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        <title>Leasenews</title>
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        <description>Leasenews è la prima rivista online dedicata al mondo del lease</description>
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            <title>Leasenews</title>
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            <title>IVASS: Relazione sull’attività svolta nel 2025</title>
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            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:45:00 +0000</pubDate>
            <description>L’IVASS ha pubblicato la Relazione annuale sull’attività svolta nel 2025, un documento che offre una visione completa sull’andamento del mercato assicurativo italiano, sulle attività di vigilanza e sulle principali linee di intervento dell’Istituto. La Relazione rappresenta un punto di riferimento per operatori, istituzioni e stakeholder interessati all’evoluzione del settore.
Vigilanza su mercato e intermediari
L’Istituto illustra l’attività di controllo sul mercato assicurativo, con particolare attenzione alla solidità patrimoniale delle imprese, alla gestione dei rischi e alla qualità dei prodotti offerti. Rilevante anche l’azione di vigilanza sugli intermediari, orientata a rafforzare trasparenza, correttezza e tutela degli assicurati.
Tutela dei consumatori
La Relazione dedica ampio spazio alle attività di tutela dei consumatori: gestione dei reclami, controlli sui comportamenti di vendita, iniziative per migliorare la comprensibilità dei contratti e contrasto alle pratiche scorrette. Prosegue inoltre il monitoraggio dei fenomeni fraudolenti e delle polizze irregolari.
Innovazione digitale e trasformazione del settore
Un capitolo centrale è dedicato alla innovazione digitale: utilizzo dell’IA nei processi assicurativi, sviluppo dell’insurtech, digitalizzazione dei servizi e nuove sfide regolamentari. L’Istituto evidenzia come la trasformazione tecnologica richieda presidi più robusti in materia di sicurezza, governance dei dati e gestione dei rischi emergenti.
Andamento del mercato assicurativo
La Relazione analizza le principali dinamiche del settore nel 2025:


evoluzione dei rami vita e danni;


andamento della raccolta premi;


redditività e solidità delle imprese;


impatti macroeconomici e regolamentari.


Il quadro complessivo mostra un mercato in trasformazione, sostenuto da innovazione, maggiore attenzione alla sostenibilità e crescente domanda di protezione.
Un contributo per imprese e policymaker
La Relazione annuale si conferma uno strumento essenziale per comprendere le tendenze del settore e orientare le strategie di imprese, intermediari e decisori pubblici. L’analisi dell’IVASS contribuisce a rafforzare la stabilità del sistema e a promuovere un mercato più trasparente, competitivo e vicino alle esigenze dei cittadini.
Relazione 2025</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Bankitalia: nuovi “Temi” e “QEF” pubblicati il 17 giugno</title>
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            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha pubblicato il 17 giugno i nuovi numeri delle serie “Temi di discussione” e “Questioni di economia e finanza”, due tra le principali collane di ricerca dell’Istituto, dedicate all’analisi avanzata dei fenomeni economici, finanziari e istituzionali che interessano il Paese e il contesto internazionale.
I nuovi studi approfondiscono temi centrali per la lettura dell’attuale fase economica:


andamento dell’economia reale, tra produttività, investimenti e dinamiche settoriali;


mercati finanziari, con focus su rischi, stabilità e innovazioni;


politiche pubbliche, valutate in termini di efficacia, impatti redistributivi e sostenibilità;


transizione digitale ed energetica, sempre più rilevanti per competitività e crescita.


Gli studi offrono evidenze empiriche, modelli quantitativi e valutazioni utili a policymaker, operatori finanziari, imprese e comunità accademica.
Le due collane rappresentano un punto di riferimento per la diffusione della ricerca applicata:


i Temi di discussione presentano contributi teorici ed empirici di ampio respiro;


le Questioni di economia e finanza forniscono analisi più mirate, con un taglio orientato alle implicazioni di policy.


Entrambe contribuiscono a migliorare la qualità del dibattito pubblico e a supportare decisioni informate in ambito economico e finanziario.
Consulta le pubblicazioni sul sito di Bankitalia</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>ANFIA: dinamiche del trade automotive a marzo 2026</title>
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            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel periodo gennaio - marzo del 2026, l’import di autoveicoli nuovi in valore verso l’Italia risulta in crescita (+ 12,8% rispetto al primo trimestre del 2025). Il comparto delle autovetture, mostra incrementi nelle importazioni (+16,2%). In controtendenza, quello dei veicoli industriali cala dell&#039;11,7%. Anche l’export in valore risulta in calo rispetto a quello dei primi tre mesi del 2025, del 4,3% : il valore dei veicoli industriali, nel periodo analizzato del 2026, cresce dell&#039; 1,3% ; le autovetture esportate, invece, sono in calo del 6,4% . Il saldo è negativo per circa -6,5 miliardi di Euro per le autovetture e positivo di circa 188,6 milioni per i veicoli industriali.
Mentre l’import di autoveicoli ha origine quasi totalmente da paesi europei (l&#039;86,5% del valore totale importato), nel primo trimestre del 2026, l’export con destinazione Europa rappresenta il 67,5% del totale. Tra i paesi di destinazione extra europei, gli Stati Uniti rimangono il primo mercato (15,0%), seguiti da Giappone (5,6%) e Corea del Sud (1,4%).
Per quanto riguarda il comparto della componentistica, nel periodo analizzato, incrementano sia l’import, del 7,2%, che l’export del 3,6%, con un saldo positivo di circa 1,6 miliardi di euro (era di 1,7 miliardi nello stesso periodo del 2025). L’Europa rappresenta l&#039;80,4% del valore dell’import e l&#039;82,7% del valore dell’export. Al di fuori del continente europeo, la prima macroarea di origine è l’Asia, da cui l’Italia importa il 14,6% di parti e componenti (in valore), mentre la prima macroarea di destinazione dell’export è il Nord America con il 6,6% del totale.
Lo Stato da cui importiamo e a cui esportiamo più componentistica automotive è la Germania, che, rispettivamente rappresenta il 24,8% delle importazioni ed il 19,6% delle esportazioni del trade italiano del comparto. Seguono, nell&#039;ordine, a completare la Top3, la Francia e la Cina per quanto riguarda le importazioni e Francia e Spagna considerando le esportazioni.
Approfondisci sul sito dell&#039;Anfia</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Dlgs sanzioni TUF: parere favorevole sul nuovo sistema</title>
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            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le Commissioni competenti del Senato hanno approvato lo schema di parere sul nuovo sistema sanzionatorio del TUF. In parallelo, le Commissioni della Camera hanno adottato un parere pressoché identico, integrato da due osservazioni rilevanti per l’attuazione del provvedimento.
Idoneità degli impegni
La Camera chiede al Governo di precisare meglio la finalità dell’istituto degli impegni previsto dall’art. 196‑ter TUF, chiarendo i criteri per valutarne l’idoneità a prevenire il ripetersi delle violazioni e a favorire la deflazione del contenzioso, evitando l’avvio del procedimento sanzionatorio quando ricorrono i presupposti.
Norme di coordinamento
Si richiede inoltre di introdurre norme di coordinamento tra il Dlgs e:


il Regolamento (UE) 596/2014 (Market Abuse Regulation),


la Direttiva 2014/57/UE (Market Abuse Directive),


la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, per assicurare coerenza sistemica e piena compatibilità con il quadro europeo.


Contesto normativo e avanzamento della riforma
Il provvedimento era stato approvato in via preliminare dal CdM del 26 febbraio ed è attuativo dell’art. 19‑bis della Legge Capitali, che delega il Governo alla riforma organica del sistema sanzionatorio del TUF. Completa così il percorso avviato con il Dlgs Riforma TUF, in vigore dal 29 aprile, che ha già ridisegnato procedimenti, poteri e garanzie.
Il nuovo Dlgs interviene su:


criteri di proporzionalità e graduazione delle sanzioni,


rafforzamento delle procedure,


maggiore certezza applicativa,


coordinamento con le autorità di vigilanza.


Prossimi passaggi
Il testo tornerà ora al Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva. Seguiranno la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e l’entrata in vigore delle nuove disposizioni, che completeranno il riassetto del sistema sanzionatorio finanziario.
Camera 
Parere approvato 
Senato 
Parere approvato</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Leasing 2026: due giorni su crescita, energia e IA</title>
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            <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il 28 e 29 ottobre 2026 torna il Salone del Leasing, il principale appuntamento dedicato all’industria italiana del leasing e agli operatori della filiera. Nato nel 2018 su iniziativa di Assilea, l’evento si è rapidamente affermato come il luogo privilegiato di confronto tra imprese, intermediari, fornitori, stakeholder istituzionali e tutti i protagonisti dell’ecosistema degli investimenti produttivi.
Un punto di riferimento per il settore
In otto edizioni il Salone è diventato un momento imprescindibile di dialogo: non solo per i professionisti del comparto, ma anche per il mondo delle imprese e delle istituzioni che riconoscono nel leasing uno strumento strategico per la crescita, l’innovazione e la competitività del Paese.
Il tema 2026: “Scenari di crescita in un mondo complesso”
Il filo conduttore della IX edizione, Scenari di crescita, guiderà un programma ricco di interventi, tavole rotonde e approfondimenti dedicati alle trasformazioni che stanno ridisegnando il mercato:


sfide macroeconomiche — volatilità, tassi, investimenti;


transizione energetica — tecnologie, incentivi, nuovi modelli di business;


Intelligenza Artificiale — impatti su rischio, processi, prodotti e competitività.


L’obiettivo è esplorare come il leasing possa continuare a essere motore degli investimenti produttivi, sostenendo le imprese in un contesto in continua evoluzione.
L’edizione 2026 si terrà a Milano, presso lo spazio MONTE ROSA 91, in via Monte Rosa 91. Sarà possibile partecipare in presenza oppure seguire l’evento in diretta streaming, per garantire la massima accessibilità a tutti gli operatori.
Per conoscere programma, speaker e novità, è possibile visitare:


il sito ufficiale lease2026.it


la pagina LinkedIn dedicata all’evento


Per informazioni: lease2026@assilea.it</description>
            <category>Formazione ed Eventi</category>
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            <title>IA e finanza: Lagarde avverte sui rischi sistemici per l’Ue</title>
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            <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La presidente della BCE Christine Lagarde richiama l’attenzione sui rischi sistemici che l’intelligenza artificiale può generare nel settore finanziario, sottolineando la necessità di una risposta coordinata da parte dell’Unione europea. L’adozione crescente di modelli avanzati, algoritmi predittivi e sistemi automatizzati sta infatti trasformando profondamente i mercati, ma introduce anche nuove vulnerabilità che richiedono presidi più solidi.
Lagarde evidenzia come l’IA, se non adeguatamente regolata, possa amplificare rischi di concentrazione, opacità dei modelli, bias decisionali e vulnerabilità informatiche, con potenziali effetti a catena sulla stabilità finanziaria. L’integrazione massiva di sistemi automatizzati nei processi di trading, gestione del rischio e valutazione del credito aumenta la velocità delle reazioni di mercato, ma può anche accentuare fenomeni di volatilità improvvisa.
Per la BCE, l’Ue deve accelerare su regolazione, vigilanza e resilienza operativa, garantendo che l’innovazione non superi la capacità dei sistemi di controllo. Ciò implica standard comuni per l’uso dell’IA nei servizi finanziari, maggiore trasparenza dei modelli, audit indipendenti e un rafforzamento delle infrastrutture critiche contro minacce cyber sempre più sofisticate.
Il messaggio è chiaro: l’IA rappresenta un’opportunità strategica, ma richiede un quadro di governance robusto per evitare che l’efficienza tecnologica si trasformi in un fattore di instabilità. Per intermediari, autorità e policymaker, la sfida è bilanciare innovazione e sicurezza, costruendo un ecosistema finanziario capace di integrare l’IA in modo responsabile e sostenibile.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Trasparenza e innovazione: intesa ANAC, MEF e Consip</title>
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            <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e Consip hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa volto a rafforzare la collaborazione interistituzionale nel settore dei contratti pubblici.
L’accordo consolida un percorso già avviato con l’obiettivo di rafforzare la digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici, favorendo interoperabilità delle piattaforme, circolarità dei dati e delle informazioni, cultura della trasparenza e della legalità.
Un modello collaborativo orientato a rendere più efficace il funzionamento del sistema degli acquisti pubblici attraverso utilizzo dei dati, integrazione tra strumenti digitali e presidio dei processi. Tra i principali ambiti di collaborazione previsti:

il rafforzamento dell’interoperabilità tra banche dati e piattaforme digitali per la gestione dei contratti pubblici
lo sviluppo di soluzioni tecniche e di processo a supporto del principio di unicità dell’invio dei dati e delle informazioni relative agli acquisti pubblici
la collaborazione su ambiti di innovazione del procurement, tra cui le evoluzioni del Fascicolo Virtuale degli Operatori Economici e la semplificazione dei micro-affidamenti
la promozione della cultura del dato e della legalità, anche con riferimento alle autorizzazioni al subappalto e al monitoraggio dei contratti.

Il Protocollo ha durata triennale e conferma l’impegno condiviso di ANAC, MEF e Consip nel promuovere un sistema degli acquisti pubblici sempre più moderno, digitale, trasparente e orientato all’efficacia dell’azione amministrativa.</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Bonus edilizi: le verifiche catastali dopo gli interventi</title>
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            <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Per gli interventi che aumentano la dotazione degli impianti di un’unità immobiliare, agevolabili non solo con il Superbonus, ma anche con gli altri bonus fiscali in edilizia, l’aggiornamento catastale è obbligatorio se dopo i lavori la redditività della stessa aumenta in modo significativo, secondo specifici parametri.
Lo conferma l’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione 21/E del 5 giugno 2026, con la quale vengono definiti i criteri per individuare le tipologie di interventi edilizi che fanno sorgere l’obbligo di aggiornamento catastale.
Tali chiarimenti si sono resi necessari per i numerosi quesiti pervenuti all’Agenzia in seguito alle comunicazioni da questa inviate ai contribuenti che avevano effettuato interventi agevolati con il Superbonus (art.119, D.L. 34/2020, conv. legge 77/2020), senza, però, aver provveduto all’aggiornamento catastale sugli immobili oggetto dei lavori.
L’obbligo di aggiornamento, quindi, non è un’eccezione “da Superbonus”, ma discende dalle regole ordinarie del Catasto fabbricati. Le indicazioni della 21/E/2026, quindi, si applicano a tutti gli interventi di recupero edilizio, a prescindere dall’incentivo utilizzato (Bonus ristrutturazioni, Ecobonus, Sismabonus, ecc.). Le verifiche dell’Agenzia – introdotte dalla legge di Bilancio 2024 (art. 1, commi 86-87, legge 213/2023) – si innestano sulle norme catastali vigenti, senza riscriverle.
Regole generali sull’aggiornamento catastale
Viene, innanzitutto, confermato che l’obbligo di aggiornamento catastale sussiste in presenza di variazioni nello stato di un immobile in grado di incidere in modo significativo sugli elementi costitutivi che, in base alla tariffa d’estimo, ne determinano la rendita, come stabilito dalla relativa disciplina catastale (artt. 17 e 20 del R.D. 652/1939, conv. legge 1249/1939, e D.P.R. 1142/1949).
Questa circostanza si verifica in caso di interventi edilizi che comportano modifiche sugli elementi rilevanti che riguardano la categoria e la classe catastale, ad esempio in presenza di modifiche della destinazione d’uso, della consistenza, della conformazione e della sagoma dell’unità immobiliare, o delle caratteristiche costruttive, impiantistiche, tipologiche o distributive della stessa.
Inoltre, viene ricordato che la disciplina del catasto dei fabbricati è articolata su un modello di tipo comparativo, nel quale il “classamento” degli immobili consente di valutare il livello di redditività dell’unità immobiliare mediante un confronto con altre unità del medesimo contesto territoriale, con caratteristiche simili.
In merito, viene fornito l’esempio relativo a interventi di efficientamento energetico sull’involucro di un edificio, come il rifacimento del cappotto, o di installazione di ascensori che, ai fini della valutazione sull’eventuale aumento di redditività dell’immobile per l’aggiornamento catastale, devono essere confrontati con altre unità similari site nella stessa zona censuaria.
In senso più generale, l’Agenzia delle Entrate, nelle proprie conclusioni, specifica che, in coerenza con gli elementi che incidono sulla redditività dell’immobile a seguito degli interventi, la variazione catastale deve essere effettuata nelle ipotesi in cui “le migliorie apportate determinino un apprezzabile mutamento del livello qualitativo e funzionale dell’immobile, tale da incidere sulla relativa capacità reddituale, anche in assenza di variazioni della consistenza o della configurazione planimetrica, in coerenza con il contesto territoriale e con le unità immobiliari comparabili”.
Per questo, viene sottolineato che, ai fini della verifica sulla rilevanza catastale degli interventi sull’immobile, occorre una valutazione tecnica puntuale, e quindi caso per caso, “fondata sull’incidenza concreta delle opere sulla redditività ordinaria dell’immobile e sulla sua corretta collocazione nel sistema classificatorio catastale, con conseguente obbligo di aggiornamento degli atti ogniqualvolta tale incidenza risulti apprezzabile secondo i criteri dell’estimo catastale”.
Interventi riguardanti gli impianti di un immobile
I maggiori dubbi interpretativi, oggetto delle richieste inviate all’Agenzia, sono sorti in relazione agli interventi di ampliamento della dotazione impiantistica, anche tramite impianti tecnologici a servizio comune di più unità immobiliari.
Su questo aspetto l’Agenzia richiama quanto già chiarito con la C.M. 36/E/2013, avente a oggetto “Impianti fotovoltaici – profili catastali e aspetti fiscali”, sotto il profilo degli elementi che compongono la redditività di un immobile, modulata sulla base degli elementi che compongono la sua tariffa d’estimo, e in particolare la categoria e la classe catastale.
In questo senso, nella R.M. 21/E/2026 viene confermato come significativo ai fini dell’obbligo di variazione catastale un aumento della redditività dell’immobile, ossia il passaggio a una classe contigua, inteso come differenza percentuale tra le rispettive tariffe d’estimo, pari o superiore al 15% rispetto alla tariffa d’estimo di riferimento. Invece, un incremento di valore inferiore al 15% non richiede l’aggiornamento catastale.
Queste indicazioni vengono tradotte sotto il profilo degli interventi edilizi aventi a oggetto gli impianti dell’immobile.
A questo proposito, viene chiarito che:
il mero ampliamento della dotazione impiantistica, in assenza di altre tipologie di intervento, non comporta una rideterminazione del classamento e della rendita nell’ipotesi in cui non determini un aumento apprezzabile della redditività dell’immobile, quindi inferiore al 15%;
nel caso in cui l’ampliamento della dotazione impiantistica sia il risultato di più interventi, eseguiti anche in momenti diversi, il valore degli impianti installati da prendere in considerazione è quello complessivo corrispondente alla dotazione finale dell’unità immobiliare, al netto degli interventi eventualmente già considerati per l’attribuzione della rendita;
nel caso di installazione di nuovi impianti a servizio di più unità immobiliari, per ciascuna unità interessata dall’intervento deve prendersi in considerazione la quota di valore a essa riferita.
A livello operativo, la R.M. 21/E/2026 indica una specifica formula matematica per il calcolo del nuovo valore catastale, già utilizzata per gli immobili a destinazione speciale o particolare, che mette in relazione la rendita catastale originaria con il valore degli impianti dell’unità immobiliare.
 
In particolare, ai fini dell’eventuale obbligo di aggiornamento catastale, la valutazione dell’aumento di redditività viene effettuata confrontando il valore catastale dell’unità ante intervento edilizio con il valore che questa assumerebbe dopo la conclusione dei lavori, considerando anche un “valore medio infracensuario” degli impianti aggiunti all’unità immobiliare.
Viene, altresì, specificato che questa modalità di calcolo non può valere in termini assoluti, ma è necessaria una valutazione caso per caso, in base alle caratteristiche concrete che l’immobile assume dopo l’intervento. Infatti, chiarisce l’Agenzia, in caso di interventi ulteriori rispetto al mero ampliamento della dotazione impiantistica, resta ferma la necessità di una valutazione di tipo tecnico-estimativo complessiva dell’incremento di redditività.
Modalità di aggiornamento catastale con la procedura DOCFA
Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate fornisce alcune indicazioni sull’utilizzo della procedura informatica DOCFA per l’aggiornamento catastale. In particolare, viene specificato che:
occorre descrivere in modo dettagliato gli interventi eseguiti, con un elenco dei nuovi impianti installati e le loro caratteristiche specifiche, ad esempio la potenza nominale in caso di pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo;
se l’unità immobiliare, a seguito degli interventi edilizi, rientra in una categoria o classe catastale non presente nel quadro della tariffa vigente nella zona censuaria in cui la stessa è ubicata, il tecnico dichiarante deve indicare, nella relazione tecnica, la categoria e la classe proposte, presenti nel quadro della tariffa d’estimo di un’altra zona censuaria del medesimo comune o di un altro comune della medesima provincia.
Infatti, le funzionalità informatiche della procedura DOCFA non consentono di indicare in modo diretto un classamento differente da quelli indicati nel quadro di tariffa della zona censuaria di ubicazione dell’immobile.
In ogni caso, la determinazione della rendita definitiva rimane di competenza del relativo Ufficio provinciale-Territorio.
 Approfondisci sul sito dell&#039;Ance
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            <title>E‑mobility: fino a 41,5 mln di barili risparmiati al 2035</title>
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            <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Italia potrà contare al 2035 su un parco circolante elettrico e plug-in composto da quasi 8 milioni di veicoli, in grado di diminuire le importazioni petrolifere di oltre 34 milioni di barili all’anno rispetto ai livelli attuali, per un valore complessivo stimato nell’ordine dei 2,4-2,9 miliardi di euro annui. È quanto emerge dal nuovo “Libro Bianco sulla mobilità elettrica” di Motus-E, presentato oggi in occasione della conferenza “L’automotive verso il 2035: previsioni, sfide e opportunità”, che ha riunito a Roma istituzioni italiane e internazionali, vertici dell’industria e media, con gli interventi - tra gli altri - dei ministri Gilberto Pichetto Fratin e Adolfo Urso, e del consigliere sulle politiche energetiche e il Green Deal della presidente Ursula von der Leyen, Philippe Lamberts.Partendo dall’attuale consistenza del circolante elettrico e plug-in italiano - composto da 830.000 veicoli tra auto, furgoni e camion - e dagli oltre 78.000 punti di ricarica a uso pubblico già installati nella Penisola, l’analisi aggiorna in base alle ultime evoluzioni regolatorie e di mercato le previsioni di penetrazione in Italia dei veicoli elettrici e ibridi plug-in, insieme alle stime sulla parallela espansione dell’infrastruttura di ricarica.In considerazione del clima di incertezza normativa che avvolge il settore, l’analisi propone due differenti scenari. Lo Scenario ConservativoLo Scenario Conservativo presuppone la continuità del quadro legislativo vigente, l’assenza di incentivi statali per i veicoli leggeri, un’attivazione parziale dei finanziamenti PNRR per l’infrastruttura di ricarica, la conferma dei fondi già previsti per i veicoli elettrici commerciali e pesanti, e un ritardo di quattro anni dell’Italia per raggiungere la quota di mercato media europea delle auto elettriche. Nel primo trimestre del 2026, lo ricordiamo, la market share italiana delle auto elettriche si è attestata all’8%, contro il 20% medio del Vecchio Continente. Con questi assunti, lo Scenario Conservativo stima che al 2035 circoleranno in Italia 4,6 milioni di veicoli elettrici e 3,2 milioni di ibridi plug-in, mentre sul versante infrastrutturale si conteranno quasi 133.000 punti di ricarica a uso pubblico, di cui il 53% in corrente alternata, il 30% di tipo veloce fino a 149 kW di potenza e il 17% ultraveloce con potenza dai 150 kW in su. Alla rete di ricarica pubblica si affiancheranno 3,3 milioni di punti di ricarica privati, il 91% dei quali sarà in ambito domestico e il 9% in ambito aziendale. Lo Scenario AcceleratoLo Scenario Accelerato considera la possibilità di un incentivo strutturale rivolto ai cittadini per l’acquisto dei veicoli elettrici e plug-in, un mandato 100% a zero emissioni allo scarico per le flotte aziendali, il potenziamento dei fondi per l’elettrificazione dei veicoli commerciali e pesanti e la disponibilità di finanziamenti Ue per l’infrastruttura di ricarica a uso pubblico. Fattori che contribuirebbero insieme a ridurre a 3 anni il ritardo italiano in termini di quota di mercato dei veicoli elettrici rispetto alla media europea. Prendendo le mosse da queste considerazioni, lo Scenario Accelerato prevede che al 2035 circoleranno nella Penisola 6,8 milioni di veicoli elettrici e 2,4 milioni di ibridi plug-in, mentre sul versante infrastrutturale sarebbero oltre 164.000 i punti di ricarica a uso pubblico diffusi sul territorio, con una ripartizione di potenza analoga a quella dello Scenario Conservativo. A questa rete si sommerebbero 3,5 mln di punti di ricarica privati: il 90% in ambito domestico e il 10% in ambito aziendale.L’incremento della domanda di elettricità per la ricarica dei veicoli si aggirerebbe in base allo scenario tra i 15,2 e i 17,6 TWh: un livello pienamente compatibile con il sistema elettrico nazionale, con riflessi positivi particolarmente rilevanti in termini di stimolo alla produzione di elettricità da rinnovabili e alla riduzione della dipendenza dalle importazioni petrolifere. Nei due scenari, Conservativo e Accelerato, l’Italia eviterebbe rispettivamente un consumo di circa 34,6 e 41,5 milioni di barili di petrolio all’anno al 2035, per un valore orientativo stimato tra i 2,4 e i 2,9 miliardi di euro annui. “La crisi in Medio Oriente e lo shock petrolifero che ne è conseguito hanno ricordato a tutti, se ce ne fosse ancora bisogno, l’urgenza di un approccio realmente strategico al tema della sicurezza energetica nazionale ed europea”, osserva il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, ricordando che “la mobilità elettrica rappresenta una risorsa indispensabile per contribuire, insieme alle rinnovabili, a dare corpo in modo serio all’ambizione di una maggiore sovranità energetica nazionale”.“Lo scenario globale indica chiaramente che non solo la competitività della nostra industria automotive, ma anche la tenuta del sistema energetico ed economico del Paese, dipendono dalla capacità di comprendere e cogliere le opportunità della mobilità elettrica”, aggiunge Pressi. “Alla luce di queste evidenze - conclude il presidente di Motus-E - è essenziale che la flessibilità concessa da Bruxelles all’Italia per accelerare sulla transizione energetica, del valore di 14 miliardi di euro, sia sfruttata in modo realmente utile per i cittadini e per il Paese, ponendo la dovuta attenzione al ruolo della mobilità elettrica per perseguire il triplice obiettivo per il quale le risorse sono state stanziate: rafforzamento della sicurezza energetica, elettrificazione dei consumi e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili”. </description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>Riordino incentivi: bozza Dlgs al CdM n. 178</title>
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            <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio dei Ministri n. 178 ha esaminato la bozza di decreto legislativo sul riordino degli incentivi, un intervento atteso che punta a razionalizzare un sistema oggi frammentato, eterogeneo e spesso difficile da interpretare per imprese e operatori. L’obiettivo è costruire un quadro più coerente, trasparente e orientato all’efficacia delle misure di sostegno pubblico.
La bozza di Dlgs introduce criteri uniformi per la classificazione, gestione e valutazione degli incentivi, con l’intento di ridurre sovrapposizioni, semplificare l’accesso e migliorare la misurazione degli impatti economici. Particolare attenzione è dedicata alla digitalizzazione dei processi, con la previsione di piattaforme uniche e strumenti informativi integrati per garantire maggiore chiarezza e tempestività.
Il provvedimento si inserisce nel più ampio percorso di revisione delle politiche industriali e di investimento, mirando a concentrare le risorse su interventi ad alto valore aggiunto: innovazione, transizione energetica, competitività delle PMI, sviluppo territoriale e attrazione degli investimenti. La riforma punta inoltre a rafforzare il coordinamento tra amministrazioni centrali e regionali, riducendo duplicazioni e migliorando la governance complessiva.
Per imprese, consulenti e intermediari finanziari, il riordino rappresenta un passaggio strategico: un sistema più leggibile e prevedibile consente di programmare meglio gli investimenti e di accedere con maggiore consapevolezza alle misure disponibili. Il testo proseguirà ora l’iter previsto, con possibili affinamenti nelle prossime settimane.
Comunicato stampa</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Solution Lease supera 110 milioni di erogato in due anni</title>
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            <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A due anni dal lancio, Solution Lease si conferma una componente strategica dell’offerta di Solution Bank, con 400 contratti stipulati e un volume complessivo di erogato lordo pari a circa 110 milioni di euro nei primi due anni di attività.Lanciata nel maggio 2024 per ampliare le soluzioni di finanziamento dedicate a imprese e imprenditori, la piattaforma leasing della banca ha progressivamente consolidato il proprio ruolo all’interno del modello dibusiness di Solution Bank, contribuendo a rafforzare il supporto agli investimenti della clientela e a sviluppare sinergie commerciali con le altre linee di attività della banca.Nei primi due anni di operatività, Solution Lease ha sviluppato una forte specializzazione nei comparti targato e nautico, che rappresentano oggi circa il 70% dell’operatività complessiva. Il restante 30% è equamente distribuito tra leasing immobiliare e leasing strumentale, a conferma della capacità della struttura di rispondere a esigenze di investimento diversificate.I risultati raggiunti confermano la validità del percorso intrapreso e il progressivo consolidamento di una linea di business che rappresenta oggi una leva strategica per la crescita della banca, sia in termini di sviluppo commerciale sia di ampliamento dell’offerta rivolta a imprese e imprenditori.Forte dei risultati conseguiti finora, Solution Bank intende proseguire nel percorso di crescita di Solution lease, con l’obiettivo di incrementare ulteriormente i volumi, consolidare il posizionamento nei segmenti di maggiore specializzazione e rafforzare il contributo del leasing allo sviluppo complessivo della banca.“Quando abbiamo lanciato Solution Lease, l’obiettivo era ampliare la nostra capacità di supportare gli investimenti di imprese e imprenditori attraverso soluzioni specialistiche e competitive. I risultati raggiuntinei primi due anni confermano la validità di questa scelta strategica. Oggi il leasing rappresenta una componente rilevante della nostra offerta e una leva importante per lo sviluppo della relazione con il cliente. Continueremo a investire nella crescita di questa attività, valorizzandone le sinergie con le altre linee di business della banca”, commenta Andrea Alfieri, Responsabile Area Leasing di Solution Bank.
SOLUTION BANK è un istituto che integra la solidità della tradizione bancaria con un approccio moderno, flessibile e orientato alla personalizzazione. In qualità di banca boutique, offre servizi e soluzioni su misura a Famiglie, Privati, Imprenditori e PMI; mentre la sua anima Corporate mette a disposizione delle imprese finanziamenti strutturati e competenze specialistiche. Pur mantenendo una forte identità italiana e valorizzando l’esperienza maturata sul territorio, Solution Bank guarda con decisione agli scenari internazionali, per rispondere con tempestività e professionalità a un mercato in evoluzione. L’istitutosupporta la clientela Retail con un’offerta completa di servizi di investimento e di gestione del patrimonio.Oggi conta circa 180 collaboratori e una rete di 10 filiali presenti a Forlì, Bologna, Rimini, Cesena, Imola, Ravenna, Lugo e Modena, oltre a due Uffici di Rappresentanza a Milano e Modena. Accanto alla dimensione Retail, Solution Bank è anche una Corporate Bank agile e altamente specializzata: sostiene le imprese locali e nazionali con prodotti di credito ordinario e con interventi dedicati alle situazioni complesse e ai processi di ristrutturazione, con l’obiettivo di favorire crescita sostenibile, innovazione e solidità aziendale. La banca si distingue inoltre per una forte vocazione internazionale: l’azionista di maggioranza è SC Lowy, gruppo globale attivo da oltre un decennio nel trading di obbligazioni e prestiti, tra Asia, Europa e Medio Oriente.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>UIF: Rapporto annuale per il 2025</title>
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            <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 13:15:00 +0000</pubDate>
            <description>La UIF ha presentato il Rapporto annuale 2025, documento che offre una fotografia dettagliata dell’evoluzione dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, dell’operatività degli intermediari e delle principali tendenze nei flussi finanziari sospetti. Il quadro che emerge conferma un sistema in trasformazione, caratterizzato da un aumento della complessità operativa e da nuove vulnerabilità legate alla digitalizzazione.
Nel 2025 le segnalazioni di operazioni sospette hanno registrato un ulteriore incremento, trainato sia dal rafforzamento dei presidi interni degli operatori sia dall’emersione di fenomeni illeciti più articolati. Crescono in particolare le segnalazioni collegate a frodi digitali, utilizzo improprio di strumenti di pagamento elettronici e schemi di riciclaggio multilivello, spesso connessi a reti internazionali.
La UIF evidenzia inoltre un’intensificazione delle attività di analisi finanziaria strategica, con un focus sui rischi emergenti: criptovalute e asset digitali, piattaforme fintech, operatività transfrontaliera e nuovi modelli di intermediazione. L’Unità ha potenziato gli strumenti di data analysis e machine learning per individuare pattern anomali e migliorare la capacità di intercettare comportamenti ad alto rischio.
Sul fronte della collaborazione istituzionale, il Rapporto segnala un rafforzamento dello scambio informativo con autorità giudiziarie, forze di polizia, autorità di vigilanza e FIU estere, elemento cruciale per contrastare fenomeni sempre più globali. Particolare attenzione è dedicata anche alla qualità delle segnalazioni, con richiami agli operatori su completezza, tempestività e coerenza dei dati trasmessi.
Per gli intermediari finanziari, il Rapporto 2025 rappresenta un riferimento operativo essenziale: offre indicazioni sulle aree di rischio più rilevanti, sulle tipologie di operazioni maggiormente esposte e sulle aspettative della UIF in termini di presidi AML, controlli interni e capacità di rilevazione delle anomalie.
UIF: Rapporto annuale 2025</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Orientamenti e Raccomandazioni delle Autorità europee</title>
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            <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’aggiornamento dell’elenco degli Orientamenti e delle Raccomandazioni delle Autorità europee di vigilanza (ESA) rappresenta un passaggio rilevante per il quadro regolamentare europeo, in particolare per gli intermediari finanziari chiamati ad assicurare un allineamento costante agli standard sovranazionali. L’elenco, pubblicato periodicamente, raccoglie gli atti emanati da EBA, ESMA ed EIOPA, fornendo un riferimento unico e aggiornato per la corretta applicazione delle normative europee nei diversi ambiti di vigilanza prudenziale, condotta di mercato e tutela dei consumatori.
Gli Orientamenti e le Raccomandazioni costituiscono strumenti fondamentali per garantire armonizzazione, coerenza e convergenza nell’interpretazione delle regole europee. Pur non avendo natura vincolante come i regolamenti, essi richiedono agli Stati membri e alle autorità nazionali di vigilanza un chiaro “comply or explain”, rafforzando così l’uniformità applicativa all’interno dell’Unione.
L’elenco aggiornato consente agli operatori di monitorare con precisione gli atti più recenti, tra cui quelli relativi a governance, gestione dei rischi, requisiti prudenziali, antiriciclaggio, protezione degli investitori e digitalizzazione dei servizi finanziari. Per gli intermediari, mantenere un presidio costante su tali documenti è essenziale per adeguare tempestivamente processi interni, controlli e modelli operativi.
L’iniziativa contribuisce inoltre a migliorare la trasparenza del quadro regolamentare, facilitando l’accesso alle fonti ufficiali e supportando gli operatori nella valutazione degli impatti organizzativi e di compliance. In un contesto di crescente complessità normativa, la disponibilità di un repertorio aggiornato rappresenta uno strumento operativo di grande utilità per funzioni Compliance, Risk Management e Internal Audit.
Elenco Orientamenti e Raccomandazioni</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Istat: a maggio l’inflazione sale al 3,2%</title>
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            <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 08:59:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel mese di maggio 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,4% su base mensile e del +3,2% su base annua (da +2,7% di aprile), confermando la stima preliminare.
L’accelerazione dell’inflazione risente prevalentemente della dinamica dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da +9,6% a +12,5%), degli Energetici regolamentati (da +5,3% a +5,6%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,6% a +1,7%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +3,0%).
Nel mese di maggio l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accentua il suo ritmo di crescita (da +1,6% a +1,7%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,9% a +2,1%).
I prezzi dei beni e quelli dei servizi registrano un’accelerazione su base annua, rispettivamente da +3,1% a +3,4% e da +2,4% a +2,8%. Di conseguenza, il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni si attesta a -0,6 punti percentuali, rispetto ai -0,7 p.p. del mese precedente.
Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona scende a +1,9% (da +2,3% registrato ad aprile), mentre quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto sale leggermente (da +4,2% a +4,4%).
La variazione congiunturale dell’indice generale riflette soprattutto l’aumento dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%), degli Energetici non regolamentati (+0,4%), degli Alimentari non lavorati e degli Energetici regolamentati (+0,3% per entrambi); diminuiscono i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-0,6%).
Il tasso di inflazione acquisito a maggio è pari a +2,6% per l’indice generale e a +1,5% per la componente di fondo.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) evidenzia una variazione pari a +0,3% su base mensile e a +3,2% su base annua (da +2,8% del mese precedente); la stima preliminare era +3,3%.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,3% e una tendenziale di +3,0%.
Il commento
A maggio 2026 l’inflazione sale a +3,2%. L’accelerazione risente essenzialmente delle tensioni sui prezzi dei Beni energetici non regolamentati, dei Servizi relativi ai trasporti e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona. Un effetto di freno alla dinamica dell’inflazione si deve invece ai prezzi dei Beni alimentari, la cui decelerazione si riflette anche sulla dinamica dei prezzi del “carrello della spesa” (da +2,3% a +1,9%); l’inflazione di fondo sale a +1,7% (da +1,6%). L’inflazione acquisita per il 2026, a maggio, è pari a +2,6%.
 

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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Sanzioni UE: pubblicati tre nuovi regolamenti</title>
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            <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 23:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;Unione Europea ha pubblicato i seguenti Regolamenti che prevedono misure di congelamento nei confronti di soggetti designati:

Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1361 che attua il Regolamento (UE) 2014/269 concernente misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l&#039;integrità territoriale, la sovranità e l&#039;indipendenza dell&#039;Ucraina;
Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1356 che attua il Regolamento (UE) 2024/2642 concernente misure restrittive in considerazione delle attività destabilizzanti della Russia;
Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1362 che attua il Regolamento (UE) 2024/1485, concernente misure restrittive in considerazione della situazione in Russia.

 
Gli aggiornamenti sono consultabili, per pronta informativa, al seguente link del sito dell&#039;Unione europea: Gazzetta ufficiale dell&#039;Unione europea - serie L del 15.06.2026
 
Per l&#039;elenco completo di tutti gli atti normativi adottati fino ad ora dall&#039;Unione europea nelle molteplici iniziative in materia di sanzioni finanziarie si rimanda al seguente link: EU Sanctions map 
 I soggetti designati di cui al provvedimento indicato saranno ricompresi, salvi i tempi strettamente necessari all&#039;aggiornamento, nella lista consolidata di tutte le persone, gruppi ed entità oggetto di congelamento nel territorio europeo, consultabile - previa registrazione di credenziali per l&#039;accesso al sito (indirizzo e-mail e password) - al seguente link: https://webgate.ec.europa.eu/fsd/fsf#!/files
 
 Per informazioni generali sull&#039;applicazione di misure restrittive di &quot;congelamento&quot; dei fondi e delle risorse economiche detenute da persone fisiche e giuridiche, gruppi ed entità specificamente individuati dalle Nazioni Unite e dall&#039;Unione Europea (soggetti &quot;designati&quot;), impiegate anche per contrastare l&#039;attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale si rinvia alla pagina di questo sito specificamente dedicata al tema: https://uif.bancaditalia.it/adempimenti-operatori/contrasto/index.html.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>IVASS: seconda indagine sulle polizze rischi catastrofali</title>
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            <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:26:00 +0000</pubDate>
            <description>L’IVASS ha pubblicato la seconda indagine nazionale sulle polizze a copertura dei rischi catastrofali, un approfondimento che fotografa lo stato del mercato, l’evoluzione dell’offerta e il livello di protezione effettivamente disponibile per famiglie e imprese. L’analisi arriva in un contesto di crescente esposizione del Paese a eventi climatici estremi, con impatti economici e sociali sempre più rilevanti.
L’indagine evidenzia una diffusione ancora limitata delle coperture catastrofali, nonostante l’aumento della consapevolezza del rischio. Le polizze disponibili mostrano una forte eterogeneità in termini di garanzie, massimali, franchigie e modalità di attivazione, con differenze significative tra prodotti stand‑alone e coperture integrate in pacchetti multirischio.
Dal punto di vista dell’offerta, IVASS rileva un progressivo ampliamento delle soluzioni assicurative, con un numero crescente di compagnie che propone coperture contro alluvioni, terremoti, eventi atmosferici intensi e inondazioni. Tuttavia, permangono criticità legate alla scarsa omogeneità dei prodotti, alla complessità delle condizioni contrattuali e alla difficoltà per gli assicurati di valutare correttamente il livello di protezione.
Sul fronte della domanda, l’indagine conferma che la penetrazione delle polizze catastrofali rimane bassa, soprattutto tra le famiglie e nelle aree a maggiore rischio. Le imprese mostrano una maggiore propensione alla copertura, ma con forti differenze territoriali e settoriali.
IVASS sottolinea l’importanza di rafforzare la trasparenza informativa, semplificare i prodotti e promuovere una maggiore educazione assicurativa, elementi chiave per favorire una più ampia diffusione delle coperture e ridurre la vulnerabilità economica del Paese di fronte ai fenomeni estremi.
 Comunicato
Indagine</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Usura: operativa la riforma MEF del Fondo prevenzione</title>
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            <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La riforma del Fondo per la prevenzione dell’usura del MEF è ufficialmente operativa e introduce un quadro di interventi mirati a rafforzare l’accesso al credito per famiglie e PMI in condizioni di vulnerabilità finanziaria. Il nuovo impianto normativo punta a rendere il Fondo più efficace, ampliando la platea dei beneficiari e semplificando le procedure di attivazione.
Le modifiche approvate prevedono un rafforzamento degli strumenti di garanzia, una maggiore flessibilità nell’erogazione dei finanziamenti e un processo di valutazione più rapido, così da favorire l’intervento tempestivo degli operatori accreditati. L’obiettivo è prevenire l’esclusione finanziaria e ridurre il rischio che soggetti fragili possano ricorrere a canali irregolari o usurari.
Per le PMI, la riforma introduce criteri più aderenti alle esigenze delle micro e piccole imprese, con particolare attenzione ai settori più esposti a tensioni di liquidità. Per le famiglie, vengono potenziati i meccanismi di sostegno in caso di sovraindebitamento o difficoltà temporanee, con percorsi di accompagnamento più chiari e accessibili.
Gli operatori del credito e gli enti convenzionati sono chiamati a un ruolo centrale nell’attuazione della riforma, grazie a procedure più snelle e a un quadro di responsabilità meglio definito. Il MEF punta così a rendere il Fondo uno strumento realmente operativo nella prevenzione dell’usura e nel sostegno alla resilienza finanziaria del Paese.
Comunicato Stampa</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Bankitalia: nuove funzionalità per la Centrale rischi</title>
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            <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Con il completamento del rinnovamento tecnologico della Centrale dei rischi – avvenuto a novembre 2023 – e l’eliminazione degli attributi anagrafici dalle richieste del servizio di prima informazione è stata avviata una separazione dei processi della Centrale dei rischi (CR) da quelli dell’Anagrafe dei soggetti (AS). Ciò ha consentito di aumentare la flessibilità di entrambe le applicazioni per rispondere a nuove esigenze informative e, di conseguenza, di ridurre i costi che gli intermediari sostengono in occasione di interventi evolutivi. Con l’obiettivo di completare il processo di separazione dei processi delle due applicazioni e conseguire pienamente i benefici di cui sopra, si comunica che le informazioni di carattere anagrafico saranno eliminate anche dal contenuto informativo dei servizi della CR destinati agli intermediari. Nello specifico tali informazioni non verranno più restituite al sistema (a) nelle risposte alle richieste di prima informazione (survey CROPI), (b) nel servizio di informazione periodica, nei flussi di ritorno mensili (survey CROFR) e (c) nelle rettifiche alle segnalazioni (survey CROM). La modifica in questione rappresenta una importante semplificazione di processo che consente di eliminare alcune duplicazioni nella elaborazione dei dati e nelle fasi di controllo “incrociato” tra l’applicazione CR e l’applicazione AS, con conseguenti guadagni di efficienza nella fornitura dei servizi. Per conoscere eventuali aggiornamenti degli attributi anagrafici dei soggetti di loro interesse, gli intermediari potranno consultare l’AS - che rimane l’unica fonte per tali informazioni - utilizzando il servizio di inquiry denominato ASQ (Anagrafe dei Soggetti Query)1 oppure utilizzare le survey per la richiesta dei dati anagrafici previste nella medesima applicazione.
Al fine di agevolare gli intermediari nella pianificazione dei necessari interventi tecnici, si comunica che le novità sopra descritte diverranno operative nel corso del 1° trimestre del 2028 ; entro il mese di giugno 2027 saranno fornite la documentazione tecnica e le indicazioni sui relativi collaudi. 
Eventuali richieste di chiarimento possono essere inoltrate alla casella di posta elettronica CR.SEGNALAZIONI@bancaditalia.it.</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Risk Management e frodi nel leasing: percorso Assilea</title>
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            <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Assilea propone il 2 e il 9 luglio un percorso formativo specialistico dedicato al rischio frode nelle società di leasing, con un focus operativo sul sistema dei controlli interni e sugli schemi fraudolenti più ricorrenti nel settore. Il programma, articolato in due moduli acquistabili anche singolarmente, offre strumenti concreti per rafforzare la capacità delle organizzazioni di prevenire, rilevare e gestire le frodi, integrando quadro normativo, best practice e casi reali.
 Modulo 1 – Il governo del rischio frode e il sistema dei controlli interni
2 luglio 2026
Il primo incontro fornisce una visione strutturata del framework di gestione del rischio frode, illustrando ruoli, responsabilità e presidi richiesti dalle normative di settore. Saranno approfonditi:


il modello di governo del rischio nelle società di leasing


l’architettura del sistema dei controlli interni


le principali misure preventive e gli indicatori di anomalia


l’efficacia dei presidi organizzativi e procedurali


l’integrazione tra funzioni operative e funzioni di controllo


L’obiettivo è offrire ai partecipanti una mappa chiara per valutare la solidità del proprio sistema di prevenzione e individuare aree di miglioramento.
Modulo 2 – Schemi di frode nel leasing
9 luglio 2026
Il secondo modulo entra nel cuore delle dinamiche fraudolente tipiche del leasing, analizzando:


gli schemi di frode più ricorrenti (beni inesistenti, sovrafatturazioni, triangolazioni, collusioni, uso improprio di documentazione)


i punti di vulnerabilità nei processi commerciali, operativi e amministrativi


i presidi di controllo più efficaci per intercettare e mitigare tali fenomeni


case study reali, utili per riconoscere pattern, segnali deboli e modalità operative


Un percorso pensato per rafforzare la capacità di lettura dei rischi e migliorare la qualità dei controlli lungo l’intero ciclo di vita del contratto. 
Finalità del percorso
Il programma consente ai partecipanti di:


comprendere il quadro normativo e i concetti fondamentali del rischio frode


valutare l’efficacia delle misure adottate dalla propria organizzazione


riconoscere tempestivamente schemi fraudolenti e comportamenti anomali


rafforzare la cultura del controllo e della prevenzione


applicare strumenti operativi immediatamente utilizzabili nei processi aziendali


Destinatari
Il percorso è rivolto a professionisti delle funzioni:


Risk Management


Commerciale


Operations (Procurement, Back Office Clienti, ecc.)


Internal Audit


Conformità


Organizzazione


Sono inclusi anche agenti, fornitori convenzionati e altri collaboratori esterni coinvolti nei processi di leasing.
La docenza è affidata a: Sharon Scianna (Senior Manager, EY) e Sarah Furnari (Senior, EY)
Agli iscritti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Maggiori informazioni e modalità d&#039;iscrizione</description>
            <category>Formazione ed Eventi</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Assilea: leasing in crescita del 3,6% nei primi 5 mesi 2026</title>
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            <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:50:00 +0000</pubDate>
            <description>Nei primi 5 mesi del 2026 sono stati stipulati 338.967 nuovi contratti leasing, per un valore di oltre 15,3 mld. di &amp;euro;. Rispetto allo stesso periodo 2025, si rileva una crescita dei volumi del +3,6% e del +0,4% nei numeri. Analizzando solo il mese di maggio si rileva un aumento del +2,2% rispetto a maggio 2025.
L&amp;rsquo;auto, che rappresenta il 65,3% dello stipulato totale, mostra nei primi 5 mesi del 2026 un +2,0% nei volumi a fronte di una flessione di -2,4% nei numeri, registrando una dinamica positiva nel segmento delle autovetture in leasing e in noleggio a lungo termine e nei veicoli industriali.
Il leasing strumentale (23,9% del totale) vede una crescita del +9,2% in numero, con un trend ancora negativo in valore (-1,2%), in attesa dell&#039;avvio dell&#039;Iperammortamento a partire da met&amp;agrave; giugno 2026, registrando una crescita nel segmento del leasing operativo (+1,1%) e una flessione nel leasing finanziario in valore (-1,6%).
Prosegue la dinamica positiva dello stipulato leasing immobiliare, +29,8% in valore e +8,0% in numero, tale trend risente del notevole incremento, rispetto ai primi 5 mesi del 2025, osservato sia per l&amp;rsquo;immobiliare &amp;laquo;costruito&amp;raquo; (+38,8%) sia per l&amp;rsquo;immobiliare &amp;laquo;da costruire&amp;raquo;, +13,4%. Lo stipulato leasing aeronavale e ferroviario mostra un incremento del +43,4% in valore mentre quello di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili registra una flessione del -11,7%.

&amp;nbsp;
Ripartizione per comparto (valori di stipulato)

&amp;nbsp;
Stipulato leasing auto (&amp;euro; m)
Nel comparto Auto cresce in valore il sotto-comparto delle autovetture in leasing (+4,7%) e a noleggio a lungo termine (+0,8%) in aumento anche quello dei veicoli industriali (+16,0%). Gli altri segmenti mostrano una flessione: i veicoli commerciali in leasing del -2,7% e quelli a noleggio a lungo termine del -20,2%.

&amp;nbsp;
Stipulato leasing strumentale (&amp;euro; m)
La flessione osservata nei volumi del comparto strumentale (-1,2%) riflette la dinamica negativa del leasing strumentale finanziario (-1,6%) che mostra percentuali positive per le fasce d&amp;rsquo;importo le fasce d&amp;rsquo;importo inferiori a 0,5 mil. &amp;euro; e flessioni per quelle superiori. Risulta invece in crescita il leasing strumentale operativo con aumenti per tutte le fasce d&amp;rsquo;importo, ad eccezione di quella pi&amp;ugrave; elevata (-4,0%).

&amp;nbsp;
Stipulato leasing immobiliare (&amp;euro; m)
Nel comparto immobiliare, il leasing &amp;laquo;costruito&amp;raquo; mostra una forte crescita (+38,8%) con aumenti in tutte le fasce d&amp;rsquo;importo. Anche per il leasing immobiliare &amp;laquo;da costruire&amp;raquo;, si rileva una crescita significativa pari al +13,4% grazie alla dinamica della fascia dei contratti di importo compreso tra 0,5 e 2,5 mil.&amp;euro; (+7,8%) e a quella dei contratti superiori a 2,5 mil.&amp;euro; (+17,3%).
&amp;nbsp;

&amp;nbsp;
Immatricolazione di autovetture 1
A maggio 2026 le immatricolazioni di autovetture registrano una crescita del +8,1% rispetto a maggio 2025.
Nei primi 5 mesi dell&amp;rsquo;anno si registra un +7,4% nel noleggio e un +7,5% nel leasing rispetto allo stesso periodo del 2025.
Tra le immatricolazioni leasing (36.770 unit&amp;agrave;), il 42,1% &amp;egrave; destinato a privati2, il 41,4% a societ&amp;agrave; e il 23,0% a societ&amp;agrave; di noleggio.

Le autovetture green (elettriche, ibride e plug-in) in leasing e noleggio a lungo termine crescono del 14,9%, registrando incrementi in tutti i comparti, fatta eccezione per le autovetture ibride diesel e elettriche.
Il peso del green sul totale delle immatricolazioni &amp;egrave; pari al 67,1%, mentre &amp;egrave; pari al 69,5% nel comparto del leasing e NLT.
Leasing e NLT presentano un&amp;rsquo;incidenza del 26,6% sul totale green e del 25,7% sul totale delle immatricolazioni.

&amp;nbsp;
1 Compresi i fuoristrada
2 Si indicano con la dizione &amp;ldquo;privati&amp;rdquo; i soggetti dotati di codice fiscale alfanumerico: i privati consumatori, gli esercenti arti e professioni, i titolari di ditte individuali e le imprese familiari. Su tale aggregato, la quota dei privati consumatori &amp;egrave; prossima allo zero.
&amp;nbsp;</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Europa in forte rialzo, listini ai top da febbraio</title>
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            <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le Borse europee aprono in territorio positivo, sostenute dal miglioramento del clima geopolitico dopo l’intesa raggiunta tra Stati Uniti e Iran, la cui firma è attesa nei prossimi giorni. L’accordo, frutto dei colloqui preparatori di Doha, riduce il livello di incertezza internazionale e rafforza l’appetito per il rischio degli investitori.
Gli indici dell’Eurozona mostrano rialzi diffusi, con particolare dinamismo nei comparti energia, industria e finanza, i più sensibili alle tensioni mediorientali. La prospettiva di una stabilizzazione dell’area e di un allentamento delle pressioni sui prezzi del petrolio contribuisce a migliorare le aspettative macroeconomiche per il secondo semestre.
Il mercato obbligazionario registra un lieve calo dei rendimenti, segnale di un ritorno verso asset più rischiosi, mentre l’euro rimane stabile contro le principali valute. Gli operatori guardano ora ai prossimi sviluppi diplomatici e alle reazioni delle banche centrali, in un contesto in cui la riduzione del rischio geopolitico potrebbe favorire un percorso più lineare per la politica monetaria.
Per gli analisti, il rialzo dei listini rappresenta un primo segnale di sollievo, ma la sostenibilità del trend dipenderà dalla conferma dell’accordo e dalla sua effettiva implementazione. Restano sotto osservazione anche i dati macro in uscita nei prossimi giorni, che potrebbero rafforzare o attenuare il momentum positivo.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Agricoltura 2025: produzione +0,3%, valore aggiunto stabile</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/agricoltura-2025-produzione-03-valore-aggiunto-stabile</link>
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            <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel 2025 il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha registrato una lieve crescita della produzione in termini reali, pari allo 0,3%. Nello stesso periodo, il valore aggiunto è rimasto sostanzialmente stabile (-0,1%), mentre l’occupazione si è ridotta dello 0,5%.
Si sono osservati incrementi della produzione in volume per olio d’oliva (+9,6%), cereali (+4,1%), vino (+2,9%) e fiori e vivai (+1,5%). L’annata è stata invece sfavorevole per frutta (-7,3%), legumi secchi (-3,2%), coltivazioni industriali(-1,9%), foraggi (-1,3%) e agrumi (-1,0%).
Nel 2025 sono aumentati sia i prezzi di vendita dei prodotti agricoli (+3,8%) sia i prezzi dei beni e servizi impiegati nel settore (+1,0%).
L’Italia si conferma al primo posto nella Ue per valore aggiunto mentre scende al quarto posto per valore della produzione.
Prezzi in aumento, sale il valore della produzione e si rafforza l’agroalimentare
Nel 2025 il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha generato 80,1 miliardi di euro di valore della produzione, in aumento del 3,9% rispetto ai 77,1 miliardi del 2024. La crescita è stata determinata dal sensibile aumento dei prezzi (+3,6%) in presenza di volumi in leggera crescita (+0,3%). Il valore aggiunto del settore ha toccato i 46,6 miliardi, contro i 44,2 dell’anno precedente. L’incremento è spiegato soprattutto dalla crescita dei prezzi (+5,6%), a fronte di una lieve flessione dei volumi (-0,1%). Il risultato si colloca in un quadro macroeconomico nazionale di moderata crescita del valore aggiunto in volume (+0,4%).          
La produzione del comparto agricolo in senso stretto è aumentata del 4,2% in valore, raggiungendo 75,2 miliardi (72,2 miliardi nel 2024). La crescita è stata trainata quasi interamente dai prezzi (+3,8%), con volumi in debole crescita (+0,3%). Le coltivazioni sono cresciute moderatamente nei volumi e nei prezzi; negli allevamenti i prezzi sono aumentati sensibilmente con volumi invariati. Le attività di supporto hanno registrato una lieve flessione dei volumi e un rialzo dei prezzi, mentre le attività secondarie sono risultate in espansione sia nei volumi sia nei prezzi.
Nel 2025 i consumi intermedi del settore agricolo sono aumentati dello 0,9% in volume (+1,0% i prezzi dei beni e servizi impiegati). Il valore aggiunto a prezzi correnti è cresciuto del 5,9%, raggiungendo 43,1 miliardi (40,7 miliardi del 2024), nonostante una lieve flessione in volume (-0,2%). L’Italia si conferma il Paese dell’Unione europea con il più alto valore aggiunto agricolo.
Tra i comparti non agricoli, la silvicoltura ha mantenuto nel 2025 un valore della produzione pressoché invariato, con prezzi in lieve calo (-0,2%) e volumi in modesto aumento (+0,1%). La pesca ha invece registrato la flessione più marcata dei volumi (-0,6%) che, a seguito dell’aumento dei prezzi (+2,5%), hanno determinato una crescita complessiva della produzione in valore dell’1,9%.
Il settore agroalimentare – che include agricoltura, silvicoltura e pesca e industria alimentare – ha generato nel 2025 un valore aggiunto di 89 miliardi di euro, rispetto agli 83,4 del 2024. Nel 2025, la crescita in volume (+0,7%) è stata trainata dal comparto dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco (+1,4%). La quota del valore aggiunto dell’agroalimentare sul totale nazionale è salita al 4,4% dal 4,2% del 2024. La composizione del settore ha confermato stabile, al 2,3%, il contributo del settore primario e rafforzato il peso dell’industria alimentare, salito al 2,1% dall’1,9% dell’anno precedente.
Cala l’occupazione, crescono redditi da lavoro e investimenti
Nel 2025 l’occupazione nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, misurata in unità di lavoro (Ula), è diminuita dello 0,5%. La riduzione dei lavoratori indipendenti (-2,2%) non è stata compensata dall’incremento dei dipendenti (+2,3%). Nel settore agroalimentare l’input di lavoro è rimasto sostanzialmente stabile (-0,1%), mentre nell’industria alimentare l’occupazione è aumentata dello 0,9%. I redditi da lavoro dipendente in agricoltura, silvicoltura e pesca, sono cresciuti dell’1,0%, con un incremento nelle retribuzioni lorde dello 0,9%. Gli investimenti fissi lordi hanno registrato un consistente incremento in valore e in volume, rispettivamente del 5,3% e del 4,8% .
Bene cereali, vino e olio, in calo ortaggi e frutta; record per la zootecnia
I principali comparti agricoli hanno mostrato nel 2025 andamenti economici molto differenziati tra coltivazioni e allevamenti.
Le coltivazioni agricole, che rappresentano il 52,7% della produzione complessiva di beni e servizi, hanno evidenziato una sostanziale tenuta della capacità produttiva: volumi e prezzi sono cresciuti entrambi dello 0,6%, determinando un valore della produzione di 37,5 miliardi di euro (+1,2% rispetto al 2024).
La produzione delle coltivazioni erbacee nel 2025 è aumentata in volume dell’1,0% ma, per la consistente riduzione dei prezzi (-2,9%), è diminuita del 2,0% in valore, portandosi a 18,7 miliardi di euro. Tra queste, i cereali hanno segnato un’ottima performance (+4,1% in volume e +5,8% in valore), mentre gli ortaggi, con volumi pressoché stabili (+0,1%), hanno subìto una forte flessione del valore(-5,8%) a causa del calo dei prezzi (-5,9%).
Le coltivazioni legnose (16,8 miliardi di euro) hanno registrato un aumento del valore della produzione del 4,0%, dovuto soprattutto al rialzo dei prezzi (+3,7%), a fronte di una lieve crescita dei volumi (+0,3%). L’olio d’oliva ha beneficiato di condizioni climatiche più favorevoli rispetto all’anno precedente, con una buona resa soprattutto nel Mezzogiorno: il valore della produzione è aumentato del 5,9%, sostenuto dalla crescita dei volumi produttivi (+9,6%) nonostante il calo dei prezzi (-3,4%). Positivo anche l’andamento del vino (+3,1% in valore), con volumi in aumento (+2,9%) e prezzi stabili (+0,1%), sostenuto in particolare dai risultati del Centro-Sud e di alcune aree del Nord. La frutta è il comparto che ha registrato il maggiore squilibrio: il valore della produzione è cresciuto del 10,1%, esclusivamente per effetto del forte aumento dei prezzi (+18,8%), che ha compensato il netto calo dei volumi (-7,3%).
Gli allevamenti zootecnici, che rappresentano il 35,2% del settore, hanno mantenuto invariati i volumi, ma hanno registrato un aumento del valore del 9,9% per effetto del forte rialzo dei prezzi (+9,8%), diffuso lungo tutta la filiera e particolarmente accentuato per le carni bovine e quelle avicole. Nel 2025, il valore della produzione ha superato i 25 miliardi di euro, oltre il record già segnato nel 2024 (22,8 miliardi), raggiungendo il livello più alto mai registrato dal comparto.
La produzione delle attività di supporto dell’agricoltura, pari a 8,6 miliardi di euro nel 2025, è cresciuta dello 0,7% in valore, con volumi in calo (-0,9%) e prezzi in aumento (+1,6%). Il valore della produzione delle attività secondarie non agricole (5,3 miliardi di euro) ha registrato un aumento del 5,2%, grazie alla crescita sia dei volumi (+1,3%) sia dei prezzi (+3,8%).   
Nel 2025, i consumi intermedi dell’agricoltura hanno superato i 32 miliardi di euro, pari al 42,7% del valore della produzione. In valore sono cresciuti dell’1,9% rispetto al 2024, con volumi in ripresa (+0,9%) e prezzi in moderato aumento (+1,0%). Le principali voci di spesa sono risultate i mangimi (8,2 miliardi di euro), l’energia (4,7 miliardi), le sementi (2,3 miliardi) e i concimi (2,1 miliardi). L’incremento più rilevante ha riguardato l’impiego di energia nelle attività produttive (+7,4% in volume).
Tornano a crescere i costi ma la redditività tiene
Come si è appena visto, nel 2025 i prezzi della produzione agricola sono aumentati del 3,8%, con dinamiche molto differenziate tra i comparti.
Nel comparto delle coltivazioni l’aumento medio dei prezzi è stato contenuto (+0,6%), ma con marcate differenze tra i vari segmenti produttivi. Oltre alla frutta, gli incrementi più significativi hanno interessato i foraggi (+10,4%), il florovivaismo (+6,6%) e i legumi (+4,0%). In controtendenza, invece, i prezzi di ortaggi (-5,9%), agrumi (-2,4%) e colture industriali (-1,7%).
Il principale contributo alla crescita dei prezzi agricoli è derivato dal comparto zootecnico. Gli aumenti hanno interessato gran parte della filiera, con rialzi particolarmente marcati per le carni bovine (+19,9%), le carni avicole (+15,5%), le uova (+15,4%) e il latte (+8,7%).
Anche nelle attività di supporto all’agricoltura si è registrato un aumentato dei prezzi (+1,6%), sostenuto in particolare dalle lavorazioni in conto terzi; in sensibile rialzo sono risultati i prezzi delle attività secondarie (+3,8%), soprattutto per le lavorazioni di mangimi, carni e latte.
Sul fronte dei costi sostenuti, nel 2025 i prezzi dei beni e dei servizi impiegati in agricoltura sono tornati a crescere (+1,0% in media) dopo le flessioni del 2023 (-3,7%) e del 2024 (-7,3%). Gli aumenti più significativi hanno riguardato i prezzi relativi a trasporti (+3,5%), acque irrigue (+2,9%), sementi (+2,8%) e concimi (+2,4%), mentre sono diminuiti i prezzi di energia (-2,8%) e mangimi (-0,4%).
Il differenziale positivo tra i prezzi dei prodotti venduti (output) e quelli dei beni e servizi impiegati nei processi produttivi (input) ha determinato per il settore agricolo un miglioramento della ragione di scambio, pari al 3,0%, inferiore ma ancora favorevole rispetto all’8,6% del 2024.
Dopo un decennio (2010-2020) di sostanziale equilibrio tra costi e ricavi, il biennio 2021-2022 ha segnato una forte compressione dei margini di profitto per effetto del forte incremento dei costi di produzione. Dal 2023 il quadro si è progressivamente invertito: i costi di produzione hanno iniziato a ridursi e i prezzi di vendita sono tornati a crescere, riportando la ragione di scambio al di sopra dei livelli precedenti la crisi pandemica e confermando una fase di maggiore redditività per il settore agricolo.
Il Sud traina il valore aggiunto, forte ripresa dei prezzi al Nord
Nel 2025 la produzione del settore agricoltura, silvicoltura e pesca è aumentata in volume nel Nord-ovest (+0,7%), nel Centro e nel Sud (entrambe +0,6%) mentre è diminuita nel Nord-est (-0,2%) e nelle Isole (-0,1%). In termini di valore aggiunto, solo nel Sud (+1,8%) e nel Centro (+0,2%) si è registrata una crescita in volume. Nelle altre ripartizioni il valore aggiunto è diminuito: dell’1,6% nel Nord-est, dello 0,8% nel Nord-ovest e dello 0,6% nelle Isole. 
L’andamento positivo del Nord-ovest è stato sostenuto soprattutto da Liguria e Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste; quello del Sud da Abruzzo e Calabria; quello del Centro da Marche e Umbria. Al contrario, il risultato negativo del Nord-est è dipeso in particolare da Friuli Venezia-Giulia e Emilia-Romagna mentre nelle Isole ha inciso soprattutto la Sicilia.
A livello territoriale, l’andamento dell’agricoltura è risultato eterogeneo. La crescita più sostenuta della produzione in volume si è registrata in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (+6,7%), Marche (+5,0%), Abruzzo(+3,8%) mentre le flessioni più rilevanti hanno interessato l’Emilia-Romagna (-2,1%) e il Friuli Venezia-Giulia (-1,4%). Un quadro analogo emerge per il valore aggiunto, che ha mostrato gli incrementi più consistenti in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (+13,2%), Marche (+10,0%), Abruzzo (+7,1%) e la contrazione più marcata in Emilia-Romagna (-6,0%).  
I prezzi alla produzione sono aumentati nella maggior parte delle regioni, con i rialzi particolarmente significativi in Piemonte e Lombardia (+7,1%) ed Emilia-Romagna (+6,0%), mentre si sono ridotti in Puglia (-1,7%) e Calabria (-1,1%). I prezzi dei beni e servizi impiegati nei processi produttivi sono cresciuti soprattutto in Campania (+5,1%) e in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (+4,6%).
A livello settoriale, i migliori risultati nelle coltivazioni si sono osservati in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (+21,8%) e nelle Marche (+19,3%), grazie soprattutto alle produzioni viticole, cerealicole e frutticole. Negli allevamenti, la maggiore crescita dei volumi si è avuta nella Provincia autonoma di Bolzano/Bozen, in Puglia e Campania, ed è stata trainata soprattutto dal latte. Le attività di supporto hanno mostrato una forte espansione in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e in Liguria, quelle secondarie in Lombardia e Toscana.
Agricoltura Ue: produzione, valore aggiunto e redditi in crescita
In questa sezione si presentano i dati dei Conti economici dell’agricoltura (CEA), conti satellite elaborati secondo la metodologia definita da Eurostat, che garantisce la comparabilità dei risultati tra i Paesi della Unione europea (Ue27). Tale approccio metodologico presenta alcune differenze rispetto a quello adottato nel quadro dei Conti Nazionali; per questo motivo, i dati riportati in questa sezione possono non coincidere con quelli presentati nella prima parte del Report.
Secondo i dati provvisori ad oggi disponibili del Conto satellite dell’agricoltura per il 2025, il comparto agricolo della Ue27 ha mostrato un’evoluzione positiva sia sul piano produttivo sia su quello reddituale. Il valore della produzione ha raggiunto 562,5 miliardi di euro, con un aumento del 5,8% in valore, sostenuto sia dalla crescita dei volumi (+3,1%) sia dall’aumento dei prezzi (+2,6%). Il valore aggiunto è cresciuto in misura ancora più marcata (+10,5%), raggiungendo 251,8 miliardi di euro.
L’analisi per Paese evidenzia che quasi tutti i principali produttori hanno registrato un incremento dei volumi produttivi, in particolare Romania (+11,3%), Spagna (+6,7%), Austria (+5,2%), Polonia (+5,0%), Danimarca (+3,9%) e Germania (+3,6%). Tra i pochi Paesi in cui si è osservata una flessione figurano Ungheria (-2,6%), Portogallo (-1,4%) e Grecia (-0,2%).
Nel complesso della Ue27, i prezzi alla produzione sono aumentati del 2,6% rispetto al 2024. Gli incrementi più consistenti si sono registrati in Irlanda (+10,4%), Polonia (+9,7%), Ungheria (+8,2%), Danimarca (+4,3%), Austria (+4,2%), Romania (+3,8%) e Italia (+3,8%), mentre diminuzioni si sono osservate in Grecia (-2,3%) e Belgio (-1,8%).
Le stime per il 2025 indicano per la Ue27 un aumento del 2,3% dei consumi intermedi in valore (+2,2% in volume). Nei principali Paesi produttori, gli incrementi superiori alla media europea si sono registrati in Romania (+11,8%), Grecia (+5,8%), Spagna (+4,8%), Austria (+3,9%,), Polonia (+3,0%) e Ungheria (+3,0%). In Italia l’aumento (+1,7%) è risultato inferiore alla media europea. I prezzi dei beni e servizi impiegati nel settore sono rimasti pressoché stabili (+0,2%) ma con andamenti molto differenziati tra i Paesi membri: sono cresciuti sensibilmente in Belgio e Ungheria (+3,5%), Spagna (+3,1%), Paesi Bassi (+2,6%), Austria (+2,1%) e Polonia (+2,0%) mentre hanno subìto un calo in Germania (-4,5%), Portogallo (-1,5%), Grecia (-0,9%), Francia (-0,8%) e Irlanda (-0,7%). L’incremento registrato in Italia (+0,8%) è risultato superiore alla media europea. Nel 2025 l’incidenza dei consumi intermedi sul valore della produzione è scesa al 55,2% nella Ue27, dal 57,1% del 2024, restando particolarmente elevata in Danimarca, Belgio, Francia, Ungheria, Paesi Bassi e Portogallo, e sensibilmente inferiore alla media europea in Italia e Spagna.
L’indicatore A di reddito agricolo, che misura la produttività del lavoro in agricoltura, nel 2025 è aumentato del 9,2% nella Ue27, segnalando un miglioramento della redditività media del settore. Gli incrementi più marcati si sono osservati in Romania (+28,5%), Polonia (+27,8%), Danimarca (+22,9%), Irlanda (+22,6%), Austria (+18,4%), Francia (+11,1%), Italia (+6,6%), Ungheria (+5,8%) e Spagna (+4,1%). Tra le poche variazioni negative, le più rilevanti si sono avute in Grecia (-9,7%), Portogallo(-4,5%), Paesi Bassi (-1,8%), Germania (-1,3%) e Belgio (-0,7%).
Ue27: aumentano i volumi delle coltivazioni, boom dei prezzi nella zootecnia
Nella Ue27 la produzione delle coltivazioni è cresciuta in volume del 5,7%. Particolarmente positiva la dinamica dei volumi prodotti di cereali (+13,9%), che ha più che compensato il calo dei prezzi (-4,3%), determinando un aumento del valore della produzione del 9,1%. Andamenti analoghi si sono osservati per patate e olio d’oliva. Le patate, nel contesto di una crescita dei volumi degli ortaggi (+2,0%), hanno registrato un forte aumento delle quantità prodotte (+14,9%), accompagnato però da un drastico calo dei prezzi (-24,2%), che ha comportato una riduzione del valore della produzione del 12,9%. Anche per l’olio d’oliva la produzione è aumentata in misura eccezionale (+37,2%), ma il contemporaneo crollo dei prezzi (-35,9%) ha determinato una flessione del valore della produzione del 12,0%. Tra le coltivazioni, la frutta ha segnato una crescita dell’8,8% in valore, sostenuta dall’aumento dei prezzi (+9,7%), nonostante una lieve riduzione dei volumi prodotti (-0,8%).
Nel settore zootecnico, diversamente dalle coltivazioni, la crescita è stata trainata soprattutto dall’aumento dei prezzi, a fronte di volumi in lieve aumento (+0,7%). Emblematico il caso delle carni bovine: nonostante il calo dei volumi (-2,6%), l’impennata dei prezzi (+27,7%) ha determinato un incremento del valore della produzione del 24,4%. Le carni suine hanno rappresentato l’unico comparto zootecnico in controtendenza: pur con l’aumento dei volumi prodotti (+2,9%), il calo dei prezzi (-7,0%) ne ha annullato gli effetti positivi, determinando una riduzione del valore della produzione del 4,3%.
Le attività di supporto hanno evidenziato una crescita del valore del 3,3%, dovuta quasi esclusivamente dall’aumento dei prezzi (+2,7%) con volumi in lieve aumento (+0,6%). Le attività secondarie hanno invece mostrato una riduzione dei volumi (-1,5%), compensata dall’aumento dei prezzi (+2,4%), con un incremento complessivo del valore dello 0,9%.
Nel 2025 i prezzi dei prodotti agricoli nella Ue27 sono aumentati complessivamente, ma con andamenti differenziati tra i comparti. Nelle coltivazioni si è avuta una diminuzione media del 2,5%, che si è aggiunta alla flessione del 3,6% del 2024. Le contrazioni più marcate hanno riguardato i prezzi di olio d’oliva, patate, cereali, piante industriali e vino. In aumento, invece, i prezzi di frutta, foraggi e florovivaismo. Nel comparto zootecnico si è osservata una forte crescita dei prezzi (+9,2%), con rialzi particolarmente accentuati per le carni bovine, quelle avicole e i prodotti zootecnici derivati.
I consumi intermedi nella Ue27 sono cresciuti del 2,2% in volume, a fronte di prezzi sostanzialmente stabili (+0,2%). Tra i Paesi con gli incrementi più rilevanti figurano Romania (+12,2%), Germania (+9,2%), Grecia (+6,7%) e Irlanda (+3,2%) mentre riduzioni si sono osservate in Belgio (-2,3%), Paesi Bassi (-1,1%), Francia (-0,7%) e Ungheria (-0,6%). I prezzi dei consumi intermedi sono aumentati in quasi tutti i Paesi membri, con incrementi particolarmente accentuati in Spagna, Belgio, Ungheria e Austria mentre sono diminuiti in Germania, Polonia, Portogallo e Irlanda.
L’Italia mantiene il primato del valore aggiunto agricolo nell’Ue
Nel 2025 il valore della produzione agricola nella Ue27 ha raggiunto 562,5 miliardi di euro, con un incremento del 5,8% rispetto ai 531,7 miliardi del 2024. La crescita ha interessato quasi tutti i principali Paesi membri, con gli incrementi più marcati in Romania (+15,6%), Polonia (+15,2%), Irlanda (+12,2%), Austria (+9,7%), Danimarca (+8,3%) e Spagna (+7,5%). Solo la Grecia ha registrato una variazione negativa (-2,5%).
La Francia si è confermata il principale produttore agricolo europeo, con un valore della produzione pari a 90,8 miliardi di euro (corrispondente al 16,1% della produzione della Ue27), seguita dalla Germania con 78,7 miliardi (14,0%). La Spagna, con 73,9 miliardi (13,1%), ha preceduto di poco l’Italia, quarta con 73,6 miliardi (13,1%). Seguono Polonia (45,5 miliardi; 8,1%), Paesi Bassi (42,1 miliardi; 7,5%) e Romania (23,4 miliardi; 4,2%). In questi sette Paesi si concentra il 76,1% del valore totale della produzione agricola dell’Ue27 stimato nel 2025.
Il valore aggiunto agricolo della Ue27 nel 2025 è aumentato del 10,5% rispetto al 2024, passando da 227,9 a 251,8 miliardi di euro. L’incremento riflette una crescita del valore della produzione agricola (+5,8%) superiore a quella dei consumi intermedi (+2,3%). Con 42,5 miliardi di euro, pari al 16,9% del valore aggiunto della Ue27, l’Italia ha confermato nel 2025 la propria leadership europea. Seguono la Spagna con 41,5 miliardi (16,5% del totale Ue27), la Francia con 34,4 miliardi (13,7%) e la Germania con 32,4 miliardi (12,9%).</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>IPT, ANIASA: nuove norme frenano investimenti e mobilità</title>
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            <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>ANIASA, l&#039;Associazione che in Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai Ministri dell&#039;Economia Giancarlo Giorgetti, delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e al Capo di Gabinetto della Presidenza del Consiglio Gaetano Caputi per esprimere forte preoccupazione in merito alle modifiche introdotte dal DL Fiscale in materia di Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT). 
Secondo ANIASA, la nuova disciplina, che riguarda esclusivamente le società operanti nel settore del noleggio veicoli, introduce criteri di territorialità caratterizzati da elevata incertezza interpretativa e potenzialmente fonte di rilevanti contenziosi. Al centro delle preoccupazioni dell&#039;Associazione vi è il riferimento alla &quot;gestione ordinaria in via principale&quot; dell&#039;attività quale criterio per individuare l&#039;ente territoriale competente alla riscossione dell&#039;imposta. Una formulazione che, per operatori che svolgono attività diffuse su tutto il territorio nazionale attraverso sedi operative, aeroporti, stazioni ferroviarie e reti territoriali integrate, rischia di creare significative difficoltà applicative. 
&quot;Le imprese continueranno naturalmente a versare integralmente l&#039;imposta dovuta, ma la formulazione della norma rischia di esporre gli operatori a contestazioni da parte di diverse amministrazioni territoriali sull&#039;individuazione della Provincia competente, generando incertezza amministrativa e gestionale per un periodo che può arrivare fino a cinque anni&quot;, evidenzia ANIASA.
L&#039;Associazione sottolinea inoltre come la disposizione possa alimentare controversie non solo tra imprese e amministrazioni locali, ma anche tra gli stessi enti territoriali, con il rischio di richieste di più Regioni sul medesimo gettito e senza che sia previsto un meccanismo automatico di compensazione tra le amministrazioni coinvolte. Senza contare che le nuove norme non risolvono il problema della concentrazione delle immatricolazioni in alcune aree del Paese, ma semplicemente le spostano da alcune province ad altre, penalizzando proprio quei territori nei quali i veicoli circolano effettivamente e utilizzano infrastrutture e servizi pubblici. 
ANIASA ritiene, inoltre, che la nuova disciplina si discosti dai principi di semplificazione normativa e certezza del diritto più volte richiamati dal Governo e rischi di produrre effetti negativi sugli investimenti, sul rinnovo del parco veicoli e sul percorso di modernizzazione della mobilità italiana.
Nella lettera particolare attenzione viene inoltre richiamata sulle possibili conseguenze per il comparto del noleggio a breve termine, settore strategico per il turismo nazionale. Ogni anno il rent-a-car genera infatti circa 3,5 milioni di contratti legati a finalità turistiche, contribuendo in modo significativo alla mobilità dei visitatori e alla valorizzazione delle destinazioni distribuite sull&#039;intero territorio nazionale. 
Per queste ragioni ANIASA ha chiesto al Governo di intervenire con il primo provvedimento legislativo utile per rinviare l&#039;entrata in vigore della nuova disciplina e consentire l&#039;apertura di un confronto istituzionale finalizzato a individuare soluzioni più equilibrate, sostenibili e coerenti con le caratteristiche operative del settore. 
Da oltre 10 anni l’Associazione chiede la centralizzazione della riscossione dei tributi dovuti dalle società di noleggio, con successiva redistribuzione tra le Regioni e le Province sulla base di criteri oggettivi da queste ultime determinate. Un modello analogo esiste già in Francia e Germania, dove sistemi di compensazione interterritoriale evitano distorsioni e assicurano equità tra le amministrazioni locali. Ma questa volta per il legislatore nazionale semplificazione fa rima con complicazione.
 
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            <category>Normativa</category>
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            <title>FMI taglia crescita Eurozona 2026 allo 0,9%</title>
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            <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il FMI ha aggiornato le proprie previsioni macroeconomiche, tagliando la crescita dell’Eurozona per il 2026 allo 0,9%. La revisione riflette un contesto caratterizzato da inflazione ancora superiore ai target, condizioni finanziarie restrittive e un rallentamento della domanda interna.
Secondo il Fondo, la normalizzazione dei prezzi procede ma resta eterogenea tra Paesi, mentre la politica monetaria — pur in fase di graduale allentamento — continua a pesare su consumi e investimenti. Il rallentamento globale, in particolare in alcune economie avanzate, contribuisce a frenare l’export europeo.
Il FMI segnala inoltre che:


la dinamica salariale rimane sostenuta, con effetti misti su consumi e competitività;


il credito alle imprese resta debole, soprattutto nei settori più esposti ai tassi elevati;


le tensioni geopolitiche e le catene del valore ancora fragili rappresentano rischi al ribasso.


Per l’Italia, le stime indicano una crescita moderata, sostenuta da investimenti PNRR e tenuta del mercato del lavoro, ma condizionata da produttività e debito elevato.
Il Fondo invita governi e istituzioni europee a mantenere un approccio coordinato su politiche fiscali, riforme strutturali e sostegno agli investimenti strategici, per rafforzare la resilienza dell’area euro nel medio periodo.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>BCE alza i tassi, Lagarde: crescita Ue non a rischio</title>
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            <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La BCE ha approvato un nuovo aumento dei tassi di interesse, confermando la linea restrittiva per riportare l’inflazione verso il target del 2%. La decisione arriva in un contesto di prezzi ancora elevati e dinamiche salariali robuste, che secondo Francoforte richiedono prudenza e continuità nell’azione di politica monetaria.
In conferenza stampa, Christine Lagarde ha ribadito che la crescita dell’area euro “non è minacciata” dalla stretta in corso. La presidente ha evidenziato la resilienza della domanda interna e l’assenza di segnali di recessione nel breve periodo, pur riconoscendo differenze tra Paesi e settori.
Sul fronte dei mercati, la reazione è stata moderata:


i titoli bancari hanno beneficiato dell’aumento dei margini;


i comparti più sensibili al costo del credito hanno mostrato debolezza;


lo spread italiano è rimasto stabile, segnale di fiducia nella traiettoria di politica monetaria.


Per imprese e famiglie, il rialzo comporta un ulteriore incremento dei costi di finanziamento, con impatti su mutui, leasing e credito alle PMI. La BCE ritiene tuttavia che la stabilità dei prezzi resti la condizione necessaria per una crescita sostenibile nel medio periodo.
Le prospettive restano “data‑dependent”: eventuali pause nei rialzi dipenderanno dall’evoluzione dell’inflazione, dei salari e delle condizioni del credito.
Approfondisci il tema</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>SACE: Piano 2026‑2028,export e progetti strategici al centro</title>
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            <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>SACE, l’Export Credit Agency italiana partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, presenta SACE50, il Piano Strategico 2026-2028 che definisce le priorità e il ruolo a supporto della competitività del Sistema Paese per il prossimo triennio.


Il Piano, approvato dal Consiglio di Amministrazione di SACE e frutto di un percorso di ascolto di oltre 400 imprese, nasce in un contesto globale in rapida trasformazione, caratterizzato da elevata incertezza geopolitica e crescente centralità della sicurezza economica, dalla riconfigurazione delle catene globali del valore e dalla competizione su materie prime strategiche ed energia, a cui si aggiunge anche l’importanza del rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche, transizione sostenibile e nuove tecnologie.


In questo quadro, attraverso il nuovo Piano, SACE supporterà le imprese mettendo a disposizione circa 150 miliardi di euro di nuovi impegni per il periodo 2026-2028, articolati in circa 40 miliardi nel 2026, 51 miliardi nel 2027 e 58 miliardi nel 2028. Il livello complessivo degli impegni si colloca in continuità rispetto al triennio precedente ma con una diversa composizione, coerente con le nuove priorità strategiche individuate: rafforzamento del ruolo di SACE a supporto della proiezione internazionale delle imprese italiane e maggiore capacità di intervento su iniziative nazionali ad alto impatto sistemico.


Il Piano Strategico 2026-2028 mira a rafforzare il ruolo di SACE come leva di politica industriale ed economica del Paese e accompagnare l’Export Credit Agency verso il 50° anniversario della sua fondazione (1977-2027).


“Il Piano Strategico 2026-2028 accompagnerà SACE verso il suo cinquantesimo anniversario, valorizzando appieno la missione originaria della società a supporto dell’export e della proiezione internazionale delle imprese italiane, da sempre motori della crescita del Paese. In un contesto in cui economia e geopolitica sono sempre più connesse, rafforziamo il nostro impegno per sostenere il Made in Italy nel mondo e contribuire alla competitività dell’Italia, lavorando in sinergia con le istituzioni, il sistema finanziario e tutti gli attori del Sistema Paese”, ha dichiarato Guglielmo Picchi, Presidente di SACE.


&quot;Presentiamo oggi con orgoglio il Piano Strategico 2026-2028 che oltre a valorizzare la missione storica di SACE a supporto dell’export e dell’internazionalizzazione segna anche un cambio di passo nel supporto pubblico alle imprese italiane. In uno scenario globale sempre più complesso, SACE evolve verso un approccio orientato ad addizionalità, selettività e impatto misurabile per accompagnare le aziende nei mercati internazionali, rafforzare la competitività delle filiere e indirizzare la garanzia pubblica a sostegno di nuovi investimenti nel Paese, valorizzando l’effetto leva e il coinvolgimento di capitali privati, coerentemente e in raccordo con gli strumenti europei di garanzia, al fine di concentrare risorse pubbliche su mercati, filiere e progetti d’investimento in grado di produrre ricadute tangibili sulla crescita del Paese&quot;,  ha dichiarato Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE.

La linea strategica dell’export, l’internazionalizzazione e le filiere

Il Piano rafforza il ruolo di SACE a supporto delle imprese italiane nei percorsi di crescita sui mercati esteri, con particolare attenzione alla diversificazione dei mercati di sbocco, al rafforzamento del sostegno alle filiere produttive e al sostegno dei settori a maggiore potenziale per il Made in Italy.


Il Piano punta a sostenere le filiere ad alto potenziale di export e internazionalizzazione. Le filiere core individuate sono: automazione e meccanica strumentale, infrastrutture e costruzioni, economia blu e cantieristica, difesa e aerospazio. A queste si affiancano settori strategici del Made in Italy, tra cui digitale e microelettronica, automotive, agroalimentare, chimica, energia, siderurgia e metallurgia, tessile.


L’obiettivo è rafforzare non solo le imprese direttamente esportatrici, ma l’intero ecosistema produttivo italiano, incluse quelle inserite nelle catene del valore orientate all’internazionalizzazione. In questo modo, il sostegno all’export diventa una leva per consolidare la competitività delle filiere industriali italiane.


La diversificazione sarà anche geografica, a sostegno delle opportunità nei mercati emergenti ad alto potenziale, tra cui Asia, Medio Oriente e Nord Africa e America Latina, e con un rinnovato impegno al consolidamento delle relazioni industriali e commerciali sulle c.d. filiere cross-border (cioè quelle catene produttive integrate tra imprese italiane e imprese estere) nelle economie avanzate.

Linea strategica della Garanzia Archimede

Nel nuovo quadro strategico assume un rilievo specifico l’operatività sul mercato domestico attraverso la Garanzia Archimede, che rappresenta lo strumento principale di impiego della garanzia dello Stato, per promuovere investimenti addizionali in iniziative strategiche del Paese.


Nel triennio, questi interventi sono previsti in crescita progressiva fino a circa 14 miliardi annui, per un totale di circa 32 miliardi, con una concentrazione su operazioni di elevata rilevanza e su portafogli di investitori istituzionali da selezionare in base ad addizionalità, sostenibilità economica e rilevanza per il sistema produttivo.


L’obiettivo è sostenere progetti e filiere rilevanti per la competitività, la sicurezza economica e la resilienza del Paese, favorendo l’attivazione di investitori istituzionali e, più in generale, di capitali privati, anche attraverso strutture di portafoglio, strumenti di debito e sinergie con strumenti europei di garanzia e finanziamento, in particolare con BEI e il programma InvestEU, anche in coordinamento con CDP e altri partner istituzionali. Gli ambiti prioritari riguardano infrastrutture strategiche e sociali, innovazione industriale e digitale, transizione energetica e ambientale, adattamento climatico, ammodernamento industriale e servizi pubblici locali, con focus su dossier ad alta rilevanza sistemica.

Implementazione: leve e fattori abilitanti

Per raggiungere la missione e i target del Piano, SACE punterà su quattro leve e due abilitatori chiave che includono l’evoluzione del modello di servizio in ottica advisory, il rafforzamento e l’ampliamento della gamma di prodotti e servizi, la valorizzazione della complementarità tra le società del Gruppo e il consolidamento delle partnership con il sistema pubblico, finanziario e istituzionale, anche al fine di ampliare la capacità complessiva di intervento.


A tali leve si affiancano due fattori abilitanti principali, rappresentati dal rafforzamento delle competenze e del capitale umano e dall’evoluzione dell’ecosistema digitale e delle infrastrutture IT, funzionali al miglioramento dell’efficienza operativa, della qualità dei processi e della capacità di risposta alle imprese.


La prima leva riguarda l’evoluzione del modello di servizio in ottica advisory, con un approccio caratterizzato da una elevata specializzazione settoriale e un presidio end-to-end dei clienti e delle filiere strategiche, per accompagnare in modo più mirato le imprese nei percorsi di export e internazionalizzazione, grazie a una Rete integrata di 23 uffici in Italia e nel mondo. Un modello di export advisory che parte dalle analisi abilitanti dell’Ufficio Studi, in grado di indicare direttrici, rischi e opportunità dell’export a beneficio delle strategie delle imprese e dei principali stakeholder.


La seconda leva interessa la gamma di prodotti e servizi. SACE si posiziona già tra le Export Credit Agency più avanzate in termini di offerta e il Piano rafforza ulteriormente la sua azione anche attraverso l’introduzione di nuove iniziative. Tra queste, strumenti per l’import di materie prime critiche, l’attrazione di investimenti esteri in settori strategici e Piattaforma Italia, pensata per sostenere gli investimenti delle filiere e favorire una maggiore diversificazione delle fonti di finanziamento delle imprese, anche attraverso il ricorso a canali complementari al sistema bancario.


La terza leva è rappresentata dalla complementarità tra le società del Gruppo, valorizzando l’offerta di SACE BT (Assicurazione del Credito, Cauzioni e Property), SACE Fct (Factoring) e SACE SRV (informazioni commerciali e recupero crediti) in modo integrato e coerente con la nuova missione e con le priorità strategiche di SACE, così da ampliare la capacità di risposta del Gruppo a supporto delle imprese.


La quarta leva è il rafforzamento delle partnership con il sistema pubblico, multilaterale, finanziario e gli altri attori istituzionali – come ICE, CDP, Simest e Confindustria - per massimizzare l’addizionalità, tradurre le priorità strategiche in operazioni concrete e ampliare la capacità di intervento e finanziamento, anche in logica di blended finance anche in raccordo con partner europei.


A queste leve si affiancano due abilitatori essenziali: persone e talento ed ecosistema digitale e IT. La valorizzazione delle persone di SACE, delle loro competenze e della loro capacità di contribuire alla all’evoluzione della missione istituzionale, rappresenta una condizione indispensabile per il successo del Piano. Allo stesso tempo, l’evoluzione dell’infrastruttura informatica e l’utilizzo mirato dell’intelligenza artificiale potranno rafforzare l’efficienza dei processi, la qualità dell’analisi dei dati e la rapidità di risposta alle imprese e agli intermediari finanziari.

Numeri chiave
Sotto il profilo economico-finanziario, il Piano prevede premi lordi cumulati per circa 5,7 miliardi di euro nel triennio, con un tasso medio annuo di crescita pari a circa il 22%, un risultato lordo in crescita fino a circa
680 milioni di euro nel 2028 e un profilo di solidità patrimoniale confermato da un Solvency Ratio stabilmente superiore al 270% lungo l’intero orizzonte di Piano.


 





Piano Strategico SACE_2025_2028</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>B7 Confindustria: competitività e innovazione al G7</title>
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            <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le organizzazioni imprenditoriali dei Paesi del G7 riunite a Parigi hanno definito le priorità da sottoporre al Vertice di Évian. Orsini: &quot;Competitività industriale, commercio aperto e sicurezza economica sfide da affrontare insieme&quot;.



A pochi giorni dal Vertice G7 di Évian, le organizzazioni imprenditoriali dei Paesi membri hanno approvato a Parigi la Dichiarazione finale del Business 7 (B7), documento che raccoglie le raccomandazioni del mondo produttivo su competitività, commercio internazionale, innovazione, energia e investimenti. Un percorso di confronto avviato negli scorsi mesi che ha visto Confindustria impegnata nel richiamare l’attenzione dei governi sui rischi legati alla frammentazione economica, alle tensioni geopolitiche e alle nuove barriere al commercio.
Le priorità per la competitività
Il documento individua sette ambiti strategici di intervento: commercio internazionale e sicurezza delle catene globali del valore, accesso alle materie prime critiche, mobilitazione dei capitali per gli investimenti, sviluppo delle infrastrutture strategiche, diffusione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, sicurezza energetica e resilienza ambientale, competenze e adattabilità della forza lavoro.
Le raccomandazioni del B7 sottolineano inoltre l’importanza di ridurre le dipendenze strategiche, accelerare l’innovazione e creare condizioni favorevoli agli investimenti privati, attraverso politiche pubbliche capaci di sostenere la competitività industriale e la sicurezza economica senza compromettere crescita e occupazione.
Orsini: “Responsabilità condivisa per affrontare le sfide globali”

“L’instabilità geopolitica, la rivalità tecnologica, la sovraccapacità produttiva e le crescenti dipendenze strategiche sono sfide che il G7 può affrontare solo attraverso una responsabilità condivisa. Collaborare strettamente con la comunità imprenditoriale è il modo più efficace per sostenere la competitività industriale, ridurre la frammentazione e difendere un commercio internazionale aperto fondato sulle regole”, ha dichiarato il Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.

Secondo Orsini, affrontare insieme le minacce esterne comuni contribuirà a garantire un accesso affidabile e competitivo all’energia, alle materie prime critiche e ai beni strategici, rafforzando così la sicurezza economica e la crescita di lungo periodo.
Per Confindustria ha preso parte ai lavori anche Barbara Cimmino, Vice Presidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, che ha richiamato l’esigenza di rafforzare la competitività delle imprese attraverso mercati aperti, energia accessibile e una più stretta cooperazione economica tra i partner del G7.
LEGGI LA DICHIARAZIONE FINALE DEL B7</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Iperammortamento: decreto MIMIT e vantaggi per il leasing</title>
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            <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Pubblicato il nuovo decreto del MIMIT sull’Iperammortamento, con apertura della piattaforma GSE il 12 giugno alle ore 12, definisce il quadro operativo per accedere agli incentivi destinati agli investimenti in beni strumentali innovativi. Il provvedimento si inserisce nella strategia nazionale di sostegno alla transizione digitale e alla competitività delle imprese, rafforzando il ruolo degli strumenti finanziari che facilitano l’adozione di tecnologie 4.0.
Obiettivi del decreto
Il decreto punta a:


accelerare gli investimenti in beni ad alto contenuto tecnologico;


favorire la modernizzazione dei processi produttivi;


sostenere la transizione digitale delle PMI;


semplificare l’accesso agli incentivi tramite la piattaforma GSE.


Rientrano nell’incentivo:


macchinari e impianti 4.0;


sistemi di automazione e robotica;


software e soluzioni digitali integrati nei processi produttivi;


tecnologie per efficienza energetica e monitoraggio avanzato.


Benefici per il leasing
Il decreto conferma e rafforza il ruolo del leasing finanziario come strumento privilegiato per accedere all’Iperammortamento. I vantaggi per imprese e operatori sono molteplici.
1. Accesso facilitato agli investimenti
Il leasing consente alle imprese di:


diluire il costo del bene nel tempo;


preservare liquidità e capacità di credito;


accelerare la decisione d’investimento grazie alla combinazione canone + incentivo.


2. Piena fruizione dell’incentivo
Il decreto ribadisce che:


l’Iperammortamento si applica anche ai beni acquisiti in leasing;


la maggiorazione si calcola sul costo sostenuto dal locatore, ampliando la base agevolabile;


l’impresa utilizzatrice beneficia della deduzione maggiorata sui canoni.


3. Maggiore bancabilità dei progetti
Il leasing rende più semplice:


finanziare beni ad alto valore tecnologico;


strutturare operazioni complesse con garanzie più leggere;


ridurre il rischio per l’impresa grazie alla proprietà del bene in capo al locatore.


4. Incentivo alla transizione digitale
Il leasing è particolarmente efficace per:


beni 4.0 che richiedono aggiornamenti continui;


soluzioni integrate hardware‑software;


tecnologie con cicli di vita brevi, dove la flessibilità contrattuale è un vantaggio competitivo.


5. Semplificazione operativa
Grazie alla piattaforma GSE:


la procedura di richiesta è più lineare;


la documentazione tecnica è standardizzata;


gli operatori di leasing possono supportare le imprese nella raccolta e verifica dei requisiti.


Il decreto MIMIT sull’Iperammortamento e l’apertura della piattaforma GSE rappresentano un passo importante per stimolare gli investimenti in tecnologie avanzate. Il leasing emerge come strumento centrale per sfruttare appieno l’incentivo, grazie a vantaggi finanziari, operativi e fiscali che ne aumentano l’attrattività per imprese di ogni dimensione.
 Decreto – Comunicato – Pagina Dedicata – Piattaforma GSE
 </description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Bankitalia: quadro sintetico dell’economia italiana a giugno</title>
            <link>https://leasenews.it/news/economia/bankitalia-quadro-sintetico-delleconomia-italiana-a-giugno</link>
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            <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 09:10:04 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha pubblicato il numero di giugno 2026 di L’economia italiana in breve, il fascicolo mensile che offre una sintesi aggiornata dei principali indicatori macroeconomici, finanziari e reali del Paese. La pubblicazione, articolata in sette sezioni, consente di monitorare l’evoluzione dell’attività economica, dei prezzi, del settore privato, del sistema bancario e della finanza pubblica, oltre a includere le più recenti proiezioni macroeconomiche nazionali e internazionali .
Il quadro congiunturale mostra un’economia che procede con ritmi di crescita contenuti, in linea con le proiezioni macroeconomiche che stimano un aumento del Pil dello 0,6% nel 2026 . La domanda interna rimane debole: i consumi delle famiglie sono frenati dall’incertezza e dal potere d’acquisto ancora in recupero, mentre gli investimenti crescono grazie ai progetti legati alla transizione energetica e alle misure del PNRR.
Le esportazioni risentono del contesto internazionale, caratterizzato da politiche commerciali più restrittive e da un rallentamento del commercio mondiale. Bankitalia segnala un contributo meno dinamico dell’export rispetto agli anni precedenti, pur con performance positive in alcuni comparti manifatturieri ad alta specializzazione .
La produzione industriale mostra andamenti eterogenei tra settori, con comparti come trasporti, farmaceutica e macchinari in crescita, mentre beni di consumo e alcune filiere manifatturiere restano deboli. I servizi continuano invece a rappresentare il principale motore dell’economia, sostenuti da turismo, logistica e attività professionali.
L’occupazione continua a crescere, seppur a ritmi più contenuti. Il tasso di disoccupazione rimane su livelli storicamente bassi, mentre le retribuzioni mostrano un rallentamento della dinamica, pur restando superiori all’inflazione. In termini reali, tuttavia, i salari non hanno ancora recuperato i livelli pre‑2021 .
L’inflazione prosegue il suo percorso di rientro, con una stima dell’1,5% nel 2026. L’inflazione di fondo scende sotto il 2%, segnalando un progressivo allentamento delle pressioni sui prezzi. Un temporaneo rialzo nel 2027 è atteso per l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo ETS2, che inciderà sui costi energetici .
Il settore bancario mostra una situazione complessivamente stabile. Le condizioni di finanziamento restano restrittive ma in graduale miglioramento, con tassi su prestiti e mutui in lieve calo. La domanda di credito rimane debole, soprattutto per i finanziamenti alle famiglie, mentre le imprese ricorrono più spesso all’autofinanziamento.
Il fascicolo riporta anche gli aggiornamenti sui conti pubblici, che riflettono le informazioni del Documento programmatico di finanza pubblica. Il percorso di consolidamento prosegue, seppur in un contesto di crescita moderata e di elevata incertezza internazionale .
Il numero di giugno 2026 di L’economia italiana in breve restituisce l’immagine di un Paese che avanza con crescita moderata, inflazione in rientro, mercato del lavoro resiliente e un sistema bancario stabile. Le sfide principali restano la debolezza della domanda interna, il rallentamento dell’export e l’incertezza globale, ma il quadro complessivo mostra elementi di tenuta e capacità di adattamento.
L&#039;economia italiana in breve n. 6 - giugno 2026</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Pacchetto UE 2026: roadmap per resilienza e coesione sociale</title>
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            <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>la Commissione ha adottato il pacchetto di primavera del semestre europeo 2026. In un contesto caratterizzato da incertezza geopolitica, il pacchetto stabilisce orientamenti politici per gli Stati membri, con particolare attenzione al rafforzamento della competitività, dell&#039;autonomia strategica, nonché della resilienza economica e sociale e della coesione dell&#039;UE, senza sacrificare la sostenibilità di bilancio.
L&#039;aggravarsi delle tensioni globali e l&#039;acuirsi dei rischi per la sicurezza e delle sfide legate al clima, unitamente alla volatilità dei prezzi dell&#039;energia e alle persistenti pressioni sul costo della vita, continuano a pesare sull&#039;economia europea, con ripercussioni sia sulle famiglie che sulle imprese. In risposta, questo pacchetto di primavera, in linea con la bussola per la competitività dell&#039;Unione fornisce orientamenti per indirizzare l&#039;azione verso le principali priorità dell&#039;UE. Si concentra sullo sfruttamento del pieno potenziale del mercato unico, sull&#039;eliminazione del divario in materia di innovazione, sull&#039;accelerazione della decarbonizzazione e sulla riduzione delle dipendenze strategiche, promuovendo nel contempo l&#039;occupazione e le competenze, affrontando la crisi abitativa e garantendo l&#039;equità e la coesione sociale. Il semestre europeo sostiene inoltre gli Stati membri nell&#039;affrontare le sfide strutturali e nel mantenere la stabilità macroeconomica e finanze pubbliche sane.
Per realizzare queste priorità sono necessarie riforme e investimenti duraturi in tutta l&#039;Unione. In tale contesto, il dispositivo per la ripresa e la resilienza, la politica di coesione e altri strumenti di finanziamento dell&#039;UE continuano a svolgere un ruolo centrale nel sostenere gli sforzi di riforma e gli investimenti strategici degli Stati membri.
Raccomandazioni mirate agli Stati membri
Il ciclo 2026 del semestre europeo offre un solido quadro analitico per individuare le future esigenze in termini di politiche e di investimenti in un&#039;ampia gamma di settori, compresi quelli volti a ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali. In tale contesto, le relazioni per paese 2026 analizzano gli sviluppi economici e sociali in ciascuno Stato membro e valutano in che misura i paesi abbiano attuato l&#039;ampia serie di raccomandazioni specifiche per paese adottata dal Consiglio nel 2025.
Sulla base dell&#039;analisi e delle principali sfide individuate nelle relazioni per paese, la Commissione propone raccomandazioni specifiche per paese per il 2026, fornendo orientamenti su misura per ciascuno Stato membro.
Per rafforzare la competitività dell&#039;UE, il pacchetto di primavera invita gli Stati membri a intervenire nei seguenti ambiti al fine di:

garantire la sostenibilità di bilancio e preservare la stabilità macroeconomica;
colmare il divario in materia di innovazione e stimolare gli investimenti in R&amp;S;
ridurre gli ostacoli al mercato unico, limitare la sovraregolamentazione, rafforzare lo Stato di diritto e garantire un quadro istituzionale efficace;
semplificare i quadri normativi e ridurre gli oneri amministrativi, garantendo un contesto imprenditoriale chiaro e stabile;
accelerare la transizione verso un&#039;energia pulita a prezzi accessibili, rafforzare le reti e lo stoccaggio, migliorare la sicurezza energetica e allinearsi agli obiettivi climatici;
promuovere il risparmio in regimi pensionistici complementari e migliorare l&#039;accesso al finanziamento dell&#039;innovazione;
fornire servizi pubblici semplici e digitali e promuovere la trasformazione digitale;
promuovere lavori di qualità, rendere il mercato del lavoro più equo e investire nel capitale umano, allineando istruzione, formazione e competenze alle esigenze del mercato del lavoro;
combattere la povertà, migliorare la protezione sociale e potenziare l&#039;accesso all&#039;assistenza sanitaria e all&#039; assistenza a lungo termine nonché l&#039;accessibilità economica delle stesse;
aumentare la coesione economica, sociale e territoriale e ridurre le disparità tra le regioni;
accrescere l&#039;accessibilità economica degli alloggi.

Sorveglianza di bilancio nell&#039;ambito del patto di stabilità e crescita
Nella primavera del 2026 la Commissione ha valutato la conformità degli Stati membri al quadro di bilancio dell&#039;UE. La valutazione riguarda sia il 2025 che il 2026 e si concentra sulla crescita della spesa netta, tenendo conto, se del caso, della flessibilità prevista dalla clausola di salvaguardia nazionale per la difesa. Per quanto riguarda gli Stati membri soggetti alla procedura per i disavanzi eccessivi, la Commissione raccomanda oggi al Consiglio di abrogare la procedura per i disavanzi eccessivi nei confronti di Malta. Per Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Italia, Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria, la Commissione ritiene che sia stato dato seguito effettivo alle raccomandazioni al fine di correggere il disavanzo eccessivo. Pertanto, in questa fase non è necessario adottare ulteriori misure nell&#039;ambito della procedura per i disavanzi eccessivi.
La Commissione ha preparato una relazione a norma dell&#039;articolo 126, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell&#039;Unione europea (TFUE) per valutare la conformità al criterio del disavanzo stabilito nel trattato per Bulgaria, Estonia, Germania, Lettonia e Slovenia. Alla luce della valutazione riportata nella relazione, per la Bulgaria risulta giustificato l&#039;avvio di una procedura per i disavanzi eccessivi.
Per gli Stati membri attualmente non soggetti a una procedura per i disavanzi eccessivi la Commissione ha valutato i progressi compiuti nell&#039;attuazione dei piani strutturali di bilancio di medio termine.
Per gli Stati membri che beneficiano di un periodo di aggiustamento di bilancio di sette anni anziché quattro nel contesto dei loro piani di medio termine, [Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Romania e Spagna], la Commissione ha altresì valutato l&#039;attuazione delle tappe fondamentali degli impegni di riforma e investimento che giustificano la proroga, tenendo conto delle informazioni fornite nelle relazioni annuali sui progressi compiuti. Nel complesso, la Commissione ritiene che tutti gli Stati membri interessati abbiano rispettato i loro impegni in modo soddisfacente.
In prospettiva, gli Stati membri che adottano misure per rafforzare la sicurezza energetica dell&#039;Europa e accelerare la transizione dai combustibili fossili potrebbero chiedere una flessibilità di bilancio limitata nell&#039;ambito dell&#039;attuale clausola di salvaguardia nazionale per la spesa per la difesa. Su richiesta dello Stato membro, l&#039;ambito di applicazione della clausola può essere ampliato per includere misure, adottate dal febbraio 2026, che riducono la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e rafforzano in tal modo la sicurezza e la resilienza dell&#039;Europa. Nell&#039;ambito dell&#039;attuale massimale (1,5% del PIL) per la spesa supplementare per la difesa ai sensi della clausola di salvaguardia nazionale, si applicheranno specificamente alle misure di resilienza energetica un massimale annuo dedicato per il periodo 2026-2028 (0,3% del PIL) e un massimale cumulativo (0,6% del PIL) per lo stesso periodo. È importante sottolineare che tale approccio assicura che tutte le garanzie di sostenibilità di bilancio restino pienamente in essere.
Valutazione degli squilibri macroeconomici
La Commissione ha valutato l&#039;esistenza di squilibri macroeconomici nei sette Stati membri selezionati per un esame approfondito nella relazione 2026 sul meccanismo di allerta.
Nel corso dell&#039;ultimo anno le vulnerabilità hanno registrato un andamento diverso da uno Stato membro all&#039;altro e in diversi casi si sono ridotte, mentre di recente l&#039;incertezza è aumentata. Si ritiene che Grecia, Paesi Bassi e Svezia non presentino più squilibri in quanto le loro vulnerabilità macroeconomiche sono diminuite nel corso degli anni. Italia, Slovacchia e Ungheria continuano a presentare squilibri, in quanto le loro vulnerabilità rimangono significative. La Romania continua a presentare squilibri eccessivi, poiché permangono vulnerabilità gravi.
Relazioni di sorveglianza post-programma
Le relazioni di sorveglianza post-programma valutano la situazione economica, finanziaria e di bilancio degli Stati membri che hanno beneficiato di programmi di assistenza finanziaria, concentrandosi sulla loro capacità di rimborso. Queste valutazioni relative a Cipro, Grecia, Irlanda e Portogallo giungono alla conclusione che tutti e quattro gli Stati membri mantengono la capacità di rimborsare il debito.
Poiché nel 2025 la Spagna aveva rimborsato oltre il 75% dell&#039;assistenza finanziaria ricevuta nell&#039;ambito del programma, questa è la prima serie di relazioni di sorveglianza post-programma che non include più questo Stato membro.
Orientamenti in materia di occupazione e sfide della convergenza sociale
La Commissione propone orientamenti aggiornati che fissano priorità comuni per le politiche occupazionali e sociali nazionali al fine di renderle più eque e inclusive. Si tratta di nuovi elementi incentrati sul miglioramento della qualità del lavoro in linea con la tabella di marcia per posti di lavoro di qualità, nonché sugli investimenti nel capitale umano, rafforzando le competenze e l&#039;istruzione per la competitività e l&#039;autonomia strategica. Gli orientamenti in materia di occupazione sostengono inoltre la lotta dell&#039;UE contro la povertà e l&#039;esclusione sociale, dando priorità all&#039;occupazione di qualità, che si è dimostrata un valido percorso verso la stabilità finanziaria delle persone, in linea con la strategia dell&#039;UE contro la povertà, e l&#039;accesso ad alloggi sociali adeguati e a prezzi accessibili, realizzando il piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili.
Per definire tali priorità la Commissione ha analizzato le sfide a livello sociale, occupazionale e di competenze per ciascuno Stato membro basandosi sul quadro di convergenza sociale, che è integrato nel quadro di governance economica riveduto. I risultati sono illustrati nella relazione comune sull&#039;occupazione 2026, con un&#039;analisi più approfondita dell&#039;aprile 2026 per Bulgaria, Finlandia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Romania e Spagna.
Prossime fasi
L&#039;Eurogruppo e il Consiglio dell&#039;Unione europea discuteranno ora dei documenti presentati nel pacchetto di primavera del semestre europeo 2026 con l&#039;obiettivo di approvarne gli orientamenti.
La Commissione avvierà un dialogo costruttivo con il Parlamento europeo sui contenuti del pacchetto e su ogni tappa successiva del ciclo del semestre europeo.
Per ulteriori informazioni
Domande e risposte sul pacchetto di primavera del semestre europeo 2026
Pacchetto di primavera del semestre europeo 2026 - Documenti
Previsioni economiche di primavera 2026
Semestre europeo 2026: pacchetto d&#039;autunno
Il semestre europeo</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>Chigi: correttivo TUF, rating ESG e decreto Omnibus fiscale</title>
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            <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Consiglio dei Ministri n. 177 ha dato il via libera a un pacchetto di provvedimenti che interviene su tre ambiti chiave: mercati finanziari, sostenibilità e fiscalità. L’obiettivo è aggiornare il quadro normativo italiano, rafforzare la trasparenza e sostenere la competitività del sistema economico.
Il decreto legislativo correttivo del TUF introduce modifiche mirate per allineare la disciplina nazionale alle più recenti direttive europee, con interventi su vigilanza, trasparenza e tutela degli investitori. Contestualmente, il nuovo Regolamento sui rating ESG definisce criteri più chiari per la valutazione delle performance ambientali, sociali e di governance, con l’intento di rendere più affidabili le metodologie utilizzate dagli operatori e contrastare fenomeni di greenwashing.
Sul fronte fiscale, il Governo ha approvato il decreto Omnibus Fiscale, un insieme di misure volte a semplificare adempimenti, migliorare la compliance e introdurre correttivi tecnici richiesti da imprese e professionisti. Il provvedimento punta a rendere il sistema più efficiente e coerente con gli obiettivi di digitalizzazione e modernizzazione dell’amministrazione tributaria.
Nel complesso, il CdM n. 177 rappresenta un passo significativo verso un quadro regolatorio più trasparente, sostenibile e competitivo, con interventi che toccano settori strategici per la crescita del Paese.
Video YouTube Conferenza Stampa post CdM</description>
            <category>Normativa</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Bankitalia: L&#039;Economia nel Lazio rapporto 2025</title>
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            <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel 2025 l&#039;economia del Lazio è cresciuta a un ritmo moderato, in un contesto caratterizzato da un&#039;elevata incertezza del quadro geopolitico internazionale. Secondo l&#039;indicatore trimestrale dell&#039;economia regionale (ITER) della Banca d&#039;Italia, il prodotto è aumentato in termini reali dello 0,6 per cento, un valore lievemente superiore a quello medio nazionale e più contenuto rispetto al 2024.
L&#039;attività economica è stata sostenuta principalmente dai consumi privati e dagli investimenti, soprattutto quelli in lavori pubblici legati agli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del Giubileo. Un contributo positivo è provenuto anche dall&#039;incremento delle esportazioni di beni.
Nel confronto con il 2007 il PIL rimaneva ancora inferiore di 1,4 punti percentuali mentre in Italia risultava superiore di 1,9 punti.
I settori e le imprese.
Tutti i settori hanno registrato un&#039;espansione nel 2025, fatta eccezione per l&#039;agricoltura. Nell&#039;industria la crescita è stata trainata nuovamente dall&#039;export del comparto farmaceutico che ha raggiunto la metà delle vendite all&#039;estero della regione. Le costruzioni hanno beneficiato degli investimenti in opere pubbliche. Il settore dei servizi, la cui rilevanza nel Lazio è superiore alle altre regioni, ha registrato una crescita contenuta nonostante i segmenti legati al turismo abbiano tratto beneficio dai maggiori afflussi di visitatori stranieri, anche in connessione con l&#039;evento giubilare. Le condizioni economiche e finanziarie delle imprese sono rimaste favorevoli: una quota elevata di aziende ha chiuso l&#039;esercizio in utile e la liquidità finanziaria, già abbondante, è ulteriormente salita.
Il mercato del lavoro e le famiglie.
L&#039;andamento del mercato del lavoro è stato moderatamente positivo. L&#039;occupazione è cresciuta, ma a un ritmo più contenuto dell&#039;anno precedente, in linea con quanto accaduto nel resto del Paese. L&#039;aumento si è concentrato nei servizi e nelle costruzioni e ha riguardato soltanto i lavoratori con almeno 50 anni, mentre per quelli di età inferiore si è intensificata la flessione. Il tasso di disoccupazione è diminuito, riflettendo anche un maggiore numero di inattivi. Informazioni preliminari suggeriscono che nell&#039;ultimo biennio le retribuzioni nel settore privato siano cresciute in termini reali, dopo la flessione registrata nel periodo 2021-23.
L&#039;aumento dell&#039;occupazione e delle retribuzioni ha sostenuto il reddito disponibile delle famiglie residenti in regione; il potere di acquisto è stato tuttavia frenato dal rialzo dell&#039;inflazione. Le decisioni di risparmio sono apparse improntate alla cautela, in un contesto di elevata incertezza.
Ricchezza, benessere e divari territoriali.
La ricchezza nominale delle famiglie rimane leggermente superiore alla media nazionale, sebbene nel periodo 2014-24 sia diminuita in misura maggiore in termini reali. La quota di nuclei familiari in condizioni di povertà relativa è sensibilmente inferiore a quella del Paese.
Al suo interno la regione continua a caratterizzarsi per la presenza di ampi divari territoriali: l&#039;area urbana di Roma mostra livelli medi di reddito più elevati. Anche da una lettura più ampia delle condizioni economiche e sociali attraverso gli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) emergono condizioni più favorevoli nella capitale. All&#039;interno dell&#039;area romana questi vantaggi si accompagnano a una più marcata disuguaglianza nella distribuzione dei redditi familiari, che nel corso dell&#039;ultimo decennio si è ulteriormente accentuata.
Credito e risparmio.
Il credito bancario al settore produttivo ha ripreso a espandersi con vigore, beneficiando di condizioni di costo ulteriormente migliorate. L&#039;incremento dei prestiti si è concentrato fra le aziende più grandi, riflettendo in larga parte una maggiore domanda orientata agli investimenti, pur in presenza di un&#039;ampia disponibilità di risorse interne. Il credito alle famiglie ha continuato a crescere, sostenuto da una più elevata domanda, sia di mutui per l&#039;acquisto di abitazioni sia di credito al consumo. La qualità del credito si è mantenuta su livelli soddisfacenti, con un tasso di deterioramento leggermente diminuito. Il risparmio di famiglie e imprese sotto forma di depositi bancari e titoli in custodia presso il sistema bancario è nuovamente aumentato; il valore complessivo dei titoli, in particolare, ha registrato un forte incremento, trainato da azioni e titoli di Stato.
La finanza pubblica decentrata.
La spesa primaria degli enti territoriali del Lazio è salita: a fronte di uscite correnti rimaste invariate, quelle in conto capitale sono cresciute in misura significativa, sospinte da una forte espansione degli investimenti fissi lordi. L&#039;incremento di questa componente è riconducibile in larga parte ai Comuni, in particolare a quello di Roma Capitale, sostenuto dagli interventi legati al PNRR e al Giubileo 2025. Nonostante il forte recupero osservato a partire dal 2019, la spesa per investimenti pro capite rimane inferiore ai livelli medi italiani. Le entrate degli enti territoriali hanno mostrato un andamento moderatamente positivo, con una crescita più sostenuta per i Comuni rispetto agli altri livelli di governo. Il debito delle Amministrazioni locali è diminuito, sebbene resti elevato nel confronto nazionale, soprattutto per effetto della componente riconducibile alla Regione.
I primi mesi del 2026 e le aspettative.
Le indicazioni congiunturali per l&#039;anno in corso appaiono in deterioramento, condizionate dalle tensioni geopolitiche nel Medio Oriente. Le imprese industriali e dei servizi si attendono un fatturato stabile e una spesa per investimenti in calo, in base all&#039;indagine della Banca d&#039;Italia. L&#039;aumento dei prezzi dei beni energetici potrebbe riflettersi negativamente sui redditi reali e sulle decisioni di spesa delle famiglie. L&#039;incertezza è destinata a rimanere elevata, aumentando i rischi di un ulteriore peggioramento del clima di fiducia di imprese e famiglie. In questo contesto l&#039;attività economica continuerebbe a beneficiare principalmente del sostegno degli investimenti ancora in fase di realizzazione, riconducibili al PNRR e al Giubileo.
Allegati:






10 giugno 2026
N. 12 - L&#039;economia del Lazio
 





8 giugno 2026
Rapporti annuali regionali - Note metodologiche</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Confcommercio:consumi e turismo mantengono attiva l’economia</title>
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            <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le prospettive economiche dell’Ufficio Studi Confcom: occupazione record, consumi solidi e turismo in crescita continuano a sostenere l’economia italiana. Sangalli: &quot;Buoni segnali ma serve più crescita&quot;.
Nonostante le tensioni internazionali, il conflitto nel Golfo Persico e i timori legati all’energia, l’economia italiana continua a mostrare una significativa capacità di tenuta. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio sulle prospettive economiche del Paese, in vista dell&#039;Assemblea Generale della di mercoledì a Roma, che delinea uno scenario ancora favorevole alla crescita, pur in un contesto caratterizzato da elevata incertezza. A sostenere l’attività economica contribuiscono diversi fattori: un mercato del lavoro ai massimi storici, una propensione al consumo ancora robusta, la crescita del turismo e un’inflazione di fondo che resta sotto il 2%. Un elemento, quest’ultimo, che evidenzia come il sistema produttivo e distributivo non abbia trasferito integralmente sui prezzi gli effetti degli shock esterni...continua a leggere sul sito di Confcommercio</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Istat: produzione industriale +0,5% ad aprile, in crescita</title>
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            <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Ad aprile 2026 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,5% rispetto a marzo. Nella media del periodo febbraio-aprile si registra una crescita del livello della produzione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti.
L’indice registra un incremento su base mensile per i beni strumentali (+1,0%) e i beni intermedi (+0,8%); mentre si osservano flessioni per i beni di consumo (-0,1%) e l’energia (-0,2%).
Al netto degli effetti di calendario, ad aprile 2026 l’indice generale aumenta in termini tendenziali dell’1,3% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 20 di aprile 2025). Crescono in misura marcata i beni strumentali (+6,4%) e con minore intensità i beni intermedi (+1,8%); variazioni negative si osservano, invece, per l’energia (-2,7%) e i beni di consumo (-4,1%).
I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali più elevati sono la fabbricazione di mezzi di trasporto (+17,8%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+7,9%) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+6,1%). Le flessioni più ampie si rilevano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-8,9%), nelle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchinari ed apparecchiature (-6,7%) e nell’industria del legno, carta e stampa (-4,4%).
 
Il commento
Ad aprile si registra, per il terzo mese consecutivo, un aumento congiunturale dell’indice destagionalizzato della produzione industriale, trainato dalla dinamica positiva dei beni intermedi e di quelli strumentali. In crescita risulta pure la media del trimestre febbraio-aprile rispetto ai tre mesi precedenti. 
Ad aprile, anche in termini tendenziali e al netto degli effetti di calendario, sia l’indice generale sia quelli relativi ai beni intermedi e strumentali mostrano un aumento, particolarmente ampio per questi ultimi. 
Approfondisci sul sito Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Cdp premia sette progetti di innovazione e sostenibilità</title>
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            <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Iniziative capaci di trasformare le sfide ambientali e sociali in opportunità per il Paese, generando impatti tangibili per persone, comunità e territori: sono quelle premiate in occasione della seconda edizione dell’Impact Award, promosso da POLIMI Graduate School of Management in collaborazione con il centro di ricerca Tiresia e con il sostegno di Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Il riconoscimento è stato consegnato ai rappresentanti dei sette progetti vincitori nel corso dell’evento che si è tenuto presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano e che ha visto la partecipazione del Presidente di CDP, Giovanni Gorno Tempini, dell’Amministratore Delegato di CDP, Dario Scannapieco, e della Rettrice del Politecnico di Milano, Donatella Sciuto.
Giovanni Gorno Tempini, Presidente di Cassa Depositi e Prestiti, ha dichiarato: “La sfida più grande per aziende e Istituzioni è coniugare competitività e sostenibilità, garantendo al tempo stesso una transizione che non lasci indietro nessuno. CDP ha un approccio equilibrato e pragmatico: sosteniamo lo sviluppo del Paese facilitando l’accesso al credito e indirizzando i finanziamenti verso progetti capaci di produrre impatti positivi. Inoltre, guardiamo all’innovazione che oggi più che mai richiede un impegno di sistema. Le esperienze che premiamo insieme al Politecnico di Milano con l&#039;Impact Award sono un esempio chiaro del legame tra sostenibilità e trasformazione digitale”.
Dario Scannapieco, Amministratore Delegato di Cassa Depositi e Prestiti, ha sottolineato: “I vincitori e i finalisti della seconda edizione dell’Impact Award raccontano casi concreti di realtà che progettano il futuro in chiave sociale e green, generando impatti reali e misurati grazie anche alle nostre metodologie di valutazione e al lavoro con il Politecnico di Milano. Come emerso dalla ricerca DOXA, aziende ed Enti continuano a vedere gli investimenti in sostenibilità come possibilità di crescita nel medio-lungo periodo. Il compito di CDP è quello di mettere a disposizione risorse e competenze per promuovere un circolo virtuoso verso una transizione giusta”.
Donatella Sciuto, Rettrice del Politecnico di Milano, ha affermato: &quot;Come università tecnologica impegnata per il bene comune, crediamo che l&#039;impatto vada oltre i risultati ottenuti; è importante anche la capacità di generare nuova conoscenza e opportunità per i territori. L&#039;Impact Award riconosce non solo ciò che è stato fatto, ma anche il potenziale di crescita delle persone e delle iniziative premiate per renderne gli effetti ancora più solidi, trasformando esperienza e conoscenza in valore condiviso&quot;.
Giunto alla seconda edizione, l’Impact Award si articola in più categorie: PMI, Imprese, Infrastrutture, Pubblica Amministrazione – con riconoscimenti distinti per l’impatto ambientale e sociale – e Cooperazione internazionale. I sette progetti vincitori si distinguono per la capacità di produrre benefici misurabili per l’ambiente e le persone, grazie a soluzioni innovative che rispondono a bisogni concreti con effetti positivi e duraturi. L’iniziativa è rivolta ai soggetti attivi in tali ambiti che hanno siglato un accordo di finanziamento con CDP.
La giuria, composta da esperti di sostenibilità e innovazione provenienti dall’imprenditoria, dal settore pubblico, ma anche dal mondo accademico e dal terzo settore, ha selezionato i vincitori a partire da una rosa di 20 finalisti. 
I progetti vincitori
Categoria PMI

Simpro S.p.A. (Piemonte): ha realizzato un edificio industriale per azzerare la quasi totalità dei consumi energetici, grazie a un impianto fotovoltaico, un sistema geotermico e strutture per la mobilità elettrica.

Categoria Imprese Ambientale

Damiano S.p.A. (Sicilia): ha sviluppato l’efficientamento idrico del processo produttivo lungo la filiera della frutta secca, la digitalizzazione del magazzino e la creazione di un reparto dedicato agli allergeni.

Categoria Imprese Sociale

Esaote S.p.A. (Liguria): ha creato e commercializzato un dispositivo di risonanza magnetica per la chirurgia del glioma cerebrale, collaborando con neurochirurghi e utilizzando tecnologie innovative.

Categoria Infrastrutture

E-Distribuzione S.p.A. (Lazio): ha investito nel potenziamento della rete di distribuzione elettrica nazionale, migliorando la qualità, l’efficienza del servizio e rafforzandone la resilienza climatica.

Categoria PA Ambientale

ABC Napoli (Campania): ha realizzato una piattaforma di ultima generazione per ridurre le perdite della rete idrica, migliorando l&#039;efficienza del servizio e la gestione sostenibile della risorsa acqua.

Categoria PA Sociale

ARCA Puglia Centrale (Puglia): ha avviato la riqualificazione del patrimonio residenziale pubblico, con priorità all&#039;eliminazione delle barriere architettoniche e all&#039;accessibilità degli alloggi.

Categoria Cooperazione Internazionale

XacBank (Mongolia): ha ampliato il portafoglio prestiti a sostegno delle micro, piccole e medie imprese mongole, in particolare a guida femminile e giovanile e nelle aree rurali, e di progetti green e della filiera del cashmere sostenibile.

***
Nel corso della premiazione è stata inoltre presentata l’indagine “Sostenibilità, competitività e impatto” curata da DOXA1, parte del Gruppo IPSOS, dalla quale emerge come, in uno scenario globale caratterizzato dall’incertezza, le aziende orientate a investire in sostenibilità e gli Enti locali dedichino maggiore attenzione alla dimensione sociale e di governance, pur senza trascurare la componente ambientale. Si delinea insomma uno spostamento progressivo dalla componente E verso le componenti S e G della sostenibilità.
Nel dettaglio, la quota delle imprese, PMI incluse, che dichiara di volere - nei prossimi tre anni - aumentare gli investimenti nel benessere e nella tutela dei lavoratori (offrendo smart working, flessibilità dell’orario lavorativo, welfare aziendale e formazione), raggiunge il 66%, in incremento dal 44% degli ultimi tre anni. Cresce il numero delle realtà imprenditoriali che mirano ad accrescere l’impegno per la salute e la salvaguardia dei dipendenti anche in termini di sicurezza: 53% dal 44% del triennio precedente. In rialzo infine le percentuali relative agli investimenti per migliorare la governance (39% dal 33%). L’indicazione per una riduzione dell’impatto ambientale invece, diminuisce pur restando prioritaria, passando al 69% dall’89%.
Maggiore attenzione alla componente sociale si rileva anche per gli Enti locali: il 35% dei Comuni che investono in sostenibilità sono intenzionati a rendere più attrattivi i loro territori in termini di infrastrutture e servizi (era al 26% nei tre anni passati) mentre rimane costante l’impegno per la riduzione dell’impatto ambientale (69%).
La ricerca evidenzia inoltre come per l’intero campione degli intervistati la sostenibilità non rappresenti più solo un fattore reputazionale ma sia percepita sempre più come una leva economico-finanziaria nel medio-lungo periodo: in particolare per il 30% delle imprese migliora le performance finanziarie e per il 26% facilita l’accesso ai fondi pubblici ed europei.
Infine, per accelerare gli investimenti, l’81% delle aziende e il 93% dei Comuni ritiene necessario un supporto, con risorse e competenze, soprattutto nella fase di progettazione tecnica ed economica.
 
1Metodologia e campione: le interviste sono state condotte tra il 14 e il 22 maggio del 2026 mediante tecnica CATI (Computer-Assisted Telephone Interviewing) attraverso un questionario strutturato con 300 interviste sul target delle imprese (con più di 10 addetti e con fatturato di almeno 2 milioni di euro) e 201 interviste sul target Comuni (sopra i 5.000 abitanti).</description>
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            <title>Leaseurope: servono incentivi per i veicoli aziendali green</title>
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            <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>I rappresentanti di tutti gli attori coinvolti nella filiera che rende possibile la mobilità veicolare in tutta Europa, comprese le PMI, chiedono un approccio efficace e basato su incentivi in ​​merito alla proposta della Commissione europea per un regolamento sui veicoli aziendali a basse emissioni.
Leaseurope , SMEunited , UETR , Eurofinas , IRU e FIGIEFA  nel loro comunicato congiunto dichiarano che:
&quot;Pur sostenendo pienamente la transizione verso veicoli a zero e basse emissioni in tutta l&#039;UE , sottolineiamo che una transizione di successo richiede un approccio pragmatico e tecnologicamente aperto che supporti la decarbonizzazione tenendo conto della diversità delle esigenze operative, della disponibilità delle infrastrutture e delle capacità di investimento in tutta Europa.
Esortiamo i colegislatori ad adottare un approccio più equilibrato ed efficace e a sostituire gli obiettivi vincolanti proposti con un quadro basato su incentivi che supporti gli Stati membri e le autorità locali nell&#039;accelerare l&#039;adozione di veicoli a zero e basse emissioni nelle flotte aziendali, mantenendo al contempo l&#039;apertura tecnologica&quot;...leggi il comunicato completo
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            <category>ESG</category>
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            <title>Crif: default imprese in aumento e credito in ripresa</title>
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            <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le previsioni a fine 2026 dei tassi di default delle Società di Capitali sono di crescita e potrebbero raggiungere il 3,7% in uno scenario base (il 4,4% secondo le stime più pessimistiche).
La crescita più sostenuta degli importi erogati ha riguardato le Società di Capitali con fatturato inferiore ai 5 milioni di euro (+15,7%).
Tessile e Abbigliamento, Costruzioni, Commercio al dettaglio e Trasporti e Logistica sono tra i settori che hanno registrato i tassi di default più elevati alla fine del 2025.

 
Nel 2025, il credito erogato alle imprese è cresciuto di circa l’11% grazie alle migliori condizioni di accesso al credito rispetto all’anno precedente, portando il trend dello stock attivo a saldo positivo dopo un lungo periodo di calo.
In termini di rischiosità, a dicembre 2025 è cresciuto il tasso di default delle Società di Capitali, attestandosi al 3,3% e segnando un incremento di 0,3 p.p. rispetto al semestre precedente. Invece, rimane sostanzialmente stabile il livello di rischio delle Ditte e Società di Persone (2,9% a dicembre 2025 vs 2,8% a giugno 2025). Complessivamente, il tasso di default medio delle imprese si attesta al 3% (vs 2,8% del semestre precedente).
Con riferimento alle Società di Capitali, le previsioni per il 2026 vedono un’ulteriore crescita della rischiosità delle imprese alla luce dell’attesa evoluzione del quadro macroeconomico, che risentirà di un contesto geopolitico fortemente instabile. Tale contesto sconta la situazione in Medio Oriente che sta producendo impatti sia in termini di costi energetici sia delle materie prime, oltre che per quanto riguarda la regolarità della supply chain, facendo presagire una crescita dell’inflazione già nel corso di quest’anno. La durata del blocco dello Stretto di Hormuz rappresenta l’elemento chiave che influenzerà il trend sia dell’inflazione che del PIL europeo e nazionale, nonché l’adozione da parte della BCE di misure di politica monetaria volte a calmierare il possibile trend rialzista dei prezzi. Alla luce di ciò, le aspettative per il 2026 sui tassi di default sono di crescita, fino a raggiungere il 3,7% in uno scenario base, che prevede una crescita del PIL dello 0,4%, un’inflazione in moderato aumento intorno al 3% e tassi di interesse in lieve rialzo. In questo contesto, ci si attende una normalizzazione dei flussi commerciali nel corso del secondo semestre 2026 e una erogazione del credito solo parzialmente più selettiva da parte degli istituti finanziari, anche per effetto di un possibile lieve ritocco al rialzo dei tassi di interesse BCE nel corso dei prossimi trimestri. In caso di ulteriore deterioramento del conflitto in Medio Oriente e di persistenti tensioni nello Stretto di Hormuz, nello scenario worst di CRIF Ratings si prevede per l’Italia una lieve recessione con PIL in calo fino al -0,5%, un aumento dell’inflazione al 5% e conseguente incremento dei tassi di interesse al 3,5%, con relativo impatto più accentuato sulle erogazioni del credito. In tale scenario, le previsioni vedono un più marcato rialzo dei tassi di default che potrebbero attestarsi su livelli prossimi al 4,4% per la fine del 2026, a cui si potrebbe associare una più intensa pressione sui volumi erogati alle imprese...leggi l&#039;analisi completa sul sito Crif</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Flotte aziendali più elettriche, ma dati poco sfruttati</title>
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            <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Le flotte aziendali italiane accelerano sulla transizione energetica, ma restano indietro sul fronte della digitalizzazione e dell’utilizzo dei dati. Se quasi nove aziende su dieci (89%) hanno già introdotto veicoli elettrici o ibridi plug-in nella propria flotta, solo il 27% utilizza i dati della propria flotta di auto connesse attraverso sistemi telematici avanzati.È questa la fotografia scattata dalla ricerca presentata durante la due giorni “Drive the Change: Fleet &amp; Mobility Management”, organizzata in aula e in pista da LabSumo e dall’Osservatorio Connected Vehicle &amp; Mobility del Politecnico di Milano, con il patrocinio delle Associazioni Aniasa, Best Mobility e UNRAE. 
Lo studio, realizzato con l’Associazione di fleet e mobility manager Best Mobility su un campione di 101 fleet manager e una flotta aggregata di oltre 68.000 veicoli, evidenzia come la gestione delle flotte stia evolvendo rapidamente da funzione operativa a leva strategica per sostenibilità, efficienza e innovazione. 
L’elettrico conquista le flotte
L’89% delle aziende intervistate ha almeno un veicolo alla spina nella propria flotta. Nonostante il 64% del parco aziendale sia ancora alimentato da motori tradizionali (benzina o diesel), il processo di elettrificazione appare ormai irreversibile. Il 73% delle aziende prevede infatti di aumentare ulteriormente la quota di veicoli BEV e PHEV entro i prossimi dodici mesi, mentre sette organizzazioni su dieci puntano a integrare nuovi veicoli alla spina entro il 2027.
Tra i principali fattori che guidano questa trasformazione emergono le nuove aliquote sui fringe benefit (secondo il 70% dei rispondenti), la volontà di ridurre l’impatto ambientale (61%) e il miglioramento della reputazione aziendale (51%). 
Le criticità che frenano la transizione
L’elettrificazione procede, ma non senza ostacoli. La limitata autonomia delle batterie rappresenta ancora il principale elemento di preoccupazione per il 55% delle aziende, seguita dall’insufficienza delle infrastrutture pubbliche di ricarica (47%) e dalla loro distribuzione non uniforme sul territorio nazionale (68%). A questi fattori si aggiungono l’aumento dei costi energetici (57%), gli elevati costi di acquisto o noleggio dei veicoli elettrici (37%), i tempi di ricarica considerati ancora troppo lunghi (48%) e la frequente indisponibilità delle colonnine perché occupate o fuori servizio (47%). 
“Il settore della gestione delle flotte aziendali sta vivendo una fase di profonda trasformazione, alimentata dai dati generati dai veicoli connessi, dalla crescente digitalizzazione e dalla transizione verso le motorizzazioni elettriche e ibride. L’innovazione abbraccia anche la gestione degli spostamenti dei dipendenti e l’intera struttura della mobilità aziendale. In questo contesto, il Mobility Management amplia la prospettiva dal veicolo alla persona e mira a una mobilità aziendale più efficiente, sostenibile e integrata”, ha commentato il Presidente di Best Mobility Federico Antonio Di Paola.
Nel corso del workshop Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle &amp; Mobility, ha osservato che “il Fleet Management sta attraversando una rivoluzione strutturale che va oltre il rinnovo delle flotte aziendali. L’obiettivo è il progressivo abbandono dei motori a combustione interna in favore di soluzioni a zero emissioni. In un contesto dove la tecnologia evolve da semplice supporto a cuore pulsante della strategia aziendale, la vera sfida del futuro sarà costruire un ecosistema efficiente, sicuro e integrato, in cui connettività e Intelligenza Artificiale possono generare valore concreto”. 
Veicoli connessi: la telematica resta una sfida aperta
La connettività si conferma uno dei pilastri della mobilità aziendale del futuro, anche se solo il 27% utilizza i dati provenienti dai veicoli connessi della propria flotta. Tra le funzionalità smart più diffuse figurano i sistemi ADAS (61%), i sistemi di infotainment (57%), la gestione remota dei veicoli, la navigazione aggiornata in tempo reale e le piattaforme di manutenzione e diagnostica (39%).
Le aziende che investono nella connessione dei veicoli lo fanno principalmente per aumentare la sicurezza dei dipendenti (45%), ottimizzare i consumi energetici e di carburante (45%) e sviluppare servizi di manutenzione predittiva (36%). Nonostante ciò, solo il 30% delle organizzazioni riesce oggi a trasformare i dati raccolti dai veicoli in informazioni realmente utilizzabili a supporto delle decisioni. 
L’Intelligenza Artificiale entra nelle flotte
L’adozione dell’AI sta iniziando a ridefinire il Fleet Management. Il 20% delle aziende ha già introdotto specifiche soluzioni o ne sta valutando l’implementazione, mentre un ulteriore 30% prevede investimenti entro i prossimi due anni. Le applicazioni più diffuse riguardano dashboard avanzate di analisi operativa (47%), monitoraggio dei consumi energetici (30%), manutenzione predittiva (28%), ottimizzazione dei percorsi, rilevazione di anomalie e sistemi evoluti di prevenzione delle collisioni.
La crescita della connettività apre però nuove vulnerabilità. Solo il 5% delle aziende dispone oggi di programmi di sicurezza informatica specificamente progettati per il Fleet Management. 
Gli investimenti dei prossimi cinque anni
Guardando al futuro, le aziende prevedono di rafforzare ulteriormente gli investimenti in mobilità sostenibile e digitalizzazione. Le priorità riguarderanno naturalmente l’acquisizione di nuove tipologie di veicoli (per il 34% del campione), lo sviluppo di servizi IT e tecnologici (33%) e il potenziamento di sistemi telematici e di connettività (24%).
Una direzione che conferma come il Fleet Management sia destinato a diventare sempre più un centro strategico per l’innovazione, la sostenibilità e la competitività delle imprese. 
Talk, workshop formativi e prove sul campo
L’evento ha offerto una panoramica delle strategie adottate dalle aziende per affrontare le principali sfide della mobilità, commentate da esperti e rappresentanti del mondo automotive.
Il giorno successivo “Drive the Change” è proseguito presso il Centro Guida Sicura ACI SARA di Lainate, dove si sono tenuti a workshop, attività formative e prove sul campo, che hanno offerto ai partecipanti l’opportunità di approfondire in modo pratico i temi della mobilità aziendale, della sicurezza, della telematica, dell’elettrificazione e delle nuove soluzioni per la gestione delle flotte.
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            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Intesa Sanpaolo lancia opas su MPS</title>
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            <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 09:16:00 +0000</pubDate>
            <description>Intesa Sanpaolo ha confermato ufficialmente il lancio dell’Opas (offerta pubblica di acquisto e scambio) su Banca Monte dei Paschi di Siena, aprendo una nuova fase nel risiko bancario italiano. L’operazione, annunciata l’8 giugno 2026, punta all’acquisizione totalitaria dell’istituto senese per un valore massimo di 30,6 miliardi di euro .
L’offerta prevede un corrispettivo misto: per ogni azione Mps, gli azionisti riceveranno 1,6 azioni Intesa Sanpaolo di nuova emissione e 1 euro in contanti, per una valorizzazione complessiva pari a 10,091 euro per azione, con un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale del 5 giugno 2026 .
Una mossa strategica per la leadership europea
Secondo Intesa Sanpaolo, l’operazione rappresenta “un’opportunità strategica chiave” per rafforzare la leadership del gruppo nei segmenti wealth management, protection &amp; advisory, corporate &amp; investment banking e retail banking. L’integrazione è considerata a basso rischio di esecuzione, grazie all’esperienza del gruppo nelle operazioni di fusione e acquisizione .
Le sinergie attese sono significative: Intesa stima un utile netto superiore ai 16 miliardi di euro nel 2029, rispetto agli 11,5 miliardi previsti dal piano industriale 2026‑2029, con un ROE oltre il 20% e una capacità di distribuzione complessiva fino a 61 miliardi nel periodo 2025‑2029 .
L’accordo con Unipol e il riassetto delle filiali
Elemento centrale dell’operazione è l’accordo vincolante con Unipol, che prevede la cessione di una banca derivata da Mps con circa 635 filiali, per un corrispettivo tra 3 e 3,5 miliardi di euro. Le restanti 625 filiali e una parte delle strutture centrali rimarranno in capo a Intesa Sanpaolo, insieme al marchio Mediobanca e alla quota in Generali .
Questa struttura consentirebbe la creazione di un nuovo grande polo bancario nazionale attraverso l’integrazione delle filiali cedute con Bper, controllata da Unipol, che diventerebbe il secondo gruppo italiano per raccolta e sportelli .
Una risposta alla mossa di Banco Bpm
L’Opas arriva a poche ore dalla proposta di fusione avanzata da Banco Bpm a Mps. Il Ceo Carlo Messina ha definito la proposta di Bpm una “lettera d’amore”, contrapponendola a un’offerta “vera” come quella di Intesa, sottolineando la volontà di anticipare e neutralizzare la mossa del concorrente .
Verso il delisting di Mps
Intesa ha dichiarato l’intenzione di procedere al delisting di Mps, anche tramite fusione, una volta raggiunta la soglia minima del 66,67% del capitale, necessaria per il controllo straordinario in assemblea .
Un’operazione che cambia gli equilibri del credito italiano
Se completata, l’Opas darà vita al secondo gruppo bancario quotato dell’Eurozona, con un peso determinante nel risparmio gestito, nel credito alle imprese e nella gestione assicurativa. L’operazione si inserisce in un contesto di forte competizione europea e crescente pressione per il consolidamento del settore, come sottolineato dalla stessa Intesa Sanpaolo.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>IA, per Bankitalia +1% produttività: Pmi indietro</title>
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            <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
            <description>L’intelligenza artificiale rappresenta una delle leve più promettenti per rilanciare la produttività italiana. Secondo le analisi di Bankitalia, l’adozione diffusa delle tecnologie di IA potrebbe generare un incremento fino all’1% della produttività, un valore significativo in un Paese che da anni fatica a migliorare i propri indicatori di efficienza.
Il potenziale, però, non è distribuito in modo uniforme. Le grandi imprese stanno già integrando strumenti avanzati nei processi produttivi, mentre le Pmi mostrano un ritardo strutturale. Mancano competenze digitali, investimenti adeguati e una strategia chiara per sfruttare l’IA in modo sistemico. Questo divario rischia di ampliare ulteriormente la distanza competitiva tra aziende di dimensioni diverse.
Bankitalia sottolinea che l’IA non è solo una questione tecnologica, ma un fattore strategico che richiede formazione, infrastrutture digitali e politiche di accompagnamento. Per le Pmi, colmare il gap significa non solo migliorare la produttività, ma anche restare competitive in un mercato globale che corre sempre più veloce.
L’Italia ha dunque un’opportunità concreta: trasformare l’IA in un motore di crescita. Ma perché questo accada, serve un impegno congiunto di imprese, istituzioni e sistema formativo per accelerare l’adozione e ridurre le disuguaglianze digitali.</description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>Confindustria 2026: scelte coraggiose per crescere</title>
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            <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Fiducia. Coraggio. Responsabilità. Sono le tre parole che attraversano l’intera relazione del presidente Emanuele Orsini all’Assemblea di Confindustria 2026 e che diventano la chiave di lettura di uno scenario economico e geopolitico complesso, segnato da guerre, tensioni internazionali, costi energetici elevati e nuove competizioni industriali globali.
Nel suo intervento, Orsini guarda all’Europa ma chiama in causa direttamente anche l’Italia, invitando il Paese a ritrovare la capacità di crescere e di scegliere. “Per troppo tempo ci siamo accontentati di fare il minimo indispensabile invece del massimo necessario”, afferma il presidente, sottolineando l’urgenza di un cambio di passo.
La relazione ripercorre molte delle sfide affrontate negli ultimi mesi da Viale dell’Astronomia: dai dazi alle tensioni geopolitiche, dall’energia alla competitività europea, fino ai nodi strutturali del sistema produttivo italiano. Tra questi, la crescita dimensionale delle imprese, l’innovazione, il lavoro e l’attrattività del Paese. Un filo rosso lega tutti i temi: la necessità di compiere scelte strategiche e di farlo adesso.
Approfondisci sul sito di Confindustria
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            <category>Economia</category>
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            <title>Segnalazione UIF: boom di truffe tech e muling</title>
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            <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia segnala un incremento significativo delle operatività sospette legate a truffe online, frodi agevolate dalla tecnologia e money muling, fenomeni che continuano a evolversi grazie a strumenti digitali sempre più sofisticati.
Secondo la comunicazione dell’8 giugno 2026, gli schemi criminali sfruttano piattaforme social, sistemi di pagamento istantanei e tecniche di ingegneria sociale per colpire utenti e operatori finanziari. In particolare, il money muling — l’utilizzo di prestanome per movimentare fondi illeciti — si conferma una delle modalità più diffuse per riciclare proventi di reati informatici.
La UIF invita gli intermediari a rafforzare i presidi di controllo, con particolare attenzione ai movimenti anomali su conti di nuova apertura, alle transazioni ripetute di piccolo importo e ai rapporti riconducibili a soggetti vulnerabili o reclutati tramite canali digitali.
L’Unità sottolinea inoltre l’importanza di segnalazioni tempestive e accurate, fondamentali per intercettare reti criminali sempre più strutturate e transnazionali. La collaborazione tra operatori, autorità e utenti resta un elemento chiave per contrastare efficacemente la criminalità finanziaria online.
Comunicazione UIF 8 giugno 2026</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Nuova Sabatini, verso le nuove regole assicurative</title>
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            <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Con il decreto ministeriale del 18 giugno 2025 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha aggiornato la disciplina di diversi incentivi gestiti dalla Direzione Generale per gli incentivi alle imprese. Le modifiche recepiscono l’obbligo, introdotto a livello nazionale, di stipulare polizze assicurative a copertura dei danni derivanti da calamità naturali ed eventi catastrofali.
L’intervento normativo mira a rafforzare la resilienza delle imprese, assicurando che gli investimenti sostenuti tramite agevolazioni pubbliche siano protetti da rischi sempre più frequenti e impattanti. La nuova impostazione si applica progressivamente alle misure gestite dalla Direzione Generale, con aggiornamenti specifici per ciascun incentivo.
Per quanto riguarda la Nuova Sabatini, la disciplina non è ancora stata modificata: l’adeguamento sarà introdotto tramite un decreto interministeriale attualmente in fase di finalizzazione. Il provvedimento definirà modalità, tempistiche e obblighi assicurativi per le imprese che richiedono il contributo destinato all’acquisto di beni strumentali.
L’obiettivo è garantire un quadro uniforme e coerente, che tuteli gli investimenti e favorisca una gestione più prudente dei rischi legati a eventi naturali estremi, in linea con le recenti politiche di prevenzione e protezione del sistema produttivo.
Approfondisci il tema</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>BCE: milestone avvio dell’Integrated Reporting Framework</title>
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            <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato le principali tappe per l’implementazione dell’Integrated Reporting Framework (IReF), il progetto volto a semplificare e armonizzare la rendicontazione statistica e di vigilanza delle banche dell’area euro.
Obiettivo: un sistema unico di reporting
L’IReF mira a creare un quadro integrato e standardizzato per la raccolta dei dati da parte delle istituzioni finanziarie, riducendo la frammentazione e i costi operativi legati ai diversi requisiti nazionali. Il nuovo sistema consentirà alle banche di trasmettere un unico set di dati alla BCE e alle autorità nazionali, migliorando la qualità e la coerenza delle informazioni.
Le principali tappe
Secondo la BCE, il piano di attuazione prevede:


2026‑2027: completamento delle specifiche tecniche e avvio dei test pilota con le autorità nazionali;


2028: inizio della fase operativa per la raccolta dei dati secondo il nuovo standard;


2029: piena adozione dell’IReF da parte di tutte le istituzioni segnalanti dell’area euro.


Benefici attesi
L’iniziativa rappresenta un passo decisivo verso una maggiore efficienza e trasparenza nel sistema di reporting europeo. La BCE sottolinea che l’IReF contribuirà a ridurre gli oneri amministrativi, migliorare la comparabilità dei dati e rafforzare la base informativa per le decisioni di politica monetaria e di vigilanza.
documento BCE</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Bankitalia: usciti 5 nuovi “Questioni di finanza”</title>
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            <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha diffuso cinque nuovi numeri della serie Questioni di economia e finanza, ampliando il quadro delle analisi dedicate alle dinamiche economiche, finanziarie e strutturali del Paese. Le pubblicazioni approfondiscono temi centrali per la comprensione dell’evoluzione dei mercati, del credito e delle politiche economiche, offrendo strumenti utili a operatori, istituzioni e studiosi.
I nuovi studi affrontano aspetti che spaziano dall’andamento del sistema produttivo alle trasformazioni del settore finanziario, includendo valutazioni su rischi emergenti, innovazione, competitività e impatti delle politiche pubbliche. L’approccio empirico e la ricchezza dei dati consentono di leggere con maggiore precisione i cambiamenti in corso e di individuare le tendenze che influenzano la crescita e la stabilità economica.
 Approfondimenti:

N. 1016 - Incentivi, innovazioni organizzative e performance delle pubbliche amministrazioni: lezioni dal PNRR
pubblica amministrazione, pratiche gestionali strutturate, appalti pubblici, rafforzamento delle capacità amministrative

N. 1015 - L&#039;esposizione delle imprese italiane agli incendi boschivi: evidenze da una mappa innovativa del rischio
catastrofi naturali, incendi boschivi, rischi climatici, imprese

N. 1014 - Infrastrutture per l&#039;economia digitale: l&#039;espansione globale dei data center e le implicazioni per il consumo energetico
centri dati, domanda di elettricità, infrastrutture digitali, politica energetica, congestione della rete, hyperscaler, sovranità tecnologica

N. 1013 - Mutui verdi in Italia: tassi, volumi e dinamiche di mercato nel triennio 2022-2024
servizi bancari, finanza sostenibile, mutui verdi, prezzi

N. 1012 - Le emigrazioni africane: il ruolo dei fattori interni
migrazione, Africa, UE, fattori che guidano la migrazione</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Ambiente ed energia, il nuovo quadro Istat</title>
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            <pubDate>Mon, 08 Jun 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Negli ultimi 100 anni, la superficie agricola si è ridotta dal 70% del 1925 a poco meno del 40% del 2025, mentre la superficie forestale è aumentata da poco meno del 20% al 33,6%. Anche in considerazione delle differenze nella densità antropica e nella disponibilità di terre coltivabili, tra i principali paesi dell’Ue la Francia è quello che ha conservato la quota maggiore di territorio a uso agricolo; in Spagna, che come la Francia ha una bassa densità abitativa, circa la metà della superficie è occupata dalle aree boscate, e la quota con copertura artificiale (edifici, strade, ecc.) mantiene il livello più basso tra i 4 paesi considerati; nel caso tedesco questa arriva a quasi l’8% del territorio e in Italia al 6,5% .
Questi cambiamenti riflettono l’evoluzione dell’economia in ambito agrario, l’aumento delle aree destinate a insediamenti produttivi e infrastrutturali, la crescita demografica e il fenomeno dell’urbanizzazione: oggi oltre 9 residenti su 10 vivono nei centri, mentre nel 1931 più di un quarto della popolazione presente (26,4%) era distribuita nelle frazioni comunali, ossia al loro esterno...continua a leggere il rapporto sul sito dell&#039;Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Eurostat, Sviluppo sostenibile dell&#039;UE: progressi e sfide</title>
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            <pubDate>Fri, 05 Jun 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L&#039;Eurostat pubblica il  rapporto di monitoraggio al 2026 sui progressi dell&#039;UE  verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS). L&#039;UE ha compiuto passi avanti significativi, sulla base della valutazione dei dati disponibili degli ultimi 5 o 6 anni (il &quot;breve termine&quot;). Tuttavia, rileva anche che non si sono registrati progressi o addirittura si è registrato un allontanamento da 3 dei 17 obiettivi.
Nel breve periodo, l&#039;UE ha compiuto progressi significativi verso il raggiungimento di 5 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS): lavoro dignitoso e crescita economica (OSS 8), consumo e produzione responsabili (OSS 12), riduzione delle disuguaglianze (OSS 10), parità di genere (OSS 5) e istruzione di qualità (OSS 4). 
L&#039;UE ha compiuto progressi anche verso altri 9 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), ma a un ritmo moderato. Tra questi obiettivi, l&#039;UE ha ottenuto i risultati migliori per quanto riguarda l&#039;industria, l&#039;innovazione e le infrastrutture (OSS 9) e la fame zero (OSS 2). Al contrario, non si sono registrati progressi per quanto riguarda le partnership relative agli obiettivi (OSS 17). 
Inoltre, l&#039;UE si è allontanata dagli obiettivi di sviluppo sostenibile relativi alla vita sulla terra (SDG 15) e all&#039;acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari (SDG 6) a causa della perdita di biodiversità, della scarsità d&#039;acqua e del deterioramento della qualità dell&#039;acqua. 
In sintesi, l&#039;UE ha compiuto progressi verso la maggior parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, a ritmi diversi e nonostante le sfide che permangono, mentre è rimasta stagnante sull&#039;Obiettivo 17 e ha registrato passi indietro sugli Obiettivi 15 e 6.
Una breve panoramica visiva dei risultati del monitoraggio è presentata nell&#039;opuscolo &#039; Sviluppo sostenibile nell&#039;Unione europea - Panoramica dei progressi verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile nel contesto dell&#039;UE - Edizione 2026 &#039;.
Approfondisci sul sito Eurostat</description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Bankitalia: gestione, sostenibilità e Rapporto ESG</title>
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            <pubDate>Fri, 05 Jun 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>In concomitanza con le Considerazioni finali del Governatore del 29 maggio, la Banca d&#039;Italia ha pubblicato le nuove edizioni della Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità e del Rapporto sugli investimenti sostenibili e sui rischi climatici.
La Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità offre una visione d’insieme del ruolo e delle funzioni dell&#039;Istituto, delle attività svolte e dei risultati conseguiti nel corso del 2025, nonché un aggiornamento sull&#039;impegno della Banca in materia di sostenibilità.
Il Rapporto sugli investimenti sostenibili e sui rischi climatici presenta invece i risultati raggiunti nel 2025 nell&#039;applicazione dei criteri di investimento sostenibile e responsabile ai portafogli finanziari non connessi alla politica monetaria. Attraverso questo documento, la Banca d&#039;Italia conferma l’orientamento a gestire tali investimenti in coerenza con gli obiettivi dell&#039;Accordo di Parigi, con le strategie dell&#039;Unione europea e con le linee condivise nell’ambito dell&#039;Eurosistema.
Collegamenti utili





Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità sul 2025
Rapporto annuale sugli investimenti sostenibili e sui rischi climatici sul 2025</description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Nucleare sostenibile: primo ok della Camera alla Legge</title>
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            <pubDate>Fri, 05 Jun 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura la legge delega sul nucleare sostenibile, avviando il percorso che porterà il provvedimento all’esame del Senato. Per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, si tratta di “un passo importante per il futuro energetico dell’Italia”.
Il testo punta a creare il quadro normativo necessario per consentire al Paese di adottare, nel prossimo decennio, le tecnologie nucleari di nuova generazione – in particolare SMR e AMR – quando saranno pienamente mature. Secondo il Ministro, il nucleare sostenibile rappresenta un’opportunità per rafforzare la sicurezza energetica, accelerare la decarbonizzazione e ridurre la dipendenza dall’estero.
Pichetto richiama anche il contesto globale: la domanda di energia è destinata a crescere rapidamente, trainata da intelligenza artificiale, data center ed elettrificazione dei consumi. In questo scenario, afferma, “chi sarà in grado di produrre energia sarà più libero, più forte e più sicuro”.
Il Ministro sottolinea inoltre che il nucleare non deve essere interpretato come una scelta ideologica, ma come uno strumento di politica industriale ed energetica: “La bolletta arriva a tutti. Serve serietà, fiducia nella ricerca e responsabilità verso le prossime generazioni”.
Con il via libera di Montecitorio, il provvedimento entra ora nella fase decisiva al Senato, dove verranno definiti criteri e indirizzi per i futuri decreti attuativi.</description>
            <category>Innovazione</category>
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        </item>
                <item>
            <title>Al via per Sella le cryto-attività, prima banca in Italia</title>
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            <pubDate>Fri, 05 Jun 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Banca Sella ha completato l’iter di notifica a Banca d’Italia previsto dal regolamento europeo MiCA (“Markets in Crypto-Assets Regulation”) ed è la prima banca in Italia a poter avviare servizi di cripto-attività, relativi in particolare a custodia e trasferimento di asset digitali.
L’ammissione tra i prestatori di servizi per le cripto-attività consentirà a Sella di lanciare, nel corso del 2026, una soluzione dedicata alla custodia, all’invio e alla ricezione degli asset digitali, rivolta a specifiche tipologie di clienti.
L’iniziativa, grazie alla quale il settore bancario italiano si affianca a quelli europei e globali già attivi in questo ambito, nasce dal percorso di innovazione avviato da Sella con la partecipazione alla sperimentazione promossa nel 2022 dal Fintech Milano Hub di Banca d’Italia sulla tecnologia a registro distribuito (Distributed Ledger Technology o DLT). Sella, dopo aver creato al proprio interno un team specializzato in DLT &amp; Digital Assets, è tra i fondatori di Qivalis, il consorzio composto da 37 banche europee che emetterà entro l’anno una stablecoin denominata in euro, e continua a seguire con attenzione gli sviluppi strategici nella tokenizzazione dei depositi e nei pagamenti dell’Eurosistema (progetti Pontes e Appia).
“L’evoluzione dei pagamenti verso modelli istantanei, interoperabili e programmabili, favorita anche dalla tokenizzazione della moneta e degli asset – ha detto Andrea Tessera, Managing Director Digital Banking di Banca Sella – sta ridefinendo le infrastrutture finanziarie a livello europeo e globale. Il nuovo servizio di Banca Sella si inserisce in questo scenario e consentirà di contribuire concretamente a tale trasformazione, sia con un approccio sistemico, sia con la proposta di soluzioni innovative sviluppate per rispondere in modo efficace alle nuove esigenze dei clienti con soluzioni finanziarie sempre più efficienti e sicure.Negli ultimi anni, abbiamo investito nell’infrastruttura tecnologica e nello sviluppo di competenze in ambito DLT e asset digitali, riconoscendo il loro potenziale nell’evoluzione dei sistemi di pagamento e di regolamento. Essere la prima banca italiana a poter offrire servizi di custodia e trasferimento di cripto-attività è un passaggio rilevante, che si inserisce nel più ampio percorso europeo verso nuovi modelli digitali e costituisce la base per futuri sviluppi in diversi settori, dai pagamenti alla tokenizzazione, garantendo fiducia e stabilità nel pieno rispetto dei requisiti regolamentari”.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Economia italiana: nota Istat su 2026‑2027</title>
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            <pubDate>Fri, 05 Jun 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Pil italiano è atteso in crescita dello 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027, dopo essere aumentato dello 0,5% nel 2025. L’aumento del Pil, nel biennio di previsione, verrebbe sostenuto interamente dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,9 e +0,5 punti percentuali rispettivamente); la domanda estera netta, condizionata in negativo dagli effetti del conflitto in Medio Oriente e dal conseguente aumento dei prezzi energetici, fornirebbe un contributo negativo nel 2026 (-0,2 p.p.) e nullo nel 2027.
Nel 2026 i consumi delle famiglie e delle ISP sono previsti in decelerazione rispetto all’anno precedente (+0,6% rispetto al +1,1% nel 2025) frenati dall’attenuazione della dinamica positiva delle retribuzioni pro capite e dall’aumento dell’inflazione; nel 2027 la crescita è invece prevista in leggera accelerazione (+0,7). Gli investimenti fissi lordi continuerebbero a crescere, ma con intensità differente nei due anni: l’aumento si attesterebbe al +2,2% nel 2026, sostenuto dagli interventi connessi al PNRR; nel 2027 si determinerebbe una rilevante decelerazione in media d’anno (+0,5%) causata da condizioni di finanziamento meno favorevoli e dal ridimensionamento, a normativa vigente, degli stimoli pubblici.
L’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (ULA), segnerebbe nel 2026 un rallentamento della dinamica di crescita (+0,7%, dopo il +1,3% del 2025) a cui si accompagnerebbe un ulteriore calo del tasso di disoccupazione (5,5%, dal 6,1% del 2025); nel 2027 si prevede una decelerazione delle ULA (+0,4%) e una stabilizzazione del tasso di disoccupazione.
Gli andamenti dei prezzi delle materie prime si traslerebbero sull’andamento dell’inflazione, attesa in forte risalita nel corso del 2026: il deflatore della spesa delle famiglie si attesterebbe, in media d’anno, al 2,9%, per poi tornare al 2% nel 2027 in conseguenza della normalizzazione delle tensioni internazionali.
In un quadro internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, i risultati delle previsioni sono più che mai condizionati dalle assunzioni di base. Un elemento chiave è rappresentato dalla durata del conflitto. È stato realizzato un esercizio di simulazione con il modello dell’Istat MeMo-it per valutare come scenario alternativo le conseguenze sull’economia italiana del prolungarsi del conflitto tra Iran e Stati Uniti.
Il quadro internazionale
Ciclo internazionale condizionato dagli effetti della guerra
A partire dai primi mesi del 2026, le conseguenze delle nuove crisi geopolitiche hanno considerevolmente aumentato l’incertezza relativa all’evoluzione del ciclo internazionale: il forte aumento delle quotazioni delle materie prime energetiche ha già cominciato a traslarsi sui prezzi al consumo, determinando da un lato attese di rialzi nei tassi di interesse da parte delle banche centrali, dall’altro un deterioramento della fiducia di imprese e famiglie, con possibili conseguenze sull’andamento dei consumi e degli investimenti.
Le principali istituzioni internazionali prevedono un rallentamento dell’economia mondiale che sconta, tuttavia, l’ipotesi di una rapida risoluzione del conflitto in Medio Oriente. Le più recenti stime della Commissione europea mostrano una decelerazione del tasso di crescita del Pil globale nel 2026 (+2,8%, dal +3,4 del 2025) e una nuova accelerazione nel 2027 (+3,2), una dinamica condivisa sia dalle principali economie avanzate, sia da quelle emergenti (Prospetto 2).
Negli Stati Uniti, nel 2025 la crescita economica è stata sostenuta da robusti investimenti, soprattutto nel settore tecnologico, e dalle condizioni accomodanti della politica monetaria e fiscale. Nell’arco temporale della previsione ci si attende una sostanziale stabilizzazione del tasso di crescita del Pil (+2,2% e +2,1% rispettivamente nel 2026 e 2027, dal +2,1% del 2025); la dinamica è legata a una minore esposizione, rispetto ad altre economie, agli effetti negativi del conflitto in Medio Oriente (gli Stati Uniti sono un esportatore netto di beni energetici), anche se l’inflazione è comunque prevista in crescita. L’aumento dei prezzi dovrebbe incidere negativamente, insieme a una dinamica più contenuta dell’occupazione, sui consumi delle famiglie. Gli investimenti, in particolare nei settori legati alla tecnologia, continueranno a sostenere la crescita, unitamente agli sgravi fiscali previste per gli investimenti dal governo statunitense. Nel 2027, l’atteso calo dei prezzi dell’energia e l’attenuazione dell’impatto dei dazi favorirebbero un rallentamento della dinamica inflazionistica, permettendo alla Federal Reserve il mantenimento di una intonazione neutrale di politica monetaria.
Per l’area euro, l’impatto dell’aumento dei costi energetici, l’inasprimento delle condizioni creditizie e l’aggravarsi delle incertezze geopolitiche e commerciali determinerebbero una decelerazione del Pil rispetto all’anno precedente (+0,9%, dal +1,4% del 2025). La crescita dell’inflazione dovrebbe frenare i consumi, anche con un aumento del risparmio precauzionale. Per quel che riguarda le imprese, le moderate aspettative di produzione e l’incertezza ridurrebbero il fabbisogno di investimenti; gli elevati prezzi dell’energia rischiano inoltre di erodere i margini di profitto. Nel 2027, il graduale rientro delle quotazioni sui mercati delle materie prime e la fine delle tensioni geopolitiche costituiscono le premesse per una accelerazione del ritmo di crescita (+1,2%).
Tali andamenti sottendono dinamiche eterogenee nei principali paesi. La Germania, dopo la modesta crescita del 2025 (+0,2%), registrerebbe nel biennio di previsione una accelerazione della dinamica del Pil (+0,6 e +0,9% nel 2026 e 2027), grazie al sostegno della spesa pubblica in consumi, agli investimenti in armamenti e ai trasferimenti all’economia privata. L’aumento dell’inflazione è destinato a erodere il reddito reale delle famiglie e a pesare sul clima di fiducia dei consumatori, frenando la crescita dei consumi privati nel 2026.
Nel 2027 una dinamica più contenuta dei prezzi e l’attenuarsi dell’incertezza dovrebbero tornare a supportare la crescita dei consumi privati. L’aumento della domanda interna stimolerebbe le importazioni attenuando, a fronte di ulteriori difficoltà dal lato dell’export, il contributo della domanda estera alla dinamica del Pil. In Francia si dovrebbe confermare nel 2026 un ritmo di crescita simile all’’anno precedente (+0,8% dopo il +0,9% del 2025), grazie all’apporto delle esportazioni nette, a fronte di una contenuta dinamica dei consumi privati, penalizzati dall’impatto del rialzo dei prezzi energetici sul reddito disponibile. Nel 2027 ci si attende una ripresa (+1,1%), guidata dal settore aerospaziale e dall’aumento degli ordini nell’industria della difesa, in grado di sostenere gli investimenti e le esportazioni nette. Infine, in Spagna la dinamica del Pil nel 2026 rimarrebbe solida ma in rallentamento nel biennio di previsione (+2,4% e +1,9% rispettivamente, dopo il +2,8 del 2025), trainata in larga misura dalla domanda interna, sostenuta dall’andamento positivo del mercato del lavoro e dalla crescita degli investimenti.
Le prospettive per la Cina indicano una graduale moderazione, con una crescita prevista al 4,5% nel 2026 e al 4,4% nel 2027. I consumi rimarrebbero deboli, penalizzati dalla lenta crescita dei redditi, dai risultati non positivi del mercato del lavoro, dall’elevato risparmio precauzionale e dagli effetti negativi sul patrimonio derivanti dalla crisi del mercato immobiliare. La dinamica delle esportazioni rimane incerta a causa del conflitto in Medio Oriente e le crescenti pressioni protezionistiche sui manufatti cinesi.
In linea con le principali istituzioni internazionali, anche in queste previsioni si assume come scenario di riferimento la fine del conflitto in tempi relativamente brevi. A partire da marzo, gli ostacoli dal lato dell’offerta determinati dal conflitto in Medio Oriente hanno spinto le quotazioni di petrolio su livelli quasi doppi rispetto a quelli dei primi due mesi del 2026 (Figura 1), con picchi che hanno raggiunto i 120 dollari a barile ad aprile. L’incertezza relativa alla fine delle ostilità sosterrà ancora quotazioni elevate del greggio; successivamente, il rientro dei prezzi sarà graduale: le tempistiche sono legate al ritorno alla normalità del traffico navale nello stretto di Hormuz e alla riparazione dei danni subiti dalle infrastrutture di estrazione e raffinazione. Nel 2026 si assume un prezzo medio del Brent di 93,5 dollari a barile, con una decisa riduzione nel 2027 (-12,0%, pari a un livello di 82,3 dollari a barile).
Gli eventi bellici in medio Oriente hanno avuto ripercussioni anche sui prezzi del gas naturale, pur in misura meno accentuata rispetto al petrolio: l’offerta di questa materia prima dipende molto di più da infrastrutture regionali e contratti locali. Dopo la crisi energetica del 2022, peraltro, l’Europa (e anche l’Italia) ha aumentato gli stoccaggi, diversificato i fornitori, ridotto i consumi industriali. Ciononostante, le quotazioni, soprattutto nel mese di marzo, hanno subito sensibili rialzi, per poi flettere leggermente. Per il 2026, si prevede un prezzo medio del gas naturale in rialzo rispetto al 2025 (+15,2%, pari a un livello di 41,9 euro per MWh), e il ritorno l’anno successivo sui livelli medi prevalenti del 2025 (36 euro per MWh).
Per quanto riguarda gli scambi internazionali, nel 2026 gli effetti del conflitto in Medio Oriente determinerebbero un forte ridimensionamento del commercio mondiale in volume (+1,9%, dopo il +4,5% del 2025), con il ritorno ad un tasso di crescita più sostenuto nel 2027 (+3,0%).
Nei primi mesi del 2026, il tasso di cambio nominale dell’euro rispetto al dollaro (1,13 il valore medio nel 2025) ha mostrato una tendenza al rafforzamento, spinto principalmente dalle dinamiche geopolitiche (1,17 dollari per euro, in media tra gennaio e maggio). Nell’orizzonte di previsione si assume una ipotesi tecnica di stabilità sui livelli dei primi quattro mesi del 2026; si determinerebbe quindi un apprezzamento della valuta europea del 3,8% rispetto alla media del 2025, con una variazione nulla nel 2027.
Approfondimenti sul sito dell&#039;Istat</description>
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            <title>Auto cinesi convincono i giovani: qualità e prezzo vincono</title>
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            <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le auto cinesi conquistano i giovani italiani e si candidano a diventare protagoniste della nuova mobilità: oggi 3 su 4 dichiarano di essere pronti ad acquistare una vettura prodotta in Cina, preferibilmente ibrida e con un prezzo inferiore ai 30.000 euro.È quanto emerge dalla nuova instant survey “Cosa pensano i giovani delle auto cinesi?”, realizzata nel mese di maggio da Areté, società di consulenza operativa e strategica per il settore automotive. Dalla diffidenza alla fiduciaIl dato più significativo riguarda il radicale cambio di percezione dei consumatori più giovani: i brand cinesi non vengono più considerati semplici alternative low cost, ma marchi sempre più competitivi sul piano della qualità, della tecnologia e dell’innovazione.L’indagine evidenzia inoltre come l’automobile continui a occupare un ruolo centrale nella mobilità quotidiana: oltre la metà degli intervistati utilizza l’auto ogni giorno per i propri spostamenti, mentre l’83% ne possiede già una. Tecnologia e prezzo guidano la sceltaIl 75% dei rispondenti si dice pronto ad acquistare una vettura “made in China”. Per questi, il principale fattore di attrazione è rappresentato dal mix tra tecnologia e qualità del prodotto, indicato dal 53% del campione. Seguono i prezzi competitivi rispetto alla media del mercato, citati dal 43% degli intervistati.Il tema economico resta comunque determinante, con i potenziali acquirenti disposti a prendere in considerazione un modello cinese a condizione di spendere al massimo 30.000 euro, soglia entro cui è già oggi disponibile sul mercato un’ampia offerta di modelli.In merito alle motorizzazioni le nuove generazioni non hanno dubbi: quasi la metà sceglierebbe un’auto ibrida, nelle diverse configurazioni disponibili, mentre il 34% guarda all’elettrico puro. Solo il 20% continuerebbe a preferire un modello benzina. Restano tuttavia alcune aree di diffidenza tra i consumatori ancora scettici verso i marchi cinesi. I principali dubbi riguardano il servizio post-vendita, considerato potenzialmente debole dal 23% degli intervistati, e l’affidabilità generale dei veicoli, guardata con timore dal 22% del campione. Una percezione che appare legata soprattutto alla limitata conoscenza diretta dei prodotti e dei brand. “La nostra analisi si concentra sui clienti che saranno sempre più decisivi nel mercato automotive del prossimo futuro e dimostra con chiarezza come i brand cinesi abbiano ormai quasi completamente colmato il gap reputazionale che inizialmente li separava dai marchi tradizionali”, commenta Massimo Ghenzer, Presidente di Areté. “Addirittura 8 italiani su 10 li considerano oggi più avanzati dal punto di vista tecnologico rispetto ai competitor europei e giapponesi. Il prezzo continua a essere una leva importante, ma non è più il principale driver di scelta: i giovani cercano innovazione, elettrificazione e qualità, e trovano nei brand cinesi un’offerta sempre più competitiva e accessibile”. L’informazione passa sempre più dal digitaleInteressante, infine, anche il dato relativo alle fonti di informazione utilizzate dai giovani prima dell’acquisto di un’auto: il 41% si affida ai siti specializzati e alle piattaforme online, il 18% continua a preferire il rapporto diretto con il concessionario, mentre il 17% costruisce la propria opinione attraverso i social media.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Caro energia: 14 mld Ue all’Italia, spinta al leasing</title>
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            <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
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L’Unione europea ha approvato un nuovo pacchetto di sostegni contro il caro energia, destinando circa 14 miliardi di euro all’Italia. Le risorse rientrano nel quadro degli interventi per mitigare gli effetti dell’aumento dei prezzi energetici su famiglie e imprese, sostenere la transizione verde e rafforzare la sicurezza energetica nazionale. Le istituzioni europee hanno comunicato che gli Stati membri dovranno confermare i dettagli operativi; ti suggerisco di verificare sempre le informazioni con una fonte istituzionale aggiornata.
Obiettivi del finanziamento europeo


Riduzione dei costi energetici — sostegno diretto a famiglie vulnerabili e imprese energivore.


Accelerazione delle rinnovabili — investimenti in fotovoltaico, eolico, accumuli e reti.


Diversificazione delle forniture — riduzione della dipendenza da gas estero.


Efficienza energetica — interventi su edifici pubblici, PMI e infrastrutture critiche.


Impatti attesi per l’Italia
1. Sostegno immediato a famiglie e imprese
Le risorse potranno finanziare misure di compensazione per i rincari, con particolare attenzione a:


nuclei a basso reddito


imprese ad alta intensità energetica


settori industriali strategici


2. Rafforzamento della sicurezza energetica
Una quota rilevante sarà destinata a:


nuovi impianti rinnovabili


potenziamento delle reti di trasmissione


sistemi di accumulo e flessibilità


3. Opportunità per il settore del leasing
Il pacchetto UE può generare un effetto leva significativo per:


leasing fotovoltaico per PMI e PA


leasing strumentale per tecnologie ad alta efficienza


leasing immobiliare per interventi di riqualificazione energetica


Il settore potrà beneficiare di una domanda crescente di soluzioni finanziarie flessibili, soprattutto per investimenti green con ritorni rapidi.
 
Ricadute macroeconomiche


Possibile riduzione dell’inflazione energetica nel medio periodo.


Maggiore stabilità dei costi di produzione per le imprese manifatturiere.


Rafforzamento della competitività industriale italiana nel quadro europeo.


Accelerazione degli obiettivi climatici al 2030.


 Conclusione
Il pacchetto da 14 miliardi rappresenta una delle più rilevanti misure europee a sostegno dell’Italia nella gestione del caro energia. Se correttamente implementato, può favorire una transizione energetica più rapida, sostenere famiglie e imprese e creare nuove opportunità per il settore finanziario, incluso il leasing.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>ABI ATLAS: nuovo Centro geopolitico per le banche in Italia</title>
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            <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Promossa dall&#039;Associazione Bancaria Italiana, l&#039;iniziativa offre alle banche un&#039;infrastruttura permanente e collettiva fondata su analisi geopolitica, formazione specialistica e confronto internazionale, con l’obiettivo di rafforzare la capacità del settore bancario di leggere rischi e opportunità e accompagnare imprese e investimenti nel nuovo contesto globale.
Il progetto è stato presentato il 4 giugno a Roma presso le Scuderie di Palazzo Altieri nel corso dell’evento &quot;Geopolitica: tra fattori di rischio e opportunità&quot;. 
Conflitti internazionali, frammentazione dei mercati globali, tensioni sulle filiere strategiche, ma anche nuove direttrici economiche e industriali: negli ultimi anni la geopolitica è passata da variabile di contesto a priorità strutturale e trasversale per le banche, come riconosciuto con chiarezza anche dalle Autorità di vigilanza europee. Non rappresenta solo un fattore di rischio, ma anche una chiave di lettura per individuare opportunità di crescita, internazionalizzazione e competitività. È in questo scenario che nasce ABI ATLAS, il Centro di competenza per l&#039;analisi, la formazione e il networking internazionale sui temi dell&#039;evoluzione geopolitica, promosso dall&#039;ABI. Il progetto, sviluppato da ABIServizi in stretto coordinamento con il Comitato tecnico strategico &quot;Internazionalizzazione e Trend Geopolitici&quot; dell’Associazione Bancaria Italiana, è stato presentato oggi a Roma alle Scuderie di Palazzo Altieri nel corso dell’evento &quot;Geopolitica: tra fattori di rischio e opportunità&quot;, con la partecipazione, tra gli altri, di rappresentanti della Banca Centrale Europea e della Banca d&#039;Italia.
ABI ATLAS è la nuova infrastruttura permanente per trasformare l’analisi geopolitica in capacità decisionale e operativa per il settore bancario, attraverso analisi, formazione specialistica e confronto costante con Istituzioni, Autorità e con il contributo di prestigiosi esperti nazionali e internazionali. &quot;Viviamo in un contesto in cui non esiste più un copione stabile e prevedibile per interpretare le trasformazioni globali – ha dichiarato Marco Elio Rottigni, Direttore Generale ABI –. La geopolitica ha cambiato natura: non è più un rischio isolato e circoscrivibile, ma una variabile strutturale che incide direttamente sulle scelte economiche, industriali e finanziarie, rendendo sempre più centrale il tema della governance del rischio geopolitico e della capacità di leggere scenari alternativi. Con ABI ATLAS, l&#039;Associazione esercita il ruolo che le è proprio nei grandi momenti di trasformazione del settore: mettere a fattor comune competenze, capacità analitica e accesso a partner internazionali qualificati, affinché il settore possa affrontare con maggiore consapevolezza ed efficacia le nuove sfide, contribuendo a favorire la competitività e resilienza delle banche e del sistema economico imprenditoriale italiano.” ABI ATLAS si rivolge prioritariamente ai consiglieri di amministrazione, ai vertici aziendali, alle funzioni di controllo e di business, prevedendo al contempo contenuti digitali scalabili per una più ampia diffusione delle competenze all’interno delle organizzazioni. L’architettura formativa comprende seminari, laboratori applicativi, osservatori sulle migliori pratiche, gruppi di ricerca, moduli didattici e una piattaforma digitale dedicata, costantemente aggiornata.
“La geopolitica oggi incide direttamente sulle valutazioni di rischio, sulle scelte strategiche, sulla sicurezza informatica e sulla capacità di leggere in anticipo le vulnerabilità dei mercati. Tuttavia, la geopolitica non è solo una fonte di rischio: è anche una leva competitiva per accompagnare imprese e investimenti nei nuovi equilibri globali – ha sottolineato Elena Goitini, Presidente del Comitato tecnico strategico ABI &#039;Internazionalizzazione e Trend Geopolitici&#039;, Amministratore Delegato di BNL e Responsabile di BNP Paribas per l&#039;Italia –. Per questo abbiamo voluto creare un&#039;infrastruttura che parli a tutti i livelli dell&#039;organizzazione bancaria, trasformando l&#039;incertezza in consapevolezza strategica, capacità decisionale e nuove opportunità di sviluppo.
ABI ATLAS permette alle banche di promuovere standard condivisi, e di accompagnare le imprese italiane in un mondo che si sta ridisegnando, nel ruolo di partner strategici e non solo di finanziatori.&quot; L’iniziativa si colloca nel quadro del Piano di cooperazione internazionale promosso dall’ABI, volto a rafforzare il ruolo del settore bancario italiano nei processi di internazionalizzazione, nella cooperazione euro-mediterranea e nel dialogo con le Istituzioni nazionali, europee e multilaterali.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>PNRR, Foti: revisione finale e riallocazioni da 2,1 mld</title>
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            <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’audizione del Ministro Raffaele Foti davanti alle Commissioni Bilancio e Politiche UE di Camera e Senato ha delineato il quadro operativo della fase conclusiva del PNRR, con focus su rendicontazione, revisione delle misure, definanziamenti e riallocazioni per 2,1 miliardi. Centrale l’obiettivo dei 6.000 posti di terapia intensiva e sub-intensiva, considerato ora raggiungibile.
1. Il quadro generale del Piano
Il Ministro ha ricordato che il PNRR ha già portato alla liquidazione di 9 rate, con 456 milestone e target conseguiti (72%). Con la rata in arrivo, l’Italia raggiunge 166 miliardi incassati, pari all’85% della dotazione complessiva, un risultato condiviso solo con la Francia, seppur con un Piano molto più ridotto.
Ha sottolineato che il successo non è “dell’uomo al comando”, ma della catena amministrativa che ha dimostrato efficienza, soprattutto nel Mezzogiorno, tradizionalmente più lento nella chiusura degli appalti. 
2. Cronoprogrammi e rendicontazione
Foti ha richiamato l’art. 21 del Regolamento NextGenEU, che prevedeva revisioni periodiche dei Piani nazionali. La Relazione PNRR del I semestre 2026 sarà presentata entro la pausa estiva, ma i dati definitivi arriveranno solo dopo il 31 agosto, termine ultimo di rendicontazione.
Per agevolare il lavoro delle Commissioni, il Governo intende rendicontare entro il 30 giugno tutti gli obiettivi già raggiunti, evitando congestioni estive negli enti attuatori. 
3. Stato di avanzamento dei progetti
La piattaforma Regis mostra un’accelerazione significativa:


416.000 progetti completati a novembre 2025


556.000 progetti completati oggi


670.000 progetti totali registrati


Un incremento di 100.000 progetti conclusi in pochi mesi. 
4. Obiettivi critici: Missione 6 e posti letto
Il Ministro ha evidenziato che gli obiettivi sanitari, spesso percepiti come critici, risultano oggi più raggiungibili del previsto. In particolare, l’obiettivo dei 6.000 posti di terapia intensiva e sub-intensiva è ora considerato “probabilmente centrato”, grazie a un recupero significativo negli ultimi due mesi e mezzo.
Ha ricordato che alcuni target regionali sono stati compensati da surplus in altre aree, come nel caso delle case di comunità. 
5. Revisione 2025 e strumenti finanziari
La revisione di novembre 2025, pari a 13,5 miliardi, è stata guidata da indicazioni della Commissione UE. Alcune misure hanno registrato performance eccezionali, come l’efficientamento energetico degli immobili ERP, con domande pari al doppio delle risorse disponibili.
Restano attivi 24 miliardi di strumenti finanziari, riservati a progetti strategici (studentati, housing, energia), anche oltre il 31 agosto. 
6. Definanziamenti per 2,1 miliardi
La Commissione UE (comunicazione del 4 maggio 2026) ha aperto alla possibilità di rimodulare risorse per garantire il completamento del Piano. L’Italia ha predisposto 90 revisioni tecniche e una rimodulazione finanziaria così articolata:
MIT – 1.290 milioni


1,2 miliardi dalla misura RoSCo


90 milioni da LogIN business


MASAF – 170 milioni


12 milioni da meccanizzazione


158 milioni da Parco Agrisolare


MASE – 232 milioni


33 milioni colonnine elettriche


73 milioni fognature e depurazione


100 milioni agrivoltaico


26 milioni materie prime critiche


CdI ZES – 500 milioni
Traslati fuori dal PNRR per difficoltà di rendicontazione. 
7. Reimpiego dei fondi
I 2,1 miliardi sono stati riallocati su misure ad alta domanda o strategiche:


200 milioni – efficientamento energetico ERP


700 milioni – Industria 5.0


1 miliardo – housing ed efficientamento energetico


173 milioni – Comunità Energetiche


32 milioni – autoproduzione energetica PMI


94 milioni – nuovi treni elettrici 


8. Conclusioni
Il Ministro ha definito questa riprogrammazione come “ultima e definitiva”, pur lasciando aperta la possibilità di ulteriori economie da valutare dopo il 30 giugno 2026. La priorità resta chiudere il Piano, completare i progetti e garantire la massima rendicontabilità entro le scadenze europee.
Link WebTV della Camera audizione Ministro Foti </description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Leasing e rischio di credito: segnali e prospettive 2026</title>
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            <pubDate>Wed, 03 Jun 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le analisi annuali di valutazione delle performance del Bureau Score Comportamentale e del Bureau Score di Collection, sviluppati da Conectens sui dati di BDCR Assilea, realizzate sull’intero portafoglio clienti presenti sul SIC di settore, consentono anche di aggiornare la dinamica storica del rischio di credito sul leasing e di formulare previsioni di andamento.
In sintesi, nel 2025 la rischiosità sia in termini di numero contratti che di numero clienti si presenta in linea con quanto registrato negli anni post pandemia e dalle analisi di qualità del portafoglio non emergono elementi che possano far presagire ad un repentino peggioramento nel corso dell’anno. Nel controllo del rischio di credito di portafoglio, gioca un ruolo di rilievo anche un consolidato livello di dismissione dei clienti più a rischio.
Risulta in accelerazione il passaggio da stato di insoluto a stato di contenzioso, testimoniando una compressione dei tempi da parte delle società di leasing per affrontare le insolvenze potenzialmente più difficili da gestire con esiti positivi.
Come conseguenza, a fine anno il numero dei clienti che presentano almeno un contratto con insoluto – stato propedeutico all’eventuale contenzioso – è in diminuzione, mentre è in aumento il numero di clienti con contenzioso – questo invece può essere considerato come stato propedeutico ad una eventuale dismissione.
La situazione di partenza per il 2026 presenta quindi un numero di clienti con insoluto inferiore ai clienti con contenzioso e suggerisce che non ci si aspetta un aumento del contenzioso perché già realizzato.
Non può essere ignorato, comunque, che la restrizione degli approvvigionamenti di petrolio e il conseguente aumento dei costi per le aziende – causati dalle perduranti e incrementate criticità derivanti dalla complessa situazione internazionale – potranno avere un impatto sulla regolarità di rimborso dei prestiti e quindi del rischio di credito in generale, la cui misura e temporalità dipenderà anche dalla durata delle restrizioni stesse e potrà essere osservata nel corso dei prossimi mesi.
Nella Tavola 1 è presentato l’andamento dei contratti segnalati in contenzioso dalle società di leasing nel periodo che va dal 2019 sino alle prime osservazioni riferite al 2026.
Tavola 1 – Rischiosità contratti leasing: nuovi contratti a contenzioso a 1 anno
 
 
 
L’uscita dalle misure di contenimento messe in atto per arginare gli effetti economici della crisi pandemica, ha comportato un aumento del tasso di contenzioso ad inizio 2022 che è durato lo spazio di pochi mesi per poi assestarsi ad un a livello decisamente più contenuto se comparato al 2019.
I dati per il 2025 e le prime evidenze 2026 restituiscono un andamento del rischio di credito nel leasing che è tornato e si stabilizza ai livelli pre-pandemia, per quanto concerne il numero di contratti interessati. Il valore corrispondente delle esposizioni (linea tratteggiata sul grafico in Tavola 1) mostra invece un andamento in diminuzione, ancora più accentuato nelle prime rilevazioni dell’anno in corso.
L’aumento di livello del numero di contratti in contenzioso nel corso del 2025, appena citato, si riferisce a clienti già in stato di default a inizio anno, rappresenta quindi un peggioramento di stato dei clienti già in difficoltà di rimborso e, di conseguenza, non comporta un numero maggiore di nuovi clienti in default.
A questo proposito, nella Tavola 2 si presenta la dinamica del rischio di credito riferito ai clienti leasing censiti in BDCR Assilea, visti attraverso il comportamento di rimborso sull’insieme dei contratti detenuti. Il tasso di clienti classificati come nuovi default a fine 2025 è al di sotto del 2% e sostanzialmente allineato a quanto osservato dall’uscita dalla pandemia, così come si presenta in modo altrettanto stabile la quota di numero di clienti in default a inizio anno 2026.
Tavola 2 - Rischiosità clienti leasing: nuovi clienti in default a 1 anno
 
 
Il peggioramento di stato dei clienti già in difficoltà di rimborso risulta guidato anche da una più rapida definizione verso la risoluzione dei contratti con insolvenze. Di conseguenza, dalle analisi dei clienti per classe di score comportamentale, emerge un aumento della forbice di differenza di rischiosità osservata tra le classi con presenza, univoca o comunque maggioritaria, di clienti con regolarità di pagamento rispetto alle classi con maggiore presenza di clienti a rischiosità attesa più elevata.
Infine, la transizione dei clienti tra il 2024 e il 2025 fa emergere complessivamente un leggero scivolamento del portafoglio: maggior passaggio di clienti da classi meno rischiose a classi più rischiose e maggiore presenza nelle classi a più alto rischio atteso nella acquisizione di nuovi clienti. Entrambi i fenomeni sono comunque di lieve entità.
In conclusione, le prospettive per il 2026 sono quindi nel segno di livellamento, o di contenuto incremento, del rischio di credito rispetto a quanto osservato nell’ultimo triennio, fatto salvo come già evidenziato, le possibili ripercussioni dell’aumento dei costi energetici sulla regolarità di rimborso dei finanziamenti.
Luciano Bruccola, Conectens. Proprietà riservata (2026)</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Nuovo Regolamento UE sulle liste antiterrorismo</title>
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            <pubDate>Wed, 03 Jun 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il 3 giugno l&#039;Unione Europea ha pubblicato il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1211 della Commissione recante modifica al Regolamento (CE) n. 881/2002 del Consiglio che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate alle organizzazioni dell&#039;ISIL (Da&#039;esh) e di Al-Qaeda.
L&#039;aggiornamento è consultabile, per pronta informativa, al seguente link del sito dell&#039;Unione europea:
Gazzetta ufficiale dell&#039;Unione europea - serie L del 02.06.2026
Per l&#039;elenco completo di tutti gli atti normativi adottati fino ad ora dall&#039;Unione europea nelle molteplici iniziative in materia di sanzioni finanziarie si rimanda al seguente link: EU Sanctions map
I soggetti la cui designazione è stata revocata saranno eliminati dalla lista consolidata di tutte le persone, gruppi ed entità oggetto di congelamento nel territorio europeo, consultabile - previa registrazione di credenziali per l’accesso al sito (indirizzo e-mail e password) - al seguente link: https://webgate.ec.europa.eu/fsd/fsf#!/files
Per informazioni generali sull&#039;applicazione di misure restrittive di &quot;congelamento&quot; dei fondi e delle risorse economiche detenute da persone fisiche e giuridiche, gruppi ed entità specificamente individuati dalle Nazioni Unite e dall&#039;Unione Europea (soggetti &quot;designati&quot;), impiegate anche per contrastare l&#039;attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale si rinvia alla pagina di questo sito specificamente dedicata al tema: https://uif.bancaditalia.it/adempimenti-operatori/contrasto/index.html.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Istat: peggiora la fiducia di consumatori e imprese</title>
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            <pubDate>Wed, 03 Jun 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A maggio 2026 il clima di fiducia dei consumatori migliora, passando da 90,8 a 93,4; l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese, invece, è stimato in diminuzione (da 95,1 a 94,1).
Tra i consumatori, si evidenzia un miglioramento delle opinioni sulla situazione economica personale e delle aspettative sulla situazione economica generale: sia il clima economico sia quello futuro aumentano (da 82,7 a 86,2 e da 82,5 a 87,2, rispettivamente), il clima personale sale da 93,8 a 96,0 e il clima corrente passa da 96,9 a 98,0.
Con riferimento alle imprese, segnali contrastanti provengono dai comparti indagati: il clima di fiducia cala sia nei servizi di mercato sia nelle costruzioni (da 98,9 a 96,8 e da 100,8 a 99,4, rispettivamente) e rimane stabile nella manifattura (a 87,9); invece, la fiducia migliora nel commercio al dettaglio (l’indice sale da 100,8 a 101,0).
Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura migliorano i giudizi sugli ordini mentre le attese sulla produzione rimangono sostanzialmente invariate in presenza di un accumulo di scorte. Nelle costruzioni entrambe le variabili subiscono un calo.
Passando al settore dei servizi di mercato, si evidenzia un diffuso peggioramento di tutte le componenti.  Nel commercio al dettaglio, l’aumento della fiducia è dovuto essenzialmente al miglioramento dei giudizi sulle vendite e ad una diminuzione delle scorte di magazzino; le attese sulle vendite, tuttavia, peggiorano.
Il commento
A maggio 2026 il sentiment degli operatori economici mostra un andamento divergente, caratterizzato dal miglioramento della fiducia dei consumatori (che resta comunque al di sotto dei livelli registrati nei primi due mesi dell’anno), a fronte di un calo di quella delle imprese.
Tutte le variabili che entrano nel calcolo del clima di fiducia dei consumatori presentano sviluppi positivi, ad eccezione dei giudizi sulla situazione economica generale e delle opinioni sull’opportunità di risparmi nella fase attuale. Il rallentamento della fiducia delle imprese è trainato dai cali registrati nei servizi di mercato e nelle costruzioni, mentre la manifattura resta stabile. L’unico comparto in controtendenza è il commercio al dettaglio, che mostra un lieve incremento della fiducia.
Approfondisci il tema</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Autorità UE: elenco aggiornato di atti e guidance</title>
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            <pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’elenco aggiornato degli Orientamenti e delle Raccomandazioni emanati dalle Autorità europee di vigilanza (EBA, ESMA, EIOPA) offre una visione completa della guidance applicabile nel 2026. Si tratta di un riferimento essenziale per intermediari, funzioni di controllo e compliance, chiamati a garantire un allineamento costante con le aspettative regolamentari europee.
Le tre Autorità continuano a rafforzare la convergenza della supervisione attraverso atti che chiariscono aspetti applicativi delle normative su governance, risk management, condotta di mercato, tutela dei consumatori, ICT risk e resilienza operativa. L’elenco comprende inoltre documenti collegati all’implementazione di CRR3/CRD6, MiCA, DORA, Solvency II e ai presidi AML/CFT.
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            <category>Normativa</category>
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            <title>Bankitalia: Relazione 2025 e considerazioni finali</title>
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            <pubDate>Wed, 03 Jun 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il 2025 si chiude con un segnale positivo per il commercio globale: secondo le analisi presentate da Bankitalia nelle considerazioni finali e nella Relazione annuale, gli scambi mondiali sono cresciuti del 5%, superando le previsioni formulate a inizio anno. Un risultato che riflette un contesto internazionale più dinamico del previsto, pur in presenza di tensioni geopolitiche e misure protezionistiche ancora diffuse.
Riorientamento degli scambi e dazi USA più moderati
Due fattori hanno sostenuto la ripresa:


il riassestamento geografico delle catene del valore, con un aumento dei flussi verso aree considerate più stabili;


l’applicazione di dazi statunitensi meno severi rispetto a quelli annunciati nel 2024, che ha evitato un irrigidimento improvviso delle condizioni commerciali.


Questo duplice effetto ha contribuito a riattivare la domanda internazionale, favorendo in particolare i settori a maggiore contenuto tecnologico.
Il ruolo trainante dei beni legati all’intelligenza artificiale
Una componente decisiva della crescita è rappresentata dai beni connessi all’intelligenza artificiale, che hanno generato circa metà dell’aumento dei flussi globali di merci. Si tratta di semiconduttori avanzati, hardware specializzato, infrastrutture per data center e dispositivi ad alta intensità computazionale. La domanda, sostenuta da imprese e governi, ha compensato la debolezza di altri comparti più ciclici.
Panetta: “Rischi ancora elevati da tensioni e protezionismo”
Nonostante il quadro favorevole, il Governatore Fabio Panetta richiama l’attenzione sui rischi che continuano a gravare sul sistema multilaterale:


l’inasprimento delle tensioni commerciali tra grandi economie;


la diffusione di misure protezionistiche che frammentano i mercati;


la crescente competizione tecnologica, che può tradursi in barriere non tariffarie.


Secondo Panetta, questi elementi potrebbero frenare la crescita globale e minare la stabilità delle regole che hanno sostenuto il commercio negli ultimi decenni.
Uno scenario in chiaroscuro
Il 2025 mostra dunque un commercio mondiale più resiliente del previsto, trainato dall’innovazione e da un parziale allentamento delle tensioni tariffarie. Tuttavia, la sostenibilità di questa dinamica dipenderà dalla capacità delle economie di evitare nuove fratture e di preservare un quadro multilaterale aperto e prevedibile.
Approfondimenti sul tema
Considerazioni finali </description>
            <category>Economia</category>
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