Bankitalia: l’impatto dell’IA sul tasso naturale
Studio Bankitalia: l’intelligenza artificiale può influenzare inflazione, tassi d’interesse, tasso naturale e politica monetaria.
L'intelligenza artificiale non è soltanto una rivoluzione tecnologica destinata a trasformare modelli di business, produttività e mercati del lavoro. Secondo un nuovo studio della Banca d'Italia, potrebbe influenzare anche alcune delle principali variabili macroeconomiche, tra cui inflazione, tassi di interesse e politica monetaria, con implicazioni rilevanti per investitori, banche e imprese.
L'analisi, firmata da Lucia Esposito, Andrea Fabiani, Elia Moracci, Andrea Papetti e Massimiliano Pisani, affronta una questione destinata a diventare centrale nel dibattito economico dei prossimi anni: un aumento della produttività generato dall'intelligenza artificiale porterà a tassi di interesse più bassi oppure contribuirà ad alzarli?
Il nodo del tasso naturale
Lo studio si concentra sul cosiddetto tasso naturale d'interesse (r*), ossia il livello del tasso reale compatibile con un'economia in equilibrio, senza pressioni inflazionistiche né recessive. Si tratta di un parametro fondamentale per le banche centrali, perché rappresenta il punto di riferimento per valutare se la politica monetaria sia restrittiva o accomodante.
Secondo i ricercatori, la diffusione dell'intelligenza artificiale potrebbe modificare in modo significativo questo equilibrio. Se l'AI sarà in grado di aumentare stabilmente la produttività e il potenziale di crescita dell'economia, il tasso naturale potrebbe crescere a sua volta, rendendo più elevato il livello dei tassi considerato neutrale.
Non sempre più produttività significa meno inflazione
Uno degli aspetti più interessanti dell'analisi riguarda il rapporto tra produttività e inflazione. Contrariamente a una convinzione diffusa sui mercati, l'aumento della produttività non comporta automaticamente una riduzione dell'inflazione e dei tassi di interesse.
Le simulazioni effettuate su un modello macroeconomico calibrato per l'area euro mostrano infatti che gli effetti dipendono dalla velocità con cui si diffondono i benefici dell'intelligenza artificiale.
Se i guadagni di produttività si materializzano rapidamente, la capacità produttiva cresce più velocemente della domanda, favorendo una diminuzione dell'inflazione e consentendo alle banche centrali di ridurre i tassi. In questo scenario, la combinazione tra crescita economica e costo del denaro più contenuto risulterebbe particolarmente favorevole per i mercati finanziari.
Diversa la situazione qualora l'adozione dell'AI fosse accompagnata da un forte aumento degli investimenti. In questo caso, la domanda potrebbe crescere prima dell'offerta, generando pressioni inflazionistiche e richiedendo una politica monetaria più restrittiva.
Quattro scenari per l'area euro
Gli economisti della Banca d'Italia hanno simulato quattro differenti percorsi di diffusione dell'intelligenza artificiale.
Il primo ipotizza un aumento immediato e permanente dell'1% della produttività totale dei fattori. In questo caso inflazione e tassi tendono a diminuire, mentre produzione e crescita aumentano.
Il secondo scenario prevede invece che lo stesso incremento della produttività si realizzi gradualmente nell'arco di cinque anni. Qui gli effetti diventano più complessi e dipendono dalla capacità della banca centrale di interpretare correttamente l'evoluzione dell'economia.
Il terzo scenario, considerato particolarmente rilevante per il medio-lungo termine, simula un aumento permanente del tasso di crescita della produttività del lavoro dall'1% all'1,3% annuo. Le stime indicano che il tasso naturale reale potrebbe salire dall'1,4% all'1,7%, suggerendo che una crescita economica strutturalmente più elevata potrebbe convivere con tassi di equilibrio più alti.
Infine, il quarto scenario analizza un boom degli investimenti legato all'adozione delle tecnologie AI. Il forte aumento della domanda di capitale, infrastrutture digitali, data center, semiconduttori ed energia genera maggiore attività economica, ma anche un incremento dell'inflazione e, nel tempo, dei tassi naturali.
Le implicazioni per banche e mercati
Le conclusioni dello studio hanno potenziali ricadute significative per il sistema finanziario.
Per il settore bancario, uno scenario caratterizzato da tassi naturali più elevati potrebbe sostenere i margini di interesse per un periodo più lungo. Al tempo stesso, tassi più alti potrebbero incidere sul costo del credito e sulla qualità degli attivi, aumentando alcuni profili di rischio.
Anche il mercato obbligazionario potrebbe essere interessato da cambiamenti strutturali. Se l'intelligenza artificiale dovesse accrescere in modo permanente il potenziale di crescita dell'economia, gli investitori potrebbero rivedere al rialzo le aspettative sui rendimenti di equilibrio.
Per i mercati azionari, soprattutto per i titoli tecnologici e growth, la questione appare ancora più delicata. Da un lato l'AI promette maggiori utili grazie all'aumento della produttività; dall'altro, tassi più elevati tendono a ridurre il valore attuale dei profitti futuri e quindi le valutazioni di mercato.
Una sfida anche per la politica monetaria
Secondo gli autori, la vera sfida per le banche centrali sarà comprendere come evolvesse il tasso naturale durante la transizione tecnologica. In una fase di cambiamento strutturale rapido, le stime di r* potrebbero diventare meno affidabili, rendendo ancora più importante il monitoraggio dell'inflazione effettiva.
Il messaggio finale dello studio è chiaro: l'intelligenza artificiale potrebbe modificare non solo la produttività delle imprese, ma anche gli equilibri che governano crescita, inflazione e costo del denaro. Una trasformazione destinata a coinvolgere direttamente politica monetaria, sistema bancario e mercati finanziari nei prossimi anni.