Credito imprese: salgono tassi e cala l’offerta di prestiti

Credito più caro nell'Eurozona: il 46% delle imprese segnala aumenti dei tassi. Peggiorano anche disponibilità dei prestiti, commissioni e garanzie richieste.

Credito imprese: salgono tassi e cala l’offerta di prestiti

Le condizioni di accesso al credito tornano a peggiorare per le imprese dell’Eurozona. Secondo l’ultima indagine SAFE (Survey on the Access to Finance of Enterprises) della Banca centrale europea, nel terzo trimestre del 2026 cresce la quota di aziende che segnala un aumento dei costi dei finanziamenti bancari, mentre diminuisce la disponibilità di prestiti e si rafforzano le richieste di garanzie da parte degli istituti di credito.

Il 46% netto delle imprese dichiara di aver registrato un incremento dei tassi applicati ai finanziamenti, in aumento rispetto al 42% rilevato nel trimestre precedente. L’incremento appare ancora più marcato tra le grandi aziende, dove il saldo sale al 55%, contro il 41% della precedente rilevazione. Tra le Pmi il dato si riduce leggermente, dal 43% al 38%, ma resta comunque elevato.

La stretta non riguarda soltanto il costo del denaro. Oltre un quarto delle imprese (27% netto) segnala infatti un aumento di commissioni, spese e altri oneri collegati ai finanziamenti, mentre cresce anche la quota di aziende che denuncia maggiori richieste di garanzie, passata dal 10% al 14%.

Peggiora l’offerta di credito

L’indagine evidenzia un deterioramento delle condizioni di accesso ai prestiti. Il saldo netto relativo alla disponibilità di finanziamenti bancari scende al -5%, rispetto al -1% della rilevazione precedente.

Tra le Pmi il dato passa da -4% a -5%, mentre per le grandi imprese il peggioramento è ancora più evidente: il saldo crolla dal +4% al -6%, segnalando una maggiore cautela da parte del sistema bancario.

Parallelamente si registra una diminuzione della domanda di credito. Nel complesso, le imprese riportano una riduzione del fabbisogno di finanziamenti pari al 2% netto, dopo l’aumento del 2% registrato nel trimestre precedente. Per le grandi aziende il saldo passa dal +3% al -6%, mentre rimane sostanzialmente stabile per le Pmi.

Nonostante il rallentamento della domanda, l’indicatore del “financing gap” elaborato dalla BCE resta positivo al 2%, dopo il 3% del trimestre precedente, confermando la presenza di tensioni tra risorse richieste e finanziamenti effettivamente disponibili.

Prospettive economiche sotto osservazione

Tra i fattori che incidono maggiormente sull’accesso al credito emerge il peggioramento delle prospettive economiche generali. Il 31% netto delle imprese considera questo elemento un ostacolo alla disponibilità di finanziamenti esterni, in aumento rispetto al 29% della rilevazione precedente.

Il fenomeno è particolarmente evidente tra le grandi aziende, dove la quota sale al 35%, contro il 29% registrato tra le Pmi. Inoltre, il 9% netto delle imprese segnala che le prospettive specifiche della propria attività, in termini di fatturato e redditività, influenzano negativamente la possibilità di ottenere credito.

Le banche sembrano quindi incorporare una maggiore percezione del rischio nelle proprie politiche di concessione dei finanziamenti, traducendola in criteri più selettivi e condizioni economiche più onerose.

Investimenti a rischio

Il quadro delineato dall’indagine potrebbe avere conseguenze dirette sulla capacità di investimento delle imprese. Tassi più elevati, maggiori costi accessori e richieste di garanzie più stringenti aumentano infatti il costo complessivo del capitale e riducono la convenienza economica di nuovi progetti.

Per le grandi aziende con accesso ai mercati finanziari l’impatto può essere in parte mitigato dal ricorso a fonti alternative di finanziamento. Per le Pmi, invece, il credito bancario continua a rappresentare il principale canale di raccolta delle risorse necessarie per sostenere crescita, innovazione e investimenti.

Una fase prolungata di maggiore selettività potrebbe quindi tradursi in un rinvio dei programmi di sviluppo, in minori investimenti tecnologici e in una gestione più prudente del capitale circolante.

Attese negative per i prossimi mesi

Le prospettive non mostrano segnali di miglioramento. Aumenta infatti il numero di imprese che si aspetta una minore disponibilità di finanziamenti esterni nel prossimo trimestre.

Si tratta di un elemento particolarmente rilevante perché le aspettative influenzano direttamente le decisioni aziendali. La percezione di un accesso al credito più difficile può infatti indurre le imprese a rinviare investimenti, ridimensionare progetti o anticipare richieste di finanziamento.

Coinvolte quasi 13 mila imprese

La quarantesima edizione della SAFE è stata realizzata tra il 26 agosto e il 2 ottobre 2026 e ha coinvolto 12.822 imprese dell’area euro. Di queste, 11.917, pari al 93% del campione, sono Pmi con meno di 250 dipendenti.

L’indagine non descrive una vera e propria crisi del credito, ma segnala un irrigidimento delle condizioni finanziarie che potrebbe pesare sull’economia reale. Il rischio evidenziato dalla BCE è che il progressivo aumento dei costi e la minore disponibilità di finanziamenti si traducano in una frenata degli investimenti e, di conseguenza, della crescita dell’Eurozona nei prossimi trimestri.