BCE porta i tassi al 2,5% e rafforza la linea anti‑shock
La BCE porta i tassi al 2,5% e conferma una linea di vigilanza sui rischi legati allo shock energetico, mantenendo un approccio prudenziale alla stabilità.
La Banca centrale europea ha aumentato i tassi di interesse al 2,5%, in quello che la presidente Christine Lagarde ha definito un “no brainer”: una scelta scontata e approvata all’unanimità dal Consiglio direttivo. Si tratta del secondo rialzo consecutivo nella fase di stretta monetaria avviata a giugno, in risposta alle pressioni inflazionistiche generate dalla guerra in Medio Oriente.
Se il rialzo era previsto, è sul “dopo” che si concentra l’attenzione degli investitori. La conferenza stampa di Lagarde, fortemente incentrata sui rischi inflazionistici legati alla guerra d’Hormuz e allo shock energetico, ha spinto il mercato a prezzare tre ulteriori rialzi dei tassi entro ottobre 2027. Il quadro macroeconomico dell’area euro viene definito “resiliente”, con una crescita che continua a mostrare solidità nonostante il contesto geopolitico instabile.
La riunione, ospitata a Berlino dalla Bundesbank, ha confermato la BCE come prima banca centrale del G7 a reagire con decisione allo shock energetico derivante dal conflitto con l’Iran. Per ora solo il Giappone ha intrapreso una traiettoria simile. La Federal Reserve potrebbe essere costretta a seguire: i prezzi alla produzione statunitensi sono saliti al 5,4%, oltre le attese, e i dati sull’inflazione USA attesi nelle prossime ore potrebbero accelerare la discussione in vista della riunione del 16 settembre.
Contestualmente alla decisione sui tassi, la BCE ha pubblicato le stime d’autunno:
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crescita dell’area euro rivista al rialzo a +0,9% nel 2026,
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+1,4% nel 2027,
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+1,5% nel 2028.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione è attesa:
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al 3% nel 2026,
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al 2,5% nel 2027,
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al 2,1% nel 2028.
Lagarde ha sottolineato che la crescita del secondo trimestre, pari a +0,6%, è ai massimi da quattro anni e “attesa continuare nel terzo”.
La presidente ha evidenziato che, al momento, la stretta monetaria non sta frenando la ripresa del manifatturiero, pur con differenze tra Paesi. L’Italia resta in difficoltà, con la produzione industriale ferma a luglio. Il messaggio della BCE è chiaro: la resilienza dell’economia offre margini per proseguire con la normalizzazione della politica monetaria.
Lagarde ha avvertito che “lo shock energetico potrebbe intensificarsi ulteriormente”, mentre il petrolio supera i 105 dollari al barile e il gas gli 81 euro/MWh. La BCE ritiene che la dinamica dei prezzi dell’energia rappresenti il principale fattore di rischio per l’inflazione nei prossimi trimestri, e che la politica monetaria debba restare pronta a reagire.
La BCE conferma la sua linea di intervento rapido e deciso contro l’inflazione, sostenuta da un quadro di crescita più solido del previsto. I mercati guardano già ai prossimi mesi, dove la traiettoria dei prezzi dell’energia e l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente potrebbero determinare nuovi rialzi dei tassi.