EY Survey 2026: investimenti esteri resilienti in Italia
EY Survey 2026 segnala resilienza degli investimenti esteri in Italia, nonostante il rallentamento europeo, con attrattività stabile e focus su innovazione, energia e manifattura.
\r\nIn un clima di generale riduzione, resiste meglio dei principali Paesi europei, ma rimane ancora rilevante il gap
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- Nel 2025 l’Italia conta 206 progetti di investimenti diretti esteri (IDE), in calo dell'8% rispetto al 2024, in linea con il rallentamento europeo (-7%) e con una tenuta migliore rispetto ai principali Paesi (Francia -17%, Regno Unito -14%, Germania -10%). \r\n
- L'Italia mantiene stabile la propria quota di mercato europea al 4,1%, più che raddoppiata rispetto al periodo pre-Covid. \r\n
- Gli Stati Uniti restano il primo Paese investitore (18%), seguiti dalla Germania (14%); crescono i prodotti industriali e la mobilità, primo settore con 58 progetti (da 43), e le infrastrutture digitali, con i data center che passano da 2 a 8. \r\n
- L'Italia sale al nono posto in Europa per attrattività (+3 posizioni): il 56% degli intervistati prevede un miglioramento dell'attrattività del Paese nei prossimi tre anni e il 48% intende stabilire o espandere le proprie attività nel Paese. \r\n
Milano, 21 luglio 2026 – La nuova edizione dell'EY Attractiveness Survey Italy rileva che nel 2025 in Italia sono stati annunciati 206 progetti di investimenti diretti esteri (IDE)1, in calo dell'8% rispetto al 2024. Non si tratta di un arretramento specifico dell'Italia, ma della conferma di un rallentamento generalizzato in Europa, dove il numero complessivo dei progetti si è ridotto del 7%. Nonostante il calo, il Paese mantiene per il secondo anno consecutivo il settimo posto nella classifica europea per numero di progetti IDE e la propria percentuale di quota di mercato europea (4,1%), confermando un posizionamento stabile tra le principali destinazioni europee per gli investimenti e un livello di attrazione ormai consolidato su valori molto più elevati rispetto alla fase pre-Covid.
\r\nLe grandi economie europee come Francia, Regno Unito e Germania continuano a guidare la classifica dei Paesi destinatari di IDE, ma nel 2025 registrano contrazioni più marcate rispetto all'Italia, rispettivamente -17%, -14% e -10%. Nonostante ciò, questi tre Paesi concentrano complessivamente il 42% degli IDE europei, a conferma del loro ruolo strutturale nei flussi di investimento del continente, anche se in calo rispetto al 46% del 2024 e al 51% del 2023.
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Le grandi economie europee come Francia, Regno Unito e Germania continuano a guidare la classifica dei Paesi destinatari di IDE, ma nel 2025 registrano contrazioni più marcate rispetto all'Italia, rispettivamente -17%, -14% e -10%. Nonostante ciò, questi tre Paesi concentrano complessivamente il 42% degli IDE europei, a conferma del loro ruolo strutturale nei flussi di investimento del continente, anche se in calo rispetto al 46% del 2024 e al 51% del 2023.
Gli investimenti diretti esteri non sono soltanto una misura dei capitali che entrano in un Paese: sono un indicatore della fiducia degli investitori, della credibilità delle istituzioni e della capacità di un'economia di posizionarsi nelle trasformazioni in corso. Le tensioni internazionali, il protrarsi dei conflitti e politiche commerciali più marcate continuano a influenzare le decisioni di investimento delle imprese e la ridefinizione delle catene del valore, in un quadro di crescita globale in rallentamento, specialmente in Europa. In questo contesto i risultati della nuova edizione dell'EY Attractiveness Survey confermano che l'Italia ha ormai superato la fase in cui la sua attrattività era occasionale e discontinua, consolidando una presenza più stabile e rilevante nella geografia europea degli investimenti
Sul fronte della provenienza degli investitori, gli Stati Uniti si confermano primo Paese investitore in Italia con una quota del 18%, seguiti da Germania (14%, stabile rispetto all'anno precedente), Regno Unito (11%), Francia (11%) e Svizzera (7%). Si riduce complessivamente la quota degli investitori europei, mentre cresce il contributo dei Paesi extra-UE: è il caso del Giappone, che quasi raddoppia i progetti rispetto al 2024 (da 6 a 11), della Cina e dei Paesi arabi.
\r\nCrescono i progetti nel settore dei prodotti industriali e della mobilità, che diventano il primo comparto in Italia per numero di iniziative, passando da 43 a 58 progetti. Un dato coerente con la centralità del tessuto manifatturiero italiano e con la riorganizzazione delle catene di fornitura in Europa. Sul fronte delle infrastrutture digitali, i progetti relativi ai data center passano da 2 nel 2024 a 8 nel 2025.
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Crescono i progetti nel settore dei prodotti industriali e della mobilità, che diventano il primo comparto in Italia per numero di iniziative, passando da 43 a 58 progetti. Un dato coerente con la centralità del tessuto manifatturiero italiano e con la riorganizzazione delle catene di fornitura in Europa. Sul fronte delle infrastrutture digitali, i progetti relativi ai data center passano da 2 nel 2024 a 8 nel 2025.
La composizione degli investitori offre spunti di riflessione interessanti. Il legame con gli Stati Uniti continua a mostrare solidità, con una crescita del 2% rispetto al 2024, anche in una fase di maggiore cautela, e cresce il contributo dei Paesi extra-UE: segno di un'Italia capace di attrarre capitali da geografie diverse. Anche la natura degli investimenti sta cambiando. La crescita dei prodotti industriali e della mobilità premia sistemi produttivi specializzati e integrati, capaci di offrire competenze distintive. Ma è sulle infrastrutture digitali che si gioca una partita decisiva. La domanda di capacità computazionale, spinta dall'AI generativa, sta ridisegnando la geografia degli investimenti e apre spazi a mercati secondari rispetto agli hub tradizionali.
L'Italia può essere protagonista, ma per farlo deve affrontare con decisione il nodo energetico e quello autorizzativo, trovando una corretta sintesi anche in termini di rapporti con le comunità locali e sui temi di sostenibilità. La competizione sarà sempre più intensa e sempre meno legata alla sola posizione geografica
Dal punto di vista territoriale si registra un progressivo riequilibrio geografico. Pur in riduzione rispetto agli anni precedenti, gli investimenti restano concentrati nel Nord-Ovest, che intercetta il 59% del totale. La Lombardia si conferma il principale polo attrattivo, con il 44% dei progetti, pur registrando una contrazione del 22%. Il Nord-Est, trainato dall'incremento dei progetti in Friuli-Venezia Giulia e Veneto, sale al 18% (dal 14% del 2024), mentre si rafforza il Centro Italia (13%). Il Sud, invece, si attesta al 10%, con una leggera flessione rispetto al 2024.
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Dal punto di vista territoriale si registra un progressivo riequilibrio geografico. Pur in riduzione rispetto agli anni precedenti, gli investimenti restano concentrati nel Nord-Ovest, che intercetta il 59% del totale. La Lombardia si conferma il principale polo attrattivo, con il 44% dei progetti, pur registrando una contrazione del 22%. Il Nord-Est, trainato dall'incremento dei progetti in Friuli-Venezia Giulia e Veneto, sale al 18% (dal 14% del 2024), mentre si rafforza il Centro Italia (13%). Il Sud, invece, si attesta al 10%, con una leggera flessione rispetto al 2024.
Secondo i risultati della survey, condotta su un panel di circa 200 intervistati, il quadro di attrattività rimane solido: l'Italia sale al nono posto in Europa tra i Paesi più attrattivi per gli investimenti, guadagnando tre posizioni rispetto alla rilevazione del 2024, quando occupava la dodicesima posizione. Oltre la metà degli intervistati (56%) si attende inoltre un miglioramento dell'attrattività del Paese nei prossimi tre anni. Il 48% dichiara l'intenzione di stabilire o espandere le proprie attività in Italia nel prossimo anno. Si tratta di un dato inferiore rispetto all’ultima edizione della survey (51%), ma ancora rilevante, soprattutto in un contesto in cui le imprese rivedono con maggiore selettività le proprie decisioni di investimento.
\r\nA sostenere l'attrattività del Paese, secondo gli intervistati, sono soprattutto la sicurezza e la qualità della vita, la qualità della forza lavoro, la dotazione infrastrutturale e la competitività fiscale. Al tempo stesso, il limitato supporto ai settori strategici, la complessità normativa e amministrativa e i limitati investimenti in formazione e sviluppo del personale restano le aree che frenano la capacità del Paese di trasformare l'interesse degli investitori in decisioni effettive.
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A sostenere l'attrattività del Paese, secondo gli intervistati, sono soprattutto la sicurezza e la qualità della vita, la qualità della forza lavoro, la dotazione infrastrutturale e la competitività fiscale. Al tempo stesso, il limitato supporto ai settori strategici, la complessità normativa e amministrativa e i limitati investimenti in formazione e sviluppo del personale restano le aree che frenano la capacità del Paese di trasformare l'interesse degli investitori in decisioni effettive.
L’Italia parte oggi da una posizione più solida rispetto al passato, ma alcune priorità richiedono un’accelerazione: energia, semplificazione, competenze e un sistema di incentivi più efficace e coordinato. La vera sfida non è più dimostrare di essere attrattiva, ma di esserlo abbastanza, in linea con il proprio potenziale e la competizione europea