Bankitalia: l’economia globale regge gli shock
L’attività economica globale si conferma più solida delle attese, sostenuta dalla domanda interna nonostante le tensioni geopolitiche.
L’economia globale continua a mostrare una resilienza superiore alle attese, sostenuta in larga misura dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Secondo l’analisi della Banca d’Italia, la diffusione delle tecnologie IA sta contribuendo a sostenere l’attività economica e la domanda di beni ad alto contenuto tecnologico, compensando in parte gli effetti negativi derivanti dal rialzo dei prezzi energetici e dalle persistenti tensioni geopolitiche.
Negli Stati Uniti la crescita continua a essere alimentata dalla robustezza della domanda interna, mentre in Cina il sostegno principale proviene dalle esportazioni. Al netto del comparto energetico, il commercio mondiale mantiene una dinamica favorevole grazie all’aumento della domanda di componenti, infrastrutture e tecnologie collegate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Le prospettive restano tuttavia condizionate da diversi fattori di incertezza, tra cui il protrarsi del conflitto in Medio Oriente, le possibili modifiche alle politiche commerciali statunitensi e il progressivo irrigidimento delle condizioni finanziarie globali.
I mercati energetici continuano a caratterizzarsi per condizioni di offerta tese. Nel corso dell’estate il prezzo del petrolio è tornato a superare la soglia dei 100 dollari al barile, mentre le quotazioni del gas naturale hanno raggiunto i livelli più elevati dall’inizio delle ostilità internazionali.
L’incremento dei margini di raffinazione ha inoltre contribuito ad aumentare il costo dei carburanti e degli altri derivati petroliferi, alimentando nuove pressioni inflazionistiche in molte economie avanzate.
I mercati finanziari internazionali hanno mantenuto un andamento complessivamente positivo, sostenuti da risultati societari favorevoli, soprattutto nel comparto tecnologico. Tuttavia, l’aumento dei rendimenti obbligazionari e le elevate valutazioni azionarie stanno accrescendo il rischio di possibili correzioni.
I rendimenti dei titoli pubblici a lungo termine sono saliti per effetto delle aspettative di inflazione più elevate, delle preoccupazioni sulla sostenibilità dei conti pubblici in diversi Paesi avanzati e dell’intenso ricorso al mercato obbligazionario da parte delle grandi aziende tecnologiche.
Il permanere delle tensioni sui prezzi energetici continua a incidere sull’inflazione. Per contrastare questi rischi, alcune importanti banche centrali hanno ulteriormente inasprito la politica monetaria.
A settembre la Federal Reserve e la Banca del Giappone hanno aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, mentre la Bank of England ha optato per una pausa. In Cina, invece, la banca centrale mantiene un orientamento accomodante per sostenere la crescita economica.
Nell’area dell’euro il PIL ha continuato a espandersi a ritmi contenuti. Nel secondo trimestre il prodotto interno lordo, escludendo il contributo particolarmente volatile dell’Irlanda, è cresciuto dello 0,3%, sostenuto dalla domanda estera e dai consumi delle famiglie.
L’inflazione è tornata a salire durante l’estate soprattutto per effetto dell’energia, ma finora non si osservano evidenti effetti di contagio sulle componenti di fondo. Le più recenti proiezioni della BCE indicano una crescita dello 0,9% sia per il 2026 sia per il prossimo anno, mentre l’inflazione è prevista al 3% nel 2026.
Nella riunione di settembre la Banca Centrale Europea ha innalzato di 25 punti base i tassi ufficiali, portando il tasso sui depositi al 2,5%. L’istituto di Francoforte ha sottolineato che le tensioni geopolitiche continuano a rappresentare un rischio significativo per la stabilità dei prezzi.
L’aumento del costo del credito si è riflesso sia sulle famiglie sia sulle imprese, anche se la dinamica dei finanziamenti alle aziende è rimasta sostenuta dalle crescenti esigenze di liquidità.
In Italia il PIL è aumentato dello 0,2% nel secondo trimestre grazie al contributo dei consumi delle famiglie e degli investimenti, in particolare quelli legati alle opere pubbliche e agli asset immateriali.
Nei mesi estivi l’economia avrebbe registrato un lieve rallentamento, influenzata dall’incertezza internazionale e dal rincaro dell’energia. A sostenere l’attività restano gli investimenti nella transizione digitale ed energetica e il buon andamento del turismo.
Secondo le previsioni della Banca d’Italia, il PIL italiano crescerà dello 0,9% nel 2026, dello 0,7% nel 2027 e dello 0,8% nel 2028.
Il mercato del lavoro continua a mostrare una tenuta complessivamente positiva. L’occupazione è cresciuta soprattutto nei servizi privati, mentre il tasso di disoccupazione è aumentato leggermente per effetto della maggiore partecipazione al mercato del lavoro.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione ha accelerato durante l’estate a causa dei rincari dei carburanti e delle tariffe energetiche. Le proiezioni di Bankitalia indicano un’inflazione media del 3,2% nel 2026, in diminuzione al 2,4% nel 2027 e all’1,7% nel 2028.
Il Documento programmatico di bilancio prevede una riduzione dell’indebitamento netto al 2,9% del PIL nel 2026, seguita da un temporaneo aumento al 3,4% nel 2027. Il debito pubblico dovrebbe salire fino al 138,5% del PIL prima di avviare una graduale discesa.
Nel complesso, il quadro delineato da Bankitalia evidenzia un’economia mondiale e italiana ancora in crescita, sostenuta dall’innovazione tecnologica e dagli investimenti nell’intelligenza artificiale, ma sempre più esposta ai rischi derivanti dalle tensioni geopolitiche, dall’energia e dalle condizioni finanziarie più restrittive.