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        <title>Leasenews</title>
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        <description>Leasenews è la prima rivista online dedicata al mondo del lease</description>
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            <title>Leasenews</title>
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            <title>Confindustria: iperammortamento anche ai software cloud</title>
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            <pubDate>Fri, 08 May 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description> “Accogliamo positivamente la firma del decreto attuativo sul nuovo iperammortamento, attesa da cinque mesi, insieme alla conferma della valorizzazione degli investimenti già fatti nel 2026 in piena coerenza con l’articolo 109, TUIR: ora è essenziale che la piattaforma per il caricamento delle comunicazioni sia operativa in tempi rapidi, per non vanificare gli sforzi fatti e per dare certezze alle imprese. L’auspicio è che anche la gestione delle comunicazioni che le imprese dovranno trasmettere al GSE non si tramuti in oneri eccessivamente complessi e forieri di rallentamenti”. Ha dichiarato Marco Nocivelli, Vice Presidente di Confindustria per le Politiche Industriali e il Made in Italy. 
“Peccato che al momento al Mef si sia persa un’occasione per estendere la misura anche ai canoni dei software con abbonamento, auspichiamo quindi che questo nodo venga sciolto al più presto, con una modifica normativa oppure con un’interpretazione come avvenuto in precedenza, sempre nell’ottica del consueto spirito di collaborazione”, prosegue il Vice Presidente di viale dell’Astronomia.
“Oggi l’as a service è la modalità prevalente con cui le imprese italiane adottano software e servizi digitali e vale l’80% del mercato del Cloud. Senza i software non si può realizzare la transizione digitale. Escluderli dall’iperammortamento significa, di fatto, privare la maggioranza delle imprese di un’agevolazione pensata per accompagnarle nel percorso di digitalizzazione e aiutarle ad avvicinarsi alle nuove tecnologie – in particolare all’intelligenza artificiale, strumento essenziale per la competitività, per la maggior efficienza dei processi produttivi e per l’innovazione di prodotti e modelli di business. Per questi motivi, in passato, nell’ambito del precedente iperammortamento, questa problematica era stata superata con una norma interpretativa contenuta nella Legge di Bilancio 2019, soluzione che nei mesi scorsi Confindustria ha chiesto fosse ripresa. Lavoreremo insieme perché questo avvenga”.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Imprese italiane: più derivati per coprire i tassi</title>
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            <pubDate>Fri, 08 May 2026 14:45:00 +0000</pubDate>
            <description>La politica monetaria restrittiva attuata dalla Banca centrale europea nel periodo 2022-23 ha determinato un marcato aumento dei tassi di interesse e, di conseguenza, dei costi di finanziamento per le imprese, in particolare per quelle con un maggiore indebitamento a tasso variabile. Questo studio analizza in che misura l&#039;utilizzo di derivati su tassi di interesse abbia attenuato l&#039;impatto dell&#039;aumento dei costi di finanziamento per le imprese italiane. Sfruttando i dati granulari sui derivati presenti nella base dati EMIR - integrati con i dati sui prestiti bancari di fonte AnaCredit, con le informazioni sulle obbligazioni societarie rilevati nell&#039;Anagrafe titoli e con i bilanci d&#039;impresa di fonte Cerved - vengono fornite evidenze empiriche sull&#039;utilizzo dei derivati da parte delle aziende non finanziarie italiane nel periodo 2021-24. I risultati mostrano che questi strumenti sono ampiamente utilizzati dalle imprese, in particolare da quelle di maggiore dimensione, per coprirsi dal rischio di rialzo dei tassi di interesse, rafforzando così la posizione finanziaria. Dall&#039;avvio della fase di restrizione monetaria nel luglio del 2022, le strategie di copertura hanno svolto un ruolo cruciale nell&#039;attenuare gli effetti negativi dell&#039;aumento dei tassi di interesse. Combinando i flussi di cassa, pagati e incassati, generati dalle posizioni in interest rate swap con quelli corrisposti sui prestiti bancari e sulle obbligazioni emesse, lo studio stima che i derivati abbiano ridotto mediamente di circa il 20 per cento il costo annuo del debito delle imprese che hanno fatto ricorso a questi strumenti nel periodo della restrizione monetaria.
N. 51 - Il ricorso delle imprese italiane ai derivati per la copertura del rischio di tasso di interesse</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Leasing e Industria 5.0: spinta a investimenti e innovazione</title>
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            <pubDate>Fri, 08 May 2026 13:40:00 +0000</pubDate>
            <description>L’iniziativa Industria 5.0 rappresenta l’evoluzione naturale del paradigma 4.0: non solo automazione e digitalizzazione, ma integrazione tra tecnologia, sostenibilità e centralità del lavoratore. Per il leasing, significa nuovi investimenti, nuovi beni finanziabili e una domanda più ampia e diversificata.
Il modello 5.0 spinge le imprese verso tre direttrici che coincidono con i principali driver di crescita del leasing:


Digitalizzazione avanzata → macchinari intelligenti, robot collaborativi, sistemi IoT, piattaforme AI.


Efficienza energetica → impianti fotovoltaici, storage, pompe di calore, sistemi di monitoraggio.


Sostenibilità e sicurezza → tecnologie per ridurre consumi, emissioni e rischi operativi.


Tutti beni tipicamente finanziabili in leasing, con ticket elevati e cicli di rinnovo rapidi.
Le categorie più rilevanti:


Robotica collaborativa (cobot)


Macchine utensili con AI integrata


Sistemi IoT e sensoristica avanzata


Software industriali e piattaforme di orchestrazione


Impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo


Soluzioni di cybersecurity industriale


Sistemi di realtà aumentata per manutenzione e training


Industria 5.0 amplia il perimetro rispetto al 4.0: non solo beni produttivi, ma anche tecnologie per sostenibilità, sicurezza e benessere del lavoratore.
Gli operatori possono beneficiare di:


Aumento della domanda di investimenti da parte delle PMI.


Ticket medi più elevati grazie a beni complessi e integrati.


Maggiore ricorrenza per aggiornamenti tecnologici rapidi.


Possibilità di combinare beni materiali e immateriali (hardware + software + servizi).


Allineamento con incentivi pubblici, che storicamente favoriscono il leasing.


Industria 5.0 si intreccia con:


Transizione 5.0


Voucher Cloud &amp; Cybersecurity


Incentivi energia e rinnovabili


Fondi PNRR e FSC


Tutte misure che storicamente generano volumi significativi per il leasing.
Industria 5.0 rappresenta una nuova stagione di investimenti per le imprese italiane. Per il leasing significa:


più domanda


beni più complessi


maggiore integrazione digitale


nuove opportunità commerciali


necessità di aggiornare modelli di rischio e RV


Chi saprà posizionarsi come partner tecnologico-finanziario potrà intercettare una quota rilevante del mercato emergente.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
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            <title>Mobilità a noleggio in crescita, tra fisco e vincoli UE EV</title>
            <link>https://leasenews.it/news/mercato/mobilita-a-noleggio-in-crescita-tra-fisco-e-vincoli-ue-ev</link>
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            <pubDate>Fri, 08 May 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il settore del noleggio veicoli continua a crescere, consolidando il proprio ruolo strategico nel sistema automotive e a supporto della mobilità cittadina, turistica e aziendale del Paese. Con 1,5 milioni di veicoli in flotta e oltre un terzo (34%) delle immatricolazioni nazionali, il comparto si conferma motore di innovazione e rinnovo del parco circolante. Il contesto normativo e fiscale resta un fattore critico. ANIASA esprime forte preoccupazione per il possibile recepimento delle quote obbligatorie europee di elettrico per flotte aziendali e società di noleggio: misure troppo rigide rischiano di rallentare gli investimenti e frenare ulteriormente il ricambio del parco auto, con effetti opposti rispetto agli obiettivi di transizione ecologica.
 
È quanto emerge dalla presentazione della 25esima edizione del Rapporto ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità.
In un mercato dell’auto stagnante, il settore del noleggio veicoli ha proseguito nel 2025 la graduale crescita, raggiungendo un giro d’affari di 17 mld di €, una flotta di 1,5 milioni di veicoli e registrando 526.500 immatricolazioni (+11% vs 2024).
 
Breve termine: la spinta arriva dagli aeroporti
Il noleggio a breve termine è cresciuto, ma a velocità variabile. Sono aumentati fatturato (1,6 miliardi, +6,4%), noleggi (quasi 5 milioni) e immatricolazioni (+8,4%), mentre sono rimasti stabili i giorni di noleggio (38 milioni) e si sono ridotte durata media dei noleggi (-3%) e flotta (-2%).
Il vero traino per il settore è il canale aeroportuale, che ha generato il 60% del business ed è cresciuto dell’11%. In aumento anche i clienti diretti (34% del totale), mentre i broker si sono confermati fondamentali (31%) per sostenere i volumi.
 
Lungo termine: nuovi massimi storici
Il noleggio a lungo termine ha continuato la sua espansione strutturale, toccando livelli record: oltre 13 miliardi di € di fatturato, 1,3 milioni di veicoli in flotta, 411mila immatricolazioni (+10%) che hanno portato al 24% l’incidenza sul mercato auto nazionale. In crescita i clienti privati (185mila e +4%), segnale di un cambio culturale dalla proprietà verso l’uso del veicolo. Sul fronte delle alimentazioni, continua a calare il diesel (sceso al 28% delle immatricolazioni), mentre elettrico e plug-in hanno raggiunto complessivamente il 20%. Sempre più lunghi i contratti: il 78% supera i 36 mesi.
 
Car sharing in crisi: modello da ripensare
Dopo anni di investimenti, il car sharing attraversa oggi una fase critica. Il settore non ha raggiunto il break-even e paga l’effetto congiunto dello scarso supporto degli enti locali, dell’assenza di regole nazionali uniformi, di un adeguato impianto normativo, dell’aumento dei costi operativi (furti, usi impropri, sanzioni) e di una fiscalità sfavorevole (IVA al 22%, anziché al 10% come per il TPL).
I numeri certificano l’involuzione del servizio con i noleggi passati dagli oltre 13 milioni del 2019 a meno di 4 milioni e la flotta ridotta di oltre il 70% rispetto al periodo pre-pandemia.
Senza interventi mirati, il comparto rischia di perdere il proprio ruolo strategico nella mobilità urbana.
 
Primo trimestre 2026: noleggio in crescita, avanzano i brand cinesi
Il primo trimestre dell’anno in corso ha confermato il trend di crescita del long term, anche se con primi segnali di rallentamento, e quello altalenante dello short. Il breve termine, infatti, ha registrato uno sviluppo del fatturato (+3,6%), dei noleggi (+1,5%) e un incremento significativo delle immatricolazioni (+51%), ma, contestualmente, un calo dei giorni di noleggio (-3%) e della consistenza della flotta (-2,5%). Nel lungo termine alla crescita del giro d’affari (+5,6%) e della flotta, che ha raggiunto 1.337.000 veicoli (+3,2%), fa da contraltare il calo delle immatricolazioni (-4,3%), su cui pesano i numerosi rinvii dei rinnovi delle flotte decisi dalla clientela aziendale per evitare di incorrere nelle nuove penalizzanti regole sul fringe benefit. In crescita la presenza di vetture di brand cinesi, che hanno complessivamente raggiunto il 12,4% delle immatricolazioni; nel breve termine addirittura 1 vettura su 5 arriva dalla Cina.
 
Le preoccupazioni del settore su fiscalità e quote europee di elettrico
“L’avanzata della mobilità a noleggio nel nostro Paese è oramai un trend strutturale che comporta effetti positivi per l’industria automotive, la sicurezza delle strade e la riduzione delle emissioni grazie a un rinnovo della propria flotta decisamente più veloce della media nazionale (circa 4 anni vs oltre 13 anni). Il contesto fiscale continua a penalizzare le aziende clienti del settore, frenando lo sviluppo e gli investimenti. Auspichiamo che nel 2026 si intervenga finalmente sulla fiscalità dell’auto aziendale: l’appuntamento è l’attuazione della Legge Delega per la riforma tributaria che prevede proprio la revisione dei costi parzialmente deducibili per le imprese. Auspichiamo parallelamente che nell’attuazione della riforma possa essere adottata l’aliquota IVA agevolata del 10% per i noleggi di veicoli a breve termine con finalità turistiche e per i servizi di car sharing”, ha dichiarato il Presidente ANIASA – Italo Folonari.
 
“Contestualmente sul settore grava oggi il possibile recepimento della proposta UE su quote obbligatorie di elettrico per le flotte aziendali e le società di noleggio: 45% delle immatricolazioni al 2030 e 80% al 2035%. Un obbligo stringente, lontano dalle reali dinamiche di mercato, che potrebbe costringere gli operatori, soprattutto nel breve termine, a ridurre o rinviare ulteriormente il rinnovo delle flotte per via dei costi più elevati e delle difficoltà operative legate all’infrastruttura di ricarica. Il risultato sarebbe paradossale: meno ricambio del parco auto, aumento dell’anzianità dei veicoli in flotta, forti criticità per il turismo nei centri minori che necessita del noleggio a breve termine, un pericoloso ritorno al rimborso chilometrico con veicoli datati e possibili forme di evasione fiscale. Di fatto, un rallentamento concreto del percorso di decarbonizzazione”, ha concluso Folonari.
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            <category>Mercato</category>
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                <item>
            <title>IIF: debito mondiale ai massimi, resilienza o rischio?</title>
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            <pubDate>Fri, 08 May 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il nuovo rapporto dell’IIF segnala che il debito globale ha raggiunto livelli record, trainato sia dal settore pubblico sia da quello privato. Nonostante l’aumento dell’indebitamento, i mercati finanziari mostrano una resilienza superiore alle attese, sostenuta da liquidità abbondante, politiche monetarie più prevedibili e un miglioramento del sentiment degli investitori. Secondo l’IIF, l’espansione del debito è attribuibile a:


Aumento del debito pubblico legato a misure fiscali espansive e maggiori costi di rifinanziamento.


Crescita del debito privato, soprattutto corporate, favorita da condizioni finanziarie ancora accomodanti.


Pressioni inflazionistiche che hanno spinto governi e imprese a ricorrere a maggiore leva finanziaria.


Il risultato è un quadro globale in cui l’indebitamento continua a salire più rapidamente della crescita economica. Nonostante il contesto, i mercati mostrano:


Spread contenuti su obbligazioni corporate e sovrane.


Domanda stabile per asset rischiosi.


Volatilità sotto controllo, anche grazie alla percezione di un ciclo dei tassi più prevedibile.


Questa resilienza alimenta un clima di ottimismo moderato, ma non privo di rischi. L’IIF invita alla prudenza. Restano infatti elementi critici:


Sostenibilità del debito in un contesto di tassi ancora elevati.


Rischi di rollover per economie emergenti e imprese con rating più basso.


Possibili shock macro (geopolitica, energia, inflazione) che potrebbero invertire rapidamente il sentiment.


Il nodo centrale è la capacità dei Paesi e delle imprese di gestire il servizio del debito senza compromettere investimenti e crescita. Per valutare la solidità della resilienza dei mercati, l’IIF suggerisce di osservare:


Evoluzione delle politiche monetarie delle principali banche centrali.


Flussi verso asset rischiosi e condizioni di finanziamento.


Dinamica dei deficit pubblici e dei costi di rifinanziamento.


Leggi il Rapporto</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>UIF: prevenzione illeciti legati alle misure restrittive UE</title>
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            <pubDate>Thu, 07 May 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) ha pubblicato il 7 maggio 2026 una comunicazione dedicata al rafforzamento dei presidi di prevenzione contro attività illecite connesse alla violazione delle misure restrittive dell’Unione europea. L’intervento si inserisce nel quadro delle crescenti attenzioni internazionali verso i rischi di elusione delle sanzioni, in particolare attraverso schemi finanziari complessi, triangolazioni commerciali e utilizzo improprio di intermediari. 
Le misure restrittive UE rappresentano uno strumento essenziale di politica estera e di sicurezza. La UIF evidenzia come, negli ultimi anni, siano aumentati:


tentativi di aggirare i divieti tramite società schermo;


operazioni di pagamento che mascherano beneficiari effettivi;


utilizzo di intermediari non vigilati o situati in giurisdizioni ad alto rischio;


schemi di esportazione/importazione finalizzati a occultare beni o tecnologie soggette a restrizioni.


Questi fenomeni richiedono un rafforzamento dei controlli e una maggiore capacità di intercettare indicatori di anomalia. 
La comunicazione UIF invita banche e operatori finanziari a intensificare:


verifiche rafforzate su clienti, controparti e beneficiari effettivi;


monitoraggio delle operazioni con Paesi o settori sensibili;


analisi dei flussi commerciali per individuare triangolazioni sospette;


cooperazione interna tra funzioni compliance, antiriciclaggio e risk management.


Particolare attenzione è richiesta nei casi in cui emergano elementi di rischio collegati a misure restrittive UE, beneficiari effettivi o operazioni ad alto rischio.
La UIF sottolinea che le SOS rappresentano uno strumento cruciale per intercettare tentativi di elusione delle sanzioni. Gli intermediari sono invitati a:


segnalare tempestivamente operazioni incoerenti con il profilo del cliente;


includere nelle SOS riferimenti espliciti alle misure restrittive potenzialmente violate;


documentare analisi, controlli e motivazioni della segnalazione.


Il rafforzamento dei presidi richiesto dalla UIF ha impatti diretti su:


processi di onboarding e due diligence;


sistemi di monitoraggio automatico;


formazione del personale;


aggiornamento dei modelli di rischio AML/CFT.


Per gli operatori del settore, la comunicazione rappresenta un chiaro invito a consolidare un approccio proattivo, capace di anticipare schemi illeciti sempre più sofisticati.
La comunicazione del 7 maggio 2026 conferma il ruolo centrale della UIF nel presidiare la legalità del sistema finanziario italiano e nel supportare gli intermediari nella prevenzione di attività connesse alla violazione delle misure restrittive UE. In un contesto geopolitico complesso, la capacità di individuare tempestivamente anomalie e schemi elusivi diventa un elemento essenziale di stabilità e sicurezza.
Comunicazione UIF del 7 maggio 2026</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>BCE: scenario base lontano e rischio rialzo tassi in aumento</title>
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            <pubDate>Thu, 07 May 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca Centrale Europea segnala un progressivo allontanamento dallo scenario base delineato nei precedenti esercizi previsivi, a causa di un contesto macroeconomico più instabile e di pressioni inflazionistiche che faticano a rientrare nei tempi attesi. Le ultime analisi dell’Eurotower mostrano come la traiettoria di disinflazione stia procedendo con maggiore lentezza, mentre alcuni indicatori anticipatori evidenziano rischi al rialzo sui prezzi, in particolare nei settori energia, servizi e salari.
In questo quadro, la BCE riconosce che la probabilità di un nuovo rialzo dei tassi è aumentata rispetto alle valutazioni precedenti. Pur mantenendo un approccio data‑dependent, il Consiglio direttivo sottolinea che la politica monetaria dovrà rimanere sufficientemente restrittiva finché non emergeranno segnali chiari e duraturi di convergenza dell’inflazione verso il target del 2%. 
Pressioni inflazionistiche persistenti
Le ultime rilevazioni mostrano che:


l’inflazione core rimane più elevata delle attese;


i salari continuano a crescere a ritmi sostenuti;


le tensioni geopolitiche mantengono alta la volatilità dei prezzi energetici;


la domanda interna, pur debole, non si è contratta quanto previsto.


Questi elementi rendono meno probabile un rapido ritorno allo scenario base, che prevedeva un progressivo allentamento delle condizioni monetarie nel corso dell’anno. 
Implicazioni per mercati e operatori
L’aumento della probabilità di un rialzo dei tassi comporta:


maggiore prudenza nei mercati obbligazionari;


possibili revisioni al rialzo dei tassi di riferimento per mutui, prestiti e leasing;


un impatto diretto sulle condizioni di finanziamento di imprese e famiglie;


un rafforzamento dell’euro sui mercati valutari.


Gli operatori finanziari dovranno quindi monitorare con attenzione le prossime comunicazioni della BCE, in particolare i dati su inflazione, salari e dinamica del credito. 
Prospettive
La BCE ribadisce che ogni decisione sarà guidata dai dati, ma il messaggio è chiaro: la fase di politica monetaria restrittiva non è conclusa. Se le pressioni sui prezzi non rallenteranno in modo convincente, un nuovo rialzo dei tassi tornerà sul tavolo del Consiglio direttivo.
Comunicato BCE</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Unicredit: trimestre record e crescita redditizia continua</title>
            <link>https://leasenews.it/news/corporate-news/unicredit-trimestre-record-e-crescita-redditizia-continua</link>
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            <pubDate>Wed, 06 May 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;utile netto del 1trim26 è cresciuto del 16,1% anno su anno a €3,2 miliardi, EPS in rialzo del 19,7% a €2,15, RoTE in rialzo di 2,7 p.p. al 25,8%, a riprova della continua redditività di qualità e del conseguimento costante di rendimenti eccellenti ad alta generazione di capitale
 
I ricavi del 1trim26 sono cresciuti del 5% anno su anno a €6,9 miliardi e i ricavi netti del 3,3% a €6,7 miliardi, assorbendo gli impatti negativi legati ai tassi, alle rettifiche su crediti e alla Russia, a sottolineare la resilienza e la diversificazione di un modello strutturato per funzionare su tutto l&#039;arco del ciclo macroeconomico
 
Le commissioni e il risultato netto assicurativo sono cresciuti del 8% anno su anno a €2,5 miliardi; il margine di interesse è stato resiliente e pari a €3,6 miliardi, grazie ad una crescita di qualità dei prestiti pari al 6%4, ad una crescita dei depositi pari al 5%4, e ad un pass-through dei depositi migliorato al 30,4%5. Il forte slancio commerciale di tutte le nostre divisioni ha più che bilanciato gli impatti negativi attesi
 
I costi sono diminuiti del 2%6 a parità di perimetro e del 1% anno su anno a €2,3 miliardi, a dimostrazione dei continui miglioramenti in termini di efficienza spinti dalla ottimizzazione operativa, dalla tecnologia e dalla IA, mentre continuiamo ad investire. Il nostro rapporto costi/ricavi leader nel settore è migliorato ulteriormente al 33,4%
 
La qualità degli attivi si conferma solida, con un net NPE ratio al 1,4%, un rapporto di copertura sulle esposizioni deteriorate migliorato trim/trim al 45,8%, un basso costo del rischio pari a 17 punti base - ampiamente entro il range previsto - e overlay invariati pari a circa €1,7 miliardi7, a conferma di una gestione del rischio disciplinata e della resilienza in diversi possibili scenari macroeconomici
 
La generazione organica di capitale si è confermata robusta a 98 punti base, più che in grado di supportare €2,48 miliardi di distribuzioni accantonate per gli azionisti e gli impatti derivanti dal quadro regolamentare e da altri fattori. L&#039;impatto degli investimenti azionari è stato maggiore delle attese per via di un impatto temporaneo negativo di 19 punti base9 dall&#039;aumento del valore del patrimonio netto di Commerzbank e Alpha Bank, causato dall&#039;utile netto del FY259
 
Il CET1 ratio al 14,2%, o al 14,8% proformato per il Danish Compromise10, e a circa il 15% ulteriormente aggiustato per il già menzionato impatto temporaneo9 legato al valore del patrimonio netto di Commerzbank e Alpha Bank, rimane solido e migliore delle aspettative
 
Ambizione per l&#039;utile netto del FY26 aumentata a uguale o superiore a €11 miliardi. Ambizioni per l&#039;utile netto per il FY28 e per il FY30 confermate, nonostante un contesto macroeconomico più complesso, sulla base della fiducia nella rapidità della trasformazione, nei nostri punti di forza idiosincratici, e nella protezione senza pari garantita dalle nostre linee di difesa




 
 
 NOTE:
1 Ricavi core intesi come somma di margine di interesse, commissioni e risultato netto della gestione assicurativa.
2 Rispetto al consensus company-compiled al 14 aprile 2026, disponibile sul nostro sito web.
3 CoR del 1trim25 (8 punti base) ampiamente inferiore rispetto a quello del FY25 (15 punti base) - per via di rettifiche su crediti non uniformemente distribuite nel corso dell&#039;anno - mentre le rettifiche su crediti del 1trim26 sono in linea con l&#039;ambizione per il FY26.
4 Al netto delle operazioni di pronti contro termine e dei rapporti infragruppo.
5 Gruppo esclusa la Russia.
6 i.e. escludendo l&#039;acquisizione di Vodeno e l&#039;internalizzazione del business assicurativo ramo vita.
7 Sulle esposizioni in bonis e incluso un fattore di calibrazione.
8 Distribuzioni accantonate sulla base del 80% dell&#039;utile netto del 1trim26, aggiustato per le poste straordinarie non distribuibili relative al badwill derivante dal consolidamento a patrimonio netto di Commerzbank e Alpha Bank.
9 I -19 punti base rappresentano la parte di incremento del valore del patrimonio netto di Commerzbank e Alpha Bank relativa alle rispettive distribuzioni a valere sul 2025 ancora da eseguire nel 2026. Si ricorda che, in futuro, ogni anno la generazione dell&#039;utile netto da parte di Commerzbank e Alpha Bank porterà nuovamente, a parità di altre condizioni, ad un aumento del patrimonio netto consolidato, con il relativo impatto di capitale; tale impatto sarà ancora una volta parzialmente recuperato a seguito dell&#039;esecuzione delle rispettive distribuzioni da parte di Commerzbank e Alpha Bank, a seconda dei rispettivi payout di distribuzione.
10 Soggetto all&#039;autorizzazione dell&#039;autorità di vigilanza.







 


 
Andrea Orcel, Amministratore Delegato di UniCredit S.p.A. ha dichiarato:
&quot;UniCredit ha riportato un&#039;altra serie record di risultati trimestrali in tutte le principali metriche finanziarie, dando prova della solidità e della coerenza del nostro modello, e della esecuzione della nostra strategia. L&#039;utile netto ha raggiunto €3,2 miliardi, in rialzo del 16% rispetto all&#039;anno precedente, e ad un RoTE eccellente pari al 26%. Questi risultati riflettono una esecuzione disciplinata su tutte le leve - crescita dei ricavi, efficienza dei costi e solidità del capitale - dando prova di come una banca ben gestita e diversificata possa conseguire rendimenti eccellenti su tutto l&#039;arco del ciclo macroeconomico, mentre investe per il proprio futuro. Mentre lo scenario geopolitico e macroeconomico si fa più incerto e complesso, la nostra cultura vincente che unisce le nostre persone, la nostra continua trasformazione e i nostri punti di forza unici e linee di difesa ci preparano al meglio per il futuro in un&#039;ampia serie di scenari.&quot;
 





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            <category>Corporate News</category>
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            <title>PMI: Sviluppo Competenze per innovazione e transizione green</title>
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            <pubDate>Wed, 06 May 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Sviluppo Competenze è un regime di aiuto destinato alle PMI localizzate nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, per l’acquisizione, anche in un’ottica di rafforzamento delle filiere di appartenenza, di servizi finalizzati allo sviluppo e all’accrescimento delle competenze del relativo personale dipendente.
L’obiettivo è consentire loro di affrontare le sfide e cogliere le opportunità connesse all’innovazione tecnologica e alla transizione verde e digitale.
La dotazione finanziaria complessiva dello strumento è di 50 milioni di euro a valere sull’Azione 1.4.1 “Sviluppo di una forza lavoro qualificata che sia in grado di cogliere le opportunità derivanti dalla duplice transizione verde e digitale all’interno delle imprese” prevista nell’ambito dell’Obiettivo Specifico 1.4 del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027 (PN RIC 2021-2027).
Le agevolazioni sono concesse sulla base di una procedura valutativa a graduatoria. Una quota pari al 40% delle risorse è destinata al sostegno delle imprese operanti nella filiera automotive e nella filiera della moda, del tessile e dell’arredamento. 
A chi si rivolge
Le agevolazioni sono concesse alle micro, piccole e medie imprese (PMI) localizzate nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia che alla data di presentazione della domanda devono:

essere regolarmente costituite, iscritte e «attive» nel registro delle imprese;
essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non essere in liquidazione volontaria e non essere sottoposte a procedure concorsuali;
disporre di almeno un bilancio approvato e depositato presso il Registro delle imprese. Nel caso di imprese individuali e società di persone è necessario che sia stata presentata almeno una dichiarazione dei redditi;
non rientrare tra le imprese che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea;
essere in regola con la restituzione di somme dovute in relazione a provvedimenti di revoca di agevolazioni concesse dal Ministero;
non operare nei settori esclusi dall’articolo 7 del Regolamento (UE) 2021/1058;
essere in regola con gli obblighi previsti dall’articolo 1 del decreto-legge 31 marzo 2025, n. 39, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.75 del 31 marzo 2025, recante “Misure urgenti in materia di assicurazione dei rischi catastrofali”. 

Cosa finanzia
Sono ammissibili alle agevolazioni le iniziative finalizzate all’acquisizione di percorsi di formazione diretti a sviluppare o a consolidare le competenze del personale dipendente nell’ambito delle tematiche strategiche per la transizione tecnologica, digitale e verde delle imprese.
Le iniziative di formazione, aderenti alle caratteristiche oggetto della misura, possono essere presentate anche nell’ambito di progetti integrati sovraregionali, qualora l’integrazione consenta alle imprese proponenti di realizzare effettivi vantaggi in relazione all’attività oggetto dell’iniziativa di formazione, anche in ottica di sviluppo della filiera di appartenenza. Il progetto integrato sovraregionale può includere iniziative relative a percorsi di formazione del personale presentate da un massimo di 10 imprese.
I percorsi di formazione devono:

prevedere costi ammissibili non inferiori a 10 mila euro e non superiori a 60 mila euro. Nel caso di progetti integrati sovraregionali tali limiti si intendono riferiti al singolo soggetto beneficiario partecipante al progetto integrato sovraregionale che può includere iniziative relative a percorsi di formazione del personale presentate da un massimo di 10 imprese;
essere realizzate nell’ambito di una o più unità locali, ubicate nei territori delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia;
essere erogati da soggetti/manager qualificati ovvero da società di consulenza/fornitori di servizi di formazione e consulenza indipendenti rispetto all’impresa proponente, in possesso di una significativa e comprovata esperienza in ambito di Strategia nazionale di specializzazione intelligente e/o digitalizzazione e/o transizione ecologica, dimostrabile attraverso l’elenco dei progetti realizzati almeno negli ultimi 3 anni nelle materie oggetto della consulenza;
essere oggetto di un contratto sottoscritto dopo la presentazione della domanda di agevolazione;
essere avviati entro 6 mesi dalla data di concessione dell’agevolazione e concludersi entro massimo 12 mesi dalla medesima data, salvo eventuale proroga di ulteriori 6 mesi;
avere come oggetto uno o più delle seguenti tematiche:

traiettorie tecnologiche della Strategia nazionale di specializzazione intelligente;
conoscenza, utilizzo e diffusione delle tecnologie individuate dal regolamento STEP;
processi di transizione verde e digitale. 



Ambiti di intervento ammessi
Sono ammesse alle agevolazioni le iniziative di formazione che si rivolgono ad uno o più dei seguenti ambiti di intervento:

Aerospazio e Difesa;
Salute, alimentazione, qualità della vita;
Industria intelligente e sostenibile, energia e ambiente;
Turismo, patrimonio culturale e industria della creatività;
Agenda Digitale, Smart Communities, sistemi di mobilità intelligente;
Tecnologie digitali;
Tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse;
Biotecnologie;
Processi di transizione verde e digitale. 

Spese ammissibili
Sono ammissibili alle agevolazioni le seguenti voci di costo:

le spese di personale relative ai formatori per le ore di partecipazione alla formazione;
i costi di esercizio relativi a formatori e partecipanti alla formazione direttamente connessi al progetto di formazione, quali le spese di viaggio, le spese di alloggio, i materiali e le forniture con attinenza diretta al progetto, l’ammortamento degli strumenti e delle attrezzature nella misura in cui sono utilizzati esclusivamente per il progetto di formazione;
i costi dei servizi di consulenza strettamente connessi all’iniziativa di formazione;
le spese di personale relative ai partecipanti alla formazione per le ore durante le quali i partecipanti hanno seguito la formazione.

Le spese sono ritenute ammissibili, ai sensi dell’articolo 53, comma 1, del Regolamento (UE) n. 1060/2021, sulla base di opzioni semplificate di costo che assumono, nel caso, la forma di costi unitari. 
Le agevolazioni
Le agevolazioni sono concesse, ai sensi e nei limiti del regolamento de minimis, nella forma del contributo diretto alla spesa, nella misura pari al 50% delle spese ammissibili.
Nel caso di progetti integrati sovraregionali, il contributo diretto alla spesa è maggiorato di 20 punti percentuali per le micro e piccole imprese e di 10 punti percentuali per le medie imprese.
Le agevolazioni possono essere cumulate con altri aiuti di Stato nei limiti previsti dalla disciplina europea in materia di aiuti di Stato di riferimento. 
Termini e modalità di presentazione delle domande
 Con decreto direttoriale del 26 gennaio 2026, come modificato dal successivo decreto direttoriale del 10 febbraio 2026, sono stati definiti i termini e le procedure per l’apertura dello sportello, nonché le modalità di presentazione delle domande e la documentazione necessaria per l’accesso alle agevolazioni.
A partire dalle ore 12:00 del 21 aprile 2026 e fino alle ore 12:00 del 23 giugno 2026 le PMI possono presentare le domande di agevolazione esclusivamente tramite la procedura informatica disponibile nell’apposita sezione del sito web del Soggetto gestore (www.invitalia.it).
Le agevolazioni sono concesse sulla base di una procedura valutativa a graduatoria.
Le domande di agevolazione presentate sono istruite nel rispetto della posizione assunta dalle stesse nell’ambito di una graduatoria, formata in ordine decrescente, sulla base del punteggio attribuito a ciascuna iniziativa in relazione ai criteri di valutazione riportati nell’allegato n. 1 del decreto ministeriale 4 settembre 2025 e tenuto conto dell’eventuale possesso, da parte del soggetto richiedente, delle certificazioni di cui all’articolo 7, comma 2, lettera e) del medesimo decreto.

Le domande possono essere presentate dal 21 aprile al 23 giugno 2026.


 

Informazioni e contatti
Per tutte le richieste di chiarimenti e informazioni contattare esclusivamente il Soggetto gestore utilizzando le modalità indicate nell’apposita sezione del sito web:

Sviluppo competenze specialistiche delle Pmi | Invitalia</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Guida per l&#039;attività di Vigilanza: la circolare Bankitalia</title>
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            <guid>https://leasenews.it/news/normativa/guida-per-lattivita-di-vigilanza-la-circolare-bankitalia</guid>
            <pubDate>Wed, 06 May 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Circolare 269 (&quot;Guida per l&#039;attività di vigilanza&quot;) accoglie i riferimenti metodologici e procedurali per lo svolgimento delle attività di vigilanza prudenziale sulle banche e sugli intermediari non bancari (INB). Emanata nel 2008, la Guida è aggiornata - di norma - con cadenza annuale, al fine di adeguare le metodologie all&#039;evoluzione dei rischi, incorporare le migliori prassi di supervisione e tenere conto dell&#039;evoluzione della normativa e degli orientamenti che emergono nelle sedi internazionali.
Non rientrano nell&#039;ambito di competenza della Guida i compiti in materia di tutela della clientela svolti dal Dipartimento Tutela della clientela ed educazione finanziaria e quelli di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo svolti dall&#039;Unità di Supervisione e normativa antiriciclaggio. Inoltre, rimangono escluse le attività relative alla gestione della risoluzione e delle liquidazioni di banche e intermediari finanziari attribuite all&#039;Unità di Risoluzione e gestione delle crisi.
A partire dal 17° aggiornamento è stata introdotta una revisione strutturale della Guida. La nuova articolazione prevede 5 Moduli (SREP e vigilanza su altri intermediari e organismi, Attività ispettiva, Azione di vigilanza e procedure sanzionatorie, Procedimenti amministrativi, Organizzazione e coordinamento). Per ciascun modulo sono previsti tre livelli di dettaglio dei contenuti: i) il livello 1 illustra i principi generali; ii) il livello 2 raccoglie gli aspetti più analitici sulle metodologie e i processi di vigilanza; iii) il livello 3 comprende gli allegati tecnici più operativi.
L&#039;estratto della Circolare 269 attualmente disponibile sul sito internet della Banca d&#039;Italia contiene i principi generali, le logiche complessive che guidano gli schemi di analisi e i processi di vigilanza, nonché i criteri che orientano l&#039;azione di supervisione cartolare e ispettiva. In una fase successiva, anche in relazione all&#039;evoluzione del quadro di riferimento, si valuteranno possibili ampliamenti della versione pubblica, la condivisione di ulteriori iniziative di semplificazione dei processi e delle metodologie, lo sviluppo di ulteriori funzionalità per la ricerca e l&#039;accesso ai contenuti.
 
Circolare 269 - Guida per l&#039;attività di vigilanza 17° aggiornamento 
 
Approfondimenti sul sito di Bankitalia


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            <category>Normativa</category>
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            <title>Assilea: webinar formativo sul recupero crediti</title>
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            <pubDate>Wed, 06 May 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il recupero crediti è una delle attività più strategiche per società di leasing, banche e intermediari finanziari: tutela la qualità del portafoglio, riduce il rischio e sostiene la solidità economica dell’impresa. L’iniziativa formativa Assilea nasce per offrire ai professionisti del settore strumenti concreti, aggiornamento normativo e competenze operative indispensabili per gestire in modo efficace e conforme l’intero processo di recupero.
Il corso organizzato dalla Formazione Assilea che si terrà il 7 maggio su “Microsoft Teams”, dallle 10:00 alle 13:00, approfondisce obiettivi, modelli organizzativi e modalità di intervento, analizzando sia le procedure stragiudiziali sia quelle giudiziali. Particolare attenzione è dedicata alle peculiarità giuridiche, alle responsabilità degli operatori e alle ricadute sull’operatività quotidiana, con un approccio pratico e orientato ai risultati. 
Gli obiettivi del corso


Comprendere l’apparato organizzativo dedicato al recupero crediti all’interno di banche e finanziarie, con ruoli, responsabilità e flussi operativi.


Conoscere le tipologie di recupero previste dalla normativa, distinguendo strumenti, limiti e opportunità delle procedure stragiudiziali e giudiziali.


Analizzare le condotte degli operatori e le reazioni dei debitori, per gestire in modo efficace comunicazioni, negoziazioni e situazioni critiche.


Il percorso formativo permette ai partecipanti di acquisire una visione completa e aggiornata, utile per migliorare performance, compliance e qualità della relazione con il cliente. 
A chi si rivolge
Il webinar è pensato per tutte le funzioni coinvolte, a vario titolo, nella gestione del credito:


Servizio Recupero Crediti


Legale


Organizzazione


Commerciale


Credito


Amministrazione


Un’opportunità formativa trasversale, ideale per rafforzare competenze interne e allineare processi e comportamenti alle migliori pratiche del settore. 
Attestato di partecipazione
Al termine del corso, tutti gli iscritti riceveranno un attestato di partecipazione, utile ai fini dell’aggiornamento professionale e della formazione continua. La docenza è affidata a Giuseppe Roddi - GR CONSULTING
Per approndimenti e iscrizioni clicca qui</description>
            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>I tassi di riferimento per credito agevolato di maggio</title>
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            <pubDate>Tue, 05 May 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d&#039;Italia comunica i dati utili per la determinazione dei tassi di riferimento relativamente alle operazioni di credito agevolato da stipularsi nel mese di maggio 2026:
- rendimento medio ponderato riferito all’anno commerciale dei BOT, relativo al mese di aprile 2026: 2,418%
- media mensile dei rendimenti lordi dei titoli pubblici soggetti a tassazione, relativa al mese di marzo 2026: 3,345 %</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Automotive e nuova mobilità: prezzi auto +50% in dieci anni</title>
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            <pubDate>Tue, 05 May 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il settore della mobilità vive una fase di grande discontinuità, ma non nella direzione immaginata negli ultimi anni: la promessa di una “nuova mobilità di massa” fatta di 100% auto elettriche, monopattini per tutti, car sharing al posto dell’auto privata e vendite completamente online si scontra con una realtà molto più lenta, disomogenea e, soprattutto, sempre meno accessibile per i consumatori.Secondo la nuova ricerca “Il futuro sbagliato della mobilità. Rimettere il cliente al volante del settore per evitare l’uscita di strada”, realizzata da ANIASA e Bain &amp; Company e presentata oggi a Milano, l’Italia conferma il ruolo centrale dell’auto privata, mentre le nuove forme di mobilità condivisa restano residuali e l’elettrico cresce in modo diseguale, guidato da incentivi temporanei e campagne commerciali aggressive più che da una domanda davvero matura. Una rivoluzione annunciata, ma che non arrivaLo studio mostra come molti dei trend più raccontati degli ultimi vent’anni (dalle auto vendute interamente online al car sharing come alternativa strutturale alla proprietà) non abbiano generato la discontinuità attesa: l’acquisto dell’auto resta fortemente analogico e di prossimità, con il concessionario locale che rimane il perno del percorso di acquisto.A livello globale, il 62% dei clienti inizia il percorso di acquisto online, ma circa il 90% delle vendite viene comunque finalizzato entro cinque interazioni, prevalentemente offline e in concessionaria: oltre tre quarti degli automobilisti dichiara di voler continuare a concludere l’acquisto di persona.In Italia, la mobilità quotidiana continua a ruotare attorno all’auto privata, con oltre il 75% degli utenti che ne fa un uso ricorrente, mentre car sharing, bike sharing, monopattini e taxi rimangono soluzioni di nicchia, utilizzate in modo soprattutto occasionale e da una quota limitata della popolazione. Elettrico: crescita a scatti, spinta da incentivi e campagne promoSul fronte dell’elettrico, la ricerca evidenzia una transizione più fragile del previsto. A livello europeo, dopo anni di target normativi molto ambiziosi, gli analisti convergono su uno scenario in cui le auto BEV si assesteranno intorno a una quota “più naturale” del 30% del mercato complessivo al 2030, mentre diversi Paesi stanno iniziando a rivalutare o diluire il divieto per i motori termici alla luce delle difficoltà industriali e della domanda reale.In Italia, nel 2025 le BEV rappresentavano tra il 5% e il 7% delle immatricolazioni, in maniera abbastanza omogenea tra Nord, Centro e Sud e con una penetrazione limitata nel canale privati.Nel primo trimestre 2026 si è registrata una forte discontinuità: la quota di veicoli elettrificati (BEV+PHEV) è salita all’8% del totale a livello Paese, ma soprattutto il Sud è volato al 15,4% del mercato complessivo, sfiorando il 20% nel canale privati. Un’analisi per provincia mostra però che circa metà di questa quota è riconducibile ad un solo brand, protagonista di una campagna straordinaria sulla citycar elettrica offerta a meno di 5.000 euro, resa possibile dalla combinazione tra forti incentivi statali e condizioni promozionali temporanee.Al netto di questo effetto, la penetrazione dell’elettrico torna su livelli molto più vicini ai valori storici, confermando come il mercato risponda soprattutto a promozioni e incentivi “a tempo” e molto meno a una domanda strutturalmente convinta. Prezzi alle stelle, redditi fermi: l’auto torna un lussoLa ricerca ANIASA–Bain mette al centro anche il tema della sostenibilità economica dell’auto. Dal 2013 al 2024 il prezzo medio delle vetture nuove in Italia è cresciuto di oltre il 50%, spinto da inflazione, carenza di semiconduttori e spostamento verso segmenti più alti, mentre il reddito familiare netto è aumentato molto meno (+29%), ampliando in modo significativo il divario tra capacità di spesa e costo d’acquisto.Il risultato è che sempre più famiglie rinviano l’acquisto di un’auto nuova o ripiegano sull’usato, mentre anche l’accesso ai modelli elettrici – tipicamente più costosi – si concentra nelle aree e nelle fasce di reddito più alte. A livello europeo, la correlazione tra PIL pro capite e quota di auto elettrificate supera l’80%, segno che l’adozione dell’elettrico segue la ricchezza molto più delle intenzioni normative; in Italia lo stesso legame si osserva tra PIL regionale e diffusione di BEV e PHEV. Monopattini e car sharing: dalla corsa iniziale al rallentamentoAnche le nuove soluzioni di micromobilità e condivisione mostrano un forte scarto tra annunci e realtà. Il monopattino elettrico, introdotto nel 2019 e inizialmente sostenuto da bonus e incentivi, ha vissuto una breve stagione di espansione seguita da una flessione del parco circolante negli ultimi tre anni, complici i numerosi decreti restrittivi e l’inasprimento delle regole su assicurazione, targa e aree di utilizzo. Nel frattempo, gli incidenti con monopattino sono quasi raddoppiati tra il 2021 e il 2024, mentre in molte capitali europee – da Parigi a Madrid, da Berlino a Bruxelles – si è assistito a un giro di vite su flotte, autorizzazioni e servizi in sharing, con riduzione significativa dei mezzi in circolazione.In assenza di adeguato supporto da parte delle Istituzioni nazionali e locali e a causa del boom dei costi operativi (per furti, usi impropri, multe, truffe), il car sharing, nato per sostituire l’auto privata, ha invece dovuto “cambiare pelle” avvicinandosi al modello del Rent-a-Car. Rimettere il cliente al centro per evitare “il futuro sbagliato della mobilità”“Lo studio mostra con chiarezza che la transizione verso la nuova mobilità è molto meno lineare e molto più complessa di quanto previsto. In questo scenario, il noleggio veicoli rappresenta già oggi una risposta concreta ed efficace: consente ai cittadini e alle imprese di accedere a soluzioni di mobilità aggiornate, senza dover sostenere i maggiori costi e rischi legati alla proprietà. È uno strumento che aumenta l’accessibilità, accelera il ricambio del parco circolante e accompagna in modo pragmatico la transizione energetica, mettendo davvero il cliente al centro”, ha commentato Italo Folonari, Presidente ANIASA.“Il messaggio che arriva dai dati è inequivocabile: per rimettere il settore in carreggiata occorre rimettere il cliente al volante. Significa – sottolinea Gianluca Di Loreto, Partner di Bain &amp; Company e responsabile italiano automotive – ripensare prodotti, prezzi, canali e politiche industriali a partire da come le persone si muovono davvero, da quanto guadagnano e da che cosa si aspettano dall’esperienza d’acquisto. Solo con un’attenzione radicale all’accessibilità economica e a una transizione energetica meno ideologica e più pragmatica, l’Europa potrà evitare l’uscita di strada e costruire un sistema di mobilità davvero sostenibile, per l’ambiente e per i consumatori”.  </description>
            <category>Mercato</category>
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            <title>Formazione Assilea: gestione operativa post‑stipula leasing</title>
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            <pubDate>Tue, 05 May 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La formazione Assilea presenta un percorso formativo completo e modulare, articolato in tre moduli acquistabili anche singolarmente, pensato per offrire una visione chiara, operativa e immediatamente applicabile della gestione del contratto di leasing dopo il suo perfezionamento. Il programma guida i partecipanti attraverso tutti gli eventi che caratterizzano la vita del contratto, dalle attività ricorrenti fino all’estinzione finale o anticipata, con un focus costante sull’elemento distintivo del leasing: la proprietà del bene.
Il percorso illustra in modo pratico:


le diverse tipologie di leasing e le peculiarità dei beni locati


i principali processi operativi e amministrativi lungo l’intero ciclo di vita del contratto


le attività di monitoraggio, gestione delle variazioni e trattamento delle criticità


l’organizzazione interna delle società di leasing e i modelli di controllo basati sulla separatezza tra funzioni operative e funzioni di controllo


L’obiettivo è fornire strumenti concreti per migliorare l’efficienza dei processi, la qualità dei controlli e la gestione del rischio operativo. 
Destinatari
Il percorso è rivolto a:


professionisti che già operano nel settore del leasing, in particolare nelle funzioni operations e amministrazione


figure impegnate in organizzazione, compliance, risk management e internal audit


risorse che desiderano consolidare competenze operative e comprendere in modo strutturato l’intero ciclo di vita del contratto


È la soluzione ideale per chi vuole rafforzare la propria preparazione tecnica e contribuire allo sviluppo di processi più solidi, controllati e orientati alla qualità.
Per maggiori informazioni e modalità d&#039;iscrizione clicca qui</description>
            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>Il settore dell’Aftermarket dell’automotive in movimento</title>
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            <pubDate>Tue, 05 May 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Ricerca “Il settore dell’Aftermarket dell’automotive in movimento”, realizzata dal Centro Studi Tagliacarne per conto della Camera di commercio di Modena, in collaborazione con la Camera di commercio di Torino e con il supporto di ANFIA punta i riflettori sulle imprese operanti nella produzione e nella vendita di ricambi di auto.Il 24,8% delle aziende dell’aftermarket auto prevede per quest’anno un aumento del fatturato e il 36% un incremento delle assunzioni. Ma per il 2026 due imprese su tre lamentano difficoltà a trovare le figure professionali e per il 36,8% questo potrebbe tradursi in un freno alla crescita. Mentre un’impresa su quattro teme per quest’anno problemi di approvvigionamento delle materie prime e semilavorati critici, come semiconduttori e batterie.
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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Europa: mercato vetture in calo a marzo 2026 secondo ANFIA</title>
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            <pubDate>Mon, 04 May 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A marzo 2026, il mercato auto nell&#039;Unione Europea chiude con risultati in crescita rispetto allo stesso mese del 2025, registrando un +12,5% con 1.158.317 immatricolazioni. Nell’Unione Europea allargata a EFTA e UK il mercato del mese risulta in crescita del 11,1%. Nel cumulato del primo trimestre, il mercato europeo dell&#039;Unione chiude a +4% rispetto al primo trimestre del 2025. Considerando anche EFTA e UK, i volumi risultano in crescita del 4,1%.
A marzo, il Regno Unito è al primo posto nel ranking delle immatricolazioni mensili tra i major market2. Seguono, nell’ordine Germania, Italia, Francia, Spagna. I major market hanno una quota pari al 73,6% del mercato totale nel mese e, complessivamente, registrano una flessione di quota pari a -0,4 punti percentuali rispetto all&#039;anno scorso.
Il Gruppo Stellantis, con oltre 228mila unità unità vendute nel mese, rappresenta il 14,4% del mercato europeo allargato a EFTA e UK (0,7 punti percentuali in meno rispetto alla quota di marzo 2025), ed è il secondo dopo il Gruppo Volkswagen, che ha una quota di mercato del 24%, mentre il Gruppo Renault è terzo, e ha una quota del 9,1% e volumi in crescita (circa 5mila unità) rispetto a marzo 2025. Nel cumulato, per Stellantis, assistiamo a un incremento delle immatricolazioni rispetto al primo trimestre dello scorso anno del 7,3%...continua a leggere sul sito Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Antiriciclaggio: il GAFI-FATF promuove il sistema italiano</title>
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            <pubDate>Mon, 04 May 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il sistema italiano di prevenzione e contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo ottiene una valutazione positiva a livello internazionale. È quanto emerge dal nuovo Mutual Evaluation Report del GAFI-FATF (Gruppo di Azione Finanziaria), approvato nel corso della sessione plenaria svoltasi a Città del Messico nel febbraio 2026 e pubblicato il 23 aprile.
Il Rapporto esprime un giudizio favorevole complessivo sull’Italia, riconoscendo la solidità ed efficacia del sistema nazionale nelle attività di prevenzione e contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e del finanziamento della proliferazione delle armi di distruzione di massa. Rispetto alla precedente valutazione del 2016, il GAFI-FATF rileva un significativo rafforzamento dell’assetto istituzionale e operativo, nonché un miglioramento delle capacità di individuazione e contrasto dei fenomeni finanziari illeciti. In particolare, tra le altre cose, sono valutati positivamente la qualità e completezza dell’analisi dei rischi; l’elevato livello di coordinamento tra le autorità competenti; l’efficacia della supervisione sul settore finanziario insieme alla accresciuta consapevolezza del settore privato; il contributo dell’Italia alla cooperazione internazionale. Il Rapporto riconosce inoltre la presenza di presìdi specifici per la vigilanza sui fornitori di servizi in valute virtuali, a conferma dell’attenzione del sistema italiano verso i nuovi rischi emergenti.
L’attività di coordinamento con il GAFI-FATF è svolta dalla direzione Prevenzione e Contrasto dell’utilizzo del sistema finanziario per fini illeciti del ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del Tesoro.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Transizione 5.0: MIMIT invia avvisi su pratiche ammissibili</title>
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            <pubDate>Mon, 04 May 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato l’invio degli avvisi relativi alle pratiche risultate tecnicamente ammissibili nell’ambito del Piano Transizione 5.0, segnando un passaggio operativo rilevante nel percorso di attuazione degli incentivi destinati alla trasformazione digitale ed energetica delle imprese. 
La comunicazione del MIMIT riguarda le domande che hanno superato la verifica tecnica preliminare, ossia la fase in cui vengono valutati:

la coerenza del progetto con gli obiettivi del Piano Transizione 5.0
la presenza dei requisiti tecnologici richiesti
la corretta compilazione della documentazione
la conformità delle spese previste alle categorie ammissibili

Il superamento di questa fase non equivale ancora all’assegnazione definitiva del credito d’imposta, ma rappresenta un passaggio necessario per accedere alla valutazione successiva. 
Le prossime fasi del procedimento
Con l’invio degli avvisi, si apre ora la fase successiva dell’iter amministrativo:

Verifica completa di ammissibilità: controllo formale e sostanziale dell’intera domanda.
Determinazione dell’importo agevolabile: calcolo del credito d’imposta spettante sulla base delle spese validate.
Comunicazione di concessione: atto finale che autorizza l’impresa a fruire dell’agevolazione.

Le imprese dovranno monitorare eventuali richieste di integrazione documentale, che potrebbero essere necessarie per completare l’istruttoria.
La ricevuta sarà consultabile all’interno della piattaforma informatica Transizione 5.0
 Obblighi dei beneficiari:
le imprese destinatarie della ricevuta sono tenute a:

comunicare tempestivamente al GSE eventuali variazioni societarie e ogni fatto o circostanza che comporti il venir meno dei requisiti di ammissione, intervenuti nel quinquennio successivo alla data di presentazione della comunicazione di completamento;
conservare e rendere disponibile, ai fini delle attività di vigilanza e controllo, tutta la documentazione necessaria all’accertamento della correttezza delle dichiarazioni rese, ivi comprese certificazioni, perizie, fatture e documenti di trasporto relativi ai beni agevolati;
comunicare al GSE l’eventuale cessione a terzi dei beni agevolati, la loro destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ovvero a strutture produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all’agevolazione, nonché il mancato esercizio dell’opzione di riscatto per i beni in leasing.

Impatto per le imprese
L’avviso del MIMIT rappresenta un segnale di avanzamento concreto nell’attuazione del Piano Transizione 5.0, particolarmente atteso dalle imprese che hanno programmato investimenti in:

tecnologie 4.0 e 5.0
sistemi per l’efficienza energetica
soluzioni digitali avanzate
progetti di riduzione dei consumi e ottimizzazione dei processi

La conferma della ricevuta delle pratiche tecnicamente ammissibili consente alle aziende di pianificare con maggiore certezza i passaggi successivi, soprattutto in vista della rendicontazione e dell’avvio operativo degli investimenti. 
L’avanzamento dell’iter amministrativo è un elemento chiave per garantire la piena operatività del Piano Transizione 5.0. L’invio degli avvisi da parte del MIMIT rappresenta un passo atteso e necessario per accelerare l’erogazione degli incentivi e sostenere la competitività del sistema produttivo.
Avviso MIMIT</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>Chigi: via libera a Piano Casa, Carburanti III e Trasparenza</title>
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            <pubDate>Mon, 04 May 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio dei Ministri n. 173, riunitosi il 30 aprile 2026, ha approvato tre provvedimenti centrali per le politiche abitative, il contenimento dei prezzi dei carburanti e l’attuazione della direttiva UE sulla trasparenza retributiva. Le misure intervengono su tre fronti: emergenza casa, caro-carburanti e parità salariale. 
1. DL Piano Casa: 100mila alloggi in dieci anni
Il Governo ha varato un decreto-legge organico per contrastare l’emergenza abitativa, con un piano decennale che punta a rendere disponibili circa 100mila alloggi.
I tre pilastri del Piano Casa


Recupero dell’edilizia residenziale pubblica (ERP) Previsto un programma straordinario per ristrutturare 60mila alloggi popolari oggi non assegnabili. È nominato un Commissario straordinario per accelerare gli interventi.


Fondo nazionale per l’housing sociale Le risorse europee e nazionali destinate all’emergenza abitativa confluiranno in un fondo gestito da Invimit SGR, con comparti regionali dedicati.


Attivazione degli investimenti privati Il Piano crea condizioni per favorire edilizia a prezzi calmierati, senza consumo di suolo, con formule di locazione a lungo termine e possibilità di riscatto. Le risorse pubbliche ammontano a oltre 10 miliardi di euro. 


2. DL Carburanti III: proroga del taglio delle accise 
Il CdM ha approvato un nuovo decreto sui carburanti che proroga per 21 giorni il taglio delle accise, con una differenziazione tra diesel e benzina:


Diesel: confermato il taglio di 20 centesimi/litro


Benzina: riduzione del taglio a 5 centesimi/litro, pari a circa il 6% del prezzo


La misura è finanziata tramite sanzioni Antitrust ed extragettito IVA. Il Governo ha annunciato ulteriori interventi per l’autotrasporto in un provvedimento successivo. 
3. Dlgs Trasparenza salariale: attuazione della direttiva UE
 
Il CdM ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che recepisce la direttiva UE sulla trasparenza retributiva, con l’obiettivo di:


rafforzare il principio di parità salariale tra uomini e donne;


introdurre obblighi di trasparenza per le imprese;


migliorare i meccanismi di controllo e applicazione;


ridurre il gender pay gap attraverso reportistica e strumenti di verifica.


Il provvedimento si inserisce nel pacchetto lavoro che comprende anche misure su salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale. 
Conclusione
Il CdM n. 173 segna un passaggio rilevante nelle politiche sociali ed economiche del Governo:


un Piano Casa strutturale e decennale;


un intervento immediato sul caro-carburanti;


l’attuazione della direttiva UE sulla trasparenza salariale.


Tre misure che incidono su settori chiave per famiglie, imprese e pubblica amministrazione.
 
 




 
 </description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>CRR3+ 2026: impatti chiave sul leasing italiano</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’entrata in vigore del pacchetto CRR3+ ridisegna il quadro prudenziale per tutte le istituzioni finanziarie europee, incluse le società di leasing italiane, che operano in un mercato caratterizzato da forte specializzazione settoriale, elevata presenza di PMI e crescente domanda di investimenti green. Il 2026 diventa quindi un anno di transizione regolamentare e strategica. 
1. Un settore italiano fortemente esposto al rischio di credito e al valore residuo
Il leasing in Italia presenta caratteristiche che amplificano l’impatto del CRR3+:


forte concentrazione su PMI, più sensibili alle nuove ponderazioni;


peso rilevante di beni mobili (auto, macchinari, attrezzature), dove il valore residuo è determinante;


crescita dei portafogli green (fotovoltaico, efficienza energetica), che richiedono metriche ESG più strutturate;


utilizzo diffuso di modelli standardizzati, ma con operatori che adottano IRB per specifici segmenti.


Il nuovo quadro prudenziale incide su tutti questi elementi. 
2. Output Floor: aumento degli RWA anche per chi usa modelli standard
In Italia molti operatori leasing utilizzano approcci standardizzati, ma il floor del 72,5% impatta comunque:


gruppi bancari con società di leasing integrate;


operatori che applicano modelli IRB su specifici portafogli;


segmenti con bassa rischiosità storica (auto, strumentale), che vedranno un incremento dei requisiti.


Effetto Italia
Aumento del capitale assorbito e conseguente pressione su:


pricing;


durata dei contratti;


selezione dei beni finanziabili. 


3. Nuove ponderazioni: impatto diretto su PMI e beni strumentali
Il leasing italiano è fortemente orientato alle PMI, che beneficiano della conferma dello SME supporting factor, ma subiscono:


maggiore granularità nelle ponderazioni corporate;


requisiti più stringenti per beni con valore residuo incerto;


necessità di documentare meglio la liquidabilità del bene.


Settori più esposti


macchinari specialistici;


veicoli industriali;


attrezzature con mercato secondario limitato. 


4. Valore residuo: il punto più sensibile per il mercato italiano
Il CRR3+ introduce requisiti più severi per il residual value risk, cruciale in Italia dove:


il leasing auto rappresenta una quota significativa del mercato;


il leasing strumentale include beni con forte volatilità di prezzo;


il leasing green richiede stime di valore residuo su tecnologie in rapida evoluzione.


Impatti operativi


modelli di stima più sofisticati;


stress test obbligatori;


maggiore documentazione sul mercato secondario. 


5. ESG e green asset: un’opportunità per il leasing italiano
Il leasing in Italia è tra i principali finanziatori di:


impianti fotovoltaici;


sistemi di accumulo;


tecnologie per efficienza energetica;


macchinari 4.0 con componenti green.


Il CRR3+ introduce i primi requisiti ESG, che diventano:


un obbligo di raccolta dati (consumi, emissioni, performance energetica);


un vantaggio competitivo per chi finanzia asset sostenibili;


un prerequisito per futuri incentivi regolamentari (Green Supporting Factor). 


6. Reporting e compliance: costi in aumento per gli operatori italiani
Il settore leasing italiano, composto da:


società captive;


società bancarie;


operatori indipendenti,


dovrà sostenere investimenti significativi in:


sistemi informativi;


raccolta dati granulari sul bene;


reporting prudenziale e ESG;


integrazione dei processi di valutazione del rischio.


Gli operatori più piccoli sono quelli più esposti all’aumento dei costi di compliance. 
7. Impatti sul mercato italiano: verso un leasing più selettivo e più green
Il CRR3+ porterà a:


pricing più elevato per beni con valore residuo incerto;


maggiore selezione dei beni finanziabili;


contratti più brevi per ridurre volatilità e assorbimento di capitale;


spinta verso asset green, più facilmente valorizzabili e con migliori prospettive regolamentari;


maggiore attenzione alle PMI, che restano centrali ma richiedono valutazioni più granulari.


 
Conclusione: il CRR3+ ridisegna il leasing italiano tra capitale, rischio e sostenibilità
Per il leasing in Italia, il CRR3+ non è solo un aggiornamento regolamentare, ma un cambio di paradigma:


più capitale richiesto;


più qualità del rischio;


più dati e trasparenza;


più attenzione al valore residuo;


più spazio agli investimenti green.


Gli operatori che sapranno integrare modelli di rischio avanzati, dati ESG e specializzazione settoriale trasformeranno la compliance in vantaggio competitivo.
Scheda tecnica:
1. Ambito normativo


Regolamento (UE) CRR3+: completamento dell’attuazione di Basilea III.


Entrata in vigore: 2025–2030 con fasi progressive.


Impatto diretto su: requisiti patrimoniali, RWA, rischio di credito, valore residuo, reporting. 


2. Output Floor (OF)


Livello finale: 72,5% dei requisiti standardizzati.


Applicazione graduale fino al 2030.


Effetti per il leasing italiano:


aumento RWA per portafogli auto, strumentale, rinnovabili;


pressione su pricing e durata;


impatto anche per operatori che usano approcci standardizzati tramite gruppi bancari. 




3. Rischio di credito – nuove ponderazioni


Maggiore granularità per esposizioni corporate.


Confermato SME Supporting Factor per PMI.


Revisione criteri di ammissibilità dei beni come collateral.


Effetti:


ponderazioni più elevate per beni con mercato secondario debole;


necessità di valutazioni più robuste su liquidabilità e recuperi. 




4. Rischio di valore residuo (Residual Value Risk)


Requisiti più stringenti su:


modelli di stima;


stress test;


documentazione del mercato secondario.




Settori più esposti: automotive, macchinari specialistici, tecnologie green. 


5. ESG e Green Asset


Introduzione di metriche ESG nei processi di concessione.


Obbligo di raccolta dati su: consumi, emissioni, performance energetica.


Preludio al futuro Green Supporting Factor.


Opportunità: vantaggio competitivo per operatori specializzati in rinnovabili ed efficienza energetica. 


6. Reporting e Pillar 3


Maggiore granularità nei dati richiesti.


Nuovi template per rischi ESG e climate-related.


Impatto operativo:


investimenti in sistemi informativi;


aumento costi di compliance;


necessità di integrazione dati bene/cliente. 




7. Impatti di mercato per il leasing italiano


Pricing: tendenza al rialzo per beni con volatilità elevata.


Durata contratti: preferenza per durate più brevi.


Selezione beni: focus su asset liquidi e green.


PMI: restano centrali ma richiedono valutazioni più granulari.


Operatori piccoli: maggiore pressione su capitale e compliance. 


8. Azioni raccomandate per gli operatori


Rafforzare modelli di rischio e stime del valore residuo.


Investire in sistemi di raccolta dati ESG.


Rivedere politiche di pricing e durata.


Specializzarsi in segmenti con mercato secondario solido.


Integrare stress test e scenari climatici nei processi di rischio.</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Pool di banche finanzia Lavazza con loan ESG da 900 mln</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Un pool di banche formato da BofA Securities, BNL BNP Paribas, Crédit Agricole Italia, Crédit Agricole Corporate and Investment Bank Milan Branch, Intesa Sanpaolo (IMI CIB), Mediobanca e Rabobank - che hanno agito in qualità di Finanziatori e congiuntamente a BNP Paribas Italian Branch, anche in qualità di Mandated Lead Arrangers - ha sottoscritto un contratto di finanziamento con il Gruppo Lavazza, fra le aziende leader a livello globale nel mercato del caffè. Nell’ambito dell’operazione, hanno agito in qualità di Sustainability Coordinator, BNP Paribas Italian Branch e Intesa Sanpaolo – Divisione IMI Corporate &amp; Investment Banking – che ha svolto anche il ruolo di Agent.
L’importo complessivo di 900 milioni di euro è articolato in una linea di credito Term Loan e una linea di credito Revolving, entrambe con durata di 5 anni, ed è finalizzato a generiche esigenze del Gruppo.
Il Finanziamento è legato a specifici obiettivi ESG (Environmental, Social and Governance) del Gruppo Lavazza, con la previsione di un meccanismo premiante collegato al raggiungimento di determinati parametri di sostenibilità.
Le banche sono state assistite dallo studio legale Hogan Lovells, mentre Lavazza è stata assistita dallo studio legale Eversheds Sutherland.</description>
            <category>Mercato</category>
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        </item>
                <item>
            <title>GAFI: valutazione Italia su antiriciclaggio e terrorismo</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 13:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Il 23 aprile 2026 il GAFI ha pubblicato il rapporto di Mutual Evaluation del sistema italiano di prevenzione e contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della proliferazione delle armi di distruzione di massa (AML/CFT/CPF). 
Con riferimento alla UIF, il rapporto riconosce l&#039;elevata qualità dell&#039;analisi operativa - in grado di fornire efficace supporto all&#039;attività degli Organi investigativi e dell&#039;Autorità giudiziaria - e dell&#039;analisi strategica svolte dall&#039;Unità. Sono espresse considerazioni positive anche in riferimento alle attività condotte dalla UIF nell&#039;ambito della collaborazione domestica e internazionale, dei controlli e dell&#039;implementazione delle sanzioni finanziarie internazionali. </description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Automotive: l’AI accelera la rivoluzione e la guida autonoma</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 12:58:00 +0000</pubDate>
            <description>L’innovazione tecnologica sta ridisegnando l’industria automotive, che oggi si posiziona come secondo settore per livello di maturità nell’adozione dell’AI, subito dopo il comparto tecnologico. Una trasformazione che promette impatti rilevanti: fino a 6,1 miliardi di euro di potenziali benefici complessivi in Italia entro il 2050 grazie allo sviluppo della guida autonoma. L’utilizzo dell’AI è destinato semplificare e rendere più efficiente la gestione delle flotte aziendali. 
Sono stati questi i principali dati e trend emersi nel corso dell’evento “AI: innovazione al servizio della sicurezza e mobilità accessibile”, promosso a Roma dall’Associazione di fleet e mobility manager Best Mobility. Nel corso dell’incontro, che ha visto la partecipazione di alcuni esponenti parlamentari, esperti e primari rappresentanti di aziende e Associazioni della filiera della mobilità hanno delineato l’impatto dell’intelligenza artificiale sugli scenari futuri dell’intera industry della mobilità aziendale, tenendo in considerazione aspetti etici e di regolamentazione, di sicurezza e ambientali, ma anche le trasformazioni del lavoro. 
AI e auto: tra fiducia e timori
Ad aprire i lavori sono stati i dati illustrati da Giulio Salvadori - Direttore Osservatorio Connected Vehicle &amp; Mobility del Politecnico di Milano, che ha evidenziato come l’automotive sia oggi il secondo settore, dopo il “tech”, ma prima di “aereospace&amp;difence” e di “life sciences”, per livello di maturità raggiunto dall’applicazione dell’intelligenza artificiale lungo l’intera catena del valore: dalla ricerca e sviluppo alla fase di fabbricazione dei veicoli, passando per la vendita, l’utilizzo da parte dei consumatori, fino al post vendita. Secondo i dati dell’Osservatorio (in collaborazione con Ipsos Doxa) oggi il 52% dei consumatori ha una percezione positiva dell’AI applicata ai veicoli. I principali vantaggi percepiti riguardano: maggiore sicurezza grazie alla prevenzione degli incidenti (indicata dal 38% del campione), ottimizzazione dei consumi (34%), manutenzione predittiva (33%). Restano però alcune criticità: il rischio di malfunzionamenti dei software (temuto dal 35% dei rispondenti), la perdita di controllo del veicolo (33%) e la vulnerabilità ai cyberattacchi (30%). 
Guida autonoma: il futuro è già tracciato
I dati illustrati da Salvadori hanno poi fotografato l’avanzata della guida autonoma, altro megatrend della mobilità: oggi il 54% degli italiani si dichiara pronto a utilizzare veicoli a guida autonoma, soprattutto per tragitti ripetitivi come casa-lavoro o spostamenti urbani in condizioni di traffico intenso. Secondo lo studio, nei prossimi anni lo sviluppo di robotaxi e servizi di mobilità condivisa autonoma potrebbe generare impatti significativi: -90% di feriti sulle strade, fino a 900.000 auto in meno nelle città e la riduzione di 41.000 tonnellate di emissioni inquinanti annue. 
“Il settore della mobilità sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da sfide complesse, ma anche da grandi opportunità. - ha affermato Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle &amp; Mobility - In questo contesto, la guida autonoma rappresenta una delle evoluzioni più significative per il futuro della mobilità, con un impatto diretto sulla sicurezza stradale. Riducendo o eliminando il fattore umano, i sistemi autonomi possono contribuire in modo decisivo a diminuire il numero di feriti per chilometro, le emissioni inquinanti e i costi sociali”. 
In rappresentanza del settore della mobilità aziendale è intervenuto Federico Antonio Di Paola, Presidente di Best Mobility che ha sottolineato come: “L’intelligenza artificiale rappresenta un acceleratore fondamentale per la mobilità delle imprese, sempre più spesso utilizzato. Le flotte diventano così sempre più ‘intelligenti’, con benefici concreti in termini di efficienza, sostenibilità e sicurezza. Per le imprese significa poter prendere decisioni basate sui dati, ottimizzare i costi e migliorare l’esperienza dei dipendenti”. 
Nel suo intervento Roberto Pietrantonio - Presidente UNRAE si è soffermato sugli aspetti normativi, evidenziando come: “L’AI Act rappresenta un passaggio importante, perché introduce regole necessarie su sicurezza, trasparenza e responsabilità. È fondamentale però che sia accompagnato da politiche industriali e strumenti di domanda che rendano queste innovazioni accessibili e sostenibili. Come UNRAE riteniamo che l’AI sia prima di tutto un’opportunità: per ridurre gli incidenti, migliorare l’efficienza e rendere la mobilità più sostenibile. Allo stesso tempo, dobbiamo evitare che un eccesso di complessità regolatoria rallenti l’innovazione o sposti altrove lo sviluppo tecnologico. La sfida è trovare un equilibrio: proteggere i cittadini senza indebolire la competitività europea. Perché il rischio non è avere regole, ma avere le regole migliori applicate a tecnologie sviluppate fuori dall’Europa.”
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            <category>Innovazione</category>
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            <title>Istat, aprile 2026: giù fiducia per consumatori e imprese</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Ad aprile 2026 sia il clima di fiducia dei consumatori sia l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese sono stimati in diminuzione (da 92,6 a 90,8 e da 97,3 a 95,2 rispettivamente).
Tra i consumatori, si evidenzia un diffuso peggioramento delle opinioni, soprattutto di quelle sulla situazione economica del Paese: il clima economico si riduce da 88,1 a 82,7, il clima futuro scende da 85,3 a 82,5, quello personale cala da 94,2 a 93,8 e il clima corrente diminuisce da 98,0 a 96,9.
Con riferimento alle imprese, la flessione risulta più marcata nei servizi di mercato e nelle costruzioni. In particolare, il clima di fiducia delle imprese dei servizi di mercato scende da 102,6 a 99,1 e quello delle costruzioni flette da 103,6 a 100,9; nella manifattura l’indicatore di fiducia diminuisce da 88,7 a 87,9, mentre migliora nel commercio al dettaglio (l’indice sale da 100,5 a 100,8).
Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione e le scorte sono giudicate invariate. Nelle costruzioni sia i giudizi su ordini e/o piani di costruzione sia le attese sull’occupazione subiscono un calo.
Nei servizi di mercato si evidenzia un diffuso peggioramento di tutte le componenti. Il deterioramento dell’indice del comparto è influenzato, principalmente, dalla caduta nel settore del turismo. Nel commercio al dettaglio, l’aumento della fiducia è dovuto essenzialmente al miglioramento dei giudizi sulle vendite in presenza di una diminuzione delle relative attese e di una stabilità delle scorte di magazzino. A livello di circuito distributivo, l’indice scende nella distribuzione tradizionale mentre nella grande distribuzione si registra un aumento.
Il commento
Ad aprile 2026 si registra una flessione diffusa del clima di fiducia sia tra i consumatori sia tra le imprese. In particolare, tutte le componenti dell’indicatore di fiducia dei consumatori si deteriorano ad eccezione dei giudizi sul bilancio familiare e delle opinioni sul risparmio.
Quanto alle imprese, il calo della fiducia interessa in misura più marcata i servizi di mercato, in particolare il turismo, e le costruzioni; in controtendenza solo il commercio al dettaglio, dove la fiducia cresce nella grande distribuzione.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>BCE: ad aprile 2026 credito più rigido e domanda debole</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description> 
La Bank Lending Survey (BLS) della BCE, pubblicata il 28 aprile 2026, mostra un ulteriore irrigidimento dei criteri di concessione del credito nell’area euro, più marcato delle attese, in un contesto di rischi elevati e domanda debole. 
1. Offerta di credito: criteri più rigidi in tutte le categorie
Le banche dell’area euro hanno segnalato:


Netto irrigidimento dei criteri per i prestiti alle imprese (saldo netto +10%), il più forte dal terzo trimestre 2023.


Lieve stretta sui mutui casa (+2%).


Stretta marcata sul credito al consumo (+15%).


Le cause principali sono rischi percepiti più elevati, minore propensione al rischio e pressioni derivanti da geopolitica ed energia, con alcune banche che citano esposizioni verso imprese energivore e Medio Oriente.
Per il secondo trimestre 2026, le banche prevedono un inasprimento ancora più diffuso, soprattutto per imprese e mutui. 
2. Domanda di credito: imprese e famiglie rallentano
La domanda di prestiti:


Imprese: in calo, soprattutto per la riduzione degli investimenti fissi e l’incertezza economica.


Famiglie: stabile per i mutui, in lieve aumento per il credito al consumo, sostenuto da maggiore spesa in beni durevoli.


Nel complesso, la BCE prevede una diminuzione della domanda in tutte le categorie nel secondo trimestre. 
3. Termini e condizioni: più rigidi per imprese e consumatori
Le condizioni effettive dei prestiti si sono:


inasprite per i prestiti alle imprese;


inasprite per il credito al consumo;


mantenute stabili per i mutui casa.


Aumenta anche la quota di richieste di prestito respinte in tutte le categorie, con un incremento più forte nel credito al consumo. 
4. Securitisation: un ruolo crescente
Quasi la metà delle banche dell’area euro utilizza la cartolarizzazione per:


concedere nuovi prestiti,


gestire il rischio di credito,


migliorare liquidità e funding.


Il ricorso a investitori non bancari resta significativo. 
5. Focus Italia: criteri stabili, domanda in calo
Secondo la Banca d’Italia:


Criteri di offerta invariati per i prestiti alle imprese nel primo trimestre.


Lieve irrigidimento per il credito al consumo.


Domanda delle imprese in flessione, soprattutto per minori investimenti fissi.


Attese di inasprimento nel secondo trimestre, trainate da rischi geopolitici ed energetici.


 
La BLS di aprile 2026 conferma un quadro di stretta creditizia crescente, domanda debole e rischi elevati. Le imprese rinviano investimenti e chiedono credito più per esigenze difensive che espansive, mentre le banche mantengono un approccio prudente in un contesto di incertezza geopolitica ed energetica.
Indagine sul credito bancario nell’area dell’euro</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
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            <title>Legge 59/2026: sospensione canoni leasing nelle aree colpite</title>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description> 
La Legge 27 aprile 2026, n. 59, che converte con modifiche il decreto-legge 25/2026, introduce un pacchetto articolato di misure urgenti per sostenere territori e imprese colpiti dagli eccezionali eventi meteorologici verificatisi dal 18 gennaio 2026 in Calabria, Sardegna e Sicilia, oltre a interventi specifici per la frana di Niscemi e nuove disposizioni in materia di protezione civile.
Il provvedimento, composto da 30 articoli, punta a garantire la continuità dei servizi essenziali, il ripristino delle infrastrutture e il sostegno economico a famiglie e imprese. Per il settore del leasing, alcune norme assumono un rilievo diretto e immediato, soprattutto in relazione alla sospensione dei pagamenti e alla gestione dei beni strumentali danneggiati.
Misure chiave della legge: il quadro generale
La legge interviene su quattro fronti principali:


Ripristino dei servizi pubblici essenziali e delle infrastrutture di rete.


Sostegno economico a privati e imprese colpiti dagli eventi meteo.


Sospensione di adempimenti fiscali, contributivi e societari.


Rafforzamento dei poteri commissariali per accelerare la messa in sicurezza del territorio.


All’interno di questo impianto, alcune disposizioni incidono direttamente sulle operazioni di locazione finanziaria, sia immobiliare sia strumentale.
Focus leasing: cosa cambia con l’Articolo 2
L’Articolo 2 è il punto di maggiore interesse per il settore del leasing. La norma prevede la sospensione dei pagamenti dei canoni di locazione finanziaria relativi a:


edifici distrutti o divenuti inagibili, anche parzialmente;


immobili strumentali all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale, agricola o professionale;


beni mobili strumentali utilizzati per le medesime attività.


La sospensione riguarda sia i versamenti tributari e contributivi, sia i canoni di leasing, con l’obiettivo di evitare che imprese già colpite dai danni materiali subiscano ulteriori pressioni finanziarie.
Implicazioni operative per le società di leasing


Necessità di identificare i contratti relativi a beni situati nei territori colpiti.


Gestione delle richieste di sospensione con criteri uniformi e documentazione semplificata.


Adeguamento delle segnalazioni alla Centrale dei rischi, poiché la legge riconosce formalmente gli eventi meteo come cause di forza maggiore.


Possibile impatto sulla durata residua dei contratti e sulla contabilizzazione dei crediti.


Articolo 8: sospensione di adempimenti e riconoscimento della forza maggiore
L’Articolo 8 introduce ulteriori misure rilevanti per il leasing:


Sospensione dei versamenti del diritto annuale e degli adempimenti contabili e societari fino al 31 marzo 2026.


Riconoscimento esplicito che gli eventi meteo costituiscono cause di forza maggiore, con effetti diretti sulla normativa bancaria e sulle segnalazioni creditizie.


Per le società di leasing, ciò significa:


maggiore tutela nella gestione dei crediti deteriorati;


riduzione del rischio di classificazioni negative per clienti temporaneamente inadempienti;


possibilità di applicare moratorie senza impatti prudenziali eccessivi. 


Altre misure che interessano indirettamente il settore
Articolo 7 – Sostegno alle imprese esportatrici
Le imprese esportatrici dei territori colpiti possono accedere a risorse SIMEST fino a 130 milioni di euro. Per il leasing, ciò può tradursi in nuovi investimenti finanziabili una volta superata la fase emergenziale.
Articolo 9 – Misure per imprese agricole e della pesca
Accesso al Fondo di solidarietà nazionale e proroga al 31 dicembre 2026 per le polizze catastrofali. Il leasing strumentale agricolo e nautico può beneficiare di una maggiore stabilità finanziaria delle imprese clienti.
Articolo 19 – Esperti assicurativi catastrofali
L’istituzione del ruolo presso CONSAP migliora la valutazione dei danni e accelera i rimborsi assicurativi, con effetti positivi anche sui beni in leasing. 
La Legge 59/2026 rappresenta un intervento organico per sostenere territori e imprese colpiti da eventi meteorologici eccezionali. Per il settore del leasing, le misure introdotte:


alleggeriscono la pressione finanziaria sulle imprese clienti;


riducono il rischio di deterioramento dei portafogli;


chiariscono il quadro prudenziale grazie al riconoscimento della forza maggiore;


favoriscono una ripresa più rapida delle attività produttive.


Il provvedimento è in vigore dal 28 aprile 2026 e richiede ora un’attenta implementazione operativa da parte degli intermediari.</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>BEI: 10 miliardi per accelerare la transizione pulita</title>
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            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>I consigli di amministrazione del Gruppo della Banca europea per gli investimenti (BEI) hanno approvato un finanziamento complessivo di 10 miliardi di euro, di cui quasi 2 miliardi destinati a iniziative volte ad ampliare gli investimenti europei nelle energie pulite, a garantirne l&#039;accessibilità economica e a rafforzarne la competitività.
Il Consiglio della BEI ha approvato prestiti a sostegno della produzione di energia eolica offshore in Germania e di energia solare in Italia, nonché dell&#039;accelerazione dell&#039;utilizzo delle energie rinnovabili da parte delle imprese in Austria. Il finanziamento sostiene inoltre il miglioramento del risparmio energetico negli impianti di riscaldamento in Lettonia e l&#039;ammodernamento della rete elettrica olandese, che aumenta la capacità di produzione di energia rinnovabile ed espande le possibilità di ricarica per i veicoli elettrici.
L&#039;aumento dell&#039;energia pulita e del risparmio energetico nell&#039;Unione Europea si verifica in un contesto di crisi di approvvigionamento durante il quinto anno della guerra della Russia contro l&#039;Ucraina e di tensioni in Medio Oriente.
“Dall’invasione russa dell’Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente si può trarre una lezione chiara: l’Europa deve liberarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili”, ha affermato Nadia Calviño, Presidente del Gruppo BEI . “Gli investimenti approvati oggi confermano l’impegno del Gruppo BEI a realizzare la transizione energetica e a rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa”.
Il nuovo finanziamento sostiene le priorità politiche dell&#039;UE e la &quot;Strategia di investimento nelle energie pulite&quot; della Commissione europea, che entrerà in vigore a marzo 2026, nonché il piano &quot;AccelerateEU&quot; pubblicato questa settimana. Nell&#039;ambito di entrambe le iniziative, il Gruppo BEI collaborerà con la Commissione per accelerare la transizione dell&#039;Europa dai combustibili fossili alle energie pulite.
Sostegno alle priorità dell&#039;UE in tutto il continente.
Inoltre, 8 miliardi di euro di nuovi finanziamenti copriranno progetti nei settori dello sviluppo urbano, della competitività delle imprese e dei trasporti ferroviari e stradali. Il Consiglio della BEI ha approvato il finanziamento di progetti di rigenerazione urbana in Belgio, nuove strade e ammodernamenti in Romania e investimenti aziendali in Bulgaria, Italia e Spagna.
Il Consiglio del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) ha approvato nuovi accordi di garanzia e cartolarizzazione per sbloccare i finanziamenti per le imprese europee, promuovendo la competitività e la digitalizzazione. Il FEI ha inoltre sostenuto nuovi investimenti azionari, anche in fondi focalizzati su sicurezza e difesa, energia e parità di genere. Infine, ha approvato otto operazioni TechEU che amplieranno le opportunità di finanziamento per gli innovatori europei.
Promuovere solide partnership globali
Al di fuori dell&#039;UE, la BEI ha approvato finanziamenti per imprese agricole in Benin, nonché per l&#039;ampliamento dell&#039;accesso a Internet a banda larga in tutta l&#039;Africa subsahariana. Queste iniziative contribuiscono alla strategia &quot;Global Gateway&quot; dell&#039;UE e promuovono solide partnership e la voce dell&#039;Europa a livello globale.
Informazioni di base    
Gruppo BEI   
Il Gruppo della Banca europea per gli investimenti ( BEI ) è il braccio finanziario dell&#039;Unione europea, di proprietà dei 27 Stati membri, e una delle più grandi banche multilaterali di sviluppo al mondo. Nel 2025, il Gruppo BEI ha stanziato 100 miliardi di euro in nuovi finanziamenti e servizi di consulenza per oltre 870  progetti ad alto impatto,  nell&#039;ambito di  otto priorità fondamentali a supporto degli obiettivi politici  dell&#039;UE  : azione per il clima e ambiente, digitalizzazione e innovazione tecnologica, sicurezza e difesa, coesione territoriale, agricoltura e bioeconomia, infrastrutture sociali, solide partnership globali e unione dei risparmi e degli investimenti. Oltre ai prestiti a lungo termine per le grandi infrastrutture, il Gruppo BEI attrae investimenti privati ​​per progetti e imprese innovative ad alto rischio, con un ruolo crescente nei mercati europei del debito di rischio, del capitale di rischio, delle garanzie e delle cartolarizzazioni. 
Il Fondo europeo per gli investimenti ( FEI ) è la filiale del Gruppo BEI specializzata nell&#039;erogazione di garanzie e partecipazioni azionarie per migliorare l&#039;accesso al credito per le piccole e medie imprese e le startup in tutta Europa. Agendo come investitore di riferimento, attraverso la sua vasta rete di banche partner e fondi di investimento, il FEI mobilita investimenti privati ​​e promuove l&#039;ecosistema dei fondi di venture capital a sostegno degli imprenditori europei innovativi. 
Nel 2023, il FEI, insieme a sei Stati membri (Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi), ha lanciato l&#039;iniziativa European Tech Champions, un fondo di fondi per sostenere la crescita di startup innovative. Ad oggi, questa iniziativa ha già permesso la creazione di 14 mega-fondi di venture capital europei e ha contribuito alla crescita di 43 aziende, tra cui 11 unicorni (con oltre 1 miliardo di euro di capitale). 
Qui sono disponibili foto dei rappresentanti e della sede centrale del Gruppo BEI, file del logo e filmati di repertorio per uso mediatico . </description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Giorgetti: sul DFP 2026 prudenza e conti sotto controllo</title>
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            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’audizione del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026 ha delineato un quadro improntato a prudenza, realismo e forte attenzione all’evoluzione del contesto internazionale. Il Ministro ha rivendicato la riduzione del deficit senza manovre restrittive, grazie a una gestione “prudente e responsabile” della finanza pubblica e a un monitoraggio costante della spesa.
Deficit in calo senza austerità: la linea del Governo
Giorgetti ha sottolineato che il Governo è riuscito a ridurre significativamente il deficit senza ricorrere a politiche restrittive, grazie a entrate solide e a un controllo rigoroso della spesa. Ha però avvertito che i margini di manovra restano limitati, non tanto per le regole europee, quanto per la necessità di porre il debito su un sentiero discendente, obiettivo che secondo il quadro tendenziale del DFP potrebbe concretizzarsi dal 2027, con effetti positivi sulla fiducia dei mercati. 
Un contesto globale instabile: energia, geopolitica e tassi
Il Ministro ha richiamato l’attenzione su un contesto internazionale caratterizzato da forte incertezza, aggravata dal conflitto in Medio Oriente, dall’aumento dei prezzi energetici e dalle tensioni sulle catene di approvvigionamento. Questi fattori incidono sulle aspettative degli operatori economici, sugli investimenti e sulla dinamica dei tassi di interesse.
Formulare previsioni, ha spiegato Giorgetti, è oggi “particolarmente complesso”, poiché l’evoluzione dei prezzi energetici e la disponibilità di materie prime dipendono da variabili geopolitiche difficilmente prevedibili. 
Le nuove regole europee e la flessibilità necessaria
Giorgetti ha evidenziato che le nuove regole della governance economica europea non sono peggiori delle precedenti, ma resta da verificare se garantiranno flessibilità sufficiente nelle fasi non ordinarie come quella attuale.
Il Ministro ha ricordato l’esistenza delle clausole di deroga (art. 25 e 26), che l’Italia ritiene applicabili in presenza di condizioni eccezionali, mentre la Commissione europea mantiene una posizione più prudente. 
Energia, inflazione e possibili interventi
Sul fronte dell’energia, Giorgetti ha ribadito che eventuali interventi — come la proroga del taglio delle accise — saranno valutati in base all’evoluzione dei prezzi e al quadro europeo. L’aumento dei costi energetici resta uno dei principali rischi per famiglie e imprese, con effetti diretti sull’inflazione e sulla crescita. 
Conclusione
L’audizione del Ministro Giorgetti sul DFP 2026 conferma una strategia fondata su rigore, adattabilità e realismo. Il Governo punta a mantenere i conti in ordine senza frenare la crescita, in un contesto globale che richiede prudenza e capacità di risposta rapida.
Video Audizione</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>BCC Roma: bilancio 2025 in crescita e capitale più forte</title>
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            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Oltre 11 miliardi di impieghi (+0,7% sul 2024) e una raccolta allargata che ha toccato quota 18,6 miliardi (+6,2%). Sono questi i numeri principali, ancora una volta largamente positivi, del Bilancio 2025 della BCC di Roma, la più grande banca di credito cooperativo in Italia, approvato dall’Assemblea dei soci, riunitasi domenica 26 aprile, presso la Fiera di Roma e nel teatro Alta Forum di Campodarsego (Padova), che ha visto la partecipazione di oltre 6mila persone in presenza e per delega. 
L’utile netto di 302,6 milioni di euro è stato destinato principalmente al rafforzamento del patrimonio aziendale e a fini di beneficenza e mutualità, per dare sempre più corpo al sostegno del tessuto civico e sociale dei territori di appartenenza. 
I fondi propri hanno superato l’ammontare di 1,6 miliardi. Il CET1 della banca è salito al 31%, il Total Capital Ratio al 32%, entrambi largamente sopra i requisiti prudenziali richiesti e tra i più alti in Italia. 
Il grado di copertura dei crediti deteriorati si è mantenuto su valori molto elevati, pari al 93,5%, così come quello delle sofferenze, attestatosi al 98,7%, di gran lunga superiore a quello medio delle altre banche, cooperative e non. 
Di particolare importanza anche la politica sociale e gli interventi di solidarietà e sostegno ai territori. I 27 Comitati locali dei soci della Banca, che distribuiscono nelle aree di competenza il cosiddetto “budget sociale”, hanno erogato nel 2025 la cifra record di 2,5 milioni di euro a fondo perduto per attività di beneficenza a parrocchie, enti di volontariato e associazioni. Il tutto per un totale di quasi 2.900 interventi. 
Inoltre, lo scorso anno la Banca, oltre alle erogazioni dei Comitati Locali, ha sostenuto altri importanti progetti a favore di realtà territoriali che si occupano di disabilità, disagio sociale, sanità, educazione e ambiente, con un ammontare di donazioni di circa 450mila euro. A queste, si sono aggiunte altrettante donazioni erogate dalla Fondazione BCC di Roma Ets, per un totale di ulteriori 170mila euro. L’ammontare complessivo delle erogazioni a carattere sociale e solidaristico effettuate da BCC Roma nel 2025 supera dunque i 3 milioni di euro. 
«In un contesto complessivo caratterizzato da perduranti incertezze e preoccupazioni - ha detto il Presidente Maurizio Longhi - la nostra Banca ha chiuso ancora una volta un esercizio con risultati di grande soddisfazione, che mi consentono di poter affermare che oggi BCC Roma non solo continua ad essere un punto di riferimento per PMI e famiglie, ma è ormai perfettamente in grado di essere un interlocutore creditizio affidabile per tutte le tipologie di clienti, anche per le imprese più strutturate e complesse. Inoltre, i risultati raggiunti ci consentono di continuare a garantire quell’azione mutualistica e sociale che da sempre contraddistingue il nostro operato di banca cooperativa». 
Per il Direttore Generale, Gilberto Cesandri: «I risultati degli ultimi anni vanno oltre ogni previsione e nascono da un lavoro quotidiano in cui tutta la squadra si è riconosciuta, animata da un forte senso di appartenenza. Una coesione che ha permesso di costruire nel tempo legami profondi con il territorio: presenza concreta nelle comunità locali, supporto alle economie del tessuto produttivo e una visione orientata alla crescita sostenibile e di lungo periodo». 
BCC Roma, nella top 20 delle banche più grandi in Italia, è oggi presente in Lazio, Abruzzo, Veneto e Molise, per un totale di oltre 500 comuni di competenza e 195 agenzie (al 31 dicembre 2025). Conta più di 450mila clienti e 56mila soci. Negli ultimi 30 anni la compagine sociale è aumentata di 15 volte.
La Banca di Credito Cooperativo di Roma è la prima banca di Credito Cooperativo in Italia. Fondata nel 1954 con il nome di Cassa Rurale ed Artigiana dell’Agro Romano, opera nel Lazio, nell’Abruzzo interno, in Veneto e in Molise con 197 agenzie e oltre 150 servizi di tesoreria (dati ad aprile 2026). I soci sono 56mila e i clienti quasi mezzo milione.
BCC Roma fa parte del Gruppo BCC Iccrea, il più grande gruppo bancario cooperativo italiano e il quarto gruppo bancario per totale attivo del Paese.
La Banca nella sua attività si ispira ai principi fondanti della cooperazione, quali la mutualità e la solidarietà, che si concretizzano nell’orientamento al cliente e nel radicamento sul territorio di riferimento, contribuendo a promuovere il benessere delle comunità dove opera e il loro sviluppo economico e culturale attraverso un’attiva azione di responsabilità sociale.
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            <category>Corporate News</category>
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            <title>ZES Unica e Leasing: binomio vincente per il Mezzogiorno</title>
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            <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La ZES Unica, operativa dal 2024, rappresenta una delle più importanti leve di politica industriale introdotte in Italia negli ultimi anni. Riunendo in un’unica zona economica speciale l’intero Mezzogiorno, offre un quadro semplificato di incentivi fiscali, amministrativi e logistici per attrarre investimenti e favorire la competitività delle imprese. In questo contesto, il leasing emerge come uno strumento finanziario particolarmente efficace per sfruttare appieno i vantaggi della ZES. 
Cosa offre la ZES Unica
La ZES Unica mette a disposizione delle imprese:


Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, immobili e macchinari


Procedure autorizzative accelerate e sportello unico digitale


Agevolazioni doganali e logistiche nelle aree portuali e retroportuali


Semplificazioni per nuovi insediamenti produttivi


L’obiettivo è creare un ambiente favorevole per attrarre capitali, rilanciare la manifattura e sostenere la transizione tecnologica e green. 
Perché il leasing è un alleato naturale della ZES Unica
Il leasing — finanziario o operativo — consente alle imprese di acquisire beni strumentali senza immobilizzare capitale, mantenendo flessibilità e capacità di investimento. Integrato con gli incentivi della ZES, diventa un moltiplicatore di vantaggi.
I principali benefici:


Massimizzazione del credito d’imposta: i beni acquisiti in leasing sono ammissibili agli incentivi, permettendo alle imprese di ridurre il costo effettivo dell’investimento.


Maggiore accessibilità: anche le PMI con minore capacità di indebitamento possono investire in tecnologie, impianti e immobili produttivi.


Flessibilità finanziaria: canoni diluiti nel tempo, senza impatto immediato sulla liquidità.


Aggiornamento tecnologico rapido: il leasing operativo consente di rinnovare macchinari e attrezzature in linea con i requisiti di innovazione richiesti dalla ZES.


Ottimizzazione fiscale: i canoni sono deducibili, migliorando la gestione del carico fiscale complessivo. 


Settori che possono beneficiare maggiormente
La combinazione ZES + leasing è particolarmente efficace per:


Manifattura avanzata


Logistica e trasporti


Agroindustria


Energia rinnovabile e impianti green


Tecnologie digitali e automazione


Questi comparti richiedono investimenti significativi in beni strumentali, spesso ad alta obsolescenza tecnologica: il leasing permette di sostenerli con maggiore agilità. 
Un volano per il Mezzogiorno
L’integrazione tra ZES Unica e strumenti finanziari come il leasing può generare un impatto macroeconomico rilevante:


aumento degli investimenti privati


crescita dell’occupazione


rafforzamento delle filiere produttive locali


attrazione di imprese estere


accelerazione della transizione digitale e green


In altre parole, un ecosistema più competitivo e capace di trattenere e valorizzare capitale industriale.
 
Conclusione
La ZES Unica rappresenta una svolta per lo sviluppo del Sud Italia. Il leasing, grazie alla sua flessibilità e alla compatibilità con gli incentivi fiscali, si configura come uno strumento ideale per permettere alle imprese di cogliere appieno questa opportunità. La combinazione dei due elementi può diventare un motore concreto di crescita, innovazione e rilancio produttivo.</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>Confindustria: sul Digital Omnibus servono regole più chiare</title>
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            <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Digital Omnibus rappresenta un passaggio chiave per semplificare e rendere più coerente il quadro normativo europeo in materia digitale, ma per essere davvero efficace dovrà garantire maggiore certezza giuridica e regole proporzionate alle esigenze delle imprese. È questo il messaggio centrale del position paper con cui Confindustria interviene sul pacchetto presentato dalla Commissione il 19 novembre 2025, indicando una serie di correttivi mirati per rafforzare la competitività e sostenere l’innovazione del sistema industriale.
L’impostazione generale è, in generale, positiva: l’obiettivo di armonizzare norme spesso frammentate e ridurre gli oneri burocratici è considerato essenziale, soprattutto in una fase di forte competizione globale. Tuttavia, senza interventi puntuali, il rischio è che la complessità regolatoria continui a rappresentare un ostacolo per le imprese, in particolare nell’adozione di tecnologie avanzate.
Intelligenza artificiale, più chiarezza su regole e tempi per favorire l’adozione
Sul fronte dell’IA, l’iniziativa di semplificare l’applicazione dell’AI Act è positiva, ma richiede più impegno su regole certe e tempi di adeguamento realistici. Serve maggiore chiarezza nell’interpretazione dei principi e un impegno più incisivo della Commissione europea nella definizione di linee guida operative. Nonostante le proposte del Parlamento sull’Annex I siano positive, restano comunque alcune criticità, soprattutto nella formulazione dell’articolo relativo al regolamento macchine che rischiano di generare sovrapposizioni e incertezze applicative. L’obiettivo è costruire un quadro stabile e prevedibile, che possa contribuire a raggiungere gli intenti della regolamentazione senza rallentare l’adozione dell’IA nelle imprese.
Cybersecurity, serve una vera armonizzazione europea su obblighi e segnalazioni
In materia di sicurezza informatica, la priorità è una vera armonizzazione a livello europeo. La proposta di una piattaforma unica per la segnalazione degli incidenti è una proposta che merita attenzione, ma non è sufficiente senza regole uniformi su soglie, tempistiche e modalità di reporting. Occorre introdurre criteri comuni per individuare gli incidenti significativi e allineare i tempi di notifica, oltre a garantire maggiore coerenza tra le diverse normative, incluso il Cyber Resilience Act. Centrale è anche il riconoscimento reciproco delle certificazioni tra autorità nazionali, essenziale per ridurre costi e complessità operative.
Protezione dei dati personali, semplificazioni utili ma restano nodi su consenso e applicazione
Le modifiche al GDPR sono positive perché intervengono su aspetti che negli anni hanno generato incertezze interpretative. Tra i punti più rilevanti vi sono la precisazione della nozione di dato personale e il riconoscimento del legittimo interesse come base giuridica per alcune applicazioni legate all’intelligenza artificiale. Sono rilevanti anche le semplificazioni sugli obblighi di notifica dei data breach, sulla valutazione d’impatto e sull’informativa. Restano aperte alcune criticità, tra cui la necessità di rivedere i meccanismi di consenso basati su segnali automatizzati, soprattutto nel contesto del tracciamento online, e di chiarire meglio alcuni rapporti operativi tra i soggetti coinvolti nel trattamento dei dati.
Data Act, condivisione dei dati da calibrare per tutelare industria e innovazione
Sul Data Act emerge l’esigenza di un approccio più calibrato alla condivisione dei dati. L’obiettivo di promuovere l’economia dei dati è condiviso, ma è necessario distinguere a livello legale tra contesti B2C e B2B, dove i dati sono spesso parte integrante dei processi produttivi. Servono modelli di accesso graduati e basati sul rischio, strumenti per garantire la tracciabilità dell’uso dei dati e misure specifiche per la tutela dei segreti commerciali. È inoltre necessario evitare effetti retroattivi sugli obblighi contrattuali e definire standard di interoperabilità attraverso processi condivisi con l’industria.
Nel complesso, la sfida non è solo semplificare le norme, ma renderle realmente applicabili e coerenti con le esigenze produttive. Un passaggio cruciale per sostenere lo sviluppo tecnologico delle imprese e rafforzare la competitività dell’industria italiana nel contesto internazionale.</description>
            <category>Innovazione</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Confindustria: al Sud serve una crescita stabile</title>
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            <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Check-up Mezzogiorno 2025, realizzato da Confindustria e SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, ha fotografato l’immagine di un’area che, pur all’interno di un contesto macroeconomico e geopolitico ancora segnato da forti incertezze, mostra segnali di progressivo rafforzamento strutturale. Negli ultimi anni, la dinamica di crescita del Sud si è rivelata mediamente più sostenuta rispetto a quella del resto del Paese, aprendo una traiettoria credibile di recupero dei divari storici.
Il percorso non è lineare né omogeneo tra territori e settori, ma evidenzia elementi di consolidamento che meritano attenzione, soprattutto alla luce del ruolo crescente svolto dagli investimenti e dal sostegno delle politiche pubbliche.
Investimenti e politiche pubbliche al centro della crescita
Entrando nel dettaglio, l’indice sintetico dell’economia meridionale, aggiornato con una nuova impostazione metodologica che assume il 2014 come anno base e consente un confronto diretto con Centro e Nord, colloca nel 2025 il Mezzogiorno a un livello intermedio tra le altre macroaree. Il Check-up evidenzia che dopo il rallentamento del 2024, l’Indice torna a crescere in modo significativo, trainato soprattutto dagli investimenti.
Nel medio periodo, il Sud mostra una dinamica più vivace anche sul fronte del PIL, con una crescita cumulata superiore alla media nazionale e prospettive di ulteriore rafforzamento legate alla progressiva messa a terra degli investimenti del PNRR. Accanto agli investimenti, le politiche pubbliche hanno svolto un ruolo decisivo nel sostenere la tenuta del sistema produttivo, contribuendo ad attivare nuova capacità produttiva e occupazionale.
ZES Unica e PNRR: risultati incoraggianti, ma restano criticità
Tra gli strumenti più efficaci si confermano il credito di imposta per gli investimenti nella ZES Unica Mezzogiorno e il modello delle autorizzazioni uniche, che hanno favorito un’accelerazione degli investimenti grazie alla semplificazione amministrativa. I dati mostrano una forte partecipazione delle imprese e un significativo volume di investimenti attivati, con ricadute rilevanti anche sul piano occupazionale.
Il PNRR rappresenta un’altra leva fondamentale per il Mezzogiorno, che concentra una quota rilevante dei progetti e delle risorse. Tuttavia, sul fronte dell’attuazione persistono una serie di criticità: tra queste il tasso di pagamento che resta inferiore a quello del Centro-Nord e che evidenzia la necessità di rafforzare la capacità amministrativa e di accelerare i processi di realizzazione.
Il “Fattore Mezzogiorno” e la sfida della fase post-PNRR
Guardando il quadro generale, il Check-up conferma l’attualità del “Fattore Mezzogiorno”. Una combinazione che vede insieme crescita economica, politiche pubbliche e capacità imprenditoriale, capace di restituire al Sud una rinnovata centralità nello sviluppo nazionale. Allo stesso modo però, resta evidente il rischio di un rallentamento e di una riapertura dei divari, soprattutto considerando l’attuale incertezza del contesto internazionale.
«Per consolidare la fase di crescita e trasformarla in sviluppo strutturale è necessario garantire certezza delle regole, continuità degli strumenti e coerenza delle politiche, in una visione di medio-lungo periodo», ha commentato Natale Mazzuca, vicepresidente di Confindustria per le Politiche Strategiche per lo Sviluppo del Mezzogiorno.
Secondo il vicepresidente, «è cruciale preservare e rafforzare strumenti che stanno funzionando, a partire dalla ZES Unica Mezzogiorno, e affrontare nodi ancora aperti come la capacità di attrarre grandi imprese, il rafforzamento delle filiere innovative, il riequilibrio territoriale degli investimenti e la costruzione di una strategia chiara per la fase post-PNRR. Solo così, anche avvalendosi del contributo del partenariato economico e sociale, sarà possibile consolidare il “Fattore Mezzogiorno”, a beneficio del Sud e del Paese».
SCARICA QUI IL CHECK-UP MEZZOGIORNO 2025</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>Istat: crescita fragile e salari deboli nel DFP 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’audizione dell’Istat davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica (DFP) 2026 restituisce un quadro economico più debole rispetto alle attese del Governo. L’Istituto segnala infatti una dinamica del Pil meno positiva nei primi mesi del 2026, un potere d’acquisto ancora eroso e rischi significativi legati all’energia e all’accesso al credito. 
Un’economia che rallenta
Secondo Istat, i dati congiunturali dei primi mesi del 2026 mostrano un’evoluzione meno favorevole rispetto alla fine del 2025. La crescita prevista allo 0,6% per il 2026, già considerata modesta, potrebbe essere ulteriormente compromessa da shock esterni, in particolare l’aumento dei prezzi energetici dovuto alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Le simulazioni dell’Istituto indicano che un rialzo più marcato del prezzo del petrolio potrebbe ridurre la crescita del Pil di 0,3 punti nel 2026 e 0,5 punti nel 2027, peggiorando il quadro delineato dal Governo nel DFP. 
Salari reali ancora depressi
Uno dei punti più critici evidenziati da Istat riguarda l’andamento delle retribuzioni. Tra il 2021 e il 2025, i salari reali hanno registrato una contrazione del 7,8%, con cali più marcati nei servizi privati e nella Pubblica amministrazione.
Nel 2025 si è osservato un parziale recupero grazie a incrementi contrattuali superiori all’inflazione, ma il divario accumulato resta significativo. Questo elemento pesa sulla domanda interna e sulla capacità delle famiglie di sostenere consumi e investimenti. 
Conti pubblici: stime aggiornate ma non definitive
Istat conferma che le stime dei conti pubblici incluse nel DFP 2026 sono complete ma non definitive, soprattutto per quanto riguarda la “coda” del Superbonus. L’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli sui crediti ceduti, rilevando un aumento delle irregolarità che ha portato allo scarto o alla sospensione preventiva di una quota rilevante dei crediti.
La spesa per il Superbonus relativa al 2025 è stimata in 8,4 miliardi, in linea con i crediti comunicati e depurati dalle irregolarità. 
Un quadro internazionale incerto
L’audizione richiama anche il contesto globale, segnato dal conflitto in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha provocato un forte aumento dei prezzi del greggio e del gas. Secondo il FMI, la crescita mondiale dovrebbe rallentare dal 3,4% del 2025 al 3,1% del 2026, aggravando l’incertezza per l’economia italiana. 
Conclusione
L’Istat delinea un quadro prudente e complesso: crescita debole, salari ancora insufficienti a recuperare l’inflazione passata, rischi energetici elevati e conti pubblici sotto pressione. L’audizione suggerisce la necessità di politiche economiche capaci di sostenere redditi, investimenti e produttività, evitando che il rallentamento si trasformi in una nuova fase di stagnazione.
 </description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Bankitalia:pagamenti digitali e crescita economica in Italia</title>
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            <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d&#039;Italia pubblica &quot;Pagamenti digitali e performance economica: evidenze dall&#039;Italia&quot;, il nuovo numero della collana &quot;Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento&quot;.

Questo articolo esamina la relazione tra l&#039;adozione dei pagamenti digitali e la performance economica nelle province italiane dal 2012 al 2023. Utilizzando un nuovo dataset tratto dalle fonti statistiche di Banca d&#039;Italia, ISTAT e Cerved, costruiamo indicatori granulari di utilizzo dei pagamenti digitali, tra cui transazioni con carta, trasferimenti account‑to‑account (A2A) e attività di e‑commerce.
Stimando tramite System‑GMM un modello a dati panel dinamico, riscontriamo un&#039;associazione positiva e robusta tra l&#039;intensità dei pagamenti digitali e il PIL nominale pro capite. Le province con maggiore uso pro capite di carte e trasferimenti A2A mostrano una performance economica più elevata, un&#039;evidenza rafforzata da misure più ampie di intensità digitale, come i pagamenti avviati online.
Benché la strategia empirica affronti la questione dell&#039;endogeneità, i risultati non possono essere interpretati in senso strettamente causale: la correlazione tra più ampia adozione dei pagamenti digitali e migliore performance economica può riflettere più ampi processi di modernizzazione tecnologica ed economica.
N. 80 - Pagamenti digitali e performance economica: evidenze dall&#039;Italia</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Eurostat: deficit area euro al 2,9%, UE al 3,1% del PIL</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/eurostat-deficit-area-euro-al-29-ue-al-31-del-pil</link>
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            <pubDate>Wed, 22 Apr 2026 15:45:00 +0000</pubDate>
            <description>Nell&#039;area euro (EA20) il rapporto deficit pubblico/PIL è diminuito dal 3,0% nel 2024 al 2,9% nel 2025. Nell&#039;UE è rimasto invariato al 3,1%, lo stesso livello del 2024. Nell&#039;area euro il rapporto debito pubblico/PIL è aumentato dall&#039;87,0% alla fine del 2024 all&#039;87,8% alla fine del 2025, e nell&#039;UE dall&#039;80,7 % all&#039;81,7%.
In questa pubblicazione, Eurostat, l&#039;ufficio statistico dell&#039;Unione europea , fornisce dati sul disavanzo e sul debito pubblico per gli anni 2022-2025, sulla base delle cifre comunicate dagli Stati membri dell&#039;UE nella prima notifica del 2026, ai fini dell&#039;applicazione della procedura per disavanzi eccessivi (PDE). Tale notifica si basa sul sistema di conti nazionali del SEC 2010. Questa pubblicazione include anche dati sulla spesa e sulle entrate pubbliche.


Dati sul deficit e sul debito per l&#039;area euro e l&#039;UE




 


 


2022


2023


2024


2025






Area Euro 20


 


 


 


 


 




PIL prezzi di mercato (mp)


(milioni di euro)


13 758 305


14 670 740


15 248 534


15 838 206




Disavanzo pubblico (-) / surplus (+) 


(milioni di euro)


-466 251


-513 925


-461 699


-462 014




% del PIL


-3,4


-3,5


-3.0


-2,9




Spesa pubblica


% del PIL


49,9


49.3


49.4


49,8




Entrate governative


% del PIL


46,5


45,8


46.4


46,9




debito pubblico 


(milioni di euro)


12 287 040


12 751 586


13 264 199


13 911 079




% del PIL


89,3


86,9


87,0


87,8




Area Euro 21


 


 


 


 


 




PIL prezzi di mercato (mp)


(milioni di euro)


13 844 384


14 765 265


15 353 301


15 954 224




Disavanzo pubblico (-) / surplus (+) 


(milioni di euro)


-468 779


-515 808


-464 891


-466 127




% del PIL


-3,4


-3,5


-3.0


-2,9




Spesa pubblica


% del PIL


49,8


49.3


49.4


49,7




Entrate governative


% del PIL


46.4


45,8


46.3


46,8




debito pubblico 


(milioni di euro)


12 306 387


12 773 254


13 289 170


13 945 708




% del PIL


88,9


86,5


86,6


87,4




Unione Europea

 
 
 
 
 



PIL prezzi di mercato (mp)


(milioni di euro)


16 170 154


17 264 208


18 037 580


18 826 635




Disavanzo pubblico (-) / surplus (+) 


(milioni di euro)


-510 306


-593 751


-560 684


-576 516




% del PIL


-3.2


-3,4


-3.1


-3.1




Spesa pubblica


% del PIL


49.2


48,9


49.1


49,5




Entrate governative


% del PIL


46.0


45,5


46.0


46.4




debito pubblico 


(milioni di euro)


13 316 983


13 897 258


14 548 670


15 374 367




% del PIL


82.4


80,5


80,7


81,7






 


Nel 2025, tutti gli Stati membri, ad eccezione di Cipro (+3,4%), Danimarca ( +2,9%), Irlanda (+1,8%), Grecia (+1,7% ) e Portogallo ( + 0,7%) , hanno registrato un deficit. I deficit più elevati sono stati registrati in Romania ( ‑
Alla fine del 2025, i rapporti debito pubblico/PIL più bassi sono stati registrati in Estonia (24,1%), Lussemburgo (26,5%), Danimarca (27,9%), Bulgaria (29,9%), Irlanda (32,9%), Svezia (35,1%) e Lituania (39,5%). Dodici Stati membri presentavano rapporti debito pubblico/PIL superiori al 60%, con i valori più alti registrati in Grecia (146,1%), Italia (137,1%), Francia (115,6%), Belgio (107,9%) e Spagna (100,7%).
Nel 2025, il rapporto tra spesa pubblica totale e PIL nell&#039;area dell&#039;euro si attestava al 49,8% del PIL, mentre il rapporto tra entrate pubbliche totali e PIL era pari al 46,9%. Per l&#039; UE , i valori corrispondenti erano rispettivamente del 49,5% e del 46,4%. Rispetto al 2024, i rapporti tra entrate e spesa pubblica sono aumentati sia nell&#039;area dell&#039;euro che nell&#039;UE ...continua a leggere sul sito dell&#039;Eurostat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
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            <title>Alert sanzioni finanziarie mirate UE - listing</title>
            <link>https://leasenews.it/news/normativa/alert-sanzioni-finanziarie-mirate-ue-listing</link>
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            <pubDate>Wed, 22 Apr 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description>In data 21 aprile 2026 l&#039;Unione Europea ha pubblicato il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/885 del Consiglio che attua il Regolamento (UE) n. 2024/2642 concernente misure restrittive in considerazione delle attività destabilizzanti della Russia.
L&#039;aggiornamento è consultabile, per pronta informativa, al seguente link del sito dell&#039;Unione europea:
Gazzetta ufficiale dell&#039;Unione europea - serie L del 21.04.2026
***
Per l&#039;elenco completo di tutti gli atti normativi adottati fino ad ora dall&#039;Unione europea nelle molteplici iniziative in materia di sanzioni finanziarie si rimanda al seguente link: EU Sanctions map
***
I soggetti designati di cui al provvedimento indicato saranno ricompresi, salvi i tempi strettamente necessari all&#039;aggiornamento, nella lista consolidata di tutte le persone, gruppi ed entità oggetto di congelamento nel territorio europeo, consultabile - previa registrazione di credenziali per l&#039;accesso al sito (indirizzo e-mail e password) - al seguente link: https://webgate.ec.europa.eu/fsd/fsf#!/files
***
Per informazioni generali sull&#039;applicazione di misure restrittive di &quot;congelamento&quot; dei fondi e delle risorse economiche detenute da persone fisiche e giuridiche, gruppi ed entità specificamente individuati dalle Nazioni Unite e dall&#039;Unione Europea (soggetti &quot;designati&quot;), impiegate anche per contrastare l&#039;attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale si rinvia alla pagina di questo sito specificamente dedicata al tema: https://uif.bancaditalia.it/adempimenti-operatori/contrasto/index.html.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Via libera del CdM al DFP 2026: crescita rivista e deficit</title>
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            <pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi il Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026, il nuovo strumento che ha definitivamente sostituito il Documento di Economia e Finanza (DEF) nell’ambito delle regole europee di governance fiscale. Il via libera è arrivato al termine della riunione a Palazzo Chigi, con l’illustrazione del testo da parte del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. 
Un quadro economico prudente e realistico
Il DFP 2026 fotografa una situazione economica complessa e segnata da forte incertezza internazionale, legata in particolare alle tensioni geopolitiche e all’andamento dei costi energetici. Proprio per questo, il governo ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Prodotto interno lordo: il PIL è ora previsto in aumento dello 0,6% nel 2026 e nel 2027, mentre nel 2028 la crescita è stimata allo 0,8%.
Il ministro Giorgetti ha definito il documento «una fotografia dell’andamento della finanza pubblica collegata all’economia reale», sottolineando come non si tratti di previsioni immutabili, ma di stime suscettibili di aggiornamenti nelle prossime settimane alla luce dell’evoluzione del contesto macroeconomico.
Deficit in aumento, debito ancora sotto pressione
Il Documento di Finanza Pubblica evidenzia anche un aumento dell’indebitamento netto nel triennio 2026‑2028. In particolare, il deficit/PIL è stimato al 2,9% nel 2026, al 2,8% nel 2027 e al 2,5% nel 2028, valori in rialzo rispetto alle precedenti previsioni. 
 
Per quanto riguarda il debito pubblico, il rapporto debito/PIL è atteso al 138,3% nel 2026, al 138,5% nel 2027 e in lieve calo al 137,9% nel 2028. Un andamento che, come spiegato dal titolare del MEF, risente ancora in modo significativo degli effetti del Superbonus, con circa 40 miliardi di euro di impatto nel 2026 e una coda stimata di ulteriori 20 miliardi nel 2027. 
Il nuovo ruolo del DFP
Il DFP, introdotto a partire dal 2025, rappresenta un cambiamento strutturale nella programmazione economica italiana. A differenza del vecchio DEF, il documento si concentra soprattutto sulle analisi macroeconomiche e sull’andamento tendenziale dei conti pubblici, mentre la parte programmatica e le misure di politica economica vengono rinviate ai documenti autunnali, come il Documento programmatico di bilancio.
Il governo dovrà ora trasmettere il Documento di Finanza Pubblica al Parlamento e inviare entro fine aprile la relazione annuale alla Commissione europea, in coerenza con le nuove regole fiscali dell’UE. 
Prossimi passaggi
Il DFP 2026 costituisce la base tecnica sulla quale verrà costruita la prossima Legge di Bilancio, attesa in autunno. Nel frattempo, l’esecutivo valuterà eventuali decisioni politiche su temi sensibili come le spese per la difesa, gli interventi contro il caro‑energia e il rispetto dei vincoli europei in materia di finanza pubblica.
Conferenza stampa del Consiglio dei Ministri n. 170 

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            <title>Rapporto Mensile ABI, Aprile 2026: Analisi e Dati Chiave</title>
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            <pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>A marzo 2026 prosegue il percorso di rafforzamento del credito bancario a famiglie e imprese, confermando una dinamica positiva avviata nella primavera dello scorso anno. Secondo i dati del Rapporto Mensile ABI1, l’ammontare complessivo dei prestiti al settore privato è cresciuto del 2,4% su base annua, in accelerazione rispetto al +2,2% registrato a febbraio 2026.
L’evoluzione osservata segnala un progressivo consolidamento della domanda di credito e un miglioramento delle condizioni di offerta, in un contesto economico caratterizzato da maggiore stabilità e fiducia rispetto alle fasi precedenti.
Prestiti alle famiglie: crescita continua e diffusa
Il comparto delle famiglie continua a rappresentare il principale motore della crescita del credito. A febbraio 2026 i prestiti alle famiglie hanno registrato un aumento del 2,6% su base annua, confermando il quindicesimo mese consecutivo di crescita.
L’andamento riflette una domanda sostenuta di finanziamenti, in particolare per l’acquisto di abitazioni e per il credito al consumo, favorita da condizioni di accesso al credito complessivamente stabili e da una progressiva stabilizzazione del quadro macroeconomico. La continuità dell’espansione indica una rinnovata propensione delle famiglie a pianificare investimenti nel medio-lungo periodo.
Prestiti alle imprese: nove mesi consecutivi di incremento
Anche il credito alle imprese mostra segnali positivi, seppur con un ritmo più contenuto rispetto al segmento delle famiglie. A febbraio 2026 i prestiti alle imprese sono aumentati dell’1,8% su base annua, segnando il nono mese consecutivo di crescita.
Il dato conferma il graduale recupero della domanda di finanziamenti da parte del tessuto produttivo, sostenuta in particolare dalle esigenze di capitale circolante e dagli investimenti orientati all’innovazione e alla transizione produttiva. La crescita, pur moderata, evidenzia un rafforzamento della fiducia delle imprese nelle prospettive economiche.
Quadro complessivo e prospettive
Nel complesso, l’andamento dei prestiti a marzo 2026 evidenzia una accelerazione del credito al settore privato, coerente con una fase di progressiva normalizzazione del ciclo economico. La crescita simultanea di famiglie e imprese suggerisce una dinamica bilanciata, con effetti potenzialmente positivi sul sostegno ai consumi e agli investimenti.
In prospettiva, l’evoluzione del credito continuerà a dipendere dal contesto macroeconomico, dall’andamento dei tassi di interesse e dalla capacità del sistema finanziario di accompagnare la ripresa mantenendo elevati standard di qualità del credito.
Approfondisci sul sito dell&#039;ABI.

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            <category>Economia</category>
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            <title>Bankitalia a Washington sul futuro finanziario italiano</title>
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            <pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel corso dell’evento “The Italian Financial System: Stability, Innovation, and the Road Ahead”, tenutosi a Washington D.C., Sergio Nicoletti Altimari è intervenuto offrendo un’analisi articolata sullo stato e sulle prospettive del sistema finanziario italiano, con particolare attenzione ai temi della stabilità, dell’innovazione e delle sfide future in un contesto globale in evoluzione.
Nel suo intervento, Nicoletti Altimari ha evidenziato come il sistema finanziario italiano abbia dimostrato una elevata capacità di tenuta negli ultimi anni, grazie a un rafforzamento strutturale degli intermediari, a livelli di patrimonializzazione più solidi e a una gestione prudente dei rischi. Tali elementi, ha sottolineato, rappresentano la base su cui costruire una crescita sostenibile e duratura, anche in presenza di un quadro macroeconomico internazionale caratterizzato da incertezza e tensioni geopolitiche.
Stabilità e resilienza del sistema finanziario
Un passaggio centrale dell’intervento è stato dedicato alla stabilità finanziaria, considerata un prerequisito essenziale per sostenere l’economia reale. Nicoletti Altimari ha richiamato l’importanza di politiche di vigilanza efficaci e di un approccio macroprudenziale in grado di prevenire l’accumulo di vulnerabilità, evidenziando il ruolo della cooperazione internazionale nel garantire la coerenza dei quadri regolamentari.
In questo contesto, è stato sottolineato come le banche italiane abbiano compiuto progressi significativi nel miglioramento della qualità degli attivi e nella riduzione dei rischi, rafforzando così la fiducia degli investitori e dei mercati.
Innovazione, digitalizzazione e nuove opportunità
Ampio spazio è stato riservato al tema dell’innovazione, con particolare riferimento alla digitalizzazione dei servizi finanziari, allo sviluppo delle tecnologie fintech e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Nicoletti Altimari ha evidenziato come l’innovazione rappresenti una leva strategica per aumentare l’efficienza del sistema, ampliare l’inclusione finanziaria e migliorare la qualità dei servizi offerti a famiglie e imprese.
Allo stesso tempo, ha richiamato la necessità di accompagnare l’innovazione con adeguati presidi di rischio, affinché i benefici delle nuove tecnologie possano tradursi in valore duraturo senza compromettere la stabilità del sistema.
Le sfide future e il ruolo dell’Italia
Guardando al futuro, l’intervento ha posto l’accento sulle principali sfide che attendono il sistema finanziario italiano ed europeo: la transizione verde e digitale, l’evoluzione del contesto regolamentare, l’invecchiamento della popolazione e il sostegno agli investimenti produttivi.
Nicoletti Altimari ha ribadito il ruolo dell’Italia come attore credibile e proattivo nel dibattito internazionale sulla finanza, sottolineando l’importanza del dialogo con le istituzioni globali e con i partner internazionali per affrontare in modo coordinato le trasformazioni in atto.
Un messaggio al pubblico internazionale
L’intervento a Washington D.C. ha rappresentato un’occasione significativa per presentare al pubblico internazionale un quadro aggiornato e realistico del sistema finanziario italiano, mettendone in evidenza i punti di forza, i progressi compiuti e le traiettorie di sviluppo future.
Il messaggio conclusivo è stato chiaro: stabilità e innovazione non sono obiettivi alternativi, ma elementi complementari di una strategia volta a rafforzare la competitività del sistema finanziario e a sostenere la crescita dell’economia nel lungo periodo.

 
Approfondisci il tema: The Italian Financial System: Stability, Innovation, and the Road Ahead</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Banca Popolare di Sondrio diventa BPER</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Apr 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Dal 21 aprile è pienamente operativa l’integrazione di Banca Popolare di Sondrio in BPER Banca, che segna il completamento di un percorso avviato nel febbraio 2025 con il lancio dell’OPAS e proseguito nel luglio dello stesso anno con l’ingresso dell’istituto valtellinese nel perimetro del Gruppo. In poco più di dodici mesi si è così conclusa un’operazione che ha interessato sia la dimensione societaria sia quella operativa, dando vita a una nuova configurazione del gruppo bancario.
Un gruppo di dimensioni nazionali
A seguito dell’integrazione, il Gruppo BPER conta oggi circa 23.000 dipendenti, 2.000 filiali, 6 milioni di clienti e oltre 420 miliardi di euro di asset finanziari gestiti. La quota di mercato per numero di sportelli raggiunge l’11% a livello nazionale, mentre in Lombardia — territorio storicamente presidiato da Banca Popolare di Sondrio — sale al 18%, rafforzando in modo significativo la presenza del Gruppo nell’area.
Un ulteriore elemento distintivo è rappresentato dalla distribuzione geografica della rete: il 58% delle filiali è concentrato nelle aree a maggiore densità produttiva del Paese, a conferma dell’orientamento del Gruppo verso il sostegno a famiglie, imprese e territori ad alto potenziale economico.
Un percorso di crescita costruito nel tempo
L’operazione con Banca Popolare di Sondrio si inserisce in un percorso di crescita strutturale che, in meno di un decennio, ha trasformato BPER in uno dei principali gruppi bancari italiani. Tra le tappe più rilevanti figurano l’acquisizione di Carife nel 2017, Unipol Banca nel 2019, oltre 600 filiali rilevate nell’ambito dell’operazione UBI–Intesa Sanpaolo nel 2020, fino all’integrazione di Carige nel 2022.
Un disegno industriale coerente che ha permesso al Gruppo di ampliare progressivamente la propria scala operativa, mantenendo al contempo una forte attenzione alla prossimità territoriale.
Nasce la Direzione Regionale Lombardia Nord
Con il completamento dell’integrazione è divenuta operativa anche la nuova Direzione Regionale Lombardia Nord, con sede a Sondrio e affidata alla guida di Luca Romellini. La struttura coordina circa 200 sportelli, organizzati in 3 aree territoriali, 4 centri imprese e 3 centri private.
Complessivamente, la Direzione può contare su circa 1.000 dipendenti, al servizio di oltre 350.000 clienti nei territori della Valtellina, Como, Lecco e Monza e Brianza, rafforzando il modello di banca radicata localmente ma inserita in un grande gruppo nazionale.
 
Nel commentare il completamento dell’operazione, l’Amministratore Delegato di BPER, Gianni Franco Papa, ha sottolineato il valore strategico e identitario dell’integrazione:

«Il completamento dell&#039;integrazione segna l&#039;inizio di un nuovo capitolo e rappresenta l&#039;incontro tra storie e territori: un progetto comune che ci porta in una nuova dimensione, valorizzando ulteriormente ciò che ci ha reso forti nel tempo. Uniamo scala e capacità industriale alla vicinanza a clienti e comunità, per accompagnarne la crescita».

L’integrazione tra BPER e Banca Popolare di Sondrio rappresenta così non solo il consolidamento di un’operazione industriale, ma anche un passaggio chiave nella strategia di crescita e radicamento territoriale del Gruppo, con l’obiettivo di coniugare solidità, prossimità e sviluppo sostenibile nel lungo periodo.

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            <category>Corporate News</category>
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            <title>Formazione Assilea sulla gestione post-stipula del leasing</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Apr 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
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La gestione operativa del contratto di leasing nella fase post-stipula rappresenta uno snodo cruciale per garantire l’efficienza dei processi, la tutela della proprietà dei beni e il rispetto dei presidi di controllo interno. Per rispondere a queste esigenze, Assilea propone un percorso formativo strutturato e specialistico, pensato per rafforzare le competenze di chi opera quotidianamente nelle fasi successive al perfezionamento dei contratti di leasing.
Un percorso modulare e flessibile
Il percorso formativo è articolato in tre moduli, acquistabili anche singolarmente, per consentire ai partecipanti di costruire un programma coerente con le proprie esigenze professionali e organizzative. L’obiettivo è fornire una panoramica completa sulla gestione operativa del contratto di leasing, con un approccio pratico e orientato ai processi.
I contenuti coprono l’intero ciclo di vita del contratto, prendendo in esame tutti gli eventi gestionali successivi alla stipula, fino all’estinzione finale o anticipata del rapporto. Particolare attenzione è dedicata alle differenti tipologie di leasing e alle specificità dei beni oggetto della locazione, elementi che incidono direttamente sulle modalità operative e sui controlli da attivare.
Focus su processi, operatività e proprietà dei beni
Durante il percorso verranno analizzati e descritti i principali processi operativi che caratterizzano la gestione post-stipula: dalla fase di avvio del contratto alla gestione delle modifiche, delle anomalie e degli eventi straordinari, fino alle procedure di chiusura.
Un elemento distintivo della formazione è la costante attenzione alla proprietà dei beni concessi in leasing, aspetto peculiare e caratterizzante dell’operazione di leasing rispetto ad altre forme di finanziamento. Comprendere come presidiare correttamente la proprietà del bene è fondamentale per mitigare i rischi operativi, legali e patrimoniali e per garantire la corretta esecuzione del contratto nel tempo.
Aspetti organizzativi e controlli interni
Il percorso affronta anche gli aspetti organizzativi dell’attività di leasing, approfondendo le diverse soluzioni adottate dagli operatori del settore per assicurare l’efficacia dei controlli interni. In particolare, viene analizzato il principio della “separatezza” delle funzioni operative e di controllo, indispensabile per una gestione strutturata e in linea con le best practice di compliance e governance.
Questi approfondimenti risultano particolarmente rilevanti in un contesto normativo e regolamentare sempre più attento ai temi di organizzazione aziendale, presidio dei rischi e controlli di secondo e terzo livello.
A chi si rivolge il percorso formativo
L’iniziativa è pensata per professionisti che operano già da qualche tempo nel settore del leasing e desiderano consolidare o aggiornare le proprie competenze. In particolare, il percorso è rivolto a:

operatori delle funzioni operations e amministrative;
personale coinvolto nella gestione post-stipula dei contratti;
professionisti che si occupano di organizzazione aziendale, compliance, risk management e internal audit.

Grazie all’approccio sistematico e operativo, il percorso formativo Assilea rappresenta uno strumento ideale per chi intende migliorare l’efficienza dei processi, rafforzare i presidi di controllo e accrescere il proprio valore professionale all’interno dell’organizzazione.
 
Scegliere questo percorso significa affidarsi a una formazione specialistica, concreta e aderente alle reali esigenze del settore del leasing, sviluppata con il contributo di esperti e focalizzata sulle attività operative quotidiane.
Un’opportunità formativa pensata per supportare i professionisti del leasing nella gestione consapevole e strutturata della fase post-stipula, oggi più che mai strategica per il successo dell’operazione.


Moduli del percorso formativo:
 

La gestione post-stipula del contratto di leasing - 6 maggio 2026
    
Riscatto ordinario e riscatto anticipato del contratto di leasing  - 13 maggio 2026
    
Aspetti organizzativi dell&#039;attività di leasing - 19 maggio 2026
 
Per maggiori informazioni e modalità d&#039;iscrizione clicca qui
 
 
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            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>Istat, costruzioni: lieve crescita a febbraio 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Apr 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A febbraio 2026 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni aumenti dello 0,5% rispetto a gennaio.
Nella media del trimestre dicembre 2025 – febbraio 2026 la produzione nelle costruzioni diminuisce dell’1,1% nel confronto con il trimestre precedente.
Su base tendenziale, l’indice grezzo registra un incremento dell’1,5%, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario cresce dell’1,4% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20 come a febbraio 2025).
Nella media dei primi due mesi del 2026, l’indice grezzo diminuisce dell’1,6%, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario aumenta dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il commento
A febbraio 2026, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni registra una lieve crescita congiunturale, dopo la flessione rilevata a gennaio. Su base trimestrale invece, si osserva una flessione (-1,1%). Si registra, inoltre, a febbraio 2026 una dinamica tendenziale positiva sia nella serie grezza sia in quella corretta per gli effetti di calendario, invertendo l’andamento negativo del mese precedente.
Approfondimenti sul sito Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Bankitalia: guerra Medio Oriente pesa sull&#039;economia globale</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Apr 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha aggravato un quadro internazionale reso già fragile dalle perduranti tensioni geopolitiche e commerciali. Il blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l&#039;approvvigionamento globale di gas naturale, petrolio e altre materie prime essenziali, ha provocato un forte rialzo dei prezzi dei prodotti energetici e ha destato preoccupazioni sulla loro disponibilità nel prossimo futuro. Già a marzo ne ha risentito l&#039;inflazione al consumo nell&#039;area dell&#039;euro e negli Stati Uniti.
La maggiore incertezza si è immediatamente riflessa sui mercati finanziari: i rendimenti sovrani e i premi per il rischio sono aumentati, i corsi azionari si sono ridotti e il dollaro si è apprezzato nei confronti delle principali valute.
L&#039;incertezza rimane elevata
L&#039;annuncio, l&#039;8 aprile, di una tregua di due settimane ha determinato una riduzione temporanea dei prezzi di petrolio e gas naturale. Successivamente, l&#039;incertezza sull&#039;effettiva riapertura del transito marittimo nello Stretto di Hormuz e sulla solidità della tregua stessa ha nuovamente sospinto i prezzi energetici su livelli elevati. L&#039;imprevedibilità delle conseguenze del conflitto ha acuito i rischi di correzioni sui mercati, aggiungendosi a quelli derivanti da un possibile ridimensionamento delle attese di redditività del settore tecnologico.
Il rischio di un ripristino lento e parziale delle catene di approvvigionamento e l&#039;incremento dei costi di assicurazione e trasporto marittimo rendono improbabile un rapido ritorno delle quotazioni dell&#039;energia ai livelli precedenti il conflitto e gravano sulle prospettive per l&#039;economia globale, a maggior ragione se i danni alle infrastrutture di produzione e raffinazione si rivelassero ingenti.
La crescita mondiale si attenua
Negli Stati Uniti l&#039;attività economica alla fine del 2025 è stata ancora sostenuta dagli investimenti in tecnologie legate all&#039;intelligenza artificiale, ma è risultata frenata dalla sospensione temporanea delle attività federali. In Cina la dinamica del prodotto ha continuato a essere trainata dalle esportazioni. Secondo l&#039;FMI la crescita mondiale, che aveva risentito delle tensioni commerciali meno di quanto inizialmente previsto, si attenuerebbe nel 2026 al 3,1 per cento ma scenderebbe intorno al 2 in uno scenario particolarmente grave; il commercio mondiale si è contratto nel quarto trimestre e rallenterebbe ulteriormente nel 2026.
L&#039;attività economica nell&#039;area dell&#039;euro rallenta
L&#039;economia dell&#039;area dell&#039;euro ha decelerato nel quarto trimestre del 2025 e nei primi mesi del 2026. Il conflitto ha peggiorato e reso più incerte le prospettive. Secondo le proiezioni di marzo degli esperti della BCE, il PIL dell&#039;area salirebbe dello 0,9 per cento nel 2026 e di circa l&#039;1,3 all’anno in media nel biennio successivo, con una revisione cumulata al ribasso di quasi mezzo punto percentuale rispetto alle previsioni di dicembre. L&#039;inflazione al consumo aumenterebbe al 2,6 per cento nel 2026, per stabilizzarsi intorno all&#039;obiettivo del 2 per cento nei prossimi due anni. In uno scenario particolarmente sfavorevole l&#039;inflazione potrebbe superare il 4 per cento annuo nel periodo 2026-27, mentre la crescita economica scenderebbe a circa mezzo punto percentuale quest&#039;anno, per risalire gradualmente nel biennio successivo.
La BCE ha mantenuto invariati i tassi ufficiali
Nella riunione di marzo il Consiglio direttivo della BCE ha lasciato invariati i tassi ufficiali e ha sottolineato che seguirà attentamente la situazione, valutando le conseguenze del conflitto in Medio Oriente sulle prospettive di inflazione. Tra novembre e febbraio il costo dei prestiti per le imprese è rimasto stabile, mentre è leggermente aumentato quello dei mutui; in prospettiva, pressioni al rialzo potrebbero provenire dall&#039;incremento dei tassi di mercato dopo l&#039;avvio delle ostilità. Il credito alle imprese si è leggermente indebolito, rispecchiando una domanda ancora contenuta e un irrigidimento dei criteri di offerta; i finanziamenti alle famiglie hanno invece continuato a salire moderatamente, trainati soprattutto dai mutui per l&#039;acquisto di abitazioni.
In Italia l&#039;attività si espande a ritmi contenuti
Nel quarto trimestre il PIL dell&#039;Italia è aumentato. È proseguita la crescita degli investimenti in abitazioni, favoriti dagli incentivi fiscali per le ristrutturazioni, mentre i consumi delle famiglie hanno rallentato, risentendo delle preoccupazioni sulla situazione economica generale. Secondo nostre valutazioni, nel primo trimestre di quest&#039;anno il prodotto avrebbe continuato a espandersi, seppure a un ritmo contenuto.
I rischi per l&#039;attività economica determinati dal conflitto in Medio Oriente sono stati incorporati nelle proiezioni della Banca d&#039;Italia pubblicate in aprile. Nello scenario di base, il PIL crescerebbe dello 0,5 per cento sia quest&#039;anno sia il prossimo, e dello 0,8 nel 2028. L&#039;incertezza su queste proiezioni è eccezionalmente elevata. In uno scenario avverso, di natura indicativa, il protrarsi delle ostilità nell&#039;area mediorientale potrebbe deprimere la crescita per circa mezzo punto percentuale nell&#039;anno in corso e per un punto nel prossimo rispetto allo scenario di base.
L&#039;avanzo di conto corrente si riduce
Nell&#039;ultimo trimestre del 2025 le esportazioni in volume sono diminuite e il saldo positivo del conto corrente si è ridotto, soprattutto per la flessione del surplus mercantile. Nel bimestre gennaio-febbraio le esportazioni sono aumentate, beneficiando anche dell&#039;impulso ai servizi determinato dai Giochi olimpici invernali. Il rincaro dei beni energetici importati condurrà a un deterioramento della bilancia energetica dell&#039;Italia.
L&#039;occupazione cresce ma diminuisce la partecipazione
Nei mesi invernali il numero di occupati è salito e il tasso di disoccupazione è ulteriormente sceso. La partecipazione al mercato del lavoro è diminuita, eccetto che per i lavoratori più anziani. Nel settore privato non agricolo la crescita delle retribuzioni è rimasta stabile su valori contenuti e superiori a quelli dell&#039;inflazione.
L&#039;inflazione resta moderata ma aumenterà nel breve termine
Nel primo trimestre dell&#039;anno l&#039;inflazione in Italia si è mantenuta inferiore alla media dell&#039;area dell&#039;euro. Il conflitto in Medio Oriente ha determinato un marcato incremento dei prezzi dei carburanti già nelle prime settimane di marzo, ma non ha ancora influenzato le tariffe di elettricità e gas. Gli effetti dei rincari dei beni energetici si manifesteranno nei prossimi mesi sull&#039;indice dei prezzi al consumo. Nello scenario di base delle nostre proiezioni l&#039;inflazione al consumo aumenterebbe al 2,6 per cento nel 2026, per poi tornare sotto al 2 per cento nel biennio successivo. Nello scenario avverso, l&#039;inflazione salirebbe al 4,5 per cento quest&#039;anno, al 3,3 nel 2027 e al 2,2 nel 2028.
Il rialzo dei tassi di mercato successivo all’avvio del conflitto potrebbe incidere sulle condizioni di finanziamento
Tra novembre e febbraio i tassi sui prestiti alle imprese sono lievemente diminuiti, mentre sono di poco saliti quelli sui mutui. A fronte di criteri di offerta delle banche rimasti stabili, la domanda di finanziamenti è cresciuta. Il rialzo dei tassi di mercato osservato dopo lo scoppio della guerra, se dovesse persistere, potrebbe irrigidire le condizioni di finanziamento e frenare la domanda di prestiti.
L&#039;indebitamento netto in rapporto al PIL è sceso e l&#039;incidenza del debito sul prodotto è aumentata
Nel 2025 l&#039;indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al PIL è sceso. Il rapporto tra il debito e il PIL è aumentato, anche per gli effetti ritardati dei crediti di imposta per ristrutturazioni edilizie e il sensibile incremento delle disponibilità liquide del Tesoro. A marzo e aprile il Governo ha introdotto alcuni provvedimenti temporanei in risposta al rialzo dei prezzi dei prodotti energetici.



Testo della pubblicazione



17 aprile 2026
Bollettino Economico n. 2 - 2026</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>DL PNRR convertito: impatti e opportunità per il leasing</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Apr 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Con la Legge 20 aprile 2026, n. 50, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 91 del 20 aprile 2026, è stato convertito con modificazioni il decreto‑legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione. Le nuove norme sono entrate in vigore il 21 aprile 2026 e incidono in modo significativo anche sugli strumenti di finanziamento degli investimenti, tra cui il leasing. 
Il quadro generale della legge di conversione
La conversione del DL PNRR si colloca nella fase finale di attuazione del Piano e mira a garantire il rispetto delle milestone europee, rafforzando governance, monitoraggio e semplificazione amministrativa. Tra i pilastri del provvedimento figurano:

il rafforzamento degli obblighi di aggiornamento dei progetti sulla piattaforma ReGiS;
una disciplina uniforme dei termini di ultimazione degli interventi PNRR, fissati al 30 giugno 2026 per i progetti ancora in corso;
la limitazione dei premi di accelerazione in caso di proroghe dei lavori;
la proroga e il consolidamento delle strutture amministrative dedicate al PNRR, in un’ottica di continuità fino alla chiusura del Piano. 

Questo impianto normativo crea un contesto più certo per gli operatori economici, riducendo il rischio di ritardi procedurali e contenziosi.
PNRR e investimenti: perché il leasing è centrale
Nel quadro degli investimenti PNRR, il leasing finanziario – sia strumentale sia immobiliare – continua a rappresentare uno strumento privilegiato per sostenere l’acquisto di beni strumentali, tecnologie 4.0, impianti e infrastrutture. La legge di conversione non introduce una disciplina autonoma del leasing, ma interviene su vari aspetti procedurali e finanziari che ne influenzano direttamente l’operatività.
In particolare, le misure di semplificazione e accelerazione della spesa riducono i tempi tra avvio dell’investimento, erogazione delle risorse e messa in funzione dei beni, rendendo il leasing più coerente con le esigenze di rapidità richieste dal PNRR.
Accelerazione delle risorse e certezza dei flussi
Uno degli effetti più rilevanti per il settore riguarda la maggiore certezza dei flussi finanziari legati ai progetti PNRR. La standardizzazione dei termini di completamento e il rafforzamento del monitoraggio consentono alle imprese utilizzatrici e alle società di leasing di pianificare meglio contratti, piani di ammortamento e tempistiche di consegna dei beni.
Questo aspetto è particolarmente rilevante per:

leasing strumentale collegato a investimenti in tecnologia, digitalizzazione ed efficienza energetica;
leasing immobiliare per interventi infrastrutturali e di rigenerazione finanziati, in tutto o in parte, da fondi PNRR.

Semplificazioni amministrative e riflessi operativi
La legge di conversione consolida un approccio orientato alla semplificazione, in linea con altri interventi normativi recenti. Secondo le analisi di settore, tali misure producono effetti indiretti ma significativi sul leasing, tra cui:

maggiore rapidità nella stipula dei contratti collegati a progetti PNRR;
riduzione dei rischi legati a ritardi autorizzativi;
maggiore attenzione alla tracciabilità documentale e alla coerenza tra bene finanziato, fatture e rendicontazione finale.

Per gli operatori del leasing diventa quindi centrale il presidio della fase di documentazione e controllo, soprattutto nei progetti soggetti a verifiche ex post.
Considerazioni finali
La Legge n. 50/2026 rafforza il quadro di certezza normativa necessario per completare il PNRR nei tempi concordati con l’Unione europea. Pur non introducendo norme specifiche sul leasing, il provvedimento ne valorizza indirettamente il ruolo come leva di finanziamento degli investimenti produttivi.
In un contesto di scadenze stringenti e forte attenzione alla qualità della spesa pubblica, il leasing si conferma uno strumento agile e compatibile con le esigenze di rapidità, flessibilità e controllo richieste dal PNRR, a condizione di un’attenta gestione contrattuale e documentale da parte di imprese e intermediari finanziari.

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            <category>Economia</category>
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            <title>Congiuntura Flash: rincari energia, fiducia giù e tassi su</title>
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            <pubDate>Tue, 21 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Peggiorato lo scenario. Il prezzo del petrolio è alto, nonostante la fragile tregua nella guerra in Medio Oriente. L’impatto dello shock energetico già si legge in molti dati sull’economia italiana: cade la fiducia delle famiglie, anticipando una frenata dei consumi; risalgono i tassi sovrani; si abbassano le attese sull’industria, che stava provando a risalire; frenano anche i servizi. Reggono gli investimenti che nei primi tre mesi del 2026 sono ancora sostenuti dalle risorse del PNNR.
Petrolio caro, anche il gas ma meno. Il prezzo del petrolio è tenuto alto dal conflitto in Medio Oriente, che ne minaccia scarsità: 102 dollari al barile in media in aprile (da 99 a marzo), +40 dollari sulla media di dicembre (62). Il prezzo del gas, invece, si è moderato un po’ in aprile (48 euro/mwh), dopo essere salito a marzo (53) quasi al doppio di dicembre (28). Il dollaro si è fermato a 1,16 sull’euro in aprile, dopo il rafforzamento a marzo: non sta aiutando ad attenuare i rincari dell’energia per l’Eurozona...continua a leggere sul sito di Confindustria</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Accordo BEI-MCC: 400 milioni per PMI e Mid-cap</title>
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            <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nuova finanza per oltre 400 milioni di euro grazie ad un nuovo accordo fra il Gruppo BEI, che comprende la Banca europea per gli investimenti (BEI) e il Fondo europeo per gli investimenti (FEI), e il Gruppo Mediocredito Centrale. L’operazione mira a sostenere gli investimenti di piccole e medie imprese (PMI) e Mid-cap in Italia, consentendo loro di accedere a nuove risorse a tassi agevolati. Nel dettaglio, l’operazione riguarda una cartolarizzazione di mutui ipotecari residenziali performing originati da BdM Banca, parte del Gruppo Mediocredito Centrale, nell’ambito della quale la BEI e il FEI hanno congiuntamente acquistato la tranche Senior A2 per 150 milioni e 50 milioni di euro rispettivamente. A fronte di tale intervento, il Gruppo MCC si impegna a generare nuovi finanziamenti per un ammontare almeno pari al doppio delle risorse messe a disposizione dal Gruppo BEI. L&#039;investimento del Gruppo BEI porterà alla creazione di un nuovo portafoglio di finanziamenti da parte del Gruppo MCC, attraverso tutte le sue partecipate, contribuendo ad attivare investimenti nell’economia reale per 400 milioni di euro. Queste nuove risorse mirano a sostenere anche iniziative a supporto degli sforzi di attrazione e realizzazione degli investimenti nella Zona Economica Speciale Unica, istituita dal Governo italiano nel 2025. Il gruppo MCC si impegna a destinare oltre il 60% della provvista BEI alle attività produttive delle aree di coesione del Paese che si sovrappongono all’area ZES. Il 30% della provvista sarà poi a disposizione del mondo delle imprese agricole su tutto il territorio nazionale per supportare le loro azioni rivolte alla sostenibilità e all’adattamento climatico. Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI, ha dichiarato: “Questo accordo con il Gruppo Mediocredito Centrale sostiene in modo concreto lo sviluppo economico nelle regioni della ZES Unica, rafforzando gli investimenti di PMI e Mid-cap e la capacità di crescita dell’economia reale. L’operazione consente inoltre di indirizzare risorse dedicate alla filiera agroalimentare italiana, un settore strategico per l’occupazione, la sostenibilità e la resilienza dei territori.” “Grazie alla collaborazione con il Gruppo BEI, liberiamo capacità per nuovi impieghi a sostegno dell’economia reale e rafforziamo l’impatto positivo del nostro Gruppo sui territori di riferimento”, ha commentato Francesco Minotti, Amministratore Delegato di Mediocredito Centrale. “La maggior parte delle risorse a disposizione, infatti, saranno riservate al sostegno di progetti ambiziosi e innovativi delle imprese che operano nelle aree di coesione e nella ZES Unica, in coerenza con la nostra mission”.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Economia globale al bivio: tecnologia e crescita Bankitalia</title>
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            <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Paolo Angelini, Direttore Generale della Banca d&#039;Italia e Presidente dell&#039;Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS), interviene sul tema &quot;DLT and Stablecoins: Where Do We Stand?&quot; all&#039;International Economic Symposium organizzato da The National Association for Business Economics (NABE) e ospitato dalla Banca d&#039;Italia.
Il simposio, dal tema &quot;L&#039;economia globale a un punto di svolta: tecnologia, politiche economiche e le prospettive di crescita&quot;, esamina come il cambiamento tecnologico e le scelte di politica economica stiano plasmando le prospettive di crescita nelle economie degli Stati Uniti e dell&#039;Europa nel 2026 e negli anni successivi, e le implicazioni per le imprese che operano in entrambe le aree.



 


DLT and Stablecoins: Where Do We Stand?</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>DL Energia 2026 e leasing: impatto su investimenti e imprese</title>
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            <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 90 del 18 aprile 2026 è entrata in vigore la Legge 10 aprile 2026, n. 49, di conversione, con modificazioni, del decreto‑legge 20 febbraio 2026, n. 21, noto come DL Energia o DL Bollette. Il provvedimento rappresenta uno degli interventi più organici degli ultimi anni in materia di costi energetici, decarbonizzazione industriale e rafforzamento della competitività delle imprese, incidendo in modo significativo anche sulle scelte di finanziamento degli investimenti, con particolare riferimento al leasing.
Finalità e contenuti della legge di conversione
La legge di conversione conferma l’impianto del decreto, introducendo al contempo modifiche e integrazioni volte a rafforzarne l’efficacia. Gli obiettivi principali possono essere sintetizzati in quattro direttrici:

riduzione strutturale del costo dell’energia elettrica e del gas per famiglie e imprese;
sostegno agli investimenti in fonti rinnovabili e contratti di lungo termine (PPA);
miglioramento dell’accesso alle reti e superamento della c.d. saturazione virtuale;
integrazione efficiente dei data center energivori nel sistema elettrico nazionale. 

Per il tessuto produttivo italiano, il decreto convertito assume particolare rilievo perché combina misure emergenziali (sconti e contributi in bolletta) con strumenti strutturali di medio-lungo periodo, incentivando nuovi investimenti in efficienza energetica.
Investimenti energetici e strumenti di finanziamento
Nel nuovo contesto normativo, le imprese sono chiamate ad accelerare la transizione verso modelli produttivi meno energivori, anche per beneficiare delle riduzioni dei costi energetici previste dal legislatore. Tale processo comporta investimenti rilevanti in:

impianti fotovoltaici e FER;
sistemi di accumulo;
tecnologie per l’efficienza energetica;
infrastrutture per l’autoproduzione e l’autoconsumo.

In questo scenario, il leasing si conferma come uno degli strumenti finanziari maggiormente idonei a sostenere la trasformazione energetica del sistema industriale.
Il ruolo del leasing alla luce del DL Energia
Sebbene la legge di conversione del DL Energia non introduca una disciplina specifica sul leasing, le misure contenute nel provvedimento ne rafforzano indirettamente il ruolo. Il leasing consente infatti alle imprese di:

finanziare beni strumentali ad alto valore tecnologico senza immobilizzare capitali;
allineare i flussi finanziari ai benefici economici derivanti dal risparmio energetico;
mantenere flessibilità patrimoniale in una fase di forte incertezza dei mercati energetici.

La promozione di contratti di acquisto di energia rinnovabile a lungo termine (PPA) e i meccanismi di garanzia pubblica affidati al GSE favoriscono, inoltre, modelli di investimento asset‑based pienamente compatibili con strutture di leasing finanziario o operativo.
Leasing, decarbonizzazione e competitività
Uno degli aspetti più innovativi del DL Energia convertito in legge è l’esplicito collegamento tra riduzione dei costi energetici e competitività industriale. Il leasing si inserisce in questo quadro come leva strategica per:

anticipare gli investimenti necessari a rispettare i nuovi standard ambientali;
sostenere progetti di decarbonizzazione delle industrie energivore;
favorire il rinnovo degli impianti produttivi senza compromettere la liquidità aziendale.

In particolare, per PMI e imprese energivore, il leasing può integrarsi con gli incentivi pubblici e con i risparmi generati dalla riduzione degli oneri di sistema, rendendo sostenibili investimenti che altrimenti risulterebbero difficilmente realizzabili.
Prospettive operative
Dal punto di vista applicativo, la legge di conversione del DL Energia invita implicitamente operatori finanziari e imprese a sviluppare soluzioni integrate, in cui:

il leasing finanzia l’impianto o la tecnologia;
i risparmi energetici contribuiscono alla copertura dei canoni;
i contratti di lungo periodo garantiscono stabilità dei flussi economici.

In tale prospettiva, il leasing non è solo uno strumento di finanziamento, ma parte integrante delle strategie di transizione energetica e di resilienza industriale.
Conclusioni
La conversione in legge del DL Energia segna un passaggio decisivo nel percorso di riforma del sistema energetico italiano. Pur non intervenendo direttamente sulla disciplina del leasing, il provvedimento crea un contesto normativo e finanziario favorevole all’utilizzo di questo strumento, rendendolo centrale per accompagnare imprese e investitori nella transizione verso un modello produttivo più efficiente, sostenibile e competitivo. 

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            <category>Normativa</category>
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            <title>UniCredit lancia ETF onemarkets in 13 Paesi</title>
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            <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>UniCredit annuncia l&#039;ampliamento della propria piattaforma di investimento onemarkets con il lancio dei primi exchange traded funds (ETF) sulle piattaforme di scambio ETF Plus di Borsa Italiana e Xetra della Borsa di Francoforte. 
Gli ETF saranno progressivamente disponibili nei 12 paesi in cui è attiva direttamente UniCredit - in Italia, Germania, Austria e Lussemburgo a partire da subito - e in Grecia tramite la partnership strategica con Alpha Bank.
L&#039;offerta iniziale comprende sette strumenti, di cui quattro dedicati ai mercati azionari e tre ai mercati obbligazionari globali, sviluppati in collaborazione con il gestore delegato BNP Paribas Asset Management su indici MSCI Universal.
I nuovi ETF onemarkets consentono un&#039;esposizione ben diversificata ai mercati azionari globali e obbligazionari sovrani e corporate europei, unendo l&#039;esperienza sui mercati di UniCredit alle capacità di gestione del portafoglio di BNP Paribas Asset Management. 
Gli indici Universal di MSCI sono progettati per investire in emittenti con un elevato rating o un trend positivo ESG, riflettendone sia la qualità che il loro percorso di miglioramento. 
I fondi ETF a marchio onemarkets saranno disponibili alla clientela dei canali retail, private banking e wealth management e bancassurance del network UniCredit in Italia, Germania, Austria, Lussemburgo, Bulgaria, Croazia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Romania, Slovenia. 
Gli ETF saranno inoltre disponibili direttamente agli investitori sul mercato secondario, ampliando così la gamma di soluzioni onemarkets negoziabili su queste piattaforme. Ciò è coerente con l&#039;obiettivo del Gruppo di posizionarsi come interlocutore unico per un&#039;ampia e diversificata offerta di opportunità di investimento. 
L&#039;introduzione di prodotti d&#039;investimento a gestione passiva rappresenta un passo strategico nello sviluppo di onemarkets. L&#039;iniziativa rende più accessibili e scalabili le sue soluzioni, andando a complementare l&#039;esistente gamma di fondi a gestione attiva offerta sviluppata in collaborazione con primari gestori internazionali, rafforzando così il posizionamento della piattaforma di UniCredit nel mercato dell&#039;asset management internazionale. 
 
Chicco Di Stasi, Head of Group Investment Product Solutions e Head of Equity &amp; Credit Sales and Trading di UniCredit, ha dichiarato: &quot;Questo lancio conferma la nostra ambizione di evolvere ulteriormente il nostro modello, da piattaforma di distribuzione di successo a un&#039;offerta di asset management distintiva e moderna, fondata su una forte capacità di sviluppo prodotto, distribuzione digitale e grande attenzione al cliente. I nuovi fondi ETF ampliano la nostra capacità di servire investitori globali con strumenti innovativi, accessibili e adatti a soluzioni delegate. Il nostro modello, fondato sulle nostre competenze interne e sulla libertà di affidarci ad alcuni dei migliori partner esterni sul mercato, rimane la chiave dei nostri risultati&quot;. 
Sandro Pierri, Chief Executive Officer di BNP Paribas Asset Management, ha affermato: &quot;Siamo orgogliosi di partecipare a questo progetto, che rafforza la nostra relazione con il Gruppo Unicredit. L&#039;affidamento a BNP Paribas Asset Management della gestione dei nuovi ETF onemarkets rappresenta un riconoscimento delle nostre competenze nel campo della gestione indicizzata, la quale riveste un&#039;importanza strategica nei nostri piani di sviluppo&quot;.
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            <category>Corporate News</category>
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            <title>Antiriciclaggio: la memoria della Banca d&#039;Italia</title>
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            <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha pubblicato la propria memoria nell’ambito dell’esame parlamentare, presso le Commissioni riunite II (Giustizia) e VI (Finanze) della Camera dei Deputati, dello schema di decreto legislativo A.G. 385. Il provvedimento è finalizzato al recepimento di alcune disposizioni della direttiva (UE) 2024/1640 (cosiddetta AMLD6), relativa ai meccanismi di prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
Il contesto europeo: l’AML Package
L’intervento normativo si inserisce nel più ampio quadro del nuovo pacchetto europeo antiriciclaggio (AML Package), con il quale l’Unione europea ha rafforzato e armonizzato la disciplina in materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. L’obiettivo è quello di rendere più omogenee le regole applicabili negli Stati membri, colmando le differenze emerse nell’attuazione delle precedenti direttive e rafforzando la cooperazione tra autorità competenti.
In questo contesto, la direttiva AMLD6 introduce specifiche innovazioni sia sul piano sostanziale sia su quello organizzativo, incidendo in particolare sugli strumenti di trasparenza e sull’accessibilità delle informazioni rilevanti ai fini dei controlli.
La memoria della Banca d’Italia
Nel documento trasmesso alle Commissioni parlamentari, la Banca d’Italia fornisce un contributo tecnico-istituzionale volto a supportare il legislatore nel processo di recepimento della direttiva. La memoria analizza lo schema di decreto legislativo, evidenziandone le principali novità e soffermandosi sugli impatti operativi per gli intermediari finanziari e per le autorità di vigilanza.
L’Autorità sottolinea l’importanza di mantenere un equilibrio tra l’efficacia degli strumenti di prevenzione e la tutela dei diritti fondamentali, in particolare con riferimento alla protezione dei dati personali e alla proporzionalità degli obblighi introdotti.
Focus sui registri della titolarità effettiva
Un’attenzione specifica è dedicata alla disciplina dei registri della titolarità effettiva, elemento centrale dell’architettura antiriciclaggio europea. La Banca d’Italia esamina i requisiti relativi alla raccolta, all’aggiornamento e alla qualità delle informazioni sui titolari effettivi, nonché le modalità di accesso ai registri da parte dei soggetti legittimati.
In particolare, la memoria evidenzia come la disponibilità di informazioni accurate e tempestive sulla titolarità effettiva rappresenti uno strumento essenziale per prevenire l’utilizzo improprio del sistema finanziario, rafforzando l’attività di adeguata verifica e favorendo l’individuazione di strutture societarie opache.
Considerazioni conclusive
Il contributo della Banca d’Italia si colloca nel solco del dialogo istituzionale tra autorità tecniche e Parlamento, offrendo elementi di valutazione utili a un recepimento efficace e coerente della normativa europea. L’obiettivo rimane quello di rafforzare il presidio nazionale contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, assicurando al contempo certezza giuridica e sostenibilità operativa per gli operatori del sistema finanziario.
Comunicato

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            <category>Normativa</category>
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            <title>Inflazione marzo 2026 sale all&#039;1,7%, spinge caro energia</title>
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            <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel mese di marzo 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,5% su base mensile e del +1,7% su base annua (da +1,5% di febbraio), confermando la stima preliminare.
L’aumento dell’inflazione risente principalmente della risalita dei prezzi degli Energetici, regolamentati (da -11,6% a -1,6%) e non (da -6,2% a -2,0%), e dell’accelerazione di quelli degli Alimentari non lavorati (da +3,7% a +4,7%); in netto rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,9% a +3,0%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,9% a +2,2%).
L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si riduce (da +2,4% a +1,9%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +2,5% a +2,1%).
A marzo 2026, i prezzi dei beni invertono la tendenza su base annua tornando su valori positivi (da -0,1% a +0,8%), mentre i prezzi dei servizi attenuano il loro ritmo di crescita (da +3,6% a +2,8%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni diminuisce, passando da +3,7 a +2,0 punti percentuali.
Accelerano i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +2,0% a +2,2%) e, ancor più marcatamente, quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +1,9% a +3,1%).
La variazione congiunturale dell’indice generale risente principalmente dell’aumento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (+8,5%) e non (+5,0%), degli Alimentari non lavorati (+0,7%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+0,5%). Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,2%).
L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +1,5% per l’indice generale e a +1,0% per la componente di fondo.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +1,7% su base mensile, per la fine dei saldi stagionali di cui il NIC non tiene conto, e a +1,6% su base annua (da +1,5% del mese precedente), la stima preliminare era +1,5%.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,6% e una tendenziale di +1,5%.
Nel primo trimestre 2026 i prezzi al consumo, misurati dall’IPCA, evidenziano aumenti più contenuti per le famiglie con bassi livelli di spesa e più alti per quelle con livelli di spesa elevati (+1,0% e +1,6% rispettivamente).
Il commento
A marzo 2026 l’inflazione si porta a +1,7% (dal +1,5% di febbraio), soprattutto per effetto della risalita dei prezzi degli Energetici (-2,1% da -6,6% di febbraio) e della sensibile accelerazione di quelli degli Alimentari non lavorati (+4,7% da +3,7%). Un freno alla crescita del tasso di inflazione si deve invece ai prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0% da +4,9%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+2,2% da +2,9%).
Il ritmo di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” sale al +2,2% (da +2,0%), mentre si attenua quello dell’inflazione di fondo (+1,9%, da +2,4%).
Approfondisci sul sito dell&#039;Istat</description>
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            <title>FMI: deficit Italia in calo, debito sale al 138,4%</title>
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            <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevede un miglioramento dei conti pubblici italiani sul fronte del deficit, ma segnala al tempo stesso un ulteriore aumento del debito pubblico. Secondo le stime del Fondo, nel 2026 il disavanzo dell’Italia dovrebbe scendere al 2,8% del PIL, mentre il rapporto debito/PIL è atteso salire fino al 138,4%.
La riduzione del deficit riflette un progressivo rientro delle misure straordinarie di sostegno all’economia e un maggiore controllo della spesa pubblica. Il dato si colloca al di sotto della soglia del 3%, indicata come riferimento nelle regole fiscali europee, e segnala un orientamento verso una politica di bilancio più prudente.
Diversa la dinamica del debito, che resta su un sentiero crescente. Secondo il FMI, l’aumento è legato principalmente alla combinazione di una crescita economica moderata e a un livello dei tassi di interesse più elevato rispetto agli anni precedenti. In questo contesto, la capacità di generare avanzi primari duraturi rimane un elemento cruciale per stabilizzare il rapporto debito/PIL nel medio periodo.
Il Fondo ribadisce che la sostenibilità del debito italiano dipende in larga misura dal rafforzamento della crescita potenziale. Le raccomandazioni restano orientate verso l’attuazione di riforme strutturali in grado di aumentare la produttività, migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione e sostenere gli investimenti, anche attraverso un utilizzo efficace delle risorse europee.
Secondo il FMI, una strategia fiscale credibile, accompagnata da riforme pro‑crescita, può contribuire a contenere i rischi legati all’elevato indebitamento e a preservare la fiducia dei mercati finanziari. Il miglioramento del deficit rappresenta quindi un segnale positivo, ma non sufficiente, in assenza di un’inversione strutturale della dinamica del debito.
Nel complesso, le nuove previsioni del Fondo delineano un quadro di graduale consolidamento dei conti pubblici, ma confermano il debito come uno dei principali nodi dell’economia italiana, destinato a rimanere al centro del confronto tra istituzioni nazionali, europee e organismi internazionali.

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            <category>Economia</category>
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            <title>Abi: Torriero audito sulla semplificazione parlamentare</title>
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            <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Vice direttore generale vicario dell’ABI, Gianfranco Torriero, in Audizione presso la Commissione parlamentare per la semplificazione.
Indagine conoscitiva in materia di rapporti tra cittadini, imprese private e pubblica amministrazione con riferimento alla semplificazione e alla trasparenza dei contratti pubblici e delle clausole contrattuali per l’accesso ai servizi.
L’Audizione</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Da Bankitalia il &quot;vademecum DORA&quot;</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 11:14:00 +0000</pubDate>
            <description>Le segnalazioni inviate sulla base informativa DORA sono soggette alla verifica delle regole tecniche di compilazione definite nelle EBA Filing Rules 5.7 e nel documento Overview of technical checks, validation rules and business checks to be applied by the EBA for RoI reporting. Il presente documento ha l’obiettivo di evidenziare le principali regole tecniche di compilazione più comunemente oggetto di violazione e illustrare le corrette modalità da seguire per evitare che le segnalazioni siano scartate.
Documento completo</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Stipulato leasing: primo trimestre 2026 a +3,5%, marzo vola</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:20:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Centro Studi e Statistiche Assilea diffonde l’analisi statistica dello stipulato leasing relativo al mese di marzo 2026.
Nel primo trimestre del 2026 sono stati stipulati 201.443 nuovi contratti leasing, per un valore di oltre 8,9 mld. di euro. Rispetto allo stesso periodo 2025, si rileva una crescita dei volumi del +3,5% e del +0,1% nei numeri. Analizzando solo il mese di marzo si rileva un incremento del valore di stipulato del +34,8% rispetto al mese precedente e del +10,6% rispetto a marzo 2025.
L’auto, che rappresenta il 68,5% dello stipulato totale, mostra nel primo trimestre 2026 un +3,6% nei volumi a fronte di una flessione di -2,3% nei numeri, registrando una dinamica positiva nel segmento delle autovetture in noleggio a lungo termine e nei veicoli industriali.
Il leasing strumentale (21,5% del totale) vede una crescita del +8,2% in numero a fronte di una flessione del -4,4% nei volumi, con una dinamica positiva nel segmento del leasing operativo (+4,0%) che non compensa la flessione nel leasing finanziario in valore (-6,1%).
Molto positiva la dinamica dello stipulato leasing immobiliare, +36,8% in valore e +1,5% in numero, tale trend risente del notevole incremento osservato per l’immobiliare «costruito» (+53,6%), in crescita anche l’immobiliare «da costruire», +8,9% rispetto al primo trimestre 2025. Lo stipulato leasing aeronavale e ferroviario e quello di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili registrano una flessione in valore rispettivamente pari al -1,6% e al -51,4%.
 

 
Ripartizione per comparto (valori di stipulato)

Stipulato leasing auto (€ m)
Nel comparto Auto cresce in valore il sotto-comparto delle autovetture a noleggio a lungo termine (+7,9%) e quello dei veicoli industriali (+19,3%). Gli altri segmenti mostrano una flessione: i veicoli commerciali in leasing del -3,9% e quelli a noleggio a lungo termine del -21,6%, in diminuzione anche le autovetture in leasing (-3,9%).

 
Stipulato leasing strumentale (€ m)
La flessione osservata nei volumi del comparto strumentale (-4,4%) riflette la dinamica negativa del leasing strumentale finanziario (-6,1%) che mostra percentuali negative in tutte le fasce d’importo, ad eccezione di quella inferiore a 50.000€ (+8,2%). Risulta invece in crescita il leasing strumentale operativo (+4,0%) con aumenti diffusi in tutte le fasce d’importo.

 
Stipulato leasing immobiliare (€ m)
Nel comparto immobiliare, il leasing «costruito» mostra una forte crescita (+53,6%) grazie alla dinamica molto positiva della fascia d’importo più elevata (+143,1%). Anche per il leasing immobiliare «da costruire», si rileva una crescita pari al +8,9% grazie alla dinamica della fascia dei contratti di importo superiore a 2,5 mil.€ (+26,5%).

Immatricolazione di autovetture 1
A marzo 2026 le immatricolazioni di autovetture registrano una crescita del +7,6% rispetto a marzo 2025.
Nel primo trimestre dell’anno si registra un +5,9% nel leasing ed un +10,9% nel noleggio rispetto allo stesso periodo del 2025.
Tra le immatricolazioni leasing (21.832 unità), il 42,1% è destinato a privati2, il 41,4% a società e il 21,4% a società di noleggio.

Le autovetture green (elettriche, ibride e plug-in) in leasing e noleggio a lungo termine crescono del 15,2%, registrando incrementi in tutti i comparti, fatta eccezione per le autovetture ibride diesel e elettriche.
Il peso del green sul totale delle immatricolazioni è pari al 67,8%, mentre è pari al 71,0% nel comparto del leasing e NLT.
Leasing e NLT presentano un’incidenza del 26,6% sul totale green e del 25,4% sul totale delle immatricolazioni.
 
1 Compresi i fuoristrada
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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Economia circolare: consultazione su Passaporto digitale PMI</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Il DPP è una delle innovazioni chiave introdotte dal Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR) del 2024, pensato per archiviare e condividere dati rilevanti sulla sostenibilità, la durabilità e altri aspetti ambientali di ciascun prodotto. In pratica, ogni articolo messo in commercio nell’Unione Europea dovrà essere accompagnato da una scheda digitale accessibile — tramite QR code o altri sistemi — a consumatori, imprese e autorità di vigilanza. Un documento invisibile ma sempre presente, capace di raccontare la storia di un prodotto: da dove vengono i materiali, quanto dura, come si ricicla.
Per preparare un atto delegato che stabilisca le regole per i fornitori di questi servizi digitali, la Commissione ha affiancato alla consultazione pubblica che si è svolta tra aprile e luglio del 2025 un questionario specifico rivolto alle PMI. L’obiettivo è capire come queste imprese — spesso prive di grandi strutture informatiche o uffici legali dedicati — si rapportano con un sistema che cambierà radicalmente le modalità di documentazione e tracciabilità dei prodotti in tutta Europa.
Chi gestirà i dati dei passaporti digitali?
Al centro della consultazione c’è una domanda concreta: chi gestirà i dati dei passaporti digitali, e secondo quali regole? Il regolamento ESPR lascia agli operatori economici la libertà di scegliere se archiviare i dati del DPP nei propri sistemi oppure affidarsi a fornitori terzi specializzati. Ma la libertà di scelta, in questo caso, rischia di essere più teorica che reale. Si prevede che molte PMI non dispongano delle risorse necessarie per creare, autenticare, elaborare e conservare autonomamente tutti i passaporti, rendendo di fatto indispensabile il ricorso a servizi esterni. Ed è proprio qui che entra in gioco la questione della certificazione di questi fornitori: chi garantisce che i dati siano gestiti in modo sicuro, affidabile e interoperabile?
Il questionario ha esplorato diverse opzioni. Tra i partecipanti alla consultazione più ampia, circa un quarto ha espresso preferenza per un modello ibrido che combini l’autodichiarazione con la certificazione da parte di un ente accreditato. Altri hanno indicato la preferenza per una certificazione rilasciata direttamente da organismi di valutazione della conformità, accreditati a livello europeo o nazionale. Il dibattito è aperto, e le PMI hanno ora l’occasione di far sentire la propria voce prima che le regole vengano scritte definitivamente.
Dal 2027 arrivano i primi passaporti digitali
Le scadenze, nel frattempo, si avvicinano. Dal 2027, le prime categorie di prodotti — tra cui tessili, mobili, pneumatici e materassi — dovranno essere accompagnate da un DPP obbligatorio. Tra il 2028 e il 2029 toccherà ad acciaio, alluminio, elettronica e batterie. Ignorare questi tempi non è una strategia percorribile: chi si presenta sul mercato europeo senza il passaporto digitale rischierà di non poter vendere, indipendentemente dalla qualità del prodotto.
Per le PMI italiane ed europee, che rappresentano la stragrande maggioranza del tessuto produttivo continentale, adeguarsi in tempo non è un’opzione ma una necessità. La consultazione lanciata dalla Commissione è un segnale positivo: Bruxelles sembra intenzionata a costruire questo sistema insieme alle imprese, ascoltando le difficoltà pratiche prima di imporre obblighi. Ma la finestra per influenzare le scelte regolatorie si sta chiudendo. Il conto alla rovescia è già iniziato, e farsi trovare impreparati potrebbe costare molto caro.
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            <category>ESG</category>
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            <title>CSRD e leasing: impatti degli standard di sostenibilità ESG</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
            <description>L’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) segna un cambio strutturale nel modo in cui le imprese europee sono chiamate a rendicontare la sostenibilità. L’allineamento ai European Sustainability Reporting Standards (ESRS) amplia in modo significativo il perimetro informativo, con riflessi diretti anche su ambiti tradizionalmente considerati tecnici, come il leasing.
Il ruolo del leasing nella rendicontazione di sostenibilità
I contratti di leasing, sia operativi sia finanziari, assumono una rilevanza crescente all’interno della CSRD per diversi profili:

ambientale, in relazione all’uso di beni strumentali (immobili, veicoli, impianti) e alle emissioni associate;
economico‑finanziario, per gli effetti su indebitamento, capitale investito e flussi di cassa;
governance, in termini di scelte strategiche, gestione dei rischi e allocazione delle risorse.

In particolare, i beni detenuti in leasing incidono sugli indicatori ESG legati all’efficienza energetica, all’impronta di carbonio (Scope 1, 2 e, in alcuni casi, Scope 3) e sull’utilizzo sostenibile degli asset nel lungo periodo.
Integrazione tra CSRD, ESRS e principi contabili
La CSRD richiede coerenza tra informativa di sostenibilità e bilancio, rafforzando il collegamento con gli standard contabili internazionali, tra cui IFRS 16 – Leases. Le informazioni sui leasing devono quindi essere:

coerenti con i dati contabili e finanziari;
riconciliabili con le metriche ambientali e sociali dichiarate;
supportate da processi di controllo interno e tracciabilità dei dati.

Questo implica un’evoluzione dei sistemi informativi aziendali e una maggiore collaborazione tra funzioni finance, sostenibilità, procurement e risk management.
Impatti operativi e organizzativi
Per molte imprese, l’applicazione della CSRD comporta una revisione delle politiche di leasing, valutando:

la durata dei contratti e la flessibilità degli asset;
la sostenibilità ambientale dei beni utilizzati;
l’esposizione a rischi normativi, climatici e di transizione.

Il leasing diventa così uno strumento non solo finanziario, ma anche strategico, in grado di supportare obiettivi di decarbonizzazione, innovazione tecnologica e ottimizzazione del capitale.
Verso una rendicontazione più integrata
Nel nuovo quadro delineato dalla CSRD, il leasing non è più un tema marginale, ma parte integrante della narrazione di sostenibilità dell’impresa. La capacità di integrare correttamente dati finanziari e non finanziari rappresenta un fattore chiave per garantire trasparenza, comparabilità e affidabilità delle informazioni verso investitori, autorità di vigilanza e mercato.
L’evoluzione normativa conferma come la sostenibilità non sia più un esercizio descrittivo, ma un elemento strutturale della strategia e della governance aziendale.

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            <category>ESG</category>
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            <title>AGCM: Relazione annuale 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha presentato la Relazione annuale 2026, offrendo un quadro aggiornato dell’attività svolta nell’ultimo anno a tutela della concorrenza, dei consumatori e del corretto funzionamento dei mercati.
Il documento evidenzia come l’azione dell’Autorità si sia concentrata su settori strategici dell’economia nazionale, con particolare attenzione ai mercati digitali, all’energia, ai trasporti e ai servizi finanziari. In un contesto economico ancora segnato da incertezza macroeconomica e tensioni sui prezzi, l’AGCM ha intensificato gli interventi volti a contrastare pratiche anticoncorrenziali e abusi di posizione dominante.
Sul fronte della tutela dei consumatori, la Relazione segnala un rafforzamento delle attività di vigilanza contro pratiche commerciali scorrette, clausole vessatorie e fenomeni di falsa informazione, anche nell’e-commerce e nella pubblicità online. Particolare rilievo assume l’attenzione verso le famiglie più vulnerabili, soprattutto nei mercati regolati e ad alta rilevanza sociale.
Ampio spazio è dedicato all’attività di advocacy, attraverso cui l’Autorità ha formulato segnalazioni e pareri a Governo e Parlamento per promuovere riforme pro-concorrenziali, ridurre le barriere all’ingresso e migliorare l’efficienza del sistema economico. La Relazione sottolinea il ruolo della concorrenza come leva fondamentale per la crescita, la produttività e la sostenibilità di lungo periodo.
Nel suo complesso, la Relazione annuale 2026 conferma il ruolo centrale dell’AGCM come garante dell’equilibrio tra libertà d’impresa, corretto funzionamento dei mercati e protezione dei diritti dei consumatori, in un contesto economico in rapida trasformazione.
Relazione annuale 2026
Presentazione Rustichelli

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            <title>Bankitalia: aspettative su inflazione e crescita Q1 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;indagine sul primo trimestre del 2026 è stata condotta tra il 20 febbraio e il 18 marzo 2026, a cavallo dello scoppio del conflitto nel Golfo Persico, a seguito del quale si è registrato un marcato deterioramento delle valutazioni delle imprese sull&#039;evoluzione del quadro macroeconomico (Tavola c20, dell&#039;appendice statistica).
Rispetto alla precedente rilevazione, i giudizi sulla situazione economica generale sono peggiorati in tutti i settori, così come le prospettive sulle proprie condizioni operative. Queste ultime risentono in particolare dell&#039;incremento del prezzo delle materie prime energetiche e dell&#039;incertezza economica e politica legata al conflitto in corso.
La domanda totale si è indebolita in tutti i comparti; l&#039;industria in senso stretto ha registrato un peggioramento anche nella componente estera. Per i prossimi tre mesi le attese delle imprese sulle vendite complessive rimangono positive, a fronte tuttavia di un calo delle prospettive sull&#039;export. Anche le condizioni per investire segnalano un marcato peggioramento, accentuato dallo scoppio della guerra. Tuttavia, i piani di investimento per il 2026 sono sostanzialmente invariati rispetto a quanto prefigurato nella precedente rilevazione, salvo una moderata flessione nell&#039;industria in senso stretto.
L&#039;adozione dell&#039;intelligenza artificiale (IA) nelle imprese italiane all&#039;inizio del 2026 è ancora moderata, con un impiego più diffuso nelle grandi aziende e nei servizi. Le principali barriere all&#039;adozione o a un utilizzo più estensivo di questa tecnologia deriverebbero dalla mancanza di competenze adeguate e dalla percezione di scarsa applicabilità dell&#039;IA all&#039;attività specifica della propria impresa.
I prezzi praticati negli ultimi 12 mesi sono cresciuti a un ritmo sostanzialmente analogo rispetto alla precedente rilevazione; nei prossimi 12 mesi i listini aumenterebbero in misura moderata, nonostante le attese di maggiori costi di produzione, prefigurando una riduzione dei margini. Le aspettative sull&#039;inflazione al consumo continuano ad attestarsi al di sotto del 2 per cento su tutti gli orizzonti temporali.
 




Testo del report



14 aprile 2026
Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita - 1° trimestre 2026
PDF 4 MB





14 aprile 2026
Questionario dell&#039;Indagine sul 2026 - 1° trimestre
PDF 456 KB





14 aprile 2026
Tavole</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Leaseurope: IA prioritaria, ma l’IT aziendale resta legacy</title>
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            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Quattro leader su cinque nel settore del finanziamento degli asset sono desiderosi di adottare l&#039;intelligenza artificiale, ma quasi la metà (47%) del budget IT del settore viene spesa per la manutenzione di sistemi legacy obsoleti. È quanto emerge da una ricerca commissionata da NETSOL Technologies, fornitore leader di soluzioni basate sull&#039;intelligenza artificiale per il settore globale del leasing e del finanziamento.
La spinta verso l&#039;intelligenza artificiale e l&#039;integrazione digitale deriva da una serie di sfide operative che rallentano l&#039;erogazione dei servizi e riducono i margini di profitto. I risultati della ricerca mostrano che circa due quinti di tutti gli istituti di credito e i broker citano tempi di decisione lenti (43%), mancanza di visibilità o tracciabilità lungo tutto il percorso (42%) e gestione e risoluzione dei reclami (39%) come i tre principali punti critici nel percorso del cliente e dell&#039;intermediario.
In un nuovo rapporto, &quot; Perché la trasformazione digitale nel finanziamento degli asset necessita di un cambio di marcia basato sull&#039;intelligenza artificiale&quot;, NETSOL ha intervistato 100 tra i principali istituti di credito e broker specializzati nei settori del finanziamento di autoveicoli e attrezzature. L&#039;analisi ha rivelato evidenti discrepanze tra i piani di trasformazione digitale del settore e gli investimenti effettivi in ​​termini di tempo e risorse.
A che punto è la vostra maturità digitale? Quattro quinti (80%) degli intervistati ritengono che la maturità digitale della propria azienda sia &quot;elevata&quot; o &quot;molto elevata&quot;. L&#039;intelligenza artificiale è stata inoltre indicata come obiettivo di investimenti futuri dal 44% delle aziende. Tuttavia, solo il 41% sta dando seguito ai propri piani di investimento e più della metà (54%) descrive ancora il proprio atteggiamento nei confronti dell&#039;IA come &quot;sperimentale&quot;.
La discrepanza tra la percezione della maturità digitale e l&#039;atteggiamento nei confronti dell&#039;IA potrebbe essere indicativa di un &quot;divario di realtà&quot; tra i leader dei settori automobilistico e del finanziamento di attrezzature. È chiaro, tuttavia, che i leader devono essere certi del proprio livello di maturità digitale per sfruttare appieno il potenziale della tecnologia, inclusa l&#039;IA, al fine di risolvere le sfide operative e garantire la scalabilità necessaria.
I modelli basati sull&#039;intelligenza artificiale potrebbero ridurre gli attriti e migliorare l&#039;esperienza del cliente, ma le aziende devono essere oneste riguardo alla loro reale disponibilità ad adottare l&#039;IA. Se i dati sono incoerenti, di bassa qualità o difficili da reperire, anche i modelli di IA più sofisticati faranno fatica a produrre risultati utilizzabili. I risultati del rapporto dimostrano che le conseguenze dell&#039;esitazione sono troppo gravi per essere ignorate.
I dati devono essere pronti per l&#039;IA
I dati stanno rapidamente diventando una risorsa preziosa per le società di finanziamento di beni strumentali e gli intervistati si dichiarano fiduciosi circa la qualità dei propri dati. Gli istituti di credito che finanziano il settore automobilistico sono risultati i più ottimisti. Oltre la metà (55%) si è dichiarata &quot;molto fiduciosa&quot; nella qualità dei propri dati e il 61% si è dichiarata &quot;molto fiduciosa&quot; nella loro accessibilità.
Gli istituti di credito che erogano finanziamenti per attrezzature si sono mostrati leggermente più pessimisti rispetto ai loro omologhi del settore automobilistico, ma una quota significativa ha comunque mantenuto fiducia nei propri dati: il 45% degli istituti di credito che erogano finanziamenti per attrezzature si è dichiarato &quot;molto fiducioso&quot; e un ulteriore 45% &quot;moderatamente fiducioso&quot; nella loro qualità. Inoltre, il 42% si è dichiarato &quot;molto fiducioso&quot; nell&#039;accessibilità dei propri dati.
Oltre la metà (53%) dei broker si è dichiarata &quot;molto fiduciosa&quot; nella qualità dei propri dati, ma solo il 38% ripone la stessa fiducia nell&#039;accessibilità degli stessi: una discrepanza fondamentale che potrebbe indicare la necessità per le aziende di rivalutare la propria preparazione all&#039;implementazione dell&#039;intelligenza artificiale.
 
Jason Hurwitz, direttore vendite per l&#039;Europa di NETSOL Technologies, ha dichiarato:
“Il settore del finanziamento degli asset sta certamente esplorando le opzioni offerte dall&#039;intelligenza artificiale, ma c&#039;è ancora un divario tra le intenzioni e la realtà. I ​​costosi sistemi legacy rappresentano innegabilmente un freno al progresso e molte aziende sono ancora caute nell&#039;adottare l&#039;IA su larga scala. Tuttavia, c&#039;è anche il rovescio della medaglia: chi è entusiasta di adottare l&#039;IA deve analizzare attentamente i propri dati ed essere onesto riguardo alla propria preparazione operativa per un progetto di IA.”
“Nessuno nega che le previsioni utopistiche di un mondo basato sull&#039;intelligenza artificiale siano allettanti e che l&#039;IA sia da tempo un tema di discussione per i consigli di amministrazione. Tuttavia, se uno strumento di IA può attingere solo a dati disordinati, i risultati potrebbero essere ben al di sotto delle proiezioni degli stakeholder. Sono necessari interventi urgenti. I responsabili della finanza patrimoniale devono migliorare le competenze del proprio personale, assumere nuovi esperti e sfruttare appieno l&#039;architettura API-first. Sta diventando sempre più evidente l&#039;esistenza di un divario generazionale e gli stakeholder devono garantire che i progetti di trasformazione digitale vengano realizzati con una cultura del cambiamento ben definita, al fine di ottenere i migliori risultati.”
“Dati di qualità rappresentano la preziosa risorsa ad alto margine del futuro e, garantendosi le riserve oggi, il settore si assicurerà un futuro migliore.”
Naeem Ghauri, Presidente e co-fondatore di NETSOL Technologies, ha dichiarato:
“Il nostro nuovo report dimostra che il settore del finanziamento degli asset non manca certo di ambizione. I leader aziendali desiderano abbracciare l&#039;innovazione ed eliminare i punti critici che rallentano il percorso del cliente. Sfruttando l&#039;intelligenza artificiale e altre tecnologie digitali, il nostro settore può compiere un passo fondamentale verso un futuro in cui questi punti critici saranno solo una nota a piè di pagina nella storia.”
“C&#039;è però un problema. Molti leader nel settore della finanza patrimoniale valutano il proprio livello di maturità digitale come &#039;elevato&#039;, ma la disponibilità e l&#039;accessibilità dei dati sono carenti. Le organizzazioni devono essere audaci e trasformare il loro approccio all&#039;IA. Ciò potrebbe includere lo smantellamento delle infrastrutture obsolete esistenti e la definizione di ambiziosi obiettivi di trasformazione digitale.”
&quot;Come dimostra la ricerca, i sistemi legacy rappresentano un enorme onere finanziario per le aziende. Investendo in un sistema più moderno, basato sia su API che su intelligenza artificiale, le organizzazioni potranno risparmiare di più nel lungo termine, liberando capitali da investire in progetti di intelligenza artificiale più ambiziosi e innovativi.&quot;
 
Informazioni su NETSOL Technologies   NETSOL Technologies offre soluzioni all&#039;avanguardia per il settore del finanziamento e del leasing di beni strumentali, servendo case automobilistiche e produttori di attrezzature, captive del settore automobilistico e istituzioni finanziarie in oltre 30 paesi. Fin dalla sua fondazione nel 1996, NETSOL è stata all&#039;avanguardia della tecnologia, pioniera di innovazioni con le sue soluzioni di finanziamento di beni strumentali, e oggi sfrutta l&#039;intelligenza artificiale avanzata e i servizi cloud per soddisfare le complesse esigenze del mercato globale. Rinomata per la sua profonda esperienza nel settore, l&#039;approccio incentrato sul cliente e l&#039;impegno per l&#039;eccellenza, NETSOL promuove solide partnership con i suoi clienti, garantendo il loro successo in un panorama in continua evoluzione. Con una ricca storia di innovazione, pratiche commerciali etiche e un&#039;attenzione alla sostenibilità, NETSOL si impegna a supportare le aziende in tutto il mondo, consolidando la sua posizione di partner di fiducia per le aziende leader a livello globale. 
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