Bankitalia: fintech non vigilate tra crescita e sfide

Le fintech italiane non vigilate rafforzano i legami con le banche e puntano sull'IA, ma restano ostacoli crescita e raccolta capitali.

Bankitalia: fintech non vigilate tra crescita e sfide

Le imprese fintech italiane non vigilate rafforzano il loro ruolo nell'ecosistema finanziario nazionale, puntando sull'innovazione tecnologica e sull'intelligenza artificiale. Tuttavia, la crescita del settore continua a essere frenata dalle difficoltà di accesso ai finanziamenti, dalle dimensioni ancora contenute delle aziende e dagli ostacoli nell'ingresso sul mercato. È quanto emerge dalla Indagine Fintech sugli operatori italiani non vigilati - 2026 pubblicata dalla Banca d'Italia. 

L'indagine, realizzata nel 2026 e riferita all'operatività del 2025, rappresenta la seconda rilevazione dedicata alle imprese attive nel fintech che non rientrano tra gli intermediari sottoposti alla vigilanza delle autorità di controllo. Alla consultazione hanno partecipato 157 società, pari al 47% delle 336 aziende individuate, fornendo un quadro dettagliato di un comparto giovane, innovativo e sempre più connesso al sistema finanziario tradizionale.

Dall'analisi emerge che il 49% delle imprese è stato costituito tra cinque e dieci anni fa e il 93% conta meno di 100 dipendenti. Le dimensioni economiche restano però limitate: il 44% delle aziende registra un fatturato fintech inferiore a 200 mila euro. Inoltre, circa due terzi delle società hanno sede nel Nord Italia. 

Il modello di business prevalente è quello business-to-business (B2B): il 73% degli operatori offre infatti servizi rivolti ad altre imprese, concentrandosi soprattutto nei comparti del credito, dei pagamenti, dell'open banking, della cybersecurity e delle soluzioni RegTech.

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dall'indagine riguarda la crescente integrazione tra fintech e sistema finanziario tradizionale. Il 66% delle imprese intervistate collabora con almeno un intermediario vigilato, in aumento rispetto al 60% registrato nella precedente rilevazione. Un dato che conferma la complementarità tra innovazione tecnologica e operatori finanziari tradizionali. 

Secondo Banca d'Italia, le evidenze raccolte mostrano come le fintech non vigilate siano ormai parte integrante della filiera dei servizi finanziari, pur continuando a confrontarsi con importanti sfide operative e commerciali.

La tecnologia più diffusa nel settore è l'intelligenza artificiale. Il 70% delle imprese dichiara di utilizzarla nelle proprie attività e per il 29% rappresenta la tecnologia principale. Le applicazioni spaziano dagli strumenti predittivi agli agenti autonomi fino alle soluzioni di IA generativa. 

L'orientamento all'innovazione resta elevato: il 61% delle aziende prevede di lanciare nuovi prodotti e servizi nel corso del 2026, mentre solo una quota limitata intende mantenere invariata la propria offerta.

Nonostante il dinamismo del settore, emergono criticità significative. I mezzi propri continuano a rappresentare la principale fonte di finanziamento, indicata dall'84% delle imprese, mentre il ricorso a venture capital, private equity e credito bancario resta relativamente limitato. Solo il 26% delle società ha completato un round di finanziamento nel 2025. 

Tra i principali ostacoli allo sviluppo figurano la complessità delle procedure di acquisto da parte dei grandi clienti, le difficoltà nell'integrazione dei dati, gli adempimenti regolamentari e la carenza di competenze specialistiche. Non a caso il 26% delle imprese dichiara di aver interrotto almeno un progetto nell'ultimo anno, soprattutto a causa della mancanza di risorse finanziarie o dello scarso interesse del mercato. 

Il quadro delineato dall'indagine evidenzia dunque un ecosistema fintech italiano in evoluzione, caratterizzato da una forte capacità innovativa e da una crescente collaborazione con il settore bancario, ma ancora chiamato a superare barriere strutturali per trasformare le innovazioni sviluppate in opportunità di crescita sostenibile.