operativo, viene confermato che le notifiche devono essere effettuate dal soggetto designato ai sensi del Regolamento europeo. La trasmissione materiale delle informazioni potrà essere delegata al servicer dell’operazione, ma la responsabilità degli adempimenti resterà in capo al soggetto designato. Le comunicazioni dovranno essere effettuate secondo il modello dati e le istruzioni operative pubblicate dalla Consob.
Le nuove disposizioni entreranno in vigore il giorno successivo alla loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, completando così il percorso di affinamento della disciplina nazionale sulle cartolarizzazioni e rafforzando la chiarezza del quadro regolamentare per gli operatori del mercato.
Comunicato

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Bankitalia, nuovi QEF su credito, IA e investimenti</title>
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            <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d&#039;Italia ha pubblicato una nuova serie di Questioni di Economia e Finanza (QEF) che affrontano alcuni dei temi più rilevanti per l&#039;economia italiana e internazionale: dall&#039;efficienza della giustizia al credito bancario, dall&#039;impatto dell&#039;intelligenza artificiale nelle pubblicazioni economiche alle stablecoin, fino ai passaggi generazionali nelle imprese familiari e alle conseguenze degli shock energetici.
Tra gli studi più interessanti figura quello dedicato al rapporto tra efficienza del sistema giudiziario, credito e investimenti delle imprese. L&#039;analisi evidenzia come un miglior funzionamento dei tribunali possa favorire l&#039;accesso al credito e sostenere la crescita degli investimenti aziendali, confermando il ruolo della qualità delle istituzioni nello sviluppo economico.
Un secondo lavoro esamina gli effetti degli shock di domanda e di offerta sugli investimenti in Italia, mettendo in luce come gli impatti possano essere persistenti e influenzare nel lungo periodo l&#039;accumulazione di capitale e la capacità produttiva del Paese.
Ampio spazio è riservato anche all&#039;innovazione tecnologica. Un QEF valuta infatti il potenziale utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale generativa per supportare la redazione di pubblicazioni economiche, come il Bollettino economico della Banca d&#039;Italia, attraverso modelli linguistici avanzati e sistemi di recupero delle informazioni.
Tra i temi finanziari emerge inoltre l&#039;analisi sulle stablecoin e sulle implicazioni che tali strumenti possono avere per il bilancio delle banche centrali, i sistemi di pagamento e l&#039;attuazione della politica monetaria, in un contesto di crescente digitalizzazione della moneta.
La collana dedica attenzione anche al mercato del lavoro, con uno studio che ricostruisce l&#039;evoluzione della contrattazione collettiva in Italia negli ultimi venticinque anni, evidenziandone il legame con l&#039;andamento delle retribuzioni e dell&#039;inflazione.
Completano il quadro le ricerche sui passaggi generazionali nelle imprese familiari, tema cruciale per la competitività del tessuto produttivo italiano, e sugli effetti della crisi energetica legata allo shock dello Stretto di Hormuz del 2026, che analizza le ripercussioni sui mercati del petrolio e del gas naturale.
Con questa nuova serie di pubblicazioni, la Banca d&#039;Italia offre un contributo di analisi su alcune delle principali sfide che interessano imprese, mercati finanziari e politica economica, fornendo evidenze utili al dibattito pubblico e alle decisioni di policy.
Consulta le pubblicazioni sul sito di Bankitalia</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Confindustria: imprese più forti contro gli shock</title>
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            <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>PIL mondiale in rallentamento quest’anno (+2,8%) a causa di tensioni geopolitiche,  incertezza e conflitti aperti di difficile risoluzione. Recupera il prossimo anno (+3,2%).
Scambi mondiali in forte crescita… Nei primi sette mesi del 2026, in volume, hanno  superato del 9,5% il livello raggiunto nel 2024 e del 18,4% il livello pre-pandemia (2019).  Una dinamica più che doppia rispetto a quella registrata dalla produzione industriale  (+3,8% sul 2024 e +8,8% sul 2019). Trainano Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Hong  Kong e Cina, responsabili di due terzi della crescita. Anche gli USA contribuiscono ma  con una intensità più contenuta. Ferma l’Europa.
…legati alla rapida riconfigurazione delle filiere globali a fronte dei dazi USA e  all’espansione degli scambi high-tech, trainati dagli investimenti digitali. Un boom  che ha origine dalla domanda di investimento negli Stati Uniti e ha attivato soprattutto  le supply chain internazionali, localizzate principalmente in Asia. L’Europa è al momento  esclusa da questa nuova rivoluzione digitale. Perché USA e Cina investono 1000 miliardi  di dollari l’anno (a parità di potere d’acquisto) in R&amp;S, l’UE solo 600, accumulando così un  ritardo importante rispetto ai due paesi. Le prime 5 società al mondo per investimenti  in ricerca sono americane, la sesta è cinese (Huawei).
Le tensioni geopolitiche stanno riducendo gli scambi tra i paesi tra cui c’è attrito e  trasformando relazioni produttive in dipendenze, rendendo necessaria l’adozione di  politiche industriali per ridurle.
Aumentano gli interventi di politica industriale nel mondo ma solo in Europa e ancor  più in Italia sono orizzontali e non riducono le dipendenze. Gli USA fanno politiche  industriali per acciaio e metalli, la Cina per la manifattura avanzata.
Strategico il ricorso a nuovi accordi e partnership commerciali, per diversificare i  mercati di origine e sbocco e ridurre le dipendenze critiche. Ma soprattutto per ricreare  un mondo multipolare: gli accordi commerciali rappresentano lo strumento che più  si avvicina a un quadro di regole condivise. Canada, Sud America, Africa, India, Corea,  Giappone, Australia, ASEAN sono le aree su cui puntare.
L’export italiano tende a beneficiare in misura maggiore degli accordi commerciali,  grazie a una specializzazione nei settori in cui la riduzione dei dazi è generalmente più  ampia e a una struttura del tessuto produttivo nazionale, caratterizzato da una forte  presenza di piccole e medie imprese, che si avvantaggia di più dalla rimozione delle  barriere tariffarie e, soprattutto, non tariffarie.
Nei primi tre mesi di applicazione dell’accordo UE-Mercosur, maggio-luglio 2026, le  esportazioni italiane verso l’area sono cresciute del +10,0% rispetto allo stesso periodo  del 2025, un aumento quasi doppio rispetto a quello registrato verso l’insieme dei paesi  extra-UE (+5,9%).
Per l’Italia, un decimo dell’import proviene dalla Cina (10,2%, +2,8 punti percentuali sul  2019) e un decimo dell’export va negli USA (10,8% nel 2025, +1,3 punti percentuali).  Con entrambi emergono vulnerabilità, sebbene di natura diversa. I dazi USA stanno  riducendo l’export italiano. Quello di beni: -9,8% negli ultimi dodici mesi al netto di  navi e farmaci, il cui aumento potrebbe essere temporaneo, almeno parzialmente. In  prospettiva, la delocalizzazione, che è un fenomeno lento, potrebbe ridurre molto di  più l’export e il valore aggiunto prodotto in Italia ed Europa. In aumento l’import italiano anche al netto delle materie prime energetiche e così anche le dipendenze dagli USA  (primo paese per forniture critiche in termini di quota in valore, 24%).
Cina rivale agguerrito ma fornitore essenziale per la manifattura italiana. La Cina è il  secondo paese fornitore al mondo di input critici per l’industria italiana in valore dopo  gli USA, ma primo per numerosità di prodotti (27%). Larga parte di questi prodotti è  strategica per l’ICT e per la transizione verde. Una parte dell’import dalla Cina accresce  la competitività dei prodotti italiani; un’altra parte, al contrario, accentua la crisi di alcuni  settori (automotive e tessile – abbigliamento).
Rafforzare politicamente l’Unione europea appare essenziale ed è imprescindibile il  completamento del mercato unico così come la rimozione delle barriere interne.
Rispetto alla Cina, difficile pensare che le relazioni possano mantenere l’assetto attuale  perché i rapporti tecnologici e industriali appaiono decisamente sbilanciati. Occorre  soddisfare una serie di condizioni:
1) rafforzare, molto, le politiche industriali europee e italiane. Gli interventi trasversali  mostrano i loro limiti (non è ragionevole pensare di riportare tutte le produzioni in  Europa); per questo gli sforzi vanno concentrati sui settori chiave nei quali possiamo  mantenere, conquistare (o competere per) una leadership tecnologica e industriale.
2) gli investimenti cinesi in Europa devono essere vincolati ponendo soglie per  componenti, lavoro, ricerca e dati.
3) sul versante commerciale, puntare a una partnership centrata sulla reciprocità reale  nell’accesso al mercato e nel trattamento nazionale;
4) irrobustire la difesa commerciale, rendendo gli strumenti antidumping/antisovvenzioni  più accessibili, rapidi ed efficaci; estendendo i meccanismi di protezione strutturale  permanente come quello per l’acciaio (ex salvaguardia) ad altri settori sensibili  e razionalizzando lo strumentario dell’autonomia strategica aperta (sussidi esteri;  screening IDE; accesso agli appalti pubblici, anti-coercizione, ecc.).
5) il tutto va fatto in fretta, prima che diventi troppo tardi.
Per quanto riguarda la fase congiunturale (Tabella A), tiene l’economia europea che  crescerà dello 0,8% nel 2026 e dell’1,0% nel 2027. La Francia, tra i grandi paesi, è quella  più in difficoltà (+0,3% la crescita acquisita a giugno) non solo in termini di crescita del  PIL ma anche per l’instabilità politica e il deficit pubblico che non è previsto rientrare;  la Germania tiene (+0,9%), la Spagna vola grazie al traino del turismo e a bassi costi  dell’energia e tassi minori che spingono i consumi.
Continua a crescere a ritmi sostenuti l’economia americana, spinta dai rincari delle  materie prime energetiche di cui è esportatrice netta e dagli investimenti in data center  connessi all’IA stimati intorno a 580 miliardi di dollari nel 2026 (1,8% del PIL), con un  aumento fino a circa il 2,5% del PIL nel 2027. In negativo i rincari hanno spinto al rialzo  l’inflazione (+3,4% ad agosto) comunque più bassa rispetto all’Europa, che ha costretto  la FED al rialzo dei tassi di interesse che continuerà seppure moderato (un quarto di  punto all’anno).
La Cina nel primo semestre è cresciuta del +4,7% sempre più grazie all’export: ad agosto +25,0% sull’anno, con un avanzo commerciale mensile di 119,1 miliardi di dollari. Non adeguata la domanda interna, con le vendite al dettaglio salite appena del  +0,4% e gli investimenti fissi calati del -7,2% nei primi otto mesi.

In generale, i paesi emergenti stanno soffrendo la guerra nel Golfo ma rimangono spinti  dal traino degli investimenti ICT (che vale circa 2 punti percentuali di crescita l’anno).  Dopo essere cresciuti del +4,5% nel 2025, cresceranno del +3,7% nel 2026 e del +4,5%  nel 2027. Ma quasi tutta la risalita l’anno prossimo dovrebbe venire dalle otto economie  del Golfo che valgono poco più di un ventesimo del PIL, una volta conclusa la guerra.
L’ipotesi alla base dello scenario di previsione per l’economia italiana è che dopo le  elezioni di midterm negli Stati Uniti si trovi una soluzione alla guerra USA-Iran, come  annunciato anche dal Presidente Trump, e da gennaio prenda avvio la normalizzazione  dei transiti. Il protrarsi della chiusura dello Stretto sarebbe sostenibile fino a maggio  prossimo, utilizzando tutte le riserve strategiche e commerciali mondiali. Superato  quel mese senza un reale sblocco dello Stretto, sarebbe difficile approvvigionarsi e  salirebbero le quotazioni del petrolio a livelli mai visti prima.
Inoltre, lo scenario previsivo è, come sempre, da considerarsi a legislazione vigente.  Ciò significa che la clausola nazionale di salvaguardia destinata a finanziare maggiori  spese per difesa e sicurezza energetica, che vale 14,4 miliardi di euro per il 2027, non  è incorporata nello scenario di previsione.
In Italia, crescita del PIL nel 2026 sopra le attese di marzo scorso. Il PIL italiano è atteso  crescere nel 2026 del +1,0%, sostanzialmente in linea con la variazione già acquisita,  ossia quella che si registrerebbe a fine anno in presenza di una crescita congiunturale  nulla nei due trimestri restanti (senza la correzione per i giorni lavorativi). Nel 2027  l’economia italiana dovrebbe rallentare (+0,6%), a un ritmo in linea con quello osservato  nel 2025 (Tabella B). La revisione al rialzo della previsione di crescita del PIL per il 2026,  rispetto al Rapporto di marzo scorso (di +0,5 punti percentuali), riflette diversi fattori:

il buon andamento dell’economia italiana nella prima metà dell’anno (+0,3% nel 1° trimestre e +0,2% nel 2°), con il 1° trimestre rivisto al rialzo rispetto alla stima  preliminare (da +0,2%). Ai positivi primi due trimestri del 2026 si è sommato anche  un buon ritmo nel 4° 2025, chiuso a +0,3%. A questi ha contribuito anche la stabilità  del prezzo del gas prima dell’inizio della guerra;
il decisivo apporto del PNRR (concluso a fine agosto), il cui impatto sul PIL, stimato in circa mezzo punto percentuale nel 2026, ha spinto la dinamica soprattutto degli  investimenti. Tale contributo ha riguardato gli investimenti previsti dal PNRR ma  anche gli investimenti privati sostenuti da incentivi, come Transizione 5.0, che  hanno riscosso molto successo tra le imprese;
il contenuto trasferimento dei rincari energetici agli altri beni e servizi; l’inflazione al netto di energia e alimentari è ancora bassa (al +2,0% a settembre, 1,8% ad agosto  come a gennaio), dopo sette mesi dall’inizio dei rincari, e ciò è attribuibile al fatto  che la guerra ha fatto salire molto il prezzo del petrolio e meno, fino a settembre,  quello del gas. Il rincaro del primo fa salire principalmente il costo dei trasporti  mentre quello del gas, che è utilizzato sia come materia prima industriale che  soprattutto come input produttivo dell’energia elettrica, impatta in modo importante  tutti i settori dell’economia: un aumento del 100% del prezzo del petrolio fa salire  l’incidenza dei costi energetici sui costi di produzione della manifattura di 0,3 punti  percentuali; quello del gas di 0,8 punti percentuali;
il rincaro inferiore alle aspettative del prezzo del petrolio grazie alla frenata della domanda mondiale di petrolio (soprattutto in Cina e Giappone) che ha seguito il calo dell’offerta (causato dalla guerra nei paesi del Golfo). Un divario meno ampio tra domanda e offerta ha limitato l’impennata del prezzo.

La crescita del PIL italiano del 2026 poggia sui consumi delle famiglie (+1,1%, fermi  invece quelli pubblici) e sugli investimenti (+3,3%), trainati nel complesso dalle  costruzioni nonostante il calo della componente abitativa. Resta invece negativo  l’apporto della domanda estera netta nonostante la crescita dell’export (+2,7% quello  di beni, +3,8% quello di servizi).

Rallentamento nei mesi finali dell’anno che si trascinerà al 2027. Nel 2027 la crescita  media annua risentirà della debolezza della fase finale del 2026 e di un recupero solo  moderato a inizio anno. Ciò, nonostante gli effetti positivi derivanti dalla riapertura dello  Stretto di Hormuz: la progressiva discesa dei prezzi delle materie prime energetiche  che consentirà il rientro dell’inflazione, la riduzione dell’incertezza, maggiore fiducia di  famiglie e imprese, la ripartenza del commercio con i paesi del Golfo.
Agiranno negativamente dal 4° trimestre del 2026:

il prezzo del petrolio tornato a settembre sui livelli massimi (102 dollari a barile) e destinato a rimanerci fino alla riapertura dello Stretto di Hormuz;
il prezzo del gas, cresciuto già nei mesi scorsi, che ha raggiunto a settembre i livelli più alti dalla fine del 2022 (77 euro/MWh), ed è atteso rimanere così fino  alla riapertura dello Stretto di Hormuz, sia per i timori di scarsità derivanti dalla  sua chiusura, sia per la necessità, in Europa, di ricostituire le scorte, inferiori di 10  punti percentuali ai livelli normali, prima della stagione invernale;
l’aumento del tasso di inflazione che, a settembre, ha toccato il suo massimo raggiungendo il 4,2% spinto dai rincari energetici e ridurrà il potere d’acquisto delle  famiglie frenando i consumi nella parte finale dell’anno e poi anche all’inizio del  2027;
i rialzi dei tassi di interesse: a settembre secondo rialzo dei tassi BCE di 0,25 punti percentuali che sarà seguito da altri tre rialzi attesi nei prossimi mesi. Il maggior  costo del denaro frenerà consumi e investimenti;
la fine del PNRR nel 2026 comporterà, a legislazione vigente (cui fa riferimento la previsione), un rallentamento della spesa per investimenti, moderato dalle ampie  risorse PNRR residuate che verranno spese dopo il 2026 (circa 47 miliardi, di cui  27 nel 2027, significativamente meno dei circa 42 miliardi spesi nel 2026). In  realtà, con l’adozione della Clausola di salvaguardia, la spesa addizionale prevista,  in larga parte per investimenti, sarà pressoché pari alla spesa del PNRR nel 2026.

Nel 2027 la dinamica del PIL sarà ancora trainata dai consumi delle famiglie e dagli  investimenti che però rallenteranno significativamente: +0,5% e +0,8% rispettivamente.  Le esportazioni nette torneranno a fornire un lieve apporto positivo, favorito dal  miglioramento delle ragioni di scambio ma l’export rallenterà (+1,5% quello di beni,  +2,5% quello dei servizi).
I rischi dello scenario di previsione sono legati all’evolversi dei transiti delle navi per  lo Stretto di Hormuz e più in generale alla guerra nel Golfo.
Una riduzione dei transiti ed eventuali attacchi a impianti di produzione di gas e petrolio  avrebbero impatti negativi sui prezzi delle materie prime energetiche e per questa via  sull’inflazione; le banche centrali potrebbero decidere ulteriori rialzi dei tassi. Sono  escluse dallo scenario azioni o misure governative di riduzione del consumo di petrolio, gas e derivati che riducendo la domanda potrebbero dilatare i tempi di utilizzo delle  scorte.
Un altro rischio dello scenario è legato alla volatilità sui mercati finanziari, causata  proprio dalla tensione nel mercato mondiale del petrolio e del gas e dai suoi riflessi  sulle quotazioni, sull’inflazione e, a cascata, sulle decisioni delle Banche Centrali relative  ai tassi. In Europa negli ultimi giorni sono bruscamente saliti i rendimenti dei titoli  sovrani, di più in Francia, ma anche in Italia, e maggiori acquisti di titoli tedeschi, con  un allargamento degli spread. Se una tale tendenza proseguisse, porrebbe un freno  alla crescita in tutto il Continente.
Dal lato dell’offerta, la produzione industriale sta tenendo grazie a export e  investimenti in impianti e macchinari, spinti dal successo dell’iperammortamento,  beneficiando anche della buona dinamica dei consumi: la crescita acquisita a luglio  è di +0,4%. Sebbene ci siano segnali di miglioramento, la ripresa dell’industria resta  frenata dalle barriere commerciali e soprattutto dall’aumento dei costi di produzione  e trasporto. A livello settoriale, buona la dinamica del settore automotive, che registra  la crescita acquisita più elevata (+8,8%) ma ancora largamente insufficiente a riportare  la produzione ai livelli del 2023; bene anche “altri mezzi di trasporto”, fabbricazione di  computer e prodotti di elettronica, farmaceutica e metallurgia. Male mobili e tessile- abbigliamento-pelletteria, settori alle prese con una crisi strutturale che riguarda anche  altri Paesi europei. In termini di valore aggiunto, invece, l’industria ha perso terreno.  Servizi e costruzioni, invece, hanno trainato la dinamica del valore aggiunto in Italia fino  alla metà del 2026 (+1,5% e +3,0% tendenziale nel 2° trimestre 2026).
L’elevato costo dell’energia rimane la più importante vulnerabilità dell’economia  italiana. Il prezzo dell’energia elettrica è sistematicamente più alto rispetto ai competitor  europei (+35% rispetto alla Germania nei primi 9 mesi del 2026) e a settembre è salito a  un picco di 208 euro/MWh, da 114 a febbraio, prima della Guerra (Grafico A). Rispetto  a 6 anni fa, l’incidenza dei costi energetici (petrolio, gas, energia elettrica e altre fonti)  sui costi totali è cresciuta del 34,5% (e del 40% per la sola manifattura). A settembre  2026 la quotazione del petrolio Brent è pari in media a 102 dollari al barile, da un minimo  di 62 dollari a dicembre 2025 (+65%). Il prezzo del gas in Europa a settembre è salito  al livello massimo da inizio anno, 77 euro/MWh in media, da 33 a febbraio (+133%). Il  prezzo al consumo della benzina in Italia è salito del 26% a settembre 2026 rispetto al  minimo registrato a gennaio.
Adesso il prezzo del gas è ai massimi dal 2022 e il petrolio oltre i 100 dollari, se  continua o peggiora occorrerà intervenire. Secondo stime CSC, con un Brent a circa  126 dollari al barile in media annua nel 2027, rispetto ai 75 dello scenario di base e ai  94 di quest’anno, si potrebbe annullare la crescita del PIL prevista per il 2027; lo stesso  accadrebbe con il prezzo del petrolio in media a 115 dollari al barile e quello del gas a  89 euro/MWh (invece dei 58 dello scenario base).
I recenti rincari riducono la competitività delle imprese italiane rispetto alle altre aree  del mondo, in particolare, agli Stati Uniti. Il prezzo del gas naturale in Europa ad agosto  2026 è stato pari a quasi 8 volte quello in America, dove la quotazione non è aumentata  nel corso di quest’anno.
Il meccanismo di riduzione delle emissioni di CO2 adottato dall’Unione Europea  (ETS) al momento e in prospettiva aggrava tale vulnerabilità. E i benefici in termini di emissioni, nella manifattura, sono in buona parte riconducibili alla chiusura delle imprese mentre è stato efficace nel settore energetico.

Nella sola manifattura italiana sottoposta a ETS, tra il 2005 e il 2025 le emissioni sono diminuite del 43%. Nello stesso periodo sono stati chiusi 386 impianti manifatturieri, a un ritmo di 19 impianti l’anno. Le chiusure di impianti valgono circa la metà (48%) della riduzione delle emissioni. Questa parte della riduzione, quindi, non deriva da un reale processo di decarbonizzazione. Per la parte restante (52%), non è possibile stabilire quanta riduzione sia attribuibile a un calo dei volumi produttivi, che c’è stato, e quanta a un reale processo di decarbonizzazione.
L’azzeramento delle quote gratuite determinerà altre chiusure di imprese. L’acquisto dei diritti di emissione al prezzo di mercato per coprire le quote oggi gratuite determinerebbe un onere di spesa che supererebbe l’EBITDA per il 18% delle imprese manifatturiere in ETS, che impiegano circa 19mila dipendenti (16,5% del totale) e generano 744 milioni di valore aggiunto (5%).
La scarsa dinamica della produttività è la causa principale della bassa crescita dell’Italia. Guardando alle dinamiche di lungo periodo, la bassa crescita dell’economia italiana negli ultimi 30 anni (+0,7% in media all’anno contro l’1,5% dell’Eurozona e il 2,5% degli USA) è attribuibile alla bassa crescita della produttività che contribuisce algebricamente alla crescita del PIL.
Se, in astratto, avessimo la composizione dimensionale dell’economia tedesca la produttività delle imprese italiane salirebbe del +17,6% e supererebbe il livello della Germania del 2,8%; rispetto alla Francia crescerebbe del +14,8% colmando sostanzialmente il ritardo
Sulla sola manifattura, la produttività italiana con la composizione dimensionale tedesca salirebbe del 24,7%, con quella francese del 21,9% e anche in questo caso, il controfattuale azzererebbe il divario con Germania e Francia. La dinamica della produttività in Italia è, quindi, in buona parte legata a effetti di composizione della base  produttiva, basata molto più che altrove su micro e piccole imprese con le prime che  hanno una produttività decisamente più bassa delle corrispettive degli altri principali paesi europei (contrariamente alle altre classi dimensionali). Maggiore produttività  significa anche maggiori salari. Per questo occorre supportare la crescita dimensionale.  In direzione contraria va la riforma dell’artigianato che, oltre a mantenere le attuali  agevolazioni per gli artigiani e a determinare una riduzione del contributo alle entrate  pubbliche delle imprese che verranno assimilate agli artigiani stessi, spingerà le imprese  a rimanere sotto la soglia. Per questo avrà effetti negativi sulla produttività e quindi  sui salari.
Decisivi per l’innalzamento della produttività sono anche gli investimenti, soprattutto  quelli in beni immateriali, che, sebbene in crescita, sono su livelli inferiori a quelli dei  nostri competitor europei. La fine del PNRR causerà un rallentamento degli investimenti  nonostante l’ammontare cospicuo di risorse che si prevede di spendere nel prossimo  triennio. Con quelle che potrebbero derivare dall’attivazione della clausola per energia  e difesa, il rallentamento si avrà nel 2028 e negli anni seguenti.
L’incidenza degli investimenti sul PIL, con il PNRR, è aumentata in Italia di circa 3,7  punti percentuali rispetto al periodo precedente alla pandemia, mentre è diminuita di  circa 2 punti nel gruppo di paesi dell’area euro con una dotazione PNRR più contenuta.  Sarà cruciale trovare le modalità per mantenere elevata la quota di risorse destinate  agli investimenti.
Non sono mancate criticità nell’implementazione del PNRR (a partire dalla selezione  dei progetti), ma la valutazione complessiva appare positiva come mostra la riduzione  dei tempi di realizzazione delle opere (per un’opera media PNRR, dalla progettazione  all’inizio del collaudo, la durata è stimata in 31 mesi rispetto ai 38 delle opere precedenti  al 2018; la riduzione dei tempi amministrativi attribuibile al Piano raggiunge il 55%  nel Mezzogiorno, il 40% nel Centro e il 32% nel Nord), la riduzione dei tempi di  pagamento delle PA (nel 2025 il tempo medio ponderato di pagamento dell’insieme  delle amministrazioni è sceso a 27,2 giorni, dai 33,7 del 2023), la riduzione del tempo  di smaltimento dei procedimenti penali (disposition time penale ridotto nel 2025 del  31,2% rispetto al 2019, superando l’obiettivo PNRR del 25%) e civili (dopo una riduzione  del 28,8% a fine 2025, i dati ministeriali provvisori indicavano ad aprile 2026 un calo  del 40,6%).
Un fattore in grado di incidere sulla resilienza delle imprese è la solidità patrimoniale.  Minori vincoli finanziari migliorano la produttività tra il 5 e il 10%. Nel manifatturiero  italiano, la quota di capitale proprio sul totale delle passività è passata dal 34,5% nel  2007 al 50,0% nel 2024 superando, in aggregato, le imprese spagnole e francesi. Il  divario con la Germania si è ridotto da -21,3 punti percentuali nel 2007 ad appena -2,8  nel 2024.
La patrimonializzazione delle imprese è molto più bassa nelle costruzioni (33,6%) e  nei servizi (40,6%) rispetto al manifatturiero. La stessa quota per il totale economia,  in Italia, scende al 42,0% e, sebbene sia in forte crescita in tutti i settori, rimane ben  lontana dall’ analoga quota in Germania, pari al 50,9%.
Tra il 2015 e il 2024, la dispersione dei livelli di capitalizzazione tra le imprese è  aumentata decisamente e non riguarda esclusivamente la coda inferiore della  distribuzione, ma una fascia estesa di imprese collocate al di sotto della mediana. Queste imprese hanno partecipato solo in parte al  rafforzamento patrimoniale osservato in aggregato e rimangono fragili patrimonialmente con una capacità limitata  di finanziare investimenti e assorbire nuovi shock.
Serve proseguire sulla strada avviata anni fa e poi interrotta nel 2023 con l’eliminazione  dell’ACE che tanti benefici aveva determinato.
Approfondisci sul sito di Confindustria</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>CdM, via libera a DPB 2027 e riforma fiscalie</title>
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            <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio dei ministri n. 192, riunito il 13 ottobre a Palazzo Chigi, ha approvato una serie di provvedimenti di rilievo che spaziano dalla finanza pubblica alla sicurezza stradale, dalla gestione dell&#039;emergenza nei Campi Flegrei alla riforma fiscale. Al centro della riunione il via libera al Documento Programmatico di Bilancio (DPB) 2027, che dovrà essere trasmesso alla Commissione europea entro il 15 ottobre, insieme all&#039;approvazione di nuovi decreti legislativi e decreti-legge su dossier strategici per il Paese. 
Approvato il Documento Programmatico di Bilancio 2027
Su proposta del ministro dell&#039;Economia Giancarlo Giorgetti, il Governo ha approvato il DPB 2027, confermando gli obiettivi delineati nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica. Il tasso di crescita della spesa netta, comprensivo degli spazi di bilancio legati alla clausola di salvaguardia nazionale per difesa ed energia, è fissato al 3,3% nel 2027, all&#039;1,7% nel 2028 e allo 0,2% nel 2029. Al netto di tali componenti, la crescita della spesa si attesterà all&#039;1,9% nel 2027, all&#039;1,7% nel 2028 e all&#039;1,5% nel 2029, nel rispetto delle raccomandazioni europee.
Nuovo piano straordinario per i Campi Flegrei
Tra le misure più rilevanti figura il decreto-legge dedicato ai Campi Flegrei, che introduce un piano straordinario per affrontare gli effetti del bradisismo nell&#039;area. Il provvedimento prevede una struttura commissariale con durata decennale affidata al presidente della Regione Campania e risorse superiori a un miliardo di euro nell&#039;arco di dieci anni.
Sono istituiti fondi dedicati alla riduzione della vulnerabilità sismica, alla riparazione e riqualificazione degli edifici pubblici e privati, delle infrastrutture e dei servizi pubblici. Il decreto contempla inoltre contributi fino a 30 mila euro per gli interventi di pronto ripristino, sospensione di adempimenti tributari e fiscali, stop ai mutui fino al 31 dicembre 2027 e misure di sostegno alle famiglie interessate. 
Via libera al nuovo Codice della strada
Il Consiglio dei ministri ha approvato anche il decreto legislativo recante il nuovo Codice della strada, uno dei principali interventi di aggiornamento della disciplina della circolazione. Il testo punta a modernizzare il quadro normativo, adeguandolo all&#039;evoluzione della mobilità e alle nuove esigenze di sicurezza stradale, introducendo disposizioni integrative e correttive rispetto all&#039;impianto vigente.
Correttivo fiscale e Testi unici
Il CdM ha inoltre esaminato e approvato provvedimenti collegati all&#039;attuazione della delega fiscale, tra cui i decreti correttivi destinati a perfezionare le norme già adottate nei mesi scorsi e i Testi unici finalizzati alla razionalizzazione della legislazione tributaria. L&#039;obiettivo è rendere più organica e accessibile la disciplina fiscale, semplificando il quadro normativo per cittadini, professionisti e imprese.
Altri provvedimenti
Nel corso della seduta è stato approvato anche il decreto-legge a sostegno dei lavoratori dell&#039;ex Ilva e dell&#039;indotto, che introduce misure di integrazione al reddito, risorse aggiuntive per la cassa integrazione straordinaria e incentivi alle assunzioni per favorire il rilancio industriale del territorio di Taranto.
Con il via libera ai principali provvedimenti economici, infrastrutturali e fiscali, il Governo avvia ora l&#039;iter di attuazione delle misure che accompagneranno la predisposizione della manovra di bilancio 2027 e le successive fasi della riforma fiscale.
Comunicato stampa

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            <title>Il leasing muove le imprese: la campagna Assilea</title>
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            <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Assilea avvia una nuova campagna stampa istituzionale sulle pagine de Il Sole 24 Ore per valorizzare il contributo del leasing alla crescita delle imprese italiane e accompagnare il percorso verso il Salone del Leasing 2026, in programma a Milano il 28 e 29 ottobre.

La campagna prevede tre uscite strategiche: il 14 e il 21 ottobre con annunci in mezza pagina e il 28 ottobre, giorno di apertura del Salone, con una pagina intera. Al centro della comunicazione il concept &amp;ldquo;La forza che mette in movimento&amp;rdquo;, rappresentato da girandole blu mosse dal vento, simbolo del dinamismo delle imprese.
Con il messaggio &amp;ldquo;La forza silenziosa che muove le imprese&amp;rdquo;, Assilea sottolinea il ruolo del leasing come strumento capace di sostenere investimenti, innovazione e sviluppo delle PMI, contribuendo alla competitivit&amp;agrave; del sistema produttivo nazionale.

&amp;nbsp;</description>
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            <title>Salone del Leasing 2026: focus su mercato e innovazione</title>
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            <pubDate>Tue, 13 Oct 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description> Mancano pochi giorni all&#039;appuntamento più atteso dal mondo del leasing italiano. Il 28 e 29 ottobre, lo spazio eventi Monte Rosa 91 di Milano ospiterà la 9ª edizione del Salone del Leasing, una manifestazione che riunirà istituzioni, associazioni di categoria, operatori finanziari, imprese e professionisti per confrontarsi sulle principali sfide che stanno trasformando il mercato.

L&#039;evento rappresenta un&#039;occasione unica per analizzare gli scenari economici e finanziari che influenzeranno il settore nei prossimi anni, approfondire l&#039;evoluzione normativa e conoscere le innovazioni che stanno ridefinendo il ruolo del leasing come strumento di crescita e sviluppo per le imprese.
Ad aprire i lavori saranno Paolo Guzzetti, Presidente di Assilea, Antonio Patuelli, Presidente dell&#039;ABI, e Angelo Camilli, Vicepresidente di Confindustria. Due giornate intense durante le quali sul palco si alterneranno esperti, rappresentanti istituzionali, manager e operatori del mercato, chiamati a confrontarsi su temi strategici per il futuro dell&#039;economia e del credito.
Il programma prevede sette tavole rotonde, distribuite in tre sessioni tematiche, pensate per offrire una visione completa delle opportunità e delle trasformazioni che interessano il comparto.
Il programma
28 ottobre 2026 - Ore 10.00
Sessione I
La nuova geoeconomia: mercato, crediti, investimenti
La prima parte dei lavori sarà dedicata ai cambiamenti dello scenario economico internazionale, all&#039;impatto delle dinamiche geopolitiche sui mercati e alle prospettive per il credito e gli investimenti.
28 ottobre 2026 - Ore 14.00
Sessione II
Le nuove frontiere del leasing tra regolamentazione e innovazione
Focus sulle evoluzioni normative, sulla digitalizzazione dei processi, sull&#039;intelligenza artificiale, sulla sostenibilità e sulle nuove opportunità per gli operatori del settore.
29 ottobre 2026 - Ore 9.30
Sessione III
Il leasing che abilita il cambiamento
L&#039;ultima sessione sarà dedicata al ruolo del leasing come leva strategica per accompagnare la trasformazione delle imprese, sostenere gli investimenti produttivi e favorire l&#039;innovazione.
In un contesto economico caratterizzato da profondi cambiamenti, il Salone del Leasing si conferma il punto di riferimento per approfondire tendenze, scenari e strumenti a supporto della competitività del sistema produttivo italiano.
Per operatori del settore, imprese, professionisti e stakeholder, l&#039;edizione 2026 rappresenta un&#039;importante occasione di aggiornamento, networking e confronto sui temi che guideranno l&#039;evoluzione del leasing nei prossimi anni.
Clicca QUI per consultare il programma completo.

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            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>Anima: Italia-Francia rafforzano la filiera nucleare</title>
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            <pubDate>Tue, 13 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Si è aperto il 12 ottobre, presso l’Hotel Meliá di Milano, il Summit Nucleare Civile Italia-Francia 2026, l’incontro promosso da Anima Confindustria, in collaborazione con AIN, Business France e ICE Agenzia, in programma fino al 15 ottobre con visite ad alcune aziende del settore e visita finale al Centro Casaccia dell’Enea. L’iniziativa ha riunito una delegazione francese composta da aziende leader nei diversi segmenti della catena del valore del nucleare, con l’obiettivo di creare nuove collaborazioni industriali con le imprese italiane. Al Summit erano presenti oltre 100 aziende italiane, a testimonianza dell’interesse del comparto industriale nazionale verso le opportunità offerte dal nucleare.
 
L’appuntamento punta a dare un nuovo impulso allo sviluppo di una filiera nucleare e rappresenta un’occasione unica per delineare la strategia della cooperazione tra i due Paesi, mettendo in relazione il know-how francese nella progettazione, nella costruzione e nella gestione di grandi impianti, con le competenze tecnologiche e manifatturiere dell’industria italiana.
 
La filiera nucleare e la meccanica italiana possono infatti già contare su un patrimonio industriale rilevante. Diverse imprese operano da tempo nel settore nucleare, partecipando a progetti internazionali e fornendo componenti, apparecchiature e servizi ad alto valore aggiunto. Accanto a queste realtà, numerose aziende oggi attive nell’ambito oil&amp;gas dispongono di competenze e capacità produttive che sono facilmente trasferibili, o riconvertibili, al comparto nucleare. L’Italia è già la seconda filiera industriale del nucleare in Europa: una posizione che testimonia la capacità competitiva delle nostre imprese e la possibilità di contribuire a progetti di vasta portata anche in assenza di centrali operative sul territorio nazionale.
 
«Il potenziale industriale esiste già e dobbiamo metterlo nelle condizioni di esprimersi pienamente», dichiara Marco Golinelli, vicepresidente di Anima Confindustria. «Negli ultimi mesi, sul fronte istituzionale, sono stati compiuti passi importanti, a partire dall’approvazione della legge delega sul nucleare sostenibile. Ora occorre dare concretezza a questo percorso, creando le condizioni affinché le imprese possano investire, qualificarsi e partecipare alle nuove opportunità di mercato. Il Summit Italia-Francia è andato proprio in questa direzione: favorire il dialogo tra le aziende e trasformare le competenze già disponibili in collaborazioni industriali reali. Alcune aziende italiane collaborano già attivamente con l’industria francese e il mercato interno europeo costituisce uno sbocco importante, sia per il supporto agli impianti esistenti sia per le nuove centrali che saranno costruite. Per la nostra meccanica si apre un’opportunità di business straordinaria: siamo pronti a raccoglierla, ma serve una riflessione profonda sul futuro energetico europeo. In un contesto geopolitico segnato da tensioni, da dipendenze strategiche e da un’alta volatilità dei prezzi, la diversificazione delle fonti e il rafforzamento della capacità industriale europea si traduce in maggior sicurezza degli approvvigionamenti e in accrescimento della competitività industriale, con una prospettiva, nel lungo periodo, di poter giovare di una stabilità dei costi energetici».
L’incontro con la delegazione francese ha assunto un valore significativo anche per la costruzione di una filiera europea più resiliente e meglio integrata. La cooperazione tra i due Paesi ha favorito lo scambio di competenze e l’incontro tra domanda e offerta industriale, portando all’individuazione di nuove opportunità lungo tutta la catena di fornitura. Perché questo potenziale si realizzi, sarà tuttavia necessario accompagnare il quadro normativo con strumenti attuativi efficaci e tempistiche certe: condizioni necessarie per attrare gli investimenti.
 
«Il confronto con la Francia è importante perché ci permette di rafforzare relazioni industriali strategiche e di individuare nuove occasioni di collaborazione», sottolinea Stefano Monti, presidente di AIN (Associazione Italiana Nucleare). «È doveroso ricordare che le aziende italiane sono già attive a livello internazionale e partecipano a diversi progetti nucleari. In Europa si contano circa 50 iniziative tra progetti avviati, in preparazione e annunciati da qui al 2050: una prospettiva che può generare opportunità concrete per le imprese. Gli studi citati indicano inoltre, in uno scenario di sviluppo del nucleare in Italia, un potenziale fino a 117 mila occupati qualificati entro il 2050. Per cogliere queste opportunità, serve sbloccare le condizioni necessarie per ricostruire una filiera nazionale strutturata e un mercato del lavoro solido, investendo nella formazione e nella collaborazione tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca. Per l’Italia è fondamentale essere presente in questo settore e in questo mercato, valorizzando il contributo della propria industria e rafforzando il dialogo con i partner europei. Il Summit costituisce un’occasione concreta per compiere un passo in questa direzione».</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>ABI: moratoria mutui per i territori colpiti dal meteo</title>
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            <pubDate>Tue, 13 Oct 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’ABI ha diffuso una lettera circolare agli Associati con la quale si dà informativa della pubblicazione, sul sito del Dipartimento della Protezione Civile, dell’Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile che estende ai Comuni di Trabia (Sicilia), Caloveto e Rocca Imperiale (Calabria) la possibilità di accedere alla sospensione del pagamento delle rate dei mutui nell’ambito degli interventi adottati a seguito degli eccezionali eventi meteorologici che, a partire dal 18 gennaio 2026, hanno interessato la fascia costiera della Regione Calabria, della Regione Autonoma della Sardegna e della Regione Siciliana.L’Ordinanza di sospensione della Protezione Civile fa riferimento all’accordo sottoscritto da ABI, Protezione Civile e dalle Associazioni dei consumatori per assicurare tempestività degli interventi a favore delle popolazioni colpite da calamità naturali.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Fisco e flotte, servono norme stabili per investire</title>
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            <pubDate>Tue, 13 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Regole fiscali chiare, coerenti con quanto avviene nel resto dell’Europa e soprattutto stabili nel tempo rappresentano un&#039;esigenza prioritaria e non più rinviabile per il mondo dei fleet e mobility manager.
È questo il principale messaggio emerso nel corso del webinar “La chiarezza fiscale non è un optional”, promosso da Best Mobility (l’Associazione dei Fleet e Mobility manager) con il patrocinio di ANIASA e UNRAE e che ha visto l&#039;intervento del fiscalista Francesco Delli Falconi, Partner di CMS Law Tax Future. Durante l&#039;incontro, incentrato sulle principali criticità e incertezze normative che gravano oggi sulla gestione quotidiana dei veicoli aziendali (dal Decreto Omnibus al valore normale, dalla gestione degli optional alla maggiore tassazione delle auto con più di cinque anni), i rappresentanti di Best Mobility hanno ribadito come l&#039;instabilità del quadro fiscale ostacoli la programmazione dei costi e le scelte d&#039;investimento a medio e lungo termine. Proprio in questa cornice, l&#039;Associazione ha espresso la propria totale condivisione e il sostegno aperto alla proposta di revisione della fiscalità delle auto aziendali recentemente presentata al Ministero dell&#039;Economia e delle Finanze e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dalle Associazioni automotive ANFIA, ANIASA, Motus-E e UNRAE. Un’iniziativa comune che risponde concretamente alle necessità di chi concilia ogni giorno le esigenze di mobilità delle imprese con la sostenibilità, la sicurezza e il contenimento della spesa. Due i punti cardine della proposta condivisa emersi nel corso del dibattito:

Deducibilità e IVA: l&#039;allineamento alle migliori pratiche europee in materia di detraibilità dell&#039;IVA e deducibilità dei costi per rimuovere i freni al rinnovo del parco auto.


Ricarica domestica: la detassazione dei rimborsi aziendali per la ricarica elettrica privata, misura chiave per sostenere la transizione energetica.

Tali interventi velocizzerebbero il ricambio delle flotte (con cicli medi di vita di circa 4 anni) finendo per alimentare il mercato dell&#039;usato con veicoli recenti, sicuri e a basse emissioni, rendendoli accessibili a una platea più ampia di automobilisti. “La gestione di una flotta richiede programmazione e visibilità sui costi, mentre un quadro fiscale caratterizzato da frequenti modifiche crea incertezza e frena gli investimenti”, ha sottolineato il Presidente di Best Mobility Federico Di Paola nel corso dell&#039;evento. “Per chi gestisce la mobilità aziendale, la certezza delle regole non è un dettaglio accessorio, ma la premessa indispensabile per costruire una car policy efficiente. Gli optional possono essere una scelta; la certezza delle regole fiscali no”. I fleet e mobility Manager rappresentati in Best Mobility gestiscono complessivamente oltre 83.000 veicoli per grandi aziende nazionali e multinazionali operative in Italia. Gli interventi nel corso del webinar hanno palesato come in Italia il canale aziendale rappresenti oggi poco meno del 30% delle nuove immatricolazioni, contro una media di circa il 60% nell&#039;Unione Europea: un divario che dimostra l&#039;ampio potenziale ancora inespresso nel nostro Paese. Alla luce di quanto emerso durante l’evento, Best Mobility auspica l&#039;avvio di un confronto strutturato e fattivo con il Governo per valutare l&#039;inserimento della riforma nella prossima Legge di Bilancio, mettendo a disposizione dell&#039;esecutivo l&#039;esperienza sul campo dei propri soci per definire strumenti normativi stabili, efficaci e immediatamente applicabili.  
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            <category>Mercato</category>
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            <title>Sanzioni finanziarie UE: nuovi soggetti designati</title>
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            <pubDate>Tue, 13 Oct 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;Unione Europea ha pubblicato i seguenti Regolamenti che prevedono misure di congelamento nei confronti di soggetti designati:

Regolamento di esecuzione (UE) 2026/2281 che attua il Regolamento (UE) 2014/269 concernente misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l&#039;integrità territoriale, la sovranità e l&#039;indipendenza dell&#039;Ucraina;
Regolamento di esecuzione (UE) 2026/2292 che attua il Regolamento (UE) 2014/269 concernente misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l&#039;integrità territoriale, la sovranità e l&#039;indipendenza dell&#039;Ucraina;
Regolamento di esecuzione (UE) 2026/2278 che attua il Regolamento (UE) 2017/1509 relativo a misure restrittive nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea.

Gli aggiornamenti sono consultabili, per pronta informativa, al seguente link del sito dell&#039;Unione europea: Gazzetta ufficiale dell&#039;Unione europea - serie L del 12.10.2026
Per l&#039;elenco completo di tutti gli atti normativi adottati fino ad ora dall&#039;Unione europea nelle molteplici iniziative in materia di sanzioni finanziarie si rimanda al seguente link: EU Sanctions map
I soggetti designati di cui al provvedimento indicato saranno ricompresi, salvi i tempi strettamente necessari all&#039;aggiornamento, nella lista consolidata di tutte le persone, gruppi ed entità oggetto di congelamento nel territorio europeo, consultabile - previa registrazione di credenziali per l’accesso al sito (indirizzo e-mail e password) - al seguente link: https://webgate.ec.europa.eu/fsd/fsf#!/files
Per informazioni generali sull&#039;applicazione di misure restrittive di &quot;congelamento&quot; dei fondi e delle risorse economiche detenute da persone fisiche e giuridiche, gruppi ed entità specificamente individuati dalle Nazioni Unite e dall&#039;Unione Europea (soggetti &quot;designati&quot;), impiegate anche per contrastare l&#039;attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale si rinvia alla pagina di questo sito specificamente dedicata al tema: https://uif.bancaditalia.it/adempimenti-operatori/contrasto/index.html.



 

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            <category>Economia</category>
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            <title>Istat: più pressione fiscale, meno risparmio</title>
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            <pubDate>Mon, 12 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Conto delle Amministrazioni pubbliche (AP) e le stime relative alle famiglie e alle società presentati in questo comunicato stampa sono parte dei Conti trimestrali dei settori istituzionali. I dati relativi alle AP sono commentati in forma grezza, mentre quelli relativi alle famiglie e alle società in forma destagionalizzata.
Nel secondo trimestre 2026 l’indebitamento netto delle AP in rapporto al Pil è stato pari al -2,0% (-2,1% nello stesso trimestre del 2025). Il saldo primario delle AP (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 3,0% (2,2% nel secondo trimestre del 2025). Il saldo corrente delle AP è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil del 2,9% (3,3% nel secondo trimestre del 2025).
La pressione fiscale è stata pari al 43,5%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,7%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 6,7%, in diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
A fronte di un incremento dell’1,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.
La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,1%, è diminuita di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 26,4%, è aumentato di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
I dati trimestrali relativi al conto delle AP e ai conti dei settori istituzionali sono stati rivisti in modo coerente con la revisione ordinaria dei Conti Economici Nazionali pubblicata lo scorso 22 settembre. In linea con gli obblighi comunitari, a partire dalla pubblicazione odierna sono disponibili sul sito e nelle tavole allegate al comunicato nuove serie destagionalizzate: totale entrate, totale uscite e rapporto deficit/Pil delle AP
 
Il Commento
Nel secondo trimestre del 2026, in termini tendenziali, il saldo primario e l’indebitamento netto delle AP sono migliorati a fronte di una crescita della pressione fiscale. Nello stesso periodo, il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un aumento inferiore a quello della spesa per consumi finali, determinando una contrazione della propensione al risparmio. In diminuzione è risultato anche il potere d’acquisto delle famiglie.
Per le società non finanziarie, la quota di profitto ha registrato una diminuzione, in continuità con la dinamica osservata nel trimestre precedente. Il tasso d’investimento, invece, è aumentato, proseguendo la tendenza già evidenziata nel primo trimestre dell’anno.
Approfondisci qui</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
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            <title>Milano Hub, motore dell’innovazione fintech in Italia</title>
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            <pubDate>Mon, 12 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d&#039;Italia ha pubblicato  &quot;La facilitazione dell&#039;innovazione fintech nelle banche centrali: il caso di Milano Hub&quot;, il nuovo numero della collana &quot;Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento&quot;.
La Banca d&#039;Italia figura tra le banche centrali che hanno istituito gli Innovation Facilitator per dialogare con l&#039;ecosistema fintech. Utilizzando i dati raccolti attraverso i moduli di candidatura e altre fonti complementari, abbiamo condotto un&#039;analisi del capitale umano coinvolto nei progetti presentati nelle tre Call for Proposals (CfP) lanciate dal centro di innovazione della Banca d&#039;Italia, Milano Hub. In linea con il più ampio contesto italiano, le proposte progettuali presentate a Milano Hub vedono il coinvolgimento di persone con una significativa esperienza professionale, anziché neolaureati, una prevalenza di profili con formazione economica e STEM, e un sostanziale divario di genere. Le regressioni mostrano che esperienza lavorativa e formazione STEM sembrano positivamente associate agli esiti della valutazione dei progetti nell&#039;ambito delle CfP. Lo studio intende stimolare la discussione interna alla Banca d&#039;Italia su come migliorare, ove necessario, politiche e modelli operativi di facilitazione dell&#039;innovazione fintech. Più in generale, i risultati vogliono orientare le banche centrali nel posizionamento dei propri Innovation Facilitator al fine di attrarre e sostenere le iniziative fintech.
La facilitazione dell&#039;innovazione fintech nelle banche centrali: il caso di Milano Hub</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Bankitalia: l’impatto dell’IA sul tasso naturale</title>
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            <pubDate>Mon, 12 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;intelligenza artificiale non è soltanto una rivoluzione tecnologica destinata a trasformare modelli di business, produttività e mercati del lavoro. Secondo un nuovo studio della Banca d&#039;Italia, potrebbe influenzare anche alcune delle principali variabili macroeconomiche, tra cui inflazione, tassi di interesse e politica monetaria, con implicazioni rilevanti per investitori, banche e imprese.
L&#039;analisi, firmata da Lucia Esposito, Andrea Fabiani, Elia Moracci, Andrea Papetti e Massimiliano Pisani, affronta una questione destinata a diventare centrale nel dibattito economico dei prossimi anni: un aumento della produttività generato dall&#039;intelligenza artificiale porterà a tassi di interesse più bassi oppure contribuirà ad alzarli?
Il nodo del tasso naturale
Lo studio si concentra sul cosiddetto tasso naturale d&#039;interesse (r*), ossia il livello del tasso reale compatibile con un&#039;economia in equilibrio, senza pressioni inflazionistiche né recessive. Si tratta di un parametro fondamentale per le banche centrali, perché rappresenta il punto di riferimento per valutare se la politica monetaria sia restrittiva o accomodante.
Secondo i ricercatori, la diffusione dell&#039;intelligenza artificiale potrebbe modificare in modo significativo questo equilibrio. Se l&#039;AI sarà in grado di aumentare stabilmente la produttività e il potenziale di crescita dell&#039;economia, il tasso naturale potrebbe crescere a sua volta, rendendo più elevato il livello dei tassi considerato neutrale.
Non sempre più produttività significa meno inflazione
Uno degli aspetti più interessanti dell&#039;analisi riguarda il rapporto tra produttività e inflazione. Contrariamente a una convinzione diffusa sui mercati, l&#039;aumento della produttività non comporta automaticamente una riduzione dell&#039;inflazione e dei tassi di interesse.
Le simulazioni effettuate su un modello macroeconomico calibrato per l&#039;area euro mostrano infatti che gli effetti dipendono dalla velocità con cui si diffondono i benefici dell&#039;intelligenza artificiale.
Se i guadagni di produttività si materializzano rapidamente, la capacità produttiva cresce più velocemente della domanda, favorendo una diminuzione dell&#039;inflazione e consentendo alle banche centrali di ridurre i tassi. In questo scenario, la combinazione tra crescita economica e costo del denaro più contenuto risulterebbe particolarmente favorevole per i mercati finanziari.
Diversa la situazione qualora l&#039;adozione dell&#039;AI fosse accompagnata da un forte aumento degli investimenti. In questo caso, la domanda potrebbe crescere prima dell&#039;offerta, generando pressioni inflazionistiche e richiedendo una politica monetaria più restrittiva.
Quattro scenari per l&#039;area euro
Gli economisti della Banca d&#039;Italia hanno simulato quattro differenti percorsi di diffusione dell&#039;intelligenza artificiale.
Il primo ipotizza un aumento immediato e permanente dell&#039;1% della produttività totale dei fattori. In questo caso inflazione e tassi tendono a diminuire, mentre produzione e crescita aumentano.
Il secondo scenario prevede invece che lo stesso incremento della produttività si realizzi gradualmente nell&#039;arco di cinque anni. Qui gli effetti diventano più complessi e dipendono dalla capacità della banca centrale di interpretare correttamente l&#039;evoluzione dell&#039;economia.
Il terzo scenario, considerato particolarmente rilevante per il medio-lungo termine, simula un aumento permanente del tasso di crescita della produttività del lavoro dall&#039;1% all&#039;1,3% annuo. Le stime indicano che il tasso naturale reale potrebbe salire dall&#039;1,4% all&#039;1,7%, suggerendo che una crescita economica strutturalmente più elevata potrebbe convivere con tassi di equilibrio più alti.
Infine, il quarto scenario analizza un boom degli investimenti legato all&#039;adozione delle tecnologie AI. Il forte aumento della domanda di capitale, infrastrutture digitali, data center, semiconduttori ed energia genera maggiore attività economica, ma anche un incremento dell&#039;inflazione e, nel tempo, dei tassi naturali.
Le implicazioni per banche e mercati
Le conclusioni dello studio hanno potenziali ricadute significative per il sistema finanziario.
Per il settore bancario, uno scenario caratterizzato da tassi naturali più elevati potrebbe sostenere i margini di interesse per un periodo più lungo. Al tempo stesso, tassi più alti potrebbero incidere sul costo del credito e sulla qualità degli attivi, aumentando alcuni profili di rischio.
Anche il mercato obbligazionario potrebbe essere interessato da cambiamenti strutturali. Se l&#039;intelligenza artificiale dovesse accrescere in modo permanente il potenziale di crescita dell&#039;economia, gli investitori potrebbero rivedere al rialzo le aspettative sui rendimenti di equilibrio.
Per i mercati azionari, soprattutto per i titoli tecnologici e growth, la questione appare ancora più delicata. Da un lato l&#039;AI promette maggiori utili grazie all&#039;aumento della produttività; dall&#039;altro, tassi più elevati tendono a ridurre il valore attuale dei profitti futuri e quindi le valutazioni di mercato.
Una sfida anche per la politica monetaria
Secondo gli autori, la vera sfida per le banche centrali sarà comprendere come evolvesse il tasso naturale durante la transizione tecnologica. In una fase di cambiamento strutturale rapido, le stime di r* potrebbero diventare meno affidabili, rendendo ancora più importante il monitoraggio dell&#039;inflazione effettiva.
Il messaggio finale dello studio è chiaro: l&#039;intelligenza artificiale potrebbe modificare non solo la produttività delle imprese, ma anche gli equilibri che governano crescita, inflazione e costo del denaro. Una trasformazione destinata a coinvolgere direttamente politica monetaria, sistema bancario e mercati finanziari nei prossimi anni.
L&#039;intelligenza artificiale, il tasso di interesse naturale e la politica monetaria

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            <category>Economia</category>
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            <title>DL Ambiente: nuove misure su VIA, clima e bonifiche</title>
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            <pubDate>Mon, 12 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È entrato in vigore il 9 ottobre il Decreto-Legge n. 177 dell&#039;8 ottobre 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che introduce disposizioni urgenti in materia di istruttorie ambientali, gestione delle criticità climatiche, economia circolare e bonifiche. Il provvedimento, articolato in sei articoli, punta ad accelerare i procedimenti autorizzativi e a rafforzare gli strumenti di tutela del territorio in un contesto caratterizzato da crescenti sfide ambientali.
Tra le misure di maggiore rilievo figura il rafforzamento delle procedure ambientali attraverso l&#039;ampliamento delle competenze della Commissione tecnica PNRR-PNIEC, che vedrà accresciuto il proprio ruolo nelle verifiche di assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale (VIA). L&#039;obiettivo è rendere più efficienti le istruttorie e favorire una maggiore rapidità nell&#039;esame dei progetti.
Il decreto interviene inoltre sulla disciplina dell&#039;autorizzazione paesaggistica nell&#039;ambito del provvedimento unico ambientale, introducendo modifiche procedurali volte a migliorare il coordinamento tra le amministrazioni coinvolte e a semplificare l&#039;iter autorizzativo.
Particolare attenzione è dedicata anche agli effetti dei cambiamenti climatici. Il testo prevede infatti strumenti per la gestione degli eventi ambientali straordinari e misure finalizzate al rafforzamento delle attività di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico, tema particolarmente rilevante per la sicurezza del territorio e la tutela degli investimenti pubblici e privati.
Sul versante dell&#039;economia circolare, il provvedimento aggiorna alcune disposizioni relative alla responsabilità estesa del produttore e alla gestione dei materiali da imballaggio, comprese le bottiglie per bevande in plastica. Sono inoltre previste misure che interessano i soggetti energivori, nell&#039;ottica di favorire una gestione più sostenibile delle risorse e una maggiore efficienza dei processi produttivi.
Un intero capitolo è dedicato alla bonifica della Terra dei Fuochi. Le nuove norme definiscono modalità operative per accelerare gli interventi di risanamento e introducono alcuni adeguamenti alla disciplina delle ordinanze già in vigore, con l&#039;obiettivo di rafforzare l&#039;efficacia delle azioni di recupero ambientale.
Per il settore immobiliare e delle infrastrutture, così come per gli operatori coinvolti nelle attività di sviluppo, riqualificazione e gestione del territorio, il decreto rappresenta un ulteriore tassello nel processo di semplificazione delle procedure ambientali, con possibili effetti sui tempi di realizzazione degli investimenti. Il provvedimento dovrà ora affrontare l&#039;iter di conversione parlamentare, che dovrebbe avviarsi alla Camera dei Deputati e concludersi entro l&#039;8 dicembre 2026.

 
Provvedimento</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>UniCredit porta a Bari le Conversazioni sul denaro</title>
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            <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il rapporto con il denaro come strumento di autonomia e libertà personale è stato al centro della tappa barese di “Conversazioni sul denaro”, il programma gratuito di educazione finanziaria promosso dalla Banking Academy di UniCredit. L&#039;iniziativa ha acceso i riflettori sull&#039;importanza della consapevolezza economico-finanziaria per affrontare con maggiore serenità le decisioni che influenzano il futuro delle persone, dalla previdenza complementare alla protezione assicurativa.
L&#039;evento, realizzato in collaborazione con Acquedotto Pugliese e l&#039;Università degli Studi di Bari, ha riunito rappresentanti del mondo accademico, istituzionale e del Terzo settore con l&#039;obiettivo di promuovere una riflessione articolata sul valore della pianificazione finanziaria di lungo periodo. Al centro del confronto, il legame tra gestione delle risorse economiche e capacità di scegliere consapevolmente il proprio percorso di vita.
Oltre agli aspetti tecnici e agli strumenti disponibili per la tutela del patrimonio e la costruzione del benessere futuro, il dibattito ha approfondito anche i fattori culturali, psicologici e sociali che influenzano le decisioni economiche. Emozioni, differenze generazionali, stereotipi e modelli culturali sono stati infatti individuati come elementi che incidono significativamente sul modo in cui le persone si rapportano al denaro e pianificano il proprio domani.
Dopo i saluti istituzionali del presidente di Acquedotto Pugliese, Roberto Venneri, e del prorettore dell&#039;Università degli Studi di Bari, Vito Peragine, il confronto ha visto la partecipazione di esperti provenienti da discipline differenti. Tra questi Michela Marzano, professoressa ordinaria di Filosofia morale all&#039;Université Paris Cité, che ha analizzato il rapporto tra autonomia individuale e condizionamenti culturali; Clara Morelli, economista e autrice di Will Media, che ha portato il contributo della divulgazione economica e finanziaria; e Giulia Sesini, ricercatrice in Psicologia presso l&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha approfondito gli aspetti comportamentali e psicologici legati alle scelte finanziarie.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema del rapporto tra donne e denaro. L&#039;incontro ha evidenziato come fattori sociali, culturali e familiari continuino a influenzare la partecipazione femminile alle decisioni economico-finanziarie più rilevanti e, in alcuni casi, rappresentino ancora un ostacolo alla piena inclusione finanziaria.
L&#039;educazione finanziaria è stata quindi presentata non soltanto come un insieme di competenze tecniche, ma come uno strumento di empowerment personale, capace di rafforzare la capacità delle persone di programmare il futuro, valutare le alternative e compiere scelte più informate e consapevoli.
Nel corso dell&#039;evento, Ferdinando Natali, Regional Manager Sud di UniCredit, ha sottolineato come la conoscenza finanziaria rappresenti un fattore di inclusione sociale e di crescita delle comunità, contribuendo a rendere più accessibili decisioni spesso percepite come complesse e a rafforzare la capacità di orientarsi nei momenti più importanti della vita.
La tappa di Bari rientra nel calendario 2026 di “Conversazioni sul denaro”, un percorso che prevede tre appuntamenti in presenza, a Trento, Roma e Bari, oltre a un evento online. Il progetto si avvale della collaborazione di esperti del settore e del supporto di Chora &amp; Will Media per la produzione dei contenuti podcast e per la diffusione in streaming degli incontri.
A completare l&#039;iniziativa, il contributo de La Locanda del Giullare di Trani, realtà impegnata nella promozione dell&#039;inclusione sociale attraverso attività di ristorazione che valorizzano il talento e le competenze di persone con disabilità e fragilità sociali. Un esempio concreto di come inclusione, partecipazione e crescita possano camminare insieme, anche nell&#039;ambito dell&#039;educazione finanziaria.

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            <category>Corporate News</category>
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            <title>Istat, industria in calo: -1,3% ad agosto</title>
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            <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La produzione industriale italiana torna a mostrare segnali di debolezza ad agosto 2026. Secondo i dati diffusi dall&#039;Istat, l&#039;indice destagionalizzato registra una flessione dell&#039;1,3% rispetto a luglio, confermando una fase di rallentamento che interessa gran parte del comparto manifatturiero. Il dato si inserisce in un contesto già debole: nella media del trimestre giugno-agosto la produzione è infatti diminuita dell&#039;1,1% rispetto ai tre mesi precedenti.
L&#039;analisi congiunturale evidenzia un andamento differenziato tra i principali raggruppamenti industriali. A distinguersi positivamente è il settore dell&#039;energia, unico comparto in crescita nel confronto mensile, con un aumento del 2,8%. Tutte le altre componenti registrano invece variazioni negative: i beni intermedi arretrano dell&#039;1,8%, i beni di consumo dell&#039;1,2% e i beni strumentali dello 0,9%. All&#039;interno dei beni di consumo emerge una marcata differenza tra le due componenti: i beni durevoli crescono del 4,9%, mentre i non durevoli calano del 2,0%.
Sul fronte tendenziale, corretto per gli effetti di calendario, la produzione industriale complessiva risulta sostanzialmente invariata rispetto ad agosto 2025. La stabilità del dato aggregato, tuttavia, nasconde performance molto diverse tra i vari settori.
A sostenere il risultato complessivo è soprattutto il comparto energetico, che mette a segno un incremento dell&#039;11,5% su base annua. Determinante il contributo della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria, in crescita del 14,5%. Positivo anche l&#039;andamento dei beni strumentali, aumentati del 2,9%, grazie soprattutto alla buona performance della fabbricazione di mezzi di trasporto (+8,2%) e, in misura più contenuta, della produzione di macchinari e attrezzature (+1,3%).
Di segno opposto l&#039;andamento dei beni intermedi e dei beni di consumo, che mostrano rispettivamente cali del 4,0% e del 4,4% rispetto allo stesso mese dell&#039;anno precedente. In particolare, il comparto dei beni durevoli registra una contrazione significativa pari all&#039;8,4%.
Tra i singoli settori industriali emergono alcune aree di resilienza, come le altre industrie manifatturiere (+2,0%) e la fabbricazione di mezzi di trasporto (+1,0%). Tuttavia, il quadro resta caratterizzato da diffuse criticità.
Le flessioni più accentuate riguardano infatti le industrie tessili, dell&#039;abbigliamento, delle pelli e degli accessori, che segnano un calo del 14,0% su base annua. In forte contrazione anche la fabbricazione di prodotti chimici (-11,4%) e il comparto dell&#039;elettronica, dell&#039;ottica e degli apparecchi elettromedicali, che registra una diminuzione del 9,9%.
Nel complesso, i dati confermano una dinamica industriale ancora fragile. Le buone performance dell&#039;energia e di alcuni segmenti dei beni strumentali non sono sufficienti a compensare la debolezza della domanda che continua a penalizzare i settori legati ai beni di consumo e ai beni intermedi, mantenendo il quadro produttivo nazionale in una fase di sostanziale stagnazione.

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            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
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            <title>Automotive, dal Mimit la graduatoria dei progetti</title>
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            <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha aggiornato i criteri per la formazione della graduatoria relativa agli Accordi per l&#039;innovazione nella filiera automotive, introducendo modifiche volte a rendere più efficace la selezione delle domande in caso di insufficienza delle risorse disponibili.
Con un nuovo decreto direttoriale, il Mimit è intervenuto sulle modalità di definizione della graduatoria che verrà utilizzata qualora le risorse residue non consentano di finanziare tutte le richieste presentate nella stessa giornata. Restano invece immutate le altre disposizioni previste dal precedente provvedimento, comprese le modalità operative e le scadenze per la presentazione delle domande.
La novità principale riguarda il sistema di valutazione della solidità economico-finanziaria delle imprese proponenti. La graduatoria sarà infatti costruita sulla base della somma dei punteggi attribuiti a quattro specifici indicatori: la copertura finanziaria delle immobilizzazioni, il livello di indipendenza finanziaria, l&#039;incidenza degli oneri finanziari sul fatturato e l&#039;incidenza della gestione caratteristica sul fatturato.
Rispetto alla disciplina originaria, viene eliminato dal calcolo il parametro relativo alla capacità di rimborso del finanziamento agevolato, precedentemente incluso tra gli elementi considerati per la valutazione complessiva dei progetti. L&#039;intervento punta così a semplificare il processo di selezione, concentrando l&#039;attenzione sugli aspetti patrimoniali, finanziari e reddituali delle imprese partecipanti.
La misura si inserisce nell&#039;ambito degli strumenti messi in campo dal Mimit per sostenere gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione della filiera automotive, comparto strategico chiamato ad affrontare le sfide della transizione tecnologica ed energetica.
Rimangono confermate le tempistiche già previste dal decreto originario, con l&#039;apertura dello sportello per la presentazione delle domande fissata a partire dal 25 novembre 2026. Le imprese interessate potranno quindi accedere alle agevolazioni secondo le modalità già definite, beneficiando di un quadro di valutazione aggiornato per la formazione delle eventuali graduatorie.
 Decreto

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            <category>Economia</category>
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        </item>
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            <title>GU, Bankitalia cambia le regole sui rapporti bloccati</title>
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            <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell&#039;8 ottobre il comunicato della Banca d&#039;Italia che modifica la disciplina contenuta nella  Circolare della Banca d’Italia n. 288/2015  in materia di cessione di aziende, rami d&#039;azienda, beni e rapporti giuridici individuabili in blocco effettuate dagli intermediari finanziari. La novità principale riguarda il superamento dell&#039;obbligo di autorizzazione preventiva per le operazioni di maggiore rilevanza, sostituito da un regime di comunicazione preventiva all&#039;Autorità di vigilanza.
L&#039;intervento si inserisce nel processo di recepimento della direttiva europea CRD VI e anticipa le modifiche alla Circolare n. 288/2015 attualmente oggetto di consultazione pubblica. A livello nazionale, il decreto legislativo n. 208/2025 ha infatti modificato l&#039;articolo 58 del Testo unico bancario e introdotto il nuovo articolo 58-bis, che disciplina la notifica preventiva dei trasferimenti rilevanti di attività e passività alla Banca d&#039;Italia.
In base alla disciplina previgente, le cessioni di aziende, rami d&#039;azienda, beni e rapporti giuridici individuabili in blocco tra soggetti non appartenenti allo stesso gruppo finanziario erano soggette ad autorizzazione preventiva della Banca d&#039;Italia quando il valore dell&#039;operazione superava il 10% dei fondi propri dell&#039;intermediario finanziario o del gruppo cessionario. L&#039;autorizzazione veniva rilasciata entro 90 giorni, previa verifica della situazione tecnica e organizzativa dell&#039;intermediario interessato.
Con il nuovo provvedimento, questo passaggio autorizzativo viene eliminato. Le operazioni considerate di maggiore rilevanza dovranno essere comunicate alla Banca d&#039;Italia con congruo anticipo rispetto alla loro realizzazione, trasmettendo le informazioni già previste dalla normativa di vigilanza. Tra queste figurano la descrizione dell&#039;operazione, gli obiettivi perseguiti, gli effetti sui requisiti prudenziali, sulla concentrazione dei rischi e sull&#039;adeguatezza patrimoniale, nonché eventuali modifiche organizzative conseguenti all&#039;operazione.
Resta invece in vigore l&#039;obbligo di comunicazione successiva per le operazioni, anche infragruppo, il cui prezzo superi il 5% dei fondi propri dell&#039;intermediario finanziario o del gruppo cessionario. Rimangono inoltre invariati i poteri di vigilanza e di intervento attribuiti alla Banca d&#039;Italia.
La riforma determina quindi il passaggio da un modello autorizzativo a un sistema di informativa preventiva, in linea con il nuovo quadro normativo europeo sui trasferimenti rilevanti di attività e passività. Pur venendo meno il procedimento autorizzativo, la Banca d&#039;Italia conserva la possibilità di valutare preventivamente le operazioni sulla base delle informazioni ricevute e di esercitare i propri poteri di intervento qualora necessario.
Restano infine ferme le altre disposizioni previste dall&#039;articolo 58 del TUB, comprese quelle relative agli obblighi di pubblicità delle cessioni in blocco e agli effetti prodotti nei confronti dei soggetti interessati.
Le nuove disposizioni sono entrate in vigore il 9 ottobre 2026 e trovano applicazione anche ai procedimenti già in corso alla stessa data.


Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell&#039;8 ottobre il comunicato della Banca d&#039;Italia che modifica la disciplina contenuta nella Circolare n. 288/2015 in materia di cessione di aziende, rami d&#039;azienda, beni e rapporti giuridici individuabili in blocco effettuate dagli intermediari finanziari. La novità principale riguarda il superamento dell&#039;obbligo di autorizzazione preventiva per le operazioni di maggiore rilevanza, sostituito da un regime di comunicazione preventiva all&#039;Autorità di vigilanza.
L&#039;intervento si inserisce nel processo di recepimento della direttiva europea CRD VI e anticipa le modifiche alla Circolare n. 288/2015 attualmente oggetto di consultazione pubblica. A livello nazionale, il decreto legislativo n. 208/2025 ha infatti modificato l&#039;articolo 58 del Testo unico bancario e introdotto il nuovo articolo 58-bis, che disciplina la notifica preventiva dei trasferimenti rilevanti di attività e passività alla Banca d&#039;Italia.
In base alla disciplina previgente, le cessioni di aziende, rami d&#039;azienda, beni e rapporti giuridici individuabili in blocco tra soggetti non appartenenti allo stesso gruppo finanziario erano soggette ad autorizzazione preventiva della Banca d&#039;Italia quando il valore dell&#039;operazione superava il 10% dei fondi propri dell&#039;intermediario finanziario o del gruppo cessionario. L&#039;autorizzazione veniva rilasciata entro 90 giorni, previa verifica della situazione tecnica e organizzativa dell&#039;intermediario interessato.
Con il nuovo provvedimento, questo passaggio autorizzativo viene eliminato. Le operazioni considerate di maggiore rilevanza dovranno essere comunicate alla Banca d&#039;Italia con congruo anticipo rispetto alla loro realizzazione, trasmettendo le informazioni già previste dalla normativa di vigilanza. Tra queste figurano la descrizione dell&#039;operazione, gli obiettivi perseguiti, gli effetti sui requisiti prudenziali, sulla concentrazione dei rischi e sull&#039;adeguatezza patrimoniale, nonché eventuali modifiche organizzative conseguenti all&#039;operazione.
Resta invece in vigore l&#039;obbligo di comunicazione successiva per le operazioni, anche infragruppo, il cui prezzo superi il 5% dei fondi propri dell&#039;intermediario finanziario o del gruppo cessionario. Rimangono inoltre invariati i poteri di vigilanza e di intervento attribuiti alla Banca d&#039;Italia.
La riforma determina quindi il passaggio da un modello autorizzativo a un sistema di informativa preventiva, in linea con il nuovo quadro normativo europeo sui trasferimenti rilevanti di attività e passività. Pur venendo meno il procedimento autorizzativo, la Banca d&#039;Italia conserva la possibilità di valutare preventivamente le operazioni sulla base delle informazioni ricevute e di esercitare i propri poteri di intervento qualora necessario.
Restano infine ferme le altre disposizioni previste dall&#039;articolo 58 del TUB, comprese quelle relative agli obblighi di pubblicità delle cessioni in blocco e agli effetti prodotti nei confronti dei soggetti interessati.
Le nuove disposizioni sono entrate in vigore il 9 ottobre 2026 e trovano applicazione anche ai procedimenti già in corso alla stessa data.
Povvedimento

 

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            <category>Economia</category>
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            <title>Bankitalia: mutui vicini al 4%, massimi dal 2024</title>
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            <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:31:00 +0000</pubDate>
            <description>Ad agosto il costo dei mutui per l&#039;acquisto di abitazioni ha registrato un nuovo aumento, avvicinandosi nuovamente alla soglia del 4%. Lo rileva la Banca d&#039;Italia nelle serie statistiche &quot;Banche e moneta&quot;, evidenziando un incremento del tasso annuale effettivo globale (Taeg) sui nuovi finanziamenti alle famiglie.
Nel dettaglio, il Taeg sui nuovi mutui per la casa si è attestato al 3,99%, in crescita rispetto al 3,81% registrato a luglio. Si tratta del livello più elevato dall&#039;agosto 2024, quando il tasso aveva raggiunto il 4,09%, confermando una fase di rialzo del costo del credito per le famiglie.
Aumenta anche il costo del credito al consumo. Ad agosto il Taeg sulle nuove erogazioni è salito al 10,78%, dal 10,38% del mese precedente, segnalando un irrigidimento delle condizioni di finanziamento anche per questa tipologia di prestiti.
Quadro differenziato, invece, sul fronte delle imprese. I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono risultati pari al 3,70%, in lieve calo rispetto al 3,79% di luglio. Per i finanziamenti fino a un milione di euro il tasso si è attestato al 4,40%, mentre per quelli di importo superiore ha raggiunto il 3,30%.
Stabili, infine, i rendimenti riconosciuti sui depositi. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono rimasti invariati allo 0,69%, confermando livelli ancora contenuti per la remunerazione della liquidità detenuta presso gli istituti di credito.
I dati evidenziano dunque una dinamica divergente tra famiglie e imprese: mentre il costo dei mutui e del credito al consumo continua a crescere, i finanziamenti alle aziende mostrano segnali di moderata flessione, in un contesto ancora caratterizzato da condizioni finanziarie prudenti.
Banche e moneta: serie nazionali - agosto 2026

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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Regolamento Macchine UE: nuove regole dal 2027</title>
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            <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Dal 20 gennaio 2027 entrerà pienamente in applicazione il Regolamento (UE) 2023/1230 sulle macchine, destinato a sostituire la Direttiva 2006/42/CE che da quasi vent&#039;anni costituisce il riferimento normativo per la sicurezza delle macchine nell&#039;Unione europea.
Nonostante sia comunemente definita &quot;nuova direttiva macchine&quot;, la normativa approvata dall&#039;Unione europea è in realtà un regolamento, strumento che, a differenza delle direttive, è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri senza necessità di recepimento nelle legislazioni nazionali. L&#039;obiettivo è garantire una maggiore uniformità delle regole e un&#039;applicazione più omogenea dei requisiti di sicurezza nel mercato europeo.
Il Regolamento (UE) 2023/1230 aggiorna il quadro normativo alla luce delle profonde trasformazioni tecnologiche che hanno interessato il settore manifatturiero negli ultimi anni. Le nuove disposizioni tengono conto dello sviluppo dell&#039;automazione industriale, dell&#039;intelligenza artificiale, della connettività digitale e delle soluzioni basate su software, aspetti che non erano adeguatamente considerati dalla Direttiva 2006/42/CE.
Tra le principali novità figurano l&#039;estensione del campo di applicazione ad alcune categorie di prodotti digitali correlati alle macchine, il rafforzamento dei requisiti di cybersicurezza, nuove regole per le macchine che incorporano sistemi di apprendimento automatico e una maggiore attenzione ai rischi derivanti dalle interazioni tra componenti fisici e software.
Il regolamento introduce inoltre procedure aggiornate per la valutazione della conformità, la documentazione tecnica e la sorveglianza del mercato, con l&#039;obiettivo di aumentare il livello di sicurezza per operatori e utilizzatori finali senza ostacolare l&#039;innovazione tecnologica.
Le imprese produttrici, gli importatori, i distributori e gli utilizzatori professionali sono chiamati a prepararsi al nuovo quadro regolatorio, verificando con anticipo la conformità dei prodotti e dei processi aziendali. Il periodo transitorio che precede l&#039;applicazione del regolamento rappresenta un&#039;occasione per adeguare la documentazione, aggiornare le procedure di valutazione dei rischi e pianificare eventuali interventi tecnici sui prodotti destinati al mercato europeo.

Per gli operatori del leasing e del credito specializzato, l&#039;entrata in vigore del nuovo Regolamento Macchine rappresenta un passaggio strategico. Le società di leasing saranno infatti chiamate a verificare con crescente attenzione la conformità normativa dei beni finanziati, considerando che sicurezza, aggiornamenti software e requisiti di cybersicurezza diventeranno elementi centrali nella valutazione del valore e della commerciabilità delle macchine lungo tutto il loro ciclo di vita. In questo scenario, il leasing potrà svolgere un ruolo importante nel favorire il rinnovo del parco macchine delle imprese e l&#039;adozione di tecnologie conformi ai nuovi standard europei.
 
Dal 20 gennaio 2027, dunque, il Regolamento (UE) 2023/1230 diventerà il riferimento unico per la progettazione, la fabbricazione e l&#039;immissione sul mercato delle macchine nell&#039;Unione europea, segnando una delle più importanti revisioni della disciplina europea sulla sicurezza delle macchine degli ultimi anni.

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            <title>Intesa Sanpaolo sostiene PMI e territori con 20 miliardi</title>
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            <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Intesa Sanpaolo rafforza il proprio impegno a favore delle piccole e piccolissime imprese italiane con un nuovo piano da 20 miliardi di euro destinato a finanziare investimenti in innovazione, digitalizzazione, riqualificazione energetica e sviluppo del business. L&#039;iniziativa, promossa dalla Divisione Banca dei Territori, nasce in collaborazione con le principali associazioni di categoria e punta a sostenere il tessuto produttivo locale, favorendo crescita economica, occupazione e competitività.
Il progetto consolida la collaborazione tra il gruppo bancario e le organizzazioni rappresentative dei settori del commercio, del turismo e dell&#039;artigianato, attraverso il rinnovo degli accordi con Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato. L&#039;obiettivo è fornire strumenti concreti per affrontare le sfide che oggi interessano le imprese, dal caro energia alla transizione digitale, passando per l&#039;accesso al credito e la gestione della liquidità.
L&#039;iniziativa si rivolge a un universo di circa 800 mila imprese clienti della Divisione Banca dei Territori, costituito prevalentemente da negozi, laboratori artigiani, attività di servizio e strutture ricettive che rappresentano il cuore dell&#039;economia di prossimità. Dal 2020 a giugno 2026 Intesa Sanpaolo ha già erogato oltre 20 miliardi di euro a questo segmento produttivo, confermando il ruolo strategico attribuito alle micro imprese nello sviluppo delle economie locali.
Tra le principali novità del piano spicca l&#039;azzeramento delle commissioni sui pagamenti effettuati tramite POS fisico per importi fino a 20 euro, misura che interessa in particolare gli esercenti commerciali. Per le transazioni di valore superiore resteranno condizioni agevolate, accompagnate da iniziative dedicate ai canoni POS. Secondo le stime della banca, l&#039;intervento potrà tradursi in circa 100 milioni di euro di minori costi per gli operatori economici nell&#039;arco di 14 mesi.
Per il comparto artigiano sono previste soluzioni di finanziamento specifiche per investimenti in innovazione digitale ed efficienza energetica, oltre ad agevolazioni sulle linee di anticipo fatture e sui sistemi di pagamento digitali, inclusi quelli utilizzabili in mobilità.
Le imprese del turismo potranno invece contare su strumenti dedicati alla riqualificazione energetica delle strutture ricettive e su nuove formule per la gestione dei flussi finanziari tipici della stagionalità. Tra queste figura l&#039;&quot;Anticipo Prenotazioni Alberghiere&quot;, soluzione studiata per sostenere la liquidità degli operatori nei periodi di maggiore attività.
Accanto alla nuova disponibilità di credito, Intesa Sanpaolo introduce anche strumenti innovativi per favorire gli investimenti. Tra questi la formula &quot;Prima Rata Zero&quot;, che prevede, per finanziamenti fino a 50 mila euro, il pagamento da parte della banca della quota interessi della prima rata e delle rate di fine 2027 e fine 2028. Una misura che punta ad alleggerire i costi iniziali sostenuti dalle imprese.
Debutta inoltre la &quot;Formula Flessibilità&quot;, che consente di sospendere temporaneamente la quota capitale delle rate dei finanziamenti in corso, estendendone la durata e liberando risorse finanziarie utili per affrontare eventuali esigenze di liquidità.
L&#039;impegno della banca non si limita all&#039;offerta creditizia. Per favorire la diffusione delle nuove misure è stato avviato il roadshow &quot;Vicini a chi fa impresa ogni giorno&quot;, già partito con alcune tappe a Padova, Firenze e Napoli. L&#039;iniziativa proseguirà nei prossimi mesi con incontri sul territorio organizzati insieme alle associazioni di categoria per raccogliere esigenze e individuare nuove opportunità di sviluppo.
Le micro imprese rappresentano infatti una componente fondamentale dell&#039;economia italiana. Con oltre 4,4 milioni di realtà attive, pari al 95% del totale delle imprese nazionali, impiegano circa 7,5 milioni di lavoratori e generano il 25% del valore aggiunto del Paese. Nonostante un clima di fiducia sostanzialmente stabile, i costi energetici, l&#039;inflazione e il rincaro delle materie prime continuano a rappresentare fattori di preoccupazione che possono incidere sulla capacità di investimento e sulla redditività aziendale.
Con questo nuovo piano, Intesa Sanpaolo punta dunque a rafforzare il sostegno all&#039;economia reale, favorendo la crescita e la modernizzazione delle imprese che costituiscono l&#039;ossatura produttiva dei territori e una delle principali leve della competitività italiana.
Approfondisci sul sito di Intesa Sanpaolo

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            <category>Corporate News</category>
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            <title>Credito in aumento: famiglie e imprese ancora in rialzo</title>
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            <pubDate>Thu, 08 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Prosegue il rafforzamento del mercato del credito bancario in Italia. Secondo il Rapporto mensile dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), ad agosto 2026 i prestiti a famiglie e imprese sono aumentati del 3,4% su base annua, in lieve accelerazione rispetto al +3,3% registrato nel mese precedente. Per le famiglie si tratta del ventesimo mese consecutivo di crescita dei finanziamenti, mentre per le imprese l’aumento prosegue da quattordici mesi consecutivi. 
Sul fronte dei tassi, il costo medio complessivo dei prestiti si è attestato al 4,19%, con un lieve incremento rispetto al mese precedente. I mutui per l&#039;acquisto di abitazioni hanno registrato un tasso medio del 3,56%, superiore al 3,40% di luglio ma ancora nettamente inferiore al 4,42% rilevato a dicembre 2023. Diversa la dinamica per i finanziamenti alle imprese, il cui tasso medio è sceso al 3,66%, proseguendo il percorso di riduzione rispetto ai livelli osservati negli anni precedenti. 
Secondo l’Abi, la crescita del credito si accompagna a una raccolta bancaria ancora solida. Ad agosto la raccolta diretta, costituita da depositi e obbligazioni, è aumentata del 2,3% su base annua. In particolare, le obbligazioni hanno segnato un incremento del 6%, mentre i depositi sono cresciuti dell’1,8%.
L’andamento conferma dunque una fase di rafforzamento dell’attività bancaria, con famiglie e imprese che continuano a fare ricorso al credito nonostante un contesto caratterizzato da tassi ancora superiori ai livelli precedenti alla stretta monetaria degli ultimi anni. Per il settore, il perdurare della crescita dei finanziamenti rappresenta un segnale positivo per il sostegno ai consumi, agli investimenti e all’attività economica complessiva.
Approfondisci sul sito dell&#039;Abi

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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>DL PA convertito in legge: nuove misure per enti e CdP</title>
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            <pubDate>Thu, 08 Oct 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>È stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 6 ottobre la Legge n. 174 del 5 ottobre 2026, che converte con modificazioni il decreto-legge n. 144 del 7 agosto 2026 recante disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonché in materia di protezione civile. Il provvedimento entra in vigore oggi e introduce un ampio pacchetto di misure finalizzate a rafforzare l&#039;efficienza amministrativa e la capacità operativa delle amministrazioni pubbliche.
Il testo, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 4 agosto, interviene su numerosi ambiti strategici: organizzazione e gestione del personale della Pubblica amministrazione, finanza e capacità amministrativa degli enti locali, protezione civile e ricostruzione post-sisma, sanità, istruzione e formazione superiore, giustizia, sicurezza e gestione dei flussi migratori.
La legge prevede inoltre misure a sostegno delle persone con disabilità e dei territori colpiti da emergenze, interventi per contrastare lo sfruttamento lavorativo e migliorare le condizioni abitative dei lavoratori agricoli, oltre a disposizioni che riguardano ambiente, infrastrutture, agricoltura e politiche del mare. Completano il quadro alcuni interventi sulla gestione delle entrate degli enti locali e sul funzionamento di specifiche strutture e procedure amministrative, con l&#039;obiettivo di garantire maggiore continuità ed efficacia all&#039;azione pubblica.
Tra le disposizioni di maggiore interesse segnalate nell&#039;analisi realizzata da CZP&amp;Co., figura l&#039;articolo 1, comma 6-ter, che ridefinisce il ruolo della struttura tecnica istituita presso il Ministero dell&#039;Economia e delle Finanze a supporto della Cabina di regia per il coordinamento strategico e lo sviluppo del mercato dei capitali.
Rilevante anche l&#039;articolo 1, comma 15-bis, che attribuisce alle pubbliche amministrazioni la facoltà di avvalersi del supporto di Cassa Depositi e Prestiti per la realizzazione di interventi finanziati con risorse pubbliche nazionali, rafforzando così gli strumenti a disposizione degli enti per l&#039;attuazione degli investimenti.
In materia di previdenza complementare, l&#039;articolo 10, commi 1-quater e 1-quinquies, introduce nell&#039;ambito della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) la figura del Segretario generale, con l&#039;obiettivo di potenziare l&#039;assetto organizzativo dell&#039;Autorità.
Infine, l&#039;articolo 23 contiene misure urgenti per la prima applicazione del ruolo degli esperti catastrofali, figura destinata ad assumere crescente rilevanza nel sistema di gestione e valutazione dei rischi legati alle calamità naturali.
Con la pubblicazione della legge di conversione si completa quindi il percorso normativo del decreto, che punta a fornire risposte immediate alle esigenze di funzionamento della macchina pubblica e a sostenere la capacità di intervento delle amministrazioni centrali e locali in una pluralità di settori strategici per il Paese.

 
Il provvedimento è entrato in vigore il 7 ottobre 2026
Provvedimento – Testo coordinato
 
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            <category>Normativa</category>
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            <title>Bankitalia, investimenti ancora in crescita nel 2026</title>
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            <pubDate>Thu, 08 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Si attenua il pessimismo delle imprese italiane, anche se il quadro economico resta condizionato dalle tensioni geopolitiche internazionali. È quanto emerge dall’indagine condotta tra il 25 agosto e il 18 settembre 2026 presso le aziende dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti, che evidenzia un miglioramento delle valutazioni sulla situazione economica generale rispetto ai trimestri precedenti.
Nel terzo trimestre dell’anno i giudizi negativi sull’andamento dell’economia si sono ridotti, pur restando meno favorevoli rispetto al periodo precedente allo scoppio della guerra in Medio Oriente. Le imprese segnalano inoltre una domanda complessivamente positiva per i propri prodotti e servizi, sebbene con andamenti differenti tra i vari comparti.
Le indicazioni più deboli provengono dall’industria manifatturiera, mentre servizi e costruzioni mostrano una sostanziale tenuta. A sostenere le vendite è soprattutto la componente estera della domanda, che continua a offrire un contributo positivo in un contesto caratterizzato da un rallentamento del mercato interno.
Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello stretto di Hormuz continuano ad avere effetti limitati sui livelli di domanda, ma incidono in misura più significativa sui costi di produzione. Le aziende segnalano infatti un aumento dei prezzi degli input produttivi, in particolare delle materie prime, con ripercussioni sulla struttura dei costi.
Le prospettive per il quarto trimestre restano improntate alla cautela. Le imprese continuano a valutare sfavorevolmente le proprie condizioni operative, mentre mantengono aspettative positive sull’andamento della domanda complessiva e, soprattutto, di quella proveniente dai mercati esteri. Le attese sull’occupazione rimangono orientate a una crescita, anche se con un ritmo leggermente inferiore rispetto a quello indicato nello stesso periodo dello scorso anno.
Sul fronte degli investimenti emerge un quadro relativamente favorevole. I programmi per il 2026 continuano a essere espansivi, confermando la volontà delle aziende di proseguire i percorsi di sviluppo e ammodernamento. Le condizioni per investire sono tuttavia ancora giudicate poco favorevoli, soprattutto dalle imprese di minore dimensione, che risentono maggiormente delle incertezze del contesto economico.
Le condizioni di accesso al credito risultano sostanzialmente stabili rispetto alla precedente rilevazione e la posizione di liquidità attesa viene considerata nel complesso adeguata dalla maggior parte delle imprese intervistate.
Prosegue inoltre la crescita dei prezzi di vendita in tutti i comparti. La dinamica degli aumenti rimane sostanzialmente invariata nell’industria e nei servizi, mentre appare più moderata nelle costruzioni. Le aziende prevedono ulteriori rialzi nei prossimi dodici mesi, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Gran parte delle imprese interessate dai rincari legati alle tensioni geopolitiche dichiara di aver già trasferito, almeno in parte, tali maggiori costi sui prezzi finali.
Le aspettative di inflazione restano nel complesso stabili, pur evidenziando una lieve riduzione sugli orizzonti temporali più brevi rispetto alla precedente indagine. Un segnale che suggerisce una graduale normalizzazione delle aspettative, pur in un contesto che continua a presentare elementi di incertezza per l’attività economica e produttiva.
Approfondisci sul sito di Banca d&#039;Italia

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            <category>Economia</category>
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            <title>CDP e BCC Iccrea: 660 milioni erogati a oltre 200 imprese</title>
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            <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Nuove sinergie per sostenere la crescita delle imprese italiane e rafforzare la competitività del Paese. Nasce con questo obiettivo il Protocollo d&#039;Intesa siglato oggi da Cassa Depositi e Prestiti e il Gruppo BCC Iccrea che punta a sviluppare diverse soluzioni finanziarie a supporto degli investimenti, dell’accesso al credito e della crescita sostenibile del tessuto produttivo nazionale.
L&#039;intesa, firmata dal Chief Business Officer di CDP Andrea Nuzzi e dal Chief Business Officer del Gruppo BCC Iccrea Riccardo Corino, consolida il fruttuoso percorso di collaborazione tra i due Istituti, che negli ultimi quattro anni ha permesso l’erogazione di 660 milioni di euro a oltre 200 aziende clienti del Gruppo BCC Iccrea operanti su tutto il territorio nazionale in settori specifici quali l’agroalimentare, il turismo e l’ambiente.
Il nuovo accordo dedica particolare attenzione allo sviluppo di iniziative legate all&#039;economia circolare, all&#039;efficientamento energetico e alla promozione degli investimenti delle imprese nei settori dell&#039;innovazione e delle infrastrutture.
Tali obiettivi verranno perseguiti da CDP e dal Gruppo BCC Iccrea lavorando anche alla definizione e strutturazione di nuovi strumenti per promuovere lo sviluppo di iniziative congiunte finalizzate al sostegno delle oltre 50 mila imprese clienti delle 111 BCC diffuse sul territorio.
Inoltre, i due Istituti potranno condividere l’impegno per sostenere la crescita all’estero delle aziende, attraverso gli strumenti dedicati all’export e all’internazionalizzazione dando slancio alle principali filiere strategiche locali e nazionali.
Tra gli strumenti a sostegno delle aziende è prevista la messa a disposizione di plafond di liquidità, finanziamenti agevolati alle imprese, promozione di iniziative nel settore dell’economia circolare, dell’efficientamento energetico e dell’innovazione, finanziamenti in pool per imprese Mid-Large Corporate, strumenti di finanza alternativa (mini-bond) e di sostegno all’accesso al mercato dei capitali.
Andrea Nuzzi, Chief Business Officer di CDP, ha dichiarato: &quot;Questo accordo costituisce un ulteriore importante esempio della fruttuosa collaborazione tra sistema bancario e CDP nell’ottica di mettere a disposizione delle imprese efficaci strumenti di supporto. Attraverso la valorizzazione di competenze complementari, puntiamo a sostenere investimenti strategici, innovazione e sviluppo sostenibile, accompagnando la crescita delle aziende e contribuendo a rafforzare la competitività del sistema Paese. In un contesto economico in continua evoluzione, agire sinergicamente e in complementarità con player di mercato rappresenta un elemento determinante per generare opportunità di sviluppo, creare valore e sostenere i territori nel lungo periodo&quot;.
Riccardo Corino, Chief Business Officer del Gruppo BCC Iccrea, ha dichiarato: “Registriamo con soddisfazione l’esito positivo del precedente accordo, con 660 milioni di finanziamenti erogati alle aziende dei nostri territori.  Con questa nuovo protocollo di intesa, la Capogruppo BCC Banca Iccrea mette a disposizione ulteriori risorse finanziarie che, affiancate alle erogazioni delle singole Banche del Gruppo, ampliano la capacità di sostenere le imprese locali. L’accordo, con il quale ci impegniamo ad estendere nuove risorse per 750 milioni per il prossimo triennio, rappresenta un passo concreto per favorire gli investimenti, rafforzare la competitività del sistema produttivo e promuovere uno sviluppo sostenibile dei territori e del Paese, in piena coerenza con il Piano Strategico del nostro Gruppo”.
 
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            <category>Corporate News</category>
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            <title>Mimit, intesa con gli Emirati su industria e tecnologie</title>
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            <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 14:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Si rafforza la cooperazione economica tra Italia ed Emirati Arabi Uniti. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha firmato ad Abu Dhabi un Memorandum d&#039;intesa con il ministro degli Investimenti emiratino, Mohamed Hassan Al Suwaidi, finalizzato a promuovere investimenti reciproci nel settore industriale e manifatturiero e a favorire nuove partnership tra le imprese dei due Paesi.
La firma è avvenuta nell&#039;ambito di Investopia, il forum internazionale che riunisce governi, investitori e imprese per sviluppare nuove opportunità di collaborazione economica e finanziaria. L&#039;accordo rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di rafforzamento delle relazioni economiche bilaterali tra Roma e Abu Dhabi.
Secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, l&#039;intesa apre una nuova fase nei rapporti tra i due Paesi. &quot;L&#039;amicizia tra Italia ed Emirati Arabi Uniti trova in questa intesa una nuova prospettiva industriale. Lavoriamo insieme per dare sicurezza e prospettive alle nostre industrie, promuovendo investimenti reciproci e collaborando su nuove tecnologie e competenze&quot;, ha dichiarato il ministro. Urso ha inoltre sottolineato come la cooperazione possa contribuire a rafforzare l&#039;autonomia strategica italiana ed europea attraverso partnership con Paesi che condividono obiettivi di sviluppo, innovazione e crescita.
L&#039;accordo punta a consolidare la cooperazione economica attraverso joint venture, alleanze strategiche e programmi di co-investimento. Tra gli obiettivi principali figurano la modernizzazione degli impianti industriali, il trasferimento tecnologico, il sostegno alla ricerca e l&#039;adozione di tecnologie produttive avanzate.
Ampio spazio viene dedicato anche all&#039;innovazione. Il memorandum incoraggia infatti investimenti congiunti in startup e aziende ad alto contenuto tecnologico operanti nei settori dell&#039;intelligenza artificiale, della robotica, delle biotecnologie, delle scienze della vita e della fintech, ambiti considerati strategici per la competitività futura delle economie dei due Paesi.
La collaborazione interesserà inoltre il rafforzamento delle catene di approvvigionamento, il miglioramento dell&#039;efficienza energetica, lo sviluppo dell&#039;economia circolare e la formazione di competenze industriali e tecniche avanzate. L&#039;obiettivo è aumentare la competitività delle produzioni nazionali e ampliare le opportunità di esportazione sui mercati internazionali.
L&#039;intesa avrà una durata iniziale di cinque anni e sarà rinnovata automaticamente per un ulteriore quinquennio. Entro trenta giorni dalla firma, i due ministeri individueranno i rispettivi referenti incaricati di definire un piano di lavoro congiunto per dare attuazione agli obiettivi previsti dal memorandum.
L&#039;accordo si aggiunge ai protocolli già sottoscritti dal ministro Urso con gli Emirati nei comparti farmaceutico, minerario e delle infrastrutture digitali, confermando la crescente intensità dei rapporti economici tra i due Paesi.

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            <category>Economia</category>
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            <title>Bankitalia, energia e finanza per la crescita</title>
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            <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’energia resta il fondamento dello sviluppo economico e della competitività industriale. Ma le recenti crisi geopolitiche, dalla guerra in Ucraina alle tensioni nello Stretto di Hormuz, hanno ricordato quanto l’economia globale sia ancora vulnerabile agli shock energetici. Per l’Europa, fortemente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili, la transizione energetica non rappresenta soltanto una sfida ambientale, ma anche una necessità strategica ed economica.

È questo il messaggio centrale emerso dall’intervento di Paolo Angelini, Direttore generale della Banca d’Italia, alla 58ª Giornata del Credito. Secondo Angelini, la riduzione della dipendenza dalle fonti fossili e l’adattamento ai cambiamenti climatici devono procedere di pari passo attraverso una “doppia transizione” basata sull’elettrificazione dei consumi, sullo sviluppo delle fonti rinnovabili e sul miglioramento dell’efficienza energetica.
Energia, domanda in crescita nel mondo
Nonostante i progressi tecnologici e l’aumento dell’efficienza energetica registrato negli ultimi decenni, la domanda mondiale di energia continua a crescere. Secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), entro il 2035 i consumi globali potrebbero aumentare tra l’8% e il 14%, sostenuti soprattutto dalle economie emergenti dell’Asia.
Parallelamente è destinata ad accelerare la domanda di elettricità, trainata dalla diffusione dei veicoli elettrici, delle pompe di calore, dalla digitalizzazione e dall’espansione dei data center. In questo contesto, l’elettrificazione dei consumi viene considerata una delle leve più efficaci per ridurre il fabbisogno energetico complessivo, grazie alla maggiore efficienza delle tecnologie elettriche rispetto a quelle alimentate direttamente da combustibili fossili.
Rinnovabili sempre più centrali
A livello globale gli investimenti nel settore energetico stanno orientandosi sempre più verso le tecnologie pulite. Nel 2026 circa due terzi delle risorse destinate al comparto energetico saranno assorbite da rinnovabili, accumuli, reti elettriche, efficienza energetica e altre tecnologie a basse emissioni.
Le energie rinnovabili sono ormai considerate competitive rispetto alle fonti fossili in numerosi contesti produttivi e nel 2026 dovrebbero diventare la principale fonte di generazione elettrica mondiale, superando il carbone.
L’Italia mostra segnali positivi soprattutto nel fotovoltaico, ma continua a procedere a un ritmo inferiore rispetto alla media europea e agli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec). Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 41% della produzione elettrica nazionale, contro una media europea pari al 49%.
Sicurezza energetica e autonomia strategica
Uno dei temi più dibattuti riguarda il rapporto tra transizione energetica e dipendenze strategiche. Se da un lato le rinnovabili riducono la necessità di importare combustibili fossili, dall’altro richiedono tecnologie e materie prime critiche spesso concentrate in pochi Paesi.
Tuttavia, una volta installati, gli impianti rinnovabili garantiscono una produzione energetica stabile per decenni e riducono sensibilmente l’esposizione ai rischi geopolitici e alle oscillazioni dei mercati internazionali. Per questo motivo Bruxelles continua a promuovere iniziative come RePowerEU e gli altri programmi orientati a rafforzare l’autonomia energetica europea e la capacità industriale interna.
La sfida dell’intermittenza
La crescita delle fonti rinnovabili pone però il problema della loro natura intermittente. Il sistema elettrico deve infatti essere in grado di gestire sia i periodi di eccesso di produzione sia quelli in cui la generazione da sole e vento risulta insufficiente.
Le principali soluzioni individuate riguardano il potenziamento delle reti, lo sviluppo dei sistemi di accumulo, una maggiore integrazione europea delle infrastrutture energetiche e l’introduzione di meccanismi che incentivino consumi più flessibili.
Nel medio termine continueranno inoltre a essere necessarie tecnologie complementari, tra cui il gas naturale e, in alcuni Paesi, il nucleare. Per l’Italia, tuttavia, un eventuale contributo dell’energia nucleare richiederebbe tempi lunghi e non eliminerebbe completamente i rischi legati alle dipendenze tecnologiche e alle forniture di combustibile.
Il ruolo della finanza nella transizione
La trasformazione del sistema energetico richiederà investimenti enormi. In questo processo il sistema finanziario non è chiamato a guidare la transizione, ma a sostenerla attraverso una corretta valutazione dei rischi e delle opportunità.
Negli ultimi anni la finanza sostenibile ha conosciuto una forte espansione grazie alla crescita delle obbligazioni verdi e dei fondi ESG. Oggi, tuttavia, appare sempre più chiaro che gli investitori continuano a basare le proprie decisioni principalmente sul rapporto tra rendimento e rischio.
Per favorire la mobilitazione dei capitali servono quindi regole stabili, trasparenza e una migliore disponibilità di informazioni sulle caratteristiche energetiche e ambientali di imprese e immobili. In questo senso, il dibattito europeo sulla rendicontazione di sostenibilità e sulla revisione delle norme comunitarie rimane centrale.
Mutui e prestiti verdi, opportunità per famiglie e imprese
Uno dei segmenti più promettenti è quello dei mutui e dei prestiti verdi destinati all’efficientamento energetico degli edifici, all’autoproduzione di energia e alla riduzione dei consumi.
In Italia la quota dei mutui verdi sulle nuove erogazioni è raddoppiata tra il 2022 e il 2024, raggiungendo il 12%. Le evidenze disponibili indicano che questi finanziamenti presentano generalmente un rischio di credito inferiore rispetto ai prestiti tradizionali perché gli interventi di efficientamento riducono l’esposizione delle famiglie e delle imprese agli shock energetici.
Secondo l’analisi, una definizione europea più uniforme di “prestito verde” potrebbe favorire ulteriormente la crescita del mercato, migliorare la raccolta dei dati e, nel tempo, consentire trattamenti prudenziali più favorevoli da parte delle autorità di vigilanza.
PMI e investimenti per la competitività
Particolarmente rilevante appare il ruolo delle piccole e medie imprese. Molte PMI manifestano interesse crescente verso interventi di efficientamento energetico e autoproduzione da fonti rinnovabili, ma continuano a incontrare difficoltà nell’accesso ai finanziamenti.
La diffusione di strumenti innovativi, come i contratti “pay as you save”, gli accordi di prestazione energetica e i Power Purchase Agreement (Ppa), potrebbe facilitare gli investimenti riducendo l’esborso iniziale necessario per realizzare gli impianti.
Secondo alcune stime, il pieno utilizzo dei tetti dei capannoni industriali italiani per l’installazione di pannelli fotovoltaici potrebbe addirittura raddoppiare la capacità attualmente installata nel Paese, con investimenti stimati tra 30 e 36 miliardi di euro.
Una sfida economica prima ancora che ambientale
La transizione energetica viene dunque interpretata sempre più come una leva di competitività, sicurezza economica e sviluppo industriale. Ridurre la dipendenza dall’estero, contenere l’esposizione agli shock dei prezzi e costruire un sistema energetico più efficiente rappresentano obiettivi che vanno ben oltre la sostenibilità ambientale.
Per raggiungerli sarà necessario accelerare le autorizzazioni, rafforzare reti e sistemi di accumulo, favorire gli investimenti privati e garantire un quadro normativo stabile e prevedibile. In questo percorso la finanza potrà svolgere un ruolo decisivo, accompagnando famiglie e imprese verso una trasformazione che appare sempre più indispensabile per la crescita futura del Paese e dell’Europa.
L&#039;energia come leva della competitività: il ruolo del sistema finanziario

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            <title>Fondo Antiusura, dal MEF linee guida per gli enti</title>
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            <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Sono state pubblicate le nuove linee guida per l’adeguamento delle convenzioni tra banche, Confidi, Associazioni e Fondazioni antiusura, elaborate dall’ABI attraverso un confronto con Assoconfidi, Fedart Fidi, Asso 112 e la Consulta Nazionale Antiusura “San Giovanni Paolo II”, in coordinamento con il Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il documento rappresenta un passaggio operativo fondamentale per l’attuazione della riforma del Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 e resa pienamente operativa dal decreto ministeriale del 27 febbraio 2026.
L’obiettivo delle linee guida è rendere più efficiente e uniforme la gestione delle procedure di accesso alle garanzie concesse dagli enti gestori utilizzando le risorse del Fondo Antiusura. Il nuovo impianto punta a rafforzare il coordinamento tra i soggetti coinvolti, migliorare lo scambio di informazioni e definire in modo più chiaro ruoli, competenze e modalità operative nelle operazioni di finanziamento assistite dalle garanzie pubbliche.
Le linee guida si articolano in due distinti percorsi. Il primo riguarda le convenzioni tra banche e Confidi per gli interventi destinati alle imprese, mentre il secondo interessa le convenzioni tra banche e Associazioni o Fondazioni antiusura per il sostegno alle famiglie che attraversano temporanee difficoltà economiche. In entrambi i casi il Fondo è finalizzato a facilitare l’accesso al credito e a prevenire il ricorso a forme di finanziamento illegali o usurarie.
Il Fondo Antiusura è alimentato annualmente dalle risorse stanziate con la Legge di Bilancio e dai proventi derivanti dalle sanzioni per violazioni della normativa antiriciclaggio e valutaria. La gestione è affidata al Dipartimento del Tesoro e alla Commissione interministeriale competente, cui spetta il compito di assegnare le risorse agli enti gestori.
La riforma introdotta nel 2025 ha ampliato in modo significativo la platea dei soggetti e delle operazioni finanziabili. Oltre alle banche, possono infatti beneficiare delle garanzie del Fondo anche intermediari finanziari ed enti di microcredito. La nuova disciplina mira inoltre a creare maggiori sinergie con il Fondo di garanzia per le PMI, favorendo una razionalizzazione complessiva degli strumenti pubblici di sostegno all’accesso al credito.
Un ruolo centrale continua a essere svolto dagli enti gestori, ossia Confidi, Associazioni e Fondazioni iscritti negli appositi elenchi. Attraverso le convenzioni stipulate con gli istituti di credito, questi soggetti favoriscono l’accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese e per le persone fisiche in condizioni di vulnerabilità economica. I Confidi, inoltre, possono utilizzare le risorse del Fondo per concedere direttamente alle PMI finanziamenti fino a 40 mila euro.
Le nuove regole prevedono anche specifiche disposizioni transitorie. I Confidi già operativi secondo il precedente regime potranno continuare a rilasciare garanzie a valere sul Fondo fino al 31 dicembre 2026, termine entro il quale dovranno completare il percorso di accreditamento secondo le nuove disposizioni. Per Associazioni e Fondazioni antiusura, invece, l’adeguamento dovrà essere completato entro il 26 febbraio 2027. Fino a tali scadenze sarà possibile continuare a operare secondo la disciplina previgente.
Per ottenere l’accreditamento come ente gestore sarà necessario fare riferimento alle disposizioni operative emanate in attuazione del decreto ministeriale del 27 febbraio 2026 e ai relativi modelli predisposti dal Dipartimento del Tesoro, che mette inoltre a disposizione la normativa aggiornata e l’elenco ufficiale degli enti aderenti al Fondo. Le nuove linee guida rappresentano quindi uno strumento essenziale per accompagnare l’attuazione della riforma e rafforzare l’efficacia delle misure di prevenzione dell’usura attraverso un accesso al credito più semplice, coordinato e inclusivo.
Comunicato MEF – Linee guida ABI

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Fineco, raccolta quasi raddoppiata: 1,45mld a settembre</title>
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            <pubDate>Tue, 06 Oct 2026 15:45:00 +0000</pubDate>
            <description>FinecoBank archivia un settembre 2026 particolarmente positivo, con una raccolta netta totale di 1,452 miliardi di euro, in crescita del 94% rispetto ai 748 milioni registrati nello stesso mese del 2025. Un risultato che conferma il forte dinamismo commerciale dell&#039;istituto e la capacità di attrarre nuova clientela in un contesto di mercato caratterizzato da una crescente domanda di consulenza finanziaria.
Nei primi nove mesi dell&#039;anno, la raccolta netta complessiva ha raggiunto 13,129 miliardi di euro, con un incremento del 39% rispetto ai 9,447 miliardi accumulati nello stesso periodo dello scorso anno.
Nel dettaglio, a settembre la raccolta gestita si è attestata a 364 milioni di euro, in aumento del 14% su base annua. La componente più rilevante è stata però quella della raccolta amministrata, salita a 980 milioni di euro, contro i 92 milioni registrati dodici mesi prima. La raccolta diretta ha invece contribuito per 108 milioni di euro, in calo rispetto ai 336 milioni di settembre 2025.
Da inizio anno la raccolta gestita ha raggiunto 3,717 miliardi di euro, mentre la raccolta amministrata si è attestata a 9,201 miliardi. La componente diretta ha totalizzato 211 milioni di euro.
Importante anche il contributo del comparto brokerage, che nel mese ha generato ricavi stimati per circa 20 milioni di euro, portando il totale dei primi nove mesi dell&#039;anno a circa 211 milioni, in crescita del 13% rispetto al 2025 nonostante volumi di mercato contenuti.
La Rete dei Consulenti Finanziari ha registrato una raccolta netta mensile di 1,084 miliardi di euro, quasi raddoppiando i 554 milioni raccolti nello stesso periodo dello scorso anno. Da gennaio a settembre la raccolta della rete ha raggiunto 9,495 miliardi di euro, mentre il patrimonio di competenza si è attestato a 150,8 miliardi.
Sul fronte commerciale, Fineco ha acquisito 21.001 nuovi clienti nel solo mese di settembre, con una crescita del 21% rispetto allo scorso anno. Dall&#039;inizio del 2026 i nuovi rapporti aperti sono stati 184.225, in aumento del 27%, portando la base clienti complessiva a 1.944.070 unità, il 10% in più rispetto a settembre 2025.
Continua inoltre la crescita delle masse amministrate dalla banca. Al 30 settembre il patrimonio totale ha raggiunto 178,19 miliardi di euro, in aumento del 15% su base annua. Di questi, 80 miliardi fanno riferimento alla raccolta gestita, 66,3 miliardi alla raccolta amministrata e 31,8 miliardi alla raccolta diretta. Il segmento Private Banking rappresenta ormai oltre la metà delle masse, con 92,6 miliardi di euro, in crescita del 19% rispetto all&#039;anno precedente.
Risultati positivi anche per Fineco Asset Management (FAM), che a settembre ha registrato 56 milioni di euro di raccolta retail. Da inizio anno la raccolta retail ha raggiunto 1,5 miliardi di euro, mentre le masse complessive gestite sono salite a 46,3 miliardi, suddivise tra 30,9 miliardi retail e 15,3 miliardi istituzionali.
Commentando i risultati, l&#039;amministratore delegato e direttore generale Alessandro Foti ha sottolineato come i dati di settembre confermino il posizionamento competitivo della banca in una fase di rapida evoluzione dei mercati. Secondo Foti, la crescente domanda di consulenza da parte della clientela trova risposta in una rete sempre più supportata da strumenti di intelligenza artificiale, capaci di migliorare la pianificazione finanziaria di lungo periodo e l&#039;individuazione delle esigenze degli investitori. Il manager ha inoltre evidenziato il ruolo della piattaforma aperta di Fineco e delle nuove soluzioni introdotte, inclusi i wrapper assicurativi, che insieme all&#039;attività di brokerage completano un&#039;offerta in grado di soddisfare l&#039;intero spettro delle esigenze finanziarie della clientela.
Comunicato Stampa

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            <category>Corporate News</category>
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            <title>Prestiti verdi: proposta per una definizione Ue unica</title>
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            <pubDate>Tue, 06 Oct 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>I finanziamenti destinati a migliorare l&#039;efficienza energetica degli edifici sono in rapida crescita, ma il loro sviluppo continua a essere frenato dall&#039;assenza di una definizione armonizzata di &quot;prestito verde&quot; a livello europeo. È quanto evidenzia la Nota n. 52 della Banca d&#039;Italia, che propone un nuovo approccio per rendere più semplice e uniforme la classificazione di questi prodotti creditizi. 
Secondo lo studio, il settore immobiliare rappresenta circa il 40% dei consumi energetici e il 36% delle emissioni di CO₂ dell&#039;Unione europea, rendendo essenziale il ruolo della finanza privata nel sostenere gli obiettivi climatici e di efficientamento energetico. Negli ultimi anni le banche hanno ampliato l&#039;offerta di mutui e prestiti destinati all&#039;acquisto, alla costruzione o alla riqualificazione di immobili ad alta efficienza energetica, ma l&#039;assenza di criteri condivisi ha favorito la proliferazione di standard differenti e pratiche interne poco comparabili tra loro. 
La normativa europea individua oggi nella Tassonomia Ue il principale riferimento per classificare un&#039;attività come sostenibile. Tuttavia, la sua applicazione è considerata complessa dagli operatori, soprattutto a causa degli adempimenti legati ai criteri &quot;Do No Significant Harm&quot; (DNSH) e alle garanzie minime in materia sociale e di governance. Questa complessità ha spinto molte banche ad adottare criteri semplificati basati prevalentemente sulle prestazioni energetiche degli edifici. 
Per superare queste difficoltà, gli autori propongono una definizione articolata su due livelli. Il primo livello comprende i finanziamenti pienamente conformi alla Tassonomia europea. Il secondo introduce invece una categoria operativa semplificata, basata su parametri energetici facilmente verificabili, come la classe energetica dell&#039;immobile o il miglioramento delle sue prestazioni dopo un intervento di riqualificazione. 
Nella proposta, potrebbero essere considerati prestiti verdi quelli destinati alla costruzione o all&#039;acquisto di edifici collocati nelle migliori classi energetiche, generalmente A o B, oppure alla ristrutturazione di immobili in grado di ottenere una riduzione dei consumi energetici di almeno il 30% o il miglioramento di almeno una classe energetica. 
Secondo la Banca d&#039;Italia, una definizione più semplice e condivisa favorirebbe la crescita del mercato, aumenterebbe la trasparenza e faciliterebbe la raccolta di dati comparabili sulle caratteristiche di rischio di questi finanziamenti. Inoltre, edifici più efficienti possono contribuire a ridurre la spesa energetica delle famiglie, limitare l&#039;esposizione agli shock dei prezzi dell&#039;energia e, potenzialmente, ridurre il rischio di credito per gli intermediari finanziari. 
La Nota conclude che una classificazione europea armonizzata, mantenendo la Tassonomia come riferimento ma introducendo criteri operativi più facilmente applicabili, potrebbe sostenere in modo significativo la transizione energetica del patrimonio immobiliare europeo e lo sviluppo ordinato del mercato dei prestiti verdi.


 
Prestiti verdi: una proposta per una definizione europea</description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Banco Desio e SACE insieme per sostenere le imprese</title>
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            <pubDate>Tue, 06 Oct 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Banco Desio ha aderito agli accordi quadro SACE Garanzia Internazionalizzazione e Garanzia Archimede, rafforzando il proprio impegno a supporto delle imprese italiane nei percorsi di crescita, competitività e sviluppo in Italia e all’estero.
Con Garanzia Internazionalizzazione, Banco Desio potrà mettere a disposizione delle imprese finanziamenti assistiti dalla garanzia SACE per sostenere progetti legati alla crescita sui mercati esteri e nelle filiere a vocazione internazionale. Lo strumento consente di supportare sia iniziative di internazionalizzazione diretta — quali investimenti all’estero, approntamento di forniture o produzioni destinate ai mercati internazionali e investimenti in Italia funzionali a progetti di sviluppo estero — sia fattispecie di internazionalizzazione indiretta, tra cui subforniture di beni e/o servizi connesse a forniture o produzioni estere di clienti italiani e investimenti o approntamento di forniture in Italia nell’ambito di filiere a vocazione internazionale.
Attraverso Garanzia Archimede, Banco Desio potrà sostenere investimenti infrastrutturali e produttivi strategici realizzati sul territorio nazionale, accompagnando le imprese nei loro percorsi di crescita, innovazione e competitività e contribuendo allo sviluppo del sistema produttivo italiano.
Le due garanzie permettono a Banco Desio di ampliare ulteriormente le soluzioni con cui il Banco accompagna le aziende nei loro percorsi di crescita, trasformazione e consolidamento competitivo.
Attraverso questi Accordi Quadro, Banco Desio consolida la collaborazione con SACE, confermando il proprio contributo alla crescita del tessuto produttivo italiano e al rafforzamento della competitività del Sistema Paese.
Stefano Vittorio Kuhn, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banco Desio, ha dichiarato: “Le imprese stanno affrontando una fase nella quale crescere significa sempre più spesso investire, innovare e aprirsi a nuovi mercati. Il nostro ruolo è accompagnarle mettendo a disposizione strumenti finanziari adeguati e coniugando concretezza e velocità di risposta, un fattore oggi essenziale per cogliere le opportunità di sviluppo. L’adesione agli Accordi Quadro con SACE amplia ulteriormente la nostra capacità di intervento, sia a supporto delle aziende che guardano ai mercati internazionali, sia a sostegno di quelle che investono in Italia per rafforzare la propria competitività. Vogliamo continuare ad essere al fianco delle imprese con soluzioni concrete, tempi di risposta rapidi, grazie alla  profonda conoscenza dei territori in cui operiamo”.
«La collaborazione con Banco Desio rappresenta per SACE una leva fondamentale per ampliare l’accesso delle imprese a strumenti finanziari in grado di sostenerne i percorsi di crescita», ha dichiarato Andrea Mattioli, Chief Underwriting Officer SACE di SACE. «Garanzia Internazionalizzazione e Garanzia Archimede rispondono a esigenze complementari: accompagnare le aziende nello sviluppo sui mercati esteri e, allo stesso tempo, sostenere investimenti strategici in Italia, rafforzando la competitività del tessuto produttivo e del Sistema Paese».</description>
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            <title>DPFP 2026: crescita moderata e riforme per le imprese</title>
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            <pubDate>Tue, 06 Oct 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Governo, nella riunione del Consiglio dei Ministeri di venerdì 2 ottobre, ha approvato il nuovo Documento di Finanza Pubblica (DPFP), il provvedimento che aggiorna la cornice macroeconomica e di finanza pubblica sulla quale sarà costruita la prossima legge di Bilancio. Il documento si articola in tre sezioni dedicate al quadro macroeconomico, all&#039;andamento dei conti pubblici e alle principali azioni di riforma e investimento previste nei prossimi anni.
Nello scenario programmatico delineato dall&#039;Esecutivo, la crescita del Pil reale è attesa all&#039;1% nel 2026, per poi attestarsi allo 0,8% nel 2027, allo 0,9% nel 2028 e nuovamente allo 0,8% nel 2029. Sul fronte della finanza pubblica, il rapporto deficit/Pil è previsto al 2,9% nel 2026, al 3,4% nel 2027, al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Il debito pubblico dovrebbe invece raggiungere il 138,1% del Pil nel 2026 e il 138,5% nel 2027, per poi imboccare una graduale traiettoria discendente fino al 136,6% nel 2029.
Uno dei pilastri del quadro programmatico è l&#039;attivazione della clausola nazionale di salvaguardia, che consentirà di finanziare maggiori spese destinate alla difesa e alla sicurezza energetica. Il Governo prevede di utilizzare margini di flessibilità fino allo 0,6% del Pil sia nel 2027 sia nel 2028, suddivisi fino allo 0,3% per il rafforzamento delle capacità di difesa e fino allo 0,3% per interventi nel settore energetico.
L&#039;utilizzo della clausola determinerà un incremento della spesa netta pari al 3,3% nel 2027 e all&#039;1,7% nel 2028. Al netto delle risorse attivate attraverso questo meccanismo, il tasso di crescita della spesa nel 2027 si attesterebbe all&#039;1,9%.
Il Documento dedica ampio spazio anche allo stato di avanzamento delle riforme e degli investimenti collegati al PNRR. Nel settore della giustizia vengono segnalati risultati superiori agli obiettivi fissati in termini di riduzione delle pendenze e dei tempi dei procedimenti civili e penali, oltre alla digitalizzazione di circa 7,8 milioni di fascicoli e alla riqualificazione delle strutture giudiziarie.
Sul fronte fiscale, il Governo considera completato il percorso di riforma avviato nel 2023, con misure finalizzate alla semplificazione del sistema tributario, al miglioramento della compliance e al contrasto dell&#039;evasione fiscale. Il testo conferma inoltre interventi per accelerare i rimborsi Iva, riordinare il sistema delle detrazioni e sostenere le imprese escluse dagli incentivi di Transizione 5.0 attraverso un apposito credito d&#039;imposta.
Tra le priorità per il sistema produttivo figurano il riordino degli incentivi alle imprese, l&#039;attuazione della Legge Capitali per favorire l&#039;accesso delle PMI ai mercati finanziari e il rafforzamento degli investimenti in ricerca, innovazione e tecnologie strategiche. Proseguono inoltre gli interventi a supporto della transizione ecologica e digitale e del trasferimento tecnologico.
Nel capitolo dedicato al lavoro, il Documento evidenzia i risultati raggiunti dal programma Garanzia Occupabilità dei Lavoratori (GOL), che ha coinvolto oltre 3 milioni di persone, con più di un milione di partecipanti a percorsi formativi e oltre 721 mila beneficiari di iniziative per il rafforzamento delle competenze digitali.
Importanti risultati vengono segnalati anche nell&#039;ambito dei servizi per l&#039;infanzia, dove è stato superato il target del PNRR con la realizzazione di oltre 153 mila nuovi posti per la fascia 0-6 anni in circa 3.000 strutture. Parallelamente proseguono le misure a sostegno della natalità, della conciliazione tra vita familiare e lavoro e dei servizi territoriali per le famiglie.
Tra gli altri interventi strategici richiamati dal DPFP figurano il rafforzamento della sanità territoriale e della telemedicina, il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie e idriche, l&#039;attuazione del Piano Casa, la transizione digitale della Pubblica amministrazione e l&#039;accelerazione degli investimenti legati alle energie rinnovabili, alle comunità energetiche, all&#039;idrogeno e a Transizione 5.0.
Il Documento conferma inoltre l&#039;impegno sul Piano Mattei per l&#039;Africa, nell&#039;ambito del quale il Fondo Italiano per il Clima ha approvato progetti per oltre 1,6 miliardi di euro dall&#039;avvio dell&#039;iniziativa.
Il percorso istituzionale del DPFP proseguirà ora con l&#039;esame parlamentare. Il testo sarà trasmesso alle Camere per l&#039;approvazione di una risoluzione entro il 15 ottobre. Successivamente il Governo invierà alla Commissione europea il Documento programmatico di Bilancio (DPB) e presenterà entro il 20 ottobre il disegno di legge di Bilancio, che recepirà gli indirizzi e gli obiettivi delineati nel nuovo quadro programmatico.

 
Documento Programmatico di Finanza Pubblica</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Il noleggio vale il 31,6% del mercato auto 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 06 Oct 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
            <description>L’analisi condotta da ANIASA e Dataforce registra nel periodo luglio-settembre 2026un trend di crescita positivo per le immatricolazioni a noleggio: +3,1%,  soprattutto grazie agli eccellenti risultati del “breve termine” (+29%),mentre il “lungo termine” si conferma sui notevoli volumi del 2025 (-0,8%).
Nel trimestre estivo da luglio a settembre di quest’anno le immatricolazioni del noleggio veicoli (auto + veicoli commerciali leggeri) crescono moderatamente (+3,1%) e soltanto grazie al noleggio a breve termine, protagonista quest’anno di una formidabile accelerazione. I dati indicano un aumento complessivo nei volumi di 3.000 unità, con un totale che si avvicina alle 100.000 immatricolazioni. Sono quasi 4.000 le targhe aggiuntive del noleggio a breve termine (tutte vetture, perché il comparto dei veicoli commerciali leggeri è stabile), mentre il noleggio a lungo termine si attesta ai livelli delle immatricolazioni del terzo trimestre 2025, con 2.000 auto in più e quasi 3.000 mezzi da lavoro in meno.
Con questi risultati, il noleggio continua a mantenere una posizione fondamentale sul mercato: la quota di questo comparto è infatti del 26,6% nel trimestre (ma sale al 31,6% nei primi 9 mesi dell’anno) sul totale delle immatricolazioni nazionali. Il noleggio dunque non cala nei volumi, ma scende di quota soltanto perché il canale dei privati e quello delle auto-immatricolazioni sono saliti di più. Nel terzo trimestre 2026, comunque, oltre un veicolo su 4 risulta essere immatricolato sui canali del noleggio. Un dato che si avvicina a 1 su 3 nel dato cumulativo da gennaio a settembre: quest’anno il noleggio ha targato 443.728 veicoli, circa 25.000 in più dello stesso periodo del 2025 (+5,9%).
Tra le tendenze principali di questo terzo trimestre 2026 occorre segnalare un sempre più evidente passaggio del noleggio alle tipologie di alimentazione più ecologiche (soprattutto nel comparto auto), con un’accelerazione delle immatricolazioni di plug-in hybrid eccellente nel NLT (+37%) e clamorosa nel NBT (+72%). Importante avanzata anche delle full hybrid tra le vetture di NLT (+13%), mentre nel breve termine sono raddoppiate. Nell’ambito dei veicoli commerciali leggeri, la pesante contrazione del diesel (-22,8% nel NLT) inizia a essere parzialmente compensata dall’avanzata delle ibride “vere” (che quasi raddoppiano le nuove targhe nel NLT sia per le full hybrid sia per le plug-in hybrid).
In controtendenza, invece, il canale del noleggio a breve termine tra i VCL: le immatricolazioni di veicoli a gasolio crescono del 16,3% e tutte le altre alimentazioni calano. L’incremento delle immatricolazioni di auto elettriche pure è più contenuto rispetto al mercato nel suo complesso: +21,2% nel NLT e +27,1% nel NBT (+70% quest’anno nel mercato totale). Invece nell’ambito dei veicoli commerciali leggeri i mezzi a corrente sono in calo (-5,6% nel NLT e -53,4% nel NBT).
Da rimarcare la pesante flessione del diesel in ambito vetture di noleggio a lungo termine: -34,5%. Le auto a gasolio rappresentano nel trimestre una quota di mercato del 18,1% (nel mercato nel suo complesso quest’anno sono arrivate all’11,5%).
Sono questi i principali dati e spunti che emergono dall’analisi del terzo trimestre 2026 sul settore del noleggio veicoli promossa da ANIASA, l’Associazione che in Confindustria rappresenta il settore della mobilità pay-per-use e dalla società di analisi di mercato Dataforce.
I dati che emergono nello studio delle immatricolazioni del terzo trimestre di quest’anno indicano che il comparto del noleggio continua, come nel semestre precedente, a viaggiare a due velocità: il breve termine rimane il canale con il maggior tasso di crescita in assoluto (+36,5% da gennaio a settembre), mentre il lungo termine è l’unico tra i canali della distribuzione ad apparire in rosso, seppur molto moderato (-0,8%). Ma per leggere in maniera corretta i dati del noleggio a lungo termine nel 2026, occorre ricordare che nel 2025 il comparto vide una forte spinta (soprattutto legata alle società captive e al bando Consip, in particolare nella prima parte dell’anno), un picco quindi anomalo. Il dato di quest’anno non è affatto negativo, soprattutto se messo a confronto con anni a stagionalità più ordinaria: nel 2026 da gennaio a settembre il noleggio a lungo termine ha totalizzato 313.000 immatricolazioni tra autovetture e veicoli commerciali leggeri, circa 10.000 in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il breve termine, da parte sua, prosegue a viaggiare su ritmi serrati: 35.000 unità aggiuntive sul 2025 e 37.000 sul 2024, avendo quest’anno raggiunto quota 130.000 unità.
Da luglio a settembre il settore del noleggio ha immatricolato 98.682 veicoli (+3,1%), di cui 83.092 vetture (+7,6%) e 15.590 commerciali leggeri (-15,5%). La quota del noleggio sull’intero mercato raggiunge il 26,6%, che in ambito vetture si traduce in una quota del 25% e nel settore dei mezzi da lavoro del 40,9%.
“I dati dei primi nove mesi confermano la capacità del settore di sostenere il mercato automotive e di rispondere alle esigenze di mobilità di imprese, professionisti, cittadini e turisti. Una crescita che rischia tuttavia di essere frenata da una vera e propria ‘bulimia legislativa’, che negli ultimi mesi ha investito il settore: dalle modifiche alla disciplina dei fringe benefit alle insane complicazioni sull&#039;Imposta Provinciale di Trascrizione e sul bollo, fino all&#039;assurda previsione contenuta nel Codice della Strada che trasferirebbe sulle società di noleggio i costi delle multe non pagate dai clienti stranieri. Un insieme di misure che addensa nubi sulle prospettive del comparto e rende sempre più difficile programmare investimenti. L&#039;incertezza del quadro regolatorio, unita a una visione del settore come una sorta di bancomat da cui drenare nuove risorse, rischia di compromettere lo sviluppo di un mercato che genera valore ben oltre i propri confini, dando un contributo concreto alla transizione ecologica (le flotte a nolo hanno un&#039;età media di circa 4 anni, contro gli oltre 11 anni del parco circolante nazionale) e all’industria turistica, permettendo a milioni di visitatori di raggiungere borghi, località e attrazioni non adeguatamente serviti dal trasporto pubblico. Chiediamo quindi alle istituzioni di superare un approccio normativo frammentato, di avviare il più volte declamato percorso di semplificazione e razionalizzazione delle regole, eliminando sovrapposizioni, adempimenti e disposizioni che aumentano la complessità senza produrre benefici e di riconoscere pienamente il noleggio come un asset strategico per il Paese. Servono stabilità, certezza delle regole e una visione di medio-lungo periodo. È ora di definire un quadro normativo unico dedicato al settore”, ha commentato il Presidente ANIASA Italo Folonari. 
TOP 5 AUTOVEICOLI PIÙ NOLEGGIATI
Nella classifica del terzo trimestre del 2026 Fiat Panda è tornata in testa dei modelli più noleggiati nel lungo termine, con un totale di 4.864 unità da luglio a settembre (+59%). La piccola Fiat mantiene la testa anche nel periodo gennaio-settembre avvicinandosi alle 15.000 immatricolazioni. Al secondo posto del terzo trimestre sale Peugeot 3008, che ha più che raddoppiato le immatricolazioni di NLT (+119,8%), con una formidabile accelerazione soprattutto a settembre. Scende al terzo posto Volkswagen Tiguan da luglio a settembre (-15,1%), precedendo BYD Seal U (+45,2%) e BMW X1 (-27,4%). Tra i veicoli commerciali leggeri, il modello più noleggiato continua a essere il Fiat Doblò, pur con immatricolazioni in forte flessione (-56,6%), come del resto avviene per quasi tutti i modelli nella Top 5, tranne che per Fiat Scudo, secondo in graduatoria (+86,5%). Terzo posto per Fiat Ducato (-45,9%). Nelle posizioni successive Ford Transit (-20,1%) e Ford Transit Custom (-9,4%). 
Nel noleggio a breve termine (NBT) la Top 5 delle vetture nel terzo trimestre 2026 vede al primo posto BYD Seal U (+31,1%), mentre nel cumulato gennaio-settembre il primato è di BYD Atto 2, che è quarta nel terzo trimestre. Al secondo posto MG ZS (+150,2%), seguita da un’altra MG (MG 3 che quasi decuplica le immatricolazioni). Quinta Audi A3 (+148,6%). In ambito LCV, Fiat Scudo, che moltiplica per sei le nuove targhe, conquista il primato; a seguire Fiat Ducato, Iveco Daily, Toyota Pro Ace e Mercedes Sprinter. 
L’ANALISI PER UTILIZZATORE
Nel noleggio a lungo termine, confrontando le quote di mercato del noleggio ai privati e di quello ad aziende del 2026 con i quattro anni interi precedenti, si nota che la quota dei privati è andata calando tra il 2022 e il 2023 (dal 19,1% al 14,8%), per poi risalire di 2,2 punti fino al 17% di quota nel 2024. Ancora una forte crescita nel 2025, con il raggiungimento di una percentuale del 22,1% e infine una flessione quest’anno, quando la quota dei privati sul totale dei noleggi a lungo termine è scesa al 20,7%. Quasi 4 noleggi su 5 nel 2026 rimangono ancora appannaggio dei clienti aziendali. 
L’ANALISI PER ALIMENTAZIONE
Nel noleggio a lungo termine di auto l’alimentazione più diffusa nel terzo trimestre 2026 rimane quella a benzina (comprese le mild hybrid) con una quota che però scende al 36,4% pur aumentando il numero delle immatricolazioni. Se le immatricolazioni di vetture a NLT quest’anno sono scese dello 0,8%, ancora più evidente è il calo delle nuove targhe di auto a benzina: -8,2%. Ma la contrazione delle immatricolazioni di auto a gasolio nel NLT è nettamente più elevata, perché è stata del -22,2% su base annua, mentre nel terzo trimestre è stata addirittura del 34,5%, raggiungendo una quota di mercato di appena il 18,1%. Da luglio a settembre il diesel è stata l’unica alimentazione che ha perso terreno. La sua quota di mercato è ormai nettamente inferiore a quella delle plug-in hybrid, che, a fronte di un incremento delle nuove targhe del 37%, ha conquistato una quota del 23,5%. È la più alta dopo quella delle auto a benzina (36,4%, ma in calo). La crescita di immatricolazioni PHEV nel NLT è ancora più vigorosa nei 9 mesi: +66,3%. Più contenuta, ma comunque importante, l’avanzata delle auto a gpl nel NLT da luglio a settembre: +26,4%. A seguire, le elettriche (+21,2%), le full hybrid (+13,1%) e le benzina (+9%, mild hybrid comprese). La quota di auto a corrente unita a quella delle ibride “vere” raggiunge nel terzo trimestre il 43,4%: le motorizzazioni più ecologiche si avvicinano a raggiungere la metà del mercato del NLT.
Le immatricolazioni di BEV in ambito NLT sono state oltre 6.000 unità nel trimestre e hanno conquistato l’8,9% delle nuove targhe. Nel mercato totale quest’anno la quota delle auto elettriche è invece leggermente inferiore: 8,2%. La quota delle full hybrid nel NLT nel 2026 rimane attorno al 9,5%, mentre nel mercato nel suo complesso è del 16,2%. Rovesciata invece è la situazione delle plug-in hybrid: nel noleggio a lungo termine la quota di mercato, favorita dalla normativa sul fringe benefit, è del 19,5%, mentre sul mercato totale è del 9,2%: meno della metà.
Sono numeri confortanti nell’ambito della transizione ecologica, ma risulta evidente che, in Italia, il rinnovamento del parco circolante è nettamente più lento rispetto agli altri Paesi europei automobilisticamente più rilevanti. Come sostiene da tempo Aniasa, una fiscalità più favorevole sulle auto aziendali in termini di detraibilità dell’IVA e di deducibilità dei costi contribuirebbe ad accelerare il rinnovo, non solo con le nuove immatricolazioni, ma anche agevolando gli acquisti dei clienti privati nel mercato dell’usato proveniente dalle flotte.
Nei veicoli commerciali leggeri, sempre in ambito NLT, il diesel si mantiene su percentuali di valore assoluto e rimane molto vicino alla soglia dell’80% (nel terzo trimestre è esattamente al 77,3%). La perdita di immatricolazioni è pari a -22,8% (con 10.127 targhe), un dato molto vicino al calo medio del mercato (-17,7%). La seconda alimentazione più diffusa nel trimestre è quella a benzina, che conquista una quota del 9,5% e perde il 4% nelle immatricolazioni. Alle altre tipologie di alimentazione rimangono soltanto le briciole: 1.022 veicoli elettrici (quota di mercato pari al 7,8%), 556 full hybrid (4,2%), 112 plug-in hybrid (0,9%) e 46 gpl (0,4%).
 
 
Nel noleggio a breve termine, benzina al 40,5% da luglio a settembre del 2026, mentre il diesel precipita al 14,4% (nei 9 mesi è addirittura all’11,8%). La quota di mercato delle auto a gasolio è praticamente la metà di quella delle plug-in hybrid (27%) e di poco superiore a quella delle full hybrid (9,2%). Auto elettriche in crescita: nel noleggio a breve termine nel terzo trimestre conquistano l’8,2% di quota.
Tra i veicoli commerciali leggeri, il noleggio a breve termine evidenzia una scelta pressoché obbligata verso il diesel: il 92,2% di quota di mercato (in leggero calo), molto superiore a quella del noleggio a lungo termine. Nemmeno il benzina è preso in considerazione da questo canale, con appena 7 nuove targhe nel trimestre. Ibridi e a gas sono praticamente sconosciuti in questo canale, mentre quelli BEV stanno diventando ormai l’unica alternativa al diesel: nel terzo trimestre hanno conquistato una market share nel NBT VCL del 6,7%.
In caso di pubblicazione dei dati esposti, citare sempre
“Elaborazione Dataforce su fonte Ministero Infrastrutture e Trasporti e ACI</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>PMI Eurozona a 53,1 punti, massimo da 41 mesi</title>
            <link>https://leasenews.it/news/economia/pmi-eurozona-a-531-punti-massimo-da-41-mesi</link>
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            <pubDate>Tue, 06 Oct 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;attività economica dell&#039;Eurozona accelera a settembre, con l&#039;indice PMI composito che sale da 52 a 53,1 punti, raggiungendo il livello più elevato degli ultimi 41 mesi. Il dato conferma un rafforzamento della crescita nell&#039;area e segnala una maggiore solidità del ciclo economico europeo.
A sostenere il miglioramento contribuiscono le principali economie del blocco. In Germania, il PMI composito è aumentato da 51,8 a 53,8 punti, evidenziando un&#039;accelerazione dell&#039;attività nel settore privato dopo mesi di andamento più moderato.
Segnali incoraggianti arrivano anche dalla Francia, dove l&#039;indice è salito da 48,5 a 51,1 punti. Il dato supera la soglia dei 50 punti, che separa la contrazione dall&#039;espansione economica, e si avvicina alle attese degli analisti, fissate a 51,2 punti.
Prosegue inoltre la dinamica positiva della Spagna, in particolare nei servizi. L&#039;indice di settore è cresciuto da 57,8 a 58,3 punti, sorprendendo il mercato che prevedeva invece un rallentamento a 57,1 punti. Il risultato conferma la resilienza della domanda interna e la forte performance delle attività legate al turismo e ai servizi.
Nel complesso, i dati di settembre delineano un quadro di crescita più robusta e diffusa nell&#039;Eurozona, con il settore dei servizi che continua a trainare l&#039;espansione e con segnali di miglioramento che si estendono alle principali economie dell&#039;area.

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            <category>Economia</category>
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            <title>Pil +0,2% nel II trimestre, giù il potere d’acquisto</title>
            <link>https://leasenews.it/news/economia/pil-02-nel-ii-trimestre-giu-il-potere-dacquisto</link>
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            <pubDate>Mon, 05 Oct 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Le stime dei conti economici trimestrali riportate in questa Nota sono coerenti con la revisione ordinaria dei conti nazionali annuali pubblicata dall’Istituto il 22 settembre 2026.
Nel secondo trimestre del 2026 il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% nei confronti del secondo trimestre del 2025.
La stima odierna conferma la variazione congiunturale e tendenziale del Pil comunicata il 1° settembre 2026.
Il secondo trimestre del 2026 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al secondo trimestre del 2025.
La variazione acquisita per il 2026, depurata degli effetti di calendario, risulta pari allo 0,8%, confermando quanto diffuso lo scorso 1° settembre.
Rispetto al trimestre precedente, dal lato della domanda, si registra una crescita dello 0,2% sia dei consumi finali nazionali, sia degli investimenti fissi lordi. Le importazioni sono aumentate dell’1,5% e le esportazioni dell’1,0%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito nel complesso un contribuito positivo di 0,2 punti percentuali alla crescita del Pil, interamente riconducibile alla dinamica dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP). Positivo anche il contribuito della variazione delle scorte, per 0,1 punti percentuali, a fronte di un contributo negativo di pari ampiezza della domanda estera netta.
Dal lato dell’offerta, si registrano andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e dell’industria, con cali rispettivamente dello 0,1% e dello 0,6%, mentre quello dei servizi è cresciuto dello 0,4%.  
Approfondisci sul sito Istat</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Banca d’Italia, nuovo studio sul merito di credito PMI</title>
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            <pubDate>Mon, 05 Oct 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha pubblicato il nuovo numero della collana Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento intitolato “La valutazione del merito di credito delle grandi imprese”, uno studio che analizza e confronta le principali metodologie impiegate per la valutazione del rischio di credito delle grandi imprese non finanziarie.
Il lavoro esamina quattro differenti sistemi di valutazione del merito creditizio: le agenzie esterne di valutazione del merito di credito (ECAI) riconosciute a livello internazionale, i sistemi interni di rating delle banche (Internal Ratings-Based, IRB), i sistemi interni di valutazione creditizia delle banche centrali dell’Eurosistema (ICAS) e le agenzie di rating operanti sul mercato italiano.
L’analisi evidenzia come, pur nell’ambito di contesti regolamentari, finalità istituzionali e modelli operativi differenti, tali sistemi condividano un insieme di approcci metodologici consolidati. Tra gli elementi comuni figurano l’integrazione delle informazioni quantitative e qualitative desunte dalla documentazione aziendale con quelle raccolte direttamente presso le imprese, la valutazione del rischio a livello di gruppo, l’analisi delle prospettive settoriali e l’adozione di procedure strutturate di monitoraggio e aggiornamento dei giudizi di merito creditizio.
Lo studio mette inoltre in luce alcune aree di crescente evoluzione nei processi di valutazione. In particolare, emergono differenze significative nell’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) all’interno dei modelli di rating e nel ricorso a strumenti basati sull’intelligenza artificiale (IA) per il supporto alle attività di analisi, classificazione e monitoraggio del rischio.
La pubblicazione contribuisce al dibattito sull’evoluzione delle metodologie di valutazione creditizia in un contesto caratterizzato da una crescente complessità dei mercati finanziari e da una maggiore disponibilità di dati e tecnologie avanzate. Lo studio evidenzia come i processi di assessment del merito di credito stiano progressivamente ampliando il proprio perimetro di analisi, affiancando agli indicatori economico-finanziari tradizionali nuove dimensioni informative, con l’obiettivo di migliorare la capacità di previsione del rischio e la qualità delle decisioni di affidamento.
L’approfondimento rappresenta un contributo utile per intermediari finanziari, autorità, imprese e operatori del mercato interessati a comprendere i principali orientamenti metodologici adottati a livello nazionale e internazionale nella valutazione della solvibilità delle grandi imprese.


 

 
La valutazione del merito di credito delle grandi imprese (testo in inglese)</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>ABI-Cerved: atteso aumento dei crediti deteriorati</title>
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            <pubDate>Mon, 05 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’incertezza internazionale e il contesto geopolitico ancora fortemente instabile continuano a influenzare il tasso di deterioramento delle imprese. Nel triennio previsionale è atteso un aumento in tutte le aree geografiche e in tutti i settori economici, ma più sostenuto nelle costruzioni, mentre industria e servizi mostrano una maggiore tenuta.
 
L’incertezza internazionale e il contesto geopolitico ancora fortemente instabile inducono ABI e Cerved a stimare che nel 2026 il tasso di deterioramento del credito alle imprese si assesterà al 2,8% (dal 2,6% del 2025). Nel 2027 una crescita economica modesta, il perdurare dell’incertezza e una dinamica dei tassi di interesse in lieve aumento dovrebbero spingere questo indicatore al 2,9%, mentre al termine dell’orizzonte previsionale, nel 2028, è previsto in lieve flessione al 2,8%: due decimi di punto percentuale al di sopra del 2025.Sono alcuni dei principali risultati dell’Outlook ABI-Cerved per il triennio 2026-2028, appena presentato, che fornisce stime sui flussi di deterioramento del credito alle imprese, con dettagli per classe dimensionale, settore e area geografica. Tra il 2025 e il 2028 gli aumenti più consistenti sono attesi per le imprese di medie dimensioni (dall’1,8% al 2,1%) e per il settore delle costruzioni (dal 2,9% al 3,2%). A livello territoriale, gli incrementi risultano invece omogenei, pari a 0,2 punti percentuali in tutte le macroaree. In termini di livelli, nel 2028 il tasso di deterioramento più elevato si conferma nelle microimprese (3,0%), nel Sud e Isole (3,7%) e nel settore delle costruzioni (3,2%).
La congiuntura internazionale continua a essere caratterizzata da una forte incertezza, legata principalmente alle tensioni in Medio Oriente e alla delicata gestione dello Stretto di Hormuz, e al protrarsi del conflitto in Ucraina. L’aumento significativo delle quotazioni del petrolio sui mercati internazionali ha avuto ripercussioni sui carburanti, in primo luogo, e più in generale su alcune componenti delle tariffe dei beni di consumo. In tale contesto, eventuali pressioni sui prezzi potrebbero condizionare ulteriormente l’evoluzione della politica monetaria della BCE, anche alla luce dell’andamento dell’inflazione nell’area euro.Il clima di instabilità in cui operano le imprese è testimoniato anche dal protrarsi dell’aumento del tasso di deterioramento del credito delle società non finanziarie riportato da Banca d’Italia: dal valore minimo osservato nel 2021 (1,95%) si è registrata una continua seppur moderata crescita, fino a toccare il 2,63% nel 2025. Le famiglie consumatrici, invece, favorite da tassi di interesse contenuti e da un aumento dell’occupazione, hanno evidenziato una dinamica in lieve calo, con il valore del 2025 pari allo 0,86% a fronte dello 0,95% del 2024.
“Le nostre stime sull’evoluzione dei crediti deteriorati confermano che le imprese italiane operano in uno scenario incerto e instabile – commenta Luca Peyrano, CEO di Cerved -. Tuttavia, nonostante un lieve peggioramento atteso, le stime al 2028 dimostrano come siano lontani i picchi raggiunti nel 2012, a riprova di una migliore redditività e posizione patrimoniale delle nostre aziende”.“I dati evidenziano segnali di maggiore pressione sulla qualità del credito in un contesto caratterizzato da elevata incertezza economica, geopolitica e regolamentare. In questo scenario, sarà fondamentale preservare la solidità del settore bancario e le condizioni necessarie affinché le banche possano continuare a sostenere famiglie, imprese ed economia reale.”, commenta il Direttore Generale dell’ABI, Marco Elio Rottigni”.
 
I crediti deteriorati delle imprese italiane nel 2026: dinamiche settoriali e territorialiLe stime di ABI-Cerved indicano un aumento dei tassi di deterioramento nel 2026 in tutte le classi dimensionali di impresa, con incrementi compresi tra 0,1 e 0,2 punti percentuali: le microimprese passano dal 2,8% del 2025 al 3,0% del 2026, le grandi dall’1,7% all’1,9%, le piccole e medie, rispettivamente, dal 2,0% al 2,2% e dall’1,8% al 2,0%.Il flusso dei nuovi crediti in default interessa tutti i comparti considerati: le costruzioni registrano l’incremento più consistente, dal 2,9% del 2025 al 3,3%, l’industria aumenta dal 2,5% al 2,7% (unico settore che supera il livello del periodo pre-Covid, 2,3%, a causa della significativa contrazione della produzione), i servizi dal 2,6% al 2,7%. Più nel dettaglio, nell’industria sono le piccole imprese a segnare gli incrementi più elevati (dall’1,8% del 2025 al 2,3%), mentre nelle microimprese sono più contenuti (dal 3,0% al 3,2%). Nelle costruzioni si osserva un aumento diffuso e superiore rispetto a tutti gli altri settori, ma con intensità differenti: modesto nelle microimprese (0,1 punti percentuali tra il 2025 e il 2026, le uniche a restare al di sotto del livello pre-Covid, 3,0% contro 4,1%), significativo nelle medie e piccole (rispettivamente, 2,1 e 1,3 punti percentuali).
Nei servizi la dinamica è polarizzata: cresce la rischiosità per le microimprese (+0,2 punti percentuali), mentre si riduce per le altre classi dimensionali (-0,3 punti percentuali circa). L’agricoltura mostra incrementi generalizzati: moderati per le micro e le piccole imprese (rispettivamente di 0,2 e 0,1 punti percentuali), più evidenti per le medie e le grandi (+0,4 e +0,5 punti percentuali), che mostrano un livello di rischiosità inferiore di 0,2 punti percentuali rispetto al 2019, mentre nelle altre si scende a -0,6 punti percentuali.
Rispetto all’andamento geografico, le stime per il 2026 indicano in aumento i tassi di deterioramento in tutto il Paese, con il divario fra le aree più rischiose e quelle meno rischiose che si riduce leggermente. Gli incrementi maggiori si registrano al Nord-Est, dove la rischiosità aumenta di 0,3 punti percentuali; seguono Sud e Isole (+0,2 punti) e Nord-Ovest e Centro (+0,1 punti). Il Mezzogiorno si conferma l’area con il tasso di deterioramento più elevato, con un tasso del 3,7% e un divario di 1,7 punti percentuali rispetto al Nord-Est, che presenta il tasso più basso (2,0%). Nord-Ovest e Centro si attestano rispettivamente a 2,5% e 3,2%.
Le previsioni 2027-2028
Le previsioni dei flussi di nuovi crediti deteriorati nel biennio 2027-2028 riflettono un quadro caratterizzato da una crescita economica modesta, da un elevato grado di incertezza e da una politica monetaria tornata a essere moderatamente restrittiva, benché l’occupazione si mantenga su livelli elevati, sostenendo i consumi delle famiglie. In questo scenario, il quadro macroeconomico è da interpretare con particolare cautela, perché la ripresa sarà condizionata dagli sviluppi dei conflitti in corso. Il PIL italiano, nel 2026, dovrebbe aumentare dello 0,5%, poi dello 0,6% nel 2027 e dello 0,7% nel 2028. La dinamica inflattiva dovrebbe rientrare nei parametri attesi dalla BCE a partire dal 2027, dopo l’aumento osservato nel 2026, attestandosi su un tasso di crescita del 2,1% nel 2027 e del 2,0% nel 2028.
Questo scenario si traduce in una previsione dei nuovi crediti in default in lieve rialzo nel 2026, seguita da un ulteriore aumento nel 2027 e da un parziale rientro nel 2028. In particolare, il tasso di deterioramento del credito alle imprese è previsto al 2,8% nel 2026, al 2,9% nel 2027 e nuovamente al 2,8% nel 2028, valori in linea con quelli del periodo pre-Covid e decisamente inferiori rispetto ai picchi toccati durante la crisi dei debiti sovrani.
Nel 2027 la rischiosità è attesa in aumento in tutte le classi dimensionali d’impresa, con incrementi generalmente contenuti: +0,1 punti percentuali per micro, piccole e grandi imprese e +0,2 punti per le medie. Nel 2028 si osserva invece un lieve miglioramento generalizzato, con una riduzione di 0,1 punti percentuali in tutte le classi.
Quanto ai settori, nel 2027 tutti registreranno un incremento di nuovi crediti deteriorati: l’agricoltura registrerà +0,2 punti percentuali, mentre l’industria, le costruzioni e i servizi registreranno +0,1 punti. Nel 2028 il miglioramento sarà più accentuato per agricoltura e costruzioni (-0,2 punti percentuali), l’industria scenderà di 0,1 punti e i servizi resteranno stabili. Agricoltura e costruzioni si mantengono significativamente al di sotto del livello pre-Covid, i servizi sono in linea, mentre l’industria mostra una rischiosità superiore (2,7% nel 2028, 2,3% nel 2019).
A livello territoriale, nel 2027 è previsto un lieve incremento del tasso di deterioramento in tutte le macroaree: nel Nord-Ovest (dal 2,5% al 2,6%), nel Nord-Est (dal 2,0% al 2,1%), nel Centro (dal 3,2% al 3,3%) e nel Sud e Isole (dal 3,7% al 3,8%), che continuerà a essere l’area con il tasso di deterioramento più elevato. Al termine del periodo di previsione, il Mezzogiorno presenterà valori inferiori al 2019 (3,7% contro 4,2%), mentre solo il Nord-Ovest registrerà valori leggermente superiori (2,6% contro 2,4%).

















 
 
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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>GU: pubblicati Mini Contratti sviluppo e innovazione IA</title>
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            <pubDate>Mon, 05 Oct 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Novità per le imprese interessate agli incentivi destinati alla crescita industriale e all’innovazione del settore automotive. Nella Gazzetta Ufficiale sono stati pubblicati i comunicati relativi ai Mini Contratti di sviluppo e alla misura dedicata all’innovazione della filiera automotive, strumenti che mirano a sostenere investimenti strategici, ricerca e sviluppo e rafforzamento della competitività delle imprese.
I Mini Contratti di sviluppo rappresentano un’opportunità per le aziende che intendono realizzare programmi di investimento di dimensioni più contenute rispetto ai tradizionali Contratti di sviluppo, favorendo interventi orientati all’innovazione, alla transizione tecnologica e alla crescita produttiva.
Parallelamente, la misura per l’innovazione della filiera automotive punta a supportare la trasformazione del comparto, incentivando progetti legati alla mobilità sostenibile, all’elettrificazione, alla digitalizzazione dei processi industriali e allo sviluppo di nuove tecnologie.
La pubblicazione dei comunicati in Gazzetta costituisce un passaggio fondamentale per l’attivazione delle agevolazioni e per la definizione delle modalità operative. Le imprese interessate sono pertanto invitate a monitorare la documentazione ufficiale e le prossime indicazioni relative all’apertura degli sportelli e alla presentazione delle domande.
Perché è importante

Sostegno agli investimenti produttivi e innovativi.
Rafforzamento della competitività della filiera automotive italiana.
Incentivi per progetti di ricerca, sviluppo e transizione tecnologica.
Nuove opportunità di finanziamento per le PMI e le imprese della filiera.

Le aziende interessate dovrebbero avviare fin da subito una valutazione preliminare dei progetti candidabili, così da essere pronte all’apertura delle procedure agevolative.
Approfondimenti: 
Comunicato Mini contratti – Decreto Mini contratti – Comunicato Innovazione filiera – Decreto innovazione filiera

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            <category>Economia</category>
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            <title>Confindustria‑Mimit: due protocolli per le crisi</title>
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            <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Confindustria hanno firmato due nuovi protocolli d’intesa volti a rafforzare la gestione delle crisi industriali, sostenere i processi di reindustrializzazione e migliorare il raccordo operativo con le Case del Made in Italy, la rete territoriale dedicata al supporto alle imprese. Le intese, siglate il 1° ottobre 2026, consolidano la collaborazione istituzionale tra governo e sistema produttivo in una fase caratterizzata da transizioni tecnologiche, tensioni sui costi e necessità di interventi mirati per la competitività.
Il primo protocollo definisce un quadro di cooperazione strutturata per affrontare le situazioni di crisi aziendale e settoriale. Prevede:


coordinamento operativo tra Mimit, Confindustria e territori;


condivisione tempestiva delle informazioni su aziende e filiere in difficoltà;


supporto ai piani di reindustrializzazione con strumenti dedicati;


monitoraggio degli interventi per garantire continuità produttiva e occupazionale.


L’obiettivo è ridurre i tempi di risposta istituzionale e favorire soluzioni industriali sostenibili, evitando dispersioni di competenze e capacità produttive.
Il secondo protocollo rafforza il ruolo delle Case del Made in Italy, sportelli territoriali dedicati all’assistenza alle imprese. Le misure includono:


integrazione dei servizi tra Mimit e Confindustria;


supporto alle PMI per investimenti, innovazione e transizione digitale;


orientamento su incentivi e strumenti nazionali;


rafforzamento della presenza territoriale per intercettare fabbisogni emergenti.


Le Case diventano così un punto di contatto più efficace tra imprese e istituzioni, con un modello di servizio condiviso.
Il presidente Emanuele Orsini ha sottolineato che le intese rappresentano un passo importante, ma che ora occorre tradurre gli accordi in interventi concreti:

«Ora serve trasformare queste intese in progetti concreti».

Secondo Confindustria, la collaborazione strutturata con il Mimit può accelerare la risoluzione delle crisi e sostenere la competitività delle filiere strategiche, a partire da quelle più esposte alle transizioni tecnologiche e ai cambiamenti dei mercati globali.
Le intese si inseriscono in un quadro economico complesso, in cui molte filiere affrontano sfide legate a:


transizione energetica;


digitalizzazione dei processi;


riconversione produttiva;


necessità di investimenti in innovazione.


Il rafforzamento del coordinamento tra istituzioni e sistema produttivo è considerato un elemento chiave per garantire stabilità, attrarre investimenti e sostenere la competitività del Made in Italy.
Approfondisci sul sito di Confindustria</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Banca Ifis: requisiti ok e conti in sicurezza</title>
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            <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Settembre ha rappresentato per Banca Ifis un mese di passaggi strategici rilevanti, in cui l’istituto ha gestito in parallelo un’evoluzione societaria complessa e il confronto con i rilievi formulati dalla Banca d’Italia al termine del recente ciclo ispettivo. Il quadro che emerge è quello di una transizione condotta con pragmatismo, accompagnata da una rassicurazione sulla solidità patrimoniale e sulla continuità operativa del gruppo.
Il 23 settembre la Banca d’Italia ha concesso l’autorizzazione incondizionata alla fusione con illimity Bank, tassello centrale del percorso avviato da Banca Ifis per il deconsolidamento e la valorizzazione del comparto NPL. L’operazione si inserisce in una strategia più ampia di riposizionamento competitivo e di razionalizzazione delle attività legate ai crediti deteriorati.
Il mese ha visto anche un rapido avvicendamento nella governance:


l’ingegner Frederik Geertman ha rassegnato le dimissioni da Amministratore Delegato, con efficacia dal 24 settembre, per motivazioni strettamente personali;


il Consiglio ha nominato Raffaele Zingone nuovo AD, valorizzando una figura interna con esperienza decennale nel gruppo;


Fabio Lanza è stato designato Direttore Generale.


Le trattative sugli accordi economici in uscita e sui nuovi contratti apicali sono condotte nel rispetto delle norme sulle operazioni con parti correlate, sotto la supervisione del Comitato Controllo e Rischi, composto esclusivamente da amministratori indipendenti.
La Banca d’Italia ha evidenziato criticità nei processi di monitoraggio, classificazione e valutazione del credito, con particolare riferimento alle metodologie applicate agli NPL acquistati da terzi.
Pur accogliendo formalmente le osservazioni, Banca Ifis ha ribadito la correttezza dei propri modelli di recupero e valutazione, ricordando che tali metodologie hanno ricevuto di recente la validazione tecnica di tre consulenti esterni indipendenti.
La struttura finanziaria del gruppo mostra una significativa capacità di assorbimento:


su 200 milioni di riclassificazioni stimate dal regolatore, 145 milioni risultano già contabilizzati al 30 giugno 2026, con un incremento fisiologico dell’NPL ratio di circa 50 punti base;


delle rettifiche richieste (157 milioni sugli NPL e 58 milioni sul portafoglio creditizio), 45 milioni erano già stati recepiti nel primo semestre;


sull’aumento delle RWA derivanti da cartolarizzazioni (128 milioni), 108 milioni erano già stati integrati nei dati semestrali.


La richiesta della vigilanza di subordinare la distribuzione dei dividendi al rispetto di precisi target patrimoniali si inserisce in un principio di prudenza che la banca dichiara di aver sempre adottato, mantenendo un margine non inferiore a 100 punti base rispetto ai requisiti richiesti.
Gli Overall Capital Requirement, inclusivi della Pillar 2 Guidance, risultano pienamente rispettati sulla base dei dati consolidati al 30 giugno 2026.
In risposta alle osservazioni sul livello di dialettica consiliare e sul presidio delle scelte strategiche, Banca Ifis avvierà una riqualificazione degli assetti di governance, con revisione della composizione del board e ingresso di nuovi membri prevalentemente indipendenti. Un processo che si sovrappone al rinnovamento già programmato per il 2028, quando alcuni amministratori perderanno i requisiti di indipendenza.
Banca Ifis comunica di stare affrontando questa fase con rapidità e concretezza, recependo le richieste della vigilanza e preservando la solidità patrimoniale e industriale del gruppo, in continuità con la strategia di evoluzione operativa avviata negli ultimi anni.
Approfondisci sul sito Banca Ifis</description>
            <category>Corporate News</category>
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        </item>
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            <title>Bankitalia:  avviata consultazione su intermediari 106 TUB</title>
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            <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha avviato la consultazione sulle modifiche alla Circolare n. 288/2015, relativa alle disposizioni di vigilanza per gli intermediari finanziari, e alla Circolare n. 286/2013, riguardante le segnalazioni prudenziali. L’intervento interessa gli intermediari finanziari iscritti all’albo ex art. 106 TUB, ossia i soggetti autorizzati alla concessione di finanziamenti al pubblico, e mira ad allinearne la disciplina alle più recenti evoluzioni del quadro prudenziale bancario, secondo i principi di vigilanza equivalente e proporzionalità. 
Principali ambiti di intervento
CRR3 – Estensione del nuovo quadro prudenziale
Vengono recepite per gli Intermediari 106 le novità del Regolamento (UE) 2024/1623 (CRR3), con adeguamenti proporzionali. Le modifiche riguardano:


Rischio di credito


Rischio operativo – superamento dei precedenti approcci e introduzione della nuova metodologia CRR


Rischio CVA – metodologie Base, Semplificata e Standard


Grandi esposizioni


Output floor


Esposizioni in crypto‑attività


CRDVI – Trasferimenti di attività e passività
In attuazione della Direttiva (UE) 2024/1619 (CRDVI), viene rivista la disciplina delle cessioni di rapporti giuridici in blocco, tenendo conto dell’eliminazione della possibilità di autorizzazione preventiva da parte della Banca d’Italia. È inoltre introdotto il nuovo regime dei trasferimenti rilevanti di attività e passività, che richiede una comunicazione preventiva in caso di superamento delle soglie di rilevanza.
Rischio di concentrazione verso controparti centrali (CCP)
Sono estese agli Intermediari 106 le disposizioni della Direttiva (UE) 2024/2994, che prevedono:


processi efficaci di identificazione, gestione e monitoraggio del rischio di concentrazione verso CCP;


presìdi di governo societario adeguati.


DORA – Resilienza operativa digitale
Dal 1° gennaio 2027, in attuazione del d.lgs. n. 23/2025, il quadro europeo sulla resilienza operativa digitale (Regolamento (UE) 2022/2554 – DORA) si applicherà anche agli Intermediari 106 secondo il regime semplificato. Sono pertanto abrogate le disposizioni della Circolare 288 su:


sistema informativo,


gestione del rischio ICT,


procedimento di divieto dell’esternalizzazione di funzioni essenziali o importanti.


Rischio di tasso di interesse (IRRBB)
La disciplina IRRBB viene semplificata, con adeguamenti coerenti con il principio di proporzionalità e con le caratteristiche operative degli Intermediari 106.
Servicer di cartolarizzazioni
È rivista la metodologia per il calcolo del requisito patrimoniale a fronte del rischio operativo degli intermediari che svolgono attività di servicing nelle operazioni di cartolarizzazione. 
 
Entrata in vigore
Le nuove disposizioni della Circolare n. 288/2015:


saranno applicabili dal 1° aprile 2027;


si applicheranno alle segnalazioni riferite alla data contabile del 30 giugno 2027;


dal 1° aprile decorreranno i periodi transitori relativi a rischio di credito, rischio operativo, output floor, grandi esposizioni e requisito operativo aggiuntivo per i servicer.


Consultazione
Osservazioni e commenti possono essere trasmessi alla Banca d’Italia entro il 30 novembre 2026, tramite:


PEC,


forma cartacea,


piattaforma “Sondaggi”.


La Banca d’Italia analizzerà i contributi ricevuti per la predisposizione del testo finale delle modifiche alle Circolari 288/2015 e 286/2013 e pubblicherà il relativo resoconto.


Le modifiche alle Circolari 288/2015 e 286/2013 estendono agli operatori del leasing – in larga parte intermediari 106 TUB – un quadro prudenziale più vicino agli standard bancari, con effetti su presìdi di rischio, processi interni e segnalazioni.
Gli impatti principali riguardano:


Rischio di credito — aggiornamento dei modelli interni, delle metriche di monitoraggio e dei sistemi di classificazione con l’introduzione dei requisiti CRR3.


Rischio operativo — revisione dei processi e dei presìdi, con effetti su servicer di cartolarizzazioni e attività ad alta intensità operativa.


Rischio CVA — adeguamento dei sistemi di valutazione per gli operatori che impiegano derivati di copertura.


Grandi esposizioni e output floor — verifica delle concentrazioni tipiche del leasing rispetto alle nuove soglie e ai requisiti di capitale minimo.


DORA e resilienza digitale — dal 2027, riallineamento dei presìdi ICT, dei processi di esternalizzazione e delle piattaforme di gestione dei contratti.


IRRBB — adeguamento dei modelli di misurazione del rischio di tasso, rilevante per portafogli a tasso fisso e funding diversificato.


Nel complesso, la consultazione rafforza il quadro prudenziale degli intermediari 106 TUB, mantenendo elementi di proporzionalità per il leasing. Gli operatori dovranno programmare per tempo gli adeguamenti organizzativi, informatici e segnaletici in vista dell’entrata in vigore del 1° aprile 2027 e delle prime applicazioni del 30 giugno 2027.
 
Comunicato</description>
            <category>Normativa</category>
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                <item>
            <title>Anfia: mercato auto a settembre +9,9% ma trimestre rallenta</title>
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            <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il mercato italiano dell’auto chiude settembre 2026 con 139.356 immatricolazioni, in aumento del 9,9% rispetto allo stesso mese del 2025. Nei primi nove mesi dell’anno, i volumi raggiungono 1.268.964 unità, pari a un incremento dell’8,7%. Su base annua, ANFIA stima un totale di 1.656.000 immatricolazioni, con una crescita dell’8,6% sul 2025.
Tuttavia, la quasi totalità dell’aumento è imputabile alle vetture prodotte in Cina, che rappresentano il 15,1% dell’immatricolato gennaio‑settembre, con livelli di prezzo non sostenibili per i costruttori europei. Questo squilibrio contribuisce ad aggravare la crisi industriale in Italia e in Europa, con licenziamenti e chiusure di stabilimenti lungo l’intera filiera, inclusa la componentistica che vale l’80% del valore del veicolo.
ANFIA evidenzia che l’ondata di importazioni dalla Cina, in assenza di misure correttive, sta compromettendo gli sforzi della filiera per mantenere capacità produttiva e occupazione. Secondo l’OCSE, il sistema produttivo cinese beneficia di sussidi da 3 a 8 volte superiori rispetto a quelli europei, generando una condizione di concorrenza non equa.
La richiesta dell’associazione è chiara: adottare misure europee immediate che ripristinino parità e reciprocità, senza attendere le lungaggini dell’IAA in discussione a Bruxelles.
Sul fronte interno, ANFIA accoglie positivamente:


i mini‑contratti di sviluppo e gli accordi di innovazione per la filiera produttiva;


i recenti interventi a favore degli automobilisti.


In vista della Legge di Bilancio, l’associazione auspica l’inserimento della proposta – condivisa con le altre sigle dell’automotive – sull’adeguamento della fiscalità delle auto aziendali, ritenuta strategica per stimolare l’acquisto di veicoli a zero e basse emissioni da parte delle imprese.


Benzina: settembre ‑13,9%, quota 17,7%; cumulato ‑16,4%, quota 19,5%.


Diesel: settembre ‑39%, quota 4,9%; cumulato ‑27,3%, quota 6,6%.


Mild/full hybrid: settembre +23,1%, quota 50,4%; cumulato +20,8%, quota 49,2%.


Ricaricabili: settembre +45,3%, quota 18,8%; cumulato +69,8%, quota 17,6%.


Elettriche: settembre quota 7,6%; cumulato 8%; vendite +47,3% mese, +66,7% cumulato.


Plug‑in: settembre quota 11,2%; cumulato 9,6%; vendite +43,9% mese, +72,4% cumulato.




Gas: settembre quota 8,1% (solo GPL, ‑4,5%); cumulato ‑16,8%, quota 7,1%.


Le emissioni delle nuove immatricolazioni scendono a 108,5 g/km a settembre (‑5,9% sul 2025). Nel cumulato, calano del 6%, attestandosi a 110,4 g/km.
Roberto Vavassori, Presidente ANFIA, sottolinea:
«È necessario intervenire subito, a livello europeo, per ripristinare condizioni di equità in una filiera essenziale per l’autonomia strategica dell’Europa».
Approfondisci sul sito Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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                <item>
            <title>GU: proroga della delega per il Codice della strada</title>
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            <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>È stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 1° ottobre la Legge 23 settembre 2026, n. 171, che proroga e amplia la delega al Governo per la revisione e il riordino del Codice della strada, prevista dall’articolo 35 della legge 177/2024. Il provvedimento, composto da due articoli, interviene sia sui tempi di esercizio della delega sia sulle modalità di adozione dei decreti legislativi.
La legge porta da 12 a 22 mesi il termine per l’adozione dei decreti legislativi relativi alla revisione del Codice della strada. La delega potrà essere esercitata:


mediante un nuovo Codice, completamente riscritto;


oppure tramite modifica e riordino dell’attuale impianto normativo.


Questa flessibilità consente al Governo di scegliere l’approccio più efficace in base alla complessità degli interventi da introdurre.
La legge interviene anche sulle tempistiche dell’esame parlamentare degli schemi di decreto:


le Commissioni competenti avranno 90 giorni (anziché 60) per esprimere il parere;


la proroga del termine per l’esercizio della delega potrà arrivare a 150 giorni (anziché 120) quando il parere parlamentare scade in prossimità o oltre la scadenza della delega.


L’obiettivo è garantire un iter più ordinato e coerente con la complessità della riforma.
La proroga amplia il margine operativo per una revisione complessiva del Codice della strada, in un contesto caratterizzato da:


transizione digitale dei servizi di mobilità;


aggiornamento delle norme sulla sicurezza;


riordino delle competenze amministrative;


armonizzazione con la normativa europea.


La possibilità di redigere un nuovo Codice apre la strada a un intervento organico, potenzialmente più incisivo rispetto a una semplice revisione dell’esistente.
Le disposizioni della legge entrano in vigore oggi, 2 ottobre 2026, avviando formalmente la nuova fase di lavoro del Governo sulla riforma del Codice della strada.
Provvedimento</description>
            <category>Normativa</category>
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                <item>
            <title>S&amp;P migliora a “positivo” l’outlook di Iccrea Banca</title>
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            <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 14:40:00 +0000</pubDate>
            <description>Mauro Pastore, DG del Gruppo BCC Iccrea: “Ulteriore riconoscimento della solidità e dell’efficacia del nostro modello di business”.
L’agenzia di rating S&amp;P Global Ratings ha migliorato l’outlook sul rating a lungo termine di Iccrea Banca “BBB” da stabile a positivo.
La revisione al rialzo dell’Outlook riflette principalmente il continuo rafforzamento della solidità patrimoniale del Gruppo.
In particolare, S&amp;P prevede che il RAC[1] ratio possa mantenersi oltre il 15% nel periodo 2026-2028, grazie alla elevata capacità di generazione di capitale sostenuta dalla buona profittabilità, dall’attenta gestione dei rischi e dalla contenuta distribuzione degli utili.
Mauro Pastore, Direttore Generale del Gruppo BCC Iccrea, ha commentato: “Il miglioramento del giudizio di S&amp;P si aggiunge ai numerosi riconoscimenti positivi ottenuti negli ultimi anni e rappresenta un’ulteriore conferma della solidità del nostro Gruppo e della bontà del percorso intrapreso. Un percorso di crescita disciplinato e responsabile, che ci ha permesso di rafforzare progressivamente i nostri fondamentali, continuando a essere vicini ai territori, alle famiglie e alle imprese”.
Per ulteriori informazioni, si rimanda al comunicato stampa pubblicato da S&amp;P Global Ratings, sul sito www.spglobal.com/en
[1]Il RAC (Risk-Adjusted Capital) ratio è un indicatore di adeguatezza patrimoniale utilizzato da S&amp;P Global Ratings volto a misurare il livello di capitalizzazione di un istituto finanziario in rapporto ai rischi assunti.
 </description>
            <category>Corporate News</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Istat: inflazione di settembre ai massimi: +4,2% in tre anni</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/istat-inflazione-di-settembre-ai-massimi-42-in-tre-anni</link>
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            <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 14:20:00 +0000</pubDate>
            <description>L’inflazione torna a crescere in modo significativo nel mese di settembre, raggiungendo il +4,2%, il livello più alto degli ultimi tre anni. L’accelerazione dei prezzi riflette una combinazione di fattori macroeconomici che continuano a esercitare pressioni sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla dinamica dei costi per imprese e settori regolati.
L’aumento dell’indice generale è trainato principalmente da:


Energia — rialzo dei prezzi di elettricità e gas, con impatti diretti e indiretti sulle filiere produttive.


Alimentari — persistono tensioni sui beni primari, in particolare freschi e trasformati.


Servizi — crescita moderata ma diffusa, sostenuta dai costi operativi e dal turismo.


La componente di fondo mostra un incremento più contenuto, ma comunque coerente con un quadro inflattivo ancora lontano dai livelli obiettivo.
L’inflazione al +4,2% conferma un contesto di pressioni sui prezzi che potrebbe influenzare:


le valutazioni delle autorità monetarie;


le condizioni di finanziamento per famiglie e imprese;


la programmazione dei budget pubblici e privati;


la redditività dei settori più esposti ai costi energetici.


Il dato rafforza la necessità di monitorare attentamente l’evoluzione dei prezzi nei prossimi mesi, in particolare in vista delle revisioni delle politiche fiscali e delle decisioni di politica monetaria.
Per comparti come energia, trasporti, servizi pubblici locali e attività creditizie, l’aumento dei prezzi:


incrementa i costi operativi;


richiede aggiornamenti dei modelli previsionali;


può influenzare la domanda e la capacità di spesa delle famiglie;


impatta sulla valutazione del rischio macroeconomico nei processi di vigilanza.


 </description>
            <category>Dati di Settore</category>
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                <item>
            <title>Mimit: 631 mln per innovazione nella filiera auto</title>
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            <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Al via lo sportello dal 25 novembre; il 40% delle risorse destinato alle regioni del Mezzogiorno
631 milioni di euro a disposizione delle imprese della filiera automotive per progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale di rilevante impatto tecnologico. È la dotazione prevista dal decreto direttoriale emanato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, su indicazione del ministro sen. Adolfo Urso, che definisce l’apertura dello sportello agevolativo nell’ambito degli Accordi per l’innovazione. Le risorse rientrano nello stanziamento previsto dal DPCM Automotive del 10 giugno 2026.
“Con queste risorse sosteniamo ricerca, innovazione e tecnologie avanzate per la competitività della filiera automotive, accompagnando le imprese nello sviluppo di nuovi veicoli e componenti e nella riconversione verso tecnologie strategiche ad alta intensità di ricerca e sviluppo, anche a potenziale dual-use”, ha dichiarato il ministro Urso.
Lo sportello online aprirà alle ore 10.00 del 25 novembre prossimo e sarà gestito da Mediocredito Centrale, in qualità di gestore del Fondo Crescita Sostenibile, insieme a primari partner bancari e scientifici. Le domande potranno essere inviate attraverso la piattaforma online fondocrescitasostenibile.mcc.it.
La misura è rivolta alle imprese che esercitano attività industriali e di trasporto, incluse quelle artigiane, e ai centri di ricerca. Gli organismi di ricerca possono partecipare ai progetti congiunti in qualità di co-proponenti. Il 40% delle risorse è destinato a progetti interamente realizzati nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia).
Le agevolazioni saranno concesse sotto forma di contributo diretto per le spese ammissibili, nei limiti del 50% per la ricerca industriale e del 25% per lo sviluppo sperimentale e, eventualmente, nella forma del finanziamento agevolato nel limite del 20%.
Un incremento del contributo diretto alla spesa, nella misura di 10 punti percentuali per le PMI e gli organismi di ricerca e di 5 punti percentuali per le grandi imprese, potrà essere riconosciuto per progetti presentati in forma congiunta, attraverso una collaborazione tra almeno un’impresa e uno o più organismi di ricerca. L’incremento dovrà comunque rispettare i massimali prescritti a livello UE.
I progetti devono prevedere costi ammissibili compresi tra un minimo di 5 e un massimo di 40 milioni di euro. Tra le spese ammissibili rientrano quelle per il personale impiegato in ricerca e sviluppo, per gli strumenti e le attrezzature di nuova fabbricazione, per i servizi di consulenza, per l’acquisizione o l’ottenimento in licenza dei risultati di ricerca, dei brevetti e del know-how, nonché, in forma forfettaria, le spese generali e i materiali relativi allo svolgimento del progetto.
Qualora i fondi stanziati non risultassero sufficienti per ammettere tutti i progetti presentati, il Ministero predisporrà una graduatoria sulla base del punteggio ottenuto in relazione ad alcuni indicatori aziendali di solidità economico-finanziaria. 
Per maggiori informazioni

Automotive - Accordi per l’innovazione nella filiera
Decreto direttoriale 17 settembre 2026</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Pubblicati ESRS rivisti e nuovo Standard volontario UE</title>
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            <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) rivisti, adottati dalla Commissione europea mediante regolamento delegato e applicabili alle imprese soggette alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). Contestualmente è stato pubblicato anche il nuovo Standard volontario di rendicontazione di sostenibilità, destinato alle imprese di minori dimensioni che intendano adottare un quadro di riferimento semplificato.
Contenuto della pubblicazione
La pubblicazione segue l’adozione dei due atti da parte della Commissione europea nel mese di luglio e la conclusione del periodo di scrutinio da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Gli standard sono disponibili nelle diverse lingue ufficiali dell’UE e in formato interattivo tramite l’EFRAG Knowledge Hub.
Impatti per il settore del leasing
Il regolamento delegato che adotta gli ESRS rivisti conferma l’impostazione già resa nota a luglio in merito alla responsabilità per la rendicontazione delle emissioni nell’ambito dei contratti di leasing.
In particolare, viene ribadito che:


i locatari (lessees) sono generalmente responsabili della rendicontazione delle emissioni Scope 1 e Scope 2 relative al periodo di utilizzo del bene;


i locatori (lessors) non sono tenuti a rendicontare tali emissioni per i beni concessi in leasing.


Questa previsione è rilevante per il settore, poiché definisce in modo chiaro la ripartizione delle responsabilità informative tra locatore e locatario nella rendicontazione delle emissioni.
Il nuovo Standard volontario
Il Voluntary Sustainability Reporting Standard introduce un quadro di rendicontazione semplificato per le imprese con meno di 1.000 dipendenti, con l’obiettivo di:


fornire una struttura chiara per la raccolta e comunicazione delle informazioni di sostenibilità;


ridurre gli oneri informativi lungo la catena del valore.


Lo Standard introduce infatti un “value chain cap”, che limita le richieste di informazioni che le imprese di maggiori dimensioni possono rivolgere ai soggetti della propria catena del valore con meno di 1.000 dipendenti, alle sole informazioni previste dallo Standard volontario.
Tempistiche di applicazione
Sulla base dei testi pubblicati nella GUUE:


il regolamento delegato relativo agli ESRS rivisti entrerà in vigore il 10 novembre 2026 e si applicherà agli esercizi finanziari aventi inizio dal 1° gennaio 2027;


il regolamento delegato relativo al Voluntary Sustainability Reporting Standard si applicherà agli esercizi finanziari aventi inizio dal 1° gennaio 2027.


Processo di revisione
La revisione è stata elaborata dalla Commissione europea sulla base del contributo tecnico predisposto da EFRAG, che ha integrato:


i contributi degli stakeholder,


la consultazione pubblica del 2025,


le osservazioni delle associazioni di settore, tra cui Leaseurope.


Regolamento</description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Anima: export meccanica oltre 20 mld nel semestre</title>
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            <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’export della meccanica varia rappresentata da Anima Confindustria raggiunge 20,4 miliardi di euro nel primo semestre 2026, in crescita del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. I dati, elaborati dall’Ufficio Statistica di Anima su base Istat, sono stati presentati in occasione della tappa di Brescia degli Anima Export Days, l’iniziativa dedicata all’internazionalizzazione della meccanica italiana che, dal 28 settembre al primo ottobre, sta facendo incontrare le imprese del settore con buyer internazionali selezionati. Giunti alla sesta edizione, gli Export Days nascono dalla collaborazione tra Anima Confindustria, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci) e Agenzia Ice, con l’obiettivo di favorire nuove relazioni commerciali e sostenere il rafforzamento della presenza delle aziende italiane sui mercati esteri. Quest’anno gli incontri B2B coinvolgono operatori provenienti da oltre 20 paesi e si svolgono in quattro tappe: Borgosesia, Torino, Brescia e Bassano del Grappa. 
L’iniziativa si inserisce in una fase nella quale le tensioni geopolitiche e le incertezze sulle politiche commerciali continuano a condizionare gli scambi internazionali. In questo scenario, i dati relativi al primo semestre 2026 restituiscono un quadro di tenuta per la meccanica rappresentata da Anima. L’export dei settori Anima ha raggiunto complessivamente 20,4 miliardi di euro, con una crescita del 2,8% rispetto ai 19,8 miliardi registrati nello stesso periodo del 2025. 
La dinamica conferma la forte vocazione internazionale del comparto, pur con andamenti differenti. Tra le principali componenti dell’export figurano valvolame e rubinetteria, turbine a gas, pompe idrauliche, e impianti aeraulici. Altri comparti mostrano risultati positivi, mentre alcuni registrano una contrazione. 
Sul piano geografico, gli Stati Uniti si confermano il primo mercato di destinazione dell’export dei settori Anima, con 2,38 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2026, in crescita del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Seguono la Germania, con 1,99 miliardi di euro (+4,8%), e la Francia, con 1,81 miliardi (+2,9%). Accanto ai mercati europei più consolidati, emergono alcune dinamiche particolarmente rilevanti nelle aree extra-Ue, a partire da Cina, Medio Oriente e Nord Africa. 
Nonostante un calo generale verso i paesi del Golfo (-3,7%), l’export verso l’Arabia Saudita è cresciuto del 14,6% (665,1 milioni di euro), sostenuto dai comparti legati agli impianti di processo, energia, infrastrutture e raffrescamento. In Cina, l’export dei settori Anima è cresciuto del 22,3% e sfiora i 720 milioni di euro. A determinare in misura straordinaria l’incremento è soprattutto il comparto degli impianti aeraulici. In Cina hanno registrato una buona dinamica anche turbine a vapore e compressori per aria.
Ancora più marcata la crescita dell’Algeria, che registra +146,7%, passando da 173,3 a 427,6 milioni di euro. A pesare in tale risultato sono stati soprattutto tecnologie come: turbine a gas (che rappresentano circa il 47% dell’export complessivo verso il Paese), valvole e rubinetti, ma anche prodotti e apparecchiature in pressione. Si tratta spesso di flussi legati a singole commesse e quindi caratterizzati da una dinamica non necessariamente continuativa, ma il dato evidenzia la capacità delle imprese italiane di intercettare opportunità anche su mercati in forte sviluppo. 
«La crescita del 2,8% dell’export nel primo semestre conferma la capacità della meccanica italiana di mantenere una posizione competitiva sui mercati internazionali anche in una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche e incertezza negli scambi. Gli Stati Uniti restano il primo mercato di destinazione, mentre i risultati di Cina e Algeria mostrano la capacità delle imprese di cogliere opportunità in mercati differenti. È un segnale di resilienza che va accompagnato da una maggiore diversificazione e dal rafforzamento della presenza internazionale. In questa direzione, gli Export Days rappresentano uno strumento concreto per creare nuove relazioni e opportunità di business», dichiara Pietro Almici, presidente di Anima Confindustria. 
Sul fronte dell’import, nei primi sei mesi dell’anno i settori Anima registrano un incremento dell’1,2%, per un valore complessivo di 9,73 miliardi di euro; si tratta di un dato che completa il quadro dell’interscambio attuale e non fa che confermare la centralità assunta ormai dai mercati internazionali oltre a quello europeo. 
È in questo contesto che Anima rinnova gli Export Days, trasformando l’analisi dei mercati in un’occasione concreta di incontro tra domanda e offerta.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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