Indagine Bankitalia: domanda estera positiva, investimenti in crescita. Le imprese segnalano un miglioramento del clima economico, ma restano caute sulle prospettive operative.
Si attenua il pessimismo delle imprese italiane, anche se il quadro economico resta condizionato dalle tensioni geopolitiche internazionali. È quanto emerge dall’indagine condotta tra il 25 agosto e il 18 settembre 2026 presso le aziende dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti, che evidenzia un miglioramento delle valutazioni sulla situazione economica generale rispetto ai trimestri precedenti.
Nel terzo trimestre dell’anno i giudizi negativi sull’andamento dell’economia si sono ridotti, pur restando meno favorevoli rispetto al periodo precedente allo scoppio della guerra in Medio Oriente. Le imprese segnalano inoltre una domanda complessivamente positiva per i propri prodotti e servizi, sebbene con andamenti differenti tra i vari comparti.
Le indicazioni più deboli provengono dall’industria manifatturiera, mentre servizi e costruzioni mostrano una sostanziale tenuta. A sostenere le vendite è soprattutto la componente estera della domanda, che continua a offrire un contributo positivo in un contesto caratterizzato da un rallentamento del mercato interno.
Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello stretto di Hormuz continuano ad avere effetti limitati sui livelli di domanda, ma incidono in misura più significativa sui costi di produzione. Le aziende segnalano infatti un aumento dei prezzi degli input produttivi, in particolare delle materie prime, con ripercussioni sulla struttura dei costi.
Le prospettive per il quarto trimestre restano improntate alla cautela. Le imprese continuano a valutare sfavorevolmente le proprie condizioni operative, mentre mantengono aspettative positive sull’andamento della domanda complessiva e, soprattutto, di quella proveniente dai mercati esteri. Le attese sull’occupazione rimangono orientate a una crescita, anche se con un ritmo leggermente inferiore rispetto a quello indicato nello stesso periodo dello scorso anno.
Sul fronte degli investimenti emerge un quadro relativamente favorevole. I programmi per il 2026 continuano a essere espansivi, confermando la volontà delle aziende di proseguire i percorsi di sviluppo e ammodernamento. Le condizioni per investire sono tuttavia ancora giudicate poco favorevoli, soprattutto dalle imprese di minore dimensione, che risentono maggiormente delle incertezze del contesto economico.
Le condizioni di accesso al credito risultano sostanzialmente stabili rispetto alla precedente rilevazione e la posizione di liquidità attesa viene considerata nel complesso adeguata dalla maggior parte delle imprese intervistate.
Prosegue inoltre la crescita dei prezzi di vendita in tutti i comparti. La dinamica degli aumenti rimane sostanzialmente invariata nell’industria e nei servizi, mentre appare più moderata nelle costruzioni. Le aziende prevedono ulteriori rialzi nei prossimi dodici mesi, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Gran parte delle imprese interessate dai rincari legati alle tensioni geopolitiche dichiara di aver già trasferito, almeno in parte, tali maggiori costi sui prezzi finali.
Le aspettative di inflazione restano nel complesso stabili, pur evidenziando una lieve riduzione sugli orizzonti temporali più brevi rispetto alla precedente indagine. Un segnale che suggerisce una graduale normalizzazione delle aspettative, pur in un contesto che continua a presentare elementi di incertezza per l’attività economica e produttiva.