Banca d'Italia. Relazione finale 2020

Il 31 maggio alle ore 10.30 il Governatore Ignazio Visco ha presentato le Considerazioni finali in occasione della pubblicazione della Relazione annuale sul 2020.

Banca d'Italia. Relazione finale 2020

Riportiamo una sintesi della Relazione del Governatore Visco con riferimento allo stato delle banche e del sistema finanziario

Il rafforzamento dei bilanci delle banche italiane è proseguito nel 2020. Negli ultimi cinque anni il rapporto tra il capitale di migliore qualità e le attività ponderate per il rischio (CET1 ratio) è salito di oltre 3 punti percentuali, al 15,5 per cento; l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti, al netto delle rettifiche di valore, è scesa al 2,2 per cento, 7,6 punti al di sotto del picco del 2015. Per i maggiori gruppi, classificati come significativi ai fini della vigilanza unica, la distanza dalla media degli altri paesi per patrimonializzazione e qualità dei prestiti si è sostanzialmente annullata. L’emersione delle insolvenze generate dagli effetti della crisi sanitaria sull’economia è stata finora rallentata dagli interventi introdotti dal marzo dello scorso anno e prorogati fino alla fine del 2021. Dall’ultimo trimestre del 2020, tuttavia, i nuovi crediti deteriorati stanno aumentando e potrebbero continuare a crescere nei prossimi mesi, anche se meno che nei precedenti episodi di crisi. Un segnale in questa direzione proviene dall’incremento, in media, di quasi un terzo della consistenza delle rettifiche di valore sui finanziamenti in bonis, che riflette il peggioramento del rischio di credito; questo incremento è tuttavia associato a notevoli differenze tra le banche nella classificazione e valutazione dei prestiti. Queste differenze andranno colmate nei prossimi mesi. La proroga delle moratorie accrescerà la differenza con gli altri paesi europei riguardo all’intensità di utilizzo di questo tipo di misure, che se da un lato possono produrre benefici per i debitori, dall’altro rendono meno trasparenti i bilanci bancari. È quindi necessario che le banche utilizzino tutte le informazioni a loro disposizione per classificare correttamente i finanziamenti oggetto di moratoria, facendo emergere in modo tempestivo e prudente le perdite, anche per evitare potenziali dubbi degli investitori sull’effettiva qualità dei loro portafogli di prestiti. Gli intermediari possono utilizzare il patrimonio in eccesso per adeguare classificazioni e rettifiche. Queste risorse possono anche essere indirizzate a sostenere imprese in difficoltà ma con concrete possibilità di tornare a onorare regolarmente i propri debiti; la loro identificazione è compito non semplice, ma fondamentale in questa fase congiunturale.
Lo scorso anno il rendimento del capitale e delle riserve è sceso di 3 punti percentuali, all’1,9%, risentendo soprattutto della crescita delle rettifiche. I bassi tassi di interesse, i costi elevati e la più intensa concorrenza alimentata dall’applicazione delle tecnologie digitali all’offerta di servizi finanziari comprimono la redditività. La raccomandazione sulla distribuzione dei dividendi, unita al serrato dialogo tra le banche e l’autorità di vigilanza, ha fatto sì che buona parte degli utili del 2019 e del 2020 contribuisse al rafforzamento patrimoniale. Per questi motivi è sempre più necessario riorganizzare i processi produttivi e distributivi per migliorare l’offerta e ridurre i costi. Diversi intermediari, per la maggior parte di piccole dimensioni e con un’operatività tradizionale, presentano debolezze strutturali ed è urgente che queste banche rivedano i propri modelli di attività. Eventuali crisi di singoli intermediari saranno gestite cercando di assicurare un’uscita dal mercato il più possibile ordinata, pur con le difficoltà connesse con le rigidità e l’incompletezza del quadro regolamentare europeo in materia di dissesto di banche di media e piccola dimensione.
La necessità, imposta dalla pandemia, di ridurre l’interazione personale con la clientela ha favorito un’accelerazione nella diffusione delle nuove tecnologie. Tuttavia gli investimenti in tecnologie informatiche rimangono bassi. Il processo di rinnovamento delle infrastrutture va accelerato adeguando al tempo stesso competenze e assetti organizzativi. Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando l’intera catena del valore dell’industria finanziaria, ben oltre il perimetro del sistema bancario, con innovazioni che possono portare a una migliore misurazione e gestione dei rischi, ad ampliare la platea dei potenziali clienti e a conseguire significative riduzioni dei costi. Start-up innovative (Fintech), grandi imprese tecnologiche (Big Tech), società che operano nella grande distribuzione così come nella fornitura di servizi quali elettricità e telecomunicazioni offrono oggi, con benefici per i loro clienti, anche servizi finanziari. La concorrenza è particolarmente elevata nel settore dei pagamenti, dove l’innovazione è stata favorita dalla regolamentazione europea che rende ora possibile l’offerta di servizi innovativi basati sull’accesso di “terze parti”, previo consenso, ai conti della clientela (l’open banking). Circa la metà degli investimenti in innovazione tecnologica programmati per il prossimo biennio da banche e intermediari non bancari risulta essere destinata a progetti di questo tipo. L’innovazione tecnologica è anche destinata a modificare l’offerta di finanziamenti, ma non vanno allo stesso tempo trascurati i rischi di natura cibernetica che la rivoluzione digitale comporta. Per fare fronte a questi rischi le autorità di controllo sono impegnate a definire regole e procedure non per frenare i cambiamenti in atto, ma per fare in modo che l’innovazione non costituisca una fonte di instabilità o di esclusione finanziaria. Il presidio dei rischi cibernetici richiede la collaborazione delle autorità e degli operatori.
Anche la transizione verso una economia sostenibile è destinata a produrre significativi cambiamenti nell’industria finanziaria. Essa offre agli intermediari l’opportunità di migliorare i profili reddituali contribuendo, allo stesso tempo, agli obiettivi di riduzione delle emissioni. Il finanziamento di progetti ecosostenibili e l’emissione di green bonds, ad esempio, possono consentire un aumento dei ricavi e, in prospettiva, una riduzione del costo della provvista. Le banche potranno inoltre beneficiare dello sviluppo di servizi di consulenza per le imprese che intendono raccogliere fondi per iniziative con un impatto ambientale positivo e del collocamento di prodotti di risparmio gestito orientati a questo segmento di mercato. Anche in questo caso gli intermediari devono essere preparati a gestire l’effetto che la transizione avrà sui rischi, in particolare quello creditizio. Le imprese che non sapranno adattare prodotti e processi produttivi nella direzione della sostenibilità ambientale avranno sempre più difficoltà a rimanere sul mercato. Si sta attivamente lavorando, anche in ambito internazionale, per favorire lo sviluppo e l’adozione di procedure e metodologie che consentano alle banche di misurare e gestire correttamente i rischi finanziari indotti dal cambiamento climatico.
In Italia lo sviluppo dei mercati e l’ampliamento delle fonti di finanziamento delle imprese beneficerebbero di un ruolo più attivo degli investitori istituzionali nell’intermediazione del risparmio. Anche se nell’ultimo decennio sono state adottate numerose misure, regolamentari e di natura fiscale, per indirizzare una quota maggiore dell’ingente risparmio finanziario verso le piccole e medie imprese, i risultati conseguiti sono stati modesti, riflettendo in buona parte la scarsità delle emissioni. È comunque auspicabile che prosegua lo sviluppo dei fondi specializzati in titoli non quotati e dei fondi di credito, che consentono agli investitori di ridurre i rischi derivanti dalla detenzione di attività poco liquide.Nel 2020 il patrimonio dei fondi chiusi mobiliari, pur di entità ancora limitata nel confronto internazionale, è cresciuto del 12 per cento, con una raccolta concentrata nei fondi di private equity e in quelli specializzati nell’erogazione diretta di finanziamenti e nell’acquisto di crediti originati da altri intermediari. Alla fine di aprile si è completato il processo di acquisizione del gruppo Borsa Italiana da parte di Euronext, cui fanno capo diversi mercati mobiliari europei. L’inserimento, con un peso rilevante, delle società italiane in un gruppo di matrice federata europea costituisce l’occasione per la nostra piazza finanziaria di rafforzare lo sviluppo dei servizi offerti a emittenti, intermediari e risparmiatori, contribuendo anche in tal modo da accrescere la dimensione europea del mercato dei capitali.