Istat: crescita fragile e salari deboli nel DFP 2026

Nell’audizione sul DFP 2026, Istat segnala rallentamento del Pil, salari reali ancora deboli e rischi da energia e credito, delineando uno scenario più fragile.

Istat: crescita fragile e salari deboli nel DFP 2026

L’audizione dell’Istat davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica (DFP) 2026 restituisce un quadro economico più debole rispetto alle attese del Governo. L’Istituto segnala infatti una dinamica del Pil meno positiva nei primi mesi del 2026, un potere d’acquisto ancora eroso e rischi significativi legati all’energia e all’accesso al credito. 

Un’economia che rallenta

Secondo Istat, i dati congiunturali dei primi mesi del 2026 mostrano un’evoluzione meno favorevole rispetto alla fine del 2025. La crescita prevista allo 0,6% per il 2026, già considerata modesta, potrebbe essere ulteriormente compromessa da shock esterni, in particolare l’aumento dei prezzi energetici dovuto alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Le simulazioni dell’Istituto indicano che un rialzo più marcato del prezzo del petrolio potrebbe ridurre la crescita del Pil di 0,3 punti nel 2026 e 0,5 punti nel 2027, peggiorando il quadro delineato dal Governo nel DFP. 

Salari reali ancora depressi

Uno dei punti più critici evidenziati da Istat riguarda l’andamento delle retribuzioni. Tra il 2021 e il 2025, i salari reali hanno registrato una contrazione del 7,8%, con cali più marcati nei servizi privati e nella Pubblica amministrazione.

Nel 2025 si è osservato un parziale recupero grazie a incrementi contrattuali superiori all’inflazione, ma il divario accumulato resta significativo. Questo elemento pesa sulla domanda interna e sulla capacità delle famiglie di sostenere consumi e investimenti. 

Conti pubblici: stime aggiornate ma non definitive

Istat conferma che le stime dei conti pubblici incluse nel DFP 2026 sono complete ma non definitive, soprattutto per quanto riguarda la “coda” del Superbonus. L’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli sui crediti ceduti, rilevando un aumento delle irregolarità che ha portato allo scarto o alla sospensione preventiva di una quota rilevante dei crediti.

La spesa per il Superbonus relativa al 2025 è stimata in 8,4 miliardi, in linea con i crediti comunicati e depurati dalle irregolarità. 

Un quadro internazionale incerto

L’audizione richiama anche il contesto globale, segnato dal conflitto in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha provocato un forte aumento dei prezzi del greggio e del gas. Secondo il FMI, la crescita mondiale dovrebbe rallentare dal 3,4% del 2025 al 3,1% del 2026, aggravando l’incertezza per l’economia italiana. 

Conclusione

L’Istat delinea un quadro prudente e complesso: crescita debole, salari ancora insufficienti a recuperare l’inflazione passata, rischi energetici elevati e conti pubblici sotto pressione. L’audizione suggerisce la necessità di politiche economiche capaci di sostenere redditi, investimenti e produttività, evitando che il rallentamento si trasformi in una nuova fase di stagnazione.