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        <title>Leasenews</title>
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        <description>Leasenews è la prima rivista online dedicata al mondo del lease</description>
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            <title>Leasenews</title>
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            <title>UniCredit lancia Basket Bond Made in Italy 2 da 75 mln</title>
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            <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Dopo aver sostenuto gli investimenti di 25 piccole e medie imprese e Mid Cap italiane mobilitando oltre 64 milioni di euro, UniCredit e Mediocredito Centrale rilanciano la collaborazione a favore dell&#039;economia reale con il nuovo Basket Bond &quot;Made in Italy 2&quot;, iniziativa che punta a mettere a disposizione ulteriori 75 milioni di euro per finanziare i piani di crescita, innovazione e sviluppo delle imprese italiane.
 
Il nuovo basket bond ha l&#039;obiettivo di facilitare l&#039;accesso al mercato dei capitali per le imprese di minori dimensioni, semplificando i processi, garantendo tempi di esecuzione rapidi e costi contenuti, grazie anche all&#039;intervento del Fondo di Garanzia per le PMI e alla cartolarizzazione sintetica del portafoglio di minibond sottoscritti dai due istituti.
 
Le prime cinque emissioni del nuovo portafoglio, per un controvalore complessivo di 12,3 milioni di euro, sono già state perfezionate e sosterranno investimenti destinati a operazioni di crescita per linee esterne, ampliamento della capacità produttiva, sviluppo di nuove sedi e strutture industriali, efficientamento energetico e potenziamento infrastrutturale.
 
Il Basket Bond &quot;Made in Italy 2&quot; prevede l&#039;emissione di minibond di importo massimo pari a 3,75 milioni di euro, sottoscritti in maniera paritetica da UniCredit, che agisce anche in qualità di arranger, e da Mediocredito Centrale. Il programma ha una durata prevista di 18-24 mesi per il completamento del portafoglio.
 
Grazie all&#039;intervento del Fondo di Garanzia per le PMI gestito da Mediocredito Centrale, che copre le prime perdite fino all&#039;80% dei singoli minibond e fino al 25% del portafoglio complessivo, l&#039;operazione consente il trasferimento sintetico del rischio di credito senza ricorrere alla cessione delle esposizioni. Questa struttura permette di ridurre il rischio per gli investitori e i costi di accesso al mercato dei capitali per le imprese, favorendo al contempo una maggiore capacità di finanziamento dell&#039;economia reale.
 
Remo Taricani, Deputy Head di UniCredit Italia, ha dichiarato: &quot;Con il Basket Bond Made in Italy 2 rinnoviamo il nostro impegno ad ampliare l&#039;accesso delle piccole e medie imprese italiane al mercato dei capitali attraverso strumenti innovativi, efficienti e sostenibili. Insieme a Mediocredito Centrale e grazie al supporto del Fondo di Garanzia per le PMI, mettiamo a disposizione nuove risorse per sostenere investimenti strategici, favorire la crescita, l&#039;innovazione e la competitività delle imprese. Un&#039;iniziativa che conferma il ruolo di UniCredit come partner di riferimento per lo sviluppo del tessuto produttivo del Paese.&quot;
                                       
Ferruccio Ferranti, Amministratore Delegato di Mediocredito Centrale, ha commentato: &quot;Il lancio della seconda edizione del programma Basket Bond Made in Italy è la dimostrazione che, insieme a UniCredit, abbiamo puntato su un&#039;iniziativa che ha funzionato e continua a riscuotere un particolare interesse. Grazie a queste risorse, siamo in grado di sostenere la crescita e lo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane con strumenti innovativi e complementari ai tradizionali canali bancari, favorendo l&#039;accesso al mercato dei capitali in modo più semplice, veloce ed economico&quot;.
 
 
Le prime operazioni già completate
 
Terra.con Società Benefit (minibond da 2 milioni di euro)
Società Benefit con sede a Carmagnola (Torino), attiva nel settore delle opere speciali di fondazione, del consolidamento e del rinforzo di terreni e rocce. Le risorse raccolte supporteranno l&#039;acquisizione di Alpe Strade Srl, società specializzata nella lavorazione del pietrisco e attiva in un ambito complementare alle attività del gruppo.
 
Alsa Lab Società Benefit (minibond da 2,4 milioni di euro)
Impresa con sede a Frattamaggiore (Napoli), specializzata nello sviluppo e nella produzione di integratori alimentari, nutraceutici e cosmetici funzionali. Il minibond finanzierà l&#039;installazione di nuove linee produttive ad alta automazione e il potenziamento delle attività di ricerca, sviluppo e controllo qualità.
 
R.G. Elettroimpianti (minibond da 3,5 milioni di euro)
Azienda di Medesano (Parma) attiva nell&#039;impiantistica industriale e nell&#039;automazione. Le risorse sosterranno un programma di investimenti da circa 5 milioni di euro per la realizzazione del nuovo complesso aziendale composto da capannone industriale, magazzino e uffici.
 
Salto System (minibond da 2,4 milioni di euro)
Società con sede a Casagiove (Caserta), specializzata nella manutenzione e nel decoro dei mezzi di trasporto. Il minibond finanzierà il progetto di riqualificazione di capannoni all&#039;interno di un comprensorio industriale adiacente alla rete ferroviaria nazionale e di ripristino e allungamento dei raccordi ferroviari interni al comprensorio.
 
Euroil (minibond da 2 milioni di euro)
Azienda con sede a Ravanusa (Agrigento), operante nei settori della distribuzione carburanti, lubrificanti ed energie rinnovabili. Le risorse saranno destinate all&#039;acquisizione e alla riqualificazione tecnica ed energetica di un nuovo impianto di distribuzione carburanti, oltre al miglioramento degli impianti esistenti.
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            <category>Corporate News</category>
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            <title>Modelli macro e incertezza: il punto del convegno BdI</title>
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            <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>l convegno “Macroeconomic Modelling in Times of Uncertainty”, organizzato dalla Banca d’Italia, ha offerto una panoramica approfondita sulle sfide che l’incertezza crescente pone alla modellizzazione macroeconomica. L’economia globale è oggi caratterizzata da shock multipli – geopolitici, energetici, finanziari e tecnologici – che rendono più complessa la lettura del ciclo e richiedono strumenti analitici più flessibili e capaci di cogliere dinamiche non lineari.
1. Instabilità delle relazioni economiche e limiti dei modelli tradizionali
I modelli macroeconomici standard, basati su relazioni stabili tra variabili reali e nominali, mostrano limiti nel catturare shock simultanei e persistenti. Le tensioni geopolitiche, le strozzature dell’offerta e la volatilità dei prezzi hanno modificato la trasmissione della politica monetaria, rendendo necessaria una revisione degli approcci previsivi e delle strutture modellistiche.
2. Incertezza parametrica e scenari alternativi
Un tema centrale del convegno ha riguardato la gestione dell’incertezza parametrica. Gli economisti hanno evidenziato l’importanza di integrare scenari alternativi, analisi di sensitività e approcci probabilistici più robusti, capaci di valutare la propagazione degli shock attraverso mercati finanziari, catene globali del valore e decisioni di investimento.
3. Ruolo delle aspettative e indicatori di sentiment
In condizioni di incertezza elevata, le aspettative degli operatori diventano determinanti. Imprese e famiglie reagiscono agli shock sulla base delle percezioni future su inflazione, crescita e stabilità finanziaria. Per questo, la modellizzazione deve incorporare indicatori di sentiment, misure di rischio e segnali provenienti dai mercati finanziari, spesso anticipatori delle svolte del ciclo.
4. Integrazione di approcci eterogenei
Il convegno ha evidenziato la crescente diffusione di modelli eterogenei:


modelli DSGE rivisti,


modelli semi‑strutturali,


strumenti data‑driven e machine learning. La combinazione di questi approcci migliora la capacità di previsione e consente una lettura più articolata della trasmissione degli shock.


5. Resilienza economica e stress test macro‑finanziari
Un altro tema chiave riguarda la resilienza del sistema economico. I modelli devono valutare non solo gli effetti diretti degli shock, ma anche la capacità di assorbimento delle economie, la solidità delle imprese e la vulnerabilità dei settori più esposti. L’integrazione di stress test macro‑finanziari e analisi settoriali permette di ottenere una visione più completa della stabilità economica.
6. Modelli come strumenti dinamici di policy
La Banca d’Italia ha sottolineato come la modellizzazione macroeconomica debba evolvere verso strumenti dinamici, capaci di supportare le decisioni di policy attraverso scenari alternativi, valutazioni di rischio e analisi della trasmissione degli shock. In un contesto di incertezza persistente, i modelli non possono limitarsi a fornire previsioni puntuali: devono diventare strumenti di interpretazione della complessità.
Approfondisci sul sito di Banca d&#039;Italia</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Istat: R&amp;S a 31 mld, rallenta la spesa delle PMI</title>
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            <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel 2024, 5,6% della spesa in R&amp;S in più a prezzi correnti rispetto all’anno precedente.
La crescita interessa tutti i settori istituzionali, con un incremento più marcato nelle Università (+13,4%). La spesa in R&amp;S nelle istituzioni pubbliche aumenta del 4,7%, mentre nelle imprese cresce del 2,4%.
L’incremento della spesa delle imprese è sostenuto solo dalle grandi (+6,4%) mentre continua a ridursi la spesa delle piccole (-13,7%), e di quelle di media dimensione (-5,2%).
L’aumento della spesa in R&amp;S è diffuso a livello territoriale, con punte massime nel Sud (+8,9%), seguito dal Nord-est (+6,6%). I dati preliminari segnalano per il 2025 una riduzione della spesa in R&amp;S delle imprese (-2,6% rispetto al 2024). Al contrario, per le istituzioni pubbliche (+6,2%) e per le istituzioni private non profit (+6,4%) le stime evidenziano un aumento.
Le imprese restano il principale motore ma cresce il ruolo delle Università
Nel 2024 la spesa del settore privato (imprese e non profit) si conferma la principale componente della spesa in R&amp;S intra-muros (58,4%). Le imprese hanno investito circa 18 miliardi di euro con un peso pari al 56,6% della spesa totale, in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente (-1,8 punti percentuali). Le Università, con il 26,9% della spesa complessiva rappresentano l’attore più importante della R&amp;S dopo le imprese e partecipano alla spesa totale del 2024 con una quota in aumento (+1,9 punti percentuali rispetto al 2023). Il contributo del settore pubblico e del non profit resta stabile rispetto al 2023, rispettivamente con il 14,7% e l’1,8% della spesa totale.
Con riferimento alle fonti di finanziamento, le imprese finanziano la maggior parte della spesa in R&amp;S(circa 15 miliardi pari al 48,3% dei finanziamenti complessivi). Seguono il settore delle istituzioni pubbliche (38,6%; circa 12 miliardi) e i finanziatori stranieri (10,7%; circa 3,3 miliardi). Rispetto al 2023, i finanziamenti delle imprese restano pressoché invariati, mentre aumentano del 10,6% i finanziamenti delle istituzioni pubbliche e del 15,2% quelli esteri.
L’autofinanziamento si conferma la fonte principale della spesa per R&amp;S nelle istituzioni pubbliche, che finanziano l’87,8% della spesa del proprio settore, e nelle imprese nazionali che si autofinanziano per l’81,5% (Figura 1). Per converso, la spesa in R&amp;S delle Università è finanziata per l’81,1% dal settore pubblico che sostiene anche il 46,6% di quella del settore non profit.
Nelle imprese, rispetto al 2023, si riduce l’autofinanziamento (-2,5 punti percentuali), mentre aumentano i finanziamenti esteri (+1,6 punti percentuali) e pubblici (+0,8 punti percentuali). L’autofinanziamento rappresenta per le imprese la principale modalità di finanziamento a prescindere dalla fascia dimensionale. Le altre due principali modalità di finanziamento presentano un diverso rilievo nelle piccole e nelle grandi imprese: i finanziamenti pubblici sono relativamente maggiori nelle piccole imprese (8,5% contro il 5,2% delle grandi), mentre il contributo fornito dai soggetti stranieri risulta più importante nelle grandi imprese (14,5% contro il 10,2% delle piccole).
La spesa in R&amp;S si concentra sempre più nelle grandi imprese e nelle multinazionali
L’aumento della spesa in R&amp;S nelle imprese nel 2024 mostra una crescente polarizzazione a favore delle grandi imprese (+6,4%), di solito le più solide e strutturate, mentre le PMI hanno registrato un forte rallentamento (-13,7% le piccole con meno di 50 addetti, -5,2% le imprese di media dimensione)[i].
Le grandi imprese si confermano quindi il soggetto più importante nelle attività di R&amp;S, con 13,3 miliardi di spesa (pari al 76,0% della spesa totale sostenuta dalle imprese), mentre le PMI faticano a sostenere attività strutturate di R&amp;S. Tale squilibrio strutturale, dovuto anche alla presenza elevata di PMI nel sistema produttivo italiano, contribuisce a spiegare perché il nostro Paese non riesca a raggiungere i livelli di intensità in R&amp;S dei principali Paesi europei.
I settori che investono di più in R&amp;S nel 2024 si confermano la produzione di mezzi di trasporto (autoveicoli e altri) e la fabbricazione di macchinari e apparecchiature: questi settori insieme sono responsabili del 35,9% della spesa complessiva (Figura 2). Seguono l’elettronica, l’informatica, il comparto della ricerca e la farmaceutica, tutte con quote superiori al 5%.
Rispetto al 2023, l’aumento della spesa è concentrato in pochi settori: altri mezzi di trasporto (+22,0%), farmaceutica (+18,9%), prodotti in metallo (+19,5%) e informatica (+6,5%). Alcuni importanti settori sono invece risultati in difficoltà. In particolare, telecomunicazioni e settore automobilistico hanno registrato una significativa contrazione della spesa (rispettivamente -13,9% e -9,3%). Sono stati inoltre interessati da un calo marcato della spesa anche i macchinari (-6,0%), il comparto della Ricerca (-6,3%), l’elettronica (-4,2%). Riguardo alla governance delle imprese, a trainare la spesa in R&amp;S in Italia sono le multinazionali, da cui dipende l’82,2% dell’intera spesa delle imprese, pari a oltre 14 miliardi di euro. In particolare, le multinazionali a controllo italiano e quelle a controllo estero sono responsabili ciascuna del 41,1% della spesa. Solo un 6,1% della spesa è attribuibile alle imprese indipendenti e l’11,7% spetta a imprese appartenenti a gruppi domestici. Rispetto al 2023, la spesa si riduce in misura marcata nelle imprese indipendenti (- 18,4%), e nei gruppi domestici (- 19,1%), mentre cresce del +13,7% nelle multinazionali a controllo nazionale e del +11,3% nelle multinazionali a controllo estero.
Aumenta la quota di spesa in R&amp;S destinata allo sviluppo sperimentale
Nel 2024 l’aumento più evidente nella spesa in R&amp;S riguarda la componente dello sviluppo sperimentale di nuovi prodotti e processi che raggiunge i 10,5 miliardi di euro (+9,8% rispetto al 2023). Si conferma, inoltre, la tendenza alla crescita della spesa nella ricerca di base che, raggiungendo 8 miliardi di euro, aumenta del 5,9%. La ricerca applicata si conferma la principale voce di investimento con 12,5 miliardi di euro, pur  registrando un incremento più contenuto (+2,1%).
Pertanto, in termini di composizione della spesa, la quota dello sviluppo sperimentale passa dal 32,7% del 2023 al 34,0% del 2024, a fronte di un ridimensionamento delle spese per la ricerca applicata che dal 41,6% scendono al 40,2%.
In particolare, cresce nelle imprese la spesa in attività di R&amp;S più prossime all’industrializzazione (+9,8% la spesa in sviluppo sperimentale). Per converso, si registra una diminuzione importante della spesa destinata alle altre tipologie di ricerca: -5,8% nella ricerca di base e -4,6% nella ricerca applicata. Le istituzioni pubbliche e le istituzioni private non profit investono soprattutto nella ricerca applicata (rispettivamente il 64,9% e il 50,0% del totale), in crescita rispetto al 2023 rispettivamente del 7,2 e dell’11,4%. Nelle Università oltre la metà della spesa in R&amp;S è destinata alla ricerca di base.
Le Scienze ingegneristiche e la ricerca tecnologica si confermano il principale campo scientifico in cui si investe, assorbendo il 55,6% delle spese complessivamente sostenute per la R&amp;S (Figura 3). È seguito dalle Scienze naturali e dalle Scienze mediche e sanitarie in cui si realizzano rispettivamente il 14,4% e il 14,1% del totale.
Notevoli differenze emergono a livello di settore esecutore. Se le imprese concentrano la maggior parte degli investimenti nelle Scienze ingegneristiche e ricerca tecnologica (l’83,3%) e il non profit investe oltre i due terzi della R&amp;S nelle Scienze mediche e sanitarie.
La R&amp;S di Università e istituzioni pubbliche è più diversificata. In particolare, le prime investono circa il 70% della spesa nelle Scienze naturali, Scienze sociali e Scienze ingegneristiche e ricerca tecnologica, mentre le istituzioni pubbliche puntano prevalentemente sulle Scienze naturali (37,6%), ma una quota importante della spesa totale riguarda anche le Scienze mediche e sanitarie (21,3%) e le Scienze ingegneristiche e ricerca tecnologica (19,7%). Rispetto al 2023, i maggiori aumenti della spesa totale si riscontrano negli Studi e ricerche in ambito umanistico e nelle arti (+13,5%, dovuti soprattutto alle Università), nelle Scienze sociali (l’aumento di +10,5% interessa tutti i settori, anche se l’ incremento più importante è nelle Università) e nelle Scienze mediche e sanitarie (+10,1%, con un aumento importante anche nelle imprese pari al +12,6%).
Accelera la spesa in R&amp;S nel Sud: +8,9% rispetto al 2023
Oltre il 60% della spesa totale in R&amp;S, pari nel 2024 a 18,9 miliardi di euro, è concentrato in quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte. La Lombardia contribuisce a circa il 20% della spesa totale, mentre le altre tre regioni partecipano con quote superiori al 10%. Altre quattro regioni sostengono una spesa di oltre un miliardo di euro: Veneto (7,3% della spesa totale), Toscana (6,4%), Campania (5,7%) e Sicilia (3,3%).
Rispetto al 2023 si registra una tendenza all’aumento della spesa in R&amp;S in buona parte del territorio nazionale con punte massime nel Sud (+8,9%), seguito dal Nord-est (+6,6%). La crescita della spesa nel Centro (+5,1%) e nel Nord-ovest (+4,8%) è di poco inferiore al dato medio nazionale. Resta sostanzialmente stabile la spesa in R&amp;S nelle Isole (+0,4%).
Le migliori performance a livello regionale sono registrate nella Provincia autonoma di Bolzano/Bozen (+21,1%), in Emilia-Romagna (+13,4), Puglia (+12,9%), Campania (+11,2%) e Basilicata (+10,4%) mentre Molise (-5,0%), Calabria (-3,8%), Veneto (-3,7%), Liguria (-2,3%) e Sicilia (-1,5%) registrano un calo della spesa.
Con riferimento alla composizione della spesa per tipologia di soggetto esecutore, si confermano grandi differenze territoriali tra il Nord, caratterizzato dalla prevalenza della spesa delle imprese (più della metà del totale con punte che superano i tre quarti in Piemonte e Emilia-Romagna) e il Mezzogiorno, in cui la spesa in R&amp;S è sostenuta prevalentemente dal settore pubblico e dalle Università, con punte dell’80% in Sardegna, Calabria e Basilicata.
In termini di incidenza della spesa per R&amp;S sul Pil spiccano soprattutto Emilia-Romagna (2,32%) e Piemonte (2,20%), seguite da Friuli-Venezia Giulia (1,65%) e Provincia autonoma di Trento (1,58%) (Figura 4). Particolarmente significativo è il peso delle imprese in Emilia-Romagna (1,75%) e Piemonte (1,67%). La situazione appare invece più debole nel Mezzogiorno, dove la percentuale di spesa totale si mantiene generalmente al di sotto dell’1,0%, anche se si raggiungono livelli leggermente superiori in Campania (1,29%) e Abruzzo (1,09%).
Contrazione degli addetti alla R&amp;S nelle imprese e forte crescita nelle Università
Nel 2024 il personale addetto alla R&amp;S è pari a circa 510mila unità, in diminuzione dell’1,8% rispetto al 2023. Il calo complessivo è interamente dovuto alle imprese (-10,5%) ed è solo in parte compensato dall’importante aumento registrato nelle Università (+12,0%), mentre nelle istituzioni pubbliche e nel non profit, aumenta in misura più contenuta, pari rispettivamente a +4,0% e +2,2%.
In termini di unità equivalenti a tempo pieno (Etp), il personale impiegato nella R&amp;S nel 2024 si compone di 352mila Etp e, rispetto all’anno precedente, aumenta dell’1,2%. Anche in questo caso, l’andamento occupazionale nelle imprese è negativo (-5,9%) ma è compensato da un aumento significativo nelle Università (+13,6%). In aumento anche nel settore pubblico e nel non profit (+5,6% e +7,1%).
I ricercatori, misurati in Etp, sono circa 179mila e rappresentano il 50,9% del totale, in aumento del 5,4% rispetto al 2023 (Figura 5). L’incidenza maggiore si rileva nelle istituzioni non profit (70,7%), in aumento dell’8,8%. I ricercatori sono la componente principale anche nelle Università, dove sono il 68,2% degli addetti alla R&amp;S e sono in netto aumento (+15,3%). Anche nelle istituzioni pubbliche si segnala un incremento dei ricercatori (+7,5%) che rappresentano il 62,3% del personale. Le imprese, invece, continuano ad avere quote nettamente inferiori di ricercatori sugli addetti complessivamente dedicati alla R&amp;S (37,2%) e registrano un calo annuale pari a -4,3%. Poiché la quota di ricercatori sul totale degli addetti alla R&amp;S nelle imprese è in lieve aumento, ne deriva che la perdita occupazionale maggiore si è verificata in altre categorie (tecnici, amministrativi, ecc.).
Le donne impegnate in attività di R&amp;S nel 2024 sono circa 192mila, pari al 37,7% del totale degli addetti, e registrano un tasso di crescita del 4,8% rispetto al 2023; in termini di unità equivalenti a tempo pieno, raggiungono le 131mila unità con un aumento dell’8,0% rispetto all’anno precedente. Il numero di donne impegnate nella R&amp;S cresce soprattutto nelle Università (+13,7% in unità e +15,3% in Etp), mentre nelle imprese si registra un calo delle unità (-5,1%) e un lieve aumento in termini di Etp (+1,9%).
Le ricercatrici sono 94mila in numero e corrispondono a quasi 72mila in Etp, in aumento dell’11,9% rispetto al 2023 in termini di Etp. Le ricercatrici crescono sensibilmente nelle Università (+17,9%) e nel non profit (+12,6%), in misura più contenuta nelle istituzioni pubbliche (+7,1%) e nelle imprese (+6,1%).   Complessivamente, in termini di Etp, l’incidenza delle ricercatrici sul personale femminile impegnato in R&amp;S è superiore a quella dei ricercatori totali (54,6% contro il 50,9%). Su questa quota influisce il dato relativo alle imprese, dove l’incidenza delle ricercatrici (40,8%) è più elevata rispetto a quella dei ricercatori totali (37,2%) (Figura 5).
Nel 2024 sono stabili gli stanziamenti per R&amp;S di Amministrazioni centrali, Regioni e Province autonome
stanziamenti per Ricerca e sviluppo delle Amministrazioni centrali, Regioni e Province autonome (previsioni di spesa assestate) nel 2024 sono pari a circa 13,5 miliardi di euro, e restano sostanzialmente stabili (+0,5%) rispetto all’anno precedente.
Con riferimento alla distribuzione dei finanziamenti per obiettivo socio-economico, quelli destinati alle Università tramite il Fondo di finanziamento ordinario, si confermano la quota più rilevante (40,7% del totale) (Figura 6). Le restanti risorse si concentrano prevalentemente sull’esplorazione e l’utilizzo dello spazio (14,0%), sulla protezione e promozione della salute umana (11,6%) e sulle produzioni e tecnologie industriali (7,9%).
Nel 2025 i dati relativi alle previsioni di spesa iniziali, sono pari a circa 13,1 miliardi di euro e registrano una diminuzione del 3,2% rispetto all’anno precedente.
Approfondisci sul sito Istat</description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>Bollo auto 2027 abolito: effetti sul leasing aziendale</title>
            <link>https://leasenews.it/news/normativa/bollo-auto-2027-abolito-effetti-sul-leasing-aziendale</link>
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            <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il provvedimento approvato dal Governo introduce per il 2027 una sospensione totale del pagamento della tassa automobilistica, con esenzione applicata alle scadenze comprese tra il 1° gennaio e il 31 dicembre. La misura, orientata alla riduzione dei costi fissi della mobilità e alla semplificazione del sistema tributario, presenta implicazioni rilevanti per imprese, professionisti e operatori del leasing.
Nel leasing, la soggettività passiva del bollo ricade esclusivamente sull’utilizzatore, che risulta intestatario ai fini fiscali. Di conseguenza, la sospensione del tributo nel 2027 si applica integralmente anche ai veicoli acquisiti tramite leasing, con un beneficio diretto per imprese e professionisti e un miglioramento del Total Cost of Ownership. L’effetto è particolarmente significativo per flotte aziendali e Pmi, dove il bollo rappresenta una voce ricorrente di spesa.
La misura prevede criteri selettivi per l’accesso all’esenzione. Il beneficio è riconosciuto alle persone fisiche per un solo veicolo regolarmente assicurato, privilegiando quelli di minore potenza. Per le autovetture, l’esenzione riguarda i veicoli alimentati a benzina o diesel, anche ibridi, con potenza non superiore a 80 kW. Qualora il contribuente possieda più veicoli agevolabili, l’esenzione si applica automaticamente a quello con potenza più bassa; in caso di parità, al veicolo con il bollo di importo inferiore.
L’esenzione è estesa anche a motocicli e ciclomotori alimentati a benzina, anche in combinazione con altre fonti di propulsione, purché il proprietario non possieda autovetture fino a 80 kW. Il beneficio è riconosciuto per un solo mezzo, individuato in base alla minore potenza o, per i ciclomotori, alla maggiore anzianità di immatricolazione.
Per il noleggio a lungo termine, dove il bollo è versato dalla società di noleggio e ribaltato nel canone, la sospensione del tributo comporterà una revisione dei listini, con canoni più competitivi e una rimodulazione delle offerte commerciali. Anche in questo caso, il vantaggio finale ricade sugli utilizzatori.
Sul piano industriale, la misura può favorire il rinnovo del parco circolante, sostenendo la sostituzione dei veicoli più datati con modelli più efficienti e meno emissivi. La riduzione dei costi fissi può incentivare l’adozione di veicoli a basse emissioni e rafforzare la competitività delle soluzioni finanziate.
Il settore del leasing osserva con attenzione l’evoluzione normativa: la sospensione del bollo nel 2027 introduce una semplificazione fiscale rilevante e un miglioramento strutturale dei costi di mobilità, con ricadute positive sulla domanda, sulla sostenibilità e sulla competitività delle imprese.</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Istat: innovazione in crescita solo nelle piccole imprese</title>
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            <pubDate>Thu, 24 Sep 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel triennio 2022-2024, il 62,9% delle imprese industriali e dei servizi con 10 o più addetti ha svolto attività innovative (+4,3 p.p. rispetto al periodo 2020-2022).
L’aumento della propensione all’innovazione si osserva esclusivamente tra le piccole imprese (+5,1 p.p.), mentre medie e grandi, con quote superiori rispettivamente al 70% e all’80%, registrano un leggero calo (-0,6 e -0,7 p.p.).
L’Industria in senso stretto si conferma il comparto più innovativo (69,2% delle imprese innova), seguita da Servizi (60,7%) e Costruzioni (53,1%).
Le innovazioni di processo rimangono prevalenti: 57,6% delle imprese, in aumento di 4,6 punti percentuali soprattutto per le piccole imprese, con interventi prioritari in organizzazione del lavoro, metodi di produzione e sistemi informativi. L’innovazione di prodotto resta stabile ma meno diffusa (32,7%), solo il 15,5% introduce prodotti realmente nuovi per il mercato.
Le innovazioni eco-sostenibili interessano il 37,2% delle imprese innovatrici, le grandi imprese confermano le scelte di sostenibilità mentre le PMI sono in calo.
Il 24,6% delle imprese che ha svolto attività innovative nel triennio 2022-2024 segnala una carenza di risorse finanziarie o di personale.
Aumenta la propensione all’innovazione delle piccole imprese
Nel triennio 2022-2024 si stima che il 62,9% delle imprese industriali e dei servizi con 10 o più addetti abbia svolto attività finalizzate all’introduzione di innovazioni. Rispetto al periodo precedente (2020-2022), la quota di imprese innovatrici è aumentata di 4,3 punti percentuali.
Si conferma la correlazione positiva tra dimensione aziendale e propensione all’innovazione: la quota di imprese innovatrici sul totale cresce infatti dal 61,0% nelle piccole imprese al 73,7% per le medie fino all’84,0% per le grandi. Tuttavia, rispetto al triennio precedente, i progressi riguardano solo le piccole imprese (+5,1 punti percentuali), mentre si registra una lieve flessione tra le medie (-0,6 p.p.) e le grandi (-0,7 p.p.).
Con il 69,2% di imprese impegnate in attività innovative, l’Industria in senso stretto resta il settore con la maggiore propensione all’innovazione. Seguono i Servizi con il 60,7% e le Costruzioni con il 53,1%. In tutti i settori si stima un incremento, rispettivamente di +4,1 p.p. nell’Industria in senso stretto, +4,6 p.p. nei Servizi, +6,5 p.p. nelle Costruzioni.
Considerando il comparto industriale, la propensione all’innovazione mostra forti differenze tra settori. In testa si colloca l’industria farmaceutica, dove innova il 90,0% delle imprese, seguita da elettronica e chimica, entrambe sopra l’80%. Quote elevate si registrano anche nella produzione di macchinari e nell’industria degli autoveicoli, con oltre il 78% di imprese innovative che operano in questi settori.
Nei servizi, i livelli più alti si osservano nella ricerca e sviluppo (86,4%), nell’informatica (85,6%) e nel settore assicurativo (81,0%).
Nel periodo 2022-2024 il 60,8% delle imprese ha introdotto con successo, sul mercato o all’interno dell’azienda, almeno un’innovazione di prodotto o di processo. Si conferma la maggiore capacità ad innovare in questo periodo delle grandi imprese (81,1% contro il 59,0% delle piccole) e dell’Industria in senso stretto con il 66,2% di imprese innovatrici.
Gli investimenti in nuovi processi spingono la crescita dell’innovazione
Le imprese che hanno svolto attività finalizzate all’introduzione di innovazioni di processo passano dal 53,0% del 2020-2022 al 57,6% del 2022-2024. La diffusione dell’innovazione di processo aumenta soprattutto tra le piccole imprese (55,8% contro il 50,2% del 2020-2022), mentre subisce una leggera riduzione tra le imprese medio-grandi (-0,6 p.p.).
A livello settoriale, l’incremento più ampio nella quota di imprese innovatrici si rileva nelle Costruzioni (+6,3 p.p. contro il +5,1 dei Servizi e il +4,2 dell’Industria in senso stretto). Nell’Industria in senso stretto, l’aumento della quota delle imprese innovatrici di processo è più marcato nei settori tradizionali – come alimentare (+11,2 p.p.), stampa (+10,5 p.p.), abbigliamento e pelle (+9,1 p.p.) e legno (+8,6 p.p.) – e in quelli caratterizzati da elevate economie di scala, tra cui petrolchimica (+21,9 p.p.), apparecchiature elettriche (+15,0 p.p.), chimica (+8,8 p.p.) ed estrattivo (+7,3 p.p.). Nei servizi, la diffusione delle innovazioni di processo accelera soprattutto nel commercio all’ingrosso (+12,3 p.p.), nelle telecomunicazioni (+11,4 p.p.) e in comparti tradizionalmente meno innovativi, come le attività immobiliari (+ 14,0 p.p.) e quelle legali e contabili (+9,4 p.p.).
Le tipologie di innovazioni di processo riguardano diversi ambiti delle attività aziendali. Le innovazioni di processo più diffuse fanno riferimento all’organizzazione del lavoro e alla gestione delle risorse umane (33,0%), seguite dai processi e metodi di produzione (30,7%) e dai sistemi informativi (29,1%). Una su quattro ha investito nelle pratiche di marketing (25,7%) e oltre il 20% in innovazioni dei sistemi contabili e amministrativi e nell’organizzazione aziendale/relazioni esterne. Rispetto al triennio 2020-2022, è aumentata la quota di imprese che hanno investito in innovazioni nell’organizzazione del lavoro e nella gestione delle risorse umane (+3,3 p.p.), nel marketing (+3,1 p.p.) e nei sistemi contabili e amministrativi (+2,5 p.p.). L’incremento ha interessato quasi esclusivamente le piccole imprese.
Resta stabile la propensione delle imprese a lanciare nuovi prodotti sul mercato: nel triennio 2022-2024 il 32,7% ha introdotto almeno un’innovazione di prodotto, praticamente invariata rispetto al 32,8% del triennio precedente. A livello settoriale, le imprese industriali si confermano le più propense ad introdurre nuovi prodotti (37,3%), con una quota ancora più elevata nelle grandi aziende, dove due imprese su tre realizzano innovazioni di prodotto. Meno di un terzo sono gli innovatori di prodotto nei servizi, mentre nelle costruzioni la percentuale si ferma al 23,2%. Nell’Industria in senso stretto le principali protagoniste dell’innovazione di prodotto si confermano le imprese dell’elettronica e della chimica (con oltre il 60% di innovatori di prodotto), dell’industria degli autoveicoli e della farmaceutica (con oltre il 50%). Nei Servizi, a guidare la classifica sono le imprese dell’informatica, con due imprese innovatrici di prodotto su tre. Anche le imprese del settore Ricerca e sviluppo e delle assicurazioni fanno registrare percentuali elevate (entrambe superiori al 50%).
L’investimento nella commercializzazione di prodotti originali resta contenuto
Delle imprese impegnate in innovazioni di prodotto solo una metà, pari al 15,5% delle imprese italiane, ha introdotto prodotti nuovi nel proprio mercato di riferimento (innovazioni originali). La percentuale rimane quasi invariata rispetto al triennio precedente.
Una maggiore frequenza di innovazioni originali è rilevata nell’Industria in senso stretto (19,4% contro il 14,5% dei Servizi e l’8,7% delle Costruzioni) e la loro presenza cresce sensibilmente nelle grandi imprese dove rappresentano il 34,7% del totale e raggiungono valori massimi nell’Industria in senso stretto (45,2%). I settori industriali con la maggiore presenza di questo tipo di innovazioni sono l’elettronica (43,6%), la chimica (43,2%) e la farmaceutica (33,1%), mentre nei Servizi sono la Ricerca e sviluppo (37,6%) e l’informatica (34,0%). 
Nel 2024 la quota di fatturato derivante dalla vendita di prodotti nuovi (per l’impresa o per il mercato) è pari al 18,0%, di cui il 4,5% è associato alla vendita di prodotti nuovi per il mercato. Rispetto al 2022, la quota complessiva è in aumento, mentre resta piuttosto stabile la quota derivante da innovazioni originali (rispettivamente +3,2 p.p. e +0,4 p.p.). Non si riscontrano grandi differenze a livello dimensionale. A livello settoriale, invece, l’impatto economico delle innovazioni di prodotto è leggermente superiore nell’Industria in senso stretto, dove la quota di fatturato associata alle innovazioni di prodotto è pari al 20,7%, mentre scende al 16,3% nei Servizi e si attesta al 13,7% nelle Costruzioni.
Anche se nel tempo è emerso un modello sempre più ibrido e sistemico di innovazione basato su strategie integrate di innovazione di prodotto e processo, i dati recenti rilevano un orientamento crescente delle imprese ad optare esclusivamente per innovazioni di processo (+5,1 p.p.contro -0,5 p.p. delle imprese che adottano soluzioni congiunte di prodotto/processo).
Questa inversione di tendenza riflette anche le caratteristiche dimensionali delle imprese che hanno aumentato la loro capacità innovativa: infatti, sono principalmente le piccole realtà produttive a registrare i maggiori incrementi rispetto al triennio precedente. Rimane, tuttavia, confermata la tendenza dei percorsi di innovazione complessi, adottati dal 29,6% delle imprese, rispetto al 28,0% di quelle che innovano solo i processi. L’adozione di pratiche innovative complesse varia significativamente con le caratteristiche strutturali delle imprese, aumentando nelle realtà più grandi (oltre la metà delle grandi imprese contro il 27,9% delle piccole) e raggiungendo il 63,5% tra le grandi imprese industriali.
In crescita la spesa per l’innovazione, aumenta la componente R&amp;S per le piccole
Nel 2024 la spesa complessiva per le attività innovative ha raggiunto 38,5 miliardi di euro, segnando a prezzi correnti un +25,7% rispetto al 2022, un recupero importante considerato che la spesa nel 2022 si era ridotta dell’8,8% rispetto al 2020 e del 32,7% rispetto al 2018. Cresce anche l’intensità dell’innovazione, misurata come spesa per addetto, che si attesta in media a 6.200 euro, rispetto ai 5.400 euro per addetto del 2022.
Nell’Industria in senso stretto e nelle Costruzioni, la spesa per addetto aumenta nelle piccole-medie imprese mentre nei Servizi cresce in tutte le classi dimensionali.
Nell’Industria in senso stretto i valori medi di spesa per addetto più elevati si registrano nell’industria farmaceutica (25.100 euro) e nella fabbricazione di altri mezzi di trasporto (22.700 euro) e in entrambi i settori, la spesa per addetto aumenta in misura significativa rispetto al 2022.
Altri settori ad alta intensità innovativa (con la spesa per addetto superiore ai 10.000 euro) sono gli autoveicoli (15.700 euro) e l’elettronica (13.100 euro), che tuttavia, registra un calo significativo rispetto al 2022, quando la spesa per addetto era pari a 21.300 euro.
Nei Servizi, la maggiore spesa per addetto è stata sostenuta dai settori della Ricerca e Sviluppo (R&amp;S) (77.300 euro), dell’informatica (8.600 euro, di cui 8.700 euro nella produzione di software e 8.500 euro negli altri servizi informatici) e delle telecomunicazioni (7.900 euro). La spesa per addetto aumenta sensibilmente nella R&amp;S (40.000 euro nel 2022), mentre si riduce significativamente nelle telecomunicazioni (16.000 euro nel 2022).
La R&amp;S si conferma la principale voce di investimento per l’innovazione, rappresentando il 63,6% della spesa complessiva. Di questa quota, il 53,6% è destinato ad attività intra-muros, mentre il 10,0% riguarda attività extra-muros. Tra le altre componenti della spesa per innovazione, le più rilevanti sono le spese in conto capitale (12,9%), seguite dagli acquisti di beni e servizi (10,0%) e dalle spese per il personale interno (9,7%).
Rispetto al 2022, la quota complessiva di spesa in R&amp;S rimane sostanzialmente stabile (+0,6 p.p.). Si osserva tuttavia un incremento nelle piccole imprese (+3,6 p.p.), più marcato nell’Industria in senso stretto (+4,9 p.p.) e nelle costruzioni (+5,0 p.p.), e più contenuto nei servizi (+1,9 p.p.). Aumenti significativi si registrano anche nelle grandi imprese industriali (+5,5 p.p.), e nelle imprese di media dimensione dei servizi (+3,3 p.p.).
La composizione della spesa per innovazione presenta una forte eterogeneità settoriale. I settori storicamente più innovativi puntano sulla R&amp;S per innovare: la fabbricazione di autoveicoli e di altri mezzi di trasporto, la farmaceutica e l’elettronica, la ricerca e sviluppo e l’informatica impegnano nella R&amp;S oltre tre quarti delle risorse destinate all’innovazione. Al contrario, i settori caratterizzati da elevate economie di scala, quali l’estrattivo, i settori dell’energia e dell’acqua e l’industria della carta, oltre ai trasporti, alle attività finanziario-assicurative e al commercio al dettaglio privilegiano altre modalità innovative.
Meno imprese ricorrono a finanziamenti e agevolazioni pubbliche
Nel triennio 2022-2024, il 15,1% delle imprese con attività innovative ha richiesto e ottenuto finanziamenti pubblici per l’innovazione, 4,9 p.p. in meno rispetto al triennio 2020-2022 .
A livello dimensionale, la quota delle imprese beneficiarie di finanziamenti pubblici per l’innovazione è maggiore tra le grandi imprese (24,6%), rispetto alle piccole imprese (14,5%), e raggiunge il valore più elevato nelle grandi imprese industriali (31,8%).
Rispetto al triennio 2020-2022, la contrazione più marcata è nelle piccole imprese (-5,1 p.p.) e nell’Industria in senso stretto (-5,7 p.p.), mentre nelle grandi imprese la quota di beneficiarie resta stabile. All’interno dell’Industria in senso stretto, ottengono più frequentemente i finanziamenti pubblici alcuni dei settori storicamente più innovativi, come la fabbricazione di altri mezzi di trasporto (36,3%) e la farmaceutica (30,7%) nonché il settore della fabbricazione di mobili (32,4%). Nei Servizi, invece, i livelli più elevati si registrano nei comparti ad alta intensità di conoscenza, come ricerca e sviluppo (50,0%), telecomunicazioni (26,9%) e informatica (23,8%).
I finanziamenti pubblici per l’innovazione sono concessi soprattutto dalle amministrazioni territoriali e centrali: nel complesso, il 9,1% delle imprese con attività innovative ha dichiarato di aver ricevuto finanziamenti da amministrazioni pubbliche centrali e un altro 7,2% da amministrazioni regionali o locali, mentre solo una piccola percentuale di imprese ha ottenuto un sostegno direttamente dall’Unione europea nell’ambito del programma di sostegno Horizon o altre forme di finanziamento da parte dell’Ue (rispettivamente l’1,0% e l’1,6%).
La dimensione d’impresa e il settore economico svolgono un ruolo importante nel determinare l’accesso ai finanziamenti pubblici, in particolare quando si tratta di programmi europei. Differenze significative emergono, ad esempio, con riguardo ai programmi Horizon, dai quali beneficiano il 7,6% delle grandi contro lo 0,7% delle piccole. Le differenze dimensionali sono ancora più evidenti nell’Industria in senso stretto dove il 9,2% delle grandi accede ai finanziamenti europei Horizon contro lo 0,6% delle piccole. Dei settori più innovativi, solo la Ricerca e sviluppo accede più frequentemente ai finanziamenti di Horizon (25,1% delle imprese) e alle altre forme di finanziamento europeo (16,2%). Nell’Industria in senso stretto il settore che ne beneficia di più è la farmaceutica, con il 6,0% di imprese che richiede il sostegno di Horizon e un 5,6% che si avvale di finanziamenti europei di altra natura.
Il ricorso alle agevolazioni fiscali risulta relativamente più diffuso, interessando il 21,6% delle imprese con attività innovative. Anche in questo caso, le principali beneficiarie sono le grandi imprese (44,1%), seguite da quelle di media dimensione (30,5%) e, a maggiore distanza, dalle piccole (19,4%). A livello settoriale, è l’Industria in senso stretto a ricorrere di più alle agevolazioni (28,9% contro il 16,9% nei Servizi e l’11,9% nelle Costruzioni). Rispetto al 2020-2022, si riduce di 8,1 p.p. la percentuale di imprese che ricorre alle agevolazioni fiscali per le attività innovative. Le più penalizzate sono le PMI (–7,7 p.p. le piccole e –9,8 p.p. le medie). Infine, nell’Industria in senso stretto e nelle Costruzioni si stimano le cadute maggiori (rispettivamente con –9,3 p.p. e –8,4 p.p.).
Minore propensione alla cooperazione nei processi innovativi delle PMI
Passando dal triennio 2020-2022 al 2022-2024, si riduce dal 22,7% al 18,7% la percentuale di imprese con attività innovative che ha stipulato accordi di cooperazione con altri soggetti per le attività di innovazione.
La diminuzione dipende dalle piccole e medie imprese che sono sempre meno interessate a modalità di cooperazione formale (16,0% delle piccole in riduzione di 3,6 p.p. e 28,5% delle medie in contrazione di 4,8 p.p.). Un comportamento differente caratterizza le grandi imprese: una su due coopera con l’esterno, quota stabile rispetto al periodo precedente.
A livello settoriale, la propensione alla cooperazione nei processi innovativi risulta in diminuzione in tutti i comparti. Il calo più marcato si osserva nell’Industria in senso stretto, che resta tuttavia il macro-settore con la più elevata diffusione di pratiche collaborative (21,5% contro il 26,1% del triennio precedente). Seguono i Servizi con il 18,2% e le Costruzioni con il 10,8%.
Nell’Industria in senso stretto, i settori più aperti alla collaborazione con l’esterno, pur avendo subito una marcata riduzione, sono il settore farmaceutico (55,3% con -14,3 p.p.) e la chimica (38,5%con -1,5 p.p.). Nei Servizi, si conferma il primato della ricerca e sviluppo (70,5%), seguito da assicurazioni (43,9%), informatica (37,9%) e telecomunicazioni (36,8%). Di questi solo le telecomunicazioni registrano un aumento delle imprese cooperanti (rispettivamente +6,8).
Le imprese scelgono soprattutto partner italiani: il 18,3% delle imprese innovative contro il 4,1% che sceglie partner stranieri, preferiti dalle grandi imprese (25,9%) e da una grande impresa su tre nell’Industria in senso stretto. I settori industriali con la maggiore propensione alla cooperazione con partner stranieri sono il farmaceutico (36,3%) e l’elettronica (19,6%). Nei Servizi, l’apertura verso forme di cooperazione con partner stranieri è più frequente nel settore della Ricerca e sviluppo (35,3%) e nelle assicurazioni (22,4%). I partner principali sono fornitori (12,1%) e consulenti, laboratori o istituti di ricerca privati (11,9%).
Una quota contenuta di aziende innovatrici collabora con le Università (4,9%), modalità di cooperazione molto più diffusa nelle grandi imprese (29,7%), delle quali una su tre coopera anche con fornitori e consulenti.
Imprese confermano come positive le scelte di innovazione ma una su quattro lamenta carenze di risorse
La maggior parte delle imprese che ha svolto attività innovative nel triennio 2022-2024 esprime un giudizio positivo sulle scelte compiute in materia di innovazione.
In particolare, poco meno della metà (44,8%) dichiara di non aver intrapreso ulteriori attività innovative perché non ne ha ravvisato la necessità; il 24,6% segnala invece una carenza di risorse finanziarie o di personale, mentre il restante 30,6% indica altre motivazioni che hanno limitato l’attività innovativa.
Rispetto al triennio 2020-2022, si osserva una lieve riduzione della quota di imprese che non hanno ampliato le proprie attività innovative per carenza di risorse o per altri vincoli, a fronte di un aumento della quota di imprese soddisfatte delle scelte effettuate.
L’aumento delle valutazioni positive rispetto all’innovazione risulta particolarmente evidente tra le imprese medie e grandi delle Costruzioni (rispettivamente +7,6 e +12,0 p.p.) e tra le piccole imprese dei Servizi (+5,8 p.p.).
L’Industria in senso stretto si conferma il settore in cui la carenza di risorse rappresenta l’ostacolo più rilevante all’ulteriore sviluppo di attività innovative: il 27,2% delle imprese segnala tale criticità, a fronte del 22,6% nelle Costruzioni e del 22,5% nei Servizi. Al contrario, nel settore delle Costruzioni circa un’impresa su due ritiene di non aver incontrato particolari vincoli nello svolgimento di ulteriori attività innovative.
Le grandi imprese confermano l’orientamento verso innovazioni a basso impatto ambientale, calo nelle PMI
L’obiettivo di conciliare innovazione e salvaguardia dell’ambiente ha interessato il 37,2% delle imprese che hanno introdotto innovazioni di prodotto o di processo nel triennio 2022-2024, con una diminuzione di 2,9 punti percentuali rispetto al triennio precedente. Le grandi imprese si confermano le più attente alla sostenibilità ambientale (61,7% contro il 35,1% delle piccole) e mostrano una dinamica sostanzialmente stabile nell’adozione di innovazioni eco-sostenibili (-0,4 p.p. contro i -2,8 p.p. delle piccole). Il divario tra piccole e grandi imprese in tema di sostenibilità ambientale emerge chiaramente nelle azioni intraprese per ridurre l’impatto ambientale, sia all’interno dei processi produttivi, sia nelle fasi successive alla vendita.
A livello settoriale, si conferma un maggiore impegno verso l’innovazione sostenibile tra le imprese innovatrici dell’Industria in senso stretto (43,2%) e delle Costruzioni (39,8%), rispetto a quelle dei servizi (30,1%). Tuttavia, mentre nell’Industria in senso stretto la riduzione è contenuta (-0,9 p.p.), nelle Costruzioni si registra un calo marcato (-9,3 p.p.) e nei Servizi una diminuzione più moderata (-3,2 p.p.).
In circa un’impresa innovatrice su tre, l’introduzione di innovazioni si è tradotta in effetti ambientali positivi nella fase di produzione, mentre in un’impresa su quattro tali benefici si sono manifestati nella fase di consumo e utilizzo dei beni e servizi. L’Industria in senso stretto si distingue per una maggiore attenzione alla sostenibilità delle innovazioni nella fase produttiva (+6,6 p.p.), mentre il settore delle Costruzioni mostra una maggiore sensibilità ai benefici ambientali nelle fasi di utilizzo (+8,0 p.p.).
Gli interventi più diffusi riguardano la riduzione del consumo energetico e delle emissioni di CO₂, sia nella produzione (21,0%) sia nell’utilizzo dei beni e servizi (18,2%). Seguono la sostituzione di materiali tradizionali con alternative meno inquinanti o pericolose (15,1%) e l’adozione di pratiche di riciclo dei materiali, dei rifiuti e dell’acqua (14,1%). Quote leggermente inferiori si registrano per iniziative volte alla sostituzione dei combustibili fossili con fonti energetiche rinnovabili (13,5%) e alla riduzione dell’inquinamento, sia nella fase produttiva (13,3%) sia in quella di consumo (12,6%).
Frequenze analoghe si osservano per i benefici legati al riciclo dei prodotti a fine vita (11,7%) e al prolungamento della loro durata utile (10,6%). Rimane invece limitato l’impegno nella tutela della biodiversità, sia nella fase produttiva (4,5%) sia in quella post-vendita (4,8%). Le grandi imprese si distinguono dalle altre soprattutto per quanto riguarda il risparmio energetico, la riduzione delle emissioni di CO₂ e la sostituzione dei combustibili fossili con fonti rinnovabili.
La possibilità di rafforzare la reputazione aziendale rappresenta il principale fattore di stimolo all’adozione di innovazioni a basso impatto ambientale: il 69,9% delle imprese lo indica come fattore rilevante. Tra gli altri fattori propulsivi figurano gli elevati costi di energia, acqua e materiali (65,3%) e la necessità di conformarsi alla normativa ambientale vigente (59,4%).
Più della metà delle imprese attribuisce inoltre un ruolo importante alla disponibilità di incentivi e agevolazioni finanziarie e alle iniziative volontarie di promozione delle buone pratiche. La tassazione ambientale, invece, è considerata un fattore rilevante nel condizionare positivamente le scelte di innovazione sostenibile solo da poco più di un terzo delle imprese innovatrici.


 





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            <title>Focus ANFIA: mercato vetture UE luglio‑agosto 2026</title>
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            <pubDate>Thu, 24 Sep 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Ad agosto 2026, il mercato auto nell&#039;Unione Europea chiude con risultati in crescita rispetto allo stesso mese del 2025, registrando un +4,5% con 708.211 immatricolazioni. Nell’Unione Europea allargata a EFTA e UK il mercato del mese risulta in crescita del +5,3%. Per quanto riguarda il mercato UE dei nuovi membri, la variazione ammonta a +1,5%.
Ad agosto, la Germania è al primo posto nel ranking delle immatricolazioni mensili tra i major market. Seguono, nell’ordine Francia, Regno Unito, Italia e Spagna. I major market hanno una quota pari al 64,7% del mercato totale nel mese e, complessivamente, registrano una flessione di quota pari a 0,7 punti percentuali rispetto all&#039;anno scorso.
Il Gruppo Stellantis, con circa 110mila unità vendute nel mese, rappresenta il 13,2% del mercato europeo allargato a EFTA e UK (-0,2 punti percentuali in meno rispetto alla quota di agosto 2025), ed è il secondo dopo il Gruppo Volkswagen, al primo posto con una quota di mercato del 25,3%, mentre il Gruppo Renault è terzo, e ha una quota dell&#039;8,6% e volumi in diminuzione (oltre 3mila unità) rispetto ad agosto 2025. Nel cumulato, per Stellantis, assistiamo a un incremento delle immatricolazioni rispetto ai primi otto mesi dello scorso anno del 4,7%.
Tra i principali mercati extra europei, nel mese di agosto risultati negativi si riscontrano in Stati Uniti, Argentina, Russia e Turchia. Invece, risultati positivi arrivano da tuttì gli altri. I dati della Cina, anch&#039;essi negativi risalgono ad luglio 2026. 
Approfondisci sul sito dell&#039;Anfia</description>
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            <title>Ddl nucleare, Anima: scelta decisiva per la filiera</title>
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            <pubDate>Thu, 24 Sep 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il via libera definitivo del Senato al Disegno di legge delega sull’energia nucleare sostenibile apre una nuova fase per l’industria italiana. Secondo Anima Confindustria, federazione di 35 associazioni che rappresenta le imprese della meccanica varia, la priorità è ora tradurre il nuovo quadro normativo in una politica industriale capace di valorizzare le competenze tecnologiche e produttive già presenti nel Paese, e di rafforzare la partecipazione delle imprese italiane ai programmi nucleari europei e internazionali. 
Anima Confindustria ha seguito il provvedimento fin dalle prime fasi dell’iter parlamentare, intervenendo in audizione alla Camera per sottolineare come il nucleare rappresenti oltre ad una scelta energetica un progetto industriale di lungo periodo. Il Governo in questo contesto si è impegnato a favorire la partecipazione dell’industria italiana ai programmi di sviluppo nucleare, valorizzando il contributo delle imprese, degli enti di ricerca e delle università. 
«L’approvazione della delega è un passaggio importante, ma rappresenta un punto di partenza. Sicuramente è positivo che sia stato accolto, nel corso dell’esame alla Camera, una proposta lanciata da Anima Confindustria che ha rafforzato il riferimento alla valorizzazione delle forniture nazionali ed europee nell’individuazione delle tecnologie», dichiara Marco Golinelli, vicepresidente di Anima Confindustria. «La vera sfida sarà trasformare gli indirizzi della legge in una politica industriale concreta. Servono decreti attuativi chiari, tempi certi e strumenti che accompagnino le imprese negli investimenti, nella qualificazione e nell’accesso alle nuove supply chain». 
Numerose imprese rappresentate da Anima operano già nelle filiere nucleari europee e internazionali e possiedono competenze, tecnologie e certificazioni applicabili agli impianti di nuova generazione. In questo percorso opera anche il Gruppo Nucleare attivo all’interno di Anima Energia, che riunisce diverse aziende associate impegnate a favorire il confronto, la collaborazione e la crescita del settore in Italia. 
«Il nucleare può diventare una leva di competitività, innovazione e autonomia strategica per il Paese», conclude Golinelli. «Per riuscirci, la filiera industriale deve essere coinvolta fin dall’inizio nelle scelte attuative. Anima è pronta a collaborare con Governo e istituzioni affinché la meccanica italiana svolga un ruolo fondamentale nello sviluppo di una filiera industriale italiana».
Il confronto proseguirà in occasione del Summit Nucleare Civile Italia-Francia 2026, promosso da Anima Confindustria in collaborazione con Ain, Business France e Ice Agenzia. La manifestazione prenderà il via il 12 ottobre a Milano e riunirà istituzioni e principali operatori industriali dei due Paesi, con incontri dedicati alla cooperazione, alle filiere e alle opportunità di business.</description>
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            <title>Bce: inflazione oltre il 2% fino a metà 2027</title>
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            <pubDate>Thu, 24 Sep 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca centrale europea ha aggiornato il quadro macroeconomico dell’area euro delineando uno scenario in cui l’inflazione resterà stabilmente sopra il target del 2% almeno fino alla metà del 2027. Le tensioni geopolitiche e l’andamento dei mercati energetici continuano a esercitare pressioni significative sui prezzi, con il comparto energia che registra un incremento del 14,3%, contribuendo in modo determinante alla persistenza dell’inflazione su livelli elevati.
Secondo la Bce, il rialzo dei prezzi non è più attribuibile soltanto ai fattori esogeni legati ai conflitti internazionali, ma riflette anche una dinamica interna sostenuta dalla crescita economica. L’espansione dell’attività produttiva, pur moderata, sta alimentando una domanda che si traduce in ulteriori pressioni sui prezzi, in particolare nei servizi e nei beni ad alta intensità energetica.
Il Consiglio direttivo ha evidenziato come la combinazione tra shock energetici, tensioni sui costi di produzione e resilienza della domanda renda più complesso il percorso di rientro dell’inflazione verso il target. Le proiezioni indicano un rallentamento graduale nel corso del 2026, ma non sufficiente a riportare l’indice armonizzato dei prezzi al consumo entro l’obiettivo del 2% prima della metà del 2027.
Sul fronte della politica monetaria, la Bce mantiene un approccio prudente, monitorando l’evoluzione dei prezzi e le condizioni finanziarie. L’istituto ha ribadito che eventuali interventi futuri saranno guidati dai dati, con particolare attenzione all’andamento dei salari, alla trasmissione delle misure già adottate e alla stabilità dei mercati energetici.
Il quadro delineato conferma una fase di transizione complessa per l’economia europea, in cui la normalizzazione dell’inflazione richiederà tempi più lunghi del previsto e una gestione attenta delle variabili macroeconomiche che influenzano la stabilità dei prezzi.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>PNRR: ok alla decima rata da 28,4 miliardi</title>
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            <pubDate>Thu, 24 Sep 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Cabina di regia sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, riunitasi sotto la presidenza del Ministro per gli Affari europei Tommaso Foti e con la partecipazione dei dicasteri competenti e dei rappresentanti di ANCI, UPI e Conferenza delle Regioni, ha esaminato l’ottava Relazione sullo stato di attuazione del Piano. L’analisi ha certificato il conseguimento dei 156 obiettivi necessari per richiedere alla Commissione europea il pagamento della decima e ultima rata da 28,4 miliardi di euro.
L’incontro ha evidenziato il completamento di tutti i 576 traguardi previsti dal PNRR, consolidando una spesa effettiva superiore a 133 miliardi di euro, al netto degli strumenti finanziari. Il Ministro Foti ha definito questo risultato un successo dell’azione del Governo Meloni e delle Unità di missione, oltre che un volano di ammodernamento strutturale per il Paese.
Tra le riforme abilitanti collegate all’ultima tranche figurano interventi su Pubblica Amministrazione, giustizia, concorrenza, semplificazioni, incentivi alle imprese, nuovo codice degli appalti, istruzione e ricerca. Sul fronte degli investimenti materiali, il comparto sanitario registra l’attivazione di 1.270 Case di Comunità e 327 Ospedali di Comunità, l’installazione di circa 3.200 grandi apparecchiature, la creazione di oltre 6.000 nuovi posti letto tra terapia intensiva e semi‑intensiva, il caricamento di oltre il 99% dei documenti clinici nel Fascicolo Sanitario Elettronico e l’erogazione di servizi di telemedicina per oltre 566.000 pazienti.
Nel settore delle infrastrutture e della mobilità, il bilancio operativo comprende il potenziamento di circa 4.000 chilometri di reti ferroviarie, la riqualificazione di 73 stazioni, la realizzazione di 1.700 chilometri di ciclovie e l’immatricolazione di oltre 3.200 autobus a zero emissioni.
Particolarmente rilevante il capitolo istruzione: sono stati creati 153.000 nuovi posti tra asili nido e scuole dell’infanzia, costruite o riqualificate oltre 1.100 mense e 360 palestre, messi in sicurezza 1.600 plessi scolastici e ricostruite 176 scuole. A ciò si aggiungono 40.000 nuovi iscritti agli Istituti Tecnici Superiori e 60.000 posti letto per studenti universitari, di cui 30.000 finanziati tramite l’apposito strumento finanziario.
Sul fronte della digitalizzazione, l’83% di scuole e Comuni ha rinnovato i propri servizi web, mentre oltre 2,5 milioni di cittadini hanno partecipato a percorsi di formazione digitale. Le infrastrutture informatiche hanno visto la migrazione verso ambienti cloud sicuri per 284 Pubbliche Amministrazioni centrali e oltre 12.000 istituzioni pubbliche, la digitalizzazione di circa 3 milioni di numeri civici, la connessione in fibra ultraveloce per 20.000 sedi tra scuole e presidi sanitari e la copertura 5G per 23.000 chilometri quadrati di territorio.
L’impatto territoriale e sociale si misura anche attraverso i 674 siti culturali resi pienamente accessibili, 4.200 beni valorizzati, 21 borghi storici riqualificati e circa 3.300 interventi nei piccoli comuni. Sono stati inoltre realizzati 730 interventi per la sicurezza sismica e la tutela dei luoghi di culto, avviati percorsi di autonomia per circa 3.200 persone con disabilità, garantita assistenza a oltre 12.000 senzatetto, potenziati più di 270 Centri per l’impiego e coinvolti oltre 882.000 individui nei percorsi del programma GOL. Completano il quadro l’efficientamento energetico di circa 2.000 edifici di edilizia residenziale pubblica e il rafforzamento di oltre 1.500 farmacie rurali.
L’ottava Relazione sarà ora trasmessa al Parlamento nei prossimi giorni per i conseguenti adempimenti, ultimo passaggio necessario prima dell’invio ufficiale della richiesta di saldo alla Commissione europea, procedura che il Governo completerà entro la scadenza del 30 settembre.</description>
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            <title>Elettricità, le PMI pagano il 17,9% in più della media UE</title>
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            <pubDate>Wed, 23 Sep 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Secondo le elaborazioni di Confartigianato, le micro e piccole imprese italiane continuano a sostenere un costo dell’elettricità significativamente superiore rispetto alla media europea. Il prezzo per kWh si attesta a 25,99 centesimi, pari al 17,9% in più rispetto ai competitor dell’Unione. Un divario che si traduce in un aggravio complessivo stimato in 3,7 miliardi di euro l’anno per il sistema produttivo nazionale.
La principale criticità riguarda la componente fiscale e parafiscale, che in Italia pesa il 47,4% in più della media UE. Questa struttura degli oneri incide in modo particolarmente rilevante sui consumi più bassi, penalizzando proprio le imprese di dimensione ridotta, che rappresentano l’ossatura del tessuto produttivo italiano. Il risultato è un costo energetico che riduce la competitività, comprime i margini e ostacola gli investimenti in innovazione e transizione digitale.
Il tema assume una valenza strategica in un contesto in cui l’energia è un fattore determinante per la produttività e per la capacità delle PMI di competere sui mercati internazionali. Il differenziale di prezzo rispetto all’Europa non solo aumenta i costi operativi, ma rallenta la trasformazione tecnologica delle imprese, che richiede consumi elettrici più elevati e continui.
Confartigianato evidenzia la necessità di un intervento strutturale sulla fiscalità energetica, volto a ridurre gli oneri impropri e ad allineare il costo dell’elettricità ai livelli europei. Una revisione della componente parafiscale, insieme a misure di sostegno agli investimenti in efficienza energetica, potrebbe contribuire a ridurre il divario e a rafforzare la competitività delle imprese italiane.
In un momento di forte pressione sui costi, la questione energetica si conferma uno dei principali nodi da sciogliere per sostenere la crescita delle PMI e accompagnare il sistema produttivo verso un modello più efficiente, sostenibile e coerente con gli standard europei.
Approfondisci sul sito di Confartigianato</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Credem porta la Silicon Valley a Reggio Emilia</title>
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            <pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Presso le Officine Credem, nel Parco Innovazione di Reggio Emilia, si è svolto il workshop “Lo stile Silicon Valley: l’arte di comunicare per convincere”, organizzato dal Gruppo Credem in collaborazione con The European House – Ambrosetti. L’iniziativa rientra nella strategia del gruppo bancario volta a rafforzare gli investimenti nei percorsi di sviluppo manageriale, avvalendosi di un partner dedicato alla progettazione di contenuti formativi avanzati.
A guidare l’incontro è stato Jeff Cabili, docente di Comunicazione non verbale presso la Stanford Continuing Studies della Stanford University e formatore di manager e startupper nell’ecosistema californiano. La sessione ha approfondito la metodologia del pitching, approccio tipico del mondo delle startup che consente di presentare idee e progetti in modo rapido, sintetico ed efficace, trasferendo contenuti complessi con chiarezza e incisività.
L’intervento rappresenta un esempio dell’offerta didattica di Credem, che affianca alle competenze tecniche una serie di percorsi trasversali dedicati alle capacità relazionali, alla leadership e all’orientamento strategico. L’obiettivo è fornire ai dipendenti una prospettiva internazionale sulle dinamiche globali, dotandoli degli strumenti necessari per interpretare i cambiamenti del mercato e assumere iniziative responsabili all’interno dell’organizzazione.
Questa attenzione alla formazione, unita alla cura per l’ambiente di lavoro e ai percorsi di mobilità interna gestiti da professionisti HR, costituisce il fulcro della strategia aziendale per attrarre e valorizzare risorse ad alto potenziale. Un impegno che ha contribuito alla conferma del Gruppo Credem tra le aziende certificate Top Employer.
Commentando l’iniziativa, Antonella Indelicato, HR Director del Gruppo Credem, ha evidenziato come la proposta di percorsi di formazione globale rappresenti una leva essenziale per favorire una leadership consapevole. La capacità di comunicare valore e visione è stata definita una competenza strategica per la crescita professionale e per la generazione di benessere sostenibile nel tempo a beneficio di dipendenti, clienti, azionisti e comunità.
Secondo Indelicato, il workshop testimonia l’investimento dell’azienda nella crescita di lungo periodo dei collaboratori, stimolandone l’autonomia attraverso valori quali fiducia, semplicità e intraprendenza. Un approccio ritenuto indispensabile per sviluppare una visione aperta e guidare con efficacia i progetti futuri.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Cyber difesa, ABI Lab: fare cultura della sicurezza</title>
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            <pubDate>Wed, 23 Sep 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
            <description>In uno scenario in cui un hacker può sfruttare tensioni geopolitiche, usare intelligenza artificiale per creare messaggi esca perfetti, superare le difese di una rete e arrivare a bloccare infrastrutture reali come ospedali o reti elettriche, la sicurezza non è più un tema settoriale. È un ecosistema complesso che richiede cooperazione, rapidità di risposta e una visione integrata tra tecnologia e territorio.
Da questa esigenza nasce WeSec, il nuovo Salone della Sicurezza promosso dall’ABI. L’obiettivo è chiaro: costruire un luogo in cui banche, imprese, istituzioni e operatori del settore possano condividere informazioni, strategie e strumenti per prevenire e contrastare minacce sempre più sofisticate.
A spiegare il senso di questa alleanza è Romano Stasi, Direttore Operativo di CERTFin e Segretario Generale di ABI Lab. Il suo messaggio è diretto: i sistemi tecnologici delle banche sono oggi molto avanzati, ma i criminali puntano dove la difesa è più fragile — le persone.
Secondo Stasi, prevenire l’errore umano è possibile, ma richiede un lavoro continuo sulla consapevolezza dei cittadini e delle imprese. I truffatori non cercano quasi mai di violare i sistemi dall’esterno: preferiscono convincere le vittime ad aprire loro la porta.
Il copione è sempre lo stesso: creare una situazione di emergenza da risolvere in pochi secondi. Può essere un finto blocco del conto, un pagamento non autorizzato o la richiesta di aggiornare subito i dati. L’obiettivo è impedire alla vittima di pensare, spingendola a cedere password o disporre bonifici immediati.
La regola d’oro, ricorda Stasi, è l’opposto: fermarsi. Davanti a una richiesta inattesa, occorre chiudere la comunicazione, verificare le fonti e, nel dubbio, contattare la propria banca o le forze dell’ordine.
Ogni anno CERTFin e le banche italiane aggiornano le campagne informative in base ai trend criminali. Quest’anno l’attenzione si concentra su tre direttrici:


Falsi investimenti — Truffe che corrono sui social, promettono guadagni rapidi e portano i risparmiatori verso piattaforme inesistenti.


Incontri fisici — La campagna esce dal digitale per raggiungere chi ha meno dimestichezza con la tecnologia, con eventi nelle filiali e luoghi pubblici.


Truffe Story — Raccolta di storie reali di vittime di frodi: capire cosa è successo è essenziale per insegnare agli altri come reagire.


Il nome WeSec sintetizza la filosofia dell’evento: “Noi insieme facciamo sicurezza”. 
Stasi evidenzia un punto cruciale: la collaborazione non può basarsi solo sulla buona volontà. Serve un coordinamento nazionale strutturato, guidato da attori come l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e le forze dell’ordine. Solo una condivisione organizzata e in tempo reale delle informazioni sugli attacchi può garantire risposte efficaci e proteggere il sistema economico italiano.</description>
            <category>Innovazione</category>
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            <title>Pil Italia 2026: l’Ocse alza le previsioni di crescita</title>
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            <pubDate>Wed, 23 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Le nuove Prospettive economiche intermedie dell’Ocse, presentate a Parigi, delineano un quadro di crescita moderata ma in miglioramento per l’economia italiana nel breve periodo, seguita da un rallentamento nel 2027. Secondo l’organizzazione, il Pil dell’Italia crescerà dello 0,9% nel 2026, in accelerazione rispetto allo 0,5% stimato per il 2025, per poi contrarsi allo 0,6% nel 2027.
La revisione al rialzo per il 2026 riflette una combinazione di fattori:


tenuta della domanda interna;


progressivo allentamento delle pressioni sui prezzi;


miglioramento delle condizioni finanziarie;


contributo degli investimenti pubblici e privati.


Secondo l’Ocse, la crescita rimane comunque inferiore alla media dell’area Ocse, segnalando un potenziale ancora limitato e la necessità di consolidare le riforme strutturali.
Il passaggio allo 0,6% nel 2027 indica un contesto più complesso:


normalizzazione degli investimenti dopo la spinta del 2026;


rallentamento del commercio internazionale;


condizioni finanziarie ancora restrittive;


effetti ritardati della politica monetaria.


L’Ocse evidenzia che la dinamica del Pil resta fragile e dipendente dall’evoluzione del quadro globale.
Le stime si inseriscono in uno scenario caratterizzato da:


crescita moderata nelle principali economie avanzate;


inflazione in graduale rientro, ma non ancora stabilizzata;


tensioni geopolitiche che continuano a pesare su energia e commercio;


politiche monetarie che restano prudenti.


In questo quadro, l’Italia beneficia di una fase di stabilizzazione, ma rimane esposta ai rischi esterni.
Per rafforzare la crescita nel medio periodo, l’Ocse richiama l’importanza di:


produttività: accelerare digitalizzazione e innovazione;


investimenti: consolidare quelli pubblici e stimolare quelli privati;


mercato del lavoro: aumentare partecipazione e competenze;


riforme strutturali: semplificazione amministrativa e competitività. 


In sintesi


Pil Italia: 0,5% nel 2025, 0,9% nel 2026, 0,6% nel 2027.


Crescita moderata, con un picco nel 2026 e rallentamento nel 2027.


Scenario internazionale ancora incerto.


Necessarie riforme e investimenti per sostenere il potenziale di crescita.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Congiuntura Flash: 2026 sorprende al rialzo ma rallenta</title>
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            <pubDate>Wed, 23 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description> 


Il 2026 si conferma un anno bifronte per l’economia italiana: dinamica migliore del previsto nella prima metà, grazie alla domanda globale e alla spinta del PNRR, e rallentamento evidente nella parte finale, complice la tensione energetica legata alla quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz e il ritorno dell’inflazione. Il quadro internazionale resta fragile, con segnali divergenti tra aree economiche.
Energia: tensioni persistenti e prezzi in rialzo
La quasi completa chiusura di Hormuz continua a comprimere l’offerta globale di petrolio e gas. A settembre solo il 13% dei transiti è tornato operativo, mentre 17,4 mbg su 20,0 non possono essere esportati. Il Brent si mantiene su livelli elevati (media 101 dollari, picco 109), con forte volatilità.
Anche il gas europeo registra un’impennata: 77 €/MWh, massimo da fine 2022 e ben sopra i livelli pre‑crisi (14 €/MWh nel 2019). Questa tensione energetica alimenta pressioni inflazionistiche e pesa su consumi e investimenti.
PIL: previsioni riviste al rialzo
Nonostante la frenata attesa nel 3° e 4° trimestre, la crescita del PIL italiano 2026 è stata rivista al rialzo a +0,8% (da +0,5% di aprile). I fattori che hanno sorpreso positivamente:


inatteso calo della domanda mondiale di petrolio (Cina e Giappone), che ha prolungato la scarsità senza far esplodere i prezzi;


minore trasferimento dei rincari energetici ai beni non energetici;


traino del PNRR, che ha sostenuto investimenti e costruzioni fino alle battute finali. 


Inflazione in aumento
Ad agosto l’inflazione italiana ha raggiunto il 3,3% annuo, massimo del 2026. La componente energetica è la principale responsabile:


carburanti +17,1% (da –6,2% a inizio anno). L’inflazione di fondo resta stabile (+1,8%), ma è probabile che nei prossimi mesi i maggiori costi di trasporto vengano incorporati nei prezzi al consumo.


Politica monetaria: BCE e FED tornano a stringere
La BCE ha alzato i tassi a 2,50% (+0,25 a settembre), dopo il primo rialzo di giugno. I mercati si attendono ulteriori incrementi per un totale di +1,25 punti entro il 2027. Anche la FED ha ripreso il ciclo restrittivo, portando i tassi a 3,75–4,00%.
L’inasprimento monetario rallenterà consumi e investimenti, con effetti più marcati in Italia per via della fine della spinta PNRR.
Servizi: turismo estero in crescita
A luglio le presenze turistiche aumentano del 3,5%, ma solo grazie agli stranieri (+7,3%) e alla loro maggiore permanenza (+0,3 giorni). I flussi domestici calano (-1,3%). Il dato di agosto potrebbe essere influenzato dalle temperature record registrate nel Paese.
Industria: segnali misti
La produzione industriale cresce a luglio (+0,7%), trainata dai beni di consumo (+2,1%). La variazione acquisita mostra forte eterogeneità:


auto +8,8%, bene altri mezzi di trasporto e elettronica;


in calo mobili, tessile‑abbigliamento‑pelli, chimica.


Il PMI di agosto scende sotto la soglia neutrale (49,6), segnalando un possibile indebolimento nel trimestre successivo.
Investimenti: ancora positivi, ma pesa la fine del PNRR
Nel 2° trimestre gli investimenti crescono ancora (+0,3%), sostenuti dai progetti PNRR, in particolare nei fabbricati non residenziali (+7,4%). La fiducia delle imprese migliora ad agosto, ma la conclusione del Piano nel 4° trimestre rappresenta un freno strutturale.
Consumi: segnali contrastanti
Le vendite al dettaglio calano a luglio (-0,5%), sia negli alimentari sia negli altri beni. Ad agosto:


immatricolazioni auto ancora in flessione;


fiducia dei consumatori in miglioramento;


fiducia delle imprese del commercio stabile, ma giudizi sulle vendite in peggioramento.


Mercato del lavoro: occupazione ferma
Da aprile gli occupati sono sostanzialmente stabili (+7mila fino a luglio), mentre aumentano le persone in cerca di lavoro (+72mila). Se la dinamica prosegue, il tasso di disoccupazione potrebbe salire in modo significativo nei prossimi mesi.
Commercio estero: export ancora in espansione
A luglio le esportazioni crescono del +1,4% sulla media del 2° trimestre, grazie al forte aumento delle vendite extra‑UE (+4,6%). Tra le destinazioni più dinamiche:


Svizzera +39,6%


Cina +27,6%


Africa Settentrionale +32,2%


Scenario internazionale
Eurozona
Industria debole:


Germania –1,5%, Francia in calo moderato, Spagna +0,6%. PMI di agosto: Germania 54,3, Francia 51,1, Spagna appena sotto 50. Nei servizi si arresta il rimbalzo post‑guerra.


USA
Produzione industriale in rallentamento nel 3° trimestre (+0,4% acquisito). Mercato del lavoro ancora solido: 162mila nuovi posti ad agosto, ma salari in decelerazione.
Cina
Produzione industriale accelera (+5,2%), PMI a 51,5. Export molto forte (+25%), trainato da tecnologia e semiconduttori. Domanda interna debole: vendite al dettaglio +0,4%, investimenti –7,2%.
In sintesi


Energia: tensioni persistenti → prezzi alti e inflazione in risalita.


PIL Italia: previsioni riviste al rialzo (+0,8%).


Politica monetaria: BCE e FED tornano restrittive.


Industria: segnali misti, PMI sotto 50.


Investimenti: ancora positivi, ma PNRR in esaurimento.


Consumi: deboli e disomogenei.


Occupazione: crescita ferma.


Export: ancora solido, trainato dai mercati extra‑UE.


Approfondisci sul sito di Confindustria</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>MIMIT: operativa la Sezione speciale ETS del Fondo PMI</title>
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            <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 15:44:00 +0000</pubDate>
            <description>A decorrere dal 21 settembre 2026 è pienamente operativa la Sezione speciale Enti del Terzo settore (ETS) del Fondo di garanzia per le PMI, istituita in attuazione dell’accordo tra Ministero del Lavoro, MIMIT e MEF e finanziata con una dotazione iniziale pari a 10 milioni di euro. La nuova Sezione amplia in modo significativo il perimetro dei soggetti che possono accedere alla garanzia pubblica, estendendola agli enti del Terzo settore e agli enti religiosi civilmente riconosciuti.
La Sezione speciale nasce con l’obiettivo di rafforzare l’accesso al credito per gli enti che svolgono attività di interesse generale, ampliando l’operatività del Fondo verso soggetti che, fino ad oggi, non rientravano nel suo campo di applicazione. L’intervento si inserisce nel quadro delle politiche pubbliche volte a sostenere il ruolo sociale, comunitario e occupazionale del Terzo settore.
Possono accedere alla Sezione:


gli enti del Terzo settore iscritti al RUNTS e non iscritti al REA;


gli enti religiosi civilmente riconosciuti.


L’estensione consente di includere realtà che, pur svolgendo attività rilevanti per le comunità locali, non erano precedentemente ammesse alle garanzie del Fondo.
Per tutti i soggetti ammessi, la garanzia del Fondo è concessa a titolo gratuito. I premi normalmente previsti dalle Disposizioni operative sono infatti interamente coperti dalla Sezione speciale, eliminando un costo che spesso rappresenta un ostacolo per gli enti di dimensioni ridotte.
La garanzia può essere rilasciata per operazioni finanziarie fino a 60.000 euro, senza applicazione del modello di valutazione previsto dalla Parte IX delle Disposizioni operative. Si tratta di una semplificazione rilevante, che riduce tempi e complessità istruttorie, favorendo l’accesso al credito per iniziative di piccola entità ma ad alto impatto sociale.


Garanzia diretta: copertura pari all’80% della singola operazione finanziaria, entro il limite di importo previsto.


Riassicurazione: copertura dell’80% dell’importo garantito dal soggetto garante, fermo restando che la garanzia rilasciata al finanziatore non può superare l’80% dell’operazione.


Controgaranzia: opera secondo le modalità già previste dalle vigenti Disposizioni operative del Fondo.


L’impianto conferma la logica di condivisione del rischio tra sistema pubblico e intermediari finanziari, mantenendo la coerenza con la struttura generale del Fondo.
La Sezione speciale dispone di 10 milioni di euro, stanziati ai sensi del DL n. 95/2025, risorse destinate a sostenere l’operatività e le finalità sociali degli enti beneficiari. La dotazione potrà essere incrementata in futuro sulla base dell’andamento delle richieste e delle priorità di politica economica e sociale.
Comunicato del MiMIT</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>SIMEST: 200 milioni per portare l’AI nelle PMI italiane</title>
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            <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Risorse dedicate a condizioni competitive per duecento milioni di euro per accelerare gli investimenti delle PMI italiane nell’intelligenza artificiale. È questa la nuova misura attivata da SIMEST, la società del Gruppo CDP per l’internazionalizzazione delle imprese, al via tra sette giorni, per accompagnare la trasformazione digitale e il posizionamento competitivo a livello internazionale del sistema produttivo italiano.
La dotazione è di 200 milioni di euro e il 10% dell’intervento è a fondo perduto; i tassi di interesse del finanziamento, della durata di 8 anni, sono particolarmente vantaggiosi; è possibile ottenere un anticipo, in tempi veloci, fino al 50% dell’importo finanziato.
La misura è finanziata con le risorse del Fondo rotativo 394/81, gestito da SIMEST in convenzione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. La nuova sezione “Investimenti IA”, attivata nell’ambito dello strumento Transizione Digitale ed Ecologica, sarà disponibile sul portale simest.it a partire dal 21 settembre e punta a favorire la diffusione dell’intelligenza artificiale tra le imprese italiane esportatrici e le aziende – anche non esportatrici – inserite nelle filiere dell’export.
Un’impresa potrà, ad esempio, finanziare sistemi di IA per ottimizzare la produzione e la logistica, prevedere la domanda sui mercati esteri, automatizzare processi amministrativi e commerciali, sviluppare nuovi prodotti o rafforzare le attività di strategia internazionale. L’obiettivo è trasformare l’intelligenza artificiale in una nuova leva per l’export italiano. Le tecnologie IA possono infatti incidere sull’intera catena del valore delle imprese: dalla progettazione alla produzione, dalla gestione delle forniture alla logistica, dall’analisi dei mercati esteri alla personalizzazione dell’offerta, fino alle attività commerciali e di marketing internazionale. La nuova misura punta, quindi, non soltanto ad aumentare il livello di digitalizzazione delle imprese, ma a favorire investimenti capaci di tradursi concretamente in maggiore produttività, capacità di penetrazione sui mercati internazionali e rafforzamento delle filiere italiane.
L’amministratore delegato di SIMEST, Regina Corradini D’Arienzo, dichiara: «L’intelligenza artificiale rappresenta, oggi, un importante acceleratore della competitività delle imprese che vogliono crescere sui mercati internazionali. Non è più soltanto una frontiera dell’innovazione, ma uno strumento concreto per aumentare produttività, efficienza e capacità di creare valore. Con questa nuova misura – realizzata sotto la regia della Farnesina e in coordinamento con Cassa Depositi e Prestiti, e le altre agenzie del Sistema Italia quali SACE e ICE – vogliamo accompagnare le imprese italiane che esportano e tutte le imprese delle loro filiere, con focus PMI, in una nuova fase della trasformazione industriale, sostenendo investimenti che rafforzino il Made in Italy e ne consolidino la presenza nelle filiere globali».
L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia del Sistema Italia per l’internazionalizzazione – guidato dalla Farnesina – per sostenere la trasformazione digitale del tessuto produttivo e nasce dalla consapevolezza che l’intelligenza artificiale rappresenta oggi uno dei principali fattori di accelerazione dello sviluppo economico e della competitività. Nonostante la crescente diffusione di queste tecnologie, infatti, il loro utilizzo resta ancora limitato, soprattutto tra le piccole e medie imprese, dove gli investimenti sono spesso frenati dai costi di implementazione e dalla difficoltà di reperire competenze specialistiche.
La misura è rivolta alle imprese italiane con una vocazione internazionale che realizzino almeno il 3% del proprio fatturato all’estero oppure operino come fornitrici di imprese esportatrici, e finanzia esclusivamente investimenti destinati allo sviluppo, all’adozione e all’integrazione di soluzioni di intelligenza artificiale.
Tra le principali caratteristiche dell’intervento, nel dettaglio, sono previsti:

una dotazione dedicata di 200 milioni di euro;
contributo a fondo perduto fino al 10% dell’intervento agevolativo, nei limiti della disciplina de minimis;
tasso d’interesse minimo (0,37% ad oggi) in regime de minimis
anticipo fino al 50% dell’importo finanziato;
durata dei finanziamenti fino a 8 anni (incluso 2 anni di preammortamento)

 
Le agevolazioni potranno sostenere un ampio spettro di investimenti: infrastrutture cloud e sistemi di calcolo per l’IA, software e piattaforme di intelligenza artificiale, sviluppo e personalizzazione di modelli, integrazione con i sistemi aziendali, gestione e valorizzazione dei dati, formazione del personale, inserimento di competenze specialistiche, consulenze, certificazioni, cybersecurity, adeguamento all’AI Act e iniziative di governance dell’Intelligenza Artificiale.
Le domande potranno essere presentate a partire dal 21settembre 2026 direttamente sul Portale Simest dei finanziamenti agevolati disponibile sul sito simest.it
Approfondisci il tema sul SIMEST</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
                <item>
            <title>MEF lancia via sindacato un nuovo BTP Green a 12 anni</title>
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            <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha conferito a Barclays Bank Ireland PLC, BNP Paribas, Deutsche Bank A.G., Intesa Sanpaolo S.p.A., J.P. Morgan SE e Société Générale Investment Banking il mandato per procedere all’emissione, tramite sindacato, di un nuovo BTP Green con scadenza 30 ottobre 2038. L’operazione sarà finalizzata nel prossimo futuro, in relazione alle condizioni di mercato.
I BTP Green sono titoli di Stato i cui proventi finanziano iniziative del bilancio dello Stato con impatto ambientale positivo, in linea con i Green Bond Principles dell’ICMA. Il MEF ha aggiornato il Quadro di riferimento per l’emissione dei titoli di Stato Green il 4 dicembre 2025, ampliando i criteri di eleggibilità e rafforzando l’allineamento alla Tassonomia UE. Barclays, Crédit Agricole CIB e NatWest hanno operato come Sustainability Coordinators nell’aggiornamento del framework.
Prosegue l’impegno del MEF a destinare i proventi dei BTP Green a una pluralità di finalità ambientali. Le risorse raccolte nel 2026 sono ripartite tra tutte le sei categorie previste dal Quadro di riferimento:


Energia rinnovabile


Efficienza energetica


Trasporto sostenibile


Resilienza climatica e ambientale


Protezione dell’ambiente, dell’acqua e della biodiversità


Ricerca ambientale


Tra le componenti principali figurano gli interventi per l’efficienza energetica degli edifici e le spese per il trasporto sostenibile, con investimenti destinati a infrastrutture ferroviarie, elettrificazione di tratte esistenti, manutenzione dell’infrastruttura e iniziative per la promozione della mobilità sostenibile.
Le spese eleggibili sono selezionate dal bilancio dello Stato italiano in un orizzonte che comprende i tre anni precedenti e l’anno successivo all’emissione, con priorità alle spese sostenute nell’anno in corso e nei due anni precedenti. Le voci relative agli anni passati si basano su dati di consuntivo, mentre per il 2026 si utilizzano stime fondate sugli stanziamenti di bilancio e su evidenze storiche. Il bacino delle spese ammissibili è definito in modo prudenziale, includendo esclusivamente quelle per cui è possibile garantire una rendicontazione tempestiva e completa.
La transazione non può essere distribuita negli Stati Uniti d’America, Australia, Canada o Giappone. Le informazioni contenute nel documento non costituiscono un’offerta di vendita o di acquisto di strumenti finanziari nelle suddette giurisdizioni. I titoli non sono registrati ai sensi del U.S. Securities Act of 1933 e non saranno oggetto di offerta pubblica negli Stati Uniti.</description>
            <category>ESG</category>
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            <title>ISTAT diffonde i Conti economici nazionali relativi al 2025</title>
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            <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Istat ha diffuso i Conti economici nazionali per il 2025, delineando un quadro macroeconomico caratterizzato da un miglioramento del saldo di finanza pubblica e da una crescita moderata dell’economia italiana.
Nel 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si è attestato al -3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al -3,4% del 2024 e in linea con le stime pubblicate lo scorso aprile. Nonostante il progresso, il rapporto deficit/Pil rimane superiore alla soglia del 3% prevista dalle regole europee, mantenendo l’Italia nell’ambito della procedura per disavanzo eccessivo.
L’economia italiana ha registrato nel 2025 una crescita del Pil in volume dello 0,6%. Alla dinamica del Pil hanno contribuito:


la domanda nazionale al netto delle scorte con un apporto positivo pari a +1,6 punti percentuali;


la domanda estera netta, che ha fornito un contributo negativo pari a -0,7 punti;


la variazione delle scorte, anch’essa negativa per -0,3 punti.


Il valore aggiunto è aumentato in tutti i principali settori produttivi, accompagnato da una crescita dell’input di lavoro e dei redditi da lavoro dipendente, a conferma di una dinamica occupazionale favorevole.
Il Ministro dell’Economia Giorgetti ha preso atto dei dati definitivi diffusi dall’Istat, esprimendo rammarico per la mancata uscita anticipata dalla procedura per deficit eccessivo. Ha tuttavia auspicato che il rientro possa avvenire nel 2027, in coerenza con le previsioni contenute nel Documento di economia e finanza.
Comunicato
Testo integrale</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>Iccrea Banca acquisisce il 15% del capitale di EQUITA</title>
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            <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>EQUITA, l’investment bank indipendente in Italia, e il Gruppo BCC Iccrea, il maggiore gruppo bancario cooperativo italiano con 111 Banche di Credito Cooperativo, annunciano il perfezionamento di un accordo commerciale volto ad estendere i servizi di Investment Banking, Global Markets, Alternative Asset Management e Ricerca offerti da EQUITA alla rete di Banche di Credito Cooperativo del Gruppo BCC Iccrea e alla loro clientela. Contestualmente, Iccrea Banca ha perfezionato il proprio ingresso nell’azionariato di EQUITA, con una quota di minoranza pari al 15% del capitale sociale.
Carlo Andrea Volpe, Vice Presidente Esecutivo di EQUITA, ha commentato: “Con il Closing annunciato oggi diamo piena attuazione ad una partnership che consideriamo strategica per la crescita del Gruppo EQUITA nei prossimi anni. La partnership consolida, infatti, il nostro ruolo di principale investment bank indipendente del Paese e ci consentirà di servire un più ampio tessuto imprenditoriale grazie alla capillarità del Gruppo BCC Iccrea. Le nostre competenze, i nostri prodotti e i nostri servizi verranno messi a disposizione di tutte le corporate, imprenditori, istituzioni e famiglie vicine alle banche di credito cooperativo del Gruppo BCC Iccrea, con l&#039;obiettivo di affiancarle nei loro percorsi di crescita e supportarle nell’esecuzione di progetti strategici che richiedono un know-how di finanza strutturata specifico. Al tempo stesso, l&#039;ingresso di un partner solido e con una visione di lungo periodo come Iccrea Banca rafforza ulteriormente la nostra solidità patrimoniale e il nostro azionariato, confermando il management primo azionista e mantenendo l&#039;indipendenza che da sempre ci caratterizza”.
Mauro Pastore, Direttore Generale del Gruppo BCC Iccrea, ha aggiunto: “L’accordo con EQUITA rappresenta una nuova leva per le Banche del Gruppo BCC Iccrea nel sostegno alle realtà del territorio che necessitano di competenze altamente specialistiche per operazioni straordinarie di impresa, tra cui acquisizioni, processi di crescita, passaggi generazionali. Le nostre BCC manterranno il ruolo di banca di relazione e di prossimità, mettendo a disposizione nuovi strumenti, un numero maggiore di gestori specializzati, una più forte integrazione con i canali digitali, consentendo alle proprie imprese clienti di essere ancora più competitive nei loro mercati. Quanto abbiamo definito con EQUITA è in linea con gli obiettivi del nostro piano industriale 2026-2028 e con il supporto sempre crescente che il nostro Gruppo sta dando alla clientela imprese”.
La partnership EQUITA – Gruppo BCC Iccrea
L’accordo commerciale - annunciato lo scorso 12 marzo 2026 e perfezionato in data odierna - mette a fattor comune l&#039;expertise di EQUITA quale unica investment bank indipendente del Paese con la solidità patrimoniale e la capillarità geografica del Gruppo BCC Iccrea, presente in oltre 1.700 comuni e con più di 2.400 sportelli su tutto il territorio nazionale, oltre a più di 5,2 milioni di clienti. Il Gruppo BCC Iccrea, inoltre, vanta rapporti con più di 205 mila aziende in tutto il Paese, verso le quali ha erogato finanziamenti pari a 44,8 miliardi di euro[1]. Di queste, circa 5 mila rappresentano in termini di fatturato, marginalità, percorsi di crescita o dinamiche legate al tema del passaggio generazionale un target potenziale su cui EQUITA e il Gruppo BCC Iccrea lavoreranno insieme.
La partnership si articola lungo tutte le principali aree di business presidiate da EQUITA. Più in dettaglio, nell&#039;ambito dei servizi di Investment Banking, i professionisti di EQUITA affiancheranno la rete del Gruppo BCC Iccrea nell&#039;origination di mandati di M&amp;A advisory, capital markets (ECM, DCM) e debt advisory rivolti alla clientela corporate, PMI e di private banking, supportando inoltre la strutturazione di soluzioni di corporate banking a sostegno delle attività di underwriting e lending.
Sul fronte dell&#039;Alternative Asset Management, EQUITA dispone di una piattaforma di gestione multi-asset unica in Italia, che vanta fondi di private equity, private debt ed infrastrutturali. Nell’ambito della propria gamma di offerta, EQUITA vanta anche prodotti di risparmio gestito nonché mandati in delega su gestioni patrimoniali, prodotti a marchio “co-branded” e servizi di consulenza evoluta sull&#039;allocazione dei portafogli. Il Gruppo BCC Iccrea in coerenza con i bisogni di investimenti dei propri clienti potrà così valutare insieme ad EQUITA la distribuzione di tali prodotti e servizi. Iccrea Banca potrà inoltre sottoscrivere quote di fondi illiquidi proprietari promossi da EQUITA, nonché supportare gli investimenti promossi dai team di gestione di private equity ed infrastrutture rinnovabili con attività volte al funding delle operazioni.
Nell’area della Ricerca, la partnership garantirà al Gruppo BCC Iccrea e alla rete delle BCC l’accesso a un team di analisti che da anni si posiziona ai vertici delle preferenze degli investitori domestici e internazionali, consentendo di beneficiare di competenze e analisi indipendenti a supporto delle attività di investimento e consulenza.
Infine, nell’area del Global Markets, il Gruppo BCC Iccrea potrà beneficiare dell’esperienza e del know-how di EQUITA sui mercati finanziari, nonché dell’accesso a un network qualificato di contatti, in grado di connettere investitori e società emittenti.
Il coordinamento della partnership è affidato a un comitato strategico, composto da vertici di EQUITA e Iccrea Banca, che si riunirà con cadenza periodica per definire le linee guida e monitorare i risultati raggiunti, affiancato da comitati operativi, ciascuno dedicato alle rispettive aree di collaborazione.
La partnership commerciale rappresenta per EQUITA un&#039;occasione unica per accelerare il profilo di crescita del Gruppo: l&#039;accesso alla clientela corporate, PMI e di private banking del maggior gruppo bancario cooperativo italiano consentirà infatti a EQUITA di ampliare in modo significativo il proprio bacino di potenziali clienti, con sinergie attese in termini di nuovi mandati e presenza distintiva su tutto il territorio nazionale. La partnership rafforza inoltre la visibilità del brand EQUITA presso una platea di oltre 5,2 milioni di clienti e contribuisce a consolidare il posizionamento come principale investment bank indipendente italiana.
Per il Gruppo BCC Iccrea, la partnership consente di arricchire in modo significativo la gamma di prodotti e servizi a disposizione delle BCC aderenti e della loro clientela, mettendo a fattor comune le competenze e la presenza sul territorio dei propri professionisti con il know-how e l’offerta completa di EQUITA in ambito finanziario e strategico. Le imprese, gli imprenditori e le famiglie seguite dalle BCC del territorio potranno così accedere, tramite la propria banca di riferimento, a servizi di advisory dedicati alla finanza straordinaria, competenze e insights sui mercati finanziari, e nuovi prodotti di gestione del risparmio e di investimento, rafforzando così il ruolo del Gruppo BCC Iccrea quale partner di riferimento del territorio.
Ingresso di Iccrea Banca nel capitale di EQUITA
Contestualmente all&#039;entrata in vigore degli accordi commerciali, Iccrea Banca ha sottoscritto un aumento di capitale riservato, che vede l’emissione di circa 3,4 milioni di nuove azioni EQUITA, e acquisito 5,1 milioni di azioni EQUITA da alcuni azionisti-manager della Società. Ad esito del Closing, Iccrea Banca detiene una partecipazione complessiva pari al 15% del capitale sociale di EQUITA (12% circa in termini di diritti di voto). Le azioni detenute da Iccrea Banca sono soggette a vincoli di lock-up per i tre anni successivi alla data del Closing.
Le risorse raccolte da EQUITA per il tramite dell&#039;aumento di capitale riservato a Iccrea Banca sono pari a circa 20 milioni di euro e contribuiranno a finanziare parte dell&#039;acquisizione di Xenon Private Equity, primario gestore indipendente di fondi alternativi di private equity, con più di 30 anni di storia, un team di 25 professionisti ed 1 miliardo di euro di asset in gestione.[2] La partnership con Iccrea Banca consentirà ad EQUITA, dunque, di finanziare in modo efficiente un&#039;operazione ritenuta strategica per lo sviluppo della divisione Alternative Asset Management e diversificare ulteriormente il modello di business del Gruppo.
L&#039;ingresso di Iccrea Banca nel capitale di EQUITA con una quota di minoranza, inoltre, rafforza l’azionariato di EQUITA, grazie all&#039;ingresso di un partner industriale solido, con una strategia e una visione di lungo periodo. In seguito al Closing, infatti, il management di EQUITA si conferma primo azionista, consolidando così ulteriormente quell&#039;indipendenza che da sempre contraddistingue il Gruppo EQUITA sul mercato, con un azionariato diversificato che unisce manager, dipendenti, imprenditori, family office, investitori istituzionali e retail, e che da oggi si arricchisce di un partner strategico come Iccrea Banca.
 
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            <category>Corporate News</category>
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        </item>
                <item>
            <title>CDP: via libera del CdA a operazioni per 1,6 miliardi</title>
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            <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 10:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Approvate iniziative a sostegno dei piani di sviluppo di piccole, medie e grandi imprese italiane e per agevolare la realizzazione di infrastrutture chiave per il Paese 
Il Consiglio di Amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), presieduto da Giovanni Gorno Tempini, su proposta dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale Dario Scannapieco, ha deliberato operazioni e iniziative per un valore complessivo di oltre 1,6 miliardi di euro a sostegno del tessuto produttivo italiano e delle infrastrutture strategiche.
Inoltre, il CdA ha approvato l&#039;adeguamento formale dello Statuto di CDP a recenti aggiornamenti normativi apportati al Codice civile.                                                                           
Interventi a favore di aziende e opere strategicheIl Consiglio ha destinato nuove risorse per facilitare l’accesso al credito delle imprese, venendo incontro alle esigenze di liquidità di PMI e Mid-Cap italiane, in complementarità con il sistema finanziario. Le delibere risultano coerenti con le linee guida del Piano Strategico 2025-2027 di CDP che mirano a sostenere in via indiretta i piani di crescita delle filiere produttive, con un’attenzione specifica alle realtà più piccole.
Sono stati inoltre approvati nuovi investimenti a favore dell’ecosistema delle imprese italiane capaci di generare impatti positivi a livello sociale e ambientale. A ciò si aggiungono ulteriori interventi di operatività diretta a vantaggio delle aziende di maggiori dimensioni.
Nel corso della seduta sono state anche approvate iniziative a supporto di opere infrastrutturali di interesse generale.
Piano Strategico 2025-2027 di CDP</description>
            <category>Corporate News</category>
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        </item>
                <item>
            <title>MiMIT: sostegno alla domanda servizi cloud e cyber security</title>
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            <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Il nuovo intervento governativo volto a rafforzare la domanda di servizi di cloud computing e cyber security si inserisce nel più ampio quadro delle politiche di digitalizzazione del sistema produttivo e della Pubblica Amministrazione. Le misure puntano a incentivare l’adozione di soluzioni tecnologiche avanzate, migliorare la resilienza informatica e favorire la competitività delle imprese in un contesto di crescente esposizione ai rischi digitali.
Le misure mirano a:


sostenere la transizione digitale delle imprese, con particolare attenzione alle PMI;


aumentare la diffusione di servizi cloud certificati e infrastrutture sicure;


rafforzare la protezione dei dati e dei sistemi informativi;


ridurre la vulnerabilità agli attacchi informatici, sempre più frequenti e sofisticati.


Il pacchetto di interventi prevede:


incentivi per l’adozione di servizi cloud qualificati;


contributi per l’acquisto di soluzioni di cyber security, incluse piattaforme di monitoraggio e risposta agli incidenti;


supporto alla migrazione dei sistemi aziendali verso architetture cloud ibride o full‑cloud;


iniziative di formazione per rafforzare le competenze digitali interne.


L’intervento è destinato a generare benefici rilevanti:


maggiore efficienza operativa grazie alla scalabilità del cloud;


riduzione dei costi di gestione delle infrastrutture IT;


miglioramento della continuità operativa e della capacità di risposta agli incidenti;


rafforzamento della sicurezza dei dati pubblici e privati.


Le misure si collocano nel percorso di allineamento dell’Italia agli standard europei in materia di sicurezza digitale e infrastrutture cloud, in coerenza con:


strategia europea per il cloud;


quadro normativo NIS2;


iniziative per la sovranità digitale e la protezione dei dati critici.


Il sostegno alla domanda di servizi cloud e cyber security rappresenta un tassello fondamentale per la modernizzazione del Paese. L’adozione di tecnologie avanzate e la protezione dei sistemi informativi diventano elementi imprescindibili per garantire competitività, sicurezza e continuità operativa in un contesto digitale sempre più complesso.
Approfondisci sul sito del MiMIT</description>
            <category>Innovazione</category>
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        </item>
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            <title>Abrogazione divieto di interlocking e criteri delle Autorità</title>
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            <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’art. 8 del D.Lgs. 27 marzo 2026, n. 471 introduce un intervento di rilievo nel quadro della tutela della concorrenza nei mercati del credito e finanziari, disponendo l’abrogazione dell’art. 36 del d.l. 201/2011 (c.d. Salva Italia), che aveva introdotto il divieto di interlocking, ossia l’incompatibilità tra cariche ricoperte in imprese concorrenti operanti nei settori bancario, assicurativo e finanziario.
A seguito dell’abrogazione normativa, l’IVASS ha comunicato il venir meno dei criteri applicativi del divieto, elaborati congiuntamente con Banca d’Italia e Consob, e ha disposto l’abrogazione del Regolamento n. 42/2012, che disciplinava il procedimento per la dichiarazione di decadenza dei titolari di cariche incompatibili.
L’eliminazione del divieto comporta un mutamento significativo nel regime delle partecipazioni personali incrociate. Le imprese vigilate dovranno:


aggiornare le proprie procedure interne di valutazione delle cariche;


rivedere le policy di governance e conflitti di interesse;


monitorare eventuali effetti concorrenziali derivanti da assetti di gruppo o partecipazioni personali.


L’intervento del legislatore si inserisce in un processo di revisione delle norme sulla concorrenza nei mercati finanziari, con l’obiettivo di semplificare il quadro regolamentare e riallinearlo alle pratiche europee. Le Autorità di Vigilanza potrebbero adottare nuove forme di monitoraggio, non più basate su incompatibilità automatiche ma su valutazioni di rischio e trasparenza.
Comunicato IVASS</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>DL sostegno economico e misure su carburanti in GU</title>
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            <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Il DECRETO‑LEGGE 17 settembre 2026, n. 162 introduce un pacchetto di misure urgenti per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento dei costi dei carburanti, affiancando interventi in materia fiscale e disposizioni per l’equilibrio di bilancio della Fondazione Milano‑Cortina 2026. Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei Ministri del 16 settembre, si compone di 8 articoli e un allegato.
Il decreto interviene sulla fiscalità energetica con la rideterminazione dell’aliquota di accisa sui carburanti per il periodo 18 settembre – 5 ottobre 2026, con l’obiettivo di attenuare l’impatto del rincaro sui consumatori e sulle imprese.
Sono inoltre previste:


esenzioni dalla tassa automobilistica per specifiche categorie di veicoli, motocicli e ciclomotori;


proroga al 1° dicembre 2026 della cosiddetta handling fee, misura già applicata per compensare costi operativi nel settore carburanti.


Il decreto assegna alla Fondazione Milano‑Cortina 2026 un trasferimento di 150 milioni di euro, finalizzato a garantire l’equilibrio di bilancio in vista delle attività organizzative e infrastrutturali connesse ai Giochi Olimpici e Paralimpici.
L’articolo 7 definisce un articolato schema di coperture, con riduzioni e riallocazioni su diversi fondi nazionali e risorse PNRR:


Fondo interventi strutturali – riduzione di 125,9 milioni per il 2026 e 270 milioni per il 2027.


Fondo effetti finanziari non previsti – riduzione di 100 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027.


Fondi ministeriali – accantonamento o riduzione di 314,6 milioni complessivi per 2026‑2027.


Fondo opere indifferibili – riduzione di 70 milioni.


Risorse PNRR – trasferimento di 200 milioni per il 2027 e 1,46 miliardi per il 2028, relativi a risorse prive di obbligazioni giuridicamente vincolanti e non necessarie ai target UE.


Il DL 162/2026 mira a contenere gli effetti del caro‑carburanti, sostenere la liquidità delle famiglie e delle imprese, e garantire la continuità finanziaria della Fondazione Milano‑Cortina. Le misure di copertura, distribuite su più fondi, riflettono un approccio di riequilibrio selettivo volto a preservare gli obiettivi di finanza pubblica.
Provvedimento</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Industria meccanica: fragilità e discontinuità nel trimestre</title>
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            <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La produzione industriale italiana mostra un quadro di fragilità strutturale e una ripresa ancora intermittente. Secondo l’indagine congiunturale di Federmeccanica, il settore metalmeccanico e meccatronico ha registrato un avvio di trimestre più dinamico, seguito però da un progressivo ridimensionamento fino alla frenata di giugno, che conferma la difficoltà delle imprese nel consolidare un ritmo produttivo stabile.
Il tono più vigoroso osservato ad aprile e maggio non si è tradotto in un trend continuo: la domanda rimane eterogenea, gli ordini mostrano oscillazioni e la capacità produttiva risente di cicli non pienamente stabilizzati. Le imprese segnalano:


rallentamenti negli ordinativi,


maggiore prudenza dei clienti finali,


pressioni sui costi che continuano a incidere sui margini.


Il comparto metalmeccanico mantiene una tenuta operativa, ma senza segnali di accelerazione. La meccatronica, più esposta alle catene globali, registra una ripresa a macchia di leopardo, con performance migliori nelle produzioni ad alto contenuto tecnologico e più deboli nei segmenti tradizionali.
La frenata di giugno si inserisce in un quadro internazionale complesso: rallentamento dei mercati europei, domanda globale meno dinamica e costi energetici ancora elevati. Le imprese continuano a investire in automazione, digitalizzazione e efficientamento, ma la visibilità sugli ordini resta limitata.
Federmeccanica evidenzia un clima imprenditoriale prudente: le aziende puntano alla stabilizzazione dei volumi e alla difesa della competitività, in attesa di un miglioramento più omogeneo della domanda nei prossimi mesi.
Approfindisci sul sito di Federmeccanica</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>CdM 189: ok a DL carburanti e Dlgs accesso unico UE</title>
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            <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nell&#039;ultima riunione del Consiglio dei Ministri, il Governo ha dato il via libera definitivo a due provvedimenti di grande rilievo per il tessuto economico italiano: il DL Sostegno economico e carburanti e il Decreto Legislativo di attuazione dell&#039;ESAP (Punto di accesso unico europeo).











Le nuove misure intervengono sia sulla gestione dei costi aziendali a breve termine, sia sulla trasparenza digitale nei mercati europei. Ecco i punti chiave da monitorare.

Costi di gestione: scatta il taglio temporaneo delle accise sul gasolio
Il DL Carburanti introduce un intervento d’urgenza per alleggerire i costi di trasporto e logistica delle imprese di fronte ai recenti rincari energetici. La riduzione del carico fiscale sul gasolio è strutturata in due finestre temporali:

Dal 18 al 25 settembre 2026: riduzione dell&#039;accisa di 12,2 centesimi al litro.
Dal 26 settembre al 5 ottobre 2026: lo sgravio si assesterà a 6,1 centesimi al litro.

Per le aziende con flotte interne o forti flussi di movimentazione merci, la misura offre un&#039;immediata, seppur temporanea, flessibilità sui costi vivi di esercizio.

🇪🇺 Trasparenza societaria: via libera definitivo all’ESAP
Il secondo provvedimento recepisce formalmente la direttiva (UE) 2023/2864, introducendo l&#039;ordinamento italiano nella rete dell’European Single Access Point (ESAP).
Si tratta di una svolta strategica per la digitalizzazione delle imprese: l&#039;ESAP sarà una piattaforma unica centralizzata a livello europeo che raccoglierà e renderà accessibili i dati finanziari e le informazioni di sostenibilità (ESG) delle società.

Perché è importante: Centralizzare queste informazioni punta ad abbattere le barriere informative transfrontaliere, rendendo le aziende italiane più visibili e attrattive per gli investitori esteri.
La sfida per i professionisti: Commercialisti, consulenti e CFO dovranno adeguarsi progressivamente a standard di rendicontazione e trasmissione dei dati sempre più digitalizzati e uniformi a livello europeo.


Mentre il DL Carburanti risponde a una necessità congiunturale e di breve respiro, il decreto ESAP traccia una rotta strutturale a lungo termine. Per le imprese italiane, l&#039;efficienza gestionale passerà inevitabilmente dall&#039;integrazione dei fattori di sostenibilità e digitalizzazione all&#039;interno della propria pianificazione societaria.
Comunicato stampa Governo










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            <category>Normativa</category>
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            <title>Focus Italia Trade Automotive giugno 2026</title>
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            <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel periodo gennaio - giugno del 2026, l’import di autoveicoli nuovi in valore verso l’Italia risulta in crescita (+ 9,5% rispetto al primo semestre del 2025). Il comparto delle autovetture, mostra incrementi nelle importazioni (+11,0%), e, al contrario, quello dei veicoli industriali cala dell&#039;1,8%. Incrementi anche nell’export, il cui valore risulta in crescita rispetto allo stesso dei primi sei mesi del 2025 del 5,2% : il valore dei veicoli industriali, nel periodo analizzato del 2026, cresce del 5,6% ; le autovetture esportate, allo stesso modo, sono in crescita del 5,0% . Il saldo è negativo per -11,9 miliardi di Euro per le autovetture e positivo di 397,2 milioni per i veicoli industriali.
L’import di autoveicoli ha origine quasi totalmente da paesi europei (l&#039;84,5% del valore totale importato), mentre nel primo semestre del 2026, l’export con destinazione Europa rappresenta il 67,2% del totale. Tra i paesi di destinazione extra europei, gli Stati Uniti rimangono il primo mercato (14,9%), seguiti da Giappone (5,1%) e Corea del Sud (1,4%).
Per quanto riguarda il comparto della componentistica, nel periodo analizzato, incrementano l’import, del 9,8% e l’export del 4,2%, determinando un saldo positivo di circa 3,2 miliardi di euro (era di 3,6 miliardi nello stesso periodo del 2025). L’Europa rappresenta il 78,8% del valore dell’import e l&#039;81,8% del valore dell’export. Al di fuori del continente europeo, la prima macroarea di origine è l’Asia, da cui l’Italia importa il 15,6% di parti e componenti (in valore), mentre la prima macroarea di destinazione dell’export è il Nord America con il 7,1% del totale.
Lo Stato da cui importiamo e a cui esportiamo più componentistica automotive è la Germania, che, rispettivamente rappresenta il 24,0% delle importazioni ed il 18,9% delle esportazioni del trade italiano. Seguono, nell&#039;ordine, a completare la Top3, la Francia e la Cina per quanto riguarda le importazioni e Francia e Spagna considerando le esportazioni.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Fed rialza i tassi di 25 punti dopo tre anni</title>
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            <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Federal Reserve ha deciso di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, segnando la prima stretta monetaria dopo tre anni di pausa. La decisione arriva in un contesto di inflazione ancora superiore al target del 2% e di un mercato del lavoro che, pur mostrando segnali di raffreddamento, rimane complessivamente robusto. La mossa della banca centrale statunitense indica un orientamento più prudente e una volontà di prevenire nuove pressioni sui prezzi.
La Fed ha evidenziato che l’inflazione, pur in calo rispetto ai picchi del 2022, mostra una persistenza superiore alle attese in diversi comparti, in particolare servizi e abitazioni. Le aspettative di inflazione a medio termine restano ancorate, ma alcuni indicatori suggeriscono rischi di rialzo.
Il rialzo dei tassi è stato quindi interpretato come una misura preventiva, volta a consolidare il percorso di disinflazione e a evitare un nuovo surriscaldamento della domanda interna.
L’aumento dei tassi comporta:


Irrigidimento delle condizioni finanziarie, con effetti su credito al consumo, mutui e finanziamenti corporate.


Rialzo dei rendimenti obbligazionari, in particolare sul tratto breve della curva.


Pressione sul mercato azionario, che ha reagito con volatilità immediata alla decisione.


Rafforzamento del dollaro, favorito dal differenziale dei tassi rispetto ad altre economie avanzate.


Gli operatori ritengono che la Fed voglia mantenere un approccio “data‑dependent”, valutando l’evoluzione dei prezzi e dell’occupazione prima di ulteriori interventi.
La stretta non viene interpretata come l’inizio di un ciclo prolungato di rialzi, ma come un intervento mirato per consolidare la stabilità dei prezzi. La Fed ha ribadito che eventuali ulteriori mosse dipenderanno dai dati macroeconomici dei prossimi mesi, in particolare:


dinamica dell’inflazione core;


andamento dei salari;


condizioni del mercato del lavoro;


segnali di rallentamento dell’attività economica.


Gli analisti sottolineano che la banca centrale potrebbe mantenere i tassi su livelli restrittivi più a lungo, in assenza di un calo più deciso dell’inflazione.
Il rialzo di 25 punti base segna un cambio di fase nella politica monetaria statunitense: dopo tre anni di pausa, la Fed torna ad agire per contenere rischi inflazionistici residui. La decisione riflette un equilibrio delicato tra sostegno alla crescita e tutela della stabilità dei prezzi, con un percorso futuro che rimane strettamente legato ai dati economici.</description>
            <category>Economia</category>
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                <item>
            <title>Leasys: risultati primo semestre 2026</title>
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            <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Leasys: risultati positivi nel mercato italiano del noleggio a lungo termine nel primo semestre 2026


Leasys chiude il primo semestre 2026 con 47.715 immatricolazioni e una market share del 21% nel mercato del NLT in Italia.


Nel segmento dei veicoli commerciali leggeri registra una market share del 27,2%, e quota del 19,8% nel segmento Passenger Car.


La performance semestrale evidenzia una crescita delle vetture elettrificate (LEV) del 63,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.


Nel primo semestre 2026 Leasys, joint venture paritetica tra Stellantis e Crédit Agricole Personal Finance &amp; Mobility, ha registrato 47.715 immatricolazioni in Italia, raggiungendo una quota di mercato del 21%. Un risultato che conferma il contributo significativo della società allo sviluppo del noleggio a lungo termine, un settore che continua a svolgere un ruolo strategico nell’evoluzione del mercato automotive nazionale.
Il risultato conferma la solidità della strategia di Leasys e la capacità dell’azienda di rispondere in modo efficace alle esigenze di una clientela sempre più orientata verso soluzioni di mobilità flessibili, integrate e sostenibili. La performance del semestre evidenzia, inoltre, performance positive anche per le immatricolazioni delle vetture elettrificate (LEV) con un incremento pari al 63,5% rispetto al 2025 YTD1.
La solidità del marchio si conferma trasversale sui principali segmenti di mercato. Nel comparto dei veicoli commerciali leggeri Leasys raggiunge una quota del 27,2%, mentre nelle Passenger Car si attesta al 19,8%2, a conferma di una proposta capace di intercettare le esigenze operative di fleet manager, PMI, professionisti e clientela privata.
Un ulteriore elemento chiave della performance è rappresentato dal posizionamento nel perimetro Stellantis, all’interno del quale Leasys si conferma primo operatore per immatricolazioni sul canale del noleggio a lungo termine, con 41.006 targhe e una market share del 54%3. Un risultato che rafforza la centralità della società come partner di riferimento per la mobilità dei brand del Gruppo in Italia.
La combinazione tra presidio del mercato, ampiezza dell’offerta e sinergia con l’ecosistema Stellantis consente alla società di contribuire in modo concreto alla diffusione di un modello di mobilità sempre più efficiente, sostenibile e orientato al servizio.

1 Fonte Dataforce
2 Fonte Dataforce
3 Fonte Dataforce</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>Provvedimento Bankitalia su dati personali ABF</title>
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            <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 08:59:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia ha adottato un provvedimento che disciplina in modo organico il trattamento dei dati personali effettuato nell’ambito delle attività di supporto all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF). La norma definisce tipologie di dati trattati, operazioni consentite, misure di sicurezza e presidi organizzativi, integrando espressamente l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale e tecnologie correlate nelle attività amministrative e di analisi.
Il regolamento copre tre aree operative:


Gestione dei dati dei componenti dei collegi ABF: informazioni relative a nomina, rinnovo, decadenza e revoca.


Gestione dei dati contenuti nei fascicoli dei ricorsi: documentazione trasmessa dalle parti, che può includere anche categorie particolari di dati personali e dati relativi a condanne penali e reati, trattati esclusivamente se indispensabili alla risoluzione della controversia.


Analisi della documentazione tramite strumenti avanzati: utilizzo di sistemi di ricerca evoluta, IA e tecnologie correlate per supportare le attività istruttorie.


Le decisioni destinate alla pubblicazione sono previamente anonimizzate, in conformità ai principi di minimizzazione e proporzionalità.
Il provvedimento introduce una disciplina specifica sull’impiego dell’IA, circoscrivendone ruolo e finalità. I sistemi possono essere utilizzati per:


Analisi preliminare della ricevibilità dei ricorsi: estrazione automatica di elementi chiave (date, importi, intermediari), verifica di eventuali precedenti ricorsi dello stesso soggetto verso il medesimo intermediario per prevenire il bis in idem.


Individuazione degli orientamenti dei collegi ABF: analisi delle decisioni anonimizzate, clustering semantico delle controversie, identificazione delle decisioni rappresentative e di quelle divergenti.


Ricerca dei precedenti e supporto alle relazioni tecniche: analisi della documentazione dei ricorsi dell’ultimo decennio per individuare casi analoghi e facilitare la predisposizione delle relazioni istruttorie.


Monitoraggio del contenzioso e supporto alla vigilanza: rilevazione di trend territoriali e temporali, individuazione di fattispecie ricorrenti o emergenti, produzione di analisi aggregate utilizzabili anche per le attività di vigilanza e tutela della clientela.


La Banca d’Italia chiarisce che tali strumenti hanno funzione preliminare, ausiliaria e accessoria: non sostituiscono la valutazione umana e non producono decisioni automatizzate. Per questo motivo non sono classificabili come sistemi di IA ad alto rischio ai sensi dell’AI Act, poiché non influenzano materialmente il processo decisionale e non effettuano profilazione o predizione dei comportamenti.
Il provvedimento prevede un insieme articolato di presidi di sicurezza:


Limitazione degli accessi ai soli soggetti autorizzati.


Registrazione dei log delle operazioni.


Backup periodici e crittografia dei dati.


Verifiche annuali dei privilegi di accesso.


Formazione specifica degli operatori sull’utilizzo dei sistemi di IA.


Assenza di connessioni verso l’esterno per gli applicativi di analisi tramite IA.


Supervisione multidisciplinare dei modelli, con monitoraggio continuo di qualità, accuratezza, aggiornamento e riaddestramento.


Queste misure garantiscono che il trattamento avvenga nel rispetto dei principi di sicurezza, integrità e riservatezza, riducendo i rischi connessi all’utilizzo di tecnologie avanzate.
Il provvedimento rappresenta un passo significativo nella regolamentazione dell’uso dell’IA nelle attività amministrative della Banca d’Italia, assicurando un equilibrio tra innovazione tecnologica, tutela dei diritti degli interessati e rispetto del quadro normativo europeo. L’ABF potrà beneficiare di strumenti avanzati di analisi e monitoraggio, mantenendo al centro la valutazione umana e la piena responsabilità decisionale dei collegi.
Provvedimento</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Alba Leasing: stipulato a 878,2 milioni nel semestre</title>
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            <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Crescita superiore al mercato. Margine di intermediazione a 53,5 milioni di euro (+7,2%) e utile lordo a 15,7 milioni di euro.
Il Consiglio di Amministrazione di Alba Leasing, riunitosi il 9 settembre 2026 sotto la Presidenza di Andrea Casini, ha esaminato e approvato in data odierna la Situazione patrimoniale ed economica consolidata al 30 giugno 2026.
Alba Leasing ha chiuso il primo semestre dell’anno con 878,2 milioni di euro di nuovi volumi, in crescita dell’8,97% rispetto agli 805,9 milioni dello stesso periodo del 2025. L’incremento risulta superiore a quello registrato dal mercato italiano del leasing, cresciuto del 7,66% in valore.
Nei primi sei mesi del 2026 la Società ha stipulato 6.589 contratti, il 2,54% in più rispetto al primo semestre dell’anno precedente.
A sostenere la crescita sono stati soprattutto il comparto Strumentale, che ha raggiunto 384,2 milioni di euro di stipulato, in aumento dell’11,22%, e il comparto Aeronavale e Ferroviario, i cui volumi sono più che quadruplicati, passando da 30,6 a 138,2 milioni di euro.
Positivo anche il contributo delle reti bancarie, che si confermano il principale canale distributivo della Società, con il 77,16% dei volumi complessivi e una crescita del 17,07%. In particolare, i volumi intermediati dalle Banche Socie sono aumentati del 23,35%. Nell’ambito della Vendor Solutions, nei primi sei mesi del 2026 la locazione operativa ha generato 42 milioni di euro di nuovi volumi, in crescita dell’11,07%, attraverso la stipula di 1.818 contratti, in crescita del 17,44% rispetto al primo semestre 2025. L&#039;attività continua a essere supportata da una solida rete commerciale composta da 711 accordi attivi con fornitori di beni destinati alla locazione operativa.
Sul fronte economico, il margine di intermediazione si è attestato a 53,5 milioni di euro, in aumento del 7,2% rispetto ai 50 milioni del primo semestre 2025. Il risultato beneficia della crescita del margine di interesse, salito a 46,8 milioni di euro, e del positivo andamento delle commissioni nette, aumentate di 2,8 milioni. Il risultato netto della gestione finanziaria ha raggiunto 44,5 milioni di euro, con un incremento del 6,2%.
Il risultato dell’attività corrente al lordo delle imposte è pari a 15,7 milioni di euro, mentre l’utile netto si attesta a 8,6 milioni di euro.
«La crescita dei volumi è accompagnata da quella dei ricavi e si mantiene superiore al mercato», ha dichiarato Stefano Rossi, Amministratore Delegato di Alba Leasing. «È un risultato sostenuto dalle reti delle Banche Socie e dalla capacità di sviluppare competenze specialistiche, come dimostra l’andamento dello Strumentale e dell’Aeronavale e Ferroviario. In una fase economica ancora complessa, continuiamo a coniugare sviluppo e prudenza nella gestione del rischio».
Nel corso del semestre Alba Leasing ha inoltre rafforzato e diversificato le proprie fonti di raccolta. Nel mese di giugno è stata perfezionata Alba 16, operazione di cartolarizzazione di un portafoglio di crediti performing con l’emissione di titoli per circa 1,027 miliardi di euro.</description>
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            <title>Confindustria: Export italiano tra fratture e nuove rotte</title>
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            <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:15:00 +0000</pubDate>
            <description>Il nuovo Rapporto Confindustria sull’export italiano evidenzia un quadro complesso, segnato da fratture geopolitiche, riallineamenti delle catene globali del valore e una crescente competizione internazionale. Allo stesso tempo, emergono nuove rotte commerciali che stanno ridisegnando la geografia dell’export nazionale, con opportunità significative per le imprese più dinamiche e capaci di adattarsi.
Le tensioni globali – guerre commerciali, instabilità in Medio Oriente, crisi degli stretti e frammentazione dei mercati – stanno modificando profondamente i flussi internazionali. Secondo Confindustria, queste fratture generano:


rischi di interruzione delle supply chain


aumento dei costi logistici


necessità di diversificazione dei mercati


Le imprese italiane più esposte sono quelle con forte dipendenza da rotte critiche (Suez, Mar Rosso) e da fornitori localizzati in aree instabili.
Il Rapporto evidenzia che l’Italia sta beneficiando di un ripositioning strategico del Mediterraneo, con:


crescita dei traffici nei porti italiani


sviluppo di corridoi logistici alternativi


maggiore integrazione con Nord Africa e Medio Oriente


opportunità nei mercati emergenti dell’Asia meridionale


Questi trend favoriscono settori come meccanica, agroalimentare, moda, farmaceutica, che stanno intercettando nuovi sbocchi commerciali.
Nonostante le fratture globali, l’export italiano mostra una resilienza strutturale, sostenuta da:


qualità dei prodotti


forte specializzazione manifatturiera


capacità di presidiare nicchie premium


investimenti in innovazione e sostenibilità


La crescita è più marcata nei settori ad alto valore aggiunto, mentre rallentano comparti più esposti ai costi energetici e alle tensioni logistiche.
Confindustria indica tre priorità strategiche:


diversificare i mercati per ridurre i rischi geopolitici


rafforzare la logistica e l’intermodalità


investire in innovazione e green transition per mantenere competitività


Le imprese che sapranno adattarsi a questo scenario potranno beneficiare delle nuove rotte e dei corridoi emergenti.
Il Rapporto Confindustria descrive un export italiano che si muove tra fratture globali e nuove opportunità, con una trasformazione in corso che richiede visione strategica, investimenti e capacità di adattamento. L’Italia, grazie alla sua posizione nel Mediterraneo e alla forza del suo manifatturiero, può giocare un ruolo centrale nei nuovi equilibri del commercio internazionale.
Approfondisci il tema sul sito di Confindustria</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Assilea: leasing +3,8% nei primi 8 mesi, strumentale +7,3%</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/assilea-leasing-38-nei-primi-8-mesi-strumentale-73</link>
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            <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel periodo tra gennaio e agosto 2026 sono stati stipulato 500.197 nuovi contratti leasing, per un valore di oltre 23,8 miliardi di euro. Rispetto allo stesso periodo 2025, si rileva una crescita dei volumi del +3,8% e una sostanziale stabilità nei numeri. Tale dinamica presenta una lieve decelerazione rispetto al +4,5% che si registrava a fine luglio, dovuta in parte agli effetti stagionali legati al mese di agosto, che segue sei mesi di crescita ininterrotta (da febbraio a luglio 2026) rispetto al 2025.
L’AUTO mostra un +1,7% nei volumi a fronte di una flessione del -2,4% nei numeri, con una dinamica negativa solo per i veicoli commerciali in leasing e a noleggio a lungo termine.
Il leasing STRUMENTALE cresce del +7,3% nel numero dei contratti e registra una flessione del -0,5% nel valore dei contratti. Il leasing operativo (+0,6%) ha una dinamica migliore del leasing finanziario (-0,7%).
Prosegue la dinamica positiva dell’IMMOBILIARE, +28,6% in valore e +10,0% in numero, trainata dalla crescita sia dell’immobiliare «costruito» (+37,6%) sia del «da costruire» (+14,1%).
Cresce il valore dello stipulato leasing AERONAVALE E FERROVIARIO (+38,9%) e quello di impianti per la PRODUZIONE DI ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI (+18,6%).
 
 
DETTAGLIO COMPARTI
Nel comparto auto cresce in valore il sotto-comparto delle autovetture in leasing (+4,7%) e a noleggio a lungo termine (+1,1%) in aumento anche quello dei veicoli industriali (+13,1%). Gli altri segmenti mostrano una flessione: i veicoli commerciali in leasing del -5,3% e quelli a noleggio a lungo termine del -16,9%.
Il valore del leasing strumentale finanziario (-0,7%) mostra percentuali positive per le fasce d’importo inferiori a 0,5 mil. € e flessioni per quelle superiori. Risulta invece in crescita il leasing strumentale operativo (+0,6%) con riferimento a tutte le fasce d’importo, ad eccezione di quella più elevata (-2,9%).
Nel comparto immobiliare, il leasing costruito continua a mostrare una forte crescita (+37,6%) con aumenti in tutte le fasce d’importo. Anche per il leasing immobiliare da costruire, si rileva una crescita significativa pari al +14,1% grazie alla dinamica della fascia dei contratti di importo compreso tra 0,5 e 2,5 mil.€ (+4,8%) e a quella dei contratti superiore a 2,5 mil.€ (+19,5%).
 
IMMATRICOLAZIONI DI AUTOVETTURE1
Ad agosto 2026 le immatricolazioni di autovetture registrano una crescita del +3,7% rispetto ad agosto 2025.
Nel periodo gennaio-agosto 2026 si registra un +7,8% nel noleggio e un +4,8% nel leasing rispetto allo stesso periodo del 2025.
Tra le immatricolazioni leasing (52.884 unità), il 36,7% è destinato a privati2, il 43,5% a società e il 19,9% a società di noleggio.
Le autovetture green (elettriche, ibride e plug-in) in leasing e noleggio a lungo termine crescono del +13,8% con incrementi in tutti i comparti fatta eccezione per le ibride diesel e elettriche
Il peso del green sul totale delle immatricolazioni è pari al 66,5% mentre nel comparto del leasing e NLT sale al 70,9%
Leasing e NLT rappresentano il 27,2% delle autovetture green e il 25,5% del totale delle immatricolazioni

 
 
1 Compresi i fuoristrada
2 Si indicano con la dizione “privati” i soggetti dotati di codice fiscale alfanumerico: i privati consumatori, gli esercenti arti e professioni, i titolari di ditte individuali e le imprese familiari. Su tale aggregato, la quota dei privati consumatori è prossima allo zero.
 
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            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
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            <title>Istat: energia spinge l’inflazione al 3,3%, stime confermate</title>
            <link>https://leasenews.it/news/economia/istat-energia-spinge-linflazione-al-33-stime-confermate</link>
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            <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
            <description>L’ultimo aggiornamento Istat sulla dinamica dei prezzi conferma un quadro di inflazione in moderato rialzo, con il tasso annuo che si attesta al 3,3%, in linea con le stime preliminari. A trainare l’aumento è soprattutto la componente energetica, tornata a esercitare pressioni significative dopo mesi di relativa stabilità. Il dato consolida l’idea di una fase di assestamento, in cui i prezzi continuano a risentire delle tensioni sui mercati internazionali dell’energia e delle dinamiche delle filiere produttive.
La crescita dei prezzi energetici – sia regolamentati sia non regolamentati – rappresenta il fattore più rilevante del mese. Le oscillazioni del gas e dell’elettricità, insieme ai rincari dei carburanti, hanno contribuito a spingere l’indice generale. Questo andamento riflette:


volatilità dei mercati internazionali


costi di approvvigionamento più elevati


effetti ritardati delle tensioni geopolitiche


 
Accanto alla spinta dell’energia, Istat rileva un raffreddamento dei prezzi alimentari, che mostrano incrementi più contenuti rispetto ai mesi precedenti. Anche i servizi registrano una dinamica più moderata, contribuendo a bilanciare parzialmente l’impatto dell’energia sul dato complessivo.
Questa combinazione suggerisce un quadro più equilibrato, con pressioni inflazionistiche concentrate su segmenti specifici e non diffuse sull’intero paniere.
La conferma delle stime preliminari indica che il profilo dell’inflazione rimane coerente con le attese formulate dagli analisti. Il dato al 3,3%:


riflette una fase di stabilizzazione


non segnala accelerazioni improvvise


resta compatibile con un contesto macroeconomico in rallentamento


Per le politiche economiche, la stabilità delle stime rappresenta un elemento utile per valutare l’evoluzione dei prezzi nei prossimi mesi e l’impatto sulle decisioni di bilancio e sui consumi delle famiglie.
L’inflazione al 3,3% conferma un quadro in cui la componente energetica torna a essere determinante, mentre alimentari e servizi mostrano segnali di rallentamento. La stabilità delle stime contribuisce a delineare un contesto prevedibile, utile per la programmazione economica e per la valutazione delle pressioni sui redditi delle famiglie.</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
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            <title>Sustainable Week: sostenibilità come vantaggio strategico</title>
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            <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 12:29:00 +0000</pubDate>
            <description>La Sustainable Week ha evidenziato come la sostenibilità sia ormai una leva competitiva essenziale, capace di trasformare la visione aziendale in valore misurabile. Le imprese più avanzate stanno superando l’approccio dichiarativo per integrare obiettivi ESG nei processi decisionali, nella governance e nella gestione del rischio, costruendo modelli operativi più resilienti e orientati al lungo periodo.
La sostenibilità nasce come visione culturale, ma oggi si traduce in strategie strutturate che guidano la trasformazione dei modelli di business. Le aziende che adottano una governance ESG solida e una chiara analisi di materialità riescono a identificare i fattori realmente rilevanti per la competitività e a definire piani di transizione credibili, con obiettivi misurabili e investimenti coerenti.
Questa evoluzione permette di:


integrare la sostenibilità nella gestione del rischio


orientare l’innovazione verso soluzioni a basso impatto


rafforzare la trasparenza nei confronti degli stakeholder. 


La creazione di valore sostenibile si manifesta su più dimensioni:


Valore economico — efficienza energetica, riduzione dei costi operativi, processi più snelli.


Valore finanziario — migliore percezione del rischio, accesso a capitali più competitivi, rating più solidi.


Valore reputazionale — fiducia degli stakeholder, attrattività per talenti e investitori.


Valore sociale e ambientale — impatti misurabili su comunità, filiere e risorse naturali.


Gli investitori presenti alla Sustainable Week hanno sottolineato come la sostenibilità sia ormai un driver di performance, non un esercizio di reporting. La qualità dei dati e la credibilità dei piani di transizione sono diventati criteri decisivi nelle scelte allocative.
Le infrastrutture finanziarie stanno evolvendo per supportare la transizione:


ampliamento degli indici ESG


strumenti di finanza sostenibile più sofisticati


maggiore disponibilità di dati certificati e comparabili


Questi elementi favoriscono una valutazione più accurata del rischio e una migliore allocazione del capitale verso imprese con strategie di sostenibilità solide. 
 
“La sostenibilità come vantaggio strategico” significa trasformare una visione in un modello operativo capace di generare valore competitivo, misurabile e duraturo. Le imprese che integrano la sostenibilità nel core business si posizionano meglio nei mercati, attraggono capitali e costruiscono relazioni di fiducia più solide. La Sustainable Week conferma che la sostenibilità è una leva strategica imprescindibile nel nuovo scenario europeo.</description>
            <category>ESG</category>
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        </item>
                <item>
            <title>MIMIT: apertura piattaforma Bonus Colonnine il 22 settembre</title>
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            <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>A partire dalle 12 di martedì 22 settembre sarà possibile presentare domanda per accedere al contributo del MIMIT dedicato all’acquisto e all’installazione di infrastrutture di ricarica elettrica ad uso privato, il cosiddetto Bonus Colonnine domestiche. La procedura sarà attiva sulla piattaforma dedicata, attraverso cui cittadini e condomìni potranno inoltrare la richiesta in modalità digitale.
La misura rientra nel programma pluriennale per il settore automotive definito con il DPCM di giugno e dispone di una dotazione complessiva di 68 milioni di euro fino al 2030, con l’obiettivo di accelerare la diffusione delle infrastrutture di ricarica e sostenere la transizione verso la mobilità elettrica.
Il contributo copre l’80% delle spese sostenute per l’acquisto e la posa in opera delle colonnine domestiche. Per le persone fisiche è previsto un massimale di 1.500 euro, mentre per gli interventi sulle parti comuni condominiali il limite sale a 8.000 euro, favorendo così l’adeguamento degli edifici e la creazione di punti di ricarica condivisi.
La nuova apertura della piattaforma segna un ulteriore passo nella strategia nazionale di sostegno alla mobilità elettrica, con incentivi mirati a rendere più accessibile l’installazione delle infrastrutture e a rafforzare la rete di ricarica privata.
Comunicato
Piattaforma
Pagina dedicata</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>ANFIA: produzione automotive italiana rallenta a luglio</title>
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            <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>A luglio 2026, secondo i dati ISTAT, l’indice della produzione dell’industria automotive italiana nel suo insieme[1] registra una crescita dell’1,6% rispetto a luglio 2025, mentre nei primi sette mesi del 2026 aumenta dell’11,7%.
Guardando ai singoli comparti produttivi del settore, l’indice della fabbricazione di autoveicoli[2] (codice Ateco 29.1) registra una variazione tendenziale positiva del 10,5% a luglio e del 21% nei primi sette mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025; quello della fabbricazione di carrozzerie per autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (codice Ateco 29.2), invece, si mantiene in calo a luglio (-7,4%), risultando in flessione del 5,5% nel cumulato 2026; infine, quello della fabbricazione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori[3] registra ancora una variazione negativa, del 9,5%, nel mese e resta pressocché stabile nei  primi sette mesi dell’anno (+0,3%).
Secondo i dati preliminari di ANFIA, la produzione domestica delle sole autovetture a luglio 2026 ammonta a circa 21.000 unità, in aumento dell’11,4% rispetto a luglio 2025. Nel cumulato dei sette mesi, il totale delle autovetture prodotte si attesta a 188.365, il 24,3% in più rispetto ai primi sette mesi del 2025.
Il comparto produttivo automotive si colloca nel contesto di una produzione industriale italiana complessiva stabile a luglio 2026 rispetto ai livelli del settimo mese dello scorso anno. L’indice della produzione industriale nel suo complesso[4], infatti, registra una variazione nulla (+0,0%) a luglio, mentre chiude con un lieve incremento dello 0,4% i primi sette mesi dell’anno corrente rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il fatturato dell’industria in senso stretto (escluso il comparto Costruzioni) registra un incremento del 6,2% a giugno 2026, ultimo dato disponibile (+5,4% sul mercato interno e +8% sui mercati esteri) e chiude i primi sette mesi dell’anno a +3,2% (+3% il mercato interno e +3,6% i mercati esteri).

A luglio 2026, l’indice della produzione automotive italiana rallenta ulteriormente la crescita (+1,6%).
L’indice della fabbricazione di autoveicoli resta in rialzo a doppia cifra (+10,5%) – grazie al segno positivo registrato, secondo i dati preliminari di ANFIA, dalla produzione di autovetture nel mese (+11,4%) - mentre l’indice della produzione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori riporta nuovamente una flessione, -9,5%.
Su quest’ultimo comparto pesa inevitabilmente l’impatto dovuto alla profonda crisi che il settore automotive sta attraversando anche in Germania, primo mercato di destinazione della componentistica italiana, con inevitabili ripercussioni sui fornitori italiani maggiormente integrati nelle catene di fornitura tedesche. Nei primi cinque mesi dell’anno in corso, infatti, il valore delle esportazioni italiane di componenti automotive verso la Germania ha registrato una contrazione del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.
A questo si aggiunge un elemento di incertezza sul fronte della domanda domestica ed europea: il consumatore appare ancora disorientato nelle proprie scelte d’acquisto, in una fase di transizione tecnologica caratterizzata dalla disponibilità di diverse soluzioni e da traiettorie regolamentari in corso di revisione. Il recente sondaggio CLEPA-YouGov, condotto su oltre 5.200 cittadini nei cinque principali mercati europei, conferma infatti l’orientamento verso una pluralità di tecnologie: solo l’8% degli intervistati indica un veicolo elettrico a batteria come prossima auto da acquistare e, parallelamente, il 47% degli intervistati dichiara di preferire, da parte dell’Europa, un approccio basato sull’incentivazione delle tecnologie a basse e zero emissioni, anziché sul divieto di alcune tecnologie esistenti.
Questo non fa che rafforzare l’idea che il percorso di transizione debba tener conto delle effettive dinamiche del mercato e delle esigenze dei consumatori, adottando un approccio tecnologicamente neutrale e pragmatico. Per l’industria automotive, componentistica inclusa, inoltre, operare in un quadro regolatorio stabile e prevedibile è ovviamente una condizione indispensabile per poter programmare gli investimenti e preservare la propria competitività a livello globale.
Gianmarco Giorda, Direttore Generale di ANFIA

A gennaio-maggio 2026 (ultimo dato disponibile), l’export di autoveicoli (autovetture e veicoli industriali nuovi) dall’Italia vale 7,40 miliardi di euro, mentre l’import vale 17,20 miliardi di euro. La Germania rappresenta, in valore, il primo Paese di destinazione dell’export di autoveicoli dall’Italia, con una quota del 17,2%, seguita da Stati Uniti (15,6%) e Francia (12,2%).
Nello stesso periodo, l’export della componentistica automotive vale 10,82 miliardi di euro, con un saldo positivo di 2,66 miliardi.
Il fatturato[5] del settore automotive nel suo complesso inverte nuovamente la tendenza e presenta un calo del 2% a giugno (ultimo dato disponibile), con la componente interna in flessione del 7,5% e la componente estera a +3,1%. A gennaio-giugno 2026, il fatturato aumenta invece del 4,6% (+5,7% il fatturato interno e +3,6% quello estero).
Infine, il fatturato delle parti e accessori per autoveicoli e loro motori presenta una variazione tendenziale positiva del 7,5% a giugno (+7,5% la componente interna e +7,4% la componente estera). Nel periodo gennaio-giugno 2026, l’indice del fatturato di questo comparto registra un incremento del 2,6%, con una crescita dell’1,5%, della componente interna, mentre la componente estera chiude a +3,5%.
 
[1]Codice Ateco 29: fabbricazione di autoveicoli, fabbricazione di carrozzerie autoveicoli, rimorchi e semirimorchi e fabbricazione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori (esclusi penumatici).
[2] Per “autoveicoli” si intendono le autovetture e i veicoli commerciali leggeri e pesanti.
[3]Codice Ateco 29.3, non include pneumatici.
[4]Corretto per gli effetti di calendario: i giorni lavorativi sono stati 23 sia a luglio 2026 che a luglio 2025 (è escluso il comparto Costruzioni). A partire da gennaio 2024, gli indici della produzione industriale sono diffusi da ISTAT nella nuova base di riferimento 2021=100.
[5] Dati grezzi. I dati aggiornati a luglio saranno pubblicati da Istat il 29 settembre 2026.</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Bankitalia: mercato finanziario luglio‑agosto 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Il bimestre luglio‑agosto 2026 ha mostrato un mercato finanziario in progressiva stabilizzazione, secondo gli indicatori diffusi da Bankitalia. La fase estiva è stata caratterizzata da una moderata riduzione della volatilità, da un miglioramento della liquidità nei segmenti obbligazionari e da un rafforzamento della domanda di titoli governativi, sostenuta dal contesto macroeconomico più prevedibile e dal rallentamento dell’inflazione.
Nel comparto dei titoli di Stato, i rendimenti dei BTP hanno registrato un lieve calo rispetto ai picchi di inizio anno, con il decennale stabilizzato su livelli più contenuti. La domanda degli investitori istituzionali è rimasta solida, favorita da un quadro internazionale meno teso e da una politica monetaria che procede verso una fase di maggiore gradualità. Le emissioni del Tesoro nel periodo hanno incontrato una buona partecipazione, contribuendo a mantenere condizioni di finanziamento favorevoli.
Il mercato azionario italiano ha mostrato un andamento laterale, con una crescita moderata dei titoli bancari e assicurativi e una correzione nei comparti più ciclici. L’indice principale ha risentito della debolezza del settore industriale europeo, ma ha beneficiato della resilienza dei servizi finanziari e dell’energia. La stagione delle trimestrali ha confermato una redditività stabile per gli intermediari, elemento che ha contribuito a contenere la volatilità.
Bankitalia segnala un miglioramento delle condizioni di liquidità nel sistema, con una riduzione delle tensioni sui mercati monetari e un ricorso più contenuto alle operazioni di rifinanziamento. Il costo del credito per imprese e famiglie si è mantenuto stabile, con un lieve allentamento dei tassi sui nuovi prestiti, coerente con il rallentamento dell’inflazione e con le aspettative di politica monetaria.
Il bimestre conferma una fase di normalizzazione dei mercati finanziari italiani, sostenuta da fondamentali macroeconomici più equilibrati e da un contesto internazionale meno instabile. Bankitalia evidenzia come la combinazione di rendimenti più contenuti, liquidità in miglioramento e volatilità ridotta contribuisca a rafforzare la stabilità del sistema finanziario nel secondo semestre del 2026.
Mercato Finanziario luglio-agosto 2026
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            <category>Dati di Settore</category>
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        </item>
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            <title>BCC Leasing: risultati al 30 giugno 2026</title>
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            <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 13:59:00 +0000</pubDate>
            <description>Nei primi sei mesi del 2026 stipulato in crescita del 8,5% pari a 431 milioni di euro, con oltre 1.700 nuovi contratti. La quota di mercato si è mantenuta stabile, confermando il posizionamento competitivo della Banca.
Giancoli, DG di BCC Leasing: “Numeri che confermano la bontà del nostro piano triennale e delle sinergie con la capogruppo BCC Banca Iccrea e con le BCC del Gruppo”.
BCC Leasing, Banca del Gruppo BCC Iccrea attiva nei servizi di leasing a supporto delle imprese, chiude il primo semestre 2026 con risultati positivi in termini di volumi, di redditività e di qualità del credito, confermandosi come punto di riferimento per le 111 BCC del Gruppo BCC Iccrea e per il sostegno del tessuto produttivo dei territori. 
“Siamo particolarmente soddisfatti dei risultati raggiunti – ha commentato Enrico Giancoli, Direttore Generale di BCC Leasing – che confermano la bontà del percorso compiuto sinora e di quello che abbiamo avviato con il nostro piano 2025-2027. I nostri risultati hanno superato le aspettative e di ciò dobbiamo dare merito alla dedizione del personale, alla sinergia con la capogruppo, ma in particolare alla forte partnership che ci lega con le BCC del Gruppo. Le principali direttrici della nostra azione sono la continua evoluzione dell’autonomia delle BCC, la digitalizzazione dei processi e l’attenzione alla risoluzione delle problematiche, sia contingenti che strutturali, che i clienti e le BCC ci rappresentano”. 
Al 30 giugno 2026, lo stipulato complessivo, con oltre 1.700 contratti si attesta, a oltre 430 milioni di euro (+8,5% rispetto allo stesso periodo del 2025). Il risultato lordo di gestione è pari a 28,4 milioni di euro e il risultato netto ammonta a 18,5 milioni di euro. L’ammontare del patrimonio netto, pari a 408 milioni di euro, conferma la solidità patrimoniale della Banca con un Total Capital Ratio e di un CET 1 pari al 16,7%.
La qualità del credito evidenzia un ulteriore miglioramento: la copertura media del portafoglio NPE è pari a circa il 70% (media mercato pari a 58,2%*), mentre l’NPE ratio lordo è pari al 2,96% (media mercato a 4,8%*) e quello netto pari all’0,92% (media mercato a 2,1%*), con un complessivo rapporto sofferenze lorde su impieghi lordi del 1% (media mercato a 2,2%*). 
“Vogliamo continuare così e confermarci tra le eccellenze del mercato – ha concluso Giancoli – non solo per i risultati economici e commerciali, ma anche per l’attenzione posta al miglioramento della qualità del servizio e per la costante ricerca di una giusta declinazione tra efficienza delle strutture e di efficacia dell’offerta”.
 
 
*Dati di mercato Assilea al 30/06/2026
 
 
 
BCC Leasing è la società del Gruppo BCC Iccrea specializzata nella locazione finanziaria.
Il Gruppo BCC Iccrea è il maggiore gruppo bancario cooperativo italiano, il primo gruppo bancario in Italia per solidità patrimoniale e liquidità e il secondo per numero di sportelli, l’unico gruppo bancario nazionale a capitale interamente italiano e tra i 7 istituti bancari a rilevanza sistemica in Italia. Il Gruppo è costituito oggi da 112 Banche di Credito Cooperativo, presenti in oltre 1.700 comuni italiani con quasi 2.500 sportelli, e da altre società bancarie, finanziarie e strumentali controllate da BCC Banca Iccrea. Il Gruppo partecipa alla Fondazione del Credito Cooperativo “Tertio Millennio” – ETS, un organismo senza fini di lucro istituito nel 2002 nell’ambito del Credito Cooperativo, che si prefigge di sviluppare attività di solidarietà sociale in Italia e all’estero, in particolare all’interno del sistema delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali.
www.gruppobcciccrea.it
 
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            <title>Intesa Sanpaolo: comunicazione ESG nel Lab delle Marche</title>
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            <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Da un lato la sostenibilità è un fattore competitivo cruciale per le imprese ed una corretta comunicazione ESG contribuisce a rafforzare la credibilità e la creazione di valore delle imprese, dall’altro le nuove regole europee per combattere il fenomeno del “Greenwashing ”, richiedono che le dichiarazioni ambientali siano verificabili e documentate per proteggere i consumatori contro le dichiarazioni ingannevoli. Consapevoli di questa doppia evidenza anche per le nostre piccole e medie imprese il Laboratorio ESG Marche - attivato nel 2024 da Intesa Sanpaolo, Confindustria Macerata e Fondazione Marche proprio per accelerare la crescita sostenibile delle PMI marchigiane – ha voluto mettere a disposizione delle piccole e medie imprese delle Marche un webinar che approfondisca la tematica delle “green claims”, le ‘affermazioni ecologiche’ fatte dalle imprese per comunicare i benefici ambientali dei propri processi, investimenti, prodotti e servizi.
L’appuntamento in live streaming è per le ore 16 di mercoledì 16 settembre. Per partecipare all’appuntamento è possibile scrivere a laboratorioesg.marche@intesasanpaolo.com.
Ad aprire i lavori e tirare le fila dell’evento saranno Paola Bara, Responsabile Ambiente, Economia Circolare e Sostenibilità di Confindustria Macerata, e Monica Roncato, Direttrice Area Imprese Marche nell’ambito della Direzione Regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo. Agli esperti di Nativa (Società Benefit specializzata nel supporto alle aziende nell’evoluzione del proprio business) spetterà poi il compito di entrare nel vivo della sessione plenaria dal titolo “Comunicare la sostenibilità in modo conforme ed efficace: dalla normativa ai processi di gestione e controllo dei green claim”: argomento che sarà approfondito e illustrato da Federica Bombacci (Evolution Guide), Guido Ferrari Bravo (Regenerative Finance Catalyst) e Silvia Zanazzi (Chief Regenerative Scientist).
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            <title>Investitori e criteri ESG: evoluzione metriche e priorità</title>
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            <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Durante la Euronext Sustainability Week, che si è aperta il 14 settembre, gli investitori istituzionali hanno evidenziato come l’evoluzione dei criteri ESG stia ridefinendo approcci, metriche e priorità nelle strategie di allocazione del capitale. La crescente pressione regolamentare europea, unita alla domanda di trasparenza da parte del mercato, sta accelerando la maturazione dei modelli di valutazione della sostenibilità.
Gli investitori segnalano un passaggio netto: l’ESG non è più percepito come un esercizio di reporting, ma come un driver di performance. Le analisi presentate durante la settimana mostrano che:


la qualità dei dati è diventata un elemento decisivo per valutare la credibilità ESG delle imprese;


cresce l’attenzione verso metriche forward‑looking, in particolare su clima, governance dei dati e gestione dei rischi;


aumenta la richiesta di indicatori comparabili e verificabili, in linea con gli standard europei (CSRD, ESRS).


Gli investitori hanno posto l’accento su tre direttrici chiave:


Materialità finanziaria — valutare gli impatti ESG realmente rilevanti per il modello di business;


Governance della sostenibilità — integrare competenze ESG nei board e nei processi decisionali;


Piani di transizione — preferenza per imprese con strategie credibili, obiettivi misurabili e investimenti coerenti.


La prospettiva degli investitori converge su un punto: la sostenibilità deve essere integrata nel core business, non trattata come elemento accessorio.
Euronext ha evidenziato come le infrastrutture di mercato stiano evolvendo per supportare la transizione:


ampliamento degli indici tematici ESG;


strumenti di finanza sostenibile più sofisticati;


maggiore disponibilità di dati certificati e comparabili.


Questi elementi favoriscono una valutazione più accurata del rischio e una migliore allocazione del capitale verso imprese con strategie di sostenibilità solide.
La Euronext Sustainability Week conferma che l’evoluzione dei criteri ESG è guidata sempre più dagli investitori, che richiedono dati affidabili, governance robusta e piani di transizione credibili. La sostenibilità diventa così un fattore competitivo e un elemento strutturale nelle decisioni di investimento, con impatti diretti sulla capacità delle imprese di attrarre capitali e posizionarsi nei mercati europei.</description>
            <category>ESG</category>
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            <title>Deloitte: maturità digitale e IA, si riduce divario Italia</title>
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            <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 12:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Secondo l’ultima analisi Deloitte, la maturità digitale delle imprese italiane mostra un miglioramento significativo. L’adozione di soluzioni digitali avanzate e l’integrazione dell’intelligenza artificiale stanno contribuendo a ridurre il divario storico con la media europea, grazie a investimenti più mirati e a una maggiore consapevolezza strategica.
L’IA emerge come uno dei principali fattori di accelerazione. Le imprese stanno ampliando l’utilizzo di algoritmi per analisi dei dati, automazione dei processi e miglioramento dell’efficienza operativa. L’incremento della capacità di utilizzo delle tecnologie cognitive indica un passaggio da una fase sperimentale a una più matura e orientata ai risultati.
Il gap con l’Ue si riduce, ma resta ancora evidente in alcune aree: infrastrutture digitali, competenze avanzate e integrazione dei dati. Tuttavia, la crescita registrata nell’ultimo anno mostra un cambio di passo, sostenuto da investimenti pubblici e privati e dalle iniziative legate al PNRR.
Per mantenere la traiettoria positiva, Deloitte individua alcune direttrici chiave:


Competenze digitali — rafforzare formazione e upskilling.


Infrastrutture — accelerare la diffusione di reti ad alta capacità.


Governance dei dati — migliorare qualità, interoperabilità e sicurezza.


Adozione IA — integrare l’IA nei processi core, non solo in progetti pilota.


La crescita della maturità digitale e dell’adozione dell’IA indica che il sistema produttivo italiano sta compiendo un salto qualitativo. La riduzione del divario con l’Europa è un segnale incoraggiante, ma richiede continuità negli investimenti, sviluppo delle competenze e una governance tecnologica più solida per consolidare i progressi e rafforzare la competitività del Paese.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Ritardi pagamenti: Italia peggiore in Ue, PMI penalizzate</title>
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            <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
            <description> 
Il problema dei ritardi nei pagamenti commerciali sta assumendo dimensioni sempre più critiche in Italia, sia nei rapporti tra imprese private sia nelle transazioni con la Pubblica Amministrazione. La lentezza negli incassi sta diventando un fattore strutturale che incide sulla liquidità e sulla capacità di investimento delle piccole e medie imprese.
Secondo l’Ufficio Studi della CGIA, le grandi aziende utilizzano sistematicamente il rinvio dei pagamenti come una forma di finanziamento a costo zero, migliorando il proprio capitale circolante. Questo comportamento si traduce in un trasferimento del rischio finanziario lungo la filiera: i fornitori più piccoli, privi di potere contrattuale, sono costretti a ricorrere a anticipi bancari, linee di credito o factoring per coprire il divario tra costi sostenuti e incassi ritardati.
Le conseguenze sono rilevanti:


Liquidità PMI — tensioni finanziarie che limitano investimenti e crescita.


Costi finanziari — aumento del ricorso al credito per compensare i ritardi.


Competitività — peggioramento della capacità di pianificazione e della stabilità operativa.


Il fenomeno contribuisce a indebolire ulteriormente il tessuto produttivo italiano, già caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese.
L’Italia si conferma tra i Paesi con le peggiori performance in Europa in materia di puntualità nei pagamenti. La distanza rispetto agli standard Ue evidenzia un problema sistemico che richiede interventi normativi e un cambio di comportamento lungo le catene del valore.
I ritardi nei pagamenti rappresentano un freno alla competitività del sistema produttivo italiano. Senza un miglioramento strutturale delle pratiche di pagamento e un rafforzamento delle tutele per i fornitori più piccoli, la pressione sulla liquidità delle PMI continuerà a crescere, con effetti negativi su investimenti, occupazione e stabilità finanziaria.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>ANIASA: nuove norme aumentano rischi sicurezza e burocrazia</title>
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            <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Chi commette un’infrazione deve essere chiamato a risponderne direttamente. La difficoltà di alcune amministrazioni locali nel notificare e riscuotere una multa da un conducente residente all’estero non può trasformarsi in una responsabilità economica per l’impresa che ha noleggiato il veicolo.
È questo il punto centrale delle osservazioni presentate da ANIASA, l’Associazione che rappresenta in Confindustria i servizi di mobilità, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito della consultazione sulla revisione del Codice della Strada. L’Associazione chiede di eliminare la previsione che, in caso di mancato pagamento di una sanzione da parte di un locatario residente all’estero, trasferisce l’obbligo sul proprietario del veicolo, quindi sulla società di noleggio. 
Il rischio: una “zona franca” per chi non paga
La proposta di riforma del Codice conferma correttamente il principio secondo cui, in caso di violazione commessa con un veicolo a noleggio, è il locatario, cioè chi dispone materialmente e giuridicamente del mezzo, a essere responsabile della sanzione; ma specifica che in caso di mancato pagamento da parte di cliente residente all’estero, le Amministrazioni possono rivalersi sulle società di noleggio. Secondo ANIASA, il principio che sancisce la responsabilità di chi è alla guida dell’auto deve valere indipendentemente dal Paese di residenza del conducente, nel pieno rispetto del principio costituzionale secondo il quale “la legge è uguale per tutti”.
In Italia ogni anno sono circa 3,5 milioni le contravvenzioni elevate nei confronti dei veicoli a noleggio, il 43% delle quali commesse da cittadini non residenti in Italia. Le principali infrazioni riguardano l’accesso a zone a traffico limitato (20%), il superamento dei limiti di velocità (15%) e la circolazione su corsie riservate a mezzi pubblici (3%), con una media complessiva di multe sulla flotta a noleggio ben inferiore a quella nazionale. 
“Non si può trasformare una difficoltà amministrativa dello Stato in una responsabilità per l’impresa di noleggio – sottolinea il Presidente ANIASA Italo Folonari –. Se un automobilista residente all’estero commette un’infrazione in Italia, deve essere messo nelle condizioni di pagare la sanzione e deve sapere che quella violazione avrà conseguenze effettive. Spostare sul proprietario del veicolo l’onere del mancato pagamento rischia invece di produrre l’effetto opposto: deresponsabilizzare il trasgressore e indebolire la funzione deterrente delle sanzioni. Si finirebbe per creare una sorta di ‘zona franca’ per chi commette infrazioni e non paga, mentre le imprese di noleggio diventerebbero il soggetto chiamato a farsi carico delle inefficienze del sistema”.
ANIASA propone quindi di cancellare tale nuova norma, accelerare l’adeguamento dell’Italia alla Direttiva UE 2024/3237 sullo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale e di valutare, nell’ambito del recepimento, un sistema ministeriale centralizzato per la gestione e riscossione delle sanzioni, evitando in questo modo di scaricare ancora una volta le inefficienze amministrative sulle imprese. 
Dai pedaggi alla sublocazione, le altre proposte al MIT
Le osservazioni inviate da ANIASA al MIT riguardano anche altri aspetti della revisione del Codice della Strada che incidono direttamente sull’operatività delle imprese di noleggio. L’Associazione chiede, infatti:

di fare chiarezza sulla responsabilità per il mancato pagamento dei pedaggi autostradali, applicando correttamente, anche in questo, caso il principio per cui risponde chi ha l’effettiva disponibilità del veicolo;
di disciplinare espressamente la sublocazione dei veicoli tra operatori professionali, superando le attuali incertezze interpretative;
di semplificare e rendere più coerenti gli obblighi di comunicazione sulla disponibilità dei veicoli, evitando che la gestione di flotte e contratti si traduca in un aggravio burocratico per le imprese.

 
 
 
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            <category>Normativa</category>
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            <title>Informativa Giorgetti su richiesta flessibilità Ue energia</title>
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            <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 17:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel corso della riunione del Consiglio dei ministri del 10 settembre, il ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti ha svolto un’informativa sulla lettera che l’Italia ha inviato alla Commissione europea per attivare le clausole di flessibilità previste dal quadro di governance economica in materia di energia e difesa. La comunicazione si inserisce nel confronto in corso con Bruxelles sulla definizione degli obiettivi di finanza pubblica e sulla costruzione della prossima manovra.
Giorgetti ha evidenziato che la domanda di flessibilità risponde a tre esigenze principali:


Sicurezza energetica — accelerare investimenti su approvvigionamenti, reti, stoccaggi e infrastrutture critiche.


Capacità di difesa — garantire continuità ai programmi di modernizzazione e agli impegni europei.


Stabilità macroeconomica — evitare che spese strategiche comprimano altre priorità di bilancio.


Il ministro ha sottolineato che il protrarsi delle tensioni internazionali e la necessità di rafforzare la resilienza energetica rendono indispensabile l’utilizzo degli strumenti previsti dalle regole fiscali europee.
L’informativa ha chiarito che l’esito della valutazione della Commissione sarà determinante per:


la definizione della Nota di aggiornamento al DEF,


la costruzione della legge di bilancio,


la quantificazione degli spazi fiscali disponibili per gli investimenti strategici.Il Governo attende ora il riscontro formale da parte della Commissione europea. La risposta sarà integrata nel quadro programmatico autunnale e nel dialogo con le istituzioni europee sulla gestione delle regole fiscali.


L’informativa di Giorgetti conferma la volontà del Governo di collocare energia e difesa al centro della strategia economica nazionale, chiedendo all’Ue margini aggiuntivi per sostenere investimenti considerati essenziali per la sicurezza e la stabilità del Paese.
Comunicato stampa CdM 187 del 10 settembre 2026</description>
            <category>Economia</category>
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        </item>
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            <title>Intesa Sanpaolo: DBRS migliora il rating a lungo termine</title>
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            <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 16:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Intesa Sanpaolo informa che l’agenzia internazionale Morningstar DBRS ha migliorato il rating a lungo termine senior preferred (unsecured) della Banca a ‘A’ da ‘A (low)’, con trend stabile, a seguito dell’aggiornamento della Global Methodology for Rating Banks and Banking Organizations adottata dall’agenzia e pubblicato nello scorso mese di luglio. Il rating a lungo termine della Banca è ora superiore di un livello rispetto al rating sovrano dell’Italia.
Il rating a breve termine è stato confermato a ‘R-1 (low)’ con trend stabile.
Non sono attesi riflessi economico-patrimoniali significativi per la Banca.</description>
            <category>Corporate News</category>
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            <title>ABI: sospensione rate mutui per meteo avverso nel bellunese</title>
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            <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’ABI il 9 settembre ha diffuso una lettera circolare agli Associati in cui segnala che è stata pubblicata, nella Gazzetta Ufficiale, la Delibera del Consiglio dei Ministri con la quale è prorogata per 12 mesi la misura di sospensione delle rate dei mutui prevista dall’Ordinanza del Capo della Protezione Civile in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici verificatisi dal 15 giugno 2025 al 1° luglio 2025 e dal 12 al 13 luglio 2025 nel territorio del comune di Borca di Cadore e di San Vito di Cadore in provincia di Belluno.
L’Ordinanza della Protezione Civile fa riferimento all’accordo sottoscritto da ABI, Protezione Civile e dalle Associazioni dei consumatori per assicurare tempestività degli interventi a favore delle popolazioni colpite da calamità naturali.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>GU: DL Carburanti VI e norme su coltivazione idrocarburi</title>
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            <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 13:29:00 +0000</pubDate>
            <description>È stato pubblicato il 10 settembre 2026, in Gazzetta Ufficiale il Decreto‑legge n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche. Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei Ministri nella stessa giornata, consta di 4 articoli e interviene su due fronti: sostegno immediato ai prezzi dei carburanti e accelerazione dei procedimenti autorizzativi nel settore degli idrocarburi.Il decreto proroga fino al 17 settembre 2026 la riduzione già in vigore di 17 centesimi al litro sul prezzo del gasolio utilizzato come carburante. La misura risponde alla persistente instabilità dei mercati petroliferi internazionali, con l’obiettivo di contenere gli effetti immediati sui consumatori e sulle imprese di trasporto.
Il DL introduce una procedura accelerata per i procedimenti relativi alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi su terraferma, rafforzando la capacità amministrativa nelle fasi autorizzative.
Le principali novità:


Termine per l’intesa regionale Se la Regione non si esprime entro 45 giorni dalla ricezione della documentazione, viene assegnato un ulteriore termine per provvedere.


Nomina del Commissario ad acta In caso di mancata risposta regionale, è prevista la nomina di un Commissario ad acta per garantire la conclusione del procedimento.


Queste misure mirano a evitare stalli amministrativi e a sostenere la realizzazione di attività considerate strategiche per la sicurezza energetica nazionale.
Il decreto stabilisce che il Consiglio dei Ministri può nominare un subcommissario, con funzioni di supporto al Commissario ad acta e con la possibilità di esercitarne i poteri in caso di assenza o impedimento temporaneo. La norma rafforza la continuità operativa dei procedimenti, riducendo il rischio di ulteriori rallentamenti.
Il DL 157/2026 entra in vigore oggi 11 settembre 2026. La trasmissione alle Camere per l’avvio dell’iter di conversione non è ancora avvenuta, ma è attesa nelle prossime ore, in vista della scadenza dei termini ordinari.
Il DL 157/2026 interviene con misure immediate per contenere l’impatto della crisi petrolifera e con strumenti amministrativi volti a velocizzare le attività energetiche strategiche. La combinazione di sostegno ai prezzi e semplificazioni procedurali riflette l’esigenza di garantire stabilità e continuità operativa in un contesto di forte tensione dei mercati internazionali.
Provvedimento
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            <category>Normativa</category>
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        </item>
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            <title>Focus Italia Produzione Automotive LUGLIO 2026</title>
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            <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Secondo i dati ISTAT, a luglio 2026, l’indice (anno base 2021 = 100) della produzione industriale risulta invariato rispetto a luglio 2025 e cresce dello 0,7% rispetto ad giugno 2026. L’indice della produzione per il solo settore automotive, è in crescita, nello specifico dell&#039;1,6% rispetto a luglio 2025, e in calo del 3,0% rispetto al mese precedente.
Nel cumulato dei primi sette mesi del 2025, l’indice della produzione industriale, nel suo complesso registra un aumento (+0,4%). Nello stesso periodo, il settore automotive registra un incremento dell&#039;11,7%.
A luglio 2026, i singoli comparti del settore automotive mostrano le seguenti variazioni tendenziali:• l’indice della produzione di autoveicoli (cod. ATECO 29.1) è in crescita del 10,5% nel mese e incrementa del 21,0% nel cumulato.• l’indice della produzione di carrozzerie R&amp;S (cod. ATECO 29.2) cala del 7,4%% nel mese e cala (-5,5%) nel cumulato.• l’indice della produzione di parti e accessori per autoveicoli (cod. ATECO 29.3) cala del 9,5% nel mese e incrementa dello 0,3% nel cumulato.
Per quanto riguarda la produzione rilevata da ANFIA, il totale delle autovetture prodotte nel mese di luglio ammonta a circa 21.000 unità di volume, in aumento dell&#039;11,4% rispetto a luglio) del 2025. Nel cumulato dei cinque mesi, il totale delle autovetture prodotte si attesta a 188.365, il 24,3% in più dei primi 7 mesi del 2025.
Download</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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                <item>
            <title>BCE porta i tassi al 2,5% e rafforza la linea anti‑shock</title>
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            <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca centrale europea ha aumentato i tassi di interesse al 2,5%, in quello che la presidente Christine Lagarde ha definito un “no brainer”: una scelta scontata e approvata all’unanimità dal Consiglio direttivo. Si tratta del secondo rialzo consecutivo nella fase di stretta monetaria avviata a giugno, in risposta alle pressioni inflazionistiche generate dalla guerra in Medio Oriente.
Se il rialzo era previsto, è sul “dopo” che si concentra l’attenzione degli investitori. La conferenza stampa di Lagarde, fortemente incentrata sui rischi inflazionistici legati alla guerra d’Hormuz e allo shock energetico, ha spinto il mercato a prezzare tre ulteriori rialzi dei tassi entro ottobre 2027. Il quadro macroeconomico dell’area euro viene definito “resiliente”, con una crescita che continua a mostrare solidità nonostante il contesto geopolitico instabile.
La riunione, ospitata a Berlino dalla Bundesbank, ha confermato la BCE come prima banca centrale del G7 a reagire con decisione allo shock energetico derivante dal conflitto con l’Iran. Per ora solo il Giappone ha intrapreso una traiettoria simile. La Federal Reserve potrebbe essere costretta a seguire: i prezzi alla produzione statunitensi sono saliti al 5,4%, oltre le attese, e i dati sull’inflazione USA attesi nelle prossime ore potrebbero accelerare la discussione in vista della riunione del 16 settembre.
Contestualmente alla decisione sui tassi, la BCE ha pubblicato le stime d’autunno:


crescita dell’area euro rivista al rialzo a +0,9% nel 2026,


+1,4% nel 2027,


+1,5% nel 2028.


Sul fronte dei prezzi, l’inflazione è attesa:


al 3% nel 2026,


al 2,5% nel 2027,


al 2,1% nel 2028.


Lagarde ha sottolineato che la crescita del secondo trimestre, pari a +0,6%, è ai massimi da quattro anni e “attesa continuare nel terzo”.
La presidente ha evidenziato che, al momento, la stretta monetaria non sta frenando la ripresa del manifatturiero, pur con differenze tra Paesi. L’Italia resta in difficoltà, con la produzione industriale ferma a luglio. Il messaggio della BCE è chiaro: la resilienza dell’economia offre margini per proseguire con la normalizzazione della politica monetaria.
Lagarde ha avvertito che “lo shock energetico potrebbe intensificarsi ulteriormente”, mentre il petrolio supera i 105 dollari al barile e il gas gli 81 euro/MWh. La BCE ritiene che la dinamica dei prezzi dell’energia rappresenti il principale fattore di rischio per l’inflazione nei prossimi trimestri, e che la politica monetaria debba restare pronta a reagire.
La BCE conferma la sua linea di intervento rapido e deciso contro l’inflazione, sostenuta da un quadro di crescita più solido del previsto. I mercati guardano già ai prossimi mesi, dove la traiettoria dei prezzi dell’energia e l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente potrebbero determinare nuovi rialzi dei tassi.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>UCIMU: ordini -25,8% nel II trimestre 2026</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/ucimu-ordini-258-nel-ii-trimestre-2026</link>
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            <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <description>Nel secondo trimestre 2026, l’indice degli ordini di macchine utensili elaborato dal Centro Studi &amp; Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE segna un calo del -25,8% rispetto al periodo aprile-giugno 2025. In valore assoluto l’indice si è attestato a 47,8 (base 100 nel 2021).
Il risultato esprime la difficoltà che i costruttori italiani di macchine utensili hanno incontrato sia sul mercato interno che su quello estero.
In particolare, gli ordini raccolti oltreconfine hanno segnato un decremento del -15,3% rispetto al secondo trimestre del 2025, per un valore assoluto di 63,2.
In calo anche la raccolta ordinativi in Italia, risultata pari a -38,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il valore assoluto dell’indice si è attestato a 33,1.
Riccardo Rosa, presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, ha affermato: “L’incertezza del contesto geopolitico - agitato dalle guerre, dalla crisi di Hormuz e dall’atteggiamento decisamente preoccupante del presidente degli Stati Uniti rispetto alla politica internazionale - ha minato profondamente l’equilibrio già precario in cui l’industria di settore si trovava a operare”.
“Il calo delle consegne all’estero, visto il momento, è comprensibile e ce lo aspettavamo. L’attività ha rallentato ma, come è nelle nostre corde, abbiamo cercato di orientare l’offerta verso quelle aree che sono interessate meno direttamente da conflitti e criticità, differenziando, ove possibile i settori di sbocco della nostra offerta”.
“Certo è - ha continuato il presidente Riccardo Rosa - che i numeri e i valori di investimento assicurati un tempo dall’automotive non possono essere rimpiazzati dalla domanda espressa da altri settori seppur dinamici, come difesa, aerospace ed energia. Per tale ragione, ancora una volta, chiediamo a chi ci rappresenta in Europa di tornare sui propri passi adottando, nella definizione dei piani di sviluppo per l’auto, il principio di neutralità tecnologica. Questo approccio permetterebbe infatti alla filiera, e a tutto il suo ampio indotto, di gestire correttamente il passaggio in atto non solo nel rispetto dell’ambiente ma anche salvaguardando, ove possibile, l’occupazione”.
“Sul fronte interno le imprese hanno atteso i chiarimenti dell’iperammortamento per confermare le loro intenzioni di acquisto. Dal 12 giugno, giorno in cui tutti i passaggi operativi sono stati completati, l’iperammortamento sta dando i suoi frutti. Da subito abbiamo rilevato un cambio di atteggiamento degli utilizzatori italiani: gli ordini cominciano ad arrivare”.
“Dovremo però attendere ancora qualche mese affinché l’effetto sia ben espresso nelle nostre rilevazioni ma siamo decisamente fiduciosi. Anche perché, nel frattempo, abbiamo il dato del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che, al 9 luglio, segnalava l’inserimento di 7.000 comunicazioni sulla piattaforma GSE per un valore di 2,5 miliardi”.
“Al MIMIT va il grande merito di aver previsto per questo incentivo una durata pluriennale. La sua operatività fino a settembre 2028 dovrebbe garantire una programmazione ragionata degli investimenti in nuove macchine utensili e tecnologie di produzione da parte dei clienti italiani, permettendo anche a noi costruttori di pianificare l’attività di produzione sul medio periodo”.
“L’auspicio - ha concluso Riccardo Rosa - è quello di veder tornare presto il mercato italiano sui livelli del 2021-2022 quando valeva oltre 6 miliardi di euro. Anche perché la nostra industria manifatturiera ha necessità di innovare per mantenersi competitiva nel contesto internazionale dove digitale e AI stanno ridisegnando completamente le regole del gioco”.
Approfondisci sul sito di UCIMU</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Pil in crescita, inflazione accelera; industria e lavoro su</title>
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            <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Le differenze nei tassi di crescita tra le principali economie si attenuano nel secondo trimestre del 2026. Negli Stati Uniti la dinamica del Pil rallenta pur restando robusta sostenuta da consumi e investimenti in IA, nell’area euro l’economia cresce dopo i primi tre mesi di stasi; in Cina l’attività decelera.
Le prospettive internazionali rimangono incerte. La prosecuzione dei conflitti, in particolare quello tra Stati Uniti e Iran, continua ad avere effetti negativi sulle catene di approvvigionamento globali.
Nel secondo trimestre, in Italia si conferma la crescita del prodotto interno lordo dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, sostenuta da consumi privati e investimenti. Prosegue quindi la fase di espansione iniziata nel terzo trimestre del 2025. La variazione acquisita del Pil per il 2026 è pari a 0,8%.
Torna a crescere la produzione industriale, dopo i due cali registrati a maggio e giugno (rispettivamente -0,2% e -1,1% in termini congiunturali), l’indice destagionalizzato della produzione industriale a luglio è aumentato dello 0,7% rispetto al mese precedente.
A luglio rimane stabile il numero di occupati rispetto a giugno, pari a a 24 milioni 370mila unità. Questo risultato è sintesi di un aumento tra gli uomini e i 35-49enni, a fronte di una diminuzione tra le donne e in tutte le altre classi d’età. Nel confronto mensile, il tasso di disoccupazione, che nell’area euro è 6,4%, scende al 5,8%.
L’incremento dei prezzi dei beni energetici alimenta un’accelerazione dell’inflazione: ad agosto secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto del 3,2% in termini tendenziali (+3,3% il dato per l’area euro), in aumento rispetto al 2,9% di luglio. 
Focus: Tra il 2021 e il 2026 il mercato del lavoro italiano ha mostrato un trend positivo, con un incremento del tasso di occupazione e una flessione della disoccupazione. La crescita occupazionale ha riguardato tutte le classi di età ad eccezione dei più giovani, risultando più elevata per la classe di età 50-64 anni (+7,8 punti), anche a causa del progressivo invecchiamento demografico e delle riforme pensionistiche. A livello contrattuale si consolida il lavoro stabile, con un aumento dei dipendenti permanenti e una contestuale riduzione di quelli a termine.
Approfondisci il tema sul sito dell&#039;Istat</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Ue, riforma appalti: introdotta la preferenza europea</title>
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            <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Commissione europea ha presentato una riforma del quadro sugli appalti pubblici, introducendo il principio della preferenza europea per rafforzare la competitività delle imprese dell’Unione e garantire maggiore sicurezza delle forniture in settori strategici. L’iniziativa si inserisce nel percorso di revisione delle politiche industriali volto a consolidare la resilienza delle filiere e a ridurre la dipendenza da Paesi terzi.
La proposta mira a:


aumentare la partecipazione delle imprese europee alle gare pubbliche;


introdurre criteri di reciprocità nei confronti dei mercati extra‑UE;


rafforzare la sicurezza economica e tecnologica;


sostenere innovazione, qualità e standard produttivi europei.

La riforma mira a semplificare e armonizzare le procedure, riducendo gli oneri amministrativi per circa 650 milioni di euro l’anno.

La preferenza europea non è un vincolo automatico, ma un criterio che le amministrazioni potranno applicare quando la natura dell’appalto richiede tutela strategica o affidabilità delle catene di approvvigionamento, permette, inoltre, alle autorità pubbliche di privilegiare imprese e prodotti UE in settori essenziali, quando necessario per sicurezza economica o reciprocità.
Per le stazioni appaltanti, la riforma comporta una revisione dei criteri di valutazione delle offerte, con maggiore attenzione a:


origine e tracciabilità delle forniture;


continuità e sicurezza delle supply chain;


contributo alla competitività europea;


coerenza con obiettivi di transizione digitale ed energetica.


Per le imprese, si apre un quadro più favorevole alla partecipazione alle gare, con incentivi alla localizzazione delle produzioni e alla cooperazione tra operatori europei.
La proposta sarà ora esaminata da Parlamento e Consiglio. L’adozione potrebbe avvenire nel 2027, con una fase di implementazione graduale per consentire a amministrazioni e imprese di adeguarsi ai nuovi criteri e alle linee guida operative.</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>La produzione industriale a luglio  segna +0,7% su giugno</title>
            <link>https://leasenews.it/news/dati-di-settore/la-produzione-industriale-a-luglio-segna-07-su-giugno</link>
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            <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 09:30:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Istat registra a luglio un incremento dello 0,7% della produzione industriale rispetto al mese precedente, confermando una dinamica congiunturale positiva in un contesto economico ancora caratterizzato da incertezza e rallentamenti disomogenei tra settori. Su base trimestrale, l’indice mostra un profilo di stabilità, sostenuto dalla tenuta delle filiere a maggiore contenuto tecnologico e dalla ripresa graduale della domanda interna.
Il miglioramento mensile è trainato da comparti che negli ultimi mesi hanno mostrato maggiore resilienza:


beni strumentali, sostenuti da investimenti e domanda estera;


beni intermedi, in recupero dopo la debolezza primaverile;


alcune nicchie della manifattura legate a tecnologie e componentistica.


Permangono invece dinamiche più contenute nei beni di consumo, in particolare non durevoli, ancora influenzati dal clima di prudenza delle famiglie.
Il dato di luglio si inserisce in un contesto di graduale stabilizzazione dell’attività produttiva, con imprese che continuano a gestire pressioni sui costi, cicli di approvvigionamento non pienamente normalizzati e una domanda internazionale meno vivace rispetto al 2025. Nonostante ciò, la capacità di adattamento delle filiere industriali italiane resta elevata, sostenuta da investimenti in automazione, digitalizzazione e efficientamento energetico.
Approfondisci sul sito Istat
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            <title>Banca Ifis accelera e punta a 75 mln di sinergie</title>
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            <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 07:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Le dismissioni di Hype, ARECneprix e Abilio, realizzate come da cronoprogramma, insieme alla rimodulazione dei principali contratti IT di illimity, consentono di accelerare il conseguimento delle sinergie di costo attese di 50 milioni di euro, oltre a semplificare il modello operativo del Gruppo e a rafforzarne il focus strategico sulle attività a più elevato valore aggiunto.
Focus sul sostegno all’economia reale, grazie anche al contributo di illimity. Già avviate le prime sinergie commerciali che valorizzano le competenze nel Corporate &amp; Investment Banking, Finanza Strutturata, Capital Markets e servizi per le imprese. La nuova divisione Fürstenberg rappresenta un asset strategico per lo sviluppo dell’attività nel private banking.
Prosegue il processo competitivo di valorizzazione e deconsolidamento del business Npl, che registra un forte interesse da parte di un ampio e diversificato gruppo di potenziali controparti, tra cui investitori italiani e internazionali, operatori specializzati, istituzioni finanziarie e fondi di private equity.

 
Nel primo semestre 2026, Banca Ifis conferma la solidità patrimoniale e il focus nel Commercial Banking

Il margine di intermediazione si attesta a 406,5 milioni di euro grazie al positivo contributo del settore Commercial &amp; Corporate Banking che si conferma come il principale pilastro del modello di business di Banca Ifis con impieghi di circa 9,6 miliardi di euro, sostenuti da una base clienti ampia e diversificata.
L’utile netto del primo semestre 2026 si attesta a 8 milioni di euro. Il dato include circa 30 milioni di euro di rettifiche e accantonamenti riconducibili agli esiti delle attività di revisione interna a seguito dell’ispezione on-site condotta dalla Banca d’Italia su Banca Ifis.
CET1 ratio pari al 13,4% al 30 giugno 2026, ampiamente superiore ai requisiti regolamentari della Banca d’Italia (9,9%). Posizione di liquidità pari a circa 2,1 miliardi di euro e LCR pari al 550% circa, a conferma della forte capacità del Gruppo di sostenere il percorso di integrazione e sviluppo.
Nuovo requisito MREL in vigore dal 31 marzo 2026, fissato al 13,13% del TREA (incluso il CBR ai sensi dell’Art. 128 della CRD) e al 4,67% della LRE, interamente soddisfatto tramite capitale CET1 e sostanzialmente invariato rispetto al requisito precedente.

Risultati consolidati del primo semestre 2026
Dati consolidati riclassificati[1] – 1° gennaio 2026 / 30 giugno 2026

L’utile netto del primo semestre 2026 si attesta a 8 milioni di euro. Il dato include circa 30 milioni di euro di rettifiche e accantonamenti riconducibili agli esiti delle attività di revisione interna a seguito dell’ispezione on-site condotta dalla Banca d’Italia su Banca Ifis.
Il margine di intermediazione si attesta a 406,5 milioni di euro, trainati da un margine di interesse pari a 261,7 milioni di euro, da commissioni nette per 71,3 milioni di euro e da ricavi da attività di trading e altri proventi per 73,5 milioni di euro. La performance è stata sostenuta dal contributo del business Commerciale di Banca Ifis, dalla gestione del portafoglio finanziario e del Turnaround di illimity. I ricavi del settore Npl riflettono la prudente e disciplinata strategia della Banca adottata negli ultimi trimestri nell’acquisizione di nuovi portafogli NPL, anche alla luce degli effetti della normativa sul calendar provisioning.
Il costo del credito del semestre è pari a 83,6 milioni di euro e comprende le attività poste in essere dalla Banca per ottimizzare il proprio profilo di rischio. Nel semestre il Gruppo ha accelerato le attività di armonizzazione dei criteri valutativi a seguito dell’integrazione con illimity. Nell’ambito di questo processo, nel primo semestre la Banca ha contabilizzato 34 milioni di euro dei 70 milioni di aggiustamenti incrementali annunciati al mercato lo scorso 25 giugno. La quota residua, pari a circa 36 milioni di euro, è attesa, in base alla guidance data al mercato, nella seconda parte del 2026.
I costi operativi complessivi del semestre 2026 si attestano a 308,8 milioni di euro, di cui 125,4 milioni di euro relativi al costo del personale e 172,5 milioni di euro ad altre spese amministrative. Le sinergie di costo diventeranno visibili dal 2027, a seguito del completamento del percorso di integrazione e della piena attuazione delle iniziative di efficientamento, inclusa la razionalizzazione delle strutture operative, dei sistemi informativi e delle spese amministrative.
Il risultato ante imposte del semestre è pari a 13,2 milioni di euro, con imposte per 5,0 milioni di euro.
La posizione di liquidità al 30 giugno 2026 è pari a circa 2,1 miliardi di euro di riserve e attivi liberi finanziabili in BCE (LCR pari al 550% circa). Il solido profilo di liquidità e funding del Gruppo è stato ulteriormente rafforzato con il collocamento a gennaio 2026 di un prestito subordinato Tier 2 per ammontare di 400 milioni di euro con scadenza decennale e con cedola del 4,55%.

Requisiti di capitale

Il CET1 è pari a 13,4% (13,0% al 31 dicembre 2025) e il TCR è pari a 18,4% (15,3% al 31 dicembre 2025), e tali indicatori sono calcolati escludendo l’utile generato nel primo semestre 2026.

***
Il Consiglio di Amministrazione di Banca Ifis, riunitosi il 4 agosto sotto la Presidenza di Ernesto Fürstenberg Fassio, ha approvato i risultati consolidati relativi al primo semestre 2026.
«Nel primo semestre del 2026 abbiamo compiuto passi decisivi per il percorso di integrazione con illimity, che procede secondo i piani e che prevediamo di completare pienamente in autunno. Nel periodo, abbiamo terminato la valorizzazione degli asset non core e ridefinito l’infrastruttura IT del Gruppo con una partnership strategica con Finomnia che darà un contributo rilevante alle sinergie di costo e una decisiva spinta a quelli di ricavo. Queste iniziative ci consentono di confermare l’obiettivo di 75 milioni di euro di sinergie annue a partire dal 2027, come annunciato lo scorso anno nell’ambito dell’offerta di acquisto e scambio su illimity Bank. Con l’obiettivo di rafforzare il nostro posizionamento di banca al servizio dell’economia reale, abbiamo inoltre avviato il processo competitivo per il deconsolidamento del business Npl, per cui stiamo registrando un forte interesse da primari operatori italiani e internazionali. Con queste premesse, il 2026 si conferma dunque come anno di transizione propedeutico alla piena realizzazione del nuovo modello di business interamente focalizzato ad essere un gruppo bancario di riferimento al servizio dell’economia reale. In quest’ottica, nel semestre abbiamo registrato un utile netto di 8 milioni di euro, dopo avere avviato le attività propedeutiche al rafforzamento del profilo di rischio. Affrontiamo questa fase di trasformazione con fondamentali solidi, una posizione patrimoniale ampiamente superiore ai requisiti regolamentari e una chiara visibilità sulle opportunità derivanti dall’integrazione. Le azioni intraprese nel semestre pongono basi ancora più solide per la creazione di valore sostenibile nel lungo periodo», dichiara Frederik Geertman, Amministratore Delegato di Banca Ifis.
***
Il Settore Commercial &amp; Corporate Banking di Banca Ifis, che non include il contributo del Gruppo illimity, ha generato ricavi complessivi per 168,3 milioni di euro nel periodo, confermandosi il principale pilastro del modello di business di Banca Ifis. Gli impieghi medi si attestano a 7,2 miliardi di euro, sostenuti da una base clienti ampia e diversificata. L’Area Factoring resta la principale fonte di ricavi con 75,7 milioni di euro, affiancato dall’Area Corporate Banking &amp; Lending (59,4 milioni di euro) e dall’Area Leasing (33,3 milioni di euro), che continuano a mostrare dinamiche operative resilienti. Nel complesso, il segmento evidenzia tenuta dei volumi, qualità degli impieghi e forte posizionamento sulle PMI.
I ricavi del Settore Npl di Banca Ifis del primo semestre 2026 sono pari a 94,9 milioni di euro. Gli incassi dell’attività di recupero, escludendo le cessioni di portafogli, sono stati pari a 192 milioni di euro. Il dato evidenzia la buona efficacia delle attività di recupero, sia giudiziali sia stragiudiziali, e conferma la resilienza operativa della piattaforma Npl, anche in un contesto di maggiore selettività sugli acquisti e di progressivo riposizionamento del business.
La strategia sul fronte della raccolta è concentrata sul rifinanziamento dei depositi retail in scadenza a tassi di interesse più favorevoli che riflettano la riduzione del tasso base mantenendo al contempo la tradizionale relazione con la base clienti. Il costo medio della raccolta di Banca Ifis, escludendo il contributo di illimity, nel primo semestre 2026 si è attestato a 3,0%, in costante riduzione trimestre dopo trimestre. Sul mercato dei capitali, il 13 gennaio 2026 Banca Ifis ha emesso un’obbligazione Tier 2 a 10 anni da 400 milioni di euro, con una cedola del 4,55%. Questa emissione rafforza il capitale regolamentare della Banca, segnando lo spread più basso di sempre per un’obbligazione Tier 2 della Banca.
I Core originated Npe ratio lordo e netto del Gruppo Banca Ifis al 30 giugno 2026 relativi alla propria attività creditizia verso la clientela sono pari rispettivamente al 7,4% e al 4,9% , in aumento rispetto al 6,2% e al 3,9% del 31 marzo 2026 per effetto della riclassificazione a Npe di alcune esposizioni dei portafogli Ifis riconducibili agli esiti delle attività di revisione interna e dell’ispezione on-site condotta dalla Banca d’Italia presso Banca Ifis, e al deterioramento di specifiche esposizioni del portafoglio illimity e di B-ilty. Si evidenzia che le posizioni di B-ilty sono coperte per l’80% dalla garanzia statale.
I ratios di asset quality sono calcolati escludendo i crediti del Settore Npl, i titoli di Stato valutati al costo ammortizzato nonché le attività finanziarie deteriorate acquisite o originate (POCI), o con essi come sottostanti, sia per finalità di business (ad esempio, per il rilancio e la valorizzazione di imprese in situazioni di temporanea difficoltà) sia emerse in seguito ad operazioni di business combination. Analogamente sono stati esclusi dal calcolo dei ratios i portafogli che hanno come sottostante contenziosi in materia di appalti, emersi in seguito ad operazioni di business combination in quanto non aderenti al modello di business del Gruppo.
I coefficienti patrimoniali confermano la forte solidità del Gruppo. Entrambi i principali indicatori si mantengono ampiamente superiori ai livelli minimi richiesti, con il CET1 Ratio consolidato pari a 13,4% (13,0% al 31 dicembre 2025) e il Total Capital Ratio consolidato pari al 18,4% (15,3% al 31 dicembre 2025). Tali Ratios non includono l’utile del primo semestre 2026.
***
Ridisegnata la partnership strategica con il Gruppo Finomnia, con un contributo rilevante alle sinergie di costo attese
Nell’ambito del percorso di integrazione tra Banca Ifis e illimity, è stata perfezionata la riorganizzazione dei contratti IT di illimity attraverso la sottoscrizione di un nuovo accordo pluriennale che consolida la partnership strategica con il Gruppo Finomnia. L’accordo, che rappresenta un passo significativo verso la piena realizzazione delle sinergie di costo per un totale di 50 milioni di euro annui a partire dal 2027, prevede l’adozione di un nuovo modello operativo e tecnologico, maggiormente allineato agli obiettivi strategici futuri del Gruppo bancario e si sviluppa lungo due direttrici.
Il Gruppo Finomnia acquisirà, da Banca Ifis, il controllo totale della società Finomnia Banking, focalizzata sull’offerta di servizi IT per il settore bancario e sullo sviluppo di piattaforme digitali a supporto della trasformazione tecnologica delle istituzioni finanziarie. Il rapporto contrattuale di lungo termine con Banca Ifis sarà conseguentemente evoluto, con un focus sulle soluzioni applicative a maggiore valore strategico e fonte di differenziazione competitiva per il business futuro della banca, tra cui le piattaforme a supporto dei canali digitali e del customer relationship management.
Contestualmente, Banca Ifis e il Gruppo Finomnia manterranno una partnership strategica di lungo periodo nella società altermAInd, focalizzata sullo sviluppo di prodotti e servizi basati su soluzioni digitali e di Intelligenza Artificiale. La valorizzazione da parte di Banca Ifis delle piattaforme e delle competenze sviluppate da altermAInd consentirà al Gruppo Finomnia di consolidare il proprio ruolo di partner strategico della banca anche nell’ambito dell’innovazione tecnologica e della trasformazione dei processi aziendali.
Il rafforzamento della partnership con il Gruppo Finomnia lungo queste due direttrici contribuirà in misura rilevante al conseguimento delle sinergie di integrazione complessivamente attese, pari a 50 milioni di euro, supportando la generazione di benefici economici ricorrenti sia su fronte dei costi che dei ricavi.
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Banca Ifis e l’impegno nella sostenibilità
Banca Ifis integra la sostenibilità nelle proprie strategie e nel modello di business, declinandola nelle dimensioni ambientale, sociale e di governance. Nel primo semestre 2026, il Gruppo ha compiuto un ulteriore passo in avanti nel proprio percorso ESG aderendo ai Principles for Responsible Banking (PRB) promossi dalle Nazioni Unite e allo United Nations Global Compact (UNGC), tra le principali iniziative globali per la promozione di un’economia sostenibile e inclusiva.
L’impegno di Banca Ifis, rafforzato anche dalle expertise incorporate con l’acquisizione di illimity Bank, è riconosciuto anche dalle principali agenzie internazionali di valutazione ESG. MSCI ha confermato alla Banca il rating ESG AAA, il massimo livello previsto dalla propria scala di valutazione, attribuito a un numero limitato di istituzioni finanziarie a livello globale. Il giudizio, migliorato per due anni consecutivi, conferma il posizionamento del Gruppo tra i leader internazionali della sostenibilità. Banca Ifis ha inoltre ottenuto da CDP un rating B (in una scala che va da F ad A), a conferma dell’attenzione riservata ai temi ambientali e climatici. A questi risultati si aggiunge, per il secondo anno consecutivo, il riconoscimento assegnato da Extel Institutional Investors quale miglior programma ESG europeo nel segmento Specialty Finance.
I riconoscimenti ottenuti sono il risultato di una strategia che mette al centro la generazione di valore condiviso. In questo contesto si inserisce Kaleidos, il Social Impact Lab nato su iniziativa del Presidente Ernesto Fürstenberg Fassio per promuovere progetti sociali, culturali e di sostegno ai territori e alle comunità. Dalla sua costituzione, Kaleidos ha realizzato oltre 90 iniziative sociali. Per misurare in modo oggettivo il valore prodotto da tali interventi, Banca Ifis ha sviluppato insieme a Triadi, spin-off del Politecnico di Milano guidato dal professor Mario Calderini, un modello proprietario di valutazione dell’impatto sociale. L’applicazione del modello alle iniziative realizzate da Kaleidos ha evidenziato che ogni euro investito dalla Banca genera mediamente 5,2 euro di valore sociale.
La ricerca medico-scientifica rappresenta uno dei campi in cui si concentra maggiormente l’azione di Kaleidos. Tra le principali iniziative in questo ambito si segnalano il sostegno alla Fondazione Ospedale Pediatrico Bambino Gesù nella ricerca sui tumori maligni pediatrici del sistema nervoso centrale; la collaborazione pluriennale con la Fondazione Ricerca Biomedica Avanzata di Padova, attraverso i progetti “Adotta un Ricercatore”; la prevenzione sanitaria con il progetto di screening cardiologico “Primavera del Cuore”, promosso a Venezia dal professor Fausto Rigo.
Sempre attraverso Kaleidos, Banca Ifis sostiene iniziative rivolte alle persone più vulnerabili. In particolare, la collaborazione con la Fondazione Banco Alimentare ETS ha consentito di distribuire l’equivalente di oltre dieci milioni di pasti e di sviluppare un innovativo progetto per il recupero delle eccedenze di carne provenienti dalla Grande Distribuzione Organizzata, trasformate e redistribuite sotto forma di pasti pronti alle persone in difficoltà.
L’impegno sociale del Gruppo si esprime anche nell’allargamento della fruizione della cultura presso il grande pubblico, attraverso l’azione di Ifis art. Il cuore delle progettualità di Ifis art è rappresentato dal Parco Internazionale di Scultura di Villa Fürstenberg, lo spazio museale di 27 ettari aperto gratuitamente al pubblico ogni domenica. Nel primo semestre del 2026, il Parco Internazionale di Scultura ha allargato la propria collezione con una nuova opera di Anselm Kiefer, che arricchisce una collezione composta da 27 installazioni di arte contemporanea di alcuni tra i maggiori artisti italiani e internazionali. Nel corso del primo semestre del 2026, inoltre, Banca Ifis ha completato il salvataggio, la messa in sicurezza e il restauro di The Migrant Child, una delle sole due opere di Banksy presenti in Italia. L’opera è stata presentata al pubblico in occasione dell’apertura di Biennale di Venezia, accompagnata dal lancio di un progetto educativo sviluppato in collaborazione con Treccani. L’iniziativa, denominata “Migrant Child. Diritti all’opera”, è coinvolgerà gli studenti delle scuole secondarie di primo grado con l’obiettivo di promuovere la riflessione sui temi dell’arte, della cittadinanza e dei diritti.
 
 
[1] Le riclassificazioni e aggregazioni del conto economico consolidato riguardano le seguenti fattispecie:

le rettifiche/riprese di valore nette afferenti al Settore Npl sono riclassificate fra gli interessi attivi e proventi assimilati (e quindi all’interno della voce “Margine di interesse”) nella misura in cui rappresentative dell’operatività di tale business e parte integrante del rendimento dell’attività di business;
gli accantonamenti netti su fondi per rischi e oneri sono esclusi dal computo dei “Costi operativi”;
le voci di costo e ricavo ritenute come “non ricorrenti” (ad esempio perché connesse direttamente o indirettamente ad operazioni di aggregazione aziendale, come il c.d. “gain on a bargain purchase” ai sensi dell’IFRS 3), sono esclusi dal computo dei “Costi operativi”, e pertanto sono stornati dalle rispettive voci da Schema di Bilancio Circolare 262 (es. “Spese amministrative”, “Altri oneri/proventi di gestione”) e inseriti in una specifica voce “Oneri e proventi non ricorrenti”;
gli oneri ordinari e straordinari introdotti a carico delle banche del Gruppo (Banca Ifis, Banca Credifarma e illimity Bank) in forza dei meccanismi di risoluzione unico e nazionale (FRU e FRN) e del meccanismo di tutela dei depositi (c.d. DGS o FITD) sono esposti in una voce separata denominata “Oneri relativi al sistema bancario” (la quale è esclusa dal computo dei “Costi operativi”), anziché essere evidenziati nelle voci “Altre spese amministrative” o “Accantonamenti netti ai fondi per rischi e oneri“;
sono ricondotti nell’ambito dell’unica voce “Rettifiche/riprese di valore nette per rischio di credito”:

le rettifiche/riprese di valore nette per rischio di credito relative ad attività finanziarie valutate al costo ammortizzato (ad eccezione di quelle relative al Settore Npl di cui al punto sopra) e ad attività finanziarie valutate al fair value con impatto sulla redditività complessiva;
gli accantonamenti netti ai fondi per rischi e oneri per rischio di credito riferiti a impegni e garanzie rilasciate;
gli utili (perdite) da cessione/riacquisto di finanziamenti al costo ammortizzato diversi da quelli del Settore Npl.



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            <title>Buy Now Pay Later (BNPL):dati, diffusione e rischi in Italia</title>
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            <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
            <description>La Banca d’Italia, con lo studio “Chi utilizza il Buy Now, Pay Later in Italia?”, fotografa un mercato in rapida espansione. Le transazioni BNPL sono passate da 3,9 milioni nel 2021 a 32,4 milioni nel 2024, per un valore di 6,8 miliardi di euro, oltre il 75% generato online. L’Italia resta però indietro rispetto ai Paesi nordici: il BNPL pesa il 5% dei pagamenti e‑commerce, contro il 21% della Svezia e il 20% della Germania.
Secondo l’Indagine sui Bilanci delle Famiglie, l’utilizzatore tipo è un lavoratore dipendente o manager, 35‑44 anni, residente nel Centro Italia, con reddito medio‑alto (50.000–100.000 euro). Non è un prodotto usato principalmente da soggetti in difficoltà, ma da consumatori digitalmente avanzati.
La propensione al digitale è decisiva: chi usa home banking, social network o ha richiesto prestiti online mostra una probabilità molto più alta di ricorrere al BNPL. Tra chi non utilizza internet, il fenomeno è quasi assente.
Le modalità di pagamento più diffuse sono carte di credito (35%), prepagate (33%) e carte revolving, mentre il contante è marginale. Il mercato italiano si articola in due modelli:


Pay in X, tipico degli acquisti online (importo medio 171 euro), gestito da fintech;


POS lending, usato nei negozi fisici (importo medio 731 euro), offerto da intermediari tradizionali con controlli più rigorosi.


Un dato rilevante: il BNPL è utilizzato dal 12% di chi ha ricevuto un rifiuto per un prestito bancario, segnale che sta diventando una forma di credito alternativa per chi ha accesso limitato ai canali tradizionali.
La rapida diffusione dopo il 2022 ha coinvolto anche consumatori più fragili, aumentando il rischio di sovraindebitamento. La nuova direttiva europea CCD2 introduce requisiti più stringenti su trasparenza dei costi e valutazione della capacità di rimborso, con l’obiettivo di tutelare gli utenti e garantire la sostenibilità del mercato.
Approfondisci sul sito di Bankitalia</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Manifattura 2026: resilienza, investimenti e slancio export</title>
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            <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
            <description>I dati dell’Osservatorio MECSPE 2026 delineano un settore manifatturiero che continua a mostrare resilienza nonostante un contesto internazionale complesso. Il comparto raggiungerà nel 2026 un valore stimato di 1.168 miliardi di euro, con una crescita media annua dell’1% fino al 2030.
Oltre tre aziende su quattro dichiarano un fatturato stabile o in aumento rispetto al 2025, mentre il 63% risulta pienamente allineato agli obiettivi di budget. Il sentiment imprenditoriale riflette questa solidità: il 55% esprime soddisfazione “media” e il 29% “alta”, con solo il 16% che segnala criticità.
L’85% delle imprese mantiene una visione positiva per il biennio 2026‑2027, pur riconoscendo tre principali fattori di rischio:


incertezza internazionale (48%),


rallentamento dei mercati (41%),


rincaro materie prime (40%).


Le pressioni globali stanno accelerando la trasformazione tecnologica:


automazione e robotica (34%),


digitalizzazione e interconnessione (33%),


produzione personalizzata (31%).


Le imprese puntano a processi più efficienti, flessibili e orientati alla marginalità.
Pur prevedendo un ulteriore incremento dei costi energetici, il 57% delle aziende ritiene l’impatto gestibile. Il 42% ha già avviato investimenti in:


energie rinnovabili,


tecnologie ad alta efficienza,


riduzione strutturale dei consumi.


Le difficoltà di approvvigionamento hanno inciso marginalmente per sette imprese su dieci, grazie a strategie di mitigazione:


aumento scorte,


diversificazione fornitori,


contratti pluriennali.


L’88% delle imprese guarda all’export con aspettative positive:


rafforzamento dei mercati consolidati (33%),


apertura verso nuove aree geografiche (32%).


La maggior parte non teme un inasprimento delle politiche daziarie.
Consulta il documento sul sito MECSPE</description>
            <category>Dati di Settore</category>
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            <title>Sace, Piattaforma Italia: operazione pilota con Banca Finint</title>
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            <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
            <description>Entra nel vivo Piattaforma Italia, l’innovativo programma di SACE che mette in connessione il risparmio degli investitori istituzionali con i fabbisogni concreti delle imprese. Conclusa la fase di confronto con il mercato, sono stati individuati gli operatori che affiancheranno SACE, l&#039;Export Credit Agency italiana partecipata dal Ministero dell&#039;Economia e delle Finanze, nell&#039;implementazione operativa della soluzione.
Piattaforma Italia, un nuovo strumento operativo e concreto previsto da SACE50, il Piano Strategico 2026-2028 di SACE, si affianca al canale bancario tradizionale come una modalità di finanziamento complementare, trasformando i pagamenti futuri legati a contratti già acquisiti dalle aziende italiane in liquidità immediatamente disponibile. Un supporto importante nei casi di commesse di lungo periodo che vedono le imprese sostenere costi rilevanti nella fase iniziale dei contratti — per materiali, forniture e lavorazioni — a fronte di incassi che maturano solo progressivamente, in base agli stati di avanzamento lavori. Grazie a Piattaforma Italia di SACE le aziende potranno così contare su nuova liquidità nella fase più critica delle commesse, rafforzando la propria capacità di pianificare, produrre e investire; le filiere ne traggono vantaggio in termini di maggiore continuità operativa e finanziaria lungo la catena dei fornitori.
Il percorso ha visto SACE confrontarsi con i principali operatori di mercato allo scopo di definire una soluzione finanziaria calibrata sulle reali esigenze delle imprese e degli investitori. Da questo dialogo è emersa una soluzione progettuale strutturata, standardizzata e replicabile, che costituisce oggi la base operativa dell&#039;Iniziativa.
&quot;Con Piattaforma Italia costruiamo un nuovo ponte tra capitali privati ed economia reale, mettendo le imprese nelle condizioni di realizzare le proprie commesse, investire e crescere&quot;, ha dichiarato Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE. &quot;Il confronto con il mercato ci ha permesso di costruire la struttura più efficace e la qualità dei partner che hanno partecipato ci consente di avviare il progetto pilota con solide basi e, al tempo stesso, di disporre di una squadra pronta a moltiplicare le operazioni a beneficio del Sistema Paese&quot;.
Il funzionamento poggia sull&#039;interazione di tre soggetti. Il fondo di investimento raccoglie i capitali degli investitori istituzionali e li impiega per finanziare le imprese, anticipando il valore dei crediti legati alle commesse. SACE interviene garantendo una quota dell&#039;investimento, così da contenere il rischio e favorire l&#039;ingresso di capitali privati. Le imprese ottengono in questo modo liquidità immediata a fronte di pagamenti futuri già contrattualizzati. La stessa architettura è utilizzabile anche per operazioni di destocking, trasformando le scorte di magazzino in una leva per nuova liquidità.
I profili dell&#039;ecosistema operativo
Hanno concluso il processo di confronto con SACE, funzionale alla definizione della soluzione progettuale, gli operatori di mercato riportati nel seguito:

La Società di Gestione del Risparmio (SGR) costituisce e gestisce il fondo, raccoglie i capitali presso gli investitori istituzionali e alloca gli investimenti, in coordinamento con SACE. Operatori: Finint Investments, Miria Asset Management Ltd, SAGITTA SGR S.p.A.
Il Master Servicer presidia la costituzione delle Società Veicolo e il set-up delle cartolarizzazioni, la governance operativa, gli adempimenti e il reporting verso SACE e gli investitori. Operatori: Banca Finint, 130 Servicing.
Il Sub-Servicer gestisce la piattaforma tecnologica attraverso cui transitano i flussi documentali e informativi, dall&#039;onboarding delle imprese al monitoraggio in tempo reale degli stati di avanzamento. Operatori: Collextion Services S.r.l., AATech Credit Service (Gruppo AATech), iQera Italia S.p.A., Quinservizi S.p.A.

Gli operatori che hanno preso parte al percorso di confronto concorrono a comporre un ecosistema qualificato, funzionale allo sviluppo dell&#039;Iniziativa e della sua progressiva estensione a settori e filiere strategiche per il Paese.
L&#039;avvio della prima operazione pilota
 Per l’avvio della prima operazione pilota, prevista entro la fine del 2026, all’esito della procedura di confronto, SACE ha selezionato, Banca Finint nel ruolo di Master Servicer, Finint Investments quale SGR e Collextion Services S.r.l. come Sub-Servicer.
Per approfondire: Piattaforma Italia





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            <category>Corporate News</category>
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            <title>BankItalia: crescita lieve, solidità bancaria e sfida debito</title>
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            <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 10:45:00 +0000</pubDate>
            <description>L’edizione di settembre di L’economia italiana in breve della Banca d’Italia offre una lettura aggiornata della congiuntura macroeconomica nazionale, delineando un quadro di crescita moderata, robusta stabilità finanziaria e persistenti criticità sul fronte del debito pubblico. I dati più recenti confermano un’economia che avanza con gradualità, sostenuta dalla domanda interna e da un mercato del lavoro in consolidamento.
Nel primo semestre del 2026 il PIL italiano ha registrato una variazione congiunturale dello 0,3% nel primo trimestre e dello 0,2% nel secondo. La dinamica è trainata dalla domanda nazionale, cresciuta dello 0,4% nel secondo trimestre, e da esportazioni in aumento dello 0,8%.
Il mercato del lavoro conferma segnali di forza: l’occupazione supera i 24 milioni di unità, con un tasso di partecipazione nella fascia 15‑64 anni vicino al 67%. Le retribuzioni contrattuali nel settore privato non agricolo crescono del 4% su base annua, sostenendo il reddito disponibile.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) di agosto 2026 mostra un incremento tendenziale dell’1,7%, nettamente inferiore al 3,2% dell’area euro. La inflazione di fondo rimane però più rigida: 3,3% in Italia contro 2,4% della media europea, segnale di pressioni persistenti nei servizi e nei beni non energetici.
La bilancia dei pagamenti conferma la solidità della posizione esterna del Paese: nel primo semestre 2026 il conto corrente + conto capitale registra un surplus di 13 miliardi di euro. La posizione patrimoniale netta sull’estero resta stabilmente positiva, pari a circa il 15% del PIL, elemento che rafforza la resilienza finanziaria complessiva.
Le famiglie italiane mantengono un livello di indebitamento pari al 60% del reddito disponibile lordo, inferiore a Francia, Germania e Regno Unito. Le imprese proseguono nella riduzione della leva finanziaria, con un debito finanziario sul PIL inferiore alla media dell’area euro.
I tassi sui nuovi prestiti si stabilizzano intorno al 3,5%, sia per le società non finanziarie sia per i mutui delle famiglie.
Il comparto bancario italiano continua a mostrare fondamentali robusti:


CET1 ratio medio ponderato: 15,43%


ROE: circa 14%


NPL ratio lordo: 2,5%


NPL netto: sotto l’1%


La qualità del credito e la patrimonializzazione confermano un sistema in grado di sostenere l’economia reale in una fase di crescita moderata.
Il saldo primario delle Amministrazioni pubbliche torna positivo:


0,5% del PIL nel 2024,


0,8% nel 2025,


1,2% nel 2026.


Il deficit complessivo migliora fino al –2,9% atteso nel 2026. Tuttavia, il debito pubblico continua a crescere: dal 134,7% del PIL nel 2024 al 138,6% nel 2026, con un onere medio del debito intorno al 3%.
Le stime della Banca d’Italia per il 2026 indicano:


crescita del PIL: 0,5%,


inflazione media: 3,1%.


Valori in linea con le previsioni della Commissione europea e del Fondo Monetario Internazionale, che confermano un quadro di stabilità, pur in presenza di rischi legati alla rigidità dell’inflazione di fondo e alla dinamica del debito.Il quadro delineato da Banca d’Italia mostra un Paese che avanza con prudenza: crescita moderata, mercato del lavoro solido, banche robuste, posizione esterna favorevole. La principale sfida resta la gestione del debito pubblico, che richiede continuità nel consolidamento fiscale e politiche capaci di sostenere la produttività e l’attrattività degli investimenti.
 Approfondisci il tema: L&#039;economia italiana in breve, n. 9 - settembre 2026</description>
            <category>Economia</category>
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            <title>Leasing e beni 4.0: cosa dice l’Agenzia delle Entrate</title>
            <link>https://leasenews.it/news/normativa/leasing-e-beni-40-cosa-dice-lagenzia-delle-entrate</link>
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            <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’Agenzia delle Entrate ha fornito negli anni un quadro interpretativo molto preciso sul trattamento dei beni 4.0 acquisiti tramite leasing ai fini del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati. Gli interpelli e le circolari hanno consolidato principi che oggi rappresentano un riferimento operativo essenziale per imprese e operatori del leasing.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, il beneficiario del credito è sempre l’utilizzatore del bene, cioè l’impresa locataria. La società di leasing, pur essendo proprietaria del bene, non può fruire del credito.
Questo principio è stato ribadito in numerosi interpelli, che hanno chiarito la piena ammissibilità del leasing come forma di acquisizione dei beni 4.0.
Il credito d’imposta matura solo quando il bene è:


messo in funzione,


interconnesso ai sistemi aziendali.


La proprietà del bene in capo al locatore non ostacola la fruizione del credito. L’interconnessione può avvenire anche successivamente alla consegna, senza perdita del diritto.
Per essere considerato “acquisito” ai fini dell’agevolazione, il bene deve essere oggetto di un contratto di leasing con facoltà di riscatto. Gli interpelli chiariscono che:


senza riscatto, il bene non è agevolabile;


il riscatto deve essere previsto contrattualmente, anche se esercitato solo al termine.


L’Agenzia delle Entrate ha precisato che:


è agevolabile solo la quota capitale dei canoni di leasing;


la quota interessi e gli oneri accessori non rientrano nel costo agevolabile;


il costo agevolabile è quello sostenuto dal locatore, ma il credito spetta all’utilizzatore.


Gli interpelli confermano che la documentazione deve includere:


contratto di leasing,


verbale di consegna,


attestazione di messa in funzione,


evidenze dell’interconnessione,


perizia tecnica che certifichi caratteristiche 4.0 e interconnessione.


La perizia può essere acquisita anche dopo l’interconnessione, purché entro i termini previsti.
L’Agenzia ha chiarito anche situazioni operative complesse:


beni consegnati ma non ancora interconnessi;


interconnessione in stabilimenti diversi;


leasing operativo (non agevolabile);


sostituzione del bene durante il contratto 


Implicazioni operative per imprese e operatori leasing


Coordinare consegna, messa in funzione e interconnessione.


Verificare la presenza della facoltà di riscatto.


Predisporre una documentazione tecnica completa.


Pianificare la perizia e le evidenze digitali.


Supportare il cliente nella corretta fruizione del credito.


Le interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate rendono il leasing uno strumento pienamente compatibile con il credito d’imposta 4.0. La chiarezza dei requisiti — beneficiario, interconnessione, riscatto, quota capitale — consente alle imprese di programmare gli investimenti con maggiore sicurezza e agli operatori di leasing di offrire un supporto tecnico e documentale di alto livello.
Approfondimenti sul tema sul sito dell&#039;AdE
Leggi anche la  Circolare n. 9/E del 2021</description>
            <category>Normativa</category>
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            <title>Orientamenti e Raccomandazioni Autorità vigilanza UE</title>
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            <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
            <description>L’aggiornamento dell’elenco degli Orientamenti e delle Raccomandazioni emanati dalle Autorità europee di vigilanza (EBA, ESMA, EIOPA), diffuso da Bankitalia, rappresenta uno strumento essenziale per garantire uniformità applicativa e convergenza della supervisione nel mercato finanziario dell’Unione. La raccolta consolidata consente agli operatori di monitorare in modo sistematico l’evoluzione della guidance europea, facilitando l’adeguamento dei processi interni e delle funzioni di controllo.
Le tre ESA adottano Orientamenti e Raccomandazioni per:


promuovere una supervisione coerente nei diversi Stati membri;


chiarire aspetti applicativi delle normative europee;


rafforzare la stabilità finanziaria e la tutela degli utenti;


supportare l’implementazione di nuovi framework regolamentari.


Pur non essendo atti vincolanti, il meccanismo “comply or explain” impone alle autorità nazionali di dichiarare se intendono conformarsi, rendendo tali documenti di fatto un riferimento imprescindibile per gli intermediari.
L’elenco comprende Orientamenti e Raccomandazioni relativi a:


governance, risk management e controlli interni;


adeguatezza patrimoniale, reporting e disclosure;


prodotti finanziari, tutela dei consumatori e condotta di mercato;


ICT risk, operational resilience e cybersecurity;


AML/CFT e presidi antiriciclaggio;


atti collegati all’implementazione di CRR3/CRD6, MiCA, DORA, Solvency II e altre normative settoriali.


La disponibilità di un repertorio aggiornato consente agli operatori di mantenere una visione completa delle disposizioni applicabili e delle evoluzioni regolamentari in corso.
Per intermediari, funzioni di controllo e compliance, l’elenco rappresenta una base operativa per:


aggiornare i presidi interni e le policy aziendali;


valutare gli impatti regolamentari su processi e sistemi;


programmare attività di formazione e aggiornamento del personale;


garantire un allineamento costante con le aspettative delle autorità di vigilanza.


Nel 2026 è atteso un incremento della produzione di guidance su:


resilienza operativa digitale (DORA);


sostenibilità e reporting ESG;


nuovi requisiti prudenziali;


mercati delle cripto‑attività (MiCA);


modelli di business fintech e AI.


Approndisci il tema sul sito di Bankitalia</description>
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