“LEASING E SOSTENIBILITÀ”: IL LEASING ACCELERA

La Survey sull'integrazione dei fattori ESG per la competitività delle PMI realizzata da Assilea. Nel 2026 il lancio del modulo “BDCR Beni”, che fornirà indicazioni sui rischi climatico-ambientali dei beni in leasing.

“LEASING E SOSTENIBILITÀ”: IL LEASING ACCELERA

Assilea ha presentato oggi a Roma, presso la propria sede, i risultati della Survey annuale 2025 sulla sostenibilità nell’industria del leasing, che offre una fotografia della situazione e anche una lettura dinamica della sua evoluzione. A partire dai dati emersi, si è sviluppato un dibattito sull’integrazione dei fattori ESG e un confronto più ampio sul settore bancario. I lavori, aperti dal Direttore Generale Giuseppe Schlitzer, hanno visto gli interventi di Federica Sist (Area Vigilanza Assilea), della Prof.ssa Giuliana Birindelli (Università di Pisa), di Piergiuseppe D’Innocenzo (Banca d’Italia) e di Angela Tanno (ABI, Associazione Bancaria Italiana), alla presenza di rappresentanti di istituzioni e associazioni di settore, tra cui Consob, Assifact, Aniasa, Confindustria, FEBAF, OAM e OIC, oltre a numerosi partecipanti collegati da remoto.

Il 2025 rappresenta un anno di consolidamento per le società di leasing coinvolte nell’indagine: il 73,1% ha definito gli obiettivi ESG all’interno della strategia commerciale ed economico-finanziaria e il 59,6% delle azioni pianificate per l’integrazione ESG risulta completato, mentre il 25,0% è in corso di attuazione. Le iniziative riguardano principalmente la governance, il modello di business e la strategia, l’organizzazione e i processi, il risk management e l’informativa al mercato, in coerenza con le aspettative di vigilanza sui rischi climatici e ambientali della Banca d’Italia.

La mappatura dei fattori di rischio ESG delle nuove operazioni di leasing, propedeutica ad altre azioni attuative dell’integrazione, è effettuata da quasi la metà delle società (46,2%) e per la grandissima parte dei casi riguarda sia il bene, sia il cliente. Il 61,5% delle società include le caratteristiche ESG nell’offerta di prodotti, dato raddoppiato nel biennio, tra cui spiccano le basse emissioni di CO2 e il risparmio energetico. Più che raddoppiata la capacità di misurare l’impatto ESG dei prodotti, che passa dall’8% al 19,2%, e tuttavia rimane limitata dall’indisponibilità di dati sul bene. Proprio per sostenere le attività delle associate, Assilea nel corso dell’anno avvierà il modulo “BDCR Beni”, il servizio della Banca Dati Centrale Rischi Leasing dell’Associazione che fornirà indicazioni sugli impatti climatico-ambientali dei beni, con informazioni utili sia nella fase precontrattuale, sia in quella successiva. In un biennio sono invece quasi triplicate le società che sono in grado di rilevare i dati sulla sostenibilità dei clienti, passando dall’8,7% del 2023 al 23,1% del 2025.

La metà dichiara che questa attività è un obiettivo da raggiungere nel breve e medio periodo. Sul piano organizzativo, prevalgono i modelli ibridi (61,5%), costituiti da una figura come il Sustainability manager con il compito di interagire con le altre funzioni, seguiti da quelli accentrati (30,8%). Il 69,2% delle società ha integrato i fattori ESG nei processi di controllo interno e oltre la metà include obiettivi ESG nei sistemi incentivanti per il management dell’azienda. In aumento anche l’attenzione ai rischi: il 46,2% valuta i fattori ESG nelle nuove operazioni e il 53,8% monitora l’esposizione ai rischi climatico-ambientali. Permangono tuttavia alcune criticità, in particolare la maggior parte delle società (61,5%) non pubblica un report di sostenibilità autonomo, contribuendo invece a quello del gruppo di appartenenza.

L’indagine ha coinvolto 26 società, rappresentative dell’82% dello stock dei contratti di leasing al 31 dicembre 2024.

“Il leasing sta giocando un ruolo determinante nel tradurre gli obiettivi di sostenibilità in risultati concreti per la modernizzazione e la competitività del Paese, grazie soprattutto alla sua capacità di sostenere gli investimenti delle PMI e al suo contributo nel promuovere un’economia più sostenibile, favorendo e accelerando l’adozione e l’utilizzo di tecnologie innovative e green, a più bassa emissione di CO2, in tutte le categorie di beni”, ha commentato Giuseppe Schlitzer, Direttore Generale Assilea.

“I dati della nostra survey confermano che il leasing non è solo uno strumento di finanziamento, ma un vero e proprio partner capace di accompagnare le imprese verso modelli di business sempre più responsabili e trasparenti”. Lo studio “Analisi dei rischi climatici: survey sulle banche del territorio” presentato da Giuliana Birindelli (Professoressa dell’Università di Pisa), Vera Palea (Professoressa dell’Università di Torino) e Aline Miazza (ricercatrice GRINS presso l’Università di Torino) ha analizzato come 150 banche territoriali italiane, prevalentemente di credito cooperativo, stiano affrontando i rischi climatici. “L’indagine evidenzia che gli istituti percepiscono soprattutto il rischio di transizione e lo integrano nel risk appetite framework con un approccio proattivo e forward-looking, in linea con le aspettative regolamentari. Tuttavia, emergono anche limiti operativi: scarsa misurazione diretta dell’impronta carbonica e assenza di target Scope 3. Le banche sembrano inoltre privilegiare una strategia di accompagnamento delle imprese tramite engagement. I meccanismi di governance risultano sviluppati, ma incidono più sull’offerta di prodotti green che sulla riallocazione del credito”.

E’ seguito un dibattito dove tra gli altri sono intervenuti il Prof. Alessandro Carretta, Segr. Gen. Assifact, che ha sottolineato come “finché i fattori ESG non divengono convenienti rischiamo di rimanere in un limbo e anche se oggi la convenienza inizia ad emergere, non è ancora così chiaro. Peraltro, nell’apprezzare i risultati dell'indagine di Assilea, noto che sono nel complesso coerenti con quelli che rileviamo per il factoring”.

Alessandra Greco, referente di Confindustria per la finanza sostenibile, ha ricordato come “le nostre imprese da tempo sono impegnate in questo percorso di qualificazione e la pubblicazione del Pacchetto Omnibus 1, approvato nel febbraio 2026, è stato accolto molto favorevolmente perché contiene un insieme di misure di semplificazione normativa volte a ridurre gli oneri burocratici per le PMI europee in materia di sostenibilità, mentre le precedenti regole avevano introdotto pesanti oneri”.

Paolo Marullo Reedtz, Vice Presidente OIC ha messo in evidenza come a fronte di un problema di regolamentazione secondaria, troppo farraginosa, e si è modificata quella primaria. “Il mio timore è che ci saranno imprese, originariamente obbligate e oggi non più, che decideranno di aderire alla rendicontazione volontaria ESG, pescando in maniera occasionale tra gli standard obbligatori. Questo comporterà difficoltà di confronto dei dati”.

Il tema è stato ripreso da Guglielmina Onofri, General officer in CONSOB, che gli ha fatto eco sulla “preoccupazione circa la frammentazione delle informazioni; per questo chiediamo alla UE che le società che aderiscono volontariamente debbano adottare uno specifico standard e non possano scegliere liberamente qua e là a piacimento”.

Dal punto di vista dell’approccio agli standard delle PMI, Eleonora Rizzuto di AISEC - Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare - ha dato testimonianza di come “l’approccio della responsabilità delle aziende capofila anche per la propria filiera, attraverso un’unica rendicontazione, ha dato ottimi risultati”.