Imprese italiane: più derivati per coprire i tassi

Le imprese italiane aumentano l’uso dei derivati per coprire il rischio di tasso, stabilizzando oneri finanziari in una fase di volatilità e rialzo dei costi del credito.

Imprese italiane: più derivati per coprire i tassi

La politica monetaria restrittiva attuata dalla Banca centrale europea nel periodo 2022-23 ha determinato un marcato aumento dei tassi di interesse e, di conseguenza, dei costi di finanziamento per le imprese, in particolare per quelle con un maggiore indebitamento a tasso variabile. Questo studio analizza in che misura l'utilizzo di derivati su tassi di interesse abbia attenuato l'impatto dell'aumento dei costi di finanziamento per le imprese italiane. Sfruttando i dati granulari sui derivati presenti nella base dati EMIR - integrati con i dati sui prestiti bancari di fonte AnaCredit, con le informazioni sulle obbligazioni societarie rilevati nell'Anagrafe titoli e con i bilanci d'impresa di fonte Cerved - vengono fornite evidenze empiriche sull'utilizzo dei derivati da parte delle aziende non finanziarie italiane nel periodo 2021-24. I risultati mostrano che questi strumenti sono ampiamente utilizzati dalle imprese, in particolare da quelle di maggiore dimensione, per coprirsi dal rischio di rialzo dei tassi di interesse, rafforzando così la posizione finanziaria. Dall'avvio della fase di restrizione monetaria nel luglio del 2022, le strategie di copertura hanno svolto un ruolo cruciale nell'attenuare gli effetti negativi dell'aumento dei tassi di interesse. Combinando i flussi di cassa, pagati e incassati, generati dalle posizioni in interest rate swap con quelli corrisposti sui prestiti bancari e sulle obbligazioni emesse, lo studio stima che i derivati abbiano ridotto mediamente di circa il 20 per cento il costo annuo del debito delle imprese che hanno fatto ricorso a questi strumenti nel periodo della restrizione monetaria.

N. 51 - Il ricorso delle imprese italiane ai derivati per la copertura del rischio di tasso di interesse