Rapporto annuale 2019: "L'economia della Toscana"

Venerdì 26 giugno alle 10,30 è stato presentato in videoconferenza il rapporto annuale "L'economia della Toscana”.

Venerdì 26 giugno alle 10,30 è stato presentato in videoconferenza il rapporto annuale "L'economia della Toscana”.

La presentazione del rapporto è trasmessa in diretta video sul canale YouTube della Banca d’Italia.

Il quadro macroeconomico

La crisi pandemica ha colpito l’economia della Toscana in una fase di già pronunciato rallentamento: nel 2019 il PIL è aumentato appena dello 0,1 per cento secondo Prometeia, a seguito di una sostanziale stagnazione del terziario. Le misure di distanziamento sociale e la chiusura parziale delle attività nei mesi di marzo e di aprile hanno avuto pesanti ripercussioni sull’attività economica. Le stime più recenti dell’istituto per la programmazione economica regionale indicano che per l’anno in corso il PIL potrebbe diminuire di oltre il 10 per cento, un calo di intensità superiore rispetto agli scenari previsivi per il Paese. Vi inciderebbe la maggiore esposizione regionale dei settori soggetti a sospensione dell’attività.

Le imprese

Con l’interruzione di gran parte delle attività non essenziali dell’industria e dei servizi le ripercussioni sull’economia sono state repentine e consistenti. Nostre stime indicano che il fermo produttivo avrebbe comportato la sospensione temporanea di attività per la metà del valore aggiunto nell’industria e per un quarto nei servizi.

L’intensità con cui le restrizioni hanno colpito i territori è stata funzione delle loro diverse vocazioni produttive. Nell’industria sono stati i sistemi locali del lavoro specializzati nel made in Italy (pelletteria, tessile, abbigliamento, lapideo, orafo), spesso configurati come distretti, a registrare i tassi più elevati di sospensione. Nel terziario, più colpito dall’attuale shock, specie nei comparti della ristorazione, intrattenimento e accoglienza, l’incidenza delle sospensioni ha interessato in misura più consistente le aree con maggiore specializzazione nella commercializzazione di produzioni sottoposte a fermo e quelle minori più vocate al turismo. Nei servizi il calo dell’attività sarà presumibilmente più persistente per le restrizioni parzialmente ancora in vigore alla mobilità e all’aggregazione sociale.

Dopo il notevole sviluppo dell’export nel 2019, la crisi epidemica ha avuto ripercussioni sulle vendite all’estero toscane che nel primo trimestre del 2020 sono rimaste pressoché invariate, registrando flessioni soprattutto nel comparto della moda e verso i paesi asiatici. Nostre indagini indicano previsioni di riduzione del fatturato nel primo semestre dell’anno di un quinto nell’industria e di circa il 30 per cento nei servizi privati non finanziari. Le imprese hanno notevolmente rivisto al ribasso la spesa per investimenti programmata, che potrebbe ulteriormente risentire dell’elevata incertezza circa l’evoluzione della pandemia.

Il sistema produttivo regionale sta affrontando la crisi attuale in condizioni finanziarie migliori rispetto al passato: dall’inizio della ripresa il graduale ritorno su livelli di redditività soddisfacenti ne ha supportato la ricapitalizzazione. L’indebitamento è calato e vi è stata una ricomposizione delle passività a favore della componente a più lungo termine; si è pertanto complessivamente ridimensionata la quota di imprese con profili di vulnerabilità finanziaria. I provvedimenti di blocco delle attività hanno tuttavia sottoposto le aziende coinvolte a un elevato stress finanziario, accrescendo il fabbisogno di liquidità del sistema produttivo. Anche tenendo conto delle misure governative di moratoria e di accesso alla CIG, soprattutto per le PMI, le imprese toscane a rischio di illiquidità nei settori sottoposti a chiusura sarebbero oltre un quinto, prevalentemente concentrate nei servizi commerciali connessi al turismo. Il ricorso alla garanzia pubblica e il maggiore utilizzo dei margini disponibili sulle linee di credito hanno contribuito ad attenuare le esigenze di liquidità soprattutto per le unità produttive di minori dimensioni, verso cui si sono concentrati gli aiuti.

Il mercato del lavoro e le famiglie

Le ripercussioni sul mercato del lavoro sono state considerevoli, in un contesto già caratterizzato da un rallentamento della dinamica occupazionale. Secondo nostre elaborazioni su dati Istat, oltre un terzo degli occupati in regione è stato interessato dal blocco delle attività produttive non essenziali. L’INPS stima in 170 mila i lavoratori dipendenti in regione non coperti dai trattamenti ordinari di integrazione salariale, oggetto di misure di CIG in deroga.

I dati sulle assunzioni e cessazioni delle Comunicazioni obbligatorie evidenziano una significativa riduzione del saldo di posizioni lavorative dipendenti nei mesi di marzo e aprile; la flessione è stata particolarmente pronunciata nel comparto dei servizi turistici e del tempo libero, ove più incisivo è il ricorso ai contratti a termine. Il calo della domanda di lavoro, diffuso tra tutti i gruppi professionali, è stato meno marcato per le posizioni impiegatizie e a più alta qualifica che presumibilmente hanno potuto fare maggiore ricorso al lavoro agile.

La ricchezza complessiva delle famiglie, sebbene ridottasi dal 2008, supera di 8,4 volte il reddito disponibile, un dato superiore alla media nazionale. La caduta del valore della ricchezza reale, soprattutto abitativa, non è stata compensata dalla crescita della componente finanziaria. Per quest’ultima vi è stata una ricomposizione del portafoglio a favore delle attività più liquide o più diversificate, tuttora in atto; ciò potrebbe contribuire ad attenuare l’impatto negativo della caduta dei corsi azionari e obbligazionari registrata nei mesi recenti.

Il massiccio ricorso alle rinegoziazioni ha favorito il mercato dei mutui: dopo la lieve flessione dello scorso anno, le nuove erogazioni hanno registrato una crescita nel primo trimestre del 2020 rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Il credito al consumo ha notevolmente rallentato in connessione con il deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro e con il calo dei consumi. L’esposizione ai rischi finanziari dei toscani resta tuttavia contenuta: da un lato le condizioni di accesso al credito rimangono accomodanti, dall’altro vi è stata una rilevante ricomposizione dell’indebitamento per l’acquisto di abitazioni verso mutui a tasso fisso, che mitigano il rischio di rialzo dei tassi d’interesse.

Il mercato del credito

Nel primo trimestre del 2020 i prestiti all’economia toscana sono ancora lievemente calati. È rallentato il credito alle famiglie e, anche per i primi effetti delle misure di sostegno, si è attenuato il calo dei finanziamenti alle imprese. La rimodulazione della rete distributiva degli intermediari e il crescente ricorso alla tecnologia nell’interazione con la clientela hanno inciso sull’ambito geografico entro cui le relazioni creditizie si realizzano, determinando un ampliamento dei confini dei sistemi locali del credito e una loro razionalizzazione.

È proseguito il miglioramento della qualità del credito: il tasso di deterioramento si colloca su livelli contenuti nel confronto nazionale e in prospettiva storica. Vi ha contribuito, nell’ultimo decennio, un mutamento della composizione degli affidati verso imprese di maggiore dimensione e con bilanci più solidi, che ha annullato il divario sfavorevole della Toscana rispetto al Paese. I tassi di copertura dei prestiti deteriorati hanno raggiunto livelli molto elevati, permettendo agli istituti di credito di affrontare la crisi in atto in condizioni significativamente rafforzate rispetto al passato.

La finanza pubblica decentrata

Nella pandemia di Covid-19, per effetto dei provvedimenti governativi adottati per fronteggiare l’emergenza, le risorse a sostegno del sistema sanitario regionale sono aumentate. Sono state assunte in regione oltre 3.000 unità di personale sanitario; l’incremento rispetto alla dotazione iniziale è stato di circa il 6,5 per cento.

Prima dell’emergenza la Toscana partiva da una dotazione di personale sanitario per abitante superiore alla media delle RSO e del Centro. Risultava inoltre molto più elevato il ricorso all’assistenza domiciliare, modalità di cura più vicina alle esigenze del paziente e idonea a decongestionare le strutture ospedaliere e favorire il distanziamento sociale.

Il calo delle entrate, dovuto alla sospensione delle attività economiche e alle esenzioni a favore delle categorie di contribuenti maggiormente colpite dalla crisi, ha messo sotto pressione i bilanci dei Comuni. Per una parte di entrate tributarie ed extra tributarie è possibile valutare la perdita di gettito che si è già determinata tra marzo e maggio: secondo nostre stime, questa ammonterebbe a circa 228 milioni di euro, pari al 5,7 per cento delle entrate correnti annue, incidenza superiore alla media nazionale.

Le prospettive di medio termine

All’inizio degli anni duemila la Toscana si collocava in un gruppo di regioni europee di grandi dimensioni, a forte specializzazione industriale, con un reddito pro capite pari a 1,3 volte quello della media europea. La marcata caduta dell’attività economica nella doppia recessione, più intensa di quella delle aree di confronto, e il recupero più lento nella ripresa, a causa principalmente della dinamica sfavorevole della produttività del lavoro, hanno annullato nell’ultimo ventennio il migliore posizionamento regionale rispetto alla media europea. La peggiore dinamica della produttività riscontrata in Toscana potrà verosimilmente essere un freno alla ripresa dell’attività nella fase di uscita dalla crisi indotta dall’epidemia di Covid-19.

In una prospettiva di più lungo periodo, gli investimenti in capitale fisico e umano possono contribuire a sostenere la produttività. Un’adeguata dotazione di infrastrutture economiche, che migliorano l’accessibilità ai mercati, può creare un contesto favorevole allo svolgimento dell’attività d’impresa. Il contrasto alla dispersione scolastica può accrescere i rendimenti dell’istruzione, nonché attenuare le disuguaglianze sociali ed economiche.

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