Draghi: attuato solo il 15,7% del piano Ue, serve scatto

Posted on 22/07/2026 in Economia by Redazione

Draghi richiama l’Ue a un’accelerazione: solo il 15,7% del piano è stato attuato, segnalando ritardi strutturali e necessità di governance più efficace per completare le riforme.

Mario Draghi è tornato a Palazzo Berlaymont per verificare lo stato di avanzamento del rapporto sulla competitività che porta il suo nome. Dopo il pranzo con Ursula von der Leyen, il giudizio ufficiale è stato positivo, ma i numeri raccontano una realtà più lenta: a quasi due anni dalla presentazione del piano, solo una quota limitata delle riforme è stata tradotta in decisioni operative.

La Commissione rivendica un’accelerazione, citando interventi su mercato unico, intelligenza artificiale, tecnologie pulite e nuove partnership commerciali. Tuttavia, le misurazioni indipendenti mostrano un quadro diverso. L’aggiornamento di luglio del Draghi Observatory indica che solo 60 delle 383 raccomandazioni risultano pienamente attuate (15,7%), mentre 98 sono parzialmente realizzate e 225 ancora da completare. La distinzione tra iniziative annunciate e misure effettivamente operative resta centrale per valutare la reale portata dell’azione europea.

Le stime divergono: l’Institut Montaigne valuta l’attuazione intorno al 30%, con una possibile crescita al 60% entro il 2027. La Commissione, invece, considera anche iniziative presentate, fondi mobilitati e procedimenti legislativi avviati. Le differenze metodologiche non cambiano il punto critico: le riforme che richiedono condivisione di poteri, risorse e regole avanzano più lentamente.

Il rapporto Draghi del 2024 aveva delineato un’Europa frenata da produttività debole, energia costosa, frammentazione finanziaria e ritardi tecnologici. Per colmare il divario con Stati Uniti e Cina, conciliare decarbonizzazione e competitività e rafforzare la sicurezza economica, stimava un fabbisogno aggiuntivo di 750-800 miliardi l’anno. È su questa scala che il bilancio europeo appare insufficiente: senza un mercato dei capitali integrato e strumenti comuni di investimento, molte imprese continueranno a cercare capitali altrove.

Per dimostrare che l’agenda non è rimasta sulla carta, Commissione, Parlamento e Consiglio hanno firmato la roadmap “One Europe, One Market”, con verifiche trimestrali e obiettivi al 2027. I dossier chiave includono appalti pubblici, Industrial Accelerator Act, revisione delle regole sulle fusioni e unione dei mercati dei capitali. Sul commercio, i progressi sono più visibili: accordi con Mercosur, Messico, Svizzera, India e Australia avanzano più rapidamente rispetto alle riforme che toccano competenze nazionali sensibili.

Il nodo più complesso resta l’integrazione dei mercati dei capitali e il finanziamento comune. La proposta spagnola sugli eurobond divide i governi, e Draghi ha precisato che il tema non era all’ordine del giorno dell’incontro. Ma la questione resta centrale: senza risorse comuni e capitali privati mobilitati su scala europea, la trasformazione indicata dal rapporto rimane fuori portata.

L’incontro al Berlaymont riapre così il confronto tra velocità dichiarata e risultati misurabili. Draghi continua a esercitare pressione dall’esterno, trasformando il suo rapporto in un parametro di valutazione dell’azione europea. I prossimi mesi diranno quanto del nuovo calendario diventerà diritto applicabile e quanto resterà ancora in negoziato.

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