CGIA Mestre: le PMI italiane prime in Europa

Posted on 23/10/2026 in Dati di Settore by Redazione

CGIA Mestre: le PMI italiane sono le migliori in UE per valore aggiunto, produttività ed export. Un primato che conferma la forza del tessuto imprenditoriale nazionale.

Le piccole e medie imprese italiane si confermano il vero motore dell’economia nazionale e, nel confronto con i principali partner del continente, mostrano performance che le collocano ai vertici dell’Unione europea. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, secondo cui le PMI italiane eccellono per occupazione, fatturato, valore aggiunto e, in molti casi, anche per produttività.

Un sistema economico fondato sulle PMI

In Italia operano poco più di 4,7 milioni di piccole e medie imprese, pari al 99,9% del totale delle aziende presenti sul territorio nazionale. Queste realtà impiegano circa 14,2 milioni di lavoratori, il 76,4% dell’occupazione complessiva del Paese, confermando il ruolo centrale che svolgono nella tenuta economica e sociale dell’Italia.

Il confronto con le grandi imprese evidenzia la peculiarità del modello produttivo nazionale. Le aziende con grandi dimensioni sono infatti appena 4.619, equivalente allo 0,1% del totale, pur occupando oltre 4,4 milioni di addetti. Sul fronte economico, le PMI generano il 64% del fatturato nazionale e circa il 65% del valore aggiunto prodotto, mentre alle grandi imprese spetta il restante 35-36%.

Primato europeo per occupazione e valore aggiunto

Secondo la CGIA, il confronto a livello europeo mette in luce la forza competitiva delle PMI italiane. Pur registrando una quota numerica simile a quella degli altri grandi Paesi dell’UE, il loro contributo all’economia è nettamente superiore.

Particolarmente significativo è il raffronto con la Germania. Le PMI italiane impiegano il 74,6% degli addetti complessivi, contro il 55,2% delle omologhe tedesche. Anche sul piano del fatturato il vantaggio è evidente: le imprese italiane sotto i 250 dipendenti generano il 62,9% del totale nazionale, mentre in Germania la quota si ferma al 35,8%.

Lo stesso trend emerge nel valore aggiunto, dove le PMI italiane contribuiscono per il 61,7% al totale dell’economia, contro il 46% registrato dalle imprese tedesche della stessa categoria. Numeri che testimoniano una straordinaria capacità delle aziende italiane di creare ricchezza e occupazione.

Produttività superiore a quella tedesca

L’aspetto forse più sorprendente riguarda la produttività. Le PMI italiane in senso stretto, ossia quelle con un numero di addetti compreso tra 10 e 249, risultano più produttive delle concorrenti tedesche.

Secondo lo studio, il valore aggiunto per occupato supera quello delle aziende tedesche di 4.229 euro, con un vantaggio del 6,6%. Un risultato che sfata il luogo comune secondo cui il modello industriale tedesco sarebbe sistematicamente più efficiente di quello italiano.

Permane tuttavia un divario significativo nelle microimprese, quelle con meno di dieci addetti, dove la produttività italiana resta inferiore di circa il 33% rispetto a quella tedesca. Una differenza che, secondo la CGIA, dipende soprattutto dalla minore dimensione media delle attività economiche e dal conseguente minore livello di investimenti in innovazione, ricerca e sviluppo.

La sfida: innovazione e crescita dimensionale

Per l’associazione artigiana, il rafforzamento degli investimenti tecnologici e l’aumento della dimensione aziendale rappresentano gli strumenti principali per colmare il gap ancora esistente nelle microimprese. Un maggiore impegno su innovazione, digitalizzazione e ricerca potrebbe consentire alle aziende italiane di estendere il vantaggio competitivo anche alla fascia più piccola del tessuto produttivo.

La fotografia scattata dalla CGIA evidenzia dunque una realtà spesso sottovalutata: le PMI italiane non solo costituiscono l’ossatura dell’economia nazionale, ma rappresentano anche un modello di eccellenza a livello europeo. Un patrimonio economico che continua a distinguersi per capacità di creare occupazione, generare valore e competere sui mercati internazionali.

 

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