L’Italia del Ben – Vivere. Il Rapporto 2020.

Posted on 29/09/2020 in Corporate News by Credito Cooperativo

Il Ben-Vivere delle province italiane: "Abbiamo bisogno di indicatori che connettano lo sviluppo economico con la soddisfazione di vita e il senso del vivere".

E’ stata presentata del Festival Nazionale dell’Economia Civile, la seconda edizione della ricerca “Il Ben-Vivere delle province italiane” realizzata dal quotidiano Avvenire con la Scuola di Economia Civile e il contributo di Federcasse.

Partendo da una serie di “focus group” per comprendere a fondo quali fattori influiscono maggiormente sulla qualità della vita delle persone e in quali ambiti gli abitanti di una città riescono meglio a esprimere se stessi, il rapporto punta a misurare il “ben vivere” nei territori  attraverso la “lente” della generatività.

Coordinato dai professori Leonardo Becchetti, Luigino Bruni e Vittorio Pelligra, lo studio presenta tre sezioni: la prima riguarda la classifica che misura il Ben-vivere, l’altra la Generatività in atto. Entrambe le classifiche si basano sull’analisi di dati antecedenti la pandemia, mentre l’ultima sezione riguarda una prima ricognizione delle conseguenze economiche del Covid sulle province e sui settori economici.

LA CLASSIFICA BENVIVERE

E’ ancora una volta il Nordest ad essere ai primi posti della classifica, con Bolzano che si conferma in prima posizione e Pordenone seconda, sorpassando Trento. Al quarto posto si conferma Firenze, mentre al quinto e al sesto Milano e Bologna, seguite Parma, Siena Prato e Pisa.

Lo studio, prende in esame oltre 90 parametri relativi a dieci domìni (Demografia e famiglia, Salute, Impegno civile, Ambiente turismo e cultura, Servizi alla persona, Legalità e sicurezza, Lavoro, Inclusione economica, Capitale umano, Accoglienza) misurando il ben-vivere in un territorio non solo dal punto di vista della ricchezza economica ma secondo gli indicatori del Benessere equo e sostenibile (Bes) e gli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dall’Onu (Sdg) che valorizzano maggiormente le dimensioni sociali e ambientali della nostra vita.

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LA CLASSIFICA DELLA GENERATIVITÀ IN ATTO

Quando si parla di generatività in atto ci si riferisce alla capacità di “incidere positivamente nella vita di altri esseri umani, considerando tutti i comportamenti generativi dei singoli e l’insieme delle azioni individuali grazie alle quali il processo generativo è in essere”.

Secondo la classifica, rispetto allo scorso anno, non ci sono variazioni nei primi tre posti, con Bolzano, Pordenone e Trento. Emerge invece una “spiccata mobilità” nelle posizioni intermedie con territori che compiono grandi progressi nel corso di un solo anno – come Massa Carrara, (39 posizioni guadagnate), Brescia (+30 posti), Grosseto (+24) e Palermo (+24) -ed altri che altrettanto velocemente peggiorano come Sassari (-40 posizioni), Fermo (-27), Aosta (-27), Prato (-24), Biella (-21), Terni (-20).

IL LEGAME TRA INQUINAMENTO E PANDEMIA

L’ultima parte dello studio analizza il rapporto tra inquinamento e Covid. Diverse ricerche internazionali, infatti, dimostrano il legame tra l’inquinamento da polveri sottili o da ozono e il numero di contagi e decessi per coronavirus. Secondo i ricercatori se tutta l’Italia fosse “costituita da comuni-parco (località sul cui territorio insistono riserve o aree naturali protette) in Italia avremmo avuto 582 morti di Covid in meno al giorno”.

LE CONSEGUENZE ECONOMICHE DEL COVID

E’ ancora presto per valutare le conseguenze della pandemia, è possibile intanto dare una prima indicazione qualitativa sulla tenuta dei territori. Secondo la ricerca hanno sofferto soprattutto “le micro-imprese del Nord, un’analisi coerente con l’andamento della curva pandemica in Italia”. Una prima interpretazione generale dei dati analizzati, spiega il Rapporto, è che “le decisioni di chiusura o l’impossibilità di proseguire l’attività economica sono dipese anche da fattori diversi rispetto a quello della diffusione del virus: choc di domanda o di offerta, paralisi della filiera produttiva”. Una seconda suggerisce come “le imprese delle Regioni settentrionali potrebbero aver maggiormente forzato la mano cercando di continuare l’attività. E questo sarebbe coerente con i dati sul ruolo delle imprese artigiane e con la maggior diffusione del virus nel Nord del Paese”.

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