Fabio Panetta interviene ad Assiom Forex illustrando priorità per mercati, crescita e stabilità finanziaria, con focus su economia italiana ed eurozona.
Nel 2025 la crescita globale si è rivelata più robusta del previsto, nonostante le forti tensioni geopolitiche e commerciali: il PIL mondiale è aumentato del 3,3 per cento, mezzo punto oltre le previsioni formulate un anno fa. A sostenere l'attività produttiva ha contribuito innanzitutto il dinamismo dei settori legati all'intelligenza artificiale - in particolare la costruzione dei data center, divenuti il fulcro della trasformazione tecnologica in atto.
Di questa spinta stanno beneficiando con particolare intensità gli Stati Uniti, che dalla scorsa primavera registrano una crescita media del PIL del 3,2 per cento sulla base del dato pubblicato ieri. L'espansione dell'economia americana è sostenuta anche dalla vivace dinamica dei consumi delle famiglie, a sua volta stimolata dai rialzi dei corsi azionari.
L'attività globale ha inoltre tratto impulso, non senza sorpresa, dal rapido e persistente aumento del commercio internazionale.
In Cina, la capacità delle imprese esportatrici di riorientare l'eccesso di produzione manifatturiera verso altri mercati, in risposta alle barriere commerciali statunitensi, ha consentito di conseguire l'obiettivo governativo di crescita del 5 per cento. Tale risultato è stato favorito dalla riduzione dei prezzi all'esportazione e dal maggiore contenuto tecnologico dei beni venduti all'estero. È una strategia che si è rivelata efficace nel breve periodo, ma difficile da sostenere nel tempo, poiché in assenza di un rafforzamento dei consumi interni tende ad alimentare pressioni deflazionistiche. Il ciclo economico globale ha infine tratto alimento dall'allentamento delle condizioni monetarie nelle principali economie avanzate. Nel Regno Unito, negli Stati Uniti e nell'area dell'euro i tassi di interesse sono diminuiti rispettivamente di 150, 175 e 200 punti base rispetto al picco. Per il 2026, l'FMI prevede una crescita mondiale stabile al 3,3 per cento, con rischi al ribasso legati a una possibile correzione dei mercati finanziari e a un ulteriore deterioramento del clima geopolitico. Negli Stati Uniti la crescita sarebbe ancora sostenuta dallo sviluppo del settore tecnologico.
L'inflazione rimarrebbe nel complesso contenuta, pur con dinamiche differenziate tra le principali economie.
Anche l'economia europea affronta questa fase con una crescita superiore alle attese e un'inflazione tornata sotto controllo, pur restando esposta agli shock esterni.
La dinamica del PIL, intorno all'1,5 per cento, è stata sostenuta dal recupero dei redditi reali e dal graduale allentamento delle condizioni monetarie. Questo miglioramento non è stato tuttavia sufficiente a ridare vigore ai consumi, ancora frenati dall'incertezza globale e dal desiderio delle famiglie di ricostituire il valore reale della ricchezza eroso dallo shock inflazionistico.
Un contributo crescente viene invece dagli investimenti, soprattutto nei beni intangibili (fig. 1). Le imprese più grandi e tecnologicamente più avanzate segnalano un aumento della spesa in intelligenza artificiale e servizi cloud. Sono sviluppi incoraggianti; nel complesso, tuttavia, l'impatto sull'economia resta più contenuto rispetto agli Stati Uniti...continua a leggere sul sito Bankitalia