Panetta: ciclo economico e politica monetaria nell’area euro

L'intervento del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, al 30° Congresso ASSIOM FOREX.

Panetta: ciclo economico e politica monetaria nell’area euro
 

Intervento del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, al 30° Congresso ASSIOM FOREX.

1. Gli andamenti e le prospettive dell’economia internazionale

La congiuntura globale resta fiacca. Il commercio internazionale ha ristagnato anche nel quarto trimestre dello scorso anno; registrerebbe una moderata ripresa nell’anno in corso, ma con ritmi di crescita ben inferiori a quelli dei due decenni precedenti la pandemia.

L’inasprimento monetario attuato simultaneamente dalle banche centrali dei maggiori paesi sta contribuendo, assieme al calo dei corsi energetici, a una decisa flessione dell’inflazione, ma continua a frenare la domanda. Fanno eccezione gli Stati Uniti, dove la domanda interna e l’attività produttiva continuano a crescere a ritmi sostenuti.

Sulla congiuntura globale pesano inoltre l’incertezza alimentata dai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, nonché le difficoltà dell’economia cinese, afflitta dalla crisi immobiliare.

Gli ostacoli alla navigazione nel Mar Rosso, da cui transita il 12 per cento del commercio mondiale, comportano il ricorso a rotte alternative per le merci provenienti dall’Asia. Ciò ritarda le consegne e aumenta i costi di trasporto, soprattutto per le destinazioni europee (fig. A1).

Sullo sfondo di questa fiacchezza congiunturale, la frammentazione geopolitica sta provocando un arretramento nel grado di integrazione economica fra paesi e regioni del mondo.

L’introduzione di restrizioni al commercio, in corso da tempo, ha subìto un’accelerazione a seguito della pandemia e dell’invasione dell’Ucraina (fig. A2)2, talora con il ricorso a misure di embargo sulle esportazioni di prodotti a contenuto tecnologico, quali i microprocessori. Si delinea una ricomposizione degli scambi tra paesi, già evidente per i beni energetici.

 

Se permanente, questo riassetto avrà conseguenze rilevanti nel medio e lungo periodo.

Un calo degli scambi internazionali di beni, servizi, tecnologie e idee finirebbe per ridurre l’efficienza produttiva e comprimere la crescita potenziale dell’economia mondiale, già in flessione da anni (fig. A3). Le catene globali del valore sono infatti esposte all’interruzione delle forniture di fattori di produzione essenziali; sono divenute una fonte di incertezza per gli andamenti macroeconomici3. A loro volta, gli ostacoli alla mobilità dei capitali riducono le opportunità di investimento e di diversificazione del rischio tra paesi.

Queste tendenze potrebbero accentuare le spinte al ribasso che già oggi vediamo sul livello di equilibrio dei tassi di interesse4 per effetto dell’invecchiamento demografico, del rallentamento della produttività5 e di una crescita della domanda di titoli privi di rischio superiore a quella dell’offerta.

Più in generale, la frammentazione commerciale e finanziaria rischia di sfibrare l’assetto multilaterale che ha sorretto lo sviluppo economico mondiale dal secondo dopoguerra e favorito il mantenimento della pace tra le principali potenze. Le conseguenze di un’inversione di rotta oltrepasserebbero i confini dell’economia e della finanza.

Le divisioni geopolitiche pongono rischi rilevanti per le economie dell’Europa e dell’Italia, data la loro apertura internazionale. È nel nostro interesse difendere con risolutezza i progressi sin qui conseguiti nel grado di integrazione globale e l’architettura multilaterale del dialogo tra paesi.

Al tempo stesso la lungimiranza, unita a un certo grado di pragmatismo, ci spinge a individuare le modalità per operare efficacemente in un mondo meno aperto, attenuando le vulnerabilità che scaturiscono dal nuovo contesto globale.

Opportunità di crescita possono emergere per le regioni meno sviluppate dell’Europa, se riusciranno a intercettare i flussi di investimento in cerca di destinazioni in cui ricollocare fasi del processo produttivo.

 

 

Per l’Italia, una quantificazione delle perdite potenziali derivanti dalla carenza di input specifici dovuta alla frammentazione geopolitica è condotta in A. Borin, G. Cariola, E. Gentili, A. Linarello, M. Mancini, T. Padellini, L. Panon ed E. Sette, Inputs in geopolitical distress: a risk assessment based on micro data, Banca d’Italia, Questioni di economia e finanza, 819, 2023.

Analisi della Banca d’Italia e di altre banche centrali6 indicano che le imprese europee, soprattutto quelle esposte verso l’economia cinese, stanno avviando una riorganizzazione delle produzioni e delle filiere di approvvigionamento.

A fronte della perdita di convenienza di regioni remote, in passato destinatarie di cospicui investimenti provenienti dalle economie avanzate, potrebbe rafforzarsi l’attrattività di territori che possono far leva su energie rinnovabili a basso costo e prossimità ai mercati europei. In un quadro di relazioni internazionali più difficili, l’appartenenza all’Unione europea e a un’area valutaria stabile come l’eurozona, nonché l’adesione al blocco “atlantico”, diventano vantaggi competitivi.

È un’occasione rara per il nostro Mezzogiorno7. Ma tradurre le opportunità in concrete occasioni di crescita richiede politiche attive di attrazione dei capitali e il rafforzamento di fattori di contesto quali la dotazione di infrastrutture, investimenti in capitale umano e sociale, l’efficienza delle Amministrazioni pubbliche8.

2. L’economia dell’area dell’euro

Nell’area dell’euro l’attività economica ristagna da ben cinque trimestri, risentendo della debolezza della domanda sia estera9 sia interna.

L’esaurirsi della spinta derivante dalle riaperture successive alla pandemia, la restrizione monetaria in atto e il clima di incertezza frenano gli investimenti delle imprese e gli acquisti delle famiglie.

La maggioranza dei comparti industriali è in recessione (fig. A4)10. Tra i singoli paesi, la produzione industriale è in netta flessione in Germania, dove pesa più che altrove l’affievolirsi degli acquisti dalla Cina, oltre che il ridimensionamento dell’attività nei settori ad alta intensità energetica e la frammentazione delle filiere produttive mondiali. In Europa la debolezza congiunturale si sta estendendo dalla manifattura ai servizi. Anche il settore delle costruzioni registra una battuta d’arresto. Le informazioni recenti non prefigurano una significativa ripresa ciclica nel breve termine (fig. A5).

L’aumento dell’occupazione rappresenta una positiva eccezione a questo quadro di bassa crescita. La domanda di lavoro è stata sostenuta dapprima dal balzo produttivo post-pandemico e poi dalla ricomposizione dell’attività verso processi ad alta intensità di manodopera, resi più convenienti dai rincari energetici. Nel 2021 e in buona parte del 2022 il numero delle posizioni lavorative vacanti è aumentato.

Le difficoltà incontrate negli anni recenti nel reperire manodopera hanno indotto le imprese a trattenere i lavoratori anche in misura superiore al fabbisogno11. Ciò ha sostenuto l’occupazione e i consumi.

Qualora la debolezza dell’attività economica proseguisse, le imprese potrebbero ritrovarsi nella condizione di dover ridurre in misura significativa gli organici12. Segni di rallentamento del mercato del lavoro stanno già emergendo: il numero delle posizioni vacanti è in calo continuo dal picco raggiunto nella primavera del 2022 (fig. A6).

Nei prossimi mesi le politiche di bilancio dei paesi dell’eurozona contribuiranno a frenare la congiuntura. La loro intonazione diverrà più restrittiva, soprattutto per effetto del venir meno delle misure di stimolo introdotte in risposta alla crisi energetica.

Lo scorso dicembre la Banca centrale europea ha rivisto al ribasso, allo 0,8 per cento, le proiezioni di crescita per il 2024, lasciando invariate all’1,5 quelle per il 2025. Queste stime sono superiori a quelle degli analisti privati13 e alla luce delle informazioni recenti potrebbero risultare ottimistiche. Si tratta comunque di ritmi di espansione modesti, inferiori a quelli precedenti la crisi pandemica.

Ma le difficoltà dell’economia europea non sono solo congiunturali. Tratti di natura strutturale rendono il modello di crescita del nostro continente particolarmente vulnerabile ai mutamenti dell’economia mondiale che ho ricordato in precedenza.

Vi è il rischio che la tendenza alla bassa crescita emersa negli anni recenti si radichi nei programmi delle imprese, nelle aspettative dei consumatori e in ultima analisi nell’intero tessuto produttivo europeo, deprimendo le ambizioni e le opportunità di sviluppo futuro. Negli Stati Uniti sia il PIL sia i consumi sono tornati in linea o al di sopra del sentiero di crescita di lungo periodo che si registrava nella fase pre-pandemica. Ciò non è invece accaduto in Europa (fig. 1).

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Le potenzialità del mercato unico europeo sono enormi. Per trarne beneficio è necessario ritrovare quella comunità di intenti a livello economico e politico che ha permesso una risposta compatta e tempestiva allo shock pandemico14.

IN ALLEGATO IL DOCUMENTO COMPLETO.

 

 

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1. Si stima che nel 2023 il commercio mondiale sia cresciuto dello 0,6 per cento. Nell’anno in corso l’espansione dell’interscambio salirebbe attorno al 2,5 per cento.

2. Secondo Global Trade Alert, sarebbero oltre 2.000 dal 2022 le misure di natura protezionistica adottate dai paesi; cfr. anche WTO, Reports on G20 trade and investment measures (May-October 2023), dicembre 2023.

3. Per l’Italia, una quantificazione delle perdite potenziali derivanti dalla carenza di input specifici dovuta alla frammentazione geopolitica è condotta in A. Borin, G. Cariola, E. Gentili, A. Linarello, M. Mancini, T. Padellini, L. Panon ed E. Sette, Inputs in geopolitical distress: a risk assessment based on micro data, Banca d’Italia, Questioni di economia e finanza, 819, 2023.

4 Nel gergo degli economisti il livello di equilibrio dei tassi di interesse viene definito “tasso di interesse naturale”.

5 A. Gerali e S. Neri, Natural rates across the Atlantic, “Journal of Macroeconomics”, 62, 2019, pubblicato anche in Banca d’Italia, Temi di discussione, 1140, 2017.

6 M. Bottone, M. Mancini e T. Padellini, Navigating fragmentation risks: China exposure and supply chains reorganization among Italian firms, Banca d’Italia, mimeo, 2023; M.G. Attinasi, D. Ioannou, L. Lebastard e R. Morris, Global production and supply chain risks: insights from a survey of leading companies, in BCE, Bollettino economico, 7, 2023, pp. 33-41; Deutsche Bundesbank, The significance of China as a supplier of critical intermediate inputs to German firms, in Monthly Report, 75, 9, 2023, pp. 21-25.

7. F. Panetta, Lo sviluppo del Mezzogiorno: una priorità nazionale, intervento allo Stabilimento del Poligrafico e Zecca dello Stato, Foggia, 21 settembre 2019.

8. A. Accetturo, G. Albanese e R. Torrini (a cura di), Il divario Nord-Sud: sviluppo economico e intervento pubblico, Banca d’Italia, Seminari e convegni, 25, 2022; S. Galano, L. Sessa e S. Zuccolalà, La qualità dell’approvvigionamento di energia elettrica: un confronto fra macroaree, Banca d’Italia, Questioni di economia e finanza, 737, 2022.

9. Nel terzo trimestre del 2023 le esportazioni complessive dell’area dell’euro risconti nazionali, 3 punti percentuali più basse rispetto a un anno prima. 

10 Le principali eccezioni sono quelle dei settori della farmaceutica e dell’elettronica, che beneficiano, rispettivamente, del netto incremento di produzione di vaccini e medicinali innovativi e della forte domanda di prodotti necessari per il lavoro a distanza 

11. Nel linguaggio degli economisti il fenomeno descritto nel testo viene definito labour hoarding.

12  Il riferimento è al fenomeno del labour shedding.

13  Gli analisti censiti da Consensus Economics in gennaio indicano in media una crescita dello 0,5 per cento per il 2024 e dell’1,3 per il 2025.

14 F. Panetta, Oltre i confini della moneta: il ruolo strategico dell’euro nell’Europa del futuro, intervento alla conferenza Ten years with the euro, Riga, 26 gennaio 2024.

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