Bankitalia stima il PIL 2026 allo 0,5%, mentre il debito pubblico raggiunge nuovi massimi. Scenario frenato da costi elevati, inflazione persistente e margini delle imprese in riduzione.
Tra segnali di resilienza del sistema produttivo e le persistenti fragilità della finanza pubblica, l’Italia entra nella seconda metà del 2026 in una fase di transizione macroeconomica complessa. Il numero di luglio di “L’economia italiana in breve” di Banca d’Italia offre una lettura tecnica e aggiornata di questo equilibrio delicato.
Le nuove proiezioni di Via Nazionale confermano per il 2026 una crescita del PIL limitata allo 0,5%, perfettamente in linea con le stime della Commissione Europea e del FMI. La dinamica riflette consumi delle famiglie ancora deboli, nonostante un lieve recupero del reddito reale e una propensione al risparmio che rimane elevata.
Sul fronte dei prezzi, il quadro è più favorevole: l’inflazione IPCA, attesa in media al 3,1%, mostra un deciso raffreddamento. Le stime preliminari di giugno indicano un incremento tendenziale dell’1,7%, contribuendo a migliorare il potere d’acquisto e a ridurre le pressioni sui bilanci familiari.
Il comparto creditizio continua a rappresentare un pilastro di stabilità. Gli indicatori patrimoniali restano robusti:
Total Capital Ratio medio: 19,47%
CET1 Ratio: 15,43% (18,53% per le banche meno significative)
La qualità del credito rimane sotto controllo, con un NPL ratio lordo stabilizzato attorno al 2,5%, segnale di un deterioramento fisiologico e gestibile.
La criticità strutturale del Paese resta la finanza pubblica. Il debito delle Amministrazioni pubbliche è atteso al 138,6% del PIL a fine 2026, il valore più elevato dell’area euro (media 90,2%), superiore a Francia (118,1%), Spagna (99,6%) e Germania (65,8%).
Nonostante la dimensione del debito, emergono segnali di consolidamento:
Saldo primario in forte miglioramento all’1,2% del PIL
Deficit complessivo in riduzione al -2,9%
La sostenibilità è favorita anche dalla distensione sui mercati: i rendimenti dei BTP decennali scendono al 2,90% (giugno 2026). A ciò si aggiunge una posizione patrimoniale netta sull’estero ampiamente positiva, pari a circa 15% del PIL, che conferma il ruolo decisivo del risparmio privato nel bilanciare le fragilità del settore pubblico.
Il quadro tratteggiato da Bankitalia descrive un Paese che procede con cautela: crescita moderata, inflazione in rientro, banche solide e finanza pubblica ancora sotto pressione. Una combinazione che richiede politiche coerenti e un monitoraggio costante, mentre l’economia italiana cerca di consolidare la ripresa in un contesto internazionale instabile.