Listing Act II, in GU il decreto per il mercato capitali
Recepite le norme UE del Listing Act II per mercati più competitivi e accessibili. Semplificate le regole di quotazione e raccolta di capitali.
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 ottobre il Decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 189, che recepisce nell’ordinamento italiano la direttiva Ue 2024/2810 sulle strutture con azioni a voto plurimo e adegua la normativa nazionale al regolamento Ue 2024/2809, parte del pacchetto europeo “Listing Act”, finalizzato a rendere più attrattivi i mercati dei capitali e a facilitare l’accesso delle piccole e medie imprese alla raccolta di risorse finanziarie.
Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 24 settembre in attuazione della Legge di delegazione europea 2025, interviene principalmente sul Testo unico della finanza (TUF), introducendo una disciplina organica per l’ammissione alle negoziazioni delle società che adottano strutture azionarie con diritti di voto plurimo.
Tra le principali novità, il decreto stabilisce che i sistemi multilaterali di negoziazione non possano rifiutare l’ammissione di una società italiana o europea esclusivamente per la presenza di azioni a voto plurimo, purché tali strumenti rispettino le condizioni previste dalla normativa europea e nazionale. L’obiettivo è favorire l’accesso ai mercati dei capitali da parte delle imprese, consentendo agli azionisti fondatori di mantenere un adeguato controllo societario anche dopo l’ingresso di nuovi investitori.
Il testo disciplina inoltre gli obblighi di trasparenza connessi alle strutture a voto plurimo, prevedendo specifici adempimenti informativi per il mercato e attribuendo alla Consob la facoltà di emanare disposizioni attuative per assicurare un’applicazione uniforme delle nuove regole.
Ulteriori interventi riguardano il rafforzamento del quadro regolamentare in materia di abusi di mercato. Il decreto aggiorna infatti gli obblighi di comunicazione, i poteri di vigilanza e di indagine della Consob e il regime sanzionatorio applicabile alle violazioni della disciplina europea, ridefinendo criteri, importi delle sanzioni e misure amministrative nei confronti sia delle persone fisiche sia degli enti.
Nel testo definitivo non emergono modifiche sostanziali rispetto alla bozza approvata dal Governo. Non è stata infatti accolta l’osservazione formulata dalla Commissione Finanze del Senato, che aveva suggerito di valutare l’introduzione di specifiche tutele per bilanciare gli interessi degli azionisti titolari di azioni a voto plurimo con quelli degli investitori privi di tali diritti rafforzati.
Il decreto entrerà in vigore il 22 ottobre 2026, completando il recepimento in Italia di una delle principali riforme europee dedicate allo sviluppo dei mercati dei capitali e alla crescita delle imprese, con particolare attenzione alle PMI interessate a reperire nuove fonti di finanziamento attraverso il mercato.